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“Vinoleno”: in provincia di Piacenza un weekend dedicato al Vin Santo di Vigoleno

"Vinoleno": in provincia di Piacenza un weekend dedicato al Vin Santo di Vigoleno
Alzi la mano chi conosce il Vin Santo di Vigoleno Doc Colli Piacentini. A guidare due giornate di incontri, racconti e degustazioni alla scoperta di una delle Doc più piccole d’Italia saranno i produttori dell’Associazione Produttori Vin Santo di Vigoleno Doc, assieme ai sommelier Matteo Cordani e Laura Sandoli. L’appuntamento è per sabato 19 e domenica 20 novembre a Vigoleno, frazione del comune di Vernasca in cui sorge l’omonimo castello, location dell’evento. Solo uno dei tanti luoghi incantati della provincia di Piacenza, tra i borghi più belli d’Italia.

Dal sabato pomeriggio fino alla domenica sera sarà possibile visitare gli stand dei diversi produttori, degustarne le diverse annate nelle loro diverse espressioni ed entrare in questo piccolo mondo di storia, gusto e tradizione secolare, accompagnati dai suoi protagonisti. I produttori di questo vino passito e invecchiato così pregiato e dalla produzione limitatissima si possono contare sulle dita di una mano.

Insieme alle cantine del borgo di Vigoleno saranno presenti altri produttori di vini passiti del territorio piacentino, così vocato alla coltivazione della Malvasia di Candia Aromatica, uva perfetta per l’appassimento. Da quest’anno saranno presenti anche ospiti da altri territori.

IL VIN SANTO DI VIGOLENO


Vino passito e invecchiato per un minimo di 5 anni in botti in legno, il Vin Santo di Vigoleno viene comunemente annoverato tra i vini da meditazione. Rappresenta una delle doc più piccole d’Italia, tutelato dal Consorzio dei Colli Piacentini, prodotto esclusivamente dalle cantine del piccolo borgo di Vigoleno, oggi frazione del comune di Vernasca, in Alta Val d’Arda.

Le uve che lo compongono provengono per almeno il 60% da vitigni autoctoni, Santa Maria e Melara, ad oggi oggetto di studio e tutela da parte dell’Università Cattolica di Milano nella sua sede di Piacenza e di altri importanti poli di studio e ricerca. Altri vitigni permessi in minor quantità sono Bervedino, Ortrugo, Trebbiano Romagnolo.

Frutto di una tradizione tramandata da secoli nelle diverse cantine dell’ex contado amministrato dal Castello, dal 1998 fa parte della Doc “Colli Piacentini Vin Santo di Vigoleno“. Un disciplinare dedicato che ne regolamenta la produzione. Nel 2008, per volontà di un gruppo di viticoltori di Vigoleno, viene creata l’Associazione Produttori Vin Santo di Vigoleno, volta alla tutela e alla valorizzazione di questo antico prodotto ancora oggi (e forse soprattutto oggi)  così ricercato.

Dal maggio 2018, l’associazione organizza l’evento dedicato al Vin Santo di Vigoleno, “Vinoleno“, proprio all’interno delle mura del suo castello, tra piazze e stretti vicoli. Info e programma: +39 375 5356788 e +39 320 8936104.

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Decreto fermentazione e riferimentazione vini: intesa in Conferenza Stato-Regioni

Come ogni anno il Mipaaf ha individuato, d’intesa con le Regioni, le tipologie di vini per le quali possa essere consentita la fermentazione o la rifermentazione oltre il termine ultimo del 31 dicembre. L’accordo, riguardante la campagna viticola 2020-2021, è stato raggiunto oggi in Conferenza Stato-Regioni.

L’intesa sul decreto ministeriale fissa al 30 giugno il periodo entro i quali sono consentite le fermentazioni e le rifermentazioni in deroga al normale periodo di vendemmia. La deadline riguarda i vini a denominazione di origine e indicazione geografica con le menzioni “passito“, “vin santo“, “vendemmia tardiva” oppure quelli prodotti con uve appassite o stramature, nonché per i mosti di uve parzialmente fermentati con sovrapressione.

