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Sostenibilità in vigna: accordo Uiv Ministero dell’Ambiente

“Questo accordo rappresenta un decisivo passo in avanti nella definizione di un concetto condiviso di sostenibilità per il mondo vitivinicolo. Da un lato, UIV riconosce la validità degli indicatori messi a punto dal progetto VIVA per la misurazione degli impatti ambientali. Dall’altro, il Ministero dell’Ambiente legittima il lavoro ormai quinquennale di Tergeo, confermando la propedeuticità delle ‘buone prassi’ e la valenza del suo Comitato Tecnico- Scientifico”.

Così Antonio Rallo, Presidente di Unione Italiana Vini ha commentato la firma dell’accordo per “La promozione delle reciproche attività sulla sostenibilità nella vitivinicoltura e per la creazione di sinergie” siglato con il Ministro dell’Ambiente, Gianluca Galletti.

L’intesa, che avrà durata minima di due anni, sancisce l’importante collaborazione tra due progetti nazionali che fanno della sostenibilità la loro mission: TERGEO e VIVA, partiti entrambi nel 2011. TERGEO è il progetto nazionale di Unione Italiana Vini che, guidato da un comitato scientifico di altissimo livello costituito da esperti dell’Università, dell’imprenditoria, delle associazioni, del mercato e delle Istituzioni del vino italiano, ha come obiettivo di raccogliere, qualificare e divulgare soluzioni innovative, tecnologiche e gestionali, cioè le cosiddette “buone pratiche”, per migliorare la sostenibilità delle imprese vitivinicole.

COS’E’ V.I.V.A.
“V.I.V.A”, avviato dal Ministero dell’Ambiente, nasce per definire i corretti parametri per la misura delle prestazioni di sostenibilità nella filiera vitivinicola e ha consentito, tra le altre cose, la definizione di un importante disciplinare che costituisce il riferimento tecnico per le aziende che vogliono misurare le proprie prestazioni di sostenibilità sulla base di 4 indicatori (Aria, Acqua, Vigneto e Territorio) e intraprendere il percorso di validazione previsto dal progetto.

“L’accordo che già nel 2014 aveva portato alla realizzazione di una linea guida nazionale sulla sostenibilità nella vitivinicoltura – conclude il presidente Rallo – rappresenta il frutto di anni di impegno e collaborazione tra UIV e il Ministero. Gli obiettivi che ci siamo posti con questa nuova collaborazione ben si configurano con la Strategia di Sviluppo Europea, il cui obiettivo è un progresso sostenibile dove crescita economica, coesione sociale e tutela dell’ambiente, si rafforzano”.

UIV e Ministero si impegnano a collaborare per condividere le buone pratiche viticole ed enologiche ed i relativi manuali di uso; a collaborare per promuovere i rispettivi e sinergici programmi di sostenibilità fra i propri associati mediante i propri strumenti operativi e di comunicazione; a costituire insieme Comitati tecnico – scientifici territoriali che si formeranno nell’ambito di specifici programmi territoriali di sostenibilità e a diffondere a livello nazionale, comunitario e internazionale la Linea Guida sulla Sostenibilità nella Vitivinicoltura. Tutte le attività verranno dettagliate nel Programma di Lavoro che sarà stilato e siglato entro un mese.

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Gelate e grandine: vendemmia 2017 a rischio in Italia

Tutti col naso al cielo, ieri, i viticoltori italiani. A preoccupare sono stati dapprima i minacciosi annuvolamenti. Poi, il vento freddo. Seguito, nella nottata, da una gelata che rischia di mettere in ginocchio la vendemmia 2017. L’improvviso abbassamento delle temperature che sono scese di molti gradi sotto lo zero hanno provocato gelate estese nei campi coltivati con pesanti danni a vigneti, frutteti e ortaggi.

E’ quanto emerge da un monitoraggio della Coldiretti, dal quale si evidenzia una situazione di difficoltà a macchia di leopardo lungo la penisola. Il gelo ha colpito l’agricoltura proprio mentre in molti territori si stanno facendo i conti della grandine che ha distrutto interi raccolti dopo un anno di lavoro.

Chicchi di grandine grassi come noci hanno colpito pesantemente ortaggi, cereali e frutteti in piena fioritura in Emilia Romagna mentre nelle Marche distrutti anche ettari coltivati a pisello ma la situazione è difficile anche in Veneto la grandine ha colpito le coltivazioni di Radicchio di Chioggia Igp, uno dei prodotti vanto dell’agricoltura regionale mentre nella zona di Venezia una tromba d’aria ha distrutto alcune serre ed a Vicenza le grandinate hanno distrutto interi vigneti di Merlot, Raboso e Cabernet ed ora il gelo ha piegato interi vigneti compromettendo nella zona dei Colli Berici il 70-80 per cento del raccolto secondo la Coldiretti.

A Padova le gelate hanno interessato i vigneti dei Colli Euganei nelle zone più basse ed esposte, colpendo soprattutto le piante più piccole e più giovani e le varietà come Glera (Prosecco), Moscato giallo e Raboso. Nella Pianura padana, sempre secondo il report Coldiretti, la brina è scesa sugli ortaggi a pieno campo non protetti da serre come ad esempio lattughe ma anche fagiolini e pomodori appena trapiantati.

“Gravi danni da gelate nei vigneti in giro per il Piemonte. È stata una notte che ricorderemo a lungo”, afferma Gianluca Morino di Cascina Garitina, 26 ettari di vigneti nell’Astigiano, in Piemonte. “Germoglio 10 cm + gelata notturna = Catastrofe”, risponde dalla Franciacorta l’enologo di Solive, Paolo Turra.

A preoccupare è il repentino capovolgersi del tempo con i cambiamenti climatici in atto che in Italia si manifestano con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi anche con il rapido passaggio dalla siccità all’alluvione, precipitazioni brevi e violente accompagnate anche da grandine con pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro a causa delle bizzarrie del tempo.

A marzo in Italia la temperatura è stata di ben 2,5 gradi superiore alla media del periodo di riferimento mentre le precipitazioni sono praticamente dimezzate (-54%) ma la pioggia, che è importante per dissetare i campi resi aridi dalla siccità, per essere utile – conclude la Coldiretti – deve cadere in modo costante e leggero mentre i forti temporali, soprattutto se accompagnati da grandine, aggravano i danni.

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Cantine Giorgi difende Gerry Scotti: “Nato in una Vigna? Nome evocativo”

E’ affidata a un comunicato stampa la replica di Cantine Giorgi ai dubbi espressi dal prof Michele Antonio Fino sulla conformità della menzione “Vigna” sull’etichetta dei vini di Gerry Scotti (nella foto con Fabiano Giorgi).

“Dal punto di vista normativo – scrive la cantina di Canneto Pavese – la menzione ‘vigna’ può essere utilizzata solo se seguita da un toponimo, purché rivendicata in denuncia di produzione e il toponimo sia iscritto in un apposito elenco regionale. Il toponimo fa riferimento ad una specifica vigna identificata da una o più particelle catastali. Nel nostro caso, il nome ‘Nato in una Vigna’ è stato dato ad una linea di vini e non fa riferimento, in alcun modo, al tipo di vino o a uno specifico vitigno e non intende conferire una menzione superiore al vino stesso”.

“Questo nome – continua il comunicato della famiglia Giorgi – è strettamente legato alla storia personale del presentatore che, come riportato in contro etichetta, racconta di essere nato in campagna, e di avere un particolare e prezioso ricordo della vigna del nonno e di tutto ciò che la campagna ha significato per la sua famiglia. In sostanza quest’iniziativa nasce dal desiderio di Gerry Scotti di creare qualcosa di concreto che richiami le proprie origini e che gli ricordi in modo tangibile da dove viene”.

