Terre d’Oltrepò ha avviato il processo di esclusione di alcuni soci morosi o in conflitto con l’obbligo di conferimento esclusivo di tutte le uve della propria azienda agricola alla cooperativa Tdo. Lo avrebbe annunciato in una lettera il direttore generale, Umberto Callegari. Senza mezzi termini, verrebbe definito «doloso e ingiustificato» il mancato conferimento a Terre d’Oltrepò della produzione delle uve della vendemmia 2024, tra le più scarse di sempre in Oltrepò pavese. In primo piano il sospetto che alcuni soci abbiano deliberatamente scelto di non conferire le uve allo stabilimento di Santa Maria della Versa, ben al di là delle difficoltà legate all’andamento climatico dell’annata, che ha decimato le rese.
Secondo Terre d’Oltrepò, che già ad agosto aveva proclamato «tolleranza zero per disonesti e sparlatori», si configurerebbe così lo svolgimento di attività in concorrenza con la cooperativa, in ragione del conferimento integrale delle uve prodotte ad altre cantine. Accuse pesantissime, che porterebbero il management di Terre d’Oltrepò alla decisione di escludere i soci dalla società, con decorrenza immediata. Una burrasca che, insieme alle continue «critiche ingiustificate» all’operato della dirigenza, avrebbe anche portato Callegari a minacciare di rassegnare le proprie dimissioni per giusta causa. Con conseguente richiesta della penale per violazione del patto di stabilità e la proposizione di azioni individuali risarcitorie nei confronti di alcuni membri della cooperativa.
BILANCIO TERRE D’OLTREPÒ IN DISCUSSIONE
Intanto, nel pavese, montano le polemiche attorno al bilancio di esercizio di Terre d’Oltrepò, chiuso il 30 giugno 2024 e in dirittura di essere presentato ai soci (e approvato), nell’assemblea generale convocata per il 5 novembre. Secondo il ceo Umberto Callegari, i numeri dimostrerebbero un significativo progresso delle performance dell’azienda, confermano le previsioni nonostante un calo strutturale di tutto il mercato dei vini rossi di circa il 40%. L’azienda ha mantenuto le valutazioni più alte del territorio e previste senza alcun accesso al credito bancario per pagare le uve e ha distribuito oltre 15 milioni di euro ai soci per le uve conferite, senza procedere ad alcun aumento di capitale.
Molto più cauti alcuni soci, che si sono rivolti al collegio sindacale di Terre d’Oltrepò, dopo aver chiesto ad alcuni professionisti di fiducia un parere sui bilanci di esercizio precedenti. «Essendo assai preoccupati per l’attuale andamento della nostra cooperativa, che ci pare incontrare sempre maggiori difficoltà e ritardi nella remunerazione delle uve conferite dai soci – si legge nella missiva – abbiamo recentemente chiesto di esaminare l’ultimo bilancio d’esercizio disponibile al pubblico, quello chiuso al 30/06/2023, predisposto dal Consiglio di Amministrazione ed approvato dall’Assemblea dei Soci in data 06/11/2023, e di confrontarlo con quelli degli esercizi precedenti. Da tale comparazione, a parere dei nostri consulenti, sono emersi taluni aspetti critici che trovano le proprie radici tanto nelle decisioni gestionali degli esercizi precedenti quanto in quelle in corso di esecuzione».
CDA TERRE D’OLTREPÒ: ANCHE GIUDITTA BRANDOLINI RASSEGNA LE DIMISSIONI
I dettagli saranno discussi durante l’assemblea generale del 5 novembre. Non sarà presente, tra i consiglieri, Giuditta Brandolini, ultimo membro del consiglio di amministrazione di Terre d’Oltrepò a rassegnare le dimissioni. Una decisione, quella della responsabile Accoglienza di Tenuta Mazzolino, formalizzata lo scorso mercoledì. Le sue dimissioni dal cda di Terre d’Oltrepò seguono quelle di Gabriele Faravelli, Michele Vitali, Giulio Romanini e Alessandro Fiamberti. Tanto che all’ordine del giorno della prossima assemblea c’è anche l’approvazione della delibera di ratifica della nomina dei consiglieri cooptati, che andranno a sostituire i cinque consiglieri dimissionari.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La vendemmia 2024 a Montalcino si presenta sotto i migliori auspici, richiamando alla memoria i tempi passati in cui la raccolta del Sangiovese avveniva proprio nel mese di ottobre. «L’epoca di vendemmia spostata a ottobre ci fa ritornare indietro con la memoria ad anni passati, quando il Sangiovese si trovava ancora in pianta proprio in questo periodo», commenta Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino. Quest’anno, la raccolta si preannuncia favorevole sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Un aspetto che ogni produttore sogna di raggiungere. La vendemmia durerà circa una ventina di giorni. Fa seguito a un’estate che ha favorito una maturazione progressiva delle uve.
LA QUALITÀ DELLA VENDEMMIA 2024 A MONTALCINO
Come rilevato dall’analisi del Consorzio, il mese di settembre ha portato un abbassamento delle temperature e piogge che hanno contribuito a rallentare l’accumulo degli zuccheri e a riequilibrare la componente fenolica delle uve. Questo ha garantito uno stato fitosanitario ottimale e un peso medio dei grappoli significativamente superiore rispetto all’anno precedente. Nonostante i diradamenti effettuati per mantenere un equilibrio vegeto-produttivo, si prevedono quantitativi superiori rispetto al 2023. Un altro elemento interessante riguarda le aspettative per quanto riguarda le gradazioni alcoliche, che saranno probabilmente più contenute. I mosti ottenuti, invece, si distinguono già per la loro aromaticità e la finezza dei profumi.
ROSSO DI MONTALCINO IN FORTE CRESCITA
Montalcino si conferma un territorio vitivinicolo di eccellenza, con oltre 3.400 ettari di vigneti iscritti a Doc e Docg e tutelati dal Consorzio del Brunello di Montalcino. Di questi, più di 2 mila ettari sono dedicati alla produzione del celebre Brunello, un’estensione che è rimasta invariata dal 1997. Interessante è anche la crescita del Rosso di Montalcino, con quasi 900 ettari destinati a questa denominazione, frutto di un incremento della superficie vitata del 67% approvato lo scorso settembre.
Tuttavia, tale ampliamento non implica nuovi impianti. Gli ettari aggiuntivisono già inclusi nelle mappe del territorio e rappresentano vigneti di Sangiovese che, pur essendo già coltivati, non erano ancora compresi negli albi contingentati. Con queste premesse, la vendemmia 2024 si prospetta come una delle più promettenti degli ultimi anni, grazie all’attenzione dedicata sia alla qualità che alla sostenibilità.
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La vendemmia 2024 in Franciacorta è già nella storia. L’inizio della raccolta delle uve è coinciso con l’avvio delle attività del nuovo Laboratorio di microvinificazione del Consorzio Franciacorta, in via dell’Industria 46/F, ad Erbusco (Brescia). Questa struttura innovativa, realizzata in collaborazione con Accademia Symposium in una parte degli spazi dell’Istituto Oeno Italia, supporterà d’ora in avanti le attività del team di Ricerca e Sviluppo guidato da Flavio Serina. Il Laboratorio di microvinificazione, investimento da circa 300 milaeuro, è il supporto essenziale per trasformare le diverse “tesi sperimentali” in vino spumantizzato secondo il metodo classico, valutando sul prodotto finito la bontà delle scelte agronomiche ed enologiche. La supervisione delle fasi di vinificazione è affidata, in loco, all’enologo Mario Falcetti (ex Quadra Franciacorta) e a un gruppo di tecnici. Un passo decisivo rispetto al passato, quando tali operazioni venivano svolte presso strutture esterne. Più attrezzate, ma lontane da Brescia.
FRANCIACORTA, VISITA AL NUOVO LABORATORIO DI MICROVINIFICAZIONE
Uno degli aspetti più significativi delle attività di ricerca e sviluppo condotte dal nuovo Laboratorio di microvinificazione del Consorzio Franciacorta riguarda la selezione genetica. Il gruppo di ricerca genetica dell’Istituto di San Michele all’Adige ha avviato degli incroci che potrebbero portare a ottenere, nel lungo periodo, nuove varietà di vite con caratteristiche adattive e qualitative superiori. Questi incroci, nati da genitori come l’Erbamat e lo Chardonnay, mirano a combinare resistenza alla siccità e qualità del raccolto, rispondendo così alle sfide poste dal cambiamento climatico in Franciacorta.
Nel vigneto sperimentale di Erbusco sono state messe a dimora circa 50 piante per incrocio, frutto delle selezioni iniziali. Lo screening continuerà negli anni, eliminando gli incroci meno promettenti e studiando quelli con maggiore potenziale e resistenza alle avversità. È il futuro che bussa alla porta del Consorzio Franciacorta, con la possibile introduzione di nuovi incroci capaci di sintetizzare (ed elevare) le caratteristiche positive di Chardonnay ed Erbamat. Un percorso che si svilupperà nell’arco dei prossimi decenni, con Mario Falcetti pronto a mettere a disposizione del territorio le competenze acquisite in anni di sperimentazione sull’Erbamat, con risultati sorprendenti a Quadra.
PIWI FRANCIACORTA: UN CAMPO SPERIMENTALI SUI VITIGNI RESISTENTI
In parallelo, il Laboratorio di Microvinificazione del Consorzio Franciacorta ha in carico lo studio dei comportamenti di una serie di vitigni Piwi resistenti alle malattie fungine, come Johanniter e Solaris, che potrebbero accelerare i tempi di risposta alle sfide climatiche. Alcuni di questi sono ancora in fase di omologazione. Altri sono già stati testati con successo in ambienti montani, come presso la Fondazione Mach di San Michele all’Adige. L’adattamento dei vitigni Piwi alle condizioni specifiche della Franciacorta è uno dei principali focus di questa fase di valutazione. Una sorta di risposta della più nota denominazione spumantistica italiana del Metodo classico alle sperimentazioni condotte in Champagne dall’Institut National de l’Origine et de la Qualité (Inao), sul vitigno Piwi Voltis.
