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Valtellina e Alto Piemonte: il Nebbiolo che convince a Vini Corsari 2018

BAROLO – Tutto bellissimo. Come in un omaggio onirico al re del “Barolo Contadino”, Beppe Rinaldi. Sfumature di Nebbiolo meno note rispetto a quelle delle Langhe, ma in grande spolvero a Vini Corsari 2018. Sembra quasi fatto apposta. Ma non lo è.

Le cantine della Valtellina e dell’Alto Piemonte illuminano la scena del Festival Europeo dei “vini artigianali” di Barolo a pochi mesi dalla scomparsa del “Citrico”. Avrebbe abbozzato un sorriso anche lui, degustando i rossi dei vicini di casa.

Una trentina i produttori artigianali intervenuti anche quest’anno su invito di Marta Rinaldi e dell’Associazione Culturale Giulia Falletti. Tanto spazio all’estero, come di consueto, per dimostrare che il vino abbatte le barriere e le stupide convenzioni dell’uomo. Francia, Portogallo, Spagna, Germania, Austria, Grecia, Repubblica Ceca. Tutti lì, sotto alle volte del castello. Ma anche tanta Italia, a tener alta la bandiera dei vini “non convenzionali”, con etichette di assoluta qualità.

Più alta, rispetto altri anni, l’incidenza di difetti nei vini stranieri. Un dato da tenere a mente per comprendere quanto il movimento dei “naturali” del Bel Paese stia crescendo, al netto della schiera di imbecilli e ultras che danneggiano l’immagine di onestissimi e validissimi produttori.

La palma di Corsari Doc, quest’anno, va alla Valtellina di Pizzo Coca, Barbacàn e Boffalora. Tre cantine che si muovono spesso assieme nelle fiere, in grado di rappresentare alla grande la tipicità eroica del Nebbiolo della Valtellina, localmente noto come Chiavennasca.

NEBBIOLO SUPERSTAR
La vera sorpresa – ma non per i lettori di Vinialsuper – è Pizzo Coca. Dopo varie peregrinazioni in giro per il mondo, il giovane bergamasco Lorenzo Mazzucconi ha deciso di mettere su un’azienda propria a Ponte in Valtellina.

Oggi è in grado di offrire un quartetto di assoluto rispetto, che va da un super “base” Igt Alpi Retiche 2017 (appena 9 euro in cantina, un affare) a un Inferno 2016 (25 euro), passando per Rosso di Valtellina e Grumello.

Vini che evidenziano lo stile di Mazzucconi, elaborato nel massimo rispetto del terroir e del vitigno: frutto e freschezza sempre centrali, in ogni assaggio. Ottima anche la batteria del più esperto Barbacàn (Angelo Sega e i figli Luca e Matteo). Splendido il Valgella “Pizaméj” 2016, succoso e di gran prospettiva.

Altissimi livelli anche per l’intera linea dell’Azienda Agricola Boffalora di Guglielmo Giuseppe, che raggiunge il picco col Valtellina Superiore Docg 2015 “La Sàsa”: frutto grasso, maturo e tannino giovane a riequilibrare un sorso lungo, ancora una volta giovane e promettente.

Un trio da nazionale, questo della Valtellina. Ma si difende benissimo, sempre col Nebbiolo, anche l’Alto Piemonte dell’Azienda Vitivinicola Barbaglia di Cavallirio (NO). A dir la verità, di questa cantina novarese, convince davvero tutto: dalla Croatina al Boca. Ma è “Il Silente” Nebbiolo 2016 a dare la cifra del gran lavoro di Silvia Barbaglia.

Altro vino da dimenticare in cantina, ma già in grado di dire tanto, specie se abbinato bene a tavola. Con la mineralità salina tipica della zona a fare da valore aggiunto a un frutto di gran precisione. Chapeau.

GLI ALTRI ASSAGGI DA RICORDARE
Tra i vignaioli italiani di Vini Corsari 2018 spicca anche l’Azienda Agricola Monte dall’Ora di Castelrotto (VR). L’Amarone Docg 2010 è spaziale e vale davvero tutti e 70 gli euro del prezzo, per la freschezza e la tipicità del sorso che riesce ad esprimere.

