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Oltrepò, è svolta: Metodo classico Classese e più peso ai vignaioli in Consorzio

Oltrepò, è svolta: Metodo classico Classese e più peso ai vignaioli in Consorzio
classese oltrepò pavese L’Oltrepò Pavese vive oggi un momento storico di svolta, destinato a segnare un “prima” e un “dopo” nel percorso di valorizzazione del territorio e della sua viticoltura. In occasione dell’Assemblea dei Soci del Consorzio del pomeriggio, sono state approvate con un consenso quasi unanime due riforme fondamentali. In primis l’adozione di un nuovo statuto, più orientato alla filiera, ovvero ai piccoli produttori e ai vignaioli. Una formula, di fatto, molto vicina all’idea di riforma della rappresentatività all’interno dei Consorzi del vino italiano ipotizzata dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti, nel corso degli ultimi anni. Il tutto dopo l’harakiri degli imbottigliatori, al termine di un tira e molla durato mesi che ha portato a una nutrita, volontaria estromissione dal Consorzio stesso. Il secondo voto epocale riguarda la revisione del disciplinare della Docg, che introduce cambiamenti strategici per il posizionamento e la valorizzazione del Metodo Classico.

IL NUOVO STATUTO DEL CONSORZIO OLTREPÒ PAVESE

Con un’approvazione che ha superato il 98% dei votanti, il nuovo statuto interviene su aspetti chiave. Come il sistema di voto, che attribuisce un minimo di 10 voti a ciascun socio, indipendentemente dalla capacità produttiva. L’ottica è quella di una maggiore autonomia decisionale dei piccoli produttori. Il tutto senza però compromettere il principio di proporzionalità, che tiene conto del contributo produttivo complessivo. Il riconoscimento del valore della filiera diventa così, anche nei fatti, un principio cardine del nuovo corso del Consorzio Oltrepò. In particolare, è stato previsto un sistema di premialità che, applicando un moltiplicatore del 25%, attribuisce un maggior peso decisionale alle aziende che gestiscono internamente tutte le fasi della produzione. Incentivando così un modello produttivo più integrato e sostenibile. Per la prima volta nell’Oltrepò Pavese, viene inoltre adottato un criterio di proporzionalità perfetta tra quantità dichiarata (uva, ettolitri di vino prodotto e imbottigliato), quota contributiva versata al Consorzio e numero di voti in Assemblea.

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“CLASSESE”: NUOVO NOME PER IL METODO CLASSICO DELL’OLTREPÒ

Questo principio, spiega il Consorzio guidato da Francesca Seralvo, garantisce una maggiore equità e trasparenza nella governance consortile. Il raggiungimento di questo obiettivo «non sarebbe stato possibile senza il contributo determinante di Federdoc e dei funzionari del Masaf». Il Consorzio ha intrattenuto con i due enti «un dialogo costante per affinare ogni dettaglio della riforma. E assicurare il massimo livello di efficienza e rappresentatività». Contestualmente, il nuovo disciplinare della Docg, approvato con oltre il 93% dei consensi, sancisce l’introduzione di un nome storico e distintivo per il Metodo classico base Pinot Nero: “Classese“. Il tutto attraverso un rafforzamento delle regole qualitative, che garantiscono l’eccellenza della denominazione.

Insieme alla revisione dello statuto, l’Assemblea ha approvato modifiche sostanziali al disciplinare dell’Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg. Sono stati introdotti due elementi strategici per la crescita e il riconoscimento del prodotto a livello nazionale e internazionale. Primo tra tutti l’attribuzione di un nome specifico alla denominazione: “Classese”. Una dicitura che permetterà di differenziare il Metodo Classico dell’Oltrepò dalle numerose altre denominazioni esistenti nel territorio. Il secondo elemento riguarda l’introduzione delle Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA), per valorizzare ulteriormente le zone di produzione più vocate, rafforzando il legame tra prodotto e territorio. https://www.consorziovinioltrepo.it/

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Una Doc Lombardia per rilanciare l’Oltrepò pavese ed altre regioni vinicole


L’Oltrepò pavese guarda al futuro con ambizione e prepara il terreno per una vera e propria rivoluzione, che potrebbe stravolgere gli equilibri geopolitici del vino nel nord Italia. Dopo aver contribuito in maniera determinante a mettere da parte gli imbottigliatori, sempre più isolati dal Consorzio, una delle maggiori cooperative lombarde, Terre d’Oltrepò, sta vagliando la possibilità di promuovere l’istituzione di una Doc Lombardia del vino. A parlarne con Winemag è Umberto Callegari, a margine di un’intervista sullo stato di salute della cooperativa, che opera negli stabilimenti di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa, in provincia di Pavia.

In seguito all’harakiri di diverse aziende imbottigliatrici, il ruolo di Terre di d’Oltrepò nel Consorzio guidato dalla vignaiola Francesca Seralvo e dal nuovo direttore Riccardo Binda – giunto a fine estate 2024 da Bolgheri – è divenuto ancora più centrale. Ma non basta. Il cuore del piano industriale di rilancio della cooperativa, in difficoltà per la scarsità dei conferimenti di uve della vendemmia 2024, c’è la spinta sul fronte dei servizi conto terzi.

DOC LOMBARDIA «PER SPINGERE IL VINO SUI MERCATI INTERNAZIONALI»

Una Doc Lombardia potrebbe ulteriormente spingere alcune cantine ad affidare a Terre d’Oltrepò l’imbottigliamento delle proprie linee di spumanti, così come vini fermi, bianchi e rossi, senza dimenticare la nuova frontiera dei dealcolati. «Per mettere gli spumanti La Versa accanto a Berlucchi, Cà del Bosco e Ferrari, in termini di prestigio e riconoscibilità, ci vogliono 25 anni. Sarebbe bellissimo, ma richiede, tra le altre cose, un investimento di marketing importante. Un’altra cosa è prendere le piccole, medie, grandi aziende che, magari con un progetto lombardo, vogliono fare metodo classico in Lombardia, e prepararlo qui per loro. La nostra cooperativa potrebbe così fungere da centro di pressatura, imbottigliamento e lavorazione, come succede in Champagne da 150 anni, diventando un polo di servizio».

L’istituzione di una Doc Lombardia, sempre secondo il manager di Terre d’Oltrepò, «potrebbe creare una leva operativa, sia per noi sia per altre aziende lombarde, con scambi interconsortili basati su brand locali che, ovviamente, non interferiscono con le Doc o Docg già esistenti». Lo stesso vale per l’Oltrepò. «Se tu sei un’azienda che ha un grande brand e una grande reputazione, che vende tutto, ma che ha costi alti – evidenzia Callegari – si pone un problema. Centri condivisi che possano abbassare il costo medio della produzione e avere effetto positivo sulla marginalità delle aziende e sui loro fatturati non è solo la strada giusta. Ma anche quella necessaria e fondamentale. Sperando che questo sia sufficiente».

VINO, VERSO UNA DOC LOMBARDIA? I PROTAGONISTI

Suggestione o ipotesi concreta, quella di una Doc Lombardia? «Stiamo cercando di lavorarci – replica il Ceo – ma non solo noi, perché ovviamente una Doc Lombardia non può girare solo attorno a Terre d’Oltrepò. Se ci sarà una Doc Lombardia ci sarà una zona vocata i bianchi che produrrà bianchi: se dovessi decidere io, immaginerei per esempio la zona del Garda. La parte di Metodo classico, che coinvolgerebbe di più la Franciacorta e l’Oltrepò. Per il rosso: se è il Pinot Nero, avrebbe senso farlo in Oltrepò».

«Il punto – continua – è che ci sono tanti piccoli Consorzi che lavorano benissimo, all’interno di Ascovilo per esempio, ma che sono molto piccoli. Ma portarli in giro per la promozione non è semplice, perché un conto è la forza di una Doc da 10 mila bottiglie, un’altra sarebbe quella di una Doc regionale. Lo Champagne fa 350 milioni di bottiglie e sono bravissimi. L’estero conosce Champagne e Prosecco. In mezzo c’è un buco che potrebbe essere una grande opportunità per questa tipologia. Il sistema italiano sta perdendo tempo e rischiando che qualcun altro si inserisca in quel segmento».

Dalla Doc Lombardia spostiamoci in Oltrepò pavese, dove si mette in discussione la legittimità della Spa Terre d’Oltrepò, nata sul finire del 2024 sul modello operativo già visto con Nosio Spa di Mezzacorona. Cosa risponde a chi avanza dubbi?

L’operazione Spa è pienamente legittima. È stata deliberata dal consiglio di amministrazione senza voti contrari, con l’astensione del presidente, e successivamente ratificata in assemblea da circa l’80% dei soci con l’approvazione del bilancio. Non comprendo come si possa mettere in dubbio la legittimità di un processo approvato non solo dagli organi interni, ma anche da figure indipendenti come sindaci, revisori e un perito del Tribunale di Milano, che ha giurato la perizia di conferimento, garantendo che il valore rappresentasse appieno gli interessi dei soci.

Anche il Notaio, figura indipendente, ha supervisionato e garantito la correttezza dell’intera procedura. L’obiettivo dichiarato, condiviso e approvato, è stato proprio quello di dare alla cooperativa una governance strutturata, un’esigenza che non riguarda solo Terre d’Oltrepò, ma gran parte delle cooperative vinicole italiane. Si tratta di un’operazione necessaria per difendere e valorizzare il patrimonio dei soci, attraverso un modello gestionale moderno e attrattivo per investitori.

Ci sono stati momenti di tensione e lei è stato accusato di episodi di violenza, quantomeno verbale. 

Abbiamo già respinto categoricamente queste accuse, supportati dalle firme dei dipendenti e delle RSU. Inoltre, è importante sottolineare che queste accuse provengono esclusivamente dalla CISL, che sembra più interessata a creare tensioni personali con me che a occuparsi del reale benessere dei lavoratori. Con la UILA, invece, i rapporti sono sempre stati costruttivi e cordiali. Mi lascia perplesso il tentativo di personalizzare il rilancio di un’azienda in difficoltà, tentando di far passare un progetto strutturale e condiviso come una questione di simpatia o antipatia personale.

Questo approccio irrazionale strumentalizza e banalizza il lavoro di tanti professionisti coinvolti nel cambiamento. I fatti rimangono fatti. La costituzione della Spa, con un consiglio di amministrazione collegiale e professionisti di altissimo livello, parla da sé. Per la prima volta, Terre può contare su un team qualificato che ha scelto di assumersi la responsabilità legale e operativa per il benessere dell’azienda e dei soci. Questo non dovrebbe suscitare diffidenza, ma fiducia.

L’impressione è che diversi soci della cooperativa Terre d’Oltrepò contestino l’operazione Spa perché “calata dall’alto”, senza la necessaria illustrazione condivisione del progetto, pur demandato al Cda.

Non condivido questa interpretazione. Il dialogo c’è stato ed è stato strutturato in tutte le sedi opportune. Il progetto S.p.A. è nato da un’esigenza chiara, espressa dal Cda, che mi ha chiesto di rimanere per portare avanti il piano di turnaround di un’azienda ereditata al collasso. Ricordo che la costituzione della Spa è stata approvata dal Cda senza voti contrari, con l’astensione del presidente, e successivamente ratificata in assemblea da circa l’80% dei soci in sede di approvazione del bilancio. In quell’occasione, si è discusso a lungo della struttura e del progetto, garantendo un dialogo trasparente e costruttivo. Inoltre, la presenza di un consiglio di amministrazione collegiale, composto da professionisti di assoluta esperienza, smentisce qualsiasi accusa di personalismo. È un sistema trasparente e orientato a garantire il bene comune.

La Spa però le consente di operare, in accordo con il Cda, in maniera più agile rispetto all’assemblea della cooperativa. Per questo, tra le accuse che le vengono rivolte, c’è anche quella di aver ulteriormente accentrato “potere” attorno alla sua figura.

La Spa non è stata pensata per favorire la mia figura, ma per creare un modello di governance più adatto a gestire le complessità del mercato odierno. La scelta di un organo collegiale con responsabilità legali e operative è la prova che il rilancio dell’azienda non è centrato su una singola persona, ma su una visione strutturata e condivisa. Questo sistema rafforza l’indipendenza e la solidità dell’azienda.  

Con la Spa, Terre d’Oltrepò si apre alla possibilità di attrarre investimenti esterni. È un’ipotesi concreta?

Sì, Terre d’Oltrepò, attraverso la Spa, potrà attrarre investitori strategici. Questo è stato confermato da esperti internazionali e manager di prestigiose università come INSEAD e LUISS. L’obiettivo è portare risorse per rafforzare la filiera e rendere l’Oltrepò un punto di riferimento per il settore vinicolo. Avere una struttura moderna e credibile è un prerequisito per ottenere la fiducia degli investitori.

Nel frattempo, mi risulta che siano sorte alcune difficoltà sul fronte della partnership con Mack & Schühle Italia Spa, per la fornitura di 9-12 milioni di bottiglie. Un accordo che difficilmente Terre d’Oltrepò riuscirà a rispettare. Conferma?

È uno degli accordi firmati per modificare il modello di business dell’azienda. Come dichiarato sia da me che da Fedele Angelillo, si tratta di un accordo che valorizza la produzione e amplia le opportunità commerciali, sia a livello nazionale che internazionale. L’idea alla base è quella di lasciare che sia il mercato a indirizzare la produzione, mantenendo sempre al centro il valore del prodotto e del territorio. Ricordo che la responsabilità di una cooperativa parte dal vigneto e dai soci, e arriva alla sua struttura commerciale, con una visione integrata e sostenibile. Purtroppo, la terribile vendemmia di quest’anno (2024) ha rallentato i nostri comuni piani, ma resta chiara la volontà di proseguire con determinazione in questa direzione, per garantire stabilità e valore ai nostri soci e al territorio.

Spostiamo l’attenzione al segmento della Grande distribuzione italiana. Nei supermercati Esselunga è “comparsa” una referenza, Testarossa Principio 2008, dal costo davvero importante (350 euro), che supera anche lo Champagne. Può spiegare l’operazione e definire l’andamento commerciale del prodotto?

Il Principio Testarossa 2008 rappresenta un simbolo della qualità assoluta del nostro territorio e un esempio di ciò che l’Oltrepò può esprimere ai massimi livelli. La sua presenza sugli scaffali di Esselunga a 350 euro non è solo un traguardo, ma la dimostrazione del valore aggiunto che possiamo creare attraverso una visione strategica e un posizionamento chiaro. Le politiche di pricing riflettono la qualità straordinaria del prodotto e il target luxury a cui si rivolge. La Versa è l’unica azienda in Italia, e una delle pochissime in Europa, a vantare una collezione di Jeroboam di Metodo Classico di oltre 40 anni.

Per creare la linea Principio, utilizziamo una liqueur speciale prodotta con uno Jeroboam del 1986, che aggiunge unicità e valore al prodotto. Si tratta di un prodotto di nicchia, realizzato in pochissime centinaia di bottiglie e riservato a un segmento esclusivo, come dimostrato dal successo ottenuto recentemente nel prestigioso membership club londinese dedicato al vino, 67 Pall Mall. Venderlo a poche decine di euro sarebbe come vendere una Ferrari a poche decine di migliaia di euro: un errore sotto ogni punto di vista, che sminuirebbe la sua unicità e il valore intrinseco di un prodotto creato per rappresentare l’eccellenza.

Altra nota dolente è quella degli impianti di depurazione: si parla di decreti ingiuntivi. Cosa succede?

