BAROLO – Il 2-3 dicembre torna per il sesto anno consecutivo Vini Corsari, il Festival Europeo dedicato al vino artigianale, ospitato nel suggestivo Castello Comunale Falletti di Barolo.
Due giorni di degustazioni e vendita al pubblico, e la possibilità di conoscere trenta vignaioli provenienti da Italia, Portogallo, Spagna, Francia, Grecia, Germania, Austria e Repubblica Ceca.
LE AZIENDE PARTECIPANTI
Portogallo
COZ’s (Lisboa)
Humus – Encosta da Quinta (Lisboa)
Quinta da Vacariça (Bairrada)
Spagna
Matias i Torres (Canarias)
Iago Garrido (Ribeiro)
Quinta da Muradella (Monterrei)
Tentenublo (Rioja)
Francia
Les Maisons Rouges (Loire, Jasnières)
Pierre Péters (Champagne)
Domaine Kreydenweiss (Alsace)
Chandon de Briailles (Bourgogne)
Nicolas Maillet (Bourgogne, Mâcon)
Domaine Robert Denogent (Bourgogne, Mâcon Pouilly Fuissé)
Azienda Agricola Monte dall’Ora (Veneto – Valpolicella)
Casa Coste Piane (Veneto – Valdobbiadene)
Cantina De Fermo (Abruzzo)
Fonterenza (Toscana)
Azienda Agricola Natalino del Prete (Puglia)
Tenuta di Valgiano (Toscana)
Azienda Agricola Altura (Toscana – Isola del Giglio)
Enoteca Regionale del Barolo – Assagio Barolo Istituzionale 2014
Miele
Possibila Editore
VINI CORSARI L’idea del festival nasce alla fine del 2013 con il desiderio di creare uno spazio comune per quei produttori che condividono un approccio artigianale al vino, che credono nel valore dei vitigni locali e dei terroir, che tutelano e valorizzano attraverso una viticoltura rispettosa dell’ambiente e volta ad esercitare e approfondire i saperi e le pratiche delle generazioni passate.
Vini Corsari si ispira inoltre all’opera Scritti Corsari di Pier Paolo Pasolini: un omaggio allo scrittore e alla raccolta dei suoi articoli che condannano l’omologazione culturale e la perdita di diversità e di individualità locali italiane a favore del consumismo e delle mode. L’ambizione pasoliniana di un approccio ancorato alle tradizioni e agli aspetti identitari dei territori è lo stesso che si rivendica quando ci si accosta al tema del vino.
Lungo questa rotta, Vini Corsari intende sorpassare il contesto nazionale, mettendo in luce il patrimonio vinicolo e culturale europeo che i vignaioli serbano e valorizzano.
Il Castello Comunale Falletti di Barolo ospiterà i vignaioli corsari con il loro spirito filibustiere e goliardico nei giorni di domenica e lunedì, così da permettere a tutti, appassionati di vino e lavoratori nel settore enogastronomico, di partecipare al Festival e conoscere le diverse aziende che cambiano di anno in anno.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
BAROLO – Sono i vini europei i veri protagonisti dell’edizione 2017 di Vini Corsari, evento “alternativo” che di anno in anno anima il Castello di Barolo, nei primi giorni di dicembre. Una kermesse che, quest’anno, ha fatto da contraltare italiano a “Vini di Vignaioli à Paris”.
Buono il riscontro del pubblico. Circa 500 presenze domenica 3 (soprattutto eno appassionati) e 250 ingressi lunedì 4 dicembre (per lo più professionisti del settore). Dall’appuntamento di domenica 3 e lunedì 4 escono a testa alta i Riesling della Mosella, nonché gli autoctoni spagnoli e portoghesi.
Anche quest’anno, Marta Rinaldi e i suoi collaboratori (portoghesi e italiani) sono riusciti a pescare bene nel cestello della Francia (sugli scudi con una maison di Champagne in grado di esaltare come poche il Pinot Meunier in purezza) e in quello nostrano, spaziando in maniera convincente in 8 regioni.
