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“DiVin Nosiola, quando il vino si fa santo”: in Trentino si celebra il tradizionale passito

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È l’unico vitigno autoctono a bacca bianca del Trentino e dà vita, in una delle sue interpretazioni, a uno dei vini simbolo della regione: il Vino Santo del Trentino. La Nosiola e il suo
straordinario passito saranno protagonisti, dal 30 marzo all’8 aprile, di “DiVin Nosiola: quando il Vino si fa Santo“, edizione 2023 dell’annuale appuntamento che raggiungerà il culmine con il tradizionale Rito della Spremitura delle uve Nosiola. Il tutto nella splendida cornice della Valle dei Laghi, a circa un quarto d’ora da Trento.

Da non perdere, a “DiVin Nosiola: quando il vino si fa santo” 2023, anche il Trekking tra i vigneti della Nosiola e le degustazioni in diverse location. Oltre a quelle in cantina e nella Casa Caveau Vino Santo di Padergnone (TN), da non mancare i tasting a Palazzo Roccabruna di Trento, sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino. Un’occasione unica per testare la longevità della Nosiola e del Vino Santo, indietro nel tempo anche di 30 anni.

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Dal Collio alla Georgia e ritorno: Joško Gravner ospite del Trento Film Festival

La Georgia, repubblica caucasica dalle imponenti catene montuose, crocevia di culture e depositaria di un’antichissima tradizione vitivinicola, è l’anello di congiunzione tra Joško Gravner e la 68a edizione del Trento Film Festival, in programma dal 27 agosto al 2 settembre 2020.

Il vignaiolo di Oslavia sarà protagonista dell’incontro “Joško Gravner il contadino. Dal Collio alla Georgia e ritorno: riflessioni su vino e territorio”, che avrà luogo sabato 29 agosto dalle ore 11.00 alla Cantina Martinelli di Mezzocorona (prenotazioni info@vignaiolideltrentino.it).

L’appuntamento è organizzato dal Trento Film Festival con il Consorzio Vignaioli del Trentino, che tornano a collaborare dopo il successo ottenuto dagli eventi Vignaioli di Montagna a Trento e Bologna.

Gravner ripercorrerà il percorso che lo portò ad abbandonare la viticoltura convenzionale e a disfarsi della tecnologia, per abbracciare la fermentazione con lunga macerazione e l’antico metodo della vinificazione in anfora, proprio della tradizione caucasica.

Dall’esordio negli anni Settanta alla prima importante svolta con la macerazione in grandi tini di legno fino al viaggio, dal Collio goriziano alla Georgia, intrapreso nel 2000 per approfondire l’utilizzo dei qvevri (nella foto sopra) le grandi anfore in terracotta interrate tipiche della zona dei Kakheti che Gravner aveva iniziato ad usare già nel 1997.

Questi i temi al centro dell’incontro che i presenti potranno ascoltare sorseggiando un bicchiere di quella Ribolla vinificata in una delle 47 anfore importate dal paese caucasico e lasciate a dimora nella terra della cantina di Oslavia.

La Georgia sarà il Paese ospite di questa edizione del Trento Film Festival, che ogni anno accoglie una nazione capace di unire patrimonio naturale e una solida produzione cinematografica.

La manifestazione porterà in scena 97 pellicole e un ricco programma di appuntamenti collaterali nel pieno rispetto delle disposizioni normative. Sarà un Festival diffuso, con eventi che si svolgeranno in tutto il Trentino e la possibilità di vedere i film selezionati anche online. Tutti gli eventi sono gratuiti e a prenotazione obbligatoria.

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Mai così “digital” la spremitura della Nosiola per il Vino Santo Trentino: video e foto

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Dopo l’appello a diffondere nella ristorazione la cultura del Vino Santo del Trentino, è Covid-19 a cambiare le carte in tavola del momento più significativo per la produzione del grande vino dolce del nord Italia. Mai così “digital” come quest’anno la spremitura delle uve Nosiola: un vero e proprio rito per i vignaioli, cui solitamente assistono centinaia di persone in Trentino. Il lockdown dettato dai decreti emanati per arginare la diffusione del Coronavirus non fermano la tradizione, che continua grazie alle foto e al video diffuso dai produttori del Vino Santo.

“Un vino speciale, non un bene effimero – commentano i vignaioli – un elemento fondante della storia della Valle dei Laghi e della memoria delle sue comunità. Un assaggio di Vino Santo è come un viaggio nel tempo, che riporta alla luce ricordi e memorie dell’immaginario individuale e collettivo”.

