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“Vendemmia 2015 da record? Solo per l’industria del vino”. La denuncia di Francesco Paolo Valentini

Francesco Paolo Valentini non è mai stato uno di quelli che, per dirla in gergo, la mandano a dire. Produttore di successo di vini e di olio nel suo Abruzzo, è stato ospite nei giorni scorsi della trasmissione Tg2 Insieme. Un’occasione imperdibile per cantarle manco fosse a San Remo. Nel mirino del vignaiolo, prima di tutto anche agricoltore, le pompose “dichiarazioni giornalistiche” in base alle quali, quella del 2015, è stata una vendemmia straordinaria.

“Bisogna sfatare il mito dell’annata siccitosa come garanzia di elevata gradazione alcolica del vino – ha dichiarato Valentini – perché non è vero: sussiste piuttosto una fittizia gradazione zuccherina, dovuta a disidratazione dell’acino, ma in realtà non c’è evoluzione, perché qualunque organismo vivente, vegetale e animale, per eccesso di caldo blocca la propria crescita”.

A tal proposito, Valentini ha eseguito uno studio delle vendemmie delle varietà Trebbiamo d’Abruzzo e Montepulciano della propria azienda, dal 1817 al 2007. “Fino agli anni Settanta del Novecento – ha spiegato Valentini – la vendemmia avveniva durante la prima metà del mese di ottobre. Poi un crollo, che corrisponde all’aumento dell’industrializzazione con ricadute dirette, evidentemente, sull’effetto serra”.

Nel 2007 abbiamo addirittura vendemmiato le nostre varietà il 31 agosto, perché a quella data avevano raggiunto la giusta maturazione zuccherina . Il problema è che la maturazione dell’uva non è solo quella zuccherina”.

C’è anche quella fenolica, importantissima, perché riguarda il corretto sviluppo nell’acino di aromi, colori e profumi che saranno poi trasferiti al vino. “Se noi andiamo ad analizzare i vinaccioli, cioè i semini dell’uva che ha la corretta maturazione zuccherina – ha evidenziato Valentini – vediamo che questi sono verdi, cioè non evidenziano più una corretta maturazione fenolica. Non hanno una colorazione marrone, cioè non c’è un processo di lignificazione. La stessa polpa, che aderisce ai vinaccioli, è aspra. E la materia colorante, le materie polifenoliche, sono instabili, cioè non mature”.

A RISCHIO LE PRODUZIONI ARTIGIANALI

Ma le anomalie non si fermerebbero qui. “Abbiamo assistito a un crollo di parametri come quello dell’acido malico – ha aggiunto il viticoltore – e i Ph tendono ad alzarsi. Durante la fermentazione tumultuosa, ovvero la fermentazione alcolica, chi non utilizza lieviti estranei come l’artigiano, nota che i lieviti hanno subito una trasformazione, ovvero hanno maggiore virulenza: le temperature di fermentazione spontanea, cioè non controllata, risultano particolarmente elevate. Noi artigiani siamo un avamposto e notiamo tutto”.

Per questo, secondo Francesco Paolo Valentini, “gli agricoltori dovrebbero avere il coraggio di raccontare le cose come stanno al posto di seguitare a raccontarci tutti gli anni la solita storiella dell’annata migliore di sempre“.

“Ci sono giornalisti con proprietà chiaroveggenti – ha denunciato Valentini – che sembrano predire l’esito di una vendemmia due o tre mesi prima che venga portata a termine. Nella vita ci sono priorità e l’utile non è solo quello economico. Abbiamo il dovere di informare l’opinione pubblica su quello che sta accadendo, in modo che si possano prendere provvedimenti“.

Sempre secondo Valentini, il danno riguarderebbe direttamente solo le piccole imprese vitivinicole. “Riuscire a gestire i cambiamenti climatici è difficile per noi, cerchiamo piuttosto di assecondare quello che accade, anche perché le nostre sono produzioni artigianali ed è fondamentale mantenere il pieno rispetto della materia prima, al contrario delle lavorazioni industriali che interferiscono con la materia prima. Riuscirci è sempre più difficile e sempre più improbabile e, alla lunga, non sappiamo come andrà a finire”.

“Nella lavorazione industriale – ha evidenziato Valentini – si riesce a sopperire a maturazioni che non sono complete, in un modo o nell’altro. Nella lavorazione artigianale questo non può avvenire”. Insomma, per Valentini la vendemmia 2015 sarà sì straordinaria. Ma solo per gli enologi delle grandi cantine.

