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Dal garage di casa a Radici del Sud 2018: i grandi Greco di Tufo di Sertura

Da “garagista” a star di Radici del Sud 2018, con una strepitosa verticale di Greco di Tufo. Ne ha fatta di strada Giancarlo Barbieri, che con la sua cantina Sertura interpreta in maniera preziosa il grande vitigno della Campania.

E’ lui a firmare, su iniziativa di Nicola Campanile, patron di Radici del Sud, la scalata 2014 – 2009 di Greco di Tufo Docg, andata in scena lunedì sera all’Hotel Rondò di Bari. Il modo migliore per dare il via al concorso che decreterà i migliori vini delle regioni del Sud Italia: quelli più “tipici” e rappresentativi.

Un’Irpinia dipinta col pennello, annata per annata, dalla cantina nata dal sogno di Giancarlo Barbieri. Un salto dai vini prodotti e consumati a livello famigliare, fino all’ultima vendemmia. La 2017, non ancora in commercio in enoteca e nella ristorazione.

Già, perché il Greco di Tufo va aspettato. Un vitigno che come pochi è capace di pennellare nel calice i tratti del terroir nel quale affonda le radici. Giancarlo Barbieri, questo, lo sa. E i calici del suo Greco Docg parlano chiaro.

Greco di Tufo Docg 2017, Sertura (campione di botte, in commercio da maggio 2019)
Annata calda, siccitosa. Si assiste una selezione “naturale” dei grappoli, per via di una pesante gelata primaverile. Ma le uve portate “in cascina” sono di altissimo livello. Poche. Ma buone.

Fondamentale, in questo quadro, l’epoca di raccolta. Al punto corretto del bilanciamento tra alcol e acidità. Il campione di botte della vendemmia 2017 è giovane e scalpitante. Ma evidenzia le capacità di ascolto di Barbieri del proprio vitigno prediletto.

Colore giallo paglierino scarico, note fruttate al naso che raccontano del sole di Avellino. Ci pensa l’agrume a conferire freschezza e corrispondenza naso-bocca a un vino che promette molto bene. Per ora, giusto lascialo scalpitare. Aspettando che si stanchi di battere i pugni, per lasciarsi apprezzare (voto: 90/100).

Greco di Tufo Docg 2016, Sertura (annata in commercio)
Estate fresca, a tratti piovosa. Condizioni ideali per i vini dell’Irpinia, terra che allarga le braccia sotto la pioggia e si bagna volentieri, se il Cielo decide di non esagerare.

In bocca la nota tipica, amara, del Greco di Tufo. La mineralità, in questo calice, la fa da padrona. Un vino perfetto per la tavola, in abbinamento con piatti ricercati, ma anche adatto a rinfrescare dalla calura estiva, grazie a un sorso freddo, che inizia a tendere al mentolato (voto: 90/100).

Greco di Tufo Docg 2015, Sertura
Il vigneto fa i conti col freddo, in epoca di fioritura. Una delle annate magiche per il Greco di Tufo in Irpinia, la 2015. A cinque anni esatti dalla strepitosa 2010.

Il calice si tinge allora di un giallo dorato pregevole, invitante, curioso. Al naso la consueta mineralità, precisa. Calibrata. Dosata alla perfezione con percezioni citriche, altrettanto caratteristi diche.

La bocca è dritta, verticale. Il Greco di Tufo di Sertura inizia forse – a partire da questa annata – inizia a svoltare. Ma c’è un fil rouge che lega ancora la 2015 alle annate meno pronte.

A tre anni dalla vendemmia, il vino si esprime su livelli non ancora degni del potenziale assoluto. Un vino che sarà grandissimo l’anno prossimo. Immenso, più in là. Per chi riuscirà a conservarne qualche bottiglia in cantina (voto: 92/100).

Greco di Tufo Docg 2014, Sertura
Estate piovosa, dopo un inverno caldo. Le follie del meteo condizionano il Greco di Tufo 2014 anche durante l’epoca di raccolta: un agosto bagnato, contro il quale Barbieri sfodera le proprie abilità da agronomo consumato.

Defogliazione e diradamento dei grappoli consentono di portare in cantina un’annata che ci sentiamo di premiare come la migliore in commercio – attualmente – per Sertura Vini d’Irpinia (in lotta aperta con la vendemmia 2013, di gestione meno difficoltosa dal punto di vista agronomico).

Il naso del Greco di Tufo 2014 è il più evoluto di tutti. Banalità? Non proprio. Solo di fronte a un esame attento si esclude la possibilità – poi esclusa ufficialmente – che il produttore abbia utilizzato parzialmente del legno in vinificazione.

