Una produzione di oltre 61 milioni di bottiglie nel 2023 tra Valpolicella, Valpolicella Ripasso, Amarone e Recioto destinate per il 60% all’export in 87 Paesi del mondo. È l’istantanea del Consorzio vini Valpolicella – 8.617 ettari su 19 comuni che, dalle colline, si estendono fino a Verona; 2.200 viticoltori, 316 imbottigliatori e 6 cantine sociali – che oggi, nell’ambito di “Venezia Superiore”, che oggi ha presentato il focus socioeconomico della principale denominazione Rossa del Veneto. Il dossier di 40 pagine fotografa l’evoluzione del vigneto in Valpolicella, con un fatturato di 600 milioni di euro l’anno.
«In un momento sfidante come quello attuale, soprattutto per i vini Rossi – ha commentato in conferenza stampa il presidente dell’ente di tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini – è importante infatti monitorare non solo i mercati ma anche la capacità di risposta e di adattamento del territorio e dei produttori. In questo contesto, il dossier è uno strumento strategico di analisi e di lettura delle tendenze, a partire da quella che coinvolge proprio il vino di territorio per antonomasia, il Valpolicella Superiore, che grazie alla sua versatilità sta scalando nuove quote di mercato».
Protagonista dell’evento “Venezia Superiore”, il Valpolicella si sta rivelando il vino ‘trendy’ della denominazione veronese anche sui mercati internazionali che valgono il 61% delle vendite, con Canada (39%) e Usa (15%) in testa alla classifica dell’export. Nel primo semestre di quest’anno il Valpolicella, che si candida a conquistare i giovani winelover della generazione meno incline al consumo di vino di sempre, ha raggiunto una produzione di quasi 9,5milioni di bottiglie (+0,4% rispetto allo stesso periodo del 2023), un dato sostanzialmente in linea con quello pre-pandemico del 2019.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Tutto è iniziato a febbraio, da una mezza provocazione lanciata dalle “colonne” di winemag.it ai produttori italiani: qui da noi, il Cabernet Franc, viene concepito troppo spesso solo ed esclusivamente come vino da invecchiamento, corposo, strutturato. All’estero, invece, il Franc viene interpretato il più delle volte anche all’opposto (eclatante il caso della Loira), come uno straordinario “vino leggero” da consumare fresco da frigo, con spensieratezza. All’editoriale (puoi rileggerlo qui) hanno risposto diversi vignaioli e cantine del Bel Paese, che hanno voluto sottoporre all’assaggio i loro Cabernet Franc per l’estate: ecco 9 vini rossi “leggeri” da 3 regioni, da provare freschi.
VINO
CANTINA
DESCRIZIONE
PUNTEGGIO
Toscana Igt Cabernet Lenzini Franco 2022
Tenuta Lenzini
(Capannori, Lucca)
Alcol: 12,5% vol. Colore rubino con chiari riflessi violacei. Tutto sul frutto al naso, in particolare sulla ciliegia e sulla mela rossa, su un bel sottofondo di spezie che richiama il pepe verde. Al palato non è solo teso, fresco e sapido. Rivela anche una certa morbidezza glicerica, che contribuisce a regalare un sorso pieno e appagante, pur nell’estrema agilità di fondo. Vino manifesto del Cabernet Franc italiano “glou-glou”.
92/100
Colli Euganei DOC Cabernet Franc 2021
Az. Agr. Veronese
(Cinto Euganeo, Padova)
Alcol: 12,5% vol. Color violaceo, poco penetrabile alla vista. Al naso un concerto di frutta di sottobosco a bacca rossa e nera, matura. Sul fondo una moderata speziatura. In bocca è la sapidità a fare da spina dorsale e riequilibrare : un Franc di una certa struttura, “alleggerita” però dalle caratteristiche dei suoli del Monte Versa, di matrice vulcanica. Eccezionale il risultato, nel bilanciamento tra polpa e mineralità.
91/100
Colli Euganei Cabernet Doc 2020
Il Pianzio – Famiglia Selmin
(Galzignano Terme, Padova)
Alcol: 12,5% vol. Rubino pieno, riflessi granati. Tutto sul frutto il naso (più ciliegia e fragola che mora e mirtillo), con chiare reminiscenze di pepe e foglie di tè nero. Il palato di medio corpo, fresco, teso sulla sapidità e la spalla acida. Un vino elegante e dinamico, specchio fedele del Franc, pur con una piccola aggiunta di Cabernet Sauvignon. Chiude asciutto, senza eccellere in persistenza, su ricordi di mallo di noce.
88/100
Veneto Igt Cabernet Franc 2020 “Godimondo”
Conte Emo Capodilista – La Montecchia
(Vo’, Padova)
Alcol: 12,5% vol. Splendido colore rubino, con riflessi granati. Al naso è golosità pura, per la precisione delle note fruttate di ciliegia, lampone, mora e mirtillo avvolte in un setoso manto mentolato e speziato, in grado di conferire balsamicità. Tutto lascerebbe pensare a un sorso piuttosto grasso; invece il palato è pura tensione acido-sapida, sui ritorni dei frutti perfettamente maturi già avvertiti al naso e su una trama tannica elegantissima. Gran interpretazione del vitigno.
93/100
Colli Berici Doc Cabernet Franc 2020
Cantina Mattiello
(Costozza di Longare, Vicenza)
Alcol: 12,5% vol. Bel colore rubino, penetrabile alla vista. Al naso non particolarmente esuberante in principio, ma ha bisogno di ossigeno e di qualche grado in più nel calice per esprimersi appieno. Lo fa ben presto su note fruttate precise di ciliegia, di fragola e di lampone, lasciando in sottofondo una speziatura che richiama il pepe nero e lo stecco di liquirizia. Palato essenziale, fresco e sapido, tutto giocato sulla frutta rossa. Finale asciutto, più che mai appagante.
89/100
Friuli Colli Orientali Doc Cabernet Franc 2019
Vigna Petrussa
(Prepotto, Udine)
Alcol: 12,5% vol. Bellissimo colore rubino dai riflessi granati, penetrabile alla vista. Al naso note elegantissime di frutta a polpa scura più che rossa: mirtilli in gran vista insieme alle more, ancor più di ciliegia, fragolina e lampone. Bel floreale di violetta e speziatura che conferisce un certo nerbo e vivacità. Vaghe note tostate, di biscotto orzo e miele. Il palato è un “concentrato di Friuli”, per la capacità di richiamare non solo i grandissimi rossi della regione, ma il terroir di Prepotto e i suoli di ponca. Una sapidità perfettamente avvolta dalla generosa espressione della frutta, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Come abbinare, in maniera eccelsa, agilità di beva e carattere tipici di quella grande varietà che è il Cabernet Franc.
93/100
Colli Euganei Cabernet Franc 2021
Vigne al Colle di Benato Martino
(Rovolon, Padova)
Alcol: 13% vol. Bel colore violaceo, che dimostra la gioventù del nettare. Profilo decisamente fruttato per questo Franc che proviene dallo splendido terroir di Rovolon, vera chicca dei Colli Euganei padovani. Una speziatura elegantissima abbraccia le note di susina, lampone e ciliegia matura, insieme a note balsamiche. In bocca è tensione pura, capace di controbilanciare l’opulenza del frutto e un certo calore. Chiude sapido, asciutto, fresco e fruttato (netta la ciliegia nel retro olfattivo). Vino importante, all’inizio della sua lunga vita, già estremamente gustoso.
92/100
Montescudaio Doc Cabernet Franc 2019 “Atteone”
Gianni Moscardini
(Pomaia di Santa Luce, Pisa)
Alcol: 14,5% vol. Solo 2.700 bottiglie prodotte per questo Cabernet Franc toscano che si presenta di un rosso rubino intenso con riflessi granati luminosi. Al naso una gran tipicità. Presente tutto il bouquet di fiori, frutti e spezie della varietà. Piacevole l’apporto erbaceo che ricorda la foglia di pomodoro e la “piccantezza” dosata del peperone verde. In bocca è teso e fresco, con ricordi umami e terziari che ne definiscono l’affinamento in legno (fava di cioccolato, burro salato). Vino decisamente ben congeniato anche in termini di beva, anche se l’apporto di alcol, nel quadro generale del sorso (e soprattutto del retro olfattivo) è al momento un po’ ingombrante.
91/100
Igt Trevenezie Cabernet Franc 2020 “Eros”
Marco Sambin
(Cinto Euganeo, Padova)
Alcol: 14% vol. Granato luminoso, alla vista. Naso timido, si apre lentamente con l’ossigenazione e qualche grado in più nel calice. Al naso è un concentrato di ciliegia, perfettamente matura, con sottofondo di spezie come il pepe verde. Ricordi di polvere di liquirizia salata completano il quadro olfattivo. Ingresso di bocca morbido per questo Franc, che poi si accende su freschezza e speziatura, prima di una chiusura sapida e balsamica. Vino interessante anche in prospettiva.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
L’Etna Doc Rosso 2020 “deAetna” di Terra Costantinoè uno dei vini rossi presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. La prima azienda vinicola certificata biologica della denominazione (era il 2000), sfodera un Etna Doc Rosso di grande carattere e tipicità, dopo aver convinto anche con il proprio Etna Bianco, a sua volta in Guida. La quota del Nerello Mascalese nell’uvaggio è del 90%, saldata da un 10% di Nerello Cappuccio.
Il nettare si presenta alla vista di un rosso rubino. Naso e palato connotati da una tensione d’agrume pregevole, che ricorda l’arancia sanguinella. Il frutto si conferma croccante al palato. Premiata beva, freschezza e carattere “moderno” della denominazione etnea. Vino con ottime prospettive di allungo nel tempo.
Guida top 100 - 2023
ACQUISTA LA GUIDA e/o SOSTIENI il nostro progetto editoriale La redazione provvederà a inviarti il Pdf all’indirizzo email indicato entro 48 ore dalla ricezione del pagamento
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
A un mese dalla data fatidica, il winelover inizia a pensare ai vini per Natale 2022. Qualche suggerimento utile arriva dalla Guida Top 100 Migliori vini italiano 2023 di winemag.it (puoi acquistarla a questo link). In particolare oggi ricapitoliamo i “Vini dell’anno”, ovvero quelli che ci hanno particolarmente colpito in occasione delle selezioni alla cieca. Enjoy!
VINO SPUMANTE DEL’ANNO 2023 – GUIDA TOP 100 WINEMAG.IT
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
È finalmente disponibile la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Quinta edizione per il prodotto editoriale di punta della nostra testata giornalistica, quest’anno in vendita esclusivamente sul nostro portale (non più su Amazon Kindle, come nelle precedenti edizioni). La selezione delle etichette e il conseguente “ingresso” nella Guida 2023 è avvenuto tramite le consuete, rigorose sessioni di degustazione alla cieca. I campioni sono stati dapprima suddivisi per regione e/o denominazione e poi giudicati in due mesi di degustazioni, nel corso dell’estate 2022.
Passano gli anni, ma la linea editoriale della Guida Top 100 Migliori vini italiani di winemag.it resta fedele ai principi fondamentali che rendono così diversa la nostra quotidiana attività rispetto a quella di molte altre realtà. Guardandoci attorno, anzi, notiamo la decadenza senza fine di un settore aggrappato alla propria sopravvivenza più con le unghie e lo stomaco, che col cuore e l’anima.
Approcci superficiali, “marchette”, “compitini” e frasi fatte per compiacere questo o quel produttore, questo o quell’ufficio stampa, sono ormai la regola in un settore in cui ci presentiamo, ormai da anni, come mosche bianche. Un aspetto che ci viene sempre più riconosciuto dalle migliaia di lettori che ogni giorno leggono le nostre wine news, iscrivendosi alla nostra newsletter ed entrando, così, nel profondo della cronaca enologica italiana ed internazionale.
LA FILOSOFIA DELLA GUIDA TOP 100 MIGLIORI VINI ITALIANI 2023 – WINEMAG.IT
Non cambia, non passa, non sbiadisce, non appassisce la nostra voglia di raccontare, anche e soprattutto attraverso lo strumento originale di una Guida Vini, l’Italia del vino più autentica, trincerandoci (anzi, tutelando i produttori stessi) attraverso il blind tasting. Una modalità che premia ancor più l’espressione territoriale, la tipicità e il carattere di ogni singolo vino degustato, senza le distrazioni del “marketing” legato alla singola etichetta e del “rumore” generato da ciò che fa (sempre più, ahinoi) da contorno al calice.
Il nostro approccio alla degustazione è il medesimo riservato alle notizie che quotidianamente appaiono online, sul nostro wine magazine indipendente. Un focus sull’oggettività che mette al centro il lettore, nel nostro duplice ruolo di semplici “megafoni” del mondo del vino italiano (da un lato) e di degustatori appassionati, curiosi e critici (dall’altro).