In questo senso, il nuovo Laboratorio di microvinificazione del Consorzio – che sarà ufficialmente inaugurato il 5 ottobre, alle ore 11 – si presenta come un vero e proprio incubatore di idee e innovazioni. Oltre a fornire risultati nel breve termine, come la possibilità di vinificare in micro-lotti, in condizioni controllate, rappresenta un punto di svolta strategico per il futuro della viticoltura della Franciacorta. Il Consorzio, in collaborazione con l’Università di Milano e l’Accademia Symposium, sta infatti esplorando nuove tecniche di potatura, ombreggiamento e gestione del “microclima” delle vigne franciacortine. Tutte iniziative rivolte a migliorare la qualità dei vini della denominazione, con un occhio alla sostenibilità della produzione.
LABORATORIO DI MICROVINIFICAZIONE: IL FUTURO DELLA FRANCIACORTA È OGGI
La ricerca sui portainnesti resistenti alla siccità e il miglioramento genetico delle varietà tradizionali rappresentano infatti solo una parte di un piano molto più ampio e ambizioso. L’iniziativa, di fatto, ha anche un forte valore formativo, coinvolgendo studenti e tirocinanti che potranno apprendere “sul campo”, partecipando in prima persona alle attività del Laboratorio di Microvinificazione. Un apporto significativo della Franciacorta alle competenze delle generazioni future di tecnici del settore che, proprio in via dell’Industria 51 ad Erbusco, potranno “sporcarsi le mani” e fare vera esperienza.
La struttura non solo permette di vinificare sul territorio bresciano le uve cresciute nella zona, evitando i problemi legati al trasporto delle uve in altri laboratori – come in passato avveniva appunto con l’Istituto di San Michele all’Adige, nei pressi di Trento – ma offre anche la possibilità di migliorare le tecniche di vinificazione e di sperimentare con una varietà di tecnologie innovative. Tra queste l’uso di kegs in acciaio (gli stessi contenitori utilizzati per la birra) per lo stoccaggio e il controllo delle fasi della fermentazione di piccole partite di mosto.
MARIO FALCETTI: «FRANCIACORTA PRONTA ALLE SFIDE INTERNAZIONALI»
«Il nuovo Laboratorio di microvinificazione del Consorzio Franciacorta – commenta Mario Falcetti – getta le basi per una nuova era di ricerca e sviluppo della denominazione, in grado di confrontarsi non solo con le sfide poste dai cambiamenti climatici, ma anche con il panorama competitivo internazionale, valorizzando ancor più le specificità e le eccellenze del territorio. La sfida, dunque, non è tanto competere con altre zone vitivinicole, come la Champagne, quanto valorizzare e potenziare le risorse locali attraverso l’innovazione scientifica e tecnologica».
Laboratorio di microvinificazione del Consorzio Franciacorta
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«In cantina, il lavoro è stato cruciale per valorizzare l’uva, lavorando con precisione per compensare gli squilibri creati dalle condizioni meteorologiche». Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, elogia il lavoro degli enologi ed enotecnici italiani alle prese con le difficoltà della vendemmia 2024. «In campo, abbiamo dovuto adottare strategie precise per ottimizzare l’uso delle risorse idriche (emblematico il caso della Sicilia, ndr), monitorare lo stato di salute delle piante e decidere il momento esatto della vendemmia, per ottenere uve al massimo del loro potenziale», ha precisato il noto winemaker durante la presentazione delle stime della vendemmia 2024 in Italia, elaborate in collaborazione con Ismea e Unione italiana Vini (Uiv). «È stata una delle vendemmie più impegnative che ricordi nella mia ormai lunga esperienza di enologo», ha sintetizzato il presidente di Assoenologi.
COTARELLA PARLA DELLA QUALITÀ DELLE UVE DELLA VENDEMMIA 2024
Una raccolta, quella del 2024, che in base ai riscontri raccolti da Cotarella risulta «condizionata in maniera importante da una significativa trasversalità meteorologica , in grado di mettere alla prova i viticoltori italiani. Da nord a sud del Paese». In particolare, la vendemmia 2024 in Italia si inserisce in un «quadro meteorologico estremo», caratterizzato da «un’instabilità climatica che ha influito inevitabilmente sulla produzione delle uve».
«Le varietà più precoci, in alcune zone – ha aggiunto Riccardo Cotarella – sono state raccolte con rese inferiori e una qualità segnata dalle condizioni meteorologiche avverse. Le varietà più tardive hanno subito ritardi o anticipi nella maturazione, con un impatto significativo sul bilancio zuccherino e acidico delle uve stesse. Tuttavia, nonostante le difficoltà, ciò che emerge come un fattore determinante per la qualità finale dei vini è proprio il lavoro degli enologi. Mai come quest’anno – ha concluso il numero uno di Assoenologi – siamo stati chiamati a dimostrare la nostra competenza scientifica e il nostro sapere tecnico per gestire al meglio sia la conduzione della vigna sia quella della cantina».
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La vendemmia 2024 segna un modesto passo avanti per il Vigneto Italia, con una produzione stimata di 41 milioni di ettolitri. Rispetto alla disastrosa annata del 2023, che aveva visto volumi particolarmente ridotti, la ripresa è visibile con un incremento del 7%. Tuttavia, i dati forniti dall’Osservatorio Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini (Uiv), presentati a Ortigia durante l’Expo Divinazione in concomitanza con il G7 dell’Agricoltura, evidenziano come la produzione rimanga lontana dai livelli ideali. Con una flessione del 12,8% rispetto alla media dell’ultimo quinquennio, l’obiettivo ottimale di 43-45 milioni di ettolitri rimane irraggiungibile a causa degli impatti sempre più frequenti del cambiamento climatico. Nonostante ciò, l’Italia si conferma primo produttore mondiale, grazie anche alla contrazione produttiva della Francia (-18%).
LE STIME SULLA VENDEMMIA 2024 DI ASSOENOLOGI, ISMEA E UNIONE ITALIANA VINI
L’indagine vendemmiale evidenzia una tenuta della produzione al Nord (+0,6%, con zone come il Collio in cui si parla addirittura di annata memorabile) e un significativo recupero nel Centro Italia (+29,1%, dopo gli ingenti ristori per la peronospora del 2023). Il Sud segna invece un aumento del 15,5%. Tuttavia, queste crescite non sono sufficienti a riportare i livelli produttivi alla media del periodo 2019-2023, con il Sud e le Isole ancora in forte calo (-25,7%). La vendemmia 2024 si preannuncia come un’annata di qualità, grazie all’esperienza dei viticoltori e degli enologi che, con tecniche innovative e strategie mirate, sono riusciti a trasformare le sfide climatiche in opportunità per ottenere uve di eccellente qualità. La ripresa, seppur timida, segna una tappa importante per il vino italiano, che continua a mantenere il primato mondiale. Mostrando al contempo una grande capacità di adattamento in un panorama internazionale sempre più complesso.
IL CLIMA È LA PRINCIPALE SFIDA DEI VITICOLTORI
A pesare sulla produzione è, infatti, la variabilità climatica. Eccessive piogge nel Centro-Nord e siccità al Sud hanno fortemente limitato il potenziale dei vigneti, con un’annata che, seppur caratterizzata da volumi ridotti, ha mantenuto una qualità complessiva buona, con picchi di eccellenza in alcune aree. Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi, ha commentato la sfida di quest’anno definendola «una delle vendemmie più impegnative che ricordi». Cotarella sottolinea come il lavoro degli enologi sia stato determinante per bilanciare gli squilibri causati dal clima. «Abbiamo dovuto ottimizzare l’uso delle risorse idriche e scegliere con precisione i tempi della raccolta per garantire il massimo potenziale delle uve», ha dichiarato.
IL RUOLO DELL’INNOVAZIONE IN VITICOLTURA
Livio Proietti, presidente di Ismea, ha evidenziato l’importanza di adattare le tecniche agricole ai cambiamenti climatici attraverso l’innovazione. «Il settore vitivinicolo italiano deve continuare a investire in tecnologie per mitigare gli effetti del clima e attrarre le nuove generazioni», ha affermato Proietti, sottolineando l’importanza di programmi di formazione specifici e il supporto a giovani e donne attraverso iniziative come “Più Impresa” e “Generazione Terra”. Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini (Uiv), ha invece richiamato l’attenzione sulla necessità di un «vigneto Italia più flessibile», in grado di adattarsi meglio alle annate scarse. Il tutto senza ricorrere a interventi strutturali come gli espianti, che potrebbero avere conseguenze negative per le economie locali.
LE PROSPETTIVE PER IL MERCATO INTERNAZIONALE DEL VINO
Sul fronte del mercato, l’Italia si trova ad affrontare una sfida globale, con cambiamenti nei modelli di consumo e difficoltà legate alla congiuntura economica. Il settore vinicolo italiano, pur affrontando numerosi ostacoli, dimostra una maggiore resilienza rispetto ai competitor internazionali. L’export continua a crescere, trainato dagli spumanti (+11% in volume). Mentre i vini fermi in bottiglia, in particolare le IGT, registrano una tenuta importante. Tuttavia, il mercato interno mostra segnali di debolezza, con una leggera flessione dei consumi domestici e un rallentamento rispetto alle performance del primo trimestre del 2024.
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Derthona, Terre di Libarna eMonleale sono le tre sottozone della Doc Colli Tortonesi. Insieme raggruppano 46 comuni e 7 valli della provincia di Alessandria, vocate alla produzione di Timorasso e Barbera. Il tavolo vitivinicolo regionale di Regione Piemonte, in occasione dell’incontro di ieri mattina con il presidente del Consorzio, Gian Paolo Repetto, ha dato il via libera alla modifica del disciplinare della Doc Colli Tortonesi che disegna un futuro ancora più chiaro per una zona che si sta facendo largo nel mondo, a suon di vini bianchi e rossi di estrema qualità. Su tutti, luce verde alla sottozona Derthona e a una migliore profilazione della sottozona Terre di Libarna, riservata ai soli spumanti. Tecnicamente si tratta di “UGA“, acronimo di “Unità geografiche aggiuntive” utilizzato per identificare le “sottozone”.
