«Ti piacciono i vini rossi e corposi come ad esempio l’Amarone? Scopri la qualità superiore del Molise». Circola su Facebook e sta creando non poco clamore in Valpolicella il video spot ad opera di una cantina molisana. Per spingere le vendite del vino prodotto con il vitigno autoctono Tintilia, i due titolari ricorrono dapprima alla comparazione con l’Amarone della Valpolicella – vino italiano Docg prodotto esclusivamente in Veneto, in provincia di Verona – per poi parlare di «qualità superiore», riferendosi alla varietà tipica della piccola regione del centro Italia, che dà vita a un vino Doc nelle due province di Campobasso e Isernia.
Il riferimento diretto all’Amarone Docg compare non solo nel video spot promozionale, ma anche nel testo che accompagna la “sponsorizzata” della cantina molisana (nella foto in basso). «Molti amano l’Amarone – si legge – altri hanno già scoperto la Tintilia Doc del Molise».
Un altro colpo per il re dei vini della Valpolicella, la cui assoluta notorietà viene utilizzata al solo scopo di favorire le vendite dell’autoctono molisano, giocando forse su una presunta assonanza stilistica; ma lasciando intendere, ancora una volta, che la Tintilia sia «superiore» all’Amarone.
Pubblichiamo sopra solo lo stralcio saliente del video – che dura in realtà ben 1 minuto e 8 secondi – per evitare di fare pubblicità alla cantina molisana e, al contempo, mostrare all’Italia intera comenon si dovrebbepromuovere un vitigno autoctono italiano con precise specificità, come la Tintilia del Molise. Prosit.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(4 / 5) Ci sono film, o immagini di film, che restano per sempre impressi nella memoria. Ricordate il film “Sole a catinelle” in cui Checco Zalone, per non deludere le aspettative estive del figlio Nicolò organizzava una vacanza “low cost” in Molise, a casa della vecchia zia? Una regione dipinta nel fim come arretrata, abbandonata da Dio, abitata solo da anziani e senza nessuna “attrattiva”.
I molisani non avevano gradito quel quadretto ed avevano criticato l’attore che si era scusato con la regione, ” a suo modo. “Ai molisani “gli voglio bene, uno per uno”. “Tanto sono pochi”, aveva scherzato all’epoca.
Ma cosa c’entra questa premessa con il vino oggi sotto la nostra lente di ingrandimento? Il filo conduttore è naturalmente il Molise, regione che in Gdo sembra non esistere, abbandonata dai buyers. Solo due le recensioni anche su vinialsuper, entrambi della cantina di Majo Norante, (Falanghina del Molise e Biferno Doc). Ma il Molise esiste, eccome.
La Tintilia del Molise, negli ultimi anni, sta incontrando anche il favore e l’attenzione delle associazioni dei sommelier, anche se, per tornare al tema dell’abbandono, sul sito della Fisar non viene nemmeno citata tra i vini nella sezione abbinamenti. Piacevolissima sorpresa, quindi, trovare sullo scaffale del supermercato il prodotto di questo grande vitigno autoctono: Tintilia del Molise Doc 2015, 200metri imbottigliato dalla New Masseria Fiocco dei Tenimenti Grieco in provincia di Campobasso.
LA DEGUSTAZIONE
Il Tintilia del Molise 200metri nel calice si presenta di colore rosso rubino, limpido e poco trasparente. Fitti e lenti gli archetti che rotolano lungo le pareti del bicchiere. Al naso non è un vino banale, tutt’altro. Le note di amarena e piccoli frutti rossi lasciano spazio al pepe, alla liquirizia ma anche a note tostate e di polvere.
In bocca si conferma un vino complesso. Il corpo gode di ottima salute, con una buona freschezza gustativa accompagnata da tannini avvolgenti che lo rendono un vino più che pronto. Un gusto deciso per un vino elegante ed equilibrato con finale sufficientemente persistente giocato sulle note di liquirizia.
Consigliamo di aprirlo circa mezz’ora prima di consumarlo. Il Tintilia del Molise Doc 2015, 200 metri ha una percentuale di alcol in volume di 13,5%. Da servire a 16-18 gradi si sposa con piatti di carne, formaggi stagionati e semi stagionati, salumi e piatti tipici della tradizione molisana. Un prodotto interessante di una realtà vinicola che merita di essere approfondita.
