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L’estate 2024 di birra, vino e distillati, secondo Partesa

L'estate 2024 di birra, vino e distillati, secondo Partesa
Cosa berranno gli italiani fuoricasa in questa estate 2024? Risponde Partesa, società specializzata nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Horeca, che delinea i trend di birra, vino e spirits per la bella stagione e che vede confermarsi tra i consumatori italiani una diffusa cultura del buon bere, accompagnata dalla ricerca di novità e da una sempre maggiore attenzione a bere in modo sano e responsabile.

L’ESTATE 2024 DELLA BIRRA

In particolare, nel mondo birra, regina indiscussa dei momenti di convivialità, brillano le referenze innovative, ma è il fenomeno emergente delle birre low e no alcol a dominare le richieste dei beer lovers (e non solo quelli più giovani).

L’ESTATE 2024 DEL VINO

“Purezza” è invece la parola d’ordine quando si parla di vino: proseguono le richieste di monovitigni e Denominazioni che meglio esprimono le sfumature delle terre d’origine. Il tutto con preferenze per bianchi e sparkling, a partire dalle produzioni nazionali che sanno garantire un ottimo rapporto qualità-prezzo.

L’ESTATE 2024 DI VERMOUTH, TEQUILA E GIN: MEGLIO DEL RUM

Infine, il mondo spirits vede Vermouth Premium e Bitter crescere grazie alla passione per l’aperitivo di qualità, la Tequila affiancarsi al Gin nella mixology, a discapito del Rum che continua a perdere terreno, e le richieste di amari di qualità incrementare nell’afterdinner. Da segnalare poi la nuova primavera del Limoncello con la miscelazione (a partire dal “Limoncello Spritz”) e la crescita dei cocktail in fusto, apprezzati per la loro praticità e rapidità di servizio.

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Più protezione per il Vermouth di Torino negli Usa con il Marchio di Certificazione


Il Consorzio del Vermouth di Torino ha ottenuto il Marchio di Certificazione negli Usa. Una conquista definita «fondamentale» dall’ente guidato dal presidente Roberto Bava e dal direttore Pierstefano Berta, che in occasione degli Stati Generali 2024 del Vermouth di Torino – convocati il 28 giugno all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – hanno delineato gli obbiettivi raggiunti nell’ultimo periodo in campo nazionale e internazionale. Presenti i soci dell’ente, che rappresentano oltre il 96% della produzione del Vermouth di Torino (circa 6 milioni di bottiglie), commercializzato in 82 Paesi dei 5 continenti.

LA PROTEZIONE DEL VERMOUTH DI TORINO NEGLI USA

Il Marchio di Certificazione, rilasciato dall’United States Patent and Trademark Office (Ufficio Brevetti e Marchi degli Stati Uniti) permette al Consorzio di proteggere e controllare rigorosamente la denominazione “Vermouth di Torino IGP” negli Usa, un mercato di grande rilievo per i Soci del Consorzio. Un obiettivo al pari del marchio consortile, depositato in Italia, in Europa e nei principali mercati internazionali, che ha permesso un’intensa opera di opposizione a impieghi scorretti della denominazione in nazioni europee ed extraeuropee, proteggendo consumatori, produttori, e in generale il Made in Italy.

NOMINATI I NUOVI AMBASCIATORI DEL VERMOUTH DI TORINO

Sempre in occasione degli Stati Generali del Vermouth 2024, sono stati nominati i nuovi “Ambasciatori ed Educatori del Vermouth di Torino”, riconoscimento rivolto a persone che lavorano a vario titolo per la conoscenza e l’apprezzamento del prodotto. A ricevere lo speciale diploma di ambasciatori erano presenti Mariuccia Roggero Ferrero e Diego Crippa, importanti chef canellesi; Sergio Nodone, ambasciatore presso i Cavalieri del Tartufo di Alba; gli “Ambasciatori Educatori” Pauline Rita Rosa, Myles Cunliffe e Samuel Boulton che hanno gestito diversi seminari in occasione degli ultimi eventi internazionali del Consorzio Vermouth di Torino.

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Amaro Lucano e Mancino Vermouth: la fusione è realtà

«Cosa vuoi di più dalla vita? Un Amaro Lucano Mancino». Potrebbe suonare così la nuova pubblicità del noto drink della famiglia Vena, che ha rilevato la maggioranza di Mancino Vermouth. «Una data che non dimenticheremo mai», commentava ieri sui social l’imprenditore lucano Giancarlo Mancino, che ricoprirà il ruolo di consigliere con delega allo sviluppo del business.