Provvedimenti per i quali è stata richiesta la retroattività volontaria alla vendemmia 2024, per chi già rispetterà i nuovi parametri. In caso contrario, le modifiche dovrebbero entrare in vigore a partire dalla vendemmia 2025, comunque non prima dell’avallo definitivo del Comitato nazionale Vini. Il provvedimento mescola le carte in tavola nei Colli Tortonesi, al solo fine di mettere ordine. Disegnando i contorni di un futuro ancora più chiaro per una zona che si sta facendo largo nel mondo, a suon di vini bianchi e rossi di estrema qualità.
DERTHONA, IL VINO DOC OTTENUTO DALLE UVE TIMORASSO
Addio, in primis, alla “Colli Tortonesi Doc Timorasso”, a compimento del progetto portato avanti sin dalla fine degli anni Ottanta da alcuni vignaioli alessandrini, su tutti Walter Massa. Un passo indietro, per farne cento avanti. Con “Timorasso” si andrà a identificare solo l’uva o, meglio, il vitigno. Con “Derthona” i vini Doc prodotti con uve Timorasso. Il nome è quello dato dai romani all’attuale città di Tortona, divenuta oggi un nevralgico centro agricolo, logistico e industriale della provincia di Alessandria. Proprio a Tortona ha sede il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi. Il nome Derthona, ad oggi, è più che mai noto agli amanti del basket, grazie all’omonima squadra (di Tortona, per l’appunto) che milita in serie A.
La posizione centrale e strategica della città, negli ultimi anni, ha causato un accentramento di potere da parte di grandi gruppi dell’industria e della logistica, che ha finito per schiacciare la vocazionalità agricola della zona (nota, oltre che per il vino, anche per la Pesca di Volpedo). Il ricorso all’antico nome romano Derthona è un implicito richiamo alle radici rurali di Tortona, voluto da un Consorzio e da una base produttiva animata da vignaioli che mirano alla qualità assoluta del prodotto. Non sono un caso gli investimenti di grandi nomi del vino, soprattutto delle Langhe, avvenuti negli ultimi anni nel comprensorio della Doc. E c’è anche chi si “rifugia” qui dal vicinissimo (e tormentato) Oltrepò pavese.
SOLO VINI SPUMANTI NELLA SOTTOZONA / UGA TERRE DI LIBARNA (VAL BORBERA)
La seconda importante modifica riguarda la sottozona / UGA Terre di Libarna della Val Borbera, che si trasformerà ufficialmente nel cuore della spumantistica alessandrina. Una piccolissima “Alta Langa” del Timorasso, per usare un “eufemismo” senza uscire dai confini del Piemonte. Con una produzione annuale che si assesta attorno alle 12 mila bottiglie Doc, quasi esclusivamente prodotte da una cantina icona del territorio come Ezio Poggio.
Grazie a un’estensione della sottozona Derthona alle zone più vocate delle valli Borbera e Spinti, i vini fermi base Timorasso potranno rivendicare il nome Derthona. La menzione “Terre di Libarna” scompare, in sostanza, dai vini fermi. E sarà ascrivibile in etichetta solo sui vini spumanti. La scelta non è casuale, visto che la vallata in cui ricade la sottozona Terre di Libarna gode di altitudini e acidità delle uve che favoriscono la spumantistica. Per lo stesso motivo, in futuro, l’alta Val Curone potrebbe essere assoggettata all’UGA Terre di Libarna.
La mappa dei Colli Tortonesi (® Cantina Vite Colte)
PICCOLO DERTHONA, DERTHONA E DERTHONA RISERVA
Confermate dal Ministero anche le richieste del Consorzio relative all’esclusione dei fondovalle e delle altimetrie superiori ai mille metri, per una produzione e pianificazione “verticale” del Derthona che deve essere vino di qualità uniforme e riconoscibile. Tre le tipologie approvate: Piccolo Derthona, Derthona e Derthona Riserva. «Abbiamo ristretto il perimetro dei comuni – commenta a winemag il presidente del Consorzio, Gian Paolo Repetto – portando la sottozona / UGA Derthona ad essere circa la metà della Doc Colli Tortonesi, grazie a 432 km quadrati di superficie rispetto ai 785 complessivi. Pochi sanno che la Colli Tortonesi è una Doc molto estesa in termini di territorio».
COLLI TORTONESI DOC: IN FUTURO NUOVE SOTTOZONE (UGA)
«Questa novità – continua Repetto, titolare dell’omonima cantina di Sarezzano – ci dà la grande possibilità di valorizzare le zone più vocate e di iniziare a lavorare al prossimo step, ovvero l’istituzione di altre sottozone (UGA), in areali a noi già ben chiari per la qualità costante delle uve e che fanno ben sperare per il futuro. La discussione sulle nuove “menzioni” si concentra piuttosto sul naming e su come renderle omogenee per tipologia e per uve. In definitiva, oggi abbiamo portato a casa il bersaglio grosso della modifica al disciplinare. Da domani lavoreremo un po’ più di fino».
NELLE ANNATE FAVOREVOLI SI ADOTTERÀ IL “SUPERO” PER IL PICCOLO DERTHONA
Dal punto di vista produttivo, le modifiche al disciplinare comportano un passaggio dagli 80 ai 75 quintali per ettaro, relativamente alla resa del Timorasso. La riduzione, un po’ a sorpresa, riguarda anche il Piccolo Derthona. Per la tipologia “di ingresso” della Doc, chiamata ad introdurre i consumatori a vini più stratificati e complessi (Derthona e Derthona Riserva, per l’appunto) l’ipotesi inziale era di 90 quintali per ettaro. Ma la proposta è tramontata dopo il primo confronto tra il Consorzio e i tecnici di Regione Piemonte. Al netto di un disciplinare restrittivo, che uniforma il “base” alla “Riserva”, l’asso nella manica sarà il ricorso al “supero di campagna”.
Un “escamotage”, normato dalle leggi vigenti, sino ad ora mai utilizzato dall’ente tortonese. «In annate favorevoli – annuncia ancora il presidente Gian Paolo Repetto – il Consorzio potrebbe deliberare il supero per il Piccolo Derthona. Questo ci permetterà una certa flessibilità a fronte di vendemmie positive sul fronte della quantità, ovvero in grado di garantire oltre alla qualità anche un certo volume di produzione. Il supero consentirà ancor più alla tipologia di “ingresso” della denominazione di avvalorare i propri risvolti, anche dal punto di vista strettamente “commerciale”».
LA VENDEMMIA 2024 DEI COLLI TORTONESI: BENE TIMORASSO E BARBERA
Non si parla neppure sottovoce di “supero” al cospetto della vendemmia 2024 dei Colli Tortonesi. Nel complesso, a conti fatti, il territorio registrerà una riduzione della produzione del 30% e una qualità da buona a ottima. Una novità interessante riguarda le gradazioni alcoliche dei vini atti a divenire Derthona e, ancor più, dei Barbera (Monleale incluso), altro vitigno principe della zona che tornerà su percentuali d’alcol in volume più moderate, dopo l’abbondanza delle annate precedenti.
Le maggiori difficoltà dell’annata 2024 riguardano i vigneti lavorati in regime biologico, con danni da peronospora che – in alcuni casi – vengono definiti «disastrosi» dai produttori alessandrini. La viticoltura biologica è molto diffusa all’interno della Doc Colli Tortonesi, al punto da assestarsi al 42% sul vitigno Timorasso (e dunque sui futuri vini Doc Derthona). La cifra del bio scende al 22-34% per il vitigno Barbera, la cui quota maggiore del vigneto è detenuta dalle cooperative.
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La vendemmia 2024 vede un incremento del raccolto dell’8% rispetto alla disastrosa annata precedente. Maltempo e siccità pesano tuttavia sul Vigneto Italia. Secondo le prime stime, la produzione di vino si assesterà tra i 41 e 42 milioni di ettolitri, ben al di sotto della media degli ultimi anni. È il risultato dell’indagine Coldiretti/Centro studi Divulga sull’andamento del settore vitivinicolo italiano mentre la vendemmia 2024 è in corso. Uno studio presentato in vista del G7 dell’Agricoltura ad Ortigia. La raccolta continua a vedere l’Italia spaccata in due. Al Nord il maltempo, con le intense piogge e le grandinate di primavera e inizio estate, ha messo a dura prova il lavoro dei viticoltori costringendoli a numerosi interventi per la difesa fitosanitaria dei vigneti, soprattutto per quelli biologici e per la peronospora. Inoltre su alcune varietà l’eccesso di pioggia ha tagliato e “alleggerito” i grappoli. Il termine è previsto per la metà-fine ottobre, con le uve più tardive (Cabernet/ nebbiolo/raboso) e nelle zone più alte di collina (Valtellina).
LA VENDEMMIA 2024 AL CENTRO E AL SUD
Al Centro Sud la vendemmia 2024 è iniziata con un ritardo di 10/15 giorni rispetto allo scorso anno. Andrà avanti fino alla prima decade di novembre, con la raccolta delle uve a maturazione tardiva (Aglianico) nelle aree interne e alto collinari (Irpinia). In queste aree – continua Coldiretti – la situazione è leggermente migliorata rispetto allo scorso anno, caratterizzato dagli attacchi di peronospora, la malattia che colpisce la vite, ma i viticoltori hanno dovuto comunque farei conti con la siccità, in particolare nel basso Adriatico (Sud Abruzzo/Molise/Puglia) o ancora a Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
La perdurante mancanza di pioggia ha portato a forti cali di produzione, specie dove non è stato possibile procedere ad irrigazioni di soccorso. La vite è andata infatti in sofferenza, con problemi per lo sviluppo dei tralci che si ripercuoteranno anche sulla prossima vendemmia 2025. Siccità e caldo record hanno portato anche a un anticipo della vendemmia, scattata addirittura nella seconda metà di luglio in Sicilia. Fortunatamente la qualità attesa mediamente va dal buono al molto buono/ottimo per le aree che hanno avuto un decorso climatico positivo.