Splendido anche il Valpolicella Classico Superiore 2015, degustato in anteprima. Sarà in commercio da gennaio 2019 e conviene fare già la scorta (16 euro più Iva): altro rosso giocato sulla freschezza, con un tocco si spezia e di balsamicità a completare un frutto rosso croccante, da mordere.

Da mani nei capelli tutta la linea di De Fermo, produttore “naturale” dell’Abruzzo (Loreto Aprutino, per l’esattezza) incontrato da Vinialsuper, nei mesi scorsi. Su tutti, il Pecorino “Don Carlino” (17 euro) e l’eccezionale Montepulciano d’Abruzzo 2015 “Prologo” (27 euro), oltre al commovente Pecorino Passito “Pie’ di Tancredi” (17 euro).

Fuori dai confini italiani, sbandando tra una volatile alle stelle e l’altra, si incontrano ottimi produttori come Eric Texier. Siamo nella parte Nord della Valle del Rodano. A convincere è il Saint-Julien en Saint-Alban 2016, biologico non filtrato di Syrah su suolo granitico, da vigne vecchie. Prezzo eccezionale per un vino di prospettiva come questo:  14 euro.

Molto buono anche il Mâcon Verzé 2017 “Le Chemin Blanc” di Nicolas Maillet, vignaiolo della Borgogna. Un bianco adatto a chi ama le percezioni saline forti, dure, con la mineralità iodica a spingere sin dalla prima olfazione e ad accompagnare tutto il sorso. Splendida la chiusura su una dosata percezione di tannino, dovuta alla raccolta volutamente anticipata dello Chardonnay in vigne di oltre 80 anni.

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Morbegno in Cantina, sabato da record per il vino di Valtellina: i nostri migliori assaggi

Cifre da capogiro per Morbegno in Cantina, nella giornata di sabato 8 ottobre. Sono 5631 i pass staccati ieri, validi per l’accesso alle vecchie cantine della città, fatte rivivere a suon di vino e prodotti gastronomici tipici della Valtellina. Impeccabile l’organizzazione, che è riuscita a tamponare i possibili disagi dovuti alle lunghe code alle porte delle cantine. La manifestazione prosegue quest’oggi e si chiuderà il prossimo weekend: sabato 15 e domenica 16 ottobre, in concomitanza con la Festa del Bitto, uno dei prodotti caseari lombardi più pregiati (il Bitto Storico è un presidio Slow Food). L’edizione 2016 prevede, proprio nel fine settimana conclusivo, un nuovo percorso speciale volto a valorizzare l’enogastronimia locale. “Quest’anno – spiega Paolo Angelone (nella foto, a destra), presidente del Consorzio Turistico di Morbegno – abbiamo cercato di dare all’evento una connotazione ancora più valtellinese. Oltre ai vini, ai banchetti allestiti all’interno delle 31 cantine visitabili è possibile trovare esclusivamente prodotti della nostra Valtellina: dai salumi ai formaggi, senza dimenticare dolci come la Bisciola. Un modo per valorizzare non solo dal punto di vista enologico ma anche gastronomico il nostro splendido territorio”. “Morbegno – aggiunge Alberto Zecca (nella foto, a sinistra), vicepresidente del Consorzio Turistico – gode di una posizione strategica non solo nel contesto della Valtellina, ma anche in quello lombardo. Ogni anno accogliamo una media di 20 mila persone, che giungono anche da altre regioni d’Italia, come per esempio il Piemonte e la Toscana, ma anche da altri Paesi, come la Svizzera, per godere delle nostre tipicità. E il feedback che ci viene offerto è sempre positivo”.

