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Bertani-Famiglie Storiche, parla il Ceo Lusini: «Perché siamo usciti dal Consorzio»

Bertani-Famiglie Storiche, parla il Ceo Alberto Lusini «Obiettivi e carte vini comuni» Intervista esclusiva di Winemag dopo il crack in Consorzio «Scelta per il bene dell Amarone della Valpolicella»
C’è molto di non ancora detto nella decisione di Bertani di entrare nelle Famiglie Storiche e uscire dal Consorzio Vini Valpolicella. La disdetta ufficiale non è comunque ancora avvenuta, stando a quanto riferito dallo staff di Christian Marchesini. A chiarire meglio i contorni della vicenda, in un’intervista esclusiva rilasciata a Winemag, è Alberto Lusini, Ceo di Angelini Wines & Estates, il gruppo farmaceutico alla guida della cantina di Grezzana (Verona).https://www.bertani.net/it/chi-siamo/

Perché Bertani ha deciso di uscire dal Consorzio Valpolicella e di aderire alle Famiglie Storiche?

Bertani aderisce alle iniziative delle Famiglie Storiche con l’intento di unire le forze nella promozione e nella comunicazione con le cantine più iconiche del territorio. La partecipazione al Consorzio rimane per la parte Erga omnes, ma non può rimanere sulla parte promozionale.

Ciò equivale a dire che uscite dal Consorzio…

Certo. Non avremmo potuto aderire alle Famiglie Storiche senza uscire dal Consorzio Valpolicella. Prima di questa decisione, aderivamo al Consorzio da tantissimi anni, tanto da non riuscire a risalire all’anno esatto, secondo una veloce ricerca effettuata.

Cosa non va nel Consorzio Valpolicella? Al momento del raggiungimento dell’accordo tra Famiglie e Consorzio, nel 2023, si era parlato di adesione a progettualità comuni, sul fronte promozionale. Non è così?

L’adesione ai programmi promozionali delle Famiglie Storiche, al momento, è alternativo a quella del Consorzio. In un momento complesso per il mondo del vino la comunicazione è fondamentale. Occorre fare sistema con aziende che hanno obiettivi simili ai nostri e presenza sulle carte vini di tutto il mondo. Una logica di qualità a difesa del territorio.

Dunque c’è qualcosa che non va…

La decisione di Bertani di uscire dal Consorzio e aderire alle Famiglie Storiche non è per nulla una polemica contro qualcosa. Certo che, parlando di ristorazione e vini premium, parliamo una lingua comune a quella delle Famiglie. La nostra è stata solo una scelta coerente.

Parole che sembrano ricordare quelle espresse dal vicepresidente del Consorzio, Andrea Lonardi, durante Amarone Opera Prima 2025…

Non direi. La nostra è più una scelta per “affinità elettiva” con le Famiglie Storiche, che per mancanza di condivisione della programmazione del Consorzio. Parliamo con il mondo cooperativo e speriamo che nel giro di qualche tempo si costruiscano dei ponti e non dei muri.

Un’aspettativa molto ottimistica, non crede? Non sarebbe meglio parlare di convivenza impossibile per le Famiglie Storiche in Consorzio, nonostante l’apertura – anzi, sarebbe meglio di meglio parlare di aspettative – del presidente Christian Marchesini?

Non sono così negativo. Ma ci vorrà del tempo e menti aperte. Associazioni di produttori e Consorzi convivono altrove. E, anzi, dialogano.

Possibile, dunque, prevedere un ruolo di Bertani da “ponte” tra Famiglie Storiche e Consorzio Valpolicella?

Non vogliamo fare “da ponte”. Speriamo solo che le posizioni si avvicinino e mettano da parte quello che è successo con le cause legali. Non desideriamo alcuna polemica. Alla Valpolicella serve serietà, non polemiche. Servirà del tempo e spero faccia bene alla Denominazione.

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Famiglie Storiche (fu “dell’Amarone”): dentro Bertani, fuori Venturini


Famiglie Storiche
(fu “dell’Amarone“), ciack si gira: dentro Bertani (Angelini Wines & Estates), fuori Venturini. È un vero e proprio walzer quello che si sta registrando all’inizio del 2025 in Valpolicella. Dopo la valanga di nuove adesioni al Consorzio, tra cui quella di Marilisa Allegrini con la sua cantina Villa della Torre, marzo si apre
con una novità per le Famiglie Storiche, l’associazione fondata nel 2009 da dieci storiche cantine della Valpolicella. Questa transizione arriva in un momento significativo, segnato dalla recente fine della lunga querelle legale con il Consorzio Vini Valpolicella riguardo all’utilizzo della Docg Amarone della Valpolicella. La disputa giudiziaria, iniziata nel 2015, si è chiusa nel 2023.

Oggi, l’obiettivo condiviso (dichiarato) è la tutela della Docg Amarone della Valpolicella e delle altre denominazioni, con iniziative promozionali coordinate nei mercati internazionali. Nel commentare l’accordo nel 2023, il Consorzio – che rappresenta oltre 2.400 aziende su un territorio di 19 comuni della provincia di Verona – non nascondeva il sogno di riuscire a riunire sotto la propria egida gli 800 ettari di vigneti delle Famiglie Storiche, responsabili del 15% della produzione annua di Amarone. Nello specifico, oltre alla subentrante Bertani: Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti e Zenato.

BERTANI NELLE FAMIGLIE STORICHE: ESCE VENTURINI

«A nome di tutti i soci – dichiara Pierangelo Tommasi, presidente di Famiglie Storiche - desidero ringraziare la Famiglia Venturini per il contributo dato in questi anni all’associazione, nel pieno rispetto della loro scelta di proseguire il proprio percorso al di fuori del gruppo. A loro va il nostro augurio di continuare con successo il prezioso lavoro portato avanti finora. Allo stesso tempo, esprimiamo grande soddisfazione nell’accogliere Bertani tra i membri di Famiglie Storiche. Un marchio di riferimento per la Valpolicella e per l’Amarone, che porterà ulteriore valore al nostro impegno comune».

Con questa nuova adesione, si legge in una nota del gruppo, «Famiglie Storiche rafforza il proprio percorso, mantenendo vivo il dialogo e la collaborazione tra alcune delle realtà più rappresentative della Valpolicella, nel segno della qualità e della promozione del vino simbolo del territorio». Mai menzionato, nel comunicato delle Famiglie Storiche, il Consorzio Vini Valpolicella. «Le scelte dei soci – commenta il presidente Christian Marchesini – sono sempre rispettate, Bertani è un nostro associato e il nuovo amministratore delegato è libero di prendere le decisioni che crede. Il Consorzio è impegnato a unire, non a dividere, così si spiegano i 51 nuovi ingressi dello scorso anno. Ed è pronto ad accogliere nuovi soci, a partire dalle imprese che aderiscono alle Famiglie Storiche: in momenti come questi se si sta uniti si ha maggior forza».

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Migliori Amarone 2020 ad Opera Prima 2025


Migliori Amarone 2020 amarone opera prima 2025. Non c’è vino in Italia che si stia interrogando sul proprio futuro come l’Amarone della Valpolicella. Ne è una riprova l’annata 2020, presentata a Verona in occasione dell’anteprima Amarone Opera Prima 2025. Tra qualche difficoltà di mercato e tentativi di riposizionamento in chiave gourmet, una buona parte dei produttori sembra essersi messa alle spalle le sovra-concentrazioni. Virando su vini dall’alcol più integrato e dal profilo meno opulento. Favorendo così, nelle migliori interpretazioni di quella che abbiamo definito negli anni scorsi “Amarone Revolution“, la leggiadria di beva ben gradita dai consumatori moderni.

L’ANNATA 2020 DELL’AMARONE DELLA VALPOLICELLA

L’annata 2020 non sarà comunque tra quelle da ricordare tra le migliori per tutti i produttori. L’andamento climatico è risultato difforme tra le varie zone, in maniera ancora più marcata tra collina e zone pianeggianti, colpite dalla grandine. Determinante anche la riduzione della resa produttiva (del 20%) voluta dal Consorzio guidato da Christian Marchesini. Più in generale, gli Amarone 2020 presentati ad Amarone Opera Prima 2025 si possono dividere in almeno tre macro-sezioni.

La prima riguarda quelli capaci di condensare l’essenza di un vino che prevede una componente da appassimento (data dalla messa a riposo delle uve), in una veste fresca, già godibile e di assoluta prospettiva in termini di affinamento. Sono questi i migliori Amarone 2020 individuati durante il tasting. All’opposto ci sono Amaroni troppo esili, condizionati dal legno perché incapaci di reggerlo, in termini di struttura. Vini lontani dal concetto della denominazione, stilisticamente arresi alle sirene dei mercati e privi di anima, oltre che si storia.

In mezzo ci sono Amaroni – tanti, per la verità – che issano sul veliero della Valpolicella, in navigazione in acque mosse in tempi di crisi per i vini rossi, la bandiera del “Work in progress“, color speranza, ovvero consapevolezza. Etichette che trovano conforto in una buona freschezza e, dunque, nell’agilità di beva. Ma a cui manca quel filo di polpa e di ricchezza in più che ci si deve aspettare da un vino che prevede una componente di appassimento. In qualche caso, è in questa macro-sezione che si identificano chiusure leggermente amaricanti e tannini un po’ ruvidi. Di seguito i migliori Amarone 2020.

