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Sfiduciato il Cda di Terre d’Oltrepò. I soci: «Mancanza di trasparenza»

Sfiduciato il Cda di Terre d'Oltrepò. I soci «Mancanza di trasparenza»

Sfiduciato il Cda di Terre d’Oltrepò, in occasione di una riunione fiume tenutasi dalle 14 alle 20 odierne, venerdì 21 gennaio 2022. Ben 310 i voti favorevoli dei soci. Alcuni testimoni riferiscono di un’esultanza da stadio per il risultato del voto dell’assemblea. Solo 153 i contrari alla proposta che costituisce l’ennesimo uragano interno alla cooperativa dell’Oltrepò pavese.

Si tratta dell’epilogo della richiesta di sfiducia del Consiglio di amministrazione guidato da Andrea Giorgi, avanzata formalmente da una vasta rappresentanza della base sociale, il 3 dicembre 2021.

La proposta di revoca dei componenti del Cda di Terre d’Oltrepò è stata richiesta «per giusta causa». Secondo i proponenti, tutti i componenti del Consiglio di amministrazione in carica sarebbero «venuti meno a doveri di diligenza, correttezza e trasparenza nell’esercizio del mandato amministrativo loro conferito».

LE MOTIVAZIONI DELLA SFIDUCIA

Le motivazioni di tale presa di posizione sarebbero da ricercare nell’indagine giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia, tuttora in corso. Ma ancor più alle decisioni manageriali compiute dal Cda negli ultimi anni, che avrebbero fatto venir meno la fiducia di una larga parte dei soci.

I fatti si riferirebbero al quadriennio 2017-2021 e sarebbero sfociati negli ultimi due bilanci di Terre d’Oltrepò. In particolare, al Cda guidato da Andrea Giorgi viene imputata una valutazione sovrastimata delle rimanenze; la riduzione delle liquidità, da 6,5 a 3 milioni di euro.

Non solo. Nel mirino dei soci, anche il costante aumento della posizione debitoria nei confronti delle banche, che sarebbe passata da 6,6 a 14,7 milioni. Sempre sul fronte della «mancanza di trasparenza», viene citata la fusione per incorporazione di Valle della Versa Srl, i cui effetti non sarebbero ben descritti nel bilancio 30/06/2020.

IL CDA DI TERRE D’OLTREPÒ SOTTO ACCUSA

Il Cda di Terre d’Oltrepò avrebbe inoltre omesso di fornire chiarimenti sulla sanzione di 4,6 milioni accessoria alla confisca dell’autorità giudiziaria, nell’ambito del bilancio 2020 (15 rate da 300 mila euro l’anno).

Tra i punti caldi che hanno portato alla sfiducia del Consiglio di amministrazione della cooperativa dell’Oltrepò pavese, l’assenza dell’indicazione dei prezzi delle uve conferite dai soci in occasione dell’approvazione del bilancio 30/06/2021. «Appuntati in un foglio extra volume con riferimento a prezzi teorici», accusa la base sociale. Un uragano, insomma. L’ennesimo.

Eppure, solo due giorni fa, il presidente Andrea Giorgi sembrava rassicurare l’ambiente. «La cantina si metterà in ascolto degli stakeholder per farsi portavoce dei bisogni dell’Oltrepò». Presenti alla riunione il sottosegretario Gian Marco Centinaio, gli onorevoli Lucchini e Cattaneo, Regione Lombardia e i vertici del mondo agricolo regionale e provinciale.

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Terre D’Oltrepò: 12 milioni di euro sotto l’albero di Natale dei soci

BRONI – Dodici milioni di euro distribuiti ai soci negli ultimi due mesi. Quattro scadenze per i prossimi acconti, già fissate da dicembre 2017 all’estate 2018. Buone notizie sotto l’albero di Natale di Terre d’Oltrepò, il colosso che assieme a Cavit Trento sta tentando il rilancio della storica cantina pavese La Versa 1905.

“Pagamenti vitali per il sostentamento delle imprese vitivinicole dell’Oltrepò, specie in un’annata così difficile”, dicono dalle parti di Broni (PV). La prima “rata” alle oltre 700 famiglie di viticoltori è attesa per il 31 dicembre. La seconda il 31 marzo 2018. Per il 31 luglio 2018 la terza, mentre l’ultimo pagamento avverrà “entro 10 giorni dall’approvazione del prossimo Bilancio d’esercizio”.

