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Vini al supermercato

Pinot Nero Sudtirol Alto Adige Doc 2013, Cantina Cortaccia

(5 / 5) Etichetta impegnativa per il pubblico non ‘germanofono’, quella del Blauburgunder Kurtatsch. Per chi mastica solo italiano, aiutano le scritte Pinot Nero (Blau burgunder, appunto) e Cortaccia (Kurtatsch), la cantina produttrice.

Disquisizioni linguistiche e di marketing del vino a parte, quel che conta è il contenuto. E il Blauburgunder Pinot Nero 2013 della cantina Kurtatsch, vale proprio la pena d’essere acquistato e stappato.

Si aggira tra gli 8 e i 9 euro, di fatto, il prezzo di questo prezioso nettare della Doc Sudtirol Alto Adige, sugli scaffali dei supermercati. E questo è il momento perfetto per assaporarne l’evoluzione in bottiglia, a tre anni dalla vendemmia e dall’immissione in vetro.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Pinot Nero Cortaccia 2013 si presenta del tipico rosso rubino. Meno trasparente, tuttavia, rispetto ad altri vini ottenuti dallo stesso vitigno. Al naso i richiami sono quelli attesi: sottobosco, piccoli frutti a bacca rossa e nera. Sentori intensi, fini, decisi ma delicati.

Un naso, dunque, che disegna un palato capace di confermare le attese: le note fruttate si mescolano a una sensazione di velluto che rende piacevole la beva. Alla delicatezza della frutta fa spazio un’acidità piacevole, rinfrescante. E una sapidità percettibile, ma dosata e pacata.

Una volta deglutito, il Pinot Nero 2013 di cantina Cortaccia si rivela lungo, su note  che si fanno vagamente speziate, ad accompagnare i frutti di bosco. Buon vino da meditazione, accompagna al meglio ricchi primi piatti e secondi di carne rossa, alla griglia o arrosto, oltre alla selvaggina e ai formaggi stagionati. La temperatura di servizio deve aggirarsi fra i 16 e i 17 gradi.

LA VINIFICAZIONE
Tra i prodotto di punta della linea “Selection” di Cantina Cortaccia, questo Pinot Nero è ottenuto al 100% dalle omonime uve originarie dalle Borgogna francese, che da oltre un secolo hanno trovato una seconda, accogliente casa nei terreni del Sudtirolo.

In particolare, la zona produttiva si trova nel comune di Montagna, in località Gleno, provincia di Bolzano: uno splendido paesino situato a 500 metri sul livello del mare, ai piedi del Monte Cislon, il cui paesaggio è dominato da vigne e folti boschi. Il terreno è misto sabbioso e argilloso, caratteristiche che in bottiglia si traducono nel giusto compromesso tra una pronta bevibilità del prodotto e una complessità non banale.

La vinificazione del Pinot Nero Cortaccia prevede una fermentazione a temperatura controllata in vasche aperte e un successivo affinamento in legno grande, meno invasivo delle piccole barrique. Cantina Cortaccia conta oggi 190 soci, che coltivano 190 ettari di terreni, dislocati tra i 220 e i 900 metri di altitudine.

Prezzo: 8,90 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Verduno festeggia il Pelaverga a base di musica e street food

Sarà una domenica speciale, in cui Verduno (Cuneo) diventerà la capitale delle Langhe e della grande tradizione enogastronomica piemontese. All’insegna dell’inimitabile “vino degli innamorati”, dai caratteristici sentori fruttati di fragola, floreali e dalle ampie e intense note speziate. Tutti invitati domenica 4 settembre, dalle 11 alle 23, in Piemonte, per la Wine Tasting Experience con 6 diversi Verduno Pelaverga. Sarà consegnato il calice con tasca che consente l’ingresso alla Festa del vino Verduno Pelaverga Doc, con la prima consumazione di vino (posti limitati, info e prenotazione obbligatoria: Mariella 3384070549 – Marcella 3489328892). Un’occasione speciale per celebrare il Verduno Pelaverga DOC, in un evento che anche quest’anno accoglierà stand di street food e numerosissimi eventi collaterali, dedicati alla scoperta del vino e del territorio. La Wine Tasting Experience, assicurano gli organizzatori, sarà “un appuntamento speciale, per i veri appassionati di questo vino straordinario”. A partire dalle ore 12, presso i saloni comunali, avranno la possibilità di degustare una selezione di 6 diverse etichette di Verduno Pelaverga, per ricostruire insieme al docente una storia nata nel 1400, che passa attraverso la leggenda del Beato Sebastiano Valfrè fino al Re Carlo Alberto. Dalla tradizione alla viticultura, dai metodi di coltivazione alla lavorazione in cantina, alle curiosità sugli 11 produttori: una narrazione per conoscere più da vicino questo straordinario vino.

