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Dr. Fischer Zero Riesling Sparkling: la novità di Hofstätter, sotto la lente d’ingrandimento

Dr. Fischer Zero Riesling Sparkling la novità di Hofstätter, sotto la lente d'ingrandimento
Dr. Fischer Zero Riesling Sparkling
è la nuova proposta di Martin Foradori Hofstätter nel segmento degli spumanti dealcolati premium. Prodotto al 100% da Riesling Kabinett, questo spumante si presenta con un packaging elegante e molto curato nei dettagli, che punta a trasmettere raffinatezza e qualità. La novità sarà presentata ufficialmente al Vinitaly 2025 e sarà distribuita esclusivamente nel canale Horeca, con l’obiettivo – dichiarato, ma evidente – di posizionarsi nella fascia alta del mercato. Un prodotto, il Dr. Fischer Zero Riesling Sparkling, che porta con sé almeno due novità. La scelta del Riesling Kabinett come base per lo spumante è tanto semplice quanto geniale, nel segmento dei dealcolati. Una tipologia che sintetizza eleganza e rotondità glicerica, nel segno di un perfetto equilibrio tra freschezza, acidità e dolcezza naturale: quella di cui ha bisogno la tipologia degli “Zero Alcol”, per trovare armonia e bilanciamento gusto-olfattivo.

La seconda è il packaging, destinato ad elevare all’ennesima potenza la percezione del vino dealcolato agli occhi dei consumatori. Sino ad equipararlo a quello tradizionale, con l’alcol. Del resto, Martin Foradori Hofstätter conosce profondamente non solo il Riesling, ma anche le sue potenzialità in versione “Alcohol Free”: «I risultati di mercato ci hanno dato grandi soddisfazioni per la nostra linea di vini dealcolati Steinbock Zero. La più grande è vedere i più scettici operatori del settore trasformarsi in clienti entusiasti. Un altro segnale che ci riempie di orgoglio è l’interesse crescente dei ristoranti stellati, che ci contattano per conoscere le condizioni di vendita e procedere con ordini. Questo – conclude il produttore altoatesino – dimostra che il lavoro svolto negli ultimi anni per innovare il settore e offrire alternative senza alcol di qualità sta davvero dando i suoi frutti».https://www.hofstatter.com/it/vini/steinbock-zero/

L’ETICHETTA (SOFISTICATA) DEL DR. FISCHER ZERO RIESLING SPARKLING

L’etichetta spicca per il design essenziale, ma sofisticato. Il fondo bianco, arricchito da leggere trame che ricordano le onde, sembra voler richiamare la freschezza del Riesling. Il blu petrolio, utilizzato per il nome del prodotto e per l’ancora stilizzata al centro, crea un contrasto cromatico equilibrato. La scritta “Zero” chiarisce subito la natura dealcolata dello spumante. Senza risultare “invasiva”. Questa scelta grafica appare pensata per comunicare un’immagine premium, puntando su sobrietà e coerenza visiva. Indicativa anche la presenza stessa dell’ancora sull’etichetta, simbolo di stabilità e tradizione: un richiamo al legame di Martin Foradori Hofstätter con la Mosella, regione nota per la produzione di Riesling di qualità.

DA “VIRGOLA ZERO” A DR FISCHER ZERO RIESLING SPARKLING

La texture leggermente ruvida dell’etichetta aggiunge un elemento tattile che può contribuire a rafforzare la percezione di artigianalità e cura nei dettagli. Anche la capsula, sobria e in linea con i colori dell’etichetta, conferma l’intenzione di posizionare il prodotto tra le proposte di fascia alta. La bottiglia, di un vetro scuro e da un collo slanciato, richiama volutamente i grandi Riesling della Mosella. Tutto, insomma, porta a legare questo prodotto all’origine del vitigno Riesling e alla volontà di proporre uno spumante che, pur essendo dealcolato, possa trasmettere un’idea di qualità e tradizione.

