EDITORIALE – “So benissimo che i miei vini hanno dei difetti. Ma è sempre meglio un vino naturale difettato che un vino fatto con le polverine”. Natalino Del Prete, pioniere del movimento dei vini naturali pugliesi, è uno di poche parole ma dai concetti schietti e affilati, espressi col candore dell’autentico puro di cuore.
Lo intercettiamo a Sannicandro di Bari, al termine di una degustazione di sei vini della sua cantina di San Donaci (Brindisi). Un appuntamento con la viticoltura più verace e rurale, inserito nell’ambito del programma di Radici del Sud 2019, il Salone dei vini e degli oli del Meridione.
Ho sempre creduto nei vini naturali – racconta il vignaiolo salentino – perché sono uno che si batte per il bene comune. Per me il vino naturale è quello che fornisce gli anticorpi alla persona. È una medicina“. E i difetti? “Tutti abbiamo pregi e difetti – commenta Del Prete – e poi bisogna capire cosa si intende per difetti”.
“Tutti gli esseri viventi hanno dei difetti e anche i miei vini ne hanno, per carità. Ma se per correggerli devo usare delle porcherie o delle cose che non sono genuine, preferisco lasciarli come sono“.
“Eppure – ammette Natalino Del Prete – il vino naturale sta diventando una moda. E le mode non sempre rispecchiano le esigenze delle persone, che ne sono attratte, coinvolte, assorbite. Pure gli Scapigliati erano una moda. I Sofisti erano una moda”.
“Dopo la moda, credo rimarranno in piedi solo quelli che se la sentono di pagare di persona. Rimane sempre in piedi quello che fa le cose per amore, per vocazione e con i sacrifici. In alcune annate perdo l’uva e quindi non ne faccio un discorso economico. Se non facessi vino naturale farei volontariato, missioni, cose così. Ogni morte di uomo mi diminuisce perché sono parte dell’umanità”.
Quindi è una missione fare il vino? “Per me sì – risponde Natalino Del Prete, fissandoti negli occhi – e quindi missione e imprenditoria nel mio caso vanno a braccetto. Io sono trattato da imprenditore, ma sono un lavoratore. È dalle 4 di questa mattina che sono in piedi (sono le 22.30, ndr). Quando sono in vigna e sento il profumo dell’uva, penso sia impagabile. Chi ti paga queste emozioni?”.
Un noto portale e-commerce inserisce le etichette di Natalino Del Prete nella categoria “vini coraggiosi“. Sarebbe meglio chiamarli “vini intimisti” o “di concetto”. Difettati perché puri. E puramente difettati, seguendo il discorso di Del Prete, al netto delle carenze tecnico-scientifiche delle sue affermazioni.
Le nostre note di degustazione de “Il Pioniere“, “Anne“, “Jolly” e “Sorso Antico” confermano di fatto una schiera di difetti che evitiamo di pubblicare. Una coltre che nasconde la purezza del frutto, complica la bevibilità e fa arrossire le portate proposte in abbinamento dal bistrot in cui si è tenuto il tasting.
Eppure, pensare alla passione del vignaiolo e alla profondità del suo agire in vigna fa bene all’anima e all’animo. Mentre l’ultima snasata acetica punge il cervello come un ago in un pagliaio di eterei punti di domanda, profumi e sapori passano in secondo piano.
Il cuore si allarga. E il candore intimo del generoso Natalino inebria la mente e scende giù, fin sopra allo stomaco. È il Naturali’s karma: che senso ha bere con la bocca quando si può bere col cuore?
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – “Il desiderio iniziale di produrre vino di qualità si è integrato negli anni con un progetto più ampio: quello di rendere l’azienda un laboratorio sulla sostenibilità agricola. Ad oggi il nostro intento è quello di proporre la pratica naturale come alternativa all’agricoltura convenzionale attraverso la coltivazione dei cereali, degli ortaggi e dei frutti fino all’allevamento degli animali unita alla produzione di un grande vino!”.
Parole (e musica) di Stefano Amerighi, vignaiolo “naturale” appena eletto presidente del Consorzio Vini Cortona, in Toscana. L’organismo, nato nel 2000, conta oggi una produzione di 1 milione di bottiglie annue, per un fatturato medio che supera i 3 milioni di euro.
Un evento, l’elezione di Amerighi, che deve far ragionare il mondo vinnaturista, sempre più diviso (internamente) tra “fanatici” – detentori di un vocabolario preistorico e di un modus operandi degno dei peggiori ultrà, specie sui Social Network – e i “moderati”, che accettano il dialogo (anche istituzionale) col mondo dei produttori e consumatori di “vino convenzionale”.
L’elezione di Amerighi a presidente del Consorzio che tutela i Vini Doc di Cortona segna l’inizio di una nuova era per tutto il mondo del vino naturale in Italia, non solo dal punto di vista della comunicazione. Un segmento che non passa inosservato nei palazzi che contano, anche a Roma.
Ne è una prova l’attenzione dimostrata dal ministro alle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, che in un’intervista esclusiva rilasciata a WineMag.it ha aperto le porte alle principali associazioni di vinnaturisti.
Obiettivo: istituzionalizzare – o meglio “regolamentare” – un mondo fatto troppo spesso di auto-certificazioni e auto-denunce di legittimità, che si traducono in auto-referenzialità, auto-incensazione e conseguenti auto-proclamazioni di beatificazione. Una forma paradossale di illuminismo anti-enologico e anti-scientifico sempre più grottesca.
Il neo presidente Amerighi, del resto, ha già le idee chiare per Cortona e i suoi vini. “Vorrei portare una vera anteprima del nostro Syrah a Cortona – ha anticipato alla Nazione – fare maggiormente squadra con il mondo della ristorazione, trovare nuove formule di collaborazione con le realtà locali e soprattutto avere un dialogo più stretto e concreto con l’Amministrazione comunale, per poter costruire progetti di territorio”.
Ma soprattutto Stefano Amerighi si dice pronto “a fare lavoro di squadra anche all’interno del Consorzio, costituendo dei gruppi di lavoro e mettendo le energie di tutti a sistema”. Le barricate non servono. Gli ultrà dei vini naturali e biodinamici ancora meno. Cin, cin.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
MILANO – Un centinaio di vignaioli provenienti da tutta Italia sono stati protagonisti di MiVino 2019, mostra mercato dei vini biologici e naturali andata in scena il 25 e 26 maggio al Base Milano (ex Ansaldo). Un evento organizzato da Altreconomia, Arci Milano e Officina Enoica, a cui hanno partecipato circa 1.500 persone.
“L’espressione di una ‘filiera agricola e comunicativa’ a metro zero – spiegano gli organizzatori – studiata per creare un’atmosfera conviviale, in cui il vino rappresenta il trait d’union tra i produttori e il pubblico”.
I MIGLIORI ASSAGGI A MIVINO 2019
Spumante Extra Brut Verdicchio dei Castelli di Jesi 2013, Broccanera
Metodo classico 65 mesi sui lieviti che costituisce la terza prova assoluta per la cantina di Arcevia (AN). Colpisce per il rispetto del vitigno, che sembra più che mai a suo agio sotto forma “effervescente”. Uno spumante elegante e freschissimo, che spazia (naso-bocca) dalle note di mentuccia a quelle di frutta secca.
Vino Spumante millesimato 2013 “Zoe”, Tenute Pacelli
Metodo classico base Riesling, Made in Calabria. Basterebbe per giustificarne l’assaggio, ma il calice va ben oltre: gran struttura e gastronomicità giocata sulle note evolutive tipiche del vitigno, non ultimo l’idrocarburo.
Colli Aprutini Igt 2017 “Indigena”, Cioti Filiberto
Bianco ottenuto in prevalenza da un biotipo di Trebbiano presente solo a Campli (TE), tra i vigneti di proprietà di Cioti. Naso splendido, tra il frutto maturo e la frutta secca. Ingresso di bocca suadente e rotondo, su note corrispondenti, prima che si raddrizzi sull’onda di una freschezza dirompente e una chiusura leggermente speziata.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Docg Riserva 2015, Broccanera
Tra i migliori assaggi assoluti a MiVino 2019. Carattere, struttura, verticalità e ampiezza garantita dalla doppia raccolta delle uve, utile a regalare al sorso freschezza e rotondità. Un bianco più che mai completo.
Falanghina del Sannio Dop Biologico 2016 “Cese”, Fosso degli Angeli
Una garanzia assoluta questa cantina campana, tra le più rappresentative della regione a livello nazionale. A Contrada Acquaro, nel Comune di Casalduni (BN), Marenza Pengue è interprete di un vero e proprio ecosistema, che protegge il vigneto di 7 ettari. La Falangina “Cese” è assieme delicata e potente, fine ed esplosiva. Una chicca.
Incrocio Manzoni 2015 “Botton d’Oro”, I Nadre
Orange ma non troppo, volendo usare un eufemismo. Frutta a polpa gialla matura, con interessanti sbuffi di zenzero candito e buccia di arancia a rinvigorire un palato sia rotondo che verticale. Un bianco tattile, lungo.
Vino Bianco “San Sebastiano”, Cascina Bandiera
Interessantissima verticale quella proposta dagli appassionati titolari San Sebastiano Curone (AL). Nel calice il salino Chardonnay “San Sebastiano”, indietro fino alla 2006. Lo rende unico il terreno, costituito da marne.
Calabria Igt Rosato 2018 “Romido”, Fezzigna Vini
Rossana, Michele, Domenico. In una parola “Romido”. Un rosato di carattere, ottenuto dal blend di Gaglioppo e Greco Nero. Piccoli frutti rossi, macchia mediterranea, bella nota sapida in allungo. Gran bevibilità, non banale.
Vino Rosso 2018 “I Vigneri”, I Vigneri
Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e un tocco di Alicante, in anfora. Il risultato è un’esplosione del varietale, del frutto, del succo. Uno di quei vini che non stancano mai e che colpiscono per la loro semplicità, solo apparente.
Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg Riserva 2012 “Pathernus”, Cioti Filiberto Un Montepulciano Riserva che fa della gran bevibilità l’arma in più. Frutti di bosco e gelso sostengono bene la nota “dura” e selvatica del vitigno, al naso. In bocca i tannini sono eleganti e sostengono il frutto, assieme a una gran freschezza. Vino manifesto della Denominazione.
Sicilia Doc Nero d’Avola 2017 “Crita”, Azienda Vitivinicola Biologica Stellino
Nero d’Avola “in purezza”, da intendersi sia per la base ampelografica sia per la capacità di rappresentare appieno le caratteristiche del vitigno, con una venatura salina che lo rende ancora più complesso. E unico.
Sangiovese Toscana Igt 2016 “Poiana”, Il Calamaio
Floreale, fruttato, dai tannini sottili. Il Sangiovese di questa piccola cantina è un inno al vitigno, nella sua coniugazione lucchese. Meno di 2 ettari complessivi a San Macario in Monte, a pochi chilometri dalla bellissima cinta muraria di Lucca. Una cantina da scoprire, che produce anche un ottimo Merlot in purezza: “Iolai” (magnum).
Morellino di Scansano 2017, Poggio La Luna
Bel frutto che deve ancora esprimersi appieno, sotto la coltre leggera di un tannino di prospettiva. Da comprare oggi e attendere un annetto, prima che si esprima su interessantissimi livelli.
Igt Terrazze Retiche di Sondrio Pinot Nero 2013, Vinicola Zanolari
Pinot Nero in Valtellina? Sì. A casa di Marcel Zanolari tutto è possibile. La cantina di Bianzone (SO) si sta specializzando sui Piwi e sulle anfore (ottimo lo Sforzato “Le Anfore”), ma nel frattempo giusto godersi questo Pinot Noir succoso, agrumato, salino.
Terre Siciliane Igt Perricone “170”, Terre di Gratia
Addomesticare così bene il Perricone, “bestia nera” di qualsiasi viticoltore, non è stato semplice ma Terre di Gratia ha trovato la quadra in uno dei suoi “cru”. Il vitigno resta al centro del sorso, ingentilito da note mature regalate da una perfetta maturazione delle uve.
Passito di Pantelleria Dop 2017 “Bagghiu”, Azienda vinicola Gabriele
Parola d’ordine “equilibrio”. Tra gli zuccheri residui e la freschezza. Obiettivo centrato alla prima vendemmia per la famiglia Gabriele sull’isola di Pantelleria, che ha iniziato la sua avventura nel mondo del vino come garagista.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE –Federico Francesco Ferrero “DoctorChef” non è quello delle brioche. Ma va via come il pane. Un po’ come i clic sul web, o i commenti sui social, ogni volta che si parla di “vini naturali“. Se fino a ieri il punto era il mal di testa al termine della bottiglia, la ricerca – che definire “scientifica” è un eufemismo – compiuta dal medico nutrizionista vincitore di Masterchef 2014 e pubblicata sulla rivista di settore Nutrients, non fa altro che complicare le cose.
Ferrero, prendendo in considerazione un campione di 55 persone e 2 soli vini, uno “naturale” e l’altro “convenzionale”, afferma di essere arrivato a un risultato assoluto. Copernicano. La concentrazione di alcol nel sangue dei vinnaturisti è inferiore a quella dei bevitori tradizionali.
L’analisi è stata compiuta da Ferrero assieme a Marco Barbetta, Luca De Carli, Maurizio Fadda, Andrea Pezzana e Rajandrea Sethi e altri ricercatori indipendenti dell’Università di Torino, con la collaborazione del Politecnico della città capoluogo del Piemonte.
L’esperimento è stato compiuto facendo bere ai 55 fortunati due sorsi di un vino naturale e di un vino convenzionale, a una settimana di distanza uno dall’altro. Entrambi i vini prescelti erano ottenuti dallo stesso vitigno e registravano il medesimo contenuto di alcol e (“basso”) residuo zuccherino.
