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Pinot Grigio delle Venezie: un “caterpillar” che può crescere ancora. Ecco come

Pinot Grigio delle Venezie un caterpillar che può crescere ancora. Ecco come ricci curbastro albino armani convegno udine Tra nuovi modelli e sfide di mercato
Il Pinot Grigio delle Venezie “Tra nuovi modelli e sfide di mercato” è una denominazione in salute, che guarda al futuro con ottimismo, da diverse angolature; non senza qualche grattacapo da risolvere, per continuare a volare nell’export e crescere in Italia, anche grazie a nuove strategie da adottare in collaborazione con la grande distribuzione organizzata nazionale. È quanto emerge dall’omonimo convegno andato in scena in mattinata, al Castello di Udine. A fare gli onori di casa il presidente del Consorzio Tutela Vini Doc delle Venezie, Albino Armani, che per il secondo anno consecutivo ha raccolto gli stakeholder della prima denominazione italiana per estensione: 27 mila ettari di vigneto tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento.

Territori viticoli che producono l’85% del Pinot Grigio italiano. E il 43% di quello mondiale. Un caterpillar che può crescere ancora, adottando (forse) scelte “impopolari”. Il destino è nelle mani dell’ente di tutela costituito nel 2017, che assume un ruolo ancora più centrale a fronte della riforma del sistema delle Indicazioni geografiche, che rafforza il ruolo dei Consorzi.

«AGGREGATEVI»: L’INVITO DI RICCI CURBASTRO AL SISTEMA PINOT GRIGIO DELLE VENEZIE

Ed è proprio su questo fronte che è arrivato l’intervento più sferzante del convegno, da parte di Riccardo Ricci Curbastro. «Se analizziamo tutte le denominazioni del vino italiano – ha dichiarato il presidente di Efow, European Federation of Origin Wines – ci accorgiamo che alcune funzionano e altre no. Probabilmente funzionano meno quelle i cui produttori, nella stesura del disciplinare, non hanno voluto assumersi sufficienti responsabilità rispetto a un piano di produzione, di qualità e di promozione. Ogni tanto ci vuole il coraggio di fare quello che nessuno ha mai pensato di fare, come nel caso dell’operazione Glera-Prosecco, molto simile per dimensioni a quelle del Pinot Grigio delle Venezie. Ci vuole il coraggio, dei produttori da una parte e della politica dall’altra, per fare questo salto».

«ISTITUTO MARCHIGIANO VINI – IMT, UN ESEMPIO DA SEGUIRE»

Parole poi chiarite meglio da Ricci Curbastro: «Dobbiamo metterci in testa che dobbiamo fare massa critica. Il Pinot Grigio è un esempio, da questo punto di vista. Non è facile gestire Consorzi troppo piccoli. Anzi, oggi è diventato impossibile. Esempi di aggregazione come l’Imt, l’Istituto marchigiano Vini, sono purtroppo ancora troppo rari. Aggregarsi – è l’invito sussurrato dal presidente di Efow alle tante anime del Pinot Grigio – non significa rinunciare alla denominazione o alla propria identità […]. Fare fronte comune, o pensare di diventare una sottozona di una denominazione più ampia, preserva il legittimo desiderio di comparire in etichetta con il proprio “campanile”, aggregando compiti e facendo massa critica, nell’ambito di una denominazione più ampia». Un passo indietro per farne dieci avanti, consolidando ulteriormente una denominazione da 230 milioni di bottiglie, per il 95% destinate all’export. Frutto del lavoro di 6.141 viticoltori, 575 imprese di vinificazione e 371 aziende di imbottigliamento.

VERSO UN “PIANO MARSHALL DEL PINOT GRIGIO” TRA DOC E REGIONI

Il commento del presidente Albino Armani non si è fatto attendere. «Tra gli impegni che ci prendiamo per il futuro – ha dichiarato il numero uno dell’ente che ha sede operativa a Verona – c’è quello di continuare ad essere visionari. All’inizio sembrava pazzesco traslare un’Igt in una Doc, alla quale abbiamo addirittura assicurato il valore aggiunto della fascetta di stato, che certifica la filiera ed è molto apprezzato dai buyer internazionali. Arriveranno novità anche sul fronte della gradazione alcolica e delle calorie in etichetta».

«E siamo pronti a un piano di coordinamento tra Doc e Regioni – ha aggiunto Armani -. Una sorta di Piano Marshall del Pinot Grigio, a cui non si era mai pensato e grazie al quale saranno affrontati i temi nodali, senza toccare gli interessi di altre Doc. Un altro fronte di dialogo fondamentale sarà quello con la Gdo, coordinandoci con le insegne su promozione e comunicazione e rendendo il Consorzio un attore primario nel segmento. Tutte scelte che mostrano il nostro dinamismo, nell’ambito del mosaico culturale che sta alla base della nostra denominazione».

PINOT GRIGIO DELLE VENEZIE RE AL SUPERMERCATO

Un segmento, quello della Grande distribuzione italiana, dove il Pinot Grigio performa (già) bene, pur con numeri risicati rispetto al potenziale della Doc. Con il 30% delle quote, il “Delle Venezie” si conferma leader di mercato nei numeri snocciolati da Tiziana Sarnari di Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, seguito dalle Dop Friuli (23%, aggregate), Trentino (20%) e Alto Adige (11%). L’analisi delle performance del vitigno tra le corsie dei supermercati italiani rivela «forti incrementi» nei primi mesi 2024, ma volumi ancora bassi.

«Ampio, dunque, il margine di crescita», garantisce l’esponente di Ismea. Rispetto alle Dop che includono il Pinot Grigio, la ripartizione delle vendite delle Igp è molto più variegata, con la Igp Dolomiti molto forte in Gdo, con un peso del 58%. Segue a grande distanza la Lombardia, nello specifico con il Pinot Grigio Igp Provincia di Pavia (6%). Terzo gradino del podio per l’Abruzzo, con il 5% della Igp Terre di Chieti.

GRANDI GRUPPI E COOPERATIVE INVESTONO NEL PINOT GRIGIO

L’analisi di “competitor su base varietale”, nello specifico dello Chardonnay – dinamiche e performance decisamente peggiori, sia sul fronte delle Dop che delle Igp – conferma il grande ruolo assunto in un periodo relativamente breve dal Pinot Grigio (e, in particolare, dal Pinot Grigio delle Venezie). Non a caso, anche gli interventi di Silvano Nicolato di Cantine Vitevis e Pierluigi Guarise di Collis Veneto Wine Group hanno dimostrato quanto i grandi gruppi e le cooperative italiane credano in futuro roseo per il vitigno nella grande distribuzione organizzata italiana. Nicolato lo definisce «un vitigno che è ormai considerabile un autoctono del nostro territorio, il Veneto».

VOLA IL VALORE DEL PINOT GRIGIO SFUSO: +30% IN 4 ANNI

«Dei nostri 2.700 ettari complessivi – ha sottolineato – 400 sono di Pinot Grigio, in grado di produrre 5 dei 15 milioni di bottiglie complessive del gruppo. Il Pinot Grigio è al centro del nostro progetto vitivinicolo sin dal 2010». Guarise ha invece puntualizzato che dei 6 mila ettari complessivi a disposizione, oltre 1.100 sono di Pinot Grigio delle Venezie. «Tra questi – ha sottolineato – ben 483 aziende agricole sono certificate Equalitas, con responsabilità che vanno dunque oltre alla sostenibilità ambientale, interessando anche la sfera sociale ed economica». Cresce anche il valore dello sfuso: +30% sul mercato europeo negli ultimi 4 anni – dai 0,80 euro del 2020 a 1,10 euro al litro a fine 2024 – secondo le analisi di Patric Lorenzon di Med.&A. – Associazione nazionale agenti d’affari in mediazione e agenti di commercio.

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Valpolicella Superiore: un vino rosso sempre più trendy


Una produzione di oltre 61 milioni di bottiglie nel 2023 tra Valpolicella, Valpolicella Ripasso, Amarone e Recioto destinate per il 60% all’export in 87 Paesi del mondo. È l’istantanea del Consorzio vini Valpolicella – 8.617 ettari su 19 comuni che, dalle colline, si estendono fino a Verona; 2.200 viticoltori, 316 imbottigliatori e 6 cantine sociali – che oggi, nell’ambito di “Venezia Superiore”, che oggi ha presentato il focus socioeconomico della principale denominazione Rossa del Veneto. Il dossier di 40 pagine fotografa l’evoluzione del vigneto in Valpolicella, con un fatturato di 600 milioni di euro l’anno.

Servito fresco in abbinamento al pesce: red carpet a Venezia per il Valpolicella Superiore

«In un momento sfidante come quello attuale, soprattutto per i vini Rossi – ha commentato in conferenza stampa il presidente dell’ente di tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini – è importante infatti monitorare non solo i mercati ma anche la capacità di risposta e di adattamento del territorio e dei produttori. In questo contesto, il dossier è uno strumento strategico di analisi e di lettura delle tendenze, a partire da quella che coinvolge proprio il vino di territorio per antonomasia, il Valpolicella Superiore, che grazie alla sua versatilità sta scalando nuove quote di mercato».

Protagonista dell’evento “Venezia Superiore”, il Valpolicella si sta rivelando il vino ‘trendy’ della denominazione veronese anche sui mercati internazionali che valgono il 61% delle vendite, con Canada (39%) e Usa (15%) in testa alla classifica dell’export. Nel primo semestre di quest’anno il Valpolicella, che si candida a conquistare i giovani winelover della generazione meno incline al consumo di vino di sempre, ha raggiunto una produzione di quasi 9,5milioni di bottiglie (+0,4% rispetto allo stesso periodo del 2023), un dato sostanzialmente in linea con quello pre-pandemico del 2019.

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Cantine e Ospitalità news news ed eventi

La “Categoria Vigneti” spopola in vendemmia: Toscana al vertice della Top 10 Airbnb Italia


La Top 10 Airbnb Italia relativa alle destinazioni più gettonate durante il periodo della vendemmia 2023 non lascia spazio a interpretazioni. A dominare la classifica della Categoria Vigneti è la Toscana, con la tripletta San Gimignano, Montepulciano, Greve in Chianti. Quarto, sesto e decimo posto per il Veneto, con Bardolino, Lago di Garda e Lazise, inframmezzati da Sicilia (quinto posto con l’isola di Pantelleria), Campania (settima con Vietri sul Mare), Sardegna (Bosa, ottava) e Umbria (nona classificata con Orvieto).

I dati, resi pubblici da Airbnb, riflettono le preferenze di una community cresciuta dal 2007 ad oggi ad oltre 4 milioni di host, che a loro volta hanno ospitato più di 1,5 miliardi di persone in quasi tutti i Paesi del mondo. In occasione dell’inizio della vendemmia 2023, la piattaforma ha tirato le somme sull’enoturismo in Italia, a poco più di un anno dall’introduzione della Categoria Vigneti. Le strutture immerse tra le vigne e nelle regioni vinicole italiane – come quella della foto di copertina dell’articolo, ma anche i numerosi casi di ospitalità offerta dalle cantine – hanno accolto 500 mila viaggiatori.

CATEGORIA VIGNETI: LA TOP 10 AIRBNB DURANTE LA VENDEMMIA 2023

La Top 10 di Airbnb certifica la supremazia della Toscana, sulla base del numero di notti prenotate all’interno della Categoria Vigneti tra il gennaio e il giugno 2023, con check-in tra l’agosto e l’ottobre 2023:

  1. San Gimignano, Toscana
  2. Montepulciano, Toscana
  3. Greve in Chianti, Toscana
  4. Bardolino, Veneto
  5. Pantelleria, Sicilia
  6. Garda, Veneto
  7. Vietri sul Mare, Campania
  8. Bosa, Sardegna
  9. Orvieto, Umbria
  10. Lazise, Veneto

«Da quando è stata lanciata – spiega Airbnb in una nota – il numero di alloggi all’interno della Categoria Vigneti in Italia ha raggiunto quota 11.500, tanti dei quali possono considerarsi “accessibili” in termini di budget. Infatti, il costo medio di un alloggio nei pressi di un vigneto in Italia si aggira intorno ai 170 euro a notte. Se si considera che la media dei viaggiatori per viaggio si attesta tra le tre e le quattro persone, un soggiorno di questo tipo costa dai 40 ai 60 euro di media a testa. Sono più frequenti i viaggi in coppia e in famiglia, arrivando al 65% delle prenotazioni totali».

