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Collio da uve autoctone e Vino Macerato, Raccaro: «Prova di maturità del territorio»

Collio Bianco da uve autoctone e Vino Macerato, Luca Raccaro «Prova di maturità del territorio» vicepresidente consorzio collio intervista winemag davide bortone
Luca Raccaro
, classe 1988, è il vicepresidente in carica del Consorzio Collio nonché titolare, assieme al fratello Paolo e al padre Dario, della cantina Raccaro società agricola di Cormons. Uno dei volti giovani del mondo dei Consorzi del vino italiano, che sta affrontando una parte finale dell’anno, nonché del mandato, a dir poco “calda”. La vicenda legata al Collio Bianco da uve autoctone è stata presa di petto dal Cda guidato dal presidente David Buzzinelli. L’assemblea dei produttori ha dato così il via libera a un tavolo tecnico utile a dare un’identità ben definita alla tipologia, al di là delle pressioni e dagli interessi individuali di alcune aziende del territorio. Non solo. Il Collio si candida ad essere tra le poche regioni vinicole al mondo a normare nel dettaglio, sin dall’etichetta, un proprio vino ottenuto con macerazione delle uve (i tanto decantati “Orange Wine”). Luca Raccaro, grande appassionato di musica lirica, affronta nell’intervista esclusiva rilasciata a Winemag le due importanti novità del Collio di fine 2024, al pari del futuro del Consorzio.

Luca Raccaro, da vicepresidente del Consorzio Collio si aspettava un finale di mandato, in scadenza a marzo 2025, così “acceso”?

Alla luce delle tematiche che abbiamo affrontato, direi proprio di sì. Essere riusciti a portare in assemblea un’istanza come l’inclusione dei vini macerati è stata una bella sfida, perché nonostante i tavoli tecnici non avevamo la piena certezza che il territorio fosse favorevole. La mia felicità a tal proposito è stata enorme perché ho lavorato e creduto molto in questa proposta. Credo fermamente che la nostra forza nasca dalle differenze. Questa è sempre stata una terra di confine e le diversità, nel corso del tempo, hanno sempre arricchito il territorio. Perciò credo che, soprattutto in un mondo che ha fatto dell’omologazione il suo modello, ogni differenza sia una ricchezza che rende unica la nostra realtà. Va da sé che é difficile mettere d’accordo tante teste, ma la cosa fondamentale è riuscire a portare sotto la protezione del consorzio il maggior numero di aziende. Solo così potremo sfruttare appieno le nostre potenzialità.

Il Consorzio ha dato il via libera al tavolo tecnico su un Collio bianco da sole uve autoctone: qual è la sua opinione su questa tipologia?

Penso sia una grande possibilità. Da tanti anni si parla di un vino che possa fare da portavoce del territorio, ma per molto tempo abbiamo temporeggiato. Adesso siamo pronti e credo che questa occasione sia da sfruttare al 100%, per presentarci uniti ad un mercato sempre più esigente. Avere un vino composto dalle varietà tradizionali arricchirà il territorio.

L’apertura del tavolo tecnico nel contesto attuale è una vittoria o un segno di debolezza del Cda del Consorzio?

Credo sia la vittoria di tutto il territorio e non solo del nostro Cda. Un Consorzio che in un’unica assemblea vota a favore dei vini macerati e di un tavolo tecnico per lo sviluppo di un vino territoriale dimostra forza, unione, maturità. E la volontà dei vignaioli di lavorare per la crescita del Collio.

Da qualche anno, un gruppo di cantine della zona ha incentrato il proprio marketing aziendale su una tipologia, quella del “Collio da uve autoctone”, attribuendole se non altro una certa “supremazia storica” sul Collio Bianco prodotto anche con i vitigni internazionali. Oggi, lo stesso gruppo, che non ha mai formalmente presentato alcuna richiesta al Consorzio per un migliore riconoscimento della tipologia, peraltro già prevista dal disciplinare del Collio Doc, si sta attribuendo tutti i meriti dell’apertura del tavolo tecnico. Cosa ne pensa?