MIGLIORI AMARONE 2020 AD AMARONE OPERA PRIMA 2025

CANTINA VINO ANNO ALCOL DESCRIZIONE E PUNTEGGIO IN CENTESIMI
MONTE CASTELON Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Frutto ben espresso al naso, una ciliegia ben matura. Sottofondo speziato caldo, con venature balsamiche. Sorso molto fresco, reso piacevole da una nota sapida che accompagna tutto il sorso. Appassimento integrato nel quadro. Un Amarone in perfetta sintonia con la gamma aziendale, tutta di altissimo livello. Monte Castelon è la cantina rilevazione di Amarone Opera Prima 2025. 95/100
TERRE DI LEONE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Generosa polpa rossa che si fa largo con l’ossigenazione, dopo un primo naso leggermente contratto. Erbe aromatiche in sottofondo, ancor più delle spezie, un tocco pepato. In bocca si conferma polposo e sfodera una gran freschezza, dal centro bocca all’allungo. Altro gran bel campione. 95/100
SAN CASSIANO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Vino in evoluzione, mostra tinte verdi al naso, che virano sul balsamico con l’ossigenazione. Note che trovano conferme al palato, dal bel frutto croccante che sgomita per farsi largo sul palco. Alcol da integrarsi. 89/100
CANTINE DI VERONA Amarone della Valpolicella Docg Torre del Falasco 2020 15,5% Bella mora di rovo a delineare un naso sul frutto e su una bella balsamicità. Gran freschezza al palato, a sostenere la polpa. Vino già piuttosto godibile, con l’alcol che si integrerà ulteriormente. 90/100
VALENTINA CUBI Amarone della Valpolicella Docg Classico Morar 2020 16% Primo naso sulle erbe aromatiche e sul frutto rosso, di maturità ottimale. Perfetta corrispondenza naso-bocca, su una bella trama tannica e salina che accompagna il sorso fino alla chiusura. Dopo qualche prova altalenante, che la 2020 sia l’annata della riscossa? 93/100
CORTE CAVEDINI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Naso aperto sul frutto. Bella spezia e balsamicità. Palato un po’ contratto al momento, tannino ruggente. Polpa e struttura non mancano: si farà. SV
SORÍPA Amarone della Valpolicella Docg 2020 Frutto e balsamicità, un tocco di liquirizia. Al palato ottima agilità di beva, con l’appassimento ben gestito. Buona freschezza e leggera sapidità in chiusura. Bello “da bere”. 92/100
MARILISA ALLEGRINI – VILLA DELLA TORRE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Colore meno carico rispetto ad altri campioni. Bel naso sul frutto, di buona concentrazione. Elegantissima speziatura. Palato polposo, ricco, strutturato, tra frutto e balsamicità. Alcol al momento leggermente fuori dal coro, ma che si integrerà col tempo, viste le spalle larghe. 94/100
MONTECI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Gran bel frutto naso-bocca (mora e marasca), venature balsamiche a renderlo ancora più stratificato. Ottima la beva, nonostante un tannino che potrà meglio integrarsi. 92/100
TORRE DI TERZOLAN Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Naso più cupo rispetto ad altri campioni, sul frutto scuro e sulla spezia. Al palato rivela un’ottimale concentrazione. Appassimento gestito divinamente. Gran freschezza e prospettiva, a segnare il passo tra beva e longevità. 95/100
FLATIO Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Naso leggiadro, più sul frutto croccante che sulle note da “messa a riposo”. In bocca materico, autentico. Bella vena salina che accompagna balsamicità e concentrazione del frutto. Finale lungo, asciutto, che invoglia la beva. 92/100
TEZZA VITICOLTORI IN VALPANTENA Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 16% Gran concentrazione di colore. Primo naso balsamico, speziato, a cui non manca la componente fruttata, altrettanto intensa, viva, dinamica. Bel vino in prospettiva. 92/100
PICCOLI Amarone della Valpolicella Docg La Parte 2020 Gran purezza del frutto al primo naso, che invoglia all’assaggio per precisione e croccantezza: mora, ciliegia, piccoli frutti rossi, avvolti in una balsamicità golosa e in un corredo di spezie calde. Una precisione che si conferma al palato, giustamente concentrato e scorrevole, in termini di beva. Tannini e freschezza da Amarone capace di affrontare la sfida con le lancette dell’orologio. 95/100
LAVAGNOLI Amarone della Valpolicella Docg 2020 17% SV
BRONZATO Amarone della Valpolicella Docg 2020 Bel colore luminoso, da cui si libera un frutto croccante e una bella balsamicità. In bocca risulta al momento un po’ contratto, ma lasciato “respirare” si apre e mostra muscoli e prospettiva. 92/100
CA’ LA BIONDA Amarone della Valpolicella Docg Classico Ravazzol 2020 16% Colore splendido, luminoso. Naso su leggera venatura fenolica, intrigante sul frutto rosso pienamente maturo. Gran piacevolezza di beva al palato, di ottimale concentrazione e dal tannino di prospettiva. Balsamicità in chiusura, a rendere il sorso fresco e ancora più goloso. Gran persistenza. Vino in divenire, verso grandi orizzonti. 95/100
ZÝME DI CELESTINO GASPARI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Frutto di gran concentrazione, vena sapida ad accompagnarlo insieme alla freschezza, sino alla lunga chiusura. Gran struttura, a cui dare tempo. Sarà grande. 94/100
ANTICHE TERRE VENETE Amarone della Valpolicella Docg Baorna 2020 15% Già godibilissimo, senza stravolgere il concetto di Amarone e regalandone una veste immediata, tra freschezza e ottimale concentrazione. 89/100
MARCHI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15,5% Naso che si divide tra il frutto rosso e scuro di gran concentrazione. Corrispondenza perfetta al palato, su leggera vena sapida, che accompagna sino alla chiusura. Tannini che si integreranno meglio, insieme all’alcol. Buona prospettiva. 91/100
ALBINO ARMANI NEL VINO DAL 1607 Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Cuslanus 2020 Frutto, balsamicità, spezia calda al naso. Gran beva e freschezza al palato, per un Amarone già godibilissimo, la cui cifra stilistica è la precisione. 93/100
FATTORI Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 Ciliegia croccante, piena, succosa. Anche al palato una gran piacevolezza di beva sul frutto, sorretto da freschezza, tannino di prospettiva e sapidità. Gran bell’esempio della nuova corrente dell’Amarone. 93/100
MONTE DEL FRÀ Amarone della Valpolicella Docg Classico Tenuta Lena di Mezzo 2020 15,5% Balsamicità che esplode al naso sul frutto rosso croccante. Al palato agilità e profondità, tra frutto che si conferma di corretta concentrazione e ricordi di liquirizia dolce. 93/100
FASOLI GINO Amarone della Valpolicella Docg Alteo 2020 17,5% SV
GERARDO CESARI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15% Frutto, balsamicità, spezia, gran beva. Ottima persistenza. Immediato e di prospettiva. 90/100
FATTORI Amarone della Valpolicella Docg Col de la Bastia 2020 Naso equilibrato tra frutto e balsamicità. Gran beva, evidenziata da una concentrazione non esasperata. 91/100
CORTE FIGARETTO Amarone della Valpolicella Docg Valpantena Musa del Figaretto 2020 16,5% Naso tra i più eleganti e stratificati, anche se in fase di evoluzione. Freschezza, balsamicità dolce, spezia, tannino che si integrerà meglio. Vino che si colloca a cavallo fra tradizione e rivoluzione. 94/100
MANARA Amarone della Valpolicella Docg Classico Corte Manara 2020 16% Vino sulla beva, a cui manca però profondità. 89/100
SANTI Amarone della Valpolicella Docg Carlo Santi 2020 16% SV
BOLLA Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Le Origini 2020 15,5% SV
ROCCA SVEVA Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 15% SV
LA DAMA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 SV
CONTRADA PALUI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Siamo nel cuore dell’Amarone Revolution, con la cantina Rivelazione della Guida Winemag 2024. I canoni della splendida Val Squaranto esasperati (in positivo) nell’interpretazione dei suoli di Hans Karl Pichler. Sapidità, tensione acida e gestione ottimale dell’appassimento, in un quadro che abbina piacevolezza estrema e beva “da borraccia”. Un Amarone insieme profondo ed etereo. 95/100
MARION Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Frutto pieno, freschezza, tocco balsamico di liquirizia. Tannino e sapidità al palato, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Allungo sul frutto, piacevolissimo in termini di beva, senza rinunciare a struttura, complessità e stratificazione. Gran bella scoperta: tra i Migliori Amarone 2020 all’anteprima 2025. 93/100
ZENI 1870 Amarone della Valpolicella Docg Classico Vignealte 2020 16% Frutto, balsamicità, spezie orientali. Vino che ha tutto per risultare affascinante e chiamare un sorso dopo l’altro, in assoluta leggiadria e senso dei tempi moderni. 93/100
FALEZZE DI LUCA ANSELMI Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 16,5% Bella concentrazione di frutto, dal primo naso al retro olfattivo. Tannino di prospettiva, balsamicità e potenza. Senza perdere di vista l’eleganza. 94/100
VIGNETI DI ETTORE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Colpisce per il bilanciamento perfetto tra note di frutta a polpa rossa e scura, mature, e la gran freschezza e sapidità. Il risultato è un sorso dinamico, stratificato, ricco, potente ma elegante. Si lascia già bere con una certa agilità ma è nel tempo che troverà l’equilibrio perfetto. 95/100
DOMINI VENETI Amarone della Valpolicella Docg Classico Collezione Pruviniano – Maran 2020 15,5% Pronto e di buona prospettiva, spazia dal naso al palato su ricordi di frutta sotto spirito (ciliegie), prugne e spezie. L’alcol si integrerà meglio, rendendo il sorso ancora più bilanciato.  90/100
LA COLLINA DEI CILIEGI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Bel naso sul frutto croccante, sulla balsamicità e sulla spezia calda. Fresco e sapido al palato, di gran beva. 92/100
ACCORDINI IGINO WINERY Amarone della Valpolicella Docg Classico Le Bessole 2020 16% Bel floreale di rosa, viola, molto più netto che in altri campioni. Frutto rosso (ciliegia), di ottimale concentrazione e finezza. Gran beva, nel segno di una concentrazione ottimamente gestita e di un alcol per nulla disturbante. Vena sapida ad accompagnare il piacevolissimo finale. 93/100
CA’ RUGATE Amarone della Valpolicella Docg Punta 470 2020 15% Molto piacevole e concreto, dal naso al palato, su ricordi di ciliegia croccante, in un tutt’uno con sapidità e balsamicità. Liquirizia salata in chiusura, a conferma di una piacevolezza di beva estrema. 93/100
SABAINI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15,5% SV
MASSIMAGO Amarone della Valpolicella Docg Conte Gastone 2020 16% Naso delizioso, sul frutto e sulla profondità delle note speziate, rinvigorite da un tocco fenolico accattivante. Al palato una gran concentrazione, nel segno di un frutto preciso, golosissimo. Finale sapido, persistenza da campione. 95/100
CANTINE GIACOMO MONTRESOR Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Amarone che ha tutto: un appassimento gestito benissimo, una freschezza ottimale e tannini integrati per lasciarsi bere senza troppi fronzoli. 93/100
CORTE FIGARETTO Amarone della Valpolicella Docg Valpantena Brolo del Figaretto 2020 16,5% Note ematiche, ferrose, di arancia rossa, accanto a ciliegia e mora di rovo. Balsamicità e spezia calda, ad avvolgere la frutta. Palato dal frutto che si conferma avvolgente, sferzato da una freschezza viva. Allungo sapido. Un Amarone golosissimo. 94/100
TENUTA SANTA MARIA VALVERDE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Tra i migliori Amaroni 2020 anche quello di Tenuta Santa Maria Valverde, nel segno di una gran eleganza, tra naso e palato. Intensamente sapido, si snoda su ricordi terrosi, combinati con frutta a polpa rossa e scura, perfettamente matura. Delizioso il gioco tra polpa e tannino. Vino già godibilissimo, con ampie prospettive. 95/100
MONTETONDO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% SV
LE GUAITE DI NOEMI Amarone della Valpolicella Docg 2020 Consueta nota di peperone verde, pepe, che contraddistingue gli Amaroni de Le Guaite. Vino che fa un passo avanti determinante rispetto al passato, in termini di “prontezza” e beva. 93/100
MONTEZOVO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Spezia elegantissima sul frutto, gran bella concentrazione. Vino verticale e al contempo “largo”, dal bilanciamento esemplare. Chiude asciutto, sapido e sul frutto, tale da richiamare il sorso successivo. 94/100
VIGNA ‘800 Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Virgo Moron 2020 Tra i campioni di botte più promettenti. SV
FARINA Amarone della Valpolicella Docg Classico Famiglia Farina 2020 16% Arancia rossa al naso, oltre a una certa concentrazione data dalle note d’appassimento. Anche in bocca si conferma slanciatissimo sul frutto, sull’acidità, tanto da lasciarsi già bere agilmente. Amarone che si inserisce nella nuova scia, fra tradizione e rivoluzione. 93/100
AZIENDA AGRICOLA BOSCAINI CARLO Amarone della Valpolicella Docg Classico S. Giorgio 2020 16% Naso un po’ contratto in apertura, che si apre piano sulla frutta. In bocca bella verticalità, frutto croccante, appassimento ben gestito. 90/100
ACCORDINI STEFANO Amarone della Valpolicella Docg Classico Acinatico 2020 16% Naso elegantissimo, sul frutto puro, concentrato e pieno, che non sbava nella confettura. Splendido al palato, elegante e concentrato, lunghissimo nella persistenza: sorso largo e al contempo teso, con tannini di prospettiva. È l’Amarone 2020 da portare a casa da Amarone Opera Prima 2025. 96/100
CAMPAGNOLA Amarone della Valpolicella Docg Classico Giuseppe Campagnola 2020 15,5% SV
FAMIGLIA FURIA Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% SV
LA COLLINA DEI CILIEGI Amarone della Valpolicella Docg Ciliegio 2020 15,5% Beva, concentrazione, profondità, prospettiva. 93/100
ILATIUM MORINI Amarone della Valpolicella Docg Léon 2020 Legno in fase di integrazione al naso, per un Amarone che si rivela in generale molto strutturato e di prospettiva assoluta: è tra i campioni da attendere maggiormente nel quadro dell’intera anteprima 2025. Bella chiusura balsamica, mentolata, talcata, in pieno bilanciamento con frutto e venature sapide. 94/100
ALBINO ARMANI NEL VINO DAL 1607 Amarone della Valpolicella Docg Classico Albino Armani 2020 Ottima interpretazione in termini di eleganza e prospettiva. Già una gran beva, ma vino con vista sul futuro. 93/100
BOTTEGA Amarone della Valpolicella Docg Il vino degli Dei 2020 16% SV
VILLA CANESTRARI Amarone della Valpolicella Docg Riserva Plenum 2020 Bella vena fresco-sapida sull’appassimento. Allungo dolce, balsamico. Alcol che meglio si integrerà col tempo. Un Amarone golosissimo, da scoprire. 92/100
PASQUA VIGNETI E CANTINE Amarone della Valpolicella Docg Famiglia Pasqua 2020 SV
TENUTA SANTA MARIA DI GAETANO BERTANI Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva 2020 Freschezza e prospettiva. Vino di assoluta contemporaneità, come direbbero gli inglesi. Gran precisione sul frutto, tra croccantezza e pienezza ed eleganza sulla speziatura che ricorda liquirizia e pepe nero. Alcol che si integrerà meglio in un quadro già degno di nota, che abbina freschezza (dunque beva) e stratificazione (per l’abbinamento). 95/100
SARTORI DI VERONA Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Corte Bra’ 2020 15,5% Sempre una certezza Sartori, tra le aziende che possono contare (anche) sui grandi numeri, in Valpolicella. Frutto giustamente concentrato, balsamicità, tannino integrato e di prospettiva. Già molto godibile. 92/100
BENAZZOLI amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Ottima precisione del frutto, pienamente maturo e ben sorretto dalla freschezza, dall’ingresso alla chiusura. Altro campione bello da “bere”. 91/100
CORTE SAIBANTE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Denso, materico, con buoni margini di evoluzione positiva. Una maggiore precisione sulla maturità del frutto avrebbe reso il sorso più elegante. 89/100
ROCCOLO CALLISTO Amarone della Valpolicella Docg 2020 Bel rubino, mediamente penetrabile alla vista. Splendida balsamicità al naso, di liquirizia fusa, su cui gioca un frutto rosso (ciliegia) perfettamente maturo, di quelli che è cosa buona e giusta definire “croccante”. Sapido in allungo, è l’espressione fresca e già per certi versi “pronta”, di un Amarone moderno: già godibile e al contempo di assoluta prospettiva. Tra i migliori Amarone 2020 c’è anche quello di Roccolo Callisto, realtà da tenere in grandissima considerazione per il futuro, su tutta la gamma. 94/100
CA’ DEI FRATI Amarone della Valpolicella Docg Pietro Dal Cero 2020 SV
CORTE CANELLA Amarone della Valpolicella Docg La Cura 2020 17% Tanta balsamicità e un filo d’alcol di troppo, al primo naso. I punti sono 17 ed è pressoché inevitabile che non sia così. Ma il punto è che questo Amarone ha davvero tutto per riuscire a integrare, nel corredo, quest’abbondanza. La concentrazione degli aromi, oltre all’alcol, suggerisce l’adozione di una stilistica tradizionale, più che innovativa. Una scelta che sposta in là nel tempo il momento corretto per iniziare a pensare di stappare questa bottiglia. Con estrema fiducia. 93/100
FRATELLI BARANA Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Concentrazione, freschezza. Sapidità, balsamicità. Un Amarone che prende alla gola, per l’ottimo equilibrio tra opulenza e freschezza già raggiunto. 92/100
CANTINE BERTANI Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 15,5% Campione mancante
SANTA SOFIA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Gran eleganza, giocata tra precisione e purezza assoluta del frutto, sapidità e spezia. 95/100
ROCCOLO GRASSI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Concentrazione splendida del frutto. Gran corpo e struttura, a bilanciare la vena glicerica. Tannini in fase di integrazione, ma di grandissima prospettiva. Chiusura balsamica, di ottima persistenza aromatica. Quello di Roccolo Grassi è un Amarone da manuale, solo all’inizio di un’evoluzione che si prospetta ottimale. 95/100
SECONDO MARCO Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Tanta freschezza e prospettiva anche per l’Amarone di Secondo Marco, in scia con la nuova stilistica della denominazione, senza perdere di vista la tradizione. 94/100
BENNATI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Frutto, concentrazione, legno in fase di integrazione. 89/100
TENUTE SALVATERRA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16,5% Bel gioco tra frutto e tannino, polpa e acidità (freschezza). Ha bisogno di tempo. 89/100
COSTA ARÈNTE Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 Prugna disidratata, amarena sotto spirito, un tannino che si mostra piuttosto spavaldo e in fase di integrazione. Ricco, strutturato e balsamico, da attendere con fiducia. 92/100
DOMINI VENETI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Amarone che ha tutto: concentrazione, tensione fresco-acida, larghezza e balsamicità. Pronto e di buona prospettiva. 90/100
CARLO ALBERTO Amarone della Valpolicella Docg 2020 17% SV

Migliori Amarone 2020, Migliori Amarone 2020, Migliori Amarone 2020. E ancora: Migliori Amarone 2020, Migliori Amarone 2020 ad Amarone Opera Prima 2025.

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Gli Editoriali news news ed eventi

Buona fortuna, Amarone


EDITORIALE – Esco da Amarone Opera prima 2025 frastornato. Come un pugile suonato sul ring. Colpa dell’alcol? Nemmeno per idea. La questione è ben più seria. Agli auguri al Consorzio Vini Valpolicella, che in questa edizione dell’anteprima (2020, migliori assaggi presto online su Winemag) compie 100 anni, s’aggiungono quelli – d’obbligo, di buona fortuna – a una denominazione che sembra volersi ancor più isolare, al posto di tornare ad essere nel calice di tutti. A preoccupare è la via per il futuro dell’Amarone indicata dal vicepresidente del Consorzio Andrea Lonardi, sintetizzata nel claim (parole sue): «Less shelf, more wine list».

Tradotto: «Meno scaffale (del supermercato, ndr), più carte vini (dei ristoranti, ndr)». Un frase, quella proferita di fronte al pubblico di addetti ai lavori internazionali giunti a Verona per assistere ad Amarone Opera Prima 2025 (31 gennaio-1 febbraio), con cui Lonardi ribadisce convinzioni messe nero su bianco più ampiamente il 28 gennaio, in un’intervista rilasciata al Corriere (e mai smentita).

IL FUTURO DELL’AMARONE? SEMPRE MENO AMARONE

Testualmente: «L’Amarone ha tenuto (nel 2024, ndr) perché sono diminuiti un po’ i prezzi: in futuro però non dovrà puntare sulla grande distribuzione come quest’anno, ma consolidarsi come il vino delle occasioni speciali, che entra nelle carte dei vini dei ristoranti. Si deve andare verso una contrazione dei volumi e un cambio del canale di vendita. Perché se l’Amarone, il vino più prestigioso dell’area, perde troppo valore ne risente tutta la Valpolicella. Spinto negli anni Novanta e Duemila da un’esplosione commerciale enorme, soprattutto all’estero, che però ne ha influenzato lo stile, oggi deve andare verso una forma più edonistica».

«FINE WINE, GASTRONOMICO ED EDONISTICO»

In sintesi, secondo Lonardi: bisogna produrre meno Amarone, farlo pagare di più. Ed «elevarlo alla categoria dei “fine wine”, più adatti al consumo gastronomico». Per fare questo, «occorre un Amarone più edonistico». Parole in parte condivisibili, se solo Andrea Lonardi parlasse da master of wine (quale è), o da Ceo di Villa della Torre, per conto di Marilisa Allegrini. Il problema è che Andrea Lonardi è il vicepresidente del Consorzio Vini Valpolicella. Un ente che, fino a prova contraria, è di tutti i soci, non solo dei piccoli-medi produttori: più di 2400 aziende, tra le quali figurano imbottigliatori e cooperative dalle quali dipende la stabilità dell’intera denominazione. E la sopravvivenza dei circa 8600 ettari attuali.