Inizia un nuovo capitolo e non potremmo essere più felici di condividere finalmente questa notizia con il mondo intero. Mancino Vermouth e Amaro Lucano sono ora una famiglia. Stessa eredità lucana, stessa passione per la qualità, stessi ideali e stessa visione del futuro. Il viaggio è appena iniziato, e siamo già più che entusiasti di abbracciare tutte le avventure che il futuro ci riserva. Ci vediamo tutti, come sempre, al bar».

La fusione di Mancino con lo storico marchio guidato da Leonardo Vena era un sogno condiviso dalle due imprese. L’operazione consentirà a Gruppo Lucano di arricchire la sua offerta con una selezione di sette etichette di Vermouth piemontese.

La volontà di creare un progetto comune ha preso avvio nel 2013, durante un incontro a Chicago. Negli anni i rapporti si sono susseguiti e consolidati, grazie anche alle innumerevoli fiere in cui Mancino e Lucano sono presenti. Nel 2021 si è così «concretizzata l’opportunità di lavorare insieme».

L’influenza nel mercato on trade luxury di Mancino Vermouth e la sua presenza ben distribuita nel territorio asiatico, spiegano le due aziende, hanno rappresentato un plus molto importante per Lucano e per i suoi obiettivi di crescita e di sviluppo in altri mercati.

Contestualmente l’azienda Mancino, il cui fatturato è per il 90% sviluppato nel mercato estero (più del 50% tra Far East e Usa), entra a far parte di una delle più importanti realtà italiane nella produzione e commercializzazione di Spirits. L’obiettivo è «una crescita significativa, confermando il suo posizionamento nel mercato on trade luxury».

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Vermouth di Torino: l’aperitivo del futuro

In un mondo indirizzato verso vini, drink e bevande alcohol free o dal basso tenore alcolico, il Made in Italy ha un asso nella manica: il Vermouth di Torino. Le basse percentuali di alcol – se paragonate a quelle dei distillati – hanno consentito al vino aromatizzato piemontese di scalare posizioni nel gradimento dei barman, nella mixology.

Ma è il Consorzio del Vermouth di Torino a voler cogliere più di chiunque altro la palla al balzo. Il momento è quello  giusto, almeno per due motivi. Il cambio di marcia dei consumatori internazionali, che oggi preferiscono freschezza e leggerezza all’opulenza gustativa e alcolica, fa il paio con il trentennale dal riconoscimento europeo dell’Igp del Vermouth di Torino.

Un nettare che gode di ampia rappresentanza istituzionale, dal momento che il Consorzio è in grado oggi di rappresentare il 98,5% della produzione. L’ultimo dato disponibile è quello dei 4,5 milioni di litri del 2019. Una cifra in calo del 17% nel 2020 a causa della pandemia. Calo mitigato dalle vendite on-line, anche all’estero, e dallo spostamento del consumo dall’Horeca alla dimensione domestica.

«CI SIAMO PERSI LA GENERAZIONE DEI GENITORI»

I nostri nonni – spiega il presidente del Consorzio, Roberto Bava – avevano il Vermouth in casa per gli ospiti. I giovani lo conoscono perché utilizzato dal bartender con la barba e i tatuaggi. Ci siamo persi la generazione dei genitori».

«Abbiamo letteralmente un buco temporale – prosegue Bava – in cui il Vermouth di Torino è stato dimenticato e relegato in secondo piano rispetto ad altre bevande. A noi il compito di riportarlo agli splendori di un tempo».

D’altro canto, il mondo non è stato a guardare. Mentre l’aperitivo sabaudo finiva nel dimenticatoio, nel mondo hanno iniziato a proliferare imitazioni, spesso figlie dell’Italian Sounding.

Un caso su tutti? Quello dei “Vermouth senza assenzio” tanto in voga negli States. «What about Limoncello without the lemon?» scherza il presidente Bava ricordando una frase pronunciata negli Usa, per sottolineare l’assenza dell’ingrediente fondamentale.

IL DISCIPLINARE

Con tre secoli di storia alle spalle il Vermouth di Torino ha visto il suo primo riconoscimento con il Regolamento CE 1601 del 10 giugno 1991, che individua le Indicazioni Geografiche per i vini aromatizzati.

Il Decreto Ministeriale 1826 del 22 marzo 2017 trasforma definitivamente in Legge dello Stato Italiano il disciplinare di produzione. I vini base (bianchi, rosati o rossi) devono essere di origine italiana, aromatizzati con blend di erbe coltivate in Piemonte poste in infusione idroalcolica.

