L’Ue conferma il doppio conteggio per l’etanolo da fecce e vinacce. La risposta della Direzione generale per l’energia della Commissione europea (DG Energia) al Wine Distilleries European Network (WiDEN), l’associazione che a livello europeo rappresentata oltre il 60% della produzione e commercializzazione di alcol e distillati di origine vitivinicola, va nella direzione della tutela delle distillerie vinicole europee. Chiarite, quindi, le regole per i biocarburanti avanzati previsti dall’Allegato IX della Direttiva RED 2023/2413. L’etanolo prodotto da questi residui della vinificazione conterà così il doppio rispetto alla quantità reale, ai fini del rispetto degli obiettivi di energia rinnovabile nei trasporti, secondo la normativa dell’Unione europea.https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202302413https://uia.org/s/or/en/1122284114
UNA SOLUZIONE AL CROLLO DEI PREZZI DELL’ETANOLO
Negli ultimi mesi, il settore dell’etanolo derivato da sottoprodotti della viticoltura ha subito un significativo crollo dei prezzi, suscitando serie preoccupazioni tra i produttori. Del problema si è occupata WiDEN, l’associazione europea delle distillerie vitivinicole gestita in outsourcing da Bertagni Consulting Srl, che annovera tra i suoi membri distillerie di Portogallo, Spagna, Italia, Francia e Ungheria. La Commissione Europea è stata chiamata a fornire chiarimenti sul trattamento economico dei prodotti inclusi nell’Allegato IX della Direttiva sulle Energie Rinnovabili (RED) 2023/2413, che prevede il “doppio conteggio” per i biocarburanti avanzati derivati da specifiche materie prime, tra cui proprio “fecce e vinacce”.
In una lettera del 31 marzo 2025 indirizzata a WiDEN, Kitty Nyitrai, direttrice dell’unità C2 della DG Energia della Commissione Europea, ha confermato che solo le materie prime esplicitamente elencate nell’Allegato IX della direttiva possono beneficiare del doppio conteggio. Tra queste e compreso l’etanolo prodotto da fecce e vinacce. Al contrario, i prodotti non inclusi in questo allegato o in elenchi supplementari, come l’Allegato IV del Regolamento di Esecuzione 2022/996, non potranno beneficiare dello stesso trattamento. Questa precisazione esclude l’etanolo di prima generazione, come quello probabilmente proveniente dal Brasile, dall’utilizzare i privilegi esclusivi riservati ai prodotti dell’Allegato IX.
WIDEN SUL DOPPIO CONTEGGIO: CHIARIMENTO IMPORTANTE DALLA COMMISSIONE UE
La risposta della Commissione è stata accolta con favore dai membri di WiDEN, che considerano questo chiarimento «una importante protezione contro la concorrenza sleale e il dumping dei prezzi». Questo intervento normativo, di fatto, mira a proteggere il valore dell’etanolo derivato da fecce e vinacce. Un prodotto che non solo offre benefici ambientali, ma svolge anche un ruolo cruciale nell’industria vinicola. Le distillerie vinicole, infatti, hanno storicamente liberato i produttori di vino da materiali di scarto potenzialmente problematici, trasformando fecce e vinacce in una risorsa preziosa e sostenibile.
«Senza questo intervento – commenta Marco Bertagni, presidente di WiDEN – tali sottoprodotti rischierebbero di diventare rifiuti complessi da smaltire, aumentando i costi e l’impatto ambientale. Questa decisione della Commissione rappresenta un chiaro riconoscimento del ruolo strategico delle distillerie vinicole nella promozione dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale all’interno del settore agricolo europeo. WiDEN – aggiunge Bertagni – auspica che la conferma del doppio conteggio contribuisca a stabilizzare il mercato dell’etanolo di origine vitivinicola. E a valorizzare un prodotto che, grazie a questo riconoscimento, potrà continuare a fornire benefici ambientali e produttivi all’intero settore».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
rinvio dazi trump vini europei. Rinviati i dazi dell’Ue sul bourbon americano. Ma il Tycoon non si fida e prende tempo. Ieri mattina, l’Unione Europea ha annunciato un rinvio dei dazi punitivi su bourbon, whiskey e altri prodotti degli Stati Uniti dall’1 al 13 aprile. Una notizia colta con sospetto da Trump. Gli Stati Uniti hanno infatti posticipato a loro volta i dazi sui vini ed altri alcolici europei, al giorno successivo: il 14 aprile. «Questo è un buon primo passo per abbassare la tensione», commenta Ben Aneff, presidente della US Wine Trade Alliance, l’associazione che riunisce gli importatori di vino americani.
Si spera che la decisione dia tempo agli Stati Uniti e all’Ue di arrivare a un accordo negoziato sulla questione alla base dei dazi. Anche se accogliamo con favore la notizia, l’attuale stato di purgatorio del settore è comunque estremamente dannoso per le imprese in tutto il territorio degli Stati Uniti». L’invito dell’associazione, come riferito ieri da Winemag, è stato quello di interrompere tutti gli ordini di vini europei, in attesa di maggiori certezze. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_25_750
USWTA: L’EUROPA STA SOTTOVALUTANDO TRUMP
Secondo la USWTA, l’Ue starebbe sottovalutando la volontà degli Stati Uniti di rispondere in modo deciso ai dazi su acciaio e alluminio. Ci aspettiamo pienamente che gli Stati Uniti impongano dazi all’Ue per il doppio del valore di qualsiasi ritorsione sui dazi sull’acciaio. Ma stiamo naturalmente esortando l’amministrazione a garantire che tali dazi siano determinati con attenzione, per evitare di danneggiare le imprese americane e limitare il danno alla sola Ue. Come sappiamo, i dazi sul vino arrecano un danno significativamente maggiore alle imprese americane. Sono inutilmente nocivi per gli interessi americani. Una cattiva leva per influenzare il cambiamento politico». rinvio dazi trump vini europei.
«I DAZI SUL VINO? SONO DANNOSI PER L’AMERICA»
L’industria del vino, secondo Ben Aneff, può essere «un modello per il commercio equo che gli Stati Uniti desiderano, a beneficio delle imprese su entrambi i lati dell’Atlantico». Un settore che può sostenere centinaia di migliaia di posti di lavoro americani. «Anche se speriamo che gli Stati Uniti e l’Ue possano risolvere le questioni sottostanti, in caso di controversia, i dazi punitivi dovrebbero essere limitati a prodotti che beneficiano principalmente le aziende dell’Ue. I dazi sul vino sono dannosi per l’America». L’USWTA definisce la settimana di tensione «molto stressante per tutti». «Speriamo di avere presto ulteriori notizie», è l’auspicio di Aneff. Poi, un’esortazione ai colleghi importatori di vino: «Continuiamo a lavorare ogni giorno per raccontare la storia della nostra straordinaria industria ai decisori politici di Washington».https://winetradealliance.org/
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente Federdoc, non usa giri di parole: «La firma dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur è un passo avanti cruciale per la competitività dei vini europei nei mercati sudamericani». Di fatto, un traguardo significativo per molti settori economici, incluso quello agroalimentare. E, in particolare, per il comparto vitivinicolo europeo di qualità. L’intesa, raggiunta dopo un lungo processo negoziale, rafforza le relazioni dell’Europa – e dei produttori di vino europei – con un partner strategico di primaria importanza sullo scenario globale, comprendendo Paesi come Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Venezuela e Bolivia, membri a pieno titolo del Mercosur, oltre a Cile, Perù, Colombia, Ecuador, Guyana e Suriname come Paesi associati.
MERCOSUR, PROSECCO E PROTEZIONE DELLE INDICAZIONI GEORGRAFICHE
Questa area economica, una delle più rilevanti al mondo, svolge un ruolo centrale negli scambi commerciali internazionali, offrendo opportunità uniche per i produttori europei. «Siamo soddisfatti del risultato raggiunto – commenta ancora Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi – per il settore vitivinicolo europeo di qualità con la sigla dell’accordo UE-Mercosur. La protezione di ben 349 Indicazioni Geografiche europee consentirà alle nostre aziende di crescere ulteriormente nei Paesi sudamericani, valorizzando il patrimonio unico e l’eccellenza dei nostri vini. L’eliminazione o la riduzione dei dazi prevista dall’accordo offrirà un vantaggio competitivo decisivo nei mercati del Mercosur, aprendo nuove opportunità di sviluppo». Novità importanti potrebbero arrivare anche per il Prosecco, prodotto con questo nome in Brasile.
IN GIOCO IL FUTURO DEL VINO IN EUROPA
L’accordo UE-Mercosur non si limita agli aspetti economici, ma include anche disposizioni rilevanti sul fronte della sostenibilità. «L’intesa contiene risultati in linea con la politica ambientale dell’UE, grazie al rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima e a forti impegni contro la deforestazione», aggiunge Gallarati Scotti Bonaldi. Ciò rappresenta un ulteriore valore aggiunto per un settore sempre più attento alla responsabilità sociale e alla sostenibilità ambientale. Con questa intesa, il vino europeo di qualità si prepara a rafforzare la propria presenza in una regione strategica e dinamica, consolidando il proprio ruolo di ambasciatore delle eccellenze agroalimentari dell’Unione Europea. Più in generale, soddisfazione per l’accordo Ue-Mercosur è stata espressa anche dalla Confindustria italiana.Confindustria italiana.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La promozione del settore vinicolo nell’Unione Europea è sostenuta attraverso finanziamenti che provengono principalmente da fondi comunitari e, in parte, da fondi nazionali. Ecco una panoramica delle principali fonti di finanziamento.
1. Fondi dell’Organizzazione Comune del Mercato (OCM) Vino
La Politica Agricola Comune (PAC) dell’UE prevede uno specifico programma per il settore vitivinicolo, gestito attraverso l’OCM Vino.
Ogni stato membro riceve una dotazione finanziaria annuale per il proprio “Programma Nazionale di Sostegno” (PNS), che include misure per la promozione del vino, sia all’interno dell’UE che nei mercati extra-UE.
Obiettivi principali dei fondi OCM per la promozione:
Incrementare le esportazioni.
Aumentare la competitività dei vini europei nei mercati internazionali.
Sostenere la qualità e l’immagine dei vini europei.
2. Cofinanziamento da parte degli Stati Membri
Gli stati membri dell’UE partecipano con una quota di cofinanziamento per le misure di promozione del vino, integrando i fondi europei.
La percentuale di cofinanziamento varia in base alla misura e al paese, ma in generale i produttori devono contribuire con una parte dei costi.
3. Contributi dei produttori e delle organizzazioni del settore del vino
I beneficiari dei fondi per la promozione, come le aziende vinicole o i consorzi, spesso devono coprire una parte dei costi dei progetti di promozione (cofinanziamento).
Questa modalità garantisce un uso più mirato e responsabile dei fondi.
4. Fondi strutturali e di sviluppo rurale
Alcuni programmi di sviluppo rurale nell’ambito della PAC possono includere misure di promozione del settore vinicolo, soprattutto legate al turismo enologico e alla valorizzazione del territorio.
In questo caso, i fondi provengono dal Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR).
5. Programmi nazionali e regionali
Oltre ai fondi europei, molti paesi e regioni vinicole attivano programmi propri di sostegno alla promozione.
Questi programmi sono spesso finanziati da risorse pubbliche nazionali, da fondi regionali o da consorzi di produttori.
Esempio pratico: promozione nei mercati extra-UE
L’OCM Vino sostiene campagne di marketing, degustazioni, partecipazioni a fiere e altre attività promozionali in paesi come gli Stati Uniti, la Cina o il Giappone.
La copertura finanziaria può arrivare fino al 50% dei costi totali dell’azione promozionale.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
«Comunicazione fuorviante sul vino». Federdoc ed Efow – Federazione Europea dei Vini ad Indicazione Geografica – ha espresso preoccupazione per la campagna di sensibilizzazione sull’alcol promossa in occasione della Settimana Europea di sensibilizzazione sull’alcol 2024, inaugurata lo scorso 3 dicembre presso il Parlamento Europeo. I cartelloni esposti nell’ambito dell’iniziativa, visibili fino alla conclusione dell’evento, raffigurano una bottiglia di vino con un’etichetta che riporta ingredienti non conformi alla disciplina europea, come l’etanolo, non utilizzato nei prodotti vitivinicoli. A destare ulteriore scalpore è l’uso, sulla stessa etichetta, dell’immagine del celebre “Bacco” di Caravaggio, già impiegata dal Ministero della Sovranità Alimentare in occasione del Vinitaly 2023 per sottolineare il legame tra vino e cultura italiana.