Vini, tuttavia, ottenuti con metodi diversi, in vigna e in cantina. Per “vino naturale”, infatti, Ferrero intende quello ottenuto tramite “coltivazione senza pesticidi e agrofarmaci, fermentato con lieviti indigeni, non filtrato e senza chiarifica”.
Al termine dell’indagine, secondo quanto sostiene la ricerca pubblicata da Nutrients, è stato possibile stabilire che “i due vini vengono metabolizzati in maniera diversa e che possono quindi avere effetti differenti sulla salute”. Il “vino naturale”, insomma, fa registrare una ridotta influenza in termini di concentrazione dell’alcol nel sangue.
I RAPPORTI CON LE DISTRIBUZIONI DI VINO NATURALE
“Ho dedicato la vita ad approfondire tutti gli aspetti dell’universo cibo: dalla nutrizione all’enogastronomia, dal marketing del food alla psicoanalisi del cibo, dalla cucina all’antropologia alimentare”, dice di sé Ferrero che “in una vita di approfondimenti” pare non aver approfondito troppo l’argomento della sua ricerca, raccogliendo solo due vini e appena 55 “cavie”.
Sulla ricerca, inoltre, pesano i rapporti del medico vincitore di MasterChef con alcune distribuzioni di vini naturali. Nel 2017 Federico Francesco Ferrero figura tra gli “Amici di Arké”, la distribuzione della famiglia Maule, che organizza uno degli eventi di settore più importanti in Italia, Vinnatur. Ecco cosa scriveva Ferrero sul catalogo di Arké, meno di due anni fa.
Un contagio inarrestabile è in corso da Torino a Venezia, da Bologna a New York. I nuovi locali che hanno visto la luce in queste città, negli ultimi ventiquattro mesi, sono gestiti da giovani sotto i quarant’anni e servono solo “vini naturali. Ma ancora in tempi molto recenti chi ordinava un “vino naturale” veniva deriso.
La storia dell’arte ci insegna però che qualsiasi avanguardia ha stimolato una vigorosa resistenza prima di diventare di moda, e prima di scendere quindi a patti con la propria dirompente originalità. E’ successo anche per gli artisti del cosiddetto “vino naturale”.
Non è facile definire cosa sia un “vino naturale”. Il mercato del “bio”, a cui oggi guardano tutte le grandi aziende, vale globalmente quasi dieci miliardi di dollari, ma la legislazione specifica è molto debole e, se non garantisce completamente la salute, certo non certifica il sapore. Anche leggere in etichetta, coltivato in maniera “biodinamica”, non basta.
Perché è il lavoro in cantina a determinare il destino del succo d’uva, oltre che la cura in vigna. Qualcuno potrebbe forse definire questi prodotti i vini del “senza”: senza chimica, senza lieviti aggiunti, senza additivi, senza filtrazioni, senza conservanti.
Ma sono in realtà i vini del “con”: con un bouquet aromatico molto articolato, con una personalità spiccata, con una bassissima tossicità e, a volte, con qualche intemperanza al naso o al palato, che un po’ d’aria fresca fa sparire nella maggior parte dei casi.
Preferisco chiamare questi vini “fisiologici”: perché il capolavoro nasce quando la natura “fusis” viene guidata con rispetto dalla sapienza dell’uomo “logos”. E amo berli pensando che le persone che li scelgono condividono l’ideale artigiano di un’agricoltura sostenibile e di un sapore sano e di sorprendente soddisfazione”.
Insomma, oltre ad essere un medico nutrizionista, Federico Francesco Ferrero è anche un sostenitore dei vini naturali tout court. Nulla di male, ci mancherebbe. Ma se è vero che “Excusatio non petita, accusatio manifesta“, alla voce “Conflicts of Interest” della propria ricerca, DoctorChef si affretta a precisare:
The authors declare no conflict of interest. FFF IMAGE received an unconditional grant from Velier, S.p.A. in 2018 and 2019 but the funder had no role in the design of this study; in the collection, analyses, or interpretation of data; in the writing of the manuscript, or in the decision to publish the results.
Tradotto: i due vini naturali oggetto del test sono stati forniti dal distributore Velier, che “tuttavia non ha avuto alcun ruolo nella progettazione di questo studio, nella raccolta, analisi o interpretazione dei dati, nella scrittura del manoscritto, o nella decisione di pubblicare i risultati”. E allora, naturalmente, cin, cin. In alto i calici per gli ultrà del vino naturale, finché giocano in casa.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
ROMA – Sabato 9 e domenica 10 marzo, negli spazi della Città dell’Altra Economia di Largo Dino Frisullo, a Roma, si terrà VAN, la fiera dei Vignaioli Artigiani Naturali. Parteciperanno produttori provenienti da Italia Spagna e Austria, con oltre 200 vini naturali in degustazione e stand gastronomici biologici.
Il biglietto di ingresso giornaliero di 15 euro comprende calice, catalogo e degustazioni illimitate. E’ possibile scegliere la formula “due giorni”, acquistando un biglietto al prezzo ridotto di 22 euro.
COSA ASPETTARSI
La fiera Van, giunta alla sua nona edizione, è divenuta ormai un evento consolidato sia per gli appassionati che per gli operatori del settore. Un evento sempre più apprezzata da chi si affaccia per la prima volta al mondo del vino naturale. Sono gli stessi vignaioli ad accogliere il pubblico, a raccontare il vino e la propria storia di “poeti contadini“.
“Cantine artigiane – annunciano gli organizzatori – che garantiscono la cura personale di tutta la filiera di produzione, con vini ottenuti da uve biologiche o biodinamiche raccolte manualmente, prodotti tramite fermentazione spontanea”.
“Il contenuto in solforosa dei vini in degustazione – precisano i Van – è di massimo 40mg/l all’imbottigliamento, senza l’aggiunta di alcun additivo o coadiuvante enologico e senza trattamenti fisici invasivi. Vini che sono una vera ricchezza in grado di restituire l’unicità dell’annata e del terroir”.
La degustazione sarà accompagnata anche da prodotti tipici biologici provenienti da varie regioni italiane. Dall’Abruzzo si potranno assaggiare i formaggi di Gregorio Rotolo e i peperoncini e l’olio di Paolo Lu Cavalire.
dal Lazio saranno presenti la gastronomia de Il Bistro di Graziella e i salumi di Poggio Felcioso, dalla Sicilia si potrà degustare il cioccolato solidale di Modica del Laboratorio Casa Don Puglisi e dal Veneto il prosciutto di Tagliato per il Gusto.
I VIGNAIOLI PARTECIPANTI
ABRUZZO Colle San Massimo
CALABRIA Az. Agricola Diana, Cantine Lucà, Tenuta del Conte
CAMPANIA Salvatore Magnoni, Terra di Briganti
EMILIA ROMAGNA Ferretti Vini, Il Poggio, Maria Bortolotti, Podere Cipolla
LAZIO Cantina Ribelà, DS Bio Danilo Scenna, I Chicchi, Palazzo Tronconi
LOMBARDIA Selva Pietro, Vigne del Pellagroso
MARCHE Tenuta San Marcello
MOLISE Vinica
PIEMONTE Cascina Bricco Ottavio, Daniele Saccoletto, Granja Farm, La Cascinetta Bortolin, Vinicea
SARDEGNA Francesco Cadinu
SICILIA Barracco Francesca, Etnella, Vini Ferrara Sardo
TOSCANA Casteldelpiano, Fattoria Castellina, Il Casale Giglioli, La Busattina, La Ginestra, Podere Fornace Prima, Poggio di Cicignano
UMBRIA Fattoria Mani di Luna, La Casa dei Cini, Podere Fontesecca
SPAGNA Malaparte, Vinos Ambiz
AUSTRIA Gut Oberstocktall, Hager Matthias, Tauss
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EDITORIALE – Sondaggione perditempo di inizio settimana. Mi hanno invitato a una degustazione di “vino selvaggio“, che si terrà il 10 marzo a Cesena. Che faccio, vado? A guidarmi sarebbe un certo “Brutale“, che si è offerto di stare al mio fianco in questa “ricerca” (così l’ha definita).
In realtà si tratta di un “mercato coperto“, che ospiterà “degustazione, vendita e workshop”. Ingresso giornaliero a 15 euro, che diventano 20 euro con un piatto a scelta. “Oltre 40 le cantine presenti”, indica l’invito che è arrivato via Instagram, direttamente alla pagina winemag.it.
La voglia di mettere mano alla messaggistica istantanea del social è stata tanta. Ma ho meditato. Scrivere a ‘sto tale, “Brutale”, sarebbe stato come sparare sulla Croce Rossa. Meglio una pacata (ma nemmeno troppo) riflessione sul tema della comunicazione dei cosiddetti “vini naturali”. L’ennesima.
E’ possibile che questa gente senta così tanto il bisogno di ghetto? E’ possibile che ci sia gente così invasata da credere che questa comunicazione gretta possa avere risvolti positivi per la “causa” dei vini naturali?
Quando inizieranno a ribellarsi gli stessi produttori, al posto di restare in ostaggio di questo tipo di comunicazione abominevole?
Da frequentatore abituale delle fiere dei vini naturali – che affronto al pari di Vinitaly, del ProWein e di qualsiasi altro banco di degustazione, non me ne voglia “Brutale” – noto un crescente disappunto da parte di molti vignaioli sui toni utilizzati da quelli che più che appassionati di vino sembrano veri e propri “ultras“.
La verità è che in questi gruppi di idioti si annidano piccoli e piccolissimi distributori “di quartiere”, che con i loro toni da “lavaggio del cervello” (sui social, terra di tutti e di nessuno) sperano di attirare l’attenzione di nuovi clienti-adepti. Un linguaggio buono solo all’occorrenza, che alla lunga rischia di fare malissimo al “movimento”.
Questi veri e propri invasati politicizzati, con in mano la bandiera dei “vini naturali”, danneggiano un mondo fantastico fatto da vignaioli di vigna (e non da risvoltino) che degli slogan e delle stronzate sui social farebbero volentieri a meno. Sono in pochi gli ultras dei naturali, è vero. Ma il rumore, nelle stanze vuote, rimbomba. Chi abbassa il volume? Cin, cin.
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PIACENZA – Cresce in termini di qualità il movimento vinnaturista di Sorgentedelvino Live. Qualche nome nuovo e le solite garanzie per gli appassionati che lo scorso weekend si sono dati appuntamento a Piacenza Expo, per l’edizione 2019 del salone.
Un appuntamento annuale che si conferma tra gli imperdibili del panorama dei cosiddetti “vini naturali“.
Un segmento in cui regioni come la Sicilia si stanno ritagliando un posto d’onore, almeno a giudicare dagli assaggi più convincenti dell’ultima kermesse.
I DICIOTTO VINI DA NON PERDERE
Marche Igt 2017 “B54”, Ps Winery Bianco ottenuto dalla varietà Incrocio Bruni 54, ottenuta da Verdicchio dei Castelli di Jesi e Sauvignon Blanc, resistente alle malattie fungine della vite. Ps Winery ne alleva mezzo ettaro.
Un numero destinato a crescere nei prossimi anni. A buona ragione. Profumatissimo e suadente, sia al naso sia al palato, dove sfodera però anche una gran bella verve, quasi inattesa. Vino divertente.
Vino Bianco “Fatto con i Piedi” 2016, Az. Agr. Biologica Filarole
Malvasia, Ortrugo e Trebbiano del Piacentino. Nel tempio del Gutturnio, un blend che mostra tutte le potenzialità “bianchiste” della splendida Val Tidone. Naso a metà tra la frutta matura e l’erbaceo, dalle mille sfaccettature. Corrispondente al palato, dove sfodera tannino e speziatura.
Gewürztraminer 2017, Grawü
Sarà imbottigliato ad agosto e messo in commercio a partire dal mese di ottobre l’ultima “creatura” di questa piccola realtà altoatesina, dalle idee molto chiare. Una linea completa, quella di Leila e Dominic, che troverà compimento in questa chicca. Il fil rouge è quello della mineralità e della verticalità del sorso, non scontata in presenza di un vitigno aromatico. Splendido il tannino sottile che chiude il sipario.
Provincia di Pavia Igp Croatina 2014 “Curmà”, Torrazzetta Vini Portare a casa una Croatina così, in un’annata come la 2014, significa solo una cosa: avere le mani “in vigna”. Perfetta la maturazione denotata sia al naso sia al palato. Un calice tipico, che chiude impreziosito da una venatura sapida. L’Oltrepò pavese che piace.
Etna Doc Rosato 2017 “Contrada Pietralunga”, Cantina Malopasso Un rosato con personalità e dignità propria: cosa sempre più rara. E’ quello che sono riusciti a ottenere Floriana e Pasquale a Zafferana Etnea, sul versante Est dell’Etna.
Vigne di età compresa tra i 60 e gli 80 anni, allevate col sistema tradizionale dell’alberello. Frutto, mineralità, struttura, valorizzazione del terroir vulcanico: non manca nulla al rosato “Contrada Pietralunga”.
Macerato 2016 “Cóntame”, Az. Agr. Nevio Scala Il vino più complesso e suadente della linea “naturalmente prodotta” da Nevio Scala sui Colli Euganei. Ben equilibrate al palato le differenti fasi di raccolta delle uve Garganega, da quella surmatura – che regala richiami esotici, morbidi e maturi – a quella più precoce, vera e propria spina dorsale, con tanto di leggera percezione tannica.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2013 “Buca della Marcona”, Tenuta San Marcello
Splendida espressione “evoluta” (ma ancora di prospettiva) del grande vitigno delle Marche. Naso su fiori selvatici di campo e camomilla, con rintocchi di idrocarburo. Bocca dalla gran consistenza tattile e potenza. Il tutto in un quadro di gran eleganza.
Emilia Igt Rosso 2015, Tenuta Borri Di nuovo il Piacentino sugli scudi, questa volta con un rosso fermo splendido. Lo produce Andrea Praderi da un vigneto di mille metri quadrati, per un totale di 1300 bottiglie. Il vitigno si chiama Ervi ed è un incrocio tra Bonarda e Barbera. Praderi è uno dei pochissimi a vinificarlo in purezza, mentre molti lo utilizzano in zona per tagliare il Gutturnio. Affinato un anno in acciaio e un anno in legno, è un rosso con tanta vita davanti.