Una vocazione europea, quella di Vini Corsari, confermata dall’organizzazione. “Quest’anno – commenta Marta Rinaldi (nella foto) – abbiamo quasi del tutto rinnovato il parterre dei vignaioli corsari, rafforzando la presenza di produttori dalla Germania e dall’Austria e limitando Francia e Italia. Per scelta, ancora nessun Barolo a Vini Corsari, perché mi piaceva l’idea di esaltare Barolo come paese, come castello e come Denominazione, ospitando i vini di altre regioni, Stati e territori. Per noi, del resto, l’aspetto umano di questo festival è fondamentale: lo scambio culturale e linguistico tra vignaioli provenienti da diverse nazioni è importantissimo, oltre ai risvolti professionali di un’esperienza simile”.
Domanda d’obbligo, allora, sulla vendemmia 2017 a Barolo, di cui Marta Rinaldi è stata protagonista con l’azienda di famiglia, la Giuseppe Rinaldi. “E’ stata un’annata piuttosto anomala e curiosa: abbiamo patito le condizioni climatiche, dal gelo della primavera alla siccità estiva. Con il giusto tempismo in vendemmia abbiamo controllato i rischi di grandi concentrazioni e cali di acidità, anticipando la raccolta al 14 settembre in terreni sabbiosi o meglio esposti come Cannubi e Le Coste e finendo il 29 settembre con Ravera e Brunate. Un’annata in cui ha contato molto, dunque, l’esperienza pregressa del singolo viticoltore e le dimensioni delle aziende”.
I MIGLIORI ASSAGGI A VINI CORSARI 2017 Vini spumanti 1) Champagne Extra Brut Blanc de Noirs 2014 “Les Murgiers”, Francis Boulard. Versione Extra Brut (ma Boulard produce anche il Brut Nature, non in degustazione a Barolo) dosata 3-5 grammi litro, Pinot Meunier in purezza, vinificato in bianco. Un vero e proprio emblema della maison e del suo titolare.
La vinificazione del solo succo della prima spremitura avviene in legno di diverse dimensioni, dalla barrique alla botte grande. La fermentazione alcolica è spontanea, con lieviti indigeni. Fondamentali i batonnage, ogni 10 giorni. II risultato è uno Champagne di grande equilibrio tra frutta, legno e acidità.
2) Vino bianco frizzante Sur Lie “Bolle Bandite”, Carolina Gatti. La regina del Raboso (nella foto) presenta a Vini Corsari il suo “Prosecco”. Ottenuto al 100% dall’antico “Prosecco tondo”, clone Balbi, caratterizzato da acini tondi, di dimensioni irregolari (acinellatura). A Valdobbiadene è invece più comune l’acino lungo, più produttivo.
Un anno in cemento per queste “Bolle” che, fino al 2012, godevano della Doc. In quell’anno, su 10 mila bottiglie, solo 2 mila passarono l’esame della commissione. Il frizzante in degustazione è dunque un Prosecco non convenzionale, sin dal colore giallo paglierino velato, tutto giocato su note “dritte”, di agrumi. Un vino graffiante, come chi lo produce: piacevolmente irriverente e senza peli sulla lingua.
Vini bianchi
1) Riesling 2014 “Ellergrub”, Immich-Batterieberg.Dopo tanti assaggi di Riesling (molti dei quali validissimi) a Vini Corsari 2017, quello di Immich-Batterieberg risulta il più convincente. Siamo a Enkirch, in Mosella, Germania. Giallo dorato limpidissimo, riflessi tenui tendenti al verdolino.
Al naso una lieve nota di idrocarburo, oltre a una vena fruttata ed erbacea profonda. Palato sorprendente, nel modo in cui riesce a giocare sull’altalena tra morbidezze e acidità: note citriche in incontro-scontro con percezioni di frutta esotica matura. Retro olfattivo pacato, col vino che si spegne su una nota erbacea.
2)Riesling 2016 “Vade Retro”, Melsheimer. “Il nostro Riesling senza solfiti”. Lo presenta così Thorsten Melsheimer, omone alto quasi come le campate del Castello Falletti di Barolo. Restiamo nella tedesca Mosella, ma ci spostiamo a Reil. Un anno in barrique per “Vade Retro”. Si vede (dal colore, tra l’orange e l’ambrato) e si sente (al naso): arachidi, frutta secca in generale, ma anche datteri, fichi.
In bocca va giù come una lama, riempiendo come un boccone dato in pasto a un affamato. Note citriche, che poi virano sulla frutta esotica matura, in particolare sull’ananas. Uno spettacolo.