Crediamo che questo sia il valore aggiunto della nostra Guida Vini, molto distante dal mondo delle Guide italiane ed internazionali che hanno finito per allontanare il pubblico per linguaggio, filosofia e metodologia di lavoro. E soprattutto, dobbiamo dirlo molto francamente, per oggettiva mancanza di fiducia nell’oggettività dei risultati.
Ecco dunque, tra le pagine della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it, grandi nomi accanto a cantine che si affacciano da pochi anni sul panorama enologico italiano ed internazionale. A tutti viene assicurata la medesima dignità, garantita dal tasting alla cieca e dal nostro approccio caldo ma distaccato.
Vini prodotti da grandi cantine e piccoli vignaioli artigianali. Nomi storici e realtà desiderose di affermarsi, che meritano di essere scoperte. Nella Top 100 Migliori vini italiani 2023, così come nelle edizioni precedenti, trovano spazio vini di impronta tecnica e di “metodo” – in grado ovviamente di sfoggiare la propria identità territoriale – e altri che trasmettono l’emozione dell’artigianalità e della cura manuale, esenti da difetti di natura chimica o accidentale.
Sfumature che convivono perché accomunate dalla bontà e dalla capacità intrinseca di comunicare prima a sorsi e, poi, a parole. Pochi, semplici dettami, dicevamo. Bando, tra le altre cose, al cosiddetto “gusto internazionale” – ormai cambiato, anche grazie a consumatori sempre più attenti all’autenticità e alla territorialità – e a scelte commerciali che tendono a uniformare le diverse Denominazioni del vino italiano.
GUIDA TOP 100 WINEMAG.IT: TERRITORIO (E “TERROIR”) AL CENTRO
Snodo importante nella “costruzione” della nostra Guida, è il desiderio di sotterrare l’ascia dell’integralismo e di quello che ci piace definire “razzismo enologico“. Ciò che deve colpire è il vino nel calice, non la filosofia produttiva (“convenzionale”, “naturale”, “biologico”, etc).
L’altro focus della Top 100 di WineMag.it è su produttori e vignaioli che puntano sulla valorizzazione delle espressioni dei singoli “cru” del proprio “parco vigneti”. Alla parcellizzazione e alla valorizzazione della macro eccellenza nella micro selezione. Il tutto ricordando sempre che siamo sognatori, prima che commentatori e critici del nettare di Bacco. Amiamo le persone vere e i vini in grado di trasmettere personalità, nerbo, carattere. Gusto e passione. In una parola? Amiamo il coraggio e chi osa.
Come ogni anno, il nostro sogno, tradotto (anche) in Guida, è quello di essere riusciti a costruire l’ennesima “carta dei vini” alla portata di tutti (dal professionista al consumatore meno esperto, ma desideroso di bere bene). Una selezione in cui regioni e denominazioni perlopiù si mescolano, per mostrare il quadro delle bellezza dell’Italia, racchiuse in “bottiglie sparse” di vino. Tra queste, un’altra novità: i vini dell’anno della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023:
Importante anche lo sguardo sulle quattro Cantine dell’anno 2023, di cui vi invitiamo a scoprire l’intera produzione: Rubinelli Vajol (Cantina italiana dell’anno 2023), Azienda Agricola Possa (Cantina dell’anno 2023 – Nord Italia), Terre del Marchesato (Cantina dell’anno 2023 – Centro Italia) e Tenuta Cerulli Spinozzi (Cantina dell’anno 2023 – Sud Italia). Più che cantine, famiglie del vino italiano. È proprio da loro che vogliamo iniziare il racconto di un anno che ci ha reso fieri del nostro lavoro e di una Guida che ci ha emozionato, non poco, prima, durante e dopo la sua pubblicazione. Buone bevute, con la nostra Top 100.
Davide Bortone Curatore della Guida Top 100 Migliori vini italiani
e direttore di winemag.it
ACQUISTA LA GUIDA TOP 100 MIGLIORI VINI ITALIANI 2023 E/O SOSTIENICI
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il Pinot Nero 2020 “Lo Straniero” della cantina Il Poggiarello è il vino rosso dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Un’etichetta che porta gli splendidi Colli Piacentini alla meritata ribalta nazionale, grazie al lavoro della boutique winery – appena 12 ettari – della costellazione Cantine 4 Valli – Vini Piacenza 1882.
Il nome di fantasia scelto dai cugini Ferrari e Perini, le due famiglie alla guida della cantina situata in località Il Poggiarello, nella frazione Scrivellano di Statto di Travo (PC), rimanda all’origine francese del Pinot Nero.
PINOT NERO IL POGGIARELLO: “LO STRANIERO” HA TROVATO CASA NEL PIACENTINO
“Lo Straniero”, Emilia Igt, è infatti ottenuto da un vigneto certificato biologico di poco meno di un ettaro, le cui barbatelle sono state selezionate in Borgogna. Completa l’uvaggio un 5% di Pinot Tintourier, per un totale di circa 8 mila bottiglie l’anno.
Nel calice del Pinot Nero 2020 “Lo Straniero” della cantina Il Poggiarello domina un’espressione del frutto che rimanda alla rinomata zona francese, più precisamente ai grandi – e per troppo tempo bistrattati – Noir di Volnay.
La parola d’ordine è “eleganza”, pur non mancando tratti di quella sussurrata rusticità che da un lato richiama la nota Appellation d’Origine Contrôlée (Aoc) della Côte de Beaune, dall’altro incolla “Lo Straniero” al terreno piacentino.
IL PINOT NERO DEL POGGIARELLO: DALLA BORGOGNA AI COLLI PIACENTINI
Uno di quei vini, in definitiva, da portare agli amici con l’etichetta celata, invitandoli a indovinare di che si tratti. E godersi l’effetto che fa. Un’occasione da cogliere al volo, dal momento che il vino rosso dell’anno 2023 della Guida Top 100 Migliori vini italiani costa, al momento, meno di 15 euro.
È un vino piuttosto longevo, come dimostra la verticale 2008, 2013, 2015, 2019 messa a disposizione dalla cantina. L’enologo è da sempre Paolo Perini, che ha lavorato all’identificazione del clone dalla Borgogna – è stato scelto il classico 115 – da impiantare al Poggiarello, in un terreno di medio impasto, molto sassoso, ricco di calcare.
Il risultato è un Pinot Nero di gran stoffa. Un’opportunità, per i Colli Piacentini, di raccontarsi attraverso un’espressione autentica del grande vitigno d’Oltralpe. Il tutto in attesa del compimento dell’iter che dovrebbe portare le prime due Docg in provincia di Piacenza.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
C’è il Syrah. E poi c’è il Shiraz australiano. Un vino che, col suo stile, ha fatto strage di cuori nel mondo. Merito del suo frutto generoso e della speziatura caratteristica. Un vero e proprio tesoro per l’Australia, Paese in cui può ormai essere considerato un vitigno autoctono.
È stato infatti uno dei primi ad essere portato sull’isola, all’inizio dell’Ottocento. Oggi resiste, con impianti che risalgono al 1843. Vecchie viti ad alberello, o meglio monumenti, che contano – seppur in minima parte – nei 39.893 ettari di Shiraz presenti in Australia. Una cifra non da poco, pari al 27% del totale del vigneto australiano (146,244 ettari).
IL SYRAH / SHIRAZ IN AUSTRALIA
Lo si trova un po’ in tutte le regioni vinicole. Ma è in Barossa Valley (11.609 ettari), McLaren Vale (7.438) e Yarra Valley (2.837) che si concentra la maggiore porzione di Shiraz. A seguire Hunter (2.605 ettari), Great Southern (2.545), Eden Valley (2.169) e Strathbogie Ranges (1.980), che staccano di molto Grampians, nello stato di Vittoria (appena 651 ettari).
Una varietà che ha dimostrato di adattarsi molto bene alla grande variabilità di queste regioni. Una diversità che riguarda non solo il suolo, ma soprattutto le altitudini degli impianti, che possono variare da un minimo di 10 (McLaren Vale e Great Southern) a un massimo di 540 metri sul livello del mare (Eden Valley).
Un elemento da non sottovalutare. Non solo per i cambiamenti climatici, ma soprattutto per quel processo di “personalizzazione” del vino a cui si sta assistendo su scala mondiale, che va al di là della singola interpretazione del terroir. Qualcosa che porta ad affermare che, oggi, non esiste più un unico stile di Shiraz australiano. Ma che tutti, pur nella diversità, stiano cercando una maggiore freschezza.
VINI AUSTRALIANI: IL GRAN TASTING DI LONDRA 2022
La conferma è arrivata il 7 aprile scorso a Londra, unica tappa “europea” di Wine Australia nel 2022. Ben 37 cantine australiane hanno dato appuntamento a buyer e stampa alle Royal Horticultural Halls, portando in degustazione oltre 500 vini, tra bianchi e rossi.
Tutto quello che stiamo facendo è mostrare, sempre più, quanto fantastico sia il “frutto” di questa varietà», la fa semplice Tim Duval di John Duval Wines. Un lavoro sugli aromi primari che si concretizza in cantina, ma inizia in vigna.
In molti hanno iniziato a raccogliere l’uva prima del solito – aggiunge – con l’obiettivo di centrare una maggiore freschezza, a partire dal vigneto».
In cantina sempre più spazio all’acciaio, al posto del legno. Senza rinunciare a cemento o contenitori alternativi, in particolare agli innovativi “eggs” e alle anfore. Un aspetto che risulta evidentissimo negli assaggi, in particolar modo tra quelli delle cantine della Barossa Valley.
Già, perché anche i Shiraz della famosa regione vinicola australiana, notoriamente concentrati e strutturati (non ultimo per l’apporto del legno) stanno virando verso una maggiore freschezza e attenzione all’agilità di beva. In Australia, insomma, sta accadendo quello che in Valpolicella abbiamo rinominato Amarone Revolution.
COME CAMBIA LO STILE DEL SYRAH / SHIRAZ AUSTRALIANO
Oltre all’impronta stilistica, balza all’occhio (pardon, al portafoglio) l’ottimo rapporto qualità prezzo di diverse etichette, entro 15 £. Alzando un po’ l’asticella, ancora meglio la fascia 20-30£: un segmento di pricing in cui il vino australiano ha davvero molto da dire, a livello internazionale.
Quanto al bilancio dei migliori assaggi al gran tasting di Londra, in testa figura la Barossa Valley con 5 vini. In questa zona del South Australia, il Shiraz occupa il 62% della superficie vitata, re incontrastato delle varietà a bacca rossa e bianca. Bene anche la McLaren Vale, sempre in South Australia, con tre vini.
A seguire la Eden Valley, zona ancora tutto sommato di nicchia per la varietà (26% del totale degli impianti) ma che è da tenerein grandissima considerazione per il futuro, per via delle altitudini raggiungibili: le più elevate non solo del South Australia, ma del panorama nazionale del vitigno.
Più a Est colleziona 5 vini anche Victoria, sparsi (uno a testa), tra la piccola Geelong (città dove, da domani, 2 luglio, si terrà la 7a edizione del Winter Shiraz Festival), Grampians, Heathcote, Victoria e Yarra Valley. Un solo rappresentante anche per Clare Valley (ancora una volta nella regione del Sud) e Hunter Valley, unica etichetta rappresentante del New South Wales, la regione in cui si trova Sidney.
Vini – va detto – quasi introvabili in Italia, considerando che il maggiore importatore (Casella Family Brands) opera quasi esclusivamente nella grande distribuzione (con la linea Yellow Tail in vendita da Esselunga).
Gli altri – Mcpherson Wines, Two Eights Wines Australia Pty Ltd e Hochkirch Wines – secondo quanto riferito da fonti australiane, potrebbero utilizzare l’Italia solo come base di arrivo dei container, con il carico (di vino australiano) destinato a distributori di altri Paesi del continente.
TOP 20 SHIRAZ AUSTRALIANI (TASTING ROYAL HORTICULTURAL HALL – LONDON)
Brokenwood “Graveyard Vineyard” Hunter Valley Shiraz 2017 (13,5%, £94,95) BEST IN SHOW
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Si chiama Pinocchio il nuovo vino di Piccini 1882, disponibile a breve nei supermercati Carrefour, dopo aver fatto il suo esordio sugli scaffali di Aspiag-Despar, Supermercati Moderna, Supermercati Piccolo (Campania), Iper Montebello, Autogrill e online (Vino.com ed e-shop Piccini).
Una “Ricetta Italiana“, come recita l’etichetta del nuovo Vino rosso d’Italia di Piccini, con la quale la famiglia toscana celebra i propri 140 di storia, da «ambasciatrice del vino italiano» in 80 Paesi del mondo.
