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Vini al supermercato

Soraie Veneto Igt, Pasqua Vigneti e Cantine Spa

(2,5 / 5) Le “Soraie” sono i vigneti posti a un’altitudine più elevata rispetto al resto della superficie vitata. L’esposizione al sole e al vento è migliore. E offre le condizioni ottimali per il successivo appassimento delle uve. Eppure, Soraie Veneto Igt di Pasqua Vigneti e Cantine Spa non offre le emozioni che ci si potrebbe aspettare da un vino ottenuto mediante tale tecnica. Nulla a che vedere, insomma, con le fragranze che rendono grande l’Amarone, altro vino prodotto nella medesima regione e ottenuto lasciando appassire gli acini. Vino fin troppo costoso per quel che è capace di offrire una volta versato nel calice, Soraie è un blend costituito per il 40% da uve Merlot, cui viene addizionato un 30% di Corvina e un 30% di Cabernet Sauvignon. L’effetto è una predominanza delle note asciutte, a differenza di una presentazione in etichetta, da parte del produttore, che vorrebbe Soraie “vino di grande struttura con intensi profumi”. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it l’annata 2010. Che nel calice si presenta d’un rosso rubino cupo, profondo, con unghia violacea. Al naso richiama in maniera “grassa” i frutti rossi, su tutti il ribes, ma anche il lampone e la prugna. Riecheggia il legno, che si colora quasi impercettibilmente di spezie come la liquirizia. In bocca entra fruttato, ma diventa presto (e soprattutto finisce) troppo sapido. L’acidità, insomma, si dimentica di compensare la salinità. Ne risente così anche la persistenza, inferiore ai 6 secondi. Vino ai conti troppo poco fine ed equilibrato per essere posizionato nella fascia prezzo dei 10 euro. Da abbinare a piatti di carne non troppo elaborati. Soraie Veneto Igt 2010 di Pasqua Vigneti e Cantine è ottenuto dalle vigne di proprietà della casa vinicola di via Belvedere, Verona, a San Felice, zona est della Valpolicella che prende il nome di Valpantena. I terreni sono di tipo calcareo, argilloso e ciottoloso. La tecnica di vinificazione prevede che le uve vengano selezionate e raccolte a mano, lasciandole appassire per tre mesi disposte in cassette di legno all’interno del cosiddetto “fruttaio”. Qui, grazie al controllo dell’umidità e al ricircolo dell’aria, gli acini perdono circa il trenta per cento del contenuto d’acqua e raggiungono un’alta concentrazione di zuccheri. L’inizio della lavorazione degli acini di Merlot, Corvina e Cabernet Sauvignon avviene separatamente e con tempistiche differenti, maturando le tre uve in periodi diversi. Gli acini vengono posti in vasche di acciaio a temperatura controllata, che si aggira tra i 25 e i 28 gradi, per venti giorni. Segue in acciaio la fermentazione malolattica. L’affinamento viene condotto in tonneaux di rovere per 6 mesi ed in bottiglia per 1 anno. Segnaliamo che Soraie è solitamente reperibile al supermercato con uno sconto che raggiunge anche il 50%. Avvicinandosi così a una fascia prezzo più consona alle emozioni che è in grado di regalare nel calice.

Prezzo pieno: 9,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Approfondimenti

In vino marketing. La “pubblicità” delle cantine 2.0 e il caso Passerina 50 sfumature

Alle vongole, of course. Il tuo rosso di Toscana, lo abbinerei agli spaghetti con le vongole. O all’orata al forno. Il bello del marketing 2.0 proposto da certe cantine d’Italia, è la sua vena sprezzantemente democratica. La pubblicità mostra in primo piano un calice di vino rosso e una bottiglia del vino di turno. La domanda, posta per creare evidentemente un elevato (in termini numerici, s’intende) dibattitto tra i potenziali acquirenti, è la seguente: “Sentore di viola mammola e frutti rossi assieme a profumi di liquirizia e note speziate. A quale piatto abbineresti un calice di Nipozzano Riserva?”.

Sotto il prossimo: una valanga di idee, di piatti, di portate. Di chef. Ma soprattutto di “like”. Del resto la campagna pubblicitaria di Frescobaldi è destinata al pubblico di Facebook.

E a rispondere all’annuncio a pagamento c’è un pubblico tanto variegato quanto curioso. Missione compiuta? Forse. Il problema è che nell’Italia delle cantine 2.0 si fa marketing sui social network per poi rischiare di deludere all’acquisto. A noi di vinialsupermercato.it è successo di bere in sequenza una bottiglia di Villa Antinori Rosso Toscana Igt 2013 capace di surclassare, letteralmente, il Brunello di Montalcino Frescobaldi 2010.

Questione di gusto? Fatto sta che tra le due bottiglie scorrono più di dieci euro di differenza, al supermercato: meno di 12 euro la prima, acquistata da Esselunga; e più di 24 euro la seconda, acquistata in un punto vendita della catena di supermercati Il Gigante. Forse avremmo fatto bene a ordinare (online?) un Nipozzano Riserva. Ovviamente dopo aver detto la nostra, su Facebook, in merito all’abbinamento.

Eppure, c’è chi si spinge ben oltre. Cavalcando, è proprio il caso di usare questo verbo, l’antico e mai defunto paradigma vincente che lega marketing e sesso. Avete capito bene. Guardate un po’ (foto a sinistra) la pubblicità di questa Passerina.

Gli artefici della trovata sono i responsabili marketing della Casa Vinicola Silvestroni, azienda che opera dagli anni Sessanta nella Valle dell’Esino, nel cuore della regione Marche. Ovvero, nel territorio vocato alla produzione di questo bianco accattivante: la Passerina. Nome che deriverebbe dalla forma dell’acino, che pare alato; nonché al fatto che gli uccellini ne vadano ghiotti.

E l’occasione non se la sono fatta scappare neppure quelli delle Cantine Silvestroni, che alla ricerca di un nome di fantasia per il loro prodotto (linea Travanesca) non hanno trovato di meglio che “Cinquanta sfumature”.