A mio parere il Consorzio Collio è il simbolo del territorio e tutela tutti i vignaioli. Meriti o demeriti non sono la chiave di lettura. L’unica cosa che conta è il risultato. In questi giorni si è parlato molto di protagonismi, ma l’unico vero protagonista è, e deve essere, il vino. Questo tavolo tecnico consentirà a tutti i produttori di creare un disciplinare conforme e condiviso in maniera democratica. Tutto il resto è acqua.

Il Consorzio Vini Collio compie 60 anni nel 2024 e dimostra di essere al passo coi tempi nell’ascoltare tutte le voci e le richieste che arrivano dalla “base”. La specifica “Vino da Uve macerate” va in questa direzione. Quali benefici potrà portare al territorio questa novità e come si esplicherà, ufficialmente, in etichetta?

Il Collio è il primo territorio a riconoscere e formalmente normare questa tipologia di vini e di questo sono estremamente orgoglioso. Storicamente, i vini macerati sono presenti da più di 30 anni perciò riunirli sotto il cappello del Consorzio era essenziale. Dare un disciplinare anche a questa tipologia non farà altro che confermarne la qualità. È assodato che questi vini abbiano trovato ben stare in Collio. Perciò, dare la possibilità al consumatore di capire dall’etichetta cosa c’è all’interno della bottiglia che si accinge ad acquistare o, meglio, a stappare, è fondamentale. Per quanto riguarda le modalità di scrittura in etichetta, siamo già in contatto con gli organi predisposti al controllo per definire ogni elemento.

Qual è la percentuale di “vini macerati” sul totale della produzione del Collio? Crede che la novità possa incrementare la produzione della tipologia e contribuire a far riconoscere ancor più il Collio come il territorio d’elezione degli “orange wine italiani”?

Non essendo stata una tipologia ancora riconosciuta, non abbiamo percentuali certe anche se a grandi linee possiamo dire che si aggira tra il 6 e l’8 % della produzione totale. Il nostro obbiettivo è dare un regolamento condiviso ai produttori. Se la tipologia crescerà, saremo orgogliosi e certamente questi vini contribuiranno con tutti gli altri all’identità del Collio.

Da quale porzione della base del Consorzio è arrivata la richiesta di una migliore identificazione della tipologia, che alla fine sembra mettere tutti d’accordo?

Tutte le nostre scelte sono frutto di un ragionamento condiviso dall’assemblea. La proposta è arrivata direttamente da chi questa tipologia di vini la produce e vende. Ma è la collaborazione tra i diversi produttori, maceratori e non, la vera forza del progetto.

Con il mandato triennale del Consorzio in scadenza, sarà certamente il prossimo Cda a dover “governare” i tavoli tecnici. Pensa che il consiglio di amministrazione, anche grazie alla totale apertura dimostrata nei confronti della base produttiva, possa essere riconfermato in blocco e proseguire sulla strada tracciata dal precedente mandato?

Personalmente, sono sicuro che anche il prossimo Cda, indipendentemente da chi ne farà parte, lavorerà in tal senso. In questo mandato c’è stata una grande collaborazione e sarebbe un vero piacere poter proseguire assieme anche per il prossimo mandato. Ma dipenderà dalle scelte di ognuno.

È possibile ipotizzare una sua candidatura alla presidenza, nel ruolo oggi occupato da David Buzzinelli?

Il futuro ovviamente non è certo e, in questo momento, non ci ho ancora pensato. Ma per il territorio ci sono e se avrà bisogno ci sarò.

Dov’è il Collio oggi e dove andrà – o dovrebbe andare, a suo avviso – nel prossimo triennio, in termini di mercati, obiettivi e prospettive?