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Prosecco e Pinot Grigio gonfiati in Veneto e Friuli: inchiesta per frode di Icqrf e Nas


Le rese dei vigneti erano quelle dei vini da tavola e dei vini Igt. Ma le uve venivano poi spacciate per Doc, alimentando così il florido mercato del Prosecco e del Pinot Grigio, senza il rispetto dei relativi disciplinari di produzione. Questo l’impianto d’accusa che ha portato i Funzionari dell’Icqrf (Ispettorato Repressione Frodi) e i Carabinieri del Nas a indagare i titolari di due cantine situate tra le province di Udine, Pordenone, Gorizia e Treviso. Nell’inchiesta anche una persona giuridica la cui attività ha sede tra Friuli e Veneto. Dovranno rispondere di frode in commercio e della falsificazione di documenti utile al disegno criminale.

L’operazione, come spiegano i carabinieri del Nas di Udine a winemag.it, è scattata in mattinata ma è tutt’ora in corso. Non si esclude che il cerchio possa allargarsi ulteriormente, sin dalle prossime ore. Per il momento, i funzionari della Repressione Frodi e i carabinieri del Nucleo anti sofisticazione, stanno dando esecuzione ai decreti di perquisizione emessi dalla Procura della Repubblica di Udine nei confronti di circa una trentina tra cantine, imprese agricole, abitazioni e ditte di trasporto.

L’indagine, volta al contrasto alle frodi ai danni dei consumatori ed alla tutela della qualità delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche di prodotti agroalimentari, nello specifico Prosecco e Pinot Grigio, non ha rivelato potenziali rischi per la salute pubblica. Le partite di uva “gonfiate” in termini di rese, superiori a quanto prescritto dai disciplinari, conduce infatti a una minore qualità dei mosti, ma non a pericoli di carattere sanitario.

FALSO PROSECCO E PINOT GRIGIO TRA FRIULI E VENETO

Le indagini, come rivelano gli inquirenti a winemag.it, hanno preso avvio nei mesi scorsi, a partire da un normale controllo di routine compiuto dagli ispettori dell’Icqrf in collaborazione con i carabinieri del Nas. La documentazione presentata da una cantina di Udine, confrontata con i quantitativi immessi sul mercato, ha insospettito le forze dell’ordine, che hanno così scoperto l’illecito relativo alle rese dei vigneti.

L’inchiesta è stata poi allargata ad altre cantine della zona, spingendosi poi nelle province di Pordenone, Gorizia e Treviso. Un vaso di pandora che vede coinvolte alcune delle denominazioni italiane più note nel mondo, ovvero Prosecco e Pinot Grigio, per la cui promozione in Europa e nel mondo vengono spesi ogni anno centinaia di migliaia di euro, in parte finanziati dall’Ue. Ma non è tutto.

Tra le ipotesi investigative c’è anche quella che i vini prodotte dalla quindicina di cantine finite nella rete delle forze dell’ordine siano stati ottenuti in parte con uve di varietà e provenienza diversa da quella dichiarata, non rientranti nei disciplinari di produzione. Gli inquirenti escludono, al momento, un collegamento causa-effetto tra il taglio di 1.100 viti ai danni di un viticoltore di Bertiolo e l’inchiesta scattata in mattinata.

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Prosecco in lattina, Zaia: «Necessario rimanere ancorati alla tradizione»


FOTONOTIZIA – «Prosecco in lattina? Nel momento in cui i produttori vorranno affrontare questo tema, decideranno cosa fare». Così il governatore del Veneto Luca Zaia, intervistato sull’argomento nei giorni scorsi dall’emittente tv veneta Antenna Tre Nord Est. «A mio avviso, in questa fase, è necessario rimanere ancorati alla tradizione, che fino ad oggi ci ha premiato», ha poi aggiunto Zaia, facendo sempre riferimento all’eventuale modifica del disciplinare di produzione che consentirebbe ai produttori di commercializzare il Prosecco in lattina, oltre che nella classica bottiglia di vetro.

«Se siamo arrivati a un miliardo di bottiglie nel mondo e a una bottiglia di Prosecco su tre di bollicine nel mondo, un motivo ci sarà», ha concluso il governatore del Veneto. Intanto cresce – e crescerà ancora nel 2023 – il costo del vetro. Un aspetto che, più di altri, invita il settore a interrogarsi sul futuro e su packaging alternativi, come la lattina.

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Amarone Opera Prima: il re dei vini della Valpolicella duetta con l’Aida, all’Arena

Oltre 100 giornalisti accreditati di cui l’80% provenienti dall’estero e 40 cantine pronte a stappare sulle note della marcia trionfale dell’Aida. È l’istantanea di Amarone Opera Prima, l’evento straordinario e fuori stagione del Consorzio Vini Valpolicella in programma a Verona dal 17 al 20 giugno, che winemag.it seguirà in presa diretta.

Un’occasione speciale che sfida il tabù del calendario estivo per presentare il millesimo 2017 al di fuori della tradizionale collocazione dell’Anteprima a febbraio, portando in scena anche il sodalizio tra i due simboli della città scaligera nel mondo: l’Arena e l’Amarone.

Dopo il gala dinner del 17 giugno a Giardino Giusti riservato alla stampa (solo su invito), il cartellone di Amarone Opera Prima si apre il 18 giugno con due masterclass a Palazzo Verità Poeta (Vicolo San Silvestro, 6), per scoprire la versatilità del grande Rosso e le annate top, che hanno contribuito al suo posizionamento in oltre 80 nazioni del globo.

IL PROGRAMMA DI AMARONE OPERA PRIMA

Si parte alle 11.30 con “Amarone 4wd, off the beaten track: diversi stili di Amarone abbinati a piatti di alta cucina di vari paesi del mondo”, un’iniziativa ideata con La Peca, il ristorante due stelle Michelin di Lonigo (VI) e la narrazione del critico gastronomico e wine expert, Davide Scapin.

Si prosegue poi alle 15.00, con la sessione “The boom generation: gli ultimi decenni dell’Amarone dalla sua escalation al successo mondiale”, condotta da JC Viens, italian wine ambassador e Wset educator.

Per la stampa nazionale e internazionale da 20 nazioni – dagli Usa agli Emirati Arabi, dalla Corea del Sud al Canada fino a Israele, Singapore e ai principali mercati europei – la giornata si chiude in Arena per assistere all’Aida di Giuseppe Verdi, l’opera simbolo dell’anfiteatro romano sotto le stelle fin dalla sua prima edizione nel 1913.

DOMENICA 19 GLI ASSAGGI DELL’AMARONE 2017

Domenica 19 giugno, Amarone Opera Prima si trasferisce al palazzo della Gran Guardia (piazza Bra), per la degustazione dell’Amarone 2017 (dalle 10 alle 17 per la stampa specializzata; apertura dei banchi delle aziende dalle 12.30 e dalle 16.00 fino alle 20.00 ingresso consentito anche a wine lover e operatori).

È anche il momento della conferenza stampa sullo stato di salute della denominazione e il focus su “Amarone e i miti dell’ospitalità veneta, tra storia e leggenda”, dalle ore 11. Lunedì 20 giugno, ultimo giorno di Amarone Opera Prima, la manifestazione è aperta a pubblico e operatori dalle 10.00 alle 20.00.

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Vino bulgaro Bolgaré, Bolgheri vince la causa e chiama il Veneto: «In bocca al lupo al Prosecco»

Dopo 5 anni di attesa, l’EuipoUfficio marchi europeo dà ragione al Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri e Bolgheri Sassicaia Doc nel contenzioso contro Domaine Boyar. La cantina aveva fatto domanda di registrare il marchio del vino “Bolgaré” nel 2017. La decisione è stata emessa lo scorso 21 marzo ma è stata pubblicata solo oggi, 29 marzo 2022.

In particolare, l’Euipo conferma la «forte somiglianza dei due nomi». Con il «rischio per il consumatore di associare erroneamente la denominazione italiana e il marchio bulgaro».

BOLGHERI VINCE LA BATTAGLIA LEGALE AL BOLGARÉ

«Si tratta di una vittoria non solo per il territorio di Bolgheri, ma per l’Italia e soprattutto per l’intero sistema europeo delle denominazioni, che dopo questa decisione ne esce certamente più forte», commenta Albiera Antinori, presidente del Consorzio Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri e Bolgheri Sassicaia Doc.

«Dopo 5 anni di battaglia legale – continua – siamo molto contenti di questo risultato. Essere riusciti a difendere la denominazione Bolgheri dalla tentata registrazione da parte di una azienda bulgara di un marchio molto simile è un segnale importante per l’Italia, in un momento in cui anche altre denominazioni italiane sono in difficoltà nella difesa del loro nome».

BOLGHERI, AUGURI AL PROSECCO

Per l’avvocato Paola Stefanelli di Bugnion Spa, che ha assistito il Consorzio nel procedimento: «La decisione d’appello della Commissione dei Ricorsi dell’Euipo, che sancisce la vittoria del Consorzio di Bolgheri, è una lezione di coerenza dell’Ufficio marchi europeo sulla tutela delle Dop alla Commissione Europea».

Dopo aver intascato la vittoria sul vino bulgaro Bolgaré, è lo stesso avvocato a guardare ora al caso Prosek del Veneto. «La Commissione dei Ricorsi rileva che l’evocazione può sussistere anche solo in uno dei Paesi membri. E il fatto che non sussista, per motivi storici o linguistici, in una parte dell’Ue è irrilevante. Adesso in bocca al lupo al Prosecco per la sua battaglia».

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Prosecco Doc: un ettaro di Glera in più a cantina. Ecco le condizioni

«Equiparare, a precise condizioni e in vista di potenziali futuri attingimenti, le superfici di Glera ottenute da estirpo e reimpianto di vigneti già esistenti al 31 luglio 2018, alle superfici di Glera a terra a quella stessa data». È la richiesta formalizzata oggi dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Prosecco Doc, inviata per l’approvazione alla Regione Veneto e alla Regione Friuli Venezia Giulia.

Con questa richiesta – spiega Stefano Zanette, presidente del Consorzio – non si andrà ad incrementare il potenziale viticolo delle nove province della nostra Denominazione.

Quello che vogliamo scongiurare, infatti, diversamente da quanto sostenuto in questi giorni da alcuni, è l’incremento delle superfici vitate destinate alla produzione di Prosecco Doc a scapito di altre colture».

L’intento del Consorzio è «quello di assicurare alla denominazione una crescita ordinata e sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che economico e sociale. In questa fase – conclude l’ente di Treviso – tale opportunità verrà concessa con un tetto massimo di un ettaro ad azienda, perpetuando il modello socio-economico sul quale poggia il successo della nostra denominazione».

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Collis Veneto Wine Group: Pierluigi Guarisi è il nuovo amministratore delegato

Pierluigi Guarisi, 59 anni, è il nuovo Amministratore delegato di Collis Veneto Wine Group. Forte di 23 anni come Direttore Generale del gruppo che riunisce più realtà consortili del Veneto e della Lombardia, oggi noto come Consorzio Agrario del Nordest, si appresta a guidare la società agricola consortile di secondo grado nata nel 2008 dal matrimonio tra Cantina di Colognola ai Colli e Cantine dei Colli Berici.

Cooperative vitivinicole che raggruppano 2 mila soci fra le province di Verona, Vicenza e Padova, per 250 milioni di euro di fatturato aggregato e 85 milioni di bottiglie prodotte in un anno.

COLLIS, IL NUOVO AD PIERLUIGI GUARISI 

«Collis Veneto Wine Group – commenta Pierluigi Guarise – ha grandi potenzialità ancora inespresse. Il privilegio di poter contare e governare sul patrimonio vitivinicolo tanto ricco dei nostri soci conferitori rappresenta un ottimo punto di partenza per arrivare al mercato con un progetto di filiera organico, efficiente, di qualità, grazie anche ad una completa integrazione fra la parte agronomica ed enologica».

