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Approfondimenti

A caccia di buoni vini francesi? C’è la distribuzione “Emozioni Oltre il Gusto”

MILANO – “Diffondere la cultura del vino come elemento di lifestyle, per creare emozioni al di là del gusto”. Sergio Bruno non ha scelto a caso il nome “Emozioni Oltre il Gusto” per la sua distribuzione di vini francesi.

De Barfontarc e Lepreux-Penet per gli Champagne, Domaine Alain Jaume per la Cotes du Rhone, Domaine Jean Claude Courtault per lo Chablis, Domaine David Sautereau per Sancerre, e ancora Domaine Alain Aubert per Bordeaux ed Eric Rominger per l’Alsace sono solo alcuni dei vigneron selezionati da Bruno.

“Tutte realtà di grande livello qualitativo e di lunga tradizione – spiega il fondatore di Emozioni Oltre il Gusto – poco conosciute in Italia, ma accomunate da caratteristiche comuni. Sono tutte in grado di assicurare nel calice la rappresentatività e la migliore espressione di terroir, eleganza, fascino e stile”.

Ottime etichette che sono il frutto dell’esperienza sul campo del selezionatore, fatta di viaggi nei territori considerati patria della viticoltura mondiale. Un piccolo angolo di Francia che Sergio Bruno ha iniziato a costruire, etichetta dopo etichetta, a partire dal febbraio 2017.

Oggi, il variegato catalogo d’Oltralpe di “Emozioni Oltre al Gusto” conta 150 vini. La prova del definitivo cambio di vita di Sergio Bruno, ormai ex dirigente e consulente gestionale convertito al nettare di Bacco. Un motivo in più per brindare. E di gusto.

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Paolo Basso e le sue “Pepite” per Carrefour: “Vi racconto la Gdo francese”

LUGANO – Ormai è un dato di fatto. Dev’esserci un nesso eziologico tra la Grande distribuzione organizzata e i migliori sommelier del mondo. Paolo Basso, “Best sommelier of the World 2013″ e “Best sommelier of Europe 2010″, racconta a vinialsuper il suo (duplice) ruolo di selezionatore e testimonial per Carrefour France.

Il sommelier italo-svizzero ne ha fatta di strada da Besnate, paesino di 5 mila anime della provincia di Varese che lo ha visto nascere, 51 anni fa. Dopo il diploma alberghiero alla “Vallesana” di Sondalo, in Valtellina, diventa sommelier con l’Associazione Svizzera dei Sommeliers Professionisti (ASSP).

Sbarca così nel mondo dell’alta sommellerie, come consulente della gruppo Kempinski Hotels – Luxury Five Star Hotels & Resorts, con base a Ginevra. Seleziona inoltre i vini per Air France e collabora con noti brand come Acqua Panna, San Pellegrino e Nespresso.

Quando ha iniziato a collaborare con Carrefour France? In cosa consiste il suo ruolo?
Il 2017 è il secondo di tre anni di collaborazione concordata con Carrefour. Seleziono dei vini che vengono chiamati “Pepite”, in vendita in occasione delle quattro Foire aux vins di Carrefour. Le ‘Fiere del vino’ sono importanti eventi che si svolgono quattro volte all’anno nei punti vendita dell’insegna: primavera, estate, autunno (la più forte) e nel periodo delle feste di Natale.

Inoltre collaboro con il ‘Club Pass’ Carrefour: uno spazio web dedicato ai clienti speciali di Carrefour, che possono accedere a contenuti a loro riservati, via web. Per loro redigo mensilmente dei redazionali su temi legati al mondo del vino e realizzo dei video tutorial sulla degustazione.

Come seleziona i vini in vendita in occasione delle Foire aux vins Carrefour?
Il meccanismo di selezione è complesso e prevede diversi step. In primis, a gennaio, si effettua una grande degustazione alla cieca di migliaia di etichette, alla quale partecipano i buyer Carrefour e gli stessi produttori. In seguito, i buyer effettuano un’ulteriore scrematura, basandosi su criteri qualitativi e di disponibilità effettiva delle singole referenze sul territorio nazionale francese. Per ultimo intervengo io, che senza alcuna pressione da parte di Carrefour seleziono quelle che saranno “Le mie Pepite”.