COS’E’ WINE TASTING EXPERIENCE
Sull’esempio delle Ecole Du Vin francesi, gli appuntamenti Wine Tasting Experience vanno oltre la tradizionale degustazione in cantina, classica tappa di ogni enoturista, soprattutto per la possibilità di confrontare etichette di produttori diversi in un unico appuntamento, guidati da esperti del territorio in grado di illustrare ogni segreto dei vini e pronti a soddisfare ogni curiosità: i ‘docenti’ sono infatti produttori, enologi o sommelier d’esperienza, ciascuno con il suo personale punto di vista, dal valore dei profumi in un calice di vino agli abbinamenti fra vino e cibo, fino alle caratteristiche dei vini in rapporto al terroir. Domande dal pubblico, approfondimenti e curiosità, consigli sulla degustazione, vini di produttori sempre diversi: tutti questi elementi rendono le Wine Tasting Experience un modo nuovo per avvicinarsi alla conoscenza dei vini, oltre a rappresentare un’occasione unica per approfondire i dettagli della produzione del territorio di Langhe e Roero. Per rendere sempre più esperienziali le Wine Tasting Experience e coinvolgere direttamente i partecipanti, i docenti utilizzeranno un video di supporto, ricco di infografiche e mappe interattive.

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Calici di Stelle 2016: bilancio da 1 milione di wine lovers

Cultura del vino e territori sempre più nel segno dell’enoturismo con Calici di Stelle (6-14 agosto in tutta Italia), la kermesse estiva del Movimento Turismo Vino organizzata in collaborazione con Città del Vino che oggi chiude con un bilancio più che positivo, malgrado le nuvole e la pioggia di alcuni giorni, e con il pieno di visitatori che hanno brindato alle stelle tra tasting e proposte all’insegna di arte, musica e astronomia. Oltre un milione i turisti, anche stranieri (pari a circa il 20%), stimati nelle centinaia di comuni e cantine sparsi per lo Stivale, mentre sono state 160 mila le bottiglie stappate durante tutta la manifestazione. Un’occasione per scoprire l’universo vino a diretto contatto con i produttori, ma anche per vivere il fascino dei vigneti e dei centri storici del Paese nelle notti più suggestive dell’anno. “La valorizzazione dei nostri territori vitivinicoli – dichiara Carlo Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo Vino – è l’obiettivo principale di questa manifestazione. Da anni il Movimento Turismo Vino e Città del Vino, infatti, stanno lavorando insieme per sviluppare e far comprendere il valore promozionale di Calici di Stelle che passa attraverso proposte di qualità e un dialogo costante tra i diversi attori dei territori. E il turista, attento anche in questa occasione, ne ha avuto la dimostrazione grazie a eventi mai banalmente legati al bere, ma mirati alla conoscenza della ricchezza culturale dei centri storici e delle produzioni che rendono unica tutta l’Italia del vino”.

“Oltre 150 città del vino coinvolte, migliaia di persone che hanno invaso piazze e centri storici – dichiara Floriano Zambon, presidente di Città del Vino  – questo è sicuramente il dato più bello di una festa che ogni anno cresce e migliora. Non solo degustazioni, ma anche momenti di incontro e riflessione su alcuni temi importanti hanno caratterizzato le varie iniziative, insieme a spettacoli e avvenimenti culturali. Insomma, abbiamo dimostrato ancora una volta che il vino è cultura e che i nostri territori possono continuare a crescere nella qualità dell’offerta enoturistica rafforzando la collaborazione tra la nostra Associazione e il Movimento Turismo del Vino”.

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Torna ”Vino naturalmente Vino”, la rassegna dei vini naturali a Chiavari

Pochi giorni alla consueta manifestazione ”Vino naturalmente Vino” che ogni anno attira sempre più winelovers amanti del bio, biodinamico e dei vini naturali nella splendida cornice ligure di ChiavariOrganizzato da Biowine, l’evento giunto alla 7^ Edizione, si svolgerà domenica 15 maggio dalle 11.30 alle 19.30, nell’ormai consueta location dei giardini della settecentesca Villa Rocca, nel cuore del centro storico chiavarese. Durante l’intera giornata si potranno assaporare oltre centocinquanta etichette provenienti da gran parte delle regioni italiane, dal Piemonte alla Sicilia.  Un vero e proprio tour attraverso le cantine di tutto lo stivale, per ascoltare dalla viva voce di chi la produce segreti ed abbinamenti gastronomici di ogni singola bottiglia. Quattro saranno le aziende liguri presenti alla rassegna ed altrettante quelle provenienti dall’estero.Tutte aziende agricole biologiche, guidate da un’unica filosofia naturale. Tra esse anche micro produzioni come la Cantina Stillo che sugli altipiani della Sila in Calabria, produce ogni anno non più di 2300 bottiglie di pregiato Sileno Igp.  Per degustare i vini esposti, si potrà acquistare all’ingresso della rassegna, un calice di cristallo che rimarrà al visitatore come ricordo dell’evento e che funzionerà da passe-partout per sorseggiare bianchi, rossi, rosati, passiti e spumanti. Come sempre una festa per appassionati e non. Manifestazione pionieristica in Liguria, “Vino Naturalmente Vino” è cresciuta negli anni assieme alla consapevolezza collettiva del bere in modo del tutto genuino.Mentre sempre più persone si avvicinano al mondo del vino biologico e biodinamico, altrettanto numerosi sono gli eventi nati negli ultimi anni che proprio dall’esperienza di VNV hanno tratto ispirazione.