Il Rito della Spremitura è il momento più importante di questa storia secolare. Tradizionalmente svolto in occasione della Settimana Santa, segna il passaggio dalla fase di appassimento dei migliori grappoli di Nosiola raccolti in Valle dei Laghi, alla lunghissima fase di fermentazione e maturazione di questo vino dolce raro e prezioso.

Ecco dunque, quest’anno, tanti piccoli Riti, svolti in forma privata all’interno delle singole aziende, o – lì dove possibile, come a Santa Massenza – al confine tra le stesse.

“Così – commentano Giuseppe Pedrotti (az. agr. Gino Pedrotti), Marco, Stefano e Arrigo Pisoni (az. agr. Pisoni), Graziano e Gianpaolo Poli (az. agr. Giovanni Poli), Enzo Poli (az. agr. Maxentia) e Alessandro Poli (az. agr. Francesco Poli) – abbiamo potuto condividere anche quest’anno un Rito che ci tiene uniti, pur distanti, nella volontà di portare avanti la tradizione del Vino Santo, di generazione in generazione, come ormai da più di cinquecento anni”.

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Trentino, appello dei Vignaioli a Regione e Consorzio Vini: “Ridurre rese del 20-30%”

Ridurre oggi le rese dei vini Doc e Igt del 20-30%, per non svenderli domani, quando l’emergenza Covid-19 sarà solo un brutto ricordo (ma si continuerà a pagarne le conseguenze). Questo lo spirito della richiesta inoltrata oggi dai Vignaioli del Trentino all’Assessore all’Agricoltura Giulia Zanotelli e al presidente del Consorzio Vini del Trentino Pietro Patton. Una proposta che va ben oltre l’emergenza Coronavirus. A chiarirlo è Lorenzo Cesconi, presidente del Consorzio Vignaioli del Trentino.

Riteniamo che questo frangente possa rappresentare l’occasione per lavorare assieme ad un coraggioso rilancio del nostro settore, avviando un nuovo percorso di dialogo e confronto tra le categorie e tra queste e le Istituzioni, per mettere in campo politiche strutturali e di sistema come un provvedimento d’urgenza finalizzato alla riduzione della resa massima di uva a ettaro e della relativa resa di trasformazione in vino”.

“Lo scopo – continua Cesconi – è di di conseguire un migliore equilibrio di mercato. Certi che la funzione di tutela delle denominazioni passi anche dalla tutela del livello dei prezzi, a nostro avviso già troppo bassi in Trentino, la proposta che avanziamo è quella di prevedere sia per le Doc che per le Igt un taglio orizzontale tra il 20% e il 30% delle rese, al contempo vietando la produzione di superi”.

“Il rischio concreto – scrive ancora Lorenzo Cesconi – è che un eccesso di offerta sulla domanda e contemporaneamente una prolungata stagnazione della domanda, connessa anche al regime ridotto cui sarà costretto il canale Horeca, possa portare ad un’ulteriore riduzione dei prezzi, tanto delle uve quanto del vino trentino”.

Per questo, sempre secondo i Vignaioli trentini, le giacenze di prodotto e, più in generale, la tutela delle denominazioni dovrebbero essere al centro dell’agenda della politica del vino, “prima della vendemmia 2020“.

“Problemi, questi – conclude Cesconi – che andranno ad aggiungersi al calo dei consumi legati alla chiusura di bar e ristoranti, agli impedimenti nel reclutamento della manodopera e alle difficoltà finanziarie delle aziende”.

La proposta di riduzione delle rese avanzate oggi dai Vignaioli del Trentino trova conformità con quella di Coldiretti. Nel “piano salva vigneti” presentato alla ministra Teresa Bellanova, l’associazione che tutela gli agricoltori italiani avanza l’ipotesi di una “vendemmia verde su almeno 30 mila ettari, per una riduzione di almeno altri 3 milioni di ettolitri della produzione sui vini di qualità”.

In questo modo, secondo Coldiretti “si eviterebbe l’eccesso di offerta, a fronte delle conseguenze della pandemia sui consumi internazionali per effetto delle difficoltà logistiche, della disinformazione, strumentalizzazione e concorrenza sleale con la campagna denigratoria sui prodotti italiani“.