Anche Mamete Prevostini, presidente del Consorzio Vini di Valtellina e di Ascovilo, è soddisfatto dal primo bilancio dell’evento: “C’è continuità rispetto agli altri anni – commenta – e i dati sono molto incoraggianti. Per noi, la vera novità è stata l’introduzione dei wine lab in occasione della domenica d’apertura di Morbegno in Cantina. Un’iniziativa che ha dato lustro e risalto alla manifestazione e che ripeteremo certamente il prossimo anno, in collaborazione con i produttori”. Prevostini anticipa anche qualche cifra sulla prossima vendemmia: “La Valtellina produce in media 3,5 milioni di bottiglie all’anno. Un dato che subirà una lieve flessione con la vendemmia 2016, appena iniziata per le uve dello Sforzato. Nonostante le piogge di inizio stagione, che hanno favorito la peronospora, le uve risultano ad oggi in buono stato”.

I MIGLIORI VINI DEGUSTATI
Davvero ampia l’offerta enologica nelle 31 cantine fatte rivere da Morbegno in Cantina. La scopriamo con la complicità di un ‘Cicerone’ d’eccezione, il sommelier Ais Massimo Origgi, brianzolo, oggi valtellinese d’azione che collabora da tempo con il Consorzio Turistico. Al terzo weekend di degustazione la parte del leone spetta ai medio-grandi produttori, capaci di fornire agli organizzatori un quantitativo più elevato di vino. Di fatto, ieri non v’era traccia dei nuovi ‘monumenti’ della viticoltura valtellinese. Aziende come Dirupi e Rivetti & Lauro, per citarne due su tutte, che per via della limitata produzione sono riuscite a fare bella mostra di sé solo in occasione del fine settimana di apertura dell’evento. L’altra faccia della medaglia è che i mostri sacri di Valtellina – i vari Arpepe, Mamete Prevostini, Nino Negri e Rainoldi – hanno saputo confermare la grandezza della loro stella, degna di un palcoscenico nazionale ed internazionale. Un palco su cui può salire di diritto, nelle sue varie coniugazioni, la Chiavennasca, nome col quale viene chiamata localmente l’uva Nebbiolo (a proposito: secondo alcuni recenti studi, il vitigno sarebbe originario proprio della Valtellina e non del Piemonte).

A vini da non perdere come lo Sforzato di Valtellina Albareda di Mamete Prevostini (in degustazione una vendemmia 2012 succosa, più pronta ad oggi di un vino di luminosa prospettiva come il 5 Stelle Sfursat di Nino Negri 2011, ancora un ‘infante’ nel calice) si affiancano gli ottimi Inferno Carlo Negri Valtellina Superiore Docg 2012 (degustabile sul percorso rosso, ‘fermata’ Gerosa: rivela anch’esso un futuro strabiliante per acidità e tannino) e il Grumello 2011 Arpepe (40 giorni sulle bucce e utilizzo di botti di castagno, come vuole la tradizione, ormai sulla via della definitiva riscoperta). Per completezza e qualità della gamma espressa a Morbegno in Cantina, un riconoscimento speciale va alla Aldo Rainoldi, capaci di spaziare dall’ottimo Inferno in vendita nei supermercati a prodotti di straordinaria freschezza e piacevolezza come il Prugnolo 2012, 13%, criomacerazione e utilizzo di barrique precedentemente utilizzate per lo Sforzato: un “vino quotidiano” d’eccezione il cui prezzo si aggira sui 10 euro.

Senza dimenticare, sempre di Rainoldi, le punte espresse dalle due Riserve di Sassella e Grumello Docg 2010 (interessante da valutare nell’evoluzione in bottiglia il primo, mentre il secondo, ottenuto da un unico vigneto posto a 600 metri sul livello del mare, oltre allo sprint futuro, regala un presente già delizioso), nonché dal Brut Rosè Metodo Classico, ottenuto da uve Nebbiolo vinificate in rosato assieme a una piccola percentuale di uve Pignola e Rossola: letteralmente l’unica bollicina che merita una menzione tra quelle presenti ai banchi d’assaggio. Ottima anche la vendemmia tardiva Crespino, sempre a firma Rainoldi. Da concedersi al termine della degustazione il sorprendente passito Vertemate di Mamete Prevostini, nome che ricorda la splendida villa di Piuro (frazione del Comune di Prosto, nei pressi di Chiavenna, SO) nei cui giardini sorgono le vigne di Riesling e Gewurztraminer da cui prende vita questo vino speciale (residuo zuccherino elevato, pari a 80-90 g/l).

