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Appassimento Rosso Salento Igp 2021, Notte Rossa

Appassimento Rosso Salento Igp 2021 Notte Rossa degustazione valutazione vinialsuper vini al supermercato cantina terre di sava
(5 / 5) L’Appassimento Rosso Salento Igp 2021 Notte Rossa è una delle ultime novità della gamma della cantina pugliese Terre di Sava. Un vino morbido, che conquista con i suoi profumi intensi, il suo sapore pieno e la lunga persistenza. Un nettare ottenuto da una selezione di uve a bacca rossa tipiche del territorio salentino, raccolte quando gli acini risultano lievemente appassiti. Un modo per “concentrare” in maniera del tutto naturale le fragranze, arricchendo il profilo aromatico.

Grazie a questo procedimento, le uve che arrivano in cantina con 10-15 giorni di ulteriore attesa rispetto all’epoca di maturazione ottimale – sul finire del mese di settembre – sono dotate di una struttura maggiore, in grado di reggere un breve affinamento in barrique di legno francese e americano. Il risultato è quello di aumentare, nel calice, l’armonia e la piacevolezza. Un appassimento cercato, voluto e sperimentato dalla cantina salentina per regalare ai clienti delle maggiori insegne di supermercati – dove questo vino è reperibile – un’etichetta che trasporta ovunque il sole della Puglia.

APPASSIMENTO ROSSO SALENTO NOTTE ROSSA: LA DEGUSTAZIONE

Alla vista, Appassimento Rosso Salento Igp 2021 Notte Rossa si presenta di un colore granato intenso. Al naso ricordi di ciliegia e frutta più rossa che scura (prugna), tendente alla confettura. Note terziarie – ovvero quel ventaglio di aromi dati dall’affinamento in legno – molto ben integrate, che aggiungono complessità al bouquet. Evidenti i ricordi di spezie come cannella e vaniglia. Al palato siamo in presenza di un vino di una certa densità, eppure di gran beva. Tannino integratissimo e sorso morbido, setoso, addirittura dissetante, ben oltre le attese. Un vino che non stanca mai e che fa proprio della piacevolezza e della beva un punto forte. A proposito di abbinamenti, l’Appassimento Rosso Salento Igp 2021 Notte Rossa accompagna bene primi piatti ricchi, carni rosse e formaggi di media stagionatura.

APPASSIMENTO NOTTE ROSSA: UNA TRADIZIONE ANTICA

L’appassimento delle uve rosse nel Salento, proprio come nel caso Notte Rossa, è una pratica tradizionale che mira a concentrare zuccheri, aromi e polifenoli, esaltando le qualità naturali dei vini della zona. Questa tecnica sfrutta il clima caldo e ventilato della regione e può avvenire direttamente in vigna, attraverso una vendemmia tardiva, o con il taglio del peduncolo (ovvero della parte più alta del “gambo” del grappolo), che blocca il flusso della linfa, favorendo un appassimento naturale. In alternativa, le uve vengono essiccate su graticci o in cassette ben aerate. Le varietà autoctone più utilizzate includono il Negroamaro, il Primitivo e la Malvasia Nera, che offrono rispettivamente struttura, morbidezza e complessità degli aromi.

L’Appassimento Rosso Salento Igp 2021 Notte Rossa è un emblema dei vini che si possono ottenere con questa tecnica. Generalmente sono ricchi e avvolgenti, con note di frutta matura, confettura e spezie dolci, oltre ad essere caratterizzati da corpo pieno e lunga persistenza. Negli ultimi anni, la tecnica dell’appassimento si è evoluta grazie a metodi di cantina più controllati e scientifici, come l’appassimento in stanze condizionate. Ma molte cantine, come Terre di Sava, vogliono mantenere viva la tradizione. Combinando sapere antico e innovazione, per valorizzare il territorio e creare autentici vini del Salento.

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I vini in promozione sul volantino “Spacca i prezzi” dei supermercati Il Gigante


Sotto la lente di ingrandimento i vini in promozione presenti sul volantino “Spacca i prezzi” dei supermercati Il Gigante, con la valutazione Vinialsuper. Le offerte sono valide dal 19 settembre al 2 ottobre. e non mancano ottime occasioni qualità-prezzo. Segui il profilo Instagram per rimanere sempre aggiornato. Buona spesa!

 

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Ecco De Buris 2009, l’Amarone Riserva di Tommasi che danza col Tempo


Gli mancano solo le lancette. Ma si può leggere come un orologio “De Buris 2009, l’ultimo ambizioso progetto d’arte e di vino della famiglia Tommasi. Linguaggi universali che si fondono con il concetto di Tempo, vero lusso dei giorni nostri. Per gli esseri umani, così come per il prodotto della vite. Un elemento vivo. Che nasce. Cresce. E “muore”. Di vita ne ha ancora tanta davanti l’Amarone della Valpolicella Classico Doc Riserva 2009 “De Buris”, presentato durante la cena di gala di mercoledì 16 ottobre, al Mudec di Milano.

