Tequila Tequiero, brand nato dalla collaborazione tra Cosimo Fini, in arte Guè, e Driss El Faria, entra a far parte del portfolio di Compagnia dei Caraibi. L’accordo affida all’azienda piemontese la distribuzione, in esclusiva per i mercati Italia, del Tequila Reposado di Tequiero ed il premixed per Paloma a partire da Ottobre 2024. «Questa nuova e prestigiosa collaborazione – afferma Memfi Baracco, Executive Lead di Compagnia dei Caraibi – si inserisce perfettamente nell’approccio innovativo e dinamico di Compagnia dei Caraibi. È infatti nostra volontà di proporre al mercato italiano brand distintivi e contemporanei. La partnership con Tequiero rappresenta non solo un punto di incontro su valori fondanti, come qualità e ricerca, ma anche la capacità di cogliere i trend più attuali e creare contaminazioni di valore».
TEQUIERO (PALOMA PREMIX) IN LATTINA
«A due mesi dal lancio del prodotto – confermano Cosimo Fini e Driss El Faria – possiamo ritenerci davvero soddisfatti. Abbiamo trovato il partner ideale per il percorso di crescita di Tequiero. Per noi è il primo importante step che ci permette di poter proseguire con il lavoro di internazionalizzazione del brand». Nel portfolio del nuovo brand anche Tequiero Paloma Premix. Lattina con il preparato di pompelmo soda, lime e sale a cui aggiungere 50ml di Tequiero Tequila Reposado per ottenere un perfetto Paloma con semplicità e assoluta comodità. Tequiero e Compagnia dei Caraibi puntano così su di una forte connotazione internazionale e che si ispira al modello del Celebrity product. Trend in forte crescita oltreoceano, e con un ampio potenziale di sviluppo nel nostro Paese.
TEQUILA TEQUIERO: L’AGAVE DI GUÈ
Tequila Tequiero è prodotta utilizzano 100% agave blu. Nasce sugli altopiani di Jalisco in una distilleria a conduzione familiare, seguendo fedelmente tutti i processi tradizionali di coltivazione, raccolta, selezione e distillazione delle agavi per restituire un distillato d’eccellenza. Il processo di fermentazione dell’agave che dura tra le 36 e le 40 ore. Il tempo è quindi una varibile fondamentale per la produzione del tequila. Ogni pianta utilizzata per la creazione di Tequiero impiega infatti 8 anni per raggiungere la giusta maturazione.
Tequila Tequiero è un reposado, sottoposto ad un processo di invecchiamento di 9 mesi in botti di rovere che segue ad una tripla distillazione per ottenere il gusto morbido che lo contraddistingue. Dal profilo erbaceo con aromi di vaniglia, quercia e frutta matura come la mela rossa, possiede un leggero tocco amaro. Il finale è morbido con note di caramello e agave cotta. Senza l’aggiunta di additivi, rappresenta un prodotto autentico e di qualità per garantire una tequila che trasporta nella tradizione messicana.
IL TREND DI MERCATO DEI DISTILLATI DI AGAVE
Quello dei distillati di agave è un mercato in continua crescita nella fascia d’età 25-40 anni, tra consumatori giovani, sofisticati e curiosi delle nuove tendenze. Prodotti, con una forte identità territoriale, attualmente capaci di attrarre un target giovane e attento alla qualità e all’autenticità. Un segmento, quello delle agavi, che sta registrando un interesse crescente grazie alla versatilità dei prodotti, soprattutto nella mixology. L’Italia si colloca tra i primi 10 mercati globali per consumo di tequila, con una particolare attenzione alle categorie premium e super premium che rappresentano ormai una quota significativa del settore.
Cosa berranno gli italiani fuoricasa in questa estate 2024? Risponde Partesa, società specializzata nei servizi di vendita, distribuzione, consulenza e formazione per il canale Horeca, che delinea i trend di birra, vino e spirits per la bella stagione e che vede confermarsi tra i consumatori italiani una diffusa cultura del buon bere, accompagnata dalla ricerca di novità e da una sempre maggiore attenzione a bere in modo sano e responsabile.
L’ESTATE 2024 DELLA BIRRA
In particolare, nel mondo birra, regina indiscussa dei momenti di convivialità, brillano le referenze innovative, ma è il fenomeno emergente delle birre low e no alcol a dominare le richieste dei beer lovers (e non solo quelli più giovani).
