Più vino spagnolo sfuso in Germania e Italia nei primi 10 mesi del 2024. Mese di ottobre positivo in valore per l’export di vino spagnolo (+9,7%), ma negativo in volume (-3%), fino a 303,2 milioni di euro (+26,7 milioni di euro) e 168,9 milioni di litri (-5 milioni di litri). Le esportazioni spagnole di vino sono aumentate in valore (+2,4%) e diminuite in volume (-4,5%), a 2.464,5 milioni di euro (+58,4 milioni) e 1.617,5 milioni di litri (-76 milioni). In valore sono diminuiti solo i vini liquorosi (-10%), mentre in volume sono aumentate solo le esportazioni di vini Bag in box (+6%).
PIÙ VINO SFUSO SPAGNOLO IN GERMANI E ITALIA
Interessanti anche gli insight diffusi dall’Osservatorio spagnolo del mercato del vino. Nel caso del vino sfuso, la Germania – uno dei mercati top per l’Italia – supera la Francia (+15,9 milioni di litri). E diventa così la prima destinazione del vino sfuso spagnolo, sia in valore che in volume. Spicca l’aumento registrato dall’Italia (+49,5 milioni di litri) e il calo dal Portogallo (-50,5 milioni di litri). Nel caso del vino confezionato, gli Stati Uniti sono la prima destinazione in valore (+2,7%) e il Regno Unito è il primo in volume (-0,2%).
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Pubblicato il report Bmti sui prezzi nel mercato vitivinicolo italiano. Tra le diverse tipologie, marzo ha mostrato un ulteriore lieve rialzo per i prezzi all’ingrosso degli sparkling (+1% rispetto a febbraio), la cui crescita rispetto allo scorso anno, attestata su un +22,9%, rimane superiore alla media del settore.
Poche variazioni tra i vini fermi rossi e bianchi a denominazione che mantengono però un deciso rialzo rispetto al 2021 (+13,2% per i rossi, +15,2% per i bianchi). In calo, invece, i vini comuni, più accentuati per i vini rosati (-3,7% rispetto a febbraio) rispetto ai vini rossi e bianchi.
Tra i vini per cui si sono registrati i maggiori rialzi spiccano il Prosecco Docg Conegliano Valdobbiadene (+47% rispetto a marzo 2021), l’Amarone della Valpolicella (annata 2018) e il Barolo (annata 2016), cresciuti di oltre il 30% rispetto ad un anno fa.
In alto anche il Chianti Classico (vendemmia 2020), in aumento del 16% mentre assistiamo a un +15% per il Brunello di Montalcino (vendemmia 2019). Decisamente meno accentuato, invece, l’incremento per la Barbera d’Asti (+2%).
IL REPORT BMTI SUL MERCATO VITIVINICOLO ITALIANO
Quella di Bmti è un’analisi di mercato sui prezzi delle uve da vino in occasione della vendemmia 2021. Nel report anche le variazioni di prezzo dei vini sfusi, nell’annata in corso. Per quanto riguarda i vini, dopo i rialzi dei mesi scorsi, i dati di marzo mostrano un rallentamento della crescita mensile dei prezzi all’ingrosso, in linea con quanto già osservato nei primi due mesi dell’anno.
L’indice elaborato da Unioncamere e Bmti sulla base dei dati pubblicati dalle Camere di commercio ha registrato infatti un aumento mensile del +0,2%, dopo il +0,6% di febbraio.
I prezzi attuali dei vini sfusi rimangono però più alti rispetto allo scorso anno, con una crescita vicina al +20% (+19,4% rispetto a marzo 2021), beneficiando ancora dei rialzi dell’ultima parte del 2021, dipesi dalle stime di un calo delle quantità prodotte in Italia, delle riaperture nel canale della ristorazione.
Ruolo determinante per le esportazioni, che hanno toccato il valore record di 7,1 miliardi di euro (+12,4% rispetto al 2020), guidate dall’ottima performance oltre confine degli spumanti.