Solo 6.739 bottiglie e 248 magnum, frutto del vigneto “La Groletta“, situato nel comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella. Duecentocinquanta metri di altitudine e rese molto basse per le uve che, dopo essere maturate, sono tornate ben presto a fare i conti con le lancette, appassendo per centodieci giorni esatti. Un lasso che, nel calice, si tramuta in complessità assoluta.

LA DEGUSTAZIONE (punteggio 95/100)

L’arte si fa largo nel tempo e il tempo si riflette sul vino, sin dal colore dell’Amarone Riserva 2009 “De Buris” di Tommasi. Un nettare di un rosso rubino intenso, con riflessi tendenti al granato. Il vortice delle lancette si tramuta anche in profumo complesso. Intenso e suadente.

A dieci anni dalla vendemmia, dal calice si libera una danza di terziari, che ammanta con saggezza un fiore di viola e di rosa bagnata. Fumo di sigaretta, tabacco, liquirizia. Ma anche rabarbaro ed erbe amare. Tutti lì a divertirsi, su una giostra di piccoli frutti di bosco e ricordi d’agrume. Come l’arancia sanguinella.

Sbuffi speziati tentano di cambiare ritmo alla musicalità dei vortici. Note che tendono sempre a un dolce compostissimo, accompagnato da leggeri rintocchi di cera d’api. In bocca, tanta grazia si tramuta in un’esplosione di freschezza. Il frutto, già percepito al naso in tutta la sua perfetta maturità, rotola su un pavimento bianco, elegante. Di sale.

La frutta si fa confettura, nera e rossa come la mora e la ciliegia. Ma la percezione zuccherina è bilanciata dalla mineralità, che finisce per prevalere e diventa elemento fondante da considerare per il perfetto abbinamento di “De Buris” 2009.

Tutti caratteri che sottolineano la precisa fase di un vino che sta ancora crescendo, ma che è già grande. Un Amarone arrivato in tempo, per iniziare a farsi stringere nell’abbraccio di un calice che gli starà sempre più a pennello. Nel segno – non ultimo – di una facilità di beva eccezionale.

Non sapremo mai se l’aveva immaginato così sin dall’inizio, l’enologo Giancarlo Tommasi, proiettando nel futuro ogni singolo chicco d’uva di Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta raccolto nel vigneto La Groletta.

IL PROGETTO CULTURALE

Di certo, “De Buris” è il racconto del passaggio generazionale della famiglia Tommasi, suggellato da un’arte che diventa strumento di celebrazione del terroir, inteso come “nudo artistico”. Tanto sono arrivati a rappresentare nelle loro illustrazioni i quattro artisti chiamati in causa dalla storica casa vinicola della Valpolicella.

Andrea Mongia, Giacomo Bagnara, Antonio Sortino e Alice Piaggio hanno rappresentato “il Tempo, il Luogo e il Patrimonio” racchiuso in ognuna delle quattro Stagioni, pensate come diverse occasioni di consumo del vino nei luoghi da cui prende vita “De Buris”.

Antonio Sortino ha raffigurato la Primavera 2009 nel vigneto di De Buris. Lo sviluppo delle gemme è proseguito velocemente nei primi mesi caldi, dando avvio a una fioritura anticipata rispetto alla media.

Ad Alice Poggio l’Estate 2009, stagione contraddistinta dal bel tempo iniziale, dalle precipitazioni di luglio e dal caldo torrido di agosto. Prima della normalizzazione di settembre, il mese della vendemmia.

Andrea Mongia ha raccontato l’Inverno 2009 a Villa De Buris (nella foto sotto), le cui radici affondano nell’epoca romana. E l’inverno, per l’Amarone, significa appassimento: le uve, una volta pigiate, hanno reso il 40% in vino.

A Giacomo Bagnara il compito di raffigurare lo scorrere del tempo, in un’illustrazione che si fa vortice irrefrenabile di forme morbide e dure. Come le sfide che riserva la vita, mentre scorrono inesorabili le lancette.

“L’intera stagione 2009 – commenta Giancarlo Tommasi – resterà scolpita nella memoria della nostra famiglia e del nostro territorio, la Valpolicella. Se ci guardiamo alle spalle, vediamo dieci anni di attenzioni costanti e ossessive, che ci hanno condotto da quella vendemmia al recentissimo avvio della commercializzazione”.

“Dieci anni in cui ci siamo presi, di anno in anno, tutto il tempo per capire le uve e il vino –  conclude l’enologo di famiglia – per fare le scelte giuste e aggiungere alla grandezza dell’Amarone bevibilità ed eleganza”.

Neppure il tempo di cambiarsi la camicia che per “De Buris” 2009 inizia il tour internazionale, o meglio il “De Buris Grand Tour“. Tra le mete prescelte dalla famiglia Tommasi ci sono gli Stati Uniti e il Nord America, dove sono in programma masterclass nelle più importanti città. Le Stagioni più belle, del resto, sono quelle ancora da vivere.