“In conclusione – aggiunge Cantine Giorgi – ‘Nato in Vigna’ è scritto solamente sulla parte frontale, nella quale non si fa alcun riferimento al vino. La scritta appare sopra la foto del presentatore. Per cui, a nostro avviso, si evince chiaramente che è riferita a lui e non al vino. Sulla contro etichetta, dove è indicato il disciplinare di riferimento, il nome non viene più riportato”. Resta dunque confermata la presentazione della linea di vini di Gerry Scotti, in programma il 10 aprile a Verona, durante la 51a edizione di Vinitaly.

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Etichette del vino “sessiste”: la battaglia di Marilena Barbera

Altro che la menzione “vigna”, che tanto fa discutere in merito alla nuova linea di vini di Gerry Scotti. In Italia, le regole sull’etichettatura dei vini, sono “sessiste”. Lo denuncia Marilena Barbera, appassionata viticoltrice siciliana che dall’inizio del mese ha intrapreso una battaglia contro il divieto all’utilizzo della parola “viticoltrice” sulle etichette dei vini. Marilena produce vini “naturali” e scrive a mano l’etichetta di uno dei vini simbolo della sua cantina.

“Me ne stavo al tavolo del soggiorno a scrivere ‘Imbottigliato dal viticoltore’ sulle bottiglie di Ammàno, il mio vino bianco prodotto da uve Zibibbo, selezionate e raccolte senza ausilio di macchinari in vigneto. Più scrivevo, più mi sembrava strano pensare a me stessa al maschile. E allora, fra la settantaquattresima e la settantacinquesima etichetta, ho deciso che avrei dovuto scrivere ‘viticoltrice’. Perché questo sono io: una donna che coltiva la vite per raccoglierne uva da trasformare in vino. Solo che la legge non lo prevede. E non prevede nemmeno che le diciture obbligatorie sulle etichette dei vini possano essere manipolate”.

La legge, ricorda Marilena Barbera, “prevede esclusivamente diciture al maschile perché per secoli la società di cui la legge è espressione ha considerato il lavoro fuori casa, per il quale è prevista una tutela o una disciplina, esclusivo appannaggio degli uomini”. “Fin qui nulla di male – aggiunge la viticoltrice – la legge è lo specchio dei tempi in cui viene emanata, quindi può essere cambiata. E secondo me è proprio arrivato il tempo di cambiarla, magari partendo dalla semplice constatazione che in Italia esistono anche viticoltrici oltre che viticoltori, e che non c’è nulla di straordinario in questo”.

“BISOGNA CAMBIARE LA LEGGE”
Marilena Barbera, poi, rincara la dose. “La cosa straordinaria – dichiara – è che una cosa assolutamente normale, come chiamare i mestieri svolti dalle donne con un termine declinato al femminile, dà molto fastidio. Soprattutto agli uomini. I commenti al post che ho scritto su FB dopo aver preso questa decisione mi hanno rivelato due cose: intanto, che un termine femminile utilizzato per descrivere il lavoro che faccio ‘suona male’. Poi, riflettendoci, ho pensato che suona male perché in Italia nel 2017 non è ancora accettabile che una donna possa svolgere un lavoro per secoli ritenuto esclusivamente maschile”.

“Suona male – aggiunge la produttrice siciliana – che una donna voglia veder riconosciuto il proprio ruolo e il proprio lavoro a parità di condizioni e con pari dignità. Suona male che una donna non voglia limitarsi a fare le foto per la brochure, ad andare alle fiere in tailleur e tacchi alti, e magari ad accogliere gli ospiti in cantina, ma abbia anche la velleità di farlo, il vino. E soprattutto, suona male che pretenda che questo ruolo le venga riconosciuto. Anche dalla legge”.

“La seconda cosa rivelata dai commenti a quel post – continua Marilena Barbera – è che una cosa per me così normale per molti non lo è affatto. Mi è stato detto, nell’ordine: 1) che credere ancora alla necessità delle quote rosa sia lunare; 2) che quello che faccio sia mistificare la realtà, suggerendo che esista un conflitto tra generi o una discriminazione esercitata a danno delle donne; 3) che mi dedico a battaglie capziose; 4) che esercito un ‘boldrinismo’ di retroguardia. Ed altre amenità del genere”.

“Non ho mai pensato di scendere in piazza con i cartelli – chiosa la viticoltrice – a scandire slogan come ‘L’utero è mio e me lo gestisco io’. Però a pensarci bene sì, credo che esista un atteggiamento maschilista e discriminatorio. Credo che esista una parte della nostra società per la quale denigrare, ridicolizzare, sminuire, ostacolare il lavoro delle donne e negare loro diritti quali parità di accesso, di retribuzione, di carriera non è affatto un problema, ma la regola. Una parte della nostra società, e una consistente e molto autorevole parte di questo nostro mondo del vino, ritiene che le donne esistano solo in quanto ‘figlie di’ o ‘mogli di’. Ed è l’unico ruolo che ad esse accetta di riconoscere”.

Marilena Barbera, a tal proposito, cita un esempio lampante. “Acquistando una copia della Guida ai Migliori 100 vini e vignaioli d’Italia, edita dal Corriere della Sera, scritta da due professionisti della comunicazione del vino, un famoso giornalista e un famoso sommelier, mi sono accorta che il premio a ‘La Donna del Vino’ è stato assegnato a Elda Felluga con la motivazione che è ‘figlia di uno straordinario vignaiolo’. Nessun cenno alle sue capacità, che di certo ci saranno e saranno importanti, nessun cenno al lavoro che sicuramente ha svolto e continua a svolgere nell’azienda della sua famiglia. Nessun cenno alla sua formazione, alle sue scelte personali, alle esperienze professionali, tutte cose che la rendono una grande donna e un’imprenditrice meritevole di riconoscimenti. Elda Felluga, in quella descrizione, esiste solo ed esclusivamente in quanto figlia di suo padre.
Se non è sessismo questo”.

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Vini al supermercato

Etichetta “fuorilegge” per i vini di Gerry Scotti: “Nato in una Vigna confonde il consumatore”

“L’utilizzo della parola ‘vigna’ sull’etichetta dei vini di Gerry Scotti viola le normative vigenti e l’imbottigliatore rischia una sanzione amministrativa fino a 4 mila euro”. E’ quanto sostiene Michele Antonio Fino, professore associato di Fondamenti del Diritto Europeo dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Oggetto del contendere è la dicitura “Nato in una Vigna”, formula che il noto conduttore televisivo Mediaset ha deciso di apporre sull’etichetta della propria linea di vini. Una leggerezza che potrebbe costare cara allo Zio Gerry.

Per poter commercializzare i propri vini, il volto noto della televisione italiana dovrebbe rietichettare tutte le bottiglie. Una doccia fredda che arriva a pochi giorni dalla presentazione ufficiale della linea, fissata per il prossimo 10 aprile a Verona, durante Vinitaly. Riflettori che si accendono dunque anche sui partner del conduttore in questo progetto, le Cantine Giorgi di Canneto Pavese.

“In realtà – spiega Fino – il problema non è la menzione ‘vigna’ in sé. Piuttosto l’utilizzo in etichetta della formula ‘nato-in-una-vigna’. L’Oltrepò Pavese, come Denominazione di Origine, non prevede l’uso della menzione vigna, che si può trovare invece nel Barolo, nel Chianti e in molti altri. Quando si usa la menzione vigna bisogna sottostare a regole molto strette: bisogna produrre meno, tutta l’uva atta alla produzione di quel vino deve provenire da un singolo vigneto, deve essere separata per tutto il tempo della vinificazione fino all’imbottigliamento dal resto del vino dell’azienda. E solo a queste condizioni, dopo aver registrato il toponimo della vigna, nei modi stabiliti dal disciplinare, il produttore può imbottigliare rivendicando il nome della sua vigna e appunto la parola ‘vigna’. Nessuno in Oltrepò Pavese può utilizzare questo termine”. Insomma: quello che i francesi chiamano “cru”.

