Categorie
news news ed eventi

Trentodoc: Italia primo mercato, export in crescita nel 2024

trentodoc dati istituto 2024 export in crescita osservatorio istituto trento doc Trentodoc Italia primo mercato, export in crescitatrentodoc dati istituto 2024.
Gli spumanti Trentodoc continuano a registrare numeri in crescita. Lo confermano i dati ufficiali del 2024 diffusi dall’Osservatorio Trentodoc.
Con 69 case spumantistiche attive, Trentodoc si consolida come una denominazione dinamica nel settore vitivinicolo italiano. L’Italia resta il mercato di riferimento della denominazione Trento Doc. Ma è soprattutto l’export, oggi al 15% delle vendite complessive, a trainare le ambizioni future del brand trentino.

DATI DELL’ISTITUTO POSITIVI NEL 2024. CRESCITA DECENNALE

Negli ultimi dieci anni, la produzione complessiva di spumante Trentodoc è cresciuta in modo costante. Passando da 7 a 12,3 milioni di bottiglie. Anche il valore del comparto ha più che raddoppiato. Raggiungendo i 180 milioni di euro. Nonostante una leggera flessione del 2,7% a valore nel 2024, gli analisti parlano di un «fisiologico assestamento post-crescita». Secondo Stefano Fambri, presidente dell’Istituto Trento Doc, il segmento delle bollicine mostra maggiore resilienza rispetto ad altri comparti del vino italiano. «Il settore – commenta – ha vissuto una crescita straordinaria e la notorietà del marchio Trentodoc, sia in Italia che all’estero, conferma l’efficacia della nostra strategia di valorizzazione». trentodoc dati istituto 2024.

EXPORT TRENTO DOC: SVIZZERA E STATI UNITI IN TESTA

L’export di spumante Trentodoc si conferma uno degli asset strategici per il futuro della denominazione. Tra i mercati più ricettivi, spiccano Stati Uniti – ora alle prese con i dazi di Trump – e Svizzera. Seguono nuovi paesi emergenti, in cui cresce l’interesse per il vino italiano di qualità. E, in particolare, per il metodo classico. L’aumento della brand awareness di Trentodoc all’estero è il risultato di un lavoro continuativo di promozione e storytelling, che punta sulla territorialità e unicità del prodotto. Ma anche sulla qualità e sostenibilità delle produzioni, nonché sull’esperienza e autenticità legata al Trentino. Le piccole e medie aziende Trentodoc giocano un ruolo fondamentale in questa espansione. Sono loro a consolidare i volumi e ad aumentare la produzione, nonostante le sfide globali. https://www.trentodoc.com/it/

Categorie
Approfondimenti news news ed eventi

Cesarini Sforza compie 50 anni e presenta un Trento Doc affinato 19 anni sui lieviti

Cinquant’anni e non sentirli. Cesarini Sforza, rinomata cantina trentina fra i pionieri del Trentodoc, festeggia i suoi primi 50 anni di attività. Una realtà fondata nel 1974 per volontà del Conte Lamberto Cesarini Sforza, che diede il nome all’azienda, e di Giuseppe Andreaus, personaggio di rilievo nella produzione di spumante metodo classico. L’azienda dedica il suo marchio, l’Aquila, al simbolo della casata di cui porta il nome, anche stemma della città di Trento.

La selezione delle migliori zone del Trentino per la produzione di uve Chardonnay base spumante, unita alla ricerca enologica e a una forte passion,e danno vita nel 1976 al primo spumante Cesarini Sforza elaborato secondo il Metodo Classico, lo stesso dello Champagne. Nel 1985 viene lanciato sul mercato un Rosé metodo classico prodotto unicamente con uve Pinot Nero, coltivate sulle colline della Valle di Cembra.

CESARINI SFORZA: NEL 1986 LA PRIMA RISERVA AQUILA REALE

La continua ricerca viticola ed enologica e il desiderio di dar vita a un Metodo Classico di altissimo livello, prodotto in poche bottiglie, ma in grado di condensare in sé tutta l’energia e il potenziale del territorio trentino, porta alla nascita, nel 1986, della prima Riserva Aquila Reale, da sole uve Chardonnay coltivate sopra i 500 metri di altitudine.

Nel 2001 la casa spumantistica viene acquisita da parte di Cantina di La-Vis. Nello stesso anno, l’Aquila Reale diviene un “cru”, creato con le sole uve del vigneto “Maso Sette Fontane” in Valle di Cembra. Nel 2019 Cesarini Sforza entra a far parte del Gruppo Cavit, che dà inizio a una fase di grandi investimenti sia nella struttura produttiva sia nella valorizzazione del brand.

«In questi ultimi anni – racconta Andrea Buccella, enologo e responsabile di produzione (nella foto, sopra) – ci si è focalizzati sul potenziamento tecnologico in cantina, al fine di garantire costanza e qualità del prodotto. Sono stati numerosi gli acquisti di macchine di ultima generazione. Il tutto a garanzia di una perfetta preparazione dello spumante. Inoltre, quest’anno, installeremo anche un impianto fotovoltaico, simbolo della nostra attenzione all’efficientamento energetico e alla sostenibilità ambientale».

AQUILA REALE 2004: EDIZIONE LIMITATA PER I 50 ANNI DI CESARINI SFORZA

Per suggellare l’importante traguardo Cesarini Sforza ha presentato un’edizione limitata di sole 1.200 bottiglie di Trento Doc Aquila Reale Riserva 2004. Uve Chardonnay del Cru del Maso Sette Fontane, in Valle di Cembra, a una quota di circa 500 metri sul livello del mare, con affinamento sui lieviti di 228 mesi (19 anni).

Figlia di un’annata segnata da un inverno piovoso a cui è seguito un clima, Aquila Reale 2004 si presenta come uno Spumante di grande complessità ed evoluzione olfattiva. Affianca a note agrumate e di frutta candita la piacevolezza di sentori evoluti di pasticceria e panificazione. Ancora timido al naso, il tempo post sboccatura non potrà che giovare a questo Trento Doc già ora estremamente godibile.

Categorie
news news ed eventi

Trentodoc, importante crescita nel 2021

I dati raccolti dall’Osservatorio dell’Istituto Trento Doc hanno evidenziato per il 2021 una significativa crescita a volume e a valore rispetto al 2020 e al 2019.

L’accelerazione è del 40% rispetto al 2020, anno che aveva evidenziato una flessione dovuta al contesto pandemico, e del 23% in confronto al 2019. Le vendite hanno superato i 12 milioni di bottiglie e il fatturato complessivo del settore ha raggiunto i 150 milioni di euro.

«Il 2021 è stato per la produzione Trentodoc un anno di grandi soddisfazioni – afferma il Presidente dell’Istituto Trento Doc, Enrico Zanoni -. Oltre alla prevedibile ripresa nei confronti del 2020, ha confermato ed accelerato l’importante trend di crescita degli ultimi anni. Si conferma, inoltre, il consumo maggiore di Millesimati e riserve, a riprova della crescente reputazione della nostra produzione e che il rigoroso lavoro dei nostri associati viene riconosciuto e premiato dal mercato».

A trainare le vendite è il mercato italiano guidato dal Trentino, dove la proposta degli operatori di settore, ormai diventati veri e propri ambasciatori del territorio, ha incrementato sensibilmente la domanda di Trentodoc.

Anche nelle regioni meridionali, le bollicine di montagna sono sempre più diffuse con una crescita sostenuta. L’estero conferma un peso sul fatturato assoluto per il 15%. Europa e Nord America sono le aree internazionali di maggior sviluppo.

Categorie
eventi news ed eventi

Trentodoc sulle Dolomiti 2022 in Val di Fassa, Madonna di Campiglio, Pinzolo e Val di Fiemme

FOTONOTIZIA – Il paesaggio delle Dolomiti, Patrimonio Mondiale Unesco, farà da sfondo ai tre appuntamenti dell’edizione invernale di Trentodoc sulle Dolomiti 2022. Un evento diffuso in alta quota, sviluppato su tre weekend di febbraio: dal 10 al 14 in Val di Fassa, dal 17 al 20 a Madonna di Campiglio e Pinzolo e, infine, dal 24 al 27 in Val di Fiemme.

Trentodoc sulle Dolomiti 2022 propone agli appassionati di bollicine, di neve e di montagna diverse occasioni di assaggio e abbinamento degli spumanti Trentodoc, in abbinamento a piatti delle tradizione trentina. Il programma completo è disponibile sul sito Trentodoc.

Il calendario di appuntamenti che vede protagonista il Trentodoc è stato ideato dalle aziende di promozione turistica di Val di Fassa, Madonna di Campiglio, Pinzolo e Val Rendena e Val di Fiemme.

Categorie
degustati da noi vini#02

Trentodoc Cime di Altilia LeVide: gli ultimi arrivati, con l’autorità dei padri fondatori

C’è l’abisso che passa tra il conquistadores e il magnate. Tra la propaganda dell’egocentrico e l’intellettualismo del visionario. Tra il tentativo di cavalcare con opportunismo un’onda favorevole e il calcolo decimale delle possibilità di arrivare a convincere tutti, da subito. Incentrando la quotidianità sulla qualità, maniacale. La linea di Trentodoc Cime di Altilia della cantina LeVide è l’ultima arrivata tra le “bollicine di montagna” del Trentino. Ma ha già l’autorità degna dei vini dei padri fondatori.

Brut Millesimato, Extra Brut MillesimatoBrut Rosé e Riserva Nature. Quattro spumanti Metodo classico Trento Doc che convincono dentro e fuori dal calice. Merito delle scelte e dell’approccio coerente e rispettoso di Degli Azzoni Wines, azienda di proprietà della famiglia Conti degli Azzoni Avogadro Carradori, risultato dell’incontro di tre casate nobiliari di altrettante regioni: Conti Carradori nelle Marche, Conti degli Azzoni Avogadro in Veneto e Toscana e Conti Riccati in Veneto.

È proprio in Trentino, in particolare nella dimensione artigianale della piccola-medio impresa operosa che costituisce l’ossatura qualitativa del Trentodoc, che il gruppo Degli Azzoni Wines sembra aver trovato il proprio habitat ideale e naturale.

Una nuova casa in realtà ancora da costruire, con il progetto di ristrutturazione di Maso Alesiera che sarà il fiore all’occhiello della cantina di Borgo Italia 22, a Predaia (TN), comune sparso poggiato su un altopiano del gruppo montuoso della Mendola.

LA RISTRUTTURAZIONE DEL MASO ALESIERA

A lavori conclusi, ad accogliere gli ospiti sarà una struttura integrata con l’ambiente esterno, a 700 metri d’altitudine. Una sorta di “monumento agli spumanti di montagna”, raggiungibile solo attraverso una vecchia mulattiera e capace di richiamare il bosco circostante, grazie alla scelta degli elementi d’arredo.

Il punto forte sarà la sala degustazione con ampia vetrata sul cru Alesiera, che dà vita al vino di punta di LeVide, il Riserva Nature. «Un luogo che dovrà emozionare i nostri ospiti e trasmettere il nostro approccio al Trentodoc, dove siamo gli ultimi arrivati», chiosa Valperto Degli Azzoni.

La produzione procede già a ritmi serrati. «Con l’obiettivo – spiega ancora il patron – di raggiungere le 100 mila bottiglie annue, rispetto alle 20-30 mila sboccature a cui siamo arrivati sino ad oggi dal 2018, anno d’avvio formale del progetto». A seguire la parte enologica è Massimo Azzolini, l’uomo che ha consentito alla famiglia Degli Azzoni di conoscere i vecchi proprietari dei vigneti, di origini milanesi.

Tra le particolarità della linea di Trentodoc Cime di Altilia di LeVide, la scelta di tappare con il sughero gli spumanti in affinamento. Molto più di un vezzo, come dimostra il successo internazionale di cantine come la catalana Recaredo, che da anni impiega il sughero naturale al posto del tappo corona, anche durante la fase di presa di spuma degli spumanti Corpinnat (ex Cava).

TRENTODOC CIME DI ALTILIA LE VIDE: LA DEGUSTAZIONE
Trentodoc Brut Millesimato 2015 Cime di Altilia, LeVide

Chardonnay in purezza, circa 6,3 grammi di residuo zuccherino. È l’ariete di una batteria di Trento Doc dalla marcata personalità e caratterizzazione. Giallo paglierino, perlage fine. Convince per la cremosità del perlage e la gran purezza delle note di frutta a polpa gialla. Ben amalgamate a dosati rintocchi di pasticceria e crosta di pane.

Ricordi gelidi di erbe di montagna controbilanciano la suadènza glicerica. Dando “il cinque” alla componente fresco-acida. E creando un ensemble di assoluta piacevolezza ed equilibrio. Beva spasmodica senza rinunciare al carattere, specie nell’abbinamento a tavola.

Trentodoc Extra Brut millesimato 2015 Cime di Altilia, LeVide

Altro Chardonnay in purezza, con dosaggio ridotto a 3,2 grammi per litro. Nel calice si presenta d’un giallo paglierino, più chiaro rispetto a quello del Brut. Un esercizio in “sottrazione” in cui non ci rimette alcuna delle componenti.

Se è vero che al minor apporto glicerico corrisponde un’altrettanto inferiore percezione del frutto, diventa ancora più fondamentale quello che si scoprirà essere uno dei marcatori principali dei Trentodoc di LeVide: la cremosità esponenziale del perlage.

In questo quadro, l’agrume sostituisce la frutta a polpa gialla e la pasticceria. Ancor prima, al naso, i fiori bianchi fanno da sfondo alle venature minerali e saline tipiche dei migliori spumanti del Trentino base Chardonnay, a basso dosaggio.

Trentodoc Nature Riserva millesimato 2015 Cime di Altilia, LeVide

Giallo paglierino più carico rispetto ai due precedenti. Il Trento Doc di punta degli «ultimi arrivati» tra le bollicine di montagna trentine, incanta per la pienezza del frutto. Qualcosa di non comune per la tipologia.

Ed esalta, ancora una volta, l’altro file rouge della gamma. Ovvero l’appena percettibile percezione dei lieviti. Segno (anche) dell’assoluta gioventù e prospettiva del nettare. Un “singola vigna” di assoluto valore nel panorama delle bollicine trentine.