La sfida è quella di crescere – continua Guarise – creare valore per i soci migliorando i servizi e ottimizzando la redditività dei viticoltori. Al tempo stesso, creare valore nelle società partecipate».

Il ruolo di Amministratore delegato di Collis si affianca a quello di Amministratore delegato della controllata Cantine Riondo, società che imbottiglia e distribuisce in oltre 65 Paesi i vini conferiti dalle Cantine socie dal gruppo, Cantine dei Colli Berici e Cantina di Colognola ai Colli.

ZAMBON: «SCELTA STRATEGICA PER IL FUTURO DEL GRUPPO»

«Pierluigi Guarise – dichiara il Presidente Pietro Zambon – sarà una guida strategica per il nostro futuro. La sua vicinanza al mondo agroalimentare, la profonda conoscenza delle dinamiche consortili e la capacità dimostrata nel suo brillante iter professionale rappresentano la migliore premessa per un progetto di crescita e consolidamento del gruppo».

«È un uomo che ha sempre operato per riconoscere una giusta ricompensa all’agricoltore – conclude Zambon – e per valorizzare il frutto del suo lavoro. Un pensiero condiviso che ha sempre guidato le nostre scelte. Perché il nostro vero patrimonio sono i 2 mila soci».

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Confagricoltura Veneto: «Rinvio Vinitaly 2021? Serve evento sostitutivo a giugno»

«L’annullamento di Vinitaly 2021 era nell’aria, dato che le condizioni pandemiche non avrebbero permesso uno svolgimento regolare della manifestazione. Credo però che sarebbe opportuno comunque tentare di organizzare un’edizione speciale in giugno, tra presenza e digitale, per non perdere anche il colpo del 2021». È il commento di Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Veneto.

Marchesini è anche il numero uno del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, che ha organizzato a fine febbraio la Valpolicella Annual Conference, grande evento digitale che ha coinvolto i professionisti del settore di tutto il mondo.

«È doveroso un ringraziamento alla dirigenza dell’Ente Fiera per l’impegno profuso nell’organizzare eventi collaterali – continua – tuttavia credo che la mancanza dell’edizione 2021 del Vinitaly rimanga una grandissima perdita»

Perciò sono convinto che, prendendo spunto anche dall’evento organizzato di recente dal Consorzio di tutela Valpolicella, in giugno si possa pensare a organizzare un Vinitaly in un mix tra digitale e in presenza, chiamandolo ad esempio Vinitaly New Edition, con tutte le aziende e i consorzi che vorranno partecipare.

Potrebbe essere un’occasione per ricordare a tutti che l’Italia del vino c’è, il Vinitaly c’è e che il mondo del vino è sempre disponibile a organizzare eventi che sostengano il sistema vitivinicolo».

Vinitaly posticipato al 2022

Aggiunge Lodovico Giustiniani, presidente di Confagricoltura Veneto: Con la terza ondata del virus c’era il grande punto interrogativo sull’arrivo degli operatori stranieri e quindi la scelta di annullare la manifestazione, anche se dolorosa, era inevitabile. Due anni senza Vinitaly sono un colpo duro per il comparto, che sta già soffrendo per il blocco del canale Horeca.

Gli eventi collaterali che verranno organizzati sono importanti, ma non sono ovviamente la stessa cosa. Auspichiamo perciò di ripartire a pieno ritmo nel 2022, mettendoci a disposizione per contribuire a quella che dovrà essere un’edizione davvero speciale, che dia grande risalto al mondo del vino italiano».

Sul rinvio di Vinitaly 2021 interviene anche Piergiovanni Ferrarese, presidente dei Giovani di Confagricoltura Verona e Veneto: «Ringraziamo Veronafiere per la capacità di ascolto delle aziende in questi mesi di incertezza. I Giovani di Confagricoltura si mettono fin d’ora a disposizione per pensare a proposte concrete per quella che sarà l’edizione Vinitaly del 2022, che non potrà essere una copia del 2019, perché in questi due anni è cambiato il mondo, così come sono cambiati il mondo vinicolo e i consumatori».

«Dovrà cambiare di conseguenza il modo di fare esposizione –  coclude Ferrarese – di presentare i prodotti e di coinvolgere gli operatori esteri. Occorre progettare un’edizione innovativa, capace di riportare il sistema vino italiano al centro dell’attenzione dei consumatori».

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Ristoranti chiusi, Zaia: «Covid non è Dracula». Attriti Veronafiere-Uiv su ripartenza

I 222 miliardi di euro del Recovery Fund? Dovranno servire ad aiutare anche le imprese del vino, che hanno giacenze di magazzino importanti per via delle chiusure della ristorazione internazionale. È quanto sottolineato dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, in collegamento poco fa alla Valpolicella Annual Conference 2021. Non solo.

«Gli operatori dell’Horeca sono stati massacrati – ha aggiunto Zaia – ma rappresentano il settore in sui le nostre imprese vitivinicole generano il loro fatturato. Dobbiamo mettere le imprese nelle condizioni di ripartire. Non si capisce poi perché la ristorazione debba rimanere chiusa la sera, come se il virus, come Dracula, col buio uscisse allo scoperto».

Zaia ha poi affrontato il nodo dei vaccini: «Alla fine avrò ragione io. Sono della teoria che “male non fare, paura non avere”, per questo bisogna andare al Vedo. Non è possibile che 20 intermediari continuino a dire che i vaccini ce li hanno».

«Con questo ritmo – ha concluso Zaia alla Valpolicella Conference – finiremo di vaccinare tra 2 anni, mentre noi in 100 giorni saremmo in grado di vaccinare 5 milioni di veneti. Serve fare in fretta perché chi si vaccina per primo acquisirà i mercati».

Restando in Veneto, il presidente del Consorzio tutela Vini Christian Marchesini ha annunciato un «accordo con un noto istituto bancario, grazie al quale sarà garantito del credito alle piccole imprese in difficoltà, non meno di 258 cantine sulle 329 totali.

I dettagli saranno forniti nelle prossime settimane, ma potrebbe trattarsi di una misura simile a quella intrapresa nelle Langhe dal Consorzio di Tutela di Barolo e Barbaresco.

LA RIPRESA
Sul fronte delle tempistiche della ripresa, da segnalare le differenti visioni di Veronafiere e Unione italiana vini. Mentre Giovanni Mantovani, general manager di Veronafiere, continua a ritenere strategico lo svolgimento di Vinitaly dal 20 al 23 giugno prossimi, il segretario generale di Uiv, Paolo Castelletti, individua nella fine del 2022 il momento nel quale si riuscirà a uscire dalla pandemia, tornando alla situazione pre Covid-19.

«Il sistema sta reggendo – ha affermato Castelletti – dal momento che il settore vitivinicolo italiano è fatto di aziende ben patrimonializzate. Ma il perdurare della crisi le porterà in sofferenze. Per questo, il migliore auspicio è una pronta ripresa dell’Horeca: un segmento che, su scala mondiale, vale 176 miliardi di dollari, ovvero il 52% del valore complessivo. Calcoliamo che il danno cumulato dal 2020 al 2022 supererà i 100 miliardi di dollari».

Castelletti ha annunciato inoltre un incontro con il ministro Patuanelli, in cui Uiv ribadirà – tra gli altri argomenti – la sua contrarietà al divieto di asporto di vino da parte delle enoteche, dalle ore 18.

VINITALY 2021

«Stiamo registrando da parte di nostri interlocutori sui mercati europei e internazionali una grande aspettativa di poter partecipare a Vinitaly, perché Vinitaly manca», ha sottolineato Giovanni Mantovani intervenendo alla Valpolicella Annual Conference.

Pensiamo a un Vinitaly a fine giugno diverso da quello visto in passato a cui hanno preso parte oltre 100 mila visitatori. L’intensità sarà diversa da quella a cui siamo abituati».

«Una manifestazione – ha precisato Mantovani – in cui a partire dagli stand, ovvero allo spazio riservato agli espositori, ci sia il più grande rispetto delle misure di distanziamento e, in generale, sia garantita la massima salubrità per le persone».

«Per cogliere il vantaggio competitivo con i mercati già vaccinati, immaginiamo un evento molto focalizzato a ospitare buyer selezionati dall’Europa e soprattutto capace di guardare con molta attenzione ai mercati extraeuropei che potranno essere presenti in quel momento», ha concluso il rappresentante di Veronafiere.

FRONTE EUROPA
Sempre alla Valpolicella Wine Conference, l’intervento dall’europarlamentare Paolo De Castro, sul tema dei dazi Usa, del piano anti cancro della Commissione Ue, e sulla Brexit, definita «una enorme sciocchezza dei cittadini britannici, che noi comunque rispettiamo per la loro decisione».

«Sul tema dei dazi Usa-Ue – ha detto il primo vice presidente della commissione Agricoltura – proprio in questi giorni abbiamo avuto un confronto in commissione con il responsabile del Commercio, Valdis Dombrovskis che ha assicurato l’impegno europeo per una moratoria di 6 mesi su tutti i dazi che intercorrono tra i 2 alleati. La speranza è ora che la richiesta europea sia accolta dall’amministrazione Biden, con cui lavoreremo non appena la sua squadra si insedierà definitivamente».

Sul discusso piano anticancro delle Commissione Ue, che punirebbe alcolici e carni rosse, equiparandole a sigarette p bevande gassate ricche di zuccheri: «Si tratta di un piano sacrosanto che però può avere declinazioni pericolose per alcuni prodotti del made in Italy e della dieta mediterranea, come carne rossa e vino».

Abbiamo in atto una serie di iniziative a partire da quella importante in programma nei prossimi giorni a Bruxelles assieme a Coldiretti e Filiera Italia con esperti da tutta Europa per far capire quanto è importante affrontare questo tema in maniera seria.

Come Parlamento europeo e commissione Agricoltura lavoreremo per evitare che ci siano conseguenze sia sul versante promozione che sull’etichettatura su un piano che a oggi non ha alcuna proposta legislativa”.

Sul nodo della la Brexit, che per Paolo De Castro «si sta rivelando un dramma, non solo per noi ma soprattutto per i britannici, che se ne stanno accorgendo ogni giorno di più, registriamo molte problematiche di ordine burocratico-amministrative, quali strascichi che a fronte del positivo no-deal».

L’europarlamentare ha infine annunciato che con l’Intergruppo vino ha richiesto «una sospensione fino alla messa a sistema di una piattaforma elettronica per i certificati di esportazione, accettati ora solo in forma cartacea, che risolva i grandi problemi che stiamo accusando nell’export vitivinicolo».

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Roberta Bricolo è la nuova presidente del Consorzio del Custoza

È Roberta Bricolo la nuova presidente del Consorzio di Tutela del Custoza, denominazione veneta, per l’esattezza veronese, piuttosto in ombra nel contesto dell’attivissimo panorama del Veneto. La decisione è stata presa all’unanimità dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio di Tutela, nella seduta di venerdì 22 gennaio 2021.

La massima carica dell’ente era rimasta vacante dopo la prematura scomparsa di Luciano Piona, avvenuta in seguito a un malore sulle piste da sci del Monte Spinale, nei pressi di Madonna di Campiglio, in Trentino Alto Adige. Un fulmine a ciel sereno per il mondo del vino italiano.

La nuova presidente del Consorzio di Tutela del Vino Custoza è titolare dell’Azienda agricola Gorgo. Già Avvocato del foro di Bologna, dal 2007 è membro del Consiglio di amministrazione e si dedica esclusivamente all’Azienda vitivinicola di famiglia a Custoza.

Roberta Bricolo sarà affiancata dai vice presidenti Alessandro Pignatti (Cantina di Custoza) ed Alberto Marchisio (Vitevis – Cantina Vini Castelnuovo del Garda).

«Desidero ringraziare tutti i colleghi e i membri del Consiglio di Amministrazione che mi hanno affidato questo incarico così importante e delicato – le sue prime parole – anche considerato il difficile periodo storico che stiamo attraversando. Il pensiero di tutti è certamente rivolto a Luciano Piona, con la promessa di dedicare il mio massimo impegno ad onorare questa carica».

