Il Miglior Spumante dolce italiano 2024 è il Fior d’Arancio Colli Euganei Docg 2022 di Vigne al Colle. Il riconoscimento della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it arriva grazie ai 94/100 assegnati in occasione delle degustazioni alla cieca di categoria. A produrlo è la cantina guidata dal vignaiolo Fivi Martino Benato a Rovolon, la “sottozona” al momento più interessante e di prospettiva nel variegato panorama dei vini vulcanici dei Colli Eugani, soprattutto per la produzione di vini rossi da varietà del taglio bordolese.
IL FIOR D’ARANCIO DI VIGNE AL COLLE MIGLIOR VINO SPUMANTE DOLCE ITALIANO 2024
Il Fior d’Arancio Docg 2022 di Vigne al Colle è assoluto emblema dei Colli Euganei e della loro Denominazione di origine controllata e garantita, ancora poco conosciuta dal grande pubblico ma meritevole di essere scoperta e di ritagliarsi un ruolo di prim’ordine in un segmento come quello dei vini spumanti dolci italiani. Alla vista, il miglior spumante dolce italiano per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it presenta una spuma persistente, che si eleva su un calice giallo paglierino tenue.
Perlage fine, molto persistente. Convince, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto-olfattiva, per il bel gioco tra le note fresche ed agrumate e quelle morbide ed aromatiche del Moscato Giallo, cui fanno eco ricordi di mentuccia selvatica e salvia. Sorso di assoluto equilibrio, piacevolmente sapido e ammandorlato nel finale, di gran persistenza. La sfida che può risultare vincente? Abbinarlo a tutto pasto, a partire dagli antipasti. E scoprire, così, il risvolto più aromatico del Moscato Giallo cresciuto sui terreni argilloso-calcarei di origine vulcanica del territorio di Rovolon.
Vigne al Colle di Martino Benato Via Palazzina, 100 35030 Rovolon (PD) info@vignealcolle.com Mob. 348 0139109 Tel. 049 5227009
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Tutto è iniziato a febbraio, da una mezza provocazione lanciata dalle “colonne” di winemag.it ai produttori italiani: qui da noi, il Cabernet Franc, viene concepito troppo spesso solo ed esclusivamente come vino da invecchiamento, corposo, strutturato. All’estero, invece, il Franc viene interpretato il più delle volte anche all’opposto (eclatante il caso della Loira), come uno straordinario “vino leggero” da consumare fresco da frigo, con spensieratezza. All’editoriale (puoi rileggerlo qui) hanno risposto diversi vignaioli e cantine del Bel Paese, che hanno voluto sottoporre all’assaggio i loro Cabernet Franc per l’estate: ecco 9 vini rossi “leggeri” da 3 regioni, da provare freschi.
VINO
CANTINA
DESCRIZIONE
PUNTEGGIO
Toscana Igt Cabernet Lenzini Franco 2022
Tenuta Lenzini
(Capannori, Lucca)
Alcol: 12,5% vol. Colore rubino con chiari riflessi violacei. Tutto sul frutto al naso, in particolare sulla ciliegia e sulla mela rossa, su un bel sottofondo di spezie che richiama il pepe verde. Al palato non è solo teso, fresco e sapido. Rivela anche una certa morbidezza glicerica, che contribuisce a regalare un sorso pieno e appagante, pur nell’estrema agilità di fondo. Vino manifesto del Cabernet Franc italiano “glou-glou”.
92/100
Colli Euganei DOC Cabernet Franc 2021
Az. Agr. Veronese
(Cinto Euganeo, Padova)
Alcol: 12,5% vol. Color violaceo, poco penetrabile alla vista. Al naso un concerto di frutta di sottobosco a bacca rossa e nera, matura. Sul fondo una moderata speziatura. In bocca è la sapidità a fare da spina dorsale e riequilibrare : un Franc di una certa struttura, “alleggerita” però dalle caratteristiche dei suoli del Monte Versa, di matrice vulcanica. Eccezionale il risultato, nel bilanciamento tra polpa e mineralità.