L’AMARONE DEL FUTURO: SOLO PER PAPERONI

In Valpolicella c’è chi va ancora più dritto al nocciolo della questione. E, nell’approcciarsi al tema del futuro del re dei vini rossi veneti, ne fa, addirittura, una questione di reddito. È quanto emerge dall’analisi commissionata dal Consorzio a Unione italiana vini. Secondo cui: «L’Amarone non dovrà snaturare se stesso ma avere ben chiari i propri obiettivi di posizionamento di vino icona, presso un pubblico principalmente composto da consumatori in età matura e un reddito saldamente superiore ai 100 mila dollari».

«In sintesi – secondo il responsabile dell’Osservatorio Uiv, Carlo Flamini – l’Amarone dovrà proporre al mondo un proprio “cocktail”, fatto di aree produttive e diverse vallate (con o senza sottozona riconosciuta ufficialmente?! ndr), del brand Verona, di stile e coerenza per un metodo atto a divenire esso stesso espressione di territorio». Una ricetta tranchant, sotto tutti i profili, quella dettata dal Consorzio Valpolicella nello spegnere le proprie 100 candeline: sempre meno Amarone, solo per ricchi ed edonisti. Frastornati auguri: buona fortuna, Amarone.

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Svolta in Valpolicella: Marilisa Allegrini entra in Consorzio con Villa della Torre


Lady Amarone, Marilisa Allegrini, ha deciso di entrare nel Consorzio Vini Valpolicella con Villa della Torre. Quello della cantina gioiello di Fumane (Verona) è l’ingresso più “pesante” tra le 51 aziende che, nell’arco del 2024, hanno deciso di unirsi all’ente presieduto da Christian Marchesini. Un grande segnale di coesione del territorio. E un sigillo al lavoro compiuto da un Cda che sta lasciando grande spazio ai giovani della Valpolicella. Convincendo, così, anche figure emblematiche del territorio. Marilisa Allegrini è tra queste. Con Villa della Torre, cantina veneta del gruppo che include anche Poggio al Tesoro (Bolgheri) e San Polo (Montalcino), sarà presente alla collettiva di Amarone Opera Prima 2025, nell’anno del centenario del Consorzio Vini Valpolicella.

In un’intervista esclusiva rilasciata a Winemag, Lady Amarone chiarisce come «nell’entrata nel Consorzio di Villa Della Torre c’è una motivazione strategica». «Insieme con il nostro Ceo Andrea Lonardi (già vicepresidente del Consorzio Valpolicella, ndr) – spiega Marilisa Allegrini – crediamo che, nei prossimi anni, le aziende della Valpolicella debbano lavorare coese. Oggi la Valpolicella deve affrontare un momento di rivalutazione e rielaborazione strategica. E deve farlo in gruppo ed in un organo sovrano come quello del Consorzio, che lavora per la tutela e la promozione della denominazione». Maggiori dettagli sul progetto saranno forniti prima di Vinitaly 2025, in occasione di una conferenza stampa – in trasferta, a Milano – che vedrà protagonista anche il futuro dei 25 ettari di Villa della Torre, di cui 10 nel comune di Pozzolengo e 15 in Valpolicella, nel comune di Fumane.

VILLA DELLA TORRE NEL CONSORZIO VALPOLICELLA: «UN PASSO PER I NOSTRI GIOVANI»

La particolare congiuntura dei vini rossi sul mercato italiano ed estero interessa in prima battuta la famiglia Allegrini-Mastella. «Sempre con Andrea Lonardi, che lavora nel nostro gruppo da maggio – riferisce l’imprenditrice – stiamo ragionando molto sullo stile che i nostri vini devono avere. L’obiettivo è rinnovare stilisticamente i vini della Valpolicella. Farlo all’interno del Consorzio, significa anche avere la possibilità di dialogare e confrontarsi con le altre aziende».

Villa Della Torre, oltre ad essere un’azienda vitivinicola e la sede di rappresentanza del Gruppo Marilisa Allegrini, è anche uno splendido monumento del Rinascimento Italiano. Uno dei luoghi più antichi della Valpolicella. «Crediamo quindi che sia un importante veicolo – precisa Lady Amarone – per la promozione dei nostri vini e per la promozione turistica di tutta la Valpolicella e dei suoi vini. Il nostro gruppo di lavoro si caratterizza per essere molto giovane, con un’età media sotto i trent’anni. Questa visione collima con quella del consorzio della Valpolicella, unico in Italia ad avere un gruppo giovani nel quale vorrei che la nostra squadra potesse iniziare un percorso di confronto e stimolo». https://www.villadellatorre.it/it

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degustati da noi vini#02

Amarone della Valpolicella Docg 2016 La Parte, Piccoli


Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Amarone della Valpolicella Docg 2016 La Parte, Piccoli (16,5%).

Fiore: 8.5
Frutto: 9
Spezie, erbe: 9
Freschezza: 9
Tannino: 7
Sapidità: 7
Percezione alcolica: 6
Armonia complessiva: 9.5
Facilità di beva: 9
A tavola: 9.5
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

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degustati da noi vini#02

Recioto della Valpolicella Docg 2020, Mizzon

Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Recioto della Valpolicella Docg 2020, Mizzon (14%).

Fiore: 8.5
Frutto: 9
Spezie, erbe: 8
Freschezza: 8.5
Sapidità: 6
Tannino: 5.5
Percezione alcolica: 6
Armonia complessiva: 9
Facilità di beva: 8.5
A tavola: 9.5
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

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Valpolicella, Bertani in vendita? La risposta della cantina



Circola da alcune settimane, in Valpolicella, la voce che il colosso Bertani sia di nuovo in vendita. Sullo sfondo c’è la presunta trattativa in corso tra la proprietà, ovvero il Gruppo Angelini, e Recordati Spa, che potrebbe portare alla creazione di un grande polo italiano del farmaco. Un’operazione che, sempre secondo gli insistenti rumors, potrebbe determinare il futuro di Bertani e delle altre cantine controllate da Angelini. I nuovi partner non vedrebbero con favore il ramo vitivinicolo, suggerendo all’attuale proprietà di vendere per finalizzare l’accordo.

«La famiglia – fa sapere a Winemag il direttore generale di Angelini Wines & Estates, Alberto Lusini – ha approvato 8 milioni di investimenti in Hospitality e vigneti, nei prossimi tre anni. Nelle ultime settimane si è parlato anche di un possibile accordo con un altro gruppo farmaceutico. Sono rumors, ovviamente, trattandosi di trattative confidenziali e dall’esito non confermato». Bertani si è aggiunta nel 2011 alle realtà agricole e vitivinicole di Tenimenti Angelini, che già contavano le toscane Val di Suga, Tenuta Trerose, San Leonino, la friulana Cantina Puiatti.

L’ultimo investimento nel vino del noto gruppo farmaceutico è del 2015, con l’ingresso della marchigiana Fazi Battaglia, regina del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Molto più recente il passaggio da Bertani Domains ad Angelini Wines & Estates, che risale solo al 2022. «Un nuovo capitolo della storia – commentava il gruppo – nel segno del rinnovato impegno della famiglia, che prende forza grazie ai valori che ispirano da sempre Angelini Industries, legati al concetto di prendersi cura». In definitiva? Bertani in vendita in Valpolicella o nelle altre zone è solo un rumors della zona. https://www.angeliniwinesandestates.com/. Il territorio è un elemento fondamentale e distintivo per le tenute. I nostri vini sono l’espressione più autentica delle diverse aree produttive, coerenti sia per stile sia per vitigni coltivati alla personalità che il genius loci esprime.

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Valpolicella, percorso ad ostacoli per la sottozona Valle di Mezzane


Fare della Valle di Mezzane una sottozona della Valpolicella. È l’obiettivo di 13 cantine veronesi che si riconoscono sotto al nome di Vignaioli Valle di Mezzane. Tutte aziende di filiera, che producono da poche migliaia di bottiglie a un massimo di 140 mila, nell’omonima vallata ad Est di Verona compresa tra Vago di LavagnoMezzane di Sotto. Un percorso, il loro, ricco di ostacoli. Più di tipo “politico” che normativo. A complicare i giochi – non solo ai produttori della “Valpolicella Orientale” ma, più in generale, in vista del possibile riconoscimento della sottozona ad altre vallate della Valpolicella – sono i “diritti acquisiti” dai produttori della Valpantena, unica sottozona ufficiale della denominazione, istituita in simultanea con la Doc Valpolicella. Nel 1968.

Sin da allora, i produttori della Valpantena rivendicano in etichetta la sottozona basandosi sul medesimo disciplinare della Valpolicella. Il Consorzio presieduto da Christian Marchesini vorrebbe invece introdurre limitazioni di carattere produttivo (come rese inferiori e un periodo più lungo di affinamento per l’Amarone) nel disciplinare delle nuove sottozone. Per fare ciò, anche la Valpantena dovrebbe accettare regole più rigide. «Le sottozone – spiega Marchesini a winemag.it – hanno solitamente valori più restrittivi rispetto alle Doc. Per le vallate immaginiamo per esempio un periodo più lungo di affinamento dell’Amarone e rese in vigneto inferiori. Nel 1968 si decise di consentire alla Valpantena di utilizzare lo stesso disciplinare della Doc. E ad oggi, in maniera del tutto lecita, la decina di cantine della sottozona Valpantena produce i propri vini con le stesse regole, rivendicando la sottozona in etichetta».

SOTTOZONE VALPOLICELLA: POSSIBILE IL PASSO INDIETRO DELLA VALPANTENA?

Un passo indietro è possibile? «Una volta stilato un piano chiaro delle nuove sottozone – commenta ancora Marchesini – i produttori della Valpantena saranno chiamati ad accettare un disciplinare più restrittivo, in modo da uniformarsi alle regole delle altre vallate. L’auspicio è che si ragioni in termini di interesse generale. Nel 1968 io non c’ero, ma oggi la vedo come una cosa fattibile. Il percorso, però, sarà molto lungo». Non se ne parla ad alta voce. Ma, oltre alle possibili “resistenze” della Valpantena, potrebbero esserci quelle della Valpolicella Classica. Secondo indiscrezioni, alcuni produttori della zona “storica” non vedrebbero di buon grado l’istituzione di nuove sottozone, che darebbero luce (aka opportunità di mercato) ad altri areali. Segmentando ulteriormente l’offerta di etichette destinate ai mercati più attenti e a una clientela più matura.

Non solo. Con l’istituzione di nuove sottozone, potrebbero anche variare gli equilibri legati ai valori dei terreni. Ad oggi, pur con differenze tra collina e fondovalle, acquistare un terreno in Valle di Mezzane costa circa il 20% in meno rispetto alla Valpolicella Classica. Si parla di 4-500 mila euro contro i 6-700 mila euro di media. La maggior parte dei vigneti della vallata che si candida a diventare la seconda sottozona della Valpolicella è ad oggi in mano alle cooperative, dunque ai loro soci. Ma risulta che anche grandi brand come Quintarelli, Tedeschi e Allegrini raccolgano uve nella cosiddetta “Valpolicella Orientale” (definizione, questa, non particolarmente gradita ad alcuni produttori dell’areale).

Una zona, dunque, già nel mirino di grandi nomi, soprattutto per le specificità dei suoli (di matrice calcarea e addirittura vulcanica) di questa fetta della denominazione. Un aspetto sul quale puntano molto le 13 cantine del gruppo Vignaioli Valle di Mezzane (Benini Alessandro, Marinella Camerani, Falezze di Luca Anselmi, Grotta del Ninfeo, I Tamasotti, Il Monte Caro, Ilatium Morini, Le Guaite di Noemi, Talestri, Massimago, Carlo Alberto Negri, Roccolo Grassi e Giovanni Ruffo) che hanno messo a punto una Carta dei Suoli. A realizzarla, il noto pedologo Giuseppe Benciolini. Un progetto meticoloso, avviato nel 2023, che ha comportato sino a 30 carotaggi per ogni singola aziende. Campionature utili a identificare il profilo pedologico della vallata, attraverso il mosaico di specificità delle singole parcelle aziendali.

SARTORI: «LA VALPOLICELLA COME LA BORGOGNA, TRA 10, 50 O 100 ANNI»

«L’opportunità del riconoscimento della sottozona alla Valle di Mezzane – evidenzia uno dei portavoce dei Vignaioli Valle di Mezzane, Marco Sartori di Roccolo Grassi – è concreta. Il nostro gruppo si è raccolto sin dal 2022 attorno alla necessità di raccontare meglio l’intimità della nostra vallata, in cui si intersecano le denominazioni Valpolicella e Soave, “nero su bianco”. Soave e Bardolino, come altre denominazioni italiane, hanno già portato a compimento il lavoro su sottozone e Uga. I francesi, in questo campo, sono maestri, con una catalogazione molto rigida dei loro “cru”».

«Siamo convinti – aggiunge Sartori – che questa sia la strada anche per la sottozona Valle di Mezzane. Un modo per cominciare a mettere sul tavolo delle pedine utili a un pubblico più sofisticato di quello che cerca genericamente vini della Valpolicella. Ovvero quei professionisti del settore che, in 10, 50 o 100 anni sapranno riconoscere i vini della Valle di Mezzane fra quelli della Valpolicella. Così come oggi sa distinguere, tra loro, i Grand Cru di Borgogna. Senza nulla togliere ai grossi produttori, di cui tutti noi abbiamo un grande bisogno, le sottozone costituirebbero un elemento utilissimo soprattutto per i piccoli produttori. Cantine come le nostre vogliono mettere in bottiglia l’intimità di ogni singola parcella». Buone intenzioni che necessitano tempo. Ancor più, di cesellatura politica.

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degustati da noi news news ed eventi vini#02

Amarone 2009 Costa delle Corone, Monteci: premio speciale Vecchia annata Guida Winemag 2025


L’
Amarone della Valpolicella Doc Classico 2009 Costa delle Corone di Monteci si aggiudica il Premio speciale “Vecchia annata” della Guida Winemag 2025. Il vino top di gamma della cantina di Pescantina (Verona), appartenente alla Linea Monteci Selezioni, si è aggiudicato 96/100 in occasione delle degustazioni alla cieca. Convince per la vitalità, la precisione e l’integrità del sorso, a distanza di ben 15 anni dalla vendemmia (avvenuta un anno prima dell’assegnazione della Docg alla pregiata denominazione veronese). L’Amarone della Valpolicella Doc Classico 2009 Costa delle Corone, per ammissione della stessa cantina, è la «massima espressione dell’identità di Monteci», nonché «la sintesi di un vigneto quasi inaccessibile», da cui prende il nome. Un appezzamento inerpicato sulle colline della Valpolicella Classica, in cui affondano le radici le piante di Corvina, Rondinella e Molinara.
Di seguito il profilo del vino.

AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOC CLASSICO 2009 COSTA DELLE CORONE, MONTECI

  • Fiore: 9
  • Frutto: 9.5
  • Spezie, erbe: 9.5
  • Freschezza: 8
  • Tannino: 7.5
  • Sapidità: 7
  • Percezione alcolica: 6
  • Armonia complessiva: 10
  • Facilità di beva: 9.5
  • A tavola: 10
  • Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni
  • Punteggio Winemag: 96/100 (Premio speciale “Vecchia annata” per la Guida Winemag 2025)

Monteci Viticoltori

Via San Michele, 34
37026 Pescantina (VR)
Tel.+39 (045) 7151188
Email info@monteci.it

AMARONE COSTA DELLE CORONE 2009, MONTECI

DENOMINAZIONE Amarone Classico della Valpolicella Doc
UVAGGIO Corvina, Rondinella, Molinara
ZONA DI PRODUZIONE Valpolicella Classica
TECNICA DI VINIFICAZIONE Appassimento delle uve per circa 5 mesi. Dopo la pigiatura 30 giorni di contatto mosto/bucce. Segue fermentazione alcolica e fermentazione malolattica. La fermentazione avviene in parte in acciaio e in parte in tini di rovere.
AFFINAMENTO In botti di rovere da 50 ettolitri per 60 mesi.
IMBOTTIGLIAMENTO In bottiglia per almeno 5 anni.
TEMPERATURA DI SERVIZIO 18-20° C
ABBINAMENTI Selvaggina da pelo o nobile da piuma, “pastissada” di cavallo, brasati, arrosti, formaggi stagionati o piccanti, risotto all’Amarone. Grande vino da meditazione.
PUNTEGGIO WINEMAG 96/100 (PREMIO SPECIALE “VECCHIA ANNATA” – GUIDA WINWMAG 2025)
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degustati da noi news news ed eventi vini#02 visite in cantina

Cantina Ripa della Volta: (green) message in a bottle, in Valpantena


Cantina Ripa della Volta ha presentato i propri vini e il proprio progetto legato alla sostenibilità con una degustazione presso la propria sede di Verona, lo scorso 15 ottobre. Un’occasione propizia anche per approfondire l’espressione della Valpantena, sottozona della Valpolicella sempre più in auge.
Nata nel 2015 dalla volontà del giovane imprenditore Andrea Pernigo, Ripa della Volta punta a unire territorio, vino e cultura. L’idea è quella di una “Creative Organic Farm“: un’azienda agricola guidata dal rispetto per la terra. Un rispetto che si concretizza in una coltivazione biologica mirata a preservare il suolo e ad arricchirlo nel tempo.

RIPA DELLA VOLTA E IL SUO APPROCCIO SCIENTIFICO E SOSTENIBILE

Nei 25 ettari di proprietà, di cui 15 vitati, non si coltivano solo i vigneti ma anche ulivi ed erbe aromatiche. Un ecosistema agricolo in cui, grazie al riutilizzo degli scarti delle singole produzioni, si contribuisce al circolo virtuoso della sostenibilità. Le circa 50 mila bottiglie prodotte diventano così espressione di una filosofia artigianale, rispettosa della terra e volta alla sostenibilità. Le fasi della produzione sono seguite direttamente dalla cantina, a partire proprio dalla cura dei vigneti, gestiti non solo in “bio” ma soprattutto attraverso un approccio scientifico. Ripa della Volta letteralmente “misura” i propri vigneti attraverso l’Indice Bigot. Un metodo brevettato, che consente di valutare il potenziale qualitativo di ogni singolo vigneto.

L’Indice Bigot misura 9 parametri di ogni appezzamento (produzione, superficie fogliare esposta, rapporto fra metri quadri di foglie e uva per ceppo, sanità delle uve, tipo di grappolo, stato idrico della pianta, vigore vegetativo, biodiversità, età del vigneto) che prendono in considerazione il vigneto nel suo insieme, come un organismo vivente. Oltre 10 mila dati all’anno, che permettono di ottimizzare la produzione e la gestione delle uve.

LA VALPANTENA DI RIPA DELLA VOLTA

Ripa della Volta si candida così a un ruolo primario tra le cantine che intendono valorizzare la Valpantena. Situata nel cuore della Valpolicella, la Valpantena è una valle che nasce a ridosso della città di Verona e che conduce ai Monti Lessini. I suoi suoli marnosi e calcarei sono ricchi di elementi che conferiscono ai vini una spiccata mineralità e complessità. La disposizione nord-sud della valle e la presenza dei Monti Lessini favorisce inoltre la ventilazione, a beneficio della sanità delle uve. Le quote mediamente più alte rispetto al resto della Valpolicella, inoltre, garantiscono un clima più fresco ed una buona escursione termica fra il giorno e la notte.

I VINI DI RIPA DELLA VOLTA

«Svincolarsi dallo stereotipo dell’Amarone come “vino di metodo”» e «realizzare vini che siano identitari e rappresentativi del territorio». È con questa idea che nascono i vini di Ripa della Volta. Una scelta che si traduce anche nei vitigni utilizzati: accanto ai classici Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta troviamo così anche Spigamonte e Turchetta (vitigno, quest’ultimo, che sta trovando spazio anche nella zona di Rovigo). Vitigni ormai pressoché dimenticati.

VALPOLICELLA SUPERIORE DOC 2022

Un vino fresco, asciutto, snello. Già dal colore rubino brillante tradisce la sua agilità. Al naso apre floreale su note di violetta, rosa e lavanda. Seguono sentori di frutto rosso, ciliegia matura e melograno arricchite da una piacevole nota pepata. Al palato è scorrevole, con una freschezza scalpitante. Verticale e sapido con tannini setosi.

VALPOLICELLA RIPASSO DOC 2021

Due anni di affinamento in botti grandi per il Valpolicella Ripasso Doc 2021 di Ripa della Volta. Quel tanto da arrotondare il vino, quel poco da non marcare troppo coi sentori terziari e perdere l’identità territoriale. Al naso affianca ad un frutto rosso giovane, delicato e goloso un frutto più scuro come mora e prugne essiccate. Leggera nota tostata e speziata. Il tannino è più vivo e presente che nel Superiore ma non per questo invasivo o troppo “asciugante”. La viva freschezza resta come marchio distintivo della Cantina.

AMARONE DELLA VALPOLICAELLA 2019

Tre anni in botte grande, come da disciplinare. Tempo sufficiente alla polimerizzazione dei tannini senza spingere sui sentori. Ne risulta un Amarone fresco e dalla grande bevibilità nonostante i 15% vol. Al naso non sono in sentori legnosi, vanigliati e di tostatura, a dominare. Ciò che guida il quadro olfattivo sono le note di frutta matura, di rosa, di ciliegie sotto spirito, note agrumate ed un tocco balsamico-mentolato. In bocca è ricco, con l’alcool molto ben integrato ed un’acidità vibrante. Beva asciutta, contemporanea, verticale e con tannini vellutati.

AMARONE DELLA VALPOLICELLA RISERVA 2016 (ANTEPRIMA)

Attualmente non in commercio e prodotto in sole mille bottiglie, l’Amarone della Valpolicella Riserva 2016 di Ripa della Volta affina per circa 3 anni e mazzo in botti piccole. Naso ricco che spazia dalla rosa canina alla frutta sotto spirito ed al ribes nero, dal cioccolato fondente al pepe al chiodo di garofano fino a note tostate. Bevuta importante, quasi in controtendenza rispetto agli alti vini di Ripa della Volta. Corpo pieno e tannini risolti che avvolgono il palato. Resta il marchi di fabbrica della cantina: la viva acidità che sembra quasi voler tagliare a metà il corpo. Finale lungo.

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Sei cantine italiane in vendita: ecco quali


«Riparte il valzer delle acquisizioni tra le cantine italiane». Come riportato dal Sole 24 Ore, sei cantine italiane sarebbero in vendita. Le recenti riduzioni del costo del denaro stanno favorendo una nuova campagna di acquisizioni in tutto il Paese, da Nord a Sud, con un crescente interesse per le realtà vinicole di alta qualità e forte identità territoriale. Mentre il mercato del vino fermo di fascia media mostra segnali di difficoltà nei consumi, gli spumanti e le bottiglie provenienti da aree a denominazione, con un posizionamento medio-alto, continuano a suscitare grande appeal tra gli investitori.

CASTELLO DI NEIVE IN VENDITA?

Tra le aree di maggiore interesse spiccano le Langhe, dove tornano a circolare voci su un possibile cambio di proprietà del Castello di Neive, storica cantina del Barbaresco. Nei mesi scorsi si era già parlato di un interesse da parte della cantina Argiano di Montalcino, ma di recente sarebbero emersi nuovi potenziali acquirenti. Tuttavia, la situazione interna dell’azienda risulta complicata, con Carolina Stupino, erede del fondatore, pronta a vendere, ma sarebbe – sempre secondo Il Sole 24 Ore – in contrasto con un altro azionista di rilievo, il finanziere greco Giorgio Psacharopulo, titolare del 30% delle quote. Le prossime settimane saranno decisive per capire se verrà raggiunto un accordo tra i soci.

ZENATO NEL MIRINO DI SANTA MARGHERITA, FERRARI E FANTINI GROUP?

Cantine italiane in vendita anche in Valpolicella, altra denominazione di grande prestigio nel mirino degli investitori. La cantina Zenato, noto marchio del vino italiano grazie a prodotti come Amarone, Ripasso della Valpolicella e Lugana, sarebbe nel mirino di diversi pretendenti. Nonostante un apparente accordo interno che ha portato alla nomina di Lorenzo Miollo come amministratore, proseguono incontri sottotraccia con grandi gruppi vinicoli italiani, tra cui Santa Margherita Gruppo Vinicolo, Cantine Ferrari e Fantini Group. Zenato rappresenta un brand di notevole valore, capace di attirare l’interesse di molti per la sua forza commerciale e la solidità dei suoi prodotti.

QUADRA FRANCIACORTA E MIRABELLA SUL MERCATO?

Non meno dinamica è la situazione in Franciacorta, dove alcune cantine potrebbero presto cambiare proprietà, spinte dalle difficoltà nel passaggio generazionale. È il caso di Quadra Franciacorta, azienda sul mercato per mancanza di eredi pronti a succedere al fondatore Ugo Ghezzi, e che sembra aver attirato l’interesse del Gruppo Unipol, già presente nel settore vinicolo con diverse realtà in Toscana e Umbria. Si confermerebbe coì difficilissimo, a Quadra, sostituire Mario Falcetti. Anche la cantina Mirabella potrebbe finire sul mercato, con il socio Giuseppe Chitarra intenzionato a cedere il suo 24%, nonostante l’opposizione della famiglia fondatrice Schiavi e di altri azionisti di rilievo.

VARVAGLIONE COMPRA CLAUDIO QUARTA? RUMORS SU CONTE SPAGNOLETTI ZEULI

Sul fronte delle cantine italiane in vendita, il Sud Italia non resterebbe escluso. In Puglia, la famiglia Varvaglione sarebbe vicina all’acquisto delle tre cantine di Claudio Quarta, due delle quali situate in Salento e una in Irpinia. Si tratta di Tenute Eméra, nelle terre del Primitivo di Manduria (Marina Di Lizzano, Taranto), Cantina Moros nella zona del Negroamaro (Guagnano, Lecce) e Cantina Sanpaolo, nel cuore dell’Irpinia (Tufo, Avellino).

Non resterebbe indenne dalla girandola di interessi e potenziali cambi di proprietà la Murgia. Sempre secondo quanto riferisce Il Sole 24 Ore, l’azienda e i vigneti di proprietà del Conte Spagnoletti Zeuli, ad Andria (Tenuta Zagaria e Tenuta San Domenico) potrebbero passare nelle mani di Casillo Group, nota nel settore agroalimentare per marchi come Molino Casillo e Birra Molina. Anche in questo caso, le trattative sarebbe vicine a una conclusione.

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Valpolicella Superiore: un vino rosso sempre più trendy


Una produzione di oltre 61 milioni di bottiglie nel 2023 tra Valpolicella, Valpolicella Ripasso, Amarone e Recioto destinate per il 60% all’export in 87 Paesi del mondo. È l’istantanea del Consorzio vini Valpolicella – 8.617 ettari su 19 comuni che, dalle colline, si estendono fino a Verona; 2.200 viticoltori, 316 imbottigliatori e 6 cantine sociali – che oggi, nell’ambito di “Venezia Superiore”, che oggi ha presentato il focus socioeconomico della principale denominazione Rossa del Veneto. Il dossier di 40 pagine fotografa l’evoluzione del vigneto in Valpolicella, con un fatturato di 600 milioni di euro l’anno.

Servito fresco in abbinamento al pesce: red carpet a Venezia per il Valpolicella Superiore

«In un momento sfidante come quello attuale, soprattutto per i vini Rossi – ha commentato in conferenza stampa il presidente dell’ente di tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini – è importante infatti monitorare non solo i mercati ma anche la capacità di risposta e di adattamento del territorio e dei produttori. In questo contesto, il dossier è uno strumento strategico di analisi e di lettura delle tendenze, a partire da quella che coinvolge proprio il vino di territorio per antonomasia, il Valpolicella Superiore, che grazie alla sua versatilità sta scalando nuove quote di mercato».

Protagonista dell’evento “Venezia Superiore”, il Valpolicella si sta rivelando il vino ‘trendy’ della denominazione veronese anche sui mercati internazionali che valgono il 61% delle vendite, con Canada (39%) e Usa (15%) in testa alla classifica dell’export. Nel primo semestre di quest’anno il Valpolicella, che si candida a conquistare i giovani winelover della generazione meno incline al consumo di vino di sempre, ha raggiunto una produzione di quasi 9,5milioni di bottiglie (+0,4% rispetto allo stesso periodo del 2023), un dato sostanzialmente in linea con quello pre-pandemico del 2019.

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“Venezia Superiore” 2024: riapre il sipario sul Valpolicella Superiore


Torna “Venezia Superiore“, seconda edizione dell’evento di promozione dedicato al Valpolicella Doc Superiore in programma nel capoluogo veneto martedì 16 luglio. Vino di territorio dal carattere sempre più versatile e pop, il Valpolicella punta a un posizionamento in cui «qualità e modernità, dalla produzione al consumo», possano convincere winelover e buyer consentendogli di conquistare nuove quote di mercato.

«Il Valpolicella Doc Superiore – spiega il presidente del Consorzio Christian Marchesini – è al centro di una rigenerazione produttiva e commerciale. In un momento di crisi di consumi come quello attuale, la denominazione e i produttori stanno investendo molto sul vino più rappresentativo del nostro territorio vocato. Un vino che per freschezza e facilità di beva è in grado di conquistare i giovani enoappassionati».

VENEZIA SUPERIORE 2024: IL PROGRAMMA

Dopo l’edizione d’esordio dedicata alla stampa nazionale, la seconda edizione avrà un focus più locale. Due gli appuntamenti di “Venezia Superiore” 2024. L’evento del 16 luglio si aprirà con la conferenza stampa “Valpolicella: focus in Regione sulla denominazione Rossa del Veneto“, presentazione del dossier economico elaborato dal Consorzio, alle ore 13.00 a Palazzo Ferro Fini (San Marco 2322, Venezia). Previsti gli interventi di Roberto Ciambetti, Presidente del Consiglio Regionale Veneto e Alberto Bozza, Consigliere regionale e membro della III° commissione.

In serata, dalle 18.00 alle 23.00, “Venezia Superiore” 2024 sarà alla Loggia maggiore della Pescheria di Rialto con un walk around tasting che l’anno scorso ha registrato 600 winelover, tra veneziani e turisti. In degustazione 42 referenze tra Valpolicella e Valpolicella Superiore, di 30 aziende (partecipazione gratuita previa registrazione al link: urly.it/3ayvz).

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Valpolicella, svolta bianchista per la Valpantena: ecco “Prea” Bianco Verona Igt


La Collina dei Ciliegi presenta la prima annata di “Prea“, il Bianco Verona Igt vendemmia 2021 ottenuto da un blend di Garganega, Pinot Bianco e Chardonnay. Il vino prende il nome dall’omonima parcella del vigneto di Erbin (4 ettari complessivi), situata tra i 570 e i 620 metri sul livello del mare. Un’etichetta ambiziosa che, per Collina dei Ciliegi,
rappresenta «un grande bianco da invecchiamento, evoluzione inaspettata della Valpantena, sottozona della Doc Valpolicella». Prea” Bianco Verona Igt è anche il primo vino della Collezione “Alta”, il progetto vitivinicolo nato dalla collaborazione del patron Massimo Gianolli con Lydia e Claude Bourguignon, agronomi e studiosi di terroir di fama internazionale.