A quale fascia prezzo appartengono i vini selezionabili?
La fascia prezzo delle “Pepite” varia dai 4 ai 15 euro. Si tratta di vini bianchi, rossi e dolci, senza sforare nelle bollicine che hanno altri prezzi, trattandosi in Francia di Champagne. Nella fase di degustazione alla cieca, oltre ad annotarmi pregi e difetti, cerco di assegnare alle etichette un potenziale prezzo di vendita. Tra le mie “Pepite” finiscono quei vini in cui il rapporto qualità prezzo sia più che bilanciato.

Si può dunque bere bene con 4 euro?
Non ho mai messo il mio “sigillo” su vini di fascia inferiore ai 4 euro: cifra che tiene conto anche degli sconti ai quali può essere sottoposta la singola etichetta. Peraltro non mi è stato imposto alcun criterio legato al prezzo da parte di Carrefour, al momento della selezione. D’altro canto, ritengo di possa davvero bere bene senza spendere cifre fuori dalla portata comune.

Ha ragione allora Luca Gardini, testimonial di vini a 2 euro per Eurospin, decantati come chicche?
Non conosco i dettagli dell’operazione di Gardini con Eurospin, ma ribadisco che, personalmente, non ho mai selezionato vini con prezzi così risicati. Bisogna però mettersi nei panni dei clienti che pensano di “investire” 3-5 euro in un vino: cosa cercano? Magari gli basta la buona bevibilità, senza andare a cercare tipicità o altri fattori legati ad altri palati. Ovvio che non si possa decantare come eccezionali dei vini che risultano molto semplici.

Hanno un fondo di verità i luoghi comuni sulle abitudini di consumo di vino in Francia?
Certamente. Posso confermare che il bordolesi bevono solo bordolese. Che i vini alsaziani in certe zone della Francia sono detestati. E che nel Sud della Francia si gioca la vera partita del vino, in termini di cifra d’affari.

In Italia il ruolo del sommelier viene spesso vissuto (anacronisticamente) come antitetico alla Grande distribuzione. Lei cosa pensa?
Arrivando dal mondo dell’alta ristorazione, mi sono avvicinato in maniera titubante alla Gdo. Lo ammetto. Ma oggi sono più che contento e fiero di aver fatto questa scelta. Il canale moderno è molto interessante e offre ottimi spunti. E’ un settore che definirei “democratico”, a differenza del mio mondo di provenienza.

Avevo un cliente, in hotel, che sosteneva di non considerare “vino” tutto ciò che costasse meno di 200 euro. Ebbene, oggi sostengo di essere fiero di poter mettere a disposizione la mia professionalità e competenza per persone con budget molto più limitati, che hanno tutto il diritto di bere bene, in base alle proprie disponibilità.

Vuole segnalare ai lettori di vinialsuper qualche “Pepita” in particolare?
Certamente. Ecco un elenco di etichette, con prezzi indicativi: 1) Blanc Bourgogne, Mâcon-Fuissé “Vieilles Vignes” Rijckaert F.Rouve 2015, 12 euro; 2) Rouge Vallée du Rhône, Cotes du Rhone Villages Cairanne, Truffes Et Friandises Confidences 2015, 6 euro; 3) Rouge Languedoc / Roussillon, Cotes du Roussillon Promesse Rouge, Mas Amiel 2015, 10 euro; 4) Rouge Languedoc / Roussillon, Languedoc Saint-Drézéry Première, Puech-Haut 2015, 10,90 euro; 5) Rouge Bordeaux, Puisseguin-Saint-Émilion Château Soleil Promesse 2015, 9,90 euro; 6) Rouge Vins Etranger, Espagne Jean Leon 3055 Merlot-Petit Verdot 2015, 18 euro; 7) Rouge Vins Etranger, Aregentine Clos de los Siete 2014, 13 euro; 8) Pouilly Fuissé Domaine du Grand Pré, 2016, 12,90 euro; 9) Tokaji Aszu 5 Puttonyos, 2006 Château Impérial Tokaji, 2006, 17 euro.