Oggi siamo presenti su tutti i mercati più importanti. Nel prossimo triennio mi piacerebbe poter confermare e incrementare il sodalizio con gli Stati Uniti, che rimangono il nostro mercato extraeuropeo principale. Tuttavia, non possiamo non guardare verso est ed in particolare a Giappone e Cina. Mercati in fortissima crescita, sui quali è e sarà necessario puntare, per avere una diversificazione e soprattutto nuovi sbocchi economici.

Non crede che in Friuli Venezia Giulia ci siano troppi Consorzi del vino e che questa abbondanza, al posto di palesare evidenti diversità, limiti risorse altrimenti aggregabili, da investire per una migliore comunicazione delle eccellenze regionali?

Nonostante il Collio sia molto piccolo, esistono differenze microclimatiche tra una zona e l’altra che marcano in maniera evidente i vini. Figuriamoci se dovessimo prendere in considerazione l’intero territorio regionale. È vero che non abbiamo grandi numeri, ma la qualità non va mai di pari passo con la produzione. Anzi, di solito minore è la resa migliore è la qualità. Ed è questa caratteristica che noi abbiamo l’obbligo di preservare.

A livello regionale è un tema sempre caldo quello del Prosecco, con le recriminazioni del Carso nei confronti (soprattutto) della Doc veneta. Se avesse voce in capitolo, come gestirebbe la questione?

La mia scelta produttiva è diversa da quella del Prosecco, perciò non sono in grado di rispondere e lascio la parola a chi di questo si occupa.

Intanto, il Collio ha annunciato che il 2025 sarà l’anno del Friulano. Fino ad oggi, scusi la franchezza, si è fatto davvero pochissimo per promuovere questa varietà. È possibile aspettarsi, finalmente, una comunicazione adeguata, che metta una volta per tutte alle spalle la “questione ungherese” che si è trascinata dal 1993 al 2007?

Chi mi conosce sa che la mia azienda ha fatto del Friulano il suo cavallo di battaglia. È una grandissima varietà con delle enormi potenzialità. Per questo l’abbiamo scelto come rappresentante del territorio per il 2025, con un grande evento che lo vedrà protagonista. I discorsi sulla questione ungherese sono storia vecchia. Nonostante le prime difficoltà, credo che orami abbiamo dimostrato senza ombra di dubbio quale sia l’anima del Friulano: un grande vino costellato ogni anno da moltissimi premi a livello nazionale ed internazionale.

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Collio, via libera al Vino da Uve macerate. Tavolo tecnico su vino da sole uve autoctone


Inserimento di un “Vino da Uve MacerateDoc Collio e creazione di una nuova categoria di vino bianco da uve autoctone, sempre Doc Collio. Sono i due importanti temi discussi ieri
, 10 dicembre 2024, dall’assemblea ordinaria del Consorzio Collio, che ha visto la partecipazione di 44 soci, rappresentanti il 63% dei voti totali dell’assemblea. Favorevoli al nuovo vino macerato (tipologia nota a livello internazionale come “orange” o “orange wine”) 2.966 voti, contrari 733 voti, astenuti 413 voti. La mozione è stata quindi approvata con il 72% dei voti favorevoli. L’assemblea si è poi espressa sul nuovo vino bianco da vitigni autoctoni del Collio: favorevoli 3974 voti, astenuti 138 voti e nessuno contrario. La mozione è stata approvata con il 97% dei voti favorevoli.

VINO DA UVE MACERATE DOC COLLIO

Il comitato tecnico del Consiglio di Amministrazione, alla luce di quanto emerso dal lavoro del tavolo tecnico a cui hanno potuto partecipare tutti i produttori della denominazione, ha proposto l’introduzione della specificazione “Vino da Uve Macerate” per identificare i vini Doc Collio ottenuti attraverso tecnica di macerazione fermentativa di almeno 7 giorni. «Questa categoria – spiega il Consorzio presieduto da David Buzzinelli – accompagnata da criteri come la classificazione cromatica tramite scala Pantone e un profilo di acidità volatile adeguato, mira a ridurre l’ambiguità nelle valutazioni e garantire una standardizzazione tra le commissioni, oltre a consentire maggior chiarezza e trasparenza nei confronti del consumatore finale».