Elenco Produttori:

-Liguria

Rondelli

San Nicola

San Sebastiano

Zangani

-Piemonte

Aimasso

Ca ‘Richeta

Cascina Gentile

Castello di Grillano

Daglio

Forteto della Luja

Ilaria Salvetti

Ivaldi

La Colombera

Rocca Rondinaria

Rocco di Carpeneto

-Lombardia

Arcari e Danesi

Cortefusia

Dal Verme

Solo Uva

Tenuta Belvedere

-Veneto

Bellese Vini

Davide Vignato

La Dama

-Emilia Romagna

Borri Graziella

Cordani Marco

-Toscana

Lenzini

Paolo Marchionni a Vigliano

-Umbria

Hearth of Italy

Raina

Roccafiore

-Lazio

Il Vinco

-Campania

Luigi Maffini

-Calabria

Stillo

-Sicilia

Adamo

Etnella

Gulfi

Banchi assaggi e distribuzioni:

Champagne Geoffroy (Champagne) – Vincent Pinard (Loira) – Azzarri – New Deal – Co.Vi.Bio – Les Caves de Pyrene – Storie di Vite

Fuori Concorso:

Banco Kippis

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Vulcanei 2016: il 21-22 Maggio un ”eruzione” di vini al Castello del Catajo

I terreni vulcanici sono tra i migliori per la produzione del vino, capaci di regalare vini unici e di grande personalità, grazie alla presenza nel suolo di minerali in grado di trasferire alle vite sostanze importanti. Diverse le aree Doc italiane che possono vantare origini ”vulcaniche” tant’è che nel 2012 è nata addirittura un’associazone, ”Volcanic ”Wine”, dall’accordo tra Consorzio del Soave, Consorzi di Etna e Campi Flegrei, di Gambellara, del Bianco di Pitigliano, del Lessini Durello e dei Colli Euganei allo scopo di promuovere i vini bianchi da suolo magmatico. Diversi sono stati in passato gli appuntamenti nell’ambito del progetto di promozione di ”Volcanic Wines”, in Italia e all’estero e per, tutti i winelovers, il prossimo evento è previsto per il 21-22 Maggio a Battaglia Terme, in provincia di Padova. Un banco di assaggio con oltre 50 vini di suoli vulcanici sarà allestito nella suggestiva location del Castello del Catajo, Una delle più belle dimore europee, un monumentale edificio ricco di storia, fascino e leggende, costruito a partire dal XVI secolo da Pio Enea I degli Obizzi ,dimora unica nel suo genere che nel tempo è stata villa principesca, alloggio militare, cenacolo letterario e reggia imperiale. In degustazione vini dei territori dei Campi Flegrei – Colli Euganei – Etna – Frascati – Gambellara – Ischia – Lessini – Mogoro – Orvieto – Pantelleria – Pitigliano e Sovana – Soave – Tuscia – Vesuvio – Vulture, ma anche ospiti d’Oltralpe come Naturgarten Kaiserstuhl dalla Germania e Parc naturel régional des Volcans d’Auvergne direttamente dalla Francia. Il banco d’assaggio aprirà sabato dalle 15:30 alle 22:30 e domenica 22 Maggio dalle ore 10:30 alle 19:30. Per tutta la durata dell’evento saranno presenti con prodotti gastronomici numerosi produttori dell’area euganea tra cui alcuni presìdi Slow Food e altre rarità. Un originalissimo coffee corner completerà l’offerta. Laboratori di degustazioni guidati da un esperto daranno modo di scoprire e approfondire alcuni vini vulcanici locali, nazionali ed europei, per un confronto appassionante. Il biglietto di ingresso per il pubblico, acquistato in loco, è di 14 euro e comprende: calice e bisaccia, degustazione di tutti i vini, panificati e acqua, accesso al Giardino dei Giganti, accesso alla Sala della Pallacorda che accoglie vignaioli italiani e stranieri, accesso al portico adiacente la Sala della Pallacorda che ospita i produttori euganei ed accesso al Giardino delle Delizie e alla Grande Peschiera, oltre alla possibilità di visitare il Piano Nobile del Castello al prezzo scontato di 4 euro.

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Approfondimenti news

Luglio con le star del vino e della musica: a Barolo il festival agrirock Collisioni 2016

