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Whisky Gourmet Tour: tappa a La Rimessa di Mariano Comense

La voglia di sperimentare, la convinzione che il whisky possa offrire un ottimo accompagnamento a tavola e la convinzione che i distillati meritino di tornare ad avere un ruolo di rilievo nella ristorazione sono uno dei motori principali del Whisky Gourmet Tour.

Nuova tappa: 11 Maggio 2017 presso il ristorante La Rimessa di Mariano Comense (CO).

La Rimessa è sito all’interno di Villa Besana, complesso dell’ottocento lombardo nato come residenza nobiliare di campagna e divenuto poi parte del tessuto urbano in seguito allo sviluppo delle cittadina di Mariano Comense. Nella raffinata cornice della vecchia rimessa delle carrozze, da cui il nome, il ristorante è un piacevole luogo d’incontro conviviale, all’insegna della tradizione gastronomica lombarda e italiana.

La Rimessa nasce nel luglio del 1989 per volere di Sergio Mauri, affermato chef italiano, che è riuscito a portare in Brianza una ventata di aria nuova arrivando ad ottenere importantissimi riconoscimenti tra i quali la Stella Michelin (arrivata nel 1994 e mantenuta fino all’anno 2000).

Nel 2013 Sergio Mauri decide di passare il testimone a due giovani pieni di voglia di fare e dal curriculum prestigioso. Nel febbraio 2013 Francesco Palumbo e Stefano Ierardi rilevano il ristorante La Rimessa ed iniziano un nuovo percorso puntato su tradizione e innovazione.

Francesco, anima del locale, porta con sé la sua lunga esperienza maturata presso i grandi nome della ristorazione, quali Sadler, Peck e Cracco, e ci accoglie subito in modo caldo, familiare, ma sempre professionale. I convenuti non hanno alcuna difficoltà a sentirsi a proprio agio e così dopo i primi finger food offerti per rompere il ghiaccio viene spontaneo mettersi a tavola in un clima rilassato.

Apre le danze il salmone marinato alla svedese (per ben 58h) con carote, scalogno maionese e timo. Il piatto è delicato. Alla scioglievolezza del salmone ben si sposa la morbidezza della maionese e ben si contrappone la croccantezza della carota. In abbinamento Nikka Coffey Malt 45%, whisky giapponese prodotto nella distilleria di Miyagikyo tramite un vecchio distillatore a colonna Coffey dei primi anni 60 ed ancora in funzione che conferisce al whisky le sue particolari note. Fresco, come il salmone, con note dolci di banana e vaniglia (ottime con la maionese) e note speziate di tabacco e pepe che completano il piatto. Il finale e lungo ed invoglia ad un altro boccone prima ancora che ad un altro sorso.

Ravioli ripieni di ricotta di capra e salsa alla mela verde è la proposta del primo piatto. Al primo impatto sembra un poco troppo spessa la pasta dei ravioli ma in bocca si comporta bene perché dona la giusta consistenza. In abbinamento Balvenie 12 y.o. Single Barrel 47,8%, maturato in botti ex-bourbon first fill. Note dolci, mielose, e speziate per questo whisky. La logica dell’abbinamento sembra quella dell’affinità, il dolce del whisky con la salsa di mele, la nota speziata col formaggio di capra. Ed invece in bocca il tutto lavora a contrasto per riportare la bocca in equilibrio. Durante il lungo finale sentiamo una nota di nocciola che non appartiene né al piatto né al bicchiere. L’abbinamento ha creato un piacevole nuovo sentore.

Manzo maturato nel sale Maldon (per due settimane) cotto al punto rosa a bassa temperatura con tortino di patate. A financo un classico del whisky insulare: Highland Park 18 y.o. 43%. Il manzo è tenero succoso e dolce, le patate appena speziate. Inconfondibile la nota di torba di Highland Park, unica e particolare, così come le sue note floreali. Note di frutta esotica e miele completano il quadro olfattivo. Al palato il whisky è cremoso assecondando la succulenza della carne, le note di spezia caramello e torba accompagnano le patate. Il finale è lungo, più lungo per il whisky che per la carne.