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Luca Maroni, punteggi astrali ai vini Schenk di Md Discount: meritati?

Fiano del Salento Igt passito 2016 Galadino. E Croatina Provincia di Pavia Igt 2016 Cantina Clairevue. Cos’hanno in comune questi due vini in vendita negli Md discount? Entrambi si sono aggiudicati 96 dei 99 punti sulla scala di valutazione del noto critico Luca Maroni, autore dell’Annuario dei Migliori Vini Italiani.

“Galadino” e “Cantina Clairevue”, inoltre, sono due linee del colosso Schenk Italian Wineries di Ora (Bolzano), che figura sulle retro etichette come Casavin. Schenk imbottiglia sia il Fiano sia la Croatina pavese, prodotta tuttavia dal Consorzio Vitivinicolo Piemontese-Lombardo-Veneto, con sede a Pavia.

Come accade sempre più spesso, è su richiesta degli attenti lettori di viniasuper che ci siamo spinti nella degustazione di questi due vini. “Sono stati recensiti bene da Luca Maroni, voi cosa ne pensate?”, ci scriveva Giacomo, il 24 gennaio scorso.

Una domanda che ci inorgoglisce. Consci che, nella giungla del web, sia passato il concetto che i degustatori di vinialsuper non abbiano padroni. Lungi da noi, al contempo, giudicare il giudice.

Ma questo è quello che pensiamo di due etichette, il Fiano e la Croatina, in vendita da Md discount rispettivamente a 4,99 euro e 2,99 euro. Punteggi meritati quelli assegnati da Luca Maroni?

FIANO DEL SALENTO IGT PASSITO 2016, GALADINO
(5 / 5) Giallo dorato limpidissimo, nel calice, questo Fiano del Salento Igt ottenuto da uve leggermente appassite. Al naso l’impronta netta di questa tecnica, che consiste nel raccogliere le uve leggermente in ritardo rispetto alla completa maturazione. Con la conseguente presenza di una maggiore concentrazione zuccherina negli acini.

Dunque frutta esotica (melone giallo e ananas su tutti), ma anche pesca a polpa gialla matura, papaya e banana, uniti a richiami salini e vegetali importanti. Passiamo all’assaggio, insomma, dopo un’analisi olfattiva davvero suadente.

L’ingresso in bocca rispetta le attese: morbido, sulla scia dei sentori di frutta matura avvertiti all’olfatto. Poi, questo Fiano sembra vivere un moto d’orgoglio. Accendendosi di un’acidità calda e regalando, infine, una chiusura dominata da piacevolissime note a metà tra il salmastro e il fruttato maturo di banana.

Bel vino, insomma. Soprattutto nel rapporto qualità prezzo. Se “la qualità del vino è la piacevolezza del suo sapore, ovvero la sua fruttosità”, assunto da cui prende il via il metodo di valutazione dei vini di Luca Maroni, anche noi di vinialsuper ci troviamo perfettamente in linea con la valutazione di 96/99.

CROATINA PROVINCIA DI PAVIA IGT 2016, CANTINA CLAIREVUE
(2,5 / 5) Rosso carico con riflessi violacei impenetrabili per questa Croatina che, all’esame visivo, mostra una certa consistenza. Al naso, il piatto forte non è certo l’eleganza. Ma da un vitigno ruvido come questo, e per 2,99 euro, si può anche non aspettarsela.

Il punto è che naso e bocca paiono piuttosto corrispondenti. Frutti rossi come amarena e mora vengono sotterrati da richiami di cuoio, tabacco e incenso, pesanti come macigni. L’ossigenazione fa guadagnare qualcosa a questa Croatina, che pare davvero molto chiusa in se stessa.

Interessante, forse, riassaggiarla tra qualche anno. Ma senza troppe velleità, al cospetto di un vino che lascia a desiderare in quanto a “consistenza” del sorso. Ingresso e beva esile, su cui si innesta – peraltro – una vena vagamente zuccherina, pensata forse per alleggerire la beva.

Una vena “bonardizzante”, per usare un neologismo, che certamente apprezza il consumatore medio. Il retro olfattivo è fruttato e presenta una chiusura leggermente speziata, con gli sbuffi di pepe nero tipici del vitigno.

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Provincia di Pavia Igt Croatina Myrtò, Perego & Perego

(4,5 / 5) “Qualità vegetariana”. Il “bollino” presente sulla retro etichetta della Croatina “Myrtò” di Perego & Perego attira l’attenzione di molti.

A noi che di slogan, certificazioni e medaglie interessa ben poco, sorge spontanea una domanda: cosa racconterà il calice di questo vino prodotto in provincia di Pavia?

LA DEGUSTAZIONE
Iniziamo col precisare che la Croatina Myrtò di Perego & Perego ha parecchio in comune col più noto “Bonarda” dell’Oltrepò Pavese, prodotto (appunto) per un minimo dell’85% con uve Croatina. Aspetto e profumi sono quelli attesi. Porpora impenetrabile. Naso di frutta rossa (amarena) e fiori di viola.