NUOVO COLLIO DOC BIANCO DA UVE AUTOCTONE

Il Cda del Consorzio Collio, viste le recenti polemiche attorno al gruppo di produttori che promuove il proprio Collio Bianco da uve autoctone, ha proposto di istituire un tavolo tecnico per sviluppare «una nuova categoria di vino bianco da inserire a disciplinare, ottenuto esclusivamente dalle varietà Tocai Friulano, Ribolla Gialla e Malvasia Istriana». Il tavolo lavorerà per definire le caratteristiche, le percentuali di assemblaggio e il nome di questa nuova espressione del territorio. «I risultati delle votazioni riflettono il nostro impegno comune per una crescita che unisca tradizione e innovazione. La collaborazione tra i soci è la chiave per affrontare le sfide future e valorizzare al meglio la denominazione Collio», ha dichiarato il presidente David Buzzinelli.

COLLIO: 2025 ANNO DEL FRIULANO

Un momento di particolare rilievo, sempre durante la riunione di ieri, è stata la proposta di organizzare il primo evento istituzionale dedicato al Collio. Si terrà il fine settimana del 25 e 26 ottobre 2025. L’iniziativa, fortemente voluta dai soci e attesa dagli operatori del settore, celebrerà ogni anno una varietà rappresentativa. Il 2025 sarà quindi l’anno del Friulano. L’evento offrirà una panoramica delle sue potenzialità con degustazioni che includeranno annate passate, vini attuali e campioni in affinamento. «Questo evento – ha dichiarato la direttrice Lavinia Zamaro – è una grande opportunità per consolidare il prestigio del Collio, creando un appuntamento annuale che valorizzi il nostro territorio e le sue varietà simbolo». L’assemblea si è conclusa con l’impegno condiviso di lavorare per una crescita sostenibile e innovativa della denominazione, con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente il Collio come sinonimo di eccellenza enologica.

QUESTIONE QUOTE

L’incontro di fine anno è stato un momento cruciale per discutere i risultati dell’anno trascorso, le attività svolte e le prospettive future, con particolare attenzione ad eventuali modifiche del Disciplinare e alla valorizzazione della Denominazione. L’assemblea ha infine deliberato all’unanimità lo sconto dell’8% sulle quote per le categorie imbottigliatori ed imbottigliatori promozione, possibile grazie al riconoscimento di alcuni contributi ed all’accurata gestione economica del Consorzio.

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degustati da noi news news ed eventi vini#02

Miglior vino orange/macerato italiano Guida Winemag 2025: Vis Uvae 2018, Il Carpino

Il Miglior vino orange italiano è Vis Uvae 2018, Venezia Giulia Igt Bianco Macerato della cantina Il Carpino. È il risultato delle degustazioni alla cieca che hanno portato a stilare la Guida Winemag 2025, Top 100 Migliori vini italiani. Tra tutti, impossibile dimenticare un “premio speciale” dedicato a una delle categorie di vino più interessanti e complicati nell’esecuzione, ovvero i “macerati”. Il Carpino, a San Floriano del Collio, al confine fra Italia e Slovenia, dimostra tutto il proprio savoir-faire con Vis Uvae 2018. Di seguito il profilo del Miglior vino orange italiano, ottenuto da uve Pinot Grigio, a cui è stato assegnato un punteggio di 96/100.