LE CRITICHE DI FEDERDOC
«Non è accettabile che una campagna di comunicazione, finanziata dall’Unione Europea e dall’OMS, offra ai consumatori una comunicazione così fuorviante sul prodotto vino rappresentandolo come il frutto di ingredienti non ammessi dalla disciplina europea», ha dichiarato il presidente di Federdoc, Gallarati Scotti Bonaldi. Il presidente ha inoltre sottolineato come il settore vitivinicolo sia l’unico, tra le bevande alcoliche, ad aver adottato norme rigorose a livello europeo per l’etichettatura di ingredienti, calorie e valori nutrizionali. Questo, ha evidenziato Gallarati Scotti Bonaldi, dimostra l’impegno del settore per una trasparenza totale e per una corretta informazione ai consumatori, sostenuta dalla qualità e salubrità dei prodotti vinicoli.
IL VINO SOTTO ATTACCO
Federdoc ed Efow denunciano quella che definiscono una campagna di stigmatizzazione senza precedenti. L’iniziativa, secondo le due associazioni, rischia di compromettere l’immagine del vino, un prodotto che non è solo simbolo di qualità, ma anche patrimonio culturale e identitario di molti Paesi europei. Questo nuovo episodio accende i riflettori sul tema della percezione del vino e delle politiche di comunicazione adottate dall’Unione Europea nei confronti delle bevande alcoliche. Federdoc ed Efow chiedono una maggiore attenzione per evitare messaggi fuorvianti e dannosi, non solo per i produttori, ma anche per i consumatori che meritano informazioni corrette e coerenti.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
«Stiamo per lanciare in tutta Europa VITÆVINO, una campagna a difesa del settore del vino, per proteggere il vino come parte di uno stile di vita sano ed equilibrato, mettendo in evidenza il suo ruolo culturale e socio-economico». Lo ha annunciato Gaya Ducceschi (nella foto) Head of Wine & Society and Communication del Comité Européen des Entreprises Vins (Ceev), l’associazione che rappresenta le aziende vinicole europee nell’industria e nel commercio di vino (due gli italiani nel Cda). Ceev, come precisato ieri dalla referente, in occasione della presentazione delle stime vendemmiali 2024, condurrà la campagna in collaborazione con l’intera filiera europea del vino.
VITÆVINO, LA CAMPAGNA IN DIFESA DEL SETTORE DEL VINO IN EUROPA
La campagna si concentrerà sul «generare un ampio supporto pubblico attraverso un impegno collettivo, incoraggiando cittadini, consumatori e la comunità globale del vino a firmare una Dichiarazione che sostiene il ruolo del vino nella società e ne difende il patrimonio culturale». Una campagna che si inserisce nel contesto della crisi dei consumi, per rilanciarli in maniera innovativa. «Il declino strutturale a lungo termine dei consumi, soprattutto nei mercati tradizionali – precisa ancora Gaya Ducceschi – è al centro della crisi attuale del settore. Mentre il mercato globale degli alcolici e dei prodotti a basso o zero alcol è in crescita, il consumo di vino continua a diminuire. Il supporto dell’Ue dovrebbe concentrarsi sul miglioramento della competitività, riducendo i costi e favorendo l’accesso ai nuovi consumatori».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
FOTONOTIZIA – Il governo italiano ha posticipato l’applicazione delle nuove norme europee sull’etichettatura dei vini. Una risposta al pericolo di dover distruggere milioni di etichette già stampate, sulla base del regolamento che sarebbe dovuto entrare in vigore l’8 dicembre. Il provvedimento, comunicato dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, raccoglie il plauso di Federvini, Unione italiana vini – UIV e Coldiretti.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Non solo critiche al nuovo sistema di etichettatura vini dell’Ue che entrerà in vigore l’8 dicembre 2023, in seguito alla comunicazione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 24 Novembre. «Eravamo già molto soddisfatti per aver contribuito alla definizione dell’obbligo di indicare nell’etichetta elettronica il mosto d’uva concentrato e il saccarosio tra gli ingredienti per l’arricchimento dei vini – afferma Marco Bertagni, presidente delle associazioni di settore dei mosti FederMosti e MUST – ma lo siamo ancora di più adesso che la dizione “ingredienti” è stata oggetto di un upgrading. Andrà posta nell’etichetta cartacea e da lì, attraverso il QR Code, il consumatore acquisirà in maniera diretta un’informazione fondamentale, ovvero se il vino è stato arricchito con un derivato dell’uva, o con uno zucchero esogeno a questa filiera».
Le sostanze utilizzate per l’arricchimento sono considerate ingredienti «nella misura in cui sono aggiunte durante la produzione e presenti nel prodotto finito», anche se sotto forma modificata, e devono pertanto essere indicate nell’elenco degli ingredienti. I termini «mosto di uve concentrato» e «mosto di uve concentrato rettificato» possono essere sostituiti ciascuno dall’indicazione «mosto di uve concentrato» oppure possono essere raggruppati e figurare nell’elenco degli ingredienti soltanto come «mosto di uve concentrato». Il saccarosio, l’altra sostanza ammessa per l’arricchimento, deve essere indicato separatamente.
«Siamo dispiaciuti per i produttori di vino per la tempistica, inadeguata, con cui l’Unione Europea ha diramato le disposizioni operative – conclude Bertagni – che costringerà a modificare molte etichette già stampate. Tuttavia, per quanto riguarda l’esplicita indicazione dello zucchero in etichetta cartacea tramite QR Code, si tratta di un successo pieno, che all’inizio del processo di revisione dell’etichettatura dei vini sembrava una chimera».
Etichettatura vino, UE cambia regole al 90°: QR code non basta, insorgono produttori
Etichettatura vino, UE cambia regole al 90° QR code non basta più. Insorgono I produttori: milioni di etichette a rischio distruzione
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Passo indietro sul QR Code: da solo non basta. Nel nuovo sistema di etichettatura dei vini va indicata la parola “ingredienti”, in modo da rendere comprensibile ai consumatori che il codice rimandi ad un’e-label contenente la dichiarazione nutrizionale completa, comprensiva dell’elenco degli ingredienti. Cambiano in questo senso, al 90° minuto, le linee guida della Commissione europea sulle nuove norme per l’etichettatura del vino. Pubblicate oggi, includono una nuova interpretazione della normativa UE che incide sull’aspetto delle etichette stesse, appena due settimane prima dell’applicazione delle nuove norme.
La decisione scatena l’indignazione dei produttori europei, che attraverso il Comitato Europeo delle Aziende Vitivinicole (Comité Vins – CEEV) chiedono una modifica urgente delle Linee Guida per evitare la distruzione di centinaia di milioni di etichette di vino già stampate o presenti sugli scaffali.
«Non possiamo accettare una nuova interpretazione pubblicata 14 giorni prima della data di applicazione – spiega Mauricio González Gordon, presidente della CEEV – che implicherà, da un lato, la distruzione di centinaia di milioni di etichette già stampate; dall’altro, la nostra incapacità di stampare nuove etichette in tempo per rispettare la nuova scadenza regolamentare. Chiediamo quindi alla Commissione di modificare urgentemente le Linee Guida».
CAMBIANO LE REGOLE PER L’ETICHETTATURA DEL VINO
Il Regolamento (UE) 2021/2117 pubblicato il 6 dicembre 2021, impone a partire dall’8 dicembre 2023, l’etichettatura obbligatoria dell’elenco degli ingredienti e della dichiarazione nutrizionale dei vini e dei prodotti vitivinicoli aromatizzati. Tuttavia, la legislazione dà ai produttori la possibilità di rendere disponibile la dichiarazione nutrizionale completa e l’elenco degli ingredienti per via elettronica (e-label). Le aziende si sono quindi impegnate ad implementare l’etichetta digitale rapidamente.
In buona fede e nel rispetto del Regolamento (UE) 2021/2117 e di tutte le informazioni ufficiali disponibili, la grande maggioranza degli operatori del settore vitivinicolo ha deciso di identificare i QR-code con il simboloimage.png registrato ISO 2760, universalmente noto per identificare un luogo in cui si trovano informazioni.
Ma oggi la Commissione ha pubblicato le sue Linee guida che contengono una nuova interpretazione del regolamento OCM vino in cui si afferma che la presentazione di un codice QR dovrebbe essere chiara per i consumatori per quanto riguarda il suo contenuto, che il codice QR deve essere identificato sull’etichetta con il termine “ingredienti”, «aggiungendo incertezza – sempre secondo CEEV – riguardo al regime linguistico da applicare».
UNIONE ITALIANA VINI: «EUROPA MATRIGNA CON LE IMPRESE DEL VINO»
«In tal modo – continua il Comitato Europeo delle Aziende Vitivinicole – la nuova interpretazione della Commissione mina drammaticamente il principio della certezza del diritto e delle legittime aspettative degli operatori economici e ignora la volontà politica espressa dai colegislatori all’adozione del regolamento (UE) 2021/2117. La pubblicazione delle Linee Guida a sole 2 settimane dall’entrata in vigore rende impossibile l’adeguamento degli operatori economici e ignora inoltre il principio di proporzionalità tra libera circolazione delle merci, competitività e informazione dei consumatori».
Dello stesso parere è la Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo e diversi Stati membri (tra cui Spagna, Italia, Francia e Portogallo), che hanno comunicato ufficialmente le loro preoccupazioni alla Commissione Europea e il loro sostegno all’interpretazione del CEEV. «L’interpretazione – conclude il Comité Vins – cancella il principale vantaggio apportato dal sistema di etichettatura elettronica. Stiamo valutando tutte le possibili strade per salvaguardare il mercato unico e gli interessi delle aziende vinicole fornendo al contempo adeguate informazioni ai consumatori».
Per l’Italia interviene Uiv. «C’è un’Europa che a volte si fa matrigna con le sue imprese – ha detto il segretario generale di Unione italiana vini, Paolo Castelletti – e purtroppo ciò sta accadendo sempre più spesso con quelle del nostro settore. Le aziende vinicole, assieme a Uiv, sono da sempre sostenitrici della trasparenza nei confronti dei consumatori, come dimostra il fatto che, per primo, l’intero comparto abbia già adottato quanto previsto dal Regolamento Ue 2021/2117. Oggi un dietrofront, con la sorpresa di una nuova interpretazione al regolamento che rappresenta un buco nero sul futuro delle nostre imprese».
Normativa europea etichettatura vini posticipata dal governo italiano
Normativa europea etichettatura vini posticipata dal governo italiano. Plauso di Federvini, UIV - Unione italiana vini e Coldiretti
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
«Una dieta equilibrata come quella dello stile di vita mediterraneo, che include la moderazione in tutti gli aspetti della vita compreso il consumo di vino, è riconosciuta come un contributo positivo a uno stile di vita sostenibile e sano». Con buona pace dell’Irlanda e dei burocrati dell’Ue, è questa la dichiarazione sottoscritta da circa 30 scienziati presenti al congresso scientifico Lifestyle, diet, wine & health andato in scena in mattinata a Toledo, in Spagna. Parole che non sfuggono a Unione italiana vini (Uiv), che esprime apprezzamento.
Guardiamo con estremo interesse alla dichiarazione conclusiva di “Lifestyle matters” – commenta il presidente Lamberto Frescobaldi – e alla comunità scientifica che ha discusso ed evidenziato l’importanza del consumo enologico moderato nell’ambito di uno stile di vita equilibrato e sano. Si tratta di una posizione purtroppo non recepita in ambito comunitario, dove tornano ad addensarsi nubi che vogliono il vino fortemente penalizzato nell’ambito dei prossimi programmi di promozione».
VINO E CARNI ROSSE: ALLARME PER LA PROMOZIONE DEL MADE IN ITALY
Una battaglia che vede tutto il mondo italiano unito, dai vignaioli come Walter Massa che vorrebbero vedere la molecola dell’alcol elevata a Patrimonio dell’Umanità, sino ai produttori industriali. Ma l’allarme, in Europa, non riguarda solo l’alcol. Uiv ricorda che vino e carni rosse sono tornate nel mirino della Commissione europea nel bando relativo alla Promozione orizzontale dei prodotti agricoli europei, per un valore complessivo di oltre 176 milioni di euro.