LA QUALITÀ DELLA VENDEMMIA 2024
Non a caso secondo un’indagine Divulga-Ixè il 76% dei produttori si attende che la qualità della prossima vendemmia sia superiore alle annate passate. In particolare, per il 57% degli imprenditori intervistati la vendemmia 2024 sarà di buona qualità mentre per il 19% addirittura ottima. Il segno di come i viticoltori italiani siano stati capaci di mettere in atto tecniche colturali idonee a garantire un adeguato livello qualitativo anche in presenza di anomalie meteorologiche ma questa sfida si fa sempre più difficile a causa del cambiamento climatico.
Un fattore che, evidenzia Coldiretti, ha inciso anche sui costi di produzione, riducendo i margini e la redditività delle aziende che stanno avendo molte difficoltà anche a mantenere gli impegni rispetto alle misure di settore (ristrutturazione e riconversione vigneti, investimenti e promozione), con il rischio concreto di perdere preziose risorse del bilancio comunitario. Da qui la richiesta di Coldiretti alle istituzioni comunitarie e nazionali di strategie concrete per il settore, a partire da finanziamenti per ricerca e investimenti volti a contrastare e mitigare gli effetti avversi dei cambiamenti climatici, con un ruolo centrale ricoperto dalle Tecniche di evoluzione assistita (Tea) e l’Agricoltura di precisione (Adp).
LE RICHIESTE DI COLDIRETTI PER IL SETTORE VITIVINICOLO
Tra le proposte avanzate dalla Consulta vitivinicola della Coldiretti anche una maggiore flessibilità nella gestione delle autorizzazioni al reimpianto allungandone la durata, delle risorse comunitarie destinate al settore, ad esempio con la possibilità di trasferire al bilancio successivo una percentuale delle risorse, oltre all’istituzione di un fondo straordinario nazionale per le emergenze, misure di semplificazione burocratica e la possibilità di aprire alla promozione del vino e dei territori vitati con l’enoturismo anche all’interno dell’Ue.
In questo modo si potrebbe supportare con i giusti mezzi un settore in espansione e provare a contrastare la demonizzazione in atto che considera semplicisticamente il vino come una bevanda alcolica dannosa per la salute senza distinguere tra consumi moderati ed abuso. Secondo le stime di Coldiretti, l’enoturismo è un settore in rapida ascesa tanto che nel 2024 è stato superato il record delle sei milioni di notti trascorse l’anno precedente tra le vigne, con l’obiettivo di vivere esperienze nel mondo del vino in strutture agrituristiche, bed&breakfast e case vacanza.
Un nuovo modo per supportare una produzione tricolore che, sottolinea Coldiretti, può contare su 635 varietà iscritte al registro viti, il doppio rispetto ai francesi, con le bottiglie made in Italy destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 529 vini a indicazione geografica riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola. Un patrimonio protagonista anche all’estero con il vino che rappresenta la prima voce dell’export tricolore, con un valore che nei primi sei mesi dell’anno è stato pari a 3,9 miliardi di euro, in aumento del 3% rispetto allo stesso periodo del 2023 secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.
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In occasione della vendemmia 2024, i vigneti del Centro-Loira hanno affrontato sfide climatiche straordinarie, tra piogge costanti che hanno favorito la peronospora, ma anche gelate e grandinate. Tuttavia, grazie al sole di agosto e alle escursioni termiche, il “millesimo” è promettente. Lo riferisce il Bureau Interprofessionnel des Vins du Centre-Loire. Fabrice Doucet, direttore ed enologo consulente del Servizio interprofessionale di consulenza agronomica, enologica e analisi del Centro (SIVAC), si spinge oltre: «A memoria d’uomo, l’annata 2024 non ha precedenti. Tra la pioggia, che non ha dato tregua ai viticoltori durante la primavera e l’inizio dell’estate, il gelo e la grandine, i vigneti del Centro-Loira non sono stati risparmiati».
I VINI 2024 DEL CENTRO LOIRA
La speranza di una buona annata però persiste, grazie al sole di agosto e ad un’escursione termica tra la mattina e la giornata che favorisce la maturazione delle uve. La vendemmia 2024 in Centro Loira risulta posticipata rispetto agli anni precedenti. Nonostante il forte impatto della peronospora, che ha ridotto i raccolti, si prevede un ritorno a vini dal profilo più classico, freschi e fruttati, segnando un’eccezione rispetto ai millesimi recenti, che hanno dato mosti e vini più densi e zuccherini. Le previsioni del Bureau Interprofessionnel des Vins du Centre-Loire riguardano pregiate denominazioni francesi, rinomate in tutto il mondo, come Sancerre, Pouilly-Fumé, Menetou-Salon, Quincy, Reuilly, Coteaux du Giennois, Châteaumeillant, Pouilly-sur-Loire, Côtes de la Charité e Coteaux de Tannay.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Duecentonove case spumantistiche, 439 vinificatori e 3300 famiglie di viticoltori del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg stanno per dare inizio alla vendemmia 2024. Il clima è da anni la grande sfidadei viticoltori che ormai però denotano abilità e preparazione tecnica nell’affrontare eventi anche estremi. Da un punto di vista metereologico, il 2024 è stato caratterizzato da una primavera molto piovosa (oltre i 50 mm, il triplo rispetto alla media), in particolare i mesi di aprile e maggio (dal 1959 ad è successo nel 2013, 2019, 2021 e quest’anno).
UN PIANO PER IL RECUPERO DELLE RIVE DEL CONEGLIANO VALDOBBIADENE
La pioggia, associata alle basse temperature, ha però frenato l’eccesso vegetativo della pianta, causando tuttavia micro frane, in particolare sulle Rive. Contro questo fenomeno franoso, il Consorzio sta mettendo in cantiere un progetto per sistemare i versanti più interessati a questo fenomeno, con sistemi di ingegneria naturalistica e così per rendere al più presto sicure e produttive le preziose Rive.
LE NOTTI TROPICALI SMORZANO L’ACIDITÀ
Un altro fenomeno metereologico recente e che impatta sulle uve sono le “notti tropicali”: quelle in cui la temperatura supera i 20°C, in un contesto climatico di 30°C durante il giorno, con addirittura 15 giorni (sino ad oggi) oltre ai 35° C. Queste temperature, in particolare le notti troppo calde, hanno portato a registrare nel mese di luglio e nei primi giorni di agosto un’acidità inferiore alle attese.
VENDEMMIA 2024 PROSECCO CONEGLIANO VALDOBBIADENE: QUANTITÀ E QUALITÀ
Ad oggi, dalle analisi sulle uve, emerge una situazione tornata nei parametri utili alla raccolta, che comunque sarà anticipata proprio per assicurarsi di portare in cantina uve che presentino un corretto equilibrio tra acidità e quindi freschezza e grado zuccherino. In termini di produzione, il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg si aspetta «una raccolta ovviamente non superiore ai limiti posti dal disciplinare, con grappoli spargoli e acini di dimensioni inferiori per via delle condizioni metereologiche».
CONEGLIANO VALDOBBIANESE: FINO A MILLE ORE DI LAVORO PER ETTARO ALL’ANNO
Le caratteristiche del territorio, contraddistinto da pendii molto ripidi e da saliscendi difficilmente accessibili ai macchinari, fanno sì che nel Conegliano Valdobbiadene vengano richieste fino a 1000 ore per ettaro l’anno di lavoro manuale. «Anche per questo – sottolinea il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg – la vendemmia eroica rappresenta il momento di massimo impegno dei viticoltori del territorio che si affronta con passione e dedizione».
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«Vendemmia 2024 dell’Alta Langa? Siamo fiduciosi che possa essere un’ottima annata. Grazie al costante impegno dei nostri viticoltori, le uve sono belle e sane. In un contesto in cui le condizioni climatiche sono meno prevedibili, il ruolo del viticoltore è sempre più cruciale». Lo assicura Giovanni Carlo Bussi, vicepresidente del Consorzio Alta Langa, che raggruppa i produttori degli spumanti metodo classico che si promuovono sui mercati e tra gli appassionati come “Alte Bollicine piemontesi“. La vendemmia 2024 dell’Alta Langa è cominciata con la raccolta dei primi grappoli di Pinot nero, nei giorni scorsi. Proseguirà quindi con le uve Chardonnay.
In vista della raccolta, il Consorzio Alta Langa ha avviato sin dai mesi scorsi una serie di appuntamenti dedicati ai soci, al fine di diffondere la conoscenza delle migliori tecniche agronomiche in vigneto e consolidare gli alti livelli qualitativi delle uve destinate a diventare Alta Langa Docg. Salvo qualche lieve riduzione di resa dovuta alle condizioni meteorologiche instabili nel momento della fioritura, quello che si attende è un raccolto quantitativamente nella media e con una buona qualità delle uve.
VENDEMMIA 2024 ALTA LANGA: LE CONDIZIONI CLIMATICHE
La stagione è stata caratterizzata da un innalzamento delle temperature a inizio primavera, seguito da un periodo alquanto piovoso e fresco. Le precipitazioni sono state circa il doppio della media, rendendo l’annata agricola 2024 la più piovosa degli ultimi 67 anni. Nei vigneti delle province di Asti, Cuneo e Alessandria l’esperienza e la tempestività di intervento dei viticoltori sono dunque state ancor più fondamentali per scongiurare la comparsa di fitopatie.
Con l’arrivo dell’estate, le condizioni si sono ristabilizzate, consentendo una regolare maturazione delle uve. Ciò ha collocato il periodo di vendemmia tra l’ultima decade di agosto e l’inizio di settembre. In particolare, la vendemmia 2024 dell’Alta Langa è iniziata nelle zone più precoci e assolate di Strevi (Alessandria), Serralunga d’Alba (Cuneo) e Castel Rocchero (Asti). Nei prossimi giorni la raccolta entrerà nel vivo risalendo i vigneti a quote collinari via, via più elevate. È il caso di Roddino (CN) e Bossolasco (CN), dove l’invaiatura non è ancora completata.
IL SUCCESSO DELL’ALTA L’ALGA
Il Consorzio Alta Langa vanta oggi oltre 70 case spumantiere aderenti, 440,5 ettari di vigneti e 3,2 milioni di bottiglie prodotte in occasione della vendemmia 2023. Nel 2002, l’Alta Langa ottenne il riconoscimento di prima Doc piemontese dedicata al metodo classico. Un vero e proprio traguardo enologico, con l’obiettivo di «far crescere il territorio nel rispetto della grande storia vinicola che lo contraddistingue, portando la vigna dove un tempo era marginale per riuscire a valorizzarne al meglio l’unicità nel pieno rispetto delle singole entità produttive».