Un aumento dei listini a cui già dalla seconda metà del 2021 si è però contrapposto l‘incremento dei costi dell’energia e delle materie prime (vetro, carta, imballaggi), oltre alle criticità che persistono sul fronte della logistica, con i conseguenti livelli elevati dei noli.
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L’aumento dei costi delle materie prime, in particolare vetro per la produzione di bottiglie, carta per la produzione di etichette, ed energia elettrica per i processi di produzione, «sta impattando in maniera rilevante anche sul settore vinicolo».
A lanciare l’allarme – l’ennesimo – sono la Borsa merci telematica italiana (Bmti) e Unioncamere, che hanno preso in considerazione l’indice dei prezzi del vino sfuso. Si registra un aumento annuo del +18,7% (+1,1% rispetto a dicembre 2021).
«Tale rialzo – spiegano i promotori dell’indagine – oltre all’aumento dei costi di produzione, è da attribuire alla scarsa quantità di uve raccolte durante la scorsa vendemmia e alla riapertura della ristorazione dei mesi scorsi, dopo le chiusure che si erano verificate nel 2020 a causa della pandemia».
Tra le diverse tipologie, spicca il rialzo dei prezzi dei vini spumanti-frizzanti, superiore alla crescita media del settore (+22,7%), grazie all’incremento del +26,7% ottenuto dai vini Charmat.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Arriva dall’export la consolazione delle cantine sudafricane, in un 2021 ormai entrato nei libri di storia per i divieti di vendita di alcolici e conseguente il tira e molla tra l’industria vinicola sudafricana e il governo di Pretoria. I volumi delle esportazioni dei vini sudafricani hanno raggiunto quota 388 milioni di litri, mentre il valore è cresciuto a 585 milioni di euro. Il merito è principalmente del vino sfuso. Ma si segnala anche l’exploit del Metodo classico Méthode Cap Classique. Costante la crescita dei vini imbottigliati, in quasi tutti i mercati.
«Le cifre – commenta Wine of South Africa – sono molto positive se paragonata alle esportazioni del 2018, dove il volume totale di 420 milioni di litri esportati ha fruttato solo 517 milioni di euro». Bulk wines, dunque, accompagnati da una crescita – seppur minore, in percentuale – dei vini in bottiglia. Sempre più conosciuti e apprezzati nel mondo.
L’esportazione di vino confezionato, che è fondamentale per far crescere l’immagine di qualità del Sudafrica – riferisce WoSa – è stata fortemente colpita da problemi di fornitura di imballaggi. Ma alla fine è riuscita a mostrare una buona ripresa ed è cresciuta del 6,7% in volume e di un piacevole 9,2% in valore».
CHARDONNAY E SAUVIGNON BLANC: PIACCIONO I BIANCHI
Il valore delle esportazioni di vino sfuso (escluso il vino industriale) è aumentato del 33,6% in volume su base annua. Le varietà a bacca bianca hanno dominato nel 2021, con una crescita annuale guidata in particolare dalla domanda di Chardonnay (+167%) e Sauvignon Blanc (+79%).
Una crescita a lungo termine che si registra anche sul valore del litro di vino sfuso. Con un aumento dell’8% sul totale delle esportazioni sfuse e un +32% sul vino bianco fermo, tra il 2018 e il 2021.
Performance eccezionale anche per il Méthode Cap Classique, lo spumante metodo Classico sudafricano «salito a razzo del 40% in volume nel 2021». «La tipologia – commenta Wines of South Africa – sta guadagnando costantemente riconoscibilità in un segmento molto competitivo, condiviso con Champagne, Prosecco e Cava».
«Sono molto rincuorata dalle cifre delle esportazioni del 2021 – continua Siobhan Thompson, Ceo di WoSa -. È evidente che i nostri mercati chiave vedono il Sudafrica come un produttore di vino di alta qualità costante. E che, anche in condizioni difficili, ci sforziamo di continuare a rifornire i nostri mercati e di continuare a vendere il vino in modo responsabile, il che infonde ulteriormente senso di fiducia».