Non a caso, a differenza dell’altro spumante dealcolato di Foradori presente nei supermercati Esselunga – il Virgola Zeroil Dr. Fischer Zero Riesling Sparkling è esclusiva del canale Horeca. Il tutto in un contesto di mercato che sembra favorevole. Gli ultimi dati indicano una crescita costante nel segmento dei vini e degli spumanti senza alcol, alimentata sia da motivazioni legate alla salute sia dalla ricerca di esperienze di degustazione più diversificate. In questo scenario, la proposta di uno spumante dealcolato basato su un vitigno come il Riesling, in versione Kabinett, potrebbe rappresentare una risposta intelligente a una domanda che ogni giorno diventa più segmentata. E, ancor più, attenta alla qualità.

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Aristos Zero Pas Dosé è il primo Metodo classico della Valle Isarco


È prodotto con uve Sylvaner il rpimo Metodo classico della Valle Isarco. La novità della subregione da scoprire dell’Alto Adige è firmata Cantina Valle Isarco, la più giovane realtà cooperativa vinicola regionale, da sempre votata alla valorizzazione dei vitigni a bacca bianca Kerner e Sylvaner. In questo solco si inserisce l’ultimo arrivato, Aristos Zero Pas Dosé, Metodo Classico 100% Sylvaner. Il millesimo di debutto è il 2019, con una tiratura di (sole) 800 bottiglie. Per le annate 2020 e 2021 la cantina ha alzato il tiro a 1800 bottiglie, puntando ancora più in alto nel 2022, anno in cui la produzione è aumentata a quota 3500 bottiglie.

L’obiettivo finale di Kellerei Eisacktal , cooperativa che ha sede a Chiusa (Bolzano), sono le 5 mila unità per ogni annata. «La Valle Isarco – spiega il direttore generale della cantina, Armin Gratl – è un territorio di vini fermi. Ma il Sylvaner, che per noi è una varietà molto importante, che fuori dall’Alto Adige è ancora poco conosciuta. Così, abbiamo pensato di creare una quarta etichetta dedicata al nostro Sylvaner, che accontentasse il trend mainstream delle bollicine e anche la nostra forza vendite. Una chance interessante, ovviamente solo se il risultato fosse stato di alta qualità».

ECCO ARISTOS PAS DOSÉ DI CANTINA VALLE ISARCO

«Per questo – continua Gratl – Aristos Pas Dosé nasce dopo una sperimentazione iniziata nel 2018. Sarebbe stato facile fare un Metodo Classico utilizzando come uve lo Chardonnay, ma noi puntavamo con questo progetto a valorizzare e dare visibilità ai nostri vitigni autoctoni. Il Sylvaner è perfetto per la spumantizzazione, a differenza del Kerner.

«Abbiamo selezionato la vigna – conclude il direttore generale di Cantina Valle Isarco – nonché il momento della vendemmia ideale per fare un base spumante e capito tutto il percorso da fare per spumantizzare al meglio. Abbiamo scelto la versione non dosata perché volevamo mettere in bottiglia tutta l’espressività di questo vitigno, senza “alterazioni” del dosaggio». L’ennesimo progetto che guarda al futuro per una cooperativa che, secondo le prime stime, festeggerà il 2023 con un fatturato di 15 punti superiore al record già raggiunto nella gestione 2021, pari a 6,3 milioni di euro.

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Coca-Cola continua a ridurre lo zucchero

Coca-Cola continua a ridurre lo zucchero nelle bevande e introduce nuovi prodotti come Coca-Cola Zero Zuccheri Zero Caffeina. Da oltre 20 anni l’azienda sta mettendo in atto quelle che definisce «azioni concrete per incoraggiare i consumatori a controllare l’assunzione di zuccheri».

La riduzione dello zucchero nella Coca-Cola si affianca a una politica di innovazione, con nuovi prodotti a basso o nullo contenuto calorico e confezioni più piccole, che incoraggino le persone «a scegliere i prodotti senza zucchero».

Oggi, in Italia il 71% del portafoglio è a ridotto, basso o nullo contenuto calorico, con un incremento del 9% rispetto al 2020. «Per ognuno dei suoi brand – spiega l’azienda – Coca-Cola cerca di offrire una o più alternative con zero zuccheri, oltre a rivedere le ricette per diminuirne il quantitativo».