Il testo proposto dalla Dg Agri, al voto degli Stati membri il prossimo 25 ottobre, inserisce «tra i criteri di premialità la compatibilità con documenti unionali», come il Farm to Fork e soprattutto il Beating Cancer plan (Beca), il discusso piano anticancro sottoscritto tra le polemiche 18 mesi fa.
«Un ritorno al passato – secondo Unione italiana vini – in quanto la proposta di escludere di fatto il vino dalle graduatorie era stata approvata 2 anni fa, anche a causa del silenzio-assenso proprio dell’Italia». Unione italiana vini ritiene non si possa pregiudicare al vino, comparto da 8 miliardi di euro l’anno di export, «una chance promozionale importante come quella al voto e confida in una netta opposizione dell’Italia, come avvenuto con successo lo scorso anno». «Una volta di più – conclude Uiv – sta passando il concetto del vino come prodotto dannoso a prescindere dalle modalità di consumo, proprio il contrario di quanto stabilito oggi a Toledo in occasione di Lifestyle, diet, wine & health».
Vino ed Health Warnings in Irlanda: così il cane si morde la coda su consumo e abuso di alcolici
Vino ed Health Warnings in Irlanda: così il cane si morde la coda su consumo e abuso di alcolici. Sbugiardate le avvertenze in etichetta
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Come anticipato a maggio 2021 e lo scorso aprile, Canelli Docg è stata ufficialmente riconosciuta. Dopo la registrazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea L 166 del 30 giugno 2023 nasce dunque la Denominazione di origine controllata e garantita Canelli. Sempre sul fronte del Moscato piemontese, la notizia della nuova Docg ha anticipato di qualche giorno la bocciatura della richiesta di una Doc Langhe per il Moscato secco. Con Canelli Docg, il Piemonte raggiunge così 60 denominazioni vitivinicole, alle quali si aggiungono le 23 del comparto cibo.
Con la registrazione della nuova Docg Canelli, l’Italia raggiunge quota 527 Ig del Vino – 409 Dop, 118 Igp – alle quali si aggiungono 322 prodotti agroalimentari, per un totale di 849 denominazioni Dop Igp Stg. Considerando le 35 Ig delle Bevande Spiritose si raggiunge un totale di 884 Indicazioni Geografiche, primo Paese in Europa.
«Si chiude un percorso durato 24 anni – commenta Flavio Scagliola, vicepresidente del Consorzio dell’Asti Dop e sostenitore dell’iter attraverso l’Associazione dei produttori di Moscato di Canelli – che ha visto i produttori compatti verso questo obiettivo. Con questo riconoscimento esaltiamo ancora di più il valore qualitativo di questo vino che negli anni è sempre più apprezzato soprattutto nei mercati orientali, dove trova ottimo abbinamento con la tradizione culinaria. Permetterà quindi di fare da apripista al vino piemontese in generale».
CANELLI DOCG UFFICIALE, ANCHE RISERVA
Il Canelli DOCG viene prodotto con uve Moscato bianco di 17 comuni situati intorno a Canelli, punto di passaggio tra Langhe e Monferrato. La media rivendicata negli ultimi anni è di circa 100 ettari, per una produzione di quasi un milione di bottiglie. L’area offre tuttavia un potenziale molto più alto. In particolare, l’elaborazione di un vino aromatico, dolce, con una leggera sovrapressione e una bassa gradazione saranno i tratti distintivi del Canelli Docg nella tipologia Riserva, che sarà immessa sul mercato non prima di 30 mesi.
La coltivazione della vite e del Moscato, in particolare, è dominante nell’area di Canelli fin dal 1300. I comuni interessati dalla Denominazione di origine controllata e garantita Canelli sono Calamandrana, Calosso, Canelli, Cassinasco, Coazzolo, Bubbio, Castagnole Lanze, Costigliole d’Asti, Loazzolo, Moasca. E ancora: San Marzano Oliveto in provincia di Asti, Castiglione Tinella, Santo Stefano Belbo, Cossano Belbo, Neive, Neviglie e Mango in provincia di Cuneo.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Il 2022 si chiude col segno più per le imprese del settore della distillazione, ma gli allarmismi dell’Ue spaventano Assodistil che chiede un fronte comune tra produttori di vino e di superalcolici. In Italia aumenta la produzione di alcol ed acquaviti (+12), così come l’export, compreso quello della Grappa (+8%) rispetto al 2021. Tuttavia, avverte l’Associazione Nazionale Industriali Distillatori di Alcoli e acquaviti in occasione della 77° Assemblea annuale, «con l’introduzione delle misure preannunciate dalla Unione Europea che mirano a demonizzare il consumo di bevande spiritose, inclusa l’introduzione della cosiddetta etichetta sanitaria, e la contemporanea assenza di strumenti legislativi che garantiscano la necessaria tutela e promozione delle bevande spiritose ad Indicazione Geografica, si mettono a rischio fino a mille posti di lavoro solo nelle distillerie».
Nonostante nel 2022 la produzione italiana di alcole e acquaviti sia aumentata del 15% in volumi rispetto all’anno precedente, con una produzione pari a circa 120 milioni di litri e un fatturato di 500 milioni, il 2023 presenta molteplici sfide per il settore. «AssoDistil – spiega il presidente Antonio Emaldi – ha attivato un’intensa attività istituzionale per manifestare la propria contrarietà ad ogni misura ingiustificatamente denigratoria per il settore. A proposito di restrizioni sul consumo di alcool, vogliamo sottolineare come non si debba e non si possa separare il consumo di vino da quello delle bevande spiritose, ma occorre portare avanti un’unica battaglia in quanto l’etichetta non risolverebbe il serio problema dell’abuso di alcolici, ma rischierebbe di oscurare il contributo positivo che la produzione di distillati offre in termini di occupazione e di sostenibilità».
HEALTH WARNINGS E PROMOZIOINE NEI PAESI TERZI
Secondo i dati di Format Research il 53% delle imprese della distillazione troverebbe interessante «promuovere un piano di eventi promozionali da tenersi nei Paesi dell’UE per incrementare la conoscenza del prodotto e le vendite, cosa che non sarebbe assolutamente più realizzabile con l’entrata in vigore dell’etichetta sanitaria». Azzerare i progetti di promozione per la Grappa e per gli altri spirits rischia di vanificare la ripresa dell’export di tutte le acquaviti e liquori. Secondo Nomisma continua la corsa della Grappa sui mercati esteri.
Nel 2022 l’export di Grappa ha fatto registrare 60 milioni di euro contro i 51,5 milioni del 2021, dato che si traduce in +167% in valore e +8% in volume. Tra i mercati internazionali che apprezzano di più la grappa vi è la Germania che da sola concentra ben il 59% dell’export di settore, seguita da Svizzera (14%), Austria (5%). Da segnalare il positivo risultato nel mercato USA (+31% di export in volume) dove da 5 anni sono attivi progetti di promozione della grappa IG.
A questo – prosegue Emaldi – si aggiunge il fatto che ancora oggi risulta inspiegabilmente sospeso il Decreto sui Consorzi di tutela delle bevande spiritose, strumento cruciale per la tutela e promozione delle produzioni tradizionali nazionali. “Auspichiamo che finalmente venga firmato il Decreto che riconosce il Consorzio della Grappa fermo da cinque anni.
Le bevande spiritose devono poter usufruire delle stesse prerogative di cui godono i vini e gli alimenti ad IG altrimenti, con il rischio di produzione di bevande a nome grappa fuori dall’Italia, potrebbe compromettere il fatturato del comparto che per i soli distillati vale circa 500 milioni».
I FOCUS NOMISMA E FORMAT RESEARCH: SCENARI E TENDENZE
Ai risultati molto positivi per la produzione di alcool e acquaviti e nell’export che testimoniano l’aumento dell’immagine del valore della Grappa percepito dai consumatori di tutto il mondo si contrappone un trend negativo della distribuzione moderna nazionale. In questo canale si assiste a una diminuzione delle vendite del -3,4% in valore rispetto al 2021 (fonte: NielsenIQ). Nel primo trimestre del 2023, però, rallenta il calo a volume e i valori mostrano un +0,9% grazie all’inflazione.
Secondo i dati di Format Research l’82% delle imprese del comparto lamenta un incremento dei costi dell’energia, mentre l’87% un aumento dei costi delle materie prime. Una impresa su due ha registrato rincari superiori al 20%. In questo scenario cresce il numero di imprese che si sono rivolte alle banche per ottenere credito: il 34% ha fatto richiesta per un finanziamento e tra queste, nel 67% dei casi l’operazione è andata a buon fine.
Sul fronte della sostenibilità 8 imprese su 10 hanno interesse ad essere percepite come sostenibili e il 72% di esse ritiene che il fattore green costituisca un driver per il consumatore in fase di acquisto. Il 21% delle imprese possiede almeno una certificazione green, e il 43% delle imprese non ancora in possesso di tali certificazioni intende dotarsene nei prossimi due anni, percentuale che sale al 46% considerando il prossimo quinquennio.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Il Comitato europeo delle aziende vinicole (Comité Européen des Entreprises Vins– CEEV) ha presentato un reclamo formale per chiedere alla Commissione europea di aprire una procedura d’infrazione contro l’Irlanda «per aver violato il diritto comunitario e il mercato unico dell’UE con le sue norme sull’etichettatura delle bevande alcoliche che includono, tra l’altro, l’uso di avvertenze sanitarie», le cosiddette «health warning».
Nella sua denuncia, CEEV sottolinea la «chiara incompatibilità delle norme irlandesi in materia di etichettatura con la nuova legislazione sul vino e sui prodotti vitivinicoli aromatizzati per quanto riguarda l’indicazione del contenuto alcolico e del valore energetico». Il Comité Européen des Entreprises Vins sostiene inoltre che «le norme irlandesi costituiscono un ostacolo sproporzionato e ingiustificato al commercio, in contrasto con gli articoli 34 e 36 del Trattato sul funzionamento dell’UE», mettendo così «a rischio il mercato unico europeo». L’Irlanda non avrebbe poi «mai giustificato adeguatamente la misura proposta».
Le disposizioni irlandesi in materia di etichettatura, sempre secondo il Comitato europeo delle aziende vinicole, «non distinguono tra abuso di alcol e modelli di consumo moderato di vino, non riuscendo quindi a informare accuratamente i consumatori». L’incompatibilità delle norme irlandesi sull’etichettatura con il diritto dell’UE e la frammentazione del mercato unico dell’UE sono state evidenziate da non meno di 13 Stati membri dell’UE durante la procedura di notifica dell’Unione europea. La scorsa settimana, a questo coro si è aggiunto quello di 8 Paesi terzi durante la procedura dell’OMC.
HEALTH WARNING: LA POSIZIONE DELL’ITALIA
«La fuga in avanti dell’Irlanda – commenta dall’Italia Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione italiana vini (Uiv) – rischia di aprire il campo a una babele informativa all’interno dell’Ue. Siamo pronti a discutere un nuovo sistema di etichettatura del vino, ma solo se questo è condiviso in ambito Comunitario. Per questo condividiamo la richiesta, da parte del Comitato europeo delle imprese del vino (Ceev), di presentare una denuncia alla Commissione Europea contro l’Irlanda, anche alla luce dei pareri contrari alla condotta di Dublino espressi in sede di Wto da parte di 8 Paesi Extra-Ue».
D’accordo anche Confagricoltura, pronta a presentare a sua volta «un esposto alla Commissione europea per ribadire l’incompatibilità con le regole UE della legge irlandese relativa all’inserimento di “Health Warning” sulle etichette dei vini e delle bevande alcoliche». La questione, ricorda ancora la Confederazione, sarà all’ordine del giorno della prossima riunione del Comitato Barriere Commerciali del WTO, il 21 giugno. «In quella sede, la Commissione, in quanto titolare della competenza esclusiva in materia commerciale – evidenzia Confagricoltura – sarà chiamata a motivare la presunta conformità del provvedimento di Dublino con le regole del mercato unico e della libera concorrenza».