Menfi Doc Rosato 2018 “La Bambina” / Menfi Doc Grillo “Coste al Vento” 2017 / Menfi Doc Alicante 2016 “Ciàtu”, Marilena Barbera Tre vini diversi, ma in grado di tratteggiare l’esemplare lavoro che sta compiendo Marilena Barbera nella sua Sicilia. Il Rosato 2018 “La Bambina” è consistente, tattile: oliva nera fresca, cappero, salamoia, corrispondente naso-bocca, dove però sfodera una frutta polposa figlia dell’annata.
“Coste al Vento” 2017 è un vino stordente. Naso quasi da passito di Grillo, con i suoi richiami netti al dattero e al fico. Ma in bocca una freschezza quasi dura. Evidente l’abilità di Marilena Barbera in cantina, con un’estrazione ottimale compiuta sul vinacciolo. La leggera percezione tannica è il segreto dell’equilibrio di questo bianco siculo.
L’Alicante “Ciàtu” completa un quadro già di per sé perfetto. Si tratta forse del primo vino rosso lavorato da Marilena Barbera con la medesima tranquillità con la quale è abituata a operare sulle bacche bianche. Ne risulta un Alicante di grande prontezza, giocato su primari mai banali: un rosso che, per la sua gran pulizia, freschezza e capacità di essere diretto, assomiglia molto ai bianchi di Marilena Barbera.
Vsq 2015 “Cuprense” 22, Fontorfio Avete presente la corsa alla spumantizzazione di qualsiasi vitigno presente sulla faccia della terra? Spesso i risultati risultano imbarazzanti. “Cuprense” dimostra invece come si possano ottenere ottimi risultati dal sapiente blend di Passerina (50%), Montepulciano vinificato in bianco (25%) e Pecorino (25%), spumantizzate in loco col Metodo classico. Trentadue mesi sui lieviti, non dosato: bel frutto e sapidità per una “bollicina” di tutto rispetto.
Montepulciano d’Abruzzo 2016, Podere San Biagio Gran bell’equilibrio tra frutto e tannino in questo Montepulciano d’Abruzzo di un’annata come la 2016. La prova che Jacopo Fiore e Valentina “Viole” Giordano hanno intrapreso la strada corretta col loro Podere San Biagio. Un rosso pronto, succoso e di ottima prospettiva.
Pinot Nero 2016, Antico Broilo
Chi ha detto Pinot Nero in Friuli? Eccone un esemplare di tutto valore. Vigna di oltre 40 anni, che sembra essersi acclimatata alla perfezione. Non solo: pare che il Pinot Nero, qui, abbia assunto tinte tali da ricordare lo Schioppettino e la sua speziatura elegante. Altro vino giovane, di prospettiva.
Pigato 2016 “Pepp’One”, VisAmoris
Liguria protagonista a Sorgentedelvino Live 2019 e sul “palco” con questo tipicissimo Pigato, ottenuto in seguito a un’attenta selezione in vigna e a un’attenzione particolare in cantina, a partire dai 90 giorni di macerazione.
Franciacorta Docg 2015 “Ninfale”, Scapigliata Trentuno mesi sui lieviti per questo Metodo Franciacorta ottenuto da uve Chardonnay in purezza. Un nettare che sfodera tutte le caratteristiche del terroir franciacortino, come nei desideri più profondi di Claudio Sabotti e Mauro Lorenzi, i due “scapigliati” creatori. Frutto, mineralità, prospettiva, per uno spumante godibilissimo e di prospettiva. Il tutto in attesa di degustare il 36 mesi sui lieviti.
Igt Terre Siciliane Bianco Traminer Aromatico 2018 “Macerato”, Enò-Trio L’ultimo capolavoro di Nunzio Puglisi e della figlia Desirèe è una sorta di “Ripasso di Traminer”. Le uve, che crescono sulle pendici del versante Nord dell’Etna, a circa 1000 metri d’altitudine, vengono ripassate su quelle utili alla produzione del passito della stessa varietà.
Ne esce un bianco macerato morbido e al contempo grintoso, dalla beva suadente e instancabile. Chapeau. Da assaggiare anche il Pinot Nero 2018, che conferma l’ottimo lavoro di questa famiglia di appassionati vignaioli sui vitigni non convenzionali per l’Etna.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
ROMA – Una masterclass su “vini rari”, “particolari”, “esperimenti di cantina” e nuovi nati. Domenica 24 febbraio alle ore 14 nell’ambito di VinNatur Roma Sandro Sangiorgi (nella foto), critico enologico e giornalista, condurrà i presenti in un percorso di scoperta e valorizzazione di “vini inconsueti“, inediti o mai usciti dai portoni delle cantine.
Saranno tutti vini di produttori che partecipano alla manifestazione dedicata ai vini naturali e che verranno svelati soltanto durante la degustazione. Un momento di approfondimento per interrogarsi su un mondo in continua evoluzione.
La degustazione Vini Inconsueti è acquistabile in prevendita su Eventbrite (bit.ly/2RIWygY). Sul sito dell’Associazione VinNatur è invece ancora possibile prenotare un posto per il convegno di sabato 23 febbraio alle ore 16.00 dal titolo Sostenibilità ambientale, alla base della viticoltura del futuro.
“La conoscenza del vino è un percorso di percezione e partecipazione – spiega Sandro Sangiorgi – essere aperti al contatto e alla possibilità di nuove esperienze è meno scontato di quanto appaia, serve una disposizione dell’animo e del corpo alla quale non siamo più così abituati. Proviamoci insieme, esplorando vini inconsueti e capaci di provocare la nostra memoria”.
Fin dalla sua nascita VinNatur collabora con Università e Centri per la Sperimentazione per dar vita a progetti di ricerca nelle vigne nelle quali coinvolge direttamente le aziende associate. Ma il lavoro per avanzare e migliorare nella produzione prosegue anche in cantina.
“Nella crescita personale – sottolinea Angiolino Maule, presidente di VinNatur – ogni vignaiolo trova un valido aiuto dal confronto diretto con gli altri produttori che hanno scelto di seguire lo stesso percorso. Per questo motivo negli eventi che organizziamo o ai quali partecipiamo cerchiamo di dare sempre spazio a momenti di condivisione, utili per noi ma anche per il consumatore che sceglie di bere naturale”.
Per questo stesso motivo è nata l’idea di VinNatur Workshop, un laboratorio dove alle batterie di degustazione si alternano momenti di approfondimento e discussione tra enologi, biologi, giornalisti e produttori che, dopo l’ottimo riscontro della prima edizione, verrà riproposto anche quest’anno.
Info in breve | VINNATUR ROMA 2019 Data: sabato 23 e domenica 24 febbraio 2019 Orari di apertura: sabato dalle 14.00 alle 20.00, domenica dalle 12.00 alle 19.00 Orari approfondimenti: sabato ore 16.00 convegno Sostenibilità ambientale, alla base della viticoltura del futuro; domenica ore 14.00 masterclass Ivini inconsueti Luogo: Area Eventi Officine Farneto, Via dei Monti della Farnesina,77- ROMA Ingresso: solo banco d’assaggio € 15 al giorno come contributo associativo comprensivo di guida della manifestazione e calice da degustazione, ingresso e degustazione € 30 (prevendita non prevista, acquisto direttamente all’ingresso dell’evento).
I minorenni non pagano e non possono effettuare degustazioni. Cani: non sono ammessi Info e prenotazioni: www.vinnatur.org/events/vinnatur-roma-2019
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
MILANO – Entrano solo operatori Horeca e giornalisti. Porte chiuse al pubblico – forse (anche) per “tagliare fuori” le note frange di ultras del vino naturale – e arrivare dritti al punto: promuovere alla ristorazione di qualità le “piccole realtà vitivinicole artigiane e contadine”, spesso incapaci di muoversi in maniera efficace a livello commerciale.
“Io bevo così“, in programma lunedì 14 gennaio 2019 all’hotel Excelsior Gallia di Milano, è l’evento più garbato (e chic) del “vino naturale” in Italia, paragonabile solo a Vinnatur di Angiolino Maule. Lo organizzano per il sesto anno consecutivo Andrea Pesce e Andrea Sala, imprenditori sensibili al movimento dei vini “non convenzionali”.
Pesce ha trasformato la salumeria di famiglia in caffetteria ed enoteca, dando vita a “Vini e più“. Sala ha fondato la distribuzione That’s Wine, che propone a ristoranti, enoteche e bar una selezione di vini naturali.
Come è nata l’idea di “Io bevo così”?
L’idea nasce nel 2014 quando abbiamo sentito l’esigenza di portare nel nostro territorio (in particolare Lecco-Como e la Brianza) un evento che promuovesse piccole realtà artigiane e contadine legate alla propria terra e che producessero vini senza l’utilizzo di sostanze chimiche, dando così un’interpretazione quanto più fedele del territorio e dell’annata senza ricorrere a compromessi o scorciatoie.
I nostri rispettivi lavori (all’inizio eravamo in 3) sono stati un motore non indifferente per poter partire con questa idea che all’inizio ci sembrava tanto folle quanto brillante. Da allora le cose sono cambiate e sempre migliorate sino ad arrivare a oggi.
L’affluenza è cresciuta negli anni?
“Io bevo così” era inizialmente organizzato in provincia di Lecco e a Milano. Siamo passati dai 120 espositori e 1100 partecipanti del 2014 ai 1700 partecipanti e 97 produttori del 2017. A Milano, 300 persone e 30 produttori nel 2015, fino alle 400 persone (massima capienza della location) con 40 produttori del 2017. Nel 2018 un unico evento a Milano dedicato agli operatori e alla stampa di settore, all’Excelsior Hotel Gallia: 400 attività commerciali (600 persone), 100 testate giornalistiche, 90 produttori.
Ma cos’è il “vino naturale”? E’ corretto chiamarlo così?
È difficile poter dare una definizione unica e ufficiale di “vino naturale” fino a che non ci sarà un disciplinare registrato come per il biologico o il biodinamico. Quello che è il nostro pensiero e i punti di riferimento sui quali ci basiamo per la selezione delle aziende sono: l’assenza di utilizzo di pesticidi, diserbanti, prodotti sistemici, ecc in vigna (quindi vigne come minimo a regime bio o biodinamico), le fermentazioni spontanee senza utilizzo di lieviti in cantina, il non utilizzo di coadiuvanti enologici (enzimi, tannini, batteri ecc), le basse quantità di solforosa e le filtrazioni (se presenti) non sterili.
Vino naturale: c’è qualcosa da migliorare nella comunicazione al giorno d’oggi? I social sembrano popolati da ultras e intransigenti, più che da conoscitori della materia
Non crediamo esista un “modo migliore di comunicarlo”, ma il modo che più si addice alla persona che lo comunica: ognuno di noi, che si tratti di distributori, titolari di wine bar o ristoranti, enotecari, pubblico privato, blogger, appassionati, sceglie una linea di comportamento, come nel lavoro così nella vita e ognuno si prende le responsabilità di quello che dice e di quello che fa.
Ci stiamo rendendo conto che ultimamente sorgono continue polemiche sui social e su alcuni gruppi specifici e di questo ce ne dispiace molto. Dovremmo essere tutti un grande gruppo che aiuta questo piccolo, ma grande ed effervescente movimento. Non crediamo che sia utile a nessuno (ai produttori in primis) farsi coinvolgere in questo genere di battibecchi. E’ uno stile che non ci appartiene.
Vino naturale e ristorazione: quali sono i vantaggi?
Sicuramente la maggiore versatilità di questi vini sugli abbinamenti con i piatti e la possibilità di stupire il proprio ospite (sia neofita che già conoscitore). Senza dimenticare la maggiore digeribilità e “leggerezza” nella beva: caratteristiche che permettono al commensale di poter cambiare più vini durante una cena e di alzarsi il mattino dopo senza i classici mal di testa o bruciore di stomaco, che vengono nella maggior parte delle volte collegate a ciò che si mangia e non a ciò che si beve.
Vino naturale in carta: non se ne trovano, se non in pochissimi ristoranti. Come promuovere l’interesse della ristorazione e dei clienti verso questo segmento?
Certamente a tavola, ma anche e soprattutto con iniziative come la nostra, che ci permettiamo di dire UNICA nel suo genere: perché mettiamo in una giornata dedicata la ristorazione e la comunicazione di settore di fronte alle aziende che a loro volta sono pronte a farsi conoscere. Sarà poi compito della ristorazione e degli uomini che la compongono comunicare al cliente finale questa filosofia, guidarlo e aiutarlo a capire.
Vino naturale in carta: pensiate sia meglio mostrarlo assieme agli altri, oppure in una sezione propria, “indipendente” dal resto della lista?
Riteniamo che creare una sezione a parte in una carta vini sia un po’ ghettizzare. Sarebbe come dire “noi lo facciamo diverso e stiamo in una sezione a parte”. Qui dunque ritorna il ruolo fondamentale del front man di sala o del wine bar che deve conoscere a fondo la propria proposta e capire le esigenze de cliente. Invece troviamo un’idea più giusta indicare a fianco delle referenza in lista (con un simbolo o altro) se si tratta di un vino naturale (vero, artigiano).
Vino naturale a Milano: quali sono i locali consigliati?
Ci sono numerosi locali che hanno dedicato una buona parte, se non la totalità delle proprie referenze al “naturale”. Se dobbiamo citarne alcuni possiamo dire Vinoir, Vinello, Surlì, Bicerin, Champagne Socialist, Forno Collettivo (ce ne sarebbero molti altri) e per i ristoranti ci piace citare Mu Dim Sum, alta cucina cinese con una carta vini davvero interessante, e il “neonato” ristorante di Eugenio Boer, Bu:r, il cui sommelier, Yoel, ha fatto scelte ben precise e mirate.