UN BIANCO DA INVECCHIAMENTO IN VALPANTENA

Il desiderio della cantina è quello di «ampliare ed elevare la visione aziendale, spingendo la ricerca enologica al di fuori dei confini della Doc». Il progetto Alta darà vita a quattro innovativi vini definiti «super Igt» nelle terre della Valpolicella-Valpantena, per una produzione integralmente biologica che a regime non supererà le 90 mila bottiglie. Le rese programmate di 40-60 quintali per ettaro garantiscono da un lato longevità alle vigne e dall’altro la massima qualità delle uve, che l’enologo Paolo Posenato trasforma nelle diverse partite di vino, seguendo in cantina l’impostazione parcellare del vigneto, affidando ciascuna a uno o più periodi di affinamento in vasca di cemento, in anfora di terracotta, in clyver di ceramica, o in botte, tonneaux e barrique di rovere francese.


La Collina dei Ciliegi

Località Erbin 31
37023 Grezzana (VR)
Tel +39 0459814900
info@lacollinadeiciliegi.it

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Marchisio da Vitevis a Cadis: all’orizzonte un maxi gruppo Soave-Bardolino-Valpolicella?


La notizia era nell’aria da almeno un mese ed oggi è realtà: Alberto Marchisio lascia Vitevis per Cadis 1898 dove, a partire da maggio, sarà il nuovo direttore generale. L’enologo piemontese, originario di Alba, prende il posto di Wolfgang Raifer, con cui Cadis ha «interrotto il rapporto» nel mese di marzo in maniera inaspettata, tanto da portare molti a parlare di un vero e proprio «defenestramento». All’orizzonte ecco dunque profilarsi la possibile creazione di un maxi gruppo, in grado di stravolgere gli equilibri di mercato del triangolo compreso tra Soave, Bardolino e la Valpolicella. Non si parla al momento di una vera e propria fusione tra Cadis 1898 e il Gruppo Vitevis. Ma le due cantine, che insieme produrrebbero circa 52 milioni di bottiglie controllando 9.200 ettari, inizieranno un percorso comune sotto la guida manageriale di Alberto Marchisio.

Il consiglio di amministrazione di Cadis 1898 non ha solo trovato l’accordo con il manager per la direzione generale ma anche stabilito che possa mantenere «un rapporto di consulenza con Cantine Vitevis, l’azienda di provenienza». Il Cda di Vitevis, inoltre, «con la prospettiva di dare continuità al percorso intrapreso da Marchisio, distribuirà deleghe ai responsabili di diversi settori presenti all’interno della cantina, in una logica di valorizzare delle competenze acquisite e delle risorse interne», si legge in una nota diffusa ieri dallo staff di Marchisio.

CANTINA DI SOAVE E VITEVIS: NASCE UN NUOVO COLOSSO DEL VINO ITALIANO?

L’eventuale formalizzazione della nascita di un gruppo che riunisca sotto a un unico “cappello” i due giganti del vino del Veneto, porterebbe alla leadership assoluta del Soave, nonché della denominazione spumantistica del Lessini Durello. Non solo: esclusa la Valpolicella Classica, il colosso controllerebbe gran parte della produzione della Valpolicella, oltre ad avere la maggioranza quasi assoluta di Custoza e un’ampia fetta dell’areale di Bardolino e del Bardolino Chiaretto (interessato da una vera e propria rivoluzione che ha portato al sorprendente allontanamento di Franco Cristoforetti dal Consorzio, con la presidenza affidata lo scorso anno a Fabio Dei Micheli). L’eventuale influenza sul territorio potrebbe essere paragonabile a quella esercitata da Cavit, in Trentino, riferita però alle maggiori Doc della provincia di Verona.

“Fantavino” o qualcosa di più? Marchisio e Cadis, al momento, non si sbilanciano: «Dopo l’interruzione del rapporto di lavoro con l’ex direttore generale Wolfgang Raifer, avvenuta lo scorso marzo – sottolinea Roberto Soriolo, presidente di Cantina di Soave – il Cda ha maturato la convinzione che la figura di Alberto Marchisio fosse quella più idonea a guidare la nostra realtà. In lui abbiamo riscontrato eccellenti capacità comunicative nel dialogo e nell’ascolto delle persone, abilità nell’individuare strategie commerciali efficienti, nonché doti organizzative, di visione ed enologiche. Questi principi e valori sono le fondamenta su cui intendiamo costruire un solido futuro per Cadis 1898. Lo accogliamo fiduciosi nella nostra grande famiglia e gli auguriamo un avvenire ricco di successi».

LA CRESCITA DI VITEVIS CON ALBERTO MARCHISIO

Marchisio dal 2012 ricopre la carica di direttore generale di cantina Colli Vicentini, oggi Cantine Vitevis, realtà giuridica nata nel 2015 dalla fusione di tre cooperative vicentine (Colli Vicentini di Montecchio Maggiore, Cantina di Gambellara e Cantina di Malo) e a seguire con l’acquisizione di Cantina di Castelnuovo del Garda in provincia di Verona nel 2019. «Un importante percorso di consolidamento sviluppato e diretto personalmente», si legge nella nota stampa con la quale viene ufficializzato il nuovo incarico in Cadis.

«Devo molto a Cantine Vitevis – commenta Alberto Marchisio – per l’esperienza maturata sia dal punto di vista manageriale che umano. Il mio ruolo all’interno della cooperativa è stato quello di individuare una nuova strategia per le realtà vinicole che la componevano, valorizzando le singole cantine, ciascuna per la propria identità e peculiarità senza cancellarne la storia, per organizzare una realtà innovativa e credibile sul mercato attraverso prodotti di qualità rappresentativi del territorio. A mio avviso, il ruolo di un direttore generale è quello di lavorare in una prospettiva di medio lungo periodo, come è avvenuto in Vitevis, tracciando un percorso ben preciso che può proseguire anche assumendo un nuovo incarico».

MARCHISIO A SOAVE: VITEVIS SI RIORGANIZZA

La posizione in Cadis1898 rappresenta per il nuovo direttore generale «una sfida stimolante in una delle più significative realtà del panorama vinicolo nazionale; il confronto costruttivo con il territorio e il dialogo con le persone che lo rappresentano saranno fondamentali, così come il coinvolgimento dei collaboratori e il lavoro di squadra quotidiano», commenta Alberto Marchisio. A continuare il progetto manageriale avviato da Marchisio, in Vitevis ci saranno figure già presenti in azienda a partire dal direttore Guido Allione, che dallo scorso agosto si occupa di ottimizzare i processi produttivi, dell’organizzazione interna e del personale.

Ad affiancarlo per il mercato estero saranno Valeria Quagiotto che, oltre alla vendita si occuperà del coordinamento dei brand aziendali e Roberto Sembenini che si dedicherà anche ai marchi privati. Per il mercato domestico sarà Stefano Argenton a promuovere la vendita del prodotto confezionato, mentre Stefano Lovato, enologo di esperienza, si occuperà di coordinare il comparto enologico e delle vendite dei vini sfusi. Le nuove direzioni opereranno in sinergia all’interno di un consiglio direttivo guidato dal presidente Silvano Nicolato.

«Siamo convinti che la strada individuata sia funzionale alle esigenze di crescita della cantina – evidenzia proprio quest’ultimo – garantendo continuità e valorizzando le risorse interne, figure capaci ed esperte del settore del vino, con una profonda conoscenza dei meccanismi aziendali della nostra realtà. Una squadra che ha dimostrato in questi anni di avere la capacità e di tenere il passo in un mercato in continua evoluzione. Ringraziamo Alberto Marchisio per il suo impegno, apporto e dedizione – conclude Silvano Nicolato – che hanno fatto crescere la nostra cooperativa a beneficio dei suoi soci. Il fattore umano è da sempre al centro della nostra storia e lo dimostra anche questa scelta, siamo una cooperativa del territorio, rappresentiamo oltre mille soci, lavorare in squadra in condivisione è una condizione che conosciamo da sempre».

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Tommasi e Caseo, Valpolicella e Oltrepò: ovvero il valore di un brand per un territorio


EDITORIALE –
Spesso si dimentica che un territorio può essere la somma dei suoi brand, ma non sempre i brand vogliono essere il territorio. In Italia più che altrove, indossare la maglia di una Doc, o di una Docg simbolo di una zona vinicola, è prima di tutto un esercizio imprenditoriale che risponde a precise leggi di mercato, ancor più che alla vocazionalità del territorio stesso o alla “visione” di una famiglia del vino. A stabilire un confine netto tra i valori che un brand può assumere per un territorio, oppure no, sono Tommasi e Tenuta di Caseo.

Un cognome, il primo, che basta da solo per evocare a livello internazionale un territorio, la Valpolicella; e un brand, il secondo, sempre di proprietà dei Tommasi, in Oltrepò pavese, che non si cura minimamente del territorio in cui opera. Tendendo, anzi, a decontestualizzare e a portare avanti una linea di comunicazione “geograficamente” asettica, al solo scopo di targhettizzare il binomio giovani-spumanti.

La distanza tra il “mondo Tommasi” e il “mondo Caseo” è siderale, quasi come se si trattasse di due entità che non hanno nulla in comune. Tommasi è Valpolicella, è Amarone, è Verona, è orgoglio delle proprie radici. È un brand ed è una famiglia da narrare attraverso l’orgogliosa assonanza con i “Puoti” di Palazzo Turchi, che «incorniciano in un’armonia architettonica l’Amarone Ca’ Florian», in un post di qualche giorno fa, oppure nel parallelismo con la casa di Romeo, «l’innamorato shakesperiano più conosciuto al mondo».

BRAND E TERRITORIO: L’APPROCCIO DI TOMMASI IN OLTREPÒ PAVESE

La “consociata” Tenuta di Caseo si guarda bene, invece, dal narrare il territorio nelle campagne di comunicazione finanziate con i medesimi fondi (quelli europei, in accordo con il regolamento 1308/2013). In estate, social invasi dal “meme” di una bella ragazza che incrocia due fidanzati che passeggiano per strada. Lui la nota, si gira e le fa un fischio, incurante dell’altra donna che tiene per mano. Il testo del meme: «Caseo Wines, zero sbatti». E ancora: «Sbattimenti? Meglio la bolla».

La «bolla» anti rotture di maroni sarebbe il Metodo classico dell’Oltrepò pavese, territorio che forse meriterebbe uno storytelling più dignitoso. Nonché brand e grandi famiglie del vino italiano che investano nel racconto degli spumanti di collina, dei palazzi e dei castelli che puntellano la provincia di Pavia, offrendo incredibili occasioni (uniche in Italia) sul fronte dell’enoturismo. A mio avviso ben più di un territorio di conquista, da vendere ai ragazzini in cerca dell’accompagnamento perfetto per l’aperitivo. Certo, anche l’Oltrepò ha più d’un motivo per ragionare e interrogarsi sui motivi di questa “resa”. Il tutto, nell’ottica del valore di un brand per un territorio. Oppure no.

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«Più soci, bottiglie e mercati»: la Cantina Negrar del nuovo presidente Brunelli


Giampaolo Brunelli
 è il nuovo presidente di Cantina Valpolicella Negrar, il numero 14 nella storia della cooperativa veneta. Ad affiancarlo nel suo mandato triennale in qualità di vice presidente sarà Alessia Ceschi, 33 anni, avvocato a Verona. Entrambi sono nati a Negrar di Valpolicella, sono figli di viticoltori soci pluridecennali della cantina e hanno già avuto esperienza direzionale nei trascorsi direttivi. Brunelli è dal 2014 all’interno del collegio sindacale e Ceschi dal 2020, in qualità di consigliere.
Tra i progetti del nuovo corso, la realizzazione di una trentina di vasche dalla capacità di 53 mila ettolitri, entro il 2025.

L’obiettivo è «aumentare la capacità di stoccaggio di vini che necessitano un lungo affinamento». Sarà inoltre concluso l’ampliamento della cantina per altri 2.700 metri quadrati, da destinare a magazzino e all’impianto di imbottigliamento da 12 mila bottiglie all’ora. Altra mission del nuovo presidente è l’allargamento della base sociale – oggi i soci sono 230, per oltre 700 ettari di vigneto – in modo da «rafforzare la capacità produttiva e allargare i mercati». Ultimo progetto è quello di «gettare le basi per realizzare un bilancio di sostenibilità».

«Abbiamo di fronte situazioni molto complesse sia dal punto di vista economico che sociale – commenta il nuovo presidente di Cantina Valpolicella Negrar, Giampaolo Brunelli – a cui però intendiamo rispondere non chiudendoci a riccio, ma con lo slancio e l’energia propri a una compagine “giovane”, che guarda a un futuro migliore, desiderosa di portare la cantina a bissare i primi 90 anni». «Nel mio mandato, in linea con il presidente e il consiglio – aggiunge Alessia Ceschi, prima donna a ricoprire la carica di vice presidente della cantina – porterò la mia professionalità e la mia sensibilità verso il cambiamento, a beneficio dei soci e del territorio».

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Gaspari: «Signorvino? Zýmē non in vendita. E su Quintarelli e Dal Forno dico che…»


«Non ho venduto niente a nessuno, Zýmē non è in vendita». È quanto dichiara Celestino Gaspari, patron della prestigiosa cantina di San Pietro in Cariano, in Valpolicella. Smentite così, dal diretto interessato, le voci (molto insistenti) che circolano da qualche settimana in merito a un possibile acquisto da parte del Gruppo Signorvino, già agli onori delle cronache per l’operazione La Giuva della famiglia Malesani (andata ufficialmente in porto nel febbraio 2023).

Nell’affidare la smentita ufficiale in esclusiva a winemag.it, Celestino Gaspari va oltre. «Ho diversi pretendenti, anche nomi prestigiosi – dichiara – ma ad oggi non ho venduto Zýmē e non ho intenzione di vendere. Le voci che circolano in Valpolicella dimostrano che è il mio giro. Un po’ di anni fa è stato il turno di Quintarelli, poi quello di Dal Forno e adesso è il mio… Cosa devo farci? Non ho venduto e non sono in trattativa per farlo». Quel che è certo, è invece che la cantina di via Cà del Pipa 1 stia affrontando un periodo di profonda «ristrutturazione».

«Quello che sto facendo – chiarisce Gaspari – è avere le idee più chiare, aspettando che mio figlio diventi grande. Compirà 4 anni a gennaio 2024, quindi ho altri vent’anni davanti. Il mio compito adesso è ristrutturare bene l’azienda, a fronte di una serie di cambi avvenuti nell’ultimo periodo. Il mio obiettivo è avere per ogni comparto una persona referente di cui veramente mi fido, con capacità certe. Il tutto per ritagliarmi più spazio per muovermi e più spazio per me stesso. Questa è l’idea: fare in modo che mio figlio trovi un’azienda strutturata, per andare avanti e fare ancora meglio. Se invece vorrà fare altro, persino il calciatore, sarà libero di vendere al giusto valore».