Il principale centro di produzione è la pianura di Pancalieri (Torino). Inoltre il prodotto deve contenere minimo 0,5 g/l di Assenzio Romano, Assenzio Gentile o Assenzio Pontico e avere titolo alcolometrico fra i 16% ed i 22% abv.

Il Vermouth di Torino viene classificato in base al colore (Bianco, Ambrato, Rosato o Rosso) o in base al contenuto zuccherino: Extra Dry (meno di 30 g/l), Dry (meno di 50 g/l) e Dolce (sopra i 130 g/l).

Per il Vermouth di Torino Superiore il disciplinare prevede un titolo alcolometrico minino di 17% abv e l’utilizzo di almeno il 50% di vini di origine piemontese.

LA DEGUSTAZIONE

Quattro le proposte del Consorzio, rigorosamente alla cieca, per permettere di addentrarsi nel complesso panorama del Vermouth. I canoni della degustazione si discostano tanto da quelli del vino, quanto da quelli del distillato.

Vermouth di Torino Extra Dry

Color bianco con riflessi giallo paglierino. Naso importante e ricco in cui gli aromi arrivano compatti rendendo difficoltoso decriptare i vari descrittori. Erbe mediterranee ed un tocco agrumato fresco introducono ad una bevuta agile e pulita. Il sorso chiude asciutto e quasi tannico regalando una piacevole persistenza erbacea.

Vermouth di Torino Bianco Dolce

Color bianco avorio. Profumi invitanti di erbe aromatiche come la salvia che accompagnano un ampio corredo floreale. Leggere note di frutta fresca, pera e pesca. Sorso morbido, in cui lo zucchero gioca bene il suo ruolo senza eliminare quel tocco amaricante in chiusura tipico dell'”aperitivo”.

Vermouth di Torino Ambrato

Color Ambra luminoso. Balsamico ed agrumato al naso. Scorza di arancia e di limone che si alternano a spezie morbide come chiodo di garofano, noce moscata e cannella. Sorso pieno, di corpo e leggermente amaricante che regala note di frutta disidrata e mandorla nel retro olfattivo

Vermouth di Torino Rosso
Rosso rubino. Naso speziato. China, geranio, chiodi di garofano, cardamomo. In bocca è avvolgente e morbido. Durante il sorso regala una balsamicità importante che accompagna note di frutti rossi surmaturi ed una piacevole dolcezza.

GLI ASSAGGI DI WINEMAG

Chazalettes Vermouth di Torino Extra Dry

Bianco carta. Affilato tanto al naso quanto in bocca. Note di agrume macerato, erbe aromatiche. Sorso Asciutto.

Ulrich Vermouth di Torino Extra Dry

Bianco Carta. Naso balsamico in cui l’alcol gioca un ruolo importante. Secco e pulito. Poco persistente.

Drapò Vermouth di Torino Dry

Bianco carta con riflessi paglierini. L’alcolicità è evidente già al naso dove si mescola con leggre note ossidative. Sorso secco e asciutto.

Arudi Vermouth di Torino Bianco

Giallo paglierino. Fiori secchi e frutta fresca che introducono ad un sorso morbido e piacevolmente amaricante sul finale.

Chazalettes Vermouth di Torino Bianco

Paglierino. Naso aromatico che strizza l’occhio a note mandorlate. Sorso morbido e dolce con un retro olfattivo erbaceo che dona freschezza.

Drapò Vermouth di Torino Bianco

Paglierino. Erbe aromatiche al naso. In bocca la vena amaricante è molto marcata e risulta un po’ slegata dalle altre componenti.

Peliti’s Vermouth di Torino Bianco

Paglierino carico. Intenso al naso con una vena mentolata e medicinale che dona freschezza. Sorso avvolgente.

Ulrich Vermouth di Torino Bianco

Giallo paglierino. Naso fruttato e leggermente esotico. Immediato e diretto al sorso chiude con una perfetta corrispondenza naso-bocca.

Berto Vermouth di Torino Superiore Bianco

Paglierino carico. Fiori secchi ed nota balsamica di eucalipto. Sorso poco amaro in cui prevalgono le morbidezze.

Arudi Vermouth di Torino Rosso

Rosso rubino. Spezie scure che nascondono note di frutto rosso e pesca. Sorso secco e pulito.

Casa Martelletti Vermouth di Torino Rosso

Rosso rubino. Cannella, pepe, chiodo di garofano e frutta sotto spirito. Naso complesso a cui segue una bevuta semplice, morbida e scorrevole.

Chazalettes Vermouth di Torino Rosso

Rosso rubino carico. Frutta e spezia al naso. Sorso rotondo ed avvolgente che chiude su note dolci.