L’ESTATE 2024 DEL VINO
“Purezza” è invece la parola d’ordine quando si parla di vino: proseguono le richieste di monovitigni e Denominazioni che meglio esprimono le sfumature delle terre d’origine. Il tutto con preferenze per bianchi e sparkling, a partire dalle produzioni nazionali che sanno garantire un ottimo rapporto qualità-prezzo.
L’ESTATE 2024 DI VERMOUTH, TEQUILA E GIN: MEGLIO DEL RUM
Infine, il mondo spirits vede Vermouth Premium e Bitter crescere grazie alla passione per l’aperitivo di qualità, la Tequila affiancarsi al Gin nella mixology, a discapito del Rum che continua a perdere terreno, e le richieste di amari di qualità incrementare nell’afterdinner. Da segnalare poi la nuova primavera del Limoncello con la miscelazione (a partire dal “Limoncello Spritz”) e la crescita dei cocktail in fusto, apprezzati per la loro praticità e rapidità di servizio.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
VERONA – Vinitaly 2019 si conferma non solo la più importante fiera italiana dedicata al vino, ma anche una grande finestra per produttori, distributori e professionisti degli Spirit.
Notevole infatti la presenza di stand dedicati ai distillati, tanto da rendere pressoché impossibile visitarli tutti.
GLI ASSAGGI DI WINEMAG
Sull’onda della moda del Gin, Rinaldi presenta Yu Gin. Gin francese che conta nelle proprie botaniche anche Yuzu, agrume giapponese, e pepe di Sichuan.
E proprio da questi trae la sua grande freschezza tanto al naso quanto al palato, morbido e vivace.
Sempre da Rinaldi due Mezcal e due Tequila. I Mezcal di Tier si distinguono per il piacevole ed armonico profumo di brace. Più erbaceo Ensamble I, più tipicamente fruttato Espadin.
I Tequila Viviana, tanto il Blanco quanto il Reposado, si caratterizzano per la grande pulizia, il sorso asciutto e la piacevole persistenza fruttata.
Notevole il Whisky giapponese Kamiki. Blended Malt di whisky giapponesi è l’unico al mondo a riposare in botti di cedro giapponese, il legno tipicamente usato per costruzione dei templi. Equilibrato, regala sentori di frutti rossi maturi, miele ed una piacevolmente marcata nota di tè verde.
Sorprende St. George Spirits da Alameda, California. Una linea di Gin e Vodka artigianali di ottima fattezza. Terroir Gin vuole, nelle intenzioni, raccontare il territorio e ci riesce portando al naso del consumatore i profumi della foresta californiana: abete, alloro, salvia, e freschezza agrumata.
Botanivore raccoglie in se 19 differenti botaniche bilanciando molto bene note di agrume, di spezie come pepe, cannella, aneto e coriandolo, ed una piacevole nota erbacea. Dry Rye è il più secco e speziato, un gin che non nasconde l’uso di alcool di segale (Rye, appunto). Un gin per gli amanti dei whiskey americani.
Chiude Green Chile, vodka ai peperoncini dolci californiani. Piccante quel tanto da non disturbare è un prodotto originale che può dare spinta in mixolgy. Da Pojer e Sandri è piacevole l’assaggio di Sorbo dell’Uccellatore, acquavite di Sorbus Aucuparia. Profumo dolce che ricorda il marzapane e corpo morbido con sentori fruttati.
Roner, distilleria altoatesina di Termeno, presenta qui un nuovo amaro di erbe. Non ancora etichettato andrà in commercio a giugno 2019. 32% ben integrati nel prodotto, tendenza dolce ed piacevolissimo aroma di erbe aromatiche e bergamotto. I vicini di casa di Psenner oltre alla linea di grappe e distillati di frutta, affiancano un vero e proprio cocktail bar in cui i prodotti di casa diventano ingredienti.
LA CULTURA ITALIANA Di tutt’altro avviso Bruno Pilzer, della Distilleria Pilzer in Val di Cembra. “Bisogna riuscire a riportare al centro il prodotto italiano principale, cioè la Grappa”. E’ con queste parole che Bruno esordisce sintetizzando in un secondo un pensiero profondo. Pensiero che sfida le mode in nome della tradizione e della cultura italiana.
“Se non sei italiano non capisci l’Italia” e quindi la grappa diviene sia identità nazionale che strumento per spiegare il nostro paese all’estero. Prodotti di altissimo livello qualitativo. Tanto le grappe da vitigno quanto la grappa blend Delmè ed i distillati di frutta (albicocca e pera che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare).