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Prosecco Conegliano Valdobbiadene batte Covid. Nardi: “Fatto solo scelte giuste”

Il Prosecco Superiore Docg di Conegliano Valdobbiadene tiene a freno l’emergenza Covid sui mercati, nonostante il peso della riconferma sui livelli record del 2019 (92 milioni di bottiglie per un giro di affari di 525 milioni di euro). Non solo: si rivela terra fertile per l’enoturismo internazionale, con tassi di decrescita inferiori a quelli di altri territori del vino italiano e della stessa media della regione Veneto.

È il frutto di una “programmazione territoriale” che non parte certo da ieri e che riguarda a 360° il mondo del Prosecco Docg, spinto dal riconoscimento Unesco alle Colline patrimonio dell’Umanità.

Misure come la riduzione delle rese e lo stoccaggio obbligatorio delle vendemmie 2019 e 2020, assieme allo stop alle riserve vendemmiali, alla rinuncia al glifosato e agli investimenti green hanno contribuito, per dirla con il presidente del Consorzio Innocente Nardi (nella foto sopra), “a trasformare Conegliano Valdobbiadene in un laboratorio di sostenibilità ambientale“.

Il tutto – spiega il numero uno dell’ente di Pieve di Soligo (TV) – in una logica di leadership nazionale: il riconoscimento Unesco ci pone nelle condizioni di guidare un percorso di valorizzazione dei nostri prodotti legati alla bellezza del territorio e i numeri di questo 2020, con gli imbottigliamenti in sostanziale pareggio rispetto allo scorso anno, sono la conferma che abbiamo intrapreso la strada giusta”.

Un percorso che si potrà compiere, sempre secondo Nardi, “solo uscendo dalla logica della singola azienda, cercando di consolidare un approccio legato alla comunità di imprese, intendendo per ‘comunità’ l’insieme di soggetti di un territorio che si riconoscono attorno a un’identità culturale e attorno a valori comuni”.

Dall’incontro digitale intitolato “Unicità, autenticità e comunità: la forza del distretto del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg verso il 2021”, è emerso l’andamento positivo della Denominazione, nel 2020.

Come sottolineato dal professor Eugenio Pomarici del Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia (Cirve) dell’Università di Padova, i primi mesi dell’anno si sono contraddistinti per un’alta disponibilità di prodotto, abbinata e prezzi appetibili dai mercati nazionali e internazionali.

Gli imbottigliamenti hanno subito una battuta d’arresto nel mese di maggio, riprendendo un andamento regolare, in alcuni casi addirittura superiore al 2019. Le restrizioni imposte all’Horeca, calata del 30% in volume, hanno riversato nella Grande distribuzione organizzata circa 6-8 milioni di bottiglie tra gennaio e agosto 2020. Due milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2019.

La parte restante, sempre secondo la relazione di Pomarici, è stata rilocata sugli e-commerce, nonché nei negozi di prossimità e nell’importante fenomeno delle consegne dirette, da parte delle cantine ai consumatori finali.

Si confermano stabili i prezzi delle uve nel 2020, seppur al ribasso. La forbice si restringe tra gli 1,70 euro minimi e i 2 euro massimi di media del 2020, rispetto a un più ampio 1,80 – 2,50 euro del 2019. In sostanza, nel 2020 si è riverberata la picchiata del trimestre settembre-novembre 2019, senza ulteriori aggravi.

Interessante, sempre sul fronte delle uve, la tenuta degli spumanti base Glera sul mercato, rispetto agli altri Metodo italiano come Müller-Thurgau, Ribolla Gialla, Pinot.

Un dato ufficiale snocciolato in occasione dell’incontro online dalla Client Growth Delivered Senior Account Manager dell’Istituto di Ricerca Iri, Simonetta Melis, riferito alla grande distribuzione organizzata (cluster Iper+, Super+ e Libero Servizio Piccolo).

La crescita generale degli spumanti, di fatto, è guidata dal buon andamento del Prosecco (Doc e Docg), che ha ripreso la sua corsa dopo la flessione del mese di aprile 2020, segnato da una Pasqua mancata, causa Covid-19.

Il peso a valore delle Denominazioni veneto-friulane è del 53,7%. A seguire gli altri Charmat secchi, con un quota del 20,8%, il Metodo classico italiano al 16,6% e lo Charmat dolce all’8,7%.

Il progressivo al 22 novembre 2020 vede crescere del 16,4% il Prosecco, del 4,1% gli altri Charmat secchi e del 9% lo Champenoise. Crollo per gli Charmat dolci, le bollicine per l’appunto “da ricorrenza”, come appunto la Pasqua: – 8,7%.

Positivo il trend delle vendite a volume del Prosecco (+19,9%), così come degli altri Charmat secchi (+4,2%) e del Metodo classico italiano (7,8%) e conferma del crollo degli spumanti dolci, con un – 9,1%. Doc e le Docg, dunque, consolidano la loro leadership in termini di peso totale sul mercato e sui volumi complessivi.

Non solo. Nei primi undici mesi del 2020, il Prosecco Superiore registra un andamento migliore degli spumanti, sia a valore sia a volume. In aumento, tuttavia, anche la pressione promozionale: sale di 3 punti e si assesta sul 55,4%.

Bene, di conseguenza, le vendite del Conegliano Valdobbiadene: +15% da gennaio a novembre. Cambiano, come attendibile, i canali di acquisto. A crescere maggiormente è l’online, con un + 130%, ma il segno “più” riguarda anche Ipermercati (+ 11,7%), Supermercati (+ 16,8%) e Libero servizio piccolo (+ 8,5%).

Buone, dunque, anche le prospettive per la rinascita del territorio che ospita il vigneto del Prosecco Superiore. “Secondo le stime internazionali ci vorranno dai 2 ai 4 anni per tornare sui livelli precedenti”, riferisce Erica Minotto del Ciset – Consulenza e ricerca su turismo, impatti economici e marketing territoriale per imprese ed enti pubblici.

“Ma il territorio del Conegliano Valdobbiadene – continua – ha retto meglio di altri alla crisi del turismo e dell’enoturismo. Al – 58% degli arrivi in Veneto nei primi nove mesi 2020, con la provincia di Treviso più marcata a – 67%, le colline Unesco rispondono con un -51,5% degli arrivi e un calo nei Comuni del distretto pari al – 48%”.

Nel 2019 il turismo è cresciuto nella zona dell’1,9%, con un ulteriore consolidamento del tasso di internazionalizzazione: circa il 45% degli arrivi sono risultati da Pesi stranieri, soprattutto Germani, Austria, Francia, Regno Unito e Usa.

Il tutto grazie a un aumento dell’offerta ricettiva, verificatasi soprattutto nell’extralberghiero. Lo scorso anno i visitatori delle cantine del Distretto del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene sono stati più di 380 mila, raddoppiati nell’arco degli ultimi 10 anni.

Il consolidamento dell’offerta e dei servizi alla clientela da parte delle aziende vitivinicole, come eventi dedicati, degustazioni tematiche e visite che legano la cantina al territorio, sono i driver da cui la zona può ripartire e guardare il futuro con meno preoccupazione.

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No al Prosekar nel disciplinare Doc e al Prosecco Rosé in Friuli: lettera dal Carso

Prima una stoccata al Prosecco Rosé, che “non ha alle spalle nessuna tradizione vitivinicola”. Poi la conferma: l’Associazione viticoltori del Carso (Društvo Vinogradnikov Krasa) non intende cedere alle avance del Consorzio di Tutela del Prosecco Doc, che vorrebbe includere il Prosekar nel proprio disciplinare.

È quanto si legge in una lettera firmata dai produttori aderenti all’associazione: Matej Skerlj, Sandi Škerk, Benjamin Zidarich, Rado Kocjančič, Lucija Milič, Bruno Lenardon, Martin Merlak, Stanko Milič, Igor Grgič, Cristina Urizio, Peter Radovič, Dimitri Cacovich, Gregor Budin, Sharon Ostrouska, Andrej Skerlj, Damijan Milič, Tania e Mitja Zahar e Roberto Šavron.

“L’Associazione dei Viticoltori del Carso – sottolineano i vignaioli – propone un’azione comune, unitaria, di tutte le associazioni e rappresentanti politici locali, regionali e nazionali, al fine di prevenire la svalutazione del Prosekar e del nostro territorio, e per mantenere il controllo diretto su di essi”.

In questo modo, vogliamo dimostrare che, cooperando tra piccole realtà, siamo in grado di fornire un sostegno di qualità all’economia locale e anche per preservare e valorizzare vieppiù la nostra identità, orgoglio e credibilità della nostra storia, la storia del Carso e della provincia di Trieste!”.

“A volte – continuano i produttori – forse siamo troppo poco consapevoli del fatto che tutti lasciamo delle tracce nel momento storico in cui viviamo e le decisioni ambientali, sociali ed economiche che prendiamo oggi, inevitabilmente condizioneranno le generazioni future”.

“Qualità e rispetto del patrimonio naturale e culturale sono indubbiamente componenti chiave di qualsiasi progetto di successo, molto difficile da realizzare, ma basta veramente poco per rovinare tutto!”, affermano i produttori del Carso.

“NO AL PROSECCO ROSÈ”
Una battaglia, quella alle novità introdotte dal Consorzio veneto-friulano, che viene condotta su più fronti. “Il Prosecco Rosè, ottenuto da uve Glera e Pinot Nero – scrivono i vignaioli – non ha alle spalle nessuna tradizione vitivinicola, né nel vicino Veneto, né sul nostro territorio”.

“In breve – aggiungono – stiamo assistendo a un nuovo ‘progetto agricolo’ utile soprattutto per aumentare guadagni, visibilità e ricavi (e in ciò noi non vediamo nulla di controverso, né di sbagliato)”. Una posizione simile a quella espressa più volte dai Vignaioli Fivi trevigiani.

Il 15 luglio 2020, la Kmečka zveza – Associazione Agricoltori, l’Associazione Prosekar e l’Associazione dei Viticoltori del Carso, hanno presentato un ricorso contro la modifica del disciplinare Prosecco Doc, che prevedeva l’inclusione del territorio triestino nella zona di produzione del nuovo Prosecco Rosè.

Il 29 luglio di quest’anno i rappresentanti della Kmečka zveza, del Gruppo di azione locale GAL Carso e dell’Associazione dei viticoltori del Carso hanno deciso di ritirare il ricorso. Contestualmente hanno firmato una convenzione con il Consorzio per la tutela della denominazione Prosecco DOC, con finalità di valorizzazione e sviluppo della viticoltura locale.

“All’interno della nostra associazione – scrivono i produttori del Carso – siamo ben consapevoli dell’importanza che ricopre l’intera questione, ed è per questo che non dobbiamo aver fretta nel prendere delle decisioni che potrebbero rivelarsi sbagliate in futuro”.

Dopo un’attenta valutazione, siamo giunti alla conclusione che il Prosekar, sia il nome del vino che il particolare metodo di vinificazione, deve rimanere esclusivamente nelle mani del territorio dove nasce e si produce storicamente e questa opportunità non va assolutamente sprecata”.

“NESSUN COMPROMESSO”

“Purtroppo, dobbiamo constatare che alcuni non concordano con la nostra proposta, anzi abbiamo la netta sensazione che, in questa specifica occasione, non vogliono considerare l’identità e la specificità del territorio come un elemento essenziale per lo sviluppo della viticoltura locale, e per qualche piccolo aiuto promesso dal vicino Veneto, cederebbero in cambio il Prosekar. A nostro parere, l’aiuto promesso rappresenta solo uno specchietto per le allodole”.

Secondo i vignaioli del Carso, “se il Prosekar passasse sotto la gestione diretta del Consorzio Prosecco Doc, questo poi potrebbe essere usato a proprio piacimento dal Consorzio, che potrebbe prendere delle decisioni unilaterali utili solo per i propri scopi”.

In passato abbiamo già assistito a grandi promesse, rassicurazioni, firme di protocolli, ecc., Sappiamo tutti come è andata a finire. Siccome non vogliamo ripetere gli errori del passato, ci opponiamo fermamente all’inclusione del Prosekar nel disciplinare del Consorzio Prosecco DOC.

“Per i soci della nostra associazione non esistono scorciatoie, né facili compromessi! La nostra strategia è chiara: non vogliamo lavorare sulla quantità, ma sulla qualità. Vogliamo produrre vini che rispecchiano il carattere del territorio”.