Io bevo così: e gli altri, perché dovrebbero “così”?
Per ritrovare il gusto del vino, dello stupirsi ogni volta che si stappa una bottiglia perchè è importante quanto quello che mangiamo.
Un hotel 5 stelle a ospitare l’edizione 2019. E’ la risposta naturilista “enofighetta” a LiveWine e La Terra Trema, o qualcosa di diverso? Tradotto: si entra solo in giacca e cravatta e con la “r” moscia?
Non è nostra intenzione fare la “guerra” a nessuno: dal 2015 vi è sempre stata un’anteprima milanese a gennaio dedicata ai soli operatori che vedeva la partecipazione di circa 40 aziende: rappresentava il preludio alla due giorni di maggio che si svolgeva in provincia di Lecco e che ospitava oltre 100 espositori.
Dal 2018 abbiamo deciso di spostarci con un unico grande evento a Milano dedicato ai soli operatori. La scelta della location è molto semplice: riteniamo sia la migliore per spazi, logistica, posizione e servizi per quello che è il nostro intento.
La decisione di aprire solo agli operatori non è una scelta fighetta che implica giacca e cravatta o “r” moscia: ci sono moltissime belle fiere in Italia dedicate al vino naturale (tra cui il Live Wine) e che sono aperte al pubblico. Parlando spesso con i produttori ci siamo resi conto che sono stanchi di dover girare l’Italia (con tutto ciò che comporta anche a livello di spese).
Da noi possono fare tutto in un giorno, con poche bottiglie, arrivando comodamente in treno o in macchina e senza dovere obbligatoriamente stare fuori due giorni. E soprattutto hanno la possibilità di fare contatti con l’operatore finale: che è il loro principale scopo.
A volte con la presenza del privato si crea troppa confusione e l’operatore che ha generalmente poco tempo non riesce ad assaggiare i vini nelle giuste condizioni. Tutti gli operatori a Io Bevo Così entrano su invito senza alcuna spesa: se ci pensate per noi è anche anti-economico non aprire al pubblico. Ma siamo fermamente convinti che questa sia la direzione giusta.
Bere “naturale” fa figo? Quanta “moda” c’è nel fenomeno?
Da quello che vediamo recentemente non crediamo che faccia figo bere naturale, ma più farsi vedere a stappare bottiglioni di blasone con sciabole, telefonini, forchette e chi ne ha più ne metta. Sembrano quel genere di cose a fare tendenza.
Vino naturale e “puzzette”. Il vino naturale puzza?
Ecco il domandone che ci aspettavamo: argomento davvero troppo complesso, perché per alcune persone quelle che sono puzze insostenibili sono invece per altri massima espressione di territorio o di stile o di altro. Certamente alcune imperfezioni nel vino a volte sono le cose che rendono quel vino ancor più accattivante.
Facciamo questa riflessione: perché se un formaggio artigianale ha profumi “particolari”, magari di stalla o di fieno, allora è riconosciuto come autentico/artigianale/senza trucchi e perché con un vino che presenta magari dei profumi di cantina non si è altrettanto clementi?
Tre etichette che avete bevuto a Natale e/o berrete a Capodanno
Se ci dobbiamo limitare a sole 3 etichette: il Metodo classico Revolution Pas Operé 2012 di Cà del Vènt (il vero e unico che non ci fa sfigurare di fronte ai grandi francesi), lo Chardonnay di Borgogna L’Ecart 2005 da vigne centenarie di Gilles e Catherine Vergè e il Buchepale 2016 di Jason Ligas (Ktima Ligas) da uve autoctone Xinomavro di montagna coltivate in permacultura nel nord della Grecia.
Il futuro del vino naturale: su cosa devono puntare i produttori?
Crediamo che i produttori debbano puntare in primis a una totale trasparenza nei confronti dei propri clienti e consumatori finali. Insomma, a nostro avviso vi è la necessità che i produttori facciano gruppo e che spingano tutti insieme e con forza per arrivare a una certificazione ufficiale e unica di “vino naturale”, basata su seri principi. Vinnatur ci sta provando da tempo, incrociamo le dita. Ultimamente assistiamo alla comparsa dei “produttori naturali dell’ultimo momento” su cui nutriamo molti dubbi.
Chi beve naturale può bere e apprezzare anche i vini convenzionali
Bella domanda. Nel mio caso (Andrea Sala) il percorso è stato quello di partire dai convenzionali e iniziare circa 10 anni fa a bere vini naturali. Una strada senza ritorno. Io credo che il vino vada assaggiato senza preconcetti e facendo parlare il bicchiere. Ritengo ci siano moltissimi vini convenzionali molto buoni e che hanno fatto la storia, ma non mi emozionano più. Diciamo che apprezzare un vino è una cosa. Emozionarsi quando lo si beve è un’altra.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
BAROLO – Tutto bellissimo. Come in un omaggio onirico al re del “Barolo Contadino”, Beppe Rinaldi. Sfumature di Nebbiolo meno note rispetto a quelle delle Langhe, ma in grande spolvero a Vini Corsari 2018. Sembra quasi fatto apposta. Ma non lo è.
Le cantine della Valtellina e dell’Alto Piemonte illuminano la scena del Festival Europeo dei “vini artigianali” di Barolo a pochi mesi dalla scomparsa del “Citrico”. Avrebbe abbozzato un sorriso anche lui, degustando i rossi dei vicini di casa.
Una trentina i produttori artigianali intervenuti anche quest’anno su invito di Marta Rinaldi e dell’Associazione Culturale Giulia Falletti. Tanto spazio all’estero, come di consueto, per dimostrare che il vino abbatte le barriere e le stupide convenzioni dell’uomo. Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Austria, Grecia, Repubblica Ceca. Tutti lì, sotto alle volte del castello. Ma anche tanta Italia, a tener alta la bandiera dei vini “non convenzionali”, con etichette di assoluta qualità.
Più alta, rispetto altri anni, l’incidenza di difetti nei vini stranieri. Un dato da tenere a mente per comprendere quanto il movimento dei “naturali” del Bel Paese stia crescendo, al netto della schiera di imbecilli e ultras che danneggiano l’immagine di onestissimi e validissimi produttori.
La palma di Corsari Doc, quest’anno, va alla Valtellina di Pizzo Coca, Barbacàn e Boffalora. Tre cantine che si muovono spesso assieme nelle fiere, in grado di rappresentare alla grande la tipicità eroica del Nebbiolo della Valtellina, localmente noto come Chiavennasca.
NEBBIOLO SUPERSTAR
La vera sorpresa – ma non per i lettori di Vinialsuper – è Pizzo Coca. Dopo varie peregrinazioni in giro per il mondo, il giovane bergamasco Lorenzo Mazzucconi ha deciso di mettere su un’azienda propria a Ponte in Valtellina.
Oggi è in grado di offrire un quartetto di assoluto rispetto, che va da un super “base” Igt Alpi Retiche 2017 (appena 9 euro in cantina, un affare) a un Inferno 2016 (25 euro), passando per Rosso di Valtellina e Grumello.
Vini che evidenziano lo stile di Mazzucconi, elaborato nel massimo rispetto del terroir e del vitigno: frutto e freschezza sempre centrali, in ogni assaggio. Ottima anche la batteria del più esperto Barbacàn (Angelo Sega e i figli Luca e Matteo). Splendido il Valgella “Pizaméj” 2016, succoso e di gran prospettiva.
Altissimi livelli anche per l’intera linea dell’Azienda Agricola Boffalora di Guglielmo Giuseppe, che raggiunge il picco col Valtellina Superiore Docg 2015 “La Sàsa”: frutto grasso, maturo e tannino giovane a riequilibrare un sorso lungo, ancora una volta giovane e promettente.
Un trio da nazionale, questo della Valtellina. Ma si difende benissimo, sempre col Nebbiolo, anche l’Alto Piemonte dell’Azienda Vitivinicola Barbaglia di Cavallirio (NO). A dir la verità, di questa cantina novarese, convince davvero tutto: dalla Croatina al Boca. Ma è “Il Silente” Nebbiolo 2016 a dare la cifra del gran lavoro di Silvia Barbaglia.
Altro vino da dimenticare in cantina, ma già in grado di dire tanto, specie se abbinato bene a tavola. Con la mineralità salina tipica della zona a fare da valore aggiunto a un frutto di gran precisione. Chapeau.
GLI ALTRI ASSAGGI DA RICORDARE Tra i vignaioli italiani di Vini Corsari 2018 spicca anche l’Azienda Agricola Monte dall’Ora di Castelrotto (VR). L’Amarone Docg 2010 è spaziale e vale davvero tutti e 70 gli euro del prezzo, per la freschezza e la tipicità del sorso che riesce ad esprimere.
Splendido anche il Valpolicella Classico Superiore 2015, degustato in anteprima. Sarà in commercio da gennaio 2019 e conviene fare già la scorta (16 euro più Iva): altro rosso giocato sulla freschezza, con un tocco si spezia e di balsamicità a completare un frutto rosso croccante, da mordere.
Da mani nei capelli tutta la linea di De Fermo, produttore “naturale” dell’Abruzzo (Loreto Aprutino, per l’esattezza) incontrato da Vinialsuper, nei mesi scorsi. Su tutti, il Pecorino “Don Carlino” (17 euro) e l’eccezionale Montepulciano d’Abruzzo 2015 “Prologo” (27 euro), oltre al commovente Pecorino Passito “Pie’ di Tancredi” (17 euro).
Fuori dai confini italiani, sbandando tra una volatile alle stelle e l’altra, si incontrano ottimi produttori come Eric Texier. Siamo nella parte Nord della Valle del Rodano. A convincere è il Saint-Julien en Saint-Alban 2016, biologico non filtrato di Syrah su suolo granitico, da vigne vecchie. Prezzo eccezionale per un vino di prospettiva come questo: 14 euro.
Molto buono anche il Mâcon Verzé 2017 “Le Chemin Blanc” di Nicolas Maillet, vignaiolo della Borgogna. Un bianco adatto a chi ama le percezioni saline forti, dure, con la mineralità iodica a spingere sin dalla prima olfazione e ad accompagnare tutto il sorso. Splendida la chiusura su una dosata percezione di tannino, dovuta alla raccolta volutamente anticipata dello Chardonnay in vigne di oltre 80 anni.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
BOLZANO – La Kombucha alla conquista del Bel Paese. Arriva in Italia l’ultima novità in fatto di beverage e cocktails che spopola tra gli amanti dei vini naturali e delle birre artigianali. Il ristorante Castel Flavon di Bolzano ha inaugurato sabato scorso il primo Kombucha bar d’Italia.
Si tratta di una bevanda fermentata probiotica a base di tè che, a partire dalla Cina, sta conquistando Stati Uniti e mondo anglosassone. Non a caso viene definita “elisir della salute immortale“. L’alfiere della Kombucha è Mattia Baroni, giovane chef d’avanguardia del ristorante Castel Flavon, noto per la sua elegante cucina a base di prodotti fermentati.
Dopo aver lanciato EatAlive, un menù realizzato partendo dalle tecniche di fermentazione antica che esalta digeribilità e integrità dei cibi conservandone gusto e sapore, Baroni propone la sua ricetta “bere sano”.
Nella carta dei vini del ristorante si trova una selezione di bevande a base di Kombucha studiate in abbinamento alle sue creazioni. Ma è altrettanto intrigante sperimentarle come proposta alternativa nella lounge Skybar di Castel Flavon che domina il capoluogo altoatesino.
LA KOMBUCHA Le prime notizie relative a questa bevanda risalgono alla dinastia cinese Qin (intorno al 250 a.C.). Un vero e proprio elisir per i cinesi, in virtù dei suoi benefici effetti sulla digestione e sulle funzioni vitali. In seguito la kombucha si diffuse in Russia e nell’Europa dell’Est, verso la fine del Medioevo, quando il tè per la prima volta diventò un prodotto alla portata di tutti.
La preparazione della kombucha è relativamente semplice. Il tè (verde, nero o un mix di entrambi) o altre infusioni tanniche, zucchero e acqua filtrata sono sigillati con un tappetino di cellulosa dall’aspetto viscoso chiamato Scoby, che è una coltura simbiotica di batteri e lievito.
Si fa galleggiare questo biofilm sulla miscela e si lascia fermentare dai 7 ai 30 giorni, a seconda delle condizioni atmosferiche e delle preferenze personali. Il gusto della Kombucha può essere personalizzato aggiungendo frutta e spezie.
IL FENOMENO I kombucha bar sono ormai un fenomeno a livello globale. Il salto della bevanda dai negozi di prodotti salutistici al mainstream, attraverso i caffè hipster, è stato rapido.
Considerata un efficace sostituto dell’alcol, anche se è frequente l’uso in mixologia, la produzione di Kombucha fresca (Raw Kombucha) sta uscendo dalla sua nicchia di cultori.
Conquistando spazi nel mercato dei giovani consumatori di birra artigianale e vini naturali anche nei classici pub e caffè di tendenza e spesso adottata da molte cucine gourmet per le sue qualità aromatiche e l’acidità naturale.
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Nasce a Marghera (VE) il primo corso per professionisti della ristorazione dedicato ai soli vini naturali. Meteri, azienda di distribuzione specializzata nei vini di terroir, presenta un percorso formativo tenuto da tre docenti d’eccezione: Paolo Vizzari, critico e narratore enogastronomico, Andrea Lorenzon, titolare del Ristorante Covino (Venezia), Matteo Bressan, sommelier del ristorante La Peca (Lonigo).
Le lezioni, dalle 9.30 alle 18.30, inizieranno il 15 ottobre 2018 e continueranno per quattro lunedì all’auditorio di via Banchina dell’azoto a Marghera. In degustazione ci saranno sessanta etichette, tutte scelte da Meteri, che da anni si occupa della selezione e distribuzione di vini naturali.
