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vini#1

Piemonte Doc Albarossa Montald 2013, Michele Chiarlo

Incrocio di laboratorio tra Barbera e Nebbiolo Dronero (Chatus) ad opera del professor Giovanni Dalmasso, autorevole ampelografo italiano cui si devono i testi fondamentali sulla viticultura italiana, il vitigno Albarossa, pur essendo “nato” nel 1938, è stato iscritto sul Catalogo Nazionale delle Varietà di Viti solo negli anni 70 e solo dal 2001 al registro dei vitigni idonei alla coltivazione del Piemonte.

Da allora, un piccolo gruppo di pionieri,  tra cui Michele Chiarlo ha deciso di avviarlo alla produzione con le prime bottiglie commercializzate a partire dalla vendemmia 2006.

LA DEGUSTAZIONE
Rosso rubino molto carico, il Piemonte Doc Albarossa di Michele Chiarlo apre su note vinose intense. Correttamente decantato si esprime con piccoli frutti rossi e neri su fondo di tabacco.

Di struttura media e buona freschezza il Piemonte Doc Albarossa di Chiarlo ha un tannino levigato che rende morbida una beva tutta declinata sul frutto col finale lungo dai richiami di tabacco. Un vino in perfetta simmetria naso bocca.

Se l’intenzione di Dalmasso era di coniugare le caratteristiche dei due vitigni, colore e freschezza dell Barbera ed eleganza del Nebbiolo, in questo caso domina un filo di più la Barbera (per rusticità) e meno il Nebbiolo (per finezza), ma il risultato è senza dubbio un assaggio interessante e di grande bevibilità.

LA VINIFICAZIONE
Prodotto con uve Albarossa allevate nel vigneto di 3 ettari sito in località Montaldo Scarampi. Le vigne sono esposte a sud, sud est ad una altezza di 250 metri sul livello del mare, su terreni di origine sedimentaria marina.

La vendemmia è manuale ed è preceduta, a fine estate, da diradamento dei grappoli in eccesso. Michele Chiarlo, dal 1956, con una proprietà di 110 ettari tra Langhe, Monferrato e Gavi è un riferimento assoluto dei vini del Piemonte.

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Vini al supermercato

Roero Arneis Docg 2015, Enrico Serafino

(4 / 5) Non tutti gli studiosi sono d’accordo sull’origine della parola Arneis. C’è chi la fa risalire a Renexij, antico nome della località Renesio di Canale. Chi alla parola dialettale piemontese arneis (“indumento”, “veste”).

In seguito arneis ha assunto anche il significato di arnese, attrezzo, e da arneis derivano anche espressioni come mal an arneis, “male in arnese”, ovvero “mal vestito”, “mal equipaggiato”.

LA DEGUSTAZIONE
L’Arneis di Enrico Serafino è di un bel giallo paglierino con riflessi verdolini, cristallino, vivo. Il naso è semplice, fruttato e floreale avvolto in una nota agrumata, delicato e fine. Se i profumi mancano di un po’ di intensità, la stessa cosa non si può dire del sapore. In bocca entra deciso, caldo, morbido, succoso e di buon corpo.

Si consiglia di berlo a una temperatura non superiore agli 8-10 gradi, per smorzare la nota alcolica leggermente sopra le righe. Nel complesso è un vino semplice ma assolutamente godibile, che potrebbe accompagnare molto bene dei ravioli di magro conditi con burro e salvia.

LA VINIFICAZIONE
Dopo la spremitura soffice delle uve (100% arneis), la fermentazione avviene in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata. Anche l’affinamento avviene esclusivamente in vasche d’acciaio. I vini della cantina Enrico Serafino, nata nel lontano 1878, sono divisi tra “Cantina Maestra”, “Vini classici” e spumanti.

Caratteristica che accomuna tutti i vini classici, di cui fa parte questo Arneis, è la bottiglia dalla forma inusuale, via di mezzo tra la classica albesia delle Langhe, e l’anfora di Provenza. Un tocco in più di originalità sulla tavola.

Prezzo: 9,80 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Vini al supermercato

Barbera d’Asti Superiore Docg 16 mesi 2014 Le Orme, Michele Chiarlo

(4,5 / 5) “Il nostro primo vino, l’amore più grande”. Basterebbero queste parole per descrivere il calice di Barbera d’Asti Superiore 16 mesi 2014 “Le Orme”.

Le stesse usate dalla Michele Chiarlo per definire il “vino d’entrata” dell’azienda di Calamandrana distribuito sugli scaffali della grande distribuzione organizzata, in particolare di Esselunga.

E se la “base” è questa, figurarsi le vette della produzione di questa cantina, vero e proprio riferimento di qualità dell’enologia piemontese (e italiana). Ma a noi spetta andare oltre.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, la vendemmia 2014 mostra una veste color rosso rubino, con riflessi violacei. Limpida e carica. Al naso la vena fruttata – tipica della Barbera d’Asti – è di rara eleganza tra le referenze Gdo. Uno di quegli olfatti che, da soli, portano la bocca a salivare, pregustando il nettare. Piccoli frutti rossi fragranti e ciliegia, uniti a una vena floreale fresca e a un accenno di mineralità. La stessa che, poi, sarà confermata al palato.

“Le Orme” 2014 è una Barbera d’Asti Superiore in evoluzione. Lo si capisce dal caldo ingresso in bocca: un teatro naturale che si apre – corrispondente all’olfatto – su sentori di piccoli frutti rossi. Intensità e finezza sono pari al corpo, di buona struttura. L’acidità è spiccata e ben si bilancia con la vena sapida. Lunghissimo il retro olfattivo, sempre sui frutti rossi.

Se legno è stato utilizzato – come risulta dalla tecnica di vinificazione – questo è tutt’altro che invasivo: oseremmo dire neppure percettibile, tanto è preponderante la vena fruttata che domina la beva. L’abbinamento perfetto della Barbera d’Asti Superiore 16 mesi Le Orme di Michele Chiarlo è con i primi piatti al ragù. Può essere accostata anche a secondi di carne bianca e rossa.

LA VINIFICAZIONE
Le uve per Le Orme provengono dalla tenuta Orme su La Court, situata a Castelnuovo Calcea (AT) e da altre vigne di Barbera situate nell’Astigiano, Montemareto e Costa delle Monache.

Non facile ottenere un prodotto di tale eleganza e qualità in occasione di una vendemmia come la 2014. Chiarlo ha effettuato “diradamenti estremi per vendemmiare infine solo grappoli perfettamente sani”. La resa della Barbera ha così registrato un decremento del 28% rispetto alla media (5-6 grappoli per ceppo). La vinificazione prevede 16 mesi complessivi in acciaio, legno e bottiglia.

Prezzo: 8,80 euro
Acquistata presso: Esselunga

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