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Approfondimenti news vini#1

Enrico Baldin, alias Champagne Encry: un italiano alla corte di Francia

“Il n’est Champagne que de la champagne” ovvero “Non è Champagne se non è della Champagne”. Verissimo, ma non è detto che a fare lo Champagne debba essere per forza un francese.

Ed in effetti un’eccezione c’è. Si chiama Enrico Baldin, italiano quanto il tricolore, produttore di Champagne. E che Champagne!

La storia di Enrico e di Encry, la sua cantina, la si potrebbe riassumere semplicemente citando Eleanor Roosevelt: “Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni”. È infatti una storia di sogni e di caparbietà quella che l’ha portato ad essere ciò che è oggi.

Abbiamo avuto modo di ascoltarla proprio dalla sua viva voce, grazie ad un’interessante serata organizzata dalla sezione Onav di Varese. Serata che ha visto Enrico Baldin e i suo vini protagonisti sotto l’occhio (ed il naso!) attento dei presenti. Cinque le proposte di Enrico per sorprendere i suoi ospiti, tutte provenienti dal Grand Cru, 100% Chardonnay, di Mesnil sur Oger.

LA DEGUSTAZIONE
Apre la serata il Blanc de Blancs Brut. Base annata 2012 più il 20% di vini di riserva 2004 e 2006. Niente malolattica e utilizzo di estratto di vinaccioli per bloccare le fermentazioni (Enrico è molto attento a limitare l’utilizzo di solforosa). Quarantadue mesi sui lieviti e 4,5 g/l di dosaggio.

Colore paglierino carico con riflessi dorati, perlage fine e persistente. Note spiccate di mela verde, poi pesca e pera, un sentore erbaceo di fieno che si sposa con le note tostate e mandorlate.

Freschezza d’agrume e dolcezza di miele. In bocca pieno ed equilibrato, di grande sapidità e lunga persistenza.

Segue il Zero Dosage. Stesso vino del precedente ma non dosato. lo avevamo già incontrato durante “Mare di Champagne” ad Alassio e confermiamo il nostro parere.

Al naso è graffiante e molto minerale, inizialmente sembra quasi chiuso. Si apre poi sulla sua grande verticalità con note di agrume (pompelmo, lime) e frutta a polpa bianca. In bocca spiccano la sapidità e la finezza del perlage. La lunga persistenza è ben supportata dalla morbidezza.

Grand Rosé. 95% Chardonnay e 5% di Pinot Noir vinificato rosso proveniente da un altro Grand Cru: Bouzy. 36 mesi sui lieviti, 3 g/l di dosaggio. Accattivante nel colore, più tenue seppur intenso rispetto a molti altri Champagne.

Al naso è intenso e pulito. Frutti rossi come lampone e fragolina di bosco che si mescolano ai sentori tipici dello Chardonnay, un rosé non-rosé. In bocca la sapidità è appena smorzata dalla rotondità del Pinot.

La quarta proposta è Blanche Estelle, uno champagne nato dall’unione di 4 produttori divisi su 3 villaggi Grand Cru. 36 mesi di affinamento e 6 g/l di dosaggio.

L’idea è quella di creare in cooperativa con altri vigneron uno Champagne più morbido ed immediato che possa essere commercializzato in mescita a prezzi più contenuti.

Il risultato è un prodotto di grande bevibilità, diverso dal resto della gamma Encry. Al naso profumi di cipria e confetto con note fruttate. Morbido in bocca seppur supportato da una buona acidità. Persistenza più breve rispetto ai precedenti assaggi.

Chiude la carrellata il Millésime 2009. Racconta Enrico che in prima fermentazione si è dovuto abbassare la temperatura per via dell’esuberanza delle uve. 72 mesi, 4,5 g/l il dosaggio. Colore dorato e perlage finissimo. Molto evoluto al naso, sembra anche più vecchio del 2009.