Una Croatina, Myrtò di Perego & Perego, che rivela all’olfatto una parte “verde”, vicina alle foglie del geranio. Al palato, un rosso che si scopre leggermente mosso. Un brio subito placato dal tipico tannino ruggente della Croatina. Per il resto, un concerto di frutta rossa abbastanza fine, nel quale si distinguono gli acuti dell’amarena e della mora. La chiusura di bocca tende invece a un piacevole amarognolo.

La Croatina Myrtò di Perego & Perego trova sulla tavola molti alleati. Perfetta a tutto pasto, accompagna bene salumi, affettati e preparazioni di carne non troppo elaborate. Nella speciale scala di valutazione di vinialsuper, sfiora la vetta con un punteggio di 4,5 su 5. Prezzo eccezionale per un vino così “pulito” e capace di non stancare mai.

LA VINIFICAZIONE
Vinificazione molto semplice per ottenere Myrtò. Le uve di Croatina vengono raccolte e pigiate. Il mosto viene quindi messo in botti d’acciaio a temperatura controllata, per un tempo che varia (a seconda dell’annata) dai 7 ai 10 giorni.

In questo periodo vengono eseguiti continui rimontaggi, in modo da tenere sempre bucce (cappello) bagnate e per “caricare” il vino di colore e profumi. Finita questa fase, il mosto viene svinato e le bucce pressate in maniera soffice.

La fermentazione alcolica e malolattica prosegue in botti di acciaio, a temperatura controllata. Una volta terminata si procede al travaso, per separare il vino dalla feccia (residuo di fermentazione). L’affinamento prosegue in acciaio per circa 6-8 mesi, prima di essere pronto per la bottiglia.

“Tengo a precisare che viene aggiunta solforosa durante la vinificazione – commenta Giorgio Perego – ma non lieviti selezionati, né altri tipi di sostanze chimiche. Le chiarifiche vengono fatte solo con bentonite”.

“Per quanto riguarda la dicitura ‘qualità vegetariana’ – aggiunge il titolare della cantina pavese – si tratta di un marchio che certifica il non utilizzo di generi derivati da animali (albumine, caseine o gelatine che generalmente vengono utilizzate per le chiarifiche)”.

“Oltre a questo – continua Giorgio Perego – vengono certificati anche gli imballaggi (colle delle etichette e colle dei tappi, qualora venissero utilizzati gli agglomerati). Siccome pensiamo che il vino nasca ‘vegano’, facciamo il possibile per mantenerlo tale e ci teniamo che il consumatore lo sappia”.

“Per questo motivo – aggiunge il titolare della cantina dell’Oltrepò pavese – abbiamo pensato di appendere al collo della bottiglia e di far stampare sulla retro etichetta un qr code, grazie al quale l’acquirente può trovare tutte le informazioni utili. Siamo arrivati al punto di pubblicare la tracciabilità del prodotto, partendo dalle vigne alla bottiglia finita, in modo che il consumatore abbia un’idea precisa di come venga prodotto il nostro vino.

LA CANTINA
“Tradizione” e “innovazione” sono le parole d’ordine della Perego & Perego. A dirigere la cantina sono i due fratelli Marco e Giorgio Perego, che hanno deciso di rifondare l’azienda agricola del bisnonno Ernesto. Siamo a Rovescala, sulle colline dell’Oltrepo Pavese.

Un territorio tutto da scoprire per gli enoappassionati lombardi e italiani. E anche per la Gdo, raramente impegnata a scovare “chicche” nella nuvola di fumo creata dai grandi gruppi e dagli imbottigliatori. Polvere nella quale si distingue, certamente, questa ottima Croatina.

Trentamila le bottiglie di Myrtò che finiscono sugli scaffali del colosso milanese della grande distribuzione, su una produzione complessiva di 70 mila bottiglie per la la cantina Perego & Perego. Un rapporto, quello con la Gdo, avviato nel 2004.

Prezzo: 3,99 euro
Acquistato presso: Esselunga

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I vini in promozione al supermercato fino a metà gennaio

Primo appuntamento del 2018 per la nostra nuova rubrica sui vini in promozione presenti sui volantini delle maggiori catene di supermercati italiani. Dopo l’abbuffata di sconti per le festività natalizie, le insegne Gdo prese in esame tirano il freno.

Non manca comunque qualche bella occasione, mentre si assiste all’imperterrita attività promozionale sui vini di grandi imbottigliatori, che raramente ottengono alte valutazioni da parte del team di vinialsuper.

Ecco un buon proposito per i nostri lettori, per questo 2018 appena iniziato: acquistare esclusivamente vini prodotti e imbottigliati dalla medesima cantina. Un’indicazione presente per legge e reperibile sulla retro etichetta. Un modo per farsi largo nel mare di offerte sui vini in vendita al supermercato.