«Pinocchio – commenta Mario Piccini, Amministratore delegato di Piccini 1882 – è uno dei volti più conosciuti del nostro Paese. Le sue avventure hanno accompagnato la nostra infanzia e ancora oggi riescono a strapparci un sorriso. Con questo progetto, vogliamo rendere omaggio ad uno dei simboli della cultura italiana, proponendo un vino fresco e brioso, come l’indole di Pinocchio».
VINO ROSSO D’ITALIA PINOCCHIO PICCINI: LA DEGUSTAZIONE
Caratterizzato da un palato dove si riconoscono spiccatamente fragole, more e frutti di bosco, Pinocchio di Piccini si sposa alla perfezione con antipasti, primi di terra e zuppe di pesce.
Al naso si percepiscono anche aromi agrumati, speziati ed erbe aromatiche. La morbidezza e freschezza di questo vino si esalta con le basse temperature, rendendo questo vino un accompagnamento ideale per gli aperitivi della stagione estiva che ha appena preso il via.
«Abbiamo pensato a questo vino come a un autentico viaggio attraverso tre regioni d’Italia – continua Mario Piccini – raccontando l’anima genuina di questo Paese, arricchita dalla “Ricetta italiana” della famiglia. Dopo la vendemmia, le uve di Sangiovese toscano, Sangiovese di Romagna e Negroamaro della Puglia vengono sottoposte a una pressatura soffice. Il mosto subisce una breve macerazione sulle bucce, esaltandone il profilo fruttato e la rotondità».
Le forme panciute della bottiglia ricordano gli antichi fiaschi della tradizione, rendendo omaggio alle comuni radici toscane di Pinocchio e della famiglia Piccini. «Con la sua spiccata identità – commenta ancora Mario Piccini – Pinocchio risponde ad una sola parola d’ordine: unicità».
La nuova etichetta è il frutto della cosiddetta “Ricetta Italiana”, messa a punto dalla famiglia Piccini con l’obiettivo è «creare un prodotto fresco e moderno». La famiglia italiana del vino traccia così una nuova rotta: «Creare vini iconici, declinati secondo la nostra formula».
Pinocchio interpreta al meglio il nuovo orizzonte disegnato dalla cantina toscana di Casole d’Elsa (SI), veicolando i valori in cui Piccini crede da 140 anni, sotto il segno della convivialità e della condivisione.
Dal Vranec/Vranac World Day 2021 e dall’ampio reportage di WineMag.it in Macedonia, Montenegro e Kosovo arriva qualche indicazione su quali siano le migliori espressioni del vino-vitigno simbolo dei Balcani. Ecco i migliori assaggi nelle terre d’elezione del Vranec/Vranac.
Bovin e Kamnik, i Vranec più grassi e pieni, che sembrano ricordare (stilisticamente, per struttura e rotondità) vini come il Primitivo di Manduria. Esemplare poi il Vranec di Dalvina Winery, da vigne di 50 anni.
Puklavec e Stobi giocano invece sulla precisione enologica, senza soffocare l’emozione che ci si attende dal calice di un grande vino rosso. Più in generale, negli ultimi 20 anni la Macedonia ha fatto passi da gigante nel settore del vino. Oggi, l’85% del vino macedone viene esportato in 38 Paesi.
Investimenti importanti da parte di grandi gruppi privati, così come una consapevolezza sempre più forte da parte del governo di Skopje sulle possibilità del settore – specie in binomio col turismo – mostrano la dinamicità di un Paese che ha urgenza di dire la sua a livello internazionale.
I MIGLIORI VRANAC DEL MONTENEGRO
Lipovac Winery
Vinarija Marković
Il Montenegro è il Paese in cui si registra la maggior superficie vitata del vitigno Vranac. A convincere sono le espressioni delle realtà più artigianali, a dispetto soprattutto della cantina che vanta il maggior vigneto d’Europa e disponibilità di uve: Plantaže.
Lipovac, cantina di proprietà di un magnate russo ricavata tra i monti di Građani, è un laboratorio per le frontiere “vinnaturiste” del vitigno. Se nella versione classica c’è qualcosa da aggiustare sul fronte della preservazione del frutto in ambiente ossidativo, è curiosissima la versione rosata del Vranac. Così come ben riuscito è l’uvaggio col Syrah (20%).
Vinarjia Marković, oggi nelle mani dell’ultima generazione rappresentata da Nikola Marković, presenta invece un Vranac fuori dal comune. Un rosso che fa della bevibilità e dell’agilità di beva il suo punto forte. Lontano, insomma, dalle concentrazioni e dal “peso specifico” dei Vranec/Vranac degustati durante il World Day 2021.
I MIGLIORI VRANEC (VRANÇ) DEL KOSOVO
Labi Wine
Rahvera
Stonecastle Wine
La vera sorpresa del Vranec/Vranac World Day 2021 sono i vini del Kosovo. Il futuro enologico di questa piccola nazione dei Balcani passa dal lavoro, ancora da iniziare, sui terreni e sulla zonazione.
Alle terre rosse si alternano infatti terre bianche che possono regalare grandi soddisfazioni, oltre a determinare un punto di forza in termini di eterogeneità della produzione. I Vranç del Kosovo sono generalmente più leggeri, croccanti e freschi rispetto alla media dei “vicini di casa” di Macedonia e Montenegro.
Hanno dunque tutte le carte in regola per competere sul mercato moderno, che fatica ad accettare le “concentrazioni” in voga in passato. Il successo e l’affermazione del Vranç kosovaro sono insomma nelle mani dei vignaioli locali.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(4 / 5) Tra i più noti vini dell’Umbria in vendita al supermercato c’è sicuramente l’Umbria Igt 2019 Vipra Rosso della cantina Bigi di Orvieto (Giv – Gruppo italiano vini). Sotto la lente di ingrandimento di Vinialsuper la vendemmia 2019.
LA DEGUSTAZIONE Vipra Rosso Bigi si presenta nel calice di un rosso rubino intenso. Ottima corrispondenza tra le note avvertibili al naso e al palato. Domina il frutto a polpa rossa e nera, tra la ciliegia e la mora.
Più in sottofondo ricordi di erbe della macchia mediterranea e una leggera speziatura, che dona freschezza e verve alla beva. Un vino che si lascia bere con facilità e si adatta a tutto pasto.
In particolare, Vipra Rosso si presta all’abbinamento con i piatti a base di carne, dai primi ai secondi non troppo elaborati.
LA VINIFICAZIONE
Per la produzione di Vipra Rosso, la Cantina Bigi ricorre ad uve autoctone e internazionali, vinificate separatamente in acciaio. Dopo la fermentazione malolattica, una parte del vino affina da 8 a 12 mesi in barrique di rovere francese.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
A caccia di vini per la Festa della Mamma del 9 Maggio? I nostri consigli si concentrano sulle etichette premiate dalla Guida Top 100 Migliori vini italiani 2021 di WineMag.it, in particolare su due spumanti Metodo classico da Emilia Romagna e Campania, due bianchi da Alto Adige e Piemonte, un rosso dalla piccola Doc Capriano del Colle (Brescia, Lombardia) e un Marsala Vergine d’annata 1995.
Vsq Metodo classico 2016 Rosato “Il Pigro”, Romagnoli
Un petalo di rosa colora il calice. Delicatezza anche al naso, con note di piccoli e precisissimi frutti rossi. Tocco di agrumi. Al momento, il miglior spumante metodo classico della gamma di Romagnoli, non ultimo per la finezza del perlage. Un’etichetta che alza l’asticella degli Champenoise prodotti in provincia di Piacenza, zona che sta trovando anno dopo anno il proprio equilibrio.
Vsq Metodo classico 2017 Caprettone “Pietrafumante”, Casa Setaro Il calice si tinge di un giallo paglierino dai riflessi dorati. Il vino è da premio, dall’ingresso alla lunga chiusura. Un percorso arrotolato attorno a un agrume delizioso. Il resto è freschezza, salinità, pienezza. Spensieratezza e gastronomicità.
Alto Adige Doc Valle Isarco Grüner Veltliner 2019 “Aristos”, Eisacktaler Kellerei Giallo paglierino. Naso che regala belle note tropicali, soprattutto mango. Grandissimo equilibrio e grandissima freschezza. Chiusura salina, contornata da agrume ed albicocca appena matura. Uno dei cosiddetti “vini verticali”, affilati come lame, in grado di mostrare appieno il prezioso terroir della Valle Isarco, in Alto Adige. Un vino perfetto per una Festa della Mamma di carattere.
Colli Tortonesi Doc Derthona Timorasso 2018 “Grue”, Pomodolce Giallo paglierino, riflessi dorati. Bel naso talcato. Frutta matura, macchia mediterranea e mentuccia a donare freschezza. Alcol presente, che deve integrarsi, ma non disturba. Palato pieno, freschezza assoluta con ritorni di frutta matura. Lunghissimo.
Lombardia Capriano del Colle Doc Marzemino 2019 “Berzamì”, Lazzari Rosso rubino tendente al trasparente. Bellissimo frutto, preciso. Ammalianti note di fiori, soprattutto di viola. In bocca bella freschezza, con ritorni di spezia. Ottima declinazione del vitigno.
Marsala Vergine Riserva Doc 1995 “La Villa Araba”, Martinez Non c’è Festa della Mamma senza un grande vino “dolce”. In questo caso, un pezzo di storia di Marsala nel calice, in tutti i sensi. La cantina di Carlo Martinez è uno degli emblemi della grandezza eterna della città del vino della Sicilia, che con questa etichetta tiene alta la bandiera di una denominazione sciaguratamente snobbata (e maltrattata). Peraltro, rapporto qualità prezzo eccezionale per “La Villa Araba”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
(4 / 5) Qual è il miglior modo di assaporare la Toscana se non gustando un calice di Chianti? Il vino più iconico della regione è, nella versione di Badia di Morrona, I Sodi del Paretaio, un’etichetta da “larghe intese”. Piacevole trovarlo a scaffale in grande distribuzione. Uno di quei vini da mettere nel carrello senza troppe esitazioni.
LA DEGUSTAZIONE Di colore rosso rubino trasparente e luminoso il Chianti Docg I Sodi del Paretaio di Badia di Morrona apre su gradevoli sentori floreali e note fruttate di ciliegia e amarena.
Un naso di media intensità ma di grande pulizia e finezza. Palato centrato sul frutto con lievi speziature e tannini levigati. Sorso succoso ma sottile che non cede su eleganza e finezza al retrolfattivo.
In cucina il Chianti Docg I Sodi del Paretaio di Badia di Morrona si presta a svariati abbinamenti. Perfetto con una zuppa a base di cavolo nero, verdura toscana di stagione reperibile dappertutto. O più semplicemente su una buona bistecca. Rosso chiama rosso.
LA VINIFICAZIONE Prodotto con Sangiovese, Merlot e Syrah il Chianti Docg I Sodi del Paretaio matura in vasche di cemento e/o acciaio per dieci mesi. Badia di Morrona si trova a Terricciola, in provincia di Pisa sulla via del Chianti. Di proprietà della famiglia Gaslini dal 1939 dispone di 110 ettari vitati.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Chiusa una cantina in provincia di Caserta e sequestrate 738 bottiglie di spumante e vino rosso in provincia di Piacenza. Sono gli esiti più eclatanti dell’ultima tornata di operazioni dei Carabinieri del Nucleo Tutela Agroalimentare guidati dal comandante colonnello Luigi Cortellessa, insieme ai Nuclei Investigativi di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale con le stazioni dei Gruppi carabinieri forestali.
I blitz hanno interessato 170 aziende del settore agroalimentare operanti sul territorio nazionale, non solo nell’ambito della produzione di vino. Vige comunque il massimo riserbo sui nomi delle due cantine finite nel mirino del Rac.
Come riferiscono gli inquirenti a WineMag.it, la cantina campana era priva di autorizzazione sanitaria. In particolare, la chiusura ha interessato un deposito di circa 250 metri quadrati.
Il vino sequestrato in provincia di Piacenza era invece privo del numero di lotto. All’interno della cantina, i militari hanno rinvenuto 246 bottiglie di vino rosso e 492 di bottiglie di spumante senza l’indicazione di legge.
“Il costante e rilevante impegno dei carabinieri dei Reparti Tutela Agroalimentare (Rac) per la tutela dei marchi di qualità, la difesa dei biologico di qualità, la rintracciabilità degli alimenti ed etichettatura – commenta la ministra Teresa Bellanova – ha prodotto, nel solo mese di settembre, risultati importanti e conferma quanto il nostro sistema dei controlli sia efficiente e coordinato e testimonia l’enorme attenzione che l’Italia pone nel tutelare le proprie produzioni di qualità”.
Più in generale, nel corso delle attività sono stati sequestrati 594 tonnellate di alimenti per un valore di circa 100 mila euro per false evocazioni e infrazioni sull’etichettatura. Cinque titolari di aziende sono stai denunciati per vendita di prodotti industriali con segni mendaci, frode in commercio, gestione illecita di rifiuti speciali, emissione in atmosfera e violazione di sigilli; una cantina è stata chiusa poiché priva di registrazione sanitaria.
