Categorie
newsletter

Archivio Newsletter Winemag

Archivio Newsletter Winemag. Le ultime 20 newsletter di winemag.it, il wine magazine diretto dal giornalista e wine critic Davide Bortone

Categorie
Vini al supermercato

Migliori vini al supermercato 2025 e Vini Consigliati Vinialsuper: cambia la formula

Cambia formula la rubrica Vinialsuper sui vini in promozione presenti sui volantini dei supermercati. Sarà un reel su Instagram a indicare i “Migliori vini al supermercato” dell’anno (si parte con la Guida 2025, che interessa anche la seconda metà dell’anno in corso) e i “Vini Consigliati da Vinialsuper“. A inaugurare il nuovo format è l’ampio volantino “Viaggio del gusto” di Ipercoop, valido dal 19 settembre al 2 ottobre 2024. Per non perderti nessuna promozione e assicurarti i consigli sui migliori vini in vendita al supermercato, con aggiornamenti sulle offerte nelle maggiori insegne Gdo operanti in Italia, segui qui il nostro account Instagram.

Categorie
degustati da noi news news ed eventi vini#02

Fontanavecchia Miglior Cantina Sud Italia Guida Winemag 2025: la Falanghina, a casa


Il concetto è molto semplice: quando una cantina riesce a diventare sinonimo della massima espressione di un vitigno, in una determinata zona, o all’interno di una denominazione, allora quella cantina ha fatto centro. C’è un’azienda del Sannio, in Campania, che investe sin dalle sue origini sul vitigno Falanghina, con risultati eccellenti. A nostro avviso, quest’anno, il lungo cammino della famiglia Rillo è giunto a un definitivo compimento. Stiamo parlando di Fontanavecchia, Miglior Cantina Sud Italia per la Guida Winemag 2025.

GUIDA TOP 100 MIGLIORI VINI ITALIANI WINEMAG 2025: ACQUISTALA QUI

Sono state infatti presentate in anteprima, alle selezioni della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2025 di winemag, tre nuovi vini frutto di una selezione parcellare del vigneto di Falanghina. La loro creazione, in occasione della vendemmia 2020, coincide con l’arrivo in azienda dell’enologo Emiliano Falsini, col quale la famiglia Rillo decide di «osare ancora di più» sul vitigno tipico campano. «L’idea – spiega Libero Rillo – era quella di produrre un vino ancora più identificativo del territorio». Nasce, così, la linea “Cru” dell’etichetta “Libero”: «Tre Cru con la stessa attenzione alla selezione delle uve ed alle fasi di vinificazione, ma con caratteristiche diverse dovute, soprattutto, alla composizione del suolo, all’altitudine e alla posizione della vigna».

LA FALANGHINA DEL SANNIO LINEA CRU LIBERO PARTICELLA B 148, F 190, T 031

Ecco, dunque, Libero B Particella 148, Libero F Particella 190 e Libero T Particella 031. Solo 1.333 bottiglie per ognuna delle tre Falanghina del Sannio Dop Vendemmia Tardiva, frutto di un’attenta selezione dei grappoli nei vigneti situati rispettivamente a Bonea (300 m. slm, suoli con depositi deltizi delle piane alluvionali e costiere e depositi eolici misti marino-continentali), Foglianise (380 m. slm, suoli a maggioranza calcarei) e Torrecuso (210/320 m. slm, suoli costituiti da marne calcaree affioranti). Dopo essere state portate in cantina, le uve vengono stoccate in un container frigo per tutta la notte a circa quattro gradi.

Il mattino successivo, dopo la diraspatura, vengono lasciate macerare in pressa a freddo, per circa otto ore. La fermentazione avviene in barrique nuove di rovere francese. Rinvenire tra i campioni degustati alla cieca questi vini è stata una sorpresa e un’emozione. Nelle nostre note di degustazione, qualcosa suggeriva un fil-rouge tra le etichette degustate in ordine sparso, tra altri campioni della medesima denominazione. Al contempo, le differenze fra le tre etichette “sorelle” ci ha portato a soppesare con grande attenzione ogni sfumatura, scoprendo solo al termine della valutazione che si trattava di un progetto di valorizzazione delle espressioni parcellari delle vigne di Falanghina di Fontanavecchia: bingo!

FALANGHINA DEL SANNIO E SPERIMENTAZIONE: IL TIMBRO DI LIBERO RILLO

Le basi del progetto sono da ricercare nello spirito pioneristico e nella sete di sperimentazione della famiglia Rillo. «Da sempre – spiega Libero Rillo – siamo convinti che questo vitigno possa esprimere molto più del classico “vino fresco fermo”, da bere nel corso di uno o due anni dalla vendemmia. Per questo abbiamo deciso di produrre anche una Falanghina Vendemmia Tardiva, interpretazione di un vitigno capace di attraversare il tempo. È nata così, con la vendemmia 1999, “Facetus”: una Falanghina intensa, complessa ed evoluta, prodotta da un’attenta selezione delle uve che, dopo la vinificazione, passa un breve periodo di affinamento in barrique.

GUIDA WINEMAG 2025: FONTANAVECCHIA MIGLIOR CANTINA SUD ITALIA

«Nel frattempo – continua Rillo, tra l’altro presidente del Consorzio Vini del Sannio – il mercato cambia. Si preferiscono vini con una più accentuata freschezza e bevibilità. Con la vendemmia 2007, decidiamo quindi di ampliare il progetto con l’etichetta “Libero”, dando priorità alla freschetta ed alla bevibilità del vitigno Falanghina. E diminuendo anche l’impronta del legno. Il vino “Libero” è subito un successo, in quanto viene apprezzato sia dalla stampa di settore che dal consumatore finale».

Si arriva così alla vendemmia 2020, quella dello scatto in avanti di Fontanavecchia: tre etichette da Parcella – le già citate Libero B Particella 148, Libero F Particella 190 e Libero T Particella 031 – di una Falanghina che oseremmo definire “totale”. Per caratteristiche, per l’idea. Per la capacità, ancora una volta, di tramutare in realtà un desiderio. Un sogno. Un progetto che sa di futuro: Fontanavecchia, miglior cantina Sud Italia per Guida Winemag 2025. Il cui “claim” non è, a caso, “La forza dei sogni“.

Guida top 100 Migliori vini italiani 2025

Azienda agricola Fontanavecchia

Via Fontanavecchia
82030 Torrecuso (BN)
Tel. 0824876275

Categorie
news news ed eventi

“Verdicchiogate”, Fazi Battaglia sul caso Moncaro: «Un danno per tutto il territorio»


Dal caso Moncaro al Verdicchiogate, in un batter di ciglia. La crisi profonda del colosso marchigiano ha fatto rumore in Italia e all’estero, aprendo più di un interrogativo sullo stato di salute delle cooperative vitivinicole del Bel Paese. Ancor più, i riflettori si sono accesi su uno straordinario vitigno, che stenta ad essere valorizzato a dovere: il Verdicchio dei Castelli di Jesi. A distanza di un mese dal via libera al concordato preventivo da parte del nuovo Cda di Terre Cortesi Moncaro e in seguito alla misura dello stoccaggio della Doc varata dall’Istituto Marchigiano Tutela Vini (Imt), ad alzare la voce sulla crisi del vino simbolo delle Marche è Alberto Lusini, amministratore delegato di Angelini Wines and Estates. Si tratta del gruppo farmaceutico che controlla la storica azienda Fazi Battaglia di Ancona, fondata nel 1949. L’intervista esclusiva rilasciata a winemag.it.

Inquadriamo innanzitutto la portata della crisi di Moncaro, sulla base dei numeri dell’azienda marchigiana del Gruppo Angelini

Fazi Battaglia controlla 120 ettari vitati nella denominazione dei Castelli di Jesi. Altri 800 ettari nelle Marche sono dedicati a seminativo. Fatturiamo attualmente 3,5 milioni di euro nel business del vino. Angelini Wines and Estates è un’unica azienda agricola Iap – Imprenditore agricolo professionale. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi rappresenta oltre l’85% della produzione.

La crisi di Moncaro vi ha colto di sorpresa?

Purtroppo, la crisi di Moncaro non è una sorpresa per chi lavora nella denominazione. Ma è comunque un danno per tutto il territorio. Con Moncaro abbiamo sempre avuto relazioni commerciali, soprattutto come nostro cliente dello sfuso che non dedichiamo al marchio Fazi Battaglia o Tenute San Sisto.

Quali sono le ripercussioni della crisi sullo storico marchio Fazi Battaglia?

La nostra produzione con 120 ettari è praticamente tutta in estate. Pertanto, le ripercussioni maggiori si sentiranno sul prezzo degli sfusi, qualora si innestasse una speculazione. Speriamo non avvenga, dato che la mancanza di acqua nel Verdicchio ha generato un’annata 2024 estremamente scarsa. Il Verdicchio ha bisogno di riposizionamento a scaffale nel segmento Gdo e di certo non di iniziative opportunistiche.

Il danno è già ben evidente o andrà ad acuirsi ulteriormente nel lungo termine? Come state correndo al riparo?

Il Verdicchio ha ottime potenzialità qualitative, buona base produttiva e una storia consolidata. Fazi Battaglia ha appena preso il miglior punteggio a Mundus Vini 2024 – Summer Tasting, con il Titulus Verdicchio. Siamo stati nominati “Cantina dell’anno” delle Marche. Noi ci crediamo, così come ci credono altre cantine famose (tra queste Umani Ronchi e Garofoli) e una serie di piccoli produttori di qualità.

Una buona notizia è sicuramente l’investimento di Veronesi/Signorvino in Villa Bucci. Speriamo in una forte strategia ed investimento del Consorzio e della Regione Marche nella denominazione, come driver turistico internazionale. Da alcuni anni, e con pareri non sempre allineati, il Consorzio sta percorrendo un percorso virtuoso di valorizzazione e semplificazione del disciplinare per trasmettere al consumatore i giusti messaggi.

Ovviamente il suo riferimento è all’Imt, l’Istituto Marchigiano Tutela Vini. Siete concordi con la misura dello stoccaggio del Verdicchio dei Castelli di Jesi?

È una misura a tutela del riallineamento della domanda/offerta e di natura provvisoria, tra l’altro adottata da altri Consorzi quest’anno. Ma riteniamo che l’annata 2024 sia stata naturalmente scarsa e quindi questa misura dovrebbe essere pleonastica.

Così come concepito attualmente, il “sistema Verdicchio” è un sistema “sostenibile” per le aziende?

Il Verdicchio ha bisogno di essere valorizzato per permettere di remunerare tutta la filiera. Vediamo ancora dei prezzi a scaffale troppo bassi che non premiano la qualità del prodotto. Senza un forte riposizionamento, un prezzo svilente non permette al consumatore la giusta valutazione. Non vediamo correlazione attualmente tra prezzo e valore del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Qual è la vostra “ricetta” per il futuro del Verdicchio?

Stiamo cercando soluzioni distributive che ci aiutino a valorizzare il Verdicchio come il bianco dell’Adriatico e uno dei migliori bianchi italiani. Come per altre denominazioni, un’azienda non ha, da sola, la forza per modificare un posizionamento e servirà maggiore condivisione con i produttori e i viticoltori della zona. Il marchio Fazi Battaglia ci permette un prezzo a scaffale storicamente di circa un euro superiore alla concorrenza. Conosciamo i costi di produzione e penso che 75 anni di storia ci permettano di conoscere bene le potenzialità ancora inespresse della varietà.

Categorie
degustati da noi news news ed eventi vini#02

Santa Barbara Miglior Cantina Centro Italia per Guida Winemag 2025: «Bevete e sorridete»


Metti una cantina all’interno di un antico monastero. È Santa Barbara, Cantina italiana dell’anno per il Centro Italia della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2025 di Winemag. Siamo nelle Marche, non lontano da Senigallia, in un altro borgo del vino italiano il cui nome si intreccia con la storia. È Barbara, paese chiamato così dal Cinquecento, quando un esercito di “Barbari”, Longobardi, si insediò alle porte della Senigallia bizantina. Nei secoli successivi, la Martire divenne protettrice di Barbara e una statua della Santa è tuttora custodita nelle sale del Municipio, venerata dagli abitanti.

GUIDA TOP 100 MIGLIORI VINI ITALIANI WINEMAG 2025: ACQUISTALA QUI

Quella della Cantina Santa Barbara è una storia nella storia. Che fonde epoche, paesaggi, vite e, ancora una volta, sogni e ritorni alle origini contadine. L’azienda, oggi composta da 45 ettari distribuiti sulle colline di Barbara, Serra de Conti, Montecarotto, Arcevia, Morro D’Alba e Cupramontana, deve la sua nascita a Stefano Antonucci.

«La mia storia è fortemente legata al paese di Barbara – spiega il fondatore – perché qui mio padre aveva un forno, nel quale lavorava anche mia madre, che però era prima di tutto insegnante elementare. I miei genitori sono stati il mio punto di riferimento, a loro devo la mia voglia di innovare, di guardare al futuro, ma partendo dalle mie origini, dalla mia terra. Ed è proprio a Barbara che sono tornato quando ho lasciato il mio posto in banca intorno al 1994 per inseguire il mio sogno».

“LA FORZA DEI SOGNI”: GUIDA WINEMAG 2025 CELEBRA STEFANO ANTONUCCI

Stefano Antonucci ci ha convinto con tutti i suoi vini – in particolare con Moss Blanc, Vino bianco italiano 2025, un Verdicchio dei Castelli di Jesi capace di raccontare e territorio e prospettive non ancora valicate dalla denominazione marchigiana – per il suo estremo approccio, consentiteci l’ossimoro, da “sognatore pragmatico” nel “fare vino”, capace di rivelarsi ad ogni sorso. La gamma di Santa Barbara, piuttosto vasta ma composta da “pezzi unici” perfettamente identificabili, senza sovrapposizioni tra etichette e inutili “doppioni”, è in grado di mostrare la vena creativa e l’idea di territorio di Antonucci. Un uomo che, “stretto” con la sua cantina tra l’Adriatico e gli Appennini, rivolge uno sguardo “ampio”, concreto e caratteristico agli amanti del vino. Riuscendo a superare confini e barriere spesso insormontabili. Tanto da riuscire a mescolare vita, vino, arte. Musica.

“If you ever meet your inner child, don’t cry
No, no, oh
Tell them everything is gonna be alright

World, hold on
Come on, everybody in the universe
World, hold on
One day you will have to answer to the children of the sky”

«BEVETE E SORRIDETE»

Avete riconosciuto il testo? È World Hold On – Children of the Sky di canzone lanciata da Bob Sinclar, con Steve Edwards. Provate per credere, è la “colonna sonora” che accompagna la lettura della storia dell’azienda Santa Barbara e quella di Stefano Antonucci, sul sito web della cantina. La musica parte all’improvviso, senza preavviso. Senza premere “play”. Passato, presente e futuro al ritmo di una realtà tutta da scoprire, dal Verdicchio dei Castelli di Jesi al Montepulciano, passando per le espressioni locali di varietà come Merlot, Syrah e Cabernet Sauvignon. Dettagli che fanno l’uomo, la cantina. I sogni. Il progetto. Il motto, di Stefano Antonucci e di Cantina Santa Barbara: «Bevete e sorridete».

Guida top 100 Migliori vini italiani 2025

Cantina Santa Barbara – Stefano Antonucci

Borgo Mazzini, 35
60010 Barbara (AN)
Tel. 0719674681

Categorie
degustati da noi news news ed eventi vini#02

Sosol Miglior cantina Nord Italia per Guida Winemag 2025: Ivan new entry del Collio


Semplicità, originalità, autenticità. Tre parole che basterebbero, più di qualsiasi altra, a spiegare i vini, gli uomini e la filosofia dell’Azienda agricola Sosol, Miglior cantina Nord Italia per la Guida Winemag 2025. Una realtà giovanissima, proprio come Ivan Sosol e il suo sogno di trasformare l’attività avviata dal papà Mariano in un concentrato di Collio da portare in giro per il mondo.

GUIDA TOP 100 MIGLIORI VINI ITALIANI WINEMAG 2025: ACQUISTALA QUI

Il cambio di passo e la nascita dell’azienda si deve proprio al giovane vignaiolo, stanco di vendere alla cooperativa locale le proprie uve e desideroso di “mettere in bottiglia”, autonomamente, i frutti delle proprie fatiche e di quelle della propria famiglia, creando un nuovo marchio di qualità e di nicchia, per sé e per il territorio. Così, nel 2019, nasce l’Azienda agricola Sosol Ivan. Pochi vini dal packaging accattivante, con il cognome stilizzato, dai colori fluorescenti. La sintesi della voglia di farsi riconoscere, sin dall’etichetta, nonché del desiderio di lasciare un segno indelebile.

Le bottiglie crescono dalle originarie 2.500 (circa 5 ettolitri per ognuna delle quattro varietà locali) sino alle 20 mila attuali, grazie a 10 ettari tra proprietà e affitto. Tutto tranne che casuale il successo, pressoché immediato, sui mercati. Le vigne e la cantina si trovano infatti nella “Conca d’oro” di Oslavia, a pochi metri di distanza da nomi sacri del Collio come Radikon, Gravner e Primosic. Per la precisione, siamo in Località Lenzuolo bianco, nome pregno di storia coniato durante la Prima Guerra Mondiale, per identificare il muro bianco di un caseggiato rimasto intatto durante i bombardamenti e ben visibile a centinaia di metri di distanza, anche dal vicino Monte Sabotino, al confine tra Italia e Slovenia, ovvero tra Collio e Brda.

UNO ZIO SPECIALE PER IVAN SOSOL: FRANCO SOSOL (IL CARPINO)

«Lo zio (anche lui premiato dalla Guida 2025 per il Miglior Vino Orange/Macerato dell’anno, titolare dell’Azienda agricola Il Carpino di San Floriano del Collio, ndr) e il papà mi hanno trasmesso la passione per il vino e per il nostro territorio – spiega Ivan – e piano, piano ho iniziato a muovere i primi passi in autonomia. Sono convinto di aver fatto la scelta giusta, visto il risultato ottenuto e la crescita del numero di bottiglie in un periodo tutto sommato breve, a fronte delle richieste crescenti del mercato».

Ivan Sosol ha le idee chiare per il futuro: «Voglio puntare ancor più sulle varietà autoctone della zona, come Malvasia, Ribolla e Friulano – spiega – e non fare più di cinque vini per linea. Dal prossimo anno, infatti, farà il suo esordio sul mercato la seconda linea aziendale, che raggrupperà i vini macerati e andrà ad affiancarsi alla linea dei vini che potremmo definire freschi. Le prime prove sulla Ribolla sono molto promettenti».

MARIANO SOSOL: «IVAN HA SEGUITO IL RICHIAMO DELLA TERRA»

Non può che essere soddisfatto anche il papà, Mariano Sosol. «La scelta di Ivan di imbottigliare il frutto delle nostre vigne, a partire dal 2019, si è rivelata più che mai vincente. Del resto, la nostra famiglia ha sempre avuto le vigne e non abbiamo mai smesso di produrre uve. Pur essendo da 50 anni in questo ambiente, non è mai stata la mia attività principale, lavorando in banca. Per Ivan il discorso è diverso: ha voluto seguire il richiamo della terra e ha fatto benissimo. L’intenzione è quella di andare avanti, puntando sempre più sulla qualità del prodotto e non sulla quantità». Più che una promessa, una garanzia.

Guida top 100 Migliori vini italiani 2025

Azienda agricola Sosol Ivan

Località Lenzuolo Bianco, 4
34170 Gorizia (GO)
Tel. 3493433686

Categorie
news news ed eventi

Ecco la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2025 winemag


Settima edizione per la Guida Top 100 Migliori vini italiani
winemag 2025 (acquistabile a questo link), che si arricchisce di qualche novità, a partire dal claim che accompagnerà d’ora in avanti l’annuale pubblicazione. Per il 2025 abbiamo scelto “La forza dei sogni” e sarà chiaro comprendere la ragione, tra le righe delle storie delle cantine simbolo dell’anno (e non solo). Anche quest’anno, la selezione delle etichette e il conseguente ingresso nella Guida 2025, avvenuto tramite rigorose sessioni di degustazione alla cieca e suddividendo i campioni per regione e/o denominazione, è giustificata da pochi, semplici dettami.

In primis, la voglia di raccontare l’Italia del vino più autentica, trincerandoci dietro al blind tasting: una modalità che premia espressione territoriale, tipicità e carattere del vino, senza lasciarsi distrarre dal “marketing” legato alla singola etichetta e al “rumore” generato da ciò che fa (sempre più) da contorno al calice. Il nostro approccio alla degustazione è il medesimo riservato alle notizie che quotidianamente appaiono online, sul nostro wine magazine indipendente. Un focus sull’oggettività che mette al centro il lettore, nel nostro duplice ruolo di semplici “megafoni” del mondo del vino italiano (da un lato) e di degustatori appassionati, curiosi e propositivamente critici (dall’altro).

LINGUAGGIO, FILOSOFIA E METODO: L’UNICITÀ DELLA GUIDA VINI WINEMAG

Crediamo che questo sia il valore aggiunto della nostra Guida Vini, molto distante dal mondo delle Guide italiane ed internazionali che hanno finito per allontanare il pubblico. Per linguaggio, filosofia e metodologia di lavoroL’edizione 2025 della Guida Top 100 Migliori vini italiani di Winemag segna un altro punto di distanza rispetto ad altri simili “prodotti editoriali” del settore: abbiamo abolito le note di degustazione. Una scelta drastica, speriamo definitiva, dettata dalla presa di coscienza dell’inutilità della sfilza di sentori – profumi e sapori, veri o immaginari – troppo spesso elargiti, un “tot al chilo”, da questo o quel degustatore.

Ci sarà sempre chi sentirà più pesca che albicocca; più sandalo di monaco tibetano che reminiscenze di farina di ciabatta; più erba appena sfalciata che ricordi di pino mugo valdostano. Siamo gente pragmatica, che bada al sodo e che, soprattutto, frequenta non solo “salotti bene” del vino italiano ed internazionale, ma anche la gente “comune”: quella che beve (ancora) vino per davvero e a cui non manca mai la bottiglia sul tavolo; la gente che ci ispira e guida nella scelta quotidiana di un linguaggio capace di arrivare a tutti, semplice e diretto, comprensibile e fermo nell’essere strenuamente lontano da elitarismi e caste, da spillette sulla giacca e da medagliette da brandire come spade.