3)Neuburger Freyheit 2016, Weingut Heinrich. Una delle due sorprese, tra i bianchi di Vini Corsari 2017. Tutta interessante la linea di Weingut Heinrich. Ma è il “vino base”, quello proposto per primo, a colpire maggiormente. Diciotto euro davvero ben spesi. Quando lo diciamo a Philine Dienger, sembra non crederci dalla gioia. Di fatto, questo è un vino simbolo per la cantina di Gols, zona orientale dell’Austria, nei pressi del confine con Slovacchia e Ungheria.
Neuburger in purezza, 12%, 0,9 grammi di residuo zuccherino. Giallo dorato velato nel calice, con riflessi verdolini. Naso di passion fruit e mele mature, su sottofondo d’erbe di montagna e scorza di lime. Un altro eccellente esempio di come si possa produrre vini tanto grassi quanto rinfrescanti.
Corrispondente al palato, dove regala anche note minerali (selce, grafite) e ridondanti ritorni di ananas e papaya matura, tutt’altro che stucchevoli. Il segreto di questo vino, forse, oltre al terroir di scisto e calcare, sta nella macerazione iniziale con i raspi (per 48 ore).
4)Langhe Bianco Doc 2013 “Coste di Riavolo”, San Fereolo. Quarantamila bottiglie complessive, su una superficie di 14 ettari, danno la “misura” dell’impegno di Nicoletta Bocca nella zona del Dogliani. Basse le rese delle vigne vecchie di Dolcetto, ma anche di Riesling e Gewurztraminer.
Se i Dogliani di San Fereolo (2016, 2010 e 2006) sono pezzi d’arte già riconosciuti nel panorama enologico nazionale dei “Vini veri”, è il Langhe Bianco 2013 ottenuto dal blend tra Riesling renano (70%) e Gewurztraminer (30%) a colpire l’attenzione a Vini Corsari 2017.
“Mica ho fatto studi sui terreni prima di decidere di impiantarli”, ammette con schiettezza Nicoletta Bocca, sistemandosi gli occhiali sul naso e accennando a un sorriso. Del resto, certe cose, certi vignaioli, le sentono dentro. Poi le fanno e basta.
E il risultato è eccellente. Un orange leggero colora il calice corsaro, che allontana ancor più – geograficamente – l’Alto Adige e il Trentino dal Piemonte. Come a segnare una linea di demarcazione visiva, che sintetizzi una filosofia produttiva diametralmente opposta a quella convenzionale. Niente aromaticità e “dolcezze” nel Langhe Bianco di San Fereolo, per intenderci.
Macerazione e pigiatura in vasche d’acciaio, con le bucce, poi fermentazione in legno da 25 ettolitri, dove resta per altri due anni. Un altro lo fa in bottiglia, prima della commercializzazione. I 13 euro (prezzo corsaro) sono un vero e proprio regalo.
Vini rossi 1) Baixo Corgo 2015 “Trans Douro Express”, Mateus Nicolau de Almeida. Si chiama “Trans Douro Express” la linea di vini di Mateus Nicolau de Almeida, vignaiolo portoghese che a Barolo regala un vero e proprio “viaggio” nelle diverse subregioni del Douro português. E allora tutti sul treno. Anche senza biglietto. Tanto guida lui, che è uno alla mano.
Dieci uvaggi compongono il miglior rosso degustato a Vini Corsari 2017, con prevalenza di Touriga nacional e Touriga franca. Una pratica comune, in Douro, l’allevamento di diverse varietà nello stesso appezzamento. Di fatto, questo blend, esalta la varietà principe del Porto.
Trovando un ottimo equilibrio tra “ruvidità” e una certa eleganza aromatica. In questo quadro, l’apporto erbaceo del Tinta Roriz (cugino portoghese del Tempranillo spagnolo) si fa sentire eccome. Ciliegina sulla torta? Rapporto qualità prezzo eccezionale.
2) Viño tinto “Camino de la Frontera” 2016, Da Terra Viticultores. Siamo in Val du Bibei, nella Ribeira Sacra della Galicia, in Spagna. I capelli “rasta” di Laura Lorenzo sono forse l’immagine più fulgida dell’intera ciurma di Corsari messa assieme dalla banda capitanata dalla Elizabeth Swann di Barolo, Marta Rinaldi.