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Vignaioli di montagna: Trentino e Alto Adige uniti nelle diversità

Negli splendidi locali della Cineteca di Bologna i Vignaioli del Trentino e i Freie Weinbauern Südtirol hanno condiviso, per la prima volta fuori regione, lo stesso spazio e lo stesso pubblico. A unirli una visione comune: promuovere la tradizione vitivinicola delle valli alpine e un modello produttivo fondato su artigianalità, qualità, territorialità e sostenibilità.

Si è chiusa così l’edizione bolognese di Vignaioli di Montagna, l’evento dedicato al racconto delle “terre alte” attraverso il vino e il cinema. Un successo con radici profonde e che apre prospettive di collaborazione del tutto inedite tra due realtà che, diverse sotto molti aspetti, hanno nella montagna il denominatore comune.

In merito al successo della manifestazione, Hannes Baumgartner, Presidente dei Freie Weinbauern Südtirol, ha dichiarato: “Vignaioli di montagna è il preludio di un sodalizio destinato a durare, come continua occasione di confronto e come primo di diversi eventi d’incontro con il pubblico”.

Parole confermate da Lorenzo Cesconi, presidente del Consorzio Vignaioli del Trentino: “La collaborazione tra vignaioli di Trentino e Alto Adige nasce dalla condivisione delle stesse fatiche e delle sfide quotidiane. Lavorando nel cuore delle montagne, non possiamo non avere lo stesso orizzonte: coltivare la terra con cura e fare vini buoni, rispettosi delle vocazioni territoriali e dell’ambiente naturale”.

Non vi è nulla di scontato o retorico, quindi, nell’evento che ha portato vignaioli trentini e sudtirolesi tutti insieme a Bologna, realizzato con il supporto delle Camere di Commercio di Trento e Bolzano e grazie all’ormai consolidata collaborazione con il Trento Film Festival, che ha scelto Vignaioli di Montagna come palcoscenico per l’anteprima della 68ª edizione della rassegna, in programma dal 25 aprile al 3 maggio 2020.

La città di Bologna ha risposto con curiosità e grande partecipazione alla mostra dei vini dei Vignaioli, alle degustazioni, agli spettacoli e alle proposte cinematografiche che hanno raccontato le due facce territoriali della stessa medaglia: perché, come è stato ricordato dal presidente del Trento Film Festival, Mauro Leveghi, “la stessa montagna può essere guardata e salita da più versanti”

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A Bologna tre giorni con i “Vignaioli di Montagna” del Trentino Alto Adige

BOLOGNA – Tre giorni dove i protagonisti saranno il cinema e il vino delle “terre alte”. A Bologna arriva Vignaioli di Montagna, la manifestazione che mette sotto i riflettori i vini artigianali del Trentino e dell’Alto Adige, il cinema e le culture di montagna e che si terrà a Bologna dall’1 al 3 febbraio 2020.

L’evento – nato dalla collaborazione tra il Consorzio Vignaioli del Trentino, i Freie Weinbauern Südtirol e il Trento Film Festival, con il supporto della Camera di Commercio di Trento e della Camera di Commercio di Bolzano – si svolgerà nella sede della Fondazione Cineteca di Bologna, che diventerà crocevia della narrazione enologica e cinematografica sul rapporto fra uomo e montagna.La manifestazione si svolgerà su tre giorni.

IL PROGRAMMA
Sabato 1 febbraio la Biblioteca Renzo Renzi ospiterà 20 vignaioli trentini e 20 altoatesini: un sentiero che si snoderà nelle valli alpine, attraverso vini artigianali, di qualità, territoriali e sostenibili.

Domenica 2 febbraio sarà dedicata all’anteprima della 68ª edizione del Trento Film Festival (25 aprile – 3 maggio 2020). Nel pomeriggio doppio appuntamento con Persorsi: un viaggio enoico dalle Dolomiti Patrimonio Unesco al Lago di Garda, una passeggiata immersiva e multisensoriale nella viticoltura di montagna.

In serata la proiezione di Our Blood Is Wine (di Emily Railsback, USA, 2018, 78’), un documentario nato da un’idea del cineasta e sommelier Jeremy Quinn. Infine lunedì 3 febbraio tre masterclass sulla vitienologia delle terre alte, condotte da relatori d’eccezione e dedicate a operatori, critici e giornalisti di settore. A breve il programma completo, sui siti web degli organizzatori.