LA DESCRIZIONE DEI VINI DELLA GUIDA TOP 100 MIGLIORI VINI ITALIANI 2024 WINEMAG

Ecco, dunque, che i vini presenti sulla Guida 2025 finiscono per essere descritti attraverso numeri e pochissime parole, capaci di definirne il profilo sensoriale e, ancor più, aiutare il lettore a comprendere se quell’etichetta fa per lui, o meno. Come? Con una manciata di punti, da 1 a 10, che definiscono quanto sia floreale, fruttato, speziato, fresco, tannico, sapido, alcolico, armonico, facile da bere e abbinabile un vino, nonché quale sia il periodo migliore per stapparlo. Il tutto accompagnato da un voto in centesimi, in continuità (questo sì) con la critica di settore internazionale.

La Guida Top 100 Migliori vini italiani 2025 vede uni accanto agli altri grandi nomi e cantine che si affacciano da pochi anni sul panorama enologico italiano ed internazionale, con la medesima garanzia: tutti vengono “trattati” con la medesima dignità, garantita appunto dalla degustazione alla cieca e dal nostro approccio caldo ma distaccato. Vini prodotti da grandi cantine e piccoli vignaioli artigianali. Nomi storici e realtà desiderose di affermarsi, che meritano di essere scoperte. Nella Top 100 Migliori vini italiani di WineMag.it trovano spazio vini di impronta tecnica e di “metodo” – in grado ovviamente di sfoggiare la propria identità territoriale – e altri che trasmettono l’emozione dell’artigianalità e della cura manuale, esenti da difetti di natura chimica o accidentale.

GUIDA MIGLIORI VINI ITALIANI WINEMAG 2025: IL VINO È EMOZIONE

Sfumature che convivono, perché accomunate dalla bontà e dalla capacità intrinseca di comunicare prima a sorsi e, poi, a parole. Pochi, semplici dettami, dicevamo. Bando, tra le altre cose, all’esasperazione del cosiddetto “gusto internazionale” – concetto ormai cambiato, anche grazie a consumatori sempre più attenti all’autenticità e alla territorialità – e a scelte commerciali che tendono a uniformare le diverse Denominazioni del vino italiano. Snodo importante nella “costruzione” della nostra Guida, è il desiderio di sotterrare l’ascia dell’integralismo e di quello che ci piace definire “razzismo enologico”: ciò che deve colpire è il vino nel calice, non la filosofia produttiva (“convenzionale”, “naturale”, “biologico” etc.).

L’altro focus della Top 100 winemag è su produttori e vignaioli che puntano sulla valorizzazione delle espressioni dei singoli “cru” del proprio “parco vigneti”. Alla parcellizzazione e alla valorizzazione della macro eccellenza nella micro-selezione. Il tutto ricordando sempre che siamo sognatori, prima che commentatori e critici del nettare di Bacco. Amiamo le persone vere e i vini in grado di trasmettere personalità, nerbo, carattere, gusto e passione. In una parola? Amiamo il coraggio e chi osa. Come ogni anno, il nostro sogno, tradotto in questa Guida, è quello di essere riusciti a costruire l’ennesima “carta dei vini” alla portata di tutti (dal professionista al consumatore meno esperto, ma desideroso di bere bene). Una selezione in cui regioni e denominazioni perlopiù si mescolano, per mostrare il quadro delle bellezze dell’Italia, racchiuse in “bottiglie sparse” di vino.

LE CANTINE DELL’ANNO DELLA GUIDA TOP 100 MIGLIORI VINI ITALIANI 2025 WINEMAG

Importante anche lo sguardo sulle “Cantine dell’anno 2025“, di cui vi invitiamo a scoprire l’intera produzione (invito che vale ovviamente anche per le altre realtà premiate): Cà du Ferrà (Cantina italiana dell’anno 2025); Azienda agricola Sosol (Cantina dell’anno Nord Italia 2025), Santa Barbara (Cantina dell’anno Centro Italia 2025); Fontanavecchia (Cantina dell’anno Sud Italia 2025). Ci sono poi Luca Leggero (Cantina italiana Rivelazione 2025), Valle dell’Acate (Cantina italiana Biologica 2025). Più che cantine, famiglie del vino italiano.

È proprio da loro che vogliamo iniziare il racconto di un altro anno che ci ha reso fieri del nostro lavoro e di una Guida che non smette mai di emozionarci (prima, durante e dopo la sua pubblicazione) e di offrire spunti propositivi e soprattutto nuovi al panorama giornalistico e della critica enologica italiana. Obiettivo degli obiettivi di questa Guida è, insomma, mostrarvi che c’è ancora qualcuno, in Italia, capace di portare avanti un progetto editoriale. Senza “se” e senza “ma”, nel solo interesse dei lettori. Buone bevute, con la nostra Guida Top 100 WM – 2025.

ACQUISTA LA GUIDA e/o SOSTIENI il nostro progetto editoriale

Acquista la guida a soli 14,99 €.
La redazione provvederà a inviarti il Pdf all’indirizzo email indicato entro 48 ore

    Guida TOP 100 2025

    € 14,99


      Guida 2025 + Sostenitore

      €50,00 EUR


      9bd08e8

      Guida top 100 Migliori vini italiani 2025

       

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Cuvée Adamantis, Cantina Valle Isarco: «Così l’Alto Adige investe sui vini premium»


      Si scrive “Cuvée Adamantis“, si legge “fortuna”: quella che premia gli audaci. In un periodo caratterizzato dalla contrazione delle vendite di vino su scala globale, le cooperative vitivinicole dell’Alto Adige continuano il loro ambizioso percorso di premiumizzazione della produzione. A iscrivere un altro vino ai vertici della gamma – nonché alle prime posizioni della “classifica dei vini altoatesini più costosi – è ancora Cantina Valle Isarco (in tedesco Kellerei Eisacktal). La cantina sociale diretta da Armin Gratl si prepara a commercializzare, a partire da ottobre 2024, l’annata 2021 di Cuvée Adamantis, Vigneti delle Dolomiti Igt che sintetizza le peculiarità della zona. Basi solide con un 50% di Sylvaner, combinato a percentuali minori di Grüner Veltliner, Pinot Grigio e Kerner. Un «Super Alto Adige» o, ancora meglio, un «Super Valle Isarco», dal prezzo importante: 68 euro più Iva, che lievitano a 100 euro – su per giù – a scaffale.

      ADAMANTIS CUVÉE 2021: UN «SUPER VALLE ISARCO»

      Solo 2 mila bottiglie (numerate) per l’etichetta che, in realtà, ha fatto il suo esordio assoluto sui mercati lo scorso anno, con l’annata 2020. Ma è grazie all’andamento della vendemmia 2021 che Cuvée Adamantis ha trovato i parametri sensoriali desiderati: «Un vino fresco, da bere, da secondo e terzo calice, capace di accompagnare bene un pranzo o una cena, a tutto pasto; ma pensato soprattutto per essere consumato anche da solo, al calice, per la sua bella verticalità e mineralità». Proprio così lo immaginava Armin Gratl, manager protagonista tanto del record del fatturato di Cantina Valle Isarco nel 2023  – 7,85 milioni di euro, mentre è solo in lieve contrazione quello del 2024, a 7,7 milioni – quanto delle decisioni e della stilistica dei vini, accanto al giovane enologo Stefan Donà – subentrato un anno fa ad Hannes Munter – e al superconsulente Riccardo Cotarella.

      LA RICETTA DI ARMIN GRATL: FATTURATO ALLE STELLE E VINI DI BEVA

      «Cuvée Adamantis – spiega a winemag il direttore generale di Kellerei Eisacktal – è il nostro ultimo vino top di gamma, nel quale vogliamo racchiudere l’essenza della Valle Isarco. Per questo motivo abbiamo fatto ricorso ai vitigni simbolo della nostra zona, a partire proprio da una componente preponderante di Sylvaner, che si attesta al 50%. Mi piace definire questo vitigno lo “Chardonnay di montagna” della Valle Isarco: con la varietà francese abbiamo fatto delle prove, in passato, nell’ottica di realizzare un vino importante. Ma il risultato, in termini di territorialità, non era lo stesso. Il nostro vino deve “sapere” di montagna e crediamo di aver trovato la sintesi perfetta, se così si può dire, con Cuvée Adamantis 2021».

      CUVÉE ADAMANTIS CANTINA VALLE ISARCO: L’ASSAGGIO

      Alla prova del calice, di fatto, il nuovo vino di punta di Cantina Valle Isarco racchiude, condensa e sintetizza tutte le (migliori) caratteristiche dei vitigni di cui si compone l’assemblaggio. Un vino che fa dell’acidità, e dunque della freschezza, il suo punto forte (solo il 50% della massa compie la fermentazione malolattica). Senza rinunciare, tuttavia, a un certo peso specifico al palato, col frutto esotico e la vena glicerica (alcol ben integrato, a 13,5% vol.) che ribattono colpo su colpo all’esuberanza verticale e a una sapidità elegante, in abito da sera. Aiuta e non poco – soprattutto ora che il vino è giovane e mostra, quasi ruggendo, le proprie abilità in prospettiva – il magistrale utilizzo dei legni di rovere francese, per il 50% nuovi. La tostatura è delicata e contribuisce ad elevare il gradiente di gastronomicità del nettare.

      ADAMANTIS 2021: “FILARI PREMIUM” PER LA CUVÉE DI CANTINA VALLE ISARCO

      Protagonisti del nuovo vino, al di là della stilistica e delle strategie di posizionamento dell’etichetta – l’80% delle bottiglie viene distribuito su assegnazione in Italia, con prevalenza assoluta dell’Alto Adige, mentre l’export è guidato dagli Stati Uniti, in testa New York e San Francisco – sono alcuni dei 130 soci della cooperativa che ha sede a Chiusa (Bolzano). Cuvée Adamantis è infatti frutto di un progetto di zonazione specifica di diversi vigneti già “in forza” alla prestigiosa linea Aristos di Cantina Valle Isarco. «Più che parcelle, filari altamente selezionati – spiega ancora Armin Gratl – sulla base della qualità delle uve che hanno dimostrato di poter produrre in cinque anni di sperimentazioni». Poche linee di grappoli, baciati dalla fortuna. Quella che aiuta gli audaci, in Alto Adige.


      IL PROFILO SENSORIALE DI CUVÉE ADAMANTIS (95/100 WINEMAG)

      • Fiore: 8.5
      • Frutto: 9
      • Spezie, erbe: 7.5
      • Freschezza: 9
      • Sapidità: 8
      • Percezione alcolica: 6
      • Armonia complessiva: 9
      • Facilità di beva: 9
      • A tavola: 8.5
      • Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni
      • Valutazione in centesimi winemag.it: 95/100
      Categorie
      news news ed eventi

      Dino Taschetta, Colomba Bianca: «La Sicilia può diventare salotto buono del vino italiano»


      Un’estate diversa, col fiato sospeso. È alle prese con il tentativo di salvataggio di Cantine Europa, il presidente di Colomba Bianca, Dino Taschetta. I risultati della vendemmia 2024, che si prevede molto scarsa in Sicilia per via della siccità, sarà determinante per le sorti della cooperativa di Petrosino (Trapani), a cui ha teso la mano una realtà – per l’appunto Colomba Bianca – che, invece, macina successi sui mercati ed è arrivata ad assestarsi ai primi posti in Italia per crescita della quota export. All’orizzonte, anche una possibile fusione tra le due cooperative siciliane. L’intervista al presidente di Colomba Bianca, Dino Taschetta.

      Presidente Taschetta, da quanto si sta occupando del caso Cantine Europa?

      La cantina sta attraversando un periodo complicato perché i soci devono ancora ricevere i pagamenti del 2022. Un gruppo di questi soci ha raccolto le firme e ha sfiduciato il consiglio d’amministrazione, eleggendone uno nuovo che si è ritrovato di fronte una situazione complicata. Quindi sono venuti a cercarmi. So che hanno parlato anche con altri. La proposta di Cantine Europa era quella di fare una fusione con noi, dunque con Colomba Bianca.

      La fusione tra Cantine Europa e Colomba Bianca sarebbe stata un’operazione sostenibile?

      Per una fusione ci vogliono i dati, ci vuole tempo. Bisogna studiare le carte. Non si inizia un percorso se non si sa dove andare a parare. Quindi, siccome considero il problema grosso, ho proposto di iniziare dividendolo a “pezzetti”. Il primo pezzetto è la salvaguardata della produzione, dando così una sicurezza ai soci che rischiavano di fuggire tutti.

      Da qui l’idea di salvare in primis la vendemmia 2024 di Cantine Europa, corretto?

      Esattamente. Abbiamo proposto ai loro soci di diventare, per ora temporaneamente, anche nostri soci. Facciamo la vendemmia e gli garantiamo sia l’anticipo, sia il pagamento delle uve, come Colomba Bianca. Nel frattempo, per cercare di dare continuità all’azienda, abbiamo deciso di condurre le operazioni di raccolta nel loro stabilimento.

      Ma di che quantità parliamo, presumibilmente?

      Tenga conto che Cantina Europa, fino a 7-8 anni fa, era la cantina siciliana più grande, lavorando oltre 600 mila quintali di uva. Numeri enormi. Avevano 5 mila ettari prima che alcuni soci li abbandonassero. Quelli che hanno già aderito alla nostra proposta lavorano circa 2 mila ettari e non so fino a che cifre arriveremo. Noi faremo la vendemmia, pagando il conto lavorazione. E, nel frattempo, c’è da indire un tavolo tecnico per capire come affrontare il futuro. Lì ognuno deve fare la propria parte, oltre a capire se si vuole arrivare al salvataggio di Cantine Europa nella sua autonomia, o in eventuale fusione con noi.

      Colomba Bianca e i suoi soci gradirebbero la fusione con Cantine Europa?

      Bisogna stare molto attenti. Colomba Bianca è in una situazione equilibratissima. Ma, da presidente, ho il dovere di stare coi piedi per terra, dunque vedremo. A mio parere bisognerà attivare sicuramente un po’ di ammortizzatori sociali. Cantine Europa ha 25 dipendenti che noi non possiamo assorbire e assumere. Ma la cosa principale è capire quanta uva porteranno i loro soci in questa vendemmia 2024.

      Qual è la soglia che garantirebbe una certa sostenibilità all’azienda?

      Con 150 mila quintali potremmo cominciare a progettare qualcosa. Se ne portano meno, tutto diventa più complicato e sarà un problema. Ma per la Sicilia, la vendemmia 2024, è forse la peggiore della storia.

      La quantità che sarà conferita dipende quindi più dalle condizioni climatiche o dai soci?

      Dipenderà più dalle condizioni della vendemmia 2024, siamo alle prese con la siccità. Secondo me, poi, loro hanno perso troppo tempo. I soci non si sentivano sicuri e hanno iniziato tempo fa a cercare altri lidi. Alcuni erano già venuti da noi, altri si sono mossi in altre cantine. Ognuno, quando inizia a perdere produzione, cerca di aiutarsi in tutti i modi.

      Per le cooperative, il vero patrimonio non sono i beni, ma i soci e le uve che vengono conferite. Tutte le attrezzature, i macchinari e gli immobili hanno valore sulla base delle uve che lavorano. Se non arriva uva, tutto perde di valore. Il vero problema di Cantine Europa è che è venuta a mancare, negli anni, la base sociale. La struttura era progettata per fare determinati volumi, molto, molto ingenti, che sono venuti a mancare.

      Mi sembra di poter dire che Cantine Europa è solo una delle punte dell’iceberg di una cooperazione vinicola italiana in crisi. Cosa ne pensa?

      Di fatto, è un po’ una situazione generalizzata. Se la politica non si rende conto di cosa può fare per il futuro, sarà un disastro. Vede, qui da noi si riempiono tutti la bocca di parole come turismo, questo e quell’altro. Ma se l’agricoltura non funziona, tutto il sistema rischia di andare in crisi. Al posto di fare ricerche di mercato e di sviluppo del settore, sembra si voglia trasformare la Sicilia in una centrale elettrica a cielo aperto. Pare che la gente non veda l’ora di togliere la vigna e mettere pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Questo è un problema serio, altro che ponte sullo stretto. Qua ci vorrebbe un Piano Marshall per rendere irrigabile una buona parte dei terreni.

      La siccità rischia di dare una stangata mortale alla viticoltura in Sicilia?

      Non è possibile che abbiamo le rese più basse, in alcuni casi, di tutta Italia, e che ci ritroviamo però a competere sui mercati con chi fa 400 quintali ad ettaro. Tenga conto, così per darle a un numero, che quest’anno la Sicilia rischia di avere rese di 40 quintali all’ettaro. Una cifra assolutamente insostenibile. Si sta perdendo gran parte della produzione perché non abbiamo l’acqua per irrigare.

      In altre parti del mondo, i deserti si fanno diventare giardini: noi, i giardini, li stiamo facendo diventare deserti. È un meccanismo che chiede vendetta. Il 2024 è un anno con piovosità esageratamente basse. Ma solitamente, la Sicilia, è un territorio dove piove, d’inverno. Se costruissimo le infrastrutture, ovvero le dighe e le linee di distribuzione dell’acqua, rendendo irrigabili gran parte dei terreni, la Sicilia potrebbe davvero fare delle cose strepitose. Un tempo la Sicilia vendeva quantità. Oggi vende qualità.

      Eppure le dighe, in Sicilia, ci sono

      Su 52 dighe ce ne sono forse 45 che non possono riempirsi al massimo o perché non sono collaudate, o perché necessitano di manutenzione. È come se uno ha una Ferrari in mano, senza sterzo. Non si può gestire un’azienda mettendo il santino e sperando che Dio ci aiuti, facendo arrivare l’acqua al momento giusto. Bisogna che qualcuno capisca che ci vogliono progetti a lungo termine, seri, che salvaguardino la possibilità di arrivare alla soluzione.

      La scarsa produzione, del resto, è una minaccia per l’esistenza delle cantine, soprattutto quelle di grandi dimensioni e le cooperative. Come vi state organizzando?

      Normalmente facciamo rese medie di 70 quintali all’ettaro. Quest’anno ne faremo 40, ma si potrebbero fare benissimo 100 o anche 120 q/h, irrigando i vigneti, senza intaccare la quantità. La Sicilia ha perso 40 mila ettari di vigneto negli ultimi 30 anni. Se ne perde altri 30 nei prossimi 5 anni, è chiaro che tutto il sistema va in crisi. Mi vanto di dirigere una delle cooperative più solide che ci sono in Sicilia. Ma se manca la base sociale, perché i soci non ce la fanno più a campare con 40 quintali all’ettaro, pur pagati a cifre astronomiche, l’azienda perde la sua sostenibilità. È chiaro che, prima o dopo, si estirperà la vigna. Per mantenere il sistema, occorrono una serie di azioni che non possono essere demandate alle singole aziende: spettano alla politica.

      Eppure la priorità della politica per la Sicilia sembra il ponte sullo stretto di Messina

      Tutti quanti dicono che vogliono fare il ponte. Ma al 90% dei siciliani non frega niente del ponte! Chiaramente io non sono contro a quest’opera, attenzione. Per me lo possono anche fare. Ma ci sono delle priorità, perché i siciliani che devono andare a prendere quel ponte dal loro paese, possono impiegare anche 4 ore di macchina, con 25-30 interruzioni sul tragitto! E se invece, prima, si potenziassero viabilità e porti? Noi abbiamo bisogno di porti, di aeroporti, di infrastrutture e collegamenti che funzionano per portare i nostri prodotti nel mondo.

      Nonostante ciò, ci sono esempi “virtuosi” come quello della sua cooperativa, Colomba Bianca. Qual è il segreto?

      Sono presidente di Colomba Bianca da 27 anni. Come tutti, in Sicilia, abbiamo assistito a una diminuzione degli ettari a disposizione. Ma abbiamo sopperito inglobando altre aziende. Noi abbiamo cinque cantine e questo comporta una serie di costi importanti. Quindi bisogna ottimizzare. Tenga conto che, in un’annata normale, dovremmo pigiare almeno 500 mila quintali di uva. Senza considerare il lavoro che stiamo facendo con Cantine Europa e con altre realtà più piccoline, in occasione della vendemmia 2024 ne lavoreremo forse 300 mila. Ce la faremo, perché noi siamo strutturati, siamo riusciti a dare valore aggiunto, ci siamo posizionati su una fascia di prodotti più di fascia alta, quindi riusciamo a intercettare un mercato che, grazie ai ricavi, ci permette recuperare gli aumenti dei costi di produzione.

      Dunque il segreto, utilizzando un termine un po’ abusato, è la famosa premiumizzazione? Quali sono le quote Gdo-Horeca di cantina Colomba Bianca?

      Il 35-40% del nostro imbottigliato è destinato all’Horeca. La gran parte della prodizione Gdo è destinata all’estero. Siamo stati una delle aziende più performanti in Italia per incremento della quota estero, al settimo posto come performance. Vendiamo in tutto il mondo, in 40 Paesi, dagli Stati Uniti alla Cina, sia bottiglie che sfuso e Bag in Box. Voglio essere prudente: se ognuno facesse davvero la sua parte, la Sicilia, nel giro di 10 anni, potrebbe diventare il salotto buono del vino italiano.

      Invece, l’iniziativa è lasciata alla singola azienda, che da sola non può smuovere le montagne. Tutti noi dobbiamo fare di più, dobbiamo fare meglio, dobbiamo innescare circoli virtuosi per creare più ricchezza. Le storie di successo di diversi territori nel mondo sono sempre animate da visionari. Il Prosecco, 25 anni fa, era un vino che nessuno voleva, non lo conosceva nessuno. In Veneto hanno fatto dei bei progetti. Il governatore Luca Zaia è lontano mille miglia dal mio modo di concepire la politica: ma se l’avessimo avuto in Sicilia, forse avremmo avuto una situazione diversa.