DALLA SMENTITA AL FUTURO, «MA NON COME QUINTARELLI E DAL FORNO»

Gaspari commenta poi le sorti di altri due marchi storici della Valpolicella, allargando il campo ad alcune rivelazioni scottanti. «Onestamente – dichiara – non mi piacciono tanto le soluzioni adottate dai miei più stretti colleghi Quintarelli e Dal Forno. Anche loro hanno tirato, tirato, tirato… Poi si sono stancati e hanno fatto scelte un po’ tristi. Nel caso di mio suocero (Quintarelli, ndr) all’epoca ho proposto di fare una società in cui le quattro figlie sarebbero rimaste proprietarie. Ci sarebbe stata una certa liquidità da reinvestire e, contemporaneamente, liquidare un’altra parte. In questo modo si sarebbe data all’azienda una struttura tale da poterla fare crescere, anche in volumi, oltre che in prestigio. Alla fine, invece, la scelta è ricaduta su una figlia sola».

E sulla Dal Forno Romano: «Idem – chiosa Celestino Gaspari – con tre figli. Due hanno deciso di spostarsi altrove e fare dell’altro. A loro avevo proposto di acquistare un’azienda sui Colli Berici. I Berici, come i Colli Euganei, sono due zone che sono la “Bolgheri del Nord”. Hanno suoli e terreni importanti, hanno un microclima e vitigni importanti, storici. Gli ho detto di andar là, carichi dell’esperienza ricevuta dal papà e del nome che si portano sulle spalle, per fare un’azienda nuova: una cantina, da quelle parti, al giorno d’oggi costa ancora relativamente poco».

«Avrebbero fatto parlare della zona e di loro – continua il patron di Zýmē – come “primi” giunti sul posto. L’alternativa sarebbe stata quella di fare Amarone e Valpolicella sperando che il mercato dicesse loro di essere più bravi del fratello. Non il massimo, insomma». Insomma, altra carne sul fuoco sempre accesso della Valpolicella, che si conferma tra gli areali vitivinicoli più dinamici degli ultimi anni, in Italia. Dentro e fuori dal calice.

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Contrada Palui è Cantina Rivelazione dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024


È Contrada Palui la Cantina Rivelazione dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di winemag.it (disponibile a questo link in prevendita)
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Contrada Palui – di cui abbiamo scritto anche qui – è capitata sulla nostra strada quasi per caso, in Valpolicella, e ci ha subito “sconvolto” (in senso positivo, ça va sans dire). Non esageriamo. L’incontro con il fondatore “tuttofare” di questa giovane realtà della Val Squaranto – vallata che domina Verona e rappresenta il futuro della denominazione, meritando a nostro avviso un’identificazione ufficiale come sottozona – è Hans Karl Pichler, altoatesino innamoratosi di un fazzoletto di terra di poco più di due ettari.

Dove c’era un pascolo, ha piantato vigna. E ha iniziato a produrre vini dalla chiara impronta territoriale, ricchi di fascino e di più di un pizzico di follia. Non potrà che passare alla storia della denominazione il suo Valpolicella da 11,5%, che in altri tempi sarebbe stato ritenuto un vero e proprio “affronto”. I vini di Pichler sono questo: innovativi ed identitari, eppure al contempo irresistibilmente intimi (ecco le “tre i” con cui riassumeremmo Contrada Palui). Specchi fedeli del micro terroir di una Doc che si sta trasformando con estrema coscienza, sotto la spinta di un ricambio generazionale senza pari e di un Consorzio che lavora al fianco dei produttori, col suo team di giovani menti preparate e illuminate, come nessun altro in Italia.

CONTRADA PALUI E LA “NUOVA VALPOLICELLA” IN VAL SQUARANTO

Per dirla con Hans Karl Pichler, Contrada Palui «non è solo un non è solo un bel posto con vista mozzafiato sulla città di Verona e gli Appennini, a 150 km di distanza oltre la Pianura Padana: è anche un terroir speciale». I terreni sono ricchi di tre tipi di roccia: calcare bianco, basalto nero e selce tagliente. Questa combinazione conferisce ai campi una mineralità unica che si riflette nei vini. I vigneti sono nati su campi a fieno incontaminati e vengono lavorati con la massima cura e attenzione all’ambiente, naturalmente in biologico. Situati a circa 500 metri sul livello del mare – posizione alta per la Valpolicella – la maggior parte dei vigneti si estende lungo il versante sud di un crinale, esponendoli al sole dalla mattina alla sera. Allo stesso tempo, i venti caldi rampicanti e quelli freschi delle Alpi Lessine assicurano un’intensa ventilazione.

Queste peculiarità microclimatiche e geologiche formano un emozionante contrasto con le intense note fruttate che l’uva riceve dall’appassimento praticato in Valpolicella. I vini sono intensi e complessi ma allo stesso tempo eleganti, speziati e freschissimi. L’approccio enologico di Contrada Palui? «È eterogeneo – spiega Hans Karl Pichler – e non segue una singola scuola di pensiero. L’unico filo conduttore è la sostenibilità che guida il nostro lavoro. Crediamo sia nostro dovere lavorare con grande cura e in modo rispettoso verso la natura. Cerchiamo di offrire ai nostri vini l’habitat giusto e il tempo affinché sviluppino la loro specifica identità ed un’eleganza che lascia il segno. Questo significa l’assenza di pratiche di cantina invasive e l’impiego rispettoso di acciaio, legno e anfore di terracotta in affinamento». L’invito è quello di scoprire la Cantina Rivelazione dell’anno della nostra Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024. Finirete per innamorarvene. Almeno quanto noi. Promesso.

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Da Biondi Santi a Caviro: Giovanni Lai nuovo Direttore generale di Gerardo Cesari Spa

Giovanni Lai è il nuovo Direttore generale di Gerardo Cesari Spa, azienda storica della Valpolicella, oggi parte del Gruppo Caviro. L’ex Direttore commerciale Europa di Biondi-Santi e Isole Olena entrerà in organico dal primo ottobre 2023. «Il mio obiettivo in Cesari – sono le prime parole di Giovanni Lai – è quello di continuare il percorso di crescita della qualità dei vini attraverso una chiara riconducibilità con l’espressione del territorio della Valpolicella».

«Esaltare – continua Lai – attraverso i prodotti, le persone che ogni giorno, con passione, si dedicano alla vigna e alla cantina, e trasferire questi valori al mercato italiano ed internazionale, attraverso una distribuzione coerente con il lavoro che i nostri viticoltori ogni anno svolgono. Vorrei dunque rendere Cesari il punto di riferimento di un territorio dall’alto potenziale ed estremamente interessante per i diversi stili produttivi che offre agli appassionati del vino».

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Servito fresco in abbinamento al pesce: red carpet a Venezia per il Valpolicella Superiore


Valpolicella Superiore
: liberi di degustarlo così, senza dover attendere il suo invecchiamento, servito fresco, in abbinamento al pesce e a piatti di mare come tartare di ricciola, capesante, bigoli allo scoglio, risotto con le vongole e filetto di branzino alla griglia, con erbe aromatiche. Una proposta innovativa che è stata al centro di “Venezia Superiore“, la due giorni organizzata in Laguna dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella, interamente dedicata (e intitolata) al rosso del territorio veronese.
«Vogliamo valorizzare e ampliare il consumo di Valpolicella Superiore – sintetizza il presidente Christian Marchesini – aprendo frontiere e rompendo schemi ancora presenti, per cambiare lo stile di intendere gli abbinamenti col pesce e con gli aperitivi di un vino che rappresenta poco più del 7 % della produzione».

Un percorso che l’ente di Verona ha avviato in primis con l’Amarone, dedicando una (riuscitissima) masterclass all’abbinamento con la cucina marittima internazionale, in occasione di Amarone Opera prima 2022. Ora tocca al Superiore. Un vino decantato anche da Ernest Hemingway, che si rifugiava a Locanda Cipriani, sull’Isola di Torcello, sorseggiando un calice di Valpolicella Superiore. A distanza di svariati decenni, il Consorzio ha pensato di ambientare in questo luogo magico, incastonato nell’azzurro della Laguna di Venezia, ad un’ora di motoscafo da Piazza San Marco, il nuovo capitolo del vino più rappresentativo del territorio, con una produzione di 4,8 milioni di bottiglie (sui 18,1 milioni complessivi di Valpolicella Doc, dato ufficiale riferito agli imbottigliamenti 2022) a partire dai tre vitigni principali della denominazione: Corvina, Corvinone e Rondinella.

VALPOLICELLA SUPERIORE E PESCE: L’ABBINAMENTO FUNZIONA

Ecco dunque servite capesante scottate alla griglia, bigoli di grano tenero allo scoglio, filetto di branzino alla griglia alle erbe aromatiche con verdure ai ferri e torta “Casanova” allo zabaione. In accompagnamento una wine list che includeva vini giovanissimi (vendemmia 2021) e altri di annate meno recenti, per concludere con un 2013 ancora in forma smagliante. Tutti i Valpolicella Superiore in passerella sul red carpet veneziano sono stati serviti a temperatura di 13-16 gradi, freschi e conservati in glacette refrigeranti. Pairing che hanno soddisfatto tutti, ma proprio tutti. Tanto da chiedersi se, effettivamente, gli abbinamenti classici del Valpolicella Superiore siano diventati ormai desueti.

La due giorni del Consorzio Vini Valpolicella a Venezia è proseguita a Hostaria in Certosa – Alajmo, sull’isola di Certosa. Qui è andato in scena un altro abbinamento da favola: tartare di ricciola con salsa tartara e insalata di gallinelle con Valpolicella Superiore 2021 e 2020. La finezza e la piacevolezza dei vini proposti è stata pari alla delicatezza del piatto presentato dallo chef Silvio Giavedoni e servito dal giovane team coordinato da Michele Pozzani. Che dire poi del risotto alle vongole con pomodoro, basilico e limone, a cui sono stati abbinati altri Valpolicella Superiore in grado di regalare sensazioni magiche al meglio in bocca. Il gusto tipico dello scartosso de pesse, con fiori di zucchina e salsa romesco sembrava disegnato per l’uvaggio veronese, declinato in una ricchissima wine list in cui il vino più datato risaliva al 2016.

TUTTI I PERCHÈ DEL VALPOLICELLA SUPERIORE

Spazio anche a momenti specificatamente tecnici in Laguna, nel corso di Venezia Superiore. Come sottolineato nel corso della masterclass condotta da J.C. Viens, la Valpolicella si estende in provincia di Verona, su un territorio collinare che supera i 450-500 metri  di altitudine. Da un punto di vista climatico, la zona risulta condizionata da diversi elementi, come la vicinanza al mare, al Lago di Garda e alla montagna. I vigneti sono costantemente baciati dal sole e accarezzati da correnti di aria fresca, con le escursioni termiche che giocano un altro ruolo fondamentale. Le uve allevate in Valpolicella e utilizzate per Valpolicella, Ripasso, Amarone e Recioto sono Corvina, Corvinone e Rondinella e in misura minore Molinara, Oseleta e Croatina.

Il Valpolicella Superiore viene prodotto con uve scelte nei vigneti migliori, talvolta con leggeri appassimenti che portano il vino ad alcolicità e strutture più sostenute. Vini che devono invecchiare almeno un anno. Alla vista, il vino si presenta generalmente di un colore rosso rubino, anche intenso. Al naso ha sentori di ciliegia, mandorla amara, rosa canina e spezie. Al palato sprigiona tutta la sua armonicità. È vellutato, elegante, equilibrato, fresco e piacevolmente tannico, senza eccessi. Il Valpolicella Superiore è un vino identitario, che sa esprimere la peculiarità del territorio, che rappresenta con la sua intensità e i suoi profumi in calice. Non manca una certa poliedricità delle interpretazioni.

Al di là dei tratti comuni, spostandosi da una cantina all’altra possono variare freschezza e corpo, con la presenza o meno di Oseleta o Molinara a fianco di Corvina e Corvinone, modificando gusto e profumi. Un ruolo determinante è anche quello dell’epoca della vendemmia, che qualcuno posticipa alla seconda metà di ottobre, nonché la scelta dell’affinamento – in tonneau o in botti grandi – e la sua durata. Ma la grande sfida del futuro del Valpolicella Superiore sono i cambiamenti climatici, con le temperature in costante aumento in Veneto, dal 1971. Una problematica che non sfugge al Consorzio, costantemente in osservazione insieme ai suoi viticoltori.

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Graspo Alto di Contrada Palui: il Valpolicella Doc che cambia le regole del gioco

EDITORIALE – Se avesse scelto il calcio al posto della viticoltura, Hans Karl “Hannes” Pichler sarebbe stato il classico regista alla Demetrio Albertini, o un trequartista alla Roberto Baggio. Testa, visione di gioco, tempismo, azione. Graspo Alto, il Valpolicella Doc di Contrada Palui, pare più un assist illuminante che un vino. Un filtrante in area di rigore per la denominazione che, più di tutte in Italia, si sta interrogando e trasformando. Confermando quell’innata capacità di incontrare il gusto dei consumatori. Senza rinunciare alla tipicità. O, peggio, scadere nella “moda”. Un vino da pensare, oltre che da bere. Il game-changer buttato nella mischia – con l’aplomb – dal viticoltore di origini altoatesine innamorato della «Valpolicella estrema». Quella Val Squaranto che, dall’alto dei suoi 500-550 metri di altitudine, costituisce l’ultima frontiera “eroica” della terra dell’Amarone. La “sottozona” (virgolette d’obbligo) dalla quale stanno arrivando i messaggi più belli.

Con i suoi 11,5% di alcol in volume e la sua estrema freschezza e verticalità, Graspo Alto è il vino che introduce nella gamma della giovanissima cantina Contrada Palui. Lo fa con lo stesso frastuono, secco e deciso, della mano sbattuta sulla cattedra dal professore che vuole richiamare gli alunni distratti, seduti sul fondo della classe. Uno schiaffo alle sovraconcentrazioni, al residuo zuccherino ingombrante e piacione. Ai colori impenetrabili che poco, nulla hanno a che fare col Valpolicella Doc che guarda al futuro. Graspo Alto 2021 (91/100) cattura sin dal colore, quasi rubino fluorescente. La componente tannico-fenolica, perfettamente matura ed integrata, danza al ritmo scandito da floreale, fruttato e spezie.

I suoli calcarei argillosi, ricchi di selce e blocchi di basalto, danno al vino quella spina dorsale che si tramuta, nel calice, in un inno alla gioia della beva. «Potrei chiamarlo il mio “concetto di Schiava” in Valpolicella», ammette Hannes Pichler tirando in ballo la sua terra d’origine e centrando in pieno il punto. Allargando ancor più il cerchio ai “rossi leggeri” internazionali, il paragone con la Kadarka, altra varietà a bacca rossa in grado di dare vini simili, specie in Ungheria, è d’obbligo. Del resto, di fronte ai vini di Contrada Palui, seduti nella sala degustazione con vista su Verona e alle spalle i Monti Lessini, la mente non può che viaggiare. Ben saldi a terra, i piedi. Nella Valpolicella che verrà. Prosit.

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Christian Marchesini rieletto presidente del Consorzio Vini Valpolicella


«Sostenibilità, cambiamento climatico, monitoraggio costante dell’evoluzione del mercato nazionale e internazionale, oltre che del consumatore». Queste le parole chiave del nuovo mandato di Christian Marchesini, rieletto oggi presidente del Consorzio Vini Valpolicella.
Il CdA ha espresso anche i vicepresidenti del Consorzio: Mauro Bustaggi di Corte Figaretto e Andrea Lonardi di Angelini Wines and Estates, anch’essi eletti all’unanimità.

Nel suo prim intervento dopo la riconferma, Marchesini ha inoltre fatto un accenno ai giovani che stanno accompagnando le denominazioni chiave nel futuro. «Ci attendono nuovi scenari sfidanti – sottolinea – a partire dal consolidamento della transizione green, che oggi incide per il 33% sul totale degli ettari vitati. Una prospettiva strettamente connessa alle variabili climatiche, con tutte le incognite anche produttive che questo comporterà in futuro».