I DETTAGLI Un percorso rivolto in modo specifico al personale delle aziende di ristorazione in cui si alterneranno momenti di formazione tecnica e pratica, con tasting e simulazioni. Una delle quattro giornate sarà dedicata alla visita ad un’azienda vitivinicola.
“La cucina contemporanea e i suoi clienti – spiega Raffaele Bonivento, ideatore di Meteri – sono curiosi, ricercano originalità; la risposta sono vini buoni, espressivi e con una forte identità, come quelli fermentati naturalmente. Vini che il personale di sala deve essere adeguatamente preparato a presentare e offrire”.
“Non esistono programmi formativi rivolti agli operatori di settore focalizzati sulle etichette naturali – precisa Bonivento – per questo abbiamo deciso di creare una nuova divisione aziendale dedicata alla formazione, che si occuperà della creazione e della gestione dei corsi”.
Quello che partirà in ottobre sarà il primo di una serie numerosa. Meteri sta già lavorando per attivarne altri nei prossimi mesi, tutti contraddistinti “da lezioni non didascaliche, ma giocose e dinamiche”.
La quota di iscrizione al corso comprende trentadue ore di insegnamento, il materiale tecnico con dispense e video delle lezioni, sessanta vini in assaggio, pranzi e coffee break, il servizio navetta dalla stazione ferroviaria di Mestre e una visita didattica in cantina. Maggiori informazioni sul sito www.meteri.it, tramite email info@meteri.it o al numero + 39 324 6803134.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
E’ il motore rombante dell’economia siciliana. La nuova America del vino italiano. L’Etna, con i suoi vini fini, eleganti e longevi, è l’immagine più fulgida del rilancio enologico del Meridione, a suon di Nerello Mascalese. Il simbolo della riscossa di tante regioni del Sud Italia, spremute per decenni da grandi e piccole aziende del Nord.
Conquistadores a caccia di uve “da taglio” cariche di colore, d’alcol e struttura, con cui blendare bacche bianche e rosse altrimenti incapaci di dare vini di peso. Qualitativo e commerciale.
Un tesoro, l’Etna, che ha ormai abbracciato la sua indipendenza. Una terra che abbiamo visitato in lungo e in largo, entrando in nove cantine in cinque giorni di tour. Piccole e grandi aziende, che operano o meno all’interno della Gdo, nella filosofia del nostro “contenitore unico” di informazioni controcorrente.
Quel che emerge è che ciò che alla Sicilia è stato preso in passato, alla Sicilia sta tornando con gli “interessi”. I 903 ettari vitati della Doc (2,5 milioni di bottiglie complessive su 117 iscritti al Consorzio) danno vita a vini capaci di competere con i più vocati territori vitivinicoli internazionali.
Che la discesa di tanti imprenditori sull’Etna non sia frutto di pura filantropia, bensì di marketing e tentativi di diversificazione, è chiaro a tutti. L’Etna “tira”. Negli ultimi mesi, infatti, è in corso una vera e propria gara per accaparrarsi gli ultimi terreni a disposizione nel comprensorio della Denominazione. Prima che il prezzo lieviti ancora, rispetto ai 100 mila euro all’ettaro attuali.
NICOSIA: DA “CANTINE” A “TENUTE” Il caso emblematico è quello di Cantine Nicosia. Il gruppo di Trecastagni (CT), molto attivo nella Grande distribuzione organizzata grazie alle uve dei conferitori, diventerà presto uno dei maggiori player sul vulcano.
Trentatré gli ettari di recente acquisizione sul versante Nord dell’Etna, il più vocato per la produzione dei rossi base Nerello Mascaese e Cappuccio.
Vigneti che entreranno in produzione entro il 2022. Secondo indiscrezioni, è in programma anche la realizzazione di un polo di accoglienza enoturistica nella zona di Linguaglossa. Hospitality e Spa, nel segno delle migliori boutique winery.
Il disegno è chiaro. Con la creazione di un nuovo brand, denominato “Tenute Nicosia“, la cantina che per anni ha puntato sulla Gdo (con picchi di qualità come l’Etna Rosso della linea “Grandi Vigne” dell’insegna Iper, la grande I) punta a un restyling d’immagine. Nascerà una nuova linea “top di gamma” destinata soprattutto all’Horeca, da affiancare a quella attuale del versante Etna Est (dove tra l’altro si trova il sito produttivo).
Nicosia, di fatto, è solo l’ultimo colosso che si unisce alla caccia all’oro dell’Etna. Un “battaglione” a cui i vari Firriato, Planeta, Donnafugata e Tasca d’Almerita (solo per citarne alcuni) hanno aderito ormai da anni.
L’ETNA CHE CONQUISTA
Ma se la scelta iniziale è di tipo commerciale (così come lo è stata certamente per produttori illuminati come Andrea Franchetti di Passopisciaro e Marco De Grazia di Tenuta delle Terre Nere) è anche vero che dell’Etna finisci per innamorarti, per davvero.
E allora ecco che anche i vini dei colossi (o di chi ha investito sull’Etna in maniera lungimirante, riconoscendone il potenziale economico, oltre che vitivinicolo) hanno senso di entrare nell’Olimpo enologico mondiale. Con punte di qualità assoluta, accanto ai “vini veri” e “naturali” di chi sull’Etna è nato (vedi Enòtrio di Nunzio Puglisi, nella foto sotto con la figlia Desirée) o ci è arrivato dal Belgio (come Frank Cornelissen).
Necessari però dei distinguo. Tra i “big” meglio Planeta di Firriato per i vini fermi, che mostrano ottimi margini di invecchiamento (sorprendenti i bianchi). Ottimi i due sparkling prodotti a Cavanera da Firriato, superiori al Metodo Classico base Carricante ottenuto dai vigneti di Sciaranuova – Planeta.
Per le “bollicine” dell’Etna, riferimento assoluto tutto da scoprire è Antonino Destro. La sua Azienda vitivinicola, con l’appoggio dell’enologo Giovanni Rizzo, offre una gamma straordinaria di Metodo Classico sensati e territoriali, con al vertice un “60 mesi” sui lieviti (base Nerello Mascalese vinificato in bianco) degno di entrare nella top 10 italiana dei migliori champenoise sotto i 35 euro (prezzo di cantina).
Spumanti, questi, in grado di far dimenticare in un baleno Charmat base Catarratto come “Pros.it” di Cantine Patria, più consoni a giocarsela (al ribasso) col Veneto della Glera Extra Dry, perfetta per palati avvezzi al frizzantino da aperitivo.
Poco Etna e poco senso (se non commerciale) per vini come questo: scimmiottanti il campione italiano di vendite internazionali from Treviso, scevro da qualsiasi identità etnea.
Tra l’altro uno spumante con un’etichetta – a nostro avviso – al limite della correttezza nei confronti del consumatore: “Pros” “.” “it” non vi ricorda nulla?
Sicuri che, vedendo questa etichetta su uno scaffale, in molti (soprattutto stranieri) non possano pensare di trovarsi di fronte a un “Pros”-ecco “It”-aliano? Una label molto “Patri”-ottica (scommettiamo) per le tasche della cantina di Solicchiata.
D’altronde, il Consorzio del Prosecco Doc ha ben altri problemi a cui pensare, tra cui l’allargamento della regolamentazione alla versione Prosecco Rosé, di cui già si parla ovunque.
Rapporto qualità prezzo molto interessante, invece, su tutta la linea di Antichi Vinai 1877, che a Castiglione di Sicilia è attiva con un sito produttivo di maestose capacità (oltre 1 milione di bottiglie potenziali, quasi la metà di tutta la Doc) al momento sfruttato dalla famiglia Gangemi per attività di imbottigliamento “conto terzi”.
IL CASO Una cantina, Antichi Vinai, artefice di un casus degno delle cronache vinicole nazionali.
Quello di Neromosso, “frizzante” da 2 bar (tecnicamente “vino bianco mosso di Sicilia”) piazzato sul mercato con grande successo a un costo incredibile per la tipologia: ben 9 euro in cantina (13,50 sul sito web della cantina).
Una “bolla” imitatissima in zona, dopo il lancio ufficiale avvenuto nel 2010. Si tratta di Nerello Mascalese vinificato in bianco, con piccole percentuali di uve a bacca bianca (Minnella e Zibibbo) che restituiscono un calice tutto sommato tipico in termini di mineralità etnea.
Altro discorso per Marco De Grazia e la sua Tenuta delle Terre Nere. Un’azienda che in pochi anni si è trasformata in un vero e proprio faro per l’Etna. Vini di una finezza assoluta, con la Borgogna a materializzarsi nei calici dei “cru” delle contrade.
Tenuta delle Terre Nere è la punta di diamante di De Grazia, ex commerciante di vini che ha dato vita alla rivoluzione dei Barolo Boys. Un marchio, “BB”, che ha consentito alle Langhe di farsi conoscere fino in America. Un miracolo replicato da De Grazia sull’Etna.
Chi deve crescere, invece, è Palmento Costanzo. Il recupero dell’antico caseggiato e della cantina – unico sito produttivo siciliano costruito all’interno di un antico palmento, risalente al XIX secolo – è iniziato nel 2011, ma il cambio di enologo ha forse creato qualche squilibrio tra le annate ad oggi in degustazione.
Una difformità che non aiuta la comprensione del tipo di lavoro che la famiglia Costanzo vuole intraprendere sull’Etna, anche se le premesse sono buone. Alla ristrutturazione dell’antico palmento (prevista Hospitality e Spa) sta facendo seguito un lavoro attento nei vigneti certificati biologici, che porterà presto alla presentazione di nuove etichette, tra cui il primo “cru” e il primo Metodo classico.
I VIGNAIOLI DA COPERTINA
Ex commerciante di vino, così come De Grazia, è Frank Cornelissen. Uno che dà del tu alla Muntagna, sulla quale sembra cresciuto. E nella quale, certamente, ha affondato le radici, oggi solidissime.
Cornelissen e Nunzio Puglisi di Enò-trio, uomini copertina del nostro tour, sono vignaioli diversi tra loro. Che hanno in comune, però, l’amore per l’Etna e la voglia di proporre un modello di viticoltura rispettoso dell’ambiente.
Intellettuale il belga Cornelissen, dentro e fuori da un calice in cui sviscera un minimalismo giapponese (del Giappone, non a caso, è originaria la moglie) ad eccezione del prezzo del vino di punta, “Magma”, in vendita a oltre 180 euro.
Maestro di vigna il siculo Puglisi, un lottatore in camicia che può vantare vigneti tra i più belli dell’Etna (certamente i più maniacalmente ordinati, anche grazie all’apporto della figlia Desirée) e tra i più alti in quota (oltre i mille metri quello di Traminer, cha dà vita a un vino strepitoso).
Due sperimentatori, Cornelissen e Puglisi, che meritano tutta l’attenzione autentica di chi cerca qualcosa di lontano dalle mode e dagli stereotipi del mondo del vino. Due da prendere in considerazione a tutti i costi, in previsione di un tour alle pendici dell’Etna.
Una panoramica, quella che avete appena letto, con la quale vogliamo introdurre un secondo articolo, dedicato ai migliori vini degustati in occasione del tour: online tra qualche giorno.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Dichiarazioni shock a raffica di Josko Gravner a ViniVeri 2018, la fiera dei vini naturali in programma da oggi al 15 aprile a Cerea, in provincia di Verona.
Nel pomeriggio, dal palco della sala convegni dell’Area Exp, il noto produttore di Oslavia si è lasciato a andare a frasi pesanti contro il mondo del vino “convenzionale”.
Nell’ordine, Gravner si è scagliato dapprima contro “l’industria del vino”: “Bevi il vino industriale e diventi triste”. Poi se l’è presa con quella fetta di produttori che utilizzano tappi diversi dal sughero (molti dei quali presenti a Cerea, tra l’altro): “Al solo pensiero di assaggiare vino col tappo a vite mi vengono i brividi”.
Infine, il colpo di grazia a intere generazioni di studenti universitari che intendono cimentarsi nel mondo del vino: “Il consiglio che darei a un giovane che vuole fare l’agricoltore e il contadino e fare vino è di non studiare enologia, ma filosofia. Perché è quella che poi porta a un ragionamento giusto e alla differenziazione dai vini tecnologici”.
“Tenete conto – ha aggiunto Josko Gravner – che dal 2001 non mi sono più permesso di controllare un grado zuccherino dell’uva o un’acidità. E tutto questo per il semplice fatto che non aggiungo e non tolgo nulla, perché tutto quello che ho portato a casa è uva di qualità”.
La platea applaude. In realtà, al convegno delle ore 18.30 dal titolo “Dopo 15 anni di Vino secondo Natura: sentimento o opportunismo?”, si assiste a un walzer di contraddizioni.
In mezzo a tanti produttori di “vini naturali”, Gravner difende addirittura l’utilizzo della solforosa, come “unica via per fare vini che abbiano lunga vita”. “Io la utilizzo, in dosi minime ma la utilizzo. Non fa male e c’è pure nell’acqua, che altrimenti sarebbe presto putrefatta”.
Il presidente del Consorzio ViniVeri, Giampiero Bea, incalza sul palco i suoi interlocutori con domande provocatorie, al limite della banalità. Provocazioni che vengono colte dal solo Gravner.
Sergio Circella e Sergio Rossi dribblano il question time con abilità. Nicola Bonera, miglior sommelier d’Italia 2010, fa invece la parte del pesce fuor d’acqua. Un intervento pacato e moderato il suo, con l’invito ai ristoratori “a non fare differenze, sulle carte dei vini, tra etichette convenzionali e di vini naturali”.
Con l’Ais Bonera già fuori dalla sala, parte la raffica di missili. Le dichiarazioni del sommelier vengono criticate prima da Bea e poi da Circella, senza diritto di replica. Bea sottolinea pure l’assenza del sommelier. Ma rincara la dose contro il malcapitato. Tutto lecito? Ai posteri l’ardua, naturale, sentenza.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La grande bellezza dello stare nel vino è la sua interdisciplinarità, occorre conoscere di chimica, fisica, botanica,biologia,meccanica, economia, è importante mantenere sempre una mente aperta ed una visione d’insieme.