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Reboro e Graticciaia, icone a confronto: i vignaioli del Trentino incontrano il Salento

Mille chilometri di distanza. L’acqua dolce dei laghi incastonati tra i monti, da una parte. Il mare salato e le spiagge infinite, all’altro estremo della linea immaginaria. Eppure, nel solco spazio-temporale di un calice di vino rosso, sembrano così vicini Reboro e Graticciaia. L’ultima idea dei Vignaioli del Trentino, promossa per rendere più fascinosa un’uva dai toni mascolini, nata dall’incrocio fra Merlot e Teroldego: il Rebo. E il frutto dell’intuizione di un genio scomparso troppo presto: Severino Garofano, l’uomo che dava del “tu” al Negroamaro, dandone prova alle Agricole Vallone.

Ben più di vini, insomma. Opere d’arte di vignaioli coraggiosi. Capaci di innovare la tradizione, rimanendo conficcati nella terra. Un matrimonio, quello tra Reboro e Graticciaia, che si è celebrato sabato 16 novembre alla Cantina Pisoni di Pergolese di Lasino (TN). A fare gli onori di casa Marco Pisoni, che ha accolto Francesco Vallone.

Fil rouge dell’evento, la medesima tecnica di produzione di Reboro e Graticciaia: l’appassimento delle uve sui graticci. Pressoché identici i risultati, in Valle dei Laghi e in Salento: le uve, stese dopo la raccolta, si disidratano e concentrano zuccheri e aromi. Una volta spremute, danno vita a vini speciali. Diversi ma fedeli alle caratteristiche del Rebo e del Negroamaro. Di certo, degli unicum.

“Per i Vignaioli del Trentino – ha spiegato Marco Pisoni – il Reboro è un’opportunità di promozione della Valle dei Laghi, nata sulla scorta del Vino Santo, altra eccellenza prodotta con l’uva locale Nosiola, appassita su graticci. Ci siamo dati un rigido disciplinare e intendiamo continuare a promuovere il Reboro nel mondo, nonostante in Trentino le istituzioni continuino a puntare su varietà meno ‘autoctone’, come il Müller Thurgau”.

“Il Graticciaia è il vino a cui la mia famiglia è più legata – ha aggiunto Francesco Vallone – e lo dimostra la nostra intenzione di aumentare nei prossimi anni le quantità prodotte. Il Negroamaro è l’uva più nobile del Salento e la tecnica di produzione suggeritaci da Severino Garofano e oggi portata avanti da Graziana Grassini rende ancora più speciale il frutto delle nostre viti ad alberello”.

LA DEGUSTAZIONE

– Reboro 2015, Maxentia (campione di botte): 91/100
Un’anteprima del Reboro di Enzo Poli, fresco d’elezione a presidente dei Vignaioli del Trentino, alla sua prima prova con la tipologia (con un totale di 1000 bottiglie). Colore rosso rubino impenetrabile.

Primo naso balsamico, concentrato, con ricordi netti di liquirizia e spezia. Al palato scalpita ancora, ma dimostra di essere sulla retta via, evidenziando una buona corrispondenza e lunghezza. Esordio da incorniciare.

– Reboro 2015, Cantina Pisoni: 92/100
Colore rosso rubino impenetrabile. Legno piuttosto evidente al naso in questa etichetta che ha solo 5 mesi di bottiglia, al momento: fondo di caffè e vaniglia. In bocca risulta fresco, di buona verticalità ed equilibrio: frutto rosso avvolto da ritorni terziari e chiusura salina. che chiama il sorso successivo. Gran bella beva, nonostante la possenza.

– Reboro 2014, Cantina Pisoni: 91/100
Colore rosso rubino impenetrabile. Primo naso meno ampio e meno profondo del procedente. Sorprende quando, grazie a un minimo d’ossigenazione, vira netto sugli agrumi. Poi la spezia, il tabacco, l’incenso. La macchia mediterranea. Di nuovo il fondo di caffè. In bocca è fresco ed elegante.

Precisione e finezza compensano bene il minor apporto di polpa e grassezza al palato, orfane dell’annata. Gran verticalità in chiusura, su ritorni agrumati e un accenno salino. Campione esemplare per un confronto con il Meridione tratteggiato da Graticciaia.

– Reboro 2013, Giovanni Poli: 95/100
Graziano Poli e il suo capolavoro, prodotto in circa 25 mila bottiglie. Colore ancor più concentrato e impenetrabile rispetto ai precedenti calici. Frutto rosso intenso e tanta macchia mediterranea al naso. Rosmarino, alloro, timo, disegnano un naso balsamico, che allargandosi abbraccia tinte di resina.