Trentodoc Brut Rosé Cime di Altilia, LeVide

Colora il calice di un bel rosa corallo chiaro, luminoso, frutto della cuvée Chardonnay-Pinot Nero. Perfetta corrispondenza gusto olfattiva, su preziose note di piccoli frutti di bosco, a bacca rossa. Si avvertono chiaramente ribes e fragolina.

Buon apporto fresco acido e consueta vena cremosa del perlage, a rendere ancora più beverino un rosé di precisione millimetrica, anche nello sviluppo delle note nel retro olfattivo. Buona anche la persistenza, su ritorni fruttati e minerali-salini.

[metaslider id=”70605″]

Categorie
news news ed eventi

Uiv-Ismea: anno record per le bollicine italiane

Saranno feste da record per le bollicine tricolori, con quasi 2 miliardi di brindisi attesi e un valore alla produzione di 236 milioni di euro. Lo stima l’Osservatorio Unione italiana vini (Uiv)-Ismea, nel consueto focus sui consumi degli sparkling italiani, mai così elevati come quest’anno.

Secondo l’Osservatorio, sono oltre 316 milioni le bottiglie italiane pronte per essere consumate durante le feste. Il 18,3% in più dello scorso anno e il 50% in più rispetto a solo 5 anni fa. Di queste, quasi 3 su 4 sono destinate all’estero mentre sono circa 88 milioni le bottiglie (+14%) riservate per le feste alle tavole degli italiani. A queste si aggiungono le bollicine importate, pari a circa 5 milioni di bottiglie, anch’esse mai così numerose (+50% sul 2020).

LA CRESCITA DELLE BOLLICINE ITALIANE

A trainare gli imbottigliamenti sono tutte le principali denominazioni italiane, con crescite quasi ovunque in doppia cifra. Dal Prosecco Doc (+25%) fino all’Asti, dal Franciacorta al Conegliano Dogc, dal Trento all’Oltrepò pavese, dall’Alta Langa al Lessini Durello ai Colli Asolani.

Per Uiv-Ismea, il 2021 è stato l’anno del rimbalzo per lo sparkling tricolore, che chiuderà l’anno a circa 900 milioni di bottiglie e un forte incremento delle vendite all’estero (+20% a volume). Buone notizie, rileva l’analisi, anche dai consumi interni. Secondo Ismea/Nielsen, gli acquisti nella Grande distribuzione, nei primi 11 mesi, segnano un +22% in volume accompagnato da un +26% in valore rispetto al pari periodo 2020.

Complessivamente, nel 2021 il valore alla produzione degli spumanti italiani supererà per la prima volta i 2,4 miliardi di euro. Un incremento a cui si aggiunge un volume produttivo in costante ascesa (+170% nell’ultimo decennio). Oggi le bollicine sono arrivate a rappresentare circa 1/4 del totale delle esportazioni di vino italiano nel mondo.

Categorie
news news ed eventi

Stefano Berzi è il Miglior Sommelier d’Italia AIS 2021

Stefano Berzi si è aggiudicato il Il titolo “Miglior Sommelier d’Italia Associazione Italiana Sommelier 2021 – Premio Trentodoc“. Il concorso si è svolto in occasione del 54° Congresso Nazionale di AIS, svoltosi oggi a Bologna.

Stefano Berzi, titolare dell’Enoteca Hosteria del Vapore di Carrobbio degli Angeli (BG), ha ottenuto il prestigioso riconoscimento dopo aver superato le selezioni regionali. La giuria è composta dai vincitori delle precedenti edizioni del Concorso, da alcuni membri di AIS, da giornalisti di settore e dall’Istituto Trento Doc.

«Sono fiero di questo successo. Il Concorso è un riconoscimento prezioso che premia il percorso di crescita personale e di formazione professionale dei sommelier. Diventare Miglior Sommelier d’Italia è un sogno coltivato da anni che richiede una grande preparazione», commenta Antonello Maietta, Presidente AIS.

Con Stefano Berzi hanno partecipato alla fase finale: Davide D’Alterio sommelier dell’Enoteca Pinchiorri di Firenze. Simone Vergamini titolare dell’azienda Wineafterwine di Capannori (LU) e Massimo Tortora titolare dell’Enoteca La Cantina di Massimo di Livorno.

Categorie
Vini al supermercato

Maggio e i vini in promo da non perdere al super. Strafalcione sul volantino Pam

Si ricorderà più per lo strafalcione di Pam Panorama che per la qualità media dei vini in promozione la metà di maggio 2021 della Grande Distribuzione. L’insegna di Venezia (ma originaria di Padova) a pagina 11 del volantino “Il dolce gusto della convenienza” segnala come “Trentodoc” il Müller-Thurgau di Cavit, confondendo la denominazione riservata agli spumanti Metodo classico “di montagna” (e di lago, aggiungiamo noi, ma non si dica troppo ad alta voce, che c’è tutto un costoso marketing dietro a questa poetica definizione) con la Doc Trentino.

Cose che non dovrebbero capitare, specie se convenienza d’acquisto dei vini presenti sullo stesso flyer è – per di più – medio bassa (si precisa peraltro, visto le recenti polemiche su Biancaneve e il bacio rubato, che nessun würstel Wudy Aia è stato maltrattato nell’editing del freccione giallo sulla foto di copertina dell’articolo).

Il ruolo del secchione spetta così alla sempre costante Esselunga, che propone qualche buon vino da mettere nel carrello a cartoni. Bennet quasi si dimentica della cantina, concentrandosi – come sovente – su Grocery e non-food. Così tocca a Conad e Coop – molto meglio quest’ultima – stare al passo dell’insegna di Caprotti.

Fra i tratti distintivi di questa tornata di volantini, in attesa delle nuove proposte de Il Gigante, Iper La grande i e Aldi, c’è anche il prezzo davvero basso della Bonarda di Cantine Valtidone (1 cartone da 6 bottiglie a 9,90 euro, roba da far concorrenza agli imbottigliatori dell’Oltrepò pavese, vicini di collina).

Da segnalare anche la presenza diffusa, in diverse insegne, dei vini scontati della famiglia Antinori, non solo con il brand riservato alla Gdo, Santa Cristina. Come dire: tutto il mondo è paese, ai tempi del Covid-19. Buona spesa!

Volantino Aldi, fino al 9 maggio
Ribolla Gialla Spumante Extra Dry Rivani: 2,99 euro (3 / 5)
Rosso Igt Terre Siciliane Fumu: 4,99 euro (3,5 / 5)
Nero d’Avola Doc Terre di Lava: 1,99 euro (3 / 5)

Marsala Fine Doc Baglio Fici, Cantine Fici: 3,59 euro (3,5 / 5)
Bianco Terre Siciliane Igt Bio Riposo: 2,49 euro (3,5 / 5)
Bag in Box Grillo Doc Roversi: 5,99 euro (3 litri) (3 / 5)



Volantino Bennet fino al 19 Maggio
Riesling, Sauvignon o Cabernet Sauvignon Acquileia Friuli Doc Ca’ dei Vescovi, Zonin: 3,98 euro (3,5 / 5)
Prosecco Rosé Doc Rocca del Doge: 3,50 euro (3,5 / 5)


Volantino Carrefour Iper “Vivere bene conviene”, fino al 19 maggio
Negroamaro Salento / Sicilia Igt Bianco Botte Buona, Caviro: 1,69 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg / Orvieto Doc Poggio al Sale, Piccini Wines: 2,99 euro (5 / 5)
Turà Lamberti bianco / rosato: 1,99 euro (3 / 5)

Prosecco Superiore Valdobbiadene Docg Signoria dei Dogi: 4,79 euro (3,5 / 5)
Terre Siciliane Igt Corvo, Duca di Salaparuta: 3,89 euro (3,5 / 5)
Chardonnay / Cabernet Veneto Igt, Piera Martellozzo: 3,19 euro (3,5 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo Doc Bio, Spinelli: 3,10 euro (5 / 5)



Volantino Carrefour Market fino al 19 maggio, “Buona Festa della Mamma”
Vino Rosso Basilicata Igp Baliaggio, Cantina di Venosa: 3,39 euro (4 / 5)
Inzolia Bianco La Cacciatora, Casa Vinicola Caldirola: 2,69 euro (1 / 5)


Volantino Carrefour Express fino al 15 maggio, “Buona Festa della Mamma”
Chianti Docg Sant’Ilario: 3,99 euro (3,5 / 5)
Vino Rosso Basilicata Igp Baliaggio, Cantina di Venosa: 3,39 euro (4 / 5)
Prosecco Doc Rosé millesimato La Gioiosa: 5,99 euro (3,5 / 5)


Volantino Conad fino al 17 maggio, “Prendi 2, paghi 1”
Rosso di Montalcino Doc, Cecchi: 13,90 (2 pezzi) (4,5 / 5)
Lambrusco Emilia secco / Amabile, Cantine Riunite: 2,99 (2 pezzi) (4 / 5)
Nero d’Avola Igt Gattopardo Villa Diana, Casa Vinicola Poletti: 3,98 euro (2 pezzi) (2 / 5)

Prosecco Superiore Valdobbiadene Ca Val, Cantina di Valdobbiadene: 4,89 euro (3,5 / 5)
Barbera d’Asti Docg Miniato: 3,29 euro (3,5 / 5)
Pecorino Offida Docg Barò, Moncaro: 4,50 euro (4 / 5)
Bonarda Doc Colli piacentini, Cantina Valtidone: 9,90 (6 bottiglie) (3,5 / 5)

Volantino Conad Ipermercato “Mega Risparmio”, fino al 16 maggio
Bonarda Doc Colli piacentini, Cantina Valtidone: 9,90 (6 bottiglie) (3,5 / 5)
Rosso di Montalcino Doc, Cecchi: 6,95 euro (4,5 / 5)
Ortrugo Doc, Cantina Manzini: 2,29 euro (3 / 5)

Prosecco Superiore Valdobbiadene Ca Val, Cantina di Valdobbiadene: 4,89 euro (3,5 / 5)
Lugana Dop, Ca Maiol: 8,40 (4,5 / 5)
Pecorino Abruzzo Doc Bio Vicale, Cantina Tollo: 3,89 euro (4 / 5)
Nero d’Avola Igt Li Raci, Cantine Pellegrino: 3,29 euro (3,5 / 5)


Volantino Coop fino al 19 maggio, “Scegli Tu Grandi Marche”
Vini Sicilia Nuttata: 1,89 euro (3 / 5)
Rosso Toscana Igt Santa Cristina, Antinori: 5,49 euro (4 / 5)
Barbera del Monferrato Doc Terre da Vino: 2,39 euro (3,5 / 5)

Chianti Superiore Docg, Chianti Geografico: 4,19 euro (5 / 5)
Ribolla Gialla Igt Villa Folini: 4,89 euro (3,5 / 5)
Prosecco Superiore Valdobbiadene Docg, Bolla: 5,39 euro (3,5 / 5)

Volantino Coop fino al 19 maggio, “Scegli Tu Grandi Marche” (solo nei superstore della Toscana)
Vini Sardegna Palmalias: 3,99 euro (3 / 5)
Vini Collezione Oro, Piccini: 3,99 euro (5 / 5)
Valpolicella Doc Superiore Arco dei Giovi, Sartori: 3,90 euro (4 / 5)

Pecorino Cantina Tollo: 2,87 euro (4 / 5)
Toscana Igt Vermentino Turaia: 3,99 euro (3,5 / 5)
Chianti Classico Docg Sant’Ilario: 5,34 euro (4,5 / 5)
Chianti Docg / Governo all’Uso Toscano, Sensi: 3,99 euro (3,5 / 5)

Vermentino di Toscana Igt Monterufoli, Tenute del Cerro: 4,99 euro (4,5 / 5)
Vernaccia di San Gimignano Docg, Podere Le Volute: 4,99 euro (4 / 5)
Linea Vini Campania, Villa Raiano: 20% (4 / 5)
Chianti Rufina Docg, Colonneto, Azienda Agricola Travignoli: 2,94 euro (4,5 / 5)
Linea vini Terre dell’Etruria: 6,99 euro (4,5 / 5)

Toscana Bianco Igt Mandorlo, Fattoria Montellori: 4,19 euro (3,5 / 5)
Vini Cala Forte, Frescobaldi: 5,49 euro (3,5 / 5)
Morellino di Scansano Docg / Vermentino Maremma Doc Loggia dei Fiori, Le Chiantigiane: 4,71 euro (3,5 / 5)
Chianti Classico Docg Contessa di Radda, Chianti Geografico: 7,90 euro (5 / 5)

Chianti Docg Riserva, Fattoria Petriolo: 5,99 euro (4,5 / 5)
Vino Nobile di Montepulciano Docg La Braccesca, Antinori: 10,90 euro (5 / 5)
Pinot Grigio Frizzante / Ribolla Gialla Frizzante, Tenimenti Civa: 3,49 euro (3,5 / 5)
Chianti Colli Fiorentini Docg Biologico, Fattoria San Michele a Torri: 3,99 euro (4 / 5)
Prosecco Superiore Conegliano Docg, Maschio: 4,99 euro (3,5 / 5)


Volantino Esselunga “Sconti da provare” fino al 12 maggio
Prosecco Goto, Azienda Agricola Luca Ricci: 2,95 euro (4,5 / 5)
Chardonnay Terresomme, Cantina Lavis: 2,70 euro (4 / 5)
Turà Lamberti: 1,99 euro (3 / 5)

Bonarda San Zeno, Zonin: 3,54 euro (3,5 / 5)
Bardolino Doc Classico, Sartori: 2,99 euro (4 / 5)
Barbera d’Asti Docg Superiore Produttori di Govone: 2,84 euro (4 / 5)
Chianti Docg Villa di Monte: 2,49 euro (3,5 / 5)

Nero d’Avola / Syrah / Grillo Bio Feudi San Nicola, Gorghi Tondi: 2,69 euro (4 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo Conte Carlo, Umani Ronchi: 3,63 euro (4 / 5)
Negroamaro Conti Zecca: 2,75 euro (3,5 / 5)


Volantino Iper, La grande i fino al 9 maggio, “Sapore di risparmio”
Vino Nobile di Montepulciano Docg Sigillo Rosso Piccini: 5,49 euro (5 / 5)
Buon Governo Igt o Vernaccia di San Gimignano Docg Piccini: 2,99 euro (4 / 5)
Prosecco Superiore Valdobbiadene Docg o Prosecco Doc Biologico Extra Dry Maschio: 3,99 euro (3 / 5)