Chiude il dolce, a base di cioccolato e vaniglia. Morbido nella consistenza. Tomatin 14 y.o. Port Wood Finish 46%. Whisky che ha trascorso 13 anni in botti ex bourbon e poi un ulteriore anno in botti che hanno contenuto Porto Towny, il famoso vino liquoroso portoghese. Il colore ambrato del whisky tradisce da subito l’uso di legno da vino. Profumi di albicocca, prugna, pesca e noce. Palato morbido. Finale lungo. Un gran whisky, un buon dolce. L’abbinamento forse un pizzico troppo spostato sul bicchiere, ma poco male.

La serata volge così al termine. C’è ancora il tempo di un bis del proprio whisky più gradito. C’è ancora un poco di tempo per chiacchierare con i compagni di tavolo, persone che non si conoscevano fino a due ore prima che ora parlano amabilmente e si scambiano i contatti. Potere della tavola. Potere del buon cibo. Potere del buon bere. Convivialità è solo una parola, ma porta tanto dentro di se. Slainte!

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Whisky Gourmet Tour on The Road: prima tappa al Birrificio Carrobiolo

Sabato 8 Aprile, con il primo dei 3 appuntamenti in programma, è ufficialmente iniziato il Whisky Gourmet Tour On the Road, fratello “minore” del Whisky Gourmet Tour. Non serve aver letto Kerouac per capire che “On the Road” vuol dire “Viaggio” e che ogni viaggio porta con se una ricerca ed una scoperta. Un viaggio alla ricerca di quegli Artigiani del Gusto che con la loro passione ci guidino all’interno di tradizioni e territori, alla scoperta dei loro prodotti, di nuove sensazioni, di nuovi orizzonti enogastronomici.

È Piero Fontana ad accoglierci presso il Birrificio Carrobiolo di Monza, piazza Indipendenza 1. Mastro Birrario ed anima del Birrificio, Piero sembra quasi intimidito dalla presenza di tutti i suoi numerosi ospiti, ma appena varcata la soglia della sala cotte cambia espressione, più a suo agio in quell’ambiente. Inizia così a raccontarci la storia del Birrificio, nato nel 2008 all’interno del Convento del Carrobiolo di Monza e cresciuto fino al 2014 quando è stato necessario inaugurare la nuova sede, quella in cui ci troviamo. Nel mezzo ci son stati la vincita del premio “Birraio dell’anno” ed un riconoscimento da parte di Slow Food.

Piero racconta la storia della Birra, racconta e talvolta sfata miti e leggende, arrivando fino ai giorni nostri e spiega cosa prevede la legislazione italiana in fatto di birra artigianale e micro birrifici. Lo fa con quella semplicità propria di chi conosce bene l’argomento e vuole renderlo accessibile a tutti, anche a noi non addetti ai lavori. Apprendiamo che per legge la birra deve essere composta da almeno il 60% di malto d’orzo, che per essere definita “artigianale” non deve essere sottoposta a processi di pastorizzazione e microfiltrazione, che il birrificio non può produrre più di 200.000 ettolitri anno e deve essere indipendente (quindi senza partecipazioni in capitale). Ma più ancora, apprendiamo che lo scopo di Piero è andare oltre i vincoli di legge. Il suo obiettivo è quello di creare un ottimo prodotto sulla base del massimo rispetto delle materie prime. Beh,  sospettavamo che un vero Artigiano del Gusto fosse davvero legato a questi valori, ma qui abbiamo capito cosa significhi in concreto, apprendendo ad esempio la differenza fra l’utilizzo di luppoli freschi o di oli essenziali di luppolo, l’importanza dei tempi di maturazione, la scelta di rifermentare o meno una data birra in bottiglia.

Con questa sua idea in testa oggi Piero produce 20 birre diverse, dalle più tradizionali alle più ricercate. Le 10 spine dell’attiguo Brewpub sono collegate a serbatoi refrigerati direttamente nel birrificio a meno di 30 metri. Altro che Km Zero!  Ed è al Brewpub che possiamo degustare alcune delle birre durante il pranzo: 5 piatti con 5 birre in abbinamento.

LA DEGUSTAZIONE

Apre le danze un piatto semplice, ma gustoso: ossocollo di Mangalica. La birra in abbinamento è la I.G.A., Italian Grape Ale, birra prodotta con uve di Moscato di Scanzo. Colore rosato intenso, sorprendente. Al naso è aromatica, fruttata, con una leggera nota di spezie. In bocca contrasta bene la sapidità dell’ossocollo e ne sposa la dolcezza.