Laura si vergogna a farsi inquadrare dall’obiettivo della macchina fotografica. Ma quando parla di vino, del suo vino, è un vulcano. Ci innamoriamo di lei quando versa nel calice Camino de la frontera 2016, blend in cui la parte del leone lo fa l’uvaggio Juan Garcia.
Sembra di risalire sul treno condotto nel Douro da Mateus Nicolau de Almeida. Valicando i confini portoghesi, giungendo in Spagna. Nel calice, il fil rouge è evidente. Il vino di Laura è meno strutturato, ma può contare su una vena minerale che fa strabuzzare gli occhi dalle orbite. Completano il quadro rimandi erbacei profondi, tendenti al balsamico, che richiamano la mentuccia e il timo. Un vino che non smetteresti mai di bere.
3) Cornalin 2015 “L’Enfer du Calcaire”, Histoire d’Enfer. Il Vallese, vinialsuper, lo ha girato in lungo e in largo. Vini Corsari 2017 regala una chicca dell’area vitivinicola più ampia della Svizzera: il Cornalin di Histoire d’Enfer. Un rosso tutto giocato sull’eleganza dei piccoli frutti a bacca rossa. Naso avvolgente e palato di ribes e lamponi.
La “prontezza” delle note fruttate trae in inganno solo di primo acchito, seguita da una freschezza (acidità) che rende questo Cornalin davvero tipico e di livello, anche nel tempo: i vini di Historie d’Enfer, del resto, offrono spesso ampie garanzie in termini di longevità.
4) Merlot 2015 “Masot”, Fattoria Sociale La Costae Motor América 2016, 4 Kilos Vinícola: l’italiano (dal Veneto) e lo spagnolo (da Mallorca) si guadagnano un posto nella nostra speciale classifica dei migliori assaggi di Vini Corsari 2017 come “vini quotidiani”.
Vini rossi dall’ottimo rapporto qualità prezzo (inferiore ai 10-15 euro) e dalla grande facilità di beva, prodotti nel primo caso con un uvaggio internazionale e nel secondo con il Callet, autoctono delle isole Baleari.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Trenta vignaioli europei. Un solo denominatore comune: producono, tutti, vini non convenzionali. Vini anti omologazione. Vini unici, bottiglia per bottiglia.
Si terrà il prossimo 3 e 4 dicembre l’edizione 2017 di Vini Corsari, manifestazione promossa dall’Associazione Culturale Giulia Falletti, in collaborazione con la Cantina Giuseppe Rinaldi e Os Goliardos, associazione portoghese nota per Vinho ao Vivo.
Splendida cornice dell’evento, il Castello di Barolo, dove sarà possibile degustare i vini dei vignaioli presenti e acquistare i preferiti. Venti euro il costo del ticket di ingresso giornaliero, valido dalle ore 11 alle 18.
Biglietti in prevendita a 15 euro sino al 15 novembre (via email all’indirizzo: vinicorsari@gmail.com). Tante le chicche presenti, alcune delle quali raccontate da vinialsuper in occasione dell’edizione 2016 di Vini Corsari (qui l’articolo).
PAROLA D’ORDINE “ARTIGIANI”
“Per la quinta volta – spiega la corsara Marta Rinaldi – il paese di Barolo ospiterà una degustazione di vini non originari della sua appellazione, permettendo al pubblico di scoprire vini di altri territori, con l’ambizione di stimolare il dialogo interculturale tra produttori e con il pubblico. Si tratta di vignaioli che condividono un approccio artigianale al vino, con l’intento di restituire nelle loro produzioni il terroir, tutelato e valorizzato, attraverso una viticoltura rispettosa dell’ambiente e volta ad esercitare e approfondire i saperi e le pratiche pazientemente forgiate dalle generazioni precedenti”.
“Il fatto che Barolo accolga un incontro di vignaioli di altri luoghi – continua la massima rappresentante dell’Associazione Giulia Falletti – rappresenta un’apertura allo scambio, alla dialettica e alla condivisione tra vignaioli di diverse regioni europee che sono militanti senza proclami, per una causa comune attraverso l’etica di produzione dei loro vini”.
