Duecentocinquanta euro a ettaro per le aziende agricole, ovvero i produttori d’uva. Il resto, ce lo mette l’industria. Un esborso troppo gravoso per raggiungere la cifra di 4,5 milioni di euro per la promozione del Moscato d’Asti e dell’Asti Docg, ritenuta necessaria dal Consorzio di Tutela. Le difficoltà del settore, legate all’emergenza Covid-19, rischiano di minare l’ambizioso progetto dell’ente guidato da Romano Dogliotti, che avrebbe pensato allo chef Alessandro Borghese come testimonial.
Un volto noto della tv – non solo per i programmi che conduce, ma anche per la pubblicità di Birra Leffe e dei discount Aldi – da affiancare a un’imponente campagna di affissioni e cartellonistica nell’area di produzione delle due denominazioni.
Oggi, una petizione su Change.org chiede al Consorzio di Tutela dell’Asti e del Moscato d’Asti Docg “la sospensione immediata, per l’anno in corso e per il 2021, delle trattenute destinate alla promozione, attualmente fissate in circa 250 euro a ettaro, che dovranno poi essere ridiscusse a scadenza del termine”.
A firmare la richiesta, “a nome dei suoi soci e nell’interesse di tutte le aziende agricole del Moscato d’Asti e dell’Asti Docg, su tutta l’area di produzione”, è l’Associazione Aroma di un Territorio, presieduta dal giovane vignaiolo Simone Cerruti di Castiglione Tinella (CN).
“Tale importo, per le aziende agricole impegnate nella coltivazione di Moscato, in considerazione del periodo di crisi attuale e soprattutto di quello venturo, aggrava la situazione di incertezza economica che certamente si presenterà in termini di reddito”, si legge sulla petizione online, che ha raggiunto le 150 firme in quattro giorni.
E ancora: “L’Associazione Aroma di un Territorio ritiene pertanto doverosa la sospensione richiesta, al fine di garantire la sopravvivenza delle aziende che si preparano ad affrontare un periodo di grandi sacrifici, tali da rendere indispensabili tutte le risorse disponibili”.
La petizione, indirizzata anche all’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte, Marco Protopapa, giunge in uno dei momenti più delicati della storia del Moscato d’Asti e dell’Asti Docg. Non solo a causa di Covid-19, ma anche per la concomitanza delle elezioni che vedranno protagonista il Consorzio di Tutela, nel 2020.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Una degustazione alla cieca di vini in brik, non brandizzata, non sponsorizzata e soprattutto non “testimonializzata“, che vede trionfare il “Castellino” come migliore vino in cartone in vendita al supermercato, in Italia. L’abbiamo chiamata, simpaticamente, “Another brik in the wall“.
Molto più di un semplice gioco di parole. Già, perché è un vero e proprio “muro” quello che erigono molti esperti di vino nei confronti di brand-bandiera del segmento come Tavernello. Critiche che arrivano, spesso, da persone che ammettono candidamente di non averlo mai assaggiato.
Il partito “No Tetra Pak” coincide il più delle volte con quello che lotta – senza distinzioni – contro il vino al supermercato, ma che all’amico o al famigliare, a Natale, regala il Ferrari astucciato con la confezione bianco-nera, in offerta in Gdo: “Tanto costa poco ed è buono”.
Noi lo scriviamo e sottoscriviamo, assumendoci le responsabilità del caso: alla cieca, alcuni dei vini degustati nell’ambito di “Another brik in the wall”, potrebbero essere scambiati tranquillamente per vini in bottiglia, degni di panel di degustazione più che mai dignitosi.
Vini in brik come il bianco Castellino vanno insomma ben oltre la scaloppina da sfumare. A incidere, piuttosto, a parità di produttore, è la data di scadenza riportata sul cartone (lo chiarisce bene il caso de L’Oste e del San Gaudenzio): più è recente, più il vino conserva le proprie caratteristiche intatte (e in questo il Tavernello è imbattibile).