91/100
Colli Euganei Cabernet Doc 2020
Il Pianzio – Famiglia Selmin
(Galzignano Terme, Padova)
Alcol: 12,5% vol. Rubino pieno, riflessi granati. Tutto sul frutto il naso (più ciliegia e fragola che mora e mirtillo), con chiare reminiscenze di pepe e foglie di tè nero. Il palato di medio corpo, fresco, teso sulla sapidità e la spalla acida. Un vino elegante e dinamico, specchio fedele del Franc, pur con una piccola aggiunta di Cabernet Sauvignon. Chiude asciutto, senza eccellere in persistenza, su ricordi di mallo di noce.
88/100
Veneto Igt Cabernet Franc 2020 “Godimondo”
Conte Emo Capodilista – La Montecchia
(Vo’, Padova)
Alcol: 12,5% vol. Splendido colore rubino, con riflessi granati. Al naso è golosità pura, per la precisione delle note fruttate di ciliegia, lampone, mora e mirtillo avvolte in un setoso manto mentolato e speziato, in grado di conferire balsamicità. Tutto lascerebbe pensare a un sorso piuttosto grasso; invece il palato è pura tensione acido-sapida, sui ritorni dei frutti perfettamente maturi già avvertiti al naso e su una trama tannica elegantissima. Gran interpretazione del vitigno.
93/100
Colli Berici Doc Cabernet Franc 2020
Cantina Mattiello
(Costozza di Longare, Vicenza)
Alcol: 12,5% vol. Bel colore rubino, penetrabile alla vista. Al naso non particolarmente esuberante in principio, ma ha bisogno di ossigeno e di qualche grado in più nel calice per esprimersi appieno. Lo fa ben presto su note fruttate precise di ciliegia, di fragola e di lampone, lasciando in sottofondo una speziatura che richiama il pepe nero e lo stecco di liquirizia. Palato essenziale, fresco e sapido, tutto giocato sulla frutta rossa. Finale asciutto, più che mai appagante.
89/100
Friuli Colli Orientali Doc Cabernet Franc 2019
Vigna Petrussa
(Prepotto, Udine)
Alcol: 12,5% vol. Bellissimo colore rubino dai riflessi granati, penetrabile alla vista. Al naso note elegantissime di frutta a polpa scura più che rossa: mirtilli in gran vista insieme alle more, ancor più di ciliegia, fragolina e lampone. Bel floreale di violetta e speziatura che conferisce un certo nerbo e vivacità. Vaghe note tostate, di biscotto orzo e miele. Il palato è un “concentrato di Friuli”, per la capacità di richiamare non solo i grandissimi rossi della regione, ma il terroir di Prepotto e i suoli di ponca. Una sapidità perfettamente avvolta dalla generosa espressione della frutta, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Come abbinare, in maniera eccelsa, agilità di beva e carattere tipici di quella grande varietà che è il Cabernet Franc.
93/100
Colli Euganei Cabernet Franc 2021
Vigne al Colle di Benato Martino
(Rovolon, Padova)
Alcol: 13% vol. Bel colore violaceo, che dimostra la gioventù del nettare. Profilo decisamente fruttato per questo Franc che proviene dallo splendido terroir di Rovolon, vera chicca dei Colli Euganei padovani. Una speziatura elegantissima abbraccia le note di susina, lampone e ciliegia matura, insieme a note balsamiche. In bocca è tensione pura, capace di controbilanciare l’opulenza del frutto e un certo calore. Chiude sapido, asciutto, fresco e fruttato (netta la ciliegia nel retro olfattivo). Vino importante, all’inizio della sua lunga vita, già estremamente gustoso.
92/100
Montescudaio Doc Cabernet Franc 2019 “Atteone”
Gianni Moscardini
(Pomaia di Santa Luce, Pisa)
Alcol: 14,5% vol. Solo 2.700 bottiglie prodotte per questo Cabernet Franc toscano che si presenta di un rosso rubino intenso con riflessi granati luminosi. Al naso una gran tipicità. Presente tutto il bouquet di fiori, frutti e spezie della varietà. Piacevole l’apporto erbaceo che ricorda la foglia di pomodoro e la “piccantezza” dosata del peperone verde. In bocca è teso e fresco, con ricordi umami e terziari che ne definiscono l’affinamento in legno (fava di cioccolato, burro salato). Vino decisamente ben congeniato anche in termini di beva, anche se l’apporto di alcol, nel quadro generale del sorso (e soprattutto del retro olfattivo) è al momento un po’ ingombrante.