“Peraltro – continua il professor Fino – tale dicitura induce il consumatore a confondersi rispetto al fatto che quel vino provenga da un singolo vigneto. Poiché questo è normalmente un attributo della qualità, è evidente che si fornisca un’informazione errata. Siamo di fronte a un duplice errore: il primo relativo al disciplinare della Doc Oltrepò pavese e il secondo relativo al conseguente advertising della linea di vini di Scotti”.

L’etichettatura dei vini, per Michele Antonio Fino (nella foto), è pane quotidiano. E’ tra i fondatori di etichetteOK, servizio di supporto alle aziende vitivinicole nell’ambito delle attività del centro di ricerca Bi.lab di Guarene, in provincia di Cuneo. Nel portfolio di etichetteOK veri e propri mostri sacri della viticoltura italiana come Angelo Gaja in Piemonte, Gravner in Friuli Venezia Giulia e Cavalleri in Franciacorta. Un laboratorio, quello di Fino, pronto ad assumersi, in caso di errori, i costi di un’eventuale sanzione con lo slogan: “Se abbiamo sbagliato, la sanzione la paghiamo noi”.

Secondo Fino, la sanzione nei confronti di Gerry Scotti sarebbe inevitabile. “Non siamo di fronte a un nome di fantasia o generico come quello della selezione ‘Grandi Vigne’ di Iper la Grande I – spiega il professor Fino -, che non si riferisce a una vigna di una denominazione. Ovvio che l’uva provenga dalle vigne! Dire ‘Grandi Vigne’ non vuol dire nulla. Dire ‘Nato in una Vigna’, con sotto una denominazione che non permette questo utilizzo, vuol dire generare un vero e proprio cortocircuito logico. Se per dare un nome di fantasia a un vino utilizzo parole che sono regolate non dalla legge dei marchi, e dunque dal diritto privato o industriale, bensì dal diritto pubblico. Non vale nemmeno il fatto che si tratti di un nome di fantasia: la legge non ammette ignoranza. Lasciare la macchina in divieto di sosta perché devo far salire un disabile o scendere a comprare le sigarette comporta la pari una sanzione”.

Altro problema riscontrato da Fino è quello dell’assenza dell’annata sui vini di Scotti, sulla scheda tecnica. “L’annata ce l’avranno sicuramente sulla bottiglia – commenta il docente di Pollenzo – ma sulle schede tecniche diffuse da vinialsupermercato.it ieri non è dichiarata. L’indicazione di un tenore alcolico preciso per ognuno dei tre vini della linea di Scotti è curiosa per vini presentati senza annata, per di più abbinato al nome ‘Nato in una Vigna’. Perché il vino che ‘nasce in una vigna’ ogni anno è diverso. Un altro motivo di confusione all’atto dell’eventuale acquisto da parte dei consumatori”. AGGIORNAMENTO – Qui la replica di Cantine Giorgi.

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Gerry Scotti compra vigne in Oltrepò: Cantine Giorgi partner del conduttore

Sessantuno anni, pavese Doc. E più di una macchia (di vino) sulla carta d’identità. Il noto conduttore televisivo Gerry Scotti si appresta a trasformare in realtà il sogno di una vita: produrre una propria linea di vini nel suo Oltrepò Pavese. Dagli studi Mediaset alla vigna, insomma. Seguendo le orme del nonno. Un ritorno alle origini meditato da tempo. Che ora sarebbe sul punto di concretizzarsi. Lo “Zio Gerry” avrebbe già individuato un partner più che affidabile nelle Cantine Giorgi di Canneto Pavese.

Sempre secondo indiscrezioni, l’accordo tra Scotti e la famiglia Giorgi prevederebbe l’affitto di una porzione di vigna e la successiva gestione dell’imbottigliamento di una linea di vini ad hoc. Non sarebbe casuale, dunque, la visita di Scotti alle Cantine Giorgi, avvenuta lo scorso 2 febbraio. “È sempre un piacere quando un amico viene a trovarti a casa! Grande Gerry!”, il commento sulla pagina Facebook ufficiale della storica cantina pavese. Un amico, Scotti, che presto potrebbe diventare un vero e proprio testimonial. Per Giorgi. E per l’intero Oltrepò Pavese, bisognoso di personaggi e personalità positive per il suo definitivo (meritato) rilancio sul panorama enologico italiano e internazionale.

“Se son rose fioriranno”, commenta Fabiano Giorgi, 44 anni, che nell’azienda di famiglia si occupa di promozione e commercializzazione. “Gerry Scotti è un amico – continua – e una persona molto appassionata di vini, che ha questa grande ambizione di produrre una sua linea. E’ venuto a trovarci e ha voluto degustare i nostri vini. La nostra, del resto, è un’azienda importante, che ha i suoi punti di forza nella spumantizzazione del Pinot Nero e nella volontà di rilanciare un vino quotidiano di qualità”. La stessa qualità con cui Gerry Scotti, da degno erede di Mike Bongiorno, entra nelle case degli italiani, attraverso la tv.

Cantine Giorgi, fondata nel 1875, conta oggi 60 ettari di terreni vitati tra i più vocati in Oltrepò Pavese. Anche grazie agli storici conferitori, la produzione annua arriva al milione di bottiglie. Il canale di distribuzione privilegiato è quello dell’horeca, pari a circa il 70%. Ma i vini Giorgi sono reperibili anche al supermercato, dove figura un’ampia scelta di prodotti a Denominazione di origine controllata. Numerosi i riconoscimenti ottenuti negli anni, come i Tre Bicchieri del Gambero Rosso conseguiti ormai ininterrottamente da 8. Il quarto bicchiere, c’è da scommetterci, potrebbe essere proprio quello di Gerry Scotti. L’ufficialità potrebbe arrivare addirittura prima di Vinitaly 2017, in programma a Verona dal 9 al 12 aprile. L’occasione perfetta, per Scotti e per Cantine Giorgi, per sancire un matrimonio che s’ha da fare.

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Inferno Valtellina Superiore Docg 2011, Nera

(4 / 5) Tra i colossi del vino di Valtellina, la casa vinicola Pietro Nera di Chiuro. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it finisce oggi l’Inferno Valtellina Superiore Docg, vendemmia 2011.

LA DEGUSTAZIONE
All’esame visivo, il vino si presenta di un rosso rubino trasparente. L’annata e la tipologia di vino suggeriscono di per sé un’apertura della bottiglia con il giusto anticipo. Il nettare si presenta di fatto piuttosto timido all’olfatto.

Rivela comunque le caratteristiche note di frutti a bacca rossa (lampone) e fiori (viola), su sfondo lievemente speziato, con una punta di resine alpine. Al palato, l’Inferno Nera è asciutto, moderatamente caldo e astringente, più per acidità che per tannino. Un Nebbiolo che sembra aver ormai raggiunto l’apice della maturazione, prima dell’inevitabile “scollinamento”.

Questo Valtellina Superiore Docg conserva tuttavia una buona persistenza, su note di frutta a bacca rossa che si vestono, prima di scomparire, di un’inaspettata sapidità. L’Inferno Nera può essere abbinato a primi con rigogliosi ragù, secondi di carne come arrosti, cacciagione e grigliate, e formaggi di media stagionatura, meglio se Valtellinesi.