Il successo della prima edizione ha stimolato gli organizzatori a presentare nuovi vignaioli alla kermesse 2017. “L’entusiasmo espresso l’anno scorso sia dei vignaioli sia del pubblico presente – continua Marta Rinaldi – ci dà la voglia di consolidare e approfondire questa manifestazione, che nasce da forti legami tra di noi e prende slancio da sogni e ambizioni che incontrano così uno spazio collettivo, grazie al quale uscire del confine privato delle discussioni bilaterali, acquistando valore ed eco”.
PERCHE’ VINI CORSARI? Il nome Vini Corsari, come spiegano gli organizzatori, rimanda all’opera di Pier Paolo Pasolini “Scritti Corsari”. Omaggio allo scrittore, artista e anche polemista, che in questo lavoro raccoglie una serie di articoli tematici, condannando, già 40 anni fa, l’omologazione culturale, la perdita di diversità e di individualità culturali locali italiane. E incoraggiando atteggiamenti di dissenso nei confronti di una società consumistica e schiava delle mode.
“Pasolini – spiega Rinaldi – è difensore di un’autenticità senza artifici: amante del vino perché vicino alla rustica semplicità del mondo contadino. L’ambizione pasoliniana di un approccio ancorato ai territori, complesso, carnale e ricco di sfumature, è lo stesso che si rivendica quando ci si accosta al tema del vino”.
“Lontano dalle etichette biologiche, biodinamiche e naturali – continua Marta Rinaldi – la nostra esperienza vinicola ci esorta a scoprire i vini alla loro sorgente, perché ci sia restituita un’idea concreta del luogo, del territorio e della loro storia; per poter infine apprezzare quei vignaioli che ci introducono nella loro dimensione fisica e temporale, al di là delle loro certificazioni o etichette”.
Inoltre, il tema dei “Vini Corsari” rimanda alla dimensione del viaggio e della scoperta: un navigare in un’epoca turbata dalle crisi culturali e dalla scomparsa dei saperi artigianali. “Il viaggio continua nel vino – assicurano gli organizzatori – che, in questa degustazione, ci farà navigare dal Portogallo all’Italia, tra profumi, gusti e strutture ben distinti. Infine, dell’aspetto corsaro, noi esaltiamo lo spirito filibustiere, provocatore nonché goliardico”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Frank e Cindy ti guardano stralunati. Pesci fuor d’acqua. Con in mano un calice di vino. Vuoto. “We’re looking for american Barbera. We love american Barbera. Where is it?”. Vaglielo a spiegare, alla coppia agée d’americani in tour a Barolo, che alla rassegna di Vignaioli Corsari in programma a Castello Falletti non figurano aziende a stelle e strisce. Tradotto: scordatevi la vostra Barbera. Glielo fai capire con le buone. Mentre il discorso vira, lento come i fumi dell’alcol, verso altri lidi: “We love Barbera, and we love Donald Trump. He’s a good person. Hillary Clinton is fake. Believe in us!”. Lo faremo. Ma da domani. Oggi, piuttosto, è il giorno dei bilanci per la rassegna di vini europei organizzata dall’Associazione culturale Giulia Falletti al Castello di Barolo. Affluenza a tre zeri che soddisfa i promotori dell’evento, con i sotterranei del maniero letteralmente presi d’assalto da un pubblico eterogeneo, tra cui figurano tanti giovani.
“Siamo molto contenti di vedere volti nuovi rispetto alla scorsa edizione – commenta Marta Rinaldi – con ottocento persone ai nostri banchi d’assaggio, tra le giornate di domenica 4 e lunedì 5 dicembre. I produttori sono sempre 30, ma quest’anno abbiamo avuto il piacere di ospitarne di nuovi, rappresentando zone d’Europa prima non considerate. Lo spirito è rimasto lo stesso: prima di tutto l’amicizia. E poi lo scambio di esperienze tra diversi produttori. Vini Corsari non è solo un festival per un pubblico amante dei vini artigianali, ma anche un’occasione per i vignaioli di incontrarsi e scambiare parecchio, tra di loro e con il territorio del Barolo”. Una zona volutamente non rappresentata ai banchi d’assaggio, che non hanno visto intervenire nessuno dei grandi interpreti locali delle uve Nebbiolo e Barbera. “Però – sottolinea ancora Marta Rinaldi – sono molti i produttori delle Langhe che hanno partecipato alle degustazione e alle cene con i loro colleghi europei”. Una quarta edizione che ha visto la collaborazione di “amici” portoghesi e francesi, al fianco dell’Associazione culturale Giulia Falletti. E un risultato, a conti fatti, davvero prezioso per l’accuratezza della selezione di produttori intervenuti. Tutti capaci di esprimere un livello qualitativo altissimo, attraverso le loro opere: i loro vini.