Caviro (qui la cronaca della nostra visita allo stabilimento) imbattibile anche dal punto di vista della comunicazione, visto che è l’unica azienda in grado di rispondere alle nostre domande sul segmento. Gli altri? Tutti in silenzio: tra un “viaggio all’estero” e “non c’è il capo” come scusa.
“Siamo da tempo riconosciuti produttori leader di vini di consumo quotidiano – commenta Benedetto Marescotti, Marketing manager del colosso forlivese – e saremo sempre impegnati su questo fronte, in quanto emanazione di una base sociale Cooperativa molto diffusa, con quasi 13 mila soci viticoltori operanti in 7 regioni italiane enologicamente vocate”.
A conferma del ruolo di leader, da Caviro ci si aspetta innovazione. “È nel nostro Dna dagli anni ’80 – risponde Marescotti – con la creazione del segmento brik, su cui manteniamo leadership e consenso”.
Tra le novità, il recente lancio delle referenze Tavernello Gold nei blend Pinot Bianco – Famoso Igt e Sangiovese Merlot Igt, cui ne seguiranno altri, nell’innovativo formato Tetra Pak Prisma 500 ml: “Molto maneggevole ed elegante grazie alla carta alluminata”, sottolinea Marescotti.
“Stiamo lanciando anche le referenze bianco e rosso Biologico – annuncia il Marketing manager di Caviro – attraverso una selezione di vini e di soci nelle regioni ove c’è maggior cultura del Bio, di per sé non facile da ottenere in vigna, con l’alternanza di stagioni climaticamente poco uniformi”.
“In altre parole – sintetizza Benedetto Marescotti – stiamo investendo sul brik, sostenendo il mercato, comunicando sempre di più e se possibile meglio le caratteristiche dei vini, che abbiamo aggiornato nel tempo più volte seguendo il cambiamento del percepito dei consumatori, perché questo segmento è acquistato con fiducia e soddisfazione”. Solo Tavernello conta oltre 5 milioni di famiglie acquirenti e ha trovato sbocco anche all’estero.
“Comunichiamo in ottica trasparente ed anche provocatoria se vogliamo, invitando i consumatori a degustare senza pregiudizio il vino nel bicchiere, perché siamo sicuri della qualità ed i feedback che riceviamo dal mercato ci confortano nelle nostre scelte”, conclude il portavoce di Caviro intervistato da Vinialsuper. Più in generale, quello del vino in brik è un segmento che pare godere di buona salute.
Lo dicono i dati Iri sull’andamento del 2019, sostanzialmente in linea col trend generale. Nell’anno che volge al termine, il segmento segna vendite in valore per 207.184.641 euro sul totale di circa 1,7 miliardi di euro del vino confezionato battuto in cassa dalla Grande distribuzione organizzata (Gdo), fino a settembre.
Le vendite in volume (136.762.315) calano dello 0,5%, ma aumentano dello 0,1% in valore rispetto al 2018. Il prezzo medio del vino in cartone è di 1,51 euro in Italia nel 2019, in crescita dello 0,6%.
Non resta che godersi la descrizione, oggettiva e super partes, dei brand di di vino in cartone reperiti nei maggiori supermercati e discount italiani. A ognuno, d’ora in poi, la scelta. Anche solo per le scaloppine.
BIANCHI
– Tavernello Vino Bianco, Caviro Sca Faenza (nelle cantine di Forlì): 1,51 euro
Giallo paglierino. Naso dalla leggera vena aromatica, floreale, frutta a polpa bianca e gialla. In bocca morbido, senza rinunciare alla freschezza. Chiude asciutto.
– San Crispino Vino Bianco, Cantine Ronco (Terre Cevico T.C. Soc. Coop. Agricola Lugo): 1,85 euro
Giallo paglierino, riflessi dorati. Più sui fiori secchi che freschi, frutta a polpa bianca. Naso e palato meno espressivi del precedente.