Per mancanza di rintracciabilità sono stati infine sequestrati 4 capi bovini; 1.600 litri di vino; 18 mila uova; 10 mila etichette evocanti marchi di tutela; 190 mila sacchetti che evocando il made in Italy erano in realtà destinati al confezionamento di funghi di provenienza bulgara. Sessantacinque le sanzioni comminate per un ammontare di oltre 105 mila euro.
“La nostra priorità – conclude Bellanova – è difendere tutti i consumatori, assicurare la sicurezza alimentare, la trasparenza, la qualità e la salubrità delle produzioni. Soprattutto in questo periodo così critico è nostro dovere salvaguardare la salute dei cittadini, la reputazione del nostro Paese e l’intero comparto”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(4,5 / 5) Il Gaurano Rosso delle Cantine Moio è il classico vino che, acquistato senza conoscerne le caratteristiche, potrebbe spiazzare il consumatore meno esperto. Questo è un calice inaspettato che ha qualcosa da raccontare. Il tutto ad un prezzo davvero interessante. Una bottiglia non per tutti i giorni, da riservare ad un’occasione speciale oppure ad una serata auto gratificante.
LA DEGUSTAZIONE
Rosso rubino tendente al granato, Gaurano nel calice si mostra di buon corpo. Al naso è inizialmente timido ma, dopo un’adeguata ossigenazione, le prime sensazioni – minerali, ferrose – lasciano spazio alla frutta rossa in confettura, alle spezie dolci come la vaniglia, alla liquirizia e al cacao.
Note che si ritrovano al gusto, con la liquirizia che carezza il palato. Il sorso è caldo e molto vellutato: l’alcolicità (14,5%) è ben sostenuta dalla freschezza, con l’importante risultato di rendere il sorso equilibrato. Buona anche la persistenza, che chiude un cerchio armonioso.
In sintesi il vino rosso Gaurano di Cantine Moio ha una beva graziosa, signorile e “confortante”, che ricorda (per semplificare) quella di alcuni Amarone. Da servire intorno ai 18 gradi, risulta perfetto in abbinamento a formaggi stagionati, carni alla griglia , arrosti, selvaggina.
LA VINIFICAZIONE
Gaurano è prodotto con uve 100% Primitivo, allevate su terreni sabbiosi-vulcanici a controspalliera orizzontale semplice, con potatura a Guyot. La resa è di 1,6 kg per ceppo e la raccolta è manuale, in piccole cassette da 18 kg, con leggera surmaturazione.
I grappoli, dopo una accurata cernita, vengono diraspati, pigiati e messi a fermentare per 10-15 giorni ad una temperatura di 28-30° C. Durante la fermentazione vengono realizzati diversi rimontaggi giornalieri, fino alla svinatura del vino finito. Successivamente, “l’atto a divenire” Gaurano viene affinato per circa 12 mesi in fusti di rovere.
La cantina Moio si trova a in Campania, a Mondragone, nel cuore dell’Ager Falernus, tra il fiume Volturno ed il Monte Massico. Michele Moio, recentemente scomparso, è considerato il padre moderno del Falerno.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
EDITORIALE – Altro che “tipicità” e “terroir”. L’emergenza Coronavirus sembra illuminare la strada verso una nuovaenologia, legata a doppio filo alla salute delle persone. Resveratrolo is the new “senza solfiti aggiunti“, si potrebbe sintetizzare.
La moda del “biologico”, riversatasi con tutta la sua potenza nel marketing – tanto da spingere colossi come Pasqua Vigneti e Cantine a produrre un “vino naturale” (sic!) – è sfociata negli ultimi anni nella proposta sempre più massiccia di vini più “sani” (o meno “dannosi”, secondo i punti di vista), prodotti senza l’addizione di solforosa, uno dei conservanti del vino.
Con l’imperversare di Covid-19, produttori ed enologi sembrano aver trovato nei “livelli di resveratrolo” dei loro vini una nuova forma di comunicazione. Forse, addirittura, una nuova frontiera per la promozione e la vendita delle loro etichette.
Qualcosa capace di cambiare radicalmente il concetto stesso di vino, accostato (definitivamente?) al concetto di “benessere“. Peccato si ometta un particolare fondamentale: il resveratrolo è presente nella maggior parte dei vini rossi in quantità talmente ridicole da rendere inutile l’assunzione del nettare di Bacco “a fini salutistici”.
Berne tanto vino per “bere” tanto resveratrolo causerebbe altri problemi. Non ultimo l’alcolismo. Da qui, la domanda su cui potrebbe giocarsi una buona fetta del futuro dell’enologia internazionale: è possibile “creare” vini che facciano bene se consumati senza eccessi, concentrando scientificamente i livelli di resveratrolo?
LA RICERCA È la grande sfida che si sono posti Roberto Polidoro e Antonella Spacone, marito e moglie, lui sommelier, lei medico dell’Unità Operativa Complessa Pneumologia dell’ospedale Santo Spirito di Pescara.
La rivista scientifica britannica EC Nutrition (Ecnu), specializzata in ricerche che mirano al progresso nel campo della nutrizione e delle scienze alimentari, ha ospitato il 26 febbraio 2020 i risultati dello studio “Is moderate daily consumption of red wine a good solution?“, condotto dai due italiani.
Proprio mentre Covid-19 iniziava silenziosamente a insinuarsi nelle case e nei luoghi di lavoro di tutto il mondo, senza risparmiare l’Italia, la dottoressa Spacone – assieme al compagno – toccava un tema caldissimo: “Il consumo quotidiano moderato di vino rosso è una buona soluzione?”.
“Sebbene lo sfruttamento delle proprietà antiossidanti del resveratrolo attraverso il consumo di vino non abbia valore scientifico – si legge sulla pubblicazione della rivista scientifica EC Nutrition – è lecito chiedersi se un consumo moderato di questa bevanda abbia effetti positivi sulla salute umana”.
“A questo proposito – continua la ricerca – non è possibile dare una risposta definitiva perché, partendo dal presupposto che l’alcol è una sostanza oncogenetica, alcuni studi hanno confermato i benefici del vino per la salute”. Sì, ma in che dosi?
“Per quanto riguarda il consumo di vino – risponde la dottoressa Spacone – sono stati fissati limiti ragionevoli di assunzione a basso rischio. In genere 24-30 g di alcol al giorno per gli uomini e 12-15 g al giorno per le donne, pari a 1-2 bicchieri di vino, ovvero 150-300 ml“.
“Proprio a questo proposito – spiega Roberto Polidoro a WineMag.it – le evidenze del nostro studio meritano ulteriore approfondimento, al fine di comprendere, in collaborazione con qualche cantina italiana o internazionale, se sia possibile concentrare le quantità di resveratrolo prodotte naturalmente dalla vite e ‘creare’ così dei vini che consentano di godere dei benefici del resveratrolo, senza i danni provocati dall’abuso di alcol”.
Non a caso, risale ai giorni scorsi la notizia di uno studio in corso all’ospedale di Napoli, dove due medici stanno somministrando un estratto dai semi della varietà di uva Aglianico ad alcuni pazienti affetti da Coronavirus: resveratrolo in aerosol. Uno studio che ha aperto le danze, in Italia, sulla caccia al vitigno coi livelli più alti di questo polifenolo.
In Puglia, diversi esponenti del mondo del vino (tra cui l’ex presidente di Assoenologi Puglia, Calabria, Basilicata, Massimiliano Apollonio) hanno rilanciato una notizia dell’edizione di Bari de La Repubblicarisalente al 2011, in cui si lodava il vitigno Negroamaro per la “concentrazione della sostanza dalle proprietà antiossidanti e anticancerogene”.
“Dalle analisi – si legge nell’articolo – è emerso che nel Negroamaro esistono quantità di resveratrolo comprese tra 0.3 e 6,8 ng/ml e, considerato che la concentrazione di 1 ng/ml viene considerata già utile, è chiaro che i numeri del vino salentino sono molto positivi”.
Sulle proprietà “benefiche” del resveratrolo è intervenuto anche Stefano Cinelli Colombini, titolare della cantina Fattoria dei Barbi, in Toscana. “Ieri una amica, la professoressa Zinnai dell’Università di Pisa – ha scritto il produttore di Montalcino su Facebook – mi ha parlato di una loro ricerca: pare che il vino, forse grazie al resveratrolo o chissà per cos’altro, abbia un potente effetto contro i Coronavirus. Vorrebbe studiarlo come disinfettante per ambienti, e anche del cavo orale. E così mi è venuta in mente una cosa molto, molto strana”.
“Benvenuto Brunello si è tenuto dal 21 al 24 febbraio, quando il virus già ben presente in Italia. Abbiamo avuto migliaia di ospiti da ogni parte del mondo, compreso un gruppo da Codogno (guarda un po’!) che dopo è venuto alla Fattoria dei Barbi”.
C’era una folla incredibile – prosegue sui social Cinelli Colombini – tutti appiccicati per giorni con vino sputato nei secchi e goccioline nell’aria a non finire. Considerando quanto è contagioso il Covid-19, ci sarebbe dovuto essere un massacro come quello della festa di Wuhan. Eppure nulla. Assolutamente nulla. È assurdo credere che in mezzo a quella folla non ci fosse almeno un contagiato, il virus già girava assai. Ma niente”.
“A pensarci bene, in tutta la catena delle Anteprime in giro per la Toscana ci sono stati tantissimi presenti e potenzialmente untori, ma nulla: non hanno portato la malattia. Tra i ‘vinicoli’ che erano a quegli eventi non si conta un malato. Strano, non è vero?”. Una curiosa provocazione, cui Stefano Cinelli Colombini ha dato un titolo: “Il paradosso di Benvenuto Brunello e del Covid-19. Un piccolo mistero”.
RESVERATROLO RECORD IN OLTREPÒ E MONFERRATO
Eppure, in Italia, esistono due etichette di vino con livelli di resveratrolo molto alte. Certificate. Si tratta del Bonarda dell’Oltrepò pavese Doc 2015 “Giubilo” di Giorgio Perego e del raro “Uceline” 2012, Monferrato Rosso di Cascina Castlet, prodotto col vitigno autoctono Uvalino.
Due vini che collocherebbero alla destra orografica del fiume Po l’epicentro del resveratrolo italiano, come dimostrano le approfondite analisi compiute dalle rispettive cantine. In particolare, il primato assoluto spetterebbe – almeno a livello storico – alla winery piemontese della famiglia Borio.
“Gli studi sul nostro vitigno Uvalino – spiega l’enologo di Cascina Castlet, Giorgio Gozzelino – sono stati compiuti dal professor Rocco di Stefano, dal 1996 al 2000. Il suo pensionamento ha interrotto le analisi, riprese poi sulle annate più recenti del Monferrato Rosso ‘Uceline'”.
“Quella sulla vendemmia 2012, annata in commercio al momento, assieme alla 2013 – precisa Gozzelino – conferma i riscontri precedenti, con una presenza di resvetrarolo molto alta, pari a 16,2 mg/l, anche se il record assoluto fu registrato nel 2000, quando superammo i 30 mg/l“.
A provarlo è il rapporto del laboratorio d’analisi del Consorzio per la Tutela dell’Asti, datato 30 giugno 2017. Centoventi chilometri più a est, a Rovescala, in provincia di Pavia, si trova la cantina di Giorgio Perego, “Mr. Croatina“.
“Il discorso resvetrarolo nel vino – spiega il vignaiolo oltrepadano – mi ha sempre incuriosito. Così ho fatto fare delle analisi sul mio Bonarda ‘Giubilo’ 2015: i risultati hanno confermato i livelli altissimi di questo polifenolo, ben 18,90 mg/l. Trattandosi di un vino a base Croatina, credo sia corretto considerare questo vitigno, spesso sottovalutato, ancora più straordinario”.
Ma cos’hanno in comune questd due etichette? “Uceline” (25 euro) e “Giubilo” (18 euro) non subiscono filtrazione né chiarifica. “Le analisi fatte sui polifenoli di un’altra etichetta che produco – spiega Perego – dimostrano quanto questo tipo di pratiche di cantina incidano negativamente sui livelli del vino finito”.
Si tratta inoltre di due vini rossi ottenuti tramite una lunga macerazione sulle bucce, dove si “annida” appunto il resveratrolo: “Ritengo tuttavia che l’estrazione di questo composto non necessiti di tempi lunghissimi – commenta l’enologo Gozzelino – ma non abbiamo a disposizione analisi relative a vinificazioni diverse da quelle con cui viene storicamente prodotto Uceline”.