LA VINIFICAZIONE Il Tintilia del Molise Doc 200metri è prodotto con uve Tintilia al 100% allevate tra i comuni di Larino ed Ururi in provincia di Campobasso su suoli di medio impasto a 300 m s.l.m. Il nome “200metri” rimanda all’altitudine minima sul livello del mare delle vigne di alta collina prevista dal disciplinare di produzione. I vigneti sono stati impiantati nel 2008, la prima vendemmia risale al 2011. Il sistema di allevamento è il cordone speronato con resa/ceppo di 1,8 kg. La vendemmia viene effettuata a settembre, manualmente con accurata selezione dei grappoli.
Dopo la diraspa-pigiatura e macerazione delle bucce per circa 15 giorni in serbatoi di acciaio ad una temperatura di 26° viene effettuata una pressatura soffice con selezione delle differenti frazioni di mosto. Segue un periodo di affinamento in acciaio per 4 mesi. L’imbottigliamento viene effettuato a partire dal marzo/aprile successivo la vendemmia. La famiglia Grieco ha rilevato nel 2014 le Masserie Fiocco, tenuta di circa 100 ettari sita nel comune di Portocannone, di fronte alle isole Tremiti,per cogliere la sfida di produrre grandi vini in un piccolo territorio dalle enormi potenzialità inespresse. Tra i vitigni coltivati la Tintilia, il Montepulciano, Aglianico, Falanghina, oltre a Chardonnay, Sauvignon, Cabernet Sauvignon, Pinot Bianco e Syrah.
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L’Associazione Go Wine ha iniziato la stagione 2017 dei suoi eventi a Milano, con il tradizionale appuntamento “Autoctono si nasce”, presso l’Hotel Michelangelo, dedicato al vasto mondo dei vitigni autoctoni italiani, un patrimonio da salvaguardare e da valorizzare.
Erano presenti in degustazioni i vini prodotti da uve autoctone di quaranta cantine da quasi tutta Italia (grandi assenti Toscana e Alto Adige), oltre a una selezione dalla Bottega del vino di Dogliani, dalla Cantina Comunale dei vini Crota d’Caloss, dal Consorzio di tutela e promozione dell’Ovada Docg, dall’Associazione Produttori del Ruché di Castagnole Monferrato. Infine una “enoteca”, a completare il panorama dei vini in degustazione.
I vitigni presenti spaziavano da quelli più famosi e blasonati, come il Nebbiolo, l’Aglianico, il Barbera e il Verdicchio, a quelli molto rari e quasi sconosciuti, uno su tutti la Gamba di Pernice o Gambarossa. Per quanto riguarda le cantine, presenti tutte piccole realtà, ricche di passione e amore verso il proprio lavoro e il proprio territorio. La qualità media degli assaggi è stata valida, con alcuni picchi davvero molto interessanti e altri semplicemente curiosi.
Grande piacevolezza e bevibilità per il tris di proposte di Baglio Aimone da Petrosino (TP): il Sicilia D.O.C. Argalia 2015 (Grillo 100%, solo acciaio), dai profumi freschi di agrumi ed erbe aromatiche, confermati in bocca e corroborati da una freschezza gustativa e sapidità, grazie ai terreni carsici, che chiamano ulteriori sorsi; il Sicilia D.O.C. Ferraù 2015 (Zibibbo 85% e Grillo 15%, solo acciaio), molto aromatico, dove spiccano note di frutta dolce a pasta bianca e uva bianca da tavola, con una bocca avvolgente ed equilibrata e ottima persistenza.
Infine l’Iratu, spumante extra-dry da uve Grillo in purezza vendemmiate 30 giorni prima della piena maturazione e prodotto con Metodo Charmat prolungato per quasi due mesi, dotato di profumi agrumati e minerali, mentre la bocca colpisce per la cremosità della bollicina e per la sua avvolgenza, con il residuo zuccherino ben calibrato.
Un salto in Emilia, precisamente nei Colli Bolognesi, per degustare un vitigno già conosciuto dai Romani e citato nelle opere di Plinio il Vecchio nel I secolo d.C.: il Pignoletto, noto quasi esclusivamente per la produzione di semplici vini frizzanti da pasto, ma che se vinificato con la massima attenzione e cura dona prodotti ricchi di complessità e qualità.