91/100
Igt Trevenezie Cabernet Franc 2020 “Eros”
Marco Sambin
(Cinto Euganeo, Padova)
Alcol: 14% vol. Granato luminoso, alla vista. Naso timido, si apre lentamente con l’ossigenazione e qualche grado in più nel calice. Al naso è un concentrato di ciliegia, perfettamente matura, con sottofondo di spezie come il pepe verde. Ricordi di polvere di liquirizia salata completano il quadro olfattivo. Ingresso di bocca morbido per questo Franc, che poi si accende su freschezza e speziatura, prima di una chiusura sapida e balsamica. Vino interessante anche in prospettiva.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il Veneto Igt Bianco 2020 “Origini” della cantina Vigne al Colle è uno dei vini presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it, nella particolare sezione dedicata ai “Vini macerati”. Giallo oro carico, per l’appunto, per questo macerato da uve Garganega e Moscato bianco non filtrato, che fermenta a contatto con le bucce, vinificato come un tempo.
Nasce a nord di Rovolon, su suoli vulcanici. Naso ampio, generoso, agrume e frutta esotica. Gran freschezza e sapidità, in allungo. Il Veneto Igt Bianco 2020 “Origini” della cantina Vigne al Colle è un vino che abbina una gran beva a una struttura poliedrica per l’abbinamento, mostrando tutte le potenzialità del micro terroir vulcanico di Rovolon, sui Colli Euganei.
Guida top 100 - 2023
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EDITORIALE – C’è un territorio del Veneto ancora fuori dalla mappa dei grandi vini rossi italiani. Sono i Colli Euganei e, in particolare, la sottozona di Rovolon. Siamo nella parte settentrionale della denominazione, nell’area più fresca del Parco Regionale. La macchia mediterranea, tipica della zona sud, lascia spazio a varietà che amano climi più temperati, come il castagno. E se anche da queste parti la vera “star” è il Fior d’arancio Docg, dal classico spumante alle versioni passito e secco, sono i vitigni bordolesi a sorprende con le loro note del tutto uniche.
Se ne parla poco. Troppo poco. Ma siamo al cospetto di un vero e proprio unicum. Gli Euganei sono l’unica zona delle Venezie in cui riemergono abbondanti lave acide ricche di silice, molto viscose. Terreni con alte percentuali di riolite, trachite e latite non sono rari da queste parti, così come il basalto.
Gli antichi strati del fondo marino sono riemersi a macchia d’olio, circa 35 milioni di anni fa. Movimenti di Madre Natura che hanno modificato per sempre il mare che copriva l’intera Pianura padana. Una “gioia” per il carattere dei bordolesi, di casa sui Colli Euganei dall’Ottocento.
ROVOLON E I COLLI EUGANEI: SVOLTA CON LE NUOVE GENERAZIONI
Lo ha compreso bene Martino Benato, appassionato vignaiolo che da anni sperimenta in vigna e in cantina, per trarre il meglio dai propri Cabernet Franc, Merlot e Carmenere. Quelli della cantina Vigne al Colle sono vini rossi di territorio, di annata, di cru. Di cuore e di savoir faire. Capaci come pochi di riflettere nel calice non solo le caratteristiche varietali e del microclima di Rovolon, ma anche la vena minerale-vulcanica che caratterizza i Colli Euganei.
Benato è l’anello di raccordo tra le vecchie e le nuove generazioni di produttori. La consacrazione di Rovolon come terra di grandi vini rossi italiani passa da lui, tanto quanto dall’importante ricambio generazionale in corso in quest’areale di 2.300 ettari (solo mille rivendicati a Doc), incastonato tra le province di Padova e Vicenza.
Con il ritorno a casa del figliol prodigo, di fatto, un’altra azienda di Rovolon è ormai pronta a spiccare il volo, prendendo a sua volta per mano i Colli Euganei. È Reassi, guidata da Diego Bonato. Il classe 1982 ha raccolto l’eredità dei genitori, che vendevano al 95% vino sfuso, trasformando la cantina e i suoi 6 ettari in una gemma.