LA VINIFICAZIONE
“I vini che fanno parte della linea di produzione ‘classica’ sono destinati a soddisfare il pubblico che ricerca la qualità con particolare attenzione al prezzo”, precisa il produttore sul proprio sito web. Una premessa che fa intuire il posizionamento qualitativo della gamma presente (con etichette diverse) in varie catene della Gdo, rispetto al valore assoluto che è in grado di esprimere l’area vitivinicola valtellinese.

In particolare, l’Inferno Valtellina Superiore Docg Nera è ottenuto da uve del vitigno Nebbiolo, localmente denominate Chiavennasca, con una piccola aggiunta delle autoctone Pignola e Rossola. La resa per ettaro, per quanto riguarda il Nebbiolo, è di 70 quintali.

I vigneti, ricadenti sul versante retico da est a ovest con esposizione a sud, sono situati all’interno della zona di produzione del Valtellina Superiore Inferno, a un’altitudine compresa tra i 300 e i 450 metri sul livello del mare, nei comuni di Montagna in Valtellina, Poggiridenti e Tresivio (Sondrio).

Il terreno in cui affondano le radici le piante è di tipo franco-sabbioso, permeabile all’acqua, moderatamente profondo. La vinificazione prevede una fermentazione a cappello sommerso, con macerazione sulle bucce per circa 10 giorni, a temperatura controllata.

Il disciplinare di produzione del Valtellina Superiore Dogc prevede la maturazione del vino per almeno di 24 mesi di cui 12 in botti di rovere, prima di essere messo in commercio. Di fatto, l’Inferno Nera matura 12 mesi in botti di rovere, per poi essere travasato in serbatoi di acciaio inox e vasche di calcestruzzo, prima dell’imbottigliamento.

Prezzo: 7,89 euro
Acquistato presso: Carrefour / Esselunga

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Prosecco, 3 mila nuovi ettari tra Veneto e Friuli

Le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia , accogliendo la richiesta del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc, hanno autorizzato l’estensione della superficie coltivabile per altri 3 mila ettari, 2.444 dei quali sul territorio regionale veneto e 560 ettari in Friuli Venezia Giulia. In questo modo il potenziale produttivo del Consorzio sale a 23.250 ettari. Il provvedimento è stato approvato il 29 giugno e le domande di interesse dovranno essere presentate entro 15 giorni dalla pubblicazione della misura nei bollettini ufficiali delle due Regioni. Per quanto riguarda il Friuli Venezia Giulia, metà degli ettari assegnati sarà distribuita tra le aziende che alla data del 29 aprile 2016 erano già inserite nel sistema di controllo della DOC Prosecco e non soggette al blocco della rivendicazione del marchio. La restante parte è invece riservata alle aziende in possesso di determinate caratteristiche, tra le quali sono prioritarie l’adesione ai canoni dell’agricoltura biologica e l’appartenenza alla gestione previdenziale quale giovane agricoltore. Anche in Veneto la distribuzione dei nuovi ettari avverrà in maniera diversa che in passato riservando, in 1.222 ettari a chi abbia già coltivazioni di Glera.

I PUNTEGGI
I criteri di scelta sono articolati riconoscendo punteggi più alti a chi adotterà tecniche sostenibili con l’uso di criteri biologici. Un ulteriore incentivo nel punteggio è dedicato ai giovani fra i 18 e i 40 anni non iscritti ad oggi nel registro della Doc. Le nuove piante dovranno essere messe a dimora entro il 31 luglio 2017 in superfici comprese fra i 3 mila metri quadrati ed i 3 ettari. Il potenziale produttivo previsto per la vendemmia del 2016 in Veneto è valutato in 3,13 milioni di ettolitri, corrispondenti a 417 milioni di bottiglie (498 milioni tenendo conto la riserva vendemmiale). Gli stessi dati, grazie all’estensione della superficie autorizzata, dovrebbero passare, rispettivamente, a 3,78 e 603 milioni. Fra il 2009 ed il 2015 la produzione di uva nei territori della Doc è aumentata del 236% e gli ettolitri del 260%. Contestualmente il valore dell’uva al quintale è salito dai 55 euro del 2009 ai 110 attuali.

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Insight Sauvignon Blanc Marlborough 2013, Vinultra

Sentiamo spesso parlare di vini neozelandesi. Vini che, ormai, è facile reperire anche sul mercato italiano. Vinialsupermercato.it, come al solito, cerca di aiutarvi nelle scelte in campo enologico. E oggi racconta di un Sauvignon Blanc proveniente proprio dalla Nuova Zelanda. Si tratta del Sauvignon Blanc 2013 Insight, “single vineyard” Marlborough, prodotto dalla cantina Vinultra nella Waihopai Valley. Il vino si presenta di un colore giallo paglierino, di buona limpidezza. Al naso esprime un bouquet estremamente ampio e accattivante, molto “femminile” e floreale. Si passa dal passion  fruit alla classica foglia di pomodoro, fino alle note di zenzero fresco. Un naso prezioso, che anticipa un sorso ancora più soddisfacente. La frutta esotica torna prepotentemente, il che potrebbe far risultare questo vino stucchevole. Ma immediatamente sopraggiungono note agrumate di pompelmo rosa, a bilanciare il tutto. Completano il quadro note speziate e minerali. Il ritorno, una volta deglutito il vino, è di quello di piacevoli  e persistenti foglie di pomodoro, oltre agli onnipresenti agrumi e alle spezie.
LA VINIFICAZIONE
L’azienda Vinultra è situata a Malborough, sulla East coast della Waihopai Valley, uno dei territori più conosciuti e vocati alla coltivazione della vite in Nuova Zelanda. Il vitigno scelto per la produzione di questa etichetta si sviluppa su due terrazze differenti: quella inferiore è estremamente ricca di sassi, un terreno limoso e argilloso. Quella superiore,  invece, sempre composta di argilla e limo, presenta in abbondanza grandi blocchi di ghiaia, in questo caso friabile. Il sistema di allevamento è la controspalliera e la raccolta delle uve Sauvignon Blanc avviene tra la fine del mese di aprile e l’inizio di maggio. La diraspatura è seguita da una pressatura con pressa pneumatica. Le uve subiscono poi criomacerazione per 48 ore, processo utile alla conservazione degli aromi varietali dell’uva. La fermentazione avviene in vasche d’acciaio e il vino riposa sur lies, ovvero “sulle bucce”, per diversi mesi prima di essere imbottigliato.
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Italia sul podio mondiale della biodiversità con 504 specie di vite

L’Italia può contare su 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e su 533 varietà di olive contro le 70 spagnole. Ma sono state salvate da estinzione anche 130 razze allevate, tra le quali ben 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini, sulla base dei Piani di Sviluppo Rurale della precedente programmazione.

E’ quanto sottolinea Coldiretti in occasione della giornata mondiale della biodiversità, proclamata dalle Nazioni Unite il 22 maggio. Il Belpaese detiene il record europeo della biodiversità, con  55.600 specie animali pari al 30% delle specie europee  e 7.636 specie vegetali. Un primato raggiunto anche grazie agli 871 parchi e aree naturali protette che coprono ben il 10 per cento del territorio nazionale.

L’Italia, continua Coldiretti, “è l’unico Paese al mondo con 4886 prodotti alimentari tradizionali censiti dalle regioni ottenuti secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni, 282 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg ma ha conquistato anche il primato green con quasi 50mila aziende agricole biologiche in Europa ed ha fatto la scelta di vietare le coltivazioni ogm a tutela del patrimonio di biodiversità”.