– “L’Oste” Trebbiano Rubicone Igt (Ca.Vi.M. Srl Ovada nella cantina di Costigliole d’Asti): 1,19 euro
Giallo paglierino. Naso convincente, espressivo, sulla frutta a polpa gialla e i fiori. Bocca inconsistente, il vino scappa via, piuttosto “slavato”.
– “San Gaudenzio” Trebbiano Rubicone Igt (confezionato da Ca.Vi.M. Srl Ovada nella cantina di Costigliole d’Asti per Md Discount): 1,19 euro
Giallo paglierino. Naso sul frutto maturo, polpa gialla sulla bianca. Pesca netta. In bocca morbido e corto, ma i ritorni di frutta matura sono precisi e il retrogusto asciutto.
– “Sorsetto” Vino Bianco (confezionato da Ca.Vi.M. Srl Ovada nella cantina di Costigliole d’Asti per Md Discount): 0,99 euro
Giallo paglierino. Al naso nota smaltata e ammandorlata. In bocca inconsistente, solo “salato”, sulle durezze.
– “Albestro” Vino Bianco (confezionato per Auchan Spa da Cierrevi Sca Faenza nelle cantine di Forlì): 1,29 euro
Giallo paglierino. Naso molto pulito, frutta bianca e gialla con leggera vena di surmaturazione. Accenni floreali. Al palato conferma le buone impressioni: finale asciutto, fruttato. Vino equilibrato.
– “Castellino” Bianco d’Italia (confezionato da C.R.V. Sca Faenza nelle cantine di Forlì): 1,99 euro
Il vino in brik più costoso. Giallo paglierino. Naso molto preciso e intenso. Frutta leggermente più matura del precedente, gialla e bianca, pompelmo. Note floreali fresche. In bocca corrispondente, preciso sulle note fruttate mature, finale asciutto e buona persistenza. Un vino davvero equilibrato e ben costruito.
– “Il” Vino Bianco (confezionato per Unes Maxi Spa da Casa Vinicola Poletti, Imola): 1,19 euro
Vino in vendita da U2 – Unes supermercati. Giallo paglierino scarico. Altro naso pulito, lineare. Meglio della bocca, dove la sola acidità connota il sorso. Chiude amaro.
– “Poggese” Vino Bianco (prodotto da Caviro Sca nella cantina di Forlì): 0,99 euro
Paglierino verso il carta. Naso di frutta a polpa bianca e gialla matura, tendente al surmaturo, non precisissimo. In bocca non pervenuto: slavato, finale asciutto. Esselunga, per una volta, bocciata in toto nel rapporto qualità prezzo.
– “Primia” Trebbiano Rubicone Igt (confezionato da G.C. Soc. Coop Agr., Lugo – Gruppo Cevico): 1,39 euro Si tratta del vino in brik realizzato in private label per Tigros. Naso pulito, solita frutta bianca e gialla. In bocca frutta matura, non del tutto corrispondente. Chiusura asciutta, piuttosto precisa.
– Vino Bianco (Lidl, imbottigliato par Cuzares Sca, prodotto in España): 0,99 euro
Giallo paglierino scarico. Naso tendente al maturo, smalto. In bocca inconsistente, con chiusura nuovamente “smaltata”. Vino in cartone da evitare senza esitazioni.
ROSATI
– “San Crispino” Rosato (Terre Cevico T.C. Soc. Coop. Agricola Lugo): 1,85 euro
Bel colore, che rispecchia quello sul cartone. Naso non molto espressivo, floreale, piccoli frutti rossi, ribes e fragolina su tutto. In bocca corrispondente. Vino che si fa bere agilmente, chiusura asciutta.
– “Albestro” Vino Rosé (Cierrevi Sca Faenza nelle cantine di Forlì): 1,29 euro
Confezionato per Auchan Spa. Naso più intenso del precedente. Ancora una volta frutta a bacca rossa, ma più matura. La nota smaltata torna anche al palato, asciutto e poco equilibrato, spostato in maniera netta sulle durezze, nel segno di una scarsa corrispondenza col naso.
