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Belli gli autoctoni, ma il Cabernet… C’è una falla nella stilistica dei bordolesi in Italia?

Belli gli autoctoni. Ma il Cabernet... C'è una falla nella stilistica dei bordolesi in Italia? Anjou Domaine des Trottières
EDITORIALE –
Premessa: chi mi conosce sa che assaggio, pressoché quotidianamente, dal vino in brik al top di gamma, col medesimo approccio e rigore. Scollegando, cioè, i neuroni del marketing e dell’etichetta e spremendo, piuttosto, quelli della logica. Lasciando “parlare il calice“. Ed è proprio mentre chiacchieravo con un vino rosso della Loira che mi sono reso conto di quanto sono belli gli autoctoni. Ma il Cabernet

All’epoca della riscoperta dei vitigni autoctoni, fenomeno che riguarda tutti i maggiori Paesi produttori di vino del mondo, accelerato dalle misure restrittive volte ad arginare la pandemia che hanno spinto i winelovers a scoprire varietà e vini presenti “dietro casa”, in Italia stiamo perdendo la grande occasione di produrre versioni di Cabernet moderne, che invece abbondano a livello internazionale. Non solo in Francia.

A scatenare questa riflessione è la piacevolezza (letteralmente “goduriosa”) dell’Aop AnjouUn(e) Tour en Anjou 2021 del produttore “Fivi” francese Domaine des Trottières. Un uvaggio Cabernet Sauvignon – Cabernet Franc senza solfiti aggiunti, capace di ergersi a manifesto assoluto dell’occasione che il nostro Paese sta perdendo nello snobbare versioni delle due varietà bordolesi (e in particolare di Franc) che in Loira definirebbero vin lèger.

CALL TO ACTION WINEMAG.IT: SEGNALATECI I CABERNET GLOU-GLOU!

L’Anjou dei vignerons indépendants della famiglia Gourdon mostra i risvolti più “leggeri”, sbarazzini e golosi dei due vitigni; caratteristiche così difficili da trovare in Italia, anche nelle aree in cui Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon sono più diffusi. Perché perdiamo questa occasione? Vogliamo approfondire il tema, tanto da chiedere aiuto ai lettori.

Chiunque conosca produttori italiani che affrontino i due vitigni (in particolare il Cabernet Franc) in versione glou-glou (tutta beva e spiensieratezza) ce lo segnali con una mail a redazione@winemag.it. Raccoglieremo i vini per una degustazione comparativa e ne daremo notizia su winemag.it, col proposito di essere smentiti su questa “falla” nella stilistica dei bordolesi in Italia. Prosit!

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Vignaioli europei, Cevi contro le misure Ue: “Uno sputo nell’occhio dei viticoltori”

“Le misure dell’Ue per arginare la crisi Covid-19? Uno sputo nell’occhio dei viticoltori“. Non usa giri di parole il presidente della Cevi, Thomas Montagne, nel commentare le mosse dell’Unione europea a protezione della viticoltura. Il numero uno della Confédération Européenne des Vignerons Indépendants è critico per la “mancanza di misure a sostegno della promozione del vino e di fondi ad hoc da reperire nel bilancio Ue”, attivabili dagli Stati membri attraverso i rispettivi parlamenti.

“Giovedi ’30 – commenta Thomas Montagne – la Commissione europea ha inviato al Consiglio e al Parlamento l’ultima versione dell’atto contenente le misure ritenute necessarie per rispondere alla drammatica crisi del mercato ortofrutticolo e vitivinicolo, a causa della pandemia di Covid-19″.

Secondo la procedura di emergenza prevista dall’Art 28 del regolamento 1308/2013, questo atto entra immediatamente in vigore. Il testo autorizza gli Stati membri ad attuare, nell’ambito dei loro parlamenti, una distillazione di crisi (art. 3) e un supporto all’ammasso privato (art. 4), finanziandoli sia tramite lo Stato di appartenenza che tramite i fondi Ue”.