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Grandine e vento, vigneti rasi al suolo in Valpolicella. Zaia: “Stato di calamità”

Grandine e vento si sono abbattute con estrema violenza sui vigneti della Valpolicella, nel pomeriggio odierno. Sono decine le aziende agricole che denunciano danni anche ingenti. Le raffiche d’aria e ghiaccio hanno raso al suolo diversi appezzamenti, colpendo in particolare le zone pianeggianti del circondario di Verona.

Centinaia le chiamate ai vigili del fuoco, anche nelle province di Vicenza e Padova. La scena che si è presentata agli occhi dei viticoltori è impietosa. Interi vigneti piegati su se stessi dal vento e i grappoli di uva staccati dalla pianta, mitragliati dalla grandine. A fare le spese del maltempo anche decine di volatili, trovati morti o agonizzanti.

Una vera e propria tragedia, che colpisce la città scaligera e i preziosi vigneti della Valpolicella in una fase molto delicata per la maturazione delle uve atte alla produzione – tra gli altri – del vino Amarone. Non a caso il presidente della Regione Veneto è intenzionato a chiedere lo stato di calamità.

E non è il primo episodio, dall’inizio del 2020. Una forte grandinata si è abbattuta sulle vigne della Valpolicella il 7 giugno, causando danni a macchia di leopardo. Nella memoria di decine di viticoltori è ancora viva anche la perturbazione del 3 settembre 2018.

Grandine e vento sulla Valpolicella, il Consorzio: “5-6 milioni di euro di danni”

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“Festa Granda” con la Primavera del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene

Una “Festa Granda” in onore di tutti i protagonisti della Primavera del Prosecco Superiore che quest’anno ha dovuto fermarsi a causa dell’emergenza Covid-19. È questo l’appuntamento “live” organizzato dalla Primavera del Prosecco Superiore che si svolgerà domenica 21 giugno 2020, giorno del Solstizio d’Estate.

Un evento che vede le Mostre della Primavera del Prosecco Superiore, in collaborazione con le cantine del territorio, ristoratori, strutture alberghiere, Consorzi, Enti ed autorità, dare vita ad un evento diffuso nelle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità.

Dall’alba all’ora dell’aperitivo, l’intera giornata animerà il territorio con degustazioni, brindisi e passeggiate – sempre nel rispetto delle regole attualmente vigenti – vivendo anche sui canali Facebook ed Instagram della Primavera del Prosecco Superiore, dove i principali appuntamenti si potranno seguire in diretta Live.

Dal benvenuto al sole nascente del Solstizio d’Estate all’omaggio musicale alla Colline Patrimonio dell’Umanità, senza tralasciare il brindisi a più voci di saluto alla Primavera, Festa Granda, racconterà la grande ospitalità di un territorio che vuole ripartire con entusiasmo. La situazione emergenziale causata dal Covid-19, infatti, non ha scalfito la volontà di Pro Loco, ristoratori, produttori, guide naturalistiche e turistiche del territorio di aprire le proprie porte.

Il sole che sorge è un’immagine bella ed evocativa, che rappresenta la rinascita – spiega Giovanni Follador, presidente del Comitato Organizzatore della Primavera del Prosecco – quella rinascita che ora, come territorio, affrontiamo con grande slancio e voglia di raccontarci”.

“Solstizio d’estate, il giorno più lungo e la notte più corta dell’anno, la luce che vince sul buio: non esiste immagine migliore per descrivere i sentimenti che stiamo vivendo in questo inizio d’estate 2020”, sottolinea l’assessore regionale al Turismo, Federico Caner.

Potrà non essere una festa come quelle che conoscevamo, ma già riparlare di Festa è un sollievo, è un’aria che torniamo a inalare avidamente perché ci è mancata per troppi, lunghi giorni. ‘Respirare’ è l’invocazione planetaria di oggi, che vale per gli uomini e per la terra, e tra queste colline di una bellezza unica è il respiro all’unisono del luogo e di chi lo abita, è l’accumulo di fiato che prelude a una gioiosa esclamazione di rinascita”.

“Partecipare alla Festa Granda, evento che darà risalto alla bellezza del nostro territorio – afferma Innocente Nardi, presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg – è un modo per celebrare il suo prodotto principe, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg”.

Le vigne infatti contribuiscono in modo determinante a disegnare il suggestivo paesaggio in cui abbiamo la fortuna di vivere immersi. Tutti i visitatori e i partecipanti a questo evento ritroveranno questa bellezza in ogni calice e il nostro auspicio è che ogni sorso, anche futuro, evochi in loro le nostre magnifiche colline”.

“In questa fase di ripresa post emergenza sanitaria – commenta Marina Montedoro, presidente dell’Associazione per il Patrimonio delle colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene – riteniamo che questo evento possa rappresentare un importante momento per fare ‘comunità’ attorno alle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”.

Un evento che incoraggia la scoperta e la visita del territorio, oggi patrimonio Unesco, anche da parte dei nostri concittadini. Per tale ragione, apprezzando anche lo sforzo di organizzare in pochissimi giorni un evento di questo genere, l’Associazione ha deciso di sostenerlo, auspicandone il miglior successo”.


GLI EVENTI

Brindisi, degustazioni e visite guidate, ma anche tour, aperture straordinarie e mostre d’arte. Festa Granda è una ghiotta occasione per scoprire, e riscoprire, un territorio Patrimonio dell’Umanità.

  • 07.30 – InCanto del Solstizio: concerto all’alba del solstizio d’estate. Un momento di intrattenimento musicale per accogliere la nuova stagione presso Malga Mariech (Pianezze), con il piacevole intrattenimento della Banda Cittadina di Valdobbiadene
  • 11.00 – Saluto alla Primavera: brindisi diffuso. Tutta la comunità brinda al territorio in un momento di festa esteso e condiviso, per mostrare come le Colline siano pronte ad accogliere i residenti e i visitatori. Il brindisi partirà alle ore 11.00 da San Pietro di Feletto e con diretta Facebook in collegamento con gli altri punti del territorio dove Mostre e Pro Loco si ritroveranno a brindare.
  • 17.00 – Omaggio alle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. La Pieve San Pietro di Feletto sarà il palcoscenico di un inno al territorio che si apre alla comunità e ai visitatori, nel grande abbraccio del Conegliano Valdobbiadene Patrimonio UNESCO. Il concerto “The best of MOVIETRIO” proporrà musiche di Morricone, Piovani e Nino Rota.

E ANCORA

  • Le Mostre del vino proporranno tour, mostre d’arte e visite guidate: https://bit.ly/37Dm10a
  • Tanti luoghi aperti esclusivamente nella giornata di domenica, grazie alla Primavera del Prosecco Superiore: https://bit.ly/2N6jsde
  • Festa Granda è anche sinonimo di brindisi: i produttori vinicoli apriranno le porte delle loro cantine per brindare al ritorno alla normalità: https://bit.ly/3hrgb6m
  • Agriturismi e ristoratori offriranno i migliori piatti e sapori locali https://bit.ly/2B9iOZY
  • Festa Granda è anche l’occasione per trascorrere un weekend nelle Colline Patrimonio dell’Umanità, andando alla scoperta del territorio e delle tante strutture ricettive di pregiohttps://bit.ly/2CdZxan
  • Infine, piccoli produttori locali, fattorie didattiche e vecchie botteghe di paese faranno vivere le tradizioni locali e lo spirito magico di queste terre: https://bit.ly/3hvilSt
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Veneto, Trittico Vitivinicolo: “Vendemmia 2020 positiva per Tai Rosso e Garganega”

Si prospetta un’annata ottimale in Veneto per il Tai Rosso dei Colli Berici e per la Garganega di Gambellara. In previsione della vendemmia 2020, la conformazione dei futuri grappoli si mostra uniforme, nonostante il discreto anticipo nelle fasi fenologiche. Lo ha riferito Giovanni Ponchia, direttore del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza e del Consorzio Tutela Vini Gambellara, in occasione del Trittico Vitivinicolo.

L’iniziativa, organizzata tre volte all’anno da Veneto Agricoltura, è utile per fare il punto sullo stato vegetativo e fitosanitario della viticoltura del Veneto. Un rapporto che tiene conto anche dell’andamento meteo del primo semestre dell’anno.

Dalle analisi del Consorzio Tutela Vini Colli Berici e Vicenza è emersa invece “una leggera sofferenza delle varietà precoci, in particolare Pinot e Chardonnay, per le quali si prevede un sensibile calo della resa”. È stata riscontrata, inoltre, una “difformità nelle fasi fenologiche del Cabernet e Merlot“.

Sempre in occasione del Trittico Vitivinicolo, è emerso come “le viti sembrano risentire dell’eccesso di piovosità del 2019 e presentano tralci leggermente indeboliti, che porteranno ad una probabile flessione tra il 5 e il 10% della resa“.

“Anche se è prematuro affermarlo con certezza – commenta Giovanni Ponchia – possiamo pensare che questa sarà un’annata ottimale per le varietà tardive. L’assenza di grandine e le piogge degli ultimi giorni, che hanno ripristinato le riserve idriche di entrambi i territori, ci fanno ben sperare in una raccolta favorevole, che potrebbe iniziare con una decina di giorni di anticipo per i vitigni autoctoni simbolo dei due Consorzi, il Tai Rosso per i Colli Berici e la Garganega per il Gambellara”.

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Famiglie Storiche, tris di Cavalieri del Lavoro con la nomina di Marilisa Allegrini

Con la recente nomina di Marilisa Allegrini, sono tre i Cavalieri del Lavoro, tra cui due donne, nominati all’interno dell’Associazione Famiglie Storiche. Un riconoscimento che ne fa l’associazione territoriale d’imprese con il maggior numero di Cavalieri del Lavoro.

L’Associazione è nata nel 2009 per volontà di dieci cantine (oggi sono 13) convergenti su obiettivi come l’elevatissimo standard qualitativo dell’Amarone, nonché la promozione della sua reputazione in Italia e nel mondo, in quanto vino simbolo dell’eccellenza Made in Italy e della Valpolicella.

Un gruppo, oggi presieduto da Alberto Zenato, che complessivamente commercializza 2,2 milioni di bottiglie, circa il 16% della produzione totale di Amarone, per un fatturato complessivo di 70 milioni di euro, il 20% del totale delle vendite della Docg, di cui l’80% destinate all’export.

Mi congratulo con Marilisa Allegrini per l’importante riconoscimento – dichiara Alberto Zenato – che dà lustro a tutta l’Associazione e al suo operato, da sempre finalizzato a sviluppare le potenzialità del nostro territorio, salvaguardando paesaggio agrario e tecniche colturali tradizionali,  investendo, al contempo, in ricerca e innovazione all’interno di una cooperazione che condivide risultati, stimoli e investimenti di ognuno per il progresso della collettività. Quegli stessi valori indispensabili per ottenere la prestigiosa nomina”.

“È un onore – conclude Zenato – presiedere un’Associazione che conta ben tre Cavalieri del Lavoro. Oltre a Marilisa Allegrini, negli anni passati sono stati insigniti del Cavalierato anche Maria Cristina Loredan Rizzardi e Sandro Boscaini”.

“Siamo cinque donne nell’azienda di famiglia ed è un segnale – dichiara Marilisa Allegrini – credo più che mai nel concetto di sharing e questo è stato il motivo per cui ho sostenuto la nascita dell’Associazione Le Famiglie Storiche e credo ancora molto nel suo significato e nel suo ruolo di stimolo per tutto il nostro territorio”.

“Naturalmente, aver ricevuto questa onorificenza dal Presidente Mattarella mi rende onorata e orgogliosa. Penso che nella mia nomina si sia inteso riconoscere anche l’alto valore aggiunto dello sguardo imprenditoriale femminile, che ha rappresentato tanta parte del successo del Made in Italy nel mondo”.

Non ho smesso mai di narrare, ovunque mi trovassi, che il vino è un’attività e una passione che si sposa perfettamente, armonicamente direi, con l’arte, la cultura, la storia, la bellezza del paesaggio – continua Allegrini – e che costituisce un grande medium trasversale capace di unire popoli, tradizioni e pensieri differenti.