LA DEGUSTAZIONE Con fatica, noi di vinialsuper proviamo a identificare qualche vino ‘sopra le righe’ degustato alla quarta edizione di Vini Corsari. Tra gli italiani, una menzione speciale per i vini rossi va di diritto a Cristiana Galasso di Feudo D’Ugni. Memorabile il suo Montepulciano d’Abruzzo 2013 “Rudero”, ottenuto da vendemmia tardiva. Vino rosso da tavola, di quelli che si scordano i Consorzi delle Doc. Troppo bello per essere vero il frutto rosso che si materializza al naso, sotto forma di sublime confettura. Una concentrazione e una carica gusto olfattiva di rara bellezza, per un vino capace di accompagnare piatti della tradizione abruzzese, tanto quanto non sfigurerebbe in un ristorante stellato di qualsiasi capitale del mondo.
Ma Cristiana Galasso di professione fa la “vignaiola fiammiferaia”. E se le fai i complimenti, arrossisce. Del Montepulciano d’Abruzzo 2013 ne ha prodotte solo 300 bottiglie. In ognuna deve averci lasciato un pezzo del cuore umile sfoggiato a Barolo. Bottiglia dal valore inestimabile. Da amare, sorso dopo sorso. Così come splendido è il Cerasuolo da uve Montepulciano rimaste poche ore a contatto con le bucce e vinificato in cemento e acciaio. Imbottigliamento dopo 15 mesi, con un pizzico di solforosa.
Un rosato indimenticabile, per struttura e intensità. Capace, al contempo, di assicurare la beva leggera, estiva, caratteristica delle vinificazioni in bianco. Tra gli altri rossi a Barolo, una menzione speciale va all’intera elegante produzione della Tenuta di Valgiano, Lucca, che con Moreno Petrini ha portato in degustazione gli ottimi “Tenuta di Valgiano Rosso” 2013 e 2011 e, soprattutto, “Palistorti” 2012.
Dall’altra parte della sala degustazioni allestita a Castello Falletti, ecco il nostro eroe dei vini bianchi italiani presenti in rassegna. E’ Patrick Uccelli di Tenuta Dornach, Salorno (Bolzano), Alto Adige. Uno capace di mettere il punto sul Gewurztraminer con il suo “G.”, vendemmia 2015. Nel senso che ti manda a capo, tanto è in grado di spiazzarti in un gioco quasi diabolico tra un naso più che convenzionale (ma curioso) dominato dal litchi e un palato dirompente, persistente, di sorprendente tannicità verde. Quel colore rosato, dovuto al contatto di un mese con le bucce dello splendido uvaggio autoctono altoatesino, non poteva che portare a tale conclusione. Ma te ne rendi conto troppo tardi. Proprio per colpa di quell’olfatto così convenzionale. Poi la bocca ti frega. E sono pernacchie che ti ricorderai a lungo.
Tre ettari e mezzo che nel 2017 diventeranno 4,5, per Tenuta Dornach. E una filosofia spiegata con chiarezza dal quell’eterno Peter Pan che sembra essere il 42enne Patrick Uccelli, vignaiolo giocoliere. “Io e la mia famiglia produciamo tutto in biodinamico dal 2009 e speriamo che un giorno tutto il mondo del vino operi in questo regime. Ma il cambiamento è assurdo pensarlo in tempo reale. Sarebbe arrogante. Ci vuole pazienza, è inutile forzare le tappe”.
A pari merito con Dornach, impossibile, tra i vini bianchi italiani, non citare l’intera produzione de La Castellada di Giorgio e Nicolò Bensa, realtà che opera in Friuli Venezia Giulia. Più esattamente a Oslavia, Gorizia. Tutti vini importanti, da aspettare, quelli presenti al banco degustazione corsaro. Il Collio Doc 2010 Bianco della Castellada è sublime. Ottenuto da un 50% Pinot Grigio, un 30% Chardonnay e un 20% Sauvignon da vigne di età compresa tra i 20 e 50 anni, pare una caramellina al palato. Per poi accendersi d’improvviso, come il fuoco su un terreno impregnato di benzina, svelandosi caldo, strutturato, poderoso. E dotato di un finale senza fine. Il Pinot Grigio, come spiega al banco di degustazione il preparatissimo Stefano Bensa, viene colto e subito pressato. Il mosto viene fatto dunque fermentare in barrique, con lieviti indigeni. Chardonnay e Sauvignon fermentano a contatto con le bucce per 4 giorni.