Dopo il clamoroso successo di pubblico e stampa delle edizioni passate, con oltre 4 mila partecipanti unici alle singole degustazioni, il Progetto Vino di Collisioni torna anche quest’anno con una formula potenziata, portando da 15 a 50 i critici internazionali, gli importatori, i buyer, e i produttori stranieri impegnati nei gemellaggi che prenderanno parte all’edizione di quest’anno. Collisioni 2016 si conferma così il festival agri-rock di letteratura e musica più atteso in Italia: l’appuntamento è dal 15 al 18 luglio a Barolo, mecca del vino italiano, nel magnifico paesaggio delle Langhe piemontesi, patrimonio Unesco e palcoscenico naturale per ospitare nelle sue piazze musica, incontri, dialoghi con premi Nobel. Ma anche star della musica italiana e internazionale, in un’atmosfera informale di confronto e crossover tra le arti in dialoghi che vedono protagonisti scrittori, filosofi ma anche musicisti che normalmente siamo abituati ad ascoltare allo stadio. E che a Barolo prenderanno la parola in veste di narratori e di poeti, per indagare insieme la genesi e le influenze letterarie che hanno contribuito alla creazione delle grandi canzoni. Interverranno così artisti del calibro di Marco Mengoni, Mika, Negramaro e molti altri (+39.389.29.85.454, prevendita su Ticketone, Piemonteticket, Ciaoticket e nei punti vendita di Collisioni).
IL PROGETTO VINO DI COLLISIONI
Sono tre le anime che hanno decretato il successo internazionale di Collisioni, primo festival agri rock d’Europa: i grandi mostri sacri della musica mondiale come Elton John, i premi Nobel e le leggende viventi della letteratura, del giornalismo e del cinema, ma anche le grandi star del mondo del vino. La centralità dei grandi prodotti dell’enogastronomia italiana è un elemento essenziale dell’anima e dello spirito di Collisioni e si rinnova a ogni edizione grazie al Progetto Vino. Una serie di convegni, interviste, degustazioni e visite in azienda con i più importanti professionisti del vino a livello internazionale. Un programma di incontri, seminari e tasting che da un lato avvicina i grandi vini italiani e stranieri alle decine di migliaia di wine lovers presenti ogni anno all’evento, dall’altro permette ai produttori di presentare le proprie eccellenze agli esperti di tutto il mondo in degustazioni professionali private. Un panel di ospiti che raggiungeranno il Piemonte da tutto il mondo nei giorni del festival: oltre 80 esperti, sommelier di grandissimi ristoranti stellati italiani e internazionali, giornalisti, opinion leader, responsabili di catene di hotel di importanti mercati esteri, grandi collezionisti, esperti di marketing enogastronomico e di enoturismo. La scelta degli invitati rappresenta la vera cifra stilistica di Collisioni e del Progetto, perché caratterizza in modo inequivocabile la qualità e lo stile della manifestazione. Una rosa di esperti di esclusivo e di assoluto prestigio che nasce su espresso invito di Ian D’Agata, direttore creativo del Progetto Vino, che insieme a Filippo Taricco, direttore artistico di Collisioni, ha voluto realizzare fin dagli esordi un appuntamento caratterizzato da esperti di grande richiamo conosciuti in tutto il mondo.
D’Agata, premiato in autunno con il Louis Roederer International Wine Awards Book of the Year 2015 per il suo Native Wine Grapes of Italy – mai assegnato prima a un Italiano – Contributing Editor di Decanter e Staff Writer di Vinous, nonché direttore scientifico della Vinitaly International Academy, interrogato in merito alla nuova edizione di Collisioni, lascia trapelare sul sito ufficiale della manifestazione alcune indiscrezioni. Confermata la presenza a Collisioni 2016, fra gli altri, di Jeffrey Porter (USA), Wine Director dei circa 20 ristoranti Batali& Bastianich negli Stati Uniti e Keith Goldston (USA), Master Sommelier e Wine Director del Capella Hotel a Washington, DC., Anna Rönngren (Svezia),sommelière stellata del ristorante Frantzén e docente presso la Restaurangakademien. Bryant Mao (Canada), Chief Sommelier del ristorante Hawksworth, miglior Sommelier in British Columbia nel 2015. Leonid Sternik (Russia), miglior sommelier russo nel 2006 e proprietario del ristorante Vincent a San Pietroburgo e Elin McCoy (USA), responsabile della rubrica dedicata a wine&spirits per Bloomberg Markets, il cui proprietario sta decidendo se candidarsi o meno alla presidenza USA. E ancora, Jay Hutchinson (USA), sommelier del ristorante Ai Fiori, New York, Roberto Dante Martella (Canada),proprietario del ristorante Grano a Toronto, Beatriz Machado (Portogallo), sommèliere presso The Yeatman, Relais & Chateaux a Porto, “Best of Award of Excellence” wine list di Wine Spectator. Bernardo Silveira M. Pinto (Brasile),importatore di vino, Chris Horn (USA), Wine Director del Purple Café di Seattle, Madeleine Stenwreth (Svezia), Master of Wine. Anche quest’anno, inoltre, è confermata la presenza di esperti dall’estremo Oriente, tra cui, Dorian Tang (Cina), National Education Manager, ASC Fine Wines e Ying Guo (Cina), capo sommelier del Four Seasons a Shanghai.
LE DEGUSTAZIONI

“Sono tanti i giornalisti e i sommelier che mi chiedono ogni anno di intervenire – ammette D’Agata – naturalmente devo operare un’attenta selezione. Quello che mi preme maggiormente è portare nel parterre di Collisioni solo chi realmente decide ogni giorno le sorti dei vini italiani nei mercati consolidati e in quelli emergenti. Soltanto così questo progetto rappresenta un’opportunità di crescita concreta e contribuisce a diffondere nel mondo il meglio dei nostri prodotti”. Ecco dunque critici, esperti del mercato, sommelier che potranno interagire direttamente nelle degustazioni guidate con i partner del festival, nei quattro spazi dedicati all’approfondimento della cultura enogastronomica: il Tempio dell’Enoturista di Barolo, l’Enoteca Regionale, la Tasting Room.