Alcol dannoso per la salute, come le sigarette: l’Irlanda tira dritto
Alcol dannoso per la salute, come le sigarette Irlanda tira dritto. Regolamento mette a rischio mercato unico UE. Silenzio commissione europea
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
La definizione delle competenze turistiche dei Consorzi di Tutela è una delle novità più importanti giunte ieri con l’approvazione della bozza di Regolamento delle Indicazioni Geografiche dell’Unione europea da parte della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Ue. L’attribuzione di un ruolo istituzionale nella promozione del “Turismo Dop”, ossia del turismo enogastronomico legato a progettualità autentiche sui prodotti a Indicazione Geografica, segna un cambio di passo nelle politiche comunitarie. Un aspetto passato in secondo piano, di fronte ai proclami legati affossamento del vino croato Prošek, che continua – in maniera paradossale – ad essere considerato dalla politica e dall’industria il nemico internazionale numero uno del cosiddetto “sistema Prosecco”.
Un dettaglio, quello dei nuovi “poteri” assegnati ai Consorzi di Tutela, che non è sfuggito però a Mauro Rosati, direttore generale di Fondazione Qualivita, che plaude a una «novità in grado di produrre sviluppo per tutti i prodotti agroalimentari e vitivinicoli europei ed italiani Dop, Igp e per le bevande spiritose a indicazione geografica». Nella mission della Fondazione che ha sede a Siena c’è proprio la valorizzazione del settore dei prodotti Dop Igp Stg agroalimentari e vitivinicoli.
«Qualivita ha sostenuto con forza l’introduzione nel nuovo regolamento negli aspetti legati alla promozione dell’enoturismo e delle funzioni di coordinamento dei Consorzi di tutela – afferma Rosati – dopo aver sostenuto negli anni le numerose esperienze delle filiere Dop Igp italiane, sempre più al centro dell’offerta turistica nazionale. Lo testimoniano numerosi esempi, dai Caseifici Aperti del Parmigiano Reggiano Dop all’emergente esperienza del Cioccolato di Modica, cresciuta fortemente con il riconoscimento Igp».
PIÙ COLLABORAZIONE TRA CONSORZI E MINISTERO DELL’AGRICOLTURA
Siamo convinti che il ‘Turismo Dop’ in questa forma possa rivelarsi, anche per le piccole filiere a Indicazione Geografica, un vero volano per lo sviluppo delle produzioni e soprattutto dei territori, incentivando quelle attività turistiche a agrituristiche intimamente legate con la produzione agricola e agroalimentare italiana».
Il nuovo ruolo dei Consorzi di tutela permetterà loro di «collaborare concretamente» con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, di concerto con le istituzioni di settore come Ministero del turismo ed Enit, «per prendere parte a iniziative di promozione internazionale che possono essere ulteriore leva di crescita molto importante». Un’iniziativa che, sempre secondo Fondazione Qualivita, può dare «già nel breve periodo dei riscontri tangibili alle DOP IGP italiane, in particolare alle filiere di piccole dimensioni».
Da anni – evidenzia ancora Mauro Rosati – il “Rapporto sul Turismo Enogastronomico” realizzato dalla professoressa Roberta Garibaldi evidenzia una crescita di questo fenomeno, con numeri impressionanti frutto del costante lavoro delle imprese e delle numerose organizzazioni di promozione come Le strade dei Sapori e del Vino, Città dell’Olio, Le Città del Vino, Movimento Turismo del Vino eccetera».
Per quanto riguarda il settore specifico DOP IGP, l’Osservatorio Qualivita, solo nel 2022, ha contato oltre 230 eventi organizzati dai Consorzi di tutela fra degustazioni, visite outdoor, festival e iniziative che hanno risposto alla richiesta dei cittadini di esperienze vere nei territori del cibo e del vino. E in molti casi proprio le piccole filiere, che più di altre hanno subito gli effetti legati alla pandemia e alla contrazione di alcuni canali distributivi, sono riuscite a dare «una riposta concreta attraverso iniziative di vendita diretta e incoming turistico offrendo esperienze enogastronomiche qualificate».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il 30 novembre 2022 l’Ue ha pubblicato la proposta di regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio che contiene disposizioni in materia di riduzione, riuso, riciclo ed etichettatura. «La proposta della commissione europea -sottolineano Confagricoltura e Federvini – presenta numerose criticità. Quelle che più preoccupano sono indubbiamente il ricorso al riuso anziché al riciclo e la standardizzazione degli imballaggi».
La proposta di regolamento prevede dal 1° gennaio 2030 l’obbligo del riuso: ciò significa che su 100 bottiglie immesse nel mercato europeo, da 5 a 10 bottiglie dovranno essere riutilizzabili. L’Azienda avrà l’obbligo di contribuire alla realizzazione e mantenimento di un regime che raccoglie, lava, sanifica e riconsegna le bottiglie agli utilizzatori.
«Attenzione – spiega Micaela Pallini, Presidente di Federvini – la riciclabilità sarà misurata in base a criteri di progettazione che saranno stabiliti successivamente dalla Commissione europea, senza la consultazione degli operatori. Se fra questi criteri sparirà quello legato alla funzione di presentazione del prodotto, rischiamo di perdere le forme e il design che oggi caratterizzano molti dei nostri prodotti».
L’OBBLIGO DI MINIMIZZAZIONE DI PESO E VOLUME DELLE BOTTIGLIE
Un’altra insidia si annida nell’obbligo di minimizzazione. Entro il 1° gennaio 2030, infatti, tutti gli imballaggi dovranno ridurre al minimo peso e volume. «Nel nostro settore gli imballaggi, le bottiglie – mette in guardia Micaela Pallini – svolgono una funzione peculiare. Non sono solo un mero contenitore, sono veicolo di presentazione al consumatore di prodotti unici, che si differenziano gli uni dagli altri per territorio di provenienza, storia, tradizioni. Inoltre, le moderne tecnologie hanno permesso di ridurne il peso di oltre il 30%».
Gli imballaggi impiegati nel settore vitivinicolo sono prevalentemente bottiglie di vetro – quindi riciclabili al 100% – inoltre, l’Italia nel 2023 ha raggiunto un tasso di riciclo del vetro pari all’88%, a fronte di un obiettivo UE al 70% entro il 2025. Studi universitari (Università di Wageningen e Politecnico di Milano) dimostrano che il riuso ha performance ambientali migliori del riciclo (vuoto a rendere vs vuoto a perdere) solo entro brevi distanze (non più di 175-200 km), e il vino è un prodotto vocato all’export.
L’ETICHETTATURA DEGLI IMBALLAGGI
«Dati che non solo vanificano i benefici attesi dai commissari europei – afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – ma evidenziano in modo inequivocabile la necessità di valutare con molta attenzione l’introduzione di divieti su alcune tipologie di imballaggio, di tassi obbligatori di materiale riciclato e di obiettivi e target di riutilizzo. Tutte queste misure andrebbero ponderate avvalendosi di evidenze scientifiche a supporto delle decisioni anche in relazione alle ricadute economiche di settori strategici e iconici come quello del vino e considerando tutte le esternalità ambientali e anche quelle in termini di sicurezza alimentare e qualità organolettiche, determinanti per il settore».
Per quanto riguarda l’etichettatura, la Commissione Ue propone di inserire su tutti gli imballaggi informazioni armonizzate per consentirne una corretta gestione e smaltimento. «Sosteniamo l’armonizzazione delle indicazioni relative all’etichettatura ambientale degli imballaggi da fornire tramite gli strumenti digitali. «Oggi – precisa ancora Giansanti – abbiamo chiesto al Governo e ai deputati italiani al Parlamento europeo di mobilitarsi per tutelare le imprese del settore e l’intero sistema produttivo del Paese, in tutte le sedi del negoziato, affinché vengano superate le rilevanti criticità riscontrate nella proposta di Regolamento».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Il Consorzio dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg sceglie il «silenzio stampa» sulla vicenda legale che vede coinvolta l’associazione La Dolce Valle, presieduta dall’ex direttore dello stesso ente piemontese, Giorgio Bosticco, dimessosi nel 2019 per aderire al pensionamento. «Non verranno rilasciate dichiarazioni in merito», fa sapere l’ufficio stampa. In zona, alcuni soci sperano invece in una costituzione del Consorzio nel procedimento a carico dell’associazione per truffa aggravata all’Ue.
L’ex dirigente e amministratore de La Dolce Valle Giorgio Bosticco è accusato insieme ad Andrea Gamba, sindaco di San Martino Alfieri (AT), consigliere provinciale del Pd con delega al Pnrr, responsabile commerciale della Vignaioli Piemontesi Sca ed ex amministratore della società P. Agroservice, di aver presentato a Regione Piemonte due distinte richieste di contributo a fondo perduto, duplicando artificiosamente i costi di una manifestazione di promozione e valorizzazione di Dop e Docg, tenutasi in contemporanea ad Asti ed Alba.
Tra i prodotti promossi nell’ambito del Feasr – Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale, c’era proprio il Moscato d’Asti, oltre alla Nocciola Piemonte Igp e al Miele Piemonte. La Dolce Valle, che risulta ora in liquidazione, era stata costituita proprio dal Consorzio dell’Asti Docg, dal Consorzio di Tutela Nocciola Piemonte Igp e dall’Associazione Produttori Miele Piemonte.
CASO LA DOLCE VALLE: RESPINTA LA RICHIESTA DI DISSEQUESTRO
I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Asti hanno effettuato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di 199.699,31 euro nei confronti dell’associazione. Il tribunale, proprio nei giorni scorsi, ha respinto la richiestadi dissequestro della somma, presentata dai legali dell’associazione La Dolce Valle. Molto diversi gli importi rinvenuti dai finanzieri.
A Giorgio Bosticco vengono contestati circa 184 mila euro, mentre ad Andrea Gamba circa 14 mila. Sul conto corrente dell’associazione sono stati rinvenuti invece solo 800 euro. E oggi anche Gamba, contattato telefonicamente da winemag.it, sceglie la strada del Consorzio dell’Asti: «Non rilascio dichiarazioni, perché sono completamente estraneo alla vicenda».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Milano ha effettuato un sequestro per oltre 2 milioni di euro per una presunta frode ai danni dell’Unione Europea nell’ambito di un’inchiesta, coordinata dalla Procura Europea, che vede tra gli indagati anche due società, Veronafiere spa e l’Unione italiana vini società cooperativa, aziende leader nel settore vitivinicolo.
Il provvedimento di sequestro preventivo, come riferisce l’agenzia Ansa, è stato firmato dal gip di Verona. La presunta truffa riguarda la partecipazione ad un bando europeo per la promozione di prodotti agricoli, nel mercato interno e nei Paesi terzi.
La Gdf nell’indagine coordinata dalla Procura Europea ha eseguito un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca di oltre 2 milioni e 85mila euro a carico della cooperativa Unione Italiana Vini. Sono indagate anche tre persone fisiche, ossia l’ad di Unione Italiana Vini, Paolo Castelletti, il direttore finanziario e un consulente della cooperativa.
L’ipotesi è truffa aggravata «per il conseguimento di erogazioni pubbliche di matrice unionale». La presunta frode riguarda «l’ottenimento di un finanziamento diretto di oltre 5 milioni di euro, di cui oltre 2 già erogati, in due tranche una nel 2018 e una nel 2020 dall’Agenzia Esecutiva dell’Unione Europea per i consumatori, la salute, l’agricoltura e la sicurezza alimentare, incassati dalla cooperativa, in qualità di beneficiario-coordinatore del progetto».
Pronto il commento di Uiv: «Unione Italiana Vini (Uiv), informata sugli sviluppi dell’indagine a carico di Unione Italiana Vini Società Cooperativa e dei suoi vertici, anche alla luce del buon operato e della trasparenza da sempre dimostrata, confida in un rapido chiarimento della vicenda ed esprime piena fiducia nella Magistratura, così come nell’operato del management coinvolto».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Non va giù, all’Australia, la decisione del governo neozelandese di vietare la vendita di Prosecco australiano sul proprio territorio, entro i prossimi 5 anni. Grazie a un accordo con l’Unione europea per la protezione dello spumante italiano a Denominazione di origine controllata (Doc), i produttori australiani non potranno più esportare il loro “Prosecco” in Nuova Zelanda.