Cosi’ per rimanere sempre con la mente aperta, non rimanere chiusa nel mio ghetto. Avevo una giornata libera e sono andata a Live Wine a Milano.
Ho assaggiato, parlato con produttori, incontrato amici e colleghi e si mi sono divertita molto. Come tutte le volte in cui sono nel vino con leggerezza. “Leggerezza di linguaggio naturale”, vorrei leggere.
Basta focalizzare l’attenzione sui lieviti selezionati!
Si limita il racconto del vino ad un unico elemento, mentre il cammino dall’uva alla bottiglia è molto più lungo e complesso.
Basta addentrarsi in diatribe fra industriali vs artigianali!
Correte due campionati diversi, inutile sprecare fiato.
Il terrorismo sugli additivie sui coadiuvanti non ha portato a nulla. La casalinga di Voghera e la sua amica di Voghiera non conoscono la differenza fra queste due famiglie di prodotti.
E poi vi ricordo che la gomma arabica è un principale componente delle caramelle.
Raccontate del vino naturale figlio del tempo e non delle logiche commerciali. Raccontate del vino fatto da viticoltori che sono custodi del territorio.
Non parlate di vino fatto con le ricette!
Il vino è un lavoro di squadra, un racconto corale, non un susseguirsi di fredde operazioni di fabbrica.
Amici naturali, non correte dietro – in etichetta – ad api, coccinelle, farfalle, foglie con le stelline… Siate minimalisti ed essenziali, il vino parlerà da sé.
I giornalisti e le guide non vi hanno fatto nulla, non sono faziosi. Sono solo dei curiosi del vino che vogliono capire e conoscere il vostro mondo. Un nuovo linguaggio è possibile. Basta volerlo.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
BARI – Si preannuncia ricca di novità la prossima edizione di Radici del Sud, la settimana dedicata alla promozione dei vini da vitigno autoctono e agli oli extravergini del mezzogiorno d’Italia, che si terrà in Puglia dal 5 al 11 giugno 2018.
La proposta che già si compone di un concorso enologico, una settimana di incontri BtoB e con la stampa internazionale e un salone aperto al pubblico, si completa con tre nuove interessanti iniziative.
La prima, già anticipata lo scorso anno, è l’estensione del concorso anche agli oli.
Gli extravergini di Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia saranno giudicati da esperti e giornalisti e si disputeranno il podio di miglior olio del Sud Italia.
Un’altra novità è la creazione di un’area interamente dedicata ai vini naturali: qui troveranno uno spazio e saranno facilmente identificabili le numerose aziende di produttori di vini naturali che hanno scelto di partecipare al Salone di lunedì 11 giugno.
Un banco d’assaggio nel quale i visitatori oltre a degustare potranno da quest’anno, altra novità, acquistare direttamente vino e olio ai banchetti dei produttori.
“Per questa tredicesima edizione – afferma Nicola Campanile, organizzatore della manifestazione – abbiamo portato una ventata di aria fresca. Radici del Sud cresce sempre più in partecipazione e prestigio e questo ci spinge ogni anno a migliorare la nostra proposta. Il numero di adesioni finora raccolte ci conforta sulla bontà delle scelte”.
“Stiamo lavorando per definire la lista degli ospiti – prosegue Campanile -. Per quanto riguarda gli operatori stranieri abbiamo già avuto conferma della presenza di importatori dalla Danimarca come Ole Udsen, Mehmet Adanir, Nana Wad e Luigi Pucciano; dalla Polonia, Mariusz Majka; dall’Olanda Allard Ariszetal, Paulo De Almeida e Bruno Levi. Ci saranno anche Jelena Sakic dal Belgio, Fernando Zamboni dal Brasile.
Inoltre: Mark Jackoby dal Canada e una delegazione di buyer proveniente da varie regioni della Cina guidata da Alessio Fortunato. Per la giuria dei giornalisti abbiamo già nomi importanti della stampa americana come Susan Gordon, David Ransom, Olivera Markovic, Matthew Horkey e Tracy Ellen Kamens. Inoltre il numero di aziende che si sono iscritte finora è più che triplicato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso”.
È possibile ancora aderire fino al 31 marzo compilando il form online: http://www.radicidelsud.it/p.php/6548/il-salone-2018.html
RADICI DEL SUD 2018
Salone dei vini e degli oli del Sud in breve – apertura al pubblico:
Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA)
Quando: 11 giugno 2018
Orario di apertura al pubblico: dalle 11.00 alle 21.00
Ingresso: kit di degustazione €15 (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione).
Parcheggio: disponibile
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni
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Millenovecentottantotto, duemiladiciotto. Trent’anni di sacrifici e battaglie. Trent’anni di strade in salita, costellate da pozzanghere e buche grosse come crateri. Di quelle capaci di trasformarti da solista a capo del coro. Oppure da sognatore a fallito.
Chi dice che i vini naturali non esistono, forse, semplicemente, non hai mai incontrato in vita sua Angiolino Maule. Uno capace di metamorfosi kafkiane. Pazzo scatenato e ignorante (per molti) negli anni Novanta. Oggi, definitivamente, un pioniere.
Un “estremista”, fino a ieri. Poi diventato un “equilibrato del naturale” (parole sue). Eppure Maule non è cambiato mai. Qualche capello bianco in più, certo. Qualche ruga sul volto, dovuta ai troppi vaffanculi sottaciuti da un carattere pacato e meditativo, più che agli anni sul groppone. Roba rara da trovare tra i veneti.
Mentre l’Italia lo prendeva per scemo, Angiolino Maule e la moglie Rosamaria, sul finire degli anni Novanta, cominciavano a raccogliere i primi successi della loro azienda agricola: La Biancara di Montebello Vicentino.
Oggi Maule è presidente di VinNatur, l’Associazione Vini Naturali da lui fondata nel 2006, che dal luglio 2016 ha stilato un vero e proprio disciplinare per i propri associati (scaricabile integralmente qui).
Non sono troll le migliaia di visitatori che ogni anno, tra Genova e Vicenza, affollano gli stand degli oltre 170 produttori di vini naturali (italiani ma non solo, alcuni dei quali mappati da Decanter) che si riconoscono nei principi dell’associazione. E non è un troll neppure Angiolino Maule, che concede a vinialsuper questa intervista in esclusiva.
Che cos’è il vino naturale? E’ il vino prodotto senza utilizzo di prodotti di sintesi, né in vigna né in cantina. E con il minor impatto possibile sull’ecosistema
Quali sono gli strumenti a garanzia del consumatore, circa l’effettiva “naturalità” del vino? Quali strumenti ha messo in campo, in questo senso, VinNatur?
VinNatur da 10 anni effettua analisi a tutti gli associati su residui di pesticidi e solforosa totale all’interno dei vini. I produttori che hanno vini con residui e con livelli di anidride solforosa superiori ai 50 mg/l vengono allontanati dall’associazione in un percorso di due anni al massimo.
Ora abbiamo sviluppato anche un disciplinare interno e ci stiamo attrezzando per farlo rispettare in ogni sua parte, tramite controlli alle aziende associate che saranno eseguiti da enti certificatori esterni. Per quanto riguarda altri vini naturali non sono a conoscenza delle eventuali garanzie.
Quante bottiglie produce all’anno il “vigneto naturale” italiano? Su quanti ettari? Proprio per il fatto che non esiste una normativa è difficile stabilirlo. VinNatur in Italia “produce” nel suo insieme circa 5 milioni di bottiglie suddivise su 150 produttori, che in media posseggono 10 ettari vitati.
In Italia, lei è un precursore dei vini naturali: come ha visto evolversi il mercato, in Italia e all’estero?
Per quanto riguarda la mia azienda, fino al 2010 lavoravo prevalentemente all’estero, dove tutt’ora ci sono ottime prospettive anche per aziende piccole o sconosciute. Oggi vedo anche in Italia una bella evoluzione.
Si è passati dal parlarne tanto con pochi consumi, al parlarne e fare economia. Vedo sempre più ristoranti di alto livello proporre vini naturali anche non blasonati e questo mi rende felice.
Esistono vini naturali del tutto privi di quelli che, in una degustazione professionale, sarebbero considerati difetti? Direi proprio di si!
In percentuale, quanti vini naturali “difettati” riscontra ogni 10 assaggi? E in passato? Potrei dire 1 su 10, mentre in passato erano sicuramente di più.
Spesso la critica che viene mossa ai produttori di vini naturali è che facciano passare per “pregi” i difetti del vino: cosa risponde? Purtroppo ci sono ancora colleghi che la pensano così e quindi la critica è più che giusta. I difetti nascondono il vero terroir e la vera espressività del vino, non dobbiamo mai dimenticarlo. Io e molti altri che hanno l’umiltà delle proprie azioni abbiamo sempre ammesso i nostri errori.
Per primi ce ne scusiamo e ci impegniamo ad affrontarli e capire come non ripeterli. Quando presento i miei vini sono il primo a dire “buono, però ora che lo assaggio, lo avrei fatto diversamente e forse migliore!”.
I vini naturali attirano sempre più l’interesse del pubblico, ma sembrano destinati a restare comunque un fenomeno di nicchia, per pochi eletti: perché? Pensa che qualcuno sbagli a comunicarli? Qual è, secondo lei, il modo migliore per avvicinare al mondo dei naturali chi non li conosce? Non credo rimarranno fenomeni di nicchia. Già il Bio sta arrivando alle grandi cooperative vinicole più intraprendenti. Il “naturale” si sta allargando lentamente ma ritengo sia meglio così! Dobbiamo presentarci con umiltà, dicendo quello che facciamo, senza denigrare l’altro.
Sottolineare le differenze tra naturali e convenzionali come ha fatto di recente Live Wine è positivo, oppure ostacola il graduale avvicinamento dei due “mondi”? L’idea del confronto tra diversi approcci non è nuova, è un’idea già utilizzata in passato da altri. Ad una prima vista è fuorviante e per questo non mi è mai piaciuta particolarmente.
Lei beve vini “convenzionali” / “biologici”? Raramente bevo convenzionali e non mi voglio esprimere. Troppi “biologici / tradizionali” che mi capita di bere hanno un gusto per me simile al convenzionale, quindi senza personalità. Credo sia un vero peccato.
Gli additivi presenti nel “vino convenzionale/biologico/biodinamico” possono essere considerati pericolosi per la salute? Ad eccezione di solforosa in eccesso e pesticidi (soprattutto se ci sono più principi attivi) gli altri non sono pericolosi.
Qual è il prezzo di un vino naturale? Dipende dalla qualità. Ci sono vini naturali entry level da 10 euro, ma anche top di gamma da 100 euro in enoteca.
Cosa risponde a chi, provocatoriamente, sostiene che i vini naturali “non esistono”? Siamo costantemente “sotto l’attacco” di esperti ed enologi che sostengono l’inesistenza del vino naturale e l’inadeguatezza di questa definizione. Siamo anche circondati da altri enologi e studiosi che ci danno una mano o che ci osservano con curiosità e voglia di confronto. Per questo vado avanti per la mia strada senza guardare ad inutili polemiche. Ormai è una parola di uso comune, se ne faranno una ragione spero.
Qualche anticipazione sulla prossima edizione di VinNatur a Villa Favorita Verrà dato più spazio agli importatori e ai giornalisti dall’estero che vogliono scoprire le nuove aziende associate. Sarà inoltre strutturata un’area food più efficiente e con produttori di alto livello.
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Pochi giorni alla terza edizione genovese di VinNatur. Si terrà infatti domenica 21 e lunedì 22 Gennaio, a Palazzo della Borsa in via Ferrari, la manifestazione enoica promossa anche dalla Camera di Commercio di Genova che porterà in città i vini di 70 produttori provenienti da Austria, Francia, Italia e Slovenia aderenti all’associazione.
Nei due giorni, dalle ore 11 fino alle 19, i visitatori potranno degustare i cosiddetti “vini naturali” (prodotti con il minor numero possibile di interventi in vigna e in cantina, senza l’utilizzo di additivi chimici e senza “manipolazioni” da parte dell’uomo) ai banchi d’assaggio presenti.
Oltre alle degustazioni, nelle serate di domenica e lunedì nei locali del centro storico di Genova, saranno organizzate cene dove i piatti della tradizione culinaria ligure verranno abbinati ai vini naturali. Un antipasto, quello di Genova, che precederà l’edizione 2018 di VinNatur a Villa Favorita, in programma dall’8 al 10 aprile (qui i migliori assaggi del 2017).
“Siamo molto affezionati a Genova – racconta Angiolino Maule, presidente dell’associazione – dove abbiamo già organizzato due banchi d’assaggio negli anni scorsi, entrambi con grande successo. Qui i consumatori si dimostrano particolarmente interessati ai vini naturali e vi è una ristorazione illuminata che ha compreso come proporre vini naturali possa essere un modo per valorizzare la propria offerta gastronomica. Possiamo dire che Genova è la capitale dei vini naturali in Italia”.
Accanto ai produttori di vino troveranno posto stand enogastronomici con alcuni artigiani che proporranno le loro specialità. Non mancheranno i piatti tradizionali della cucina regionale ligure preparati seguendo le antiche ricette popolari de Il Genovese, il Montebore ed altri prodotti della tradizione del Caseificio Vallenostra, la classica papera, la ciabattina integrale o la ciabattina di grano duro nelle diverse interpretazioni di Panino Italiano o il pane, i grissini, i dolci e molte altre leccornie proposte dal Ristorante Piuma.