Note di torrefazione, nocciola, terziario di caffè e liquirizia. Molto fine al naso con una nota di dolcezza burrosa pur senza aver fatto legno. Grande acidità e sapidità al palato. Lunga persistenza.

LA STORIA DI VEUVE BLACHE ESTELLE – ENCRY
La storia di Encry comincia quando Enrico, pur grande amante delle bollicine, non apparteneva per cultura professionale al mondo vinicolo. Lui si occupava all’epoca di ingegneria naturale e ripristino ambientale con particolare attenzione alle tecniche di idrosemina.

Tecniche che possono essere applicate anche in vigna per rinfoltire l’erba fra i filari. Quelle tipologie di erba che non entrano in competizione con la vigna ma al contrario favoriscono una buona ossigenazione del terreno e agevolano il proliferare di quegli insetti che favoriscono le azioni antiparassitarie.

Proprio questa sua specializzazione ha portato, 17 anni fa, Baldin in contatto con un vigneron che necessitava del suo aiuto per migliorare le proprie colture. Colture di Chardonnay a Mesnil sur Oger, in piena Côte de Blancs, Grand cru posto proprio fra le vigne di alcune grandi Maison. Il vigneron in realtà non produce vino, si limita a conferire uve o mosti proprio a quelle Maison.

È di Enrico l’idea, nel 2004, di mettersi a produrre Champagne in collaborazione col vigneron, rilevando da lui 3,5 ettari di vigna ed investendo nella costruzione di una cantina. Coltivazione biologica e biodinamica “non estrema”, pressa tradizionale da 4000 kg, vinificazione in solo acciaio. Estrema attenzione alla qualità in ogni fase.

Nel 2007 le prime bottiglie sono pronte e ben etichettate col neonato marchio Encry (dal soprannome di Enrico, Enry, con in più la C di Champagne) quando il CIVC (Comité interprofessionnel du vin de Champagne) blocca la vendita. Perché? Perché ad Encry manca la “fondatezza”, vale a dire una storia alle spalle che possa in qualche modo “garantire” la serietà e la tradizione della Maison.

Dopo quattro mesi è il socio-vigneron di Baldin a trovare la soluzione: suo nonno aveva in fatti registrato relativamente a quel terreno un marchio di Champagne, Veuve Blache Estelle, nel 1917. Mai prodotto un solo litro di vino, ma tant’è, il marchio esiste ormai da un secolo e tanto basta a garantire una “fondatezza”. Enrico rileva il marchio e rinomina i propri vini come “veuve Blache Estelle – Encry”. Il gioco è fatto!

Ed invece no. Il CIVC si mette ancora di traverso. Il Comité non accetta che un francese possa cedere il blasone ad un non-francese. La soluzione questa volta arriva da Nadia, la compagna di Enrico. Lei ha una zia francese, basta far nominalmente figurare lei come depositaria del marchio ed anche questo ostacolo è superato. Dopo l’ennesimo tira e molla il CIVC è costretto a riconoscere Vue Blache Estelle Encry (anche se con un escamotage non viene concesso di utilizzare da dicitura RM, Récoltant Manipulnat, in etichetta).

Volontà, caparbietà, intelligenza, grande qualità in vigna e nel bicchiere. Ingredienti che sembrano la trama di un romanzo. Il romanzo dell’italiano che andò in terra di Francia a produrre il più prestigioso dei vini francesi.

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Vini al supermercato

Verticale di Chateauneuf du Pape da Auchan: quando il supermercato regala emozioni

(4,5 / 5) Continuate pure a chiamare “enologia di serie B” quella dei supermercati. Fatto sta che l’ignoranza in materia vinicola della maggior parte degli addetti delle catene della grande distribuzione organizzata è capace di regalare vere e proprie emozioni.