Degustazioni e incontri dedicati alle etichette e le denominazioni, brevi seminari aperti al pubblico nazionale e internazionale di Collisioni per imparare a degustare e a riconoscere i grandi vini con la guida di produttori ed esperti internazionali, incontri promossi nei mesi precedenti al festival sui canali media e social di Collisioni, che lo scorso anno hanno registrato il sold out di prenotazioni prima ancora dell’inizio dell’evento. “Sono felice di aver contribuito a creare un progetto culturale sul vino che punta ad essere di assoluto prestigio e di ampio respiro internazionale – commenta ancora Ian D’Agata -. Collisioni è un festival eccezionale che riesce come nient’altro in Italia a mettere insieme artisti di valore unico conosciuti in tutto il mondo quali Sting, Mark Knopfler e premi Nobel per la letteratura, come Herta Muller o Vidia Naipaul utilizzando la cultura e lo spettacolo come strumenti per la promozione dei prodotti enogastronomici di tutte le regioni italiane in patria e all’estero. Nel pensare e costruire il programma – reso possibile grazie alla collaborazione delle tante realtà regionali e consorzi di tutela italiani che da anni sostengono il festival – ho cercato di rispondere a una doppia esigenza: da un lato invitare alcuni dei più autorevoli critici vinicoli e giornalisti al mondo, per creare una consuetudine tra la scena internazionale della critica vinicola, i produttori, i consorzi di tutta Italia e i loro vini. Dall’altra – conclude D’Agata – creare panel di degustazioni e incontri di carattere didattico che fossero comprensibili a un vasto pubblico. Incontri dinamici e accattivanti per non deludere le migliaia di appassionati che ogni anno da tutta Italia e dall’estero vengono a Collisioni anche per scoprire i grandi vini italiani e imparare a degustarli”.

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visite in cantina

I Nervi del Gattinara Docg: tour all’azienda vitivinicola “norvegese”

Ci sono storie di vino che passano pressoché indenni cataclismi e sfortune. Sino ad arrivare ai giorni nostri. Una di queste vede come teatro Gattinara. Poco più di 8 mila anime, in provincia di Vercelli. Siamo in Valsesia, alle pendici del Monte Rosa. In un piccolo Comune che dà anche il nome a un prestigioso vino ottenuto da uve Nebbiolo, il Gattinara Docg. Interprete storico di questo antico vitigno è la cantina Nervi. Ad accoglierci Claudia, che si occupa della parte logistica e anche delle visite. Mentre scendiamo nella parte storica dell’edificio, Claudia racconta che in Piemonte sono molto famose le Langhe, con Barolo e Barbaresco. Ma che non tutti sanno che anche in questa parte di Piemonte si producono degli ottimi vini. Non a caso la Cantina Sociale più antica d’Italia si trova ad Oleggio, Novara. Claudia spiega che Gattinara è da sempre una zona vocata alla viticoltura. Il suo passato è costellato da cataclismi, come una terribile grandinata, l’11 agosto 1905. Spazzò via tutto, viti comprese. I viticultori dell’epoca dovettero attendere almeno tre anni per cominciare a vedere il frutto del loro nuovo sacrificio. Fu proprio l’anno successivo a questo disastro, nel 1906, che Luigi Nervi costituì la Cantina. La parte più vecchia della cantina è quella da cui comincia il nostro tour. La parte storica dunque. Dove vasi vinari appartenenti a diverse epoche, tini tronco-conici, vasche in cemento del 900, convivono con le moderne vasche in acciaio installate nella parte più recente della cantina, ognuna destinata a produzione e invecchiamento di un particolare vino. Delle famiglia Nervi, tuttavia, non resta più nessuno dal 1975. Una storia complicata quella di questa cantina del Vercellese.

PASSATO E PRESENTE

Luigi Nervi ha avuto un solo figlio, Italo, morto prematuramente all’età di 62 anni, senza eredi. Italo ha lasciato l’azienda ai suoi dipendenti, che l’hanno portata avanti per circa 15 anni. Ma che purtroppo non hanno avuto la forza economica di fare gli investimenti necessari. La proprietà, nel 1991, passa così a Sitindustrie, azienda leader nel settore dell’acciaio. Per questioni economiche, anche Sitindustrie, nel 2007, ha dovuto vendere parte dei suoi rami d’azienda. Tra cui proprio Nervi, che era il suo fiore all’occhiello.

Nel 2010 la proprietà è finita in mano a quattro norvegesi, personaggi di spicco del mondo dell’alta finanza. Tutti tranne uno, importatore di vini che è anche proprietario di due cantine in Francia. In Norvegia, ci spiega Claudia, “il vino è un culto”. Ragion per cui i proprietari hanno voluto lasciare tutto com’era a Nervi. Rispettosi dello stile e dei dipendenti. L’enologo ha 52 anni: la sua avventura è cominciata qui, quando ne aveva solo venti. Merito dei norvegesi quello di introdurre nuove sperimentazioni, in particolare sui rosati e sull’utilizzo delle botti. Si è cercato di ricostruire la storia della Cantina e del Gattinara, finita per sbiadirsi nel tempo, tra tutti i passaggi societari. A Gattinara sono 13 le aziende operative per un totale di 104 ettari. E Nervi è una delle più grandi, con i suoi 30 ettari.