LOCALI ADERENTI E PRODUTTORI PRESENTI IN DEGUSTAZIONE Domenica sera:
Pizzeria Piuma: Cinque Campi
Forchetta Curiosa: Etnella – Dos Terrias – Marina Palusci
Ai Troeggi: Cantina Collecapretta
Kowalsky: Meggiolaro vini – Cà Lustra
Les Rouges: Tenuta Belvedere – Cascina Roera – Corte Solidale – Rocco di Carpeneto – Rocca Rondinaria
Barbarossa cafè: Natalino del prete – Sauro Maule
Bellabu: La Biancara -Podere Santa Maria – Weingut Heinrich – Piccinin Daniele
Maninvino: Santa 10 – Podere della Bruciata
Tiflis: Carussin – Valli Unite
Il Canneto: Ravarini
Cantine Matteotti: Del Rebene – Santa colomba
Enoclub: Sieman – Elvira
Antica osteria di Ravecca: Fiore podere San Biagio
Locanda Tortuga: Riccardi Reale – Pian del Pino
Teatro di Campo Pisano: Lusenti – Storchi
Officina 34: Terpin
Zupp: Carlo Tanganelli – Filippi, Vini di Luce
E prie rosse: F.lli Barale
Rosso carne: Corte Sant’Alda
Bruxaboschi/braxe: La Renardiere
Lunedì sera:
Maninvino: Masiero vini
Enoteca Sola: Casa Belfi
La Meridiana: La Biancara
VINNATUR – L’ASSOCIAZIONE
L’associazione VinNatur nata nel 2006 riunisce piccoli produttori di vino naturale da tutto il mondo che intendono difendere l’integrità del proprio territorio. Scopo dell’Associazione è unire le forze di questi vignaioli per dare ad ognuno maggior forza, consapevolezza e visibilità condividendo esperienze, studi e ricerche. Scopo dell’associazione è anche quello di promuovere la ricerca scentifica e divulgare la conoscenza di tecniche naturali e innovative. Negli anni sono nati diversi progetti di ricerca tra le aziende associate e alcune Università e Centri per la Sperimentazione.
Alla nascita le aziende aderenti a VinNatur erano 65. Oggi sono 170. Per associarsi i viticoltori devono accettare di sottoporre i propri vini all’analisi dei pesticidi residui, per poter garantire la genuinità dei vini.
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Un’accoglienza genuina e spontanea quella di Davide Spillare, giovane classe ’87. Un vignaiolo vero, che t’accoglie dalla campagna, con le mani (pulite) di terra. Mentre s’avvicina, il panorama si apre alle sue spalle: vista mozzafiato dall’azienda agricola fondata 10 anni fa, frutto di una tradizione di famiglia.
Siamo a Gambellara, in provincia di Vicenza. A sinistra si ergono i Colli Berici, a destra si distende la Valchiampo e la Valpolicella. A Davide si deve la virata radicale dell’azienda, trasformata in una delle più fulgide realtà italiane della viticoltura biodinamica. Una svolta abissale: il bisnonno Cristiano, infatti, conferiva le uve alla cantina sociale del posto.
I vigneti di pianura, a 180 metri sul livello del mare, si nutrono di terreni argillosi, molto ricchi. Quelli in collina mangiano tufo, detto “togo” nel dialetto locale: forte componente rocciosa e vulcanica, che dà vita a vini con una spiccata mineralità. Le rese si aggirano sugli 80 quintali per ettaro in pianura e 30-40 quintali per ettaro in collina.
Dopo la scuola di Agraria, Davide Spillare si cimenta nel mondo del vino grazie agli insegnamenti del maestro Angiolino Maule, oggi patron di VinNatur, e parte per il suo viaggio sperimentale ricco di soddisfazioni, ma anche di alcune delusioni. Ad oggi può vantare rapporti commerciali ed esportazioni in Canada, Giappone, Danimarca, Svezia, USA, Londra e Parigi.
La sua filosofia segue i canoni dell’agricoltura biodinamica del ‘900, basata sulle teorie di Rudolf Steiner. “Una dottrina che dev’essere comunque rivisitata – spiega Spillare – poiché la terra di oggi non è la terra di cent’anni fa”. Davide lavora la terra in modo “non convenzionale”, ossia “naturale”. Evitando l’uso dei diserbanti chimici e limitandosi a trattamenti con rame e zolfo in basse concentrazioni, solo fino alla fioritura, per combattere il temuto oidio.
LA DEGUSTAZIONE La degustazione avviene in una piccola cantina, tra le barrique in legno di rovere usate, disposte sul perimetro. Al centro una botte su cui poggeranno i calici. Il primo vino è uno spumante, “L1“, dedicato alla vertebra fratturata durante un incidente in vigna su un trattore, dove Davide rischiò la vita.
“L1” è ottenuto al 95% da uva Garganega e al 5% da Durella, che conferisce acidità. Dopo la prima fermentazione, il mosto è posto in bottiglia a rifermentare per un anno. I lieviti sono ovviamente indigeni. La beva è semplice e scorrevole: un vino fresco, adatto a un aperitivo.
Si prosegue con un bianco fermo, “Crestan“, dal nome del bisnonno: Garganega in purezza da uve di pianura, pressatura diretta e fermentazione in acciaio, 11.31% vol. Nel calice si presenta di colore dorato, al naso intenso, con un bouquet che spazia da note speziate a note floreali. Al palato corrispondente, sulla linea di una semplicità non banale.
Il terzo calice è di “Rugoli” 2016, nome ispirato dalla strada del Rugolo: Garganega proveniente da collina, di cui il 70% effettua una fermentazione in acciaio e pressatura diretta.
Il restante 30% esegue una macerazione per 5 giorni a contatto con le bucce e affinamento in legno per circa 10 mesi (12.8% vol).
Al naso si presenta più complesso del precedente, mantenendo però una buona spalla acida e una spiccata mineralità.
Si prosegue con “Vecchie Vigne“, in onore della vigna più vecchia su cui può contare Davide Spillare: 60 anni di età. Macerazione di 5 giorni e poi un breve passaggio in legno. Affinamento in bottiglia per un anno. Naso complesso, sentori di caramello, note leggermente tostate.
Il “Rugoli 2007” è una chicca dell’azienda: al naso si percepisce intenso e complesso con sentori di castagna e uva passa, Pieno e avvolgente al palato. Una piacevole sorpresa.
Il rosso dell’azienda si chiama “Rosso Giaroni“, ottenuto da uve Merlot in purezza. Al naso si avvertono sentori erbacei e legnosi, al palato risulta fresco e sapido, ben equilibrato.
Concludiamo la degustazione didattica con la ciliegina sulla torta, il “Racrei”: deriva dall’anagramma di “Creari”, comune di Vicenza. Vino dolce, Garganega in purezza, 4 mesi di appassimento.
Tra un calice e l’altro, una riflessione di Davide Spillare sintetizza lo spirito della sua cantina: “La terra mi è stata prestata e io la dovrò restituire integra o migliore”. Il manifesto di un’azienda agricola divenuta uno dei punti di riferimento del panorama dei vini naturali italiani.
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Il territorio e la diversità tra i vini naturali, biologici, biodinamici, orange e varietà PIWI sono i protagonisti dell’evento di apertura e della prima giornata del Merano WineFestival che quest’anno rivolge grande attenzione al mondo del “naturale”, sia nell’ambito del vino che del cibo, con degustazioni ed eventi dedicati.
L’edizione 2017 del Merano WineFestival si aprirà il 9 novembre, nella splendida cornice dei Giardini botanici di Castel Trauttmansdorff, con il convegno dal titolo “Quo vadis? Food&wine, is the future natural?”. Una tavola rotonda introdotta dal patron Helmuth Köcher alla presenza di personalità di spicco nell’ambito dei vini biologici e biodinamici, naturali e varietà PIWI, oltre che nell’ambito dei cibi fermentati.
Il giorno successivo è invece dedicato a Bio&Dynamica presso la Kurhaus di Merano. Una selezione di 105 aziende produttrici di vini biologici, biodinamici, varietà PIWI e orange wines provenienti da 18 regioni italiane, tutti da scoprire e degustare.
Inoltre, presso la Cooking Farm, gli chef si alternano nella preparazione di piatti dedicati al tema dei cibi fermentati, nuova frontiera culinaria che riprende l’antica usanza di modificare le caratteristiche organolettiche dei cibi tramite il processo di fermentazione.
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Sarà un’edizione caratterizzata da una sempre maggiore consapevolezza della gestione del vigneto quella di Villa Favorita 2017. Qui da sabato 8 a lunedì 10 aprile 170 soci dell’associazione VinNatur si daranno appuntamento per la quattordicesima edizione della manifestazione dedicata ai vini naturali.
Sta andando avanti ormai da tre anni infatti una ricerca approfondita sulla fertilità microbiologica in vigneto, fondamentale per giudicare lo stato di salute e la capacità delle vigne di portare alla produzione uva sana e ricca di profumi e sapori. Il progetto è coordinato dall’agronomo Stefano Zaninotti (Vitenova Vine Wellness), che si avvale della collaborazione della dottoressa Irene Franco Fernandez, del botanico Cristiano Francescato e dell’entomologa Costanza Uboni.
Dopo tre anni di rilievi il team di ricerca di Vitenova è stato in grado di mettere a punto un modello matematico (che utilizza reti neurali) in grado di valutare la fertilità biologica che un suolo dovrebbe avere a partire da cinque semplici parametri: pH, sostanza organica, azoto totale, sodio e argilla. Il modello, in fase di perfezionamento, consentirà di individuare lo stato di salute del terreno e quindi di permettere al vignaiolo di prendere le decisioni sulla gestione del suolo in maniera maggiormente consapevole.
“Il lavoro del dott. Zaninotti – dichiara il presidente di VinNatur Angiolino Maule(nella foto) – è molto prezioso e ci permetterà di produrre sempre meglio, nel rispetto della natura, valorizzando al contempo il territorio”.
Vini sempre più sani e più buoni quindi quelli che saranno presenti nella Villa di Monticello di Fara, con qualche chicca da non perdere. Come i Sake di Yoigokochi Sake Importers, l’unico importatore in Europa che commercializza solo i sake della tipologia junmaishu, cioè derivati al 100% dal riso, senza l’aggiunta di alcool o zucchero.
VINNATUR: IL FOCUS L’associazione VinNatur, nata nel 2006, riunisce piccoli produttori di vino naturale da tutto il mondo che intendono difendere l’integrità del proprio territorio. Scopo dell’Associazione è unire le forze di questi vignaioli per dare ad ognuno maggior forza, consapevolezza e visibilità condividendo esperienze, studi e ricerche. Scopo dell’associazione è anche quello di promuovere la ricerca scientifica e divulgare la conoscenza di tecniche naturali e innovative.
Negli anni sono nati diversi progetti di ricerca tra le aziende associate e alcune Università e Centri per la Sperimentazione. Alla nascita le aziende aderenti a VinNatur erano 65. Oggi sono 187. Per associarsi i viticoltori devono accettare di sottoporre i propri vini all’analisi dei pesticidi residui, per poter garantire la genuinità dei vini. Villa Favorita è l’evento che permette all’Associazione VinNatur di vivere e di ampliare nel tempo i propri traguardi (www.vinnatur.org).
Info in breve | VILLA FAVORITA 2017
Data: dall’8 al 10 aprile 2017
Orari di apertura: dalle 10 alle 18
Luogo: Villa da Porto detta “La Favorita”, via Della Favorita – Monticello di Fara, Sarego (Vicenza)
Ingresso: € 25 al giorno (acquistabile solamente all’ingresso dell’evento) comprensivi di guida della manifestazione e calice da degustazione.
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni.
Parcheggio: riservato ai visitatori del salone
Per chi arriva in treno: è prevista una navetta dalla stazione di Montebello Vicentino
Area sosta Camper: Camping Park La Fracanzana, Via Fracanzana 3, 36054 Montebello Vic.no (2,1km da Villa Favorita). Sono ammessi cani di piccola taglia
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Chiudono oggi a Milano i battenti di LiveWine 2017, salone mercato dei vini artigianali giunto alla sua terza edizione. Evento diventato tappa obbligatoria per winelovers alla ricerca di emozioni nuove nel bicchiere, non sempre positive, talvolta omologate – checché se ne dica – e a volte davvero sconvolgenti. Difficile, per esempio nei panni dei neofiti, approcciare un percorso “lineare” tra i banchi d’assaggio presi d’assalto già dalle prime ore del mattino della prima giornata, sabato 18 febbraio.
“La vite è una pianta anarchica, va assecondata”, parole di Aurelio del Bono di Casa Caterina che intercettiamo al suo banco. Ed è assolutamente anarchico il nostro viaggio a LiveWine. “Via tacchi e taccuini” è il nostro motto della giornata: facciamoci trasportare dall’intuito.
Cominciamo il nostro tour con il vino del momento, il Prosecco. Non quello da spritz e aperitivo pre-serata. Il nostro entrée è un Prosecco fuori dal comune, che tutti quelli che amano Prosecco dovrebbero provare per capire il tipo di evoluzione e la longevità che può avere l’uva Glera. Si tratta del Prosecco Colfondo di Casa Belfi. Vino bianco frizzante prodotto con uve glera 100% fermentato in acciaio con lieviti indigeni ed imbottigliato in primavera secondo il calendario biodinamico di Maria Thun. Una sorta di vinho verde “Made in Veneto“, ma non da consumare entro l’anno, tutt’altro.
Il colore è intenso come il naso, esplosione di frutti e fiori con accentuate note sulfuree. In bocca discreto. Troviamo più interessante la versione in anfora, il naso è ancora più sulfureo e minerale e con invitanti sentori di crosta di pane. Per questa versione, l’uva diraspata viene posta in anfore di terracotta con macerazione sulle bucce per 8 giorni cui segue pressatura soffice e fermentazione, sempre in anfora, a contatto con i propri lieviti fino a primavera . Il fascino dell’anfora fa la sua parte, ma in bocca risulta più equilibrato e godibile. Una buona spalla acida ed un corpo più in carne del precedente.