Prosecco Extra Dry o Rosè Gasparetto: 2,99 euro (3 / 5)
Spumante Cuvèe Blanc de Blancs Brut Cantine Sant’Orsola: 2,99 euro (3 / 5)
Chianti Docg I Gelsi: 2,99 euro (3 / 5)

Negroamaro, Primitivo, Fiano o Negroamaro Rosato Igt Notte Rossa: 3,99 euro (5 / 5)
Cannonau o Vermentino di Sardegna Doc Cantina Pedres; 3,89 euro (3 / 5)
Lambrusco Sorbara o Grasparossa Doc Chiarli: 2,79 euro (4 / 5)

Montepulciano o Cerasuolo d’Abruzzo Dop Citra: 2,94 euro (3,5 / 5)
Pecorino o Passerina Terre di Chieti Igt Citra: 2,94 euro (3,5 / 5)
Garzellino Frizzante Igt Civ&Civ: 1,49 euro (3 / 5)
Barbera, Bonarda o Riesling Oltrepò Pavese Doc Villa Radiosa: 1,99 euro (1 / 5)



Volantino Iperal dal 29 aprile all’11 maggio, “Sconto 50 Grandi Marche”
Chianti Docg Rubentino: 2,49 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc Zonin: 2,77 euro (3,5 / 5)
Spumante Canel: 1,95 euro (3 / 5)

Spumante Extra Brut Ribolla Gialla Doc Tenimenti Civa: 5,39 euro (5 / 5)
Spumante Oltrepò Pavese Docg San Zeno: 7,95 euro (4 / 5)
Asolo Prosecco Docg La Gioiosa: 4,95 euro (3,5 / 5)

Spumante Brut Müller-Thurgau Concilio: 4,79 euro (3,5 / 5)
Franciacorta Brut Solive: 11,90 euro (5 / 5)
Prosecco Docg Bolla: 4,99 euro (3,5 / 5)

Orvieto Doc Le Chiantigiane: 2,39 euro (3,5 / 5)
Chianti Riserva Docg Uggiano: 6,99 euro (4 / 5)
Lacrima di Morro d’Alba Cantina Belisario: 4,99 euro (3,5 / 5)
Vini Notte Rossa: 3,99 euro (5 / 5)


Volantino IperCoop fino al 19 maggio, “Scegli Tu Grandi Marche”
Vini Sicilia Nuttata: 1,89 euro (3 / 5)
Vino Verdeglio Il gran Paese: 1,19 euro (0,5 / 5)
Lambrusco Emilia Igt, Cantine Riunite: 2,39 euro (3,5 / 5)

Chianti Docg Loggia del Sole, Le Chiantigiane: 2,99 euro (3 / 5)
Rosso Toscana Igt Villa Antinori: 9,90 euro (5 / 5)
Morellino di Scansano Docg La Mora, Cecchi: 4,29 euro (4 / 5)
Chianti Classico Docg Contessa di Radda, Chianti Geografico: 7,59 euro (5 / 5)

Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Superiore, Casalfarneto: 3,99 euro (3,5 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo Doc Riparosso, Illuminati: 4,99 euro (4,5 / 5)
Pecorino Terre di Chieti Igp / Cerasuolo / Montepulciano d’Abruzzo Doc Sistina, Citra: 3,49 euro (3,5 / 5)


Volantino Lidl “Sottoprezzi”, fino al 16 maggio
Lambrusco dell’Emilia Igp Amabile: 1,89 euro (2,5 / 5)
Chianti Docg Corte alle Mura: 1,69 euro (2,5 / 5)
Traminer Aromatico Doc Friuli Gaudenzio: 2,99 euro (2,5 / 5)
Moscato Spumante Allini: 1,29 (3 / 5)


Volantino Pam fino al 19 maggio, “Il dolce gusto della Convenienza”
Spumante Cuvée Brut Montevi: 1,39 euro (2 / 5)
Vini frizzanti Chardonnay / Rosé Villa degli olmi: 1,79 euro (1 / 5)
Grillo di Sicilia Igp Trinacria, Birgi: 1,89 euro (3 / 5)

Pecorino Igt Terre di Chieti, Colle del Sole: 1,99 euro (2,5 / 5)
Vino Toscana rosato Igt, Sensi: 3,99 euro (3,5 / 5)
Trentino Doc (non Trentodoc, vedi incipit!) Müller-Thurgau, Cavit: 3,29 (3,5 / 5)

Bonarda Doc Oltrepò pavese Le Rovole, Na.Ve. Natale Verga: 1,99 euro (1 / 5)
Prosecco Doc Scavi e Ray (piccolo formato): 1,45 euro (3 / 5)
Cabernet Villa Mura, Sartori: 1,99 euro (3,5 / 5)

Vini Terramare, Citra: 1,99 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg Bosco dei Salici: 2,49 euro (3 / 5)
Pinot Grigio Doc Friuli, Tenimenti Civa: 2,79 euro (3,5 / 5)

Spumante Prosecco Doc: 3,69 euro (3 / 5)
Trentino Doc Lagrein dunkel Mastri Vernacoli, Cavit: 4,49 euro (3,5 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo Doc Colle del Sole: 1,89 euro (2,5 / 5)


Volantino Tigros fino al 17 maggio, Sottocosto
Vermentino Sardegna Il Roccolo, Na.Ve Natale Verga: 1,49 euro (1 / 5)
Vino Rosso Toscana Igt Giglio del Duca: 1,99 euro (3 / 5)
Vini Doc Vivaci Cantine Valtidone: 2 pezzi 5 euro (0 / 5)
Vini Natale Verga: 2,99 euro (2,5 / 5)

Vini Doc Francesco Capetta (Piemonte): 2,99 euro (3,5 / 5)
Vini Bio Natum, Agriverde: 3,69 euro (3,5 / 5)
Vini Fatascià (Sicilia): 3,89 euro (3,5 / 5)
Vini Li Nibarj (Sardegna): 4,49 euro (3,5 / 5)

Prosecco Docg La Gioiosa: 4,90 euro (3,5 / 5)
Vini Santa Margherita: 5,99 euro (4 / 5)
Spumante Brut Trentodoc Altemasi, Cavit: 8,69 euro (5 / 5)
Vini Igt Santa Cristina, Antinori: 20% (4 / 5)


Volantino Unes fino al 18 maggio, “I giorni della convenienza”
Rosso / Rosato / Bianco Valdadige Terre Fredde, Cavit: 2,39 euro (3 / 5)
Chianti Docg, Cecchi: 3,69 euro (3,5 / 5)
Ortrugo Terre Tidone, Cantina Valtidone: 2,49 euro (3,5 / 5)
Bianco Villa Antinori, Antinori: 4,99 euro (4 / 5)
Rosé Imperial Champagne, Moët & Chandon: 36,90 (4,5 / 5)

Categorie
news news ed eventi

Cantina Riva del Garda: 1.216 bottiglie di TrentoDoc affineranno nel Lago di Garda

FOTONOTIZIA – Cantina Riva del Garda depositerà 1.216 bottiglie del suo Spumante “Brezza Riva Riserva Trentodoc” nel fondale del lago di Garda, a 30 metri di profondità. L’obiettivo è “realizzare le condizioni ideali per la maturazione del prestigioso Spumante Metodo Classico“. La posa avverrà il 27 giugno 2020, poco dopo le ore 10.

Categorie
degustati da noi vini#02

Trento Doc Riserva 2008 “Cuvée dell’Abate”, Abate Nero

Siamo a Trento, per la precisione in località Sponda Trentina. È qui che si trova una piccola ma storica realtà, nata dalla passione di Luciano Lunelli e oggi condotta dalla figlia Roberta. Un segno di continuità forte, che dura da più di quarant’anni. Parliamo dell’azienda Abate Nero , di cui la “Cuvée dell’Abate” è l’etichetta di punta.

Sotto la lente di ingrandimento il millesimo 2008, proposto con la classica bottiglia “sciampagnotta”. L’uvaggio, 100% Chardonnay ed il lungo affinamento sui lieviti (80 mesi), mettono il timbro sulla carta d’identità di una  produzione totalmente artigianale.

LA DEGUSTAZIONE
Cuvée dell’Abate” 2008 si presenta di un bel colore giallo paglierino lucente. Il perlage è fine e persistente, di una continuità esemplare. Il naso è complesso: si distinguono in sequenza sentori floreali e fruttati. Tiglio, biancospino, mela golden matura, kiwi, un cenno di mango. Poi ricordi di miele, una gradevole tostatura e frutta secca.

L’ingresso di bocca è connotato dalla cremosità e avvolgenza del perlage, in un gioco prezioso con la freschezza, più che mai viva. I sentori risultano corrispondenti a quelli avvertite al naso. La finezza risponde alle attese di uno spumante Trento Doc pensato per il lungo affinamento sui lieviti.

Ottanta mesi che permettono alla “Cuvée” 2008 di Abate Nero di abbinarsi a piatti importanti e strutturati, sia di terra che di mare. Un Metodo classico ottimo da degustare anche da solo, in un calice più ampio del consueto, che permetta di apprezzarne al meglio la straordinaria complessità gusto-olfattiva.

LA VINIFICAZIONE
La vinificazione è tradizionale. La prima fermentazione delle uve Chardonnay avviene in acciaio e la rifermentazione in bottiglia secondo il Metodo Classico, con presa di spuma e lungo affinamento sulle lisi. In particolare, la sboccatura risale alla primavera 2019. La massima espressione della “Cuvée dell’Abate” 2008 si verificherà attorno al 2025.

Abate Nero produce complessivamente 50 mila bottiglie. Abbastanza per permettere alla “maison” trentina di collocarsi tra i migliori produttori di “Bollicine di Montagna” Trento Doc, con un’impronta da sempre orientata alle lunghe evoluzioni.

Categorie
a tutto volume news news ed eventi

La notte degli alambicchi accesi 2019: cinque distillerie da non perdere in Trentino

Santa Massenza, piccola frazione di Vallelaghi. Pochi chilometri da Trento, a destra dell’Adige, lungo la strada che attraversa la splendida Valle dei Laghi e conduce al lago di Garda. Poco più di 150 abitanti e 5 distillerie. Un fazzoletto di terra chiuso fra i vigneti ed il lago di Santa Massenza che custodisce la tradizione della distillazione artigianale. È qui che ogni anno va in scena la “La notte degli alambicchi accesi“.

Una manifestazione, organizzata con la collaborazione di Strada del Vino e dei Sapori del Trentino e Trentino Marketing, che fonde insieme teatro ed enoturismo svoltasi in questo 2019 dal 6 all’8 dicembre. Francesco Poli, Casimiro, Giovanni Poli, Maxentia, Giulio e Mauro Poli sono i produttori protagonisti.

Ci vuole più tempo a pronunciare i loro nomi che a recarsi a piedi da una distilleria all’altra. Centimetri che non impediscono, ad ognuna, di esprimersi con estrema identità. Tutte distillerie che “derivano” dall’attività di viticultura e “dall’esser vignaioli”. Tutte con un unico comune denominatore: la Nosiola.

L’unico vitigno autoctono trentino a bacca bianca trova qui il suo areale d’elezione. Quel vitigno che sfruttando i venti locali (il Pelér e l’Ora) da vita ad un passito fragrante e profumato, il Vino Santo, da in realtà anche ottimi vini fermi, basti pensare alla versione “col fondo” della distilleria Francesco Poli.

Ma non solo. Le vinacce della Nosiola sono alla base delle grappe delle Valle dei Laghi. Talvolta in purezza e talvolta in taglio con altri vitigni. Talvolta bianca, talvolta invecchiata.

Ecco quindi tornare, ancora una volta, Distilleria Francesco Poli che nelle parole di Alessandro spiega la necessità di “tutelare la biodiversità trentina” attraverso i vini da Nosiola, il Vino Santo, e la grappa di Nosiola e di Schiava (altro vitigno trentino, stavolta a bacca rossa).

Graziano, presso Giovanni Poli, invita all’assaggio di una mini verticale. Grappa di Nosiola 24 mesi sorprende con una freschezza mentolata. Grappa di Nosiola 36 mesi è più morbida ed avvolgente. Grappa di Vino Santo rimanda alla frutta secca ed alle note sapide.

Dalle mani di Bernardino Poli (Casimiro) escono vini freschi e piacevoli non solo da Nosiola ma anche una Schiava Rosè ed un bianco da Piwi (Solaris, Johanniter, Bronner) profumato e tropicale. Le grappe invecchiate sono morbide mentre le bianche tendono a marcare la nota “verde” tipica della grappa tradizionale.

Mauro, di Giulio e Mauro Poli, presenta una grappa di Schiava e Nosiola dritta e verticale, cosi come la Grappa Maxentia che fa dell’immediatezza il suo biglietto da visita.

MASO NERO

Ben fuori dalla Valle dei Laghi, a Grumo frazione di San Michele all’Adige, in piena Piana Rotaliana, ha sede un’altra importante realtà della distillazione artigianale: l’Azienda Agricola Zeni, guidata da Rudy e dal padre Roberto.

Sintetizzare Zeni con una Grappa è quantomeno riduttivo. Zeni è un’azienda vinicola certificata bio dal 2011. Oltre 12 ettari vitati che danno vita a circa 120.000 bottiglie anno suddivise in 13 etichette di vini fermi e 3 etichette di Trento DocMaso Nero” (dal nome del maso nelle cui cantine riposa il metodo classico).

Zeni è una distilleria da 12.000 bottiglie anno suddivisa in 8 etichette. Grappe bianche affinate un anno in acciaio e grappe invecchiate in oltre 200 barrique finanche a 15 anni.

Zeni è anche Nero Brigante. Birra artigianale (al momento in gamma un Blanche, una Vienna ed una Golden Ale) ad alta fermentazione che utilizza i lieviti del Metodo Classico.

Espressioni di Teroldego in acciaio e legno, entrambe identificative di un territorio e di uno stile. Una Nosiola “vinificata in rosso” per estrarre il più possibile dalle bucce ed affinata per un mese in legno che racconta l’aromaticità del vitigno.

Trento Doc Rosè, 60% Pinot Nero 40% Chardonnay, profumato e croccante. Trento Doc Pas Dosè, 100% Pinot Bianco, ricco e rotondo nasconde la sua viva acidità fino alla chiusura, leggermente amaricante, del sorso.