“Altri punti dell’atto – continua il presidente dei Vignerons Indépendants europei – autorizzano la vendemmia verde, misura secondo noi non sufficiente insieme all’implementazione di alcuni aiuti all’interno degli Stati nazionali. Non viene proposto nulla per facilitare le misure di promozione, né l’autorizzazione a utilizzare fondi all’interno dell’Ue, che ci consentirebbero di promuovere i nostri vini in Europa e non solo all’estero”.

“Tutte queste misure, peraltro – attacca Thomas Montagne – devono essere valide solo durante l’esercizio 2020. Se si può apprezzare la velocità e l’impegno col quale ha reagito la Commissione Agricoltura, non possiamo essere soddisfatti dell’assenza di finanziamenti al di fuori dei bilanci nazionali, che sono già stati quasi completamente utilizzati“.

“La distanza tra l’analisi della situazione e la debolezza della risposta è incredibile! Potrebbe l’Europa rinunciare al suo viticoltura? Questo sarebbe come uno sputo nell’occhio per le decine di migliaia dei viticoltori europei, ma anche per i territori rurali che supportano. Gli Stati membri devono ora dare un vero e proprio impulso politico“.

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Vignaioli indipendenti europei: “Ammasso privato, vendemmia verde e distillazione”

Ammasso privato, vendemmia verde e distillazione. Secondo la Confédération européenne des vignerons indépendants (Cevi) sono queste le soluzioni per limitare i danni, di fronte allo stallo del mercato del vino dovuto all’emergenza Covid-19. Le proposte sono emerse ieri, in occasione dell’Assemblea generale dell’unica organizzazione che rappresenta e difende gli interessi dei viticoltori indipendenti a livello europeo, tenutasi in videoconferenza dal quartier generale di Charenton-le-Pont, nell’Île-de-France. Per l’Italia è Fivi a far parte della Confederazione europea.

“Dato che l’Unione europea sta per riversare considerevoli investimenti e aiuti in altri settori, in particolare l’aeronautica – attacca Thomas Montagne, presidente della Cevi – è imperativo che aiuti anche un settore già colpito dalle principali crisi geopolitiche e che ha un impatto diretto sull’occupazione, sul turismo e sullo sviluppo generale delle aree rurali. Circostanze eccezionali richiedono risposte eccezionali!”.

I 12 mila vignaioli che si riconoscono nella Cevi, provenienti da 12 diversi Stati d’Europa, sottolineano infatti che “l’improvvisa caduta delle vendite a causa del parto oltre allo stop delle esportazioni causerà sia un problema di flusso di cassa acuto immediato per il viticoltori indipendenti, e molto rapidamente uno squilibrio di volume sul mercato, con a conseguente crollo dei prezzi“.

Per evitare che la situazione diventi catastrofica, la Commissione europea deve mobilitare molto rapidamente i fondi europei consentendo agli Stati membri di attivarsi, secondo le loro esigenze e in piena sussidiarietà, varie misure di sostegno come la concessione dell’ammasso privato, la vendemmia verde o la distillazione“.

La prima delle tre ipotesi, non ancora prospettata per l’Italia da alcuna associazione di filiera, consentirebbe alle aziende il “magazzinaggio privato“, utile a regolare l’eccesso di offerta (dovuta allo stallo delle vendite) ritirando parte del prodotto dal mercato, facendo lievitare i prezzi su livelli più consoni.

Allo stesso tempo – continuano i vignaioli indipendenti Cevi – la Commissione deve modificare la propria legislazione al fine di rendere possibile il sostegno di queste misure di emergenza da parte dell’Europa budget”.

Sempre secondo la Confédération européenne des vignerons indépendants, “dovrebbe essere garantita la massima flessibilità per quanto riguarda le misure nazionali e sostenere programmi per liberare i viticoltori indipendenti dai numerosi vincoli che gravano sul settore”.

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