Succede che dal 2015 non avevamo le AUA (Autorizzazione unica ambientale, ndr) per scaricare. Le abbiamo quindi rifatte, insieme a certificazioni legate agli imbottigliamenti ed altre autorizzazioni che erano state lasciate scadere. Tra l’altro si poneva un problema con i limiti degli scarichi, in quanto le AUA precedenti erano “domestiche”: chi farebbe mai AUA domestiche per una cantina? Allo scopo di aumentare la capitalizzazione delle cantine, ci sarà un sistema di microfiltrazione che, a tendere, renderà il riutilizzo dell’acqua circolare, abbassando i costi. Una scelta utile in termini di sostenibilità. Fortunatamente abbiamo risolto la questione senza conseguenze legali.

Il ruolo di Terre d’Oltrepò nel Consorzio Oltrepò è sempre più centrale. E così, indirettamente o direttamente, lo è la sua figura. Una grande responsabilità, ora che gli imbottigliatori sembrano quasi fuorigioco.

Anche in questo caso, la rinascita del Consorzio si basa sull’attrazione di competenze di altissimo livello. Partendo dalla nuova presidente, Francesca Seralvo, una donna straordinariamente competente e forte, che rappresenta un’eccellenza italiana. La sua esperienza in Mazzolino, che è una realtà da Fortune 100, e il riconoscimento come “Personaggio dell’Anno” di Ais Lombardia nel 2024 dimostrano quanto siamo fortunati ad avere una figura del suo calibro alla guida del Consorzio. A questo si aggiunge il lavoro di Riccardo Binda, il direttore, che ritengo essere uno dei migliori in Italia.

Condivide con noi la passione per questa missione ambiziosa e sta contribuendo in modo significativo al rilancio del territorio e alla crescita qualitativa della denominazione. Collaboriamo attivamente per garantire coesione tra i produttori, lavorando fianco a fianco con Regione Lombardia per sostenere il rilancio del territorio. È importante sottolineare che, anche qui, spesso si tenta di svilire il lavoro di squadra preferendo una visione personalizzata o polarizzata. Ma la realtà è diversa: stiamo lavorando come un team, uniti da una missione comune, per riportare l’Oltrepò al posto che merita nel panorama vinicolo nazionale e internazionale.

Che futuro vede per l’Oltrepò pavese?

L’Oltrepò deve puntare su denominazioni che uniscano tradizione e innovazione. Pinot nero e Metodo Classico sono i pilastri, ma è fondamentale investire anche su vitigni autoctoni per preservare e valorizzare la nostra identità. Il futuro risiede nella qualità, nella sostenibilità e nell’integrazione tra filiera produttiva e mercato. Il cambiamento rappresenta un problema solo per chi tenta di opporvisi, mentre per gli altri è una fonte continua di opportunità. Così come la Francia ha saputo evolversi e continua a farlo, dobbiamo imparare da chi ha avuto successo e applicare modelli economici e produttivi più sostenibili e remunerativi. Questo significa evitare speculazioni di breve periodo e focalizzarci su strategie di medio-lungo termine che garantiscano valore e solidità sia per i produttori che per il territorio.

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Terre d’Oltrepò espelle alcuni soci: «Hanno conferito ad altre cantine»


Terre d’Oltrepò
ha avviato il processo di esclusione di alcuni soci morosi o in conflitto con l’obbligo di conferimento esclusivo di tutte le uve della propria azienda agricola alla cooperativa Tdo. Lo avrebbe annunciato in una lettera il direttore generale, Umberto Callegari. Senza mezzi termini, verrebbe definito «doloso e ingiustificato» il mancato conferimento a Terre d’Oltrepò della produzione delle uve della vendemmia 2024, tra le più scarse di sempre in Oltrepò pavese. In primo piano
il sospetto che alcuni soci abbiano deliberatamente scelto di non conferire le uve allo stabilimento di Santa Maria della Versa, ben al di là delle difficoltà legate all’andamento climatico dell’annata, che ha decimato le rese.

Secondo Terre d’Oltrepò, che già ad agosto aveva proclamato «tolleranza zero per disonesti e sparlatori», si configurerebbe così lo svolgimento di attività in concorrenza con la cooperativa, in ragione del conferimento integrale delle uve prodotte ad altre cantine. Accuse pesantissime, che porterebbero il management di Terre d’Oltrepò alla decisione di escludere i soci dalla società, con decorrenza immediata. Una burrasca che, insieme alle continue «critiche ingiustificate» all’operato della dirigenza, avrebbe anche portato Callegari a minacciare di rassegnare le proprie dimissioni per giusta causa. Con conseguente richiesta della penale per violazione del patto di stabilità e la proposizione di azioni individuali risarcitorie nei confronti di alcuni membri della cooperativa.

BILANCIO TERRE D’OLTREPÒ IN DISCUSSIONE

Intanto, nel pavese, montano le polemiche attorno al bilancio di esercizio di Terre d’Oltrepò, chiuso il 30 giugno 2024 e in dirittura di essere presentato ai soci (e approvato), nell’assemblea generale convocata per il 5 novembre. Secondo il ceo Umberto Callegari, i numeri dimostrerebbero un significativo progresso delle performance dell’azienda, confermano le previsioni nonostante un calo strutturale di tutto il mercato dei vini rossi di circa il 40%. L’azienda ha mantenuto le valutazioni più alte del territorio e previste senza alcun accesso al credito bancario per pagare le uve e ha distribuito oltre 15 milioni di euro ai soci per le uve conferite, senza procedere ad alcun aumento di capitale.

Molto più cauti alcuni soci, che si sono rivolti al collegio sindacale di Terre d’Oltrepò, dopo aver chiesto ad alcuni professionisti di fiducia un parere sui bilanci di esercizio precedenti. «Essendo assai preoccupati per l’attuale andamento della nostra cooperativa, che ci pare incontrare sempre maggiori difficoltà e ritardi nella remunerazione delle uve conferite dai soci – si legge nella missiva – abbiamo recentemente chiesto di esaminare l’ultimo bilancio d’esercizio disponibile al pubblico, quello chiuso al 30/06/2023, predisposto dal Consiglio di Amministrazione ed approvato dall’Assemblea dei Soci in data 06/11/2023, e di confrontarlo con quelli degli esercizi precedenti. Da tale comparazione, a parere dei nostri consulenti, sono emersi taluni aspetti critici che trovano le proprie radici tanto nelle decisioni gestionali degli esercizi precedenti quanto in quelle in corso di esecuzione».

CDA TERRE D’OLTREPÒ: ANCHE GIUDITTA BRANDOLINI RASSEGNA LE DIMISSIONI

I dettagli saranno discussi durante l’assemblea generale del 5 novembre. Non sarà presente, tra i consiglieri, Giuditta Brandolini, ultimo membro del consiglio di amministrazione di Terre d’Oltrepò a rassegnare le dimissioni. Una decisione, quella della responsabile Accoglienza di Tenuta Mazzolino, formalizzata lo scorso mercoledì. Le sue dimissioni dal cda di Terre d’Oltrepò seguono quelle di Gabriele Faravelli, Michele Vitali, Giulio Romanini e Alessandro Fiamberti. Tanto che all’ordine del giorno della prossima assemblea c’è anche l’approvazione della delibera di ratifica della nomina dei consiglieri cooptati, che andranno a sostituire i cinque consiglieri dimissionari.

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Terre d’Oltrepò, vendemmia bollente: Callegari minaccia i soci e chiude Casteggio


EDITORIALE –
Estate bollente per le cooperative vinicole in Italia, con i casi di Moncaro, nelle Marche, e Cantine Europa, in Sicilia, che paiono sempre meno isolati. Nonostante le rassicurazioni del mese di luglio, la situazione starebbe rischiando di giungere a un punto di non ritorno anche a Terre d’Oltrepò, in vista della vendemmia 2024. La notizia è delle scorse ore. La cantina sociale, che opera su tre stabilimenti, si ritrova a dover fare i conti con «
un’ulteriore riduzione delle quantità presenti nei vigneti e una diminuzione dei pesi» conferiti nei primi due giorni di raccolta delle uve. Per questo motivo, l’ad Umberto Callegari ha comunicato ai soci la chiusura dello stabilimento di Casteggio.

«Sebbene il clima (inteso come meteo, ndr) sia fuori dal nostro controllo – scrive l’amministratore delegato in una missiva inviata ai soci di Terre d’Oltrepò – possiamo gestire la cantina in modo più efficiente, nell’interesse di tutti. Per questo motivo, a partire da venerdì 23 agosto compreso, la raccolta sarà concentrata esclusivamente nello stabilimento di Broni, anche per i soci di Casteggio (a 12 km di distanza, ndr). Questa decisione ci consentirà di risparmiare oltre 25 mila euro al giorno (equivalenti a circa 500 mila euro nell’arco della vendemmia). Ottimizzando così l’efficienza delle operazioni. Le attività nello stabilimento di Santa Maria continueranno regolarmente».

Inoltre, il management della cooperativa oltrepadana ha deciso di posticipare di una settimana la produzione dei vini kosher. Ufficialmente, si legge, «per permettere la maturazione ottimale delle uve». «Agire con razionalità per massimizzare i guadagni dei soci – continua la missiva – è la scelta più corretta. Siamo certi della vostra collaborazione». La chiusura dei cancelli dello stabilimento di Casteggio per le operazioni di vendemmia – ovvero di uno dei tre poli di Terre d’Oltrepò/La Versa in provincia di Pavia – non sarebbe tuttavia dettata solo dal «clima fuori controllo».

CALLEGARI ACCUSA I SOCI E MINACCIA: «TOLLERANZA ZERO»

Ad ammettere ufficialmente il malumore dei soci della cooperativa Terre d’Oltrepò è nientemeno che l’ad Umberto Callegari, figlio del presidente in carica, Lorenzo Callegari. In un lungo comunicato apparso su un sito-web della provincia di Pavia, l’amministratore delegato della cantina sociale ipotizza comportamenti definiti nell’articolo «irresponsabili», ad opera di alcuni viticoltori della zona.

«Per i disonesti e gli sparlatori – minaccia testualmente Callegari – ci sarà tolleranza zero. Stiamo parlando di pochi casi, ma non è giusto che rischino anche solo di depotenziare i risultati dell’onesto lavoro della maggioranza dei soci onesti e responsabili». L’ipotesi, avvalorata dal comunicato, è che i primi giorni di vendemmia abbiano «portato alla luce alcuni casi di pirateria ad opera di una minoranza che continua a minare la solidità del mondo cooperativo».

UMBERTO CALLEGARI A MUSO DURO CON GLI INFEDELI. POI VA AL MEETING DI RIMINI

«Alcuni viticoltori – si legge ancora – stanno già cercando di eludere l’obbligo di conferimento totale, vendendo le uve al di fuori dei circuiti cooperativi. Questi comportamenti irresponsabili, oltre a violare il patto che lega i soci alle loro stesse cooperative, rischiano di compromettere seriamente gli sforzi di rilancio intrapresi da Terre d’Oltrepò, la principale cooperativa vitivinicola del territorio». Le conseguenze a cui potrebbero andare incontro questi viticoltori? Sanzioni e azzeramento del saldo 2025. Nei mesi scorsi, come già riportato da winemag.it in un articolo finito duramente nel mirino della cooperativa, erano state decine le richieste di disdetta dei soci di Terre d’Oltrepò, per la stragrande maggioranza respinte dalla cantina.

Nel frattempo, il Ceo di Terre d’Oltrepò è intervenuto ieri, 21 agosto, al Meeting di Rimini (qui il video integrale). Sostanzialmente, per parlare di sé. «Invitato» dagli organizzatori a dire la sua durante uno dei talk, Callegari ha raccontato la propria conversione da «manager mondiale» di una multinazionale dell’informatica ad amministratore delegato di Terre d’Oltrepò. Dopo una sorta di folgorazione sulla via di Damasco, dettata dal richiamo della (bisognosa, ha lasciato intendere senza mezzi termini) azienda della zona natia, il 42enne avrebbe accettato di «ridursi dell’80% lo stipendio». Un viaggio di ritorno (nelle terre dei padri) che rischia ora d’esser vano, se non arriverà uva in cantina. Ma, sempre da Rimini, ecco la rassicurazione: «Non credo che rischierò il burnout». Prosit.

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Peronospora, soci e Cda in fuga: trema Terre d’Oltrepò


Trema Terre d’Oltrepò, a poche settimane dall’inizio della vendemmia 2024. Due membri del Cda, l’agronomo Alessandro Fiamberti e il viticoltore Giulio Romanini, hanno dato le dimissioni nelle scorse ore. Spaventa anche la peronospora, che secondo dati raccolti in Oltrepò pavese starebbe falcidiando la zona, limitando di parecchio la capacità produttiva di molti vigneti. Dall’inizio dell’anno, inoltre, decine di soci conferitori – una sessantina – avrebbero chiesto di liberarsi dal vincolo che li lega alla cooperativa di Casteggio – con sedi a Broni e Santa Maria della Versa – a quanto pare senza averne pienamente diritto. Poche le disdette andate effettivamente a buon fine, mentre lo scorso anno – giugno 2023 – la cantina aveva già perso una sessantina di soci.

CDA TERRE D’OLTREPÒ: DIMISSIONI DI DUE CONSIGLIERI

Le acque, insomma, rimangono molto turbolente a Terre d’Oltrepò, nonostante la presentazione di un piano industriale che avrebbe dovuto rilanciare l’azienda e dare fiducia a soci e investitori. I due consiglieri dimissionari non intendono comunque rilasciare dichiarazioni alla stampa in merito alla propria decisione. Alessandro Fiamberti risponde al telefono con un «no comment», mentre Giulio Romanini è irraggiungibile. In un recente comunicato, il Ceo Umberto Callegari, che dirige la cantina sotto l’ala del padre presidente, Lorenzo Callegari, il Cda si era scagliato contro la precedente gestione, con parole molto pesanti che potrebbero aver scatenato reazioni a catena.

IL COMMENTO DI TERRE D’OLTREPÒ

“Terre d’Oltrepò – commenta il direttore generale – rassicura tutti i propri stakeholder che l’azienda è in una posizione finanziaria estremamente solida, sostenuta da un piano industriale robusto e da un’esecuzione operativa che rispetta pienamente le aspettative prefissate. È importante sottolineare che Tdo si è prontamente attivata per affrontare l’emergenza climatica e fitosanitaria, collaborando attivamente sul punto con l’Assessore Beduschi e con Regione Lombardia. Questo dimostra l’impegno proattivo e il ruolo di leadership di Terre d’Oltrepò nel settore».

«Per quanto riguarda l’uscita dei consiglieri Romanini e Fiamberti – continua Callegari – si desidera esprimere il ringraziamento dell’azienda e dei soci per l’impegno e la dedizione dimostrati nell’ultimo anno. Tali dimissioni sono attribuibili esclusivamente a motivazioni personali e non riflettono in alcun modo la stabilità e la solidità della nostra azienda. Vogliamo inoltre chiarire che non esiste alcun esodo di Soci; la nostra azienda continua a operare con il pieno supporto e la fiducia di tutti i membri del nostro team. Rinnoviamo il nostro impegno verso i soci e auguriamo a tutti buon lavoro, ringraziandoli per la continua fiducia e collaborazione».

