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Vini al supermercato

EspressoWine sbarca da Carrefour: pronti alla rivoluzione?

Nell’era del take away, ecco il bicchiere di vino monodose. Si chiama EspressoWine. Una razione da 187 ml, confezionata in atmosfera protettiva e sottovuoto.

Un prodotto in cui sta credendo la Grande distribuzione organizzata, con Carrefour in prima linea.

EspressoWine è un marchio registrato del Gruppo De Angeli Srl di Treviso. A produrlo è la Casa Vinicola Botter di Fossalta di Piave, in provincia di Venezia.

Tre le tipologie di vino attualmente in commercio: un vino bianco fermo da uve 100% Chardonnay, un vino rosso fermo da uve 100% Merlot e un rosé Igt Veneto. Il prezzo? Novantanove centesimi, ovvero 5,29 euro al litro.

Nel portfolio di Angeli sono presenti anche un Bianco d’Italia, un Pinot Grigio Igt Venezie, un Moscato Igt Veneto, un Merlot, un Cabernet e un Syrah d’Italia, un Primitivo Igt Salento e un altro rosato, blend di uvaggi a bacca rossa prodotti in Italia.

EspressoWine è un bicchiere in Pet alimentare riciclabile, sigillato ermeticamente, senza l’uso di collanti specifici. Il risultato di 10 anni di studi. Come spiega la stessa De Angeli, viene garantita una shelf life superiore ai 10 mesi, dalla data di produzione.

L’obbiettivo dell’azienda è “ottimizzare il processo di sviluppo prodotto che prende avvio proprio dall’analisi delle precise richieste del consumatore e da un’attenta valutazione delle dinamiche di mercato”.

In effetti, in America, EspressoWine ha vinto il Campionato Mondiale quale “miglior proposta nel mondo del vino”.

Il primo “Ready to Drink” Italiano sul mercato fa eco ad altre proposte che stanno rivoluzionando il modo di consumare vino nel mondo. Lo scorso anno, a Prowein, vinialsupermercato.it raccontava i Pinot Noir in lattina dell’americana Union Wine Co – Made in Oregon. Pronti alla rivoluzione?

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ProWein: dall’America il vino in lattina per i supermercati d’Europa

Rick Durette, vice presidente della Union Wine Co – Made in Oregon, non ha dubbi: “That’s the future”. Dove “future” sta per “vino in lattina”. Avete capito bene. Proprio voi, che state lì a scandalizzarvi per uno Stelvin. Problema risolto: il vino non s’imbottiglia più. Si “lascia in acciaio”.

S’illumina d’immenso, Durette, quando si offre questa chiave di lettura del suo business : “E’ come se il vino continui a riposare nelle vasche d’acciaio, al posto d’essere imbottigliato”. Pronto all’uso. Oggi e domani. “Everywhere”.  Tutto chiaro? No? D’accordo: flash back.

Dusseldorf, Prowein 2017. Tra le bottiglie pronte alla degustazione, nel padiglione dedicato ai vini d’Oltreoceano – e in paricolare a quelli americani – qualcosa attira la nostra attenzione. Sembrano lattine di birra. Da vicino, è tutto più chiaro: si tratta di Pinot Gris. Pinot Grigio. E Pinot Noir. Pinot nero.

Uno scherzo? Nient’affatto. Chiediamo lumi al pennellone brizzolato che fa bella mostra di sé allo stand. Mr Rick Durette, per la cronaca.

“Underwood è il cognome del proprietario della cantina – spiega fiero Durette -. Quattro anni fa, quasi per scherzo, un suo amico che possedeva una macchina per produrre lattine gli propose di ‘imbottigliare’ in lattina il suo vino.

In questo modo, in occasione dei party tanto in voga da noi in America, chiunque sarebbe andato in giro con il brand in mano, al posto di uno sterile bicchiere trasparente. Un po’ come succede già con la birra”.

Un successo che si deve al pack e alla sua versatilità. Ma non solo. “Come Union Wine Co – continua Rick Durette – proponiamo un merchandising unificato tra i due packaging, sostituendo alla ‘mezza bottiglia’ la lattina da 375 cl. Il mercato di riferimento, per ora, è unicamente quello degli Usa. Ma stiamo cercando partner in Europa. E qualche contatto utile, qui al Prowein 2017, pensiamo di averlo già raccolto”.

La Gdo italiana e i suoi buyer si faranno trovare pronti al grande passo? Ai posteri l’ardua sentenza. E ai tradizionalisti non resta ormai che incazzarsi per qualche Stelvein di troppo.

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