DIEGO BONATO: «VARIABILITÀ DEI SUOLI PARI SOLO A MONTALCINO»
Dopo aver girato il mondo (Australia, Francia, Nuova Zelanda e Toscana, da Tolaini), il giovane winemaker è tornato alle radici. «Sono partito con l’idea di tornare, per dare una mano all’azienda di famiglia. Ma più giravo, più mi rendevo conto dell’unicità di Rovolon, dei Colli Euganei e delle loro potenzialità ancora inespresse», dice a WineMag.it.
Mentre lavoravo in Toscana, in sella alla mia biciletta, ho visitato ogni cantina di Bolgheri, porta a porta. Secondo la mia esperienza, la variabilità dei suoli e dei microclimi dei Colli Euganei è paragonabile solo a quella diMontalcino. Neppure sull’Etna, altra zona vulcanica che ho visitato di recente, c’è una tale eterogeneità».
Una consapevolezza dolce e allo stesso tempo amara. «Quello che mi chiedo – continua Diego Bonato – è quando cominceremo, noi produttori euganei, a renderci conto delle nostre potenzialità e a promuovere tutti assieme una zona in cui un Merlot piantato a Rovolon è completamente diverso e riconoscibile rispetto a uno piantato a Sud, così come a Est e a Ovest dei Colli?».
LA CHANCE DI ROVOLON
Gli fa eco Martino Benato. «Per molti anni, i degustatori nazionali si sono concentrati sulla zona sud dei Colli euganei, a mio avviso perdendo la vera essenza della nostra denominazione, ovvero la sua “biodiversità”. Dove possiamo arrivare oggi a Rovolon? Rispondendo a questa domanda potrei esagerare, o al contrario minimizzare».
So solo che le sorprese saranno grandi, perché un clima come il nostro, al centro della Pianura padana, su suolo vulcanico focalizzato sui bordolesi, è qualcosa di unico: non ce n’è un altro. Le nuove generazioni hanno capito che non si può vivere di rendita, con i vini d’annata. La controtendenza è già iniziata. E fare sacrifici premia. Non subito, ma premia».
Ai grandi vini poderosi, grassi e ricchi di terziari sin troppo caratterizzanti, tipici della zona sud dei Colli Euganei, si contrappone l’eleganza, la vena erbacea delicata e balsamica, la spezia fine e la mineralità dei bordolesi di Rovolon. «Chiacchierando con alcuni amici al Consorzio – rivela Benato – concordavamo sul fatto che questa sottozona è un po’ la Borgogna dei Colli Euganei, capace cioè di mostrare l’anima fine della denominazione, oltre alla potenza».
LE VERTICALI DI VIGNE AL COLLE
Le verticali dei rossi di Vigne al Colle parlano chiaro. Dal “vino d’entrata”, il Colli Euganei Doc Rosso, base Merlot (60%) con Cabernet Franc e Carmenere a dividersi equamente il resto dell’uvaggio (40%), si evidenziano in maniera netta i profili delle annate 2016, 2017, 2018 e 2020. La crescita del livello nella sperimentazione è evidente, con Martino Benato che sta dando sempre più “del tu” a Rovolon. E con i vigneti che, “invecchiando”, sono in grado di regalare fotografie sempre più nitide del terroir euganeo.
Nel calice, l’annata 2016 vira su profili d’arancia sanguinella, senza rivelare l’attesa complessità. La 2017 è timida, chiusa, di primo acchito. Si apre piano, tendendosi come un arco verso un futuro luminoso, spinta da un naso molto espressivo e da un palato che sa di Rovolon.
Duemiladiciotto dal frutto denso, su cui danza un tannino fine, in un quadro balsamico, mentolato, reso ancor più tipico da elegantissime venature minerali ed erbacee. Un vino “bambino”, all’inizio del suo percorso. Esattamente come il Colli Euganei Doc Rosso 2020, con terziari di cioccolato bianco e una gran matericità, in termini di fruttato e peso palatale.
VARIETÀ BORDOLESI SUGLI SCUDI NEI COLLI EUGANEI
Le grandi emozioni di casa Vigne al Colle arrivano con il Merlot Poggio alle Setole, che si dimostra in grande spolvero in occasione della verticale. Grafite, balsamicità ed eleganza per la 2016. Spezia scura, liquirizia nera, ciliegia e gran freschezza per la giovanissima vendemmia 2017.