L’appuntamento per il trade, dopo i rinvii dovuti alla pandemia, è a CapeWine 2022, in programma dal 5 al 7 ottobre. Un’occasione, sottolinea Siobhan Thompson – per rafforzare la nostra posizione leader sul fronte green, attraverso il tema Sostenibilità 360».
VINI DEL SUDAFRICA: I PRINICIPALI MERCATI DELL’EXPORT
Parlano chiaro, del resto, le performance internazionali. Il Regno Unito, il più importante mercato di esportazione di vino del Sudafrica, ha mostrato una buona crescita sia in volume (+10%) che in valore (+25%) di vino confezionato. Un dato molto incoraggiante secondo Wosa, «nonostante i timori di un impatto negativo portato dalla Brexit e dalla pandemia di Covid».
La crescita maggiore si è sviluppata nell’Horeca, seguita dalla Gdo, specie nei supermercati di fascia alta. «Il mercato britannico ha sostenuto molto l’industria vinicola sudafricana durante uno dei periodi più difficili che abbia mai affrontato e questo può essere visto nella crescita delle nostre esportazioni», sottolinea ancora l’organizzazione di rappresentanza dei produttori di vino sudafricani.
Altro mercato più che mai soddisfacente per l’export 2021 dei vini del Sud Africa è stata la Cina. Anche grazie alla guerra commerciale cinese con l’Australia, confezionato e sfuso Made in South Africa hanno visto raddoppiare la quota di mercato.
Per i vini sfusi, le opportunità si sono concretizzate sia per i produttori cinesi che per i marchi che vengono imbottigliati in Cina. Mentre con le esportazioni di vino confezionato, Wosa ha visto «un grande aumento dei listing di vini sudafricani nei principali cataloghi dei rivenditori, con un certo numero di importatori nazionali che hanno anche ampliato i loro portafogli per includere il vino sudafricano».
CRESCE L’EXPORT NEL CONTINENTE AFRICANO. EUROPA STABILE
Anche i mercati africani hanno mostrato un eccellente recupero nel 2021, con volumi di esportazione che superano i livelli pre-Covid. I mercati che guidano questa crescita sono Nigeria, Kenya, Tanzania, Uganda, Mozambico e Zimbabwe. Ulteriori analisi di mercato mostrano che questo trend continuerà in futuro.
I mercati europei di riferimento – Germania, Paesi Bassi e Svezia – rimangono ampiamente stabili. «Il che è positivo – riferisce Wosa – nonostante le dure misure anti pandemia in vigore in tutti questi paesi, che hanno avuto un impatto diretto sull’Horeca».
Canada e degli Usa hanno a loro volta evidenziato una crescita dei volumi. «A guidare l’incremento dell’export è il vino sfuso. Tuttavia – sottolinea Wines of South Africa – in questi mercati tradizionalmente difficili, dato l’impatto della pandemia, questo è considerato nel complesso positivo».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Una cantina “clandestina” e una “ufficiale“, che veicolava il vino contraffatto con acqua, zucchero e mosti concentrati. Vige il massimo riserbo sul maxi sequestro operato nelle scorse 24 ore dall’Icqrf nel Lazio. Le indagini, coordinate dal Procura della Repubblica di Tivoli guidata da Francesco Menditto, sono tuttora in corso.
In azione trenta uomini dell’Ispettorato centrale repressione frodi del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Sotto sequestro oltre un milione di litri di vino sfuso e in bottiglia, per un valore commerciale di oltre un milione di euro. Cifre che potrebbero salire nelle prossime ore.
Secondo fonti di WineMag.it, il vino stava per essere messo in commercio. Si è trattato dunque di una importante operazione preventiva. Il vino veniva contraffatto nel laboratorio di una cantina clandestina, non presente sul registro telematico.
Si tratta per lo più di sfuso che, al momento dell’operazione dell’Icqrf, era in attesa dell’imbottigliamento o di un ulteriore “taglio”, probabilmente con vino a Denominazione. Nessun rischio, assicurano gli inquirenti, per la salute dei consumatori. La frode, infatti, veniva compiuta in maniera “tradizionale”, tramite l’aggiunta di acqua, zucchero e mosti.