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Vini al supermercato

Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Dop – Falesco

(3,5 / 5)Avete presente i messaggi arrotolati in una bottiglia e lasciati da qualcuno in balia del mare, fino ad essere scoperti e letti su una spiaggia, magari dall’altra parte del mondo e a distanza di diversi anni? Est! Est!! Est!!! di Montefiascone Falesco è un po’ anche questo. Una bottiglia che racchiude una storia. In stato liquido, sì. Ma pur sempre una storia. Una di quelle che ti portano indietro negli anni. Al tempo dei re e dei cavalieri, dei papi e dei loro servitori. Correva l’anno 1111 quando il vescovo Johannes Defuk, al seguito dell’esercito di Enrico V di Franconia, percorreva la strada che dall’Europa centrale portava a Roma, dove il condottiero tedesco doveva incontrare papa Pasquale II, per essere incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Il vescovo, grande appassionato di vini, desideroso di scoprire nuovi sapori, aveva incaricato il suo coppiere – un funzionario di alto rango – di precederlo sulla via per Roma, degustando per lui il vino nelle varie osterie. Qualora il vino fosse stato buono, il coppiere avrebbe dovuto scrivere fuori dalla locanda la parola “Est!”, ovvero “c’è!”. Se il vino fosse stato ancora più buono, la formula sarebbe stata “Est! Est!!”. Il servitore riempì le porte delle locande con le due formule, ma solo a Montefiascone – alle porte di Roma – scrisse quello che il vescovo sperava di trovare: “Est! Est!! Est!!!”. Ovvero: qui “c’è vino eccellente!”. Narra la leggenda che il vescovo, condividendo il parere del coppiere, volle trascorrere gli ultimi anni della sua vita a Montefiascone, dove morì – si narra – in seguito a un coma etilico. E a Montefiascone fu seppellito, nella chiesa di San Flaviano. Sulla lapide si legge l’incisione: “Per il troppo Est! Qui giace morto il mio signore Johannes Defuk”. Leggende a parte, il “Falesco”, così come viene rinominato Est! Est!! Est!!!, è un prodotto che merita la fama guadagnata grazie a questa leggenda, al di là del marketing correlato. Si tratta di una denominazione di origine protetta di Viterbo e provincia, nell’alta Tuscia, nei Comuni di Comuni di Montefiascone, Bolsena, San Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro e Gradoli.
 
E grazie al sapiente mixaggio di uve Trebbiano (50%), Malvasia (20%) e Roscetto (20%), cresciute a un’altezza di 300 metri sul livello del mare. Sotto la lente di vinialsupermercato.it, l’annata 2014. Di colore giallo paglierino brillante, Est! Est!! Est!!! di Montefiascone si presenta al naso molto vinoso, con richiami fortemente e piacevolmente aromatici. All’assaggio emergono note fruttate ben equilibrate, che si sposano con l’ottima acidità  e sapidità. Fondamentale, in questo senso, l’apporto aromatico-esotico dell’uvaggio Roscetto, che ammorbidisce e ingentilisce il palato assieme alla Malvasia. Un vino da servire una temperatura non superiore ai 12 gradi, che può fungere da eccellente aperitivo ma che è in grado di accompagnare egregiamente anche piatti di verdure cotte e pesce.
 
Entrando più nello specifico, Est! Est!! Est!!! di Montefiascone si ottiene da viti con un’età media di 18 anni. La fermentazione avviene in botti di acciaio Inox, a una temperatura di 18 gradi, con l’aggiunta di lieviti indigeni. Viene saltato il passaggio della fermentazione malolattica, in favore del successivo affinamento in bottiglia. Falesco è il marchio della famiglia Cotarella, fondato negli anni Sessanta, “quando Antonio e Domenico Cotarella – si evince sul sito aziendale – viticoltori in Monterubiaglio, hanno realizzato la prima cantina per la produzione in proprio di vino. I fratelli Renzo e Riccardo Cotarella, entrambi enologi cresciuti in una terra di lunghe tradizioni vinicole, spinti dalla passione del padre Domenico, hanno poi fondato nel 1979 l’attuale Falesco, trasformando quella che era una piccola azienda familiare in un’impresa di successo da lasciare alle generazioni successive”. “Gli investimenti effettuati da allora – continua la nota di Falesco – sono stati indubbiamente di grande entità, ma oggi, a distanza di oltre trent’anni, possono considerarsi ampiamente ripagati, soprattutto in termini affettivi. Nell’azienda di famiglia, infatti, lavorano attualmente le figlie Dominga, Marta ed Enrica, riversandovi lo stesso entusiasmo e coinvolgimento dei loro padri. La quarta generazione di nipoti, poi, lascia intravedere un futuro altrettanto importante per il marchio”.
 