      Resta dunque una certa preoccupazione

      Sono parecchio preoccupato per il breve termine. Ovviamente non per Colomba Bianca, che è un’azienda che sta crescendo. A me non piace essere il primo fra gli ultimi. Preferirei invece che tutto il sistema vino siciliano facesse di più e fosse guidato virtuosamente dalla politica, per trovare una strada di successo importante. Non è bello che ci siano poche aziende che vanno bene. È bello quando tutto il sistema vino va bene. Per far sì che questa situazione si avveri, occorrono una serie di condizioni.

      Qual è la sua ricetta per il sistema vino siciliano?

      Sono anni che dico che il mondo cooperativo è sottocapitalizzato. Quando ho iniziato il processo di capitalizzazione di Colomba Bianca mi sono messo contro centinaia di soci. Una volta nominato presidente, 27 anni fa, in occasione della seconda assemblea ho chiesto ai soci un miliardo di lire di aumento di capitale sociale. Avevo dei progetti e, per realizzarli, avevo bisogno dell’aumento. Mi sono dovuto imporre, dicendo che avrei rassegnato le dimissioni la mattina dopo, qualora il provvedimento non fosse stato votato.

      Per fortuna ho avuto la meglio e devo dire che quella è stata la nostra fortuna, perché l’aumento di capitale sociale ci ha permesso di partecipare a bandi e di sistemare l’azienda, mettendola a norma anche sul fronte della sicurezza. Abbiamo potuto acquistare il primo frigorifero, e non mi riferisco a quello della cucina. Provate oggi a vendere nel mondo un vino prodotto senza la gestione del freddo. Certi percorsi, insomma, vanno incentivati e inseriti all’interno di una visione più lunga.

      Quale futuro, dunque, per la cooperazione vinicola siciliana e nazionale?

      Il futuro è managerializzare sempre più le aziende. Non riesco a capire perché se dobbiamo andare da un medico cerchiamo il luminare; se dobbiamo andare da un avvocato cerchiamo quello che ha fatto più cause di successo; ma se dobbiamo gestire una cooperativa prendiamo un piccolo pallino qualunque e lo mettiamo là a gestire la cooperativa. Capisce che non può funzionare? Bisogna incentivare la managerializzazione delle aziende e trovare il sistema per favorire anche dei progetti di fusione, per andare nel mondo come colossi.

      “Piccolo” non sempre è “bello”: va bene l’azienda di famiglia, ma la cooperativa deve avere le spalle grosse. Inoltre, come detto, andrebbe incentivata la capitalizzazione. E bisognerebbe cercare di studiare dei meccanismi per andare nel mondo assieme, creando sinergie anche con altre regioni. Dobbiamo capire che i nostri competitor sono nel mondo, non tra i vicini di casa o in altre regioni italiane.

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Anticipazioni Guida Migliori Vini italiani 2025 Winemag: vini e cantine premiate

      Mai così partecipate le selezioni della Guida Migliori Vini italiani 2025 winemag, che si sono tenute nel mese di luglio e agosto attraverso rigorose degustazioni alla cieca. In attesa di conoscere tutte le etichette che sono riuscite a piazzarsi nella Top 100 Migliori vini italiani, oppure tra i “Vini raccomandati” da winemag, o ancora tra i “Vini quotidiani“, ecco le anticipazioni sui vini e le cantine premiate dall’edizione 2025.

      – Cantina italiana dell’anno 2025

      Cà du Ferrà (Liguria)

      – Cantina dell’anno 2025 – Nord Italia

      Azienda agricola Sosol Ivan (Friuli Venezia Giulia)

      – Cantina dell’anno 2025 – Centro Italia

      Santa Barbara – Stefano Antonucci (Marche)

      – Cantina dell’anno 2025 – Sud Italia

      Fontanavecchia (Campania)

      – Cantina Bio dell’anno 2025

      Valle dell’Acate (Sicilia)

      – Cantina Rivelazione 2025

      Luca Leggero (Piemonte)

      MIGLIORI VINI ITALIANI 2025 – GUIDA TOP 100 WINEMAG

      – Miglior vino italiano 2025

      Alto Adige Doc Riserva Pinot Nero 2020 Burgum Novum, Castelfeder (Alto Adige)

      – Miglior spumante/frizzante italiano 2025 (tre categorie)

      – Vsq Metodo classico Pinot Nero Extra Brut Blanc de Noir Roccapietra, Scuropasso (Lombardia)
      – Valdobbiadene Docg Rive di Santo Stefano Extra Dry 2023 Nazzareno Pola, Andreola (Veneto)
      – Moscato d’Asti Docg 2023, Fabio Perrone (Piemonte)

      – Miglior Vino bianco italiano 2025

      Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore 2021 Moss Blanc, Santa Barbara – Stefano Antonucci (Marche)

      – Miglior vino rosato italiano 2025

      Costa d’Amalfi Doc Rosato 2023, Marisa Cuomo (Campania)

      – Miglior Vino rosso italiano 2025

      Toscana Igt 2020 Tenuta Il Pareto, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute (Toscana)

      – Miglior vino dolce italiano 2025

      Liguria di Levante Igp Passito Bianco Ruzzese 2020 Diciassettemaggio, Cà du Ferrà (Liguria)

      – Miglior vino orange/macerato italiano 2025

      Venezia Giulia Igt bianco Macerato 2018 Vis Uvae, Azienda agricola Il Carpino (Friuli Venezia Giulia)

      – Miglior vino biologico italiano 2025

      Toscana Igt Biologico non filtrato 2022 Pa’Ro Orange, Buccia Nera (Toscana)

      – Miglior vino Piwi italiano 2025

      Venezia Giulia Igt bianco 2022 Limine, Terre di Ger (Friuli Venezia Giulia)

      – Premio winemag 2025 “Vecchia annata”

      Amarone della Valpolicella Doc Classico 2009 “Costa delle Corone”, Monteci (Veneto)

      Categorie
      Gli Editoriali news news ed eventi

      Vino e comunicazione: il problema sono davvero i wine influencer? Oh, no!


      EDITORIALE –
      Dritto al punto, come di consueto, senza giri di parole buoni solo a quelli (tanti) a cui piace (tanto, tantissimo) dare un colpo al cerchio e uno alla botte, per non dire mai nulla di davvero sconveniente e far contenti tutti: se pensate che il problema del vino italiano e della comunicazione del vino italiano siano i wine influencer, siete fuoristrada. E di gran lunga. Nei giorni scorsi, avrà raggiunto anche voi il link al post di un gruppo nato su Facebook e cresciuto grazie a “meme” utili a denunciare alcuni mali (non tutti) e le storie controverse del settore.

      Nomi, cognomi e foto di questo e quel wine influencer, letteralmente mitragliato tra le righe di un articolo senza firma (sic!), nel quale l’autore (o gli autori) si chiede (o si chiedono) che fine abbia fatto e/o che contributo abbia realmente dato questo o quell’influencer alle generose cantine, o ai generosi Consorzi, che lo abbiano invitato a questo o a quell’evento, di recente o in passato.

      ATTACCO AI WINE INFLUENCER? UN’ANALISI PARZIALE

      Analisi giusta, giustissima: il più delle volte, neppure si nota l’etichetta del vino o la denominazione promossa in un post o nelle storie dei prodi del risvoltino, del ciuffo pettinato a dovere o della tetta a fuoco, al vento (commento bipartisan, utile a non essere accusato di “sessismo” da qualche accaldato leone o leonessa da tastiera). Tuttavia, analisi parziale. Anzi, parzialissima.

      Già perché va detto che, ormai, un gran bel numero di “press tour” (“viaggi stampa”) ed eventi organizzati da cantine e Consorzi del vino italiano, riservati solo negli annunci alla “stampa di settore” e come tali promossi, sono diventati gite e gitarelle a cui partecipano solo gli amici di questo o quell’ufficio stampa. Quasi sempre le stesse belle facce. Si tratta di giornalisti iscritti all’Ordine o meno, invitati sostanzialmente per fare il compitino: ovvero, raccontare che tutto è buonissimo, tutto è bellissimo, tutto funziona, tutto è a posto e meraviglioso.

      ALTRO CHE WINE INFLUENCER: LE RESPONSABILITÀ DELLA STAMPA DI SETTORE

      L’attacco durissimo sferrato ai wine influencer italiani nei giorni scorsi rischia, di fatto, di relegare alla sola responsabilità dei “creator digitali” lo stato di salute pessimo della comunicazione del vino italiano, alle prese da anni con un decadimento impressionante (e scandaloso) della qualità degli articoli e, dunque, delle informazioni date in pasto ai lettori non solo sui blog, ma anche sulle testate che si dichiarano “di settore”.

      In sostanza, a pochissimi uffici stampa – responsabili di stilare liste di invitati, o quantomeno di consigliare i nomi dei reali professionisti del settore a cantine e Consorzi – interessa la qualità della produzione, al termine del press tour o dell’evento. Conta più il numero, il volume dei “temini di quinta elementare” pubblicati sul web o sulla carta stampata, oltre alle immancabili views (che appunto si definiscono “views”, “visioni”, non “letture”).

      Mentre il mondo del vino italiano si arrabatta per trovare soluzioni a una crisi evidentemente strutturale, la percentuale maggioritaria degli esponenti della comunicazione, ovvero del giornalismo e degli uffici stampa del settore, cavalca sulla merda prestando la massima attenzione a non scivolare, al posto di offrire il proprio contributo costruttivo e critico per spalare via le difficoltà e costruire un nuovo modello; un nuovo modo di interpretare le relazioni tra cantine e giornalisti, dunque tra giornalisti e lettori delle “testate di settore”. Chi sgarra, viene definito pericoloso, polemico, da evitare e non invitare «per policy».

      VINO E COMUNICAZIONE: LE RESPONSABILITÀ DI CANTINE E CONSORZI

      Personalmente, non ho mai visto nessuno – neppure per sbaglio – cavalcare la merda senza togliersela, prima o poi, dalle scarpe: è ora che cantine, produttori (seri), industria e vignaioli facciano squadra per ribaltare la frittata e togliersi dalle suole tutta la melma calpestata sino ad ora, comprendendo la differenza tra un “ufficio stampa” e un’agenzia pr che si spaccia per “ufficio stampa strutturato” (uh, come va di moda questa definizione tra i benpensanti!), risultando poi utile solo a rilanciare veline pubblicitarie, pubblicate da testate di settore o blog con la credibilità di Topolino.

      Fatto ciò, torniamo pure tutti a dare la colpa agli influencer: tanto loro se ne fregano. Perché? Perché l’importante è che se ne parli (di loro, delle loro storie ridicole, dei loro post appositamente controversi). E quando il termine “influencer” starà loro stretto, o non sarà più utile a perpetrare a dovere gli scopi commerciali per i quali bazzicano nel settore (ben allineati con molti giornalisti iscritti all’Ordine! E chi si ribella è fuori dal “progetto editoriale”), traaac… Saranno pronti a cambiare veste, manco fossero tanti piccoli Arturo Brachetti. Facendosi chiamare – per esempio – “wine writer” o “comunicatori”. Gente per cui certi “uffici stampa strutturati” – di cantine e di consorzi – continuerà sempre ad andare matta. Prosit.

      Categorie
      Cantine e Ospitalità Esteri - News & Wine news news ed eventi

      Benvenuti a Chamlija, il paradiso dei vini turchi: così Mustafa Camlica scrive la storia


      La colonna sonora di Star Wars parte a tutto volume mentre la Tesla di Mustafa Camlica si lascia alle spalle i vigneti di Chardonnay, Pinot Nero e Kelecik Karasi, su cui batte un sole d’inferno. Il parco del massiccio dello Strandja, confine naturale tra Turchia e Bulgaria, sembra d’improvviso quella «galassia lontana, lontana» immaginata sul finire degli anni Settanta da George Lucas. Le rocce granitiche riflettono una luce magmatica accecante lungo la strada piena di buche – d’improvviso così simili a crateri lunari – che il produttore schiva con maestria.

      «E adesso perché questa musica? Questa macchina fa tutto da sola», borbotta il re dei vini turchi, poco avvezzo al display della sua auto elettrica. Se la cava decisamente meglio in vigna e in cantina, Mustafa Camlica. I 100 ettari di Chamlija, azienda a conduzione famigliare alla terza generazione, sono l’insieme delle sfumature di suoli studiati sino all’ultimo granello di polvere, per individuare la varietà migliore da piantare, con relativo portainnesto.

      CHAMLIJA E IL RE DEI VINI TURCHI, MUSTAFA CAMLICA

      Si passa dalle terre bianche scelte per le varietà borgognotte, alle terre rosse in cui i vitigni bordolesi e del Rodano hanno attecchito con risultati straordinari. Tanto da far guadagnare al brand Chamlija un posto d’onore tra i pochi “fine wines” turchi noti a livello internazionale. Undici i villaggi della Strandja Mountain (in turco Yıldız Dağları o Istranca Dağları) in cui Camlica ha acquistato terreni, a partire dal 2008.

      «Nella nostra regione – spiega abbassando il volume della radio, smorzando “l’effetto Star Wars” – si producono i vini più costosi della Turchia. Dopo di me sono arrivati qui altri imprenditori. tutti turchi. Comprare anche solo terra nuda, da queste parti, è diventato molto costoso. Del resto, abbiamo i suoli migliori di tutto il Paese».

      La “Montagna delle Stelle” – questa la traduzione di Yıldız Dağları – è così chiamata per la presenza di quarzo lungo le pendici, che la farebbe riluccicare. Scendendo verso valle ecco più calcare, misto a detriti marini e conchiglie, con pochi centimetri di terra fertile e argilla (le terre bianche) e formazioni contraddistinte da depositi alluvionali sassosi, dove le concentrazioni di ossidi colorano la superficie, intaccando profondi strati di suolo (le terre rosse).

      VINI TURCHI? ZONAZIONE E STUDIO DEI SUOLI PER PRODURRE “FINE WINES”

      «Non abbiamo lasciato nulla al caso – commenta Mustafa Camlica con un sorriso fiero stampato sul volto – perché l’idea iniziale di Chamlija, che ancora portiamo avanti, è quella di produrre “fine wines”, non vini qualunque. Cosa serve per produrre “fine wines”? Tre cose: innanzitutto l’individuazione del luogo adatto in cui piantare la varietà corretta; la seconda regola è l’individuazione del luogo adatto in cui piantare la varietà corretta; la terza regola è l’individuazione del luogo adatto in cui piantare la varietà corretta. Petrus – esemplifica il patron di Chamlija – non sarebbe Petrus senza luogo. L’ho imparato nella mia precedente vita da mediatore di vini di lusso ed è la mia, la nostra, dottrina».

      L’approccio alla parcellizzazione e alla zonazione non è poi così diffuso in Turchia – Paese in cui si contano poco più di 350 mila ettari di vigneto complessivo, l’Italia ne ha circa 630 mila – ma sembra essere una delle caratteristiche che accomunano le cantine che propongono vini di qualità superiore. Il mercato interno non offre grandi soddisfazioni, per ovvi motivi (religiosi). Per questo, le aziende più lungimiranti e ambiziose, come Chamlija, puntano sulla valorizzazione delle peculiarità di suoli e microclimi vocatissimi alla viticoltura.

      CHAMLIJA, PRESENTE E FUTURO DEL VINO IN TURCHIA

      «L’investimento della nostra cantina Chamlija in nuovi cloni di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, nonché in nuovi vitigni come Touriga Nacional, Assyrtiko, Xynomavro e Kadarka – sostiene con sicurezza il re dei vini turchi, Mustafa Camlica – plasmerà l’industria vinicola turca nei prossimi decenni. I recenti impianti, che superano i 20 ettari, sono uno dei più grandi investimenti effettuati da una cantina in Turchia». 

      Parole confermate dalla prova dei calici, in cui le varietà francesi – senza dimenticare Albariño e Riesling, quest’ultimo fresco di medaglia d’oro alla Balkans International Wine Competition and Festival 2024 – al pari delle varietà autoctone turche – Papaskarasi, per citare una tra le più promettenti – e di quelle greche e originarie dei Balcani (come il Mavrud) paiono aver trovato una nuova dimensione internazionale da queste parti.

      Ovvero tra vigneti come Akoren, İslambeyli, Poyrali Parpara, Poyrali Duzdag, Poyrali Kartalkaya, Poyrali Camtepe, Poyrali Dikalan, Poyrali Karadere, Sogucak-Kurtçatagi, Tozaklı, Sutluce, Akçakoy e Kuçukkariştiran, tutti posti tra i 115 e i 450 metri sul livello del mare, nel circondario del massiccio dello Strandja. È il “nuovo” che si fa largo e che farà certamente parlare di sé, anche in Italia: tutto tranne che una «galassia lontana, lontana».

      Categorie
      news news ed eventi

      Jacopo Bonanini, figlio d’arte: primo vino a 11 anni e ricavato in beneficenza


      Milleduecento euro. Una “paghetta” più che mai ragguardevole per un ragazzino di 11 anni, guidato passo dopo passo dal padre vignaiolo nella realizzazione del suo primo vino. Con quei soldi, Jacopo Bonanini avrebbe potuto finalmente comprarsi il tanto desiderato paio di “Jordan”, celebre brand di scarpe Nike intitolate al campione di basket Michael Jordan, del costo di 400 euro, già indossate da qualche compagno di scuola. E regalarsi pure l’agognato volante nuovo, per sfrecciare ancora più veloce con la PlayStation. Ma una volta terminato il lavoro, ha deciso di donare l’intero ricavato delle vendite delle sue prime bottiglie di vino delle Cinque Terre
      al reparto di oncologia dell’ospedale Gaslini di Genova, vera eccellenza italiana nella cura delle patologie dei bambini.

      Non è un caso se questa bella storia arrivi dall’angolo più fragile e al contempo più suggestivo della Liguria. E non è un caso che il protagonista sia proprio Jacopo, 11 anni, figlio di Samuele Heydi Bonanini, titolare dell’Azienda agricola Possa, a Riomaggiore. Siamo a casa di uno dei grandi interpreti dei vini eroici delle Cinque Terre, in una cantina che è molto più di una fucina artigianale dedita alla produzione dello Sciacchetrà e degli altri nettari tipici della zona. Possa, già “Cantina dell’Anno Nord Italia 2023” per la Guida Top 100 Migliori Vini italiani di winemag.it, è teatro di numerose iniziative benefiche sul proprio territorio, che coinvolgono bambini delle scuole locali e migranti. Un guardiano del territorio, Samuele Heydi Bonanini, che rifiuta di essere definito «eroe», preferendo i fatti e il cuore alle facili lusinghe.

      JACOPO E IL SUO PRIMO VINO: RICAVATO IN BENEFICENZA AL GASLINI

      «Mi aspettavo che il passaggio dalle scuole elementari alle scuole medie fosse cruciale per mio figlio – spiega a winemag.it il vignaiolo custode delle Cinque Terre – così come per tutti gli adolescenti. Un periodo che è coinciso con l’inizio di alcune richieste particolari, che non aveva mai fatto prima. A fronte di quella di un paio di scarpe Jordan da 400 euro, a quanto pare indossate da alcuni compagni di scuola, ho cercato di farlo ragionare sulla somma, ma anche sul fatto che, nell’ultimo anno, aveva cambiato già tre taglie! Dopo un po’ si è presentato con un’altra richiesta: un volante nuovo per la PlayStation».

      «Eravamo sotto vendemmia – continua Bonanini – e ho colto la palla al balzo per un patto: gli ho detto che avrebbe potuto realizzare il suo primo vino e comprarsi quello che voleva con il ricavato. Ha accettato subito e ha lavorato sodo, seguendo passo dopo passo le mie indicazioni in cantina. A vendite quasi ultimate delle 60 bottiglie prodotte, se ne è uscito con l’idea di devolvere tutto il ricavato al Gaslini, al posto di comprarsi le scarpe Nike e l’accessorio per la Play: una bella lezione data da un bambino di 11 anni». Jacopo conosce i corridoi del noto ospedale di Genova, dove è già stato operato due volte. La prima a 23 giorni dalla nascita e la seconda un anno fa.

      [metaslider id=”80143″]

      IL VINO BIANCO “U PAPU” DI AZIENDA AGRICOLA POSSA

      «È molto curioso – evidenzia il patron di Possa – e, come sempre, ha riempito di domande i suoi interlocutori, in quel caso i medici del Gaslini. Ha scoperto così il sistema delle donazioni, che consentono alla struttura di dotarsi di nuovi macchinari all’avanguardia, oltre che di nuove sale e stanze dove vengono poi accolti e curati altri bambini come lui. Una storia che deve averlo impressionato, tanto da convincerlo a donare il ricavato del suo primo vino proprio in favore dell’ospedale dove lui stesso ha ricevuto delle cure. Ora ci stiamo organizzando con il primario per la consegna della somma: una sorta di breve cerimonia, alla quale mio figlio non vede l’ora di partecipare».

      Il primo vino di Jacopo Bonanini, dalla caratteristica etichetta che contraddistingue i vini dell’Azienda agricola Possa, è ottenuto dalla vinificazione di 80 chilogrammi di uve di varietà locali a bacca bianca, diraspate chicco per chicco dal giovane winemaker. Si chiama “U papu“, contrazione dialettale del nome “Jacopo” col quale il neo vignaiolo provetto viene chiamato dagli anziani di Riomaggiore. Per le strade del paese delle Cinque Terre lo conoscono in tanti. Ma da qualche giorno Jacopo ha un tratto distintivo in più: delle Jordan nuove fiammanti, che gli ha regalato papà. «Modello da 100 euro!», tiene a precisare Samuel Bonanini. Suole antishock d’ordinanza, per reggere i battiti di un cuore “grande così”. Quello ereditato da mamma e papà.

      Categorie
      Gli Editoriali news news ed eventi

      Sbagliare è umano, perseverare è diabolico


      EDITORIALE –
      Come molti mi hanno suggerito, mai proverbio fu mai azzeccato per raccontare il “ritorno sulla scena” di winemag.it come entità indipendente e testata giornalistica a sé stante: «Sbagliare è umano, perseverare è diabolico». La recente “fusione” con un altro gruppo editoriale è andata a finire come molti lettori e osservatori del settore avevano prospettato.

      Ho voluto credere alle promesse e ai verbi al futuro, coniugati al plurale, di una realtà troppo lontana da ciò che sono, troppo lontana da ciò che è la mia storia umana e professionale, che negli ultimi dieci anni (circa) ha preso una direzione opposta e contraria a quella del 99,9% del giornalismo e della critica enogastronomica italiana ed internazionale.