Chissà cosa direbbe Mr Grey se solo scoprisse che per Natale 2015, le Cantine Silvestroni propongono una confezione regalo composta da una bottiglia di Cinquanta Sfumature di Passerina abbinata a una mousse di baccalà con cialda al nero di seppia e dattero salato. Chapeau.

E allora converrebbe un po’ a tutti farsi un esame di coscienza sul mondo del vino 2.0. Un esame che dovrebbe portare tutti gli amanti (veri) del buon vino a documentarsi, approfondire, leggere e conoscere meglio un mondo che necessita di maggiore consapevolezza. Perché, in fondo, il bello è capire cosa vuol dirci il vino una volta versato nel bicchiere. Certamente più di quanto vuol dirci chi prova, prima ancora, a vendercelo.

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news ed eventi

E-commerce, il vino italiano resta in cantina

“I vignaioli propongono una cosa molto semplice: ogni produttore potrebbe assolvere in proprio e nel proprio Paese d’origine le imposte sul valore aggiunto e le accise secondo le aliquote del Paese di destinazione delle merci. Una camera di compensazione potrebbe quindi calcolare quanto dovuto a ciascun stato membro”. E’ la proposta avanzata da Matilde Poggi, presidente della Federazione italiana Vignaioli indipendenti (Fivi), al convegno “L’eredità di Expo”, che si è tenuto alla Camera dei Deputati, a Roma. Una soluzione al problema delle vendite a distanza di vino in Europa, che “non è unita quando si tratta di spedire vino da un Paese all’altro”. Questo impianto è stato accolto in pieno dallo studio “Evaluation of current arrangements for movement of excise goods released for consumption”, realizzato per conto della Commissione Europea e approvato dal Gruppo di contatto Accise lo scorso 3 luglio. “Sono già passati cinque mesi – aggiunge Poggi – e in sede Europea non si è mosso ancora nulla. Auspichiamo che la situazione possa essere presto sbloccata e pertanto abbiamo chiesto agli onorevoli Roberto Caon ed Emanuele Prataviera, oltre che al Sottosegretario alle Politiche Agricole e Forestali Giuseppe Castiglione, di attivarsi per sostenere la nostra posizione”.

Per inviare vino da un Paese all’altro, sia ad un rivenditore che ad un consumatore finale, oggi è necessario avviare una pratica doganale e dotarsi di un domicilio fiscale nel Paese di destinazione con il quale assolvere al pagamento delle accise. Una procedura che non solo rende economicamente sconveniente, se non proprio impossibile, un e-commerce su scala europea, ma complica la vita a tutti i vignaioli che, dopo una visita in cantina da parte di turisti stranieri devono spesso rinunciare alle vendite che ne potrebbero derivare. Una soluzione al problema è già stata proposta da Cevi (Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti, di cui FIVI è membro e della quale Matilde Poggi è vicepresidente) al Gruppo di contatto Accise della Commissione Europea. La discussione, peraltro, potrebbe essere aperta ad ampio spettro sul mondo dell’e-commerce in Italia, come di consueto in ritardo rispetto ad altri Paesi europei e del mondo. Basti pensare che, secondo recenti studi, metà della popolazione italiana utilizza il web per i propri acquisti, ma solo 12 milioni effettuano acquisti regolari su Internet.

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Cesanese del Piglio Docg 2013, Cantina Sociale di Piglio

(3 / 5)E’ la prima Denominazione di Origine Controllata e Garantita della Regione Lazio, ma i supermercati, soprattutto nel nord Italia, non dedicano grande spazio al Cesanese del Piglio. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it, dunque, una “rara” bottiglia di questa antica e prestigiosa Docg, prodotta dalla storica Cantina Sociale Cesanese del Piglio. L’annata è la 2013 e dovrebbe regalare qualche emozione in più per la tipologia d’uvaggio utilizzata, il Cesanese d’Affile in purezza. Ma la fascia prezzo indica chiaramente come si tratti di una bottiglia dalle caratteristiche non troppo “spinte”, adatta a palati non troppo esigenti e certamente il prodotto base della Cantina Sociale di via Prenestina, Km 42. Questo Cesanese si presenta nel calice di un rosso rubino con riflessi violacei. Al naso si presenta carico di percezioni floreali dominate dal geranio, in concerto con i frutti rossi. Al palato risulta morbido e rotondo, fresco e minerale, ma piuttosto sbilanciato in termini di sapidità, che finisce per contrastare le note fruttate già avvertite al naso. L’effetto, nel finale, è quello di un balsamico non ricercato. Vino dunque non impegnativo, che può accompagnare a tutto pasto piatti non troppo strutturati.

La vinificazione del Cesanese del Piglio della Cantina Sociale del Piglio, come spiega Daniele Proietti, avviene interamente “in riduzione”. Dalla pressatura alla fermentazione, cioè, il mosto viene lavorato in assenza di ossigeno, mediante l’utilizzo di gas inerti, come l’azoto. La raccolta delle uve, tra le vigne del territorio ciociaro, avviene in maniera manuale. Macerazione per otto giorni, svinatura e proseguo della fermentazione in bianco. Il Cesanese del Piglio della Cantina Sociale del Piglio viene quindi sottoposto a fermentazione malolattica, in vasche d’acciaio. Subisce quindi un periodo di affinamento sulle fecce fini che va dai nove ai dodici mesi. Le vigne, d’età compresa tra i 15 e i 30 anni, sono situate a un’altezza di 380 metri sul livello del mare e allevate ad albese bilaterale su suolo argilloso, con una resa di 50 quintali per ettaro. Hanno consentito la produzione di un totale di 70 mila bottiglie.

Prezzo pieno: 5,49 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Vini al supermercato

Falanghina del Sannio Dop, Gu. Sca. Guardia Sanframondi Benevento

Delle caratteristiche tipiche dell’uvaggio, il Falanghina del Sannio della cantina Gu. Sca. di Guardia Sanframondi, provincia di Benevento, conserva solo la sapidità, peraltro sbilanciata. Di colore giallo paglierino, scorrevole nel calice, presenta già al naso un’accentuata sensazione salina. Si uniscono note floreali e minerali. Al palato inizia con sentori amarognoli, per poi lasciare spazio a una buona acidità, che mal si bilancia ai sentori salini. Prodotto dalla Gu. Sca tra le colline beneventane, questo Falanghina del Sannio reperibile tra gli scaffali della catena di discount Penny Market può essere abbinato a carni bianche e antipasti, o accompagnato a leggeri aperitivi.