«Siamo delusi dalla decisione e stiamo cercando di ottenere chiarimenti sugli impatti dal governo della Nuova Zelanda», commenta senza mezzi termini a winemag.it Tony Battaglene, amministratore delegato dell’associazione governativa nazionale Australian Grape & Wine (Agw) che riunisce oltre 2.500 viticoltori e 5 mila produttori di uva da vino aussie.
Nell’accordo tra Nuova Zelanda e Unione europea pesa come un macigno il ruolo politico e di intelligence del Consorzio di Tutela dello spumante italiano più famoso del mondo.
L’Ufficio Marchi dell’Ue è arrivato a definire il Prosecco «il più famoso vino spumante in Europa, assieme allo Champagne». In Australia, tuttavia, non è riconosciuto come Indicazione Geografica, ma solo come vitigno.
IN AUSTRALIA “PROSECCO” INDICA SOLO UN’UVA
Le leggi australiane sul vino prevedono che termini come “Prosecco” possano essere legittimamente utilizzati come «indicatore varietale», anche quando un vitigno è registrato come Indicazione Geografica, o parte di essa.
Del resto, quello del Prosecco australiano in Nuova Zelanda non è un business di poco conto. Secondo i dati più aggiornati forniti da Wine Australia a winemag.it, il Paese ha esportato circa 750 mila bottiglie di “Prosecco”in Nuova Zelanda tra giugno 2021 e giugno 2022. Per un valore di circa 3,5 milioni di dollari.
Secondo una stima approssimativa riferita alla vendemmia 2022, la produzione di Prosecco australiano si assesta attorno ai 15 milioni di bottiglie. A produrlo sono anche grandi colossi come Accolade Wines, che proprio lo scorso anno ha annunciato l’ampliamento della gamma della controllata Grant Burge Wines (Barossa Valley), con l’esordio di un’etichetta di Prosecco e una di Prosecco Rosé (nella foto di copertina).
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Grazie a un accordo bilaterale negoziato dall’Unione europea, il Prosecco sarà ufficialmente riconosciuto in Nuova Zelanda come marchio e indicazione geografica protetta. L’ufficio marchi europeo ha infatti sottolineato l’«indiscussa reputazione della Doc Prosecco nel percepito del consumatore, ampiamente documentata da parte del Consorzio».
Abbastanza, continua l’ufficio dell’Ue, per «confermare che il Prosecco è diventato il più famoso vino spumante in Europa assieme con lo Champagne». «Alcuni mesi fa – commenta il presidente del Consorzio Doc Prosecco, Stefano Zanette – festeggiavamo la registrazione del marchio “Prosecco” in Cina. Oggi brindiamo al riconoscimento della IG Prosecco nell’ambito dell’accordo».
La protezione da parte della Nuova Zelanda – spiega Alessandra Zuccato, responsabile dell’attività di tutela del Consorzio – è particolarmente significativa.
Un Paese tanto distante da noi riconosce che siamo una denominazione di origine, inibendo, trascorsi cinque anni dall’entrata in vigore dell’accordo, la commercializzazione del “prosecco australiano” che vede proprio nella Nuova Zelanda la prima destinazione del suo export».
Il Consorzio della Doc Prosecco ha inoltre «potenziato ulteriormente i controlli sul commercio online, vista la crescita esponenziale delle frodi in questo segmento di mercato».
I numeri, in tale contesto, sono da record: dal 2020 ad oggi sono più di 10 mila i controlli svolti e oltre 2.500 le inserzioni di vendita fatte cessare in quanto ritenute in contrasto con la normativa sull’uso corretto della Doc Prosecco.
«Il Consorzio – sottolinea il presidente Stefano Zanette – intende consolidare ulteriormente le azioni di tutela della denominazione, consapevole dell’assoluta centralità di questa attività nel panorama dei compiti affidati ai Consorzi che, per l’appunto, si qualificano come “di tutela».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
«Le conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina rischiano di aggravare ulteriormente gli effetti dell’embargo deciso da Putin con il decreto n. 778 del 7 agosto 2014, e da allora sempre prorogato, come risposta alla sanzioni decise dall’Unione Europea, dagli Usa ed altri Paesi per l’annessione della Crimea». Così Coldiretti, che sottolinea come nella “lista nera” dell’Ue siano finiti pezzi pregiati del Made in Italy come vino e tartufi sopra i 300 euro.
Tra le denominazioni del vino italiano colpite, fa notare la Confederazione, «ci sono Sassicaia, Barolo, Amarone della Valpolicella e Brunello di Montalcino che possono in alcuni casi superare il limite, con l’esplicita esclusione del solo Prosecco». Il blocco alle esportazioni agroalimentari tricolori è già costato 1,5 miliardi negli ultimi 7 anni e mezzo.
«LE SANZIONI ALLA RUSSIA AGGRAVANO L’EMBARGO»
«Il Decreto di embargo tuttora in vigore – sottolinea Coldiretti – colpisce una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto d’ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia ed Australia. Completo l’azzeramento delle esportazioni in Russia di prodotti simbolo del Made in Italy: dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano, dal prosciutto di Parma a quello San Daniele».
Quanto ai tartufi (la cavatura in Italia è tra l’altro patrimonio Unesco), le sanzioni Ue tolgono dalla tavola di Putin e degli oligarchi un pezzo pregiato del Made in Italy. Un “ingrediente” particolarmente apprezzato dai russi, con un aumento delle esportazioni del 53% per un valore di ben 30,2 milioni di euro.
Una specialità sempre più ricercata dai ricchi russi, che partecipano da anni in collegamento da Mosca alla tradizionale asta mondiale del tartufo di Alba. Un evento in cui, nel 2021, è stata battuta una trifola da 830 grammi per 103 mila euro.
NON SOLO VINO E TARTUFI NELLA LISTA NERA UE
Nella black list comunitaria, oltre a vino e tartufi, compare anche il caviale. L’Italia è diventata in pochi anni il secondo produttore mondiale delle pregiate uova di storione, subito dopo la Cina. Un prodotto che solo in alcuni casi super la cifra stabilita di 300 euro, per il blocco in Russia.
Un limite che sembra invece escludere dal provvedimento Ue la maggior parte dei vini, la birre. Nonché la stragrande maggioranza dei liquori venduti ad un importo più basso.
«Ma a pesare sulle esportazioni Made in Italy – conclude Coldiretti – sono gli effetti della guerra sulle transazioni commerciali. Oltre alle sanzioni, le difficoltà nelle spedizioni dovute al blocco dei trasporti e gli interrogativi sulla solvibilità degli importatori russi mettono l’economia alle corde».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Lettera aperta alle istituzioni europee da parte di Arepo, Arev, Efow e oriGIn Eu. Le quattro associazioni si dicono «estremamente preoccupate per la direzione che la Commissione Europea (CE) sembra aver preso nella prossima riforma della politica delle Indicazioni geografica – IG». Al centro del dibattito, «l’intenzione della CE di esternalizzare la gestione quotidiana delle IG all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), che è responsabile della registrazione di marchi e disegni».
In estrema sintesi, secondo i firmatari «l’attuale politica delle Ig è più di una semplice protezione di un nome, è una parte integrante e di successo della politica agricola comune e dello sviluppo rurale». Per questo motivo «dovrebbe rimanere parte di essa ed essere pienamente gestita dalla Commissione europea».
Arepo, Arev, Efow e oriGIn Eu chiedono «pertanto un continuo e forte coinvolgimento della Commissione europea e, più direttamente, della Dg Agri, nella gestione della politica delle IG, alla luce della sua comprensione globale delle IG dell’Ue, compresa la promozione dello sviluppo rurale, la sostenibilità, la protezione d’ufficio e la negoziazione di accordi bilaterali o multilaterali».
IL DOCUMENTO INTEGRALE FIRMATO AREPO, AREV, EFOW E ORIGIN EU
Winemag.it è in grado di riportare di seguito interamente il documento sottoscritto dalle quattro associazioni, che rappresentano la stragrande maggioranza degli stakeholder europei delle Indicazioni geografiche.
Siamo preoccupati per l’intenzione della CE di esternalizzare la gestione quotidiana delle nostre specifiche IG all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), che è responsabile della registrazione di marchi e disegni.»
Questo è estremamente sconcertante. La CE ha promosso l’unicità del sistema di protezione delle IG sui generis dell’UE, che è sempre stato gestito a livello nazionale e comunitario dalle autorità responsabili dell’agricoltura come parte della politica di sviluppo agricolo e rurale.
Per decenni, la CE ha investito risorse per promuovere un approccio simile in tutto il mondo insistendo sulle specificità delle IG e sulle loro differenze con altri diritti di proprietà intellettuale, giustificando così un sistema di gestione diverso.
Non solo le IG hanno un regime autonomo diverso dai marchi e dagli altri DPI, ma sono diritti collettivi che svolgono diverse funzioni pubbliche (es. bene pubblico, protezione d’ufficio, deroghe specifiche al diritto della concorrenza). Le IG non sono un’espressione di interessi privati che protegge solo un nome o un segno.
Nel corso degli anni, le IG dell’UE sono diventate un simbolo della qualità degli alimenti e delle bevande europee nel mondo. Investimenti significativi sono stati fatti da tutte le persone coinvolte, attori del settore privato e pubblico, per migliorare la protezione e la promozione delle IG a beneficio di molte regioni rurali in tutta l’UE.
La politica della qualità non ha lo scopo di proteggere solo le denominazioni delle IG, ma anche di valorizzare, difendere e promuovere i punti di forza e le particolarità delle IG.
L’attuale politica delle IG è un successo. Nel 2013 il commercio delle IG dell’UE valeva 54 miliardi di euro all’anno e nel 2017 75 miliardi di euro all’anno. Oggi le IG rappresentano il 15,5% del totale delle esportazioni agroalimentari dell’UE.
Le nostre associazioni ritengono che abbiamo un solido quadro giuridico per le IG nell’UE che considera il ruolo delle IG come uno strumento di politica pubblica, uno strumento di sviluppo locale e come una parte fondamentale delle politiche agricole e commerciali dell’UE.
Inoltre, la recente riforma della politica agricola comune (PAC) ha portato a significative misure aggiuntive e positive per i nostri settori, come un’importante semplificazione delle procedure per la modifica dei disciplinari delle IG (standard rispetto agli emendamenti dell’Unione), una migliore protezione, la possibilità di includere volontariamente elementi di sostenibilità nei disciplinari e la possibilità per tutte le IG di fare uso dello strumento del regolamento di fornitura.
Questi importanti cambiamenti alla politica delle IG dell’UE sono in linea con le richieste della società e il Green Deal dell’UE. Sono appena entrati in vigore e snelliranno le procedure a beneficio dei produttori, dei consumatori e della Commissione europea.
Riteniamo che le IG abbiano funzioni pubbliche. Sono molto più che semplici diritti di proprietà intellettuale. Infatti, sono state considerate dai politici fino ad oggi come strumenti di politica pubblica, che forniscono beni pubblici a tutta la società europea, garantendo:
Lo sviluppo locale, mantenendo la popolazione rurale e l’occupazione
La produzione non delocalizzabile,
Prezzi premium per i produttori (in media 2,85 per i vini IG, 2,52 per gli alcolici IG e 1,5 per i prodotti agricoli e alimentari IG),
Gestione del paesaggio e della biodiversità,
Rispetto delle conoscenze tradizionali e della specificità dei prodotti.
Siamo fermamente convinti che le IG abbiano un ruolo di primo piano nella strategia Farm to Fork e dovrebbero essere utilizzate dai decisori europei e nazionali come uno strumento chiave per garantire la sostenibilità preservando l’equilibrio territoriale a livello regionale.
Questo è il motivo per cui la gestione delle IG dell’UE dovrebbe rimanere nelle mani della Commissione europea e non dovrebbe essere esternalizzata ad alcuna agenzia esterna.
Le nostre associazioni credono fortemente che delegare qualsiasi ruolo in termini di gestione delle IG all’EUIPO invierebbe un segnale negativo. Minerebbe l’opposizione dell’UE all’idea degli Stati Uniti che un marchio collettivo o un regime di marchio di certificazione sia il mezzo più efficace per fornire alle IG una protezione conforme ai TRIPs. Questo sarebbe un’inversione di marcia rispetto alla posizione che l’UE ha difeso strenuamente per anni a livello internazionale.