Poi vengono travasati in barrique per completare la fermentazione. Seguono 11 mesi in barrique e 12 mesi in vasca d’acciaio inox di affinamento, più ulteriori 12 mesi in bottiglia, senza filtrazione. Sontuoso il Collio Doc Bianco Riserva 2006 “Vrh”: un blend ottenuto al 75% da Chardonnay, cui viene sommato un 25% Sauvignon di vigne di 45 anni di marna Eocenica. I grappoli vengono diraspati e il pigiato posto a fermentare in tini aperti di rovere di Slavonia, per 2 mesi. Fermentazione alcoolica e malolattica a contatto con le bucce. Seguono 36 mesi in botte grande di rovere di Slavonia, 12 mesi in vasca d’acciaio inox. In bottiglia senza filtrazione, esprime un 14,5% di alcol in volume. Dieci ettari di vigneto per La Castellada nel goriziano, per un totale di 25-30 mila bottiglie prodotte annualmente. Azienda tutta da scoprire e da amare al primo sorso.
Rimaniamo in Italia per segnalare altri due bianchi coraggiosi. Il Liguria di Levante Igt “Poggi Alti” 2015 dell’Azienda Agricola Santa Caterina di Sarzana è un vino di grande prospettiva, capace di far tornare alla mente i grandi bianchi liguri di quel genio anarchico di Fausto De Andreis, one man company di Rocche del Gatto. “Fermentazione in tini aperti d’acciaio e maturazione in gres”, spiega Andrea Kihlgren, che così mira a preservare e valorizzare i varietali del Vermentino. “Facevo altro nella vita – continua il vignaiolo dal cognome svedese, tramandato dal padre – ma quando ho deciso di dedicarmi a tutto tondo al vino ho capito subito che una via ‘tiepida’ non faceva per me. Questo è un lavoro che bisogna sentire dentro e che fa fatto con coscienza, oppure bisognerebbe fare altro”. Un degno compagno di De Andreis, insomma. Dentro e fuori dal calice. Ad accomunarli, ovviamente, anche i problemi con il Consorzio per il riconoscimento di una Denominazione d’origine controllata a cui, entrambi, hanno ormai rinunciato su parte della produzione.
Merita un plauso, infine, il coraggio di Les Petits Riens di Regione Chabloz, Aosta, piccola realtà a metà tra Morgex e Saint Vincent. L’unica ad allevare, nell’intera Valle d’Aosta, l’Erbaluce di Caluso. Nasce così Petit Bout De Lun 2014, un bianco curioso, la cui vinificazione avviene all’80% in acciaio e al 20% in barrique, dove resterà a maturare 15 mesi, prima dell’imbottigliamento. Un vitigno, l’Erbaluce, scelto per conferire acidità a uno Chardonnay altrimenti stanco. Altra curiosità: i vini de Les Petits Riens sono tutti turati con il sughero, ricoperto da cera d’api. Un altro modo per sottolineare il profondo legame del vino con il territorio d’origine.
Tra le bollicine presenti a Vini Corsari 2016, non poteva che spuntarla il sontuoso Franciacorta Docg Pas Dosé 2011 “Il Contestatore” dell’Azienda Agricola Il Pendio di Michele Loda (Monticelli Brusati, Brescia). Un Metodo Classico ottenuto in purezza da uve Chardonnay, provenienti dai gradoni più alti della vigna. Capace di surclassare l’unica maison di Champagne presente ai banchi di degustazione, La Closerie, con il solo “Le Beguines” (prezzo tra gli 80 e i 90 euro) a discostarsi da una produzione fin troppo piaciona e commerciale, fondata sul Pinot Meunier.