Drapò Vermouth di Torino Rosso

Rosso rubino. Pesca, Albicocca ed una leggera vena erbacea. Sorso dolce e fresco. Buona persistenza fruttata.

Berto Vermouth di Torino Superiore Rosso

Rosso granato. Menta ed eucalipto dominano lo spettro olfattivo. Seguono note di spezie dolci. Al sorso è il più rotondo ed avvolgente della batteria.

Bordiga Vermouth di Torino Superiore Rosso “Excelsior”

Rosso violaceo carico. Naso su note evolute di spezie calde come pepe, cannella e vaniglie. Intensa balsamicità unita ad un evidente tocco boisè. Lunga persistenza.

Vergnano Vermouth di Torino Superiore Rosso

Rosso rubino. Mora e sottobosco al naso. Molto scorrevole e beverino al sorso.

Ulrich Vermouth di Torino Bianco

Giallo paglierino. Naso fruttato e leggermente esotico. Immediato e diretto al sorso chiude con una perfetta corrispondenza naso-bocca.

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Dal Piemonte all’Umbria con Antica Torino, il vermouth di Filippo Antonelli

Si potrebbe dire “un torinese in Umbria”. Torinese fin dal nome oltre che per tipologia e stile. Umbro perché Antica Torino nasce da un’idea di Vittorio Zoppi, esperto di vermouth, distillati e liquori, e Filippo Antonelli, proprietario dell’omonima cantina e presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco (PG).

Antica Torino è un vermouth tradizionale. Tredici le botaniche utilizzate (assenzio, genziana, aloe, rosmarino, vaniglia, rabarbaro,timo, cumino, alloro, zenzero, genepy, origano e pompelmo), che vengono lasciate in macerazione in alcol a 96% per 30 giorni.

La tintura così ottenuta è miscelata con vino bianco italiano, 5% di mosto di moscato e e zucchero di barbabietola bruciato. Antica Torino viene imbottigliato dopo un periodo di affinamento che può durare fino a 60 giorni.

Ne risulta un Vermouth dal colora ambrato che al naso colpisce subito con i suoi sentori di rabarbaro, erbe amare, anice e fiori di montagna. Elegante e compatto nei suoi profumi in bocca di rivela agile e fresco. La leggera dolcezza accompagna il sorso ed è ben compensata dalla viva acidità risultando piacevole e scorrevole.

Chiude sulle note amaricanti delle erbe officinali che accompagnano lungo la lunga e piacevole persistenza.

Un vermouth versatile assolutamente godibile consumato in purezza. Ottimo e tradizionale aperitivo, magari guarnito da una scorza di limone, si presta bene anche al consumo dopo pasto grazie alla sua vena amarognola.

La ricchezza aromatica di Antica Torino ne suggerisce anche l’utilizzo in miscelazione. L’abbinamento con un Gin può esaltarne le note floreali ed agrumate (in tal senso meglio un London dry). La spiccata nota amara di Antica Torino ne suggerisce l’uso anche nei tradizionali Boulevardier e Manhattan o, perché no, in un Metropole.

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Vinifera 2019 a Trento: torna l’appuntamento con i vini di montagna

Vinifera, il Salone dei vini artigianali dell’arco alpino, torna per la sua seconda edizione alla Fiera di Trento, sabato 23 e domenica 24 marzo 2019. L’evento non sarà un semplice banco d’assaggio, ma l’occasione per appassionati e curiosi di scoprire e approfondire la conoscenza di oltre 60 produttori provenienti dal territorio alpino e prealpino, dell’Italia ma anche di Austria, Francia, Svizzera e Slovenia. Ad accompagnarli, una selezione di produttori artigianali di cibo provenienti dal Trentino e dall’Alto Adige/Südtirol. In entrambi i casi, sarà possibile acquistare i prodotti direttamente al banco dei produttori.

La due giorni del Salone sarà anticipata dal Forum, una serie di appuntamenti che si svolgeranno in varie località della provincia nelle settimane precedenti, con eventi dedicati all’effetto dei cambiamenti climatici sulla viticoltura, degustazioni alla cieca, focus territoriali come quello sulla Valle d’Aosta e su nicchie produttive come quella del vermouth.

Tra gli approfondimenti già confermati in fiera, Matteo Gallello, caporedattore di Porthos, guiderà i presenti in una degustazione geosensoriale secondo il metodo proposto dal professore Jacky Rigaux nel libro Il Vino Capovolto.

Un secondo laboratorio si concentrerà sui vitigni resistenti, esplorando lo stato dell’arte delle ricerche e della sperimentazione in quest’ambito e le prospettive future di questo settore.