A seguire, nel 2011, l’Alta Langa otterrà la Docg retroattiva al millesimo 2008. Caratteristica distintiva dell’Alta Langa è quella di essere prodotto con uve Pinot nero e Chardonnay, in purezza o insieme, esclusivamente millesimato. Ogni etichetta riporta infatti l’anno della raccolta delle uve. Può essere bianco o rosé, brut o pas dosé. Ma avrà sempre, come prevede il rigoroso disciplinare, non meno di 30 mesi di affinamento sui lieviti.
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Un’estate diversa, col fiato sospeso. È alle prese con il tentativo di salvataggio di Cantine Europa, il presidente di Colomba Bianca, Dino Taschetta. I risultati della vendemmia 2024, che si prevede molto scarsa in Sicilia per via della siccità, sarà determinante per le sorti della cooperativa di Petrosino (Trapani), a cui ha teso la mano una realtà – per l’appunto Colomba Bianca – che, invece, macina successi sui mercati ed è arrivata ad assestarsi ai primi posti in Italia per crescita della quota export. All’orizzonte, anche una possibile fusione tra le due cooperative siciliane. L’intervista al presidente di Colomba Bianca, Dino Taschetta.
Presidente Taschetta, da quanto si sta occupando del caso Cantine Europa?
La cantina sta attraversando un periodo complicato perché i soci devono ancora ricevere i pagamenti del 2022. Un gruppo di questi soci ha raccolto le firme e ha sfiduciato il consiglio d’amministrazione, eleggendone uno nuovo che si è ritrovato di fronte una situazione complicata. Quindi sono venuti a cercarmi. So che hanno parlato anche con altri. La proposta di Cantine Europa era quella di fare una fusione con noi, dunque con Colomba Bianca.
La fusione tra Cantine Europa e Colomba Bianca sarebbe stata un’operazione sostenibile?
Per una fusione ci vogliono i dati, ci vuole tempo. Bisogna studiare le carte. Non si inizia un percorso se non si sa dove andare a parare. Quindi, siccome considero il problema grosso, ho proposto di iniziare dividendolo a “pezzetti”. Il primo pezzetto è la salvaguardata della produzione, dando così una sicurezza ai soci che rischiavano di fuggire tutti.
Da qui l’idea di salvare in primis la vendemmia 2024 di Cantine Europa, corretto?
Esattamente. Abbiamo proposto ai loro soci di diventare, per ora temporaneamente, anche nostri soci. Facciamo la vendemmia e gli garantiamo sia l’anticipo, sia il pagamento delle uve, come Colomba Bianca. Nel frattempo, per cercare di dare continuità all’azienda, abbiamo deciso di condurre le operazioni di raccolta nel loro stabilimento.
Ma di che quantità parliamo, presumibilmente?
Tenga conto che Cantina Europa, fino a 7-8 anni fa, era la cantina siciliana più grande, lavorando oltre 600 mila quintali di uva. Numeri enormi. Avevano 5 mila ettari prima che alcuni soci li abbandonassero. Quelli che hanno già aderito alla nostra proposta lavorano circa 2 mila ettari e non so fino a che cifre arriveremo. Noi faremo la vendemmia, pagando il conto lavorazione. E, nel frattempo, c’è da indire un tavolo tecnico per capire come affrontare il futuro. Lì ognuno deve fare la propria parte, oltre a capire se si vuole arrivare al salvataggio di Cantine Europa nella sua autonomia, o in eventuale fusione con noi.
Colomba Bianca e i suoi soci gradirebbero la fusione con Cantine Europa?
Bisogna stare molto attenti. Colomba Bianca è in una situazione equilibratissima. Ma, da presidente, ho il dovere di stare coi piedi per terra, dunque vedremo. A mio parere bisognerà attivare sicuramente un po’ di ammortizzatori sociali. Cantine Europa ha 25 dipendenti che noi non possiamo assorbire e assumere. Ma la cosa principale è capire quanta uva porteranno i loro soci in questa vendemmia 2024.
Qual è la soglia che garantirebbe una certa sostenibilità all’azienda?
Con 150 mila quintali potremmo cominciare a progettare qualcosa. Se ne portano meno, tutto diventa più complicato e sarà un problema. Ma per la Sicilia, la vendemmia 2024, è forse la peggiore della storia.
La quantità che sarà conferita dipende quindi più dalle condizioni climatiche o dai soci?
Dipenderà più dalle condizioni della vendemmia 2024, siamo alle prese con la siccità. Secondo me, poi, loro hanno perso troppo tempo. I soci non si sentivano sicuri e hanno iniziato tempo fa a cercare altri lidi. Alcuni erano già venuti da noi, altri si sono mossi in altre cantine. Ognuno, quando inizia a perdere produzione, cerca di aiutarsi in tutti i modi.
Per le cooperative, il vero patrimonio non sono i beni, ma i soci e le uve che vengono conferite. Tutte le attrezzature, i macchinari e gli immobili hanno valore sulla base delle uve che lavorano. Se non arriva uva, tutto perde di valore. Il vero problema di Cantine Europa è che è venuta a mancare, negli anni, la base sociale. La struttura era progettata per fare determinati volumi, molto, molto ingenti, che sono venuti a mancare.
Mi sembra di poter dire che Cantine Europa è solo una delle punte dell’iceberg di una cooperazione vinicola italiana in crisi. Cosa ne pensa?
Di fatto, è un po’ una situazione generalizzata. Se la politica non si rende conto di cosa può fare per il futuro, sarà un disastro. Vede, qui da noi si riempiono tutti la bocca di parole come turismo, questo e quell’altro. Ma se l’agricoltura non funziona, tutto il sistema rischia di andare in crisi. Al posto di fare ricerche di mercato e di sviluppo del settore, sembra si voglia trasformare la Sicilia in una centrale elettrica a cielo aperto. Pare che la gente non veda l’ora di togliere la vigna e mettere pannelli fotovoltaici e pale eoliche. Questo è un problema serio, altro che ponte sullo stretto. Qua ci vorrebbe un Piano Marshall per rendere irrigabile una buona parte dei terreni.
La siccità rischia di dare una stangata mortale alla viticoltura in Sicilia?
Non è possibile che abbiamo le rese più basse, in alcuni casi, di tutta Italia, e che ci ritroviamo però a competere sui mercati con chi fa 400 quintali ad ettaro. Tenga conto, così per darle a un numero, che quest’anno la Sicilia rischia di avere rese di 40 quintali all’ettaro. Una cifra assolutamente insostenibile. Si sta perdendo gran parte della produzione perché non abbiamo l’acqua per irrigare.
In altre parti del mondo, i deserti si fanno diventare giardini: noi, i giardini, li stiamo facendo diventare deserti. È un meccanismo che chiede vendetta. Il 2024 è un anno con piovosità esageratamente basse. Ma solitamente, la Sicilia, è un territorio dove piove, d’inverno. Se costruissimo le infrastrutture, ovvero le dighe e le linee di distribuzione dell’acqua, rendendo irrigabili gran parte dei terreni, la Sicilia potrebbe davvero fare delle cose strepitose. Un tempo la Sicilia vendeva quantità. Oggi vende qualità.
Eppure le dighe, in Sicilia, ci sono
Su 52 dighe ce ne sono forse 45 che non possono riempirsi al massimo o perché non sono collaudate, o perché necessitano di manutenzione. È come se uno ha una Ferrari in mano, senza sterzo. Non si può gestire un’azienda mettendo il santino e sperando che Dio ci aiuti, facendo arrivare l’acqua al momento giusto. Bisogna che qualcuno capisca che ci vogliono progetti a lungo termine, seri, che salvaguardino la possibilità di arrivare alla soluzione.
La scarsa produzione, del resto, è una minaccia per l’esistenza delle cantine, soprattutto quelle di grandi dimensioni e le cooperative. Come vi state organizzando?
Normalmente facciamo rese medie di 70 quintali all’ettaro. Quest’anno ne faremo 40, ma si potrebbero fare benissimo 100 o anche 120 q/h, irrigando i vigneti, senza intaccare la quantità. La Sicilia ha perso 40 mila ettari di vigneto negli ultimi 30 anni. Se ne perde altri 30 nei prossimi 5 anni, è chiaro che tutto il sistema va in crisi. Mi vanto di dirigere una delle cooperative più solide che ci sono in Sicilia. Ma se manca la base sociale, perché i soci non ce la fanno più a campare con 40 quintali all’ettaro, pur pagati a cifre astronomiche, l’azienda perde la sua sostenibilità. È chiaro che, prima o dopo, si estirperà la vigna. Per mantenere il sistema, occorrono una serie di azioni che non possono essere demandate alle singole aziende: spettano alla politica.
Eppure la priorità della politica per la Sicilia sembra il ponte sullo stretto di Messina
Tutti quanti dicono che vogliono fare il ponte. Ma al 90% dei siciliani non frega niente del ponte! Chiaramente io non sono contro a quest’opera, attenzione. Per me lo possono anche fare. Ma ci sono delle priorità, perché i siciliani che devono andare a prendere quel ponte dal loro paese, possono impiegare anche 4 ore di macchina, con 25-30 interruzioni sul tragitto! E se invece, prima, si potenziassero viabilità e porti? Noi abbiamo bisogno di porti, di aeroporti, di infrastrutture e collegamenti che funzionano per portare i nostri prodotti nel mondo.
Nonostante ciò, ci sono esempi “virtuosi” come quello della sua cooperativa, Colomba Bianca. Qual è il segreto?