Non si può parlare di qualità italiana della distillazione senza fare tappa allo stand di Villa Zarri, dove Guido Fini ci guida nell’assaggio della sua linea di Brandy. Nel 16 anni Assemblaggio Tradizionale ritroviamo tutte le note già incontrate nel 10 anni impreziosite da una maggiore balsamicità e da una più marcata tostatura del legno.
Il 23 anni Millesimo 1994 regala note complesse di cera d’api, crema pasticcera ed agrumi canditi. Particolari il 14 anni Millesimo 2002 affinato in botti ex Marsala Florio, che risulta facile e morbido, ed il 18 anni Selezione Tabacco che risulta molto più erbaceo “verde”.
Chiude il 28 anni millesimo 1998, ricco di terziari ma anche di una nota fruttata di fondo che sa di pesca e rimanda, mentalmente, ad alcuni Single Malt nord irlandesi. Impressiona, davanti a brandy tanto ben fatti, la frase di Guido: “Io sono un bambino. Distillo ormai da decenni ma per i tempi di questi prodotti io non ho certo l’esperienza di certe Maison”.
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L’avevamo già incontrato all’edizione 2017 di “Agave Experience”. Oggi, sotto il nostro naso attento, ecco il Tequila Anejo di Patrón. Avete letto bene, “il”, perché “tequila” è maschile e non femminile come invece troppo spesso si sente e si legge.
LA DEGUSTAZIONE Ci incuriosisce subito col suo colore oro antico, limpido ma non brillante. Immediatamente fresco al naso dove la nota erbacea dell’agave si mescola bene con sentori d’agrume. Seguono note dolci di vaniglia, dattero ed uva passa. L’affinamento in legno si fa sentire sul finire del bouquet.
In bocca entra morbido ed equilibrato, 40% ben integrati nel corpo scorrevole. Dolcezza di miele e frutta esotica (melone), forse un ricordo di frutta secca che si sposa ad una nota di caramello. Il finale è affumicato e persistente.
IL TEQUILA PATRON Per il suo prodotto di punta Patròn utilizza sola agave azul (agave blu) coltivata sul altipiano di Jalisco in Messico ed accuratamente selezionata. Una volta cotta a vapore e fermentata è sottoposta a doppia distillazione ed invecchiata per minimo dodici mesi in botti piccole di rovere francese.
Il risultato è ciò che abbiamo nel bicchiere: un distillato “nobile”. Nato non per essere utilizzato in preparazioni e cocktail (dove saprebbe comunque esprimersi meravigliosamente) ma per svelare tutti i suoi profumi se consumato liscio in un bicchiere a tulipano.
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Una giornata imperdibile per mixologist, bartender, operatori e semplici appassionati di cocktails e distillati. E’ Agave Experience, evento svoltosi ai Lambretto Studios di via Arrighetti, a Milano. Non solo degustazioni delle due note acquaviti messicane, Tequila e Mezcal, ma un vero e proprio viaggio alla scoperta delle loro più interessanti sfumature.
Due distillati figli di differenti materie prime e differenti metodi di produzione. Storie e culture in grado di regalare una fotografia completa di un territorio.
LA DEGUSTAZIONE
Un viaggio che inizia da Zignum, uno dei pochi Mezcal invecchiati. Prodotto pensato specificatamente per i mixologist con l’idea di variare il profilo aromatico del distillato, sposandolo con i sentori dei vari cocktail di cui farà parte.
Nei tre assaggi l’idea prende forma. Se lo Joven (bianco, invecchiato in acciaio giusto il tempo di smorzare l’irruenza dell’alcool) è semplice e pulito, poco stratificato al naso ed in bocca, il Reposado (2 mesi in botte) dal colore dorato introduce i sentori legnosi e nell’Anejo (12 mesi botte americana), ambrato, abbiamo l’esplosione delle note vanigliate. Buon prodotto per il bancone di un moderno fashion bar.
Mezcal Amores, giovane produttore artigianale nato nel 2010, presenta due Joven. Il Cupreasa è prodotto nel Guerrero con Agave Sierra, ricco di sentori erbacei e con l’alcool un poco invasivo. L’Espadin è prodotto in Oaxaca dove le agavi sono fatte crescere circa dieci anni prima della raccolta. Altrettanto erbaceo, ma più rotondo del precedente.