      L’affetto dimostratomi dai lettori, dagli operatori del settore e da tantissimi colleghi è addirittura superiore alle attese e mi riempie di orgoglio e di fiducia. Ho comunque bisogno di qualche settimana per riordinare le idee e tornare a macinare informazione e giornalismo al fianco di vecchi e nuovi colleghi, che vorranno salire a bordo della testata.

      Sono determinatissimo a rialzare definitamente la testa, dopo una batosta più psicologica che professionale che, a quasi 38 anni, non ho (stupidamente) avuto la capacità di preventivare, pur tutelandomi nel limite del possibile. Non me lo perdonerò mai, credo. Ma non posso e non potrò che imparare da questa lezione di vita. Grazie ancora a chi c’era, a chi c’è oggi, e a chi ci sarà, a partire dal dopo Vinitaly 2024. Winemag.it è tornato: e questa è la sola cosa che conta, insieme a “grazie”. A presto.

      Categorie
      Gli Editoriali news news ed eventi

      Tommasi e Caseo, Valpolicella e Oltrepò: ovvero il valore di un brand per un territorio


      EDITORIALE –
      Spesso si dimentica che un territorio può essere la somma dei suoi brand, ma non sempre i brand vogliono essere il territorio. In Italia più che altrove, indossare la maglia di una Doc, o di una Docg simbolo di una zona vinicola, è prima di tutto un esercizio imprenditoriale che risponde a precise leggi di mercato, ancor più che alla vocazionalità del territorio stesso o alla “visione” di una famiglia del vino. A stabilire un confine netto tra i valori che un brand può assumere per un territorio, oppure no, sono Tommasi e Tenuta di Caseo.

      Un cognome, il primo, che basta da solo per evocare a livello internazionale un territorio, la Valpolicella; e un brand, il secondo, sempre di proprietà dei Tommasi, in Oltrepò pavese, che non si cura minimamente del territorio in cui opera. Tendendo, anzi, a decontestualizzare e a portare avanti una linea di comunicazione “geograficamente” asettica, al solo scopo di targhettizzare il binomio giovani-spumanti.

      La distanza tra il “mondo Tommasi” e il “mondo Caseo” è siderale, quasi come se si trattasse di due entità che non hanno nulla in comune. Tommasi è Valpolicella, è Amarone, è Verona, è orgoglio delle proprie radici. È un brand ed è una famiglia da narrare attraverso l’orgogliosa assonanza con i “Puoti” di Palazzo Turchi, che «incorniciano in un’armonia architettonica l’Amarone Ca’ Florian», in un post di qualche giorno fa, oppure nel parallelismo con la casa di Romeo, «l’innamorato shakesperiano più conosciuto al mondo».

      BRAND E TERRITORIO: L’APPROCCIO DI TOMMASI IN OLTREPÒ PAVESE

      La “consociata” Tenuta di Caseo si guarda bene, invece, dal narrare il territorio nelle campagne di comunicazione finanziate con i medesimi fondi (quelli europei, in accordo con il regolamento 1308/2013). In estate, social invasi dal “meme” di una bella ragazza che incrocia due fidanzati che passeggiano per strada. Lui la nota, si gira e le fa un fischio, incurante dell’altra donna che tiene per mano. Il testo del meme: «Caseo Wines, zero sbatti». E ancora: «Sbattimenti? Meglio la bolla».

      La «bolla» anti rotture di maroni sarebbe il Metodo classico dell’Oltrepò pavese, territorio che forse meriterebbe uno storytelling più dignitoso. Nonché brand e grandi famiglie del vino italiano che investano nel racconto degli spumanti di collina, dei palazzi e dei castelli che puntellano la provincia di Pavia, offrendo incredibili occasioni (uniche in Italia) sul fronte dell’enoturismo. A mio avviso ben più di un territorio di conquista, da vendere ai ragazzini in cerca dell’accompagnamento perfetto per l’aperitivo. Certo, anche l’Oltrepò ha più d’un motivo per ragionare e interrogarsi sui motivi di questa “resa”. Il tutto, nell’ottica del valore di un brand per un territorio. Oppure no.

      Categorie
      Esteri - News & Wine Gli Editoriali news news ed eventi

      Sul Cava Meeting 2023 e su quanto siamo lontani da chi beve vino (Prosecco incluso)


      EDITORIALE –
      C’era da aspettarselo, o forse no. Il Cava Meeting 2023, l’evento dell’anno per la denominazione spumantistica spagnola che nel 2022 ha venduto 249,135 milioni di bottiglie (+ 4.58% rispetto al 2021) esportandone il 69%, avrebbe potuto trasformarsi nell’esercizio di autocelebrazione ormai così consueto nel settore da rischiare di passare inosservato, al giudizio dei più. È andata, invece, pressoché all’opposto, tra inutili criticismi e punti rimasti oscuri sul futuro. Nella tre giorni di Barcellona del 26, 27 e 28 novembre, c’è chi è riuscito a massacrare (a parole, s’intende) il vino simbolo di una nazione intera, con il pressapochismo e lo snobismo tipico di chi è abituato ad analizzare il vino in giacca e cravatta; senza calarsi mai (m-a-i) tra la gente, o immaginarsi seduto a una tavola diversa da quella di un ristorante stellato, in compagnia di persone appartenenti al proprio “rango”. Magari dopo il tè delle 5.

      Non farò i nomi perché, questa volta, contano poco alla fine dei conti. A preoccuparmi, tout court, è il messaggio che arriva dal settore e da alcuni dei suoi “specialisti”. In un periodo in cui ci si interroga su come coinvolgere le nuove generazioni nella cultura del bere e in cui si è costretti a spiegare la differenza tra “consumo” e “abuso” di alcolici, c’è ancora troppa gente a cui viene dato un microfono per parlarsi addosso, in sostanza per dire (o provare a suggerire) “quanti euro/dollari/sterline” dovrebbe costare una “buona bottiglia” (guarda caso sempre tanto), senza concentrarsi, invece, sul “dove, quando, cosa, chi, perché”.

      Il risultato? Sempre più consumatori si allontano dal vino, spaventati dal costo minimo (presunto) di una “bottiglia buona” e – ancor più – dalla retorica dell’artigianalità e “dell’integralmente prodotto” come sinonimo di qualità assoluta e garantita: la Docg delle dimensioni che contano, a livello inversamente proporzionale. La più grande panzana del marketing enoico dei giorni nostri diventa regola d’oro per approfittare di un palco. Ergersi a paladini del “vino per pochi”. E sostenere, tronfi, “costa tanto, dunque è buono, questa è la strada, ergo sum“.

      FANTASIE SNOB: «MENO CAVA E SOLO PER L’ALTA GASTRONOMIA»

      Al Cava Meeting 2023 ho sentito chiaramente dire che, «per aumentare la redditività del prodotto bisognerebbe produrne di meno». Facile, no? Soluzioni dal sala del tè delle 5, snocciolate “aggratis” dal palco di uno degli eventi mondiali dell’anno. In realtà, per chiunque abbia un minimo di contatto con la realtà quotidiana del settore, l’idea che il Cava, per risollevare le proprie sorti – o, meglio, la propria immagine logorata dagli entry level venduti nel mondo a prezzi da discount per un Metodo classico – debba seguire l’esempio di Bordeaux (650 milioni di bottiglie commercializzate all’anno, 5 mila chateau, 52 cooperative e 125 mila ettari complessivi, contro i 38.274 della DO spagnola) è aberrante. Se in Francia ci si può permettere di espiantare “per decreto” 9.500 ettari, in Spagna una decisione simile scatenerebbe (giustamente) la rivoluzione.

      E se è davvero questa la panacea prospettata degli “esperti del settore”, allora servirebbe anche il coraggio di finire la frase: chiedendo pubblicamente ad aziende come Freixenet, Codorniù, Garcia-Carrion o Vallformosa – che da sole o, meglio, grazie a migliaia di soci viticoltori, producono oltre il 70% delle bottiglie del Cava – di abbandonare il Consejo Regulador, spianando la strada ai soli Elaborador integral, i “piccoli” produttori di filiera (il che sarebbe l’ennesima follia). Altro capitolo, quello del target del Cava: a chi dovrebbe rivolgersi lo spumante spagnolo per accrescere la propria reputazione? Secondo alcuni degli esperti intervenuti al Meeting 2023, «dovrebbe concentrarsi solo sull’alta ristorazione, per riposizionarsi ad alti livelli d’immagine, soprattutto all’estero e in Uk».

      Peccato che la quota relativa all’apice della piramide produttiva (Cava de Superior Reserva, Cava de Superior Gran Reserva e, ancor più, Cava de Superior Paratge Qualificat – a proposito: qualcuno si è chiesto quanto sono difficili da memorizzare questi nomi all’estero?!) riguardi una minuscola percentuale del totale della produzione, incapace al momento di fare massa critica. Abbandonare il target “festeggiamenti” / “celebrazioni”, in cui si inseriscono i “base” con affinamento di 9 mesi – segmento fortemente presidiato nelle politiche di marketing nazionali e globali delle grandi case spumantistiche spagnole – sarebbe un po’ come rinnegare l’origine stessa del Cava, in voga dal 1872 come “bollicina” delle feste, da preferire allo Champagne francese.

      IL CAVA E LE SUE 4 “SOTTOZONE”: VALORE OPPURE OSTACOLO?

      Dubbi, da parte di qualche relatore, anche sulle potenzialità della valorizzazione dell’origine e delle sottozone (Comtats de Barcelona, Valle del Ebro, Viñedos de Almendralejo e “Zona de Levante“). In Spagna – a differenza di quanto sta cercando di fare faticosamente il Consejo Regulador guidato da Javier Pagés , uscito fieramente a testa alta dal Cava Meeting 2023 proprio grazie alla mancanza di soluzioni logiche a problemi reali come la redditività e la ridistribuzione di un valore uniforme su tutta la base consortile – c’è chi è convinto che questa non sia la strada da seguire: «Troppo difficile, il mercato non riconoscerebbe le sottozone e i consumatori si confonderebbero».

      Oibò: qualcosa non torna (ancora una volta, e non è la prima) perché l’origine dei vini è da sempre – e lo è oggi, a maggior ragione – una peculiarità nelle carte dei vini dell’alta ristorazione e nella differenziazione dei vini di qualità. Che fare, allora? Piangersi un po’ addosso, di sicuro. Già, perché nella retorica spagnola – molto più comunemente di quanto si possa immaginare – competitor diretti come gli italiani sono semplicemente considerati «migliori venditori», al di là del prodotto. E sarebbe questa la principale ragione del successo dei nostri (e di altri) vini (Prosecco in primis). «Noi spagnoli siamo così incapaci di “venderci” – ha dichiarato uno dei relatori del Cava Meeting 2023 – che altri hanno prodotti peggiori, ma li vendono meglio».

      Il tutto, a seguito di una delle frasi più scioccanti (in termini di banalità del concetto) arrivate dal palco del convegno: «Il Prosecco è fatto da una macchina, il Cava è molto più difficile da produrre, essendo un Metodo classico». Eppure è proprio una scelta degli spagnoli quella di continuare ad accostare il Cava al Prosecco (chiaramente per via dello scarso posizionamento prezzo medio del Metodo classico Made in Spain, misconoscendo – tra gli altri aspetti – la costante progressione del valore del Conegliano Valdobbiadene). Pagés, stuzzicato sull’argomento dal sottoscritto, ammette in maniera molto onesta che «il continuo accostamento del Cava al Prosecco è un errore».

      CAVA CHIAMA PIANETA TERRA: GLI INTERVENTI REALISTICI DI MESTRES E FREIXENET

      Della stessa opinione sembrano essere anche altri interpreti di grande visione come Jaume Vial, direttore vendite di Mestres, e Pedro Ferrer, vicepresidente di Henkell Freixenet Group (che in Italia produce Prosecco con Mionetto), secondo i quali servirebbe un cambio di passo nella forma-mentis dei viticoltori locali. «Un Cava di 9 mesi è uguale a uno di 18, 24 o 36? Certo che no. Ma possono coesistere e, per ognuno, bisogna creare una linea di comunicazione differente, capace di raggiungere il determinato target di consumatori, senza esclusioni. Spesso, nel mondo del vino, ci parliamo addosso senza capire chi abbiamo di fronte», ha chiosato coraggiosamente Vial, confermandosi profondo conoscitore delle (reali) dinamiche del mercato internazionale, ben al di là delle sale da tè e dei salotti “bene”.

      «Come si fa ad alzare il prezzo del Cava? Il valore di una bottiglia risiede spesso nel brand. E il Cava ha molti brand di valore. Non si può pensare di incrementare il valore riducendo semplicemente la produzione. Al contrario, le produzioni al vertice della piramide qualitativa devono spingere verso l’alto quelle alla base della piramide qualitativa, per generare maggiore redditività lungo tutta la catena. Ascoltare i consumatori deve essere una priorità: nel mondo del Cava possono coesistere diverse anime e interpretazioni», ha fatto eco Ferrer.

      Nel frattempo, tanto tra le giovani generazioni di produttori spagnoli quanto tra le aziende che godono di una certa storicità nel mondo Cava, si fa avanti lo “spettro” del Pét-Nat. Vini più esili, immediati e meno costosi da produrre, che piacciono ai giovani di mezzo mondo e sono in grado di catturare facilmente l’attenzione per la loro attitudine spensierata e funky, proponendosi come alternativa di qualità alla birra. La formula vale per i “big” tanto quanto per aziende più di nicchia e certificate biologiche come Alta Alella, passate da 2 a 15 mila bottiglie di Pét-Nat in 6 anni, pur continuando a credere (fortemente e con ottimi risultati) nei Cava da lungo affinamento. E se il segreto del successo del Cava fosse un passo indietro, per farne 10 in avanti?

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      È l’ora del Chianti Classico Gran Selezione: 63 vini con punteggi alla cieca

      A quasi dieci anni dall’istituzione della nuova tipologia – e dopo non pochi tumulti – il Chianti Classico Gran Selezione ha finalmente trovato la sua reale dimensione nei calici. Porla all’apice della piramide qualitativa della Docg è stata una mezza rivoluzione: la prima volta nella legislazione vitivinicola italiana. Ora si può dire che l’impresa è definitivamente compiuta, grazie a vini dal profilo spiccatamente identitario. Figli del terroir e, non di rado, di singole parcelle, ben distinguibili dalla già esistente tipologia Riserva, con cui la Gran Selezione andava a talvolta a sovrapporsi in passato, organoletticamente. È quanto emerge in maniera chiara dalla degustazione alla cieca di oltre 60 campioni (2020, 2019, 2018, 2017, 2016) di 49 cantine del Gallo Nero, organizzata da winemag.it in collaborazione con il Consorzio di Tutela fiorentino.

      In attesa dei dati aggiornati che saranno forniti in occasione della Chianti Classico Collection 2024, anche i numeri sembrano dare ragione alla Gran Selezione. La tipologia rappresenta attualmente circa il 6% della produzione totale di Chianti Classico (quest’ultima pari a 35-38 milioni di bottiglie, 270 mila ettolitri medi all’anno). L’introduzione di 11 UGA (Unità Geografiche Aggiuntive), in etichetta ufficialmente da luglio 2023, è l’ultima mossa del Consorzio, che dà la misura di un progetto unico nel panorama enologico italiano. «Un traguardo storico per la denominazione – dichiara il presidente Giovanni Manetti – dal momento che adesso tutti i consumatori potranno finalmente scegliere vini provenienti dalle diverse UGA e apprezzare le sfumature del territorio del Gallo Nero. Un ulteriore passo per la valorizzazione delle caratteristiche distintive del Chianti Classico».

      COS’È IL CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE: LE CARATTERISTICHE

      La Gran Selezione è un vino prodotto da uve di esclusiva pertinenza aziendale, coltivate nei vigneti più vocati e con regole severe. Un nuovo punto di riferimento nel panorama enologico internazionale. Oltre a prevedere caratteristiche chimiche e organolettiche idonee a vini di elevata qualità, la Gran Selezione può essere commercializzata solo dopo un invecchiamento minimo di 30 mesi e un periodo obbligatorio di affinamento in bottiglia.

      La Gran Selezione ha anche il merito di esaltare i diversi caratteri di un territorio ampio e polimorfo, per questo diviso in undici Unità Geografiche Aggiuntive e in zone climaticamente e pedologicamente differenti, ma unite dall’inconfondibile “firma” del Sangiovese. Cosa aspettarsi dal Chianti Classico Gran Selezione dal punto di vista organolettico? Lo spiega molto bene il Consorzio: «Un vino di struttura importante che, grazie alla selezione delle uve e al lungo affinamento, consegue equilibrio e armonia superiori, profondità gustativa e complessità aromatica. Al palato abbina immediatezza di frutto unitamente alle affascinanti nuance tipiche dei vini capaci di una lunga evoluzione».

      MARCO RICASOLI FIRIDOLFI: «GRAN SELEZIONE? GRANDE INTUIZIONE»

      Grande soddisfazione per la tipologia anche da parte dei produttori. Qualcuno chiede addirittura di alzare ulteriormente l’asticella. «L’introduzione della Gran Selezione – commenta Marco Ricasoli Firidolfi, titolare della cantina Rocca di Montegrossi – è stata una grande intuizione per fare capire l’altissima qualità della denominazione del Chianti Classico. Tuttavia, avrei voluto che su alcuni dei requisiti che contraddistinguono la Gran Selezione in rapporto alla Riserva venissero applicati parametri più rigidi per segnare una distanza più evidente tra le due classificazioni. Ad esempio, sarebbe auspicabile una differenza più netta sul tempo minimo di maturazione dei vini, che attualmente prevede (inclusi i 6 mesi di affinamento in bottiglia) 30 mesi per la Gran Selezione e 24 mesi per la Riserva».

      «Apprezzo molto – continua Ricasoli Firidolfi – la decisione di vietare tra tre anni i vigneti internazionali dai blend della Gran Selezione. E sono anche d’accordo all’aumento della percentuale minima di Sangiovese, dall’80 al 90%. Non ritengo invece di dovere arrivare a una Gran Selezione con 100% Sangiovese, poiché sarebbe incoerente con la storia e la tradizione del Chianti Classico, dove il Sangiovese è da sempre protagonista dei vini, ma in uvaggio e non in purezza».

      Il titolare di Rocca di Montegrossi avanza infine una proposta destinata ad animare il dibattito sulla tipologia: «Ritengo opportuno introdurre un criterio di proporzionalità tra l’estensione vitata di un’azienda e il numero di etichette Gran Selezione prodotte, al fine di evitare situazioni in cui a pochi ettari vitati aziendali corrispondano magari tre vini diversi. La Gran Selezione dovrebbe infatti rappresentare il “meglio” di un’azienda. Appare poco convincente che ciò possa corrispondere alla totalità, o quasi, della produzione aziendale».

      GRAN SELEZIONE 2020, 2019, 2018, 2017 E 2016: I PUNTEGGI

      97/100

      VINO ANNO CANTINA ZONA PUNTI
      14 Chianti Classico Docg Vigna del Sorbo 2020 Fontodi Panzano 97/100
      48 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Gittori Gaiole 2020 Riecine Gaiole 97/100

      96/100

      VINO ANNO CANTINA ZONA PUNTI
      5 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vicoregio 36 2020 Castello di Fonterutoli Castelnuovo Berardenga 96/100
      13 Chianti Classico Docg Gran Selezione Terrazze San Leolino 2020 Fontodi Panzano 96/100
      54 Chianti Classico Docg Gran Selezione  2018 Tenuta Casenuove Greve 96/100
      63 Chianti Classico Docg Gran Selezione Squarcialupi 2016 Tenute Squarcialupi – La Castellina di  Tommaso Bojola Castellina in Chianti 96/100

      95/100

      VINO ANNO CANTINA ZONA PUNTI
      6 Chianti Classico Docg Gran Selezione Badiòla 2020 Castello di Fonterutoli Radda 95/100
      16 Chianti Classico Docg Gran Selezione I Salci 2016 Borgo Salcetino – Livon Radda 95/100
      19 Chianti Classico Docg Gran Selezione Riserva Ducale Oro 2019 Ruffino Castellina in Chianti 95/100
      25 Chianti Classico Docg Gran Selezione Giovanni Folonari 2018 Tenuta di Nozzole Greve 95/100
      26 Chianti Classico Docg Gran Selezione Terrabianca 2019 Arillo in Terrabianca Radda 95/100
      31 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bruciagna 2020 Castello La Leccia Castellina in Chianti 95/100
      38 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Poggiarso 2020 Castello di Meleto Gaiole 95/100
      42 Chianti Classico Docg Gran Selezione Rialzi 2019 Tenuta Perano – Frescobaldi Gaiole 95/100
      47 Chianti Classico Docg Gran Selezione Sei Bio 2020 Querceto di Castellina Castellina in Chianti 95/100
      58 Chianti Classico Docg Gran Selezione Sergio Zingarelli 2019 Rocca delle Macie Castellina in Chianti 95/100

      94/100

      VINO ANNO CANTINA ZONA PUNTI
      1 Chianti Classico Docg Gran Selezione Strada al Sasso 2020 Tenuta di Arceno Castelnuovo Berardenga 94/100
      8 Chianti Classico Docg Gran Selezione Zac 2019 Principe Corsini – Villa Le Corti San Casciano Val di Pesa 94/100
      21 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Montaperto 2018 Fattoria Carpineta Fontalpino Castelnuovo Berardenga 94/100
      23 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna del Capannino 2020 Bibbiano Castellina in Chianti 94/100
      33 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bellezza 2018 Castello di Gabbiano San Casciano 94/100
      34 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vecchie Vigne 2019 Podere Castellinuzza – Paolo Coccia Lamole 94/100
      39 Chianti Classico Docg Gran Selezione Trebbio 2020 Castello di Meleto Gaiole 94/100
      53 Chianti Classico Docg Gran Selezione Le Masse di Greve 2017 Lanciola Greve 94/100
      61 Chianti Classico Docg Gran Selezione Le Balze 2019 Il Poggiolino San Donato in Poggio 94/100