È comprovata, invece, l’estrema variabilità dei livelli di resveratrolo, di annata in annata. “Più la pianta è sotto stress – spiega il vignaiolo Giorgio Perego – più ne produce, per difendersi soprattutto contro la Botrytis cinerea o la mancanza di acqua. Riuscire a concentrarlo sarebbe rivoluzionario per il mondo del vino italiano”.
IL PUNTO DI ASSOENOLOGI
Il discorso resveratrolo, di per sé, non convince appieno il numero uno degli enologi italiani, il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella (nella foto). “Non trovo corretto, o quantomeno un po’ fuori posto – dichiara a WineMag.it – sostenere che un vino piuttosto che un altro abbia qualità superiori“.
“In questo modo si cerca forse di accattivarsi il mercato – prosegue – portando alla nascita di contrapposizioni. Sostenere che un vitigno particolare, di un posto particolare, presenti più resveratrolo di un altro, è un’ipotesi che merita ancora il dovuto approfondimento scientifico”.
Il focus, secondo Riccardo Cotarella, dovrebbe restare sul vino. Tout court. “Secondo luminari delle medicina come Jennifer Hah, Thomas J. Sweet, Anna Teresa Palamara, Lucia Nencioni e Giovanna De Chiara – spiega Cotarella – il resveratrolo ha importanti proprietà antivirali e il vino rosso, in generale, lo contiene”.
È in grado, e cito sempre questi luminari, di interferire con la replicazione di virus erpetici come il cytomegalovirus, i virus influenzali, gli adenovirus e il virus respiratorio sincinziale. Svolge inoltre, sempre secondo questi medici, azione anti virale, anti infiammatoria ed è un potente antiossidante, superiore a vitamina C, E e betacarotene”.
Una premessa utile al presidente di Assonologi per esprimere un concetto più ampio: “Il vino, se fa bene, fa bene da sempre. Non a caso ha accompagnato la storia dell’uomo. Tanta letteratura medica sostiene il contrario, ed è per questo che nel numero di maggio della nostra rivista ‘L’enologo’ chiederemo ufficialmente all’Istituto superiore della Sanità di esprimersi in maniera univoca sull’argomento vino e salute”.
Sempre secondo Cotarella, Covid-19 non cambierà solo l’enologia o il marketing, ma tutta la filiera del vino italiano, dal campo al consumatore. “L’enologia cambierà radicalmente – dichiara il presidente di Assoenologi a WineMag.it – certi valori formali andranno a cadere: la bottiglia pesante, il tappo a volte più ‘lungo’ della bottiglia, le cantine architettoniche dalle luci psichedeliche… È finita e dico per fortuna”.
Cambieranno gli enologi, l’approccio dei produttori, delle guide, dei giornalisti, perché cambierà il consumatore. Fondamentale, in questo quadro, sarà anche la crisi economica che andremo ad affrontare al termine dell’emergenza”.
Cambieranno così anche i vini. “I vini che secondo me avranno più spazio – riferisce Cotarella a WineMag.it – saranno quelli dall’ottimo rapporto qualità prezzo, il che non significa che costeranno meno, o poco”.
Sarà il momento dei vini non ‘conditi’ o ‘incorniciati’ da materiali costosi, che incidono sul prezzo, come il vetro fantasia, la bottiglia pesante, la capsule laminata ‘d’oro’. Tutto ciò che è edonismo e superfluo andrà a cadere“.
La new wave del vino dopo Coronavirus, sempre secondo Riccardo Cotarella, “aumenterà l’interesse per il vino in sé, in senso assoluto”. “Noi enologi – spiega – saremo chiamati, come dopo lo scandalo metanolo, a dare una nuova svolta al settore, imparando a seguire le tendenze per dare vita a vini gradevoli, che si bevono bene, vini importanti, ben fatti, espressione del territorio e dell’uva, nonché dei proprietari delle cantine, ben assistiti da bravi enologi”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Non solo passito nell’areale della Docg più piccola d’Italia. Scanzorosciate, il piccolo comune alle porte di Bergamo noto per la produzione del Moscato di Scanzo, si dimostra terra “fertile” per le varietà bordolesi. Lo dimostra l’ottima tenuta nel tempo del Vino Rosso “Cardinale” dell’Azienda Vitivinicola De Toma. La vendemmia 2014 risulta perfettamente integra e in grado di regalare ulteriori emozioni nel tempo.
Rosso rubino con riflessi e unghia granata, mediamente trasparente. Al naso una grande precisione delle note fruttate: fragolina di bosco, lampone, ciliegia. Al sottofondo di erbe mediterranee si accostano una speziatura elegante e richiami iodati.
Evidente, sin dal naso, la presenza nell’uvaggio di varietà bordolesi, contraddistinte dalle tipiche note erbacee che sfociano in ricordi di humus, terra bagnata, fungo. In bocca il nettare esprime una buona eleganza, a dimostrazione di quanto il taglio di Merlot, Cabernet Sauvignon e Moscato sia ben riuscito, dalle parte di Scanzorosciate.
Elegante anche il tannino di questo “Cardinale”, contraddistinto da un centro bocca tutto frutto e freschezza e da una bella venatura salina, in chiusura. Un rosso perfetto per accompagnare piatti a base di carne, dai ricchi primi al ragù ai secondi come arrosti e cacciagione, senza disdegnare i formaggi stagionati.
LA CANTINA
“Cardinale” – Merlot (50%), Cabernet Sauvignon (30%) e Moscato di Scanzo (20%) affinati in barrique – è solo uno dei vini nella meditata gamma di De Toma. Una cantina specializzata nella produzione di Moscato di Scanzo, che ha saputo diversificare la produzione, tanto da contemplare anche un Franciacorta, da vigneti in affitto nel bresciano.
A gestire la cantina è Giacomo De Toma, un tempo capitano di Boeing su tratte internazionali. Oggi pilota privato, in giro soprattutto per i cieli d’Europa. Ma col cuore sempre tra le sue vigne di Scanzorosciate.
La famiglia De Toma, giunta ormai alla quinta generazione, possiede 2,5 dei 32 ettari vitati del paesino alle porte di Bergamo e produce 4 delle 50 mila bottiglie da mezzo litro dell’intera Denominazione di origine controllata e garantita. Un “gioco” molto ben riuscito, dunque, la produzione di “Cardinale”, il rosso più importante della gamma.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Solo 1.330 bottiglie, zero solfiti aggiunti e un livello di anidride solforosa “ridicolo”, pari a 0,002 grammi litro. Eppure, descrivere il Vino rosso 2016 “Il Barocco” di Perego & Perego come un vino semplicemente “sano”, è ampiamente riduttivo.
Siamo in Oltrepò pavese, per l’esattezza a Rovescala (PV), per un blend che ha nella Croatina il suo forte (50%), completato da un 40% tra Moradella e Vespolina e da un 10% di Barbera. Si tratta del fiore all’occhiello della gamma del vulcanico vignaiolo Giorgio Perego: “Mr Croatina”, per l’abilità di dare del tu al vitigno.
LA DEGUSTAZIONE
Alla vista si presenta di un viola impenetrabile, che rimanda in maniera coerente alla carica di antociani – ovvero le componenti che determinano il colore del vino – della varietà. Al naso è l’alcol (15,2% vol.) a spingere verso l’esterno del calice il ricco bouquet di “Barocco”.
Un naso coi fronzoli della viola mammola e il frutto che richiama la mora, ma anche gli agrumi come il bergamotto, dalla buccia al succo. I terziari sono disegnati da una trama di spezia nera (pepe), calda (cannella) e per certi versi orientale (the verde) oltre che dal cuoio e dal fumo di pipa.
L’ossigenazione aiuta questo vino rosso oltrepadano nell’espressione delle sue sfumature più nude e crude, commoventemente tipiche dei vitigni che compongono il blend e, in particolare, della Croatina: quel richiamo selvatico che impreziosisce l’olfatto, senza far arricciare il naso.
E poi la liquirizia, il suo cuore, nelle migliori espressioni pure, calabresi. In bocca, l’ingresso è fruttato e piuttosto agile, su una nota diretta sulla mora e sulla prugna disidratata. Ma dura un attimo. Il corredo si amplia ai terziari.
È il centro bocca il momento esatto in cui “Barocco”di Perego & Perego diventa “barocco”. Guadagnando in larghezza e lunghezza, con le sue tinte di liquirizia, spezia, macchia mediterranea e leggero sale.
Il tannino gioca un ruolo fondamentale, nel suo essere ancora giovane e in fase di integrazione, ma non disturbante. Lascia una traccia in chiusura, dove il marcatore della regolizia scura si fa radice. Lungo il retro olfattivo, dove la novità sono le sensazioni fumè, tra la brace e l’incenso.
Perfetto l’abbinamento con le carni, in particolare con la selvaggina (delizioso immaginarlo col cinghiale, d’inverno, davanti a un caminetto). Una piccola versione di Brunello – concedete il paragone – prodotta in Oltrepò pavese.
LA VINIFICAZIONE
Dieci giorni di appassimento in pianta per tutte le uve che compongono il blend di “Barocco”. Un’operazione delicatissima, che evidenzia la maestria – oltre alla pazienza – di Giorgio Perego.
Quando Croatina, Moradella, Vespolina e Barbera sono mature, il vignaiolo schiaccia con un’apposita pinza dal lungo becco l’apice superiore di ogni singolo grappolo, in modo da inibire parzialmente il passaggio linfatico.
Un intervento chirurgico, dall’effetto assimilabile a quello di un laccio emostatico. Serve a ottenere la corretta concentrazione degli aromi di ogni acino, senza ricorrere all’appassimento sui graticci, che risulterebbe molto più invasivo in termini organolettici. Una volta in cantina, la massa macera un mese sulle bucce.
Seguono due settimane in acciaio. La fermentazione alcolica si conclude in tonneau, dove si svolge anche la malolattica. Il vino riposa sempre in tonneau, per circa un anno. Dopo un mese in acciaio, utile all’illimpidimento naturale, “Barocco” viene travasato e imbottigliato, senza filtrazione.
***DISCLAIMER: La recensione di questa etichetta non è stata richiesta a WineMag,it dall’inserzionista. È stata redatta in totale autonomia dalla nostra testata giornalistica, nel rispetto dei lettori e a garanzia dell’imparzialità che caratterizza i nostri giudizi, anche quando la recensione viene richiesta da una cantina***
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il San Giorgio, storica etichetta del Rosso Umbria Igt di Lungarotti, raggiunge il traguardo delle 40 vendemmie e debutta a Vinitaly (pad.7/B2, Veronafiere 7-10 aprile) con l’annata 2016, che ne segna l’evoluzione in chiave moderna.
Nato con la vendemmia del 1977, su richiesta di un importatore tedesco che voleva un rosso umbro in grado di competere con i grandi vini da tavola toscani, l’Igt creato da Giorgio Lungarotti – fondatore della cantina, che oggi esporta in circa 50 Paesi del mondo – è divenuto da subito l’emblema del “Superumbrian”.
Il San Giorgio rappresentava, infatti, il risultato di una lungimirante e riuscita sperimentazione con il suo triplice uvaggio, Cabernet Sauvignon (50%), Sangiovese (40%) e Canaiolo (10%).
IL NUOVO “SUPERUMBRIAN” “Ricerca, innovazione, ma anche capacità di visione sono gli elementi costanti nello sviluppo dei nostri prodotti” commenta Chiara Lungarotti, da vent’anni alla guida del Gruppo. “Tutti aspetti che ci hanno spinto a inaugurare una nuova era per un vino storico come il San Giorgio che debutta con un uvaggio rinnovato: Cabernet Sauvignon e Sangiovese in parti uguali. Il risultato è un vino rosso di grande struttura e da lungo invecchiamento”.
Le uve del nuovo “Superumbrian” derivano dal reimpianto del vigneto di Cabernet Sauvignon, che nel 2016 ha raggiunto la sua espressione massima per realizzare vini di grande invecchiamento; mentre il Sangiovese proviene da Vigna Monticchio.Alla fermentazione in acciaio con macerazione sulle bucce per circa 25-28 giorni segue un primo anno di affinamento in barrique e un altro anno di riposo in bottiglia.
Il vino si presenta nel bicchiere con un colore rosso rubino e sfumature violacee, conserva al naso un profumo intenso, complesso ed ampio e richiama al palato il sapore dei frutti rossi. La sua tannicità persistente lo rende, inoltre, particolarmente adatto all’abbinamento con piatti a base di cacciagione, arrosto allo spiedo o formaggi stagionati.
Le novità che riguardano il San Giorgio non si esauriscono solo nell’uvaggio, ma interessano anche l’immagine della bottiglia. L’etichetta che veste l’annata 2016 riporta la firma autografa di Giorgio Lungarotti e raffigura “San Giorgio e il drago” di Raffaello Sanzio; Santo al quale è ancora oggi dedicata la tradizionale accensione dei falò propiziatori nelle campagne del borgo umbro di Torgiano la sera del 23 aprile.