Inoltre, è fondamentale prendere in considerazione il fatto che i nostri disciplinari delle IG includono sempre più disposizioni che vanno oltre la protezione del nome. Di conseguenza, la Commissione europea è l’unica autorità che ha la competenza per occuparsene, poiché ha la capacità di valutare gli elementi dei disciplinari delle IG che riguardano la sostenibilità (inerente alle IG), la qualità, la concorrenza leale, ecc. tutti elementi che saranno sempre più centrali visto il Green Deal dell’UE.
La Commissione può anche garantire che il sistema delle IG rimanga veramente europeo, assicurando uniformità e coerenza nella sua applicazione in tutta l’Unione.
Infine, respingiamo un argomento della CE che dice che ha bisogno di avere più risorse per affrontare la politica delle IG. Crediamo che le nuove regole sviluppate per semplificare la procedura di modifica dei disciplinari delle IG avranno successo nell’aiutare la Commissione europea a gestire i possibili ritardi e arretrati, come è stato dimostrato quando tali modifiche sono state introdotte per i vini IG qualche anno fa. Il numero di dossier in sospeso è oggi molto più limitato e gli operatori delle IG non soffrono di arretrati.
CHI SONO I FIRMATARI DELLA LETTERA
AREPO, Associazione delle regioni europee per i prodotti d’origine, è una rete di regioni e associazioni di produttori che si occupa di prodotti d’origine e sistemi di qualità dell’UE. Rappresenta 33 regioni europee e oltre 700 associazioni di produttori per oltre il 60% delle IG europee.
AREV, Assemblea delle Regioni Europee del Vino, creata 33 anni fa, ha sede a Bruxelles e conta una cinquantina di regioni europee membri, rappresentate da una doppia base: politici regionali eletti e rappresentanti delle organizzazioni professionali viticole. Questo modello dà all’AREV una legittimità statutaria e storica unica (nella foto dell’articolo il presidente Emiliano-Garcia-Page-Sanchez).
EFOW, Federazione Europea dei Vini d’Origine, è l’organizzazione con sede a Bruxelles che rappresenta i vini DOP e IGP presso le istituzioni europee. EFOW rappresenta più dell’80% dei vini IG dell’UE. Come voce dei vini d’origine, la missione dell’EFOW è quella di difendere e promuovere il concetto di vino a indicazione geografica a livello europeo e internazionale.
oriGIn EU è la costola europea della World Alliance of Geographical Indications e rappresenta i singoli gruppi di IG e le associazioni nazionali di IG presso le istituzioni europee. Il settore delle IG dà un contributo significativo all’economia europea, rappresentando un valore di vendita di oltre 75 miliardi di euro e circa il 15,5% delle esportazioni totali di alimenti e bevande dell’UE.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Raggiunta in Conferenza Stato Regioni l’intesa sul decreto che assegna 25 milioni di euro alla filiera vitivinicola. Lo stanziamento è previsto all’interno del Fondo per lo Sviluppo e il Sostegno delle Filiere Agricole, della Pesca e dell’Acquacoltura.
I fondi dovranno essere impiegati per la realizzazione di campagne divulgative, formative e informative con il canale Horeca e della distribuzione. Potranno essere destinati anche al finanziamento di campagne di informazione, azioni in materia di promozione e pubblicità.
IL RUOLO DEI CONSORZI DELLE DOP E IG
Il decreto – spiega il Mipaaf – è volto a sostenere e incrementare le esportazioni dei prodotti vitivinicoli all’estero e, nel contempo, attrarre verso i prodotti vitivinicoli un sempre maggiore numero di consumatori extra-Ue. E accrescere la consapevolezza di un consumo di qualità dei prodotti Dop e Ig, ancora in contrazione a causa della pandemia da Covid-19».
Nell’ambito della filiera vitivinicola, i Consorzi di tutela delle Dop e Ig sono stati individuati come «i soggetti che attueranno le campagne di divulgazione e informazione, per le loro specifiche funzioni di tutela, di promozione, di valorizzazione, di informazione del consumatore e di cura generale degli interessi relativi alle denominazioni».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Anche l’Oiv, l’Organizzazione internazionale della Vigna e del Vino, interviene sul dibattito in corso alla Commissione europea sul Beca – Beating cancer Plan. Lo fa incontrando l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) a Ginevra.
Un incontro, tenutosi nel pomeriggio, per discutere «il ruolo del vino nelle politiche sull’alcol» dell’Unione europea. Fondamentale, secondo l’Oiv, «differenziarlo da altre bevande industriali o da prodotti come le sigarette», nonché «delimitare i confini tra abuso e consumo di alcol».
«Nel dicembre 2021 – ricorda l’Oiv – la Beca, la commissione speciale del Parlamento europeo per la lotta contro il cancro, ha approvato il suo rapporto che afferma che “non esiste un livello sicuro di consumo di alcol”».
«Ora – continua Oiv – il Parlamento europeo voterà il 14 febbraio l’adozione del rapporto. Questo potrebbe raccomandare l’inclusione di “etichette di avvertimento per la salute”. Pertanto, il vino potrebbe essere considerato come una potenziale bevanda cancerogena, insieme ad altre bevande alcoliche, proprio come vediamo oggi con il tabacco.
Un pericolo che l’Organizzazione internazionale della Vigna e del Vino vuole scansare. Pur ricordando quanto abbia «sempre incoraggiato il bere responsabile», pubblicando tra l’altro «molte ricerche sugli effetti positivi del consumo moderato di vino sulla salute».
«Pertanto, e dati gli obiettivi comuni con l’Organizzazione Mondiale della Sanità nella promozione di uno stile di vita sano – conclude Oiv – la cooperazione deve essere cruciale tra entrambe le organizzazioni. Dobbiamo favorire uno spazio di partecipazione pienamente trasparente».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Continua il dibattito sui Piwi, i vitigni resistenti alle principali malattie fungine della vite. Dopo la modifica del Regolamento Ue 2021/2117 pubblicata in Gazzetta ufficiale il 6 dicembre dello scorso anno, l’Unione europea ha dato il via libera al loro inserimento nelle Dop.
Ora, secondo il professor Attilio Scienza, a capo del Comitato nazionale vini, è il momento di sfruttare le Igt del vino italiano «come palestra per i Piwi, procedendo poi al loro inserimento graduale nei disciplinari dei vini a Denominazione di origine (Doc e Docg, ndr)». Anche perché la Francia, diretta competitor dell’Italia sui principali mercati internazionali, corre.
«L’Institut national de la recherche agronomique – ha spiegato Scienza – ha già autorizzato l’utilizzo di 4 varietà di vitigni resistenti per la produzione dei vini a denominazione di Bordeaux e Champagne. Si tratta di Artaban N., Vidoc N., Floreal B. e Voltis B., addirittura catalogati come specie di vitis vinifera. In Italia uno dei casi riguarda l’Alto Adige, con il Bronner nell’Igt Mitterberg».
«NUOVI PIWI INCROCIANDO I VITIGNI AUTOCTONI»
Sempre secondo Scienza, occorre lavorare per la creazione di vitigni resistenti a partire da incroci con vitigni autoctoni italiani, «sull’esempio di quanto già fatto con in Friuli Venezia Giulia con l’ex Tocai (oggi Friulano), e in Trentino con Nosiola e Teroldego». Su questo fronte sarebbe già al lavoro il Crea – Centro di Ricerca per la viticoltura di Conegliano.
«Un aspetto importante – ha proseguito il numero uno del Comitato nazionale vini – riguarda la comunicazione di questi vitigni, che devono essere considerati, anche dal punto di vista organolettico, delle realtà a sé stanti, non paragonabili ai loro “genitori”».
Andrebbe inoltre creato «un Club con un marchio nazionale», in sostituzione a quello dei Piwi di origine germanica, utile a mettere in rete expertise, favorire la zonazione e l’individuazione dei migliori terroir per ogni singolo vitigno resistente.
INSERIMENTO GRADUALE DEI RESISTENTI NELLE DOP DEL VINO ITALIANO
Quanto al loro inserimento nelle Denominazione di origine dopo la «palestra» dell’Igt, si procederebbe per via graduale. «Su richiesta dei Consorzi – ha spiegato il prof. Scienza – il Comitato nazionale vini potrebbe inserire i Piwinei disciplinari per un massimo del 15%. Per i successivi tre anni verrebbero vagliati per quantità e qualità, sino ad aumentarne la quota all’interno delle Doc».
Tutti argomenti, quelli Scienza, arrivati durante il convegno digitale organizzato in mattinata dal Settore Vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari. “Nuovi modelli di viticoltura alla luce delle moderne tecnologie genetiche e delle politiche europee”, ha deciso di titolarlo il gruppo di lavoro del coordinatore Luca Rigotti.
«Si tratta di un tema particolarmente importante ed attuale – ha dichiarato l’esponente dell’Alleanza coop in apertura – anche alla luce degli obiettivi posti dalla strategia Farm to Fork e della più recente proposta di legge n. 3310 presentata l’8 ottobre scorso alla Camera dei Deputati. È un obbligo morale dell’agricoltura porsi favorevolmente nei confronti di tecnologie volte alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente e delle persone».
I NUMERI DEI PIWI IN ITALIA: QUANTI ETTARI VITATI?
Durante il convegno, al quale sono intervenuti anche l’onorevole Paolo De Castro (Commissione per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale del Parlamento Europeo), il professor Michele Morgante (Istituto di Genomica Applicata Università di Udine) e il professor Mario Pezzotti (Centro ricerca innovazione della Fondazione E. Mach), sono emersi anche i numeri attuali dei Piwi in Italia.
In testa, per superficie vitata di vitigni resistenti, c’è il Veneto, con 256 ettari. Segue il Friuli Venezia Giulia, con 230 ettari. Sul terzo gradino del podio il Trentino, con 67 ettari. A seguire Alto Adige (51), Lombardia (12) e Abruzzo (10).
Il totale è di 626 ettari, con una stima per fine 2021 che doveva raggiungere quota 1.050. Una cifra ancora irrisoria se paragonata all’intero vigneto Italia, pari a 666.400 ettari. Da qui l’opportunità di sfruttare le tante Igt come banco di prova e sviluppo dei vitigni resistenti italiani.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Vita sempre più dura per le imprese del vino e delle carni rosse dell’Ue. I budget allocati dall’Europa per il sostegno alle imprese che trasformano prodotti ritenuti “veicoli” del cancro sono sempre più risicati. Conferme, dunque, dopo i timori per l’approvazione senza rettifiche – a fine 2021 – della relazione targata The Special Committee on Beating Cancer (Beca), in cui Bruxelles equipara sostanzialmente il vino alle sigarette.
Sul piede di guerra, ancora una volta, l’Alleanza Cooperative Agroalimentari, che giudica «discriminante l’atteggiamento dell’Ue». «L’allocazione di budget appare poco equilibrata – tuona il presidente Giorgio Mercuri – poiché le scelte della Commissione vanno di fatto ad incrementare la dotazione per la promozione dei prodotti biologici, a scapito della promozione della sostenibilità e dei prodotti di qualità».
Alleanza Cooperative Agroalimentari condivide le preoccupazioni espresse da Copa-geca e da altre 11 sigle europee, che hanno firmato in questi giorni un accorato appello al Commissario dell’Agricoltura Ue Janusz Wojciechowski. Obiettivo: «Scongiurare ogni approccio discriminatorio da parte della Commssione all’interno del Programma Annuale di Promozione (Annual Work Programme, AWP)».
ALLEANZA COOPERATIVE AGROLIMENTARI: CRITICHE ALLE POLITICHE UE
Il piano resta comunque «uno strumento essenziale, che può davvero aiutare il comparto agroalimentare a mantenere la propria competitività in un contesto sempre più globalizzato, supportando al contempo il passaggio a un sistema alimentare più sostenibile». Ma nel merito, l’Alleanza Cooperative Agroalimentari evidenzia alcuni «punti deboli dell’approccio perseguito dalla Commissione».
Il riferimento è all’introduzione dei sub-criteri per l’ammissione e il finanziamento dei progetti di promozione, «che penalizzano i progetti presentati da aziende di bevande alcoliche e carni rosse». Una decisione che la Commissione motiva con i principi di sostenibilità contenuti nella nuova Pac, nel Green Deal, nella Farm to fork e nel Beating Cancer plan.