      93/100

      VINO ANNO CANTINA ZONA PUNTI
      7 Chianti Classico Docg Gran Selezione Castellina 2020 Castello di Fonterutoli Castellina in Chianti 93/100
      11 Chianti Classico Docg Gran Selezione Le Bolle 2020 Castello Vicchiomaggio Greve in Chianti 93/100
      18 Chianti Classico Docg Gran Selezione  2019 Torraccia di Presura Greve 93/100
      20 Chianti Classico Docg Gran Selezione Romitorio di Santedame 2019 Ruffino Castellina in Chianti 93/100
      22 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Dofana 2018 Fattoria Carpineta Fontalpino Castelnuovo Berardenga 93/100
      24 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigne di Montornello 2020 Bibbiano Castellina in Chianti 93/100
      32 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Bastignano 2019 Conti Capponi – Villa Calcinaia Greve in Chianti 93/100
      35 Chianti Classico Docg Gran Selezione Santa Caterina 2019 Castello di Albola Radda 93/100
      41 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Casi 2020 Castello di Meleto Gaiole 93/100
      43 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2018 Capannelle Gaiole 93/100
      56 Chianti Classico Docg Gran Selezione San Marcellino 2018 Rocca di Montegrossi Gaiole 93/100
      57 Chianti Classico Docg Gran Selezione Il Crocino Tenuta Fizzano 2020 Rocca delle Macie Castellina in Chianti 93/100

      92/100

      VINO ANNO CANTINA ZONA PUNTI
      3 Chianti Classico Docg Gran Selezione Clemente VII 2019 Castelli del Grevepesa San Casciano 92/100
      9 Chianti Classico Docg Gran Selezione Don Tommaso 2020 Principe Corsini – Villa Le Corti San Casciano  92/100
      12 Chianti Classico Docg Gran Selezione La Prima 2020 Castello Vicchiomaggio Greve in Chianti 92/100
      15 Chianti Classico Docg Gran Selezione Pasquino 2019 Fattoria Montecchio San Donato in Poggio 92/100
      28 Chianti Classico Docg Gran Selezione Millennio 2020 Castello di Cacchiano Gaiole 92/100
      37 Chianti Classico Docg Gran Selezione Il Solatìo 2018 Castello di Albola Radda 92/100
      40 Chianti Classico Docg Gran Selezione  2020 Castello di Meleto Gaiole 92/100
      45 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017 Borgo Scopeto – Caparzo Vagliagli 92/100
      46 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bio Vigneto di Campolungo 2019 Lamole di Lamole Greve 92/100
      49 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bio 2017 Fattoria La Ripa San Donato in Poggio 92/100
      50 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017 Terre di Melazzano Greve 92/100
      55 Chianti Classico Docg Gran Selezione Fonte alla Selva 2019 Banfi Castellina in Chianti 92/100
      60 Chianti Classico Docg Gran Selezione Ruspoli 2019 Tenuta Lilliano Castellina in Chianti 92/100

      91/100

      VINO ANNO CANTINA ZONA PUNTI
      2 Chianti Classico Docg Gran Selezione Lamole 2019 Castelli del Grevepesa Lamole 91/100
      4 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vignole Créspine 2018 Tenuta di Vignole Panzano 91/100
      17 Chianti Classico Docg Gran Selezione La Madonnina 2019 Casa Vinicola Triacca Greve 91/100
      27 Chianti Classico Docg Gran Selezione Pagliarese 2019 Pagliarese – Fèlsina Castelnuovo Berardenga 91/100
      30 Chianti Classico Docg Gran Selezione Villa Rosa 2019 Cecchi Castellina in Chianti 91/100
      36 Chianti Classico Docg Gran Selezione Il Solatìo 2017 Castello di Albola Radda 91/100
      44 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2016 Borgo Scopeto – Caparzo Vagliagli 91/100
      52 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2018 Castellinuzza Lamole 91/100
      59 Chianti Classico Docg Gran Selezione Monna Lisa 2017 Vignamaggio Greve 91/100