Prezzo pieno: 3,99 euro
Acquistato presso: Penny Market

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visite in cantina

Grecia, Creta wine tour: tra le vigne dell’isola del Minotauro

“Would you like some coffee?”. Areti Valtadoroll arriva alla Lyrarakis Wines di Iraklion un po’ di fretta e con gli occhi stanchi. Lasciando alle spalle della propria utilitaria una nuvola di polvere. Per giungere alla sala dove dalle 11 di mattina vengono accolti gli ospiti per la degustazione dei vini dell’azienda, ci si immerge a pieni polmoni nelle vigne Lyrarakis. Le strade, disegnate per trattori e mezzi agricoli, non sono certo asfaltate. Areti prepara il caffè (noi preferiamo un bicchiere d’acqua, per non compromettere la degustazione) e lo condisce con le presentazioni di rito. E’ lei che ci guida nella scoperta di alcuni tra i migliori vini degustati sull’isola di Creta. Seconda tappa, dopo Santorini, del tour di vinialsupermercato.it in Grecia. La Lyrarakis winery, fondata nel 1966, è una bella realtà guidata attualmente dalla seconda generazione dell’omonima famiglia. Ci troviamo nel villaggio di Alagni, pressoché al centro dell’isola di Creta, a un’altitudine di 450 metri sul livello del mare. A meno di 30 chilometri dalla ‘capitale’ dell’isola, Herakleio (Iraklion) i Lyrarakis hanno dato nuova linfa a due uvaggi pressoché estinti, Plyto e Dafni, approfittando di alcuni fondi ottenuti dalla Comunità Europea. Ma hanno anche saputo riscoprire e valorizzare enormemente l’uva rossa autoctona Mandilari, piuttosto trascurata prima che i Lyrarakis cominciassero a lavorarla, producendone un vino in purezza. “Tutti aspetti – spiega Areti Valtadoroll – che hanno contribuito alla crescita dell’azienda, attiva dal 1994 nell’export in Europa, ma anche negli Stati Uniti, in Canada, Cina, Giappone e Australia”.

LYRARAKIS WINERY
La degustazione, come di rito, parte dai bianchi. Areti versa il primo: Plyto, annata 2014, dall’omonimo uvaggio in purezza. Di colore giallo evanescente, quasi trasparente, presenta un naso profumato, aromatico. In bocca si fa avanti il limone, poi pera, mela e melone. Un vino molto fruttato, delicato e semplice, che accosteremmo soprattutto agli aperitivi. Secondo assaggio: Dafni, anch’esso ottenuto dall’omonimo uvaggio in purezza, un bianco che fa presagire l’ottimo livello raggiunto dai vini della Lyrarakis. Di colore giallo paglierino, colpisce all’olfatto per l’intensità delle vene erbacee: alloro, lavanda, timo, rosmarino. Tutte caratteristiche che si presentano anche al palato, mixate egregiamente con sentori di frutti a polpa bianca e, se non bastasse, una buona sapidità. Lo definiremmo un vino “erbaceo”, nell’accezione positiva del termine. Perfetto l’abbinamento con piatti di pesce, in particolare se aromatizzati ulteriormente con alloro e rosmarino, cotti al forno. Si passa dunque al rosato Mandilari, annata 2014. Contenuta la percentuale di alcool, che raggiunge il 12%. Frutti rossi, fragola matura, nocciola sullo sfondo. Il meglio dei rosati viene però offerto da Idyll, ovvero Idillio. “Un vino – spiega Areti – che si abbina benissimo ai piatti della tradizione italiana, dalla pasta al pomodoro al risotto ai frutti di mare”. E in effetti è così, con le medesime sensazioni regalate dal Mandilari rosè, ma ancora più intense. Di gran rilievo il finale, lungo e deciso. Dai rosati passiamo dunque ai rossi Lyrarakis.

E lo facciamo partendo dal blend tra Syrah (70%) e Kotsifali (30%), un uvaggio cretese che nella zona di Iraklion offre le ‘prestazioni’ migliori dell’isola. Ma è pure un uvaggio che regala vini da consumare ‘giovani’ e per questo viene spesso mixato con altri uvaggi, come il Syrah. L’annata in degustazione, di fatto, è la 2012. Non lascia il segno questa bottiglia, soprattutto per la poca persistenza, che sfiora il limite dell’evanescenza, nonostante le sufficienti prerogative olfattive. Ecco dunque il rosso di cui si va enormemente fieri alla Lyrarakis, il Mandilari 100%, denominato Plakoura. “A Creta diamo il nome della vigna al vino quando ci regala ottimi risultati – spiega Areti – ed è proprio questo il caso. Plakoura è il nome della vigna nella quale produciamo l’uva per questa bottiglia”. Di colore rosso rubino intenso, al naso presenta chiarissimi sentori di sottobosco, tra cui spicca la fragolina. Al palato è asciutto, con tannini robusti: alle note fruttate si accosta il legno e la vaniglia, conferite da un anno e mezzo di maturazione in barrique. Perfetto con carni come l’agnello. “Potrebbe invecchiare 10 anni”, afferma fiera Areti. Di fatto, l’annata in degustazione è la 2013 e la sensazione che si tratti di un ottimo prodotto, ulteriormente migliorabile negli anni, è palese. Buono anche il blend Cabernet – Merlot di Lyrarkis, con l’utilizzo del 50% per uvaggio. Due anni in botte per ottenere un vino intenso e corposo di quattordici gradi, dai forti richiami olfattivi e gustativi di spezie e liquirizia. Ma il meglio, Areti Valtadoroll, lo sfodera nel finale, con la “chicca” non prevista nella canonica degustazione. Si tratta di Symbolo, il vero ‘pezzo forte’ della Lyrarkis, vincitore tra l’altro della doppia medaglia d’oro ai China Wine Awards 2012. Un vino rosso prodotto solamente nelle migliori annate con uve Syrah, Cabernet Sauvignon e Merlot, arrivato a valere oltre 45 euro per l’annata 2005. Quella degustata è la 2008, 89 punti da Robert Parker sul Wine Advocate Magazine nel 2013. Di colore rosso intenso, presenta al naso sentori di erbe, spezie, liquirizia, frutti di bosco e – appena percettibili – vaghi sentori di miele. In bocca l’equilibrio è perfetto: tannini molto decisi ma non pungenti, mirtilli, more e di nuovo legno, vaniglia e spezie. Eleganza e carattere, per un finale lungo e vellutato.