“Questo vino vuole essere un omaggio a mio padre, coraggioso innovatore e sperimentatore oltre che pioniere della viticoltura in Umbria – conclude Chiara Lungarotti -. Non è un caso quindi che porti la sua firma; un richiamo alla tipica tenacia e tempra umbra unite alla costante capacità di precorrere i tempi”.
Oltre al mercato italiano, il San Giorgio, che nell’ultimo anno ha segnato una crescita complessiva nelle vendite del 78%, trova nella Svizzera il primo Paese europeo di riferimento e riscuote un grande successo anche in Germania e in Lussemburgo. Tra i Paesi extra Ue è particolarmente richiesto in Canada ed in molti Paesi dell’Estremo Oriente, tra cui Giappone, Cina, Thailandia e Corea del Sud.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
MORRO D’ALBA – In una terra senza vie di mezzo, dove il caldo è caldo e basta e il freddo porta spesso la neve, Mario e Paolo Lucchetti hanno trovato l’equilibrio. In una cantina, la loro. Tra il mare e la collina. E con un vitigno, strepitoso: la Lacrima di Morro d’Alba.
Un autoctono dai mille volti, capace come pochi in Italia di mostrare la mano del vignaiolo. Il suo tocco, in base alle scelte compiute durante la vinificazione. Per questo il Lacrima di Morro d’Alba è il vino rosso del futuro.
Versatile e mutevole, come le scelte dei consumatori moderni, pronti a balzare da un fiore all’altro, come api. Un caleidoscopio evidente nell’assaggio di tre vini dell’Azienda agricola dell’entroterra della provincia di Ancona.
“Fiore” (etichetta nera), “Guardengo” (etichetta azzurra) e “Mariasole” (etichetta arancione). Tutti vini prodotti in purezza con quell’uva dal nome romantico, dovuto alle gocce di succo che l’acino “piange”, quando è maturo. Tre espressioni diverse di un vitigno che sembra giocare col gusto, assecondando i palati più disparati.
Con il plus del tappo: Paolo Lucchetti, infatti, ha scelto lo screw cap, il tappo a vite, per due delle tre etichette oggi sotto la nostra lente di ingrandimento. Una scelta coraggiosa, nel segno del futuro. La prova che si può cambiare, rimanendo sempre se stessi. Un po’ come il Lacrima di Morro d’Alba.
LA DEGUSTAZIONE
Lacrima di Morro d’Alba Doc 2017 “Fiore”: 87/100 Rubino poco trasparente. Naso piuttosto ruffiano, ma non per questo sgarbato o scomposto. A dominare la scena è il frutto, maturo.
Una nota d’amarena netta, ma anche di albicocca sotto sciroppo. Bel fiore, assimilabile alla rosa.
La speziatura è delicata, così come la venatura di liquirizia che fa capolino con l’ossigenazione. Ingresso di bocca austero, teso, verticale.
Una percezione “tannica” che, pur non disturbando il sorso, lo condiziona in termini di lunghezza e complessità, con il retro olfattivo giocato sulla liquirizia.
Un tannino evidente, appunto, anche al naso, nella sua fase vegetale. Un bell’inizio per comprendere le potenzialità del vitigno.
Vigne di 20 anni, con raccolta manuale a fine settembre. Diraspatura e pigiatura soffice. Vinificazione in acciaio e affinamento in vetro per 3 mesi, prima della commercializzazione.
Lacrima di Morro d’Alba Doc Superiore 2017 “Guardengo”: 90/100 Il vino più dirompente, per certi versi, della batteria. Il frutto (mora e ciliegia su tutti) è maturo e intenso. E’ intensa anche la nota “verde”, assimilabile al tannino.
Così come è netta la componente salina. Di accennata c’è solo la spezia. La fotografia di una Lacrima di Morro d’Alba giovane e di gran prospettiva.
Ingresso di bocca dirompente, scapigliato. Dritto, sulla freschezza. Duro, sul tannino e sul sale. Testardo, sull’accenno di spezia verde e nera.
Un nettare pronto ad ammansirsi in centro bocca, dove finalmente trova l’atteso equilibrio.
Lunghissimo il finale, freschissimo, tra acidità e venatura speziata, che lo rende addirittura balsamico. Una bella Lacrima d’allungo, da aspettare negli anni e da aspettare – anche oggi – nel calice, per valutarla nel gioco positivo e divertente, con l’ossigeno.
“Guardengo” è il vigneto più vecchio dell’Azienda agricola Lucchetti (40 anni), con impianto a sylvoz e guyot. I grappoli vengono raccolti a mano, a metà ottobre. Diraspatura e pigiatura soffice. Fermentazione in acciaio e successiva permanenza in cemento vetrificato per 6 mesi. Stesso periodo in bottiglia, prima della commercializzazione.
Lacrima di Morro d’Alba Doc 2016 “Mariasole”: 89/100 Rubino poco trasparente. Naso molto intenso, che vira da un principio di frutta matura (mora, lampone, ciliegia) a percezioni floreali nette, di rosa e di viola. Non manca una punta di spezia, unita a un bell’accento marino, salino.
Ingresso di bocca piuttosto verticale, fresco, per certi versi inatteso data la componente di frutta matura avvertita al naso.
In centro bocca il nettare trova la sua corrispondenza, anche grazie a un alcol che si fa sentire, ma senza disturbare.
Il tutto prima di una virata su un tannino dosato, dolce ma di prospettiva, e su una leggera vena salina che chiama il sorso successivo, in un pregevole e complesso allungo. Alla cieca, un “Amarone” del centro italia: per la compresenza tra polpa e freschezza, ma anche per la scelta di cogliere gli acini surmaturi e appassirli naturalmente in fruttaio.
Prodotta a partire dal 2007 solo nelle migliori annate, la Lacrima di Morro d’Alba “Mariasole” dell’Azienda agricola Lucchetti viene raccolta all’inizio di ottobre e macerata per 30 giorni. Il mosto resta in cemento vetrificato per 6 mesi e affina in bottiglia per 2 anni, prima della commercializzazione.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Un abbraccio che non mente. Ti attira forte a sè, ti stringe, ti coccola e ti infonde subito uno stato di calma, beatitudine. E’ quanto succede con un calice di Collio Doc Merlot Redmont, imbottigliato all’origine dalla società agricola Ferruccio Sgubin di Dolegna del Collio. Basta un piccolo sorso per capire perchè.
LA DEGUSTAZIONE Rosso rubino intenso, il Collio Doc Merlot di Ferruccio Sgubin si mostra subito ricco e sontuoso al naso che si sviluppa tra dolci note di frutti neri in confettura, un sottofondo speziato e piacevoli sbuffi dolci di vaniglia che carezzano l’olfatto. Si presagisce una beva morbida ed avvolgente.
E non tradisce: sorso vellutato complice un tannino setoso che dà pienezza alla beva. Davvero piacevole, ha una buona persistenza al retronasale. Profondo e “leggero”, ma non in discordanza. Profondo in quanto pieno, leggero con la sua seducente grazia che sottrae dalla (talvolta) pesantezza della modernità.
LA VINIFICAZIONE Prodotto con uve Merlot in selezione massale/clonale da terreni di pianura alluvionale con depositi di marna in superficie ad una altitudine di 95 m s.l.m. I vigneti allevati a guyot sono esposti ad ovest. La densità per ha è di 4000 viti, l’anno di impianto 1967 – 2000.
Le uve vengono raccolte sulla base dell’analisi sensoriale degli acini nel periodo pre-vendemmiale: si ricerca la massima maturazione delle bucce e dei tannini. Il Collio Merlot Redmont fermenta a temperatura controllata di 26°C. Permane sulle sue bucce per un periodo di 20 giorni durante il quale viene favorita l’estrazione di colore e struttura mediante semplici follature manuali. Successivamente affina in piccoli fusti di rovere di 500 l dove svolge la fermentazione malolattica per un periodo di 14-16 mesi, al termine del quale viene imbottigliato senza filtrazione per preservare al massimo l’integrità. Si affina in bottiglia per almeno 4 mesi.
L’azienda agricola Ferruccio Sgubin nasce nel 1960 a Dolegna del Collio, località Mernico. Produce vini nel Collio come Merlot, Cabernet Franc, Pinot Bianco, Sauvignon, Friulano e Ribolla
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
BOCA – E’ il Piemonte meno raccontato e, forse, meno noto. Ma non per questo il Piemonte di “serie B”. A pochi chilometri da Novara, la Denominazione incastonata più a nord e più a est dell’intera regione: Boca. La fotografiamo grazie a una degustazione di quattro vini dell’Azienda Agricola Le Piane.
Boca è un borgo di poco più di mille anime, storicamente vocato alla viticoltura. Un’areale che comprende anche parte dei Comuni di Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco. La depressione economica sta portando a una riscoperta della viticoltura nella zona: una delle pochissime forme di agricoltura praticabile tra queste colline di origine vulcanica.
Alle chiusure di grandi superfici commerciali e industriali lungo le vie che collegano i borghi del novarese, tra Omegna e il fiume Sesia, rispondono nuovi vigneti strappati ai boschi. Le Piane, di fatto, è un’azienda che cresce. Assestandosi oggi a 9 ettari vitati (7 a Boca Doc) e 50 mila bottiglie prodotte.
I vigneti allevati col sistema tradizionale del Quadrato alla Maggiorina hanno un’età media di 100 anni. Sono state impiantate quasi un secolo fa anche le vigne a filare. Nuova linfa è stata data tra 1995 e il 1998 e di nuovo nel 2014, con gli impianti più giovani.
Proprio agli inizi degli anni Novanta Christoph Kuenzli e Alexander Trolf acquistarono le proprietà del produttore locale Antonio Cerri. Avviando quella che oggi è una delle più stimate realtà della viticoltura piemontese e italiana: Le Piane.
LA DEGUSTAZIONE 1) Vino Rosso Maggiorina 2016 (12,5%). E’ il vino d’entrée della cantina di Boca. Quello destinato ad essere consumato nell’annata.
Ma soprattutto è uno di quei vini “base” in grado di dare la tara all’intera produzione di una cantina: un ingresso con le scarpe di velluto nell’elegante mondo dei Nebbioli di Le Piane.
Qui la percentuale scende volutamente al 50% del blend. Non a caso. Se l’obiettivo è quello del vino “pronto subito”, occorrono altri uvaggi oltre al Nebbiolo. La Croatina, per esempio, con un bel 30%.
Il 20% restante è costituito da altri 10 uvaggi vinificati assieme, due dei quali a bacca bianca: Vespolina, Uva Rara, Tinturiè, Dolcetto di Boca, Barbera, Slarina, Freisa, Turasa, Erbaluce (Greco Novarese) e Malvasia di Boca.
Il calice si tinge di un rubino trasparente, mentre al naso affiorano le attese note di frutti rossi. La breve macerazione si traduce, in bocca, in freschezza e fragranza.
Ingresso fruttato elegante per un “base”, impreziosito da un allungo scandito da rintocchi salini, su un tannino flebile ma comunque presente.
E’ il muscolo del Nebbiolo, che graffia la terra dell’antico vulcano, tramutatosi in collina. Quattordici euro non sono pochi, ma ogni singolo centesimo è speso alla grande per Maggiorina.
2) Vino Rosso Mimmo 2015 (12,5%). Nebbiolo 70%, completato da un 30% di Croatina prima dell’imbottigliamento. Due anni in legno grande da 25-28 ettolitri e immissione diretta sul mercato, senza ulteriore affinamento in bottiglia.
Rubino con sfumature granate. Frutto rosso più maturo al naso e maggiore complessità generale, rispetto a Maggiorina. La Croatina apporta al Nebbiolo una speziatura che non si tramuta esclusivamente in pepe nero, ma anche (e soprattutto) in liquirizia. Sorso al contempo minerale salino, carico e pieno, instancabile.
3) Boca Doc 2012 (13,5%). Sale ancora la percentuale di Nebbiolo, che col Boca Doc 2012 Le Piane raggiunge l’85%. Completa il blend un 15% di Vespolina.
La selezione delle uve, in questo caso, è ancora più serrata. Se l’annata lo consente (cosa sin ora avvenuta nella maggior parte dei casi) la raccolta dei due uvaggi avviene contemporaneamente.
La macerazione è lunga e può variare da un minimo di 25 a un massimo di 35 giorni, in base alle condizioni della vendemmia. L’affinamento è di 4 anni in botte grande, più 6 mesi (minimo) in bottiglia.
Il naso del Boca Doc 2012 Le Piane si rivela complesso e di elaborata finezza. L’aggiunta di Vespolina contribuisce a colore e speziatura.