Per sostenere queste uscite la Cantina ha utilizzato le proprie forze. “Siamo quasi tutti piccoli viticoltori – afferma Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò – gente che sa bene cosa significhi lavorare in vigneto portando avanti un’azienda. La nostra Cantina rappresenta viticoltori che non possono più sottostare al capriccio o all’interesse dei parassiti che fino ad oggi hanno vissuto sulle loro spalle”.

“Le problematiche di quest’anno – continua Giorgi – hanno messo a dura prova la viticoltura oltrepadana ed è nostro dovere fare tutto il possibile per stare vicino ai produttori, con ogni mezzo. Soprattutto non facendo mancare loro il sostentamento economico”.

Durante l’ultimo Consiglio sono state discusse anche le questioni sollevate in occasione dei quattro incontri del mese di dicembre con i soci delle diverse zone (Pietra de Giorgi, Montù Beccaria, Casteggio, Borgoratto Mormorolo).

“Abbiamo visto una grande partecipazione – sottolinea Marco Forlino, vicepresidente di Terre d’Oltrepò – in alcuni casi, come a Casteggio, addirittura sale gremite. Siamo molto soddisfatti degli esiti di queste prime riunioni. Cominciamo finalmente a vedere nella nostra base quel coinvolgimento che riteniamo assolutamente vitale per la condivisione e la legittimazione dell’intero processo decisionale della cantina”.

“Nei prossimi mesi fisseremo nuovi incontri zonali – continua Forlino – in Comuni diversi. Il nostro intento è sempre stato e rimane quello di creare dei momenti informativi e di confronto periodici con i nostri soci. Momenti fondamentali per dare vigore ad uno spirito di appartenenza che in passato è troppo spesso mancato, in Cantina come nel territorio”.

“Quest’anno abbiamo vissuto momenti difficili – conclude il presidente Giorgi – ma li abbiamo superati con l’appoggio dei soci. E con lo stesso appoggio andremo avanti su ogni nuovo iniziativa, collaborando con chi vorrà unirsi a noi, ignorando il resto”.

Se da un lato Giorgi scansa le polemiche e affonda la lama nelle critiche, dall’altro deve fare i conti con una nuova magagna burocratica.

Tra le cantine coinvolte nella maxi operazione dei Carabinieri dei Reparti Tutela Agroalimentare sul suolo nazionale c’è anche la Cantina sociale di Casteggio, una delle due unità produttive di Terre d’Oltrepò.

Tra i 41.048 ettolitri totali finiti sotto sequestro, oltre 3 mila sono stati “sigillati” dai militari nella cantina pavese, perché privi della regolare documentazione relativa alla provenienza delle uve.

Nessun problema di tipo sanitario per il vino posto sotto sequestro. Piuttosto l’ennesima batosta (questa volta amministrativa) per un Oltrepò pavese del vino che spera nella definitiva consacrazione sul panorama nazionale.

“In merito al sequestro amministrativo delle due cisterne presso la Cantina di Casteggio operato dai Reparti Tutela Agroalimentare – commenta Terre d’Oltrepò – ci preme segnalare che nei giorni successivi al controllo abbiamo fornito entro i termini richiesti tutta la documentazione richiesta. Siamo pertanto in attesa che il vino in questione venga dissequestrato, cosa che presumibilmente avverrà appena dopo le feste”.

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Catarratto Terre Siciliane Igt 2015, Fazio

(3,5 / 5) Il classico vino dell’estate, made in Sicilia. Non impegnativo, ma capace comunque di soddisfare chi ci si accosta. E’ il Catarratto Terre Siciliane Igt 2015 Fazio, casa vinicola in Erice.

Nome particolare per questo vitigno a bacca bianca originario della provincia di Trapani, che ricorda quanto sia “abbondante” la produttività delle singole viti. Un’abbondanza benevola, dal momento che gli acini sono ricchi di acidi ferulici, dalle note proprietà antiossidanti.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Catarratto Terre Siciliane Igt Fazio si presenta di un giallo paglierino non particolarmente carico, ma dai riflessi di colore verdolino. Al naso i tipici sentori di fiori bianchi e frutta fresca, che spazia dalla pesca all’esotico.