Sei prodotti al banco d’assaggio di El Jolgorio. Tutti dall’Oaxaca, ma fatti con 6 agavi specifiche. Espadin, agave semi selvatica che per via della sua veloce maturazione, in genere inferiore ai 10 anni, ed al suo grande formato è la più utilizzata dai Mezcaleros; profumi erbacei, leggeri e sottili, abbastanza pulito al palato. Mexicano è invece un’agave rara che cresce su terreni molto umidi, 10 anni di maturazione anche per lei, ci regala un Mezcal incredibilmente potente e complesso di note fumose e legnose, dalla lunga persistenza.
Tobala è ancor più rara perché predilige l’ombra. Dodici anni di maturazione per ottenere una pianta piccola ma il cui Mezcal è incredibilmente aromatico e floreale nei profumi. Cuixe, agave selvatica che matura minimo 13 anni, difficile da lavorare, genera un Mezcal molto ma molto intenso eppur elegante in cui i sentori variano dall’erbaceo allo speziato.
Madrecuixe, 13 anni minimo anche per lei, a differenza della precedente genera un Mezcal morbido e ricchissimo di sfumature fruttate. Chiudiamo il sestetto con un prodotto particolare e figlio della tradizione, Pechuga. Ottenuto da agave Espadin nella cui fermentazione vengono aggiunte frutta e petto di guajalote (una specie di pollo). Risutato un Mezal fruttato, “piacione” come si dice.
Contraltare di El Jolglorio è Mezcal Del Maguey, portabandiera non della singola tipologia di Ageve ma del Single Village. Anche qui sei i prodotti presentati. Il primo è Vida, naso fruttato e mieloso, al palato è più speziato. Chichicapa è un villaggio di montagna che regala un Mezcal di medio corpo, dal palato agrumato e finale lungo con note mentolate.
San Luis del Rio è speziato al naso, caldo al palato e pulito nel finale. Santo Domingo Albarradas ha note affumicate e di frutta tropicale, palato speziato. Minero, da Santa Catarina Minsa, è delicato e floreale con note di vaniglia, in bocca si percepisce l’affumicatura, ed il finale è agrumato.
Chiude Crema de Mezcal de San Luis del Rio, stesso terroir di quello assaggiato prima ma qui si usa una parte di succo d’agave tostata non fermentata e si effettuano due distillazioni. Profumi fruttati e di tostatura, soprattutto caffè, palato morbido e finale di agrume ed affumicatura.
LE VERTICALI DI TEQUILA Passiamo alla (ops, “al”) Tequila, che ci accoglie con due prodotti commerciali ed immediati. Il primo è Espolon, che oltre alle simpatiche hostess truccate da scheletro, ci propone due release. Blanco, giovanissima e fresca, ottima base cocktail, e Reposato, dal colore dorato scarico e più ricca di profumo.
Il secondo è Sierra Milenario che propone un Blanco “easy”, un Reposado un po’ più ricco, ed il Fumando (blanco in cui la cottura dell’agave è stata forzata per aumentare le note fumose) ognuno abbinato ad una tipologia di sale.
Le due verticali più entusiasmanti però sono quelle di Patron e Casa Noble. Patron presenta Blanco, Reposado e poi su fino all’Anejo che invecchia 12 mesi in botti di rovere bianco francese. Giallo dorato antico scarico, naso complesso in cui ben si distingue l’uso del legno nelle note tostate di nocciola accompagnate da uvetta, dattero ed arancia amara. Bocca morbida con una leggera dolcezza apparente e una bella acidità agrumata. Finale lungo ed affumicato.
Casa Noble è invece un produttore artigianale che esegue ben tre distillazioni per i suoi prodotti. Blanco (qui chiamato Crystal), Reposato ed uno strepitoso Anejo. Due gli anni in botte di quercia francese ed ingredienti selezionati ci regalano sentori complessi di frutta disidratata, spezie e caramello, bella nota di agave affumicata. Palato ricco e setoso. Finale lungo. Difficile tornare indietro dopo averlo assaggiato.
LA STORIA
Per comprendere con esattezza cosa siano “il Tequila” e il Mezcal bisogna necessariamente ricorrere alla storia. Storia che comincia in quel quadro musicale dipinto anche dal canadese Neil Young, nel brano “Cortez the killer” con il conquistatore spagnolo che affronta il mare con galeoni e pistole alla conquista delle Americhe e Montezuma, l’imperatore Azteco che conserva i segreti del suo mondo. Un incontro fra due realtà, ”tecnologia” europea e misteri aztechi: da qui l’origine dei distillati simbolo del Messico.