Dal 2016, ad esempio, Fanta e Sprite hanno visto una riduzione dello zucchero rispettivamente del 65% e del 79%. Inoltre, negli ultimi 10 anni, insieme alle aziende della categoria, Coca-Cola ha contribuito all’obiettivo di Assobibe (Associazione Italiana Industria Bevande Analcoliche) di ridurre del 37% lo zucchero immesso sul mercato entro la fine del 2022.

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degustati da noi vini#02

Pinot Nero Metodo Classico Pas Dosé Roccapietra Zero, Cantina Scuropasso

Ci sono bottiglie di cui t’innamori al primo sorso. E ce sono altre di cui, poi, non faresti più a meno. Questa è la storia di un vino da avere sempre in cantina. Magari a partire dalle prossime feste di Natale. E’ la storia del Pinot Nero Metodo Classico Pas Dosé Roccapietra Zero, di Cantina Scuropasso (Scorzoletta di Pietra dè Giorgi, Pavia). Quarantotto mesi sui lieviti per questo spumante dell’Oltrepò Pavese, privo di dosaggio zuccherino. Una di quelle etichette che, calice tra sorso e olfatto, ti portano con la mente altrove. Magari ai banchi di una degustazione alla cieca, dove – ne siamo certi – si mimetizzerebbe al cospetto di una batteria di Champagne. Già, lo Champagne. Quel prodotto che ci fanno pagare caro, tanto in enoteca quanto al supermercato. Ma che, in realtà, in Francia, si porta a casa con poche decine di euro.

Piccole produzioni di piccoli vigneron, capaci di assicurare (ma solo al consumatore più attento e, soprattutto, curioso) “poca spesa e tanta resa”. Non a caso l’Oltrepò e l’area dello Champagne si trovano tra il 40° e il 50° parallelo, l’area più prolifica al mondo per la viticoltura, in termini di qualità. E allora è impossibile non accostare seriamente questo Metodo Classico di Pinot Nero oltrepadano alle produzioni francesi. Anche perché – udite, udite – questa bottiglia si mette in frigorifero (quello di casa propria) per soli 10-12 euro. Come lo Champagne dei vigneron.

Di francese, il produttore Fabio Marazzi – un omone tanto grande quanto buono – ha l’eleganza e l’educazione, che poi trasferisce al proprio vino. Un vino, lo immaginiamo, coccolato grappolo per grappolo, in vigna, prima e durante la vendemmia. E pupitre dopo pupitre, in cantina. Coccole e parole: Marazzi deve proprio essere uno di quei viticoltori che parlano alle bottiglie. Amore e umiltà. Due vitamine che sembrano trasferite in purezza nel Pinot Nero Metodo Classico Pas Dosé Roccapietra Zero di Cantina Scuropasso.

Il colore, nel calice, è quello della paglia d’un fienile, su cui una nobile lussuriosa deve aver smarrito polvere d’oro, distratta dal mugnaio. Il perlage è meravigliosamente fine e persistente. Le catenelle riluccicano come gli ornamenti natalizi delle città del Nord Europa: ordinate, precise. In un contorno di limpidezza brillante.

Al naso la schiettezza del Pinot Nero, spiccata, penetrante. Capace di assumere tinte balsamiche, con l’aiuto dell’ossigeno. Al palato una freschezza invidiabile (sboccatura 6/14), lunga, che accompagna un finale al contempo minerale e (nuovamente) velatamente balsamico. Il compagno perfetto, a tavola: quello che riesce ad essere formale, se gli viene richiesta la compostezza, la struttura e la complessità degna di portate sublimi. Ma allo stesso tempo – poliedrico Metodo Classico come pochi – la capacità di scendere in gola facile, semplice, tutto sommato beverino (merito della straordinaria freschezza). La bollicina di Natale. La bollicina dell’Oltrepò della qualità.