Un’azione di recupero importante – prosegue Coldiretti – si deve ai nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna Amica attivi in tutte le Regioni e che hanno offerto opportunità economiche agli allevatori e ai coltivatori di varietà e razze a rischio di estinzione che altrimenti non sarebbero mai sopravvissute alle regole delle moderne forme di distribuzione.

Si stima che “almeno 200 varietà vegetali definite minori, tra frutta, verdura, legumi, erbe selvatiche e prodotti ottenuti da almeno 100 diverse razze di bovini, maiali, pecore e capre allevati su scala ridotta trovino sbocco nell’attuale rete di mercati e delle fattorie degli agricoltori di Campagna Amica che possono contare su circa diecimila punti vendita”.

LA NUOVA LEGGE
“E’ questo il risultato del lavoro di intere generazioni di agricoltori impegnati a difendere nel tempo la biodiversità sul territorio e le tradizioni alimentari”, afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “da quest’anno una nuova tutela viene dalla definitiva approvazione della proposta di legge per la valorizzazione della biodiversità di interesse agricolo e alimentare avvenuta il 19 novembre del 2015”.

La nuova legge prevede l’Istituzione di un Sistema nazionale della biodiversità agraria e alimentare, l’avvio di un Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo, l’Istituzione di un Fondo di tutela per sostenere le azioni degli agricoltori e degli allevatori.

Inoltre all’interno del piano triennale di attività del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) sono previsti interventi per la ricerca sulla biodiversità agraria e alimentare, sulle tecniche necessarie per favorirla, tutelarla e svilupparla.

Investire sulla biodiversità, secondo Coldiretti, “è una condizione necessaria per le imprese agricole di distinguersi in termini di qualità delle produzioni ed affrontare così il mercato globalizzato salvaguardando, difendendo e creando sistemi economici locali attorno al valore del cibo. Del resto l’agroalimentare italiano si fonda sui saperi delle nostre comunità e si sviluppa grazie alla ricerca che offre strumenti sempre nuovi di conoscenza della biodiversità”.

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E’ di Salerno il “vino della Dieta Mediterranea – Elisir di lunga vita”

Nasce il “vino della Dieta Mediterranea”: a produrlo sarà il Comune di Pollica-Acciaroli in collaborazione con una azienda vitivinicola campana. Ad annunciarlo è stato il sindaco di Pollica (Salerno), Stefano Pisani. “Il vigneto – spiega il primo cittadino – dovrebbe sorgere sulla collina di Pollica, in località Serre di Mulino a Vento, in un’area di 21 ettari acquistata all’asta nei giorni scorsi dal Comune. Sarà il primo passo per la nascita de “I giardini del Mediterraneo”, un parco tematico dedicato alla preservazione della biodiversità e allo stile di vita mediterraneo”. Nei prossimi giorni, il piccolo Comune cilentano, patria della Dieta mediterranea, presenterà tutte le richieste necessarie per l’autorizzazione ad installare nell’area il vigneto per l’avvio della produzione del “Vino della Dieta Mediterranea – Elisir di lunga vita”, per la quale si avvarrà della collaborazione di una della maggiori aziende vitivinicole campane. (foto: Ansa)
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Enovitis in Campo, tutto pronto per la “prima” in Puglia

Procede a pieno ritmo l’organizzazione della prossima edizione di Enovitis in Campo che, dopo il successo dello scorso anno in Sicilia, ritorna il 17 e 18 giugno con una “prima” assoluta in Puglia, al centro di un vasto comprensorio viticolo che farà convergere a Corato, Bari, presso l’azienda Torrevento gli operatori professionali di Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata e Calabria. Oltre all’intera regione ospite. L’edizione 2016 della manifestazione targata Unione Italiana Vini e Veronafiere, dedicata alla promozione delle tecnologie per la viticoltura, ha ricevuto il patrocinio della Regione Puglia e di FederUnacoma. Saranno i filari dell’azienda vitivinicola Torrevento, 250 ettari nella Murgia Settentrionale, ad accogliere la “due giorni” di prove in campo dinamiche, che vedrà al lavoro in vigneto macchine e attrezzature per ogni fase di lavorazione della vite e l’allestimento di aree tematiche dedicate ad argomenti specifici: viticoltura di precisione, olivicoltura ed energie alternative. Particolarmente ricco si annuncia poi il programma collaterale, con una forte connotazione formativa nei riguardi degli operatori della filiera, che sarà sviluppato attraverso visite guidate e seminari e workshop multidisciplinari dedicati alle nuove frontiere dell’innovazione in viticoltura, con particolare attenzione alla viticoltura di precisione, alla realtà del vigneto Puglia nelle due aree del Nord e del Sud della regione, alla coltivazione biologica, alla gestione suolo nell’interfila e nel sottofila, alla meccanizzazione dell’olivicoltura. Protagonisti a Enovitis in Campo 2016 saranno poi l’Innovation Challenge, la cui dead line di partecipazione è fissata per il prossimo 25 marzo, il premio assegnato da un Comitato scientifico alle migliori innovazioni tecnologiche presentate in fiera, e il Concorso Vota il trattore, organizzato in collaborazione con Unima e il portale della meccanizzazione agricola Macgest, grazie al quale sarà eletta la macchina più votata tra quelle esposte e provate in fiera, nelle categorie gommati, cingolati e semi-cingolati e isodiametrici.

Spazio anche a momenti più ludici e conviviali, infine, con Enovitis in Campo Junior, iniziativa realizzata in collaborazione con i più importanti brand della trattoristica, che consentirà ai più piccoli di guidare in tutta sicurezza dei trattori “a misura” di bambino. E, non poteva mancare, l’appuntamento con la partita Italia-Svezia, che sarà possibile seguire in diretta su maxi schermo il 17 giugno. “La viticoltura  – dichiara Massimo Goldoni, presidente FederUnacoma – è un’eccellenza dell’agricoltura italiana e anche della meccanica Made in Italy. Le industrie del nostro Paese sono infatti all’avanguardia nella realizzazione di trattori specializzati, attrezzature per i trattamenti e per ogni operazione colturale, sistemi per la raccolta del prodotto che consentono di realizzare una viticoltura di altissima qualità. Caratteristiche territoriali, tecniche colturali, tecnologie meccaniche – continua Goldoni – sono elementi inscindibili nel settore della viticoltura, ed è proprio per sottolineare questa stretta integrazione che la Federazione italiana dei costruttori di macchine agricole FederUnacoma ha voluto aderire all’evento di Enovitis in Campo. La viticoltura è insieme passione e tecnologia e questo è il messaggio di Enovitis”.

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visite in cantina

Grecia, Santorini wine tour: il vino sull’isola del vulcano

La strada che da Thira collega a Oia è un gomitolo d’asfalto a strapiombo sul mare. Curve mozzafiato, che preparano all’ingresso nel villaggio a nord dell’isola di Santorini. Poco più di 3 mila anime a popolare una terra resa nota dai tramonti sul mare, tra i più sensazionali al mondo.

Ma da qualche tempo, a Oia, ci si emoziona pure senza bisogno di cercare il riflesso del Sole sulle acque piatte che circondano la “Caldera”, ossia ciò che rimane del vulcano attorno al quale si è sviluppata – come in un abbraccio – l’intera pittoresca isola greca.

“Seconda svolta a destra, questo è il cammino”, canterebbe Edoardo Bennato in una rivisitazione ‘terrestre’ de “L’Isola che non c’è”: appena entrati a Oia, il cartello stradale indica il Domaine Sigalas, prima tappa del wine tour a Santorini.