Al palato il meglio di questo prodotto: la buona intensità e finezza delle note fruttate già riscontrate al naso, si esprime nel quadro di un’acidità spiccata, che conferisce grande e piacevole freschezza alla beva, assieme a una buona sapidità. Un vino d’estate, appunto.

Corretto consumarlo come aperitivo, anche se il Catarratto Fazio ambisce (giustamente) ad accompagnare piatti di pesce e crostacei, con cui certo non sfigura. L’ennesimo prodotto dall’ottimo rapporto qualità prezzo che possiamo reperire sugli scaffali dei supermercati italiani.

LA VINIFICAZIONE
La zona di produzione delle uve è quella occidentale della Sicilia, nel territorio collinare a Nord della provincia di Trapani. I vigneti crescono a un’altezza compresa tra i 400 e i 450 metri sul livello del mare. Dopo la raccolta e la diraspatura, le uve vengono sottoposte a una macerazione a freddo, con le bucce a contatto con il mosto.

Segue una pressatura soffice degli acini e una fermentazione a temperatura controllata, compresa tra i 14 e i 16 gradi. Prima della commercializzazione, il Catarratto Terre Siciliane Igt affina in vetro per 4 mesi circa. Fazio è ormai una realtà ben consolidata nel mondo della grande distribuzione organizzata italiana.

Tra i prodotti top di gamma, molti hanno ricevuto riconoscimenti, anche a livello internazionale. Premi che si sommano al merito d’aver contribuito in maniera determinante al riconoscimento della Doc Erice in Sicilia. Contesto nel quale Fazio opera ormai da quattro generazioni.

Prezzo: 6,49 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Vini al supermercato

Torbato Terre Bianche Alghero Doc 2014 Sella e Mosca

(4,5 / 5) Un vino unico, non solo nel panorama della grande distribuzione organizzata italiana, ma in tutto il variegato ‘mondo del vino’ del Belpaese. Stiamo parlando del Torbato Terre Bianche Alghero Doc, della casa vitivinicola sassarese Sella e Mosca.

Una bottiglia che regala emozioni contrastanti, in un crescendo di sensazioni che creano un quadro sensoriale praticamente perfetto. Al naso, il Torbato Terre Bianche Alghero Doc fa capolino col pepe verde, la noce moscata, la menta. Un melting pot ordinato di percezioni balsamiche si appropria delle vie aeree, in un finale di limone, biancospino e salvia. E’ già l’estasi. Eppure è solo l’inizio.

Perché l’assaggio conserva l’antipasto olfattivo ed è capace anzi di esaltarsi ancora, con note di spezie pungenti, cui seguono nuovamente e prepotentemente il limone e la noce moscata, in un concerto minerale che sfiora il salino. Il finale è da applausi, talmente inatteso e imprevedibile: ecco di fatto il miele, per una chiusura quasi dolciastra, ammiccante. Ruffiana. E’ la ciliegina sulla torta. La pennellata decisiva, che chiude il lustro di un’opera d’arte.

Una bottiglia, questo Torbato Terre Bianche Alghero Doc, capace di rendere lustro a un vitigno antico, condotto in Spagna dai Fenici e introdotto in Sardegna già all’epoca della dominazione catalano aragonese. Oggi viene coltivato da Sella e Mosca nelle proprie tenute del noto Comune alle porte di Sassari, dove la terra è bianca per via dell’origine calcarea (da qui il nome “Terre Bianche”) derivante dagli ancestrali sedimenti marini presenti in loco.

Perfetto l’abbinamento con i piatti di crostacei e della tradizione marina sarda e italiana in generale. Apprezzabile anche con le carni bianche. Nel 2010, il Torbato Terre Bianche Sella e Mosca si è aggiudicato la medaglia d’argento al Concorso Mondial di Bruxelles, ma nel panorama dei vini in vendita nei supermercati italiani vale certamente un posto privilegiato, tra le medaglie d’oro per l’annata 2014.

Prezzo pieno: 7,59 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Terre d’Oltrepò di Broni: scandalo tra i vini Doc, Igp e Igt del Pavese in Lombardia

“Un Po’ di pazienza. Il nuovo sito sarà online a settembre”. O forse no. Nelle scorse ore, Guardia Forestale e Guardia di Finanza hanno perquisito la sede dell’azienda vinicola Terre d’Oltrepò, in via Sansaluto 81, a Broni, provincia di Pavia. Lo riferisce una nota dell’Ansa, secondo la quale sarebbero stati effettuati sequestri di vino all’interno della cantina, per un quantitativo totale di 16 milioni di litri di vino sfuso e settecentomila bottiglie.