Grappe da Teroldego. La 12 anni, vendemmia 2004, conquista con eleganza ed un ottimo bilanciamento fra varietale e legno. La Grado pieno, 59%, vendemmia 2001, è potente ma l’alcool non disturba ed in bocca sviluppa un ventaglio di aromi degna di distillati esteri più blasonati.

LA GRAPPA TRENTINA OGGI

Tutelata sin dal 1960, data di fondazione dell’Istituto di Tutela, la Grappa Trentina è oggi uno dei fiori all’occhiello della distillazione Italiana. Un disciplinare ferreo che limita tanto la zona di produzione (alla sola Provincia di Trento) quanto i tempi di distillazione (che deve concludersi entro il 31 dicembre per garantire la freschezza delle vinacce).

Ad oggi sotto il marchio di tutela Grappa del Trentino IG o Grappa Trentina IG viene prodotta circa il 10% dell’intera produzione nazionale. Grappe dalle sfumature diverse a seconda della sottozona, dei vitigni utilizzati e della mano del distillatore. Perché, ancora oggi, distillare è un’alchimia di scienza ed esperienza.

A fare il punto sulla Grappa Trentina oggi è Mirko Scarabello, presidente dell’Istituto di Tutela. Nelle sue parole emerge il quadro di un prodotto che ha retto bene agli scossoni del mercato dell’ultimo decennio, dato dal calo generale del consumo di alcolici dato dalla crisi e dai maggiori controlli sulle strade.

La Grappa Trentina ha resistito grazie alla sua qualità in un momento storico che ha fatto “pulizia” di molti prodotti non eccelsi e ad oggi vede un graduale recupero di mercato. Mercato che si sta aprendo sempre più verso il sud Italia in regioni che si scoprono amanti delle buona grappa.

Quote di mercato rosicchiate agli altri competitor nazionali, in primis grappe Piemontesi e Venete, che spesso faticano a tenere il passo qualitativo della Grappa del Trentino pur spuntando, a volte, prezzi più alti sul mercato.

Quote di mercato che ancora non si riesce a sottrarre ai distillati esteri quali Whisky, Rum e Cognac forti non solo di una fama ed una tradizione difficile da scalzare, ma anche di una tipologia di consumo diversa.

Ecco quindi l’idea di proporre la Grappa anche come ingrediente nella Mixology, ad esempio attraverso la collaborazione e le creazioni del bartender Leonardo Veronesi (già incontrato da Winemag durante la nostra visita in Marzadro) per favorirne sempre più la conoscenza e la diffusione fra i consumatori più attenti.

[URIS id=41184]

Categorie
news news ed eventi

Degli Azzoni Wines punta sul Trento Doc con LeVide. Obiettivo 200 mila bottiglie


PREDAIA –
Nuova realtà tra gli spumanti Trento Doc. Il Gruppo Degli Azzoni Wines sbarca in Trentino con LeVide. La cantina ha sede in Borgo Italia 22, a Predaia (TN), nel cuore della Val di Non. Il fiore all’occhiello sarà la grotta per l’affinamento del Metodo classico, scavata nella roccia dolomitica.

“Molto più di una scelta suggestiva – anticipa a WineMag.it Valperto Degli Azzoni (nella foto)- dal momento che la temperatura naturale di questo spazio ci consentirà di proseguire nel fil rouge della sostenibilità, già ben avviato nelle altre aziende del gruppo”.

LeVide, che nel dialetto trentino significa “le viti”, è il quarto brand del Gruppo Degli Azzoni, già attivo in Italia con “Conte Aldobrando” (Toscana), “Conti degli Azzoni” (Marche) e “Conti Riccati” (Veneto).

La direzione enologica è stata affidata a Massimo Azzolini. Paola Zadra gestirà la cantina in loco, come referente della nuova Srl. Il Gruppo Degli Azzoni ha preso il controllo societario di LeVide nel 2018.

Due le etichette, per un totale di circa 6 mila bottiglie: il Trento Doc Brut Millesimato 2013 “Altilia” (100% Chardonnay) e il Trento Doc Brut Rosè “Altilia” (70% Pinot Nero, 30% Chardonnay), entrambi con sboccatura effettuata a marzo 2019.

“Il prossimo dégorgement – annuncia a WineMag.it Valperto Degli Azzoni – è previsto entro la fine del mese di ottobre 2019, per un totale di 20 mila bottiglie. All’inizio del prossimo anno le trasferiremo in una grotta ipogea, nel cuore della montagna, un po’ come fa Melinda per le sue mele, sempre in Val di Non”.

“Entro il 2020 riusciremo così a portare i visitatori in queste gallerie, molto affascinanti dal punto di vista esperienziale, anche dal punto di vista della sostenibilità dell’intera operazione: un aspetto al quale teniamo molto”.

“Per me, da toscano – conclude Degli Azzoni – iniziare a lavorare con i trentini è motivo di grande stimolo. Il Consorzio del Trento Doc lavora molto bene, ma ha poche cantine in grado di portare fuori dal territorio il brand. Crediamo ci sia spazio per un’azienda come LeVide, con la quale ci siamo posti l’obiettivo di produrre 200 mila bottiglie annue, entro i prossimi 5, 6 anni”.

Ottime le premesse che emergono dall’assaggio dei due Trento Doc del Gruppo Degli Azzoni Wines. In particolare, a convincere è il rosé, ottenuto dalla vendemmia 2015: teso, sapido, di buona struttura, non concede il fianco ai 7-8 grammi litro del dosaggio, regalando un sorso più che mai soddisfacente e, al contempo, gastronomico.

IL GRUPPO E LA FAMIGLIA

Prima dell’ingresso di LeVide erano tre le aziende della famiglia di origini nobiliari, tutte di proprietà dei fratelli Degli Azzoni Avogadro Carradori e distribuite fra Marche (Montefano, MC), Toscana (La Rotta, PI) e Veneto (Castelfranco Veneto, TV). La superficie complessiva supera i 1.350 ettari, di cui 175 coltivati con vigneti.

I dipendenti, fra fissi e stagionali, sono più di 100. Alla base della filosofa dei fratelli Aldobrando, Filippo e Valperto Degli Azzoni Avogadro Carradori c’è “il rispetto e la tutela dell’ambiente e delle persone”. Valori che hanno sempre cercato di applicare nell’attività di tutte e tre le aziende di famiglia.

Tale impegno è comunicato e rendicontato grazie a uno strumento denominato “Bilancio di Sostenibilità“, circoscritto al momento alla sola azienda marchigiana Conti degli Azzoni. Proprio oggi, la cantina presenterà il progetto al Teatro La Rondinella, a Montefano.

La famiglia Conti degli Azzoni Avogadro Carradori è il risultato dell’incontro, nel corso della storia, di tre famiglie nobiliari provenienti da tre regioni italiane: Conti Carradori (Veneto), Conti degli Azzoni Avogadro (Toscana) e Conti Riccati (Veneto).

La famiglia Conti Riccati ha origini venete che risalgono a prima dell’anno Mille, anche se la documentazione inizia con Jacopo Riccati verso la metà del 1600. La storia della famiglia Conti Riccati si intreccia con quella della famiglia Conti degli Azzoni Avogadro, di origini toscane, nel 1800 quando Augusta, ultima discendente diretta dei Conti Riccati, sposa Roberto degli Azzoni Avogadro, portando in dote le proprietà di famiglia.

I beni furono uniti con quelli degli Azzoni Avogadro. Il titolo di Conti venne attribuito alla famiglia degli Azzoni nel XIV secolo per meriti nell’Avogaria, l’amministrazione dei beni diocesani. Da lì l’aggiunta al proprio cognome di “Avogadro” e dello stemma, costituito da uno scudo troncato argento e azzurro.

[URIS id=38901]

Categorie
news

L’appello dei Vignaioli: “Mettete il Vino Santo Trentino nelle carte dei ristoranti”


CAVEDINE –
Ha tutte le carte in regola del vino vincente, anche dal punto di vista commerciale. E’ raro. Di qualità assoluta, comprovata dalla straordinaria longevità. Ha una storia da raccontare. E ha alle spalle un gruppo di produttori affiatati e determinati. Eppure, il Vino Santo Trentino, soffre. Anche a casa sua.

Ecco allora l’appello dei vignaioli rivolto alla ristorazione locale e, più in generale, a quella italiana: “Mettete il Vino Santo del Trentino nelle carte dei vini“. Se è vero che Nemo propheta in patria, questo è un caso per il quale vale la pena (davvero) di fare un’eccezione.

A sostenere la campagna del Consorzio Vignaioli del Trentino, riunitisi sabato 13 aprile alla Gino Pedrotti di Cavedine (TN) per una degustazione di annate storiche (dal 1967 al 2011) prima del tradizionale Rito della Spremitura delle uve Nosiola appassite, è anche Roberto Anesi, miglior sommelier d’Italia 2017 per l’Ais (nella foto, il primo a destra).

IL TESTIMONIAL

Un naso e un palato fine, che parla anche in qualità di titolare di “El Pael”, il suo Wine Restaurant di Canazei (TN): “Il Vino Santo Trentino offre la straordinaria opportunità al ristoratore di raccontare, attraverso il calice, la storia di un territorio, oltre a quella di un prodotto eccezionale e unico nel panorama dei vini dolci italiani“.

Non è un gran momento per questa categoria nel nostro Paese – continua Anesi – e la colpa è anche della ristorazione. Quella trentina e, più in generale, quella italiana, dovrebbero prendere in seria considerazione il Vino Santo. Sarebbe utile anche averlo ovunque in mescita, al calice, per diffonderne la conoscenza tra i consumatori”.

“Un’idea – aggiunge il vignaiolo Giuseppe Pedrotti – potrebbe essere quella di inserire il ‘calice di Vino Santo Trentino’ al termine delle carte dei dolci, ovvero tra i dolci. Perché il Vino Santo, oltre a offrire un caleidoscopio infinito di abbinamenti, è buono anche da solo, a fine pasto”.

AL VAGLIO LA DOCG

Del resto, un calice di Vino Santo Trentino è un vero e proprio microcosmo. Pochi vini raccontano il territorio così bene. Ci si ritrovano i profumi e le verticalità delle Dolomiti di Brenta e del Monte Bondone. Le brezze che solleticano il Lago di Garda, salendo verso la Valle dei Laghi, tra il Basso Sarca e Terlago.

E i ricordi salini e salmastri di un terroir di derivazione marina, con ampie fasce di calcare. Ma a rendere davvero unico e speciale il Vino Santo del Trentino è la Nosiola, l’uva con cui è consentito produrlo, dotata di grande acidità.

Sessantatré ettari vitati complessivi, a un’altezza compresa tra i 250 e i 600 metri. Nei vigneti più in quota della Valle di Cavedine il cuore della produzione. Mentre più a valle (comprese le aree di sostanziale pianura), a farla da padrone, sono il Müller Thurgau e lo Chardonnay, spesso utilizzati per le basi spumante trentine.

Il Vino Santo Trentino – evidenzia l’enologo Luciano Groff (a destra, nella foto con Giuseppe Pedrotti) – è un vino che soffre. Soffre per le superfici vitate rosicchiate nel tempo da altre varietà più redditizie. Soffre dal punto di vista commerciale, appunto per la sua poca redditività. Soffre come tutte le cose rare, che rischiano di scomparire, anche per la difficoltà di doverle raccontare per farle conoscere meglio”.

Al vaglio, proprio per la particolarità ed esiguità della produzione (circa 30 mila bottiglie annue, da parte di sole 8 cantine) anche l’upgrade a Docg del Vino Santo Trentino, oggi semplicemente Doc. Una scelta avallata dal Consorzio Vignaioli, che però si scontra con le logiche commerciali.

Gli interessi maggiori ruotano attorno al Trento Doc, relegando il Vino Santo Trentino a seconda scelta per l’eventuale istituzione della prima Docg del vino della regione. Un passo che, secondo fonti locali, “prima o poi sarà comunque compiuto”.

Nel frattempo l’Associazione dei Vignaioli del Vino Santo Trentino ha eletto il suo nuovo presidente. Si tratta di Enzo Poli, titolare della Maxentia Distillatori Artigiani e Vignaioli di Vezzano (TN). L’annuncio è avvenuto domenica, durante il Rito della Spremitura delle uve Nosiola all’Azienda Agricola Gino Pedrotti.

LA DEGUSTAZIONE


Vino Santo Trentino Doc 2011, Maxentia
Colore dorato, luminoso. Al naso note di albicocca. Ma anche, immediata, la percezione di una gran freschezza che, come una brezza sottile, solleva profumi di spezie orientali, calde e rincuoranti.

Con l’ossigenazione, il nettare guadagna straordinariamente in termini di complessità: liquirizia dolce, frutta secca, una notte netta di miele millefiori. Al palato gran bevibilità. Il residuo zuccherino è controbilanciato dalla vena acida, in un quadro di perfetto equilibrio. Chiusura di bocca su una confettura precisa e una pregevole vena salina.

Vino Santo Trentino Doc 2002 “Nobles”, Francesco Poli vignaioli in San Massenza
Colore dorato, luminoso. All’attesa freschezza e alle note di frutta sciroppata risponde una venatura marina, tendente al salmastro. In bocca l’ingresso è più ampio rispetto al precedente assaggio.

In un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva, sono le noti fruttate mature a prende il sopravvento. In centro bocca il vino si accende in termini di freschezza. Riecco anche la sapidità, che chiama il sorso successivo.

Vino Santo Trentino Doc 1996 “Emblemi d’Amor”, Giovanni Poli (magnum)
Colore ambrato. Naso che va netto sulla frutta secca: nocciola, arachidi. Così come sul fondo di caffè e la caramella mou. Retaggi, questi, dell’affinamento in legno. Sbuffi vegetali, tra la spezia dolce e la mentuccia. Ma anche sottofondo di cereali, che fa pensare al marcatore di certi whisky.

In bocca la dolcezza è sostenuta, così come la riequilibrante freschezza. Netta anche la nota salmastra, che dal naso si trasferisce al palato. Un vino eccezionale per consistenza tattile. Un vino grande, come il formato in cui è stato servito.

Vino Santo Trentino Doc 1985, Gino Pedrotti
Altro colore ambrato. Corredo olfattivo tipicissimo e complesso: nota salmastra che ricorda l’oliva nera in salamoia, frutta matura, ma soprattutto frutta secca. Al palato una gran freschezza e salinità, ma anche richiami di erbe mediche e liquirizia, già avvertite al naso. Lunghissimo, principalmente su sale e spezie leggere, calde, avvolgenti.