Un calice che rivela, oltre ai classici frutti rossi del Nebbiolo, anche chiari sentori di arancia rossa, sino a richiami balsamici, freschi. In bocca il tannino spinge, ma è ben integrato. Un vino pronto, con ampi margini di ulteriore evoluzione in bottiglia.
4) Boca Doc 2009 (13,5%). La tecnica di vinificazione è identica alla 2012, per un’annata in bottiglia da settembre 2013. Naso fine e ammaliante, dominato da note di frutti rossi maturi, con una punta di mora.
Non manca il solito apporto speziato: liquirizia, ma anche zenzero e tabacco dolce. In bocca frutta croccante, tannino perfettamente integrato ma ancora più che mai vivo.
Lungo il retro olfattivo, che rivela una sorprendente pennellata morbida di vaniglia bourbon. Un motivo in più di richiamo per un sorso fruttato e balsamico, connotato dalla solita vena salina. Gran vino.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(4 / 5) Originario della sud ovest della Francia, il Merlot è un vitigno “internazionale”. E’ in Friuli che ha debuttato intorno al 1800 per poi diffondersi soprattutto nel Nord Est.
E dalla Doc Colli Orientali del Friuli arriva il Merlot sotto la nostra lente di ingrandimento, prodotto della linea classica distribuito in Panorama, Carrefour e altre catene minori del nord Italia.
LA DEGUSTAZIONE Tipicamente rosso rubino intenso con riflessi violacei il Colli Orientali del Friuli Doc Merlot Conte d’Attimis Maniago profuma di mora e piccoli frutti rossi ai quali si aggiungono suadenti note di liquirizia e vaniglia non eccessiva: una buona integrazione del passaggio in legno. Ma non mancano anche note vegetali varietali.
Caldo al palato, con un tannino pulito è un assaggio che resta in memoria per il suo equilibrio tra freschezza e morbidezza e per il suo gusto “succosamente” fruttato e vellutato di buona persistenza. Un sorso appagante. In tavola trova il suo abbinamento con carni bollite o in umido, ma si fa apprezzare anche con arrosti, carni grigliate e formaggi a pasta dura.
LA VINIFICAZIONE Prodotto con uve Merlot in purezza unicamente di produzione aziendale raccolte nella seconda quindicina di Settembre. La vendemmia avviene manualmente nei vigneti di collina, e con l’ausilio di una vendemmiatrice negli appezzamenti di pedecollina e nei vigneti che consentono un’adeguata accessibilità al macchinario.
Le uve, rapidamente portate in cantina passano dalla diraspapigiatrice che, nel caso di uva raccolta manualmente provvede ad allontanare il raspo mentre nel caso di uva raccolta meccanicamente è utile ad allontanare porzioni di raspo, parti di lembo fogliare ed altri possibili elementi vegetali indesiderati.
L’uva pigiata viene vinificata in acciaio e sottoposta a delicate movimentazioni giornaliere (rimontaggi, follature) per favorire l’estrazione nel mosto delle preziose componenti di buccia (antociani, tannini ed aromi). Per l’annata 2015 il periodo di macerazione del Merlot è durato undici giorni passati i quali si è operata la svinatura e la pressatura.
Successivamente il vino viene lasciato riposare e decantare per circa due mesi in vasche di cemento e quindi inviato a contenitori in legno di rovere di circa 50 ettolitri dove affina per circa 12-14 mesi svolgendo spontaneamente la fermentazione malolattica. Segue l’unica filtrazione prima di essere posto in bottiglie che riposano ancora sei mesi prima della commercializzazione.
LA CANTINA Conte d’Attimis Maniago si trova a Buttrio in provincia di Udine, nel comprensorio della Doc Friuli Colli Orientali. La proprietà si estende su 110 ettari quasi interamente a vigneto in un unico corpo aziendale.
Le origini della tenuta risalgono al febbraio del 1585 quando, a seguito di un matrimonio, l’azienda giunse in dote alla famiglia dei conti d’Attimis-Maniago. “Antesignana” dell’imbottigliamento in Friuli (correva il 1930) coltiva da sempre i vitigni della tradizione locale.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
(4 / 5) La sottozona Inferno della Docg Valtellina Superiore si trova in parte dei comuni di montagna di Poggiridenti e Tresivio ed è una sorta di “girone dantesco” dei vignaioli.
Il suo nome deriva infatti dai piccoli terrazzamenti situati in anfratti rocciosi dove le temperature estive sono particolarmente elevate, a rendere la viticoltura già eroica della Valtellina , ancora più estrema.
LA DEGUSTAZIONE Il rosso è granato, ma con ancora riflessi rubino di gioventù, luminoso e vivo. La consistenza è decisa nonostante i “soli” 13 gradi alcolici. Al naso non colpisce per intensità, ma per finezza e pulizia. Inizialmente prevalgono sensazioni floreali (viola) e fruttate (ciliegia e cassis), con sporadici accenni di cuoio e caffè. Dopo un po’ si apre su note balsamiche a rendere il tutto decisamente più interessante.
In bocca è intenso e di buon corpo. L’equilibrio è dato soprattutto da buona freschezza e sapidità, mentre il tannino è “leggero” e piuttosto morbido. Di buona qualità, ma leggermente poco persistente, il che lo rende poco adatto, ad esempio, all’abbinamento con i formaggi stagionati.
Se amate i pizzoccheri molto conditi di burro e aglio e con un buon Valtellina Casera stagionato, avrete bisogno di qualcosa di più. Polenta e salsiccia probabilmente sono un abbinamento più consono.
LA VINIFICAZIONE
La Casa Vinicola Nera nasce nel 1940 con Guido Nera in quel di Chiuro, in Valtellina, la più importante zona di produzione di vini da Nebbiolo (qui chiamato Chiavennasca) al di fuori del Piemonte.
Il Valtellina Superiore Inferno Docg di Neraè ottenuto principalmente da uve Chiavennasca con l’aggiunta di una piccola percentuale di vitigni autoctoni storici come Pignola e Rossola. Invecchia 12 mesi in botti di rovere e almeno altrettanti in serbatoi d’acciaio e vasche di calcestruzzo. Fa parte della linea “Classici” della cantina Nera, appositamente studiata “per soddisfare il pubblico che ricerca la qualità con particolare attenzione al prezzo” e dobbiamo ritenere lo scopo raggiunto: uno stimolo, dopo aver assaggiato questo Inferno, a navigare l’Acheronte alla ricerca delle migliori interpretazioni della Docg. Prosit!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Quali sono i migliori vini in vendita al supermercato degustati dalla nostra redazione nel 2017? Ecco di seguito un elenco che vuol rappresentare un viaggio in lungo e in largo per l’Italia delle cantine che sanno coniugare qualità e prezzo, in Gdo.
Un viaggio che inizia – come ovvio – dagli spumanti: dai migliori Charmat e Metodo Classico degustati da vinialsupermercato.it negli ultimi 12 mesi. Si passa poi ai vini bianchi, prima dei vini rossi e dei passiti.
Un “tour” che, nel 2017, ha come epicentro l’Umbria. E’ qui, per la precisione ad Orvieto, che abbiamo deciso di fermarci per assegnare il premio di “Miglior Cantina Gdo” 2017. L’azienda vinicola che se l’è aggiudicato, come i nostri più attenti lettori sapranno, è Castello di Corbara.
IL 2017 DI VINIALSUPER
Prima dell’elenco delle migliori etichette di vino al supermercato, due parole su di noi. Il 2017, per vinialsupermercato.it, è stato un anno cruciale. Un anno di grandi cambiamenti e di grande conferme. Abbiamo innanzitutto introdotto la valutazione a “cestelli della spesa” per i vini della sezione “Recensioni – Supermercato”.
Nel corso dell’anno abbiamo accolto nella nostra “famiglia” nuovi collaboratori, sia per la parte wine sia per la parte food. Due new entry sono ai box, a scaldare il motore prima di un 2018 che si preannuncia scoppiettante.
Entrerà a pieno regime dal prossimo anno anche la nuova rubrica sui vini in promozione al supermercato, con l’analisi settimanale dei vini in offerta sui volantini delle insegne Auchan, Bennet, Carrefour, Conad, Coop, Despar, Esselunga, Il Gigante, Ipercoop e Iper la Grande I.
Sempre nel corso dell’anno, abbiamo lanciato la nostra campagna “Non solo Prosecco“, con lo scopo di diffondere una verità assoluta: “Prosecco” non è sinonimo di “Spumante”, bensì il nome con il quale si identifica solo una delle tante tipologie e denominazioni degli spumanti italiani: quella prodotta in Veneto e Friuli.
Ma è a luglio 2017 che, di fatto, si è concretizzato il passaggio più importante dell’anno per vinialsupermercato.it: l’iscrizione come testata giornalistica presso il tribunale di Busto Arsizio (VA).
Una scelta intrinseca alla nascita stessa di questo portale, due anni fa, quando vinialsuper è stato fondato come “wine blog”. Il passaggio a testata giornalistica vuol esser un segno di rispetto per i nostri lettori.
Una garanzia in più del “metodo di lavoro” della nostra redazione, animata da uno spirito da vere “Iene”, come spesso dimostrano gli articoli e le inchieste presenti nella nostra sezione “News” (a cui teniamo moltissimo).
In un mondo della comunicazione del vino popolato sì da tanti professionisti, ma anche da tante figure che accostano volentieri la narrazione di un’etichetta alle loro “grazie” o ai favori ricevuti in cambio di un post sui social, vinialsuper vuole distinguersi come punto d’incontro e di scambio di chi bada più alla sostanza che all’immagine.
Questo sito web vuole essere un luogo dove non si fanno distinzioni tra i portafogli di chi vuole bere del buon vino a un prezzo giusto, o congruo alle proprie possibilità. L’epicentro dello sdoganamento della “Gdo” come canale di “serie B” per la vendita del vino, a fronte di un’Horeca che utilizza ampiamente (ma vanamente) quest’arma per auto accreditarsi di fronte ai propri clienti, rimanendo così irrimediabilmente ancorata al passato.
Noi di vinialsuper come “grilli parlanti” per i clienti dei supermercati, che sanno di poter contare sulle nostre recensioni, nella corsia dei vini delle maggiori insegne nazionali.
Noi che, al contempo, siamo e vogliamo essere le spine nel fianco delle stesse catene della Grande distribuzione: tutte consapevoli (ormai) di essere sotto il nostro costante e ininterrotto “monitoraggio”.
I MIGLIORI VINI AL SUPERMERCATO DEL 2017, SECONDO VINIALSUPER
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
VERONA – Almeno due i motivi per non perdersi la prossima Anteprima Amarone 2018, in programma dal 3 al 5 febbraio al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Degustare in “anteprima”, appunto, l’annata 2014. E festeggiare i 50 anni dal riconoscimento della Denominazione di origine Valpolicella.
Come di consueto sono tre le giornate in calendario. L’evento inaugurale, sabato 3 febbraio 2018, è chiuso al pubblico e dedicato a stampa e media, dalle ore 9 alle ore 17. Domenica 4 febbraio 2018, Anteprima Amarone apre le porte al pubblico, dalle 10 alle 19 (biglietto di ingresso 40 euro, 35 euro con acquisto online).
L’Anteprima chiude lunedì 5 febbraio 2018, con un altro evento riservato agli operatori di settore, dalle ore 10 alle ore 17 (biglietto di ingresso: 35 euro, 30 euro con acquisto online).
IL BIGLIETTO
Il biglietto d’ingresso sarà presto acquistabile sul sito ufficiale dell’Anteprima Amarone. Comprende la degustazione dei vino presso i banchi d’assaggio delle aziende partecipanti (qui l’elenco delle aziende presenti nel 2017 all’Anteprima 2013) e l’assaggio di prodotti gastronomici nell’area dedicata.
Secondo i dati forniti da Assoenologi, nel 2014 la denominazione che ha tratto il maggior vantaggio dal miglioramento climatico di settembre è stato il Valpolicella.
In particolare è stata una buona annata per l’Amarone, ottenuto da uve d’appassimento, “la cui resa alla raccolta è stata ridotta dal 50% al 35%, con resa uva-vino leggermente sotto la media”. “L’andamento fermentativo – continua Assoenologi – si è svolto in maniera ottimale, aiutato anche dalle temperature ambientali più basse rispetto alle annate precedenti”.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
(4,5 / 5) C’è uva e uva. E c’è uva di Troia e uva di Troia. Lo sa bene Alberto Longo, che con le sue Cantine di Terravecchia porta sugli scaffali di Penny Market un Rosso Puglia Igp da Uve di Troia dall’invidiabilissimo rapporto qualità prezzo. Senza pari nel calice, in confronto alla concorrenza.
Chiedere per credere al lavandino che si è bevuto, tutto d’un sorso, il Nero di Troia Daunia Igp “Capitolo” della Cantina Sociale di San Severo. Stesso uvaggio, stessa vendemmia (la 2013). Stesso prezzo. Stesso istante di apertura della bottiglia. Battaglia impari.