DOULOUFAKIS WINERY
Per giungere alla Douloufakis winery, a Dafnes, si percorrono strade irte tra colline coltivate a vite e ulivo, il paesaggio classico di Creta. La distanza da Iraklion è di circa 40 minuti. E’ il giorno di chiusura della winery in bassa stagione. Ma davanti all’ingresso c’è un uomo, che scopriremo essere il titolare: Nikos Douloufakis. Parla un italiano pressoché perfetto, visti gli studi in enologia portati a termine ad Alba, in Piemonte. “Sono della scuola italiana”, dice fiero, ammettendo di apprezzare particolarmente i visitatori che giungono dall’Italia. Il tour inizia nel cuore pulsante della Douloufakis winery, tra l’acciaio in cui sta macerando e fermentando il vino della vendemmia iniziata ad agosto e pressoché conclusa. Poi ci si sposta nella sala per le degustazioni. Nei supermercati cretesi abbiamo già avuto modo di testare un prodotto della linea “base” di Douloufakis, “Enotria”, subito surclassato dal resto dell’ottima produzione dell’azienda guidata da Nikos. Un uomo che vive dei frutti della propria passione, poco avvezzo dunque alle logiche della grande critica internazionale. “A me del giudizio di Parker non interessa molto – afferma serio Nikos Douloufakis -. Per me questa non è una professione. Ho tre figli, due maschi e una femmina: i primi due hanno già intrapreso gli studi per diventare enologi e la piccola vuole diventare come minimo sommelier. Questa è la mia più grande vittoria”. Eppure, di premi, la Douloufakis Winery fa incetta ogni anno. “Il punteggio che viene attribuito ai miei vini – continua Nikos – è una soddisfazione secondaria. Anche perché non cerco la perfezione in laboratorio, non uso analisi chimiche particolari. I miei vini sono il frutto della mia esperienza e del fatto che vivo tra i miei vigneti e mi fido di loro”. Il più vecchio è del 1985 e di quella che fu la vigna d’impianto della produzione avviata nel 1930 dal padre di Nikos, Dimitris Douloufakis, rimarrà sempre meno. “Dall’88 al 91, a causa della filossera – spiega il coraggioso vignaiolo cretese – abbiamo proceduto con la sostituzione di molti vigneti. Personalmente, dal 1992, ogni anno, pianto nuove viti, giusto per non annoiarmi!”. L’obiettivo della Douloufakis Winery è di raggiungere nei prossimi 3 anni, ovvero entro il 2018, i 15 ettari di superficie vitata. E la scelta dei terreni migliori spetta proprio a Nikos. “Il problema – sostiene – è che qui a Creta è difficile reperire vasti appezzamenti di terreno, che è per lo più frazionato tra vari proprietari. Il cretese è testardo, cocciuto. Soprattutto quando si parla di proprietà privata. Il padre, solitamente, lascia in eredità le proprie terre ai figli, contribuendo così al frazionamento di vasti territori. Al momento dell’acquisto, bisogna dunque interloquire con diversi soggetti”. La crisi che ha colpito la Grecia ha lasciato il segno e ha contribuito a rendere ancora più difficile la compravendita di terreni. “Molte zone precedentemente coltivate a ulivo – dichiara Nikos – stanno subendo una riconversione alla vite, che rende molto di più”. La stessa Douloufakis può contare sulla presenza di oltre 2 mila alberi di ulivo. Ma i progetti di Nikos, vertono ovviamente tutti sul vino. E l’amore per l’Italia trascina l’enologo cretese verso scelte che potrebbero regalare risultati sorprendenti. Come la decisione di impiantare un vigneto sperimentale di Montepulciano. “Tannini morbidi e colori stupendi”, preannuncia il delfino della Douloufakis. “E a gennaio 2016 – aggiunge – sarà pronto il nostro primo Vidiano spumantizzato”.

Scommetti sul futuro se il presente ti sorride. E per Nikos, la produzione attuale è già una garanzia di successo. Al di là della linea base “Enotria”, costituita da un bianco, un rosso e un rosé “le cui vendite nei supermercati sono in forte crescita”, Mr Doulloufakis ci guida alla degustazione della gamma medio alta dell’azienda. Dafnios White è un bianco ottenuto da uve Vidiano in purezza – raccolte e selezionate con cura da tre differenti vigneti, uno dei quali lontano dalla zona di Dafnes – che regala un naso profumato di agrumi, pesca e bergamotto. Invecchia fino a 3 anni e ha ottenuto 89 punti dal noto critico Parker, anche se a Nikos non importa. Dafnios Red è invece il perfetto compagno della carne d’agnello, molto consumata sull’isola. Ottenuto al 100% da uve Liatiko, affina per l’80% per 8 mesi in barrique usate e per il 20% in acciaio. Si tratta di una varietà autoctona molto sensibile al caldo e alle malattie, difficile da coltivare. Il che rende il Liatiko un uvaggio prezioso. Alargo, dal veneziano “alla larga”, è invece il nome affibbiato al Syrah in purezza della Douloufakis, affinato per un anno in barrique dopo la fermentazione malolattica. L’annata proposta in degustazione è la 2012, per 14%. Finalmente un Syrah che non ‘scimmiotta’ il gusto internazionale, specie americano e australiano: tannini seri ed eleganti, ottimo corpo e robustezza e finale degno di nota. Alargo prepara alla degustazione di quello che è il meglio della Douloufakis, ovvero il Cabernet Sauvignon Aspros Lagos. Fortissimi sentori caratteristici dell’uvaggio (peperone verde) e grande tono ‘muscolare’. Una bottiglia da ricordare, proposta in degustazione con l’annata 2012 (14%) e premiato nel 2010 in diversi concorsi a livello internazionale. Altra “star” della Douloufakis è Aspros Lagos White, uvaggio Vidiano fermentato in barrique. “Dal 2007 – evidenzia Nikos – finiscono sold out circa 10 mila bottiglie. Nel 2014 ne ho prodotte solo 7 mila, scegliendo come da consuetudine il migliore vigneto di Vidiano”. Ne scaturisce un bianco potente, aromatico, da 14,2%, con un grado di acidità totale del 7,2%. Valido anche Helios, il rosso dolce ottenuto dalla varietà Liatiko: l’uva viene lasciata a seccare al sole per sette giorni, per poi passare alla fermentazione e a un riposo in barrique usate per cinque anni.