Oggi, nella fase emergenziale che stiamo vivendo, piena di timori e di complessità, i Cavalieri del Lavoro devono cavalcare l’ottimismo della rinascita e appunto unire ciò che rischia di essere diviso e frammentato”.

Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola e primo presidente dell’Associazione Famiglie storiche, è stato invece nominato Cavaliere del Lavoro nel 2016.

“Personalmente – dichiara – ne ho ricevuti altri di grande prestigio ma devo dire che questo riconoscimento mi è particolarmente caro perché non è solo un omaggio a quanto ho fatto in questi anni di lunga carriera, alla mia famiglia e ai traguardi raggiunti da Masi, ma rappresenta una onorificenza che assume una forma più ampia”.

“Vuole essere infatti un tributo al nostro Amarone, alla nostra Valpolicella e più in generale a tutto il Veneto, ai suoi valori nei quali la nostra gente si riconosce; a tutti coloro che si sono imposti in maniera determinata e determinante nel ruolo di traino dell’enologia italiana”.

“Quello che ho cercato di fare, non da solo ma assieme ai pochi pionieri del nostro vino, è stato dare una veste di serietà e pregio ai vini italiani, nel mio caso soprattutto all’Amarone, a lungo considerato vino poco equilibrato, pesante e un po’ rustico. Ho lavorato per dargli un’identità e uno stile, senza snaturarne la precisa territorialità e rendendo note a livello internazionale le sue tante ragioni di superiorità”.

È stata un’altra donna dell’Associazione, la contessa Maria Cristina Loredan Rizzardi (nella foto) all’epoca alla guida della Guerrieri Rizzardi, a ricevere l’encomio nel 2010, prima donna veronese e unica donna imprenditrice del settore enologico.

“Già all’inizio degli anni ‘80 – sottolinea Giuseppe Rizzardi, attuale vicepresidente de Le Famiglie Storiche – mia madre ha avuto l’intuizione di produrre il vino con l’identificazione del vigneto da cui provenivano le uve, una carta di identità qualitativamente ineccepibile”.

“Ha perseguito in modo rigoroso un lavoro mirato alla cura della vigna, della cantina e al benessere dei collaboratori – conclude Rizzardi – intuendo anche l’importanza dello sviluppo dei mercati esteri e dello stile aziendale nei rapporti con gli importatori stranieri”.

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Prosecco rosé da Brut Nature a Extra Dry: via libera al matrimonio Glera Pinot Nero

Via libera ufficiale al tanto discusso Prosecco rosé, col vitigno a bacca rossa Pinot Nero che andrà a colorare di rosa la bianca Glera, l’uva tradizionalmente utilizzata per produrre lo spumante tipico del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Il Comitato Nazionale Vini del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha approvato ieri, 20 maggio 2020, la proposta di modifica del disciplinare di produzione della Doc Prosecco per l’introduzione della tipologia Prosecco Rosé, che non riguarda dunque la Docg Conegliano Valdobbiadene.

“A tutti coloro i quali hanno contributo all’ottenimento di questo importante risultato va il nostro ringraziamento che, in considerazione del momento che stiamo vivendo, è particolarmente sentito”, ha commentato il presidente del Consorzio di tutela della Doc Prosecco, Stefano Zanette.

Ora si attende la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e l’entrata in vigore del successivo Decreto Ministeriale. Un provvedimento che ufficializzerà la modifica a livello nazionale, avviando l’iter comunitario che culminerà con la definitiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea.

Sono state rese note al contempo le specifiche del Prosecco Doc Rosé. Gli spumanti di questa tipologia dovranno essere prodotti con uve Glera, cui potrà essere addizionata una percentuale tra il 10% e il 15% di Pinot Nero.

La resa per ettaro è stabilita in 18 tonnellate per la varietà Glera e 13,5 tonnellate ettaro per la varietà Pinot Nero. La fermentazione in autoclave col metodo Martinotti (Charmat) dovrà portrarsi per minimo 60 giorni.

Le vendite saranno possibili dal 1° gennaio dopo la vendemmia. Quanto alle caratteristiche organolettiche, per passare all’esame della commissione di degustazione il colore del Prosecco Doc Rosé dovrà essere “rosa più o meno intenso, brillante” e la spuma “persistente”.

Il residuo zuccherino stabilito varia dal Brut Nature a Extra Dry. L’etichetta del Prosecco Doc rosé dovrà riportare l’indicazione “Millesimato“, con il relativo anno, con l’obbligo di utilizzo di un minimo dell’85% delle uve dell’annata. Il Consorzio stima una produzione di circa 20 milioni di bottiglie, che si andranno ad aggiungere ai 460 milioni della Denominazione.

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Coronavirus: un terzo del Made in Italy agroalimentare nel decreto del governo

I territori delimitati dal nuovo Decreto pensato per arrestare la diffusione di Coronavirus (Covid-19) interessano la “food valley” italiana che garantisce l’approvvigionamento sui mercati nazionali ed esteri con la produzione di circa un terzo del Made in Italy agroalimentare. Dal latte alla carne, dai formaggi ai salumi, dal riso alla pasta, dalla frutta alla verdura fino al vino e alle conserve di pomodoro.

È quanto emerge da una analisi della Coldiretti in riferimento al provvedimento noto come “DPCM 8 marzo 2020″ varato dal Governo per contenere l’emergenza Coronavirus, che introduce misure speciali per la regione Lombardia e 14 provincie di Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna, dove si concentra il maggior valore della produzione nazionale alimentare di qualità (Dop/Igp).

“Per assicurare le necessarie forniture alimentari al Paese – dichiara il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – è importante che siano stati recepite nel decreto le nostre sollecitazioni al Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova per dare continuità alle attività produttive nelle campagne dove vanno seguiti i cicli stagionali, dalla semina alla raccolta e garantita la cura delle piante e l’assistenza e l’alimentazione degli animali allevati nelle stalle”.

“Fondamentali – continua Prandini – anche i mercati di vendita diretta, la trasformazione industriale e le consegne per la distribuzione commerciale. Piena disponibilità a collaborare con le autorità regionali e di governo per non compromettere la mobilità di merci e persone necessarie all’attività produttiva, nel rispetto delle norme di sicurezza”.

IL MINISTERO
“L’attività degli operatori addetti al trasporto è un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può entrare ed uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno di essi, limitatamente all’esigenza di consegna o prelievo degli stessi prodotti”.

Questo il commento del ministro alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Teresa Bellanova in relazione all’articolo 1 del DPCM 8 marzo 2020. Bellanova si augura che le Linee Guida sulla movimentazione delle merci, siano messe a disposizione in maniera “auspicabilmente rapida”.

Obiettivo: dare risposte concrete “alle numerose richieste giunte nelle ultime ore dalle Associazioni di categoria del settore agroalimentare al Ministero”. “I prodotti agroalimentari – ha aggiunto Bellanova – possono entrare e uscire dai territori interessati dal decreto”.

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Approfondimenti

Maculan: “Passaporto ambientale” per i Piwi Merlot Khorus, Sauvignon Rytos e Cabernet Volos

C’è anche Maculan tra le sette aziende coinvolte dal “Passaporto Ambientale per i prodotti agroalimentari della Montagna Vicentina“, che ha come scopo la riduzione dell’impatto ambientale della produzione. Un “Accordo volontario” con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), sotto la guida del Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Padova.

Un obiettivo che la cantina di Breganze vuole centrare attraverso un progetto sui vitigni resistentiMerlot Khorus“, “Sauvignon Rytos” e “Cabernet Volos“, cosiddetti “Piwi” (acronimo di Pilzwiderstandfähig).

Accanto a Maculan ci sono Rigoni di Asiago, Colline di Marostica Società Agricola, Latteria di Soligo Società Agricola Cooperativa, Gruppo Bianchi di Panozzo Cesare & C. Società Semplice, Caseificio Pennar Asiago Società Cooperativa Agricola e l’Agribirrificio Luna di Michele Lunardon.

“Riteniamo che l’iniziativa Passaporto Ambientale sia un’occasione per costruire le basi di lavorazioni più sostenibili per il bene delle nostre colline – dichiara l’enologa Maria Vittoria Maculan (nella foto, sotto) – e delle generazioni future. I vitigni resistenti permettono infatti di ridurre i trattamenti dai dieci, undici che si praticano generalmente nel territorio, a solo uno o due”.

In particolare, Maculan ha scelto di percorrere dal 2017 la strada dei vitigni resistenti alle malattie fungine, mettendo a dimora 4 mila viti di “Merlot Khorus” e “Sauvignon Rytos”, due varietà selezionate dall’Università di Udine, e in seguito 4300 viti di “Cabernet Volos”.

Il progetto prevede la sostituzione, nel corso di un decennio, dei vigneti più vecchi con Piwi, varietà ottenute da incroci intraspecifici con il cambiamento del solo 5% dei cromosomi, ovvero di quelli responsabili degli effetti delle malattie sull’uva.

Ciò ha riscosso l’interesse dei ricercatori dell’Università di Padova, che hanno quindi deciso di certificare il procedimento nell’ambito del progetto “Passaporto Ambientale”, finanziato dal Programma di sviluppo rurale della Regione Veneto a seguito delle sempre più severe linee guida dell’Impronta Ambientale dell’Unione Europea.

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Ufficiale: Vinitaly 2020 rinviato al 14-17 giugno per Coronavirus

Vinitaly 2020 è stato rinviato al 14-17 giugno 2020. Confermati telefonicamente da Veronafiere Spa a WineMag.it i rumors delle ultime ore, che davano traballanti le date originarie della 54° edizione della più importante fiera del vino italiano, dal 19 al 22 aprile a Verona. Le rassicurazioni dei giorni scorsi da parte del Cda di Veronafiere e del governatore del Veneto Luca Zaia non sono servite a placare le perplessità dei buyer italiani e internazionali.

Numeri impressionanti quelli in gioco: oltre 4.600 aziende espositrici, più di 40 Paesi produttori400 eventi in quattro giorni: degustazioni tecniche, verticali, walk around tasting e focus sui principali mercati. Tutto rimandato, come ProWein 2020 (date non ancora ufficiali, maggio il mese più probabile).

Pressioni per un rinvio di Vinitaly 2020 sarebbero giunte soprattutto dagli Usa, in seguito alla decisione delle compagnie aeree di tagliare i voli con l’Italia. Pesanti anche le dichiarazioni del vice presidente americano Mike Pence, che ha annunciato controlli a tappetto su tutti gli italiani che riusciranno a sbarcare negli Stati Uniti. Timori, quelli d’Oltreoceano, che sarebbero giustificati da 103 contagi e 6 morti.

Per capire che quella di Veronafiere non è stata una decisione semplice, basta osservare la cronologia delle conferme e dei rinvii degli altri eventi in programma a Verona. Tra il 25 e il 27 febbraio 2020, Veronafiere ha indicato “sicurezza e salute” come “priorità assolute” per rimandare Model Expo Italy, Elettroexpo e Innovabiomed.

Il giorno successivo, il 26 febbraio, nel confermare per il 19/22 aprile Vinitaly 2020 – attraverso un ampio comunicato stampa che ospitava anche le dichiarazioni di Zaia – il Cda annunciava il cambio di date per Samoter, LetExpo, Asphaltica e B/Open.

Oggi, 3 marzo, l’ufficialità del rinvio di Vinitaly, mentre in Veneto cerca di tornare alla normalità anche Vo’, il Comune alle porte di Padova divenuto celebre per il più ampio focolaio di Coronavirus in Italia. Da ieri, come riportato da WineMag.it, ha infatti riaperto il Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, su avallo del prefetto.

IL COMUNICATO UFFICIALE

“In considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che genera evidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, Veronafiere ha deciso di riposizionare le date di Vinitaly, Enolitech e Sol&Agrifood dal 14 al 17 giugno 2020, ovvero nel periodo migliore per assicurare a espositori e visitatori il più elevato standard qualitativo del business”.

Così Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere in chiusura del Consiglio di amministrazione della Spa, riunitosi oggi. “Vinitaly, insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale –, si svolgerà quindi in un contesto temporale in cui grandi eccellenze del made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compito di rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia. In questo frangente ringraziamo le aziende per la fiducia che ci stanno dimostrando”.