Zolfo, tabacco e percezioni fumè, ad ampliare lo spettro di un frutto come capace come pochi di condurre “streight to the point”, attraverso la consueta verticalità giocata sull’agrume. Il naso è un concentrato di emozioni concepite per chi non ha fretta.

Un vino da aspettato nel calice, come si aspetta sotto casa una bella donna. Prima di andare al cinema a godersi un bel film. In bocca la corrispondenza è pressoché totale e conferma il tratto più evidente e tranchant della vendemmia 2014 in casa Sertura: una pregevole balsamicità verde (voto: 96/100).

Greco di Tufo Docg 2013, Sertura
Annata fresca e abbondante, ma non per questo “facile”. Si parla infatti di una sorta di “vendemmia tardiva” in Irpinia, per via dell’epoca di raccolta (ovviamente non del grado zuccherino).

Quanto alla descrizione, poco da aggiungere rispetto alle considerazioni già fatte in precedenza, per la vendemmia 2014. Ma qui manca il risvolto balsamico, che può piacere o meno. Le due vendemmie (2013 e 2014) sembrano sorelle: altissimo livello, vini perfetti.

Ma qui manca quel quid che la 2014 – forse a causa di un lavoro ancora più accurato nella selezione delle uve in vigna, per via del meteo – riesce a esprimere prima al naso, poi al sorso e, infine, nel retrolfattivo (voto: 94/100).

Greco di Tufo 2009, Sertura
Vino frutto dell’ultima vendemmia “casalinga” di Giancarlo Barbieri, nel garage di casa. Ma provate a piazzarlo in una degustazione alla cieca, tra amici. Nessuno – ne siamo certi – riuscirà a capire che si tratta di un vino realizzato per hobby.

Un Greco di Tufo carico, pieno, col naso più morbido di tutti, pur conservando i tratti vulcanici tipici dell’area vesuviana e i risvolti citrici del vitigno. Un vino impreziosito da una nota vagamente idrocarburica, che contribuisce a creare ulteriore fascino all’inizio di una storia che, per Sertura, si preannuncia infinita (voto: 90/100).

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Campania: svolta bio per i vini del Sannio

Modifica del disciplinare di produzione dell’Igp “Benevento” e nascita del distretto “BioSannio”. Sono le due grandi novità che riguardano il Consorzio Tutela Vini del Sannio.

Le iniziative, volte a “creare occasioni di sviluppo sostenibile e competitivo per il territorio”, hanno raccolto il favore della maggioranza dell’assemblea.

La modifica del disciplinare di produzione della indicazione geografica protetta prevede l’utilizzo della sola denominazione “Benevento” L’approvazione definitiva spetterà al Mipaaf, nei prossimi mesi. Tra le novità, l’introduzione della categoria “spumante” nelle tipologie “bianco”, “rosso” e “rosato”, unico esempio per una Igp in Campania.

Inoltre è previsto l’utilizzo delle tipologie monovitigno, che ora ricomprendono tutti i vitigni idonei della provincia, la riduzione delle rese, la possibilità di produrre mosti parzialmente fermentati, vini liquorosi e vini con rifermentazione naturale in bottiglia per frizzanti e spumanti, l’utilizzo di tutte le chiusure previste dalla normativa.

“Una scelta strategica – commenta il consorzio – volta a un riposizionamento della Igp in base alle esperienze-occasioni di consumo, per consentire una maggiore capacità di risposta alle richieste dei nuovi consumatori, i cosiddetti ‘Millennials’, con l’idea di proporre i vini come un’esperienza a elevato contenuto simbolico, connesso all’autenticità di un territorio, a uno stile di vita, al piacere e al gusto”.

Il progetto di distretto “BioSannio” è invece “un’alleanza tra vitivinicoltori, università e centri di ricerca, associazioni e pubbliche amministrazioni, operatori economici, per la gestione sostenibile delle risorse del territorio culturale locale, con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il Sannio, nel quale sperimentare politiche diffuse e condivise orientate ad aumentare la sostenibilità, la competitività e la reputazione del territorio con un’attenzione specifica alla coesione e responsabilità sociale, alla diffusione di nuove conoscenze, alla qualità del paesaggio e al benessere dei cittadini”.

IL COMMENTO
“Il ruolo fondamentale del Consorzio di tutela vini Sannio, conferitogli per legge dello Stato – spiega il presidente Libero Rillo (nella foto) – è quello di incrementare e di promuovere la valorizzazione e la tutela di un patrimonio culturale come quello vitivinicolo sannita che rappresenta un bene comune, un elemento caratterizzante a livello sociale, economico e ambientale”.