Una prova? La presenza di bottiglie di Chateauneuf du Pape di annate differenti sullo scaffale dei punti vendita Auchan. Avete capito bene: proprio Auchan offre l’inconsapevole ebrezza di una “verticale” del rosso Aoc tra i più rappresentativi della Francia, ottenuto nella zona meridionale della Valle del Rodano da uve Grenache, Syrah, Mourvèdre e Cinsault.

La catena francese, che in Italia tratta col giusto riguardo la viticoltura transalpina, con un’accurata “Selezione” di vini d’Oltralpe dallo sgargiante rapporto qualità prezzo, si perde in un bicchier d’acqua: quello della corretta rotazione delle vendemmie sullo scaffale. Regalando a vinialsuper la possibilità di raccontare un’emozionante “mini verticale”.

Prima un paio di precisazioni, per i meno esperti. Vi è mai capitato di “scavare” sul fondo degli scaffali dei supermercati alla ricerca di scadenze meno ravvicinate alla data nella quale avverrebbe l’acquisto? Certamente sì.

Lo fate con lo yogurt, con l’insalata. Ma anche con le brioche. Ecco il punto: i vini sullo scaffale dei supermercati andrebbero trattati dagli addetti alla stregua dei cornetti della Mulino Bianco.

La regola è semplice: first in, first out. Il pacco di crostatine all’albicocca con scadenza più ravvicinata alla data di potenziale acquisto deve essere esposto davanti a quelle con scadenza meno prossima. Così dovrebbe accadere al vino: la vendemmia 2015 davanti alla 2016, in modo da terminare le scorte di bottiglie più “vecchie” prima di iniziare a vendere quelle “nuove”. Ahinoi, così non accade.

Le “rotazioni” della merce, ovvero la velocità con quale si svuota lo scaffale, sono (o dovrebbero essere) tali da non rendere sempre necessario il “giro delle scadenze”: i banchi si svuotano indipendentemente dalla scadenza della merce esposta, se gli ordini sono tarati in base alle rotazioni. Esattamente quello che non è successo nel caso dello Chateauneuf du Pape della Selezione Auchan.

IL CASO
Due le vendemmie presenti a banco: la 2009, esposta sul fondo dello scaffale, tra la polvere; e la 2014, facilmente reperibile sopra all’etichetta prezzo e acquistabile senza alcuno sforzo. Un errore madornale che, ripetuto in larga scala, costringe le catene a ridurre i margini di guadagno sulle singole referenze.

Considerando che la maggior parte dei vini presenti sullo scaffale dei supermercati sono di pronta beva, ovvero consumabili al top della forma nel giro di un uno o due anni dalla data di vendemmia indicata in etichetta, immaginate a che prezzo (scontato) dovrebbero essere venduti i vini di annate vicine all’aceto.

Col rischio, peraltro, di far percepire male al consumatore non solo il brand posto in sottocosto, ma l’intera Denominazione di appartenenza. Fortunatamente non è il caso dello Chateauneuf du Pape della Selezione Auchan, che si conferma vino dal grande potenziale evolutivo in bottiglia. Anche al supermercato.

LA DEGUSTAZIONE
La vendemmia 2014 (13,5%) si presenta nel calice di colore rosso rubino. Lascia perplesso, di primo acchito, la percezione olfattiva di un potenziale spunto acetico.

Un’acescenza in fase primordiale che, con l’ossigenazione, si dilegua in maniera definitiva. Il vino si apre su note di confettura di frutti rossi, su sottofondo terziario.

Non mancano una mineralità salina e una componente vegetale di macchia mediterranea, definibile nel sentore di rosmarino. L’affinamento in legno regala invece sentori altalenanti tra il cuoio e la balsamicità dolce del miele d’acacia.

L’ingresso in bocca del Chateauneuf du Pape 2014 della Selezione Auchan è caldo, sempre giocato sui frutti rossi, in un crescendo di struttura e mineralità. Il tannino è vivo ma equilibrato, soffice: ricorda il cacao bagnato. Anche l’alcolicità è equilibrata e non infastidisce la beva. Bel vino, che lascia tuttavia qualche dubbio sul potenziale evolutivo.