Vino Santo Trentino della Valle dei Laghi 1982, Az. Agr. Pravis
Colore splendido per l’età del vino, ancora luminoso e invitante. Naso sulla frutta secca, in particolare sull’arachide. Si fa sentire anche la frutta fresca, come l’albicocca sciroppata. In bocca colpisce per densità e per l’ottima corrispondenza. Chiusura su note di cioccolato bianco e sale. Un vino snello, agile, ma vivo e in evoluzione.

Vino Santo Trentino Doc Classico della Valle dei Laghi 1977, Fratelli Pisoni
Colore ambrato, scuro, ma pur sempre luminoso. Naso su note di caffè nette, ma anche sulla buccia d’arancia amara, sullo zenzero, sul cioccolato e sul caramello leggermente bruciato. Una nota, quest’ultima, che con l’ossigenazione si evolve in ricordi di brace spenta.

In bocca il nettare si esprime ancora su note di frutta fresca, tra la confettura e lo sciroppo, oltre a sfoderare una vena di sale che invoglia il sorso. Chiusura tra le più accattivanti della batteria: vivissimo, rinvigorito da pizzichi di spezia leggera, tra il pepe bianco e il cumino.

Vino Santo di Toblino 1967, Cantina di Toblino
Colore ambrato didattico. Al naso, su tutto, una vena salmastra capace addirittura di ricordare lo scoglio. Impreziosiscono il quadro note nette di erbe di montagna, che anticipano la freschezza gustativa.

Sempre al naso, grazie all’ossigenazione, emergono note di liquirizia e caffè. In bocca gran equilibrio tra zuccheri e freschezza. Un ritmo scandito da richiami di datteri, fichi e ricordi di muschio e terra di sottobosco. Un vino infinito.

[URIS id=32161]

Categorie
news

Lo spumante italiano in continua crescita

MILANO – Nel 2018 tutti e cinque i primi player del segmento spumante hanno aumentato il loro fatturato. Guardando la classifica vediamo che la leadership della piemontese Fratelli Martini, presieduta da Gianni Martini e che opera nel mercato con i marchi Canti e Sant’Orsola, quest’anno esce ulteriormente rafforzata  registrando un fatturato di 220 milioni di euro ed allungando il divario dal secondo player portando a 80 milioni il distacco dal secondo specialista delle bollicine italiane ovvero la veneta La Marca, che comunque ha ottenuto un risultato di spicco con una crescita negli ultimi due anni del 40%. Il tutto è avvenuto all’insegna del Prosecco, prodotto di riferimento per entrambe le società che ne rappresentano rispettivamente il secondo (Fratelli Martini) e il primo (La Marca) imbottigliatore della denominazione di origine controllata per numero di bottiglie, considerando sia il proprio marchio sia il private label che è particolarmente elevato per La Marca.

Posizioni altrettanto forti, in materia di Prosecco, sono quelle di cui dispongono Villa Sandi, quinto in classifica e con una quota significativa di referenze nell’ambito del Superiore di Conegliano e Valdobbiadene docg, e Contri, che dalla quinta posizione dello scorso anno si è portato al quarto posto superando proprio l’azienda di Giancarlo Moretti Polegato. L’unica eccezione alla dittatura del metodo italiano (Martinotti o Charmat) nella parte alta della classifica è quella del gruppo Lunelli, che si conferma al terzo posto con 101 milioni di cui ben 72 sono stati realizzati con il metodo classico Trentodoc di Cantine Ferrari.

Dopo un anno vissuto in trincea, tra crisi internazionali e carenza di prodotto (post vendemmia 2017), i big del settore vinicolo nel 2018 sono riusciti a portare a casa un risultato positivo. In un anno complicato come quello appena concluso, tra le tensioni internazionali e le conseguenze della tragica vendemmia ‘17 (quella della gelata di aprile), per i big del vino italiano è andata meglio del previsto. A testimoniarlo sono i dati di preconsuntivo raccolti in anteprima da Pambianco Strategie di Impresa, dai quali si evidenzia una tenuta complessiva della fascia alta, dove spiccano i due leader Antinori e Frescobaldi che mettono a segno consistenti incrementi di fatturato e mostrano una marcia più spedita dei gruppi di fascia accessibile, avvantaggiati dalla domanda internazionale di bollicine made in Italy.

Nella fascia alta, il differenziale dipende dai risultati di Antinori, primo con 213 milioni (+5%), e di Frescobaldi, secondo con 119 milioni (+13%). Tra gli inseguitori, è stato soprattutto un anno dedicato ai cambiamenti interni e con andamenti per lo più in linea con l’esercizio precedente. Anche nell’ambito commerciale la corsa è leggermente rallentata, con un +5% nel 2018 contro il +6% dell’esercizio precedente, ma i valori in questo caso sono diversi: la top ten delle società cosiddette commerciali vale complessivamente 2,35 miliardi di euro e la più piccola di queste realtà fattura ben 150 milioni.

Osservando la top ten della fascia commerciale, appare evidente che tutti i gruppi sono in crescita, con la sola eccezione di Iwb che comunque conferma i valori del 2017. Tra i risultati più significativi compaiono quelli di Botter, che guadagna 15 milioni di euro, e di Enoitalia, che sale di 13 milioni, principalmente grazie al contributo del Regno Unito dove l’azienda veneta controlla una quota del 20% del vino venduto on trade e in buona parte si tratta di Prosecco.

Oggi la quota di produzione legata alla spumantistica per Enoitalia è pari al 40% e proprio per gestire il business dello spumante è stato realizzato il nuovo stabilimento di Montebello Vicentino. Da evidenziare, infine, il risultato di Gruppo Santa Margherita, che non può essere considerato una vera propria realtà commerciale poiché al suo interno convivono una parte ampia di prodotti accessibili (dal Pinot grigio al Prosecco), grazie ai quali la società del gruppo Marzotto ha conquistato i suoi mercati di riferimento a cominciare dagli Stati Uniti, e una altrettanto importante di fascia alta e fortemente remunerativa. Il 2018 si è chiuso con un balzo di oltre il 5% a 177,5 milioni di euro.

Categorie
degustati da noi news vini#02

Francesco Moser, Trentodoc da borraccia. In serbo la Riserva

TRENTO – Sembra di vederlo ancora lì, “su strada”. A bruciare chilometri e avversari. Anche mentre sorride contagioso, con indosso il vestito buono. E quella camicia che lascia trasparire la maglietta della salute. Bianca. Ma per tutti ancora “rosa”, almeno di riflesso.

Un giro d’Italia e tre Parigi-Roubaix, a coronare un gran bel palmarès. Lui, la sua bicicletta. E una borraccia. Stai a vedere, piena di TrentodocFrancesco Moser non ce lo dirà mai. Ma i suoi spumanti di montagna parlano chiaro. Dritti, essenziali. Timidi, a tratti. Eppure pronti a esplodere nell’allungo. Sul traguardo. Spumanti in salita. Spumanti sudati, secchi. Verticali.

Spumanti a denti stretti, che lo zucchero è per ragazzini. Spumanti da borraccia. Dalla bici, quell’omone dagli occhi grandi e profondi, è sceso ormai trent’anni fa. Oggi supervisiona altre volate. Quelle imposte agli spumanti Trento Doc della sua cantina di Maso Warth, sopra Trento. In ogni sorso, il rigore d’un tempo.

La stessa disciplina con la quale dev’essere cresciuto Carlo, il figlio maggiore, artefice del rilancio del marchio assieme al cugino Matteo Moser, enologo, e alla sorella Francesca. Una bella famiglia, con un progetto in testa: dalla vigna alla cantina, per dare senso e compimento a una rivoluzione iniziata nel 2011.

LA NOVITA’
La gamma di spumanti Moser è ampia il giusto. I prezzi più che mai abbordabili: non sia mai che qualcuno pensi che il ciclista si sia montato la testa. O, peggio, voglia sfruttare la popolarità per un euro in più al calice. Neanche per idea. Eppure, la gemma deve ancora arrivare: uno spumante Trentodoc “Riserva”.

Una nuova etichetta, dunque. Che oggi sta riposando in cantina e attende solo il momento giusto per essere messa in commercio. Si tratterà, presumibilmente, di un millesimato 2011 o 2013 (ma è solo una supposizione). Minimo 100 mesi sui lieviti (questa, invece, è una certezza).

Ad anticiparlo è l’intera famiglia, che ieri ha accolto la stampa di settore a Maso Warth. A dare un senso all’ambiziosa etichetta del futuro, due verticali che hanno dimostrato la buona tenuta nel tempo dei nettari di casa Moser.

LA DEGUSTAZIONE
Brut Nature 2015 / 2011 e “51,151” Brut sboccatura 2015, 2014 e 2011 (indietro, dunque, fino alla vendemmia 2008). Un tasting utile a scoprire quanto sia cresciuta la cantina, in termini di consapevolezza dei propri mezzi, negli ultimi anni.

Splendida di fatto, tra le nuove annate, la vendemmia 2015 di Nature, non ancora in commercio: farà parlare di sé, nell’allungo, per la sua longevità e il suo stile purista, che disegna un Trentodoc dominato da note agrumate, calcaree e saline. L’essenza della semplicità, che si tramuta in complessità.

Percezione dei lieviti pressoché bandita in casa Moser, col varietale dello Chardonnay e del suo terroir sempre in primo piano (eccezion fatta per la vendemmia 2014, la più dura da “portare a casa” intatta). Ottima la 2013, sempre di Brut Nature, in commercio dal prossimo anno: naso più largo ed espressivo dei precedenti, con esotico e salino d’alga.

Note fumè e di pietra focaia nel 2012 (sboccatura 01/2018). Al naso verbena, ginestra, fiori di vaniglia. Bella spalla acida al palato, a sorreggere note pacate di miele. In forma – anche se non proprio da urlo per un utilizzo del legno troppo invasivo – la 2011, all’inizio del lavoro di conversione della produzione verso più alti standard qualitativi (presto arriverà anche la certificazione bio).

Tra le annate del Brut “51,151” a colpire è invece la 2014: quella da portare a casa, oggi. Bocca elegantemente austera, bel frutto, sapidità. Non le manca nulla. Per gli amanti delle (piacevoli) ossidazioni, da provare la 2011: colore giallo carico che fa presagire un naso mieloso, che in bocca troverà corrispondenza con l’esotico maturo.

Categorie
Approfondimenti

Trentodoc: bollicine sulla città

Dal 22 novembre al 9 dicembre si rinnova l’appuntamento con “Trentodoc: Bollicine sulla città”, l’evento dedicato alle bollicine di montagna, che valorizza la tradizione spumantistica trentina e le sue più nobili espressioni.

Nel periodo in cui Trento si veste dei colori del Natale e l’atmosfera dei mercatini diffonde il clima di festa per le vie del centro, Palazzo Roccabruna schiude le porte al brio e all’eleganza del metodo classico trentino, ospita chef, esperti, produttori e dà vita ad una manifestazione che si conferma sempre un appuntamento atteso ed apprezzato sia dagli appassionati che dagli operatori.

Inoltre dalla nobile residenza conciliare la manifestazione si estende ai bar e ai ristoranti della città e del territorio che in collaborazione con la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino animano Happy Trentodoc, un ricco calendario di appuntamenti in cui le bollicine trentine sono abbinate alle specialità della gastronomia di montagna.

Nel corso dell’evento l’Enoteca provinciale del Trentino con sede a Palazzo Roccabruna organizza laboratori, degustazioni ed abbinamenti in occasione dei quali sarà possibile approfondire la conoscenza del metodo classico di montagna, le tante novità della collezione Trentodoc 2018, nonché l’infinita ricchezza del patrimonio agroalimentare locale attraverso proposte gastronomiche a tema.

Immancabile l’appuntamento dal giovedì alla domenica con le degustazioni libere in cui gli ospiti dell’Enoteca potranno scegliere fra riserve, millesimati, brut, extra brut, rosé, pas dosé, demi sec, blanc de noir in una molteplicità di declinazioni che solo la ricchezza e la varietà di un territorio particolarmente vocato rendono possibile con la complicità di tecniche colturali rispettose dell’ambiente e di una cura maniacale per la qualità delle uve e per la perfezione del metodo produttivo.

Grazie alla partnership con l’Apt di Trento si potrà anche approfittare di un esclusivo pacchetto vacanza “Trentodoc da degustare, Muse da esplorare” che include l’ingresso al Museo delle scienze, la visita al centro storico, ai mercatini di Natale, la visita al Castello del Buonconsiglio, assaggi e menù con le bollicine di montagna.

Categorie
Approfondimenti

Il Gruppo Lunelli tra i protagonisti della Milano Wine Week

Due grandi novità del Gruppo Lunelli saranno presentate all’interno del fitto programma della Milano Wine Week. Le Tenute Lunelli, che producono vini fermi nelle proprie cantine in Trentino, Toscana e Umbria, presenteranno in anteprima Auritea, la nuova etichetta della Tenuta di Podernovo che rappresenterà il vertice della produzione toscana. Inoltre, debutterà per la prima volta a Milano il Giulio Ferrari Rosé, la nuova Riserva annunciata pochi giorni fa a Trento e punta di diamante con cui culminerà un percorso di degustazione di Ferrari Trentodoc tutto in rosa.

Durante la Milano Wine Week, che si aprirà il 7 ottobre con il brindisi a cura dell’Istituto Trentodoc, il Gruppo Lunelli sarà protagonista anche nei momenti di confronto e dialogo proposti nel palinsesto. Lunedì 8 ottobre Matteo Lunelli, Presidente del Gruppo, sarà infatti tra i relatori del convegno di apertura a Palazzo Mezzanotte, dove si affronterà la tematica dell’unione nel mondo del vino.

Qui saranno anticipati anche i temi che si svilupperanno il giorno successivo nel Milano Wine Business Forum a Palazzo Bovara, quali innovazione, evoluzione dei sistemi di vendita, comunicazione del mondo del vino, internazionalizzazione e finanza. La discussione sarà riassunta in un documento che verrà poi consegnato al Ministro dell’Agricoltura Centinaio.