– “Primia” (G.C. Soc. Coop Agr., Lugo – Gruppo Cevico): 1,39 euro
Torniamo alla private label di Tigros. Colore leggermente più carico dei precedenti. Naso su note di frutta ancora più matura. Palato ordinato, piuttosto equilibrato, su note di fragola e lampone maturi.
ROSSI
– Tavernello Vino Rosso (Caviro Sca Faenza nelle cantine di Forlì): 1,51 euro
Rosso rubino mediamente trasparente. Frutta rossa (fragole, lamponi), unita a una nota ematica, ferrosa, arancia rossa tra scorza e succo. Corrispondente al palato, chiusura asciutta e di moderata persistenza.
– “San Crispino” Vino Bianco, Cantine Ronco (Terre Cevico T.C. Soc. Coop. Agricola Lugo): 1,85 euro Colore rosso rubino carico, poco trasparente. Naso preciso, sul frutto rosso di bosco e l’agrume. Perfetta corrispondenza al palato.
– “L’Oste” Vino Merlot (Ca.Vi.M. Srl Ovada nella cantina di Costigliole d’Asti): 1,19 euro
Colore rubino più scarico dei precedenti. Naso sul maturo, piuttosto garbato, accenni verdi. In bocca non eccelle in equilibrio, per via delle durezze.
– “Bricconcello” Vino Rosso (Ca.Vi.M. Srl Ovada nella cantina di Costigliole d’Asti): 0,99 euro
Rubino trasparente. Naso sulla frutta matura, che preannuncia una certa morbidezza al palato. L’assaggio conferma le impressioni. Vino semplice ma piuttosto equilibrato, che scivola via e si lascia bere agilmente.
– “Sorsetto” Vino Rosso (confezionato da Ca.Vi.M. Srl Ovada nella cantina di Costigliole d’Asti per Md Discount): 0,99 euro
Naso sulla frutta maturo. Bocca non corrispondente, smalto e nota amara. Vino inconsistente.
– “San Gaudenzio” Vino Merlot (confezionato da Ca.Vi.M. Srl Ovada nella cantina di Costigliole d’Asti per Md Discount): 1,19 euro
Naso con poco frutto e surmaturo, sovrastato da nota verde acerba. In bocca altro vino senza consistenza e privo di equilibrio, tra note fruttate surmature e acidità.
– “San Gaudenzio” Sangiovese Rubicone Igt (confezionato da Ca.Vi.M. Srl Ovada nella cantina di Costigliole d’Asti per Md Discount): 1,19 euro
Colore rubino mediamente trasparente, più carico e luminoso del predente. Frutto rosso e agrume netto. In bocca più polpa ed equilibrio, finale giustamente asciutto, coerente.
– “Albestro” Vino Rosso (confezionato per Auchan Spa da Cierrevi Sca Faenza nelle cantine di Forlì): 1,29 euro
Rosso rubino mediamente trasparente. Smalto, goudron, frutta matura. Meglio al palato, dove la nota smaltata è attenuata dal frutto maturo. Vino che non raggiunge comunque canoni di equilibrio degustativo.
– “Castellino” Rosso d’Italia (confezionato da C.R.V. Sca Faenza nelle cantine di Forlì): 1,99 euro
Naso non esplosivo, giocato su note nette floreali di viola e di rosa, lampone, fragolina, frutta rossa in generale. La giusta morbidezza, la giusta freschezza, la giusta armonia anche in chiusura. Un vino molto equilibrato, beverino e “presente” al palato.
– “Il” Vino Rosso (Casa Vinicola Poletti, Imola): 1,19 euro
Prodotto per U2 – Unes supermercati. Rosso rubino trasparente. Frutto rosso e smalto, al naso. In bocca una spremuta di limone, con vaghi ritorni di frutta rossa matura che, in chiusura, tentano inutilmente di riequilibrare il sorso.