CONSORZIO VINI OLTREPÒ: VIA VERONESE, ARRIVA BINDA MA…

L’uscita dei due consiglieri è solo l’ultimo segnale dell’irritazione di alcune cantine oltrepadane, stuzzicate dal recente sbarco in Oltrepò del colosso siciliano Cantine Ermes, che a marzo 2024 ha finalizzato l’acquisto all’asta della Cantina Sociale di Canneto pavese (a proposito: ai soci sarà liquidato il 27,6% del credito). Venti bollenti anche nei corridoi del Consorzio Tutela Vini Oltrepò pavese, che ha da poco salutato il direttore Carlo Veronese, pur tardando ad annunciare il suo sostituto. Come già pubblicato da winemag.it lo scorso 4 giugno, si tratta di Riccardo Binda, che potrebbe essere ufficializzato all’inizio del mese di settembre nonostante le resistenze di Bolgheri, Consorzio toscano dal quale Binda – originario di Voghera, in provincia di Pavia – proviene.

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Terre d’Oltrepò, il Tribunale reintegra come socio l’ex presidente Andrea Giorgi


«Auguri di Natale» inattesi e amari per Terre d’Oltrepò. Attraverso una “lettera di auguri”, l’ex presidente Andrea Giorgi comunica all’attuale dirigenza della cooperativa oltrepadana la sentenza del Tribunale di Milano che annulla la querela mossa nei suoi confronti dal Cda e cancella la delibera di esclusione da socio votata all’unanimità nel mese di luglio.

«Sono felice della sentenza del Tribunale di Milano che annulla la delibera del consiglio di Amministrazione di Terre d’Oltrepò e impone la mia reintegrazione nella Compagine sociale. Il Tribunale – commenta l’ex presidente Andrea Giorgi – ha accolto completamente le richieste portate avanti dai miei legali e ha fatto emergere come la decisione consigliare fosse unicamente una persecuzione nei miei confronti».

Ringrazio i miei avvocati per la loro professionalità e tutti i numerosi soci che mi sono restati vicini in questi mesi. Con forza in questi anni ho difeso gli interessi di Terre d’Oltrepò come Presidente, ora, con altrettanta forza difendo e difenderò i miei interessi.

È molto Triste che in un momento cosi difficile il consiglio di amministrazione di Terre d’Oltrepò sperperi denari in improbabili cause nei miei confronti quando la cooperativa attraversa un duro momento sotto tutti i punti di vista».

«In particolare – conclude Andrea Giorgi – il mio pensiero va ai dipendenti a cui viene imposto un contratto di solidarietà che, in linea con altre discutibili decisioni, segnerà in negativo le sorti della cooperativa. Con l’occasione porgo a tutti i miei auguri di Buon Natale».

L’ANTEFATTO

Sfiduciato il Cda di Terre d’Oltrepò. I soci: «Mancanza di trasparenza»

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Terre d’Oltrepò, nuovo direttore generale dal Trento Doc: è Corrado Gallo

FOTONOTIZIA – Terre d’Oltrepò annuncia la nomina ufficiale del nuovo Direttore Generale Corrado Gallo. Enologo di formazione, dal 2008 ad oggi è stato Direttore della cantina di Roverè della Luna, in Trentino, cooperativa da 270 soci conferitori che produce, tra l’altro, spumanti metodo classico Trento Doc.

Oltre a Corrado Gallo, il nuovo presidente di Terre d’Oltrepò, Enrico Bardone, annuncia l’inserimento nell’organico del nuovo Responsabile di Stabilimento della Cantina di Broni.

Si tratta di Giacomo Barbero, enologo con una lunga esperienza in Oltrepò Pavese. È stato infatti direttore tecnico per oltre 20 anni delle Cantine Conte Carlo Giorgi di Vistarino e in altre Cantine cooperative della zona.

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Sfiduciato il Cda di Terre d’Oltrepò. I soci: «Mancanza di trasparenza»

Sfiduciato il Cda di Terre d’Oltrepò, in occasione di una riunione fiume tenutasi dalle 14 alle 20 odierne, venerdì 21 gennaio 2022. Ben 310 i voti favorevoli dei soci. Alcuni testimoni riferiscono di un’esultanza da stadio per il risultato del voto dell’assemblea. Solo 153 i contrari alla proposta che costituisce l’ennesimo uragano interno alla cooperativa dell’Oltrepò pavese.

Si tratta dell’epilogo della richiesta di sfiducia del Consiglio di amministrazione guidato da Andrea Giorgi, avanzata formalmente da una vasta rappresentanza della base sociale, il 3 dicembre 2021.

La proposta di revoca dei componenti del Cda di Terre d’Oltrepò è stata richiesta «per giusta causa». Secondo i proponenti, tutti i componenti del Consiglio di amministrazione in carica sarebbero «venuti meno a doveri di diligenza, correttezza e trasparenza nell’esercizio del mandato amministrativo loro conferito».

LE MOTIVAZIONI DELLA SFIDUCIA

Le motivazioni di tale presa di posizione sarebbero da ricercare nell’indagine giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia, tuttora in corso. Ma ancor più alle decisioni manageriali compiute dal Cda negli ultimi anni, che avrebbero fatto venir meno la fiducia di una larga parte dei soci.

I fatti si riferirebbero al quadriennio 2017-2021 e sarebbero sfociati negli ultimi due bilanci di Terre d’Oltrepò. In particolare, al Cda guidato da Andrea Giorgi viene imputata una valutazione sovrastimata delle rimanenze; la riduzione delle liquidità, da 6,5 a 3 milioni di euro.

Non solo. Nel mirino dei soci, anche il costante aumento della posizione debitoria nei confronti delle banche, che sarebbe passata da 6,6 a 14,7 milioni. Sempre sul fronte della «mancanza di trasparenza», viene citata la fusione per incorporazione di Valle della Versa Srl, i cui effetti non sarebbero ben descritti nel bilancio 30/06/2020.

IL CDA DI TERRE D’OLTREPÒ SOTTO ACCUSA

Il Cda di Terre d’Oltrepò avrebbe inoltre omesso di fornire chiarimenti sulla sanzione di 4,6 milioni accessoria alla confisca dell’autorità giudiziaria, nell’ambito del bilancio 2020 (15 rate da 300 mila euro l’anno).

Tra i punti caldi che hanno portato alla sfiducia del Consiglio di amministrazione della cooperativa dell’Oltrepò pavese, l’assenza dell’indicazione dei prezzi delle uve conferite dai soci in occasione dell’approvazione del bilancio 30/06/2021. «Appuntati in un foglio extra volume con riferimento a prezzi teorici», accusa la base sociale. Un uragano, insomma. L’ennesimo.

Eppure, solo due giorni fa, il presidente Andrea Giorgi sembrava rassicurare l’ambiente. «La cantina si metterà in ascolto degli stakeholder per farsi portavoce dei bisogni dell’Oltrepò». Presenti alla riunione il sottosegretario Gian Marco Centinaio, gli onorevoli Lucchini e Cattaneo, Regione Lombardia e i vertici del mondo agricolo regionale e provinciale.

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Terre d’Oltrepò scagionata dalla Procura: via al bilancio. Nuovo brand a Broni

«L’analisi di revisione non ha confermato l’esito di prima istanza». Con queste parole il Ministero dell’Agricoltura ha confermato quanto Terre d’Oltrepò sostiene da sempre: il Pinot Nero vinificato rosso vendemmia 2018 sequestrato nel maggio scorso nella cantina di Broni, in Oltrepò pavese.

La comunicazione è arrivata sulla scrivania del presidente Andrea Giorgi e non lascia dubbi. I tecnici incaricati dalla Procura di Pavia di eseguire una revisione delle analisi sul vino, «hanno confermato che è pulito».

«Nei nostri vini non ci sono sostanze proibite – continua il presidente di Terre d’Oltrepò -. Già con lo spumante Metodo Classico (in vendita nei supermercati Eurospin, ndr) l’esito era stato identico, dato che le analisi eseguite per conto della Procura sulle bottiglie sequestrate in cantina non avevano rilevato la presenza delle famose diglicerine cicliche».

Le analisi di revisione in contraddittorio sono state fortemente volute da noi e dai nostri difensori, nella coscienza che nel nostro vino queste sostanze non entrano. Ringraziamo la Procura per avere accolto la nostra richiesta di ripetere le analisi».

«IN OLTREPÒ FINTI PALADINI DELLA GIUSTIZIA»

Gli avvocati difensori di Terre d’Oltrepò hanno chiesto al Pubblico Ministero l’archiviazione del procedimento penale in corso. È il momento, per Andrea Giorgi, di togliersi qualche sassolino dalle scarpe.

«Da questa esperienza abbiamo imparato molto e abbiamo tratto nuova forza per guardare al futuro nell’interesse dei nostri soci e del nostro territorio. Abbiamo anche capito – continua il presidente – chi sono i finti paladini della giustizia».

Coloro che hanno usato i media contro la nostra azienda e contro il nostro territorio senza alcuna prova concreta, quando le indagini dovrebbero essere segrete, causando un enorme danno di immagine ed economico a tutti noi operatori del vino dell’Oltrepò Pavese».

«Danno – attacca Andrea Giorgi – di cui non c’era proprio bisogno in un periodo come quello che stiamo vivendo. Ci riserviamo di rivalutare tutto quanto è stato dichiarato e scritto e di chiedere conto, anche in termini risarcitori, ai responsabili. Con un obiettivo: perché in futuro degli operatori onesti non debbano più vivere la gogna sulla propria pelle».

E TERRE D’OLTREPÒ APPROVA IL BILANCIO

Sulla scorta delle notizie positive arrivate dal Ministero dell’Agricoltura, la cantina oltrepadana ha varato il bilancio. L’assemblea dei soci, riunita in presenza con circa 200 dei 700 associati, ha dato il via libera al bilancio 2020/2021. Il fatturato di Terre d’Oltrepò si è chiuso al 30 giugno 2021 col segno più: oltre 35 milioni di euro, contro i 31 milioni dell’esercizio 2020.

Nell’occasione, Giorgi ha rimarcato «la necessità di rivedere il livello dei prezzi delle uve conferite, oggettivamente non adeguato al lavoro fondamentale dei soci e alla sostenibilità delle loro aziende».

È in atto un processo di riposizionamento strategico di tutto il comparto di Terre d’Oltrepò – ha spiegato il numero uno della cooperativa dell’Oltrepò pavese – ed è in previsione una nuova struttura organizzativa adeguata alle dimensioni dell’azienda e alle evoluzioni dei mercati e dei clienti».

UN NUOVO BRAND PER LA CANTINA DI BRONI

Diverse le mosse pensate dal management della cantina per ravvivare i marchi aziendali. La Versa, secondo quanto riferito ai soci della cooperativa durante l’assemblea, produrrà «esclusivamente spumanti Metodo Classico», nel solco di una storia gloriosa, oggi da rispolverare. E la linea di vini realizzati in collaborazione con l’enologo Riccardo Cotarella? «Continuerà con un progetto più ardito», rivela un sintetico Andrea Giorgi, contattato da WineMag.it.

La cantina di Casteggio opererà invece con prodotti rivolti al mondo Horeca. Per la cantina di Broni sarà infine ideato «un nuovo brand, con vini studiati per accogliere i gusti dei giovani, ovvero i consumatori di domani, nonché potenziali nuovi clienti».

«Mi sento di rassicurare i nostri conferitori sulle scelte che abbiamo fatto e, soprattutto, andremo a fare – ha sottolineato il presidente della cooperativa – perché si basano su ricerche meticolose di mercato che ci stanno permettendo di ridisegnare il futuro della nostra cantina».

Al termine dell’assemblea è stato approvato a maggioranza il bilancio 2021. Bocciati dall’assemblea dei soci di Terre d’Oltrepò l’aumento di capitale sociale e l’applicazione delle multe per i soci irregolari nel conferimento. Negato anche il gettone di presenza ai consiglieri e ai membri del comitato esecutivo.

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Glicerina a Terre d’Oltrepò, caso chiuso. Giorgi: «Ora diranno che sono rettiliano»

Si sgonfia col passare delle settimane il caso del vino contaminato rinvenuto dalle forze dell’ordine nella cantina Terre d’Oltrepò, nel pavese. Delle 30-40 mila bottiglie annue di Pinot Nero Metodo classico vendute ogni anno dalla cooperativa ai supermercati Eurospin, solo 20 mila facevano parte del lotto incriminato. Oggi si scopre che le bottiglie realmente contaminate sono appena 200.

A renderlo noto è la stessa cantina oltrepadana, attraverso il presidente Andrea Giorgi. «Sono un paio di centinaia le bottiglie di Metodo classico definitivamente accantonate, con livelli di glicerina di poco superiori ai limiti di legge».

Si tratta – spiega Giorgi – di una parte minima delle 5 diverse sboccature con cui erano state commercializzate le 20 mila bottiglie del lotto incriminato. ù

Per l’esattezza, i problemi sono stati riscontrati su 2 sboccature. Dopo le analisi del laboratorio Eurospin, in accordo con l’insegna abbiamo ritirato un totale di 4 mila bottiglie della marca privata da noi prodotta per l’insegna».

ANOMALIA CAUSATA DA UN ALTRO VINO

A causare l’anomalia, sempre secondo la Terre d’Oltrepò, sarebbe stata la contaminazione da una partita di vino che la cooperativa stava imbottigliando conto terzi, per un’altra cantina dell’Oltrepò. Azienda che Terre ha formalmente denunciato.

«Subito dopo aver terminato le mille bottiglie che erano in fase di dosaggio e imbottigliamento presso il nostro stabilimento – spiega Andrea Giorgi – abbiamo iniziato a lavorare il lotto per Eurospin»

Non è un caso che la contaminazione riguardi solo 200 bottiglie: il tempo che la liqueur precedente, contaminata con la glicerina, non lasciasse più residui nell’ampolla di dosaggio del vino destinato all’insegna di supermercati».

«Il conto terzi – continua Giorgi – è una pratica molto diffusa in Oltrepò pavese così come nel resto d’Italia. Molte piccole aziende, che non sono in grado di dotarsi di tutte le strumentazioni per l’imbottigliamento del Metodo classico, si rivolgono a quelle più gradi, come noi».

CONTROLLI MOLTIPLICATI A TERRE D’OLTREPÒ

Ora che la bolla del Metodo classico contaminato si è sgonfiata, il presidente di Terre d’Oltrepò guarda al lavoro fatto sin dal suo arrivo. «Ho ereditato una cantina che spendeva 1.600 euro all’anno per le analisi – spiega Giorgi a WineMag.it – mentre oggi ne spendiamo 37 mila. Se qualcuno Se qualcuno vuole sabotarci, lo dica: ci manca solo mi accusino di essere un rettiliano».

Il consiglio di amministrazione della cooperativa dell’Oltrepò pavese si riunirà venerdì prossimo. Chiederà di convocare un’assemblea agli inizi del mese di giugno. La prima in presenza dopo lungo tempo, qualora fosse allentate le misure anti pandemia Covid-19 in Lombardia.

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Terre d’Oltrepò e il presunto vino adulterato: «Contaminati da prodotto conto terzi»

È affidato a un comunicato stampa ancora una volta senza virgolettati, nonché privo di nomi e cognomi, il commento della cantina Terre d’Oltrepò alla bufera mediatica seguita all’ispezione delle forze dell’ordine e dell’Icqrf, compiuta ieri mattina nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria del giugno 2020, su un presunto vino adulterato.

In sintesi, la difesa si muove su due fronti: il vino oggetto delle indagini sarebbe stato contaminato da un prodotto lavorato in conto terzi all’interno dello stabilimento; la cooperativa invita poi ad evitare una «caccia alle streghe» che danneggia l’immagine dell’intero territorio dell’Oltrepò pavese.