A completare il quadro, Surgiva, una delle più leggere acque minerali italiane, che sgorga nel cuore del Parco Naturale Adamello Brenta, sarà l’acqua ufficiale della Milano Wine Week. Sarà presente agli appuntamenti più importanti della kermesse, dalla conferenza di apertura al Milano Wine Business Forum, fino alle degustazioni e tutti gli eventi di walking around tasting presso Palazzo Bovara. Proprio per la sua capacità di non alterare il gusto dei cibi e dei vini cui si accompagna, è stata scelta anche da Vinitaly e l’AIS, Associazione Italiana Sommelier, come l’acqua ufficiale.

Infine, per gli amanti delle bollicine, sarà possibile degustare in alcuni tra i migliori ristoranti ed enoteche di Milano le etichette Ferrari, anche in abbinamento a menu particolari proposti in occasione della manifestazione.

Categorie
degustati da noi news vini#02

Ferrari punta sul Pinot nero Trento Doc: Giulio Ferrari Rosé Riserva del Fondatore 2006

TRENTO – Cantine Ferrari punta sul Pinot Nero e annuncia la novità dell’anno per i Trento Doc: il Giulio Ferrari Rosé Riserva del Fondatore 2006.

Una tappa importante nella storia ultrasecolare della cantina, in un 2018 già ricco di novità, come l’acquisizione del marchio dell’amaro Re Laurino e i nuovi vini di Podernovo, la tenuta toscana della famiglia Lunelli.

“Una testimonia dell’ossessione per l’eccellenza e l’indissolubile legame con il territorio”, commentano dalla casa trentina.

Tiratura limitata per la novità di casa Ferrari: solo 5 mila bottiglie. E obiettivo chiaro: “Diventare l’icona delle bollicine italiane rosé”. Il prezzo? Circa 160 euro

LA NOVITA’
Il Giulio Ferrari Rosé è un Trento Doc dalla vibrante intensità, sintesi perfetta del carattere del Pinot Nero e dell’eleganza dello Chardonnay, frutto di un’attenta selezione nei vigneti di famiglia in alta quota alle pendici dei monti del Trentino.

Nasce solo negli anni degni di una grande Riserva. La prima annata è frutto della vendemmia 2006 ed è quindi rimasta per undici anni in affinamento sui lieviti, nel buio e nel silenzio della cantina, confermando la capacità dei vigneti di montagna di esprimere vini in grado di vincere la sfida del tempo.

LA STORIA
Ognuna delle 5 mila bottiglie sarà custodita in un raffinato cofanetto, destinato alla vendita nell’alta ristorazione e alle enoteche più esclusive in Italia e nel mondo. Era il 1902 quando Giulio Ferrari decise di dare forma al suo sogno: creare nel suo Trentino bollicine capaci di suscitare emozioni uniche.

Nel 1980 la famiglia Lunelli ha dedicato a lui e al suo sogno l’etichetta più prestigiosa della casa, il Giulio Ferrari Riserva del Fondatore. Visione, coraggio e passione rivivono ora nella versione rosé di quella che si è nel frattempo affermata come la bollicina più premiata d’Italia.

Categorie
Approfondimenti

Trentodoc e Barbaresco: gemellaggio enologico per il festival dell’economia

TRENTO – Sulle colline delle Langhe, in provincia di Cuneo, alla sommità di un dolce pendio sorge il paese di Barbaresco.

Assieme a Neive e Treiso è uno dei vertici di un immaginario triangolo geografico in cui nasce uno dei vini più noti del nostro Paese: il Barbaresco Docg.

Negli anni, fra l’Enoteca regionale del Barbaresco, con sede nell’omonimo comune e l’Enoteca provinciale del Trentino si è consolidato un rapporto di collaborazione che è culminato nella presenza del Trentodoc in Piemonte alla manifestazione “Piacere Barbaresco” tenutasi lo scorso mese di ottobre.

In occasione del Festival dell’Economia, dal 31 maggio al 3 giugno, Palazzo Roccabruna ricambia l’ospitalità, proponendo quattro giorni di degustazioni dedicate ad una delle principali declinazioni delle uve Nebbiolo.

Il gemellaggio fra Trentodoc e Barbaresco muove dall’idea di una collaborazione fra istituzioni del mondo del vino impegnate nella valorizzazione di prodotti enologici che per tipologia possono considerarsi complementari, secondo una logica di interscambio già collaudata da Palazzo Roccabruna in altri settori dell’agroalimentare.

Nelle sale del Palazzo di via Santa Trinità l’Enoteca piemontese proporrà in degustazione 19 etichette di Barbaresco Docg.

Si approfondiranno gli aspetti più caratteristici del vino attraverso due laboratori enogastronomici, giovedì 31 maggio e venerdì 1 giugno con orario 20-21, dal titolo: “Focus sul Barbaresco Docg e sul suo territorio“.

Giovedì 31 maggio dalle 19 alle 22 per il ciclo “Il piatto dello chef” Malga Juribello si cimenterà in un menù di territorio con “Bocconcini di Toséla di Primiero su crostino di polenta storese e carpaccio di carne salada” seguiti da “Gnocchi di pane, ricotta e spinaci su fonduta di Primiero fresco, filettino di maiale in crosta di pancetta e sauté di capussi grestani”. In abbinamento Trentodoc e Barbaresco.

Nei giorni dell’evento a disposizione degli ospiti ci sarà anche un’ampia collezione di bollicine trentine abbinate ai sapori della nostra montagna, in particolare ai formaggi d’alpeggio (“Trentino di malga”).

Categorie
news vini#1

Juve, brindisi Ferrari per lo scudetto dei record

La Juventus, alla penultima giornata del Campionato, conquista il settimo scudetto consecutivo, celebrato con le bollicine Ferrari Trentodoc.

Anche in questa stagione un traguardo sudato, grazie a una squadra che non ha mai smesso di crederci e di lottare e che, con il pareggio contro la Roma nella serata del 13 maggio all’Olimpico ha regalato ai tifosi un’altra grandissima gioia (dopo la conquista della Coppa Italia solo 4 giorni prima).

In spogliatoio erano già pronti i grandi formati di Ferrari Trentodoc dedicati a questo storico traguardo. Sull’etichetta campeggiano il disegno dello scudetto, il logo Juventus e l’hashtag #MY7H.

La festa della squadra ha visto per il terzo anno consecutivo suggellare i festeggiamenti con le bollicine Ferrari, grazie a una partnership “sinonimo di un orgoglio tutto italiano, nel segno della storia e dello stile che entrambe le società rappresentano a livello internazionale”.

Questo storico successo arriva, inoltre, nell’anno in cui Juventus festeggia i 120 anni dalla sua fondazione, celebrati dalla cantina della famiglia Lunelli con “Ferrari Selezione Juventus 120“.

Un Trentodoc esclusivo, presentato in un cofanetto dedicato, proposto in soli 1897 esemplari, come l’anno di fondazione della squadra. E’ possibile acquistare la bottiglia “Ferrari Selezione Juventus 120” scrivendo a enoteca@ferraritrento.it.

Categorie
news ed eventi

Opera Valdicembra, bancarotta fraudolenta: sequestrate 200 mila bottiglie

TRENTO – Aver costituito una società utile a movimentare e rivendere ingenti quantitativi di spumante della cantina fallita. Questa l’accusa mossa nei confronti degli ex titolari di Opera Valdicembra.

Venerdì 9 marzo la Guardia di Finanza di Trento ha sequestrato 150 mila litri di spumante Trento Doc (circa 200 mila bottiglie) alla cantina che ha sede nella frazione Verla del Comune di Giovo (TN).

Merce per un valore complessivo che supera gli 1,5 milioni di euro. Le indagini, condotte dalla Procura di Trento, hanno rivelato il disegno dei vecchi proprietari dell’azienda vitivinicola, in procedura fallimentare dalla fine del 2017. Otto le persone indagate. L’accusa è quella di bancarotta fraudolenta.

Allo scopo di racimolare utili, la società finita nel mirino degli inquirenti aveva finto la stipula di un contratto di affitto della cantina Opera Vitivinicola in Valdicembra Srl.

L’obiettivo era di quello di sottrarre dalla struttura intere partite di spumante Metodo Classico Trento Doc, da reimmettere illecitamente sul mercato. Giacenze che avrebbero assottigliato le richieste avanzate dai creditori della cantina.

I movimenti di merce all’interno e all’esterno delle mura della cantina non sono sfuggiti ai militari della Guardia di Finanza di Trento. Grazie a una serie di appostamenti, sono stati documentati gli illeciti.

Gran parte delle bottiglie sequestrate erano state messe a riposo come “vino base”, atto a divenire uno dei pezzi da novanta di Opera Valdicembra, tra cui Brut, Nature, Rosé e Blanc de Noir.

Categorie
vini#1

Trentodoc Dosaggio Zero Riserva 2009, Letrari

Il clima di montagna, l’influenza dell’Ora del Garda, l’Adige, le bollicine. In una parola il Trentodoc. Degustiamo oggi il Dosaggio Zero Riserva di Letrari, millesimo 2009 sboccatura 2015.

LA DEGUSTAZIONE
Colore dorato, brillante. Perlage fine, elegante, lento e persistente. il naso è ricco e complesso.

Ben presente il lisato che qui spazia dalla crosta di pane al tostato. Leggera freschezza agrumata.

Frutta bianca matura, come pesca ed albicocca, accompagnata da una nota di mela ammaccata o marmellata di mela. Vaniglia, crema pasticcera e frutta secca a chiudere un quadro evoluto.

In bocca è fine e setoso col perlage che accarezza palato e gola. Pieno e di struttura, ha buona sapidità ed acidità che supporta il sorso e tutta la lunga persistenza. Persistenza che nel retro olfattivo ci riporta la complessità appena trovata al naso.

Al terzo anno dalla sboccatura ecco un Metodo Classico “gourmet”, come si dice, in grado di reggere svariati abbinamenti un cucina. Ma anche un vino “da meditazione”, bello da esplorare in compagnia degli amici.

LA VINIFICAZIONE
Chardonnay, in prevalenza, e Pinot Nero raccolti a mano. Cinque anni sui lieviti per donare complessità ed eleganza. Clima e terroir della Vallagarina, suolo povero e roccioso dalla felice esposizione e dal microclima influenzato dal Garda e dall’Ora, il vento che parte dal lago e si spinge verso nord.

Un’azienda attenta al territorio ed a tradurre i valori della tradizione nel bicchiere, citando il fondatore Leonello Letrari: “Il vino del futuro? Dovrà mettere nel bicchiere tutti i saperi del territorio dove nasce, con i suoi sapori, le sue essenze. Dovrà identificare le peculiarità, esaltare le differenze. Battere l’omologazione”.

Categorie
Food Lifestyle & Travel

Locanda Margon si rinnova: Ferrari Trento punta sulla ristorazione

TRENTO – Una dimora di campagna contemporanea, in grado di accogliere chi desidera provare un’esperienza enogastronomica di altissimo livello, tra i vigneti di Trento. Questo il concetto alla base del restyling di Locanda Margon, il ristorante due stelle Michelin del Gruppo Lunelli (Ferrari Trento). Un paradiso per gli amanti della cucina gourmet.

Il progetto è stato seguito dall’architetto Diletta Stazzi, nel segno di un interior design capace di accompagnare il percorso di crescita della cucina guidata dallo chef Alfio Ghezzi. Ulteriore piacevolezza agli ambienti, dunque. E un’esperienza di ospitalità sempre più completa.

“Come in una casa – spiega il Gruppo Lunelli – gli ospiti sono accolti nel ‘Salotto Gourmet’, dove carte da parati e arredi vintage sono sapientemente abbinati a elementi del miglior design italiano, come le sedute B&B e le stoffe Dedar e Rubelli”.

L’attenzione all’italianità e alla raffinatezza dei nuovi ambienti si riflette – ovviamente – anche nella proposta gastronomica. Qui la “pulizia del gusto è l’elemento centrale, esaltato da una scelta di materie prime di altissima qualità, spesso legate al territorio trentino”.

Sono proprio prodotti provenienti da piccole realtà locali – se possibile con uno sguardo al sociale – ad arricchire la il menu di Locanda Margon con sapori autentici, stimolando sempre nuovi abbinamenti con le bollicine Trentodoc.

La “Veranda”, immersa nel verde dei vigneti, ricorda i classici giardini d’inverno, con uno stile essenziale che sposa l’offerta gastronomica di questo spazio della Locanda, “dedicato a chi non vuole rinunciare alla qualità anche in una cucina più semplice e veloce”. Il risultato è un’ambiente armonico, dove gli spazi dialogano tra loro e con la cucina. E si trasformano a seconda dei momenti in cui sono vissuti.

IL BELLO E IL BUONO DI FERRARI
Locanda Margon si conferma così una tappa fondamentale del percorso del “Bello e del Buono” di Casa Ferrari. Un itinerario che inizia con la visita in cantina, prosegue nella vicina Villa Margon, splendido complesso cinquecentesco, sede di rappresentanza del Gruppo Lunelli, e si conclude proprio alla Locanda, con un viaggio enogastronomico legato agli spumanti Metodo Classico Trentodoc.

Un viaggio che amplierà i propri orizzonti nei prossimi mesi proponendo il ciclo di cene “Quattro mani e mille bolle”, in collaborazione con altri grandi rappresentanti della cucina italiana.

Primo appuntamento il 14 marzo con Nino di Costanzo, chef del Danì Maison di Ischia e maestro della cucina di pesce, per un’esperienza gastronomica in cui i sapori di montagna si alterneranno a quelli mediterranei, con un risultato che si preannuncia sorprendente.

Categorie
Approfondimenti

Brindisi Ferrari alle Olimpiadi invernali di PyeongChang

TRENTO – Dopo Vancouver 2010 e Sochi 2014, Ferrari torna alle Olimpiadi invernali come bollicina ufficiale di Casa Italia. Questa volta l’appuntamento è a PyeongChang, in Corea del Sud, dal 9 al 25 febbraio.

Anche in questa occasione, a meno di due anni dalle Olimpiadi di Rio 2016, il CONI ha voluto coinvolgere le eccellenze italiane dell’enogastronomia, dell’arte e del design, trasformando Casa Italia in una vera “ambasciata” dello stile di vita italiano, punto di riferimento di tutta la delegazione italiana.

All’interno della Club House del Yongpyong Golf Club, cuore dell’Alpensia Resort, centro nevralgico delle competizioni e delle cerimonie olimpiche, Casa Italia è stata inaugurata il 7 febbraio con un brindisi Ferrari e sarà il luogo dove si celebreranno, sempre con Ferrari, tutte le vittorie dell’Italiateam.