DOURAKIS WINERY

Altra winery visitata da vinialsupermercato.it è la Dourakis, situata nel villaggio collinare di Alikampos, a metà tra Chania e Rethimno. Una storia iniziata nel 1986, quando il viticoltore Andreas Dourakis decise di trasferirsi in questi territori da Salonicco, cominciando a coltivare una vecchia vigna di proprietà del padre, a 330 metri sul livello del mare. Oggi la Dourakis è una realtà di respiro internazionale, che esporta i propri vini in Europa, così come in America e in Asia. La degustazione dei vini, guidata da Evie Douraki, comincia dal bianco Rizitis, ottenuto da uve Vilana. Al naso fiori, frutta a polpa bianca e limone. In bocca ricorda vagamente il Vermentino sardo. Si passa poi a Kudos, una Malvasia di Candia. Chiaramente aromatico, profumatissimo e fruttato: fiori di campo, fragola, pera, pesca matura. In bocca una punta di miele condisce la frutta. Non a caso, Kudos è stato insignito della medaglia d’argento al Greek Wine Award 2015. Ecco poi Lihnos, sempre dell’annata 2014, il delicato vino “bio” della Dourakis. All’olfatto dominano le sensazioni erbacee e floreali, con una punta di nocciola e miele. Al palato è leggero, fruttato. Regala un finale lungo, molto bilanciato. Impromptu è invece il frutto della sperimentazione di uve Chardonnay affinate in botti di quercia. Ne scaturisce un vino ancora più esotico di quello ‘tradizionale’, per sentori e note fruttate molto spiccate. Si passa poi alla degustazione dei rossi. Rizitis è il classico rosso da tavola cretese: non banale, ottenuto dal mixaggio tra uve Merlot e Grenache rouge. Naso accattivante di frutti rossi e palato gentile, quasi vellutato, per 12%. Lihnos, altro vino biologico, è un Merlot proposto in degustazione con l’annata 2011. Tredici gradi, naso complesso, ricco, di frutta matura, composta di more, cioccolato amaro. In bocca si percepisce un tannino spiccato, che suggerirebbe la necessità di ulteriore affinamento. Evie Dourakis propone poi Linhos Cabernet Sauvignon, altro biologico dell’annata 2013. Dodici mesi in botti di quercia per offrire un vino pieno, robusto, in cui la vaniglia gioca con i frutti rossi, regalando un finale lungo e persistente. Kudos, ottenuto da uve Carignano, viene invece offerto in degustazione con l’annata 2010. Anche in questo caso tannino troppo evidente. Alla Dourakis chiudiamo con Euphoria, 10,5%, vino da dessert premiato anche al Decanter World Wine Awards.

PNEUMATIKAKI WINERY
Completamente differente dalle altre winery visitate, la Pneumatikaki Winery si trova a Drapanias, nel distretto di Kissamos, non lontano dalle spiagge di Balos, che rendono Creta famosa in tutto il mondo. Parliamo di una realtà differente dalle altre in quanto abbiamo avuto l’impressione, poi confermata, che la Pneumatikaki Winery si concentri soprattutto sulla produzione di massa: dunque, vini in formato da 5 litri o più, destinati a finire nei circuiti dei ristoranti o degli hotel cretesi (e non solo) come “vini della casa”, oltre che nei canali della grande distribuzione organizzata. Un’azienda che non tratta in barrique né i vini bianchi né i rosè, incentrando la propria produzione nettamente sul largo consumo, con vini di medio bassa gradazione che assicurano un giro d’affari di circa un milione di bottiglie all’anno. Difficile trovare con queste premesse vini degni di menzione. La degustazione, peraltro, avviene in una vasta sala ed è in modalità “self service”. Chiunque può maneggiare calici e bottiglie e versarsi il quantitativo desiderato. Si eleva fiaccamente dalla monotonia solamente Kritopelagitis, vino rosso costituito dal blend tra gli uvaggi autoctoni Kotsifali, Romeiko e Mantilari. Ancora meglio, se consumato ghiacciato, il liquore Rakomelo.

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Silvaner Sudtirol Alto Adige Doc, Cantina Produttori Bolzano