Una discesa piuttosto ripida, col mare sullo sfondo. Poi le prime vigne di proprietà della Winery. La sala per la degustazione dei vini è all’aperto, sotto un ampio porticato di due livelli che si apre direttamente sulle vigne di Paris Sigalas. Le puoi quasi sfiorare, dai tavolini sui quali vengono serviti undici vini in assaggio.

Si tratta di 6 bianchi, un rosato, due rossi (il terzo, un Mavrotragano, risulta esaurito) e due vini da dessert tra cui il noto Vinsanto, che ha contribuito a rendere noto nel mondo il nome di Santorini legato alla produzione vinicola.

Ma ormai, anche e soprattutto grazie a enologi e viticoltori come Sigalas, che dal 1991 opera sull’isola e dal 1998 ha iniziato a introdurre metodi sperimentali e innovativi nelle proprie vigne, sostenere che il Vinsanto sia l’emblema del vino a Santorini non è solo riduttivo, ma addirittura fuorviante.

DOMAINE SIGALAS

Di fatto, durante il wine tasting, spiccano gli assaggi di due bottiglie, “Nychteri” e “Mm”, ottenute da uve autoctone dell’isola. La prima è il risultato della raccolta tardiva di uve Assyrtiko, da vigne di età compresa tra i dieci e i sessant’anni. La seconda risulta invece dal blend tra Mavrotragano (60%) e Mandilaria (40%).

Nychteri, annata 2012, è una vera sorpresa. Fermentazione e affinamento avvengono in vecchie barrique di legno di quercia, sur lies per per 30 mesi. Di colore giallo intenso, con riflessi dorati, Nychteri di Domaine Sigalas risulta complesso al naso, richiamando al contempo agrumi, miele, erbe aromatiche e nocciole, oltre a una spiccata mineralità. In bocca è pieno, dotato di buon corpo; aromi di nuovo citrici e agrumati, ben bilanciati con le sensazioni aromatiche. Si avverte un residuo zuccherino, che contribuisce a regalare un finale lungo e sostenuto a questa splendida bottiglia.

Viene da chiedersi come sarà tra quattro, cinque anni, dal momento che Nychteri è invecchiabile in bottiglia fino a dieci anni. Perfetto l’abbinamento con l’anatra all’arancia, nonché con i formaggi molto saporiti e con lo stufato. Mm è invece il rosso che più colpisce durante il wine tasting alla Sigalas Winery.

L’annata è la 2013, per questo calibrato mixaggio di uve Mavrotragano e Mandilaria, raccolte anche in questo caso da vigne di 60 anni. Vinificazione tipica, con fermentazione e affinamento in acciaio. Solo una parte del mosto viene trattata in barrique di quercia francese.

Di colore rosso piuttosto profondo, con riflessi violacei, Mm regala un naso complesso, di spezie e frutti rossi maturi. Al palato è elegante, pulito, regalando gli stessi sentori avvertiti al naso, con tannini e acidità ben bilanciati.

Vale la pena di un assaggio anche il Vinsanto di Sigalas: annata 2005, ottenuto da varietà Assyrtiko (75%) e Aidani (25%), viene ottenuto tramite l’essicamento delle uve al sole per 10-14 giorni, per poi essere invecchiato in botti di quercia per un minimo di 24 mesi.

Il Domaine Sigalas invecchia il proprio Vinsanto per almeno 7 anni. Procedimento che invece non viene applicato a Apiliotis, altro vino da dessert che durante il wine tasting viene proposto nell’annata 2009, risultando così ancora più dolce del Vinsanto.

Il continuo investimento in modernizzazione e sviluppo da parte del Domaine Sigalas lo ha portato in pochi anni a una capacità produttiva di 300 mila bottiglie all’anno. Gli ettari di vigne sperimentali superano addirittura quelli totali dell’azienda (20 su 27), che produce le varietà indigene Assyrtiko, Aidani, Athiri e Mavrotragano.

E l’ultima novità riguarda proprio il Mavrotragano: è infatti in arrivo un rosso coltivato col metodo internazionale delle vigne “a filari”, che a Santorini non viene praticato. Già, perché su questa splendida isola della Grecia le viti hanno sembianze molto particolari.

LA VITE DI SANTORINI

Avete presente il canestro nello sport del basket? Immaginate di doverlo riprodurre, utilizzando i rami della vite. E’ questo il metodo col quale, sin dall’antichità, i viticoltori di Santorini proteggono le piante di uva dal vento che costantemente sferza l’isola, nonché dal sole cocente dell’estate.

La vite cresce così protetta, all’interno del canestro realizzato in piccole fosse scavate appositamente diverse decine di centimetri sotto al livello del terreno della vigna, di origine vulcanica.

La pianta viene mantenuta molto bassa, così da poter ricavare dal terreno reso secco dalla scarsità di precipitazioni il massimo del calore nella stagione più fredda. Nonostante le difficoltà nella coltivazione, le vigne di Santorini non sono mai state attaccate dalla Fillossera (Phylloxeridae).

Il particolare terroir regala di per sé vini bianchi minerali e rossi di grande asprezza, che per questo hanno bisogno di essere ‘corretti’ (meglio sarebbe dire ‘ingentiliti’) in barrique. Dalle vie che collegano un villaggio all’altro, lo spettacolo regalato dalle vigne di Santorini è unico: a un passo dal mare e a due dai tetti azzurri delle case bianche dell’isola.

SANTO WINES WINERY E VENETSANOS WINERY

E a proposito di “paesaggi mozzafiato”, il wine tour di vinialsupermercato.it non poteva non passare da due ‘case del vino’ di Santorini che si affacciano direttamente sul mar Egeo e sulla Caldera del vulcano: la Santo Wines Winery e la Venetsanos Winery.

Due realtà che hanno sulla collocazione geografica, una accanto all’altra, il loro unico tratto in comune. Se da un lato la Santo Wines è certamente l’azienda vinicola che sull’isola può vantare tra le migliori ‘macchine del marketing’ – vera e propria schiacciasassi legata soprattutto però, fate bene attenzione, alla location suggestiva più che ai vini prodotti – la Venetsanos Winery bada molto più alla concretezza.

I camerieri (sommelier?) in divisa della Santo Wines non possono competere con il savoir-faire, la gentilezza e la preparazione tecnica di Giorgio, il giovane enologo che guida il wine tasting, districandosi tra un gruppo e l’altro di turisti e appassionati di Bacco. Di fatto, i vini della Santo Wines non lasciano il segno. Viene proposto un vassoio con sei vini in degustazione: tre bianchi, un solo rosso e i due vini da dessert Santo e Santorini Vinsanto.

Sopra la media solo Kameni (Kamenh), un rosso del 2012 piuttosto robusto ottenuto da uve 100% Mandilaria, lasciate a seccare per due giorni dopo la raccolta e affinate per 24 mesi in botti di quercia francese.

Delicato e minerale, invece, Santorini Nikteri Reserve, combinazione di Assyrtiko (75%), Athiri (15%) e Aidani (10%) che regala un naso complesso, buon carattere minerale e la bilanciata combinazione tra sensazioni agrumate-citriche e vaniglia, grazie a un affinamento di 12 mesi. Il “semi dolce” Santo pare un succo di frutta e il Santorini Vinsanto, con soli 3 anni di invecchiamento in barrique, non emoziona certo quanto altri provati sull’isola.

Due passi più in là, alla Venetsanos Winery, Giorgio accoglie i suoi ospiti con cortesia e professionalità, in un edificio che ha fatto dello sfruttamento della gravità il suo must nella scelta del design architettonico.

La struttura è stata realizzata dall’alto verso il basso e modernizzata di anno in anno a partire dal 1947 dalla famiglia che porta lo stesso nome. Qui sono quattro i vini proposti in degustazione. Non può mancare l’Assyrtiko, la varietà più importante per l’isola di Santorini, con il 75% della superficie vitata.