VENEZIA GIULIA IGT BIANCO MACERATO 2018 VIS UVAE, IL CARPINO

  • Fiore: 9
  • Frutto: 9
  • Spezie, erbe: 8
  • Macerazione: 8
  • Tannino: 6
  • Freschezza: 8.5
  • Sapidità: 7
  • Percezione alcolica: 6
  • Armonia complessiva: 9.5
  • Facilità di beva: 8.5
  • A tavola: 9.5
  • Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni
  • Punteggio Winemag: 96/100 (Miglior vino orange italiano per la Guida Winemag 2025)

Il Carpino

Località Sovenza 14/A
34070 San Floriano Del Collio (Gorizia)
Tel. +39 328 4721151
Email: ilcarpino@ilcarpino.com

MIGLIOR VINO ORANGE ITALIANO

Il miglior vino orange italiano è Vis Uvae della cantina Il Carpino. Vediamo nel dettaglio il vino premiato dalla Guida Winemag 2025. Vis Uvae, dal latino la Forza dell’Uva, per sottolineare la forza che ha l’uva ossia la Natura, per rendere un vino forte e complesso, cosa che la mano dell’uomo sola lo determina in maniera relativa. Per effetto di una settimana di permanenza delle bucce di colore violaceo del Pinot Grigio a contatto con il mosto, la cosiddetta macerazione di 15-30 giorni, si conferisce al mosto e poi al vino quelle note ramate che lo contraddistinguono dagli altri vini. In origine erano queste le sembianze che aveva il Pinot Grigio, ma poi con l’avvento delle nuove tecniche di vinificazione, si è preferito vinificarlo in bianco. Se questo è stato un bene o un male non sta a noi giudicare, ma di certo il risultato è diverso, sia dal punto di vista olfattivo che gustativo.

VIS UVAE IL CARPINO MIGLIOR MACERATO ITALIANO: DOVE NASCE

Ci troviamo a San Floriano del Collio, a ridosso del confine della Slovenia, in una terra particolarmente vocata per la coltivazione della vite. La nostra azienda nasce con il suo marchio e la sua prima etichetta nel 1987 quando insieme a me c’era ancora mio suocero Silvano, successivamente mancato. Ora invece sono affiancato da mia moglie Anna e dai miei figli Naike e Manuel. Ma la storia ha inizio alla fine degli anni ’70 quando Silvano abbandona la sua attività di commerciante ortofrutticolo per dedicarsi alla campagna. Acquista qualche ettaro di terra e inizia a vinificare e a commercializzare il vino sfuso.

Io lo aiutavo nei ritagli di tempo a seguire la produzione, ma col tempo lascio anche io il mio lavoro di elettrauto per dedicarmi totalmente alla vigna e alla cantina ed è allora che nasce Il Carpino. Piano piano verranno acquistati degli altri appezzamenti di vigna fino ad arrivare agli attuali 17 ettari,  15 in proprietà e 2 in affitto. L’impostazione di carattere familiare di cui la nostra azienda può vantarsi ci permette di controllare tutte le fasi del processo, dalla vinificazione alla commercializzazione del prodotto. Ci riteniamo contadini ed essere contadini oggi comporta una grande responsabilità perché significa essere testimoni ed interpreti del proprio territorio ma anche custodi del paesaggio.

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degustati da noi vini#02

Veneto Igt Bianco 2020 “Origini”, Vigne al Colle

Il Veneto Igt Bianco 2020 “Origini” della cantina Vigne al Colle è uno dei vini presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it, nella particolare sezione dedicata ai “Vini macerati”. Giallo oro carico, per l’appunto, per questo macerato da uve Garganega e Moscato bianco non filtrato, che fermenta a contatto con le bucce, vinificato come un tempo.

Nasce a nord di Rovolon, su suoli vulcanici. Naso ampio, generoso, agrume e frutta esotica. Gran freschezza e sapidità, in allungo. Il Veneto Igt Bianco 2020 “Origini” della cantina Vigne al Colle è un vino che abbina una gran beva a una struttura poliedrica per l’abbinamento, mostrando tutte le potenzialità del micro terroir vulcanico di Rovolon, sui Colli Euganei.

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