Ai Dolomitici – il gruppo nato per valorizzare l’originalità e la diversità della viticoltura trentina – toccherà il compito di presentare il Perciso, il vino simbolo della sapienza contadina nato da un progetto condiviso da 10 tra le migliori realtà vitivinicole del Trentino.

I Dolomitici hanno infatti deciso di unire le forze per garantire la conservazione di un antico vigneto e produrvi un vino che esprima l’essenza di questa antica varietà e il sapore della terra in cui affonda le sue radici. Un’altra degustazione, guidata da Gianpaolo Giacobbo, sarà dedicata ai vini rifermentati in bottiglia sui lieviti provenienti dall’Arco Alpino, dalla Liguria fino alla Slovenia.

I MIGLIORI ASSAGGI DELL’EDIZIONE 2018

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Spirit Experience: al Merano Wine Festival sbarcano i distillati

Il Merano Wine Festival 2018 è stato anche Spirit Experience. Per la prima volta all’interno della Gourmet Arena ha fatto mostra di se una selezione di distillati, masterclass dedicate e preparazioni dei bartender presenti.

Il mondo del vino, in uno dei suoi appuntamenti più prestigiosi, ha aperto le porte al mondo degli spirits. Per la prima volta, i “distillati” hanno messo la punta del piede all’interno del mondo del vino.

Un binomio, quello fra vino e spirits, che in realtà è da sempre ben presente nella testa dei consumatori, ma che ha sempre visto contrapposti i due mondi. Quasi non ci fosse interesse reciproco. Quasi che un bevitore di spirits o di mixology non sia intenditore di vino e viceversa.

E così, mentre a Milano si teneva il Milano Whisky Festival (di cui vi abbiamo raccontato la scorsa edizione), ecco spuntare nella Passerpromenade di Merano bottiglie di superalcolici, amari e vermouth.

Non moltissime, per la verità, e con un forte sbilanciamento al “bere mescolato” piuttosto che al consumo “in purezza”. Ma per essere la prima occasione decisamente un grande successo.

LE TIPOLOGIE, GLI ASSAGGI, LA COCKTAIL COMPETITION

Qualche “incursione” dall’estero, ma sono prodotti e produttori italiani a guidare il gioco alla Spirit Experience. Primo fra tutti il più italico degli spiriti: la Grappa. Protagonista non solo dei banchi d’assaggio ma anche di una masterclass a lei dedicata.

Dalla bianca di Nardini, che propone Extrafina per i 240 della distilleria, alla bianca aromatica di Roner, monovitigno di Gewurztraminer ricca del suo varietale. Sempre Roner propone la ottima Weissburgunder (da noi già degustata a al Milano Rum Day), mentre interessanti sono le due ambrate: Selezioni, edizione limitata di Marzadro ricca di terziari legnosi e Fuoriclasse, riserva 7 anni di Castagner, che non snatura i profumi primari.

Italia che tiene banco anche sul fronte del Gin. Seven Hills stupisce per la freschezza erbacea del suo Dry mentre Greedy Gin, dal veneto, è più profondo e balsamico con note di lavanda e thè verde. Dalla Calabria è Vecchio Magazzino Doganale a sorprendere con un Gin dai sentori affumicati, mentre Gin del Professore gioca su note agrumate e Roner mette i boschi dell’Alto Adige in un Gin che profuma di pino cirmolo.

Italia che si confronta anche sugli altri spirts internazionali. Stock presenta qui il suo Brandy Riserva 20 anni per i 130 di attività, saranno 5000 bottiglie non ancora confezionate (ma abbiamo la possibilità di assaggiare una campionatura): uno spirito di gran corpo ricco di note erbacee e con un leggero tannino probabilmente dovuto ai legni dell’invecchiamento, sapido e persistente chiude in modo leggermente amaricante.


Puni
porta l’intera gamma dei suoi Whisky fra cui spicca Vina, 5 anni di invecchiamento in botte ex Marsala vergine: secco e verticale ricco di note vinose e di frutta secca. Roner tiene alta bandiera del Rum col suo R74: morbido e dolce dai sentori fruttati.

Grande carrellata di liquori della tradizione come Limoncello, Nocino, Cedro, Rabarbaro, Anice e liquori a base di frutta ma è la grande qualità dei Vermouth a cogliere l’attenzione. Martini Riserva Ambrato gioca sul dolce-amaro di miele e rabarbaro.

Roner con GW utilizza il Gewurztraminer come vino base arricchendolo con le botaniche ma senza perderne la caratteristica nota fruttata.