I sacerdoti Aztechi consumavano abitualmente succo d’agave fermentato per entrare in una sorta di ”trance” necessario per parlare col ”divino” e per sopportare gli scempi che si compivano durante i sacrifici umani nelle loro cerimonie religiose. Si trattava di una sorta di birra d’agave viscosa e biancastra il cui consumo era riservato a sacerdoti e nobili, chiamata ”octili poliqui” e ribattezzata ”pulque” dagli spagnoli.
A seguito della rottura del sistema sociale a caste azteco, da parte dei conquistadores, il ”pulche” si diffuse anche ai ceti più bassi, ma non fui mai apprezzato dagli spagnoli abituati agli eccellenti vini della Rioja e della Ribera del Duero
Per rimediare alla scarsa qualità del pulche gli spagnoli provarono ad applicare lo stesso principio di distillazione applicato ai vini in Europa al fine di ottenere un superalcolico più raffinato e complesso che meglio rispondesse alle loro aspettative di gusto. Nacque così il Mezcal (Metl è il nome indigeno dell’agave).
Nel 1512 venne fondata la città di Tequila nella regione di Jalisco, dove si iniziò a distillare un prodotto con qualità superiore noto come “Mezcal de Tequila”. Ci si accorse, che un particolare cru di agave, l’Agave Azul, che cresceva sull’altipiano della regione di Jalisco dal suolo acido, argilloso e ricco di ferro, dava origine ad un distillato meno ruvido e più strutturato.
Presto si iniziò anche a sperimentare degli invecchiamenti, sfruttando la profonda conoscenza delle tecniche degli spagnoli. Venne poi adottato il solo nome della città per battezzare il prodotto.
Tra alti a bassi la Tequila ebbe il primo disciplinare certificato nel 1794, e nel 1974 la DOC che definì le cinque contee atte alla sua produzione (Nayarit, Guanajuato, Michoacan, Tamaulipas e Jalisco, che da sola ne produce il 90%). Dalle regioni di Oaxaca, Guadalajara, Guerrero, Zacatecas, San Louis Potosi, Durango e Tamaulipas proviene invece il Mezcal, per il quale non si usa l’Agave Azul, ma sono ammesse fino a 30 specie diverse ognuna con una sua caratteristica.
Differenti anche le tecniche di produzione. Sorvolando sulle tecniche di coltivazione, ognuna tipica di una regione, la grande differenza fra Tequila e Mezcal la fa la cottura dell’agave. Per la Tequila avviene in forni in acciaio per non intaccare i ricchi sentori dell’Agave azul. Per il Mezcal avviene in forni di pietra ricavati nel terreno dove il fumo aromatico (spesso generato dalle stesse agavi essiccate) ha un ruolo fondamentale.
Se la Tequila esprime il proprio potenziale prevalentemente ”in verticale”, giocando con gli invecchiamenti, il Mezcal si esprime ”in orizzontale”. Ricercando cioè i vari cru dati dai singoli territori e dalle singole tipologie di agave che crescono bene in un determinato territorio. Se la Tequila se la gioca con l’acciaio e il legno, il Mezcal dialoga col terroir.
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Si tiene a Roma, presso le Officine Farneto di via dei Monti della Farnesina 77, il 17, 18 e 19 giugno 2017 la terza edizione della Roma Cocktail Week, progetto nato dal formatSpirits, ideato e curato da Nufactory in collaborazione con Smash e Woow e con la direzione artistica di Massimo D’Addezio, uno dei più grandi barman italiani. Il programma completo del festival al sito ufficiale www.spiritsevent.com
Un grande evento – il primo grande festival a Roma dedicato alla cultura del bere bene e all’arte della miscelazione – che prevede un’offerta vasta ed eterogenea: sei top cocktail bar, 5 scuole di bartending, oltre 50 drink creati per l’occasione, masterclass e degustazioni, abbinamenti drink-food, sfida tra scuole di bartending, il ‘barman per un giorno’, concerti e dj set fino a notte inoltrata.
LE NOVITA’
Novità di quest’edizione della Roma Cocktail Week sarà la mostra mercato, uno spazio dedicato all’esposizione e vendita al pubblico. Grande attenzione verrà rivolta al ‘bere responsabile’: far crescere la cultura e la conoscenza del ‘saper bere bene’ è infatti uno degli obiettivi della Roma Cocktail Week, evento dedicato al consumatore e rivolto a un pubblico eterogeneo, dai semplici curiosi agli amanti dell’arte della miscelazione di qualità.