Segue una caprese di ricotta di bufala con datterini. Birra I.T.A., cioè Italian Tomato Ale, prodotta con il 33% di pomodori datterini di Scicli e dry hopping (luppolatura a mosto freddo) al basilico e origano. Il colore è dorato, limpido. Il profumo? È come mettere il naso in una pizza margherita (di quelle buone) appena sfornata!

Hamburger di tartare di piemontese con crema di burrata e pane nero. La birra ha un nome evocativo, “Una Botte e via”. Si tratta di una Tripel affinata in botti ex Barolo. Di colore dorato carico leggermente velato rivela sentori vagamente vinosi. In bocca ha elevata acidità e bassa carbonazione, può sembrare sgraziata ma non è così, le sue caratteristiche contrastano bene la morbidezza del piatto. Abbinamento riuscito! È una birra impegnativa cui occorre lasciare il tempo in bocca per esprimersi pienamente.

Sono pochi i  birrifici che si cimentano con la bassa fermentazione. Carrobiolo è uno di questi e ci offre la ”Black Hallertau”, lager scura a bassa fermentazione che conquista con note tostate ed una piacevolissima persistenza che ci accompagna quando assaggiamo il Tataki di tonno rosso al malto chocolate.

Chiude il menù la birra OG1111, Barley Wine ottenuta da malti torbati ed invecchiata in legno, anno 2010. Birra alcolica, molto complessa, le cui note olfattive arrivano ben compatte. Morbida e vellutata con un lieve e piacevole sentore di ossidazione. Da meditazione, si completa vicendevolmente con l’assaggio di cioccolato fondente.

A chiudere il convivio l’immancabile, il Whisky….e che Whisky!  Kilchoman Cask Strength Sherry PX 58.6%. Distillato il 15 Settembre del 2011 ed imbottigliato a gradazione piena il 10 Ottobre 2016, dopo 5 anni e 24 giorni passati in una botte che ha precedentemente contenuto Sherry Pedro Ximénes, prodotto da una distilleria agricola, artigianale, attenta alle materie prime.

È un Whisky estremo ed estremamente piacevole. È un Whisky fatto di contrasti: Torba e Sherry. Profumi di frutta disidratata, note dolci e persino floreali che si contrappongono a note speziate, legnose e di tabacco. Sapori dolci di frutta passita contro una calda spalla affumicata e resinosa di legno. Il finale, lunghissimo, è una danza fra tutte queste note in continuo alternarsi. Ianus Bifrons, il Dio con due volti dei Latini, sembra aver trovato dimora nella più grande delle isole Ebridi. La soddisfazione, la sorpresa, la gioia la leggi sui volti dei presenti.

L’arte che diventa artigianalità, la passione che diventa enogastronomia, la scoperta che diventa esperienza, la condivisione che diventa amicizia. Sono questi gli ingredienti che hanno reso la prima tappa del WGT On the Road speciale e che fanno fremere in attesa della seconda.

E’ scritto da Jack Kerouack nel libro On the Road del 1957: “Sal, dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati”. ”Dove andiamo, amico?’’. ”Non lo so, ma dobbiamo andare”

Alla prossima tappa del WGT On the Road, Slainte!

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Food Lifestyle & Travel

Abbinamento cibo whisky: le regole del Gourmet Tour

Nata l’anno scorso all’interno del Whisky Club Italia, l’idea del Whisky Gourmet Tour è molto più della solita “cena con degustazione”. L’obiettivo è quello di andare oltre il solito binomio Cibo-Vino (o Cibo-Birra) ed esplorare il mondo ancora sconosciuto dell’abbinamento Cibo-Whisky. “Hic Sunt Leones” penseranno molti alla sola idea di abbinare un distillato ad un piatto. Ma la verità è che muovendosi su questo territorio impervio si possono fare incontri che tolgono il fiato. Scoperte affascinanti che ci aprono a nuove sensazioni. Sensazioni da vivere e condividere.

La ricerca dell’abbinamento che possa esaltare le tipicità del territorio, le caratteristiche dei Whisky e le abilità e personalità di cuochi e ristoratori ha portato il W.G.T. 2017 a fare tappa presso il Ristorante Otto di via Luigi Ponti 14 a Vimercate, in provincia di Monza e Brianza.