Da applausi una 2019 in cui Benato ha portato sì in cantina il 50% delle uve (quelle risparmiate dalla grandine) ma in stato di salute eccezionale. Il naso è un concerto d’origano e macchia mediterranea, frutto fresco e note dettate dall’affinamento in legno, che al palato lasciano il palco a croccantezza, finezza e mineralità.
Un fuoriclasse, poi, il Colli Euganei Doc Rosso Riserva 2018 (35% Cabernet Franc, 35% Carmenere, 30% Merlot) già premiato dalla Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022 di WineMag.it. A riprova che la denominazione del Veneto si stia muovendo nella direzione giusta, anche le due new-entry di casa Vigne al Colle. Un bianco e un rosso, “Crea Bianca” (Pinot Bianco e Incrocio Manzoni, fifty-fifty) e “Crea Rossa” (Refosco, Merlot e Cabernet Franc), che dietro alla “facciata” dell’agilità di beva celano il carattere vero e unico della zona.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Clima di ottimismo quello che si è respirato al Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti Fivi 2021, a Piacenza lo scorso 27, 28 e 29 novembre. Dopo un anno di stop dovuto alle restrizioni, i vignaioli esprimono tutta lo la loro soddisfazione per un evento tanto atteso quanto voluto.
«Una bellissima edizione, secondo me anche sopra le aspettative. Buonissimo il primo giorno, il sabato. Buonissima la domenica, ma è il lunedì che mi ha sorpreso. Non è assolutamente “un lunedì”. C’è gente e non solo operatori del settore. C’è voglia di uscire, di scoprire, di vedere e conoscere. Dopo una gran pioggia esce sempre il sole», dice Martino Benato di cantina Vigne al Colle (Colli Euganei).
«Penso che dal punto di vista dell’utente questa fiera sia impareggiabile – fa eco Raimondo Lombardi della cantina Martilde (Oltrepò pavese) -. Il pubblico è contento e competente. È una manifestazione diversa da quelle commerciali, come può essere il Vinitaly. È una fiera per appassionati, dove c’è un contatto diretto fra produttore e consumatore».
CONDIVISIONE: LO SPIRITO DELLA FIERA FIVI
Una fiera che non è solo “il Mercato della Fivi di Piacenza”, ma che è vissuta anche come occasione di incontro e confronto. «Si incontrano belle persone, come sempre. La fiera diventa quasi una festa tra amici e colleghi che non si vedono da due anni. Ci si rincontra, si sorride e si beve un calice», sottolinea l’altro vignaiolo oltrepadano Giorgio Perego, della cantina Perego & Perego.
Gli fa eco David Navacchia di cantina Tre Monti, che sottolinea come per i vignaioli sia importante condividere pensieri ed esperienze: «Se c’è un filo logico comune che lega questi 600 vignaioli, ed anche gli altri 600 non presenti, è che si tratta di aziende che vivono del loro lavoro».
I vignaioli – continua il produttore dell’Emilia Romagna – seguono interamente la propria filiera aziendale. Lavorano quasi esclusivamente con le proprie uve e anche commercialmente seguono in prima persona il proprio prodotto.
Tutta questa comunanza di fattori comporta il più delle volte anche una comunanza di obiettivi, di politiche e di pensiero. Fivi tiene insieme queste aziende. È un approccio non invadente».
VIGNAIOLI E LOCKDONW: NUOVE IDEE PER UN PERIODO DIFFICILE
«Devo dire che il lockdown ci ha aiutati a tirare fuori una nuova creatività e anche un nuovo modo di lottare». Nelle parole di Giovanna Tantini, titolare dell’omonima cantina di Mischi, nell’areale del lago di Garda veronese, tutto il senso di due anni vissuti senza riferimenti precisi. Un momento storico difficile, dal quale i vignaioli hanno imparato a trarre comunque il meglio.