“Tutti i risultati che stiamo conseguendo – evidenzia Rillo – sono il frutto di una visione condivisa, di efficaci strategie e dell’impegno costante di tutti gli attori della filiera, e in particolare dei soci e dei consiglieri, a cui va il mio ringraziamento per il loro contributo. Crediamo che solo grazie alla cooperazione della filiera per la definizione di un percorso comune di sviluppo sostenibile per la nostra terra, è possibile incrementare il valore delle produzioni attraverso l’aumento della reputazione e dell’immagine percepita della qualità dei vini sanniti”.

I VINI DEL SANNIO
Durante l’ultima riunione del Consorzio di Tutela vini del Sannio sono state snocciolate le cifre del Vigneto Sannio. L’anno 2016, riferisce l’ente, si è concluso “con buoni segnali”: in crescita il valore delle produzioni certificate a denominazione di origine e a indicazione geografica, che ormai rappresentano  il 40% dell’intera produzione di filiera.

Lo scorso anno la produzione certificata totale a DOP e IGP è stata di 260mila ettolitri di vino, con 4mila ettari di superficie dichiarata, 3,5 mila utilizzatori, e circa 25 milioni di bottiglie certificate. La Falanghina del Sannio DOP ha registrato un + 20% (6 milioni di bottiglie in totale).

Bene anche le altre denominazioni di origine, con l’exploit della DOCG Aglianico del Taburno + 60% rispetto al 2015 (con un totale di 250 mila bottiglie certificate), mentre la Sannio DOP rimane stabile con un + 2% (6 milioni di bottiglie in totale). L’indicazione geografica Benevento continua a mantenere i suoi volumi con 12,5 milioni di bottiglie.

“Numeri significativi – commenta il Consorzio – che caratterizzano il comparto come uno dei più dinamici e importanti della provincia, con un fatturato stimato all’origine di circa 70 milioni di euro”.

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Salone dei vini del Sud Italia: tutto pronto al castello di Sannicandro

Tutto pronto al Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari per il Salone dei vini del Sud Italia. Domenica 4 e lunedì 5 giugno 2017 il banco d’assaggio concluderà la XII edizione di Radici del Sud, la settimana dedicata alla promozione dei vini da vitigni autoctoni e da quest’anno anche agli oli del meridione.

Saranno 350 i campioni di vino presentati in concorso dai 145 produttori (qui l’elenco completo delle cantine) di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia.

L’apertura al pubblico dei banchi d’assaggio con i produttori sarà domenica dalle 15 alle 20 e lunedì dalle 10 alle 20. Lunedì alle 19.00, nella sala consigliare del Comune di Sannicandro, al termine della conferenza stampa I vini del Sud Italia alla prova dei Mercati, sulle strategie per affrontare il mercato cinese, verranno svelati i 70 vini selezionati nei giorni precedenti dalle giurie di giornalisti e buyer che saranno poi premiati a novembre durante la grande festa di Radici Wines Experience.

La serata proseguirà, a partire dalle 20.30, nella corte del Castello con l’apertura del grande banco d’assaggio con i 31 oli extravergini d’oliva e tutti i 350 vini del concorso e la cena preparata da un gruppo di chef del Sud Italia. Ottavio Surico del ristorante Borgo Antico di Gioia del Colle (Ba) preparerà Sospiro di ricotta, barbabietola, cime di rapa e acciughe; Gianfranco Palmisano del ristorante Gaonas a Martina Franca (Ta) porterà il suo Arancino di seppiolina e asparagi, crema di patate e guacamole.

Danilo Vita del ristorante Creatività di Carovigno (Br) preparerà la Battuta di manzo con guanciale, fragole, asparagi e mandorle e Vito Netti del ristorante La Strega a Palagianello (Ta) gli Gnocchi di patate con ricciola e zenzero. Federico Valicenti de la Luna Rossa a Terranova del Pollino (Pz) proporrà il Porci burger con carchiola di mais e salsa di menta e Rocco Violante del Ristorante 900 di Bitetto (Ba) la sua Parmigiana di melanzane. Seguirà alle 23 l’After Party con La variazione della Cozza, a cura degli chef Giacomo e Gerardo Racanelli, esclusivamente su invito.


Radici del Sud 2017 – Salone dei vini e degli oli del Sud in breve
Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA)
Quando: 30 maggio – 5 giugno 2017
Orario di apertura al pubblico: Domenica 4 giugno dalle 15.00 alle 20.00; lunedì 5 giugno dalle 10.00 alle 20.00
Ingresso: kit di degustazione €15 (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione) utilizzabile anche per la serata conclusiva. Coupon cena buffet € 20 (comprende la degustazione dei piatti realizzati dagli chef). Kit degustazione + coupon cena: € 35.
Parcheggio: disponibile

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