(3,5 / 5) Da un vitigno coltivato in Italia esclusivamente in Alto Adige dall’inizio del Settecento, con ottimi risultati nella sottozona della Valle Isarco, ecco Silvaner Sudtirol – Alto Adige Doc della Cantina Produttori Bolzano. Per intenderci, il fratello “minore” dell’aromatico Gewurztraminer, rispetto al quale presenta diverse analogie. La bottiglia sotto esame è dell’annata 2014. Sivaner Sudtirol Alto Adige Doc della Cantina Produttori Bolzano si presenta di colore giallo paglierino scarico, molto trasparente, con riflessi verdognoli. Scorrendo leggermente denso nel calice, regala un olfatto intenso e complesso, molto schietto. Al naso si presentano in successione sentori fruttati di pesca, pera matura, melone e mela verde, assieme a trame erbacee di fieno e mentuccia. In bocca è rotondo, secco, di fresca acidità. Si ripresentano le note fruttate e aromatiche percepite all’olfatto, assieme a una piacevole salinità, che rende l’assaggio ancor più fresco, in contrasto a una vena malinconicamente zuccherina che ricorda l’albicocca sciroppata. Silvaner Sudtirol Alto Adige Doc della Cantina Produttori Bolzano è un vino da bere giovane. Di grande versatilità, può essere bevuto come piacevole aperitivo o in accompagnamento a zuppe di pesce, verdure cotte (ottimo per esempio con gli asparagi), o funghi freschi. Attenzione alla temperatura di servizio, che non deve essere inferiore ai 10 gradi e non superiore ai 12, per godere appieno del florido bouquet. La vendemmia delle uve Sylvaner avviene tra la fine di settembre e i primi quindici-venti giorni del mese di ottobre. La vinificazione prevede una lieve pressatura delle uve accuratamente selezionate, cui fa seguito la fermentazione a temperatura controllata e la maturazione in botti di acciaio.

Prezzo: 7,75 euro
Acquistato presso: Ipercoop

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Passerina Villa Angela Marche Igt, Velenosi Ascoli Piceno

(3,5 / 5)Un vino fresco, sapido, che sembra quasi dedicato al mare e all’estate. E’ la Passerina Villa Angela Velenosi Igt di Ascoli Piceno, con i suoi richiami di frutta e la sua acidità spiccata. Di colore giallo luminoso, colpisce al naso per l’eleganza dei sentori di pera e mela, a braccetto con le fragranze di timo, biancospino, cedro e sambuco. Una leggera vena vinosa, alcolica, completa il quadro olfattivo, rendendolo ancora più complesso e deciso. Al palato, Passerina Villa Angela Velenosi è innanzitutto sapida, fresca. Le note citriche la fanno da padrona, ingentilite (di nuovo) dalla mela e dalla pera. Nel complesso, un vino adatto come aperitivo o all’abbinamento minestre di verdura, zuppe di pesce o formaggi di medio-lunga stagionatura. La Passerina deve il suo nome al buon grado zuccherino presente negli acini, aspetto che la rende particolarmente gradita dai passeri; inoltre, la forma “alata” dell’acino di questo vitigno sembra ricordare le sembianze di un passero. Autoctono delle Marche, viene lavorato dall’azienda Velenosi nei propri vigneti di Ascoli Piceno, sin dal 2007, ad un’altezza di 200-300 metri sul livello del mare. Gli acini vengono raccolti a mano dalla metà di settembre, la mattina presto o all’imbrunire, in piccole cassette che vengono immediatamente riposte all’interno di celle frigorifere. In cantina si procede quindi alla selezione dei migliori grappoli, che subiscono una soffice pressatura, a temperatura controllata. La fermentazione avviene in vasche di acciaio, tra i 13 e i 15 gradi. E’ a 10 gradi che la Passerina Villa Angela Velenosi matura (all’interno di altre vasche di acciaio) il proprio bagaglio aromatico fino al mese di febbraio, quando viene imbottigliata e commercializzata. Si differenzia rispetto altre Passerine per la propria spiccata acidità e freschezza.

Prezzo pieno: 6,50 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Vini al supermercato

Cirò Doc rosso classico superiore Caparra e Siciliani

(4 / 5) Non sarà la Bibbia, ma ci sarà un motivo se l’applicazione Vivino Scanner per il vino colloca il Cirò Doc rosso classico superiore riserva di Caparra e Siciliani tra i migliori 20 vini italiani nel rapporto qualità prezzo. Un giudizio scaturito grazie ai voti ottenuti dalle migliaia di utenti e appassionati del settore, col quale vinialsupermercato.it si trova esattamente in linea. Per poco meno di 7 euro, portarsi a casa dal supermercato una bottiglia così è davvero eccezionale. In particolare, l’assaggio si concentra sull’annata 2012. Di colore rosso rubino intenso, il Cirò Doc rosso classico superiore riserva di Caparra e Siciliani presenta al naso note molto eleganti di legno, terra bagnata e frutta. Si avvertono ciliegia matura, mora e piccoli frutti di bosco. L’assaggio è esaltante per equilibrio. La compattezza e finezza dei tannini, unite all’ottima persistenza ricordano, anche se il paragone può risultare ardito e assolutamente fuori tema, certi giovani Barolo. Velluto e carattere allo stesso puro, abbinati alla perfezione. L’uvaggio utilizzato è il Gaglioppo in purezza, che nulla a che fare col Nebbiolo. Originario probabilmente della Grecia, è il vitigno più diffuso attualmente in Calabria, col quale – in base al disciplinare – è consentita la produzione del Cirò rosso calabrese. La vinificazione avviene con metodo tradizionale, cui fa seguito un periodo di affinamento in botti di rovere e un invecchiamento di almeno due anni. La produzione del Cirò rosso riserva è consentita esclusivamente nei Comuni di Cirò Marina, dove opera appunto Caparra e Siciliani, nonché a Cirò, Melissa e Crucoli, tutti situati nella provincia di Crotone. Il Cirò Doc rosso classico superiore riserva si abbina alla perfezione con le carni, da quelle poco cotte all’arrosto, sino alla selvaggina. Si consiglia di stappare la bottiglia almeno un’ora prima di consumarla. In distribuzione esiste anche una versione bianca del Cirò Caparra e Siciliani.