La vendemmia 2009 (14%) tinge il calice, come atteso, di un rosso granato impenetrabile. Il naso è appannaggio della balsamicità: terziari conferiti dall’affinamento in legno, vegetale spinto tra la macchia mediterranea (di nuovo rosmarino) e la resina di pino. Mirtilli sotto spirito, pepe nero a zaffate.

Al palato stupisce per l’acidità ancora viva. Lo Chateauneuf du Pape 2009 della Selezione Auchan mantiene un gran corpo e un piacevole calore. Lungo nel retro olfattivo, su note di frutti rossi. All’apice della curva evolutiva, regala belle emozioni a tavola, soprattutto per chi ha la pazienza di attendere le sfumature del calice. Da consumare entro la fine dell’anno, per non perdere il bel ricordo di un grande vino francese.

Prezzo: 13,90 euro
Acquistato presso: Auchan

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Vini al supermercato

Alsace Riesling Réserve 2014, Pierre Sparr

(1,5 / 5)Nella giungla dei vini al supermercato è facile perdersi. E’ ancora più facile perdere la rotta quando ci si addentra nel tortuoso mondo dei vini francesi del supermercato. Ma la bussola impazzisce, letteralmente, sul Riesling Réserve 2014 Pierre Sparr. Doveroso sottolineare, in primis, che non si tratti di un prodotto “Aoc”, ovvero d’Appellations d’origine contrôlée, il corrispettivo transalpino della “Doc” italiana. Bensì di una semplice Appellation Alsace Contrôlée: formula con la quale viene genericamente identificato il vitigno alsaziano utilizzato per la produzione, in questo caso il Riesling. Un prodotto, dunque, che già di per sé rappresenta l’ombra dell’originale. E a questo punto, ad Esselunga, andrebbe chiesto perché inserire in assortimento un prodotto francese di “serie b”, peraltro a un prezzo non certo alla portata di tutti? Forse, la risposta sta sull’etichetta posteriore: in quell’analisi altisonante del Riesling Riserva Pierre Sparr, che a noi di vinialsuper pare…davvero nulla di che.

Quantomeno, raccomandiamo – per l’ennesima volta – agli addetti del supermercato di “girare le annate” e di trattare la corsia del vino come quella dei biscotti (già, perché anche il vino “scade” se è di bassa qualità, o se è prodotto con vitigni non adatti all’invecchiamento, o se è stato ‘turato’ con sugheri economici). Sul banco dove preleviamo questo Riesling, di fatto, sono presenti due annate. La 2014, che scegliamo per la nostra degustazione. E la 2013, dimenticata sul fondo dello scaffale: bottiglie piene di polvere e “liquido” visibilmente “ridotto” all’esame del collo della bottiglia, rispetto alla “sorella” 2014.

L’ANALISI DI VINIALSUPER
La domanda che continua a frullarci nella testa, mentre sorseggiamo questo…”Riesling Alsaziano Riserva”, è: perché? Perché? Dell’eleganza e della finezza dei Riesling d’Oltralpe, neppure l’ombra. Questo Pierre Sparr – a proposito: maison prestigiosa, la cui storia affonda le radici nell’anno 1680, a Beblenheim, in Alsazia per l’appunto – sembra piuttosto un vino di montagna, di quelli che servono in brocca nelle osterie.

Mancano, al naso, i caratteristici spunti di frutta a polpa bianca e di agrumi, mentre risaltano con una certa insistenza i soli fiori bianchi freschi. Sembra quasi un Gewurztraminer base, quando spunta invece, con l’ossigenazione, qualche richiamo olfattivo dolciastro, che ricorda il miele. Desaparecidos i sentori minerali, vera e propria “firma” della straordinaria Valle del Reno, di cui il Riesling alsaziano è simbolo. Al palato, struttura scarsa, monocorde, fruttata fresca. E, anche qui, nemmeno l’ombra della mineralità che si potrebbe (dovrebbe?) attendere dal vitigno. Consigliamo questo vino a tutto pasto. Degli altri.