Passiamo dal Veneto alla vicina Slovenia e raggiungiamo il banco di Movia azienda di ventidue ettari al confine con l’Italia. Stare lì davanti è come partecipare ad uno show. Polona, ammaliante presenza femminile al banco, maneggia con destrezza gli originali decanter. I calici col fondo sembrano crema whisky. Tre i vini proposti in degustazione. Il primo è un Lunar 2008 Ribolla, prodotto con uve da vendemmie tardive, raccolte a mano e messe a macerare ed affinare sulle bucce per otto mesi in botti di rovere. Il secondo uno Chardonnay, stesso tipo di vinificazione.
Il terzo vino è uno spumante. Si tratta di “Puro”, blend di Ribolla e Chardonnay. Il vino base, viene fatto maturare 4 anni in barrique, ma a differenza dei metodo classico tradizionali, il liquer de tirage è semplicemente mosto. Una volta imbottigliato, Puro, nasce e vive a contatto con i suo lieviti fino alla sboccatura che viene fatta al momento di bere. E al dègorgement live, che si fa a testa in giù, con il collo della bottiglia nell’acqua e con l’ausilio di una specie di piede di porco da spumante (anche con l’aiuto di una mano maschile che non guasta) assistiamo. Per i vini di Movia non ci sono parole, schede a punti e parametri. Unici. Da provare.
Dirottiamo verso uno stand piemontese. Scegliamo Ezio Cerruti, piccolo produttore conosciuto in particolare per il suo Moscato Passito. Cerruti produce anche una versione di moscato secco e fermo. L’Asti Spumante e il Moscato d’Asti non gli piacevano, ci racconta, e con la stessa uva ha deciso di produrre qualcosa di diverso. Ha iniziato a produrlo nel 2012 non avendo idea di quanto durasse nel tempo. Ha scoperto recentemente che è anche un vino longevo. Ha prodotto 18 bottiglie per il suo consumo personale durante l’anno e, “pur non volendo bestemmiare”, sostiene che il 2012 che ha appena aperto “rieslingheggia”.
Scherziamo con Ezio Cerruti sul naso del Fol Moscato, che nonostante evidenti note minerali è assolutamente varietale. “E voglio ben vedere – ci risponde – se no sarebbe uno Chardonnay”. Il Moscato Fol di Cerruti in bocca è assolutamente gradevole. Una buona acidità sostiene una beva non banale. In versione passita ammalia con il suo colore ambrato intenso. Il naso è frutta secca pura. In bocca per niente stucchevole, fresco e con un finale ammandorlato e persistente.
Il nostro viaggio anarchico, da nord a sud, approda in Sicilia. Vicini di casa, anche qui agli stand due grandi aziende sicule. Marco De Bartoli di Contrada Samperi a 14 km da Marsala e Nino Barraco, altra contrada, sempre a Marsala. Il primo vino che degustiamo è il Grillo Terre Siciliane Igt di De Bartoli, in parte affinato in anfora. Un vino giovane e fragrante dal colore intenso e dalla spiccata mineralità. Tanta salinità, note iodate e agrumate: una grande freschezza a dispetto dell’alcolicità. Il secondo assaggio lo Zibibbo Terre Siciliane Igt.
Prodotto da vigneti allevati ad alberello pantesco, affina in fusti di rovere francese per almeno dieci mesi sulle fecce fini tenute in sospensione. Al naso “stende” con la sua complessità: note dolci di frutta, pesca ed albicocca disidratata in primis, seguiti, in bocca, da una sferzata sapida e salmastra per un finale dalla persistenza disarmante. Emozionante, in una sola parola. Quasi impossibile acquistarlo, sono in crisi al banco di De Bartoli per accontentare i winelovers.
Prima di spostarci dal vicino Barraco, un goccio del Vecchio Samperi del quale si è già detto tutto quanto si possa dire. Sublime al naso e al palato: caffè, tabacco, caramello, fichi, un gusto ed una finezza inimitabili. Ma non possiamo esimerci dall’esprimere anche due parole su Bukkuram. Un signor vino passito da uva zibibbo. Sontuoso al naso con sentori di miele, datteri, fichi secchi e marmellata di albicocche. Una complessità indubbia che viene confermata in bocca dove stravince per la morbidezza e con la spinta data dall’ottima acidità che bilancia il notevole residuo zuccherino. Persistente fino alla morte. Un vino da abbinare alla piccola pasticceria e dolci tipici siciliani. Dato il grande livello, un vino perfetto con formaggi stagionati oppure da abbinare al “nulla”, ergo, da assaporare in maniera “contemplativa”.
“Seconda stella a destra questo è il cammino…”. E alla destra di De Bartoli troviamo l’azienda Nino Barraco. Non basterebbe un articolo intero per descrivere tutti i suoi vini. A Live Wine si presenta con una squadra e un modulo di gioco da finale di Champions League. Un crescendo di emozioni dai vini bianchi, nei quali sono eccellenti, ai rossi. L’idea aziendale di Barraco non è quella del vino “perfetto”, ma di un vino riconoscibile per personalità, in cui le note dissonanti partecipano prepotentemente alla caratterizzazione dello stesso. Missione compiuta.
Dal primo all’ultimo giocatore, ognuno ha la sua personalità. Il Catarratto in purezza 2015 al naso fonde perfettamente la pesca, l’albicocca, l’arancia e lo zolfo risultando ancora più intrigante al palato. Il Pignatello al naso è un mazzolino di timo e rosmarino. L’apice lo raggiungono due esperimenti, Si tratta di due rossi prodotti in purezza da vitigni autoctoni siciliani riscoperti recentemente del quale Barraco ha già intuito le potenzialità. Si chiamano Vitrarolo e Orisi. All’assaggio il Vitrarolo è una spremuta di liquirizia sostenuta da un buon corpo (molto meglio del Nero d’Avola). Impressionante la facilità della beva. Altrettanto speziato, con sentori di chiodi di garofano e pepe nero l’Orisi. Una beva altrettanto facile, ma un corpo leggermente più debole. Rimandano a Pinot Nero e Nebbiolo per eleganza e finezza. Chapeau. Un battaglione fiero di vini eccellenti.
Tappa imprescindibile di LiveWine è Principiano, azienda tra Langhe e Monferrato. Cominciamo il nostro giro con una bollicina da uve Barbera, di nome“Belen”, Niente a che vedere con le farfalline, Belen è il nome della moglie. Si tratta di uno spumante rosè metodo classico prodotto da uve Barbera di Serralunga e Monforte. Per la presa di spuma viene utilizzato mosto delle stesse uve. Un prodotto tutto centrato sulle durezze. Acidità e mineralità di piacevole freschezza. Il secondo vino è il Nebbiolo che fa solo acciaio. Prodotto dalle uve allevate sulle parti più basse, non vocate per il Barolo. Un Barolo declassato a Nebbiolo. Molto fresco e beverino, con note di rosa e frutti rossi. Buona qualità in un corpo medio.
Ma il prodotto top di Principiano è sicuramente il Barolo. Assaggiamo il Barolo Serralunga 2013: il classico Barolo con un ottimo rapporto qualità prezzo. Prodotto senza inoculo di lieviti e senza solforosa per circa un mese, l’affinamento di ventiquattro mesi avviene in botti di 20 e 40 ettolitri e successivamente nelle circa 20.000 bottiglie prodotte. Ad un prezzo al pubblico di circa 25 euro, Ferdinando Principiano lo ha pensato anche per la coppia giovane che al ristorante vuole prendere un Barolo senza “svenarsi”. Prezzo abbordabile, ma prodotto non banale. Di altra stoffa il Barolo Boscareto 2012, fratello maggiore.
Nel bicchiere il colore è classico del Nebbiolo, di bella trasparenza e luminosità. Il profilo aromatico è di maggiore complessità rispetto al Serralunga 2013. Naso tutto giocato sulla frutta matura, in bocca è energia pura ed agilità pur mantenendo spessore. Un beva ben diversa da quella del Boscareto di annate precedenti, da quando Ferdinando ha cambiato il metodo di vinificazione, utilizzando uve con tutti i raspi. Barolo pronto, ma con ampia prospettiva.
Non possiamo non spendere due parole anche per Thomas Niedermayr, artigiano del vino che si crea addirittura i vitigni. La sua azienda si trova a San Michele Appiano. Con il suo accento altoatesino ci introduce al suo mondo fantascientifico. I suoi sono vini da vitigni Piwi, acronimo tedesco che indica vitigni resistenti contro i crittogami. Si tratta di incroci tra vitis vinifere e viti selvatiche. In etichetta il nome è l’anno di messa in produzione dell’impianto. Il nome, un codice, apparentemente freddo cela invece vini caldi. Tutti semi aromatici che rimandano a tanti vini. Sono tra loro simili eppure diversi per complessità.
Alcuni hanno principalmente rimandi fruttati esotici, spezie dolci. Tra il Gewurtztraminer, il Riesling, il Pinot, indefinibili, ma tutti con una bella cremosità. Molto bevibili, difficile scegliere il migliore. Dopo tutti questi bianchi non possiamo andare via senza Pinot Nero. Lo chiediamo a Thomas che ci guarda stralunato. Gaffe. Per noi il Pinot Nero sta all’Alto Adige come il Lambrusco al salame. Invece il rosso in degustazione è un’altra combinazione misteriosa di vitigni Piwi. Leggero e fruttato, un po’ in fondo ci sembra il Pinot Nero, sarà suggestione, fatto sta che ci conquista.
Non basta una sola giornata al Live Wine. Nel pomeriggio aumenta notevolmente la folla e diventa difficile avere informazioni dai produttori o solo ascoltare per il gran brusio nella sala. Ci vorrebbe una “seconda puntata”, per raccontare tutti i 138 vini che abbiamo degustato. Due appunti sull’organizzazione dobbiamo farli però. Il primo è che non è prevista tasca porta bicchiere, un po’ scomodo portarsi il bicchiere in mano. Prossima volta si porta da casa.
Secondo appunto sul salone-mercato. Di fatto sono pochissimi i produttori a vendere, nonostante il carrello verde indicato su tutti i banchetti (errore di stampa?). La povera Polona di Movia tenta in modo un po’ artigianale di comunicare anche visivamente che non vende.
Quelli che hanno capito tutto del salone mercato sono i francesi del Sauternes. I loro banchetti sembrano la cassa della sala scommesse, addirittura dotati di Pos. Troppo avanti. Chi chiede un’annata a destra, chi a sinistra. I prezzi sono davvero competitivi. 25 euro per una Demi bouteille del 1975: quando ci ricapita a noi italiani?
Vino e cibo vanno di pari passo. Per fare “fondo” ai vini degustati merita una menzione speciale la parte street food di Live Wine. E per noi ha vinto lui su tutto, anche sui vini, il panino alla barese polpo e patate di Pantura.
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Torna a Milano, al Palazzo del Ghiaccio di Via Piranesi, Live Wine, il più importante evento del vino artigianale mai realizzato a Milano. L’evento, previsto per il 18 e il 19 Febbraio si svolgerà in collaborazione con la manifestazione Vini di Vignaioli-Vins de Vignerons e l’Associazione Italiana Sommelier Lombardia.
Con il biglietto di ingresso al costo di €16,50 con prevendita online, o di 20 € direttamente in fiera, sarà possibile degustare vini unici di produttori italiani ed internazionali, ma anche acquistare le bottiglie direttamente da loro.
Oltre al vino saranno presenti banchi dedicati al food e a prodotti editoriali specializzati.
Sarà possibile inoltre, previa prenotazione in quanto a numero chiuso e con un biglietto aggiuntivo, partecipare ad incontri e degustazioni a tema nella Sala Piranesi. A guidare le degustazioni sarà Samuel Cogliati, esperto di vino, scrittore, fondatore di Possibilia Editore, curatore del periodico Le Rouge&LeBlanc e collaboratore di riviste come “La Cucina Italiana”, “Porthos”, “Il Turismo Culturale”, “Via Michelin”.
Per i winelovers con figli al seguito, nella sola giornata di domenica 19 Febbraio, sarà possibile degustare vini in tutta tranquillità approfittando dell’area bimbi organizzata.
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Nasce con questi obiettivi #berebene&naturale che si terrà a Bagnaia dal 11 al 12 giugno 2016 con l’obiettivo di divenire un punto di riferimento per la distribuzione e la degustazione del vino naturale nell’alto Lazio ed essere un focus di approfondimento sulle nuove tendenze in ambito enologico. L’ambiziosa manifestazione si rivolge sia agli esperti, sia agli operatori di settore e ai consumatori diretti che ai semplici appassionati e si prefigge molteplici finalità: innanzitutto offrire un excursus enologico sui vini italiani, con particolare attenzione alle produzioni made in Tuscia, ed, inoltre, fornire una lente d’ingrandimento professionale sul vino naturale che da sempre costituisce argomento di discussione tra gli appartenenti al settore. #berebene & naturale è il risultato della stretta collaborazione tra l’agriturismo I Giardini di Ararat, che ospiterà l’evento, il wine bar Fernando’s, il club #berebene e la sezione Onav di Viterbo. Diversi gli appuntamenti studiati all’interno del format per fornire una panoramica completa del complesso mondo legato al vino. Si va dalla possibilità di degustare etichette di oltre cento cantine maggiormente rappresentative a livello nazionale, alla conoscenza diretta dei veri artigiani del settore, del quale si potrà seguire l’intero iter di produzione, dalla vigna allo scaffale, fino ai momenti di approfondimento mirato con le verticali di grandi riserve. Non mancherà, infine, la divulgazione e la promozione dell’offerta gastronomica del territorio, mentre agli operatori sarà offerta la possibilità di incontrare i vignaioli in modalità buyer-to-seller. La manifestazione, che si terrà presso l’Agriturismo I Giardini di Ararat, nello splendido scenario dei Monti Cimini ospiterà, in sintesi, i principali attori del mondo del vino che avranno modo di dibattere, confrontarsi e farsi conoscere all’interno di una manifestazione che ha tutte le potenzialità per divenire un punto di riferimento istituzionale nel settore enologico. Programma ed elenco delle cantine sul sito www.igiardinidiararat.com
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