«Il Covid ci ha insegnato a non metterci in standby ed aspettare. Traggo un bilancio professionalmente positivo da questi sue anni», aggiunge Navacchia che al Mercato Fivi 2021 di Piacenza pone l’accento sulla necessità di svestire i panni dell’intransigenza per abbracciare una maggiore apertura culturale.
Il lockdown ci ha insegnato che diversificare i mercati ed i canali può essere molto complicato per un’azienda familiare, ma è ciò che ti salva. Occorre essere meno snob – aggiunge – meno schizzinosi, a non stracciarci le vesti se il nostro vino è sullo scaffale di un supermercato. Perché se c’è alle condizioni giuste, ci può stare».
«Essere umili ci ha insegato ad andare a consegnare anche solo 6 bottiglie alla volta al privato che era chiuso in casa. Ad incassare 50€ o 60€ alla volta senza problemi», conclude il titolare di Tre Monti, cantina reperibile anche sugli scaffali di alcune insegne della Grande distribuzione.
LE DIFFICOLTÀ INTERNE ALLA FEDERAZIONE
Nonostante l’evidente ottimismo e la soddisfazione per un Mercato dei vignaioli 2021 in presenza e dall’indubbio successo, permane qualche perplessità in seno alla Fivi. È Giorgio Perego a farsi portavoce dei malumori.
«Ho visto entrare in Fivi delle aziende che, secondo me, non sono completamente in linea con la filosofia dei “vignaioli indipendenti”. Se noi guardiamo il nostro logo c’è un vignaiolo con una cesta d’uva in testa ed una bottiglia in fianco», evidenzia il vignaiolo oltrepadano. Un tema già affrontato da WineMag.it, a giugno 2021 (leggi qui).
Se qualcuno acquista uve per un 30% o 40% la cosa va un po’ a decadere. Fivi dovrebbe essere un’associazione ristretta a chi produce le sue uve, le lavora in cantina, imbottiglia e vende. Parlavo di questo con altri colleghi e non sono l’unico a sostenere che si sta prendendo una “deviazione” non consona. Sono sicuro che il Direttivo correggerà il tiro».
Perego esprime qualche riserva anche relativamente alla gestione del Mercato Fivi 2021 di Piacenza. Nelle sue parole il disappunto per alcuni “dettagli” sull’organizzazione e sulla comunicazione.
Quest’anno abbiamo due padiglioni. Vedo tanta gente che viene qui e non sa che c’è un padiglione 2, semplicemente perché non c’è un cartello che te lo dice. Sarebbe bastato un cartellone in alto, nel mezzo, con la scritta “Padiglione 2” ed una bella freccia».
«A questo si lega un altro dettaglio che sembra abbastanza strano: i membri del Direttorio Fivi hanno tutti il banchetto in centro al padiglione 1, vicino all’isola del merchandising. Siccome i posti dovrebbero essere assegnati a caso, la coincidenza sembra un po’ strana», conclude Perego.
«Certo il periodo non è facile, fra chiusure, approccio “zero alcol” e quant’altro. Ma noi siamo sul pezzo, andiamo avanti! Puntiamo anche a produrre 3 o 4 mila bottiglie quest’anno. Siamo fiduciosi», conclude Moser dal suo stand del Mercato 2021 di Piacenza.
Un 2022 che si prospetta all’insegna della ripresa, agli occhi dei vignaioli. Ma la macchina che si riattiva rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio alla luce della scarsa vendemmia di quest’anno (vedi il caso dell’Australia). È ancora una volta David Navacchia di cantina Tre Monti a sintetizzare bene la situazione.
Sarà un anno complicato – afferma – paradossalmente il più complicato di tutti. Veniamo da una vendemmia molto difficile dove le aziende hanno subito un calo di produzione in alcuni casi anche del 40%».
«Dovremo gestire il prodotto, che è meno del solito, a fronte di una ripresa che probabilmente sarà veloce. Rispondere in maniera adeguata sarà una sfida imprenditoriale mica da poco», conclude il vignaiolo.
Di lì a poche ore, è il Consorzio Vino Chianti ad alzare la prima bandiera bianca in tal senso. Notizia di ieri è la richiesta avanzata dall’ente nei confronti di Regione Toscana, per poter mettere in commercio la vendemmia 2021 già a gennaio 2022. Due mesi di anticipo che dicono tanto. E provano che, tutto sommato, i problemi del settore accomunano vignaioli come quelli riuniti a Piacenza e grandi realtà. Almeno nell’ultimo pazzo biennio.