Maranesi da Zola Predosa (BO) conferma la difficoltà di superare l’idea del consumatore medio, tanto da trovare il più ampio riscontro di vendite fuori confine, dove il consumatore non è ancorato al pregiudizio che lo annovera tra i vini di modesta qualità. La sua versione Colli Bolognesi Pignoletto Classico D.O.C.G. 2015 Ferma (Pignoletto 100%, solo acciaio) ci dimostra quanto scritto sopra, grazie a profumi fragranti di mela e pesca bianca, biancospino, agrumi e un tappeto di erbe aromatiche, con bocca come da tradizione fresca e soprattutto sapida, con grande bevibilità e persistenza.
La Cantina Trexenta da Senorbi (CA) è l’unica rappresentante della Sardegna, ma ne tiene alta la bandiera, grazie in particolare a due prodotti di grande interesse. Il Vermentino di Sardegna D.O.C. Contissa 2015 (Vermentino 100%, solo acciaio) spicca per profumi freschi e piacevoli tipici di questa uva e soprattutto per una sapidità letteralmente vibrante, che garantisce una bevibilità eccezionale. Il Cannnonau di Sardegna D.O.C. Baione 2013 (Cannonau 90% e 10% tra Bovale e Monica, 12 mesi in barriques) conquista per i suoi profumi suadenti ma non ruffiani di frutta rossa matura e un’ampia varietà di spezie e tostature, tutto confermato all’assaggio con un tannino presente ma elegante, freschezza e buona morbidezza, con un equilibrio che si perfezionerà negli anni.
Una citazione speciale merita Vigna Petrussa da Prepotto (UD) per la grande qualità complessiva e per la passione e il coraggio mostrati dalla Signora Hilde, simpatica, accogliente e innamorata di ciò che è molto più del suo lavoro. Grande attenzione verso gli autoctoni, tanto da voler espiantare tutto il Sauvignon per sostituirlo con la Ribolla Gialla: “Una piccola azienda come la mia ha il dovere di dedicarsi interamente, per quanto possibile, ai vitigni autoctoni”.
Tra le diverse etichette presentate spiccano 4 vini. Il Friuli Colli Orientali Friulano D.O.C. 2015 (Friulano 100%, 7 mesi in botte grande) si fa apprezzare per le sue piacevolissime note di frutta e fiori freschi e uno sfondo vegetale e minerale delicato; il sorso è ricco di struttura e bevibilità, grazie a una inaspettata morbidezza che da equilibrio alla forza dell’acidità e della sapidità. Il Friuli Colli Orientali Schioppettino di Prepotto D.O.C. 2013 (Schioppettino, chiamato anche Ribolla Nera, 100%, 2 anni in botte grande) stupisce per un corredo aromatico dolce e avvolgente di prugna e frutti di bosco maturi, con un inebriante mix di spezie; bocca con tannino preciso e per nulla invadente, con bella morbidezza e durezze che rendono il sorso facile nonostante la struttura.
Infine due passiti meravigliosi: il Venezia Giulia I.G.T. Desiderio 2014 (blend di Friulano, Riesling Renano, Malvasia Istriana e Picolit, più di un anno in barriques), con sentori di miele millefiori, frutta gialla sia macerata che candita, fiori di acacia, chiodi di garofano e cioccolata bianca, con bocca suadente, fresca e con infinita persistenza e il Picolit D.O.C.G. 2013 (Picolit 100%, 18 mesi in barriques), con profumi di erbe aromatiche, fiori gialli, riso soffiato, frutta esotica e sfondo di tabacco, con una bocca meravigliosamente tesa ed equilibrata. Grande esperienza gustativa e umana. Merita una visita in cantina.
Un vitigno che si conferma degno di grande attenzione è la Tintilia, uva a bacca scura tipica del Molise. Claudio Cipressi da San Felice del Molise (CB), che conferma come l’abbondante nevicata di questi giorni sia fondamentale per la viticoltura, ne ha fatto una ragione di vita e si dedica a questo vitigno con grande attenzione, producendo ben 4 etichette davvero interessanti.
La sua filosofia comprende la pazienza di aspettare la giusta evoluzione dei vini a base Tintillia, poiché reputati troppo scontrosi in gioventù. Si comincia con il Tintilia del Molise D.O.P. Settevigne 2012 (Tintilia 100%, 2 anni in acciaio), da uve coltivate su terreno calcareo, con un colore rosso rubino molto profondo, al naso note fruttate e floreali fresche su sfondo speziato e una bocca con tannino presente ma non invadente e una piacevolissima freschezza che invoglia ad ulteriori assaggi.