Grazie ad appostamenti e registrazioni video nei dintorni del laboratorio clandestino – sulla cui collocazione vige tuttora il massimo riserbo – gli uomini dell’Icqrf sono riusciti a risalire alla cantina “ufficiale”, che gestiva le partite di vino contraffatto.
Ad incastrare i titolari, oltre alle immagini acquisite dagli inquirenti, anche l’analisi dei registri, che dimostrerebbero le discrepanze sui quantitativi delle uve trasformate in vino. Le indagini in corso in queste ore su tutto il territorio nazionale serviranno a stabilire da quanto tempo perdurava il sistema criminoso.
Sempre secondo fonti WineMag.it, nel mirino ci sarebbe anche la documentazione amministrativa e contabile, utile a definire la destinazione di eventuali partite di vino contraffatto, nell’ambito di una rete ormai nota agli inquirenti.
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Baffo bianco all’insù, alla Salvador Dalí. Camicia slacciata sul petto che, a 61 anni, puoi permetterti solo se hai girato mezzo pianeta. Un bulldog inglese di 10 anni, Matok, come inseparabile compagno. Maurizio Galimberti, di Saronno (Varese) come il famoso “Amaretto”, è un ambasciatore del vino e della buona cucina italiana in Sud America.
Madre svizzera, padre di Monza. Un cittadino del mondo, già in fasce. Oggi, con la sua società, porta Oltreoceano alcune tra le eccellenze del vino Made in Italy. Duecentomila bottiglie in Centro e Sud America, in Paesi come Colombia, Ecuador, El Salvador, Panama e Nicaragua. Nazioni dove il vino italiano è molto apprezzato, anche se non alla portata di tutti.
Un business reso possibile da un’attenta selezione di Franciacorta, Supertuscan e Prosecchi di fascia medio-alta. Nel portafoglio di Maurizio Galimberti, sommelier Ais prima e degustatore Onav poi, alcune tra le etichette icona del Made in Italy del vino. Una rete di distributori locali le piazza poi in grandi hotel e catene alberghiere di lusso, come le Trump Tower.
A favorire il business, una fiscalità che invoglia le imprese a operare in Sud America. Basti pensare che, in alcuni Paesi, la pressione fiscale si ferma al 27% dell’utile. Una soglia nettamente inferiore al 64,8% dell’Italia. Ma non è tutto oro quello che luccica.
“Le spedizioni sono molto costose – evidenzia Galimberti – perché occorre attrezzarsi con container refrigerati. Occorrono 4-5 mila euro per la spedizione di un singolo container da 6 pallet, per un totale di 2.700 bottiglie. Il container grande conviene: costa 6-7 mila dollari, ma ci stanno il doppio dei bancali. Le consegne, tra navigazione, soste in dogana e rallentamenti di una burocrazia asfissiante, avvengono in 30 giorni circa dalla data di spedizione. E sul posto vanno poi calcolate le tasse, che si pagano in base al grado alcolico, con balzelli da mezzo grado”.
LO SFUSO DAL CILE
Ecco che una bottiglia pagata in Italia 10 euro può costare oltre 40 dollari in Centro Sud America. “Ovviamente – evidenzia Galimberti – si tratta di Paesi dove c’è un grande divario tra le classi sociali. In pochi possono permettersi le eccellenze del vino italiano. Il ceto medio e soprattutto quello basso, in America del Sud, ha l’abitudine di bere per ubriacarsi. E ci riesce pure bene con i prodotti locali: vini a basso o bassissimo costo provenienti dal continente”.
A farla da padrona, in questo mercato del “primo prezzo”, sono nazioni come Cile. Vero e proprio serbatoio dell’intera area per il vino sfuso e di bassa qualità. Se ne sono resi conto già da un pezzo in Argentina, nazione invasa dalla cifra record di 526 mila ettolitri di vino sfuso cileno, nei primi 6 mesi dell’anno corrente.