– “Poggese” Vino Rosso (prodotto da Caviro Sca nella cantina di Folrì): 0,99 euro
L’altra esclusiva di Esselunga. Rosso rubino trasparente. Naso esile, frutto e smalto. In bocca scappa via veloce: alla nota morbida e rotonda di frutta matura fa seguito una chiusura amara, piuttosto sgarbata. Non ci siamo, come per il bianco “Poggese”.
– “Primia” Rubicone Igt Sangiovese (confezionato da G.C. Soc. Coop Agr., Lugo – Gruppo Cevico): 1,39 euro
La private label di Tigros. Rosso rubino mediamente trasparente. Lampone, fragola, ribes, tendente al maturo. Accenno verde. Corrispondente al palato, con nota verde e amara che si ripresenta in un finale asciutto, non equilibratissimo.
– Vino Rosso (Lidl, imbottigliato par Cuzares Sca, prodotto in España): 0,99 euro
Rosso rubino mediamente trasparente. Naso garbato, frutta matura, a bacca rossa. Bocca scialba, inconsistente, fin troppo asciutta, “legnosa”, da bastoncino del ghiacciolo. Brik da brividi sulla schiena.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – Tre sommelier esperti fanno degustare alla cieca quattro vini a degli aspiranti sommelier. Unico indizio fornito: tre sono vini costosi, uno è Tavernello. In realtà si scopre che sono tutti Tavernello. Basterebbe la trama dello spot per capire quanto i tre sommelier ingaggiati da Caviro siano stati oggetto di un autogol pazzesco, giustificabile (forse) solo dal compenso offerto per girare il video, in qualità di testimonial.
Già, perché l’ultima trovata di Caviro giova solo a chi l’ha promossa: ovvero a Caviro stessa. Dopo aver usato (per alcuni ab-usato) sapientemente lo storytelling per raccontare Tavernello come il frutto del sudore dei propri conferitori (spot dell’aprile 2018, a sua volta oggetto di critiche feroci da parte dei leoni del web) il colosso di Forlì, abilissimo nel marketing, ha pensato bene di armare i sommelier. Contro i sommelier.
La mia impressione, infatti, è che il target del video non siano i consumatori – ai quali Caviro intenderebbe raccontare il Tavernello come vino buono, a dispetto del pensare comune – bensì gli stessi sommelier.
La cooperativa non lo ammetterà mai, ma sarebbe meglio parlare di un vero e proprio “bersaglio“. Una rivisitazione in salsa Tetra Pak dell’Eneide di Virgilio, da leggere in quel passaggio in cui Laocoonte avverte i Troiani: “Timeo Danaos et dona ferentes”, “Temo i Dànai anche quando portano doni”.
Grazie ai tre professionisti che hanno girato lo spot, Caviro arma il proprio cannone contro le associazioni professionali, “colpevoli” di formare nuove schiere di enofighetti che bevono etichette, più che vini. Lo fa con classe, in punta di piedi.
Mettendosi addirittura in una posizione subalterna rispetto a quella delle tre pedine, scelte come vittime sacrificali, da esporre al prevedibile fuoco incrociato di critiche e ritorsioni.
Caviro, nell’ultimo spot, si traveste dietro le quinte da vecchio saggio che gioca a scacchi davanti al camino, con la coperta di lana sulle ginocchia. Mentre fuori piove a dirotto, sulla crapa di tre sventurati.
Manda loro a dire alla sommellerie che “così non va bene, suvvia”. Tanto è vero che i tre giudici fanno la ramanzina a quelli che vengono dipinti come il prototipo dei futuri sommelier: gente che, in fondo – pare suggerire lo spot – non capisce più di tanto di vino e si fa condizionare dal prezzo e dal marketing.