Per i vini senza Denominazione di origine (Do) e Indicazione geografica (Ig), quali i vini ottenuti da uve appassite o vini per i quali il processo di vinificazione avviene in contenitori di terracotta o altre tipologie di recipienti riempiti di uva pigiata unitamente alle bucce, il termine ultimo per le fermentazioni e rifermentazioni è fissato ancora una volta al 30 giugno.

Per il vino a Denominazione Colli di Conegliano “Torchiato di Fregona”, infine, la data ultima per il procedimento è fissata al 31 agosto.

«Il decreto ottempera ad una specifica disposizione del Testo Unico sul vino», commenta il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate che ha partecipato all’odierna seduta della Conferenza Stato Regioni.

«Abbiamo sostanzialmente confermato le previsioni dei precedenti decreti ministeriali che hanno normato la materia in passato – conclude L’Abbate – dando continuità al lavoro portato avanti dal Ministero delle Politiche Agricole a tutela delle produzioni di qualità del nostro Paese».

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Consorzio Tutela Vini Gambellara e Colli Berici e Vicenza: è accordo

Il Consorzio Tutela Vini Gambellara ha deliberato l’avvio di una collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza, sotto la direzione di Giovanni Ponchia.

La sede operativa sarà il Palazzo del Vino di Lonigo, già casa della DOC Colli Berici, della DOC Vicenza e dell’enoteca consortile.

DUE CONSORZI, UN UNICO COORDINAMENTO 
Già da tempo – ha spiegato Silvano Nicolato, Presidente del Consorzio Tutela Vini Gambellara – si auspicava una sinergia e un coordinamento unico tra i due diversi Consorzi di Tutela del Vicentino, per promuovere in maniera ancora più efficace i grandi vini del nostro territorio.”

La DOC Colli Berici e Vicenza prosegue così nel progetto di rinnovamento attivato negli ultimi anni, che nel marzo 2018 ha portato anche all’inaugurazione dell’enoteca consortile a Palazzo Pisani, nel cuore di Lonigo.

Questa cooperazione con il Consorzio Gambellara – commenta Silvio Dani, Presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza – è un bellissimo esempio di coordinamento tra le due realtà che consentirà di lavorare in un’unica direzione e renderà ancora più centrale il ruolo del nostro Palazzo del Vino all’interno del panorama vitivinicolo vicentino.”

I DUE CONSORZI
I vini del Consorzio Tutela Vini Gambellara sono ottenuti da uve garganega, vitigno bianco simbolo di questa denominazione storica nata sui pendii di un vulcano spento e in grado di donare eleganti vini bianchi come il Recioto e il Vin Santo. La realtà consortile conta 20 aziende associate nei 500 ettari di territorio appartenenti alla DOC, per circa 800 mila bottiglie prodotte nel 2017.

L’estensione del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza raggiunge invece i 700 ettari e raggruppa una trentina di soci, che imbottigliano 2,5 milioni di bottiglie all’anno, prevalentemente da uve a bacca rossa come Merlot, Cabernet Sauvignon e Tai Rosso, ma anche vini bianchi da uve pinot bianco, sauvignon e garganega.

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Approfondimenti

Orcia Doc: la rivelazione toscana dell’ultimo decennio

CASTIGLIONE D’ORCIA – Si è tenuta ieri nel Castello di San Giovanni d’Asso una giornata di promozione della denominazione Orcia Doc, organizzata dal Consorzio del Vino Orcia in occasione della presentazione del programma della Mostra Mercato del Tartufo Bianco in corso questo weekend e il prossimo.

Protagoniste le aziende del territorio che hanno avuto l’occasione di presentarsi ad operatori di settore, giornalisti e degustatori delle principali guide enologiche italiane.

Ad accogliere gli ospiti, il Presidente del Consorzio del Vino Orcia Donatella Cinelli Colombini  che ha così descritto la denominazione: “L’Orcia nasce in uno dei migliori distretti enologici del mondo nelle alte colline del Sud della Toscana, fra le aree del  Brunello di Montalcino e del Vino Nobile di Montepulciano, una zona di straordinaria bellezza paesaggistica, in gran parte iscritta nel patrimonio dell’Umanità Unesco e costellata di piccole città d’arte. Non meraviglia quindi che circa 2 milioni fra turisti ed escursionisti arrivino in questo paradiso del turismo enogastronomico e se la concorrenza delle due celebri denominazioni confinanti poteva far paura è anche servita da stimolo all’Orcia che, dal 14 febbraio 2000 ad oggi, in soli 18 anni, ha letteralmente corso verso l’eccellenza qualitativa facendo moltissima sperimentazione”.