La cantina guidata dal presidente Andrea Giorgi (nella foto, sopra) «manifesta la propria sorpresa e non nasconde amarezza per quanto accaduto ieri». «In palese violazione dei principi di segretezza dell’indagine e in ironica concomitanza con l’approvazione in Parlamento del recepimento della direttiva Europea sulla presunzione di innocenza leggiamo sulla stampa un processo già scritto e deciso», recita il comunicato.

Poi l’autodifesa, sempre generica e senza attribuzione alcuna del virgolettato: «La Cantina non usa prodotti vietati dalla legge nella vinificazione. La Cantina adotta protocolli estremamente rigidi ed esegue migliaia di analisi all’anno, in più laboratori. La Cantina esegue numerose lavorazioni conto terzi».

Nella nota, Terre d’Oltrepò ricostruisce i fatti che hanno portato alle blitz di ieri, 30 aprile 2021. «Nel giugno 2020 un soggetto della Gdo (Grande distribuzione organizzata, ovvero il mondo dei supermercati, ndr) ha comunicato alla cantina che un prodotto non era conforme in quanto dalle analisi emergeva la presenza (0,14 g/l), con un valore poco superiore al limite di legge (0,1 g/l), di una sostanza vietata nella vinificazione, la diglicerina ciclica (comunque innocua per la salute)».

Blitz a Terre d’Oltrepò per presunto vino adulterato. Giorgi: «Chiariremo tutto»

La cooperativa dell’Oltrepò pavese precisa che «la cantina non acquista e non utilizza in alcun modo questo prodotto». «L’ipotesi più probabile è quella della contaminazione di un prodotto lavorato conto terzi che potrebbe essere residuato in un macchinario e quindi in qualche bottiglia».

Prosegue poi la nota di Terre d’Oltrepò: «La Cantina pigia circa 500.000 quintali di uva l’anno che corrispondono a circa 35 milioni di bottiglie. Il problema sarebbe riferito a qualche centinaio di bottiglie pari allo 0,0001 della produzione».

La cantina di fatto ha attivato la propria procedura di crisi e ha eseguito sullo stesso lotto di bottiglie di cui alla contestazione delle analisi in due laboratori indipendenti (San Michele all’Adige e ISVEA) che hanno indicato valori al di sotto dei limiti di legge.

«La Cantina – si legge infine nel comunicato diramato dall’ufficio stampa di Terre d’Oltrepò – si è messa a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per chiarire tutti gli aspetti della vicenda ma non può accettare supinamente che una sacrosanta attività investigativa si trasformi in una caccia alle streghe, causando incalcolabili danni al buon nome della Cantina, dei suoi soci e di un intero territorio».

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Blitz a Terre d’Oltrepò per presunto vino adulterato. Giorgi: «Chiariremo tutto»

Risponde con un tono tranquillo al cellulare Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò: «Mi sto confrontando con il legale, tra un paio d’ore arriva il nostro commento». Parole che chiariranno meglio, forse, i contorni dell’ennesima operazione contro del presunto vino adulterato in Oltrepò pavese.

Questa volta sono 6 gli indagati dalla Procura di Pavia, tra imprenditori e professionisti del settore vitivinicolo. Il blitz si è svolto nelle scorse ore nelle strutture di Terre d’Oltrepò a Broni, Stradella, Santa Maria della Versa e Casteggio, tutti comuni della provincia di Pavia dove opera la cooperativa guidata da Giorgi.

La perquisizione è avvenuta su disposizione di Paolo Mazza, sostituto procuratore di Pavia, che ha messo in moto un’imponente numero di militari: dai carabinieri del gruppo Forestale di Pavia a quelli della compagnia di Stradella, passando dall’elicottero del Secondo Nucleo Carabinieri di Orio al Serio (Bergamo) e per gli uomini dell’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) della Lombardia.

L’inchiesta scaturisce da un esposto presentato alla Procura da un’azienda del settore della grande distribuzione. Nel mirino, dunque, un vino destinato agli scaffali del supermercato.

In seguito ai risultati di analisi abitualmente eseguite a campione da Unione Italiana Vini su un lotto di bottiglie acquistate dall’insegna Gdo presso la società oltrepadana, è stata evidenziata la presenza di una sostanza adulterante, la “diglicerina ciclica“.

Come spiegano alcuni esperti, «la rilevazione di composti, non essendo presenti nella glicerina naturalmente prodotta durante la fermentazione alcolica, viene utilizzata come indice per la conferma di un’aggiunta illegale di glicerolo industriale nel vino». Il prodotto è stato quindi immediatamente ritirato dalla vendita.

L’indagine della Procura d Pavia è finalizzata «a ricercare eventuali quantitativi di vino del medesimo lotto analizzato nonché ad accertare l’eventuale presenza della citata sostanza adulterante mediante prelievi e campionamenti che saranno successivamente oggetto di accurate analisi di laboratorio».

AGGIORNAMENTO: IL COMMENTO DELLA CANTINA
«In merito alle operazioni delle forze dell’ordine in data odierna – recita la nota stampa della cantina – la cantina Terre d’Oltrepò evidenzia che la società è al centro dell’ennesimo accertamento che si sta svolgendo con grande dispiegamento di forze presso i siti di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa».

Per fare chiarezza si riferisce ad un fatto riscontrato lo scorso anno, non dipendente dalla cantina e dai soci e su cui la cantina stessa si era già attivata con i propri professionisti e tecnici, con l’ausilio di laboratori terzi, per garantire la necessaria trasparenza in merito.

La cantina spiega che «opera nel pieno del rispetto della legalità e non ha mai proceduto all’utilizzo di sostanze vietate nei propri vini». «Terre d’Oltrepò – si legge infine sulla nota della cantina – è certa di poter fornire ogni necessario chiarimento a tutela dell’immagine e del nome della cantina stessa, dei propri soci e dell’intero territorio».

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Bilancio in lieve aumento per Terre d’Oltrepò-La Versa

BRONI – Tempo di bilanci per la cantina cooperativistica Terre d’Oltrepò-La Versa. Nonostante i due mesi di lockdown, marzo ed aprile, la realtà oltrepadana, guidata dal presidente Andrea Giorgi, conferma il fatturato del passato esercizio e chiude il bilancio sulla cifra di 32 milioni di euro, con un lieve aumento rispetto all’anno precedente – dato ancora in fase di elaborazione, ma già evidenziabile.

“Un risultato positivo – spiega il numero uno della cantina con sede a Broni – che dimostra quanto gli sforzi messi in campo sotto il profilo commerciale e comunicativo stanno pagando. Ovviamente non basta e per questo abbiamo messo in atto operazioni di qualità anche in vigna come dimostra il progetto legato al nome dell’enologo Riccardo Cotarella che ci ha permesso di mettere sul mercato vini che stanno riscuotendo pareri favorevoli dalla critica e, soprattutto, dai winelovers”.

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La Versa – Terre d’Oltrepò: i dettagli della fusione

“Una fusione necessaria e fondamentale per ridurre i costi e per creare un’entità unica di gestione che dovrà rispondere ad un preciso piano industriale”. Con queste parole il presidente Andrea Giorgi di Terre d’Oltrepò saluta la fusione tra la grande cantina cooperativistica, la più imponente della Lombardia per quantità di prodotto immesso sul mercato, è la storica cantina La Versa.

Un processo metabolizzato negli anni, da quando nel 2017 il nuovo management della realtà di Broni ha deciso, insieme al colosso trentino Cavit, di salvare il brand da una morte annunciata. Ora è arrivato il momento decisivo.

Lunedì 10 febbraio, alle 14,30, presso il teatro Carbonetti di Broni, è convocata l’assemblea straordinaria dei soci che dovrà approvare il progetto di fusione per l’incorporazione della società controllata al 100% “Valle delle Versa srl” nella società controllante Terre d’Oltrepò.

“Questa assemblea segnerà una svolta – spiega il presidente Giorgi – perché ci permetterà di avere sotto un unico cappello entrambe le cantine e ci permetterà non solo di ridurre notevolmente i costi di gestione, ma anche di mettere in pratica un piano industriale condiviso che possa riposizionare il marchio La Versa ed intensificare le vendite per le linee di Terre d’Oltrepò”.

Un percorso, la fusione, iniziato ben prima. Come afferma il numero uno della cantina: “Appena ci siamo insediati nel 2017 eravamo alla ricerca di un marchio importante che potesse rilanciare la Cooperativa Terre d’Oltrepò. Lo abbiamo individuato sul nostro territorio, un brand conosciuto ed amato che aveva assolutamente bisogno di essere riposizionato”.

“Insieme a Cavit – continua – si decise di rilevare la parte attiva di La Versa, ovvero il marchio,  le bottiglie di Metodo Classico ed ovviamente gli impianti. E’ stata una scelta ponderata sul piano economico, pensata sotto il profilo industriale e voluta perché la cantina rappresenta un orgoglio oltrepadano che doveva assolutamente rinascere”. Alla fine di novembre 2019, di comune accordo, Cavit ha ceduto a Terre D’Oltrepo il 30% della quota.

“Tutto fa seguito a delle esigenze aziendali ben precise. Prima di tutto – continua Giorgi – la cooperativa trentina è impegnata nel rilevare e risanare una nota cantina trentina, nel contempo Terre d’Oltrepò necessita assolutamente di accelerare sul proprio piano industriale finalizzato alla riorganizzazione della politica commerciale e industriale. Da questi presupposti, consensualmente, le parti si sono accordate per la cessione della quota al prezzo nominale, dilazionando il pagamento in 6 anni”.

Ma quali saranno i benefici dell’operazione? Il presidente Andrea Giorgi ha le idee chiare: “Ora Terre d’Oltrepo possiede il 100% di La Versa quindi, gioco forza, è naturale procedere ad una fusione per incorporazione in modo da realizzare delle economie sia dal punto di vista dei costi, che dal punto di vista organizzativo”. Secondo una precisa analisi ci sarà un’evidente riduzione delle imposte locali, una riduzione dell’apparato amministrativo dovuto alla gestione di due entità; una semplificazione dei rapporti fra le cantine, una uniformazione dei contratti di lavoro.

“A conti fatti – spiega Giorgi – andremo a risparmiare, con la fusione, circa 100mila euro annui. Una cifra importante che ci permetterà di dirottare risorse in altri settori utili alla crescita della cantina. In seguito all’assemblea straordinaria la nuova Terre d’Oltrepò sarà lo “scrigno”, per usare un termine più sentimentale e meno economico, nel quale sono custoditi i marchi La Versa che guarda il mondo HO.RE.Ca – Negozi; il brand storico Casteggio per il canale della grande distribuzione e Sansaluto per il canale negozi”. Il futuro dell’azienda è ancorato su dei binari ben saldi.

Così il presidente Giorgi: “La riorganizzazione aziendale, frutto dell’approvazione dell’assemblea straordinaria della fusione per incorporazione,  assieme al percorso virtuoso dell’aumento della qualità dei nostri vini attraverso un’attenta lavorazione delle uve, dal conferimento alla trasformazione  definitiva, completeranno il percorso di stabilizzazione e accrescimento progressivo della liquidazione delle uve”.

“Anche sul piano commerciale – conclude Giorgi – abbiamo le idee chiarissime, alcune di esse sono già state attuate con risultati immediati come l’accordo con il gruppo Francoli. Il marchio La Versa da un lato e, dall’altro, le linee premium dei nostri vini, firmate dall’enologo di fama internazionale Riccardo Cotarella, saranno l’ariete che consentirà l’entrata nei mercati dei nostri prodotti con tutte le linee”.

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La Versa si fonde con Terre d’Oltrepò

Dopo l’abbandono dei trentini di Cavit e l’ingresso del Gruppo Francoli, La Versa si fonde a Terre d’Oltrepò. La notizia circola da tempo, ma l’annuncio ufficiale è previsto per il 10 febbraio. Al teatro Carbonetti di Broni si terrà infatti l’assemblea dei soci che decreterà la fusione della cantina La Versa in Terre d’Oltrepò.

Ormai la cantina di Santa Maria della Versa è posseduta al 100% da Terre d’Oltrepò. È quindi fisiologica l’incorporazione, tramite una fusione che azzera i costi di gestione di due identità giuridiche distinte.

“Siamo orgogliosi di aver salvato un grande marchio della viticoltura oltrepadana ancora oggi conosciuto in tutta Italia, a tal punto che l’accordo di vendita con il gruppo leader Francoli ha già dato degli ottimi riscontri numerici”, evidenzia il presidente di Terre d’Oltrepò, Andrea Giorgi.

“Sono convinto – prosegue – che si è fatto di più negli ultimi tre anni che negli altri trenta. Sono determinato a portare avanti gli interessi della nostra cantina come se ogni giorno fosse l’ultimo, ho il dovere morale di continuare a perorare la nostra causa, con decisione e serenità. Soprattutto ora dove il nostro territorio è stato, ancora una volta, avvolto da un grande scandalo“.

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Terre d’Oltrepò batte i piedi in Consorzio: “Non è possibile lavorare”. Fivi alla finestra

BRONI – Il presidente di Terre d’Oltrepò, Andrea Giorgi, boccia senza giri di parole la gestione dell’ultimo anno del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese. Al centro del dibattito anche la battaglia di Fivi sulla revisione dei meccanismi di rappresentanza. Una presa di posizione che si basa su “situazioni che si sono venute a creare con la presidenza di Luigi Gatti“. Oggi lo sfogo di Giorgi, che ha abbandonato l’ultimo consiglio di amministrazione. “Divergenze sull’operato”, in sintesi.

Un attacco che farebbe tremare la stessa poltrona di Gatti. “Spero che la consapevolezza e la responsabilità di tutti i consiglieri e dei produttori associati ponga fine ad una situazione surreale – commenta Andrea Giorgi – che da troppi anni si protrae. Dico tutto questo per il bene del nostro territorio. Per troppo tempo Terre d’Oltrepò è stato il facile capro espiatorio, ora gli altri dimostrino di assumersi le proprie responsabilità”.

“Ci sono aspetti estremamente positivi come l’assunzione del direttore Carlo Veronese – spiega il numero uno del colosso vitivinicolo oltrepadano – altri invece non sono concepibili. Ad esempio l’immobilismo presidenziale nell’affrontare questioni organizzative: non è tollerabile, come non è comprensibile, la chiusura rispetto all’aiuto che possono dare gli altri consiglieri e soprattutto i vicepresidenti”.

Per non parlare – continua Giorgi – delle mancate risposte ai consiglieri o i silenzi su questioni che sono state sollevate. In questo contesto non è possibile lavorare e per questo motivo, mio malgrado, sono stato costretto a lasciare anzitempo l’ultimo consiglio”.

Il presidente di Terre d’Oltrepò entra ancor più nel dettaglio delle situazioni contestate al presidente Gatti. “In questo anno la nostra cantina cooperativistica all’interno del consiglio ha dato il proprio apporto in merito a decisioni importanti quali l’allargamento del numero dei consiglieri, le azioni per ripulire la gestione da precedenti ed incomprensibili decisioni che hanno minato credibilità e funzionamento del Consorzio stesso”.

LA BATTAGLIA FIVI IN CONSORZIO
Al centro del dibattito, una delle battaglie della Federazione italiana vignaioli indipendenti (Fivi): la riforma dei meccanismi di rappresentanza all’interno dei Consorzi del vino italiano, volta a riequilibrare i rapporti di potere tra cooperative e piccoli produttori. Un punto cardine per il 2020, come anticipato da WineMag.it nei giorni scorsi.