Gamondi (Toso) col suo Vermouth di Torino Superiore Rosso si rifà alla tradizione piemontese dove arancia amara e china donano intensità e freschezza.

Originali le due proposte di Tomaso Agnini. Vermouth al mallo di noce, più morbido e dolce, e Vermouth all’aceto balsamico, più fresco. Ottima l’intera linea di Del Professore: Bitter, Aperitivo ed i Vermouth Classico, Chinato, di Torino e di Torino Superiore.

Aziende italiane che si distinguono per la loro produzione e costante presenza nelle ricette dei bartender di tutto il mondo, come Luxardo, che oltre al famoso Maraschino qui porta anche Bitter, Sangue Morlacco ed il proprio Triple Sec, o come Varnelli coi proprio liquori, amari e distillati.

E proprio Varnelli, per la celebrazione dei 150 anni di attività, è stata la protagonista della Cocktail Competition tenutasi il 12 novembre alla Spirit Experience.

Nove giovani emergenti Bartender italiani si sono sfidati nella preparazione e presentazione di cocktail da loro ideati a base “Varnelli”. Una gara che ha visto vincitore il giovanissimo Alessandro Governatori del Bar Torino di Ancona con la sua ricetta “La merenda di nonno Italo“:

La merenda di nonno Italo
30 ml di Varnelli Anice Secco Speciale
30 ml di Vermouth uvaggio rosso
30 ml di Amaro dell’Erborista
Top Cedrata
5 ml Caffè Moka Varnelli

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Roma Cocktail Week 2017: l’arte della miscelazione alle Officine Farneto

Si tiene a Roma, presso le Officine Farneto di via dei Monti della Farnesina 77, il 17, 18 e 19 giugno 2017 la terza edizione della Roma Cocktail Week, progetto nato dal formatSpirits, ideato e curato da Nufactory in collaborazione con Smash e Woow e con la direzione artistica di Massimo D’Addezio, uno dei più grandi barman italiani. Il programma completo del festival al sito ufficiale www.spiritsevent.com

Un grande evento – il primo grande festival a Roma dedicato alla cultura del bere bene e all’arte della miscelazione – che prevede un’offerta vasta ed eterogenea: sei top cocktail bar, 5 scuole di bartending, oltre 50 drink creati per l’occasione, masterclass e degustazioni, abbinamenti drink-food, sfida tra scuole di bartending, il ‘barman per un giorno’, concerti e dj set fino a notte inoltrata.

LE NOVITA’
Novità di quest’edizione della Roma Cocktail Week sarà la mostra mercato, uno spazio dedicato all’esposizione e vendita al pubblico. Grande attenzione verrà rivolta al ‘bere responsabile’: far crescere la cultura e la conoscenza del ‘saper bere bene’ è infatti uno degli obiettivi della Roma Cocktail Week, evento dedicato al consumatore e rivolto a un pubblico eterogeneo, dai semplici curiosi agli amanti dell’arte della miscelazione di qualità.

Sei tra i migliori cocktail bar e speakeasy di Roma saranno ospitati per la produzione di loro cocktail e creazioni. I relativi Bartender leader, rappresentanti del top della mixology romana, creeranno drink list specifiche per la Roma Cocktail Week e ogni bar sarà specializzato in una linea di prodotto, nell’ottica del ‘tailor made’ e della sperimentazione, dalla vodka al gin, passando per vermouth, tequila e whisky & rum. Ospiti della manifestazione saranno quindi le migliori scuole di Roma per barman professionisti.

NON SOLO COCKTAIL
Ad accompagnare la ricca offerta dedicata al beverage, la Roma Cocktail Week presenterà anche un’area food con proposte culinarie studiate per soddisfare per tutti i gusti. La domenica invece è prevista una cena gourmet con una special guest chef di uno dei ristoranti più interessanti di Roma che preparerà in esclusiva per il festival il menù abbinato a una drink list speciale (l’accesso avverrà solo tramite prenotazione).

La gara tra scuole di bartender si svolgerà nel bar centrale della location e sarà una sfidabasata sulla valutazione del comportamento e del modus operandi dei bartenders durante i due giorni. I criteri che guideranno i giudici nelle valutazioni saranno dettati dal rispetto della filosofia di un bar e dei propri barman: il riguardo nei confronti del cliente è al primo posto e il bere responsabile deve guidare gli intenti professionali.

In un’area dedicata sarà possibile, previa prenotazione, diventare ‘Barman per un giorno’, l’occasione per apprendere i segreti del mestiere del bartender in una mezzora di lezione individuale. Sabato 17 e domenica 18 giugno, i professionisti del settore terranno lezioni dedicate alla presentazione di un prodotto scelto e proposto attraverso la preparazione di diversi cocktail.