A guardar bene, il video, così come è costruito, non ha altro senso logico. Ci avete pensato? In una vera degustazione alla cieca non si conosce nessuno dei vini “coperti”, tanto meno il prezzo. Il solo suggerimento che uno dei vini in degustazione possa essere Tavernello rende vano lo scopo più alto del tasting alla cieca.
Per di più, anticipare che tre dei quattro vini siano costosi, non fa altro che disorientare ulteriormente gli sfortunati degustatori. Peraltro: aspiranti sommelier di quali associazioni? Non si sa. E il punto è proprio questo.
Con la scusa di una “blind”, Caviro arma genericamente tre sommelier contro le associazioni della sommellerie italiana. Senza neppure citarle. Facendo incazzare non poco – peraltro – uno come Daniele Cernilli (affezionato uomo Ais) che ha allontanato dal panel della sua guida uno dei tre testimonial, con cui collaborava in Toscana.
Il messaggio lanciato dall’azienda del Tavernello è chiaro e più che mai condivisibile. Di discutibile, forse, c’è solo la scelta dei tre sommelier, che si sono prestati a un attacco generalizzato e banale alla sommellerie, più che al mondo dei consumatori di vino distratti dalle variabili del formato, del prezzo e del segmento di vendita.
Ma del resto si sa: a questo mondo (at)tira più un contratto da testimonial che un carro di buo…ne intenzioni super partes. E allora cin, cin. Col brik, da stappare a la (B)olé. Altro che Champagne.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(4,5 / 5) Nobile vitigno siciliano il Nerello Mascalese, che troviamo sugli scaffali di Tigros in versione spumante. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper finisce oggi “Capovero”, Metodo Classico Brut Rosé di Cantine Madaudo.
Catalogato come VsQ, “Vino spumante di Qualità”, è stato sboccato a novembre 2016 (vendemmia 2014). Nel calice si presenta di un rosa corallo con riflessi aranciati che ricorda per certi versi alcuni nebbioli spumantizzati in Valle d’Aosta. La cristallina limpidezza viene spezzata da un perlage fine e persistente, primo sinonimo della qualità del prodotto.
Al naso, il Metodo Classico Brut Rosé Capovero di Cantine Madaudo regala la seconda soddisfazione: buona l’intensità delle note d’agrumi e di piccoli frutti maturi a bacca rossa, unite a percezioni floreali di rosa e crosta di pane, indice dei mesi d’affinamento sui lieviti. Non manca all’appello una vena leggermente balsamica, che rende ancora più interessante il “naso” di questo calice.
Al palato l’ingresso è piuttosto caldo, nonostante la gradazione alcolica si assesti sui 12,5%. Un aspetto tutt’altro che spiacevole, anche perché rinfrancato da una “bollicina” che diviene cremosa al sorso. Riecco dunque i frutti rossi, con melograno e ribes a farla da padrona. Buona acidità, ricordata anche da sottili note di lime, cui fa eco una mineralità capace di bilanciare ed equilibrare (verso l’alto) la beva.
Sufficientemente persistenti le sensazioni retro olfattive, dominate da ricordi di polpa di frutti rossi, nocciola e iodio. Un quadro complessivo soddisfacente ed elegante: ottimo il rapporto qualità prezzo espresso dalla bottiglia.
E in cucina bello l’abbinamento che vi suggeriamo – tutt’altro che scontato – con un simbolo caseario del nord Italia come il Gorgonzola. Formaggio stagionato che dà ottimi risultati anche in soluzione cremosa, sciolto in padella, a condire poi un goloso piatto di ravioli ripieni ai porcini.
LA VINIFICAZIONE
Il Metodo Classico Brut Rosé di Nerello Mascalese fa parte della collezione “Capovero” di Cantine Madaudo. Una linea che comprende anche un altro spumante, sempre a base Nerello ma vinificato in bianco, nonché due bianchi, tre rossi e un rosato. Tutti siciliani.