“La riforma del diritto di voto all’interno dei Consorzi – evidenzia Giorgi – è una giusta richiesta ma occorre puntualizzare che nel Consorzio la nostra cantina non detiene assolutamente la maggioranza assoluta. Anzi, il voto risulta molto distribuito e diffuso”.

“I problemi sbandierati negli ultimi mesi sorgono solamente per la mancata partecipazione dei soci alle assemblee. È infatti usuale, in Oltrepò, blaterare fuori e poi fuggire davanti alle scelte e alla responsabilità”, attacca Giorgi.

“Comunque se una riforma del voto in Consorzio può servire, noi non ci tiriamo assolutamente indietro. Tutto questo per il bene di un territorio e per il bene dei produttori. Ma non possiamo partecipare e condividere alcune delle scelte operate nella gestione perpetrata in questo anno”.

Ad appoggiare la riforma è la stessa Regione Lombardia, con l’assessore Fabio Rolfi. Una bufera, quella scatenata da Terre d’Oltrepò, che giunge (non a caso) giusto a poche settimane dal risicato riconoscimento e autorizzazione Erga Omnes al Consorzio di Tutela Vini, da parte del Ministero competente.

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Terre d’Oltrepò, ecco i Piwi: in campo 7 incroci “resistenti” di Pinot Nero e Pinot Bianco


BRONI –
Cinque incroci “resistenti” di Pinot Nero e due di Pinot Bianco, per vincere la sfida dei cambiamenti climatici e trovare alternative al “biologico”. Queste le direttrici lungo cui si muove il “progetto Piwi” di Terre d’Oltrepò, cooperativa dell’Oltrepò pavese che raggruppa circa 700 viticoltori, per oltre 4 mila ettari di vigneto.

Le barbatelle sono state messe a dimora la scorsa primavera, in un terreno di circa mille metri quadrati di proprietà di uno dei conferitori, a Borgoratto Mormorolo (PV). Si tratta dei Pinot Bianco “109-033 SK-00-1/7 x Pinot blanc” e “109-052 SK-00-1/7 x Pinot blanc” e dei Pinot Nero “156-1017 Pinot noir x 99-1-48”, “156-869 Pinot noir x 99-1-48”, “156-680 Pinot nero x 99-1-48”, “156-537 Pinot noir x 99-1-48” e “156-312 Pinot noir x 99-1-48”.

Il campo sperimentale è gestito dallo staff agronomico di Terre, in collaborazione con i vivai Rauscedo e l’Università di Udine, con la supervisione del professor Osvaldo Failla, direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano.

“Si tratta dell’inizio di un percorso che ci consentirà di valutare la risposta, nel nostro territorio, di questi incroci resistenti alle malattie fungine – spiega Andrea Giorgi, presidente di Terre – altrimenti noti come Piwi. La risposta a peronospora e oidio è stata eccellente, solo con un paio di trattamenti”. La fase due sta per entrare nel pieno.

Procederemo a delle micro vinificazioni delle uve dei singoli incroci di Pinot Nero e Pinot Bianco, per comprenderne le caratteristiche e selezionare quelli che ci danno i risultati migliori”.

Dopo le variazioni dei protocolli di vigna e di cantina apportate dall’avvento dell’enologo Riccardo Cotarella, Terre d’Oltrepò si candida dunque ad apripista dei Piwi – questa la sigla con cui vengono indicati i “vitigni resistenti” – nel territorio che la vede protagonista, con quasi un terzo dei 13.500 ettari di vigneto oltrepadano.

Gli incroci di Pinot Nero e di Pinot Bianco potrebbero però riservare delle sorprese. “Ho assaggiato diversi vini prodotti con i Piwi – avverte Giorgi – e mi sono reso conto che i risultati sono molto differenti da quelli delle varietà tradizionali”.

Non sappiamo ancora cosa salterà fuori da questo progetto, ma l’impressione è che si tratti di qualcosa di diverso da quello a cui siamo abituati: non sarà il solito Pinot nero, per intenderci”. E allora perché investirci?

“Si sta un po’ perdendo la trebisonda sul tema del biologico – risponde il presidente di Terre d’Oltrepò – si parla molto dei cambiamenti climatici, del caldo, dei vigneti che si sposteranno sempre più a nord e in altezza, ma ci si dimentica che il clima è solo una delle componenti del terroir e dell’ecosistema delle vigne”.

“Se noi ci spostiamo troppo in alto, e penso in particolare ad alcune zone dell’Oltrepò pavese, troveremo sì temperature più fresche, ma non certo gli stessi terreni, adatti alla singola varietà”, ammonisce Giorgi.

Gli investimenti sui Piwi di Terre hanno anche una ragione economica. “Un singolo trattamento per un’avversità – evidenzia il numero uno della cooperativa – vale per i nostri soci 500 mila euro. Soldi che con le varietà resistenti è possibile risparmiare”.

“Sulla scorta di queste considerazioni – spiega ancora Andrea Giorgi – ci siamo mossi a 360 gradi. Da un lato per far capire ai viticoltori che si può produrre qualitativamente bene anche impiegando meno fitofarmaci e dall’altro investendo in questi incroci di Pinot Nero e Pinot Bianco”.

“Il vero problema di Terre d’Oltrepò – chiosa il presidente Giorgi – è che diversi soci soci sono stati guidati male nelle scelte delle varietà da piantare nei loro terreni, seguendo il mercato più che la vocazionalità. Il nostro lavoro consiste oggi nel far loro comprendere che terreno, mercato e obiettivi aziendali sono cardini inscindibili su cui costruire le strategie vincenti del futuro”.

Del resto, Terre d’Oltrepò si sta avvicinando al 100% di mutualità prevalente. La cooperativa, negli ultimi anni, ha dunque scelto di acquistare uve e vino solo dai propri soci, senza ricorrere al mercato, spesso segnato dalle speculazioni dei broker.

Unica eccezione nel 2017. “In quell’anno siamo stati l’azienda che ha denunciato più danni in Oltrepò a causa delle gelate – commenta Andrea Giorgi – forse perché gli altri sono stati più fortunati… Quell’anno la mutualità fu all’85%. Un bel traguardo essere arrivati in questo 2019 a sfiorare il 100%, anche se commercialmente avremmo guadagnato molto di più acquistando vini sul mercato”.

Il progetto sui Piwi non esclude comunque investimenti sul fronte del bio, che vede ancora una volta i soci di Terre protagonisti. A confermarlo è sempre il presidente Andrea Giorgi: “Abbiamo diversi viticoltori associati in conversione e una trentina già certificati bio, con i quali è iniziato un percorso per la produzione di due etichette”.

Si tratta di un bianco e di un rosso “Terre d’Oltrepò bio“, che in fase sperimentale saranno commercializzati esclusivamente all’interno del punto vendita aziendale. “Partiamo con i piedi di piombo – spiega Giorgi – in relazione a quello che riusciremo a vinificare e alla qualità delle uve che arriveranno in cantina, di vendemmia in vendemmia”.

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Pinot Nero e Riesling Renano: i primi vini di Cotarella in Oltrepò pavese


BRONI –
Saranno un Pinot nero e un Riesling renano i primi vini di Riccardo Cotarella in Oltrepò pavese. Il “Progetto qualità” della cantina Terre d’Oltrepò di Broni, che vede il noto enologo nel ruolo di consulente, prende il via dai due vitigni che, in quest’angolo di Lombardia, hanno trovato un habitat ideale.

In totale, al “Progetto Qualità” sono dedicati ad oggi circa 100 ettari di superficie, gestiti da 50 soci della Cooperativa oltrepadana. Sulle viti, in vista della vendemmia 2019, è stato eseguito un importante lavoro di diradamento. Un’operazione propedeutica alla valorizzazione degli aspetti varietali delle uve.

Ieri il sopralluogo di Riccardo Cotarella in alcune vigne di Montalto Pavese e Corvino San Quirico. “I viticoltori che hanno aderito al ‘Progetto qualità’ – sottolinea il consulente di Terre d’Oltrepò – stanno dimostrando particolare dedizione, perché comprendono benissimo la finalità, consapevoli che gli apparenti sacrifici porteranno soltanto dei vantaggi”.

“L’operazione è impegnativa – aggiunge Cotarella – ma di certo ricca di soddisfazioni. Naturalmente per i produttori, più che per noi. Noi siamo uno dei mezzi per far sì che queste soddisfazioni arrivino, sul piano morale come su quello economico”.

Il “Progetto qualità” sarà poi esteso ad altre aree e ad altre varietà di uva. “Non verranno tralasciati il Pinot Nero per le basi spumante – annuncia Riccardo Cotarella – il Riesling Italico e ovviamente la Barbera, oltre a tutte le altre varietà che possono contribuire alla produzione di grandi vini. L’intenzione è quella di muoversi a 360 gradi”.

Non mancano gli elogi a un territorio che fatica a imporsi sul mercato. “L’Oltrepò Pavese – evidenzia Cotarella – è un territorio bellissimo, ricco di potenzialità, ma ancora non al massimo della sua espressione. Speriamo di vedere presto fiorire i risultati di questo nostro lavoro e di questo nostro entusiasmo”.

LA VENDEMMIA 2019

Soddisfatto il presidente di Terre d’Oltrepò, Andrea Giorgi (a destra, nella foto): “Posso dire che per la nostra azienda è in atto un vero e proprio cambio di passo. Terre d’Oltrepò è realtà simbolo del territorio e lo sta dimostrando, in modo tangibile, attraverso un percorso con cui confidiamo di dare ai nostri soci buoni frutti e una giusta remunerazione“.

Confermate anche le stime Coldiretti riguardanti un calo delle quantità per la vendemmia 2019, tra i vigneti della Lombardia. “Stimiamo un calo di circa il 30% a confronto con il 2018 – precisa Giorgi – ma la qualità delle uve, in compenso, è decisamente buona. A brevissimo inizieremo con la raccolta per le basi spumante, partendo domani dalle zone di Santa Maria della Versa e Broni, mentre lunedì sarà avviata la vendemmia a Casteggio“.

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Massimo Sala è il nuovo direttore commerciale di Terre d’Oltrepò e La Versa


BRONI –
Massimo Sala è il nuovo Direttore Commerciale di Terre d’Oltrepò e La Versa. L’annuncio è avvenuto questa mattina. Sostituisce Marco Stenico (ex cantina di Soave) che ha dovuto lasciare l’incarico a causa di motivi prettamente famigliari.

Sala vanta 32 anni di esperienza nel settore vitivinicolo, con incarichi di prestigio in importanti cantine nelle zone del Veneto e del Piemonte.

“Ringraziamo per l’importante lavoro svolto Marco Stenico – spiega il presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa, Andrea Giorgi – e allo stesso tempo siamo orgogliosi che Massimo Sala, persona altamente qualificata in questo settore, abbia accettato il nostro invito a collaborare con noi”.

“Oggi è più che mai un momento strategico per le nostre società e le cantine hanno bisogno necessariamente di una spinta in più che Sala sarà in grado di offrire. Ha una grande esperienza nel mondo dell’Horeca ed arriva dalla cantina Terre da Vino di Barolo quindi una realtà strutturalmente affine alla nostra”, continua Giorgi.

“Siamo più che mai convinti che sia la persona giusta al posto giusto per fare quei numeri importanti su cui stiamo lavorando anche con l’arrivo dell’enologo di fama mondiale, Riccardo Cotarella“.

“Oggi la nostra realtà ha bisogno di un passo diverso e per questo abbiamo voluto investire su due persone di alto profilo come Cotarella, che firmerà una linea premium, e come Sala, che metterà al servizio della cantina la sua trentennale esperienza per rilanciare il brand La Versa e riposizionare i vini di Terre d’Oltrepò. Non sarà un lavoro facile, ma abbiamo le idee chiare su come farlo e per riuscirci chiediamo la collaborazione dei nostri soci e del territorio”, conclude il presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa.

IL NUOVO DIRETTORE COMMERCIALE
Massimo Sala si è insediato in queste ore e ha già iniziato ad analizzare la situazione aziendale. Si occuperà della Direzione Commerciale, con particolare riferimento all’imbottigliato. Terrà i rapporti con il mondo dell’horeca, della grande distribuzione e i legami con negozi ed enoteche.

Il comparto del vino sfuso sarà invece gestito dal direttore Alberto Servetti, già in azienda da alcuni mesi e che si occuperà prevalentemente di questa importante fetta di mercato. Massimo Sala ha iniziato la sua carriera in questo mondo 32 anni fa partendo dalla storica azienda Ramazzotti di Milano.

Poi si è spostato in Veneto dove ha collaborato con importanti realtà vitivinicole legate al Prosecco come le blasonate aziende vitivinicole Villa Sandi, La Gioiosa e Bortolomiol. Passo successivo in Piemonte dove fino a pochi giorni fa si occupava del mercato italiano per la cantina cooperativistica Terre da Vino di Barolo.

“Sono convinto che questa realtà – commenta Massimo Sala – è un patrimonio inestimabile per il mondo vitivinicolo lombardo. Lo dimostrano le cifre e la dinamicità. Tra i progetti prioritari ci saranno riportare La Versa tra i brand del vino più qualificati a livello italiano e riposizionare Terre d’Oltrepò sul mercato con operazioni mirate alla grande distribuzione e all’horeca”.

“Sarà sicuramente una sfida stimolante che ho accettato perché vedo in questa grande cantina un’opportunità di crescita anche professionale. Ringrazio i vertici aziendali che mi hanno dato fiducia e sono riusciti nelle settimane scorse a farmi percepire l’amore verso un territorio e i suoi vini”.

“In azienda – conclude Sala – ho avvertito subito la sostanza dei marchi, su tutti La Versa, un brand che ha fatto  la storia della spumantistica italiana, ma anche tanta progettualità condivisa con i soci che rappresentano l’ossatura principale di questa cantina”.

LO SFUSO
Il ramo del vino sfuso vedrà in veste di direttore Alberto Servetti con alle spalle 15 anni di attività in questo settore. Di origine veneta è arrivato in azienda ad inizio anno dopo una lunga esperienza, come tecnico e commerciale, da Zonin.

“Intensificheremo quanto abbiamo fatto in questi mesi ovvero i rapporti con il mondo degli imbottigliatori – spiega Servetti – e vorremmo potenziare il mercato dei vini sfusi di qualità a cominciare dalle basi spumante Pinot Nero, dal Moscato e dalle tipologie di rossi più identificative del territorio. Un lavoro che andrà fatto con massima oculatezza e nel massimo rispetto del prodotto”.

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Esclusivo: i piani di Regione Lombardia per l’Oltrepò pavese. Dall’aumento del valore delle uve ai tre vini (+1) su cui puntare


MILANO –
Un codice etico per tutte le aziende del territorio. Più valore alle uve. E tre “vini bandiera” (più uno), attorno ai quali costruire il nuovo Oltrepò pavese: il Metodo classico Docg, il Pinot Nero in rosso, la “nicchia” Buttafuoco e il “vino pop” Bonarda. Trapelano da Palazzo Lombardia le prime indiscrezioni sui piani utili al rilancio dell’area vinicola più vasta della regione.

Poco meno di 13 mila ettari vitati – più dell’intero Trentino Alto Adige e della Svizzera, per intenderci – situati a soli 57 chilometri da Piazza Duomo, che non possono restare ancora a lungo alla mercé dei commercianti d’uva e degli imbottigliatori.

Regione ed Ersaf intendono puntare sulla valorizzazione del territorio e del terroir, sfruttando gli studi sulla zonazione che, tra la fine degli anni Settanta e il 2010, hanno confermato la “plurale vocazionalità alla produzione di vini di alta qualità”.