 Fino al 7 gennaio

Montepulciano / Cerasuolo d’Abruzzo Doc “I Solchi”, Citra: 1,86 euro (3,5 / 5)
Bianco / Rosso Terre Siciliane Igt Corvo “Duetto”, Duca di Salaparuta: 2,99 (3,5 / 5)
Spumante Moscato, Tosti: 2,79 euro (3 / 5)
Pinot di Pinot Brut, Gancia: 2,99 euro (3 / 5)
Spumante Prosecco Brut Doc “I like Prosecco”, Tosti: 4,29 euro (4 / 5)
Prosecco Doc Extra Dry, Cinzano: 2,99 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc Treviso Extra Dry, Maschio: 4,49 euro (3,5 / 5)
Spumante Metodo Classico Trento Doc Brut / Rosé, Cesarini Sforza: 7,99 euro (4,5 / 5)
Champagne Brut, Pommery: 20,99 euro (4 / 5)


Fino al 10 gennaio

Bonarda Oltrepò Pavese Doc “Le Cascine”, Guarini: 1,99 euro (1,5 / 5)
Lambrusco Grasparossa Amabile / Secco, Righi: 1,99 euro (3,5 / 5)
Vigneti delle Dolomiti Igt, Müller Thurgau Frizzante, Cavit: 3,48 (3,5 / 5)
Spumante Extra Dry 958, Santero: 3,12 euro (3,5 / 5)
Spumante Pinot di Pinot, Gancia: 2,79 euro (3 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Docg Superiore, Mionetto: 6,28 euro (3,5 / 5)


Fino al 9 gennaio

Cannonau / Vermentino Sardegna Doc, Natale Verga: 2,25 euro (3 / 5)
Bonarda / Barbera Oltrepò Pavese Doc, Cantina di Canneto: 1,99 euro (3 / 5)
Barbera / Bonarda Colli Piacentini Doc, Cantina Vicobarone: 2,49 euro (3 / 5)
Rosso di Montefalco Doc, Vignaboldo: 3,99 euro (3 / 5)
Pecorino / Passerina Igt Terre di Chieti, La Calenzana: 1,99 euro (2,5 / 5)
Chianti Docg, Cecchi: 3,59 euro euro (3,5 / 5)
Turà Bianco / Rosato, Lamberti: 2,29 euro (2 / 5)
Corvo Igt Terre Siciliane Bianco / Rosso, Duca di Salaparuta: 3,99 euro (3,5 / 5)
Trebbiano Salento / Sangiovese di Puglia Igt, Il Feudo: 1,29 euro (1,5 / 5)
Spumante Müller Thurgau, Cavit: 3,49 euro (3,5 / 5)
Spumante Trento Doc, Rotari: 7,29 euro (4 / 5)
Brachetto d’Acqui Docg, Araldica: 4,49 euro (3,5 / 5)
Prosecco Frizzante Doc, Coste Alte: 3,99 euro (3,5 / 5)
Müller Thurgau Fermo o Frizzante Doc, Cavit: 4,49 euro (3,5 / 5)
Bonarda Colli Piacentini Doc, Cantina Vicobarone: 2,49 euro (3 / 5)


Fino al 10 gennaio

Bonarda Oltrepò Pavese Doc, Cantina di Canneto: 2,39 euro (3 / 5)
Lambrusco “Giuseppe Verdi” Igt, Giuseppe Ceci: 4,49 euro (3,5 / 5)
Friulano / Pinot Grigio / Refosco Doc, Tenimenti Civa: 5,59 euro (4,5 / 5)


Fino a lunedì 8 gennaio

Vino bianco frizzante “Garzellino” Civ&Civ, Cantine Riunite (Maschio): 1,29 euro (2 / 5)
Vernaccia di San Gimignano Docg, Bufferia: 3,80 euro (3 / 5)
Bonarda amabile Doc, Casabella: 2,19 euro (2,5 / 5)
Spumante Pinot di Pinot, Gancia: 3,29 euro (3 / 5)
Vini Umbria Igt “Vocante” / “Desiata”, Duca Odoardo: 2,49 euro (3,5 / 5)
Lazio Igt “Idyllium” / “Ornatum”: 2,45 euro (3,5 / 5)
Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Dop “Le poggere”, Falesco: 3,48 euro (4 / 5)
Asti Docg “Five Stars”, Bosca: 2,99 euro (3 / 5)
Spumante “Buon Anniversary”, Bosca: 2,29 euro (3 / 5)
Prosecco Treviso Doc, Mionetto: 6,59 euro (3,5 / 5)
Prosecco Superiore Valdobbiadene Docg, La Gioiosa: 4,50 euro (3 / 5)


Fino al 13 gennaio

Grignolino d’Asti, Villa Rustica: 3,29 euro (3,5 / 5)
Prosecco, Goto: 3,54 euro (3,5 / 5)
Bardolino Classico, Sartori: 2,79 euro (4 / 5)