Sono presidente di Colomba Bianca da 27 anni. Come tutti, in Sicilia, abbiamo assistito a una diminuzione degli ettari a disposizione. Ma abbiamo sopperito inglobando altre aziende. Noi abbiamo cinque cantine e questo comporta una serie di costi importanti. Quindi bisogna ottimizzare. Tenga conto che, in un’annata normale, dovremmo pigiare almeno 500 mila quintali di uva. Senza considerare il lavoro che stiamo facendo con Cantine Europa e con altre realtà più piccoline, in occasione della vendemmia 2024 ne lavoreremo forse 300 mila. Ce la faremo, perché noi siamo strutturati, siamo riusciti a dare valore aggiunto, ci siamo posizionati su una fascia di prodotti più di fascia alta, quindi riusciamo a intercettare un mercato che, grazie ai ricavi, ci permette recuperare gli aumenti dei costi di produzione.
Dunque il segreto, utilizzando un termine un po’ abusato, è la famosa premiumizzazione? Quali sono le quote Gdo-Horeca di cantina Colomba Bianca?
Il 35-40% del nostro imbottigliato è destinato all’Horeca. La gran parte della prodizione Gdo è destinata all’estero. Siamo stati una delle aziende più performanti in Italia per incremento della quota estero, al settimo posto come performance. Vendiamo in tutto il mondo, in 40 Paesi, dagli Stati Uniti alla Cina, sia bottiglie che sfuso e Bag in Box. Voglio essere prudente: se ognuno facesse davvero la sua parte, la Sicilia, nel giro di 10 anni, potrebbe diventare il salotto buono del vino italiano.
Invece, l’iniziativa è lasciata alla singola azienda, che da sola non può smuovere le montagne. Tutti noi dobbiamo fare di più, dobbiamo fare meglio, dobbiamo innescare circoli virtuosi per creare più ricchezza. Le storie di successo di diversi territori nel mondo sono sempre animate da visionari. Il Prosecco, 25 anni fa, era un vino che nessuno voleva, non lo conosceva nessuno. In Veneto hanno fatto dei bei progetti. Il governatore Luca Zaia è lontano mille miglia dal mio modo di concepire la politica: ma se l’avessimo avuto in Sicilia, forse avremmo avuto una situazione diversa.
Resta dunque una certa preoccupazione
Sono parecchio preoccupato per il breve termine. Ovviamente non per Colomba Bianca, che è un’azienda che sta crescendo. A me non piace essere il primo fra gli ultimi. Preferirei invece che tutto il sistema vino siciliano facesse di più e fosse guidato virtuosamente dalla politica, per trovare una strada di successo importante. Non è bello che ci siano poche aziende che vanno bene. È bello quando tutto il sistema vino va bene. Per far sì che questa situazione si avveri, occorrono una serie di condizioni.
Qual è la sua ricetta per il sistema vino siciliano?
Sono anni che dico che il mondo cooperativo è sottocapitalizzato. Quando ho iniziato il processo di capitalizzazione di Colomba Bianca mi sono messo contro centinaia di soci. Una volta nominato presidente, 27 anni fa, in occasione della seconda assemblea ho chiesto ai soci un miliardo di lire di aumento di capitale sociale. Avevo dei progetti e, per realizzarli, avevo bisogno dell’aumento. Mi sono dovuto imporre, dicendo che avrei rassegnato le dimissioni la mattina dopo, qualora il provvedimento non fosse stato votato.
Per fortuna ho avuto la meglio e devo dire che quella è stata la nostra fortuna, perché l’aumento di capitale sociale ci ha permesso di partecipare a bandi e di sistemare l’azienda, mettendola a norma anche sul fronte della sicurezza. Abbiamo potuto acquistare il primo frigorifero, e non mi riferisco a quello della cucina. Provate oggi a vendere nel mondo un vino prodotto senza la gestione del freddo. Certi percorsi, insomma, vanno incentivati e inseriti all’interno di una visione più lunga.
Quale futuro, dunque, per la cooperazione vinicola siciliana e nazionale?
Il futuro è managerializzare sempre più le aziende. Non riesco a capire perché se dobbiamo andare da un medico cerchiamo il luminare; se dobbiamo andare da un avvocato cerchiamo quello che ha fatto più cause di successo; ma se dobbiamo gestire una cooperativa prendiamo un piccolo pallino qualunque e lo mettiamo là a gestire la cooperativa. Capisce che non può funzionare? Bisogna incentivare la managerializzazione delle aziende e trovare il sistema per favorire anche dei progetti di fusione, per andare nel mondo come colossi.
“Piccolo” non sempre è “bello”: va bene l’azienda di famiglia, ma la cooperativa deve avere le spalle grosse. Inoltre, come detto, andrebbe incentivata la capitalizzazione. E bisognerebbe cercare di studiare dei meccanismi per andare nel mondo assieme, creando sinergie anche con altre regioni. Dobbiamo capire che i nostri competitor sono nel mondo, non tra i vicini di casa o in altre regioni italiane.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – Estate bollente per le cooperative vinicole in Italia, con i casi di Moncaro, nelle Marche, e Cantine Europa, in Sicilia, che paiono sempre meno isolati. Nonostante le rassicurazioni del mese di luglio, la situazione starebbe rischiando di giungere a un punto di non ritorno anche a Terre d’Oltrepò, in vista della vendemmia 2024. La notizia è delle scorse ore. La cantina sociale, che opera su tre stabilimenti, si ritrova a dover fare i conti con «un’ulteriore riduzione delle quantità presenti nei vigneti e una diminuzione dei pesi» conferiti nei primi due giorni di raccolta delle uve. Per questo motivo, l’ad Umberto Callegari ha comunicato ai soci la chiusura dello stabilimento di Casteggio.
«Sebbene il clima (inteso come meteo, ndr) sia fuori dal nostro controllo – scrive l’amministratore delegato in una missiva inviata ai soci di Terre d’Oltrepò – possiamo gestire la cantina in modo più efficiente, nell’interesse di tutti. Per questo motivo, a partire da venerdì 23 agosto compreso, la raccolta sarà concentrata esclusivamente nello stabilimento di Broni, anche per i soci di Casteggio (a 12 km di distanza, ndr). Questa decisione ci consentirà di risparmiare oltre 25 mila euro al giorno (equivalenti a circa 500 mila euro nell’arco della vendemmia). Ottimizzando così l’efficienza delle operazioni. Le attività nello stabilimento di Santa Maria continueranno regolarmente».
Inoltre, il management della cooperativa oltrepadana ha deciso di posticipare di una settimana la produzione dei vini kosher. Ufficialmente, si legge, «per permettere la maturazione ottimale delle uve». «Agire con razionalità per massimizzare i guadagni dei soci – continua la missiva – è la scelta più corretta. Siamo certi della vostra collaborazione». La chiusura dei cancelli dello stabilimento di Casteggio per le operazioni di vendemmia – ovvero di uno dei tre poli di Terre d’Oltrepò/La Versa in provincia di Pavia – non sarebbe tuttavia dettata solo dal «clima fuori controllo».
CALLEGARI ACCUSA I SOCI E MINACCIA: «TOLLERANZA ZERO»
Ad ammettere ufficialmente il malumore dei soci della cooperativa Terre d’Oltrepò è nientemeno che l’ad Umberto Callegari, figlio del presidente in carica, Lorenzo Callegari. In un lungo comunicato apparso su un sito-web della provincia di Pavia, l’amministratore delegato della cantina sociale ipotizza comportamenti definiti nell’articolo «irresponsabili», ad opera di alcuni viticoltori della zona.
«Per i disonesti e gli sparlatori – minaccia testualmente Callegari – ci sarà tolleranza zero. Stiamo parlando di pochi casi, ma non è giusto che rischino anche solo di depotenziare i risultati dell’onesto lavoro della maggioranza dei soci onesti e responsabili». L’ipotesi, avvalorata dal comunicato, è che i primi giorni di vendemmia abbiano «portato alla luce alcuni casi di pirateria ad opera di una minoranza che continua a minare la solidità del mondo cooperativo».
UMBERTO CALLEGARI A MUSO DURO CON GLI INFEDELI. POI VA AL MEETING DI RIMINI
«Alcuni viticoltori – si legge ancora – stanno già cercando di eludere l’obbligo di conferimento totale, vendendo le uve al di fuori dei circuiti cooperativi. Questi comportamenti irresponsabili, oltre a violare il patto che lega i soci alle loro stesse cooperative, rischiano di compromettere seriamente gli sforzi di rilancio intrapresi da Terre d’Oltrepò, la principale cooperativa vitivinicola del territorio». Le conseguenze a cui potrebbero andare incontro questi viticoltori? Sanzioni e azzeramento del saldo 2025. Nei mesi scorsi, come già riportato da winemag.it in un articolo finito duramente nel mirino della cooperativa, erano state decine le richieste di disdetta dei soci di Terre d’Oltrepò, per la stragrande maggioranza respinte dalla cantina.
Nel frattempo, il Ceo di Terre d’Oltrepò è intervenuto ieri, 21 agosto, al Meeting di Rimini (qui il video integrale). Sostanzialmente, per parlare di sé. «Invitato» dagli organizzatori a dire la sua durante uno dei talk, Callegari ha raccontato la propria conversione da «manager mondiale» di una multinazionale dell’informatica ad amministratore delegato di Terre d’Oltrepò. Dopo una sorta di folgorazione sulla via di Damasco, dettata dal richiamo della (bisognosa, ha lasciato intendere senza mezzi termini) azienda della zona natia, il 42enne avrebbe accettato di «ridursi dell’80% lo stipendio». Un viaggio di ritorno (nelle terre dei padri) che rischia ora d’esser vano, se non arriverà uva in cantina. Ma, sempre da Rimini, ecco la rassicurazione: «Non credo che rischierò il burnout». Prosit.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Al via la vendemmia 2024 del Pinot Grigio nel Nordest Italia, nel segno di una moderata positività. C’è chi ha già iniziato subito dopo Ferragosto, chi si accinge a raccogliere i primi grappoli in queste ore e chi invece prevede di iniziare la prossima settimana. D’altra parte, in un areale così vasto come quello della Doc Delle Venezie, la più estesa a livello nazionale con 27 mila ettari di vigneto – oggi il più grande modello di integrazione interregionale che include in un’unica denominazione d’origine le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia e la Provincia autonoma di Trento – gli andamenti stagionali, i volumi, così come il periodo vendemmiale non possono essere omogenei. In termini di valore, le prime quotazioni delle uve Pinot Grigio DOC Delle Venezie confermano un lieve incremento dei prezzi.