“Probabilmente – si legge sul documento su cui stanno lavorando le istituzioni locali – l’importanza sempre più rilevante degli stakeholder commerciali (gli imbottigliatori) sui restanti, senza un adeguato patto territoriale, ha finito per orientare alla riduzione dei valori delle uve e dei vini”.

Circa il 60% delle uve prodotte sono vinificate da 4 cantine sociali (Terre d’Oltrepò, Torrevilla, Canneto e La Versa), mentre sono 150 le aziende private “ben strutturate”, nelle quali è tangibile “il savoir faire locale”, anche grazie a uno “svecchiamento delle imprese avvenuto negli ultimi 15 anni”.

Realtà tra le quali è però evidente uno scollamento totale, che genera – come si legge ancora sul documento – la mancanza di “un quadro unitario”, di “una governance di sistema” e di “standard di eccellenza condivisa“.

UN TERRITORIO IN PERDITA
Risultato? I dati sconcertanti che riguardano i guadagni per i produttori oltrepadani di uve, che “si sono ridotti drasticamente negli anni: “Molti, oggi, già producono in perdita“, ammette il Palazzo.

Secondo i dati in possesso dei tecnici di Regione Lombardia e di Ersaf, “i costi ad ettaro comprensivi degli ammortamenti sono prossimi a 7 mila euro”. A fronte di ricavi stimabili in circa 6 mila euro all’ettaro.

“Anche ammettendo alcune possibili riduzioni dei costi, ad esempio con la vendemmia meccanica, appare evidente il problema di un prezzo delle uve troppo basso“, si può leggere ancora. In Oltrepò la media produttiva è infatti di 120 quintali all’ettaro, pagati mediamente 50 euro al quintale.

Prezzi che assomigliano molto – e in alcuni casi sono addirittura inferiori – a quelli della contrattazione tra privati in territori come la Puglia o la Sicilia. Un aspetto che evidenzia l’assoluta mancanza di responsabilità sociale da parte dei maggiori stakeholder locali, disinteressati al bene delle Denominazioni oltrepadane.

“La mancanza di un accordo per il territorio fra commercianti, vinificatori e viticoltori che favorisce l’instaurarsi di prezzi troppo bassi, non solo per le uve, ma anche per i vini, i quali escono dal territorio perlopiù sfusi. Prezzi molto diversi da quelli cui potrebbe ambire il territorio”, ammettono candidamente Regione Lombardia ed Ersaf.

D’altro canto, sempre secondo l’analisi dei tecnici, “non è percorribile in Oltrepò pavese un modello produttivo aziendale basato su una elevata produttività di uve per ettaro, anche se poco pagate”. “In altre zone ove detto modello ha avuto successo si riescono facilmente a produrre 300 quintali all’ettaro”, contro i 110-160 oltrepadani.

Colpa (o merito, a seconda dei punti di vista) delle caratteristiche morfologiche di un territorio in cui, la quasi totalità della viticoltura, è in pendenza talvolta anche forte. Con la meccanizzazione resa così inapplicabile.

Tra i macro obiettivi delle istituzioni regionali, dunque, “l’individuazione di un percorso di medio/lungo periodo (da 5 a 15 anni) che nel breve non porti ad abbassare ulteriormente i prezzi delle uve/vini; coinvolga tutte le tipologie di aziende e sia inclusivo; sia basato su obiettivi parziali misurati da indicatori specifici”. E tra le azioni possibili ecco che spunta la “creazione e promozione di un marchio territoriale“.

I VINI DA CUI RIPARTIRE. TRA TESTIMONIAL E FICTION

Spazio alle eccellenze, dunque, come quelle rappresentate dal Pinot Nero (Metodo classico o vinificato in rosso) e del Buttafuoco. Ma tra i vini sui cui puntare nell’immediato non può mancare il Bonarda.

O, meglio, una “nuova Bonarda, di alta qualità“, che vedrebbe potenzialmente coinvolti 1.409 cantine, per un volume complessivo di 140.902 ettolitri e quasi 19 milioni di bottiglie da 0,75 cl (18.911.536 per l’esattezza).

Un prodotto che subirebbe, come gli altri, un nuovo posizionamento nei vari settori commerciali (Gdo, Discount, Horeca). Per la cui promozione, capace di coinvolgere tutto il territorio, potrebbe essere individuato “un testimonial famoso che faccia da richiamo”.

Qualcuno come Eugenio Ghiozzi, in arte Gene Gnocchi, osiamo anticipare noi di WineMag.it, senza contare l’ormai scontato (e scontabile) Gerry Scotti, ormai vicino all’auto inflazione per i continui spot tv (non dichiarati) alle proprie etichette di vino oltrepadano in vendita in alcuni supermercati.

Vicino al Club del Buttafuoco Storico e caro a diversi produttori locali, Gnocchi – comico e personaggio tv di orgini parmigiane – ha già condotto il 23° compleanno del “Veliero” a Milano.

La “nuova Bonarda” potrebbe essere poi “vestita con un luogo/marchio unico e riconoscibile”, identificata con “una bottiglia specifica del vino brand unica per tutti i produttori” e promossa anche “in eventi di particolare rilievo e seguito, come eventi sportivi e fiction tv“.

Al vertice assoluto, invece, l’Oltrepò pavese Metodo classico Docg (1.239 produttori che hanno utilizzato la Denominazione, 8.102 ettolitri e 453.131 bottiglie da 0,75), il Pinot Nero dell’Oltrepò (218 cantine, 7.773 ettolitri e 282.625 bottiglie da 0,75 cl) e il Buttafuoco “come prodotto di nicchia e unico”: 150 produttori, 3.751 ettolitri e 375.991 bottiglie da 0,75 cl.

LA VALORIZZAZIONE DEL TERRITORIO
Spazio, nelle mire di Regione ed Ersaf, anche all’elemento territoriale Oltrepò, “che può contare su tanti elementi positivi quali il paesaggio, gli elementi storici e culturali, la posizione non lontana dalle vie di comunicazione” e “l’essere attraversato dal 45° parallelo“.

“Per le azioni sulle singole filiere – riporta il documento ufficiale – occorre attivare servizi di integrazione soprattutto per la valorizzazione dei prodotti enogastronomici, ma anche per le caratteristiche ambientali e storico socio-culturali che sarebbe in grado di generare marcati tratti distintivi dell’Oltrepò”.

Tra le azioni possibili, Regione ed Ersaf citano “fare rete tra aziende, Bed & Breakfast, itinerari turistici”, ma anche la “promozione nei locali di prodotti di territorio” e la “formazione degli operatori con corsi di inglese e accoglienza del cliente, fornendo servizi idonei per la scoperta del territorio come guide per tour”.

Si pensa inoltre alla realizzazione “di un portale di informazioni del territorio altamente innovativo sia come performance tecnologica sia come completezza delle informazioni che traduce in servizi”.

Inoltre alla “valorizzazione del territorio rendendolo attrattivo in base alle peculiarità intrinseche di tranquillità dei luoghi, percorsi trekking, bici e cavallo, terme, parapendio, arrampicata, tour in aziende vitivinicole, cammini religiosi e Via del sale percorribile fino alla Liguria”.

IL NODO DEL CONSORZIO

Il tutto, come previsto dal “codice etico” che dovranno sottoscrivere tutti i produttori, nel “riconoscimento della funzione pubblica e super partes” del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò pavese. Un organismo rigenerato dal ricomponimento della frattura con il Distretto di Qualità, ma che ancora non gode della fiducia totale dei produttori.

È il caso del gruppo, sempre più nutrito, guidato da Ottavia Vistarino (Conte Vistarino), col quale è ampiamente avviata la “trattativa” da parte di Regione Lombardia ed Ersaf. La posizione dei “dissidenti” è ferma e chiara.

Dopo tanti anni in cui le cose non hanno funzionato – dichiarava Vistarino in un’intervista esclusiva rilasciata a WineMag.it lo scorso 29 aprile – abbiamo perso la fiducia.

Quindi, prima tutte le parti condividono un progetto da mettere in mano ad un amministratore delegato, che accetti questo ruolo solo dopo aver condiviso con noi i punti focali per la rinascita dell’Oltrepò. E poi rientriamo nel Consorzio, con una nuova governance”.

“Una figura, quella dell’Amministratore delegato – continuava Vistarino – da individuare attraverso una specifica ricerca da parte di qualche cacciatore di teste, da incaricare appositamente. Siamo tutti consapevoli che l’organismo deputato a considerare le sorti del territorio debba rimanere il Consorzio e per questo assicuro che da parte mia non c’è alcuna voglia di creare nuove associazioni o distretti“.

“Piuttosto – concludeva la numero uno di Conte Vistarino – proporremo brand alternativi in cui si riconoscano le aziende di qualità dell’Oltrepò pavese, sul modello di quanto accaduto in Spagna col Cava“. Posizioni ancora attuali a distanza di oltre due mesi. Mentre tutto attorno, l’Oltrepò che crolla, tenta di riaprire le ali in vista della vendemmia 2019.

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Vendemmia Terre d’Oltrepò: superati i 500 mila quintali di uva

BRONI – Orgoglio e soddisfazione espresso da Andrea Giorgi, Presidente di Terre d’Oltrepò e La Versa sulla vendemmia 2018 giunta quasi al termine.

Tramite un comunicato video diffuso sui canali social della cantina ha parlato ai soci dell’importante traguardo raggiunto.

Ecco la trascrizione delle sue dichiarazioni.

“Abbiamo superato i 500.000 quintali di uva conferita dai soci, vecchi e nuovi.  Ci accingiamo a portare a termine quella che è una vendemmia epocale, dovete essere orgogliosi della vostra Cantina, del vostro lavoro; la Cantina esprimerà prodotti, vino,  che sono frutto anche della vostra fatica. Da questa vendemmia usciranno delle grandissime basi spumanti e dei grandissimi rossi che presto arriveranno sulle tavole di tutti i nostri consumatori.  Anticipando i disciplinari abbiamo realizzato anche la vendemmia del Pinot Nero in cassetta, un prodotto che ci ha dato una grandissima soddisfazione considerando il livello dei vini delle basi spumante che questa primavera verranno tirate presso la Cantina La Versa e da cui uscirà un Testarossa di grandissima qualità.”

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Lechiancole si dimette. Nuovo scossone al Consorzio Tutela Vini Oltrepò

Roberto Lechiancole, presidente della Strada del Vino e dei Sapori, eletto neo consigliere del Consorzio di Tutela e nome più accreditato per la poltrona di nuovo presidente, rassegna le proprie dimissioni dal CDA del Consorzio.

“Mi sono candidato al Consiglio del Consorzio impegnandomi – dichiara Lechiancole – per un progetto e con una squadra, dando seguito a quanto ho fatto da presidente della Strada del Vino e dei Sapori. Ho visto generarsi una diaspora, l’ennesima, con al centro ancora una volta Terre d’Oltrepò, prima cantina cooperativa di Lombardia, collettore di uve e vino, di servizi, per un gran numero di cantine del territorio. Per me non si fa così, all’Oltrepò serve l’operatività su obiettivi precisi”.

Lechiancole spiega: “A mio avviso si doveva partire dal programma di un progetto, ancor prima di pensare alle nomine, un programma, un progetto che doveva essere condiviso, al di là delle poltrone, concetto questo confermato fortemente dall’Assessore regionale Rolfi, di cui apprezzo l’impegno nel cercare di riunire attorno un tavolo gli imprenditori del vino e se la Regione ha il compito istituzionale di ricucire le spaccature che in questi anni si sono consumate, i produttori devono impegnarsi nel presentare, nel condividere, nel realizzare un progetto territoriale”.

“Oggi a quasi un mese dall’assemblea, per effetto della tensione che si è generata e della situazione in divenire, il nuovo consiglio del Consorzio non si è ancora ufficialmente riunito. Avevo indirizzato a tutti i consiglieri neo eletti – ricorda Lechiancole – un messaggio per esortare un programma in tempi rapidi allo scopo di ricompattare la base sociale costituendo, un gruppo di lavoro territoriale che si occupasse a perseguire un piano per il bene comune. Purtroppo non sono stato ascoltato e forse capito”.

In merito ai fuoriusciti Lechiancole dice la sua: “Siamo il territorio vitivinicolo più grande della Lombardia, quello con maggior aspettative di crescita anche in senso enoturistico. Purtroppo se non riusciamo a comprendere che siamo obbligatoriamente necessari e sinergici gli uni agli altri, dai produttori di filiera, alle cantine sociali, agli imbottigliatori non riusciremo mai a discutere nell’interesse del territorio”.

“Non ci si può nascondere dietro ad un dito – avverte Lechiancole – un territorio a Denominazione vasto come l’Oltrepò Pavese ha necessità di tutti per assorbire la produzione di uve e di vino e pur capendo le esigenze di ogni categoria, soprattutto commercialmente, anziché continuare a rimarcare ad ogni occasione la propria falsa disponibilità, tutti dobbiamo fare uno sforzo sinergico per arrivare ad una giusta mediazione che porti interessi a tutti gli attori del territorio, definendo “chi fa che cosa” e con quale tempistica”.

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Cantine Terre d’Oltrepò e La Versa: soddisfazione al Vinitaly

Nella giornata di ieri, mentre presso la sala polivalente (Stand E4 al 2° piano del PalaExpo) si presentava ufficialmente a giornalisti e addetti ai lavori il nuovo Collezione 2007, riserva metodo classico La Versa indirizzato al canale Horeca, solo pochi metri più avanti, nello stand C4, il pubblico si raccoglieva via via attorno allo spazio espositivo della storica casa spumantistica oltrepadana per assaggiare i suoi nuovi vini.

In poche ore sono stati serviti oltre 2000 assaggi di “Collezione”. Molto apprezzato anche il Carta ORO, l’altro Metodo Classico disponibile per gli assaggi, e i tre charmat Pinot Nero, Riesling e Moscato.

“Da questo Vinitaly stiamo avendo grandi soddisfazioni – ha affermato Andrea Giorgi, Presidente di Cantine Terre d’Oltrepò e La Versa – sapevamo che il ritorno del marchio La Versa avrebbe attirato molte persone, ma quello a cui abbiamo assistito in questi primi due giorni di Vinitaly va certamente oltre le nostre più rosee aspettative. C’è grande curiosità, voglia di riscoprire il Metodo Classico La Versa, ma anche tanto interesse su vini più beverini a base Pinot Nero, Riesling e Moscato, referenze charmat che hanno riscosso un grande successo e apprezzamenti soprattutto da parte di un pubblico giovane”.

Esattamente di fronte allo spazio La Versa c’è il grande stand di Terre d’Oltrepò e i suoi marchi, Casteggio, Svic, Sansaluto, Etesiaco e Anamari. “Se dobbiamo fare un bilancio di queste prime due giornate di fiera non possiamo che dirci soddisfatti – ha dichiarato Marco Stenico, Direttore di Terre d’Oltrepò e La Versa – Questo Vinitaly ci sta dando molto non solo in termini di pubblico. Abbiamo infatti ricevuto un importante riconoscimento dalla giuria di 5StarWines per il nostro Cruasé SVIC di Cantina di Casteggio che è stato valutato con ben 91 centesimi”.

Vinitaly prosegue fino a mercoledì 18 aprile, solo allora si potranno finalmente tirare le somme di un bilancio che ha già ampiamente superato gli obiettivi che ci si era prefissati per questa edizione.