Christian Marchesini, titolare dell’azienda agricola Monte Gradella a Fumane di Valpolicella, è “uomo di territorio”, con una lunga esperienza nel Consorzio in cui siede come consigliere dal 2005 al 2012, quando viene nominato presidente. Nel 2014 viene nuovamente rieletto alla presidenza. Nelle elezioni del triennio successivo, Marchesini non presenta la propria candidatura. Ritornerà presidente del Consorzio vini Valpolicella a luglio del 2020, prima della riconferma avvenuta oggi.

«Sul fronte della domanda globale dei vini della Valpolicella – conclude Christian Marchesini – sarà necessario indagare ed esplorare le nuove richieste e le dinamiche di consumo degli appassionati sui diversi mercati per mantenere posizionamento, crescita e reddittività della denominazione. Tra gli obiettivi anche la modifica dello Statuto del Consorzio per renderlo al passo con i tempi aprendo alla partecipazione attiva del Gruppo Giovani dell’ente, primo in Italia ad averlo costituito in chiave di confronto per nuove interpretazioni della Valpolicella di domani».

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Consorzio Vini Valpolicella, ecco il nuovo Consiglio d’Amministrazione

Dopo aver digerito l’ottima notizia della tregua con le Famiglie Storiche, l’assemblea dei soci del Consorzio vini Valpolicella ha eletto ieri sera il nuovo Consiglio di amministrazione dell’ente no profit di emanazione ministeriale per la tutela, valorizzazione e cura generale degli interessi relativi alla denominazione, che per il prossimo triennio sarà così composto: Daniele Accordini, Cantina Valpolicella Negrar, Sergio Andreoli, Collis Veneto Wine Group, Carlo Boscaini, Az. Agr. Boscaini Carlo; Mauro Bustaggi, Corte Figaretto; Diego Cottini, Cottini S.p.A.; Luca Degani, Cantine di Verona.

E ancora: Paolo Fiorini, Cantina di Soave; Lucio Furia, Soc. Agr. Le Ruine; Andrea Lonardi, Angelini Wines and Estates; Christian Marchesini, Monte Gradella; Umberto Pasqua Di Bisceglie, Pasqua Vigneti e Cantine; Cristian Ridolfi, Gruppo Italiano Vini; Marco Sartori, Roccolo Grassi; Marco Speri, Secondo Marco; Vittorio Zardini, Cantina Soc. Valpolicella Classico di San Pietro in Cariano.

I revisori dei conti sono Alessia Filippini, Ernesto Maraia e Franco Puntin. Nel corso della seduta, l’assemblea dei soci ha inoltre approvato il bilancio 2022 del Consorzio vini Valpolicella che ha registrato oltre 3,1 milioni di euro di attività svolte e un utile pari a 16.475 euro. «Archiviamo un esercizio positivo all’insegna della ripresa totale delle attività promozionali su tutti i mercati obiettivo per la denominazione – ha commentato il presidente uscente Christian Marchesini -. Tra le priorità raggiunte dal mandato anche la chiusura del dossier Unesco per la candidatura della tecnica autoctona della messa a riposo delle uve. Il nuovo Cda, a cui auguro un buon lavoro, dovrà guardare al futuro della denominazione e in particolare alla rapida evoluzione della geografia dei consumi di vino che interessano anche la Valpolicella».

CONSORZIO VINI VALPOLICELLA: I NUMERI DELLA GESTIONE MARCHESINI

Entrando nel merito della disamina del bilancio, i ricavi realizzati sono stati destinati per il 94% a coprire i costi dell’attività strettamente istituzionale: promozione e valorizzazione, tutela della denominazione e vigilanza. In particolare, si segnala il balzo delle attività promozionali che l’anno scorso hanno visto il Consorzio impegnato in 10 paesi dalla Danimarca agli Usa, dalla Gran Bretagna al Giappone fino al Vietnam, alla Svezia e alla Svizzera per 16 tappe tra eventi diretti, partecipazioni fieristiche, masterclass e il secondo livello del Vep – Valpolicella education program, il corso di formazione ideato dal Consorzio interamente dedicato alla prima Dop di vino rosso del Veneto e che oggi include 48 esperti internazionali. Mentre gli eventi realizzati in Italia sono stati 25.

Il Consorzio vini Valpolicella conta più di 2400 aziende tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori (oltre l’80% di rappresentatività), su un territorio di produzione che si estende in 19 comuni della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino alla città scaligera che detiene il primato del vigneto urbano più grande dello Stivale. La Valpolicella ha una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) ad ettaro tra le più alte in Italia, 23.000 €/Ha nel 2022. Cresce il vigneto e con esso il potenziale produttivo. Negli ultimi 20 anni è raddoppiato il terreno rivendicato a Valpolicella, che ha raggiunto gli 8.586 ettari di estensione nel 2022. Sono poco più di 67 milioni le bottiglie delle denominazioni (Valpolicella, Amarone, Recioto e Valpolicella Ripasso) prodotte l’anno scorso, per un giro d’affari complessivo di 600 mln di euro annui, di cui più della metà riferito alle performance dell’Amarone.

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Pace fatta tra Consorzio Valpolicella e Famiglie Storiche dell’Amarone


È pace tra il Consorzio Vini Valpolicella e Famiglie Storiche (un tempo “dell’Amarone”). Attraverso un comunicato stampa congiunto anticipato a winemag.it, Christian Marchesini e Pierangelo Tommasi annunciano di «avere definito ogni contenzioso tra loro pendente avente ad oggetto l’utilizzo della Docg Amarone della Valpolicella». I presidenti del Consorzio Vini della Valpolicella e delle Famiglie Storiche «condividono l’obiettivo di agire, ciascuno per quanto di propria competenza, per lo sviluppo della Docg “Amarone della Valpolicella” e delle altre denominazioni della Valpolicella – si legge nella nota inviata anticipata a winemag.it – favorendo un clima di equa competizione tra produttori, rispetto reciproco, collaborazione e dialogo».

Non solo. I due organismi «ribadiscono l’importanza della difesa della Docg Amarone della Valpolicella e delle altre denominazioni del territorio e della loro promozione in Italia e all’estero, con l’obiettivo di favorire la loro conoscenza e di consolidarne il successo, nell’interesse di tutta la collettività». L’ultima operazione di promozione non congiunta risale alle scorse settimane, con il Consorzio impegnato principalmente in Italia e Asia e le Famiglie Storiche negli Stati Uniti, tra New York, Houston e Miami.

«Sono molto contento della positiva soluzione di una querelle legale che andava avanti dal 2015 – commenta in esclusiva a winemag.it Christian Marchesini – che ha visto due sentenze favorevoli al Consorzio. Devo ringraziare, in particolare, le aziende socie che hanno dato un contributo determinante alla fine del contenzioso, rinunciando a proseguire la causa nei confronti delle Famiglie Storiche con la possibilità di chiedere un risarcimento per la riconosciuta “concorrenza sleale“. Queste aziende sono Cantina Soave, Cantina Sociale Colognola ai Colli, Sartori Vini, Roccolo Grassi, Corte Figaretto, Corte Rugolin e Zýmē».

LA FRATTURA TRA FAMIGLIE STORICHE E CONSORZIO VALPOLICELLA

Si ricompone così una spaccatura nata nel 2009, con la costituzione di un associazione di 10 produttori di Amarone della Valpolicella, il cui numero è poi salito a 13. Si tratta di Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini e Zenato. L’auspicio del Consorzio è ora quello che le aziende tornino sotto l’egida dell’ente, «unica istituzione riconosciuta per la promozione delle eccellenze territoriali», ricorda ancora il presidente Christian Marchesini.

Tornerebbero così nel coro consortile 800 ettari di superficie vitata atta a produrre Amarone, capaci di generare un fatturato aggregato di 81 milioni di euro, pari al 23% del fatturato totale del vino Amarone Docg. Il tutto grazie a una produzione di 2,3 milioni di bottiglie, pari al 15% dell’Amarone venduto annualmente. Il prezzo medio delle bottiglie di Amarone delle Famiglie Storiche è di 35,20 euro.

Il Consorzio Vini Valpolicella agisce per conto di oltre 2400 aziende tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori su un territorio di produzione che si estende in 19 comuni della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino alla città scaligera che detiene il primato del vigneto urbano più grande dello Stivale. Con oltre l’80% di rappresentatività, il Consorzio presieduto da Christian Marchesini tutela e promuove la denominazione (Amarone della Valpolicella Docg, Recioto della Valpolicella Docg, Valpolicella Ripasso Doc e Valpolicella Doc) in Italia e nel mondo.

«Siamo soddisfatti di questo risultato per cui lavoravamo da tempo – commenta Pierangelo Tommasi – e che sarebbe potuto arrivare prima ma che a causa della burocrazia si è fatto attendere più del previsto. Un percorso di dialogo con il Consorzio che ho ereditato dall’amico Alberto Zenato, che ha svolto un grande lavoro prima di me, e che ho avuto il piacere di portare a termine. Oggi si apre una nuova pagina e la volontà sia per il Consorzio che per Famiglie Storiche è quella di lavorare con rispetto reciproco e per il bene della denominazione. L’associazione Famiglie Storiche continuerà a esistere perché ormai da 14 anni condivide valori e idee, oltre ad avere la proprietà della storica Antica Bottega del Vino».

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Il vigneto urbano di Verona: 14 cantine della Valpolicella a portata di bicicletta


È la città dell’amore, ma anche delle cantine a portata di bicicletta. Il vigneto urbano di Verona, con i suoi 1.300 ettari, non è solo il più vasto d’Italia ma anche tra i più fruibili per enoturisti, amanti delle due ruote e delle passeggiate nel verde. Le cantine raggiungibili in pochi minuti dal centro storico di Verona sono moltissime, a sottolineare quel legame inscindibile tra la città capoluogo di provincia del Veneto e la Valpolicella, casa dell’Amarone, del Recioto, del Ripasso e degli altri vini rossi tra i più amati e riconosciuti a livello internazionale.

«Il vigneto urbano di Verona – commenta il presidente Christian Marchesini – è una scoperta fatta in Consorzio 7, 8 anni fa, analizzando la suddivisione degli ettari vitati della Valpolicella. Il Comune di Verona è l’unico in Italia a poter contare su questo numero di ettari, pari al 15% della denominazione. Un altro motivo di orgoglio è che molti giovani si sono messi in gioco ultimamente per valorizzare il vigneto urbano veronese, portando alla nascita di nuove cantine che hanno tra i loro punti forti quello del recupero di vigne abbandonate, promuovendo sostenibilità e biologico».

VERONA E LA VALPOLICELLA “A PORTATA DI MANO” DAL LAGO DI GARDA

Verona è l’«hub della denominazione» e punta a un ruolo sempre più centrale, anche in vista del riconoscimento Unesco della tecnica della messa a riposo delle uve. «Un premio al nostro vigneto urbano e non solo – sottolinea Marchesini – che ci consentirà di dare ulteriore spinta all’enoturismo. Verona viene visitata da circa 2 milioni di turisti all’anno e dobbiamo fare in modo che una fetta sempre più importante di questi visitatori sia invogliata a spingersi anche nelle nostre cantine».

Nel mirino, oltre agli italiani, ci sono i tanti turisti stranieri che popolano il Lago di Garda. Oltre 27 milioni le presenze registrate nel 2022 tra i comuni gardesani delle tre province Verona, Brescia e Trento. «Molti dei quali – ricorda Christian Marchesini – provengono da Paesi target per l’export dei vini della Valpolicella come Germania, Olanda, Danimarca, Belgio. In 15 minuti dal centro città si arriva in diverse cantine: dobbiamo renderlo sempre più chiaro a chi vista Verona, città che per noi ha centralità assoluta, come dimostrato anche dal nuovo format Amarone Opera Prima».

IL VIGNETO URBANO DI VERONA: LE CANTINE E I VINI DA NON PERDERE
(Distanze medie calcolate da piazza delle Erbe, nel centro Verona)

  • CANTINE GIACOMO MONTRESOR
    (via Cà di Cozzi 16, 37124 – Verona)
    info@vinimontresor.it

    🚲 14 minuti
    🦶 52 minuti
    🚌 18 minuti (di cui 7 a piedi)

    🚗 12 minuti


    A un quarto d’ora circa dall’Arena ecco Cantine Giacomo Montresor, condensato di 130 anni di storia in città. Una realtà che ha da poco inaugurato un nuovo wine-shop e un Museo del vino utile a ripercorrere le tappe della propria storia, proprio nel segno del legame con la città di Verona e con la Valpolicella.
  • ROCCOLO CALLISTO
    (via Torcolo 1, 37124 Verona)
    info@roccolocallisto.it

    🚲 24 minuti
    🦶 1,25 ore

    🚌 32 minuti (di cui 16 a piedi)
    🚗 15 minuti


    Parola d’ordine “biodiversità” per questa cantina di 30 ettari totali, di cui solo 10 vitati. Ogni etichetta rappresenta un elemento naturalistico, a sottolineare la forte connessione con la terra di questa giovane cantina. I vini di Roccolo Callisto, la cui prima vendemmia risale solamente al 2019, sono un condensato del terroir della Valpolicella.
     
  • PICCOLI
    (strada dei Monti 21/B, Parona di Valpolicella – Verona)
    info@piccoliwine.it

    🚲 34 minuti
    🦶 1,38 ore

    🚌 52 minuti (di cui 36 a piedi)
    🚗 17 minuti


    Le sorelle Veronica e Alice portano avanti oggi l’azienda di famiglia suddividendosi i compiti tra vigna, cantina e commercializzazione. Al loro fianco i genitori Daniela e Tiziano, eredi dei vigneti avviati dalla nonna. Una piccola realtà famigliare molto ben organizzata in termini di ospitalità, con visite in cantina e degustazioni che sono alla base della “Piccoli Wine Experience”.
     
  • PIETRO ZANONI
    (via Are Zovo 16/D, 37125 Verona)
    info@pietrozanoni.it


    🚲 32 minuti
    🦶 1,21 ore
    🚌 47 minuti (di cui 28 a piedi)
    🚗 18 minuti


    Molto più di una visita in cantina: fare tappa da Pietro Zanoni significherà immergersi in un concentrato di nozioni di viticoltura ed enologia, nel segno della meticolosa attenzione che questo appassionato vignaiolo della Valpolicella ripone in ogni singola bottiglia.
     
  • GIOVANNI EDERLE
    (via Santa Giuliana 2, 37128 Verona)
    info@giovanniederle.it


    🚲 25 minuti
    🦶 55 minuti

    🚌 23 minuti (di cui 7 a piedi)
    🚗 16 minuti


    Vista mozzafiato sulla città di Verona dall’Agriturismo San Mattia, cuore pulsante dell’attività di Giovanni Ederle. Il vignaiolo classe 1987 ha fatto della “diversificazione” (in ottica green) il cavallo di battaglia della propria attività, mescolando con sapienza ospitalità, ristorazione e produzione di vini biologici. Da non perdere la piscina in fase di inaugurazione, prossima sede di alcuni tra gli aperitivi più sensazionali di tutta la città (e non solo).
     
  • CORTE FIGARETTO
    (via Clocego 48, 37142 Poiano)
    cortefigaretto@cortefigaretto.it
     

    🚲 25 minuti
    🦶 1,29 ore
    🚌 26 minuti (di cui 5 a piedi)
    🚗 17 minuti

    Mauro, Patrizia, Sofia ed Elia: in una parola, Corte Figaretto. Nel cuore del vigneto urbano di Verona si trova una della cantine familiari che meglio stanno interpretando il cambio di passo dell’Amarone e dei vini della Valpolicella. Alla base del lavoro della famiglia Bustaggi c’è una grande attenzione in vigna, capace di regalare vini originali e genuini, fedeli interpreti del territorio della Valpantena.
     