Prezzo pieno: 4,79 euro
Acquistato presso: Esselunga
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Vini al supermercato

Orivieto Doc – Villa Carina

(2,5 / 5) Sontuoso “davanti”, poco chiaro “dietro”. Si presenta così, almeno basandosi sulle due etichette presenti sulla bottiglia, l’Orvieto denominazione di origine controllata Villa Carina. Se da un lato è accattivante la presenza del Duomo, simbolo della nota città della provincia di Terni, in Umbria, dall’altro rimane qualche perplessità per la mancanza di indicazioni precise del luogo di vendemmia delle uve: viene infatti indicata solamente il Comune in cui avrebbe sede la cantina Villa Carina Srl, ovvero a Boca, piccolo Comune in provincia di Novara che nulla a che fare con la Doc Orvieto.

A mio avviso si tratta peraltro di una bottiglia sovrapprezzata nella grande distribuzione. Quasi 6 euro (prezzo pieno) per un vino che si presenta piuttosto piatto, sia al naso sia al palato. Versato nel calice, in cui presenta un colore giallo paglierino scialbo, si riscontra qualche lontano sentore di nocciola, nonché di fiori di campo. Al palato risulta presto astringente e lievemente amarognolo nel finale, di buona lunghezza. Un vino che reggerebbe a stento il confronto con piatti di pesce, che si può però apprezzare se accostato a verdure cotte o torte di verdura.

La Doc Orvieto è balzata agli onori delle cronache nel 2014 tra quelle emergenti del panorama italiano, per quanto concerne le vendite nella grande distribuzione organizzata. Il disciplinare prevede l’utilizzo di Trebbiano Toscano e Grechetto (minimo 60%), e di altri uvaggi autoctoni non aromatici (non oltre il 40%).

Prezzo pieno: 5,80
Acquistato presso: Il Gigante, Assago Milanofiori (MI)

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Vini al supermercato

Nespolino bianco Trebbiano Chardonnay 2013 – Poderi dal Nespoli

(3 / 5) E’ dal blend di uve Rubicone IGT Trebbiano e Chardonnay che prende vita il Nespolino bianco, creazione dell’enologo Scipione Giuliani, per Poderi dal Nespoli 1929. Il primo consiglio, per chi decide di acquistare questa bottiglia al supermercato, è di consumarla rigorosamente a 12-14 gradi. A differenza di altri bianchi, infatti, un raffreddamento eccessivo non consente al palato di leggere tutte le sfumature presenti. Sfumature che, al gusto, vanno dalla pera alla pesca e ai frutti esotici, con sentori particolari di arachidi e punte di fragola acerba nel finale, in cui si schiude un leggero velo di spezie, come il pepe e lo zenzero, esaltate dalle tenui “bollicine” iniziali. Il Nespolino bianco si adatta ai crostacei ed esalta, per esempio, la delicatezza di un piatto d’astice in crema di zucca. Vino di 12 gradi e di facile beva che vale la pena di provare tra quelli provenienti dall’Emilia Romagna.

Prezzo pieno: 5,49
Acquistato presso: Il Gigante

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Vini al supermercato

Custoza DOC 2014 – Sartori

(3 / 5) Per produrre questo vino, l’ottima azienda vinicola Sartori attinge a piene mani dal proprio territorio. E’ della zona collinare che si estende dal lago di Garda a Verona che provengono le uve Trebbiano (35%), Garganega (35%), Fernanda (20%) e Tocai Friulano (10%) dal cui “mix” risulta la denominazione di origine controllata Custoza.

Ecco un vino che si abbina perfettamente a piatti di pesce anche importanti, mantenendo con classe la propria buona struttura e aromaticità (12 gradi).

Perfetto anche con i primi, specie se arricchiti con verdure saporite (provatelo – incredibilmente perfetto – accostato a una pasta con le cime di rapa in salsa d’acciughe), o come fresco aperitivo di livello.

Del tipico colore giallo paglierino, Custoza Sartori va servito rigorosamente a non più di 10 gradi.

Prezzo pieno: 4,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante – Assago Milanofiori (MI) https://plus.google.com/u/0/+IlGiganteAssago/posts

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