Oggi produce circa 140 mila bottiglie annue di cui 40 mila di rosato di Nebbiolo che va fortissimo in Norvegia. Da solo, il Paese del Nord Europa assorbe circa 20 mila bottiglie. In Europa la Norvegia è non a caso il primo mercato di Nervi. Seguono Francia Inghilterra, Belgio Germania, Svizzera, ma anche Australia, Giappone, Stati Unit. In Italia Nervi distribuisce in Horeca e una parte irrisoria, circa 3 mila bottiglie, finisce in grande distribuzione organizzata. Con una delle loro etichette storiche, quella del Cardinale, principalmente presente sugli scaffali Coop e Ipercoop di Piemonte e parte della Lombardia. Ma ogni dirigente ha i suoi vezzi e l’amministratore delegato attuale ha fortemente voluto adibire una stanza della cantina a Museo. Claudia lo definisce “improvvisato”, perché hanno comprato in blocco le bottiglie da un’enoteca a San Giulio. L’idea era quella di vedere l’evoluzione delle etichette e della denominazione stessa: sono esposte tantissime annate. Luigi Nervi ha richiesto la Doc nel 1967, l’anno successivo al Barolo, mentre la Docg invece è recentissima (1999). Tra le etichette notiamo “Riserva del titolare”, prodotta fino agli anni 70. Poi, quando la legge lo ha consentito, Italo Nervi ha deciso di etichettare con il nome dei cru che a Gattinara sono veramente storici, alcuni citati nel 1200 come il Valferana. Sono presenti anche vecchie bottiglie della linea del Cardinale, quella attualmente in grande distribuzione. Raffigurano il cancelliere Mercurino d’Arborio di Gattinara, che fu Gran Cancelliere alla corte di Carlo V di Spagna nel XVI secolo. Si dice infatti anche che “Spanna”, nome locale affibbiato al Nebbiolo, derivi da Spagna.

LA CANTINA

Nei vari locali ritroviamo stanze con botti di diverse dimensioni e diverse provenienze, alcune enormi, capaci di contenere 7600 litri. Tonneau a media tostatura che però non hanno convinto la proprietà, rilasciano troppi tannini gallici e sentori vanigliati che non vogliono nel loro prodotto. Vasche di cemento che, spiega Claudia, hanno dei grossi vantaggi a differenza dell’acciaio: “Il cemento è microporoso, rivestito da una speciale resina che consente comunque una micro ossigenazione. Il vino non si ossida ed il prodotto è molto sano e pulito”. Negli anni Ottanta molte cantine si sono convertite all’acciaio, le vasche di cemento sono state sostituite e anche Nervi ha seguito questa linea, ma alcune sono rimaste in quanto incastonate nell’edificio come colonne portanti. L’alternativa, scherza Claudia, “sarebbe stata quella di abbattere l’edificio, invece sono rimaste e sono addirittura utilizzate”. Poi ci accompagna nella vasta zona logistica, le bottiglie sono adagiate su placche che Claudia benedice, con i cestelli era un disastro quando se ne rompeva qualcuna: “Sono una grande invenzione – spiega – possono supportare fino a 5 bancali sovrapposti”. Risaliamo nella zona moderna dove ci sono vasche d’acciao a temperatura controllata utilizzate principalmente per il Gattinara base, i rosati e Coste della Sesia. I cru vanno tutti in legno, anche se tutto il Gattinara fa comunque legno. “Il Cardinale destinato alla grande distribuzione – spiega Claudia – non è un prodotto di serie B, è solo una questione di etichette”. Ci spostiamo dunque verso la sala degustazioni, attigua a un altro locale adibito a museo. Qui è possibile vedere le foto dei vigneti, in particolare Molsino e Valferana. Ci sono scatti risalenti al periodo antecedente la grandinata del 1905, quando a Gattinara era tutto vitato: 600 ettari contro i 104 attuali. E poi foto della famiglia Nervi. E una vetrinetta con bottiglie particolari di Gattinara. Claudia ci mostra un fiaschetto che a noi sembra quello del Chianti , ma che qui hanno scoperto fosse in uso per il Gattinara. Una vecchia bottiglia di un vino volutamente “Nebiolo”, un Gattinara del 1964 comprato sfuso e imbottigliato dai Marchesi di Barolo e una mappa catastale dei vigneti di Gattinara scoperta recentemente, che risale al periodo Napoleonico. Gattinara faceva parte dell’impero francese, stupefacente osservarne i dettagli, considerato che all’epoca non esistevano satelliti.