IL MENU
Dalla creatività del Ristorante Otto è nata l’idea del menù della serata battezzato “Funky Gallo”, ovvio quale sia l’ingrediente che lega i 4 piatti presentati ma per nulla scontata la realizzazione degli stessi. A partire dal “Royal di Gallo” in antipasto fino ad “A Pelle figlio di A Pollo” (impossibile descrivervi la ricetta) passando per il risotto “Abbassa la cresta” (molto più che un semplice riso con creste di gallo) la cucina ha saputo coniugare sapori, profumi, consistenze ed emozioni in modo impeccabile.

Ma l’esperienza gourmet non si è limitata ai piatti. Ad ognuno di essi è stato infatti abbinato un Whisky. Quattro diversi Whisky (tre dei quali non reperibili in Italia) per quattro piatti.

GLI ABBINAMENTI
Un American Whiskey, il Michter’s US*1 Unblended 41.7%, per l’antipasto. Non un Bourbon come si potrebbe erroneamente pensare ma un “American”, vale a dire un Whiskey invecchiato in botti non nuove che hanno precedentemente contenuto Bourbon. Troviamo la naso ed al palato note fresche di zenzero, pepe bianco e rosa e la dolcezza della vaniglia. Tutte note che abbiamo nel Royal di Gallo, binomio perfetto.

Un nome che da solo è sinonimo di Single Malt: è il Macallan 10 y.o. Sherry Oak 40% il Whisky scelto per accompagnare il Risotto. Ci arriva subito il sentore di cuoio bagnato, profumo tipico degli invecchiamenti 100% botti ex sherry oloroso, ma appena il bicchiere si apre un poco ed il nostro naso si abitua ecco emergere note di frutta, note speziate e sul fondo anche note di fava di cacao.

Il risotto è cremoso e lega bene con l’alcolicità morbida del Macallan, l’acidita data dalla mele sapientemente dosate nel piatto ben si combina con le note fruttate del bicchiere così come la nota speziata del piatto (timo?) con quella del whisky.

Isle of Jura 1997 Tastival Whisky Festival 2015 52% per il secondo piatto. Distillato nel 1997 ed imbottigliato Cask Sterngth nel 2015 ha bisogno di “stiracchiarsi” un po’ nel bicchiere per poterci donare tutta la sua complessità. Un Whisky che apre con un ricco sentore erbaceo, erba tagliata ed erbe aromatiche che sposano la nota vegetale del piatto. Seguono i sentori caldi e torbati che reggono bene la carne saporita.

Il finale e lungo, lunghissimo, ed in continua evoluzione. Una curiosità: questo whisky è stato affinato per qualche mese in botti che hanno contenuto bollicine francesi della Loira, una scelta originale da parte della distilleria.

Ed il dolce? Avranno mica messo il gallo anche nel dolce? No, tranquilli, il dolce è un tripudio di cioccolato in tre diverse consistenze intensità e dolcezze. Qui il Gallo lo troviamo nel Whisky, The Famous Grouse Vic Lee 16 Year Old 40%. Il nostro amico pennuto è il simbolo della distilleria riportato in etichetta. Edizione limitata che ci accoglie con profumi fruttati e sentori di caramella mou e chiudere con la tipica nota di torba “Highland Park” marchio di fabbrica del blend.

DAL CAFFE’ AL WHISKY
Una realtà originale quella di questo locale: di giorno è il “TiAmo Caffè”, caffè e pasticceria con una propria gestione, mentre la sera diviene il “Ristorante Otto”. Delle ore 20.00 (le “Otto”, per l’appunto!) cambia la gestione e nei medesimi spazi e coi medesimi arredi del Caffè si apre il Ristorante. Una realtà tutta femminile guidata da Irene, abile patrona di casa motore inarrestabile dell’organizzazione, e Beatrice, giovane chef carica di idee, fantasia e voglia di sperimentare.

L’atmosfera calda e rilassata, il sorriso ed il lavoro delle padrone di casa, la voglia di scoprire nuovi percorsi del gusto, le ottime materie prime e la loro sapiente lavorazione, i fantastici whisk(e)y, l’entusiasmo dei partecipanti, finanche al rito “battesimale” di “purificazione” delle mani nel whisky prima di cena. Tutti ingredienti di una serata riuscita, di un nuovo tassello nel mosaico delle esperienze gourmet. Alla prossima tappa del Whisky Gourmet Tour, Slainte!

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