Prezzo pieno: 6,29 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Vino, Assoenologi: tutti i numeri della vendemmia 2015 in Italia

Quantità superiore al 2014 del 10%. Le prime stime di Assoenologi, aggiornate a oggi, 29 agosto 2015, dicono che quest’anno si produrranno tra i 46 e i 47 milioni di ettolitri di vino e mosto, a fronte della media quinquennale (2010/2014) di 44,1 milioni di ettolitri e di quella decennale (2005/2014) di 45,5 milioni di ettolitri. L’elaborazione di Assoenologi fa infatti ipotizzare che la produzione di uva possa oscillare fra i 63 e i 65 milioni di quintali che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73%, danno tra i 46 e i 47 milioni di ettolitri di vino, un quantitativo superiore del 10% a quello dello scorso anno (42,1 milioni di ettolitri di vino – dato Istat) e del 5% se riferito alla
media quinquennale (2010/2014). Fatta eccezione della Toscana (-5%), della Lombardia e della Sardegna (produzione uguale al 2014), tutte le altre regioni registrano un incremento produttivo oscillante da +5% (Emilia Romagna) a +25% (Puglia). La produzione, quindi, ritorna nelle medie pluriennali, dopo i forti decrementi del 2014 (42,1), del 2012 (41,1) e del 2011 (42,7). Le regioni che nel 2014 avevano fatto registrare i maggiori cali rispetto alla precedente annata sono state: Sicilia (-37%), Campania (-28%), Trentino Alto Adige (-24%) e Lazio/Umbria (-20%). Il Veneto rimane la regione più produttiva. Con ben 9,1 milioni di ettolitri, si conferma la regione italiana più produttiva. Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia insieme nel 2015 produrranno oltre 28 milioni di ettolitri, ossia più del 60% di tutto il vino italiano.

La qualità sarà ottima/eccellente in tutt’Italia (qui i dati suddivisi regione per regione). Dai rilievi fatti da Assoenologi, le buone riserve idriche accumulate hanno determinato un’interessante ripresa vegetativa, sfociata in una primavera che ha favorito le fasi fenologiche per lasciare poi il posto ad un’estate calda, mitigata nella seconda metà di agosto da provvidenziali piogge, condizioni che hanno sancito un percorso decisamente positivo della maturazione dei grappoli con l’accumulo di sostanze aromatiche e polifenoliche. Il millesimo 2015 è stimato da Assoenologi qualitativamente ottimo con molte punte di eccellente, in particolar modo per i vini ottenuti da uve a bacca rossa che saranno vendemmiate a fine settembre. Il 2015 potrebbe essere incorniciato come un millesimo da ricordare; tale auspicio potrà essere però confermato solo a raccolta ultimata, visto che ad oggi (29 agosto) è stato vendemmiato meno del 10% del prodotto. Sarà l’andamento climatico e meteorico del mese di settembre, e di parte di quello di ottobre, per alcune varietà tardive, a decidere il livello qualitativo della produzione. Infatti, se le prossime settimane decorreranno nel modo più opportuno, ossia con giornate ricche di sole e giuste precipitazioni, le possibilità di ottenere vini bianchi profumati, con un giusto equilibrio di acidità, alcolicità, finezza e freschezza, e vini rossi armonici, ricchi di struttura, dai profumi complessi e da lungo invecchiamento, ci sono tutte.

Assoenologi fornisce con la sua preziosa analisi anche le previsioni di mercato. Le contrattazioni sono ancora minime. Tutti stanno alla finestra e vogliono capire come effettivamente si evolverà la produzione vitivinicola 2015. Allo stato attuale delle cose, l’interesse è focalizzato sulle prenotazioni di vini richiesti dal mercato, mentre risultano ancora piuttosto deboli quelle di vini comuni e senza denominazione di origine. Molto ha inciso anche il grande caldo, con Flegetonte, l’anticiclone africano, che si è fatto sentire tenendo l’Italia sotto pressione in giugno e luglio. Al Centro Nord si sono registrate temperature decisamente al di sopra della media e con un tasso di umidità altissimo. Il Sud d’Italia e la Sicilia hanno mantenuto temperature nella norma fino al 9 luglio. Il vento poi ha cambiato direzione spostando le alte temperature al Sud e mitigandole al Nord. Fatta eccezione per alcune zone, l’escursione termica tra giorno e notte ha privilegiato i vigneti mantenendosi su valori accettabili.

A fine luglio, poi, Caronte ha continuato a pompare caldo dall’Africa, tanto da portare le temperature a valori molto vicini, e in alcuni casi superiori, ai 40°C in diverse zone della Penisola. Da qui le valutazioni del CNR, che ha classificato il mese di luglio 2015 come il più caldo dal 1800, con circa 3,5°C superiori alla media. Qualcuno dice che non bisogna lamentarsi del caldo torrido di quest’estate perché potremmo rimpiangerlo. Un team internazionale di scienziati, guidato da Valentina Zharakova, afferma che fra quindici anni la terra entrerà in una mini area glaciale, pertanto si prevedono per 10 anni temperature basse ed inverni rigidissimi, tanto che l’attività solare nel 2030 potrebbe ridursi anche del 50% con indubbie ripercussioni sulle colture e quindi anche sulla vite, nonostante la sua grande capacità di adattamento. Ad oggi (29 agosto 2015) è stato raccolto solo il 10% dell’uva da vino. Secondo il centro studi di Assoenologi sono state raccolte solo le uve precoci e principalmente quelle per la produzione delle basi spumante, che rappresentano meno del 10% dell’intero carico viticolo italiano. In effetti in Sardegna, Puglia e Sicilia l’inizio della vendemmia di queste uve (Chardonnay, Pinot, Sauvignon) è iniziata il 3 agosto. In Lombardia (Oltrepò Pavese e Franciacorta) tra il 10 ed il 15 dello stesso mese. I conferimenti in Italia entreranno nel pieno a metà settembre e si concluderanno intorno ai primi di novembre con gli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna.

Grazie a un inverno ricco di precipitazioni, sia piovose che nevose, le viti hanno avuto modo di “risvegliarsi” in una primavera mite, con una buona riserva idrica. Il germogliamento è risultato anticipato rispetto alla scorsa annata, così come la fioritura iniziata dopo la metà di maggio, a cui è seguita, in molte regioni italiane, un’ottima allegagione. Gli elementi che hanno caratterizzato quest’annata sono stati il gran caldo dell’estate, con temperature decisamente superiori a 3/5°C rispetto alla norma e la scarsità di precipitazioni per un periodo piuttosto prolungato. Quindi il ciclo vegetativo, in generale, si è avvalso all’inizio di temperature miti di giorno e fresche di notte, aumentate e diventate, nella stragrande generalità dei casi, a volte brucianti dalla seconda metà di giugno e nel mese di luglio. L’irrigazione di soccorso si è rivelata fondamentale per affrontare lo stress idrico causato dall’andamento stagionale. Grazie a questa situazione i vigneti non sono stati attaccati dalle principali fitopatologie della vite, pertanto allo stato attuale si presentano sani. Dopo Ferragosto la situazione si è nuovamente modificata con provvidenziali precipitazioni e il conseguente abbassamento delle temperature, che hanno ristabilito le condizioni ideali per il prosieguo del ciclo vegetativo della vite, riportando la turgidità negli acini a condizioni ottimali.