LA NOSTRA DEGUSTAZIONE

Il primo prodotto che vogliamo degustare è il rosato di Nebbiolo. Il tappo è a vite, ci lascia un po’ perplessi, ma Claudia sostiene con fermezza che in Norvegia è un must. L’etichetta è molto particolare, disegnata appositamente da un artista norvegese, anche se è stata molto criticata perché considerata triste e lugubre. Sempre parlando di rosati, Claudia spiega che il Nebbiolo si presta molto ad essere così vinificato, cosa che fanno anche i vicini di Ghemme e Boca, con ottimi risultati. Il prodotto è molto fresco, da bere giovane, il colore è molto chiaro perché il contatto sulle bucce è volutamente breve. Il Gattinara invece è un prodotto completamente diverso. Si presta molto all’invecchiamento, ma non va confuso con il Barolo. Va apprezzato per la sua tipicità, anche perché qui ci sono cloni leggermente diversi. Tra le annate che degustiamo, 2010 e 2011, notiamo leggere differenze di colore. “Dipende molto dalle annate – evidenzia Claudia – e addirittura dai vitigni, tra Molsino e Valferana ci sono grosse differenze, hanno differenti esposizione”. Le vigne sono relativamente giovani, hanno tra i trenta e i quarant’anni, e i terreni sono un mix di argilloso per il 25 per cento. Poi porfidi di origine vulcanica, di colore rossiccio molto carico di ferro: Molsino è più granitico, Valferana più raffinato. E le caratteristiche del terroir si sentono tutte nel calice. La nostra visita si conclude e lascia domande irrisolte. Chissà cosa sarebbe accaduto se la famiglia Nervi fosse stata ancora in vita? Chissà se Italo Nervi, con un nome così patriottico, avrebbe mai potuto immaginare un futuro norvegese per la sua azienda?

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Vino, poco ma buono: consumi dimezzati in Italia in 30 anni. Cresce l’enoturismo

Dallo scandalo del metanolo ad oggi i consumi di vino degli italiani si sono praticamente dimezzati passando dai 68 litri per persona all’anno del 1986 agli attuali 37 litri che rappresentano il minimo storico dall’Unità d’Italia nel 1861. E’ quanto affermano la Coldiretti e la Fondazione Symbola sulla base del Dossier ‘Accadde domani. A 30 anni dal metanolo il vino e il made in Italy verso la qualità’. Il risultato è che la quantità di vino Made in Italy
consumato all’interno dei confini nazionali è risultata addirittura inferiore a quella nel resto del mondo. In Italia si beve meno, ma si beve meglio con il vino che si è affermato nel tempo come l’espressione di uno stile di vita “lento” attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi in alternativa agli eccessi. In Italia si stima la presenza di 35mila sommelier, ma un numero crescente di giovani ci tiene ad essere informato sulle caratteristiche dei vini e cresce tra le nuove generazioni la cultura della degustazione consapevole con la proliferazione di wine bar e un vero boom dell’enoturismo, dalle strade alle città del vino, che è una realtà consistente in Italia dal 1994, quando intorno a “Cantine aperte” nacque un movimento che oggi registra circa 3 milioni di turisti l’anno, per un giro d’affari che si attesta intorno ai 4 miliardi.

I NUMERI

Il 73% dei consumatori di vino lo bevono in casa, prevalentemente durante i pasti, apprezzando in otto casi su dieci più il vino rosso rispetto al bianco o alle bollicine che invece sono preferiti da chi lo consuma fuori casa per il 62%, secondo una recente indagine dell’Osservatorio vino dalla quale emerge che cresceranno di oltre l’8% i consumi di vino al ristorante nei prossimi due anni, per lo più al bicchiere, dove avranno la meglio le etichette locali o regionali per il 94,5% dei consumatori. Il vero cambiamento rispetto al passato si registra infatti nelle scelte di consumo con i vini del territorio che fanno registrare i maggiori incrementi della domanda a livello nazionale dove, a fronte di una stagnazione dei consumi, è boom per gli acquisti di vini autoctoni dal Pecorino al Pignoletto, dalla Falanghina al Negroamaro. Nel tempo della globalizzazione gli italiani bevono locale con il vino a “chilometri zero” che è il preferito nelle scelte di acquisto in quasi tutte le realtà regionali.

L’ENOTURISMO
La domanda sostenuta di vini di produzione locale ha spinto la nascita a livello regionale di numerose realtà per favorirne la conoscenza, la degustazione e l’acquisto. Sono molte le aziende vitivinicole che aprono regolarmente o in speciali occasioni le porte ai visitatori per far conoscere la propria attività con i metodi di produzioni dal vigneto alla cantina. Sono oltre 1000 i produttori di vino certificati che fanno parte della rete di vendita diretta di Campagna Amica attraverso punti vendita e mercati degli agricoltori dove vengono offerti vini locali a chilometri zero.

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degustati da noi vini#02 visite in cantina

Oltrepò Pavese, viaggio nel tempio del Bonarda fermo dell’Azienda Agricola Vitivinicola Bagnoli

La signora Luisa esce di casa con un golfino di lana sulle spalle. “Comincia a far davvero freddo”, constata facendosi ancora più piccola, nello stringersi il collo fin dentro le clavicole. In effetti, quella di sabato notte, 21 novembre, è stata la prima timida nevicata sulle colline dell’Oltrepò Pavese. Una spruzzata che domenica pomeriggio imbianca ancora, qua e là, il circondario di San Damiano Al Colle. Regalando a questo paesino di 800 anime della provincia di Pavia posato delicatamente su una collina al confine con Piacenza, un’atmosfera ancora più magica. Col Sole negli occhi, la signora Luisa guarda a destra e a sinistra. Attraversa la strada. E citofona al figlio: “Ti cercano, scendi”. Luigi arriva dopo cinque minuti. Breve scambio di saluti e decidiamo di darci subito del tu, mentre entriamo nella cantina dell’Azienda Agricola Vitivinicola Bagnoli. Di cartelli che indicano l’attività di via Cascina Nuova 7, non ce ne sono sul tragitto. “E’ una nostra scelta – precisa Luigi Bagnoli – dal momento che non vogliamo che entri chiunque, specialmente durante l’estate, quando questa strada è molto battuta dai ciclisti. Chi viene qua, è perché già conosce i nostri vini”. Centro. Avete mai provato un Bonarda senza ‘spuma’, fermo? Un Bonarda da 14 gradi che, dell’originale, conserva la facilità di beva e la piacevolezza degli aromi, ma con tannini ben più evidenti e sentori che richiamano grandi vini passati in barrique? Ebbene, vinialsupermercato.it si trova all’Azienda Agricola Vitivinicola Bagnoli per questo.