«Si tratta evidentemente – commenta il presidente Giorgio Mercuri – di una base giuridica alquanto discutibile, poiché come è noto i documenti indicati sono di fatto comunicazioni e posizioni strategiche della commissione che ancora non si sono concretizzate in atti legislativi e giuridicamente vincolanti. Un problema che è stato esplicitamente sollevato dagli Stati membri che durante il voto sul AWP 2022 hanno deciso di astenersi o di dare un voto contrario, a differenza dell’Italia che invece ha votato a favore».
DISCRIMINATE LE AZIENDE PRODUTTRICI DI CARNI ROSSE E VINO
La seconda obiezione riguarda la nuova bozza dell’Awp – Annual Work Program. «La Commissione – sottolinea Alleanza Cooperative Agroalimentari – ha disconosciuto i grandi sforzi che i due settori delle carni rosse e del vino e alcol hanno fatto in questi ultimi anni per garantire produzioni sempre più sostenibili».
Al contrario, secondo Mercuri, «tali settori andrebbero supportati in questo percorso volto ad aumentare ulteriormente la loro sostenibilità, scegliendo di concentrarsi sui messaggi che accompagnano i programmi di promozione, invece di decidere di discriminarli tout court».
Rispetto infine agli attacchi specifici a carni rosse e bevande alcoliche, l’Alleanza Cooperative Agroalimentari ricorda che «la carne rossa riveste un ruolo importante in una dieta equilibrata, in quanto è un importante fonte di proteine di alta qualità». Per quanto riguarda il vino, «la Commissione non ha distinto affatto tra consumo e abuso, lì dove è stato più volte evidenziato come il consumo moderato di vino nell’ambito di una dieta equilibrata non aumenti in alcun modo il rischio di cancro».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
«L’Ue basi le proprie politiche sulla scienza e sulle prove». È l’appello dei produttori di vino europei attraverso Ceev, il Comité Européen des Entreprises Vins, in vista del voto del Parlamento europeo sul cosiddetto Beca, The Special Committee on Beating Cancer, in programma domani, 9 dicembre.
Ceev invita i membri di Bruxelles a riconsiderare una delle affermazioni contenute nel documento, secondo cui «non esiste un livello sicuro di consumo di alcol». Un principio che rischia di scatenare una reazione a catena, facendo saltare – tra l’altro – il banco degli aiuti e dei finanziamenti di Bruxelles ai settori “messi al bando”.
«Non ci sono dati scientifici a sostegno di un aumento del rischio di cancro quando il vino viene consumato con moderazione, durante i pasti, come parte della dieta mediterranea e come parte di uno stile di vita sano», controbattono i produttori di vino europei.
Il cancro – prosegue Ceev – è una malattia multifattoriale e i fattori di rischio del cancro devono essere valutati nel contesto dei modelli culturali, del bere, del mangiare e dello stile di vita. L’evidenza scientifica indica che bere vino con moderazione, con un pasto, come parte di una dieta di stile mediterraneo può contribuire a una maggiore aspettativa di vita e a una minore incidenza di malattie importanti come le malattie cardiovascolari, il diabete e il cancro».
Sempre secondo i produttori europei, «l’ipotesi che non ci sia “un livello sicuro” è fuorviante e semplicistica, in quanto non considera i modelli di consumo e altri fattori dello stile di vita».
E non è solo fuorviante, «ma anche controproducente, poiché il consumo moderato di vino, in particolare come parte della dieta mediterranea e come parte di uno stile di vita sano, è associato a una maggiore longevità e alla prevenzione delle malattie».
La proposta di “nessun livello sicuro” di Beca si basa su un singolo studio. Quello del Global Burden of Diseases (Gbd) pubblicato da The Lancet nel 2018, che è stato duramente criticato dalla comunità scientifica per i suoi «difetti di analisi».
Si tratta di uno studio di modellazione basato su ipotesi, sottolinea Ceev, «che non prende in considerazione lo stile di vita, non presenta tutte le prove scientifiche esistenti e, di conseguenza, non può essere l’unica base per trarre conclusioni sul consumo di alcol e il rischio di cancro».
Il settore vinicolo europeo si impegna d’altro canto a continuare a promuovere un consumo responsabile di vino e a ridurre il consumo eccessivo e irresponsabile. Ceev sostiene il piano dell’Ue per combattere il cancro e il suo obiettivo generale di ridurre l’uso dannoso dell’alcol.
«Ma l’accento – avverte il Comité Européen des Entreprises Vins – deve essere posto sul consumo nocivo, poiché la maggior parte delle prove europee e internazionali mostra una chiara correlazione tra il consumo moderato come parte di una dieta e di uno stile di vita sani e gli esiti positivi per la salute». Qualcosa che il cosiddetto Beca sembra invece ignorare nella relazione che sarà presentata domani da Véronique Trillet-Lenoir.
Infine – evidenziano gli imprenditori vitivinicoli – chiediamo al Parlamento europeo di evitare la convenienza politica e di riconoscere che più tasse, restrizioni di marketing e avvertenze sanitarie sono cattivi sostituti delle politiche che affrontano le cause profonde del bere dannoso».
«Come europei, dovremmo essere orgogliosi della nostra cultura gastronomica, di cui il vino è una componente inestricabile. La nostra “art de vivre” – conclude Ceev – consiste nel godere di una grande varietà di cibi, compreso il vino con moderazione, se lo si desidera, in un ambiente conviviale. Promuovere questo stile di vita è di gran lunga preferibile a soluzioni normative semplicistiche e in definitiva inefficaci».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
A partire da gennaio 2022 i vitigni resistenti Piwi potranno essere inseriti nelle Dop del vino dell’Ue. Lo ha ricordato questa mattina il prof Attilio Scienza, in occasione del convegno scientifico organizzato da Fondazione Edmund Mach (Fem) a San Michele all’Adige (TN). Tra gli interventi anche quello del presidente dell’Oiv, il prof Luigi Moio, che ha ricordato come il futuro dei Piwi passi prima tutto dalla loro qualità organolettica, «ovvero dall’esaltazione del terroir, attraverso un’enologia leggera, non invasiva».
L’occasione di abbinare profilo sensoriale e peculiarità “green” dei Pilzwiderstandfähig (letteralmente “viti resistenti ai funghi”) è stata offerta dalle premiazioni della prima rassegna nazionale dei vini ottenuti da varietà resistenti alle malattie fungine (qui i vincitori). Un concorso organizzato proprio da Fem, supportato dal Consorzio Innovazione Vite e dall’associazione Piwi international.
VINI PIWI E DI TERROIR: MOIO INDICA LA STRADA
«Questa data è importante nella storia della viticoltura italiana – ha dichiarato il prof Scienza – perché da questo momento abbiamo tutti molta più fiducia sul fronte del breeding. Anche perché dal primo gennaio 2022 la comunità europea consentirà l’uso dei vitigni resistenti nelle Dop. Responsabili di Consorzio e denominazioni si mettano tutti quanti in linea, per chiedere al Comitato l’inserimento dei vitigni resistenti nei loro vini».
Le sperimentazioni sui Piwi, in corso in Italia, sono dunque a un punto di svolta. «Ma non bisogna perdere di vista l’aspetto olfattivo estetico – ha avvertito il prof Luigi Moio -. Le varie correnti di cosiddetti “vini veri” e “vini naturali” portano qualcuno a pensare che i difetti non siano più difetti».
Bisogna sempre mantenere e, anzi, amplificare l’identità sensoriale dei vini. Perché il vino è un modello di diversità che la nostra società, spesso votata all’omologazione, si sta imponendo. Il vino è differente da qualsiasi altra bevanda alcolica e dall’identità sensoriale legata al territorio di provenienza passa anche il futuro dei Piwi».
I VITIGNI RESISTENTI ALLA PROVA DEL CALICE
Un percorso non senza ostacoli. «Diversi studi hanno dimostrato che non ci siano grandissime differenze analitiche ed organolettiche tra i vini ottenuti da vitigni resistenti e quelli da varietà classiche», ha sottolineato il prof. Fulvio Mattivi, ordinario di Chimica degli Alimenti all’Università di Trento, in Fondazione Mach dal 1987.
«Di certo – ha aggiunto – non possiamo pretendere adesso dai Piwi lo stesso livello di qualità dato dai vitigni classici, che hanno trovato da centinaia di anni la loro perfetta combinazione con il territorio».
Serve una continua sperimentazione e una stretta collaborazione tra centri di studio europei internazionali, perché è stato dimostrato che i resistenti cambiano drammaticamente profilo anche se spostati di poco, a livello per esempio di altimetria. La crescita dei Piwi ci sarà. Ma non potrà prescindere dalla loro qualità, in quanto vini».
Di rilievo anche un altro punto toccato dal prof Fulvio Mattivi nel suo intervento. «Molti ritengono che i vitigni resistenti alle malattie fungine siano una novità – ha evidenziato – ma già nel 1929 lo studioso Ernest Pée-Laby descrive i patogeni di ben 202 nuovi vitigni.
PIWI, L’AVVERTIMENTO DEL PROF. MATTIVI
Tra questi, quattro sono i principali: peronospora, oidio, antracnosi e marciume nero. Gran parte dei Piwi attuali considerata solo 2 o 3 di questi, non tutti e 4. Va data una risposta completa, perché quando si riesce a portare a zero i trattamenti per peronospora e oidio, grazie alle caratteristiche del genotipo, si rischia l’attacco da parte degli altri due patogeni».
Un aspetto tutt’altro che secondario, se si vuole continuare a considerare i Piwi la risposta “più green” a disposizione della viticoltura del futuro. Un movimento che, tra mille tentennamenti, si allarga in Italia. Con Emilia Romagna, Marche e Abruzzo ultime regioni italiane ad aver autorizzato l’allevamento di alcune varietà resistenti, al momento solo per la produzione di vini da tavola o Igt.
L’avallo dell’Ue, che dal primo gennaio 2022 dà appunto il via libera all’inserimento dei Piwi nei vini Dop, ovvero nelle Denominazione di origine protetta, potrà dare ulteriore slancio alla nicchia. Prima, però, si dovrà passare dal recepimento della direttiva nei disciplinari di produzione. Un percorso che si preannuncia lungo e non privo di (ulteriori) ostacoli.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Mentre in Italia continua senza sosta la campagna anti Prošek guidata dall’industria del Prosecco, sostenuta a tutti i livelli – tra una gaffe e l’altra – dalla politica, la Croazia sta alla finestra. E confida nell’esito positivo della procedura di iscrizione del suo vino dolce a Bruxelles. La carta per il riconoscimento, perdipiù, parlerebbe italiano. È un libro scritto nel 1774 e pubblicato a Venezia dal geologo e naturista Alberto Fortis (Padova, 1741 – Bologna, 1803), in cui viene menzionato per la prima volta il Prošek: “Put po Dalmaciji“, ovvero “Viaggio in Dalmazia“.
A rivelarlo in esclusiva a WineMag.it è l’Associazione dei viticoltori croati presso la Camera di Commercio della Croazia, l’Hrvatska gospodarska komora (Hgk). «Dopo quasi otto anni – dichiarano i produttori – la Commissione europea ha pubblicato la richiesta croata di protezione del termine tradizionale Prošek nella Gazzetta ufficiale dell’Ue, il 22 settembre 2021 (2021/C 384/05). Prošek è un termine che è stato tradizionalmente usato in Croazia per secoli, per designare il vino da dessert ottenuto da uve dissecate».
La Camera di Commercio croata sostiene pienamente l’iniziativa di lunga data volta a proteggere il Prošek come termine tradizionale a livello dell’Unione europea. E sta dalla parte dei produttori di questo prodotto, appartenente alla categoria dei vini da dessert.
Riteniamo che questo requisito sia pienamente in linea con la procedura stabilita dall’Ue per la protezione delle menzioni tradizionali, a sua volta dipendente dalla protezione delle indicazioni geografiche, come livello superiore di protezione».