Qui l’agrume è leggero. Ben più netta, sempre al naso, la radice di liquirizia, il rabarbaro, la terra bagnata. Al palato ci si aspetta un vino altrettanto “scuro”. E invece è il tripudio della polpa e della frutta rossa matura, ben bilanciata dalla freschezza. Il tannino in chiusura suona la campanella dell’asilo: campione che ha gioventù da vendere.

Eppure aiuta, anche al momento, ad asciugare il frutto goloso e a tendere la beva come un elastico, per far canestro in gola. Vino da 15% vol. con 55 punti di estratto secco: un Reboro che vale il viaggio in Trentino ed è un viaggio in Trentino. Per la sua capacità di disegnare coi suoi sentori le quattro stagioni, nella Valle dei Laghi.

– Reboro 2012, Francesco Poli: 89/100
Colore rosso rubino impenetrabile. Al naso, oltre al frutto, una componente vegetale che si dipana tra ricordi di radice di liquirizia e rabarbaro. Bel frutto rosso al palato, scalfito da una leggera nota ossidativa. Ritorni vegetali in chiusura, che rivelano forse in maniera troppo marcata i tratti bordolesi del Rebo.

– Graticciaia 2001, Agricole Vallone: 94/100
Il colore granato, tipico del Negroamaro “invecchiato”, vale come il mantello del vincitore: siamo di fronte a un vino che ha fatto a pugni col tempo e ha vinto tutti e tre i round. La pulizia al naso è commovente: note d’agrumi tra la polpa e la buccia e tratti ematici, ferrosi, ma anche di terra bagnata.

In bocca ancora una bella freschezza, rimpolpata dall’ottima corrispondenza gusto olfattiva. Vino vivo ed elegante, si fa bere con agilità. Chiudendo su un tono per certi versi mieloso, condito da ribes e fragolina di bosco. Annata all’apice della sua fase evolutiva.

– Graticciaia 2005, Agricole Vallone: 93/100
Ci mette un po’ a mostrarsi per quello che è davvero, ben più timido del 2001. Alla ritrovata nota d’agrume, abbina un floreale di rosa, netto. Al palato è succoso ed elegante. Chiude su un tannino morbido, setoso.

– Graticciaia 2011, Agricole Vallone: 91/100
Si avverte un cambio di mano, già al naso. Vino che risulta più “grasso” dei precedenti e, per certi, acquista tratti di apprezzabilità internazionale. Rosso rubino intenso, al naso chiama la confettura di mora e di ribes, oltre alla spezia. Palato su note corrispondenti, riequilibrate da una buona freschezza. Chiusura su tannini di seta, salino leggero.

– Graticciaia 2013, Agricole Vallone: 92/100
Rosso rubino intenso. Al naso è complesso: arancia sanguinella, mora, dattero, terra bagnata. Terziari di liquirizia, vaniglia. L’ingresso al palato è potente, ma su tannini presenti ma eleganti, che giocano ad asciugare la polpa. Un equilibrio di cui giova la beva.

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Malghe in Fermento e #siamovignaioli: i formaggi incontrano i vignaioli del Trentino

TRENTO – Dal 7 al 9 novembre, Palazzo Roccabruna darà spazio a due eccellenze locali: il formaggio garantito dal marchio “Trentino di Malga”, protagonista di Malghe in fermento, e i vini dei vignaioli del Trentino, al centro dell’evento di degustazione #SiamoVignaioli.

Oltre a mantener vivo un patrimonio di saperi e sapori, le malghe contribuiscono alla tutela dell’ambiente ed integrano l’economia montana in aree a rischio di marginalizzazione. I formaggi d’alpeggio in degustazione da domani a Trento sono l’espressione più diretta di questo impegno.

La montagna è il leitmotiv che collega “Malghe in fermento” all’altro tema della manifestazione, quello enologico, che sarà declinato sabato 9 novembre, dalle 16.00 alle 22.00, sempre a Palazzo Roccabruna.

In degustazione i vini dei vignaioli del Trentino, frutto di un rapporto intenso fra l’uomo e la montagna che dura da generazioni. In molti casi sono una sfida ai pendii, l’espressione di una viticoltura coraggiosa chiamata a fare i conti con la complessità di un territorio impervio.