Dopo Horizontal, il progetto di Rio 2016, Casa Italia a PyeongChang seguirà un concept altrettanto forte: Prospectum. Se infatti l’invenzione della prospettiva si deve ai pittori rinascimentali italiani, ancora oggi il punto di vista italiano è universalmente riconosciuto come creatore d’eccellenza.

Per questo Casa Italia non sarà solo il luogo di accoglienza di tutta la delegazione italiana, ma rappresenterà una vera summa del “Bello e del Buono” che caratterizza il nostro Paese.

La proposta gastronomica, accompagnata dalle bollicine Ferrari Trentodoc e dai vini delle Tenute Lunelli, sarà coordinata da due chef di montagna: Graziano Prest, dello stellato Tivoli e Fabio Pompanin del Ristorante Al Camin, entrambi ristoranti di Cortina d’Ampezzo, che nel 2021 ospiterà i Mondiali di Sci Alpino. Dopo il brindisi di apertura, l’augurio è che a Casa Italia saltino molti altri tappi per festeggiare le vittorie degli atleti azzurri.

Categorie
vini#1

Trento Doc Brut Nature Cuvée Perlé Zero 10, Ferrari

Perlé Zero è l’ultimo spumante Metodo Classico partorito da Ferrari Trento. Una Cuvée di tre vendemmie di solo Chardonnay, messa in bottiglia nel 2010.

Un mosaico costruito con grande gusto ed eleganza dalla casa spumantistica trentina, che arricchisce il proprio curriculum dell’ennesimo capolavoro.

LA DEGUSTAZIONE
Il calice del Ferrari Perlé Zero Cuvée Zero (sboccatura 2017) si colora di un giallo dorato luminosissimo, spezzato da un perlage finissimo e di rara persistenza. Un vulcano in eruzione nel vetro.

Ma siamo in montagna. E il naso del Perlé Zero stabilisce coordinate geografiche (e ampelografiche) indiscutibilmente riconoscibili. Nette. Quelle del grande Chardonnay del Trentino.

A flebili richiami di crosta di pane e lieviti, tipici del Metodo Classico, rispondono con fierezza sentori morbidi di pasticceria. Un prato su cui spuntano fiori di camomilla, arnica, verbena, radice di liquirizia. Erba appena sfalciata. Quando la temperatura si alza un poco nel calice, ecco i caldi risvolti meno attesi: le zaffate del cumino e dello zenzero.

In bocca, il Trento Doc Ferrari Perlé Zero entra dritto, sul filo di un rasoio. Poi si allarga. Il filo conduttore resta comunque la sapidità, unita a un’acidità invidiabile. Tutt’attorno rimbalzano sentori fruttati esotici (ananas maturo) che giocano a smussare durezze e dosaggio (zero, appunto), assieme alla tipica avvolgenza ammandorlata dello Chardonnay. Sembra il lavoro del mare, attorno agli scogli.

Rendono ancora più complesso il quadro gustativo i richiami balsamici di mentuccia e macchia mediterranea. Il tutto prima di una chiusura lunga e persistente, connotata da una vena amara di pompelmo, capace di stuzzicare il sorso successivo.

Un grande spumante, complesso ed elegante, questo Perlé Zero di Ferrari. Perfetto in abbinamento a portate di pesce e crostacei, anche se – per struttura – non disdegna affatto le carni bianche. Da provare con un piatto esotico come l’anatra alla pechinese, tutt’altro che scontato.

LA VINIFICAZIONE
Tre vendemmie, messe in bottiglia nel 2010, compongono la Cuvée Zero 10 di Ferrari. In particolare, si tratta dell’assemblaggio del miglior Chardonnay 2006, 2008 e 2009. Uve provenienti dai vigneti di montagna di proprietà della famiglia Lunelli, alle pendici dei monti, in Trentino.

Come spiega la stessa Ferrari, la Cuvée di Perlé Zero prende il nome dall’anno della messa in bottiglia, in questo caso 10 (2010). Il mosaico di millesimi viene precedentemente affinato in acciaio e in legno, poi in vetro. Una volta imbottigliata, la cuvée matura per un minimo 6 anni su lieviti selezionati in proprie colture.

Categorie
news ed eventi

Al via “Trentodoc: Bollicine sulla città”

TRENTO – Si rinnova l’appuntamento con “Trentodoc: Bollicine sulla città”, l’evento dedicato alle bollicine di montagna. Taglio del nastro nella giornata di ieri, ma il calendario di appuntamenti si dilunga fino al 10 dicembre 2017.

Gli spumanti Trentodoc saranno protagonisti indiscussi a Palazzo Roccabruna. Nello stesso periodo, il centro storico di Trento si animerà di degustazioni e proposte enogastronomiche, nell’atmosfera magica dei mercatini di Natale.

“‘Trentodoc: Bollicine sulla Città’ – commenta il presidente dell’Istituto Trento Doc, Enrico Zanoni – è un’importante vetrina per le 48 case spumantistiche aderenti alla nostra Associazione. Costituisce un’opportunità unica per appassionati e turisti di degustare e apprezzare la produzione Trentodoc in diversi contesti: ristoranti, enoteche, Palazzo Roccabruna Enoteca Provinciale, direttamente in cantina e, addirittura, in una location unica come il Muse, in abbinamento ad altre produzioni locali d’eccellenza”.

L’APERITIVO CON LE BOLLICINE
Nel centro di Trento sarà possibile avvicinarsi al mondo dorato delle bollicine, per scoprire l’eccellenza vitivinicola trentina nei tanti bar e ristoranti che aderiscono ad Happy Trentodoc, l’iniziativa proposta dalla Strada del vino e dei sapori del Trentino per valorizzare gli abbinamenti fra metodo classico trentino e specialità del territorio (dal 18 novembre al 10 dicembre).

Musica, cultura, curiosità enologiche, stuzzicanti proposte gastronomiche e tanto altro ancora compongono il ricco programma di Trentodoc in cantina, una serie di eventi organizzati dai produttori in collaborazione con l’Istituto Trento Doc per far scoprire le bollicine là dove nascono (dal 20 novembre al 9 dicembre).

Palazzo Roccabruna, scrigno della tradizione e dell’offerta enologica del territorio, sarà il cuore della manifestazione: quindici giorni di degustazioni, dal 17 novembre al 10 dicembre 2017 per far apprezzare le caratteristiche esclusive delle bollicine di montagna firmate Trentodoc.

Nel corso dell’evento, l’Enoteca aprirà le porte al pubblico ogni giovedì e venerdì con orario 17.00-22.00, ogni sabato e 8 dicembre dalle 11.00 alle 22.00 e la domenica dalle 11.00 alle 19.00. Si parte venerdì 17 novembre alle 18.00 con l’inaugurazione dell’evento.

Oltre alle degustazioni assistite da sommelier, non mancherà la possibilità di abbinare le bollicine ai piatti della cucina locale ispirati ai sapori delle malghe e dei rifugi nel ciclo di appuntamenti dal titolo “Il piatto dello chef. Bollicine in alta quota tra malghe e rifugi” (ogni giovedì dalle 19 alle 22, ogni sabato e 8 dicembre dalle 12 alle 15 e dalle 19 alle 22; prenotazioni allo 0461/887101).

Fino al 6 gennaio, Palazzo Roccabruna ospiterà inoltre la mostra “Trento Film Festival. I manifesti 1952-2017”, un’esposizione dei manifesti del Trento Film Festival che racconta tramite la grafica la storia del più longevo festival cinematografico dedicato alla montagna.

TRENTODOC A RIVA DEL GARDA
Un evento che interessa anche Riva del Garda, nell’ambito del programma “E’ Natale… A Riva del Garda”. E’ infatti previsto un itinerario dedicato alla cucina della tradizione e al Trentodoc, nel centro storico di Riva del Garda.

Al “Villaggio del Gusto” si potrà aderire al “Percorso del Gusto Trentodoc”, che prevede la scelta di quattro piatti (cucinati con materie prime del territorio) fra tutti quelli proposti da 23 ristoratori trentini, abbinandoli a due calici di Trentodoc, sempre a scelta fra 23 etichette (evento a pagamento, per informazioni: 0464 755639, oppure info@villaggiodelgusto.com).

“Trentodoc: Bollicine sulla città” è una manifestazione organizzata dalla CCIAA di Trento, dall’Istituto Trento Doc e dal Consorzio vini del Trentino con il supporto della Provincia autonoma di Trento in collaborazione con la Strada del Vino e dei Sapori del Trentino e la partecipazione di APT di Trento, Monte Bondone e Valle dei Laghi.

Categorie
Approfondimenti

Trentodoc – Terre di Cosenza, gemellaggio di vino tra le due aree vinicole

Un gemellaggio concepito con l’obiettivo di promuovere il territorio a partire dalle sue eccellenze enogastronomiche: un percorso alternativo di vini e sapori che attraversa l’Italia da Nord a Sud per raccontare prospettive, gusti, tradizioni e luoghi lontani.

“Terre di Cosenza. Percorsi alternativi: alla scoperta dei mille volti della Calabria”, questo il titolo dell’evento che, fino a ieri sera, ha accompagnato gli ospiti di Palazzo Roccabruna, a Trento, alla scoperta di prodotti e produttori di una terra che vanta ricchezze naturalistiche ed agroalimentari uniche nel loro genere: la Calabria.

L’evento è giunto quest’anno alla seconda edizione e ha previsto una serie di incontri fra produttori calabresi e operatori della distribuzione e della ristorazione trentini. Obiettivo: promuovere relazioni commerciali virtuose. A fine anno Cosenza contraccambierà l’ospitalità, organizzando un analogo programma di iniziative  in Calabria.

La conferenza stampa di presentazione ha visto la partecipazione di Klaus Algieri e di Erminia Giorno, rispettivamente presidente e segretario generale della CCIAA di Cosenza e degli omologhi di Trento, Giovanni Bort e Mauro Leveghi – sono stati ribaditi gli aspetti fondamentali della collaborazione fra i due enti, frutto di un accordo-quadro siglato a Cosenza nel giugno del 2016.

“Trentino e Calabria – ha esordito Giovanni Bort – sono due territori fra loro complementari in termini di proposte turistiche ed enogastronomiche. Non essendoci settori commerciali in competizione diretta, esiste la possibilità di sviluppare strategie di co-marketing e di cooperazione volte a instaurare relazioni proficue”.

Su questo punto si innesta il ruolo delle Camere di Commercio: “La rete nazionale delle Camere di Commercio – ha dichiarato Erminia Giorno, segretaria generale dell’Ente camerale cosentino – trova la sua principale ragion d’essere nella funzione di trait d’union fra le varie realtà economiche territoriali. L’esperienza avviata da Trento e Cosenza può rappresentare, da questo punto di vista, un progetto pilota a livello nazionale, capace di valorizzare, anche in termini di destination management, le offerte turistiche ed enogastronomiche delle due aree geografiche”.

“Per la loro funzione di intermediazione fra il mondo imprenditoriale e le istituzioni – ha precisato Mauro Leveghi – le Camere di Commercio hanno un ruolo primario nell’attivazione di strategie volte al rafforzamento del tessuto economico locale. Tanto più in territori impervi come la Calabria e il Trentino dove ‘fare impresa’, soprattutto in campo agroalimentare, significa arginare il rischio di spopolamento della montagna”.

Klaus Algieri, presidente della Camera di Commercio di Cosenza, ha sottolineato come il gemellaggio con Trento abbia già prodotti i suoi frutti. Molti ristoranti cosentini, infatti, dopo aver scoperto il Trentodoc (a dicembre dello scorso anno in occasione della visita dei trentini a Cosenza) hanno arricchito la propria offerta con le bollicine nostrane.

“Auspico – ha affermato Algieri – che questa nostra collaborazione possa estendersi nei prossimi anni all’Università di Trento e di Cosenza , alle associazioni di categoria e alle Strade del vino e dei sapori per dar vita ad un progetto integrato di osmosi fra le peculiarità del Trentino e quelle della Calabria”.

Oltre ad un fitto gruppo di operatori cosentini, alla conferenza stampa hanno partecipato anche il presidente del Consorzio vini “Terre di Cosenza” e il presidente del Consorzio patate della Sila, Pietro Tarasi, che ha ricordato come cinquant’anni orsono sia stato proprio un trentino, Albino Carli di Pergine, a introdurre le patate sui monti calabresi: “Oggi le patate silane sono una delle eccellenze di punta dell’offerta commerciale calabrese. Speriamo con questa nostra sinergia di ripetere l’esperienza anche in altri campi”.

 

Categorie
news ed eventi

Ferrari è Sparkling Wine Producer of the Year

Le Cantine Ferrari sono state nominate “Sparkling Wine Producer of the Year” nell’edizione 2017 del concorso internazionale The Champagne & Sparkling Wine World Championships.

Un traguardo straordinario, se si pensa che la cantina trentina si aggiudica per la seconda volta questo titolo, attribuito invece nel 2016 alla Maison de Champagne Luis Roederer.

Il risultato, frutto delle ben 11 medaglie d’oro conquistate da Ferrari con altrettanti Trentodoc, è stato proclamato dall’ideatore stesso della competizione Tom Stevenson, un’autorità internazionale nel settore, durante la cena di gala del 14 settembre alla Vintners Hall di Londra, luogo storico per il mondo del vino inglese.

The Champagne and Sparkling Wine World Championships è la più prestigiosa competizione internazionale dedicata solo al settore delle bollicine, per la quale sono stati degustati nel 2017 campioni da 29 paesi.

Fin dalla prima edizione, ha sempre valutato i Trentodoc delle Cantine Ferrari tra le migliori bollicine al mondo. Basti ricordare che, oltre ad essersi aggiudicate il titolo di Best Italian Sparkling Wine, Ferrari ha vinto nel 2014 come World Champion Sparkling Wine Outside Champagne con il Perlé 2007 e nel 2016 come Blanc de Blancs World Champion con il Ferrari Brut.

Risultati che confermano Ferrari tra i migliori produttori di bollicine a livello internazionale, in grado di primeggiare su Maison de Champagne e altre importanti cantine di tutto il mondo. Un’ulteriore conferma della straordinaria vocazione del territorio trentino e della sua viticoltura di montagna  per la produzione di bollicine di eccellenza.