      90/100

      VINO ANNO CANTINA ZONA PUNTI
      10 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2020 Carpineto Greve in Chianti 90/100
      29 Chianti Classico Docg Gran Selezione Valore di Famiglia 2018 Cecchi Castellina in Chianti 90/100
      51 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2020 Fattoria Santo Stefano Greve 90/100
      62 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bio Vigna Le Cataste  2018 Quercia al Poggio San Donato in Poggio 90/100
      CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE: NOTE DI DEGUSTAZIONE E PUNTEGGI
      VINO ANNO CANTINA ZONA (UGA) PUNTI
      1 Chianti Classico Docg Gran Selezione Strada al Sasso 2020 Tenuta di Arceno Castelnuovo Berardenga 94/100
      14.5%. Bel granato luminoso. Naso suadente e disteso, sulla ciliegia succosa e sul lampone, ancora croccante, oltre che sui fiori di viola e rosa. Fine speziatura di sottofondo, molto elegante, unita a ricordi di corteccia e sottobosco. Sorso che esplode sul frutto e sulla sapidità, su trama tannica elegantissima. Bella chiusura fresca, agrumata, su ritorni di lampone e ricordi di mora. Un Sangiovese di razza, che conquista più per slancio che per concentrazione degli aromi, guadagnandone in bevibilità. Fascia prezzo: 40 euro.
      2 Chianti Classico Docg Gran Selezione Lamole 2019 Castelli del Grevepesa Lamole 91/100
      14%. Splendido rubino luminoso, alla vista. Vino che si concede immediatamente nel calice. Al naso note gentili di frutta a bacca rossa, di maturità piena, succosa, avvolte in una speziatura altrettanto elegante e misurata. Più in sottofondo, un bel floreale di rosa e di viola e leggerissimi accenti agrumati. Ingresso di bocca fresco e tendenzialmente morbido, sulla frutta rossa avvertita al naso e su ricordi di mora matura. Slancio fresco-iodico dal centro bocca, verso un finale pieno, elegante, fruttato e finemente speziato. Vino giunto a uno stato di grazia ed equilibrio destinato a durare ancora per diversi anni. Fascia prezzo: 25 euro.
      3 Chianti Classico Docg Gran Selezione Clemente VII 2019 Castelli del Grevepesa San Casciano 92/100
      14%. Alla vista il vino si presenta di un rubino-granato luminoso. Naso piuttosto denso sulla componente fruttata a polpa rossa, pur elegante. Intrigante la spezia e la tinta erbacea, su ricordi di erbe della macchia mediterranea e una leggera mentolatura. La certa densità del frutto avvertita al naso si riverbera con perfetta corrispondenza al sorso, in ingresso, sulla spinta di una vena glicerica palpabile. Sorso sorretto da una buona freschezza, nella conferma di frutto e balsamicità. Quest’ultima risulta ancora più netta nel retro olfattivo, di buona persistenza. Vino di media struttura, a conferma di un’interpretazione di Sangiovese che abbina carattere, eleganza, prontezza di beva e possibilità di ulteriore affinamento. Fascia prezzo: 25 euro.
      4 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vignole Créspine 2018 Tenuta di Vignole Panzano 91/100
      15%. Rubino intenso, pressoché impenetrabile alla vista. Naso ricco, intenso, sui frutti di bosco ben maturi (lampone, ribes) e sulla mora di rovo. L’ossigenazione apre a una speziatura calda, con ricordi di cannella e liquirizia fusa. Perfetta la corrispondenza gusto olfattiva. Il palato si conferma dominato dalla frutta, su una potente spinta alcolico-glicerica, su sottofondo scuro, ancora di liquirizia. Tannini piuttosto integrati e finale elegantemente asciutto, su tinte balsamiche e speziate-pepate. Vino caldo, strutturato, muscolare. Fascia prezzo: 30 euro.
      5 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vicoregio 36 2020 Castello di Fonterutoli Castelnuovo Berardenga 96/100
      14.5%. Rubino luminoso. Naso che si apre prima sulla spezia scura che sul frutto rosso. Entro pochi secondi il quadro si riequilibra sulla bella corrispondenza tra le note di lampone e ciliegia matura e quelle vanigliate e tostate. Intrigante la vena balsamica in sottofondo, su ricordi di mentuccia ed aromatiche della macchia mediterranea. Tannini soffici e vibrante freschezza prima del lungo finale, su ritorni vanigliati, talcati e speziati elegantissimi. Fascia prezzo: 55 euro.
      6 Chianti Classico Docg Gran Selezione Badiòla 2020 Castello di Fonterutoli Radda 95/100
      13%. Bel granato luminoso, ben penetrabile alla vista. Naso in cui danzano violette e rose fresche, unitamente a un frutto rosso polposo. In sottofondo un’elegante speziatura, ricordi di alloro e rosmarino, cioccolato e polvere di caffè. Il palato è fresco e disinvolto, tanto sul frutto quanto sulla spezia che ne irrobustisce il profilo, con la sua balsamicità “montana”. Trama tannica e sapidità costituiscono la spina dorsale del nettare, sulla quale si dipana la frutta rossa croccante. Chiusura preziosa ed elegante, ben eretta su un accenno fenolico che finisce per esaltare la beva. Chiusura di fatto asciutta, sui piccoli frutti rossi e su una certa vena minerale. Giovanissimo. Fascia prezzo: 55 euro.
      7 Chianti Classico Docg Gran Selezione Castellina 2020 Castello di Fonterutoli Castellina in Chianti 93/100
      14%. Rosso granato luminoso. Naso vivace, che non lascia nulla di nascosto, sin dal primo bacio con l’ossigeno. Ecco frutto croccante, spezia, fiori freschi, tostatura e vaghi ricordi fumé. Molto disteso e diretto anche il palato, in perfetta corrispondenza con le note avvertite al naso. Bella trama tannico-sapida a dare ulteriore slancio a un sorso dinamico, incentrato su una piacevolezza di beva non banale. Lungo finale in cui frutto, spezia e tostatura si dividono il palco, regalando un prezioso ensemble. Fascia prezzo: 45 euro.
      8 Chianti Classico Docg Gran Selezione Zac 2019 Principe Corsini – Villa Le Corti San Casciano Val di Pesa 94/100
      15%. Bel rubino-granato luminoso, alla vista. Naso che appare sin da subito ben stratificato, complesso. Frutta in gran rilievo, sull’espressione di una croccante ciliegia; floreale fresco, di viola ancor più che gladiolo. E ancora: tabacco dolce, fondo di caffè, appena un accenno di toffee. Completano il quadro ricordi di grafite. In bocca è il trionfo della combinazione tra le note avvertite al naso, con grande preponderanza del frutto, di gran succosità. Il sorso vibra d’una freschezza elettrica, capace di imbrigliare, con l’ausilio della salinità, la potenza glicerica dei 15 gradi d’alcol in volume, che risultano così perfettamente integrati. Persistenza ottima nel segno di un allungo sapido, su ricordi di erbe della macchia mediterranea e sul frutto goloso, stuzzicato da una freschezza balsamica. Fascia prezzo: 55 euro.
      9 Chianti Classico Docg Gran Selezione Don Tommaso 2020 Principe Corsini – Villa Le Corti San Casciano 92/100
      14.5%. Rosso granato luminoso. Naso che si apre sulla a polpa rossa frutta matura e su una elegante speziatura, calda. Ingresso teso e sapido al palato, a controbilanciare un’importante vena glicerica e succosità delle note fruttate, che si confermano sulla ciliegia e sul lampone maturo, con ricordi di mela rossa estiva. Vino che gioca bene con l’ossigeno, distendendosi ulteriormente sulle spezie orientali. Chiude ricco e goloso, sulla frutta e su un tannino vivo e di prospettiva, utile a bilanciare l’opulenza. Fascia prezzo: 35 euro.
      10 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2020 Carpineto Greve in Chianti 90/100
      14%. Granato luminoso, alla vista. Primo naso piuttosto contratto di primo acchito, su note tostate e speziate ancor più che fruttate, con ricordi di liquirizia e brace che, con l’ossigenazione, lasciano spazio a una ciliegia croccante e a una deliziosa viola mammola. Incuriosisce ancor più all’assaggio per le tinte umami che si fanno largo col passare del minuti, al pari dell’apporto di frutta rossa. Sorso teso, sulla frutta rossa croccante, prima di ritorni sapidi e tostati in chiusura. Fascia prezzo: 55 euro.
      11 Chianti Classico Docg Gran Selezione Le Bolle 2020 Castello Vicchiomaggio Greve in Chianti 93/100
      13.5%. Rosso granato luminoso. Primo naso su note di frutta rossa perfettamente matura, su ricordi erbacei e di fieno che si uniscono a quelli di aromatiche mediterranee come rosmarino e alloro, oltre che di fiori di rosa e viola. Vino che beneficia dell’ossigeno, aprendosi sempre più sul frutto rosso. Al palato si rivela strutturato ma elegante, anche grazie alla buona sapidità. Frutto che si conferma croccante al sorso, accompagnando tutte le fasi sino alla lunga chiusura. Fascia prezzo: 60 euro.
      12 Chianti Classico Docg Gran Selezione La Prima 2020 Castello Vicchiomaggio Greve in Chianti 92/100
      14%. Granato luminoso, dall’unghia violacea che ne denota l’estrema gioventù. Naso profondo, elegante e stratificato, su frutto rosso croccante (ciliegia, lampone, ribes), erbe della macchia mediterranea (rosmarino, alloro, timo) e rintocchi balsamici, mentolati. Ricordi di fondo di caffè e cioccolato fondente, oltre che di burro salato, invitano con curiosità all’assaggio. Ingresso e svolgimento nuovamente su canoni di estrema eleganza, soprattutto grazie a tannini che lasciano il palco alla polpa rossa già avvertita al naso, ben avvolta nelle note tostate e balsamiche. Vino di ottima struttura, ancora giovane ma dall’ottimo potenziale. Fascia prezzo: 50 euro.
      13 Chianti Classico Docg Gran Selezione Terrazze San Leolino 2020 Fontodi Panzano 96/100
      14.5%. Sangiovese di razza sin dal primo naso, mostra un’ottima concentrazione delle note fruttate e un elegante profilo floreale di rosa e di viola. Golosa caramella mou e cioccolato fondente rendono il primo approccio con Terrazze San Leonino ancora più intrigante, a maggior ragione per il gioco con le note minerali che ricordano la grafite. Il sorso è materico. Apre su una ciliegia croccante e sul “freno” sabbioso di un tannino che controbilancia alla perfezione l’opulenza glicerica dell’alcol. Eleganza è la parola d’ordine, anche nel lungo e stratificato retro olfattivo, dove tutto sembra messo al posto giusto, come in una stanza appena riordinata. Vino dalle immense prospettive di diventare ancora più grande, con gli anni, senza considerare l’ottimo rapporto qualità prezzo. Fascia prezzo: 60 euro.
      14 Chianti Classico Docg Vigna del Sorbo 2020 Fontodi Panzano 97/100
      14.5%. Rubino luminoso. Gran presenza di frutto sin dal primo naso. Ottima concentrazione e stratificazione degli aromi, che spaziano da ciliegia, ribes, lampone e arancia sanguinella alla grafite, oltre che al cioccolato fuso e al fondo di caffè. Più vaghi i ricordi di mora selvatica, che spostano l’attenzione dal frutto rosso a quello nero, così come avviene per la componente pietrosa e minerale, affiancata con l’ossigenazione da venature goudron e da ricordi di aromatiche della macchia mediterranea. Golosa e balsamica la matrice erbacea e speziata, tra la liquirizia, l’anice e il ginepro. Il sorso riesce a mettere d’accordo in maniera esemplare peso ed eleganza, struttura e slancio, polpa e mineralità. Tannino ed alcol. L’apoteosi del Sangiovese da singola vigna, dall’immenso potenziale futuro. Fascia prezzo: 70 euro.
      15 Chianti Classico Docg Gran Selezione Pasquino 2019 Fattoria Montecchio San Donato in Poggio 92/100
      14%. Color rubino-granato piuttosto carico, luminoso. Naso su floreale di rosa, violetta, frutta rossa (lampone, ciliegia) nera (prugna, mora) e ricordi di arancia sanguinella. Sottofondo speziato delicato, con ricordi di cannella e corteccia. Sorso pieno, sul frutto maturo e su una vena glicerica ben controbilanciata dalla spalla acida. Tannini soffici, integrati. Chiusura balsamica e fruttata, su tinte di amarena, mora e prugna. Il corpo medio del vino favorisce l’agilità di beva, oltre alla buona gastronomicità. Fascia prezzo: 45 euro.
      16 Chianti Classico Docg Gran Selezione I Salci 2016 Borgo Salcetino – Livon Radda 95/100
      14.5%. Granato carico, poco penetrabile alla vista. Naso ampio, sulla frutta di bosco matura a polpa rossa e nera, avvolta in un golosissimo mantello di balsamicità dolce, di liquirizia fusa e mentuccia selvatica. Ingresso teso, denso, ancora una volta sul frutto maturo, di bosco. Il nettare si distende poi sulla balsamicità, tornando sui ricordi di eucalipto e liquirizia già avvertiti al naso. Tannini vivi, affilati, lavorano bene sull’abbondanza glicerica conferita dai 14,5 gradi di percentuale d’alcol in volume. Nettare corpulento, molto strutturato e ricco, per nulla arreso alle lancette dell’orologio e con molto altro da dare negli anni a venire. Bere oggi o conservare con serenità. Fascia prezzo: 35 euro.
      17 Chianti Classico Docg Gran Selezione La Madonnina 2019 Casa Vinicola Triacca Greve 91/100
      14%. Granato luminoso piuttosto carico, per la presenza di altri vitigni toscani a bacca rossa, oltre al Sangiovese (l’assaggio dimostra che ne condizionano, come nelle normali aspettative, anche il profilo organolettico). Primo naso su terziari golosi, marcati da una speziatura calda che avvolge il frutto rosso e nero. Più in sottofondo un floreale di gladiolo e viola mammola. Ingresso di palato deciso, pieno, sull’esuberanza del frutto maturo ben imbrigliato da tannini fitti ma eleganti. Alla vena glicerica fa da contraltare anche una sapidità golosa, che accompagna il sorso nel lungo retro olfattivo. Vino di ottima struttura ed elegante portamento, già godibile su piatti di pari importanza e all’inizio di un lungo percorso di vita. Interessante il rapporto qualità prezzo. Fascia prezzo: 25 euro.
      18 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2019 Torraccia di Presura Greve 93/100
      14%. Granato carico luminoso, al limite dell’impenetrabile; l’unghia violacea denota la marcata gioventù del nettare. Naso intrigante, piuttosto stratificato, ma che si apre lentamente, necessitando di ossigenazione. I primi ricordi sono sul frutto rosso e nero maturo, tendente alla confettura; certamente di marcata concentrazione. Si spazia dalla ciliegia alla prugna, ma anche ad agrumi come sanguinella e cedro. Più in sottofondo spezie calde come il sandalo, fresche come il ginepro, e un floreale di gladiolo, oltre che di viola. Non manca una vena iodico-minerale che si unisce alle venature di humus e sottobosco. Il sorso è maestoso in ingresso, potente e ricco di aromi, con la stratificazione già avvertita al naso che si conferma anche dal centro palato al retro olfattivo. L’alcol andrà col passare dei mesi a ribilanciarsi, lasciando spazio a frutto (perfetta la corrispondenza gusto-olfattiva), spezia, macchia mediterranea e accenti minerali-gessosi. Vino all’inizio di una lunga vita. Fascia prezzo: 40 euro.
      19 Chianti Classico Docg Gran Selezione Riserva Ducale Oro 2019 Ruffino Castellina in Chianti 95/100
      15%. Granato luminoso alla vista. Al naso elegante e di carattere, si apre subito sul frutto rosso, con grande precisione aromatica: ciliegia, lamponi, ribes, fragolina. Spazia anche sul frutto scuro, dalla mora al cassis, oltre che sulla macchia mediterranea. Sorso che evidenzia una gran tensione fresco-sapida, su cui danzano i ritorni di piccoli frutti già avvertiti al naso. Le durezze sono tali da compensare in maniera ineccepibile l’abbondante vena glicerica dettata dai 15 gradi di percentuale d’alcol in volume, che spaventano più sull’etichetta che all’assaggio. La corretta temperatura di servizio diventa così ancora più fondamentale. Tannini presenti ma perfettamente integrati fanno capolino dal centro bocca e accompagnano il sorso verso una lunga persistenza, su ritorni fruttati golosi, pienamente maturi. Vino già molto godibile, con parecchia vita davanti. Fascia prezzo: 30 euro.
      20 Chianti Classico Docg Gran Selezione Romitorio di Santedame 2019 Ruffino Castellina in Chianti 93/100
      15%. Granato intenso, luminoso. Primo naso su note tostate, ricordi di fondo di caffè e caramella mou che, con l’ossigenazione, lasciano spazio al frutto maturo a polpa rossa (ciliegia, amarena, mora). Bella componente speziata calda, in sottofondo, con ricordi di vaniglia bourbon e accenni di tabacco dolce. In bocca le componenti morbide e quelle dure giocano a bilanciarsi, nella leggera prevalenza delle note sinuose, terziarie, su sapidità e tensione acida. Tannini fitti ma integrati, a lasciare esprimere un frutto pieno e una struttura piuttosto grassa, pur galante. La chiusura torna decisa sul fondo di caffè e sul toffee, prima della chiusura assoluta di sipario sui piccoli frutti rossi sotto spirito. Fascia prezzo: 55 euro.
      21 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Montaperto 2018 Fattoria Carpineta Fontalpino Castelnuovo Berardenga 94/100
      14.5%. Granato intenso, luminoso, poco penetrabile alla vista. Naso intenso, sulla spezia (chiodo di garofano, pepe nero) e sulle erbe della macchia mediterranea come alloro e rosmarino, su netto sottofondo di goudron e grafite. Il frutto è goloso, di maturità piena: si distinguono piccole bacche di bosco come ribes e lamponi, oltre a ciliegia e prugna. Sorso che abbina la densità del frutto a una pregevole spalla acida, unita a una sapidità rinvigorente e a tannini fitti, piuttosto integrati e futuribili. Ne guadagna la beva, nel quadro di un vino strutturato e di prospettiva. Fascia prezzo: 40 euro.
      22 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Dofana 2018 Fattoria Carpineta Fontalpino Castelnuovo Berardenga 93/100
      14%. Granato intenso, luminoso, ben penetrabile alla vista. Naso denso, piuttosto concentrato nella componente fruttata (ciliegia molto matura), ben avvolta in una speziatura scura, profonda, che vira verso il balsamico. Più in sottofondo, ben celati dall’abbondanza del frutto, ecco terziari di vaniglia bourbon e cannella. Al palato è pieno ed elegante, nella riconferma di tutte le note già avvertite al naso. Il frutto rosso, ben maturo e succoso, viene preso per mano da una sapidità e da una freschezza che slanciano il sorso verso una lunga persistenza aromatica. I tannini, ben integrati, raccontano di un vino in fase ancora giovanile, già molto godibile ma destinato a migliorare ancora negli anni. Fascia prezzo: 30 euro.
      23 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna del Capannino 2020 Bibbiano Castellina in Chianti 94/100
      15%. Granato luminoso, alla vista. Il vino profuma di ciliegia matura, lampone, ribes e spezie calde e dolci, dal sandalo alla cannella, passando dal curry a più rinfrescanti ricordi di cardamomo. Il palato obbliga a concentrarsi su frutto e freschezza, su ritorni di ciliegia e di arancia sanguinella. La tensione fresco-acida domina la scena, accompagnata da una spezia che vira dalle tinte calde a quelle balsamiche, su chiodo di garofano e mentuccia. Ne risulta un vino di ottimo carattere e struttura, fine ed elegante dall’ingresso al retro olfattivo e che non deve per nulla spaventare per i 15% d’alcol in volume indicati in etichetta, a riprova che è l’equilibrio che conta. Ottima persistenza e prospettiva di affinamento per Vigna del Capannino, etichetta dall’ottimo rapporto qualità prezzo tra i Gran Selezione. Fascia prezzo: 40 euro.
      24 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigne di Montornello 2020 Bibbiano Castellina in Chianti 93/100
      15%. Rubino luminoso, penetrabile alla vista. Frutto denso e maturo al naso e al palato per questa Gran Selezione di Bibbiano che guarda al versante “Montornello”: ciliegia, lampone, ricordi di ribes e mora selvatica, di rovo. Venature di grafite, unite a rintocchi sapido-minerali e a un tannino elegantissimo riequilibrano la vivacità del frutto e la componente glicerica, regalando un sorso potente, ma fresco e bilanciato, oltre che di buona prospettiva futura. Fascia prezzo: 40 euro.
      25 Chianti Classico Docg Gran Selezione Giovanni Folonari 2018 Tenuta di Nozzole Greve 95/100
      14.5%. Granato luminoso. Al naso, piuttosto immediato e diretto, un Sangiovese di assoluto carattere. Frutta rossa (ciliegia), floreale fresco di viola, ricordi di grafite e speziatura fine. Gran eleganza al palato, disteso sul frutto e su terziari di cioccolato e toffee, su pregevole slancio fresco-sapido. Il tutto rinvigorito da una speziatura che tende al balsamico. I tannini, in cravatta, sono perfetti alleati dell’espressione pienamente fruttata di questa Gran Selezione, ai vertici della godibilità attuale della batteria, ma con assoluto potenziale di ulteriore affinamento. Un’idea precisa e vincente di “Gran Selezione”. Fascia prezzo: 35 euro.
      26 Chianti Classico Docg Gran Selezione Terrabianca 2019 Arillo in Terrabianca Radda 95/100
      14%. Granato luminoso, alla vista. Vino che si apre senza indugi su frutta rossa e nera pienamente matura (ciliegia, mora), erbe della macchia mediterranea, venature minerali-gessose e ricordi di liquirizia. Ingresso di sorso pieno ma slanciato, grazie alla viva freschezza e al tannino fitto ma integrato, che lascia spazio ai ritorni di frutta rossa già avvertita al naso, cui si somma un’arancia sanguinella netta, matura. Terziari presenti ma composti, per la scelta di abbinare legni grandi nuovi ed usati. Chiusura e lungo finale su cioccolato bianco e burro salato, sempre ben abbinati allo slancio verticale della frutta a polpa rossa. Un vino con molta vita davanti, già godibilissimo. Fascia prezzo: 50 euro.
      27 Chianti Classico Docg Gran Selezione Pagliarese 2019 Pagliarese – Fèlsina Castelnuovo Berardenga 91/100
      13.5%. Granato luminoso. Al naso il vino si mostra subito aperto, su netti richiami floreali di viola mammola, frutti rossi (ciliegia, lampone, ribes), neri (prugna) e su un sottofondo di corteccia, aghi di pino e aromatiche della macchia mediterranea. Sorso austero, teso, mediamente sapido, che pone l’accento sui caratteri balsamici più che sul frutto del Sangiovese. Beva dunque piuttosto agile, ma tutt’altro che banale nell’espressione arricciata del tannino e del frutto. Chiusura leggermente  sapida e piuttosto asciutta ma golosa, grazie ai ritorni di frutto e di terziari di caffè e vaniglia. Vino già godibile con soddisfazione, ma con buona visione del futuro. Fascia prezzo: 30 euro.
      28 Chianti Classico Docg Gran Selezione Millennio 2020 Castello di Cacchiano Gaiole 92/100
      13.5%. Rosso granato luminoso, alla vista. Il naso presenta frutto e spezia all’unisono, in un tutt’uno armonico giocato su note di ciliegia, lampone, cannella e chiodo di garofano. Sorgo elegante, piuttosto sapido, su ritorni di frutta prima della chiusura speziata. Già molto equilibrato e godibile, pur promettendo un’ulteriore, evoluzione nella positiva terziarizzazione degli aromi. Fascia prezzo: 45 euro.
      29 Chianti Classico Docg Gran Selezione Valore di Famiglia 2018 Cecchi Castellina in Chianti 90/100
      14.5%. Granato luminoso, alla vista. Primo naso elegante, subito aperto su precise note fruttate e floreali. Ciliegia, ribes, lampone, prugna, viola mammola e un tocco di gladiolo. Mentuccia ed erbe aromatiche della macchia mediterranea fanno da contorno. Al palato il vino è più contratto e austero, pur sul frutto rosso e su ritorni speziati, insaporiti da una vena sapida elegantissima. L’allungo, sulla scia di un tannino molto ben integrato, è ancora sul ribes e su ricordi di arancia sanguinella. Un profilo decisamente teso e verticale per questa Gran Selezione molto godibile, interpretazione moderna e senza fronzoli della tipologia. Fascia prezzo: 20 euro.
      30 Chianti Classico Docg Gran Selezione Villa Rosa 2019 Cecchi Castellina in Chianti 91/100
      14%. Bel granato luminoso. Naso aperto sul frutto rosso croccante, una netta ciliegia, nonché sul floreale di rosa e violetta. Sottofondo speziato, su ricordi di pepe bianco ed aromatiche della macchia mediterranea, come rosmarino ed alloro. Sorso fresco e piuttosto agile per questo Chianti Classico Gran Selezione, che dopo l’ingresso vira veloce sulla balsamicità e sui ritorni di essenze della macchia mediterranea. Tannini integrati, che favoriscono ulteriormente la beva. Buona persistenza. Fascia prezzo: 35 euro.
      31 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bruciagna 2020 Castello La Leccia Castellina in Chianti 95/100
      14%. Alla vista si presenta di un granato luminoso, intenso. Esordisce al naso su note aperte e golose di frutti rossi, perfettamente maturo, e spezie: lampone, fragola, ciliegia, un tocco di pepe e un’avvolgente vena tostata. L’ossigenazione libera rintocchi di grafite. Sorso potente ed elegante, su ritorni della frutta rossa matura avvertita al naso, accompagnata dalla vena glicerico-alcolica. Il tutto ben controbilanciato da un tannino fitto ma soffice, a sottolineare il gran carattere di questo Sangiovese. Lunga persistenza nel bel gioco tra il tannino e le note speziate e tostate. Vino già molto godibile, con certa prospettiva di lungo affinamento. Ottimo rapporto qualità prezzo. Fascia prezzo: 40 euro.
      32 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Bastignano 2019 Conti Capponi – Villa Calcinaia Greve in Chianti 93/100
      14.5%. Granato luminoso da cui si elevano senza indugi note aromaticamente precisissime di frutta a polpa rossa come ciliegia, ribes e lampone. Elegante viola mammola e rosa e rintocchi iodici sui ricordi di essenze della macchia mediterranea, come il rosmarino. Un profilo ricercato, elegante e goloso, che preannuncia grandi aspettative per il palato. L’ingresso è ricco e stratificato, su una perfetta corrispondenza gusto-olfattiva che si arricchisce con la balsamicità del mirto. Tannini fitti, integrati e di prospettiva, lavorano bene sulla potenza glicerica dell’alcol, misurata e per nulla disturbante. Il risultato, nel complesso, è quello di un vino già molto godibile ma che, per struttura, può ambire ad affinarsi per oltre un decennio, senza soffrire il peso delle lancette. Fascia prezzo: 45 euro.
      33 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bellezza 2018 Castello di Gabbiano San Casciano 94/100
      14.5%. Granato luminoso, ben penetrabile alla vista. Naso puro, diretto, immediato, su un Sangiovese che racconta di piccoli frutti a bacca rossa come ribes, lampone, ciliegia, avvolti in un manto di vaniglia e toffee. L’ossigenazione stratifica il naso portandolo anche su venature di grafite e polvere di liquirizia salata. Il sorso è caldo, denso sul frutto e ben strutturato. Tannini vivi e spalla acida riescono a tenere bada l’imponente vena alcolica, chiamando al contempo abbinamenti gastronomici di pari struttura per iniziare a godere di un vino di prospettiva assoluta. Conservare ancora per qualche tempo prima di poter godere del suo pieno potenziale. Fascia prezzo: 30 euro.
      34 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vecchie Vigne 2019 Podere Castellinuzza – Paolo Coccia Lamole 94/100
      14%. Rubino luminoso, penetrabile alla vista. Naso che, con la necessaria ossigenazione, mostra una gran stratificazione, giocata su concentrazione del frutto, tinte minerali e richiami speziati, balsamici. Ricordi di ciliegia, prugna, cassis e susina, avvolti in venature minerali-gessose, rinvigorite da una speziatura intrigante, pepata. Più in sottofondo le aromatiche della macchia mediterranea, come ginepro e chiodo di garofano. In bocca è il trionfo dell’eleganza di un Sangiovese che si conferma su canoni di complessità ed eleganza, grazie al suo frutto rosso pienamente maturo, la vena minerale e la spalla acida a fare da degna spina dorsale. Struttura poderosa, ma nel segno dell’equilibrio assoluto delle componenti. Chiusura ricca, su un’ottima persistenza, tra ritorni di frutta, burro salato e balsamicità mentolata. Una grande interpretazione, capace di mostrarsi già godibile, pur nell’assoluto potenziale di lungo affinamento. Fascia prezzo: 65 euro.
      35 Chianti Classico Docg Gran Selezione Santa Caterina 2019 Castello di Albola Radda 93/100
      13.5%. Alla vista si presenta di un bel granato luminoso, pienamente penetrabile alla vista. Una speziatura elegante avvolge il frutto al naso: un tocco di pepe e di chiodo di garofano sulla ciliegia e sulla prugna, perfettamente matura. Ingresso di bocca leggermente sapido, fresco. Allungo sulla frutta rossa già avvertita al naso. Chiusura piuttosto asciutta, fresca, sempre all’insegna di tannini piuttosto integrati e di prospettiva. Una Gran Selezione giocata sull’eleganza più che sulla potenza, con ottima visione del futuro. Fascia prezzo: 35 euro.
      36 Chianti Classico Docg Gran Selezione Il Solatìo 2017 Castello di Albola Radda 91/100
      13.5%. Granato luminoso, alla vista. Primo naso su una elegante speziatura (pepe, chiodi di garofano, liquirizia dolce), su ricordi di essenze della macchia mediterranea (rosmarino, alloro) e sul frutto rosso (ciliegia, mora, prugna). Principio di terziarizzazione sui ricordi di cuoio. Perfetta corrispondenza gusto olfattiva per una Gran Selezione che si rivela fresca e tesa in ingresso, sapida e saporita in centro bocca e chiusura. Buona persistenza, su tinte balsamiche-speziate e ritorni golosi del frutto rosso maturo, mielato. Fascia prezzo: 45 euro.
      37 Chianti Classico Docg Gran Selezione Il Solatìo 2018 Castello di Albola Radda 92/100
      14%. Granato piuttosto intenso, mediamente poco penetrabile alla vista. Naso denso, sul frutto maturo, tendente quasi alla confettura. Oltre ai classici sentori di ciliegia, lampone e prugna, ecco un accenno di fichi e datteri. Bella speziatura calda, orientaleggiante, oltre ai netti richiami alla foglia di te e di tabacco. Sorso in perfetta corrispondenza, pieno ma garbato e dai tannini che lavorano bene sulla polpa e sulla spinta glicerica dell’alcol. Fa loro da spalla una piacevole vena sapida, che dal centro bocca accompagna sino al lungo retro olfattivo, nel segno di una buona persistenza aromatica. Fascia prezzo: 55 euro.
      38 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Poggiarso 2020 Castello di Meleto Gaiole 95/100
      14%. Rubino luminoso, alla vista. Piccoli frutti rossi golosi al naso, ben accompagnati da aromatiche della macchia mediterranea come rosmarino, alloro, timo, oltre che da un profilo balsamico, quasi “montano”. Leggera speziatura pepata di sottofondo, nel bel gioco con ricordi di vaniglia e cannella. Il sorso è molto fresco e diretto, su ritorni di frutta rossa ben matura e accenti minerali, sapidi. Tannini affilati ma integrati contribuiscono a dare prospettiva a questa Gran Selezione, al momento all’inizio della sua evoluzione. Lunga la persistenza su tinte mentolate, balsamiche, e su ritorni di frutta rossa croccante. Un Sangiovese purosangue. Fascia prezzo: 50 euro.
      39 Chianti Classico Docg Gran Selezione Trebbio 2020 Castello di Meleto Gaiole 94/100
      14.5%. Rosso rubino dall’unghia violacea. Al naso frutta matura, con bilanciamento tra bacca rossa e nera dei piccoli frutti di bosco. Bella avvolgenza speziata, con richiami al pan di zenzero. L’ossigenazione apre al corredo delle erbe aromatiche della macchia mediterranea, come l’alloro. Sorso potente, pieno e strutturato, su vena fruttata e glicerica a cui tengono testa molto bene la spalla acida e un tannino fitto, di prospettiva. Chiusura lunga, persistente, su ciliegie sotto spirito e tinte tostate. Fascia prezzo: 50 euro.
      40 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2020 Castello di Meleto Gaiole 92/100
      14%. Bel rosso granato luminoso, alla vista. Frutta rossa matura al naso, oltre a una elegante speziatura “pepata” e a ricordi di erbe della macchia mediterranea. Sorso fresco, teso, sapido, dal tannino piuttosto levigato, tanto da lasciare spazio a una beva piuttosto agile. Buona persistenza su ritorni fruttati e speziati, balsamici. Vino già godibile e di buone prospettive. Fascia prezzo: 35 euro.
      41 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Casi 2020 Castello di Meleto Gaiole 93/100
      14%. Il vino si presenta con una veste color rubino, luminoso. Bella matrice speziata ad accompagnare le note di frutti di bosco maturi. Un quadro elegante, confermato anche dai ricordi di viola e rosa selvatica. Il sorso si conferma fresco e minerale, su ritorni di frutta rossa croccante. Chiusura sapida e balsamica, di ottima persistenza. Fascia prezzo: 50 euro.
      42 Chianti Classico Docg Gran Selezione Rialzi 2019 Tenuta Perano – Frescobaldi Gaiole 95/100
      14.5%. Rubino piuttosto intenso, luminoso. Naso su note di frutto denso, fresco ma di ottima concentrazione: ciliegia, lampone, mora, prugna. L’abbraccio speziato e balsamico, tra il pepe nero, la mentuccia selvatica e il timo, contribuisce ad ampliare il quadro, su canoni di eleganza assoluta. Al sorso si conferma pieno ed elegante, materico, abbinando frutto di bosco, freschezza e terziari ben amalgamati col resto del corredo e in grado di conferire stratificazione e complessità al nettare. Lunga persistenza, sulla scia di tannini soffici, di cioccolato e fondo di caffè. Vino di struttura, dal gran portamento e dalla sicura prospettiva in termini di affinamento. Fascia prezzo: 40 euro.
      43 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2018 Capannelle Gaiole 93/100
      13%. Bel granato, luminoso. Primo naso sulle erbe della macchia mediterranea (alloro, rosmarino), sui piccoli frutti di bosco pienamente maturi, nonché su un floreale di rosa e viola e su leggeri ricordi di filtro del tè. Ingresso di bocca e progressione materica, nel bilanciamento tra frutto, spezie balsamiche e terziari. Tannino levigato ma ancora ben presente, ad “asciugare” l’abbondante polpa fruttata. Il sorso è pieno, ricco e goloso, in grado di chiamare il piatto e abbinamenti di pari importanza. Bere oggi o conservare ancora. Fascia prezzo: 45 euro.
      44 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2016 Borgo Scopeto – Caparzo Vagliagli 91/100
      13.5%. Granato luminoso, ben penetrabile alla vista. Primo naso cupo, sulla spezia scura, che con l’ossigenazione si fa sempre più luminoso, grazie alle sopraggiunte note fruttate fresche, di arancia sanguinella e frutti di bosco maturi. Il sorso è equilibrato, fresco e leggermente sapido, con il tannino che lavora sull’abbondante polpa, regalando slancio e una certa agilità di beva, nonostante non manchino corpo e struttura. Il retro olfattivo evidenzia una terziarizzazione avanzata, su note mielate e di sottobosco. Bere oggi. Fascia prezzo: 45 euro.
      45 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017 Borgo Scopeto – Caparzo Vagliagli 92/100
      13.5%. Rosso granato piuttosto intenso, pur luminoso e ben penetrabile alla vista. Primo naso su intense note goudron e di grafite, che accompagnano la bella espressione del frutto di bosco, pienamente maturo e goloso, oltre all’arancia sanguinella. Più in sottofondo, note balsamiche che riportano alla mente l’eucalipto e la noce moscata. Il sorso di questa Gran Selezione è pieno ma elegante, connotato da una gran freschezza balsamica e da una sottile vena sapida che accompagna il frutto rosso dall’ingresso alla chiusura. Netti, in particolare, i ritorni di sanguinella, uniti al profilo minerale già avvertito al naso. I tannini, integrati ma ancora appuntiti, si legano bene alla piacevole nota dolce del finale. Bere oggi o conservare ancora per qualche anno. Fascia prezzo: 45 euro.
      46 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bio Vigneto di Campolungo 2019 Lamole di Lamole Greve 92/100
      14.5%. Granato luminoso, alla vista. Primo naso generoso, con prevalenza della frutta a polpa rossa perfettamente matura (ciliegia, lampone, un tocco di fragola). L’ossigenazione porta con sé un corredo di erbe mediterranee (timo, alloro, rosmarino, mentuccia) e sbuffi leggeri di pepe, conferendo una elegante balsamicità. Sorso nel segno dell’equilibrio tra frutto, freschezza, spezia e vena glicerica, sulla spina dorsale di tannini integrati, ma di assoluta prospettiva. Chiusura sapida, capace di chiamare il sorso successivo e dare ulteriore slancio alla già netta gastronomicità. Fascia prezzo: 40 euro
      47 Chianti Classico Docg Gran Selezione Sei Bio 2020 Querceto di Castellina Castellina in Chianti 95/100
      14%. Rosso rubino luminoso, penetrabile alla vista. Primo naso su note floreali di viola ed elicriso, finocchietto selvatico, cappero salato. Leggere venature piraziniche lasciano spazio alla frutta rossa croccante, con la necessaria ossigenazione, lasciando spazio a un Sangiovese di gran carattere, che cambia nel calice a ogni rotazione. Il sorso è fresco, teso, sapido, su ritorni elegantissimi di piccoli frutti rossi, arancia sanguinella e liquirizia. Tannini fitti ma integrati contribuiscono a disegnare lunghe prospettive di vita per questa Gran Selezione.  Fascia prezzo: 45 euro.
      48 Chianti Classico Docg Gran Selezione Vigna Gittori Gaiole 2020 Riecine Gaiole 97/100
      13.5%. Rubino-granato luminoso. Una Gran Selezione che mostra gran carattere sin dal primo naso. Ricordi di viola, ciliegia, piccoli frutti rossi come fragolina, ribes e il lampone. Elegantissima la speziatura: danza tra il balsamico e lo iodato, su rosmarino, alloro, timo e un tocco di origano. Con l’ossigenazione, il frutto si fa sempre più denso, succoso e preciso, invitando ancor più all’assaggio. La corrispondenza, di fatto, è perfetta con l’ingresso di palato dominato da ciliegia, lamponi e fragole. Il sorso è disteso e infinito, alimentato da una vibrante freschezza e da una sapidità golosa, oltre che da un tannino in cravatta. Vino già godibilissimo, con una lunga vita davanti. Fascia prezzo: 90 euro.
      49 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bio 2017 Fattoria La Ripa San Donato in Poggio 92/100
      13.5%. Granato pieno, luminoso. Al naso, subito intenso, dominano le note fruttate di mora di rovo, amarena, lampone con accenni di tamarindo. Sottofondo delicato, elegante, sulle essenze della macchia mediterranea come il timo, a conferire una certa balsamicità. Sorso goloso, pieno, a tendenza morbida e glicerica, ben riequilibrata da una spalla acida viva e da rintocchi minerali-salini. Tannini ben integrati, sottili, accompagnano lungo la buona persistenza, su ritorni balsamici e fruttati freschi. Bere oggi. Fascia prezzo: 30 euro.
      50 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017 Terre di Melazzano Greve 92/100
      14.5%. Granato intenso, mediamente penetrabile alla vista. Naso sui frutti di bosco molto maturi, con prevalenza delle bacche nere su quelle rosse. Elegante corredo floreale, di rosa, violetta e gladiolo, nonché di erbe della macchia mediterranea. Sottofondo speziato, su ricordi di pepe e accenni di chiodo di garofano. Ingresso di bocca generosissimo, sulla pienezza della frutta di bosco avvertita al naso e su un sottofondo di liquirizia ed essenze balsamiche (eucalipto, anice stellato). Tannini vivi, a riequilibrare l’opulenza glicerica prima di un finale sapido, di tendenza asciutta. Buona la persistenza. Fascia prezzo: 30 euro.
      51 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2020 Fattoria Santo Stefano Greve 90/100
      14.5%. Rosso purpureo penetrabile alla vista. Al naso si presenta subito aperto, con grande slancio, su note di cassis e mora di rovo. Violetta, rosa, un tocco balsamico di liquirizia e di goudron. Il saldo di Cabernet Sauvignon sul Sangiovese si avverte anche al palato, robusto e dal tannino in fase di integrazione. Vino strutturato, connotato in retro olfattivo da potenza alcolica e note di confettura alla mora. Fascia prezzo: 45 euro.
      52 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2018 Castellinuzza Lamole 91/100
      14%. Rubino-granato pieno, penetrabile alla vista. Frutto e terziari si dividono un naso che si presenta senza indugi all’appuntamento con il calice. Croccante ciliegia e mora succosa, nell’abbraccio di fondo di caffè, toffee, accenni di vaniglia e tabacco dolce. Più in sottofondo, memorie di grafite e pepe nero. Al palato ritorni netti dei terziari avvertiti al naso, con generosa vena glicerico-alcolica controbilanciata da freschezza e da un tannino robusto, ma integrato. Chiusura e retro olfattivo sui terziari, con predominanza del toffee. Fascia prezzo: 60 euro.
      53 Chianti Classico Docg Gran Selezione Le Masse di Greve 2017 Lanciola Greve 94/100
      15.5%. Granato piuttosto intenso, mediamente penetrabile alla vista. Ha bisogno di tempo per aprirsi bene, al naso. Gran predominanza di spezia e balsamicità, su tinte di pepe verde, tabacco dolce, cuoio, liquirizia, mentuccia e mirto. Il frutto non manca e si esprime sulle bacche di bosco, come mora, cassis e lampone, oltre all’amarena. Corrispondenza gusto olfattiva perfetta al sorso, con ingresso generoso su frutto e balsamicità e progressione sulla spina dorsale fresco-acida-sapida. Balsamico anche in retro olfattivo, a disegnare i contorni di una buona persistenza aromatica. Vino fiero, senza alcuna fretta di appassire. Fascia prezzo: 45 euro.
      54 Chianti Classico Docg Gran Selezione 2018 Tenuta Casenuove Greve 96/100
      14.5%. Granato luminoso alla vista. Naso ben stratificato, che si apre intenso ed immediato su un frutto di gran pulizia e concentrazione: netta la ciliegia, così la mora e la prugna ben matura. Componente floreale molto marcata (viola), che si unisce ai ricordi di liquirizia e alla vena balsamica e di grafite, con accenni minerali ferrosi, ematici. Tannino fitto ma disteso ed elegante, al palato: fa più che mai il suo dovere su un frutto di che si riconferma di non solo di gran purezza, ma ancora precisissimo, goloso, pieno e concentrato. Sapidità a fare da connettore tra ingresso e chiusura per un vino di grande persistenza, saporito e ancora  giovanissimo. Splendida prospettiva di vita per questo Chianti Classico Gran Selezione. Fascia prezzo: 90 euro.
      55 Chianti Classico Docg Gran Selezione Fonte alla Selva 2019 Banfi Castellina in Chianti 92/100
      14.5%. Rubino-granato penetrabile alla vista. Importante speziatura e vena balsamica al primo naso (mentuccia, timo), sui piccoli frutti di bosco maturi. Ingresso di bocca e slancio deciso sul frutto e sulla vena glicerica dell’alcol. Centro bocca in cui fanno capolino tannini fitti ma bilanciati, che accompagnano il sorso sino alla chiusura. Buona persistenza, anche grazie allo slancio sapido-salino. Una Gran Selezione che si lascia già apprezzare e “bere” con gusto, a cui il tempo (uno, due anni) inizierà a dare certamente ancora più ragione. Fascia prezzo: 30 euro.
      56 Chianti Classico Docg Gran Selezione San Marcellino 2018 Rocca di Montegrossi Gaiole 93/100
      15%. Rubino intenso, dall’unghia violacea, giovanile. Il saldo del 10% di Pugnitello caratterizza il profilo di questa Gran Selezione sin dalla vista. Al naso un profilo spiccatamente speziato e fruttato maturo, con ricordi di pepe nero, cannella, curcuma, erbe della macchia mediterranea e frutta come amarena, lampone, mora e prugna. Non mancano accenti di pietra focaia, grafite. Per nulla disturbanti i 15 gradi di percentuale d’alcol in volume, al sorso. Risulta anzi pieno, fresco ed equilibrato, grazie a una sferzante acidità e a tannini che lavorano benissimo sulla spinta glicerica. Alla perfetta corrispondenza gusto olfattiva si aggiungono ricordi di arancia rossa, proprio nel segno di un’acidità marcata. Ben sostenuta, anche al sorso, è la vena speziata, per certi versi fenolica, con ricordi di peperone verde nel retro olfattivo. Una Gran Selezione decisamente sui generis, ma interessante, destinata a maturare e cambiare molto nei prossimi anni. Fascia prezzo: 35 euro.
      57 Chianti Classico Docg Gran Selezione Il Crocino Tenuta Fizzano 2020 Rocca delle Macie Castellina in Chianti 93/100
      14.5%. Granato luminoso, penetrabile alla vista. Primo naso sulla ciliegia e su piccoli frutti di bosco, avvolti in caldi terziari di toffee e vaniglia. Non mancano ricordi di mentuccia e ginepro, oltre ed essenze della macchia mediterranea. Il sorso è teso e slanciato su freschezza e sapidità, in ingresso. Si riempie a piene mani del frutto rosso avvertito al naso, dal centro bocca sino al lungo retro olfattivo, anche grazie a tannini ben lavorati e integrati. Chiusura distesa e rotonda, calda, su ritorni di fondo di caffè, caramella mou e burro salato. Ottima persistenza aromatica. Fascia prezzo: 30 euro.
      58 Chianti Classico Docg Gran Selezione Sergio Zingarelli 2019 Rocca delle Macie Castellina in Chianti 95/100
      14.5%. Granato pieno, luminoso, penetrabile alla vista. Naso da Sangiovese purosangue, elegantissimo nell’incedere del frutto croccante, a polpa rossa (ciliegia), ben avvolto nella macchia mediterranea. Più sullo sfondo, terziari di cioccolato e burro salato. A un ingresso di bocca fresco e sapido segue un centro bocca dominato nuovamente dal frutto rosso, di gran precisione. Tannini fitti ma elegantissimi spingono la persistenza all’infinito, su ritorni di cioccolato bianco, toffee e burro salato. Fascia prezzo: 50 euro.
      59 Chianti Classico Docg Gran Selezione Monna Lisa 2017 Vignamaggio Greve 91/100
      14.5%. Rubino dai riflessi granati, luminoso. Tanta spezia e balsamicità al primo naso (pepe, eucalipto, tabacco), che poi si apre sulla frutta a polpa rossa, matura. Palato piuttosto scorrevole, molto fresco e tendenzialmente morbido per la perfetta integrazione dei tannini che fanno capolino solo in chiusura, chiamando il sorso successivo. Buona la persistenza, per un vino giunto in una fase di maturazione ottimale per una beva senza troppi fronzoli e sovrastrutture. Fascia prezzo: 30 euro.
      60 Chianti Classico Docg Gran Selezione Ruspoli 2019 Tenuta Lilliano Castellina in Chianti 92/100
      14.5%. Granato luminoso, penetrabile alla vista. Molto generoso al naso, aperto sulla ciliegia, ancor più che sulla prugna. Elegantissimi i richiami floreali alla violetta e alla rosa. Con l’ossigenazione, ecco ricordi di radice di liquirizia e mentuccia, a dare ancora più profondità al nettare. La corrispondenza gusto-olfattiva è pressoché perfetta: riecco i frutti rossi (decisamente meno esuberanti che al naso), le spezie, la macchia mediterranea, nel segno di un’acidità e di un tannino che riequilibrano la potenza glicerico-alcolica. La chiusura – asciutta, austera, leggermente sapida – suggerisce quanto le lancette dell’orologio possano fare bene a questo nettare. Fascia prezzo: 35 euro.
      61 Chianti Classico Docg Gran Selezione Le Balze 2019 Il Poggiolino San Donato in Poggio 94/100
      14%. Rubino-granato luminoso, penetrabile alla vista. Frutta di bosco matura al primo naso, mentre le tinte selvatiche del Sangiovese si fanno sempre più rarefatte, con l’ossigenazione. Per la componente fruttata, netta la mora di rovo, sulla ciliegia; più lieve il tamarindo. Floreale di gladiolo e viola mammola. Sorso su una buona corrispondenza gusto olfattiva, per un nettare che si conferma ruspante e caratteriale anche al palato, ricordando per certi versi l’espressione di alcuni Bordeaux. Tannino disteso ma tutt’altro che arrendevole, a rendere la beva ancora più golosa sui ritorni di frutto maturo (amarena, prugna). Ottima la persistenza e sicura la possibilità di un ulteriore, positivo affinamento. Vino tra i più intriganti e “coraggiosi” dell’intera batteria. Fascia prezzo: 30 euro.
      62 Chianti Classico Docg Gran Selezione Bio Vigna Le Cataste 2018 Quercia al Poggio San Donato in Poggio 90/100
      . Granato piuttosto intenso, penetrabile alla vista. Naso elegante, su speziatura intensa (pepe nero, liquirizia) e frutto rosso goloso, maturo (ciliegia). Al palato una gran freschezza e sapidità, nel segno di una Gran Selezione che punta tutto sulla verticalità, senza rinunciare alla polpa. Tannini potenti, ancora in fase di integrazione, rendono il sorso piuttosto sottile, austero. Buona la persistenza. Fascia prezzo: 35 euro.
      63 Chianti Classico Docg Gran Selezione Squarcialupi 2016 Tenute Squarcialupi – La Castellina di  Tommaso Bojola Castellina in Chianti 96/100
      14%. Rubino dal cuore intenso e dall’unghia granata, ben penetrabile alla vista. Una speziatura elegantissima, viva, avvolge il frutto sin dal primo naso. Ecco piccoli frutti di bosco come ribes, lampone, cassis, ma anche ciliegia, amarena, mora di rovo. Sottili accenti di grafite e sbuffi di tabacco dolce, più in sottofondo, rendono ancora più intrigante un quadro che appare più che mai integro e puro. Ingresso di bocca pieno ma elegante, sulla precisione della frutta a polpa rossa e nera croccante. Progressione fresco-sapida vicina a quella delle Gran Selezioni “d’annata”, che non risente per nulla del tempo trascorso e non cede il campo alla terziarizzazione. C’è struttura, potenza, ma tutto è accompagnato da grande garbo. Anche i tannini seguono l’esempio: presenti, ma per nulla aggressivi o invadenti, ribilanciano la vena glicerica rendendo la beva agile e si fanno persino dolci nel finale, di gran persistenza. Lunga vita davanti a questa etichetta. Bere oggi o conservare, con fiducia assoluta. Fascia prezzo: 35 euro.
      Categorie
      news news ed eventi