E non si tratta di tenuta della singola bottiglia. Ma di un preciso discorso di selezione. A partire dal tappo di sughero col quale le due bottiglie sono state tappate. Grossolana la qualità di quello della Cantina Sociale di San Severo.
Lungimirante il cork di Terravecchia, cantina concentrata (evidentemente) più sulle potenzialità d’invecchiamento del vitigno che su un canale distributivo da molti considerato “di serie B”, come la Gdo: dove tutto, o quasi, dev’essere bevuto “entro 6 mesi”. Tutt’altro. Tant’è, alla prova del calice.
LA DEGUSTAZIONE Il Rosso Puglia Igp Uva di Troia 2013 Citerna delle Agricole Alberto Longo – Cantine di Terravecchia si presenta di un rosso rubino intenso con riflessi violacei, poco trasparente. Un colore che evidenzia, sin da subito, la buona tenuta del nettare in bottiglia. Mentre lo si versa, ancor prima di avvicinare il calice al naso, nell’aria si dipana il profumo tipico dell’Uva di Troia.
Quello dei piccoli frutti rossi in tinta balsamica, impreziositi da note vegetali (peperone verde e macchia mediterranea, in particolare rosmarino) e di spezia piccante (pepe nero). Corrispondenti le percezioni in un palato che regala un’acidità piuttosto viva. La beva è fresca e il sorso è invogliato dalla pulizia delle note fruttate, unite a una vena sapida piacevolissima.
Siamo davvero di fronte una vendemmia 2013, da meno di 4 euro? Pare di sì. Tutto bellissimo, ancor più se accompagnato dal piatto adeguato in abbinamento. Il Rosso Puglia Igp Uva di Troia 2013 Citerna delle Agricole Alberto Longo Terravecchia è da provare, per esempio, con una buona pizza salsiccia al finocchietto e gorgonzola.
LA VINIFICAZIONE
L’Uva di Troia che dà vita a questo vino rosso cresce in un vigneto di proprietà delle Cantine di Terravecchia, nei pressi di Lucera. Siamo nel cuore della Daunia, in provincia di Foggia. Le radici delle viti affondano in un terreno mediamente calcareo a tessitura franco-sabbiosa.
L’allevamento è a spalliera (cordone speronato), con densità d’impianto di 5.600 piante per ettaro e una resa per ceppo di 2,5 chilogrammi, corrispondente a circa 130/140 quintali di uva per ettaro.
La vendemmia avviene a piena maturazione, nella seconda decade di ottobre, mediante selezione e raccolta meccanica. La fermentazione alcolica avviene in vasi vinari di acciaio inox a temperatura controllata, favorendo il prolungato contatto delle bucce con il mosto.
La fermentazione malolattica si svolge nel mese di novembre, subito dopo la fermentazione alcolica. L’affinamento del vino avviene dapprima in vasi vinari di acciaio inox, poi per almeno tre mesi in vasche di cemento ed in seguito in bottiglia per un periodo minimo di tre mesi.
Alberto Longo ha scelto di recuperare, nella sua Lucera, un’azienda agricola dell’Ottocento come sede della propria attività collaterale a quella professionale vera e propria. Un casale ristrutturato “con l’obiettivo di produrre vini di qualità e offrire un’accoglienza qualificata e professionale”. Una mission che trova nell’Horeca terreno fertile, senza tuttavia disdegnare la tanto bistrattata Gdo.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Secondo appuntamento con i volantini delle maggiori insegne Gdo italiane. Questa volta diamo i voti ai vini in promozione dal 14 dicembre al 24 o al 31 dicembre. I supermercati presi in considerazione – per ora – restano Auchan, Bennet, Carrefour, Conad, Coop, Esselunga, Il Gigante, Ipercoop e Iper la Grande I.
Invitiamo i lettori a fare grande attenzione ai prezzi pubblicati sui volantini, specie in quelli natalizi. Il prezzo di alcuni vini, infatti, non risulta sottoposto a sconti o promozioni. Si tratta dunque di etichette messe in evidenza, sul volantino, al solo scopo di spingerne le vendite, in abbinamento a specialità dei reparti Salumeria, Gastronomia o Pasticceria. Un esempio? Eccolo qui sotto.
Incredibile, in tal senso, la scelta del “marketing natalizio” dell’insegna Bennet, che si presenta ai clienti con un volantino senza prezzi “barrati”. Su “Tavola in festa – per un Natale perfetto”, si trova un 95% di vini al prezzo consueto di vendita. Solo per un 5% il prezzo indicato è concorrenziale: se siete abituati a fare la spesa da Bennet, più in basso troverete le etichette più convenienti da acquistare per Natale o Capodanno.
Il voto assegnato ad ogni etichetta è espresso – come di consueto per vinialsuper – in “cestelli della spesa“. Da un minimo di 1 a un massimo di 5: una valutazione che tiene conto soprattutto dell’ottica qualità prezzo. Un motivo in più per seguirci sui nostri canali social: Facebook e Twitter.
fino al 24 dicembre
Chianti Classico Docg, Cecchi: 4,79 euro (4 / 5)
Rosso di Montalcino Doc, Frescobaldi: 6,99 euro (4,5 / 5)
Bianco Umbria Igt Desiata / Rosso Umbria Igt Vocante, Terre de la Custodia: 3,59 euro (3,5 / 5)
Vini Friuli Doc Bianchi, Tenimenti Civa: 5,49 (4,5 / 5)
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(3,5 / 5) E’ l’ultima Doc di Emilia Romagna (ultima solo in ordine alfabetico) a finire oggi nel calice di viniasuper. Si tratta dell’entry level di gamma della Fattoria Zerbina di Faenza nel Ravennate Acquistato con un taglio prezzo di circa il 25% (a soli euro 4,90), ma che regge egregiamente il suo prezzo pieno medio al super, estremamente competitivo rispetto a quello di noti e-tailers.
LA DEGUSTAZIONE
Il Romagna Sangiovese Superiore Doc Ceregio della Fattoria Zerbina marca il calice di rosso rubino intenso che non fa passare la luce. Il naso è intenso, con punte vinose non fastidiose, note di prugna e ciliegia oltre ad una puntina pizzicante pepata.
Al palato entra teso e asciutto, mostrando un certo carattere “rustico” nella sua rotondità. Rustico, ma non grezzo, semplice e tradizionale, ma non “dozzinale”. Un vino immediato e piacevole con una bella vena acida ed una tannicità dalla tessitura fine. Il Romagna Sangiovese Superiore Doc Ceregio della Fattoria Zerbina fa della semplicità il suo punto di forza. E così, di bicchiere in bicchiere riscalda l’anima e accompagna allegramente un pasto a base di carne, anche alla griglia, delle paste ripiene o dei formaggi stagionati. Un vino conviviale, con un’anima soul.
LA VINIFICAZIONE
Prodotto con uve Sangiovese (93%), Merlot (5%) e Ancellotta (2%) allevate nelle vigne di Montignano, Boschetto, Capanno, Malvone, Querce e Anfiteatro. I vigneti sono esposti a sud-est, sud-ovest, ovest e nord-est su suolo franco argilloso, calcareo e sono allevati a cordone speronato e alberello. La fermentazione avviene in acciaio con macerazione di 10 giorni. Successivamente il vino matura per 8 mesi in vasche di acciaio e di cemento e affina per ulteriori 2 mesi in bottiglia. La produzione complessiva si attesta sulle 120.000 bottiglie da 750ml.
Fattoria Zerbina è un riferimento assoluto per l’enologia romagnola. Fondata nel 1966 da Vincenzo Geminani che acquisto l’omonimo podere e piantò i primi vigneti. A partire dal 1987, la nipote Cristina Geminani, decise di dare una svolta qualitativa all’azienda nell’ottica di incrementare il valore di Sangiovese e Albana. Via dunque, per il Sangiovese alla messa a dimora della prima vigna ad alberello ad alta densità d’impianto, via alla sperimentazione delle prime selezioni clonali questo vitigno, taglio finale con introduzione di percentuali variabili di anno in anno di merlot e di syrah e proseguimento della tradizione dell’assemblaggio con ancellotta, vitigno tradizionale e poco considerato delle colline romagnole. Il Sangiovese rappresenta l’80% della loro superficie vitata.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
(4 / 5) Un rosso davvero piacevole e “atipico” figlio del matrimonio tra due vitigni tradizionali siciliani, Nero d’Avola e Frappato, uvaggi di cui è composta anche l’ unica Docg della regione, il Cerasuolo di Vittoria.
Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper il Terre Siciliane Igt Nero d’Avola e Frappato Irmàna vendemmia 2015 di Corvo, etichetta numericamente importante e ben distribuita in grande distribuzione, da sud (in questo caso) a nord.
LA DEGUSTAZIONE Di colore rosso rubino il Terre Siciliane Igt Irmàna di Corvo è un vino di media densità. Il naso, elegante e fine è impostato principalmente sul frutto con evidenti note di marasca, mora e fragola, delicate note floreali e sbuffi vegetali.
La piacevolezza olfattiva è totalmente confermata al palato. Un ingresso soffice e suadente avvolge la bocca ed è lì che torna e ritorna la marasca. Il sorso è solcato da una scia semi aromatica di maraschino.
Un’esplosione di frutta, che si propaga come il succo di una caramella ripiena una volta masticata. Una buona freschezza stimolante, abbinata ad una gradazione leggera (12,5%) e ad un corpo non “pesante” sono le caratteristiche che fanno del Terre Siciliane Igt Irmàna un buon compagno in tavola.
Una bevuta lieve che con un buon rapporto qualità prezzo allieta la pesantezza (talvolta) della quotidianità. In cucina si può accostare a piatti di pesce saporito, pasta, carni bianche complesse o rosse semplici e formaggi mediamente stagionati.
LA VINIFICAZIONE Il Terre Siciliane Igt Irmàna di Corvo è ottenuto da uve Nero d’Avola provenienti da vigneti siti in Sicilia sud-occidentale e uve Frappato allevate nella provincia di Agrigento su terreni misti tendenti al calcareo con il sistema a contro spalliera.
Le uve, raccolte a mano a perfetta maturazione vengono vinificate tradizionalmente con macerazione sule bucce (tre giorni il Frappato e sei giorni il Nero d’Avola) e con assemblaggio a malolattica effettuata.
Successivamente il vino matura almeno cinque mesi in cemento vetrificato e affina per ulteriori due mesi in bottiglia in cantina alla temperatura di 12°-16°. Corvo è un marchio storico siciliiano facente parte del gruppo Duca di Salaparuta , il primo gruppo vitivinicolo dell’isola di proprietà di Illva Saronno Holding.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
“Vino e Sesso” è il titolo dell’editoriale (possiamo chiamarlo così?) a firma “Ais Staff Writer” che sta facendo discutere il web. A firmarlo è, in sostanza, l’Associazione italiana sommelier. La più prestigiosa realtà italiana della sommellerie.
Possibile che si sia caduti così in basso? In un italiano sintatticamente lacunoso, Ais cavalca il refrain del “vino rosso” che “aiuta”, grazie all’azione di sostanze come i polifenoli, nel sesso. Lo fa con spregiudicatezza. Un fulmine a ciel sereno nel firmamento di un’associazione capace di distinguersi per professionalità e rigore nelle maggiori manifestazioni enologiche nazionali.
Anche per questo, per questa folle uscita, non l’ha ancora criticata nessuno. Ais, si sappia, “conta”. “Conta” nel panorama “politico” del mondo del vino. “Conta” nella storia del vino italiano. “Conta” in quota alle maggiori cantine italiane, che si servono dei professionisti Ais: sicure, così, di tutelare e forse accrescere la propria immagine agli occhi dei consumatori. Ais “conta” anche nei Consorzi del vino.
Non a caso, anche un gruppo geniale e lungimirante come Esselunga ha scelto proprio Ais come tramite verso i clienti, nelle corsie dei propri store di successo. Successo, appunto. Lo stesso che uscite come questa, a caccia di like sui social, rischiano di offuscare.
Che si tratti, appunto, di una “operazione di marketing” mal riuscita (per scelta dell’argomento e del linguaggio)? Noi preferiamo chiamarla col suo nome: una gran puttanata. Alla stregua di tante altre, in un mondo del vino che – nell’epoca della comunicazione – sembra far sempre più fatica a comunicarsi “senza veli”, pur senza svestirsi della propria dignità.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
We use cookies on our website to give you the most relevant experience by remembering your preferences and repeat visits. By clicking “Accept”, you consent to the use of ALL the cookies.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACQUISTA LA GUIDA e/o SOSTIENI il nostro progetto editoriale
La redazione provvederà a inviarti il Pdf all’indirizzo email indicato entro 48 ore dalla ricezione del pagamento