Fino al 10 gennaio

Nero d’Avola Terre Siciliane Igt “Del Gattopardo” / Montepulciano d’Abruzzo Doc: 1,98 euro (3 / 5)
Gutturnio / Ortrugo Doc, Cantina di Vicobarone: 1,98 euro (3,5 / 5)
Bonarda Oltrepò pavese Doc / Barbera Piemonte Doc: 1,98 euro (3 / 5)
Pinot Nero Rosè / Pinot Nero Oltrepò pavese Doc “Le Cascine”, Guarini: 1,98 (1,5 / 5)
Chardonnay / Rosato frizzante, il Roccolo: 1,98 euro (1,5 / 5)
Spumante Pinot di Pinot, Gancia: 2,98 euro (3 / 5)
Bardolino / Soave Doc “Pagus Bisano”, Cantina di Verona: 2.98 euro (4 / 5)


Fino al 17 gennaio

Sangiovese Igt Romagna “Le Rubinie”: 1,50 euro  (1,5 / 5)
Bonarda / Cabernet Sauvignon “Le Cascine”, Guarini: 2 euro (1,5 / 5)
Barbera / Dolcetto / Cortese “Ardità”: 2,50 euro (2,5 / 5)
Gutturnio Doc Frizzante “Viti & Vini”, Cantina Valtidone: 2,50 euro (3 / 5)
Nero D’Avola / Syrah / Inzolia Sicilia Doc, Settesoli: 3,50 euro (3,5 / 5)
Lambrusco Doc “Tre Medaglie”, Cavicchioli: 3 euro (3,5 / 5)
Umbria Igt “Vocante” / “Desiata”, Duca Odoardo: 3 euro (3,5 / 5)
Bardolino Classico Doc, Sartori: 3 euro (3,5 / 5)
Chardonnay / Merlot / Cabernet-Syrah, J.P. Chenet: 3 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg “Case Sparse”, Fratelli Nistri: 3 euro (3 / 5)
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico “Titulus”, Fazi Battaglia: 4 euro (4,5 / 5)
Etna Doc, Cantine Patria: 4 euro (3,5 / 5)
Spumante Grillo Brut, Florio: 4 euro (4,5 / 5)
Greco di Tufo Docg, Borgo San Michele: 5 euro (4 / 5)
Montefalco Rosso Doc “Colpetrone”, Tenute del Cerro: 5 euro (4,5 / 5)
Spumante Asti Secco Docg, Tosti: 5 euro (3,5 / 5)
Teroldego Rotaliano Doc, Mezzacorona: 3,95 euro (4 / 5)



Fino al 10 gennaio

Nero d’Avola / Rosato / Negroamaro / Primitivo, Colle del sole: 1,79 euro (2,5 / 5)
Nero d’Avola / Syrah / Catarratto Chardonnay Terre Siciliane Igt: 2,49 euro (2,5 / 5)
Merlot / Cabernet Veneto Igt, La Cacciatora: 1,99 euro (1 / 5)
Vini Jean Paul Chenet: 3 euro (4 / 5)

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Bonarda Doc 2016 Vigna Bricco della Sacca, Fiamberti

(4,5 / 5) Impresa non impossibile trovare un buon Bonarda al supermercato. Ma bisogna sapere dove andarlo a cercare. Un porto sicuro è quello offerto dall’Azienda agricola Fiamberti di Canneto Pavese.

Una delle prime cantine a entrare nella galassia Esselunga, al momento dello sbarco del colosso della Gdo in provincia di Pavia.

Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper, in particolare, il Bonarda dell’Oltrepò pavese Doc 2016 “Vigna Bricco della Sacca”. Un “cru” di uve Croatina, dal quale Fiamberti trae in edizione limitata il vino rosso del pavese più noto al grande pubblico dei supermercati.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, questo Bonarda è perfettamente conforme alle caratteristiche espresse dal disciplinare di produzione. Colore rosso intenso, impenetrabile. E unghia purpurea, vivacizzata al momento del servizio da una spuma generosa, che svanisce in fretta. Lasciando così spazio al tuffo del naso.

I sentori parlano di un’uva raccolta a perfetta maturazione: caratteristica essenziale per la produzione di un ottimo Bonarda, che si stacchi dalla media di quelli prodotti senza troppa attenzione al risultato finale (tanto, poi, andranno a scaffale in Gdo a 2 euro, magari pure a volantino).

A una temperatura di servizio di 14-15 gradi, le note fruttate di ciliegia e lampone sono nette e perfettamente definite. La complessità non è una caratteristica del Bonarda, che deve restare un vino semplice, ma pulito. Qui, l’obiettivo è centrato. Perde un po’ di finezza, “Vigna Bricco della Sacca”, con la permanenza nel calice.

A una temperatura di 18°, peraltro suggerita dal produttore in etichetta, ciliegia e lampone perdono parte della loro gentilezza. Sfociando nel ribes da un lato (accentuato dalla leggera percezione del tannino, evidente a temperature più basse) e nella mela gialla matura dall’altro (il residuo zuccherino, non stucchevole, sembra divertirsi a controbilanciare il tannino).