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Il palco ideale sul quale l’Italia del vino potrebbe annunciare al mondo intero di essere ripartita più forte di prima, una volta superata la pandemia? Senza dubbio il Veneto dei Colli Euganei.
Un pezzo minuscolo del puzzle della viticoltura del Bel paese, balzato alla velocità della luce agli onori delle cronache internazionali quale epicentro del Coronavirus, avrebbe così l’opportunità fenicea di raccontarsi, nel solco dei terroir vulcanici italiani e mondiali.
A guardar bene, non ci si spiega come mai dei Colli Euganei si parli così poco negli ambienti del vino e della ristorazione. I mille ettari rivendicati a Doc su un totale di 2.300, aiutano a comprendere quanto ricercata sia la produzione enologica locale, resa particolare dalla presenza nel terreno di trachite, riolite e lalite.
Il ventaglio ampelografico è ampio, ma ben circostanziato sulle eccellenze. Si passa dai vini bianchi e rossi prodotti da vitigni autoctoni e da internazionali presenti sin dal 1870 nella zona (Serprino, Merlot e Cabernet), ai vini dolci, spumanti e passiti da uve Moscato Giallo (il Colli Euganei Fior d’Arancio è Docg dal 2011).
Anche il territorio offre ogni genere di attrattività al turista e all’enoturista moderno. Tra possibilità di escursioni nel verde dei colli vulcanici, visite a luoghi di culto e di cultura centenaria e ristoranti di ottimo livello, il nesso tra terra e cielo che fa dei Colli Euganei un vero e proprio paradiso sono gli impianti termali, presenti nel Parco Regionale. Luoghi in cui cullarsi, magari proprio tra una visita e l’altra in cantina. Eccone tre da non perdere.
COLLI EUGANEI, TRE CANTINE (E VINI) DA NON PERDERE
«In una fredda notte d’inverno il Carro Minore, il Colle e la Luna si incontrano, un sogno, uno stile, un’emozione che si trasferisce nell’aroma dei propri vini». Il romanticismo all’ennesima potenza del logo di Vigne al Colle si mescola col pragmatismo e la grande competenza di Martino Benato, che conduce con la moglie la cantina di Rovolon.
Il vino da non perdere: Merlot 2018 “Poggio alle Setole”
Agricoltori da una vita, i Cristofanon vendevano un tempo solo vino sfuso, facendo la spola tra le province di Padova e Vicenza, con sconfinamenti in Lombardia, tra Milano e Varese. Dal 1995 il cambio di rotta, grazie all’avvento di Raffaele e Paola Cristofanon, fratello e sorella alla seconda generazione, e all’esperienza dell’enologo Lorenzo Caramazza.
Il vino da non perdere: Colli Euganei Docg Fior d’arancio passito 2012
Per comprendere la grande chance che hanno i Colli Euganei nel panorama presente e futuro basta farsi un giro da Reassi. Diego Bonato, classe 1982, ha raccolto l’eredità dei genitori che vendevano al 95% vino sfuso, trasformando la cantina e i suoi 6 ettari di vigneti in una chicca imperdibile. Vincitore del premio Giulio Gambelli nel 2017, quale enologo under 35 alla Tolaini di Castelnuovo Berardenga, ha lasciato il “posto fisso” per tornare a casa. I Colli Euganei ringraziano.
Il vino da non perdere: Vin bastardo 2016 (Marzemina bastarda grossa, Turchetta e Corbina)
***DISCLAIMER*** Si ringrazia il Consorzio per la copertura delle spese in loco, per la realizzazione del reportage
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Cinque vini rossi per Natale dalla Top 100 Migliori vini italiani 2021 di WineMag.it, la Guida Vini edita dalla nostra testata indipendente, grazie a una rigorosa degustazione alla cieca.
Barbera d’Asti Superiore Docg 2016 “Litina”, Cascina Castlet
Inconfondibilmente Barbera. Frutto succoso, grondante, ben sostenuto da accenni di spezia e freschezza. In bocca gioca a fare la preziosa, svelandosi poco a poco. Bell’allungo speziato. Eleganza pura.