A differenza di altre masterclass, queste non saranno rivolte unicamente a esperti del settore, ma anche al pubblico meno esperto che potrà degustare i prodotti oggetto della masterclass. La giornata di lunedì 19 giugno, invece, sarà interamente dedicata al trade, realizzata in collaborazione con BlueBlazer, con grandi ospiti internazionali, rivolta solo agli addetti ai lavori, con master al mattino e al pomeriggio forum di approfondimento e una tavola rotonda con tutti gli operatori delle aziende coinvolte.

IL DIRETTORE ARTISTICO
Massimo D’Addezio nasce in una famiglia di ristoratori e prosegue sulle stesse orme specializzandosi nell’arte della miscelazione arrivando a gestire un suo locale fino al 2000, quando decide di intraprendere l’avventura dell’apertura dell’Hotel de Russie.

“Un’esperienza di tre anni al massimo”, nei piani originari. Ma il divertimento è stato tanto e tale da farlo rimanere al timone dello Stravinskij Bar per più di tredici anni. Creando un’ambiente cosmopolita e totalmente indirizzato all’internazionalità.

Nel 2006 viene premiato con lo Stravinskij Bar come miglior Hotel Bar d’Europa.Nel 2008 è stato premiato da Havana Club come miglior Bar Manager d’Italia per la guida dei ristoranti dell’Espresso. Nel 2009 riceve a Las Vegas il premio di Virtuoso Travel come Best Hotel Bar in the World. Dal 2005 ad oggi  è presente sulla guida dei bar del Gambero Rosso come uno dei migliori barman in Italia. Nel 2014 apre uno nuovo concept bar “Co.So. Cocktail & Social” cocktail bar basato sulla cura della qualità del servizio e sulla scoperta da parte del cliente, di un modo di bere moderno e fuori dagli schemi.

 Nel 2016, il suo progetto “Chorus Café” di Roma, partito a gennaio del 2015, entra nella classifica di Condé Nast come uno dei nove migliori bar del mondo. Massimo negli anni si rende protagonista all’interno di Gambero Rosso Channel, della creazione di contenuti televisivi sul mondo degli spirits e della miscelazione, tra questi il programma Spirits – I Maestri del Cocktail.

Partner di promozione del festival sono SMASH e Woow, giovani realtà che in poco tempo sono riuscite ad affermarsi nel panorama musicale e della nightlife romani, godendo di un notevole seguito.


ORARI
Sabato 17 giugno – dalle 16.00 alle 04.00
Domenica 18 giugno – dalle 16.00 alle 23.00
Lunedì 19 giugno (brand day – giornata dedicata alle aziende) – dalle 14.00 alle 18.00

PREZZI
Biglietto singolo: 6 euro
Abbonamento per due giorni: 25 euro (comprende anche: 2 cocktail e una consumazione food, non comprende la serata di domenica con djset)

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Eataly Lingotto, nuova cantina da 5 mila etichette

Il 27 gennaio 2007 il primo Eataly, a Torino Lingotto nell’ex opificio Carpano, apre al pubblico. Sono ormai passati quasi dieci anni ma la sede di Torino mantiene ancora oggi un ruolo centrale. Per festeggiare al massimo dello splendore “dieci anni di maturità”, Eataly Lingotto punta su una nuova cantina. Più di 5 mila etichette a scaffale, che faranno bella mostra assieme al Wine Bar Pane & Vino, alla Birreria e al ristorante stellato Casa Vicina. La casa del vino di Eataly Lingotto si estende su più di 2 mila metri quadrati, “dedicati al bere bene mangiando bene, seguendo i 3 pilastri di Eataly: comprare, mangiare e imparare”. La Cantina di Eataly Lingotto è aperta tutti i giorni dalle ore 10 alle ore 22.30. Il venerdì e il sabato sera è eccezionalmente aperta fino alle ore 00.30.

“Bisogna avere il coraggio per cambiare e sono orgoglioso che Eataly Lingotto l’abbia avuto – afferma il patron Oscar Farinetti -. Arrivati al traguardo dei 10 anni, è stato dato nuovo lustro alla mamma di tutti gli Eataly e questo tenendo fede ai valori che da sempre ci contraddistinguono: l’impegno ma anche la leggerezza e naturalmente l’armonia, il valore al quale Eataly Lingotto è dedicato”. “La nuova Cantina di Eataly Lingotto sarà da esempio per gli altri punti vendita”, conferma Andrea Guerra, presidente esecutivo di Eataly. “È un negozio nel negozio – continua – che celebra le più grandi produzioni italiane raccontandone la ricchezza, la bontà e la bellezza. La varietà di proposte di alta qualità in un solo luogo è ciò che rende unica Eataly e anche la Cantina prosegue in questa direzione”.