La tecnica di vinificazione del Metodo Classico Brut Rosé prevede la diraspatura delle uve Nerello, seguita da una pressatura soffice e delicata. La fermentazione avviene in serbatoi di acciaio inox alla temperatura controllata di 12 gradi, per circa 20 giorni. Anche l’affinamento in serbatoi in acciaio inox, per 7-9 mesi.
La presa di spuma è prevista per la primavera successiva alla vendemmia, con l’aggiunta di lieviti selezionati e tappatura a corona. Il vino affina dunque in bottiglia, sui lieviti, per un periodo variabile fra i due e i tre anni, prima della sboccatura.
Promossa nel 2012 da una testimonial d’eccezione come Maria Grazia Cucinotta, siciliana Doc, Cantine Madaudo nasce nel 1945 per volere di “nonno Alfio”. Oggi la cantina di Larderia di Messina è guidata dalla seconda e terza generazione della famiglia. La “mission” rimane invariata da 70 anni: “Estrarre il massimo della qualità dalle fertili terre di Sicilia”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Sessantuno anni, pavese Doc. E più di una macchia (di vino) sulla carta d’identità. Il noto conduttore televisivo Gerry Scotti si appresta a trasformare in realtà il sogno di una vita: produrre una propria linea di vini nel suo Oltrepò Pavese. Dagli studi Mediaset alla vigna, insomma. Seguendo le orme del nonno. Un ritorno alle origini meditato da tempo. Che ora sarebbe sul punto di concretizzarsi. Lo “Zio Gerry” avrebbe già individuato un partner più che affidabile nelle Cantine Giorgi di Canneto Pavese.
Sempre secondo indiscrezioni, l’accordo tra Scotti e la famiglia Giorgi prevederebbe l’affitto di una porzione di vigna e la successiva gestione dell’imbottigliamento di una linea di vini ad hoc. Non sarebbe casuale, dunque, la visita di Scotti alle Cantine Giorgi, avvenuta lo scorso 2 febbraio. “È sempre un piacere quando un amico viene a trovarti a casa! Grande Gerry!”, il commento sulla pagina Facebook ufficiale della storica cantina pavese. Un amico, Scotti, che presto potrebbe diventare un vero e proprio testimonial. Per Giorgi. E per l’intero Oltrepò Pavese, bisognoso di personaggi e personalità positive per il suo definitivo (meritato) rilancio sul panorama enologico italiano e internazionale.
“Se son rose fioriranno”, commenta Fabiano Giorgi, 44 anni, che nell’azienda di famiglia si occupa di promozione e commercializzazione. “Gerry Scotti è un amico – continua – e una persona molto appassionata di vini, che ha questa grande ambizione di produrre una sua linea. E’ venuto a trovarci e ha voluto degustare i nostri vini. La nostra, del resto, è un’azienda importante, che ha i suoi punti di forza nella spumantizzazione del Pinot Nero e nella volontà di rilanciare un vino quotidiano di qualità”. La stessa qualità con cui Gerry Scotti, da degno erede di Mike Bongiorno, entra nelle case degli italiani, attraverso la tv.
Cantine Giorgi, fondata nel 1875, conta oggi 60 ettari di terreni vitati tra i più vocati in Oltrepò Pavese. Anche grazie agli storici conferitori, la produzione annua arriva al milione di bottiglie. Il canale di distribuzione privilegiato è quello dell’horeca, pari a circa il 70%. Ma i vini Giorgi sono reperibili anche al supermercato, dove figura un’ampia scelta di prodotti a Denominazione di origine controllata. Numerosi i riconoscimenti ottenuti negli anni, come i Tre Bicchieri del Gambero Rosso conseguiti ormai ininterrottamente da 8. Il quarto bicchiere, c’è da scommetterci, potrebbe essere proprio quello di Gerry Scotti. L’ufficialità potrebbe arrivare addirittura prima di Vinitaly 2017, in programma a Verona dal 9 al 12 aprile. L’occasione perfetta, per Scotti e per Cantine Giorgi, per sancire un matrimonio che s’ha da fare.
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