Quello del saronnese Maurizio Galimberti è invece (anche) un progetto culturale. “Chi esporta vini del proprio Paese non può perdere l’opportunità di fare cultura del buon bere e della buona cucina nei luoghi di destinazione”.
“Anche per me è stata una sorpresa scoprire che bevono molto vino rosso – sottolinea l’imprenditore – con gradazioni abbastanza sostenute, ma freddo. Impazziscono per il Cabernet e il Pinot Noir. Amano anche i nostri Brunello e i nostri Amarone, sempre dunque vini con una certa concentrazione e presenza d’alcol non indifferente”.
LA CUCINA COME CHIAVE “Importo anche Chianti e Morellino leggeri – precisa il 61enne Saronno – che sono riuscito a far conoscere e apprezzare grazie al lavoro fatto con la comunicazione dell’abbinamento corretto del vino in cucina. Spesso i piatti locali sono poveri e dunque necessitano di vini semplici, giovani. Con ancora più fatica cerco di comunicare che il vino bianco, come Prosecco e bollicine più strutturate come quelle franciacortine, possono dare grandi soddisfazioni in abbinamento alla tradizione gastronomica Centro-Sud Americana”.
E non parla a caso Galimberti, che ha iniziato il suo percorso professionale proprio come chef. In questa veste lo si può incontrare a Rescaldina (MI), nel secondo dei tre punti vendita del retailerZodio.
“Purtroppo – aggiunge Galimberti – non riesco a evitare che da quelle parti annacquino tutto col ghiaccio. Colpa delle campagne pubblicitarie di mostri sacri come Moet & Chandon, per i quali tutti nutrono vera e propria venerazione. Gli spot in cui si invita a mettere il ghiaccio nello Champagne non aiutano certo chi tenta di offrire upgrade qualitativi e professionali”.
A quattro anni dall’avvio dell’import, Galimberti ha le idee chiare sulle dinamiche d’acquisto di vino da parte dei sudamericani. “Dimmi dove fai la spesa e ti dirò tutto sul tuo portafogli”. A Panama sembra funzioni così. Con la popolazione che si suddivide per status sociale nella scelta delle insegne di supermercati in cui fare la spesa.
“Riba Smith è la catena dei ricchi – spiega Galimberti – dotata di store bellissimi, moderni, dalla chiara impronta internazionale. C’è poi Super99, la catena dell’ex presidente Ricardo Alberto Martinelli Berrocal, fino a qualche mese fa in esilio a Miami. Un concept che, come Rey, punta su prezzi alla portata di tutti, senza disdegnare la qualità”.
I negozi “bene” si trovano nel centro della capitale Panama, dove un singolo ceppo di lattuga può costare 6 dollari. Allontanandosi dal cuore della città, i prezzi si sgonfiano. I quartieri diventano sempre più popolari. E l’insalata si compra a cassette. Nei mercati rionali.
“Il costo della vita scende a meno di un terzo”, spiega l’imprenditore. Anche perché a Panama c’è chi ringrazia il cielo con uno stipendio di appena 400 euro.
“La manodopera è un altro problema – evidenzia Galimberti – perché trovare personale qualificato in Paesi dove la ricchezza è così mal distribuita è cosa davvero rara. Se dai la mancia al cameriere di un ristorante di medio-basso livello, questo non si presenterà per un po’ sul posto di lavoro. Con 10 dollari ci vive tre giorni. Chi glielo fa fare di andare pure a lavorare?”.
E allora meglio pensare alla Trump Tower, dove il vino italiano scorre a fiumi e i soldi non mancano mai. Clienti facoltosi, auto di lusso a specchiarsi nelle ampie vetrate di quella che sembra una zanna, conficcata nel golfo del Pacifico Settentrionale. Qui il vino si paga alla consegna. Un paradiso del lusso dove i Franciacorta italiani sono molto apprezzati e tra le etichette più in voga.
Per gli amanti dei dettagli, qualche altra cifra. Quattrocentomila euro l’investimento necessario per avviare un business come quello di Galimberti, in Centro Sud America. Qualcuno ci vuole provare?
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