LA NUOVA CANTINA
Le oltre 5 mila etichette provenienti da più di 30 stati rappresentano al meglio la produzione nazionale e internazionale. Si va dallo Spazio Bollicine, dedicato ai migliori marchi del Metodo Classico, ai rinomati Champagne, ma anche agli ad eccellenti Prosecco e spumanti italiani, per passare poi agli scaffali che ospitano 30 mila bottiglie di vini di 40 regioni del mondo, con una particolare attenzione alle grandi eccellenze piemontesi, Barolo e Barbaresco. La Zona Cult custodisce le bottiglie più preziose, tra le quali più di dieci annate storiche di Barolo del secolo scorso. Per gli amanti della birra non manca naturalmente un’ampia selezione delle produzioni italiane e internazionali di alta qualità: più di 11 mila bottiglie, di cui 6 mila artigianali italiane. Infine, la Cantina di Eataly propone anche oltre 500 etichette di spirits: dal torinese Vermouth alle grappe, rum, whisky e molto altro.

La Cantina non è però solamente degli alcolici ma è anche quella di stagionatura dei salumi e dei formaggi: il Culatello di Zibello, il prosciutto di Parma, Il Castelmagno e le altre eccellenze norcine e casare, in vendita al banco e in degustazione presso i Ristorantini al piano superiore, sono conservate ed esposte in un angolo aperto al pubblico e ricco di fascino, dove immergersi negli odori e nei profumi tipici dei territori e dei luoghi in cui si affinano queste bontà tutte italiane. I clienti possono inoltre scegliere il formaggio o il salume che preferiscono, acquistarlo e far concludere la stagionatura nelle Cantine di Eataly: un’opportunità unica!

PANE&VINO: IL NUOVO WINE BAR DI EATALY
L’offerta della Cantina di Eataly si amplia con una nuova proposta di ristorazione. Pane&Vino è il luogo ideale per degustare un ottimo calice di vino e, se lo si desidera, in accompagnamento un gustoso tagliere, un veloce antipasto o un piatto gourmet. Nel Wine Bar di Eataly Lingotto i clienti possono scegliere tra le più di 100 etichette presenti in Carta, 8 grandi vini al calice e, se preferiscono la bottiglia, tutta la Cantina sarà a loro disposizione. Per non rimanere a stomaco vuoto, Pane e Vino propone le Tapas del Mercato, stuzzicherie preparate con gli Alti Cibi in vendita nel Mercato di Eataly, gli Specialmente, una selezione dei migliori formaggi e salumi e i Vicini, i piatti stellati di Claudio e Anna del ristorante Casa Vicina.

LA BIRRERIA DI EATALY
Dopo New York e Roma, arriva anche a Torino la Birreria di Eataly. Ogni giorno viene proposta una selezione delle migliori produzioni brassicole italiane e internazionali:16 birre alla spina che ruotano ogni mese, 40 in bottiglia nella Carta dedicata e persino la possibilità di scegliere a scaffale l’etichetta preferita. In accompagnamento gli ottimi hamburger nel panino nelle versioni di carne – naturalmente de La Granda – pesce o verdure. E poi gli sfizi, croccanti crostini del pane appena sfornato dal forno a legna di Eataly e farciti con una selezione degli Alti Cibi, e naturalmente i fritti, perfetti con una fresca birra.

LA FAMIGLIA VICINA
Fiore all’occhiello della Cantina di Eataly è il ristorante Casa Vicina. Ristoratori da sempre, la famiglia Vicina guida il ristorante stellato di Eataly Lingotto, tenendo alti i valori che la contraddistinguono sin dal 1902: eccellente qualità delle materie prime, unione tra tradizione e territorio ma anche attenzione all’innovazione e alla soddisfazione del cliente. Claudio Vicina, quarta generazione in cucina, porta avanti il nome di famiglia con Anna e con la preziosa figura del fratello Stefano, responsabile di sala: un’unione premiata con una Stella Michelin, che brilla in tutti i loro piatti. Infine, la nuova Cantina di Eataly Lingotto sarà il palcoscenico di numerose attività didattiche per imparare qualcosa di più sul mondo del bere: cene con i produttori vitivinicoli, lezioni e incontri di degustazione. Il programma sarà presto disponibile su www.torino.eataly.it.

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