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Gli spumanti La Versa tornano protagonisti al Vinitaly

La Versa torna a Vinitaly da protagonista. La scorsa edizione, a pochi mesi dall’acquisizione da parte di Terre d’Oltrepò e Cavit, era bastata una presenza istituzionale per attirare attorno a sé grande interesse, era l’anno del ritorno del marchio, da sempre considerato il simbolo della spumantistica italiana, in patria come nel mondo.

Il 2018 è l’anno della rinascita vera e propria, con uno slancio nuovo verso il futuro, ma al contempo con un forte ritorno alla tradizione e a quella ricerca di qualità che ha reso grande questo nome.

Marco Stenico, attuale Direttore Commerciale, in merito a questa edizione ha commentato: “In effetti consideriamo questo 2018 come un anno zero per la nuova La Versa, dopo aver rimesso in moto lo stabilimento, dopo essere tornati nella scorsa vendemmia a ritirare le uve dai soci della Valle, abbiamo da qualche tempo iniziato a tessere nuove relazioni commerciali per riportare i nostri vini alla grande distribuzione organizzata e al canale horeca, un lavoro certamente non semplice perché nel mercato del vino specie con la Gdo occorre assicurare continuità e purtroppo per le vicissitudini vissute da La Versa prima che la rilevassimo, questa continuità è venuta a mancare facendo decadere praticamente tutte le relazioni in essere con i precedenti partner o clienti. Tuttavia, pur sapendo di non trovarci davanti ad una sfida semplice, abbiamo riscontrato una grande apertura nei nostri confronti da parte di molti, avendo quindi conferma del fatto che il marchio che orgogliosamente rappresentiamo ha ancora un fortissimo appeal verso i consumatori”.

Al Vinitaly 2018 tornano quindi i grandi spumanti La Versa partendo dal Carta Oro, presentato al pubblico pochi mesi fa in occasione dell’inaugurazione del Wine Point di Santa Maria della Versa, seguito ovviamente dai nuovi charmat a base Riesling e Pinot nero, ma soprattutto  in anteprima alla più grande fiera italiana del vino la nuova linea “Collezione”, in particolare la riserva 2007, un grande metodo classico rivolto esclusivamente al canale Horeca, una selezione speciale direttamente dai caveau La Versa.

La Versa sarà al Vinitaly di Verona dal 15 al 18 aprile con un proprio spazio all’interno del Padiglione Lombardia, Palaexpo, Stand C4.

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Vini al supermercato

La Versa, tre Charmat per il rilancio in Gdo: Riesling in promo all’Esselunga

E’ un ritorno in pompa magna quello di La Versa nella Grande distribuzione. La cantina pavese, fallita e poi risorta grazie alla cordata lombardo-trentina guidata da Terre d’Oltrepò e Cavit, è a volantino questa settimana in Esselunga, con lo spumante base Riesling Doc Oltrepò Pavese.

La nuova etichetta sarà in promozione fino al 18 aprile a 2,94 euro. Un ribasso del 40% rispetto al “prezzo pieno”, che si assesta su 4,90 euro.

Lo spumante di Riesling è uno dei tre Charmat (Metodo Martinotti) pensati dalla nuova La Versa per i clienti dei supermercati, assieme a un Pinot Nero vinificato in bianco e a un Moscato.

I tre spumanti sono già disponibili negli store Esselunga e Bennet. “Ma entro fine anno – anticipa in esclusiva a vinialsuper Marco Stenico, direttore commerciale di La Versa – andremo a completare l’inserimento in tutti i principali player della Gdo”.

Tre Charmat lunghi, con un periodo di autoclave che varia dagli 8 ai 9 mesi. Per quanto riguarda i volumi, si tratterà a pieno regime (ovvero nell’arco dei prossimi due, tre anni) di un milione e mezzo di bottiglie di Charmat a marchio La Versa immesse nel canale moderno. L’obiettivo per il Metodo Classico è invece quello di raggiungere quota 750 mila bottiglie.

Di fatto, la nuova dirigenza lavora anche al riposizionamento del prestigioso marchio nel canale tradizionale. All’Horeca saranno riservate le etichette di Metodo Classico Docg base Pinot Nero, vero simbolo dell’Oltrepò pavese di qualità.

“Inizieremo con l’etichetta ‘Collezione‘ 2007 – spiega Stenico – una cuvée delle basi spumante selezionate tra le migliori reperite a La Versa al nostro ingresso in azienda. Il prezzo sarà attorno ai 16 euro più Iva, all’ingrosso. Toccherà poi a ‘Testarossa‘, il vero portabandiera di La Versa, con le basi spumante tirate da noi. In questo caso, il prezzo supererà i 20 euro più Iva”.

Per degustare il “nuovo” Testarossa si dovrà tuttavia attendere la metà del 2019. “Un prodotto – commenta Stenico – che intende rappresentare l’intero Oltrepò d’eccellenza, con il suo vitigno più rappresentativo, il Pinot Nero”.

LA DEGUSTAZIONE
(4 / 5) Una tipicità salvaguardata anche attraverso i tre Charmat. Il Riesling da oggi in promo in Esselunga è il vero “anti Prosecco”. Giallo paglierino nel calice, naso intenso, fruttato, aromatico. Bollicina mediamente fine e persistente.

In bocca entra pulito, grazie a un “dosaggio” (Brut) capace di valorizzare al contempo aromaticità e corpo del vino. Uno spumante che riempie bene il palato anche una volta deglutito, con ritorni di frutta e richiami vagamente salini piacevoli, che invitano il sorso successivo.

Uno sparkling dall’ottimo rapporto qualità prezzo, capace di accompagnare alla perfezione un aperitivo, gli antipasti, ma anche l’intero pranzo o una cena non impegnativa.

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Oltrepò Pavese: parola d’ordine “qualità” con la revisione dei disciplinari

BRONI – Abbassamento delle rese, restringimento della zona Igt, vinificazione e imbottigliamento in loco per Sangue di Giuda e Pinot Nero. E parola fine all’era del vino Doc in damigiana. L’Oltrepò pavese guarda così al futuro, riformando i disciplinari.

Mosse storiche, che forse ridaranno slancio a un territorio che merita molto più di quello che è riuscito a raccogliere. Le riforme dei disciplinari sono state presentate giovedì dal Consiglio di amministrazione del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, in occasione dell’assemblea dei soci all’Enoteca Regionale di Broni.

“Ringrazio chi ha lavorato con noi per arrivare a questi risultati – commenta il presidente Michele Rossetti – che sono solo il primo passo. Un passo che però è storico e lascerà il segno soprattutto perché sul territorio, davvero, qualcosa è successo”.

“Questo Consiglio, insieme ai nuovi disciplinari e a una tracciabilità vera per ridare smalto alla Doc – aggiunge Rossetti – lascerà in eredità un nuovo modo di fare Consorzio. E’ un messaggio anche a chi ha scelto di star fuori, di non partecipare e di lasciar fare agli altri”.

Parole scaturite dal confronto positivo tra grandi e piccoli produttori oltrepadani. “Ho visto una Terre d’Oltrepò profondamente cambiata – evidenzia Rossetti – che si è messa in gioco per gli altri. Una Torrevilla disposta a fare sacrifici. Tanti titolari d’imprese di qualità pronti a scommettere sul futuro. Si può ricominciare”.

LE NOVITA’
“Uno spirito collaborativo – precisa Emanele Bottiroli, direttore del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò – che ha portato a migliorare i vecchi disciplinari, abbassare le rese all’insegna della qualità, cancellare tipologie e versioni non identitarie da una Doc fino ad oggi barocca, restringere la zona di produzione Igt eliminando comuni di pianura, limitare in zona la vinificazione e l’imbottigliamento di Sangue di Giuda e Pinot nero”.

Ma non solo. “Le modifiche dicono addio all’era del vino Doc in damigiana – continua Bottiroli – contribuendo a ridare slancio al disciplinare del Casteggio e a ottimizzare tutti gli altri disciplinari di produzione, compreso quello del Bonarda, il vino territoriale più venduto e amato, che sarà solo il lato frizzante o ‘vivace’ dell’Oltrepò Pavese”.

“Ognuno ha fatto uno sforzo – chiosa Bottiroli – in particolare le cantine cooperative Terre d’Oltrepò, socio di maggioranza mai così vicino nella storia al comune sentire territoriale pur a costo di sacrifici, e Torrevilla. Non si sono tirati indietro nemmeno gli altri produttori presenti in assemblea, che hanno capito in che direzione andava una riforma che voleva dare segnali concreti di cambiamento”.

Ai vini Doc sarà inoltre apposto il contrassegno di Stato. La cosiddetta “fascetta”, “utile – sottolinea ancora Bottiroli – a garantirne autenticità e valore, facilitando gli organismi di controllo e dando ai consumatori consapevolezze nuove sul valore aggiunto che i grandi vini meritano”.

IL FUTURO
Il futuro dell’Oltrepò, come di altre Denominazioni, passa tuttavia anche dall’estero. Anche su questo fronte le premesse sembrano buone. “Il nostro Piano per l’internazionalizzazione 2018 – annuncia il direttore Bottiroli – è stato valutato al primo posto in graduatoria regionale davanti, per punteggio, a realtà importanti come Franciacorta e Ca’ del Bosco. Si tratta di un progetto di rete, di cui siamo capofila, mirato in particolare a Stati Uniti, Giappone, Cina e Svizzera”.

Sul fronte fieristico è già iniziato il conto alla rovescia anche in chiave europea: “Ci prepariamo – annuncia Bottiroli – al Prowein di Dusseldorf, la fiera del vino più importante in area Ue riservata agli operatori professionali”.

Occhi puntati anche su Verona: “Ci prepariamo a un Vinitaly 2018 all’insegna di molte novità e di una comunicazione nuova – preannuncia Bottiroli -. Saremo al salone del vino più importante d’Italia con il libro bianco sull’Oltrepò del vino, uno studio dettagliato e scientifico condotto dall’Osservatorio di Wine Marketing che un anno fa abbiamo costituito con l’Università di Pavia”.

Il Consorzio di Tutela presenterà così “uno strumento, frutto di analisi dati, uscite sul campo e interviste, che ci consentirà di progettare con metodo, avendo una rappresentazione plastica del complesso universo della vite e del vino in Oltrepò”. Dalla diagnosi nascerà “una terapia, ovvero una strategia a breve, medio e lungo termine”.

Per Bottiroli, il limite da superare resta sempre lo stesso: quello delle divisioni. “Il Consorzio è la casa di tutti. Solo con l’unione e il superamento delle barricate i risultati saranno tangibili. Auspico che il 2018 sia l’anno della svolta, anche sul tema dell’enoturismo e del marchio Oltrepò Pavese che puntiamo a creare con la Strada del Vino”.

“Voler bene al territorio – conclude Bottiroli – significa remare, insieme, nella stessa direzione, considerare i successi di uno un vantaggio per tutti. Bisogna dare numeri al top di gamma per poterlo promuovere facendolo reperire più facilmente sul mercato ai consumatori in Italia e nel mondo. Sei quel che si trova e quel che si vede di tuo, non quel che dici di te”.

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Terre D’Oltrepò: 12 milioni di euro sotto l’albero di Natale dei soci

BRONI – Dodici milioni di euro distribuiti ai soci negli ultimi due mesi. Quattro scadenze per i prossimi acconti, già fissate da dicembre 2017 all’estate 2018. Buone notizie sotto l’albero di Natale di Terre d’Oltrepò, il colosso che assieme a Cavit Trento sta tentando il rilancio della storica cantina pavese La Versa 1905.

“Pagamenti vitali per il sostentamento delle imprese vitivinicole dell’Oltrepò, specie in un’annata così difficile”, dicono dalle parti di Broni (PV). La prima “rata” alle oltre 700 famiglie di viticoltori è attesa per il 31 dicembre. La seconda il 31 marzo 2018. Per il 31 luglio 2018 la terza, mentre l’ultimo pagamento avverrà “entro 10 giorni dall’approvazione del prossimo Bilancio d’esercizio”.

Per sostenere queste uscite la Cantina ha utilizzato le proprie forze. “Siamo quasi tutti piccoli viticoltori – afferma Andrea Giorgi, presidente di Terre d’Oltrepò – gente che sa bene cosa significhi lavorare in vigneto portando avanti un’azienda. La nostra Cantina rappresenta viticoltori che non possono più sottostare al capriccio o all’interesse dei parassiti che fino ad oggi hanno vissuto sulle loro spalle”.

“Le problematiche di quest’anno – continua Giorgi – hanno messo a dura prova la viticoltura oltrepadana ed è nostro dovere fare tutto il possibile per stare vicino ai produttori, con ogni mezzo. Soprattutto non facendo mancare loro il sostentamento economico”.

Durante l’ultimo Consiglio sono state discusse anche le questioni sollevate in occasione dei quattro incontri del mese di dicembre con i soci delle diverse zone (Pietra de Giorgi, Montù Beccaria, Casteggio, Borgoratto Mormorolo).

“Abbiamo visto una grande partecipazione – sottolinea Marco Forlino, vicepresidente di Terre d’Oltrepò – in alcuni casi, come a Casteggio, addirittura sale gremite. Siamo molto soddisfatti degli esiti di queste prime riunioni. Cominciamo finalmente a vedere nella nostra base quel coinvolgimento che riteniamo assolutamente vitale per la condivisione e la legittimazione dell’intero processo decisionale della cantina”.

“Nei prossimi mesi fisseremo nuovi incontri zonali – continua Forlino – in Comuni diversi. Il nostro intento è sempre stato e rimane quello di creare dei momenti informativi e di confronto periodici con i nostri soci. Momenti fondamentali per dare vigore ad uno spirito di appartenenza che in passato è troppo spesso mancato, in Cantina come nel territorio”.

“Quest’anno abbiamo vissuto momenti difficili – conclude il presidente Giorgi – ma li abbiamo superati con l’appoggio dei soci. E con lo stesso appoggio andremo avanti su ogni nuovo iniziativa, collaborando con chi vorrà unirsi a noi, ignorando il resto”.

Se da un lato Giorgi scansa le polemiche e affonda la lama nelle critiche, dall’altro deve fare i conti con una nuova magagna burocratica.

Tra le cantine coinvolte nella maxi operazione dei Carabinieri dei Reparti Tutela Agroalimentare sul suolo nazionale c’è anche la Cantina sociale di Casteggio, una delle due unità produttive di Terre d’Oltrepò.

Tra i 41.048 ettolitri totali finiti sotto sequestro, oltre 3 mila sono stati “sigillati” dai militari nella cantina pavese, perché privi della regolare documentazione relativa alla provenienza delle uve.

Nessun problema di tipo sanitario per il vino posto sotto sequestro. Piuttosto l’ennesima batosta (questa volta amministrativa) per un Oltrepò pavese del vino che spera nella definitiva consacrazione sul panorama nazionale.

“In merito al sequestro amministrativo delle due cisterne presso la Cantina di Casteggio operato dai Reparti Tutela Agroalimentare – commenta Terre d’Oltrepò – ci preme segnalare che nei giorni successivi al controllo abbiamo fornito entro i termini richiesti tutta la documentazione richiesta. Siamo pertanto in attesa che il vino in questione venga dissequestrato, cosa che presumibilmente avverrà appena dopo le feste”.

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Un tram che si chiama La Versa. Ultima chiamata per l’Oltrepò

Diciotto milioni di euro netti di ricavi nel 2009. Poi giù. Nel buio più profondo. Fino ad arrivare a una voragine dal diametro impressionante.