Note che ritroveremo in un retro olfattivo di sufficiente persistenza, ma di nuovo non all’altezza della finezza espressa in ingresso. D’altro canto tutto tranne che sentori fastidiosi. Peraltro prevedibili in una vendemmia anomala e calda come la 2016, in occasione della quale si è fatto comunque un buon lavoro in casa Fiamberti, visti i risultati in bottiglia.

Mezzo punto in più (da 4 a 4.5) nella speciale scala di valutazione di vinialsupermercato.it per il prezzo fortemente concorrenziale del prodotto, nettamente superiore ad altri della stessa tipologia, dal punto di vista qualitativo. Un affare l’acquisto in occasione di promozioni da parte di Esselunga.

Vino a tutto pasto per antonomasia, il Bonarda Doc 2016 “Vigna Bricco della Sacca” non fa eccezioni. Dà il meglio di sé con antipasti a base di salumi e primi piatti non troppo elaborati. Da provare – per chi ama giocare con gli abbinamenti in cucina – con gli spätzle, i tipici gnocchetti tirolesi agli spinaci, con panna e fiammiferi di speck dolce.

LA VINIFICAZIONE
Se c’è un aspetto che salta all’occhio nella degustazione della Bonarda Fiamberti “Vigna Bricco della Sacca”, è l’indubbia attenzione nella selezione delle uve del “cru” e nella tecnica di vinificazione.

La Croatina viene pigiata non appena raccolta, al fine di evitare indesiderate fermentazioni. La temperatura stessa fermentazione, in cantina, viene costantemente controllata. Avviene a contatto delle bucce, secondo l’antica tradizione. L’affinamento avviene esclusivamente in acciaio, per preservare le caratteristiche varietali del vitigno.

L’azienda agricola Fiamberti di Canneto Pavese è una delle aziende più antiche dell’Oltrepò Pavese e dell’intera Lombardia. Nel 2014 ha festeggiato i 200 anni dalla sua fondazione. “Il vino è storia e geografia liquida – sintetizza Giulio Fiamberti, oggi alla guida dell’impresa di famiglia – e non si fa senza terreno e tradizione. Lavoreremo con entusiasmo e attenzione affinché chi beve i nostri vini sappia sempre da dove vengono”.

Prezzo: 4,90 euro
Acquistata presso: Esselunga

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Vini al supermercato

Il Salice Salentino Riserva 2012 Selvarossa e il miracolo della lievitazione del prezzo

(3 / 5)Un’operazione commerciale di proporzioni “globali”, nel mondo della critica del vino “che conta”. O che dovrebbe contare. Giustifichiamo così, noi modestissimi commentatori di vinialsupermercato.it, la lievitazione del prezzo che sta subendo, nei supermercati italiani, il Salice Salentino Dop Riserva Selvarossa di Cantine Due Palme. Il prezzo del vino rosso pugliese della società cooperativa agricola di Cellino San Marco (Brindisi), supervalutato da tutte le più prestigiose “guide” del vino del Belpaese, cresce assieme al consenso ottenuto da parte dei “big” della critica enologica. E in Esselunga, che lo distribuisce sugli scaffali della propria fitta rete di supermercati, passa da 13 a quasi 17 euro. Nel giro di tre mesi scarsi. Per carità, non stiamo parlando certo di un caso clamoroso. Selvarossa Riserva è un buon vino. Ma a dirla tutta: per quasi 17 euro, in Gdo, si può bere decisamente di meglio. Per sdrammatizzare, basti pensare a quanto sta combinando l’e-commerce Tannico.it. Che sul proprio sito di vendita di vini online mette in bella mostra i “Tre bicchieri” affibbiati a Selvarossa dal Gambero più famoso d’Italia (vedi immagine sotto). E, magicamente, “sconta” ai propri clienti un 35% sul prezzo pieno, che sale – però – a ben 23 euro. Portando Selvarossa a un prezzo finale, sconto incluso, di 14,90 euro: spese di spedizione escluse, of course. Chapeau. Eppure sarebbe forse questa la “dimensione prezzo” corretta, al netto delle super valutazioni, di questo rosso di Puglia della coop brindisina.