L’intera annata 2014 della maggiore società cooperativa del settore in Lombardia è sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti con l’ipotesi di aver tentato di “commercializzare imponenti quantitativi di Doc, Igp e Igt dell’Oltrepò Pavese, per origine, provenienza e qualità diverso da quello dichiarato e del tutto incompatibili con l’effettiva quantità e qualità di uva prodotta e conferita dai soci” della cantina.

L’inchiesta, partita nel novembre 2014, ipotizza un giro d’affari fraudolento per un ammontare totale di circa 20 milioni di euro. In sostanza, è come se un Barolo venisse prodotto e commercializzato con uve non Nebbiolo, indicate però in etichetta, sulla base del disciplinare. Proprio negli ultimi giorni, la cantina Terre d’Oltrepò aveva iniziato una massiccia campagna pubblicitaria e sui social network, come Facebook, dove può già vantare oltre 3.500 iscritti. Le autorità competenti escludono comunque rischi per la salute dei consumatori.

 

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Viognier Terre Siciliane Igt 2013 – Barone di Montalto

(4 / 5) Di nuovo una grande soddisfazione dai bianchi di Sicilia acquistabili al supermercato. Oggi, sotto la lente di vinialsupermercato.it, c’è il Viognier Terre siciliane Igt di Barone di Montalto, annata 2013. Un vino che si presenta sugli scaffali in una veste accattivante: bottiglia trasparente, elegante, che lascia brillare d’un giallo sgargiante, quasi d’oro, il prezioso contenuto. “Prezioso” soprattutto per la qualità, perché il prezzo è più che abbordabile (soprattutto se si riesce a reperire questo prodotto in promozione). Veniamo alle specifiche. Il Viognier Terre Siciliane Igt Barone di Montalto si presenta nel calice del colore sopra descritto. Al naso è molto caratteristico: si fanno avanti pesca, albicocca, banana, miele e fiori bianchi. Un bouquet particolare, che cattura l’attenzione per aromaticità. Al palato dominano indiscutibilmente le note fruttate: ecco di nuovo la pesca, molto persistente, accanto a sentori di albicocca. Le note di limone e agrumi, percepibili nel finale, sono precedute da sentori esotici di banana e melone, che rendono quasi scontato l’accostamento di questa bottiglia ad altre con uvaggio Chardonnay. L’abbinamento perfetto è quello con il pesce crudo: provatelo con il sushi, o con altre pietanze crude della tradizione giapponese. Ottimo anche con l’etnico cinese, per la vicinanza alle note dolciastre e agrumate di alcune salse. Da provare anche come aperitivo o accostato a formaggi (di capra, per esempio) di media stagionatura.

Questa bottiglia rappresenta pressoché un “unicum” nel panorama delle ‘enoteche’ della grande distribuzione organizzata. Merito dell’uvaggio utilizzato: quel Viognier così raramente reperibile al supermercato. La Barone di Montalto Spa lo ottiene dalle proprie vigne situate nella Valle del Belice, più esattamente nella cantina di Santa Ninfa, in provincia di Trapani. Si tratta di un vitigno francese, originariamente diffuso solamente nella valle del Rodano, che ha conosciuto un grande successo sin dalla metà degli anni Novanta, cominciando a essere coltivato anche in altri Paesi. Per caratteristiche climatiche e morfologiche, la Sicilia si presta a ottime produzioni. Eppure, una ricerca condotta negli Usa ha dimostrato una forte somiglianza genetica del Viognier con un vitigno tipico del Piemonte: la Freisa, a sua volta parente del Nebbiolo (da cui nascono grandi vini come il Barolo e il Barbaresco).  Così come nella tradizione originaria, il Viognier Barone di Montalto viene lavorato in una prima fase a freddo, per mantenerne le caratteristiche organolettiche e aromatiche. Le uve vengono pressate e lasciate a contatto con le bucce per 12 ore alla temperatura di 4 gradi, per poi passare alla macerazione in botti di acciaio, a una temperatura che non supera i 14 gradi. L’affinamento dura circa 3 mesi, con rimescolamenti (batonnage) di cadenza settimanale.

Prezzo pieno: 6,65 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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