GLI STRANIERI C’è una cantina che più delle altre ha saputo convincere tra i Corsari 2016. L’avreste mai immaginato? Proviene dalla Svizzera. Più esattamente dal Vallese. Quel Valais che, in estate, vi abbiamo raccontato in lungo e in largo (vedi qui). Dimenticandoci, però, di uno come Olivier Pittet di Fully (d’altronde, con centosessantadue vini degustati in diciotto differenti cantine, poste su un percorso di circa 250 chilometri, siamo sicuri potrete perdonarci). Il Fendant 2014 di Pittet è divino. Si scosta dalla semplicità intrinseca del vitigno Chasselas, per assumere al naso sentori complessi, che segnano tutta l’esperienza olfattiva con Pittet: quelli vegetali, erbacei, in bilico tra l’erba fresca e il fieno, tra i fiori e le aromatiche alpine, sino alla camomilla secca.
Note che nel Petit Arvine 2014 diventano quasi piccanti, con il peperone giallo a verde a spuntare nel mucchio composto di sentori delicati. Una caratteristica che, qui, ritroveremo anche in bocca. Chimere 2014 è il più gastronomico dei vini di Olivier Pittet, quello di più facile abbinamento in cucina. A.R.H. 2014 è invece il sorprendente blend tra Petite Arvine (50%) e un clone sconosciuto derivante da un incrocio di quattro vitigni, tra cui l’autoctono Rèze (Resi) e l’Humagne Blanc: un vino dal residuo zuccherino elevato (12 g/l).
Per completezza e qualità nella produzione non può essere dimenticato anche Aleks Klinec, vignaiolo bio del Collio sloveno, impiantato a Medana. Il fil rouge che lega i vini è quello di una consistente sapidità, quasi croccante, da mordere. Ma a convincere più di tutti – per presente e prospettive future – è Jakot 2012, ottenuto da fermentazione spontanea con quattro giorni di contatto con le bucce delle omonime uve, dimenticate per 3 anni in botti di acacia. Tipico colore aranciato e grande intensità e finezza olfattiva, che richiama fiori e frutta esotica matura. Un naso suadente, che al palato rompe gli indugi sfoderando muscoli d’acciaio: di alcolicità calda, almeno al percepito, controbilanciata alla perfezione da una freschezza e da una sapidità invidiabili. Vino che stupisce, appunto, per il suo grande equilibrio.
Ottima anche la Malvazia Istriana 2012 di Klinec, più profonda al palato rispetto a Jakot, per la presenza di un’acidità ancora più spinta e un tannino astringente. In Gardelin 2012 è ancora più marcata la vena sapida, evidentemente per l’assenza dei tannini in un uvaggio come il Pinot Grigio. La Ribolla 2012 (14 giorni di macerazione e 3 anni in botte per estrarre al meglio le proprietà di un’uva dalla buccia spessa come l’orgoglio del popolo sloveno) è un altro luminoso esempio della grandezza dei vini della vicina Slovenia. Infine, ma non ultima, la Riserva 2006 Klinec con base Verduzzo Friulano, in blend con Ribolla, Malvasia e Tocai. Un Barolo bianco, potremmo azzardare. Estratto secco che pesa come un macigno, sulla lingua. E 14,9% di alcol in volume a completare il quadro. Chapeau.
Segnaliamo, tra gli altri, anche la cantina portoghese Encosta da Quinta, 80 chilometri a nord di Lisbona. Vino di facile beva ma di cui non ci si dimentica affatto il bianco Humus 2015, proposto in degustazione dal timido Rodrigo Filipe. Un blend ottenuto dai vitigni autoctoni del Portogallo Arinto e Fernao Pires. A chiudere la rassegna dei migliori vini degustati tra i Corsari 2016 anche lo Chardonnay du Hasard, Vin de Voile di Domaine Labet, Jura, Francia. Un bianco unico, in cui alle note ossidative fanno da contraltare sorprendenti note fruttate fresche. Spazio anche per un vino a prezzi pazzi: il blend di Trebbiano e Trebbiano di Spagna di Vittorio Graziano (Castelvetro di Modena): 13 euro per un’esperienza sensoriale giocata sul filo sottile dell’equilibrio tra le note macerative e quelle fruttate mature.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
We use cookies on our website to give you the most relevant experience by remembering your preferences and repeat visits. By clicking “Accept”, you consent to the use of ALL the cookies.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACQUISTA LA GUIDA e/o SOSTIENI il nostro progetto editoriale
La redazione provvederà a inviarti il Pdf all’indirizzo email indicato entro 48 ore dalla ricezione del pagamento