      «Nel nome del Trebbiano Spoletino»: la Doc Spoleto si allarga a Montefalco?


      Allargare la zona di produzione della Doc Spoleto nei territori della Doc Montefalco, per aumentare il numero di bottiglie di Trebbiano Spoletino e farlo conoscere a un numero più vasto di consumatori, in tutto il mondo. È l’obiettivo della proposta presentata nelle scorse ore al Cda del Consorzio Vini Montefalco e Spoleto da Gianluca Piernera, presidente della Commissione tecnica della Doc Spoleto e titolare di Cantina Ninni Spoleto. Quella sul tavolo dell’ente presieduto da Giampaolo Tabarrini, che dovrà valutarla insieme ad altre, è un’idea rivoluzionaria: «Includere i comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria nella Doc Spoleto, consentendo ai produttori locali di etichettare il loro Trebbiano Spoletino come “Doc Spoleto”, al posto dell’attuale Montefalco Bianco Doc».

      Quest’ultima, stando sempre alla proposta di Piernera, dovrebbe essere eliminata, al pari della Doc Spoleto Bianco. «Così facendo – spiega il vignaiolo in esclusiva a winemag.it – riusciremmo a portare in giro per il mondo il Trebbiano Spoletino, vino simbolo della Doc Spoleto che sta riscuotendo sempre più successo da parte della critica. Attualmente ne vengono prodotte solo 200 mila bottiglie, ma con l’allargamento della denominazione ai tre comuni si consentirebbe a un numero maggiore di produttori di imbottigliare Trebbiano Spoletino utilizzando la sua denominazione simbolo, nata nel 2011».

      ALLARGAMENTO DELLA DOC SPOLETO PER IL TREBBIANO SPOLETINO?

      Il progetto della Doc Montefalco Bianco, che prevede un minimo del 50% di Spoletino, non convince – al momento – tutti i produttori. Ne sono una riprova i numeri risicati degli imbottigliamenti e la decisione di ricorrere all’Umbria Igt, piuttosto che alla Doc di Montefalco, per i vini prodotti fuori dalla Doc Spoleto con il Trebbiano Spoletino. La proposta di Gianluca Piernera – tra i protagonisti e fautori, nel 2019, dell’ingresso della Doc Spoleto nel Consorzio Vini Montefalcova nella direzione opposta: «Sono certo che, con l’ingresso nella Doc Spoleto, le uve provenienti dai vigneti di Bevagna, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria sarebbero rivendicate con la Doc simbolo del vitigno. Con questa operazione, nel giro di 5 anni, le bottiglie totali passerebbero da circa 200 mila a oltre un milione, se non a un milione e mezzo. Con benefici assoluti per tutto il territorio».

      Un impulso che sarebbe in linea con gli ultimi trend di consumo, che vedono i vini bianchi e gli spumanti crescere esponenzialmente, nel mondo, a discapito dei vini rossi. Nonostante il cambio di rotta riscontrabile in occasione delle ultime Anteprime – nella direzione di vini più “pronti” e dai tannini più integrati – il Montefalco Sagrantino Docg, grande vino rosso da invecchiamento, non sta infatti attraversando uno dei suoi periodi di maggiore splendore, soprattutto sul fronte dell’export. Non un caso isolato, come dimostrano i report di mercato più aggiornati relativi alle spedizioni di vini italiani nel mondo, che dipingono una crisi del Made in Italy enologico nei 12 Paesi Top importer.

      PRESTO IL VIA LIBERA A RISERVA, SPUMANTE E MACERATO DA SPOLETINO

      «I tempi sono maturi – sottolinea Gianluca Piernera – per poter far conoscere questo meraviglioso vitigno a un numero più vasto di consumatori. È un dato di fatto che le bottiglie attuali non siano abbastanza. L’allargamento del territorio della Doc Spoleto darebbe fiducia ai produttori e a una zona dalle immense potenzialità, in parte non ancora esplorate. Il tutto senza snaturare le caratteristiche del Trebbiano Spoletino, che sarebbero preservate anche in altri territori. Sarà poi il consumatore a scegliere il prodotto di una zona o dell’altra».

      Nel frattempo procedono a passo spedito, verso l’approvazione ministeriale, le modifiche al disciplinare che porteranno all’ufficiale riconoscimento della Riserva (che andrebbe a sostituire ed eliminare il Superiore), nonché dei metodi alternativi al sughero per la tappatura dello Spumante (sarà incluso il tappo corona) e del Macerato ottenuto con uve Trebbiano Spoletino all’interno della Doc Spoleto. Tutte specifiche di cui potrebbero beneficiare anche i produttori di Bevagna, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria, qualora la “linea Piernera” prevalesse in Consorzio. Un dibattito che si preannuncia aperto ed avvincente.

      Categorie
      Gli Editoriali news news ed eventi

      Ricetta schietta per un croccante ed inutile gala di vino


      EDITORIALE –
      Prendi un gruppo di personalità del settore più o meno conosciute, certamente più famose di te. Scegli bene, bilanciando ruoli e associazioni. Per ognuno, crea un premio ad hoc, possibilmente così banale da sembrare stupido ed inutile. Nessuno se ne accorgerà. Nessuno lo giudicherà tale. E tu centrerai il tuo unico obiettivo: brillare della loro luce, almeno di riflesso. Tu, che sei un emerito nessuno, premia uno famoso. Così lui parlerà di te, almeno una volta all’anno.
      Considera l’indotto: anche quelli della sua “cerchia” faranno lo stesso. Parleranno di te sui social. Pioveranno like e cuoricini. Tu sembrerai un fenomeno. Quelli più “famosi” ti diranno «grazie»: diranno «grazie» proprio a te, che sei nessuno.

      Semplice, no? Ma non basta, devi fare meglio. Puoi fare meglio, tu che venderesti il ghiaccio agli eschimesi. Fare di più vuol dire essere glamour. Pesca dal cestello della tua regione una location che sia il più fancy e instagrammabile possibile e stabilisci lì il tuo palco. Già, un bel palco. È questo che vuole la gente del settore, al giorno d’oggi (e tu lo hai capito): salire su un palco a farsi premiare, per qualcosa. “Qualcosa” cosa? Non importa. Ciò che conta è che chi premia ti abbia messo lì, a ricevere una pergamena o una targa, in cui ci sia scritto un nome e un cognome, a lettere cubitali: “Pinco Palla miglior Vattelapesca italiano 2024”.

      Altra regola da non sottovalutare, nella Ricetta schietta per un croccante ed inutile gala di vino: nell’atto della premiazione del nulla, vesti elegante. Mascherati di glamour. Giacca e cravatta, meglio ancora un papillon. Alla cerimonia invita premiati e colleghi, facendo loro pagare viaggio, vitto e alloggio per partecipare alla loro stessa premiazione (che le sedie di un gala coi gran fiocchi mica si regalano a nessuno, nel 2023 dell’apparire per l’essere). Pagheranno, perché salire su quel palco a ricevere quell’inutile riconoscimento, fine a te stesso, apporterà comunque – per cinque interminabili minuti – il beneficio più bramato dall’uomo medio del vino italiano del 2023: nutrire l’ego. Con chicchessia o qualsivoglia.

      Purché ci sia una pergamena, un palco, almeno uno col papillon. E, tra il pubblico in sala, più di un consapevole coglione come quello che stai premiando. Ad applaudire forte al nulla. Ricetta schietta per un croccante ed inutile gala di vino. Prosit.

      [Immagine di copertina dell’articolo: Wine o Clowns di Robert Schippnick]

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Miglior vino biologico italiano 2024: Bianchello del Metauro Doc Superiore 2020 Andy’20, Valentino Fiorini


      Il Miglior Vino biologico italiano per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 è il Bianchello del Metauro Doc Superiore 2020 Andy’20 di Valentino Fiorini. Il riconoscimento arriva grazie ai 95/100 assegnati in occasione delle degustazioni alla cieca di categoria della redazione di winemag.it. A guidare la cantina di Terre Roveresche, in provincia di Pesaro e Urbino, nelle Marche, è l’enologa Carla Fiorini, figlia del fondatore Valentino e nipote di Luigi Fiorini, capostipite della generazione di vignaioli con l’acquisto della tenuta di Barchi, nel 1930.

      TOP 100 WINEMAG.IT: IL VINO BIO DELL’ANNO È UN FARO SUL BIANCHELLO DEL METAURO

      Il Vino biologico dell’anno per nostra Guida 2024 è una selezione delle migliori uve Bianchello a disposizione dell’Azienda Agraria Fiorini nei 45 ettari aziendali. Fermentazione in tonneau nuovi di rovere di allier, sei mesi sulle fecce, imbottigliato senza filtrazione. Un vino che – come suggerisce a buona ragione la stessa cantina – dà il meglio di sé fresco, non freddo, in ampi calici.

      Alla vista, il Bianchello del Metauro Doc Superiore 2020 Andy’20 si presenta di un giallo paglierino intenso, con riflessi dorati. Al naso un bel profilo oleoso, con la componente di erbe della macchia mediterranea che ricopre un ruolo centrale, quasi avvolgendo la frutta (timo, rosmarino, ma anche mentuccia): pesca gialla, frutta esotica come l’ananas, un bel profilo floreale fresco. Terziari da legno molto composti, su note burrose e speziate calde che ricordano il curry.

      Più il nettare si scalda nel calice, più la componente balsamica prende spazio sul palco. Al palato una gran conferma del profilo oleoso avvertito al naso. Si ripercorrono, una ad una, le percezioni fruttate e di erbe aromatiche. Freschezza e sapidità giocano un ruolo fondamentale nell’equilibrio di un sorso molto bilanciato tra morbidezze e durezze. Vino ancora giovane, con ampie chance di dare il meglio di sé negli anni a venire, mostrando la straordinarietà di un’uva e di una denominazione ancora poco conosciuta, ma tutta da scoprire.


      Azienda Agraria Fiorini
      Via Campioli 5, 61038 Terre Roveresche (Pu)
      Email: info@fioriniwines.it
      Tel. +39 072197151
      www.fioriniwines.it

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Miglior spumante dolce italiano 2024: Fior d’Arancio Colli Euganei Docg 2022 di Vigne al Colle


      Il Miglior Spumante dolce italiano 2024 è il Fior d’Arancio Colli Euganei Docg 2022 di Vigne al Colle. Il riconoscimento della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it arriva grazie ai 94/100 assegnati in occasione delle degustazioni alla cieca di categoria. A produrlo è la cantina guidata dal vignaiolo Fivi Martino Benato a Rovolon, la “sottozona” al momento più interessante e di prospettiva nel variegato panorama dei vini vulcanici dei Colli Eugani, soprattutto per la produzione di vini rossi da varietà del taglio bordolese.

      IL FIOR D’ARANCIO DI VIGNE AL COLLE MIGLIOR VINO SPUMANTE DOLCE ITALIANO 2024

      Il Fior d’Arancio Docg 2022 di Vigne al Colle è assoluto emblema dei Colli Euganei e della loro Denominazione di origine controllata e garantita, ancora poco conosciuta dal grande pubblico ma meritevole di essere scoperta e di ritagliarsi un ruolo di prim’ordine in un segmento come quello dei vini spumanti dolci italiani. Alla vista, il miglior spumante dolce italiano per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it presenta una spuma persistente, che si eleva su un calice giallo paglierino tenue.