Categorie
news ed eventi

Un tram che si chiama La Versa. Ultima chiamata per l’Oltrepò

Diciotto milioni di euro netti di ricavi nel 2009. Poi giù. Nel buio più profondo. Fino ad arrivare a una voragine dal diametro impressionante.

Un buco (finanziario) da 12 milioni di euro, consolidato dal bilancio 2016. E un vuoto (morale) ancora più disorientante, allo scattare delle manette ai polsi dell’eterno presunto Messia, giunto dalla Franciacorta: quell’Abele Lanzanova capace, secondo la GdF, di “appropriarsi di ingenti somme sottraendole alle scarse risorse finanziarie della Cantina, peraltro già interessata da procedimenti prefallimentari”. Era il 21 luglio 2016.

L’araba Fenice dell’Oltrepò pavese ha un nome solo ed è La Versa. Evocativo. Tattile. Come i trattori dei contadini in canottiera che, nella culla del Pinot Nero italiano, passano accanto a quel blocco di cemento di 15 mila metri quadrati, pronti a tornare a popolarsi di uomini, di passioni, di idee.

Ci credono in molti – ma forse ancora in troppo pochi – nel rilancio della storica cantina pavese ad opera della nuova società costituita da Terre d’Oltrepò e Cavit. In questo quadro, in una terra che da troppi anni è un puzzle di buoni propositi e di ottimi progetti individuali annegati nell’incapacità di “fare rete”, la cooperazione pare l’unico asso nella manica.

Lo sa bene Andrea Giorgi, personaggio a metà tra il cow boy e il sindaco sceriffo: presidente della newco scioglilingua “Valle della Versa”, partecipata al 70% dai lombardi e al 30 dai trentini. Ironia sottile, silenzi dosati. Risposte mai banali o scontate. A volte pungenti. Un giardiniere pronto a seminare nel deserto. Un minuto Gandhi, il minuto dopo William Wallace (a parole) prima di Bannokburn. Senza però sfociare nel bipolarismo.

Al suo fianco Marco Stenico, il mediatore. Il direttore commerciale per antonomasia. Trentino d’origine, è lui il braccio destro di Giorgi. L’uomo perfetto per riconquistare il mercato.

E non importa se, al 24 agosto, i due non sappiano ancora quali siano, esattamente, i bottoni da premere sul quadro elettrico per accendere la luce nel “caveau” di La Versa, intitolato allo storico presidente duca Antonio Denari. Per risorgere ci vuole tempo. E occorre fiducia. La ricetta? Ripartire dal passato, in chiave moderna.

“Questa è un’azienda nuova – precisa Stenico – costituita dai due soci. Terre d’Oltrepò e Cavit si sono prese carico, ognuna per le proprie competenze, di alcune attività. Noi seguiremo la parte commerciale, mentre i nostri partner trentini la parte tecnica, la vinificazione e la parte industriale, che sta per essere messa in attività a partire già da settembre”.

Dalla scorsa settimana, i conferitori della zona di Santa Maria della Versa e di Golferenzo hanno ricominciato a portare le loro uve a La Versa. “Tutto raccolto a mano – evidenzia Stenico – Pinot Nero, Riesling e Moscato”. La prima vendemmia della nuova società si assesta sui 25 mila quintali di uva. Masse certamente inferiori ai 450-500 mila quintali che Terre d’Oltrepò e i suoi soci sono in grado di produrre annualmente. Ma siamo, appunto, solo all’inizio.

La parte del leone spetta al Pinot Nero, con oltre 10 mila quintali. A seguire il Riesling, 5 mila. E infine il Moscato, con 7-8 mila quintali. Quantità risicate da maltempo e gelate che hanno interessato l’Italia, travolgendo anche l’Oltrepò Pavese. Cento i soci conferitori di quella che fu La Versa, cui si andrà a sommare la base sociale di Terre d’Oltrepò, costituita da oltre 700 soci. Tradotto in vigneto: 6 dei 13 mila ettari complessivi sono controllati da Valle della Versa, con un potenziale produttivo che supera il 55% dell’intera zona.

“Da questa vendemmia – commenta Andrea Giorgi – ci aspettiamo un prodotto da collocare nel più breve tempo possibile sul mercato con il marchio La Versa. Un’operazione strategica per Terre d’Oltrepò, che ha già due stabilimenti: uno a Broni, l’altro a Casteggio. Il primo ha un grande potenziale dal punto di vista tecnologico, che arriva fino alla trasformazione di 15 mila quintali di prodotto al giorno. Casteggio si sta invece specializzando nell’imbottigliamento di prodotti fermi. Qui a Santa Maria La Versa vogliamo invece sviluppare il marchio e destinarlo a prodotti spumanti e a frizzanti in genere”.

Il mercato di riferimento è chiaro. “Nella nostra strategia complessiva – risponde Giorgi – visti i quantitativi enunciati, possiamo abbracciare tutta la gamma, dalle enoteche ai supermercati, passando dai ristoranti. Stiamo accuratamente selezionando i canali nei quali entrare nel modo più redditizio possibile, per creare uno zoccolo duro sul mercato italiano e sviluppare l’estero, dal momento che l’export, oggi, riguarda solo una piccola parte. Quello che vogliamo fare è accontentare i diversi target di clientela, dando senso al lavoro delle nostre centinaia di conferitori”.

Al canale moderno, quello della distribuzione e della grande distribuzione organizzata (Do-Gdo) sarà affidato il 70-75% della produzione. Il resto alla nicchia della ristorazione e delle enoteche. Diverso il discorso per il marchio La Versa. Ed è qui che si gioca una delle partite fondamentali per il rilancio della cantina pavese.

IL TESORO NEGLI ABISSI
Nei due piani sotterranei della cantina sono infatti custodite oltre un milione di bottiglie di metodo Classico oltrepadano (o futuro tale). Voci incontrollate assegnerebbero a questo scrigno un valore di 4,2 milioni di euro. Lo stesso per il quale la newco si è aggiudicata l’asta.

Una cifra che Giorgi e Stenico non confermano. E che, anzi, sembrano ridimensionare. Cosa ne sarà di questo bottino, vera carta da giocare anche nei confronti delle resistenze sull’operazione di Cavit in Oltrepò, da parte di una frangia di vignaioli delle Dolomiti? Cinque le annate custodite nel Caveau, comprese tra la 2004 e la 2015 , tra Docg e Vsq.

“Vorremmo identificare il posizionamento del prodotto in una fascia alta – precisa il direttore commerciale -. Canalizzeremo in Gdo La Versa, fatta eccezione per marchi storici come Testarossa e Cuvée storica, che invece saranno appannaggio del canale tradizionale. Sintetizzando, sia per la Gdo sia per l’Horeca, un posizionamento alto per i prodotti La Versa e numeri più bassi. Ristoranti, enoteche e bar di prestigio avranno l’esclusiva del top di gamma di La Versa, protetto dalle logiche dei facili volumi, su livelli dei grandi Franciacorta e dei grandi TrentoDoc”.

“A partire da ottobre inoltrato – dichiara Marco Stenico – saranno immesse sul mercato le prime 5-10 mila bottiglie selezionate in maniera tecnica e precisa, capaci di garantire senza ombra di dubbio quella qualità che avremo sicuramente fra tre anni. Il resto dello stock sarà venduto come prodotto di semi lavorazione ad altri produttori. Per noi questo milione di bottiglie ha un valore enorme e vogliamo portarlo a casa tutto. Devono essere il biglietto da visita di La Versa, ma soprattutto dell’intero Oltrepò, per il quale ci candidiamo a un ruolo di vero e proprio traino”.

LE ETICHETTE
Le etichette, specie quelle destinate alla Gdo, sono ancora in fase di elaborazione. Sarà un lavoro di mediazione che interesserà le stesse insegne, avvezze a richiedere ai clienti layout ben precisi, secondo le moderne frontiere del neuromarketing.

Le prime bottiglie oggetto di restyling dovrebbero spuntare sugli scaffali di una nota catena italiana a cavallo tra i mesi di ottobre e novembre (manca solo la firma sul contratto). Saranno invece tutelate da qualsiasi ingerenza le etichette storiche di La Versa, cui sarà garantita “un’identità vecchio stile, o comunque della vecchia bottiglia”.

“Faremo dei piccoli cambiamenti – annuncia Marco Stenico – ma senza togliere riconoscibilità al marchio”. Grande attenzione al mercato italiano. Ma nel mirino, per l’estero, oltre agli Stati Uniti, si affiancheranno missioni su piazze importanti, come Germania e Inghilterra.

L’aspettativa? “Innanzitutto – risponde Stenico – portare a casa la pagnotta. Ma i nostri piani industriali prevedono una crescita di 6 milioni nel primo anno e di 10 nei prossimi 3-4 anni, con redditività”. Una parola magica, “redditività”, che riguarderà soprattutto un’oculata gestione dei costi e delle risorse.

Di fatto erano trentacinque i dipendenti de La Versa colata a picco. Sette i milioni di fatturato nel 2015, scesi poi a poco più di 4 milioni nel 2016, per pagare stipendi e mantenere gli standard infrastrutturali. Di fatto, oggi sono 6 i dipendenti effettivi di La Versa (un enologo e 5 cantinieri). E se di numeri si parla, basti pensare che Terre d’Oltrepò, con un fatturato di 40 milioni, ha oggi in carico 48 dipendenti.

“Una gestione scellerata quella del passato – evidenzia il presidente Andrea Giorgi – che ha portato alla distruzione del fatturato di La Versa. Scelte imprenditoriali e commerciali errate hanno condotto la società a un’esposizione esagerata. Ma tra le cause del fallimento bisogna citare anche una componente politica, perché è impossibile immaginare 35 dipendenti in una realtà da 4,5 milioni euro annui”.

IL CONSORZIO
“La ripartenza di La Versa – dichiara Emanuele Bottiroli, direttore del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò – è un nuovo inizio per un Oltrepò spesso percepito come schiavo di mille padroni e incapace di governare il proprio mercato. All’Oltrepò Pavese serve un marchio collettivo leader, La Versa può esserlo. In Oltrepò ci sono il Pinot nero, la storia spumantistica dal 1865, i terreni collinari tra i più vocati d’Italia, i borghi del vino più caratteristici e l’anima vera di ‘contadini diventati imprenditori’, come ricordava Carlo Boatti”.

“Tutti – prosegue Bottiroli – ripetono come dischi rotti che manca una strategia d’insieme. Per me, ferme restando le identità di tanti singoli produttori di filiera e le loro maestose composizioni, manca un direttore d’orchestra. Manca un leader che sposi un progetto di marketing e posizionamento a valore, forte dei numeri per competere in Italia e nel mondo”.

“In altre parole possiamo trascorrere i prossimi 10 anni a cercare di mettere insieme 1700 aziende vitivinicole, 300 delle quali vanno sul mercato con le loro etichette e un imbottigliamento significativo di una miriade di tipologie, oppure collaborare al rilancio di La Versa, perché torni a svolgere il ruolo di autorevole ambasciatore di un Oltrepò di alta gamma, come avveniva ai tempi del Duca Denari”.

La Versa, evidenzia Bottiroli, “ha testimoniato con il suo impegno e la sua storia l’eleganza e la longevità unica che può arrivare ad avere un grande ‘Testarossa, marchio La Versa per l’Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico, pura espressione del Pinot nero d’Oltrepò. Ne abbiamo 3.000 ettari”.

“La nuova proprietà – esorta il direttore del Consorzio – deve coinvolgere il territorio in un percorso in cui tutti devono credere con passione, perché ripartire richiede progetti, massa critica, continuità e tempo. La Versa deve tornare a raccontare ed affermare cosa sia un grande spumante Metodo Classico italiano e un superlativo vino dell’Oltrepò”.

Categorie
Approfondimenti

I migliori wine bar aeroportuali sono di Ferrari

Dimmi dove vai e ti dirò di che bollicina sei. I Ferrari Spazio Bollicine sono stati premiati come “Airport Wine Bar of the Year” agli Airport Food & Beverage (FAB) Awards 2017. Un traguardo annunciato il 22 giugno scorso a Toronto, durante la quindicesima edizione della Airport Food & Beverage (FAB) Conference, che rappresenta l’appuntamento internazionale più importante dedicato al settore della ristorazione aeroportuale.

Si è imposto sia nella sezione “Regional Europe” che “Global” il Ferrari Spazio Bollicine di Milano Malpensa (nella foto a destra), nato nel 2014 dalla collaborazione tra la cantina trentina e Areas Italia, uno dei player internazionali più importanti del travel retail.

“Siamo orgogliosi di aver ricevuto questo premio internazionale – commenta Matteo Lunelli, presidente di Cantine Ferrari – viene riconosciuto il lavoro di tutta la squadra e si conferma il grande apprezzamento per quell’arte di Vivere Italiana di cui Ferrari è espressione e che questi luoghi vogliono raccontare”.

IL CONCEPT
I Ferrari Spazio Bollicine sono luoghi in cui sperimentare il Ferrari Trentodoc in abbinamento a piatti espressione della migliore tradizione gastronomica del nostro paese, in un ambiente caratterizzato dall’eleganza e convivialità tipiche italiane. Gli aeroporti sono apparsi da subito il luogo ideale per far vivere un’esperienza unica a migliaia di passeggeri di profilo internazionale.

Dalla prima apertura nel 2013 al Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino all’ultima inaugurazione di Milano Linate (nella foto a sinistra) nel 2015, i Ferrari Spazio Bollicine sono diventati una meta perfetta dove vivere la tradizione dell’aperitivo italiano e si sono contraddistinti per la capacità di coniugare l’altissima qualità dell’offerta di vini e bollicine con una proposta gastronomica semplice ma raffinata, ideata da Alfio Ghezzi, chef di Casa Ferrari, che ha recentemente conquistato le due stelle Michelin con il ristorante Locanda Margon.

Molto apprezzato anche il design del locale, curato dallo Studio Robilant&Associati utilizzando arredi di grandi marchi italiani come Artemide, Bisazza, Kartell e  Poltrona Frau. “Sin dalla loro apertura – precisa Lunelli – i risultati dei Ferrari Spazio Bollicine sono stati estremamente positivi e, grazie alla partnership con Areas Italia, confermano il grande successo di questo format, che oggi viene premiato come ‘Miglior Wine Bar Aeroportuale’ a livello globale”.

Exit mobile version