Un buco (finanziario) da 12 milioni di euro, consolidato dal bilancio 2016. E un vuoto (morale) ancora più disorientante, allo scattare delle manette ai polsi dell’eterno presunto Messia, giunto dalla Franciacorta: quell’Abele Lanzanova capace, secondo la GdF, di “appropriarsi di ingenti somme sottraendole alle scarse risorse finanziarie della Cantina, peraltro già interessata da procedimenti prefallimentari”. Era il 21 luglio 2016.

L’araba Fenice dell’Oltrepò pavese ha un nome solo ed è La Versa. Evocativo. Tattile. Come i trattori dei contadini in canottiera che, nella culla del Pinot Nero italiano, passano accanto a quel blocco di cemento di 15 mila metri quadrati, pronti a tornare a popolarsi di uomini, di passioni, di idee.

Ci credono in molti – ma forse ancora in troppo pochi – nel rilancio della storica cantina pavese ad opera della nuova società costituita da Terre d’Oltrepò e Cavit. In questo quadro, in una terra che da troppi anni è un puzzle di buoni propositi e di ottimi progetti individuali annegati nell’incapacità di “fare rete”, la cooperazione pare l’unico asso nella manica.

Lo sa bene Andrea Giorgi, personaggio a metà tra il cow boy e il sindaco sceriffo: presidente della newco scioglilingua “Valle della Versa”, partecipata al 70% dai lombardi e al 30 dai trentini. Ironia sottile, silenzi dosati. Risposte mai banali o scontate. A volte pungenti. Un giardiniere pronto a seminare nel deserto. Un minuto Gandhi, il minuto dopo William Wallace (a parole) prima di Bannokburn. Senza però sfociare nel bipolarismo.

Al suo fianco Marco Stenico, il mediatore. Il direttore commerciale per antonomasia. Trentino d’origine, è lui il braccio destro di Giorgi. L’uomo perfetto per riconquistare il mercato.

E non importa se, al 24 agosto, i due non sappiano ancora quali siano, esattamente, i bottoni da premere sul quadro elettrico per accendere la luce nel “caveau” di La Versa, intitolato allo storico presidente duca Antonio Denari. Per risorgere ci vuole tempo. E occorre fiducia. La ricetta? Ripartire dal passato, in chiave moderna.

“Questa è un’azienda nuova – precisa Stenico – costituita dai due soci. Terre d’Oltrepò e Cavit si sono prese carico, ognuna per le proprie competenze, di alcune attività. Noi seguiremo la parte commerciale, mentre i nostri partner trentini la parte tecnica, la vinificazione e la parte industriale, che sta per essere messa in attività a partire già da settembre”.

Dalla scorsa settimana, i conferitori della zona di Santa Maria della Versa e di Golferenzo hanno ricominciato a portare le loro uve a La Versa. “Tutto raccolto a mano – evidenzia Stenico – Pinot Nero, Riesling e Moscato”. La prima vendemmia della nuova società si assesta sui 25 mila quintali di uva. Masse certamente inferiori ai 450-500 mila quintali che Terre d’Oltrepò e i suoi soci sono in grado di produrre annualmente. Ma siamo, appunto, solo all’inizio.

La parte del leone spetta al Pinot Nero, con oltre 10 mila quintali. A seguire il Riesling, 5 mila. E infine il Moscato, con 7-8 mila quintali. Quantità risicate da maltempo e gelate che hanno interessato l’Italia, travolgendo anche l’Oltrepò Pavese. Cento i soci conferitori di quella che fu La Versa, cui si andrà a sommare la base sociale di Terre d’Oltrepò, costituita da oltre 700 soci. Tradotto in vigneto: 6 dei 13 mila ettari complessivi sono controllati da Valle della Versa, con un potenziale produttivo che supera il 55% dell’intera zona.

“Da questa vendemmia – commenta Andrea Giorgi – ci aspettiamo un prodotto da collocare nel più breve tempo possibile sul mercato con il marchio La Versa. Un’operazione strategica per Terre d’Oltrepò, che ha già due stabilimenti: uno a Broni, l’altro a Casteggio. Il primo ha un grande potenziale dal punto di vista tecnologico, che arriva fino alla trasformazione di 15 mila quintali di prodotto al giorno. Casteggio si sta invece specializzando nell’imbottigliamento di prodotti fermi. Qui a Santa Maria La Versa vogliamo invece sviluppare il marchio e destinarlo a prodotti spumanti e a frizzanti in genere”.

Il mercato di riferimento è chiaro. “Nella nostra strategia complessiva – risponde Giorgi – visti i quantitativi enunciati, possiamo abbracciare tutta la gamma, dalle enoteche ai supermercati, passando dai ristoranti. Stiamo accuratamente selezionando i canali nei quali entrare nel modo più redditizio possibile, per creare uno zoccolo duro sul mercato italiano e sviluppare l’estero, dal momento che l’export, oggi, riguarda solo una piccola parte. Quello che vogliamo fare è accontentare i diversi target di clientela, dando senso al lavoro delle nostre centinaia di conferitori”.

Al canale moderno, quello della distribuzione e della grande distribuzione organizzata (Do-Gdo) sarà affidato il 70-75% della produzione. Il resto alla nicchia della ristorazione e delle enoteche. Diverso il discorso per il marchio La Versa. Ed è qui che si gioca una delle partite fondamentali per il rilancio della cantina pavese.

IL TESORO NEGLI ABISSI
Nei due piani sotterranei della cantina sono infatti custodite oltre un milione di bottiglie di metodo Classico oltrepadano (o futuro tale). Voci incontrollate assegnerebbero a questo scrigno un valore di 4,2 milioni di euro. Lo stesso per il quale la newco si è aggiudicata l’asta.

Una cifra che Giorgi e Stenico non confermano. E che, anzi, sembrano ridimensionare. Cosa ne sarà di questo bottino, vera carta da giocare anche nei confronti delle resistenze sull’operazione di Cavit in Oltrepò, da parte di una frangia di vignaioli delle Dolomiti? Cinque le annate custodite nel Caveau, comprese tra la 2004 e la 2015 , tra Docg e Vsq.

“Vorremmo identificare il posizionamento del prodotto in una fascia alta – precisa il direttore commerciale -. Canalizzeremo in Gdo La Versa, fatta eccezione per marchi storici come Testarossa e Cuvée storica, che invece saranno appannaggio del canale tradizionale. Sintetizzando, sia per la Gdo sia per l’Horeca, un posizionamento alto per i prodotti La Versa e numeri più bassi. Ristoranti, enoteche e bar di prestigio avranno l’esclusiva del top di gamma di La Versa, protetto dalle logiche dei facili volumi, su livelli dei grandi Franciacorta e dei grandi TrentoDoc”.

“A partire da ottobre inoltrato – dichiara Marco Stenico – saranno immesse sul mercato le prime 5-10 mila bottiglie selezionate in maniera tecnica e precisa, capaci di garantire senza ombra di dubbio quella qualità che avremo sicuramente fra tre anni. Il resto dello stock sarà venduto come prodotto di semi lavorazione ad altri produttori. Per noi questo milione di bottiglie ha un valore enorme e vogliamo portarlo a casa tutto. Devono essere il biglietto da visita di La Versa, ma soprattutto dell’intero Oltrepò, per il quale ci candidiamo a un ruolo di vero e proprio traino”.

LE ETICHETTE
Le etichette, specie quelle destinate alla Gdo, sono ancora in fase di elaborazione. Sarà un lavoro di mediazione che interesserà le stesse insegne, avvezze a richiedere ai clienti layout ben precisi, secondo le moderne frontiere del neuromarketing.

Le prime bottiglie oggetto di restyling dovrebbero spuntare sugli scaffali di una nota catena italiana a cavallo tra i mesi di ottobre e novembre (manca solo la firma sul contratto). Saranno invece tutelate da qualsiasi ingerenza le etichette storiche di La Versa, cui sarà garantita “un’identità vecchio stile, o comunque della vecchia bottiglia”.

“Faremo dei piccoli cambiamenti – annuncia Marco Stenico – ma senza togliere riconoscibilità al marchio”. Grande attenzione al mercato italiano. Ma nel mirino, per l’estero, oltre agli Stati Uniti, si affiancheranno missioni su piazze importanti, come Germania e Inghilterra.

L’aspettativa? “Innanzitutto – risponde Stenico – portare a casa la pagnotta. Ma i nostri piani industriali prevedono una crescita di 6 milioni nel primo anno e di 10 nei prossimi 3-4 anni, con redditività”. Una parola magica, “redditività”, che riguarderà soprattutto un’oculata gestione dei costi e delle risorse.

Di fatto erano trentacinque i dipendenti de La Versa colata a picco. Sette i milioni di fatturato nel 2015, scesi poi a poco più di 4 milioni nel 2016, per pagare stipendi e mantenere gli standard infrastrutturali. Di fatto, oggi sono 6 i dipendenti effettivi di La Versa (un enologo e 5 cantinieri). E se di numeri si parla, basti pensare che Terre d’Oltrepò, con un fatturato di 40 milioni, ha oggi in carico 48 dipendenti.

“Una gestione scellerata quella del passato – evidenzia il presidente Andrea Giorgi – che ha portato alla distruzione del fatturato di La Versa. Scelte imprenditoriali e commerciali errate hanno condotto la società a un’esposizione esagerata. Ma tra le cause del fallimento bisogna citare anche una componente politica, perché è impossibile immaginare 35 dipendenti in una realtà da 4,5 milioni euro annui”.

IL CONSORZIO
“La ripartenza di La Versa – dichiara Emanuele Bottiroli, direttore del Consorzio di Tutela Vini Oltrepò – è un nuovo inizio per un Oltrepò spesso percepito come schiavo di mille padroni e incapace di governare il proprio mercato. All’Oltrepò Pavese serve un marchio collettivo leader, La Versa può esserlo. In Oltrepò ci sono il Pinot nero, la storia spumantistica dal 1865, i terreni collinari tra i più vocati d’Italia, i borghi del vino più caratteristici e l’anima vera di ‘contadini diventati imprenditori’, come ricordava Carlo Boatti”.

“Tutti – prosegue Bottiroli – ripetono come dischi rotti che manca una strategia d’insieme. Per me, ferme restando le identità di tanti singoli produttori di filiera e le loro maestose composizioni, manca un direttore d’orchestra. Manca un leader che sposi un progetto di marketing e posizionamento a valore, forte dei numeri per competere in Italia e nel mondo”.

“In altre parole possiamo trascorrere i prossimi 10 anni a cercare di mettere insieme 1700 aziende vitivinicole, 300 delle quali vanno sul mercato con le loro etichette e un imbottigliamento significativo di una miriade di tipologie, oppure collaborare al rilancio di La Versa, perché torni a svolgere il ruolo di autorevole ambasciatore di un Oltrepò di alta gamma, come avveniva ai tempi del Duca Denari”.

La Versa, evidenzia Bottiroli, “ha testimoniato con il suo impegno e la sua storia l’eleganza e la longevità unica che può arrivare ad avere un grande ‘Testarossa, marchio La Versa per l’Oltrepò Pavese Docg Metodo Classico, pura espressione del Pinot nero d’Oltrepò. Ne abbiamo 3.000 ettari”.

“La nuova proprietà – esorta il direttore del Consorzio – deve coinvolgere il territorio in un percorso in cui tutti devono credere con passione, perché ripartire richiede progetti, massa critica, continuità e tempo. La Versa deve tornare a raccontare ed affermare cosa sia un grande spumante Metodo Classico italiano e un superlativo vino dell’Oltrepò”.

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Vini al supermercato

Vino e datteri (omaggio) da Pubbli Store: il nuovo business del “Baffo” Roberto Da Crema

“Signora, guardi: di questi non sa quanti ne abbiamo venduti… Si fidi. Io stessa ne ho già comprati tre! E per fortuna non lavoro in Rinascente. Altrimenti sa quanta roba porterei a casa ogni giorno?”. Divisa gialla, cordialità, buona preparazione sulla merceologia esposta. Ma soprattutto una frase. Infilata tra un dettaglio tecnico e l’altro. Scandita come un mantra: “Ne. Abbiamo. Venduti. Tantissimi”. L’identikit non lascia spazio a dubbi: i dipendenti Pubbli Store sono stati ben addestrati da Roberto Da Crema, in arte “Il Baffo”.

Si fatica nel trovare un posto libero nel parcheggio dello store di San Vittore Olona, terzo punto vendita della nuova catena di “bazar” del televenditore più rumoroso d’Italia. E’ sabato pomeriggio e sono tanti i milanesi a caccia dell’affare shock, in quello che in tv e sul web viene pubblicizzato (e da chi, se non dal Baffo?) come lo “Store più risparmioso d’Italia”. E chi se ne frega del parere dell’Accademia della Crusca. Roberto Da Crema è sempre stato uno capace di guardare solo al sodo.

Tra le corsie affollate di questo grande magazzino del risparmio, ci siamo anche noi. Prima delle casse, il mondo ci crolla addosso: ecco spuntare una bella fila di pallet colmi di cartoni di vino. “Promozione tesserati: con l’acquisto di 6 bottiglie, in omaggio una confezione di datteri”. Tutto vero. Non è uno scherzo. Datteri. Dat-te-ri.

Forse per consolazione? Forse perché per battere sul campo i cinesi – maestri del low cost -non resta che l’omaggio? Può darsi. Fatto sta che con 2,29 euro ti porti a casa una bottiglia  di Castelli Romani Doc Bianco annata 2015, Borgo dei Vignaioli. Per la stessa cifra – datteri sempre compresi ogni 6 “bocce” – si può prelevare anche un “vino bianco” Regalmonte.

A 2,90 euro si può optare per un Alcamo Doc Fiorile, o per un Marche Rosso Belisario. A tenere alta la bandiera della Lombardia, il “vino rosso” Belvedere imbottigliato dalla Neuroniagrari Soc. Agr. Srl di San Colombano al Lambro, che altro non è se non quel Poderi di San Pietro che si fa apprezzare in Gdo con il Rosso dei Poderi proposto a 6,49 euro alla catena di supermercati Il Gigante.

“Il Baffo” Roberto non dimentica la Sardegna: ecco dunque il Cannonau Doc Cala Sarmentu 2015, distribuito da quelle Cantine Pirovano di Calco (Lecco) balzate di recente agli onori delle cronache per il presunto interessamento nelle quote di Cantina La Versa, storica e prestigiosissima realtà dell’Oltrepò pavese finita nelle mani del gruppo Cavit, in cordata con Terre d’Oltrepò.

Sempre nell’ottica di un perfetto abbinamento con i datteri, ecco la ciliegina sulla torta: la Cuvée Dolce Duchessa Lia, cantina piemontese di Santo Stefano Belbo che dietro a questo nome cela il proprio spumante dolce ottenuto da uve Moscato bianco. Prezzo? 2,49 euro per i tesserati Pubbli Store.

Occhio invece alle scadenze se preferite la birra al vino: la Tennent’s Extra Strong Lager che fa bella mostra di sé su un pallet espira il prossimo 31/05/2017. Abbastanza tempo per approfittare appieno dei 29,90 euro a cui viene proposto il cartone da 24 bottiglie, in formato 33 cl.

Nel 2012, quando è iniziata l’epopea Pubbli Store, Roberto Da Crema escludeva la possibilità di vendere alimentare. Solo trapani, phone per capelli, borse, scarpe e cappotti, per intenderci. Oggi, il business riguarda anche prodotti dolciari, sughi pronti. E vino. Tutto lecito. Purché non si parli di vera qualità “Made in Italy”.

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