La decisione è stata frutto di un’attenta analisi dei dati disponibili oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, incluse le principali associazioni di settore: Unione Italiana Vini, Assoenologi, Federvini, Federdoc, Federazione vignaioli indipendenti e Alleanza delle Cooperative settore vitivinicolo.

“Lo spostamento a giugno di Vinitaly e di altre importanti manifestazioni internazionali nelle città di Milano e Bologna – spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – è un segnale che il made in Italy scommette su una pronta ripresa economica nei settori chiave del sistema-Paese. Auspichiamo quindi che il nuovo calendario fieristico nazionale possa generare una rinnovata fiducia ed essere strumento con cui capitalizzare la ripartenza del nostro Paese”.

Veronafiere attiverà una task force per assistere i propri clienti in ogni ambito necessario alla riorganizzazione delle manifestazioni posticipate e in stretta collaborazione con le associazioni di riferimento predisporrà tutte le azioni di incoming necessarie a garantire la presenza di buyer e operatori professionali qualificati. Sulle nuove date, inoltre, Confcommercio Verona e Cooperativa Albergatori veronesi hanno espresso massima disponibilità per favorire lo spostamento delle prenotazioni.

Nel 2021 Vinitaly sarà in calendario nelle sue date consuete (18-21 aprile); date che sono frutto dell’accordo con l’Union dei Grandi Cru di Bordeaux (UCGB) col quale dal 2013 c’è un accordo nato per incontrare le esigenze dei protagonisti del mondo del vino, buyer e stampa internazionale in particolare.

LE DICHIARAZIONI DELLE ASSOCIAZIONI DI SETTORE
Ernesto Abbona, presidente Unione italiana Vini (Uiv): “Condividiamo in pieno le scelte di Veronafiere, sia per quanto riguarda la decisione presa, sia per la relativa collocazione temporale insieme ad altri grandi eventi come Cosmoprof di Bologna e il Salone del Mobile di Milano, che daranno un segnale importante per la ripresa del Paese”.

Sandro Boscaini, presidente presidente Federvini: “Occorre dare un messaggio forte al Paese. Se agiamo uniti nel contesto dello spostamento di data, non solo di Vinitaly, ma di altri grandi eventi internazionali che si svolgeranno in Italia a giugno, potremo contribuire in modo corale al rilancio dell’immagine positiva che merita il made in Italy”.

Riccardo Cotarella, presidente di Assoneologi: “La decisione assunta da Veronafiere su Vinitaly e supportata dalle associazioni della filiera, deriva da considerazioni intelligenti e imprenditoriali. Non si può immaginare un Vinitaly fiore all’occhiello del settore vitivinicolo italiano, nonché evento che tutto il mondo ci invidia, ridimensionato più o meno fortemente nelle presenze di operatori che al momento danno previsioni non soddisfacenti. Questo significa tutelare l’operatività dei nostri produttori e allo stesso tempo proteggere l’immagine del vino italiano e di Vinitaly nel mondo”.

Matilde Poggi, presidente Federazione italiana vignaioli indipendenti: “Siamo d’accordo con Veronafiere sulla necessità di modificare le date in calendario di Vinitaly. Giugno è l’ultima data utile per un evento sul vino. Come Fivi siamo comunque pronti ad un grande impegno per partecipare, dal momento che questo mese è dedicato tradizionalmente alle lavorazioni in vigna”.

Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc: “La nostra posizione è di non dare messaggi negativi al mercato, specie in un momento cruciale per il sistema Paese e per il settore. La situazione negli ultimi giorni è stata diversa da quella sperata e per questo ci sentiamo di condividere la scelta di Veronafiere e di stare sulla stessa linea di Vinitaly, pur consapevoli che ci sarà molto da fare”.

Luca Rigotti, coordinatore settore vino di Alleanza Cooperative: “Condividiamo la scelta di Veronafiere per lo spostamento delle date di Vinitaly. Ora lavoriamo assieme alla fiera affinché il mondo del vino possa dare un messaggio positivo all’economia nazionale”.

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Coronavirus e vino, ritorno alla normalità a Vo’: riapre il Consorzio Colli Euganei

Il Consorzio Tutela Vini Colli Euganei ha riaperto questa mattina, dopo una settimana di chiusura imposta dall’allarme Coronavirus. Un “ritorno alla normalità“, come lo definiscono i dipendenti, che assume un significato importante per tutta la filiera del vino italiano. L’ente ha infatti sede a Vo’, paesino alle porte di Padova finito agli onori delle cronache internazionali per il focolaio di Covid-19 più numeroso in Italia (88 casi accertati).

Per i 6 dipendenti del Consorzio, distribuiti su tre diversi uffici, sono stati giorni difficili. In contatto diretto con l’Asl resta solo l’enologo, residente in Trentino: nessun sintomo, come dimostrano le costanti rilevazioni della temperatura, richieste dalle autorità sanitarie competenti in materia.

La situazione, secondo quanto racconta a WineMag.it Lisa Chilese, responsabile Promozione del Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, è quella di un “sostanziale ritorno alla normalità“. “Le prime avvisaglie – sottolinea Chilese – si sono verificate nel pomeriggio di venerdì 21 febbraio, durante un incontro con i produttori, proprio qui in Consorzio”.

Stavamo programmando le fiere, gli eventi e la promozione delle attività, quando qualcuno ha iniziato a ricevere sul cellulare le prime notizie relative al Coronavirus. All’inizio abbiamo tutti sorriso, ma nel giro di un’ora e mezza la situazione è precipitata: uscendo dal Consorzio abbiamo trovato i bar chiusi e le prime transenne”

“Sono rientrata in Consorzio – racconta Lisa Chilese – per recuperare il computer e poter continuare a comunicare da casa con le aziende. Sino ad oggi abbiamo cercato di farci sentire il meno possibile, per non alimentare questa bolla mediatica gonfiata alla grandissima, nostro malgrado”.

Oggi la riapertura della sede consortile. “Venerdì 28 febbraio è arrivata l’attesa autorizzazione del Prefetto, che si è mantenuto in stretto contatto con il Consorzio e sta continuando a monitorare la situazione. A Vo’ è tornata la serenità: la gente gira per strada, senza mascherina, con il sorriso a 32 denti stampato! La mia collega Lorella, questa mattina, ha portato un mazzo di bellissime mimose, perché è già primavera sugli Euganei!”.

“Si può dire che il paese sia tornato finalmente alla normalità – commenta ancora Lisa Chilese a WineMag.it – il dramma e il panico sembrano superati. Vo’ sembra ancora attrezzato per una gara ciclistica, con le transenne ancora presenti in alcuni punti. Ma molte persone sono state autorizzate a entrare e uscire, per lavoro”.

Quali conseguenze per le cantine? “A un produttore – risponde la responsabile del Consorzio Tutela Vini Colli Euganei – sono stati respinti i vini inviati all’estero, perché i clienti pensavano erroneamente che la merce potesse veicolare il virus. Ma le aziende più strutturate hanno continuato a lavorare, nella quasi totale normalità”.

Una chat privata, tra Consorzio e produttori, tiene costantemente informati gli associati all’ente sull’evolversi della questione. Vo’ resta chiuso ancora fino a venerdì, in un Veneto che non vede l’ora di tornare a pieno regime.

Lo dimostra, non a caso, la conferma delle date di Vinitaly 2020 da parte di Veronafiere. Lo slittamento delle date di ProWein 2020, posticipata a data da definirsi da Messe Düsseldorf, non dovrebbe avere riflessi sulla più importante fiera del vino italiano.

A Verona vengono smentite voci di accordi possibili tra i due enti fieristici, mentre si fa largo l’ipotesi di una ProWein Trade Fair nel mese di maggio 2020. Un’opzione più probabile, al momento, dei mesi di giugno o luglio.

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Radicchio al posto della coca in Colombia: così il Rosso di Treviso soppianta i narcos

TREVISO – Altro che armi, polizia e squadre d’assalto. In Colombia i narcos si combattono a colpi di Radicchio Rosso di Treviso Igp. C’è anche il pregiato ortaggio del Veneto, immancabile sulle tavole degli italiani a Natale e Capodanno, tra le colture utili a soppiantare le piantagioni di coca, nello stato sudamericano. Paga il Governo.

L’iniziativa del presidente Juan Miguel Santos, in carica fino all’agosto 2018, prevede un sussidio di 330 dollari al mese ai contadini che decidono di convertirsi al Radicchio, così come ad altri ortaggi o frutti. Estirpando la coca.

Un modo per togliere linfa ai narcos, attraverso un provvedimento che riguarda 50 mila ettari di terreno e 75 mila famiglie di campesinos cocaleros, costretti a vivere tra l’incudine della Stato e il martello dei guerriglieri.

Il successo dell’operazione “Radicchio di Treviso Igp” in Colombia, evidenziato in occasione del Radicchio d’Oro 2019, è ancora tutto da dimostrare. Ma una delegazione di uomini d’affari colombiani ha visitato il “Triangolo d’oro” compreso tra Treviso, Padova e Venezia. Con l’obiettivo di comprendere la fattibilità dell’operazione.

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Da queste parti, il Radicchio è una gallina dalle uova… biancorosse. Il giro d’affari è di 50 milioni di euro l’anno. Diverse le varietà, ma le più pregiate sono il Radicchio Rosso di Treviso Igp, che si divide in Tardivo e Precoce, il Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto e il Radicchio di Chioggia.

Cinquecento le imprese dell’indotto, si apprende da Cesare Bellò del direttivo Opo – Ortoveneto, l’Organizzazione Produttori Ortofrutticoli Veneto di Zero Branco (TV): “Un fenomeno incredibile: vent’anni fa si parlava di 2,5 milioni euro di fatturato e di appena 2 mila ettari, diventati ormai duemila per il nostro radicchio. Un ortaggio umile e buono“.

Un fermento che non passa inosservato nelle cabine di regia dell’Unione Europea, che nel triennio 2018/2020 promuove una campagna tra i consumatori, per ribadire l’importanza dei marchi sinonimo di eccellenza e di alta qualità.

In Italia, il progetto vede protagonista anche l’Asparago verde d’Altedo Igp, la Ciliegia di Vignola Igp, la Pesca e la Nettarina di Romagna Igp, l’Insalata di Lusia Igp e la Pera dell’Emilia Romagna Igp.

IL RADICCHIO D’ORO 2019
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Organizzato dal Consorzio Ristoranti del Radicchio, il Radicchio d’oro” è la più importante celebrazione annuale del noto ortaggio del Veneto. Protagonista è il “Fiore che si mangia” e tutto il territorio trevigiano, dove convergono per due giorni alcuni tra i maggiori esponenti del Gusto, dello Spettacolo, dello Sport e della Cultura italiana. Una rassegna giunta alla 21° edizione che, in questo 2019, si è tenuta il 18 e 19 novembre.

Quanto sia prezioso il radicchio, del resto, lo testimoniano i numeri. Quasi l’80% della pianta, al momento della raccolta, viene scartata in favore del solo “cuore” del prodotto, tenero al contempo croccante. Fondamentale un elemento, su tutti: l’acqua, in particolare quella del fiume di sorgiva Sile.

Importante saper riconoscere quello autentico. Il Radicchio Rosso di Treviso Igp Tardivo ha foglie lunghe e affusolate di colore rosso vinoso intenso e una costa bianca centrale. La varietà Precoce si distingue per il cespo voluminoso di colore rosso intenso, con la nervatura principale bianca e molto accentuata.

Al gusto, risultano gradevolmente amarognoli. In cucina, le due varietà sono perfette nelle preparazioni a crudo. Eccezionali nelle loro declinazioni, dagli antipasti ai primi piatti, passando per i secondi e i sorprendenti dessert.

Accanto al Radicchio di Treviso Igp, il Radicchio Variegato di Castelfranco Igp si caratterizza invece per foglie espanse con nervature poco accentuate, bordo frastagliato e lembo leggermente ondulato. Il sapore varia dal dolce al gradevolmente amarognolo, sempre molto fresco e delicato.

Come indicato nel Disciplinare di Produzione, il Radicchio di Treviso Igp e il Radicchio di Castelfranco Igp possono essere infatti coltivati solo in  comuni delle province di Treviso, Padova e Venezia per garantire la provenienza, le caratteristiche peculiari e tutta la qualità del prodotto. Per la Colombia si farà un’eccezione. Pur col divieto di immetterlo sul mercato come Igp.