Si continua con il Tintilia del Molise D.O.P. Macchiarossa 2012 (Tintilia 100%, 3 anni in acciaio), da uve coltivate su terreno argilloso, con note leggermente più evolute tra le quali spicca una splendida prugna sangue di drago e un sorso meno fresco, ma dotato di maggiore struttura. Si sale ulteriormente di corposità e complessità con il Tintilia del Molise D.O.P. Tintilia 66 2011 (Tintilia 100%, 3 anni in tonneaux), da terreni argillosi, dai profumi speziati e tostati, con note di liquirizia e pepe, con frutta rossa macerata, bocca importante, strutturata ed elegante, con lunga persistenza.
Chiude i rossi il Molise Rosso D.O.P. Macchianera 2011 (Montepulciano 85%, 18 mesi in barriques, e Tintilia 15%, solo acciaio), con riconoscimenti fruttati e floreali evoluti ed eleganti e un inebriante tappeto di erbe aromatiche e officinali, con un sorso tannico e strutturato, dalla lunga prospettiva di vita. Rossi che possono permettersi un lungo riposo in cantina. Da segnalare anche una bella Terre degli Osci I.G.P. Voira Falanghina 2015 (Falanghina 100%, solo acciaio), dalla bellissima florealità al naso e freschezza in bocca.
Per concludere, tre vitigni piemontesi: uno famosissimo, il Nebbiolo, uno in via di affermazione, l’Albarossa e uno sconosciuto ai più, il Gamba di Pernice o Gambarossa. Il Nebbiolo lo incontriamo nel Lessona D.O.C. Tanzo 2010 (Nebbiolo 100%, scelta più unica che rara in questa denominazione, 2 anni in botti grandi) di Pietro Cassina da Lessona (BI), vino che spicca per una balsamicità mentolata talmente importante da pizzicare gli occhi se si soffia dentro al calice, confermata anche in bocca, con un tannino presente ma ben cesellato, grande freschezza e lunghissima persistenza.
L’Albarossa è un vitigno creato dal Professore Giovanni Dalmasso negli anni ’30, mediante l’impollinazione della Barbera da parte del Nebbiolo, non quello più famoso, ma quello di Dronero, conosciuto come Chatus. La vinificazione inizia solo nei primi anni del nuovo millennio e ora comincia ad affermarsi come vitigno dal quale produrre vini degni di nota. L’azienda Poggio Ridente da Cocconato (AT) propone la versione Piemonte D.O.C. Albarossa del Marusè 2014 (Albarossa 100%, 12 mesi in barriques), con un bellissimo rosso porpora molto intenso, tipico del Barbera, con sentori di piacevole vinosità, frutta rossa appena matura, violetta, tocchi balsamici e vegetali, con una bocca carnosa, tannino e struttura tipici del Nebbiolo. Davvero un bel bere.
La Gamba di Pernice, storicamente anche chiamata Gambarossa, deve il suo nome dai raspi rossi dei grappoli maturi ed è il vitigno storico presente a Calosso (AT). L’autorizzazione per la coltivazione è arrivata solo nel 2007 e nel 2011 è nata la D.O.C. Calosso, nella quale si producono solo vini con Gamba di Pernice in purezza. “La storia e il mercato di questo vino sono ancora tutte da costruire”, afferma il rappresentante della Cantina Comunale dei vini Crota d’Caloss.
Il Calosso D.O.C. La Pernice 2014 (100% Gamba di Pernice, solo acciaio) di La Canova si presenta rosso rubino di bella intensità, con riconoscimenti balsamici, di piccoli frutti di bosco e di rosa canina; in bocca la struttura è media, con un tannino fine, buon equilibrio e discreta persistenza. Un vino ideale da pasto. Bisognerà aspettare qualche anno per dare giudizi più precisi, vista la giovane età di questa Denominazione. Per intanto un applauso al coraggio di questi produttori.
Il binomio vitigni autoctoni e piccoli produttori è davvero degno di rilievo, confermando il fatto che la nostra Italia deve sempre porre più attenzione e valorizzare il suo ricchissimo patrimonio ampelografico e che le piccole realtà sono una risorsa inestimabile della nostra vitivinicoltura.
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