Sei tra i migliori cocktail bar e speakeasy di Roma saranno ospitati per la produzione di loro cocktail e creazioni. I relativi Bartender leader, rappresentanti del top della mixology romana, creeranno drink list specifiche per la Roma Cocktail Week e ogni bar sarà specializzato in una linea di prodotto, nell’ottica del ‘tailor made’ e della sperimentazione, dalla vodka al gin, passando per vermouth, tequila e whisky & rum. Ospiti della manifestazione saranno quindi le migliori scuole di Roma per barman professionisti.
NON SOLO COCKTAIL Ad accompagnare la ricca offerta dedicata al beverage, la Roma Cocktail Week presenterà anche un’area food con proposte culinarie studiate per soddisfare per tutti i gusti. La domenica invece è prevista una cena gourmet con una special guest chef di uno dei ristoranti più interessanti di Roma che preparerà in esclusiva per il festival il menù abbinato a una drink list speciale (l’accesso avverrà solo tramite prenotazione).
La gara tra scuole di bartender si svolgerà nel bar centrale della location e sarà una sfidabasata sulla valutazione del comportamento e del modus operandi dei bartenders durante i due giorni. I criteri che guideranno i giudici nelle valutazioni saranno dettati dal rispetto della filosofia di un bar e dei propri barman: il riguardo nei confronti del cliente è al primo posto e il bere responsabile deve guidare gli intenti professionali.
In un’area dedicata sarà possibile, previa prenotazione, diventare ‘Barman per un giorno’, l’occasione per apprendere i segreti del mestiere del bartender in una mezzora di lezione individuale. Sabato 17 e domenica 18 giugno, i professionisti del settore terranno lezioni dedicate alla presentazione di un prodotto scelto e proposto attraverso la preparazione di diversi cocktail.
A differenza di altre masterclass, queste non saranno rivolte unicamente a esperti del settore, ma anche al pubblico meno esperto che potrà degustare i prodotti oggetto della masterclass. La giornata di lunedì 19 giugno, invece, sarà interamente dedicata al trade, realizzata in collaborazione con BlueBlazer, con grandi ospiti internazionali, rivolta solo agli addetti ai lavori, con master al mattino e al pomeriggio forum di approfondimento e una tavola rotonda con tutti gli operatori delle aziende coinvolte.
IL DIRETTORE ARTISTICO Massimo D’Addezio nasce in una famiglia di ristoratori e prosegue sulle stesse orme specializzandosi nell’arte della miscelazione arrivando a gestire un suo locale fino al 2000, quando decide di intraprendere l’avventura dell’apertura dell’Hotel de Russie.
“Un’esperienza di tre anni al massimo”, nei piani originari. Ma il divertimento è stato tanto e tale da farlo rimanere al timone dello Stravinskij Bar per più di tredici anni. Creando un’ambiente cosmopolita e totalmente indirizzato all’internazionalità.
Nel 2006 viene premiato con lo Stravinskij Bar come miglior Hotel Bar d’Europa.Nel 2008 è stato premiato da Havana Club come miglior Bar Manager d’Italia per la guida dei ristoranti dell’Espresso. Nel 2009 riceve a Las Vegas il premio di Virtuoso Travel come Best Hotel Bar in the World. Dal 2005 ad oggi è presente sulla guida dei bar del Gambero Rosso come uno dei migliori barman in Italia. Nel 2014 apre uno nuovo concept bar “Co.So. Cocktail & Social” cocktail bar basato sulla cura della qualità del servizio e sulla scoperta da parte del cliente, di un modo di bere moderno e fuori dagli schemi.
Nel 2016, il suo progetto “Chorus Café” di Roma, partito a gennaio del 2015, entra nella classifica di Condé Nast come uno dei nove migliori bar del mondo. Massimo negli anni si rende protagonista all’interno di Gambero Rosso Channel, della creazione di contenuti televisivi sul mondo degli spirits e della miscelazione, tra questi il programma Spirits – I Maestri del Cocktail.
Partner di promozione del festival sono SMASH e Woow, giovani realtà che in poco tempo sono riuscite ad affermarsi nel panorama musicale e della nightlife romani, godendo di un notevole seguito.
ORARI Sabato 17 giugno – dalle 16.00 alle 04.00 Domenica 18 giugno – dalle 16.00 alle 23.00 Lunedì 19 giugno (brand day – giornata dedicata alle aziende) – dalle 14.00 alle 18.00
PREZZI
Biglietto singolo: 6 euro
Abbonamento per due giorni: 25 euro (comprende anche: 2 cocktail e una consumazione food, non comprende la serata di domenica con djset)
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