LA NOSTRA DEGUSTAZIONE
Per giudicare bisogna assaggiare, lo abbiamo sempre sostenuto. E allora ecco qui le nostre note degustative del Salice Salentino Dop Riserva Selvarossa Cantine Due Palme. Sotto la nostra lente di ingrandimento, la vendemmia 2012. Precisiamo innanzitutto che si tratta di un rosso riserva ottenuto per l’85% dalla varietà Negroamaro, completata da un 15% di Malvasia Nera. Nel calice, il vino si presenta d’un rosso rubino intenso, poco trasparente, profondo, con riflessi amaranto. Al naso un gran calore alcolico, che solo in parte si giustifica con i 14,5% di alcol in volume. Con l’ossigenazione emergono interessanti note fruttate di ciliegia (sotto spirito, più che in confettura) e decisi spunti terziari di vaniglia e liquirizia. Un vino che, al palato, si presenta caldo. Il tannino è avvolgente e il retrogusto richiama le note di frutta a bacca rossa (ciliegia) già avvertite al naso, che si arricchiscono di una nota amarognola tipica della carruba. Un vino che, tuttavia, pare “sfuggire” via veloce, senza lasciare una firma inconfondibile in bocca, tale da giustificarne il prezzo. E non si capisce neppure – ma sarà sicuramente un nostro limite – come possa evolvere ulteriormente negli anni questo tanto decantato Salice Salentino da 17 euro in Gdo.

Del resto, a Vinitaly 2016, lo scorso aprile, era stato lo stesso direttore commerciale di Cantine Due Palme, Giacomo Di Feo, ad annunciare chiaramente ai lettori di vinialsupermercato.it l’ormai imminente lievitazione dei prezzi di Selvarossa: “Stiamo riposizionando verso l’alto il prezzo del nostro vino top di gamma presente nei supermercati Esselunga – ammetteva Di Feo – a fronte di un prezzo iniziale di circa 13 euro. Una catena che ben lo espone non può che essere per noi un valore aggiunto”. Coerenza e onestà che meritano un riconoscimento, al di là delle grandi recensioni che negli ultimi mesi hanno favorito il processo di lievitazione di Selvarossa Due Palme in Gdo e, per certi versi, anche in Horeca. E con altrettanta coerenza e onestà, noi di vinialsupermercato.it vi consigliamo di provare un altro vino rosso di Puglia di Cantine Due Palme, dal rapporto prezzo-qualità davvero eccezionale: parliamo del Susumaniello Serre (9/11 euro in Esselunga o nei supermercati Il Gigante, i primi ad averlo in assortimento, anche nel nord Italia). Un vino, questo sì, di cui innamorarsi. Per davvero.

Prezzo pieno: 16,90
Acquistato presso: Esselunga

 

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Gavi Docg Maddalena Massone 2015, Stefano Massone

(4 / 5) Prodotto e imbottigliato a Capriata d’Orba dall’azienda agricola Stefano Massone, il Gavi Docg Maddalena Massone è uno dei migliori prodotti ad uva Cortese per fascia prezzo nella grande distribuzione organizzata. In vendita esclusivamente nei supermercati della catena Il Gigante, arriva a costare poco più di 3,50 euro in promozione: un affare per quello che è in grado di offrire. La nostra degustazione è relativa alla freschissima vendemmia 2015. Di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, si offre spavaldo e complesso al naso, con sentori floreali e fruttati freschi (pesca, mela) e addirittura esotici (banana). Sullo sfondo richiami eleganti di mandorla amara. E una vena vagamente speziata, aristocratica, che ricorda la noce moscata. Al palato, il Gavi Docg Maddalena Massone denota corrispondenza gusto-olfattiva: ecco nuovamente la frutta (pesca e mela) ma soprattutto la speziatura di noce moscata. Vino secco di buon corpo, piacevolmente rotondo, fresco e sapido, raggiungerebbe la perfezione se fosse in grado di esprimere un pizzico di alcolicità maggiore, a far da contraltare alle note speziate. Ma l’equilibro è comunque raggiunto. Perfetto come fresco aperitivo, il Gavi Docg Maddalena Massone può essere abbinato a primi a base di verdure, frittate, secondi di pesce (dal carpaccio di spada al branzino), ma anche a formaggi non stagionati, alla pizza Margherita o al sushi giapponese.

LA VINIFICAZIONE

Per l’ottenimento di questo vino vengono utilizzate uve Cortese in purezza, provenienti dai 50 ettari di vigneti dell’azienda agricola Stefano Massone, dislocati nei Comuni di Carpiata d’Orba, Francavilla Bisio e Gavi, tutti in provincia di Alessandria, vero e proprio crocevia del triangolo Torino-Milano-Genova. I vigneti, allevati a Guyot, sono esposti a Sud-Ovest-Est a un’altitudine compresa tra i 240 e i 320 metri sul livello del mare. Le radici affondano in terreni compatti, argilloso marnosi. Quattromiladuecento le viti per ettaro, in grado di rendere 6.500 litri di vino per ettaro. Le uve vengono raccolte durante il mese di settembre, in parte meccanicamente e in parte manualmente. Vengono quindi sottoposte a una pressatura soffice e il mosto travasato in vasche termo condizionate con inoculo di lieviti selezionati. Terminata la fermentazione a temperatura controllata, il vino ottenuto viene travasato e lasciato ad affinarsi naturalmente. Dopo la precipitazione dei tartrati, che avviene in maniera naturale a freddo, il vino viene imbottigliato e lasciato a riposare per un breve periodo, prima della commercializzazione.
Prezzo pieno: 6,15 euro
Acquistato presso: Il Gigante
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