PINOT GRIGIO DELLE VENEZIE: IL PREZZO DELLE UVE
La vendemmia parte infatti da un prezzo delle uve pari a 0,53-0,58 euro/kg, contro i 0,50-0,55 euro/kg registrato nello stesso periodo della scorsa annata. «Si tratta di un incremento di valore che interviene tra l’altro dopo l’aumento della quota di produzione libera, pari a 140 quintali/ettaro, +10 quintali/ettaro rispetto alla stagione produttiva 2023», spiega Albino Armani, presidente del Consorzio di tutela Doc Delle Venezie. «Un risultato – continua – in controtendenza rispetto alla situazione media del settore vitivinicolo nazionale, particolarmente importante tenendo conto di un momento congiunturale di mercato nazionale e mondiale complesso, ma non casuale».
Si tratta di un percorso di crescita della denominazione, appena iniziato, legato all’applicazione delle misure di governo dell’offerta deliberate dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio, «che concorrono – precisa Armani – a mantenere una condizione di stabilità di mercato ed un rapporto qualità/prezzo che non trova paragoni, unito alle garanzie fornite dal contrassegno di Stato applicato su 230 milioni di bottiglie prodotte ogni anno».
VENDEMMIA 2024 DEL PINOT GRIGIO: COSA ASPETTARSI
«In un tale percorso – conclude Albino Armani – l’obiettivo è poter lavorare affinché tutte le categorie della filiera possano poter trovare riconoscimento e adeguata marginalità, condizione necessaria per portare avanti la propria impresa e lavorare con alti standard di qualità». Più in generale, come spiega Stefano Sequino, direttore del Consorzio di tutela DOC Delle Venezie, rispetto ai volumi, in alcuni territori è attesa una minore produzione. «Ma in tutto l’areale – precisa – riscontriamo soddisfazione rispetto al livello qualitativo delle uve Pinot Grigio raggiunto. Un risultato ottenuto grazie all’attenzione e al grande lavoro svolto in vigneto, che ha restituito uve sane e parametri chimico-fisici ottimali».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Iniziata la vendemmia 2024 in Lombardia dove, secondo le prime stime, è previsto un calo nella quantità delle uve di circa il 15% rispetto alla media, con punte che vanno dal -5% al -30% a seconda delle zone. Lo rende noto Coldiretti Lombardia, in occasione del via delle operazioni in provincia di Pavia, prima area vitivinicola regionale con i suoi 12 mila ettari di vigneti. A pesare sulle quantità in calo è l’eccesso di precipitazioni, con nubifragi e piogge reiterate che hanno caratterizzato in particolare i mesi primaverili e l’avvio dell’estate, a cui si sono sommati alcuni episodi di grandinate localizzate. Una situazione, precisa la Coldiretti regionale, favorevole allo sviluppo di funghi parassiti delle viti come la peronospora; con gli agricoltori costretti a interventi straordinari con un aggravio dei costi di produzione.
VENDEMMIA 2024 IN LOMBARDIA: PREVISTA «QUALITÀ SODDISFACENTE»
In Lombardia ci si attende comunque un’annata soddisfacente dal punto di vista della qualità. Per confermare le previsioni anche sul piano quantitativo bisognerà comunque aspettare l’evoluzione dei mesi di agosto e settembre. Sono oltre 20 mila gli ettari vitati in Lombardia, destinati per circa il 90% a vini di qualità grazie a 5 Docg, 21 Doc e 15 Igt. Produzioni sempre più apprezzate anche all’estero, come testimonia l’andamento delle esportazioni regionali che hanno raggiunto il valore di 327 milioni di euro nel 2023.
LA VENDEMMIA 2024 IN ITALIA: MALTEMPO AL NORD E SICCITÀ AL SUD
«A livello nazionale – spiega la Coldiretti – la vendemmia 2024 in Italia è probabilmente quella con le maggiori incognite degli ultimi anni, con il Bel Paese diviso in due. Mentre al Sud – in primis in Sicilia – la raccolta delle uve è iniziata in anticipo per via di siccità e grande caldo, al Nord le incertezze sono invece legate agli effetti del maltempo prolungato. Il meteo, peraltro, pesa anche sui costi di produzione, dall’acqua alle strategie di protezione delle uve dagli eventi avversi e dalle malattie, con un aggravio notevole a carico dei produttori».
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La vendemmia 2024 in Sicilia è iniziata con un anticipo di dodici giorni. Un record per alcune zone, come nei territori di Menfi, dove già si vendemmia dall’ultima settimana di luglio Pinot Grigio e Chardonnay. Un inverno e una primavera caldi, privi di piogge, hanno promosso un precoce germogliamento e, di conseguenza, un’anticipazione di tutte le fasi fenologiche e fisiologiche della vite. Nonostante le condizioni siccitose, non sono presenti in Sicilia segni di stress idrico e le uve sono perfettamente sane e integre.
I vigneti siciliani, quindi, si presentano in ottimo stato fitosanitario e qualitativo; alcuni vitigni coltivati negli areali dell’isola rivelano una naturale e performante resistenza alle estreme condizioni siccitose. Per l’annata 2024 è stimato un aumento intorno al 10-15% rispetto alla precedente annata ma un calo fisiologico rispetto a una media ottimale. I vitivinicoltori in Sicilia si rivelano capaci di governare la siccità grazie all’utilizzo di portainnesti innovativi e all’uso di prodotti naturali detti corroboranti che riparano dagli stress ambientali e dalle ondate di calore.
Infine, una corretta gestione del suolo e delle risorse idriche, insieme alla sperimentazione avviata con sensori che monitorano lo stress idrico, consentono l’irrigazione di precisione e l’ottimale uso dell’acqua. Dopo il via nella Sicilia Occidentale, con la raccolta della base spumante, la vendemmia prosegue con le varietà internazionali come lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc, seguite dai vitigni autoctoni. A chiudere questa lunga vendemmia saranno i produttori dell’Etna, a fine ottobre.
LA VENDEMMIA 2024 DELLE CANTINE ASSOVINI SICILIA
«La vendemmia siciliana è un momento di grande confronto per i vitivinicoltori dell’isola – commenta Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia – Le previsioni per l’annata 2024 parlano di qualità e di uve sane e integre ma anche di tecniche agronomiche e di gestione del suolo che oggi consentono di affrontare meglio la siccità in Sicilia e nei vigneti. Il problema della gestione delle risorse idriche non può essere affrontato in maniera autonoma dai singoli produttori ma occorre una visione politica d’insieme che consenta di attuare in maniera strutturale un piano idrico. La Sicilia ha la fortuna di godere di una straordinaria varietà che si traduce in una diversità della produzione vitivinicola». Ma ecco la situazione complessiva della vendemmia 2024 in Sicilia, zona per zona.
La vendemmia 2024 in Sicilia Occidentale
Il clima caldo ha favorito la crescita delle uve che sono sane ed integre. Ad oggi, la qualità delle uve è ottima, e non si registrano problemi di oidio né di botrite. Le limitate riserve idriche nei vigneti, insieme all’inizio precoce dell’estate, hanno accelerato tutte le fasi fenologiche della vite. «Abbiamo osservato un germogliamento precoce – commenta Filippo Buttafuoco, tecnico viticolo – con un anticipo di circa 10 giorni, seguito da una fioritura precorsa alla fine di aprile e da un’invaiatura altrettanto anticipata. Questi fattori hanno reso necessario anticipare la vendemmia di circa 12 giorni rispetto agli anni precedenti.
«Per quanto riguarda la quantità, siamo nella media annua, al momento tutte le varietà stanno rispondendo bene, sia a livello qualitativo che quantitativo e prevediamo un aumento produttivo rispetto alla campagna vendemmiale 2023». «I vantaggi sono stati di tipo fitosanitario perché gli eventi climatici siccitosi hanno favorito la crescita di uve particolarmente sane. Lo svantaggio può essere costituito da maturazioni precoci, soprattutto per le uve bianche non autoctone, anche di 20 giorni rispetto all’annata precedente», aggiunge l’agronomo Ennio Gugliotta.
La vendemmia 2024 in Sicilia, Centro-Sud
L’annata segue il tipico cliché delle annate calde e siccitose. Un inverno e una primavera caldi, privi di piogge, hanno promosso un precoce germogliamento e, di conseguenza, un’anticipazione di tutte le fasi fenologiche e fisiologiche della vite. Pertanto, possiamo considerarla un’annata con raccolte anticipate anche nei territori del centro-sud della Sicilia. «I nostri vigneti – commenta l’enologo Tonino Guzzo – si presentano in ottimo stato fitosanitario e le uve sono sane. Riguardo alla qualità, le uve che verranno vendemmiate entro agosto raggiungeranno uno standard qualitativo eccellente. Questa annata è simile alla 2017 e alla 2022. Si tratta di annate calde e siccitose. Sebbene sia ancora presto per un giudizio definitivo, poiché la vendemmia è appena iniziata e si protrarrà fino a ottobre, è innegabile che il vigneto Sicilia presenti uve sane e integre».
La vendemmia 2024 sull’Etna
Manca ancora qualche mese all’arrivo della vendemmia sull’Etna dove si sono registrate alte temperature e qualche sporadica pioggia, seguita dal caldo estremo di luglio con ridotte escursioni termiche tra giorno e notte. Nonostante le condizioni abbastanza siccitose, non sono ancora presenti segni di stress idrico. «La quantità è molto buona – commenta l’agronomo Marco Nicolosi – ma verrà influenzata dalle auspicate piogge di fine agosto. Anche la qualità dipenderà in gran parte dalle piogge di agosto/settembre. L’uva è perfettamente sana. Per governare la siccità, ci vuole una strategia di lungo periodo, la scelta della densità di impianto, ma soprattutto utilizzare varietà autoctone su portainnesti resistenti. Nel breve periodo la corretta gestione del suolo e della chioma può essere di grande aiuto».