Di questa bottiglia colpiscono le note saline che emergono resistenti nel lungo finale, ad accompagnare le note citriche e minerali preponderanti. Più delicato è Nykteri (che Giorgio spiega essere “il vino della notte”, dal greco “nikta”, “notte”). Quattro mesi in barrique per maturare sentori di vaniglia dall’aspro uvaggio Assyrtiko in purezza.

Frutta a polpa bianca matura, fiori bianchi e burro al palato, da abbinare alle carni bianche (14 gradi per l’annata 2014). Il rosso secco proposto in degustazione alla Venetsanos Winery è un Mandilaria in purezza, l’uvaggio rosso più diffuso a Santorini. Un vino di grande potenza, con i suoi 15 gradi. Il 60% del mosto passa in barrique nuove di quercia francese e il 40% matura semplicemente in acciaio.

“Un procedimento – spiega Giorgio – necessario per sminuire gli eccessivi tannini dell’uvaggio, nonché l’acidità. I grappoli vengono precedentemente lasciati al sole per tre giorni, dopo la raccolta”.

Al naso frutti rossi e spezie. Al palato la curiosità di assaggiare la stessa annata, la 2014, tra qualche anno, con ottime prospettive. Perfetto l’abbinamento con carni cotte alla griglia o alla brace, da provare per esempio con l’agnello. Ultimo bicchiere è quello di Vinsanto, considerato uno dei migliori dell’isola. Parere che condividiamo in toto.

Per la sua produzione, alla Venetsanos viene utilizzato il 90% di uvaggio Assyrtiko e il 10% di Aidani. “Le uve – spiega Giorgio – vengono lasciate al sole dai 5 ai 10 giorni, a seconda delle condizioni meteorologiche. La sensazione dolce ottenuta è così naturale. Non commercializziamo il nostro Vinsanto prima di due anni di affinamento”. Al naso e al palato si evidenziano elegantemente mela matura, pesca, albicocca, miele, vaniglia, cioccolato e caramello.

BOUTARI WINERY

Nel sud dell’isola, il wine tour di Santorini prosegue alla Boutari Winery. Un colosso greco del vino, che sull’isola fa bella figura grazie alla sapiente presentazione di Maria Karamolegou, che ci guida nella degustazione. Viene proposta la degustazione di quattro vini autoctoni, tutti di buona qualità.

Dopo l’assaggio del bianco Santorini (100% Assyrtiko, 13,20 euro per la bottiglia da 750 ml) e la sorpresa Kallisti Reserve 2012 (di nuovo Assyrtiko in purezza, ma questa volta affinato in barrique prima e in bottiglia poi, per un totale di 14 mesi, ottenendo dal legno sentori di vaniglia) finalmente qui troviamo un rosè degno di nota, Kouloura, dal nome della forma a “cesto” tipica delle viti di Santorini.

L’annata è la 2013 e viene prodotto al 100% con uve Mandilaria. Al naso ciliegia, miele, fragola. Al palato, Kouloura è invece molto più secco di quello che ci si possa aspettare dal naso, con un finale amarognolo molto accattivante e sorprendentemente salino.

Buon livello anche per Kouloura red, vino rosso secco dai tannini nobili, delicati e dalla buona acidità. Incuriositi, alla Boutari Winery degustiamo anche un vino dell’area della Mantineia, a ovest di Atene: Ilida, blend tra un uvaggio autoctono (Moshofilero) e gli internazionali Chardonnay (affinato in barrique per 4 mesi) e Gewurztraminer.

Ottimo il risultato, da provare. Non a caso, la Boutary Winery è la più visitata dell’isola, grazie anche alla propria esperienza in un campo dove opera dal 1879, anno della propria fondazione a Naoussa. E, sempre non a caso, Boutari è stata nel 2008 la prima azienda vinicola greca ad aggiudicarsi il titolo di “European Winery of the year” per il prestigioso “Wine Enthusiast”.

GAVALAS WINERY
Alla Gavalas Winery, l’atmosfera è invece molto intima e familiare. Si viene accolti dalla dolce Fotini Tsiboni, che con voce pacata accomodare gli ospiti sotto il porticato della casa vinicola, allestito a sala di degustazione. Una menzione particolare va al Santorini Natural Ferment, vino bianco secco molto pulito e delicato al palato, nonché dal perfetto bilanciamento tra sale, frutta e dolce.

“Le uve di Assyrtiko – spiega Fotini – vengono raccolte all’inizio del mese di agosto, selezionate accuratamente e poi vinificate secondo il metodo tradizionale di Santorini, ma allo stesso tempo avvalendosi di tutto il nostro know how nel settore, grazie all’apporto di vasche d’acciaio a temperatura controllata”.

Nasce così un vino bianco adatto all’abbinamento con piatti di mare e carne di pollo e tacchino. Non lasciano il segno, invece, né il Nykteri (di 14 gradi, da riassaggiare forse più maturo) proposto in degustazione né il Mavrotragano (risultato ancora troppo acido, nonché salino, nonostante l’utilizzo di barrique nuove di quercia francese per più di 12 mesi) e delude il Vinsanto, davvero troppo zuccherino.

ARTEMIS KARAMOLEGOS WINERY

Il wine tour di Santorini di vinialsupermercato.it si chiude alla Artemis Karamolegos Winery, dove Fani ci guida nella degustazione di 6 vini dell’azienda, fondata nel 1952 e rinnovata dal 2004, pluripremiata in diversi concorsi internazionali.

Segni particolari? Un vero e proprio marchio di fabbrica: l’obiettivo di mantenere 3 grammi per litro di residuo zuccherino. Un grande lavoro di ‘chimica’ che si traduce in vini molto asciutti e puliti, che vale davvero la pena di degustare, magari in abbinamento ai piatti del vicino ristorante annesso alla winery, “Aroma Avlis”.

Del resto, dietro alle fatiche di laboratorio, va detto che la Karamolegos Winery può contare sui vigneti più ambiti sull’isola di Santorini, ovvero quelli a 600 metri sul livello del mare della zona di Pyrgos. L’assaggio del primo vino fa subito comprendere che siamo di fronte a un’azienda vinicola di tutto rispetto.

L’Assyrtiko in purezza è tra i più delicati degustati sull’isola, nonché tra i più fruttati. L’acidità non è così spiccata e, anzi, si fanno apprezzare le note di frutti a polpa bianca. Note fruttate che diventano addirittura esotiche in Santorini, blend di Assyrtiko con piccole percentuali di Athiri e Aidani. Apporto fondamentale, quello di quest’ultimo uvaggio, per conferire alla bottiglia note di pera e banana.

Nykteri è al solito di elevato grado alcolemico, ma quello di Artemis Karamolegos è pure ricco di vaniglia e miele, con palato pulito ed elegante che si accende di vaniglia e limone (3 mesi in barrique di quercia francese). In Santorini Barrel Aged, proposto in degustazione con l’annata 2013, troviamo addirittura l’ananas, in un finale lungo e strutturato.

Il rosato (blend Mandilaria e Assyrtiko) non è degno di nota, ma Fani avverte appunto che fa parte della linea “Terranera”, ovvero quella dei vini base, da tavola. La nostra guida torna subito su un buon livello, versando nel calice il Mavrotragano in purezza, maturato in barrique per oltre 24 mesi per l’annata 2010.

Vino potente, molto ben strutturato, con note speziate e di piccoli frutti di bosco a bacca rossa riscontrabili sia al naso che al palato, fa venir voglia di tornare a Santorini tra un altro paio d’anni, per provarlo nuovamente, ancora più maturato in bottiglia: ottimo e perfetto per accompagnare carni saporite e formaggi molto grassi.