      Perlage fine, molto persistente. Convince, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto-olfattiva, per il bel gioco tra le note fresche ed agrumate e quelle morbide ed aromatiche del Moscato Giallo, cui fanno eco ricordi di mentuccia selvatica e salvia. Sorso di assoluto equilibrio, piacevolmente sapido e ammandorlato nel finale, di gran persistenza. La sfida che può risultare vincente? Abbinarlo a tutto pasto, a partire dagli antipasti. E scoprire, così, il risvolto più aromatico del Moscato Giallo cresciuto sui terreni argilloso-calcarei di origine vulcanica del territorio di Rovolon.


      Vigne al Colle di Martino Benato
      Via Palazzina, 100 35030 Rovolon (PD)
      info@vignealcolle.com
       Mob. 348 0139109
       Tel. 049 5227009

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Miglior vino dolce italiano 2024: il Colli Piacentini Passito 2016 “Le Virtù della Pioggia – Sensazioni d’Inverno” de La Conchiglia – Claudio Terzoni Vini


      Il Miglior vino dolce italiano 2024 è il Colli Piacentini Doc Malvasia Passito 2016Le Virtù della Pioggia – Sensazioni d’Inverno” della cantina La Conchiglia – Claudio Terzoni Vini. Il punteggio assegnato in occasione delle degustazioni alla cieca della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 (acquistabile a questo link) è di 96/100. Un passito che conferma le grandissime potenzialità del territorio dei Colli piacentini, chiaramente in provincia di Piacenza, in Emilia Romagna, nella produzione di grandissimi vini dolci da uve Malvasia.

      LE VIRTÙ DELLA PIOGGIA – SENSAZIONI D’INVERNO MIGLIOR PASSITO ITALIANO 2024

      Alla vista, il Passito 2016 “Le Virtù della Pioggia – Sensazioni d’Inverno” della cantina La Conchiglia – Claudio Terzoni Vini si presenta di uno splendido colore ambrato carico, luminoso. Conquista sin dal primo naso con i suoi ricordi di frutta fresca, dall’albicocca sotto sciroppo alla pesca, passando per note più esotiche di ananas, papaia. A fare da sfondo, elegantissime erbe mediterranee come mentuccia, salvia e timo, con accenni di verbena. Concerto di spezie come cardamomo e coriandolo, che poi virano su memorie di liquirizia fusa e rintocchi di rabarbaro, cola e zenzero.

      Il miglior vino dolce italiano 2024 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani di winemag.it è in continuo mutamento nel calice. Sfodera un ingresso di bocca e uno svolgimento di equilibrio magistrale. Densità da vendere, srotola una dopo l’altra le note già avvertite al naso, sul filo di una decisa freschezza e di una marcata  e corroborante vena sapida. La beva del passito Le Virtù della Pioggia – Sensazioni d’Inverno della cantina La Conchiglia – Claudio Terzoni è tattile, carezzevole e decisa, morbida come cotone e al contempo verticale. Persistenza infinita.


      Terzoni Claudio – La Conchiglia
      Località Paolini, 5
      29010 Bacedasco Alto (PC)
      Tel. +39 0523 895476
      Mob. +39 3338212979
      Email: info@terzonivini.it
      www.terzonivini.it

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Il Miglior Metodo Classico italiano 2024 è Giulio F.56 Underwater dell’Az. Agr. Federici


      Il Miglior Metodo classico italiano 2024 è il Vsq Extra Brut Giulio F.56 Underwater dell’Azienda Agricola Federici – La Baia del Sole. Il punteggio assegnato in occasione delle degustazioni alla cieca della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 (acquistabile a questo link) è di 96/100. Si tratta di uno spumante tra i più unici in Italia e al mondo, ottenuto in Liguria da uve Vermentino. Il vino base dell’edizione UWW 2022 del Vsq Extra Brut Giulio F.56 affina in botti grandi di rovere. La vera particolarità è però il successivo “cantinamento subacqueo” delle bottiglie.
      L’operazione avviene a 52 metri di profondità, a Cala degli Inglesi, nell’area marina protetta di Portofino. Qui, la differenza di pressione, le correnti armoniche, la temperatura costante e la scarsa presenza di luce consentono allo spumante di sviluppare un perlage finissimo e un’evoluzione dei caratteri terziari dell’uva.

      F.56 UNDERWATER DI FEDERICI: IL MIGLIOR METODO CLASSICO ITALIANO È “SUBACQUEO”

      Alla vista, Giulio F.56 Underwater dell’Azienda Agricola Federici – La Baia del Sole si presenta di un color paglierino carico, con riflessi dorati. Il perlage si conferma molto fine e molto persistente. Naso sul fiore tipico del Vermentino, oltre che su una frutta di grandissima precisione e purezza, sull’esotico a polpa gialla. L’idrocarburo, netto, sottolinea l’avvenuta terziarizzazione degli aromi. Ma il quadro, tra naso e palato, è ancora più ricco e stratificato.

      Si avvertono note di erbe della macchia mediterranea come rosmarino e alloro; agrumi, tra la scorza e la polpa, al limite del candito: cedro ancor più del bergamotto, pompelmo rosa, mandarino. Giulio F.56 Underwater è sapido in allungo, con ritorni di frutta e idrocarburo. Lo spumante Metodo classico dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it è il punto di incontro tra il presente e le tecniche di affinamento subacqueo più innovative.

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Miglior vino rosato italiano 2024 è il Nerello Mascalese Rosa di Adele di Feudo Montoni


      Il Miglior vino rosato italiano 2024 è il Terre Siciliane Igt Nerello Mascalese Rosato Biologico 2022 Rosa di Adele di Feudo Montoni. Il punteggio assegnato in occasione delle degustazioni alla cieca della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it (acquistabile a questo link) è di 95/100. La boutique winery guidata da Fabio Sireci in Contrada Montoni Vecchi a Cammarata, in provincia di Agrigento, si è aggiudicata anche il titolo di Cantina Bio dell’anno 2024, per l’impegno sincero nella viticoltura biologica e sostenibile che la contraddistingue sin dalla fondazione.

      ROSA DI ADELE DI FEUDO MONTONI È IL MIGLIOR ROSATO ITALIANO 2024

      Arriva dunque dalla Sicilia il Miglior vino rosato italiano dell’anno. Si tratta, in particolare, di un Nerello Mascalese vinificato in rosa. Alla vista, Rosa di Adele 2022 di Feudo Montoni si presenta di un rosa antico tenue, luminoso. Naso piuttosto ricco e intenso, che si apre su preziosi ricordi floreali di zagara e di viola. La frutta spazia da agrumi come il cedro al fico d’India maturo, sino ai piccoli frutti rossi e neri di bosco: ribes, lampone, mora.

      Ingresso di bocca morbido, quasi setoso, su ritorni di frutta matura, di gran precisione. Centro bocca dominato da una buona freschezza e da un’acidità d’agrume, senza che questa prevarichi la setosità del sorso. Il miglior vino rosato italiano 2024 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it nobilita il Nerello Mascalese, la Sicilia tutta, nonché l’Italia dei rosati, sempre più popolari nelle scelte dei consumatori.


      Feudo Montoni
      Contrada Montoni Vecchi, Cammarata (AG)
      info@feudomontoni.it
      Tel. +39 091 513106
      www.feudomontoni.it

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Il Miglior vino rosso italiano 2024 è il Marche Rosso Igt Fatjà di Terra Argillosa


      Il Marche Rosso Igt Fatjà di Terra Argillosa è Miglior vino rosso italiano 2024 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani di winemag.it (acquistabile a questo link). Il punteggio assegnato in occasione delle degustazioni alla cieca è di 96/100. Uvaggio di Cabernet Franc e Merlot dallo strettissimo legame col territorio in cui prende vita, nelle Marche, Fatjà di Terra Argillosa è un faro sulla produzione, sempre meticolosa, ricercata e mai banale, della cantina di Offida aderente alla Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi) e presente al prossimo Mercato Fivi (25-27 novembre 2023, Bologna).

      IL MIGLIOR VINO ROSSO ITALIANO 2024 È FATJÀ DI TERRA ARGILLOSA

      Alla vista il nettare si presenta di un rubino carico, luminoso. Al naso, lo splendore. Le due varietà si esprimono su una densità e – al contempo – su una verticalità unica, sul fronte del frutto. La spezia sembra messa lì apposta, tanto al naso quanto al palato – dal profilo oleoso – per controbilanciare, “raddrizzare” un quadro che così risulta perfetto, sulla parete; la “leva” che “solleva” il sorso, rendendolo al contempo ricco e pieno e verticale, slanciato. Sapidità, poi; da vendere.

      L’integrità delle note di peperone verde, garbate ed elegantissime, che richiamano la precisione delle terre elette del taglio bordolese, superata la linea Maginot del fenolico. I terziari, infine, di cioccolato e fondo di caffè, a rendere la beva golosa e ancora più irresistibile, oltre a sottolineare il perfetto utilizzo dei legni da parte di Raffaele Paolini e della moglie Sara Tirabassi. Non un vino, Fatjà di Terra Argillosa, ma un “sapore”: quello delle cose autentiche, fatte col cuore. Quelle che spesso si tramutano in capolavori, guadagnandosi il riconoscimento di Miglior vino rosso italiano 2o24 per la nostra Guida Top 100 Migliori vini italiani.


      Terra Argillosa
      Contrada Ciafone 79, Offida 63073 (AP)
      Email: info@terrargillosa.com
      Tel. (+39) 0736 099976
      www.terrargillosa.com

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Il miglior vino bianco italiano 2024 è Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco 2022 di Marisa Cuomo


      Il Miglior Vino bianco italiano 2024 è Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco 2022 di Marisa Cuomo. Il riconoscimento di miglior vino bianco dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it arriva grazie ai 96/100 assegnati in occasione delle degustazioni alla cieca. La Guida è acquistabile ancora per pochi giorni in prevendita, a questo link. Furore Bianco 2022 convince non solo dal punto di vista organolettico, ma rappresenta negli anni una garanzia assoluta nell’ambito della produzione enoica italiana. Non ultimo è da sottolineare il rapporto qualità prezzo, letteralmente imbattibile.

      Alla vista, Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco 2022 di Marisa Cuomo si presenta di un giallo paglierino. Gran mineralità al naso, oltre a floreale, agrumi e frutta tropicale. Teso e al contempo largo al palato, su note di erbe della macchia mediterranea e ritorni di frutta esotica. Goloso in chiusura, a sottolineare una beva eccezionale, leggera e al contempo stratificata. La cantina Marisa Cuomo e il suo deus ex machina Andrea Ferraioli producono circa 50 mila bottiglie complessive all’anno nella boutique winery di via G.B. Lama 16/18, a Furore, in provincia di Salerno.

      FURORE BIANCO 2020 È VINO BIANCO DELL’ANNO PER LA GUIDA TOP 100 2024

      Furore Bianco è uno dei fiori all’occhiello di una gamma che è garanzia assoluta di qualità e tipicità. L’uvaggio è composto per il 60% da Falanghina e per il 40% da Biancolella, raccolte accuratamente a Furore e nei comuni limitrofi, su terrazzamenti costieri posti tra i 200 e i 550 metri sul livello del mare. A rendere ancora più eroica la viticoltura della zona sono le rocce dolomitiche e calcaree in cui affondano le radici le viti, allevate a pergola, raggiera e spalliera.

      Ogni ceppo è in grado di produrre 1,5 chilogrammi, per una resa di 80 quintali per ettaro. Falanghina e Biancolella vengono vendemmiate a mano nella prima decade di ottobre e condotte in cantina con grande attenzione, ancora integre. Dopo diraspatura e pigiatura, vengono sottoposte a pressatura soffice. Il mosto fiore del Miglior vino bianco italiano 2024 Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco 2022 di Marisa Cuomo, previo illimpidimento statico a freddo e inoculo di lieviti selezionati, fermenta alla temperatura di circa 15 gradi per circa 20-30 giorni. Prima della commercializzazione, staziona per 4 mesi in serbatoi di acciaio inox.


      Cantine Marisa Cuomo
      via G.B. Lama, 16/18, Furore (SA)
      Mail: info@marisacuomo.com
      Visite: reservation@marisacuomo.com
      Tel. +39 333 4313667
      www.marisacuomo.com

      Categorie
      degustati da noi news news ed eventi vini#02

      Il Barbaresco Docg Ovello 2020 di Carlo Giacosa è Miglior vino italiano 2024


      Il
      Barbaresco Docg Ovello 2020 di Carlo Giacosa è il miglior vino italiano 2024 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani di winemag.it (acquistabile ancora per pochi giorni in prevendita a questo link). Il punteggio assegnato in occasione delle degustazioni alla cieca è di 97/100. Le caratteristiche organolettiche dell’annata, a nostro avviso, certificano l’inizio di una nuova storia per questo cru, su cui incidono anche i cambiamenti climatici. Quello del Barbaresco Ovello, di fatto, è il naso più profondo, balsamico e – al contempo – esplosivo, sul fronte della spezia e del frutto, della ricercatissima gamma di “Barbareschi” targati Carlo Giacosa.

      Un Ovello che si conferma splendido anche al palato, sulla ficcante morbidezza dei tannini – consentiteci l’ossimoro – che regala una beva elegantissima, già suadente. L’alcol, perfettamente integrato, ne arrotonda ulteriormente il profilo, rendendo questo 2020 già godibile, pur di immensa prospettiva in termini di possibilità di affinamento. Chiusura di ottima persistenza, sul frutto, che si conferma croccante e di pura eleganza.

      BARBARESCO DOCG 2020 OVELLO, CARLO GIACOSA: 97/100 WINEMAG.IT

      Le uve Nebbiolo di questo Barbaresco vengono raccolte nel cru Ovello, ad un’altitudine compresa tra i 220 e i 240 metri sul livello del mare. Siamo nella parte Nord della denominazione piemontese. Le viti, allevate a Guyot modificato ad archetto, sono esposte a Sud, Sud Ovest ed Est. Affondano le radici in un suolo compatto, con prevalenza di calcare e argilla. Una volta in cantina, il Nebbiolo atto a divenire Barbaresco Ovello viene diraspato e pigiato.

      La fermentazione del mosto del Miglior vino italiano 2024 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani di winemag.it si sviluppa a contatto con le bucce in vasche di acciaio, a temperatura controllata. Dopo la svinatura e il parziale illimpidimento, il vino matura in botti grandi di rovere francese. Viene quindi affinato in bottiglia, coricata nel silenzio e nel buio della cantina Carlo Giacosa, che si trova proprio al civico 9 di Strada Ovello 9, a Barbaresco.


      Azienda Agricola Carlo Giacosa
      Strada Ovello 9, Barbaresco (CN)
      Mail: info@carlogiacosa.it
      Tel. +39 0173635116
      www.carlogiacosa.it

      Categorie
      news news ed eventi

      Contrada Palui è Cantina Rivelazione dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024


      È Contrada Palui la Cantina Rivelazione dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it (disponibile a questo link in prevendita)
      .
      Contrada Palui – di cui abbiamo scritto anche qui – è capitata sulla nostra strada quasi per caso, in Valpolicella, e ci ha subito “sconvolto” (in senso positivo, ça va sans dire). Non esageriamo. L’incontro con il fondatore “tuttofare” di questa giovane realtà della Val Squaranto – vallata che domina Verona e rappresenta il futuro della denominazione, meritando a nostro avviso un’identificazione ufficiale come sottozona – è Hans Karl Pichler, altoatesino innamoratosi di un fazzoletto di terra di poco più di due ettari.

      Dove c’era un pascolo, ha piantato vigna. E ha iniziato a produrre vini dalla chiara impronta territoriale, ricchi di fascino e di più di un pizzico di follia. Non potrà che passare alla storia della denominazione il suo Valpolicella da 11,5%, che in altri tempi sarebbe stato ritenuto un vero e proprio “affronto”. I vini di Pichler sono questo: innovativi ed identitari, eppure al contempo irresistibilmente intimi (ecco le “tre i” con cui riassumeremmo Contrada Palui). Specchi fedeli del micro terroir di una Doc che si sta trasformando con estrema coscienza, sotto la spinta di un ricambio generazionale senza pari e di un Consorzio che lavora al fianco dei produttori, col suo team di giovani menti preparate e illuminate, come nessun altro in Italia.

      CONTRADA PALUI E LA “NUOVA VALPOLICELLA” IN VAL SQUARANTO

      Per dirla con Hans Karl Pichler, Contrada Palui «non è solo un non è solo un bel posto con vista mozzafiato sulla città di Verona e gli Appennini, a 150 km di distanza oltre la Pianura Padana: è anche un terroir speciale». I terreni sono ricchi di tre tipi di roccia: calcare bianco, basalto nero e selce tagliente. Questa combinazione conferisce ai campi una mineralità unica che si riflette nei vini. I vigneti sono nati su campi a fieno incontaminati e vengono lavorati con la massima cura e attenzione all’ambiente, naturalmente in biologico. Situati a circa 500 metri sul livello del mare – posizione alta per la Valpolicella – la maggior parte dei vigneti si estende lungo il versante sud di un crinale, esponendoli al sole dalla mattina alla sera. Allo stesso tempo, i venti caldi rampicanti e quelli freschi delle Alpi Lessine assicurano un’intensa ventilazione.

      Queste peculiarità microclimatiche e geologiche formano un emozionante contrasto con le intense note fruttate che l’uva riceve dall’appassimento praticato in Valpolicella. I vini sono intensi e complessi ma allo stesso tempo eleganti, speziati e freschissimi. L’approccio enologico di Contrada Palui? «È eterogeneo – spiega Hans Karl Pichler – e non segue una singola scuola di pensiero. L’unico filo conduttore è la sostenibilità che guida il nostro lavoro. Crediamo sia nostro dovere lavorare con grande cura e in modo rispettoso verso la natura. Cerchiamo di offrire ai nostri vini l’habitat giusto e il tempo affinché sviluppino la loro specifica identità ed un’eleganza che lascia il segno. Questo significa l’assenza di pratiche di cantina invasive e l’impiego rispettoso di acciaio, legno e anfore di terracotta in affinamento». L’invito è quello di scoprire la Cantina Rivelazione dell’anno della nostra Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024. Finirete per innamorarvene. Almeno quanto noi. Promesso.

      Categorie
      news news ed eventi

      Feudo Montoni è Cantina Bio dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024

      È Feudo Montoni la Cantina Bio dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it (disponibile a questo link in prevendita). L’azienda di Contrada Montoni Vecchi (Cammarata, Agrigento), stella sempre più fulgida della costellazione di Assovini Sicilia, esprime anche il Miglior Vino rosato 2024, il Terre Siciliane Igt Nerello Mascalese Rosato Biologico 2022 “Rosa di Adele”, che si è aggiudicato 95/100 nella degustazione alla cieca. Non potevamo scegliere parole migliori di quelle del titolare, Fabio Sireci, per introdurre Feudo Montoni e spiegare le motivazioni del premio Cantina Bio dell’anno 2024. Parole capaci di traslarsi, immutate, dalla filosofia aziendale al calice.

      C’è un detto siciliano che dice: Curri quanto voi che cà ti aspetto… Corri quanto vuoi che qui ti aspetto… E a volte mi sembra che questo possa essere quello che pensa la Terra osservando il comportamento dell’uomo. La parola biologico trae origine dal greco ‘bios’ che significa ‘vita’ e da ‘logia’ che significa ‘discorso’, ‘studio’. Quindi ‘discutiamo di bios’.

      Parlare di agricoltura biologica non è facile per vari motivi, è una filosofia, un sistema di vita, un complesso di azioni. Biologico è un concetto molto delicato e molto ampio, non significa soltanto non utilizzo di chimica, di pesticidi e pratiche agricole che ogni agricoltore applica nel rispetto della terra. Nelle sedicenti aree civili e sviluppate, non vedo felicità dell’anima, che piano, piano muore. Non vedo Bios».

      LA SICILIA DI FEUDO MONTONI, VINI BIOLOGICI PER VOCAZIONE

      La purezza di cui parla questo appassionato viticoltore siciliano è la stessa che si ritrova in ognuno dei suoi vini. La storia di Feudo Montoni affonda le radici nel 1469, quando nel cuore della Sicilia, all’interno del Principato di Villanova, viene edificato dalla nobile famiglia aragonese Abatellis il baglio (tipica costruzione siciliana a corte quadrangolare). Dopo seicento anni, nelle stesse cantine, dalle stesse terre vengono prodotti i vini firmati da Fabio Sireci.

      È alla fine del 1800 che la storia del baglio si lega a quella di Rosario Sireci, nonno di Fabio che acquistò il Feudo riconoscendo in esso particolari caratteristiche legate al terroir ed alla sua biodiversità. Trovò antiche piante di Perricone, Nero d’Avola, Catarratto, innamorandosi dei vini ottenuti con quelle uve. A suo avviso, presentavano tratti eleganti ed inconsueti.

      IL VINI DI TERROIR DI FEUDO MONTONI, CANTINA BIO 2024

      Nella seconda metà degli anni Sessanta, a dare impulso alla produzione fu Elio Sireci, padre di Fabio che selezionò le migliori piante presenti nella tenuta attraverso Selezione Massale e, con esse, impiantò i nuovi vigneti. Negli stessi anni avvenne il completo ammodernamento della cantina. Elio Sireci fu in grado di trasmettere al figlio Fabio la passione ed il rispetto per la Natura che oggi valgono a questa realtà il massimo riconoscimento tra le cantine biologiche italiane assegnato dalla Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024. Non solo: Elio insegna a Fabio «l’etica del lavoro, del sacrificio per l’ottenimento di un obiettivo».

      Un «lavoro» che oggi, il titolare di Feudo Montoni descrive come «un meraviglioso viaggio da vivere, se fatto con dedizione ed amore». Sono passati oltre trent’anni da quando Fabio Sireci ha iniziato a mettere i pratica quegli insegnamenti, proseguendo il «lavoro» del nonno e del padre nel ruolo di «custode delle antiche piante e delle loro uve». In particolare, è lui a seguire in prima persona tutte le diverse fasi del processo di produzione, dal vigneto alla cantina. E il suo amore per questa terra è in ogni calice. In ogni sorso. Provare per credere Feudo Montoni, Cantina Biologica dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024.

      Exit mobile version