  • CANTINE MENEGOLLI WINES
    (via Ponte Florio, 47, 37141 Verona)
    info@menegolli.net


    🚲 24 minuti
    🦶 1,19 ore

    🚌 34 minuti (di cui 17 a piedi)
    🚗 15 minuti


    Cantine Menegolli val bene la visita per il Guinness World Record detenuto «per la più grande botte di vino del mondo». Un capolavoro che si erge al centro della barricaia, a 12 metri di profondità, capace di contenere 42.909 litri di vino. È il grande tesoro di Luigi Menegolli, della moglie Flavia e dei figli Dario ed Elsa. Una famiglia pronta a mostrare, inoltre, alcune tra le bottiglie più “glamour” della Valpolicella, brandizzate da noti marchi internazionali.
     
  • ANTICHE TERRE VENETE
    (via Mezzomonte 22, 37142 Sezano)
    info@anticheterrevenete.it

    🚲 44 minuti
    🦶 2,16 ore
    🚌 46 minuti (di cui 21 a piedi)
    🚗 21 minuti

    Cambia – e di parecchio – il colpo d’occhio ad Antiche Terre Venete, cantina che potrebbe fare della viticoltura eroica un cavallo di battaglia. Pendenze mozzafiato dall’alto dei vigneti che sovrastano la modernissima cantina, con terrazza in grado di ospitare feste ed eventi. Il progetto comune di Luciano Sancassani e Roberto Degani e il loro progetto di «archeologica industriale» procede spedito sia sul fronte della produzione che dell’ospitalità in cantina.
     
  • TEZZA WINES – CORTE MAJOLI
    (stradella Maioli 4, 37142 Verona)
    info@tezzawines.it

    🚲 24 minuti
    🦶 1,19 ore

    🚌 28 minuti (di cui 10 a piedi)
    🚗 15 minuti


    Risponde al nome di “Tezza Experience” la proposta di degustazione e visita della cantina Tezza Wines, in Valpantena. I cugini Vanio, Flavio e Federico, terza generazione di vignaioli, portano avanti un progetto che si fonda sul “Km Zero”, ovvero è la famiglia ad occuparsi interamente delle fasi di produzione, nel segno di una “filiera corta” volta a garantire la qualità assoluta del prodotto. Ciliegina sulla torta è la comoda pista ciclabile che lambisce i vigneti di Tezza, alle spalle della cantina.
     
  • VILLA SAN CARLO
    (via della Segheria 1/H, 37141 Montorio)
    info@villasancarlo.wine

    🚲 24 minuti
    🦶 1,24 ore

    🚌 30 minuti (di cui 5 a piedi)
    🚗 19 minuti


    Molto più di una degustazione di vini della Valpolicella è quello che può offrire Villa San Carlo. Dall’alto del Monte Martinelli, la dimora che dà il nome alla Tenuta domina il caratteristico paese di Montorio. Siamo a pochi chilometri ad est di Verona, in un borgo di origine preromana che ha fatto dell’acqua un valore assoluto: risorgive e piccoli canali sono uno spettacolo ancora attuale. In questo contesto naturalistico, i titolari di Villa San Carlo hanno voluto recuperare una parte degli edifici dell’area “Ex Sapel” (via della Segheria, 1/H), convertendoli a wine-shop e uffici, nel cuore del paese. L’ennesima location da non perdere, a pochi passi dal centro di Verona, è dunque quella con le numerose “Experiences” offerte dalla cantina ai visitatori.
     
  • CANTINA LAVAGNOLI
    (via Squaranto 29c, Pigozzo)
    info@cantinalavagnoli.it

    🚲 40 minuti
    🦶 2,17 ore
    🚌 55 minuti (di cui 27 a piedi)
    🚗 25 minuti
    Tra le ultime cantine nate in Valpolicella c’è Lavagnoli, interprete dello splendido micro terroir della Val Squaranto. Vero, ci si allontana dal centro della città. Ma la visita, per gli enoturisti più sportivi, saprà ripagare le fatiche del viaggio. Appena 15 mila le bottiglie prodotte da questa realtà artigianale, capace di assicurare un’ospitalità tipica delle “Rame”, le abitazioni dove un tempo era possibile entrare e chiedere un fiasco di vino. Un’occasione, per dirla con le parole di Andrea Lavagnoli, «per respirare più lentamente all’ombra delle vigne». Prima di ripartire.
  • TORRE DI TERZOLAN
    (via Trezzolano 4, 37141 Mizzole)
    hospitality@torrediterzolan.it
    🚲 1 ora
    🦶 2,46 ore
    🚌 34 minuti (di cui 8 a piedi)
    🚗 25 minuti
    Per giungere a Torre di Terzolan ci si “arrampica” tra le curve costellate da vigneti e oliveti tipiche della Val Squaranto. Un altro viaggio che vale la fatica. Ad attendere i visitatori, sul posto, l’antica dimora del cardinale Ridolfi, famiglia patrizia di origine veneziana. Gli attuali proprietari hanno messo a disposizione degli ospiti quattro lussuose suite, disponibili insieme all’intera villa per eventi business. I vini di Torre di Terzolan rispecchiano fedelmente l’involucro in cui prendono vita: volti eleganti e sinceri della Val Squaranto, una delle zone in cui la Valpolicella è destinata a produrre i suoi migliori vini.
     
  • BRONZATO
    (via dei Peschi 21, 37141 Montorio)
    info@bronzatowine.it

    🚲 28 minuti
    🦶 1,36 minuti

    🚌 32 minuti (di cui 9 a piedi)
    🚗 19 minuti


    Altro giro, altra azienda giovanissima che si affaccia alla viticoltura in Valpolicella. I vigneti di Massimo Bronzato e della sua famiglia sono situati nell’alta Val Squaranto, ma la cantina si trova a Montorio, ben collegata con il centro di Verona e raggiungibile piuttosto agilmente sia in bicicletta sia con i mezzi pubblici. L’interpretazione della Valpolicella di Bronzato è legata alle espressioni dei differenti suoli a disposizione, connotati da basalto, biancone della Lessinia e selce. La piccola cantina, tuttora in fase di organizzazione, offre degustazioni in un ambiente sincero e famigliare.
     
  • CONTRADA PALUI
    (via Caiò, 37141 Verona)
    hkp@contradapalui.com


    🚲 1,28 minuti
    🦶 3,22 ore
    🚌 59 minuti (di cui 25 a piedi)
    🚗 31 minuti


    Contrada Palui è un’altra giovanissima realtà della Valpolicella che, sin dalla prima vendemmia, sta mettendo in luce il grande potenziale dell’Alta Val Squaranto. Deus ex machina di Contrada Palui è Hannes (Hans Karl) Pichler, imprenditore altoatesino del settore delle energie rinnovabili da sempre affascinato dal mondo del vino. Qui, nella selvaggia vallata a nord di Verona, Pichler ha trovato la sua dimensione ideale, tra la piccola vigna impiantata su terre vergini e una minuscola cantina in cui sperimenta (anche) con le anfore. Il risultato? È di quelli che valgono la visita, per l’approccio essenziale e modernissimo al vino della Valpolicella e alla viticoltura. Una cantina che farà parlare molto di sé.

DOVE MANGIARE A VERONA: PRANZO O CENA NEL VIGNETO URBANO

  • SIGNORVINO VALPOLICELLA
    (via Preare, 15, 37124 Verona)


    🚲 15 minuti
    🦶 57 minuti
    🚌 24 minuti (di cui 11 a piedi)

    🚗 12 minuti


    Piatti della tradizione italiana e un assortimento di oltre 1500 etichette Made in Italy al prezzo di cantina, servite in un ambiente informale. Cambia l’indirizzo ma non cambia la formula di Signorvino, anche nel ristorante-enoteca immerso tra i vigneti della Valpolicella, peraltro a pochi metri dal nuovo Museo del Vino di Cantine Montresor.
     
  • BAR THE BROTHERS – BIGOLERIA
    (Viale Olimpia, 1, 37023 Grezzana)
    emy4.sal@gmail.com


    🚲 41 minuti
    🦶 2,27 ore
    🚌 33 minuti (di cui 3 a piedi)
    🚗 22 minuti


    Bar, Bigoleria, Birreria, Enoteca e Musica Live. Offre tutto questo Bar The Brother, a Grezzana. Uno dei luoghi più caratteristici della città di Verona, da non perdere durante la visita delle cantine della Valpolicella. La cucina completa un’offerta a 360 gradi, capace di spaziare dalla colazione al dopo cena. Ma il piatto forte sono i bigoli, pasta tipica veronese che da The Brothers è possibile gustare in accompagnamento a una decina di sughi diversi. Altro focus della cucina è la carne, tra cui molti tagli a “Km 0”.
     
  • TRATTORIA IL FEUDO
    (Piazza G. Marconi, 1, 37030 Mezzane di Sotto – Castagné)
    info@trattoriailfeudo.com

    🚲 1,16 ore
    🦶 3,13 ore
    🚌 36 minuti (di cui 3 a piedi)

    🚗 39 minuti


    Parola d’ordine “gnocchi” da Trattoria Il Feudo, da scegliere in particolar modo durante la visita delle cantine della zona di Montorio. Poco più di 20 posti a sedere, per garantire pranzi e cene in relax e tranquillità. La cucina, al di là degli gnocchi, propone taglieri di salumi e piatti regionali.
     
  • TRATTORIA AL POMPIERE
    (vicolo Regina D’Ungheria, 5, 37121 Verona)
    info@alpompiere.com

    🚲 2 minuti
    🦶 9 minuti
    🚌 9 minuti


    Semplice ma di classe. Tra i ristoranti da non perdere a Verona c’è sicuramente Trattoria Al Pompiere, al civico 5 del centralissimo vicolo Regina d’Ungheria. La cucina, aperta dalla metà dello scorso secolo, serve piatti di carne e pasta in una sala da pranzo accogliente e dallo stile rustico, costellata da foto in bianco e nero e a colori che ripercorrono la storia del locale e di Verona. Grande attenzione nella selezione dei vini, con ampia scelta di etichette della Valpolicella e del Veneto.

  • LOCANDA 4 CUOCHI
    (via Alberto Mario, 12, 37121 Verona)
    locanda4cuochi@gmail.com

    🚲 2 minuti
    🦶 4 minuti

    “4 cuochi” come i quattro soci – di cui due allievi di Giancarlo Perbellini – che nel 2012 hanno scelto di proporre, nel cuore storico di Verona, la cucina italiana di qualità, abbinata a una carta vini preziosa che valorizza alcune delle “chicche” della produzione della Valpolicella. Quattro matite e tanta carta a disposizione su ogni tavolo per lasciare il proprio segno con un doodle, un ritratto, un pensiero scritto. Tra una portata e l’altra (e un calice e l’altro), s’intende.
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Masi Agricola, cresce la quota di Enpaia

Enpaia, l’Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura, ha portato al 6% la sua partecipazione in Masi Agricola, società della famiglia Boscaini quotata all’Euronext Growth di Milano. La cantina, che produce vini della Valpolicella, tra cui l’Amarone, aveva già ceduto il 4% ad Enpaia, a febbraio 2022. Ora la quota si alza di due punti.

«Masi Agricola fa parte delle nostre partecipazioni dirette mission related e strategiche – dichiarano all’unisono Giorgio Piazza e Roberto Diacetti, presidente e direttore generale della Fondazione Enpaia – che rivestono un ruolo di rilievo nel nostro portafoglio finanziario, perché forniscono con costanza flussi di dividendi. E, inoltre, apprezzano il loro valore nel tempo».

Da quando sono state costituite queste posizioni, rende noto l’Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli Impiegati in Agricoltura, «gli investimenti contribuiscono alla redditività generale del portafoglio, con flussi cedolari medi vicini al 5%». Rispetto ad altri investimenti azionari in Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) che fanno comunque parte dell’asset allocation, «hanno sempre e di gran lunga performato meglio rispetto a questi ultimi».

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Record di fatturato per Angelini Wines & Estates nel 2022


Con 29,7 milioni di euro nel 2022, Angelini Wines & Estates festeggia il record di fatturato. Una crescita del 18% rispetto al 2021 e del
50% negli ultimi due anni che consente alle aziende del gruppo – le toscane Val di Suga, Tenuta Trerose e San Leonino, la friulana Cantina Puiatti, la storica azienda Bertani della Valpolicella e, dal 2015, Tenute San Sisto e Fazi Battaglia nelle Marche – di guardare con fiducia a un anno sfidante come il 2023.

Angelini Wines & Estates oggi conta su un totale di 1.700 ettari di proprietà, dei quali 460 vitati, con una produzione complessiva di circa 4 milioni di bottiglie l’annoAlla crescita di fatturato ha corrisposto un incremento della marginalità industriale e commerciale, in modo particolare per Bertani e Val di Suga, «risultato – spiega Angelini Wine Estates – di un miglioramento nel posizionamento strategico dei prodotti, di maggiore efficienza e di ottimizzazione dei processi a tutti i livelli operativi».

ANGELINI WINE ESTATE: CRESCONO HORECA ED EXPORT

La crescita di fatturato è avvenuta in tutti i mercati dove Angelini Wines & Estates, parte di Angelini Industries, opera. In quello domestico, tradizionalmente rilevante, è stata del 4,4%, trainata dalla forte crescita del canale Horeca (+20,5%) che ha più che compensato il rallentamento del canale moderno – Gdo (-8,6%, in linea con l’andamento del settore del vino al supermercato, dopo due anni di forte crescita).

Ma è in primis l’export che ha registrato una performance molto positiva: +33,3% rispetto il 2021 (che si aggiunge al +31% di crescita del 2021 rispetto il 2020), soprattutto in Usa (+142%) e in area Asia-Pacific (+43%). Lo sviluppo del volume d’affari registra un andamento positivo anche a inizio 2023.

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«Tintilia del Molise di qualità superiore all’Amarone»: è bufera sullo spot

 

«Ti piacciono i vini rossi e corposi come ad esempio l’Amarone? Scopri la qualità superiore del Molise». Circola su Facebook e sta creando non poco clamore in Valpolicella il video spot ad opera di una cantina molisana. Per spingere le vendite del vino prodotto con il vitigno autoctono Tintilia, i due titolari ricorrono dapprima alla comparazione con l’Amarone della Valpolicella – vino italiano Docg prodotto esclusivamente in Veneto, in provincia di Verona – per poi parlare di «qualità superiore», riferendosi alla varietà tipica della piccola regione del centro Italia, che dà vita a un vino Doc nelle due province di Campobasso e Isernia.

Il riferimento diretto all’Amarone Docg compare non solo nel video spot promozionale, ma anche nel testo che accompagna la “sponsorizzata” della cantina molisana (nella foto in basso). «Molti amano l’Amarone – si legge – altri hanno già scoperto la Tintilia Doc del Molise».

Un altro colpo per il re dei vini della Valpolicella, la cui assoluta notorietà viene utilizzata al solo scopo di favorire le vendite dell’autoctono molisano, giocando forse su una presunta assonanza stilistica; ma lasciando intendere, ancora una volta, che la Tintilia sia «superiore» all’Amarone.

Pubblichiamo sopra solo lo stralcio saliente del  video – che dura in realtà ben 1 minuto e 8 secondi – per evitare di fare pubblicità alla cantina molisana e, al contempo, mostrare all’Italia intera come non si dovrebbe promuovere un vitigno autoctono italiano con precise specificità, come la Tintilia del Molise. Prosit.

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