Tra i ‘volti’ meno noti al pubblico non residente in Valtellina, da non perdere il Valtellina Superiore Valgella Docg 2009 di Cantina Motalli (Teglio, SO): vino di grande complessità, ottenuto in purezza da uve Chiavennasca del singolo cru ‘Le Urscele’. Anche il Valtellina Superiore Docg Grumello 2011 Red Edition di Plozza Vini Tirano, con il suo doppio passaggio in legno (prima rovere, poi castagno) svela ottime potenzialità di evoluzione, con un tannino e un’acidità stuzzicanti, in prospettiva. E’ invece di Triacca (Tenuta La Gatta di Bianzone, SO) il Valtellina Superiore Docg 2011 “Prestigio”, 14%, 100% Chiavennasca che affina 12 mesi in barrique di rovere francese nuove: un altro ottimo aspirante al trono della longevità.

De La Perla di Marco Triacca, invece, è il Valtellina Superiore Docg 2011 “La Mossa”: ottenuto dal vigneto situato in Valgella, affina due anni in botti grandi di rovere e un anno in bottiglia, prima della commercializzazione. Degno di nota anche il Valtellina Superiore Docg Riserva 2009 “Giupa” di Caven, azienda agricola del gruppo Nera Vini. Prodotto in edizione limitata dalla vendemmia tardiva di uve Nebbiolo, affina per circa 6 mesi in piccole botti di rovere, per poi maturare per ulteriori 18 mesi in botte grande, sempre di rovere. Da provare, infine, “Le Filine”, il Valtellina Superiore Docg 2011 di Vini Dei Giop, realtà di Villa di Tirano che opera in regime biologico, pur non certificato. Ennesimo vino di prospettiva, ottenuto da piccoli appezzamenti di vigna, “Le Filine” appunto, strappati letteralmente alle rocce, che fanno da contorno.

NON SOLO VINO
Due, in assoluto, gli incontri da non mancare con la gastronomia Valtellinese a Morbegno in Cantina. Il pilastro locale, vera e propria istituzione in città, è il negozio di alimentari Fratelli Ciapponi di Piazza III Novembre 23. Una di quelle botteghe d’altri tempi, in cui trovare delizie enogastronomiche non solo locali. Del posto sono certamente le forme di formaggio Bitto in bella mostra nelle ‘segrete’ del negozio, aperte al pubblico. Tra queste, si potrà scorgere anche qualche forma di Bitto Storico di 15 anni. Fornitissima anche l’enoteca, che oltre a offrire una panorama pressoché completo della viticultura Valtellinese, non dimentica di annoverare le più prestigiose case vinicole italiane, passando addirittura per alcune tra le più note maison di Champagne francese. I più fortunati riusciranno anche a conoscere il signor Ciapponi, anima e cuore della storica attività, pronto a regalare sorrisi e battute geniali.

Per i più giovani, invece, l’appuntamento è con il modernissimo food truck Marco Gerosa e Massimo Rapella “L’idea è quella di proporre ai nostri tempi i sapori che avevano in bocca i nostri nonni – spiega Marco Gerosa -. Pertanto è nata l’idea del cibo ‘bio-grafico’, che riprende ricette storiche tradizionali, mediante utilizzo di materia prima esclusivamente locale. Un esempio su tutti è quello delle farine: è più facile trovarne di estere, anche nel nostro territorio. I nostri prodotti sono invece ottenuti da farina di grano saraceno e segale nata, cresciuta e macinata in Valtelina, in particolare nei comuni di Ponte e Morbegno. I nostri nonni di certo non compravano saraceno in Cina! Il valore aggiunto è la valorizzazione della territorialità e della tipicità dei prodotti ottenuti dall’arco alpino, unici al mondo. E anche i nostri salumi vengono trattati come li trattavano i nostri nonni”. Un evento al mese per Il Carretto Valtellina Street Food, che a Morbegno propone, oltre agli sciatt, un panino di segale della Valtellina spalmato con burro aromatizzato al timo selvatico, ripieno di slinzega di codone.

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