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Salone del Gusto 2016, la Chiocciola inciampa a Torino. Mercato confuso, enoteca poco “Slow”

Volevamo sorvolare, sornioni. Ma l’amore per la verità, che è l’unico vero caposaldo di questo portale del vino e dell’enogastronomia italiana, ha avuto la meglio. Anche oggi. E allora non possiamo che commentare, anche noi di vinialsupermercato.it, l’edizione 2016 del Salone del Gusto di Torino. Partecipazione è in primis sinonimo di “acceso”, per tutti. Ci spiace dirlo, ma l’edizione 2016 del Salone del Gusto di Torino è parsa più una riedizione allargata di Cheese di Bra: mal venuta, confusa. Per carità, ottimo livello degli espositori confermata rispetto alle edizioni precedenti. Ma, per dovere di cronaca, il Mercato Slow al Parco del Valentino è parso un’accozzaglia di piccoli produttori (affiancati per la verità da marchi ultranoti) sotto gazebo tutti uguali, che poco potevano valorizzare l’esposizione e la spettacolarizzazione dei presidi Slow, apprezzata al Lingotto nelle precedenti edizioni.

Anche Slow Food cade, insomma, nell’errore della standardizzazione, tipica della più becera Gdo. Per non parlare dell’enoteca self service ‘meccanizzata’ a Palazzo Reale: quattro sommelier Fisar non fanno il ‘monaco’ davanti a una muraglia di sterili dispenser di vino, tristi e anonimi. Neppure se a pagargli lo ‘stipendio’ sono i soliti soloni di Slow Wine, la cui opera migliore, ultimamente, sembra la critica ai vini Lidl. In sintesi: che delusione, Slowfood. L’ennesima occasione persa da questo “movimento” che, negli anni, sta venendo meno in quanto a credibilità. Anche nella sua Torino.

Di fronte alle pompose dichiarazioni di Carlo Petrini, soddisfatto dalla riuscita dell’evento fuori dalle porte del Lingotto, rimaniamo perplessi. E con tante domande. Ma forse, nell’era 2.0 della comunicazione e del fast food, anche chi cammina Slow si accontenta di code chilometriche ai food track che sfornano comunissime piadine (ma Slow), comunissimi panini (ma gourmet), e comunissime birre (ma “artigianali”). L’ennesima dimostrazione che, a parole, son bravi tutti. L’insegna, che vale più dell’assortimento. Addio, Slow life.

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Approfondimenti

“Cosmesi Kmzero”: gli scarti del vino diventano creme di bellezza. Barone Pizzini insieme all’Istituto Spallanzani

Realizzare prodotti di cosmesi grazie all’utilizzo di scarti di produzione delle aziende vitivinicole. Questo l’obiettivo del progetto “Cosmesi Kmzero”, a cura dell’Istituto Spallanzani di Rivolta d’Adda, Cremona, e dell’azienda vitivinicola biologica Barone Pizzini di Provaglio d’Iseo. I dettagli sono stati presentati la scorsa settimana a Verona, in occasione di Vinitaly.

“Stiamo assistendo a un dialogo virtuoso tra due filiere molto diverse – commenta Ettore Prandini presidente dell’Istituto Spallanzani -. Arrivare infatti alla realizzazione di prodotti cosmetici grazie all’utilizzo di sottoprodotti dell’attività vitivinicola significa fare grandi passi avanti nel settore della ricerca, determinante per lo sviluppo del nostro Paese”. Il progetto prevede l’estrazione dei principi attivi di vinacce, raspi e foglie di vite. “Il tutto grazie a un nuovo sistema – spiega Marina Montedoro, direttore dell’istituto Spallanzani.

“Siamo pronti a proseguire in questo percorso di ricerca e sperimentazione – aggiunge Silvano Brescianini dell’azienda agricola bresciana Barone Pizzini -. In questa prima fase abbiamo fornito ai ricercatori la materia prima che ha dato ottime risposte per la futura realizzazione di un prodotto cosmetico biologico di alte prestazioni. Per il futuro e in attesa di attori interessati alla realizzazione sarà importante il coinvolgimento anche di altre realtà vitivinicole bresciane”.

“Valorizzare in termini economici lo scarto aziendale – prosegue il presidente Prandini – è importante, soprattutto se legato all’ambito del biologico che viene apprezzato molto dai consumatori e rappresenta un valore aggiunto importante”. Il progetto è finanziato da Regione Lombardia ed è il risultato dell’alta professionalità dei ricercatori dell’istituito Spallanzani. “A loro va il mio ringraziamento – conclude Ettore Prandini – e mi auguro di poter arrivare velocemente alla realizzazione delle creme cosmetiche biologiche a chilometro zero”.

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