Orcia Doc, i vini del Vulcano spento
Presente alla giornata anche l’enologo Paolo Vagaggini, “Mr Sangiovese” che ha guidato la degustazione tecnica “Orcia Doc: i vini del vulcano la rivelazione dell’ultimo decennio”.

“Tutto nasce da un vulcano, come spesso succede nei grandi territori vitivinicoli, in questo caso il monte Amiata, e intorno ad un vulcano, adesso spento, c’ è sempre un mare di argilla fertile e ricca di minerali,  un ambiente ideale per la coltivazione della vite” ha affermato l’enologo.

“Dallo scorrimento delle acque nell’ impluvio che si forma, nasce un fiume di nome Orcia, contornato da una natura meravigliosa e selvaggia; questo fiume arriva al mare in trenta chilometri in linea d’ aria e da esso porta il clima temperato già affrancato dalla salsedine – ha raccontato Vagaggini – la vallata di questo fiume rimane protetta ad est dai venti freddi della Siberia dal Monte Amiata di 1738 metri ed a nord dai monti del Chianti e Montalcino, così che il clima si mantiene estremamente favorevole”.

Secondo l’enologo, dalla compressione della spinta del vulcano in eruzione avviene la formazione del prezioso galestro, minerale drenante ed arieggiante per il terreno argilloso. Terroir ideale per grandi vini ed i vini dell’ area dell’ Orcia lo saranno sempre più nel futuro.

Orcia Doc: una denominazione che nasce nel territorio Unesco.
Le uve che danno i vini della denominazione sono in gran parte coltivate in un territorio, la Val d’Orcia, che da qualche anno è stato riconosciuto come patrimonio Unesco. Non è un caso che tra i principali temi portati avanti dai produttori e dal Consorzio vi sia proprio quello della salvaguardia del paesaggio agricolo, uno tra i più belli del mondo.

Un paesaggio dove ogni anno in media si registrano circa 1,4 milioni di presenze turistiche, con un milione di escursionisti. Molti sono anche gli stranieri che hanno case di proprietà nella zona e non a caso il 65% delle aziende vitivinicole dell’Orcia Doc è impegnata anche nell’ospitalità con un agriturismo o un servizio di ristorazione. Senza contare che la maggior parte di queste strutture è come un museo all’aria aperta, un “museo del paesaggio” con punti panoramici unici al mondo.

I numeri della Doc
Nata nel febbraio del 2000, l’Orcia Doc raccoglie nella sua area di produzione dodici comuni a sud di Siena (Buonconvento, Castiglione d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Quirico d’Orcia, Trequanda, parte dei territori di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena).

Il disciplinare di produzione prevede la tipologia “Orcia” (uve rosse con almeno il 60% di Sangiovese), l’”Orcia Sangiovese” (con almeno il 90% di Sangiovese) entrambe anche con la menzione Riserva in base a un prolungato invecchiamento (rispettivamente 24 e 30 mesi tra botte di legno e bottiglia). Fanno inoltre parte della Doc il bianco, il rosato e il Vin Santo.

A oggi sono 153 gli ettari di vigneti dichiarati su un totale potenziale di 400 ettari. La produzione media annua si attesta intorno alle 240 mila bottiglie realizzate dalle circa 60 cantine nel territorio di cui oltre 40 socie del Consorzio di tutela che dal 2014 ha l’incarico di vigilanza e promozione Erga Omnes nei confronti di tutti i produttori della denominazione.

Il Consorzio di tutela si occupa di promuovere la denominazione attraverso azioni varie, dal web alla segnaletica sul territorio, passando per incoming di giornalisti e buyers da tutto il mondo. Sono ormai di riferimento eventi territoriali tra cui l’Orcia Wine Festival.

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