Amarone della Valpolicella Docg Classico Bio 2011 “Morar”, Valentina Cubi
Colore seducente. Naso di frutto, di cuoio, sanguigno, ferroso, spezia, bacca di ginepro. Tutti profumi portati su da un alcol che fa da sprint ed è tutt’altro che disturbante. In bocca perfetta armonia tra note di frutta matura ed i ritorni di cuoio e liquirizia. Chiude sulla bacca di ginepro ed un tocco di prugna.
Colli Euganei Doc Merlot 2018 “Poggio alle Setole”, Vigne al Colle
Rosso rubino, riflessi violacei. Un Merlot particolarmente espressivo, vero, tipico. Accenni verdi che donano freschezza alla parte di frutto maturo ed alla spezie dolce, liquirizia soprattutto. Grande bevibilità.
Toscana Igt 2015 “Cà”, Podere Fedespina
Bel colore carico, gran bel frutto per un vino figlio della sua terra, anzi del suo terreno. Radici profonde che si fan largo tra il calcare. Ne risulta un sorso asciutto, di gran prospettiva, tra la pienezza dei primari e una riequilibrante verticalità. Quando si dice “in vino veritas”.
Colli di Salerno Igt Aglianico 2016 “Borgomastro”, Lunarossa
Rosso rubino splendido. Al naso un gran frutto di bosco, tocchi di spezia nera e macchia mediterranea. In bocca meravigliosamente coinvolgente con le sue note di frutta croccante. Gran lunghezza. Un vino che sorprende per precisione.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
C’è anche un vino premiato nella Top 100 Migliori vini italiani 2021 di WineMag.it tra quelli usciti vincitori dalla “Selezione Consorzio” 2020 – Rossi a Denominazione di Origine Colli Euganei. Si tratta del Colli Euganei Merlot 2018 “Poggio alle Setole” di Vigne al Colle, cantina di Rovolon (Padova) guidata dal vignaiolo Fivi Marino Benato.
La degustazione, che ha interessato un totale di 46 etichette nelle varie tipologie degustate da enologi, giornalisti e sommelier ( si è svolta nel pieno rispetto delle normative anti Covid-19, lunedì 19 ottobre 2020 nella sede del Consorzio Vini Colli Euganei.
“La degustazione – commenta a WineMag.it il presidente dell’ente, Marco Calaon – offre uno spaccato preciso delle aziende che lavorano in un’ottica di qualità nel nostro piccolo territorio. I Colli Euganei contano solo mille ettari rivendicati a Doc su un totale di 2.300 ettari e questo ci fa capire quanto sia davvero ricercata la produzione locale”.
“Il successo della Denominazione – ammonisce Calaon – non passerà però soltanto dalle aziende che lavorano bene nella produzione di vino. Come ho ribadito oggi in una chiamata all’assessore regionale, occorre sviluppare forme di sinergia sempre più efficaci tra produttori vitivinicoli e realtà dell’ospitalità, dagli hotel alle cure termali, oltre che della ristorazione. Sperando che Covid-19 ci lasci tornare a lavorare a pieno regime, al più presto”.
LA LISTA DEI VINI PREMIATI PER TIPOLOGIA
Colli Euganei Rosso ULTIME DUE ANNATE Primo premio:
Colli Euganei Rosso 2018, Il Pianzio – Galzignano Terme Menzione:
Colli Euganei Rosso 2018 “Tre Frazioni”, Reassi – Rovolon
ANNATE PRECEDENTI Primo premio e medaglia d’oro:
Colli Euganei Rosso 2011 “Arquà”, Vignalta – Arquà Petrarca Menzione ex equo:
Colli Euganei Rosso Riserva 2017 “Notte di Galileo”, Cantina Colli Euganei – Vo’
Colli Euganei Rosso 2015 “Triangolo”, Terre Gaie – Vo’
Colli Euganei Merlot ULTIME DUE ANNATE Primo premio:
Colli Euganei Merlot 2018 “Poggio alle Setole”, Vigne al Colle – Rovolon Menzione:
Colli Euganei Merlot 2018 “Rialto”, Cantina Colli Euganei – Vo’
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