LA VINIFICAZIONE
Apprendiamo dal sito web dell’importatore e distributore “esclusivo” del Riesling Riserva Pierre Sparr, la Boldrini Import Export di Roma, alcune informazioni sulla tecnica di vinificazione. Si tratta, come atteso, di un Riesling in purezza, ottenuto da vigne dell’età media di 26 anni. La vendemmia è condotta sul finire del mese di ottobre. La fermentazione avviene poi a temperatura controllata, con successivo riposo sulle fecce fini: un’operazione volta a favorire l’aromaticità del prodotto. Da apprezzare la schiettezza con la quale l’importatore descrive i sentori fruttati e minerali di questo Riesling Alsaziano, parlando di semplici “reminiscenze”. Chapeau.

Prezzo pieno: 7,19 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Vini al supermercato

Gewurztraminer Vin D’Alsace Aoc, Pierre Chanau

Partiamo da un punto fermo: Pierre Chanau non esiste. O, meglio: non è il nome del vigneron francese che produce il Gewurztraminer Vin D’Alsace Appelation Alsace Contròlée che vi sarà capitato di scorgere sugli scaffali di una catena francese di ipermercati. Rewind. Fate mente locale. Dov’eravate? Ve lo diciamo noi: da Auchan. “Chanau”, di fatto, non è altro che l’anagramma di “Auchan”. Si diverte (anche) così la famiglia Mulliez, che detiene il marchio della grande “A”, a sua volta parte della costellazione Adeo. Il vino bianco che finisce oggi sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it rientra infatti tra quelli de “La Sélection”, “La Selezione” di vini realizzata da Auchan per i suoi clienti. In particolare, la vendemmia è la 2012. “Espressione del terroir e del sovoir-faire del produttore – si legge sul collarino apposto alla bottiglia – abbiamo degustato e selezionato per voi questo vino dall’eccellente rapporto qualità-prezzo”. Sveliamo l’ultimo ‘segreto’, prima di passare all’analisi gusto olfattiva: se Pierre Chanau non esiste, allora chi produce questo Gewurztraminer alsaziano? Vi spieghiamo anche questo. E’ la Wolfberger di Eguisheim, caratteristico borgo di 1.600 anime del dipartimento dell’Alto Reno, nel centro-sud della pregiata area vitivinicola francese. Cinquantotto milioni di euro il fatturato annuo del colosso Wolfberger, scelto non a caso da Auchan, anche per la sua consolidata esperienza nel mondo del vino, nel quale opera dal 1902.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Gewurztraminer Vin D’Alsace Appelation Alsace Contròlée Pierre Chanau si presenta di un bel giallo dorato, ancora più intenso di quanto potessimo aspettarci. Al naso, gli evoluti sentori di albicocca sciroppata ricordano quelli di certi pregiati Viognier francesi e dei migliori passiti italiani (non prendeteci per “pazzi” se ci sbilanciamo in una citazione altisonante del Ben Ryé Donnafugata).

Sono questi a emergere maggiormente, in un corredo olfattivo ricco, intenso e complesso, che spazia dalla frutta esotica (ananas, mango maturo e gli immancabili litchi), alla scorza d’arancia. Completano il quadro fini sentori di spezie come pepe rosa e chiodi di garofano. Un olfatto più che soddisfacente, che preannuncia un palato sorprendente.

Di fatto, a sostegno della pregevole pulizia delle note fruttate fresche già avvertite al naso (in perfetta corrispondenza gusto-olfattiva) interviene una sostenuta mineralità, già in ingresso. Il Gewurztraminer Vin D’Alsace Appelation Alsace Contròlée Pierre Chanau si apre poi deciso ma soave sulla frutta matura. Chiude infine minerale, rivelando una decisa sapidità. Come direbbero in Francia: chapeau. Perfetto accompagnamento per pietanze piccanti, questo Gewurztraminer della Selezione Auchan può essere accostato con facilità alla cucina etnica indiana o thai. Provatelo, per esempio, con un pollo al curry. O con un formaggio saporito e speziato.

Prezzo: 5,59 euro
Acquistato presso: Auchan

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