Oltre alla possibilità di accostarsi alle etichette di oltre trenta vignaioli trentini, l’iniziativa consentirà di scoprire anche sedici aziende del Collio friulano e sloveno (Brda), splendido territorio a cavallo dei confini tra l’Italia e la Slovenia.

Ad un banco di degustazione dedicato ai vini autoctoni del Collio (Friulano, Malvasia Istriana, Ribolla Gialla), saranno affiancati spazi tematici con i vini dei Vignaioli del Trentino. Largo quindi agli spumanti metodo classico e metodo ancestrale, ai bianchi e ai rossi autoctoni, ai vini da varietà internazionali, alle varietà Piwi. Oltre cento etichette, per soddisfare la curiosità di tutti gli appassionati e per conoscere a fondo due territori d’eccellenza. Sempre il 9 novembre al piano nobile di Palazzo Roccabruna si rinsalderà il legame fra malghe e vini. In abbinamento alle specialità casearie d’alpeggio a marchio “Trentino di malga” sarà possibile degustare in via esclusiva il Trentino Doc Vino Santo. Alle ore 17.30, presso la Sala Conte di Luna il regista Michele Trentini presenterà il documentario “Latte Nostro” (Italia, 2018, 80′), che racconta l’esperienza dei caseifici turnari, una delle più antiche forme di cooperazione agro-alimentare in Italia. Il film – presentato alla 68^ edizione del Trento Film Festival – mette in primo piano animali, allevatori, pastori e casari che contribuiscono alla realizzazione di straordinari formaggi a latte crudo: dal formaggio di Turnaria di Campolessi (Friuli) al Casolét di Peio.

Sarà presente Daniele Caserotti, casaro del Caseificio turnario di Pejo, premiato a Cheese – Slow Food con il “premio internazionale di resistenza casearia”. Sempre il 9 novembre, dalle 20, Palazzo Roccabruna offrirà la possibilità di partecipare al laboratorio del gusto “Trentino di malga e Trentino Doc Vino Santo.

Un matrimonio che sfida il tempo”, in cui saranno proposti 5 formaggi stagionati da 2 a 5 anni e 5 vini santi invecchiati da 13 a 24 anni. Appuntamenti, questi, che inseriscono in un percorso avviato dal 2005 da Palazzo Roccabruna, volto alla tutela e valorizzazione delle specialità di malga.

Un cammino che ha visto la collaborazione fra casari e tecnici della Fondazione Mach con l’introduzione nel processo di caseificazione di fermenti lattici autoctoni (Progetto Fermalga).

La consacrazione del progetto è arrivata con la realizzazione di un disciplinare di produzione e di un marchio, “Trentino di malga”, voluti dalla Camera di Commercio di Trento, per garantire l’origine d’alpeggio dei formaggi.


ELENCO DEI PRODUTTORI DI MALGA
Tassulla (Valli del Noce); Senage Bolentina (Valli del Noce); Mondent (Valli del Noce); Pellizzano (Valli del Noce); Preghena (Valli del Noce); Villar (Valli del Noce); Fratte (Valli del Noce); Cercen (Valli del Noce); Cloz (Valli del Noce); Fondo (Valli del Noce); Strino (Valli del Noce)

E ancora: Tovre (Valli del Noce); Cavallara (Valsugana); Setteselle (Valsugana); Montagna Granda (Valsugana); Zochi (Valsugana); Trenca (Valsugana); Valfontane (Valsugana); Stramaiolo (Valsugana); Colo (Valsugana); Casa Pinello (Valsugana); Cenone di Sopra (Valsugana); Palù (Valsugana).

ELENCO DELLE CANTINE DI #SIAMOVIGNAIOLI
De Tarczal, Balter, Bellaveder, Bongiovanni, Casimiro Poli, Castel Noarna, Cavic, Cesconi, Cobelli, Comai, Devigili, Donati, El Zeremia, F. Poli, Fontana, Foradori, Furletti, G. Poli, Grigolli, Klinger, La Cadalora, Le Fontanelle, Martinelli, Maso Furli, Maxentia, Moser, Pisoni, Pojer e Sandri, Pravis, Resom, Villa Persani, Zanotelli, Zeni.

CANTINE DEL COLLIO E DEL BRDA
Il Carpino, Terre Del Faet, Raccaro, Vosca, Bolzicco Fausta, Keber Edi, Blazic, Korsic, mentre quella del Brda saranno Medot, Ferdinand, Edi Simčič, Marjan Simčič, Zanut, Dolfo, Ščurek, Erzetič.

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