Nella zona dell’Etna, quest’anno si prevedono elevate quantità, un 10-15% in più rispetto alla media. «Sicuramente ci sono varietà che sembrano resistere benissimo ai cambiamenti climatici – commenta l’enologo Emiliano Falsini – come il Nerello Mascalese. Anche il Carricante e il Catarratto hanno risposto bene a questi sbalzi termici e idrici. Più sensibili ai cambiamenti climatici sono il Nero d’Avola e il Grillo. Buoni gli internazionali, in particolare il Syrah e lo Chardonnay, che come sempre mostrano un’ottima risposta agli eventi».
La vendemmia 2024 in Sicilia, Sud-Est
«L’annata 2024 – commenta l’agronomo Daniele Modica – si presenta siccitosa e calda, ma grazie all’inserimento di un sistema innovativo- che monitora attraverso sensori una precisa richiesta di acqua- riusciamo a gestire una irrigazione di precisione. La vendemmia delle varietà a bacca bianca si presenta in anticipo di circa 10 giorni mentre le varietà come Grillo, Chardonnay e Insolia sono sane, in quantità e in equilibrio grazie ad una sapiente conduzione dei vigneti. La varietà che risponde meglio sia al cambiamento climatico, che alle eventuali malattie è senza alcun dubbio il Frappato». Per gli agronomi Silvio Vallone e Mattia Giacomelli «la qualità delle uve è molto buona, con una resa leggermente sotto la media. Si può parlare di vini bianchi con concentrazioni importanti da un punto di vista aromatico e di rossi strutturati con una significativa maturazione polifenolica».
La vendemmia 2024 in Sicilia, Nord – Est e Isole Eolie
Anche in provincia di Messina, la terra delle tre Doc (Mamertino, Faro, Malvasia), le previsioni sono buone e la vendemmia inizierà a fine agosto con una settimana di anticipo. «La maturazione precoce – commenta l’enologo Pietro Colosi – non ha compromesso la qualità. Le uve sono in ottime condizioni fitosanitarie. I nostri vitigni autoctoni – Malvasia, Corinto Nero, Catarratto – sono varietà che resistono bene al caldo estremo. Per gestire al meglio la siccità, lavoriamo il terreno e utilizziamo portainnesti resistenti. Forse ci sarà un calo sulla quantità ma possiamo già parlare di un’annata dalla buona qualità».
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I presidenti del Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne, David Chatillon e Maxime Toubart, hanno firmato la delibera annuale sulle rese e sulla riserva vendemmiale dello Champagne, in occasione della vendemmia 2024. «Per garantire un approvvigionamento sicuro e stabile del settore – si legge nella nota diffusa oggi, 19 luglio, da Epernay – i quantitativi immessi sul mercato durante la campagna 2024-2025 sono fissati a 10.000 chilogrammi (100 quintali, ndr) di uva per ettaro di superficie in produzione».
10.000 KG/ETTARO: È LA RESA DELLO CHAMPAGNE NEL 2024
«I quantitativi raccolti in eccesso rispetto a questo volume vengono messi in riserva entro il limite della resa annua massima autorizzata, fissata individualmente alla resa obiettivo per ettaro di superficie in produzione e, dall’altra parte, al massimale di riserva». Si tratta di una flessione rispetto alla resa dello Champagne della vendemmia 2023. Lo scorso anno, infatti, il Comité Interprofessionnel du Vin de Champagne aveva fissato il limite a 11.400 chilogrammi per ettaro, ovvero a 114 quintali per ettaro.
CONTESTO ECONOMICO DEBOLE
Le spedizioni di champagne nella prima metà del 2024 rappresentano 106,7 milioni di bottiglie, ovvero -15,2% rispetto allo stesso periodo del 2023 che fu un semestre record (escluso il 2022). Le spedizioni tornano a un livello vicino a quello del 2019. «La cupa situazione geopolitica ed economica mondiale e l’inflazione generalizzata – spiegato David Chatillon – pesano sui consumi delle famiglie. Anche lo champagne continua a subire le conseguenze di un eccesso di scorte da parte dei distributori nel 2021 e nel 2022. Restiamo comunque fiduciosi nei valori della loro denominazione».
LA VENDEMMIA 2024 IN CHAMPAGNE
Dall’inizio dell’anno il vigneto della Champagne viene definito dai produttori locali come «particolarmente umido». A causa della mancanza di soleggiamento e di un inizio vegetativo caratterizzato dal fresco, l’intero vigneto è soggetto ad una «forte ma controllata pressione dell’oidio». Le gelate primaverili e la grandine hanno avuto «un impatto moderato» sul potenziale di raccolto (circa il 10%). La vite presenta un ritardo di sviluppo di 5-6 giorni rispetto alla media decennale. L’inizio della raccolta è previsto mediamente intorno al 10-12 settembre.
«Dopo un’annata 2023 particolarmente calda e secca – ha dichiarato Maxime Toubart – l’annata 2024 è stata eccezionalmente piovosa, il che ha complicato il lavoro in vigna. La pressione delle muffe è forte ma rimane generalmente controllata a costo di un lavoro significativo. Le condizioni meteorologiche da qui alla vendemmia saranno decisive per garantire un buon raccolto».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Secondo il National Vintage Report 2024 di Wine Australia, nel 2024 la produzione di uva da vino australiana è aumentata del 9% rispetto all’anno precedente, raggiungendo una stima di 1,43 milioni di tonnellate. Con una sorpresa: per la prima volta dal 2014, le uve bianche superano quelle rosse in occasione della vendemmia 2024 in Australia, seppur di pochissimo (51% vs 49%). Determinante il crollo del Shiraz, compensato dalla crescita dello Chardonnay (+31%). L’annata 2024 fa seguito al minimo storico di 23 anni registrato nel 2023. Nonostante la crescita, la produzione di quest’anno è ancora ben al di sotto della media decennale di 1,73 milioni di tonnellate.
«Questa è la terza annata delle ultime cinque che è stata al di sotto della media decennale – sottolinea Peter Bailey, responsabile del settore Market Insights di Wine Australia. Negli ultimi anni si è infatti registrata una tendenza alla diminuzione della produzione di uva da vino australiana. Negli ultimi due anni, la media quinquennale è diminuita di oltre 100 mila tonnellate. «Tuttavia – continua Bailey – la riduzione della produzione non riflette necessariamente una diminuzione dell’offerta. Non ci sono indicazioni che la superficie viticola sia diminuita in modo significativo; quindi, il potenziale per un raccolto abbondante esiste ancora senza una gestione attiva delle rese”.
Un tema che non lascia insensibile il governo australiano, che ha di recente annunciato un pacchetto di sostegno alla redditività a lungo termine del settore vitivinicolo, che prevede tra l’altro lo sviluppo di un catasto nazionale dei vigneti. L’obiettivo è aiutare i viticoltori ad avere un quadro più chiaro della reale offerta a livello nazionale.
AUSTRALIA: CRESCE LA PRODUZIONE DI UVE BIANCHE
L’aumento complessivo della raccolta rispetto all’anno precedente è stato di 112 mila tonnellate e interamente determinato dalle varietà di uve bianche, che sono aumentate di 117 mila tonnellate (19%), raggiungendo le 722 mila tonnellate. Nonostante ciò, la quantità delle varietà bianche è rimasta del 10% inferiore rispetto alla media decennale, classificandosi come la seconda più scarsa degli ultimi 17 anni. La vendemmia delle uve rosse è diminuita di poco meno di 5 mila tonnellate (1%), attestandosi a 705 mila tonnellate, la più bassa dall’annata 2007, colpita dalla siccità, e il 40% in meno rispetto al picco di 1,2 milioni di tonnellate raggiunto nel 2021. La quota complessiva di uva bianca è aumentata al 51% e, per la prima volta dal 2014, la è stata superiore a quella rossa.
«La riduzione complessiva delle uve rosse in occasione della vendemmia 2024 in Australia – spiega ancora Bailey – è dovuta interamente allo Shiraz, che è diminuito di quasi 48 mila tonnellate, mentre la maggior parte delle altre varietà rosse è aumentata. Questa diminuzione non è stata causata solo dalle regioni interne, con le valli di Barossa e Clare che hanno rappresentato un terzo della riduzione. Più in generale, i fattori stagionali hanno contribuito a far sì che il 2024 sia un’altra annata scarsa. Tuttavia, l’ulteriore e significativa riduzione della produzione di vino rosso può essere in gran parte attribuita alle decisioni prese dai viticoltori e dalle aziende vinicole di ridurre la produzione. Queste decisioni sono dettate dai bassi prezzi dell’uva, dal notevole eccesso di scorte di vino rosso e dalla riduzione della domanda globale di vino».
PREZZI DELLE UVE E INCOGNITE DEL VINO AUSTRALIANO NEL 2024
Lo Chardonnay è aumentato del 31%, raggiungendo le 333 mila tonnellate, superando lo Shiraz e riprendendo il titolo di varietà regina in occasione della vendemmia 2024, detenuto l’ultima volta nel 2013. Lo Shiraz è diminuito del 14%, passando a 298 mila tonnellate, la cifra più piccola dal 2007. Il South Australia ha rappresentato la quota maggiore della raccolta (49%), ma è diminuito del 4% e ha perso 6 punti percentuali rispetto agli altri Stati. Tutti gli altri Stati, ad eccezione dell’Australia Occidentale, hanno incrementato le loro rese rispetto al 2023, con la Tasmania che ha registrato un aumento del 42%, raggiungendo una resa record di 16.702 tonnellate.
Il valore della vendemmia 2024 in Australia è stimato in 1,01 miliardi di dollari, con un aumento del 2% rispetto all’anno precedente. L’aumento del 9 % del quantitativo è stato compensato da una diminuzione complessiva del valore medio, passato da 642 dollari per tonnellata a 613 dollari per tonnellata. Nelle regioni calde dell’entroterra, sia i rossi che i bianchi hanno subito un calo del valore medio del 5%, mentre nelle regioni fredde e temperate si è registrato un piccolo aumento (3%) dei bianchi, mentre il valore medio dei rossi è rimasto invariato. Bailey afferma che il calo complessivo del valore medio è stato determinato principalmente dalla diminuzione dei prezzi medi pagati per le uve rosse e bianche provenienti dalle regioni calde dell’entroterra e dall’aumento della quota di tonnellate provenienti da queste regioni.
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