“Le rilevazioni – evidenziano in una nota il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, e il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli – sono il risultato dell’elaborazione di migliaia di rilievi ottenuti attraverso diverse fonti. La base è data dalle valutazioni condotte, a livello locale, dalle diciassette Sedi periferiche che Assoenologi ha a copertura dell’intero territorio nazionale. Questi dati vengono quindi confrontati con un’altra moltitudine di informazioni acquisite autonomamente dalla Sede centrale di Assoenologi”. Questo modo di operare consente da anni all’Associazione Enologi Enotecnici Italiani di formulare, fra settembre e ottobre, le previsioni sulla produzione in modo obiettivo e veritiero. “Tanto che per il 2014 – evidenzia Assoenologi – l’Istat ha stabilito, a fine luglio 2015, che l’Italia ha prodotto 42,1 milioni di ettolitri di vino e mosto. Secondo la media pluriennale la differenza tra le previsioni fatte da Assoenologi a fine vendemmia e le rilevazioni definitive dell’Istat è di solo il 3%”. (Fonte: Assoenologi)

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Campos Colli del Limbara Igt 2014 rosato, Cantina Gallura

(4,5 / 5) E’ dalla felice (nonché inconsueta) combinazione di uve Nebbiolo, Sangiovese e Caricagiola che nasce Campos Rosato Colli del Limbara Igt di Cantina Gallura.

Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it, in particolare, l’annata 2014. Vino curioso, atipico tra i rosati, riesce a esprimere assieme carattere e delicatezza floreale, nel solco della grande tradizione dei vini di Sardegna. Di fatto, Campos Rosato Colli del Limbara si presenta nel calice di un rosa acceso.

Al naso note di frutta e fiori d’arancio. In bocca fragole, lamponi, more, poi addirittura prugne. L’impronta sapida, minerale e vinosa – quest’ultima già avvertibile all’olfatto – conferisce al finale sentori amarognoli, che ricordano vagamente il rabarbaro.

Campos è in definitiva una bottiglia più che interessante, certamente unica nel panorama dei vini acquistabili al supermercato. E Cantina Gallura si conferma con essa brand di alto livello nel panorama della grande distribuzione: mai banale, spesso addirittura ricercata.

E l’utilizzo di un uvaggio come il Caricagiola, autoctono secondo molti, mentre per altri sarebbe originario della vicina Corsica, non può che aggiungere fascino a Campos, ottenuto mediante vendemmia tradizionale con raccolta manuale delle uve. La vinificazione avviene per alzata di cappello, come per altri ottimi vini rosati già analizzati da vinialsupermercato.it.

Seguono dai quattro ai sei mesi di affinamento in bottiglia, prima della commercializzazione. Campos Rosato Colli del Limbara Igt di Cantina Gallura è un vino da consumare ‘giovane’, in perfetto abbinamento con i piatti della tradizione sarda, ma anche in generale con antipasti, primi piatti (minestre) e secondi di carne bianca o crostacei, a un’attenta temperatura di servizio di 12 gradi.

Prezzo pieno: 6,59 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Chardonnay Friuli Grave Doc, Conte Brandolini d’Adda Vistorta

(3,5 / 5) È uno Chardonnay non convenzionale, che delle tipicità del vitigno perde le note “esotiche” – molto in voga soprattutto a livello internazionale – ma guadagna in sapidità e mineralità, strizzando così l’occhio al resto della produzione friulana. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it finisce oggi lo Chardonnay Friuli Grave Doc Conte Brandolini d’Adda Vistorta. Una vera e propria scommessa, dato che sugli scaffali del supermercato era presente per sovrastock la sola annata 2012, in promo smaltimento. Un dato, quello dell’ annata, che certamente condiziona il giudizio finale su questa bottiglia, che andrebbe consumata più ‘giovane’. Giudizio che, per chiarirci, risulta comunque più che positivo. È il naso a colpire subito chi si presta alla degustazione. Ti aspetti note fruttate. E invece la fa da padrona il miele d’acacia. Ti aspetti un finale di pesca, melone e albicocche. E invece trovi un mazzo d’erbe aromatiche, intrinse di fiori di biancospino. L’invecchiamento in bottiglia, protratto oltre al ‘normale’, smorza anche all’assaggio i sentori fruttati ed esalta mineralità e sapidità. La pesca e la mela si avvertono flebilmente, subissate dalla nocciola e dal finale lungo, minerale, erbaceo, piacevolmente amarognolo. Difficile trovare un abbinamento gastronomico scontato o facile per questo Chardonnay ‘invecchiato’. E così, ecco l’idea: approfittare della scarsa vena fruttata, per accompagnare la bottiglia a una succulenta burrata fresca. Che dire? Scoprire che nord e sud Italia si incontrino alla perfezione, mescolandosi in un buon bicchiere di vino, è uno dei grandi piaceri della vita.

Lo Chardonnay Conte Brandolini d’Adda Vistorta è insomma un vino di base friulana, ma con una marcia di eleganza in più rispetto ai ‘soliti’ chardonnay. Del resto le uve crescono in un territorio unico, alla base della fascia prealpina, tra le province di Udine e Pordenone che si affacciano sul fiume Tagliamento. Un terreno unico, che abbina le caratteristiche tipiche delle pianure alluvionali con la presenza massiccia di sassi. L’escursione termica è adatta alla coltura di vigneti che regalano aromaticità ai vini di denominazione controllata Friuli Grave.

Prezzo pieno: 7,80 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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