IL RISTORANTE DOVE PROVARLO
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Tra le tappe imperdibili per scoprire la bontà del radicchio, nel suo territorio d’elezione, c’è il Ristorante Ca’Amata Golf Club di Castelfranco Veneto (TV). E non è un caso se Egidio Fior, patron di questo vero e proprio scrigno del gusto, tra i promotori del Radicchio d’Oro, abbia scelto per la sua cucina un giovane chef, nato e cresciuto nella zona per la sua cucina.

Si tratta del 24enne Simone Pozzebon (nella foto sotto),capace di condensare Davide Oldani e Massimo Bottura in un percorso tra tempura, marinatura, saor, fino a culminare negli Zaeti (i biscotti tipici veneti e veneziani) e nel dessert celebrativo “Ops, mi si è rotta la crostata”, torta al limone con marmellata di radicchio.

Alla base del menu studiato da Fior e Pozzebon, una filosofia che guarda alla sostenibilità. Incollata alla tradizione, ma proiettata nel futuro. “Non ammetto gli sprechi – spiega il giovane chef – anzi tendo a riciclare moltissimo. Un modo per dare sfogo alla mia fantasia e creatività, fondamentali nel mia idea di cucinare il Veneto”.

Ottima anche la carta dei vini, tra cui figura il “Falconera” di Loredan Gasparini: un Merlot Colli Trevigiani Igt 2015 di gran carattere e pulizia, frutto dell’omonimo vigneto storico di Vergazzù. Solo una delle “chicche” dell’area del Montello, nota per la produzione dell’Asolo Prosecco Superiore, ma capace di regalare anche grandi rossi.

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TavoleDoc Veneto: un nuovo percorso gastronomico tra le eccellenze del territorio

PADOVA – TavoleDoc Veneto, pronti a partire. Lunedì 2 dicembre, il Ristorante Valbruna di Limena, in provincia di Padova, è stato culla dell’assemblea inaugurale del progetto al quale hanno già aderito 51 ristoranti della regione.

Diversi i temi affrontati nel corso della giornata, presentati da Mario Cucci, editore della guida, Elio Ghisalberti direttore editoriale, e Marco Colognese, autore e curatore del volume.

“TavoleDoc Veneto – ha sottolineato Mario Cucci – si inserisce in un più ampio progetto che, a livello nazionale, vede al suo attivo la Guida TavoleDoc Liguria che ha già ottenuto un grande successo ed è alla sua seconda edizione”.

Elio Ghisalberti ha raccontato la sua esperienza in Lombardia. “Il Veneto – ha precisato Marco Colognese – è caratterizzato da diverse specificità, ognuna in grado di esprimere eccellenze: si passa dal territorio montano e dolomitico all’aria marina di Venezia, apprezzata e nota in tutto il mondo”.

TavoleDoc Veneto diventa così un vero e proprio racconto enogastronomico, volto a promuovere la cucina dei diversi ristoranti aderenti. Ad ogni attività verranno dedicate quattro pagine, contenenti la presentazione del ristorante, un servizio fotografico ad hoc e la ricetta più rappresentativa.

In occasione di due periodi di promozione (15 marzo / 15 aprile e 15 ottobre / 15 novembre), i ristoranti di TavoleDoc Veneto proporranno i loro menu TavoleDoc ad un prezzo concordato e fisso, con l’obiettivo di proporre un’offerta gastronomica di rilievo ad un importo accessibile.

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Il sommelier diventa guida enoturistica: Ais pensa al corso di formazione

VERONA – Un corso specifico per diventare guida enoturistica riservato ai sommelier Ais, con una formazione dedicata alla psicologia del cliente, ai beni culturali e all’accoglienza, fino alle nozioni in lingua inglese. È quello a cui sta pensando l’Associazione italiana sommelier. L’annuncio in occasione del 53° Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier, svoltosi a Verona, dal 22 al 24 novembre 2019.

“Quando Ais è nata era al passo con i tempi – ha sottolineato il presidente Antonello Maietta – oggi invece i tempi li precorre, anticipando le tendenze. La nostra Associazione conta oltre 40 mila sommelier ed è fondamentale per noi offrire loro una preparazione mirata alle richieste del mercato”.

Un assaggio della figura del sommelier come operatore enoturistico è stato offerto dai sette tour organizzati da Ais Veneto, proprio in concomitanza della tre giorni congressuale.

I professionisti dell’Associazione hanno guidato il pubblico alla scoperta di alcune delle aree vitivinicole più vocate della regione, promuovendo il rapporto tra il vino e l’eredità culturale del territorio.

“L’ottimo successo ottenuto dai tour – precisa Marco Aldegheri, presidente Ais Veneto – ci ha dato grande soddisfazione: è la conferma di come il pubblico desideri avvicinarsi sempre più al vino attraverso un’esperienza ‘immersiva’, dove il racconto del territorio diventa determinante. In questo le competenze del Sommelier sono fondamentali”.

Una vera e propria rivoluzione, insomma. “Abbiamo ancora un grande lavoro da fare per ammodernare le nostre modalità di comunicazione – continua Aldegheri – ce lo dicono i tanti esperti intervenuti, ma siamo convinti che condurre il turista nel mondo del vino sia un ruolo che ci appartiene per naturale vocazione”.

Più in generale, è positivo il bilancio del 53° Congresso nazionale dell’Ais. Durante la tre giorni, la città di Verona ha visto impegnati più di 170 sommelier di Ais Veneto per coordinare e gestire le degustazioni aperte al pubblico, i tour guidati e i banchi d’assaggio saloni del gusto. Sono più di 3500 gli accessi registrati nei tanti appuntamenti della kermesse veneta.

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Approfondimenti

CerviaINBolla 2019: quaranta produttori di bollicine italiane in Romagna nel weekend


CERVIA –
CerviaINbolla 2019, giunta alla sua quinta edizione ai Magazzini del Sale di Cervia, punta i riflettori su oltre 40 cantine che propongono più di 100 etichette di bollicine in degustazione.

Un ideale percorso che, venerdì 30 e sabato 31 agosto, dalle 18 a mezzanotte, porta alla scoperta dei migliori spumanti italiani: Franciacorta, Oltrepò Pavese, Trento Doc, Piemonte, Lombardia, Alto Adige, Veneto, Marche. Ma anche Abruzzo, Sicilia ed, ovviamente, Emilia Romagna.

I biglietti sono in prevendita sul sito ufficiale della manifestazione fino a domani, mercoledì 28 agosto, nelle formule “1Day” (29,50 euro) e “2Days” (49,50 euro), comprensivi di buoni per rifocillarsi agli stand gastronomici previsti dall’organizzazione. Qui i nostri migliori assaggi dell’edizione 2018 di Cervia in Bolla.

LE CANTINE PRESENTI A CERVIA IN BOLLA 2019
Saranno presenti: Alcesti – Sicilia, Antica Fratta – Franciacorta, Bellei – Emilia, Bisol – Veneto, Bolé – Romagna, Bosio – Franciacorta, Cantina Sociale Trento – Trento Doc, Caprai – Umbria, Ca’ Rugate – Veneto, Cesarini Sforza – Trento Doc, Colonnara – Marche, Corte D’Aibo – Emilia, Ferrari – Trento Doc, La Valle – Franciacorta.

E ancora: Le Cantorie – Franciacorta, Le Quattro Terre – Franciacorta, Letrari – Trento Doc, Tenuta Lieselehof – Alto Adige, Marcalberto – Piemonte, Mas Dei Chini – Trento Doc, Maso Mirì – Trento Doc, Merotto – Veneto, Monsupello – Oltrepò Pavese, Monticino Rosso – Emilia, Olcru – Oltrepò Pavese, Opera/02 – Emilia.

Inoltre: Pasini San Giovanni – Lombardia, Peri – Lombardia, Pertinello – Romagna, Picchi – Oltrepò Pavese, Podere Palazzo – Romagna, Ricci Curbastro – Franciacorta, Ruggeri – Veneto, Spadafora – Sicilia, Tenuta Casali – Romagna, Tenuta Montemagno – Piemonte, Tenuta Santa Lucia – Romagna, Umani Ronchi – Marche-Abruzzo, Vigna Dorata – Franciacorta, Villa Corniole – Trento Doc, Villa Franciacorta.

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Vini al supermercato

Soave Doc La Pieve integralmente prodotti Eurospin, Cantina di Soave


(1,5 / 5) Ci sono vini da bere freddi e vini da bere – se proprio necessario – ghiacciati. Da buttare giù senza troppi pensieri e fisime, perché a cercar del buono non sempre si vince. È il caso del Soave Doc “La Pieve”, uno dei vini bianchi della linea “Integralmente prodotti” di Eurospin.

LA DEGUSTAZIONE
Alla vista si presenta di un giallo paglierino classico. Al naso, appena si scalda, il nettare evidenzia sfumature “verdi” che evidenziano una maturazione dell’uva non perfetta, o quantomeno una raccolta di massa in vigneto.

Non mancano accenni salini, seguiti da richiami di buccia d’agrume poco garbati, che riportano la mente ai concetti già espressi sulla maturazione fenolica. L’alcol è di soli 11,5% vol., ma lo si avverte molto: altro elemento disturbante. Anche all’assaggio, il vino mostra la sua fattura più che mai dozzinale.

Il sorso è sbilanciato sulle durezze. In particolar modo sul sale, che unito alla percezione di frutto non maturo risulta ancora più marcato. La chiusura è altrettanto sgarbata, addirittura su ricordi flebili di tannino (ancora una volta il dubbio di una perfetta maturazione della massa d’uva vinificata).

ABBINAMENTI
Abbinamenti? Lo scaffale del supermercato, sul quale vini come questo dovrebbero restare, a riempirsi di polvere. A meno che – ghiacciato – qualcuno possa pensare a questo Soave Doc prodotto integralmente e imbottigliato da Ci.Esse Soave s.a.c., che nient’altro non è che la Cooperativa Cantina di Soave, come alternativa all’acqua. O a una birra industriale.

In sintesi, non certo la migliore espressione di quella straordinaria uva con cui si produce il Soave: la Garganega, originaria del Veneto, che proprio sui suoli vulcanici di Soave dà il meglio di sé. Vino sconsigliato.

Prezzo: 1,79 euro
Acquistabile presso: Eurospin

4.13/5 (8)

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Vini al supermercato

Veneto Igt Rosso 2015 “Brentino”, Maculan

(5 / 5) E’ tra i vini rossi dal rapporto qualità prezzo più invidiabile il Breganze Doc 2015 “Brentino” di Maculan, che fa capolino da qualche mese sugli scaffali dei supermercati Tigros. Poco meno di 16 euro per accaparrarsi un vino capace di affinare a lungo in cantina, se ben conservato.

LA DEGUSTAZIONE
Alla vista il vino della nota cantina veneta si presenta di un rosso rubino carico, intenso. Il naso è particolarmente intenso. Le note fruttate ed erbacee si accompagnano ai sentori conferiti dall’affinamento in legno, come la vaniglia e il fondo di caffè.

L’ingresso in bocca mostra un vino dotato di buon corpo e struttura, capace di migliorare ancora nel tempo. Al momento la corrispondenza gusto-olfattiva è perfetta, con ritorni di frutta e leggeri accenni di spezia in chiusura.

Non manca un tocco salino, che rende il quadro ancora più intrigante. Buona la persistenza. Il vino rosso “Brentino” si abbina a primi piatti con sughi di selvaggina, arrosti e grigliate di carne rossa.

LA VINIFICAZIONE
Si tratta di un uvaggio composto al 55% da Merlot e al 45% da Cabernet Sauvignon. Per la produzione di questo vino, Maculan seleziona le uve tra i migliori vigneti della zona di Breganze. Si tratta di colline vulcaniche e tufacee, capaci di restituire al nettare caratteristiche uniche.

La fermentazione avviene in vasche di acciaio. L’affinamento di metà del vino viene invece effettuato in barrique di rovere francese, per un anno. La cantina Maculan è la cantina più rappresentativa di Breganze, nota soprattutto per la produzione del “dolce – non dolce” Torcolato.

Prezzo: 15,85 euro
Acquistabile presso: Tigros

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