IN DALMAZIA DI PRODUCE IL VINO DOLCE PROŠEK DAL 1774
In Croazia, la legge parla chiaro. Solo i vini a Denominazione d’origine protetta possono utilizzare il termine Prošek in etichetta, sottostando alle condizioni previste dal disciplinare. Si tratta delle sole Dop Sjeverna Dalmacija, Srednja i Južna Dalmacija, Dalmatinska zagora e Dingač. Tradotto: Dalmazia settentrionale, Dalmazia centrale e meridionale, Entroterra dalmata e Dingač, subregione della Pelješac Peninsula, parte integrante del litorale vitivinicolo della Primorska Hrvatska, che corre dall’Istria a Dubrovnik.
Contro chi affibbia al Prošek le infamanti definizioni di italian sounding o di “imitazione del Prosecco”, c’è la storicità della produzione in Dalmacija. Un aspetto che l’Associazione dei produttori di vino croato tiene a rimarcare nell’intervista esclusiva a WineMag.it.
«Per capire cosa giustifica la richiesta di protezione del Prošek avanzata nei confronti dell’Ue – sottolineano i viticoltori – è importante sottolineare che il Prošek non è né un nuovo prodotto, né un nuovo termine. Quindi non dovrebbe essere trattato diversamente da altri prodotti protetti. Ci sono molte prove scritte a sostegno di questa affermazione».
La prima testimonianza conosciuta del Prošek è il libro “Put po Dalmaciji” (“Viaggio in Dalmazia”) pubblicato nel 1774, dove questo vino da dessert è menzionato come uno dei vini di maggiore qualità in quella parte della Croazia, nella seconda metà del XVIII secolo».
IL TESTO DELLO STUDIOSO ALBERTO FORTIS
«Il Territorio d’Almissa – recita il libro dell’abate Alberto Fortis – stendesi per quindici miglia lungo il mare sino a Brella. Quantunque non sia coltivato con molta intelligenza produce squisito vino: e la bontà de’ fondi vince la poco buona coltura. Il Moscadello, e ‘l Prosecco vecchio d’Almissa, e generalmente tutto il vino, che vi si fa con diligenza d’uve ben mature e riposate, merita d’aver luogo in qualunque banchetto. S’egli fosse più conosciuto lo vedremmo certamente preferito a molti vini stranieri, che costano una riguardevole annua somma di denaro alla Nazione».
Il Prošek – ricordano i produttori croati – è anche menzionato nella descrizione probabilmente più antica delle tipologie di vino in Croazia, elaborata nel 1823 dall’accademico Ivan Luka Garagnin, originario della città di Trogir (e formatosi a Padova, ndr). Questo documento è anche importante per spiegare l’origine della parola croata Prošek, che deriva dal processo di ottenere il vino dagli acini secchi».
Oggi è prodotto in piccole quantità: circa 80 milioni di bottiglie, contro i 620 milioni del terzetto Prosecco Doc, Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Docg. Non solo. «È commercializzato principalmente a livello locale – riferiscono i produttori – anche se trova alcuni conoscitori e clienti sia nel mercato dell’Ue che nei Paesi terzi». E la “pubblicità” offerta dalla battaglia italiana in Ue ne ha certamente accresciuto la notorietà. Se non altro nel Bel paese.
«OMONIMIA? POSIZIONE DELL’ITALIA SENZA GIUSTIFICAZIONI»
Un vino dolce che, in Croazia, è «particolarmente importante per i produttori e i consumatori nel contesto storico, turistico e gastronomico». Tanto che in Dalmazia è tradizionalmente presente in tavola in occasione di eventi e delle principali festività.
«Riteniamo che il quadro legislativo dell’Ue per la protezione delle menzioni tradizionali sia chiaro e trasparente. Garantisce una protezione adeguata delle menzioni che hanno soddisfatto le condizioni prescritte, senza compromettere i diritti dei prodotti già protetti», chiosano i vignaioli croati.
«Il sistema si basa sulla riconosciuta storicità dell’uso del termine tradizionale – prosegue l’Associazione iscritta alla Camera di commercio della Croazia – fornendo grado di protezione all’altezza. Proprio grazie a tale eccezionale tradizione, la produzione di Prošek deve essere riconosciuta anche dalla legislazione europea.
A nostro parere, i produttori croati hanno una legittima aspettativaper la protezione dei loro vini realizzati in modo tradizionale. Meritano il pieno accesso al mercato, con pari garanzie rispetto ai loro omologhi europei».
Spazio anche per un commento alla battaglia dell’Italia, che si oppone al riconoscimento in Europa. «Purtroppo – dichiara l’Associazione dei viticoltori croati – gli italiani si oppongono alla protezione del Prošek come termine tradizionale. Non vediamo alcuna giustificazione adeguata per una tale posizione».
«Si tratta di due prodotti completamente diversi e distinti. Inoltre – concludono – non vediamo alcun nesso di omonimia, come invece paventato dall’Italia. Le parole Prošek e Prosecco sono piuttosto diverse, sia in termini di pronuncia che di ortografia. Questo non può essere fuorviante per i consumatori in nessun caso».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Doppia figuraccia del Governo Draghi in diretta tv, sulla telenovela Prošek croato contro Prosecco italiano. Protagonista Gian Marco Centinaio, sottosegretario al Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, intervenuto mercoledì 10 settembre al programma Re Start di Rai 2.
In studio con l’altro ospite Oscar Farinetti, Centinaio dapprima sembra ammettere che il Prošek, in quanto “vino dolce“, non costituisca ad oggi una reale minaccia per il Prosecco. Poi rincara la dose, equiparando la querelle in corso tra Italia e Croazia a quella della Francia contro la Spagna, per gli “Champanillo“.
«Il rischio più di tutti – ha dichiarato testualmente l’ex ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio – è che l’Europa autorizza il marchio del brand Prošek. Sono qualche decina di migliaia di bottiglie e teoricamente non dovrebbero impaurire nessuno. Domani il Prošek decidono di cambiare il disciplinare e fanno un Prošek frizzante, simile al Prosecco. La cosa è finita lì: abbiamo creato l’italian sounding in Europa».
LA GAFFE SUI TAPAS BAR “CHAMPANILLO”
Forse ancor più pesante il secondo scivolone tv del sottosegretario del Governo Draghi, non corretto né dalla conduttrice né da Oscar Farinetti. «L’Europa ha bloccato la diatriba tra la Francia e la Spagna sullo Champagne – sono le parole di Centinaio – analoga a questa. La Spagna stava producendo lo Champanillo. La Francia ha detto: “No, non puoi chiamarlo così”. Perché? Perché inganna il consumatore».
In realtà, come riportato da WineMag,it il 9 settembre 2021, “Champanillo” non era un vino spagnolo, bensì una catena di Tapas bar diffusa in diverse località turistiche della Spagna, in particolare in Catalogna.
«Il nome Prosek è ingannevole. Io conosco persone di livello culturale medio che pensano che “Prošek” sia la traduzione inglese di “Prosecco”», ha aggiunto Centinaio, scatenando la reazione di Oscar Farinetti. «Si gioca sull’ignoranza – la replica – quindi facciamo le leggi sull’ignoranza».
«PROŠEK NON È ITALIAN SOUNDING»
«Io sono stato là in Dalmazia – ha evidenziato l’imprenditore, patron di Eataly – da questi quattro contadini. Il Prošek è un vino costoso, importante: è un’altra storia. Un vino di cinque anni di invecchiamento, di antiche tradizioni. Costa dieci volte il Prosecco. Il tema è: questi contadini strepitosi, piccoli, meravigliosi, brava gente, sono disponibilissimi a scrivere “Prošek dalmata” grosso come una casa sulle etichette. E non vedono l’ora».
Secondo Oscar Farinetti, «Prošek e Prosecco sono due cose completamente diverse: è come paragonare una bicicletta con un’automobile». «Non è italian sounding – ha sottolineato – sono secoli che lo chiamano Prošek . Noi siamo un paese di sciovinisti. È una storia di nicchia, piccola, di un paesino. E noi andiamo a fare Golia. Veramente non è un problema. I problemi dell’italian sounding sono altri».
FARINETTI: «ZAIA? FA SCENA»
Spazio anche per una stoccata al governatore della Regione Veneto: «Anche Luca Zaia dice che non è un problema: fa scena, è logico!», ha attaccato Farinetti, sempre in diretta tv Rai, a Re Start. «Questo è il modo di lavorare nel nostro Paese – ha aggiunto – ci occupiamo di robe che non esistono e perdiamo di vista il grande problema».
Sempre secondo l’imprenditore piemontese, «siamo diventati i migliori al mondo grazie alle generazioni che ci hanno preceduto, che non si occupavano di queste stupidaggini del Prošek e del Prosecco. Mentre noi facciamo i poliziotti, esportiamo la metà della Francia e meno della Germania. Noi, così fighetti, esportiamo la metà di quello che potremmo».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Anche Efow, l’European Federation of Origin wines, si schiera con l’Italia sulla querelle Prošek – Prosecco. La Federazione europea dei vini Dop e Igp, con vicepresidenza italiana (Riccardo Ricci Curbastro, numero uno di Federdoc), annuncia che «si opporrà alla protezione del termine Prošek come Menzione Tradizionale».
«Il sistema delle Ig dell’Ue deve essere rafforzato e non frammentato dall’interno», aggiunge l’organizzazione guidata dal francese Bernard Farges, che vede come membri, oltre a Francia (Cnaoc) ed Italia (Federdoc), anche Spagna (Cecrv), Portogallo (Ivdp) e Ungheria (Hnt).
Siamo preoccupati nel vedere che l’Ue, custode dei trattati, metta sullo stesso piano una nota denominazione come il Prosecco con un termine che è la sua traduzione in croato ed evoca foneticamente e visivamente l’indicazione geografica in questione».
«L’Ue – continua Efow – sostiene che non si tratta dello stesso prodotto vinicolo e che i consumatori, attraverso l’etichettatura, non possano essere fuorviati. Tuttavia, non si tratta solo di ingannare i consumatori, ma prima di tutto di sfruttare reputazione, riconoscimento e investimenti del Prosecco, compresa la protezione del nome della Ig contro le infrazioni nell’Ue e nei paesi terzi».
Durissima, poi, la stoccata alla Croazia che ha avanzato la richiesta di registrazione del Prošek: «Oggi è uno Stato membro dell’Ue che cerca di aggirare il sistema delle Indicazioni geografiche protette. Si rischia così di creare un precedente. Come potremo, in seguito, continuare a cercare e ottenere una migliore protezione delle Ig nei Paesi Terzi, come nel caso dei difficili negoziati in corso con l’Australia?».
DE CASTRO: «NO A IMITAZIONE E ABUSI»
Intanto, sulla querelle Prošek – Prosecco, sembra aver preso una posizione più netta – dopo i tentennamenti iniziali – anche Paolo De Castro. Nelle scorse ore, il coordinatore del Gruppo S&D in commissione Agricoltura del Parlamento europeo è tornato sull’argomento assieme all’omologo del PPE, Herbert Dorfmann.
Non possiamo tollerare che la denominazione protetta Prosecco, una delle più emblematiche a livello Ue, diventi oggetto di imitazioni e abusi, in particolare nell’Unione europea».
«Di fronte alla richiesta di tutela di una menzione, Prosek, che altro non è se non la traduzione in lingua croata del nome Prosecco – sottolineano De Castro e Dorfmann – ribadiamo ancora una volta che il regolamento Ue sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli stabilisce che le Denominazioni di origine e Indicazioni geografiche protette devono essere tutelate da ogni abuso, imitazione o evocazione».
«A seguito dell’approvazione preliminare della richiesta croata da parte della Commissione – aggiungono gli europarlamentari Pd e Svp – ci auguriamo che lo scrutinio degli Stati membri e di tutte le organizzazioni e associazioni impegnate nella tutela delle nostre eccellenze agroalimentari porti al più presto all’interruzione della procedura di registrazione».
Anche Paolo De Castro ed Herbert Dorfmann fanno riferimento al rischio del «precedente nel quadro di negoziati commerciali con Paesi terzi, tra cui quelli in corso con Australia, Nuova Zelanda e Cile, che già si oppongono alla protezione completa del Prosecco».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
We use cookies on our website to give you the most relevant experience by remembering your preferences and repeat visits. By clicking “Accept”, you consent to the use of ALL the cookies.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACQUISTA LA GUIDA e/o SOSTIENI il nostro progetto editoriale
La redazione provvederà a inviarti il Pdf all’indirizzo email indicato entro 48 ore dalla ricezione del pagamento