“Produrlo – spiega Fani – è molto costoso. L’uva ha un valore di 3,50 euro al Kg e possono occorrere anche 2 Kg per produrre un solo litro di vino”. La Artemis Karamalegos Winery, inoltre, non lo commercializza prima di due anni di ulteriore affinamento in bottiglia.

IL WINE MUSEUM DI SANTORINI
A Santorini non poteva mancare un museo del vino. E’ il Koutsoyannopoulos Wine Museum di Santorini, che ospita la Koutsoyannopoulos Winery. Il cuore del museo è ricavato a una profondità di 8 metri rispetto al livello del suolo, su una superficie totale di 300 metri e presenta – grazie a supporti di audio guida in quattordici lingue – la storia del vino di Santorini dal 1660 al 1970. Anche qui, ovviamente, la possibilità di dedicarsi al termine della visita del museo al wine tasting di quattro diverse produzioni della Koutsoyannopoulos Winery. Il costo di ingresso al museo è di 8 euro.

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Vendemmia 2015 da record. Coldiretti avverte: allarme siccità nelle vigne d’Italia

La vendemmia 2015 sarà un successo. Lo assicura la Coldiretti, che annuncia il taglio del primo grappolo di Franciacorta in anticipo di una settimana rispetto al record già stabilito in Italia nel Dopoguerra. Una buona notizia a metà, dal momento che l’anticipo della vendemmia 2015 comporterà d’altro canto la necessità al ricorso di irrigazioni di emergenza, specie nei vigneti con esemplari giovani. Il caldo che da oltre un mese attanaglia l’Italia porterà, sempre secondo le stime di Coldiretti, a un aumento della produzione del 5 per cento circa, attestabile in 44 milioni di ettolitri totali. “Da oltre un decennio – evidenzia Coldiretti – non era mai iniziata cosi presto la vendemmia in Italia. Il distacco del primo grappolo di uva da vino Made in Italy del 2015 è avvenuto addirittura con quasi una settimana di anticipo rispetto allo scorso anno, in Franciacorta, dove si raccolgono le uve bianche destinate alla produzioni di spumanti che tradizionalmente sanciscono l’avvio delle vendemmia in Italia. Le condizioni climatiche con il grande caldo hanno accelerato i processi e anticipato la raccolta che si classifica come la seconda più precoce dal dopoguerra, seconda solo a quella del 2003, l’anno di una storica siccità, quanto di inizio il 2 agosto”.

La vendemmia parte con le uve Pinot e Chardonnay in un percorso che proseguirà a settembre ed ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si concluderà nel mese di novembre con le uve di Aglianico e Nebbiolo e Nerello. Le stime della Coldiretti dunque saranno progressivamente definite perché molto dipenderà dalle prossime settimane in cui si inizierà a raccogliere tutte le altre uve e dall’andamento climatico dei giorni precedenti la raccolta. “In ogni caso – assicura la Coldiretti – lo stato fitosanitario dei vigneti è in tutta Italia molto buono con assenza di situazioni di criticità e la qualità attesa è superiore a quella dello scorso anno. Le temperature record di luglio hanno però fatto aumentare l’impegno ed i costi dei viticoltori che per scongiurare il rischio siccità che inizia a farsi sentire in diverse zone hanno dovuto intervenire con mirate irrigazioni di soccorso specie nei vigneti più giovani”.

Sul piano produttivo con queste premesse l’Italia dovrà rinunciare al primato produttivo rispetto alla Francia dove le prime per il 2015 danno una produzione che si attesterà sui 46,6 milioni di ettolitri, in leggero calo (-1%) sul 2014, secondo l’Istituto del Ministero dell’agricoltura d’oltralpe. Se non ci saranno sconvolgimenti si prevede che la produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola. Nel primo quadrimestre del 2015 le esportazioni sono intanto aumentate del 6 per cento in valore, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, con il risultato che oltre la metà del fatturato realizzato dal vino quest’anno sarà ottenuto dalle vendite sul mercato estero.

Con l’inizio della vendemmia, sempre secondo le stime di Coldiretti in Italia si attiva un motore economico che genera quasi 9,5 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che da occupazione a 1,25 milioni di persone. La vendemmia 2015 interessa 650mila ettari di vigne, dei quali ben 480mila Docg, Doc e Igt e oltre 200mila aziende vitivinicole dove quest’anno rispetto al passato con la crisi si prevede la presenza di un maggior numero di italiani, soprattutto giovani, rispetto agli extracomunitari, come confermano le richieste di lavoro.

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Vini al supermercato

Is Argiolas Vermentino di Sardegna Doc – Argiolas

È una di quelle bottiglie che conservi per le grandi occasioni. O, per lo meno, una di quelle che decidi di stappare solo dopo esserti assicurato – più e più volte – che il pranzo o la cena in questione, beh…ne siano “degni”. Parliamo di Is Argiolas, uno dei più pregiati Vermentino di Sardegna acquistabili al supermercato. E questa volta, la ‘fatica’ è toccata a un amico che capitava per vacanza dalle parti di Cagliari. Bottiglia commissionata ad hoc e consumata in occasione di una cena di pesce fresco, dall’aeroporto al secondo. Tutto perfetto, insomma. Così come perfetto è Is Argiolas, Vermentino di Sardegna che la casa vitivinicola di Serdiana (CA) cresce con cura nelle proprie tenute di Selegas, piccolo borgo di appena 1.500 anime situato nell’area del Trexenta. I terreni di conformazione calcarea e argillosi sono ben esposta alla luce del sole, anche durante l’inverno, che risulta mite e con precipitazioni sporadiche, a fronte di un’estate al limite del torrido, ma ventilata. È il terroir perfetto per un vitigno semi aromatico. Ma il segreto di Is Argiolas Vermentino di Sardegna sta nella selezione delle uve, durante la fase di raccolta che avviene alle prime luci del giorno. Le migliori vengono pressate delicatamente e raffreddate a 10-12 gradi, con successiva decantazione naturale. Questo Vermentino in purezza viene poi lasciato a contatto con lieviti rigorosamente autoctoni, per consentire una fermentazione che avviene a una temperatura controllata di 16 gradi dai 25 ai 30 giorni. Segue poi un’altra delicata fase di ‘riposo’ sulle ‘lies’, le frecce fini degli lieviti che hanno terminato la loro fase di fermentazione e che, in questa fase, contribuiscono a irrobustire l’olfatto del prodotto finale, conferendo aromaticità. Ed è proprio l’olfatto, robusto, complesso, ampio e armoNico una delle note che rendono Is Argiolas Vermentino di Sardegna un vino davvero unico nel panorama enologico dello stesso Vermentino. Si avverte il profumo intenso di fiori, di erba appena colta, di frutta (pesca) e di mare. Al palato Is Argiolas è fresco e allo stesso tempo caldo; delicato, eppure robusto; fine, eppure spesso dei suoi 14,5 gradi, che contribuiscono a rendere la bevuta una vera e propria esperienza sensoriale, a tutto tondo. Un vino che merita un posto di riguardo tra i grandissimi bianchi della grande distribuzione organizzata italiana, che non a caso è inserito da Argiolas nella propria linea denominata “Prestigio”, a differenza di un altro (seppur ottimo) Vermentino di Sardegna, il Costamolino Argiolas di cui già vinialsupermercato.it ha trattato negli scorsi mesi e inserito nella linea base, denominata “Tradizione”.

Prezzo pieno: 9 euro
Acquistato presso: Auchan

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