BONARDA FERMO IL GIUBELLINO
Si chiama Giubellino ed è il Bonarda fermo da 14 gradi degustato quasi per caso a Mortara (PV), in occasione di un pranzo all’Agriturismo “La Gambarina” di Gianluca Gallina. Uno dei vini “top” della Bagnoli, che serve “per scelta solo l’alta ristorazione e i negozi di gastronomia di alto livello”. Giubellino, di fatto, è molto più di un Bonarda. “E’ il nome di una vigna particolarissima – spiega Luigi Bagnoli – che abbiamo acquistato e vitato negli anni Ottanta. A differenza dei due appezzamenti che la circondano, questa era in precedenza occupata solamente da alberi di ciliegio. Li abbiamo estirpati, lasciando nel terreno migliaia e migliaia di radici, che ancora oggi condizionano in modo unico i profumi elaborati dalla pianta di vite. Per questo Il Giubellino è un Bonarda irripetibile, sotto tutti i punti di vista, con un terreno che imprime un’impronta unica e inconfondibile in ogni annata prodotta”. La raccolta delle uve della vigna Giubellino è lasciata per ultima all’interno dei 21 ettari totali della Bagnoli, situati a un’altitudine che varia tra i 210 e i 260 metri slm. Viene spinta così al limite la maturazione sulla pianta, per consentire la successiva estrazione in cantina di aromi fruttati e, assieme, di un’eleganza impareggiabile, anche grazie a una lenta macerazione delle bucce a temperatura controllata e soprattutto a diversi délestage, al raggiungimento dei due terzi della fermentazione. Nel calice, questo Bonarda (annata 2012) scorre denso e regala note di frutti di bosco in un sottofondo di vaniglia e cannella. In bocca è corposo, grasso, di frutta di bosco che sembra d’assaporare in macedonia più che bere. In un concerto tannico evidente ma che si equilibra alla perfezione con l’armonia delle note speziate, di vaniglia e mentuccia. E’ l’accompagnamento perfetto per i piatti dicarne della tradizione Pavese, come i bolliti, ma anche per brasati, selvaggina, formaggi stagionati e carne rossa in generale. Ma se Giubellino è il re dei vini rossi dell’Azienda Agricola Vitivinicola Bagnoli, Luna Blu è certamente la sua regina bianca.

LUNA BLU
Si tratta di un Riesling Igt, che non sembra Riesling. Non scherziamo: in bocca e al naso ricorda più uno Chardonnay, o un Sauvignon. “La prima vendemmia di Luna Blu – dichiara fiero Luigi – è avvenuta nel 2003. Ogni anno, da allora, ci sorprendiamo per il risultato eccezionale che riusciamo a ottenere”. Il terreno vitato da cui nasce Luna Blu, guarda caso, è un’altra scommessa vinta da Luigi e da suo fratello Fausto con Madre Natura. Si tratta di una vigna in precedenza vitata a Barbera. “Una Barbera che dava risultati ormai abominevoli – spiega Luigi – che quindi abbiamo deciso di estirpare, piantando Riesling. Nel 2003 Luna Blu vantava 13,5 gradi. La produzione 2014 si è assestata sui 12”. E Luna Blu finisce spesso sold-out. La vinificazione avviene in bianco, con macerazione iniziale per alcune ore delle uve ancora integre, in ambiente inerte (azoto), in pressa a membrana. Il mosto ottenuto, dopo essere stato defecato e illimpidito tramite abbattimento termico, inizia a fermentare in autoclave. “Io utilizzo una tecnica poco usata in Italia – spiega Luigi Bagnoli – perché rischiosa. È quella della fermentazione a temperatura e pressione controllata. Questo consente di evitare la dispersione degli aromi primari e mi permette di arrivare a vino finito con un’intensità aromatica notevole. Poi si procede con i normali travasi, sempre in ambiente inertizzato per poi arrivare alla fase dell’imbottigliamento”. Un procedimento che permette di assaporare in questo Riesling aromi freschissimi anche a distanza di oltre un anno dall’imbottigliamento, come nell’annata 2013 da noi degustata. Dunque, re rosso e regina bianca. Non manca nulla alla Bagnoli. Neppure una storia da raccontare.

DAL VINO SFUSO AL CONSUMO D’ELITE
Fino alla fine degli anni Ottanta questo piccolo gioiello incastonato nell’Oltrepò Pavese soddisfaceva appena il sostentamento di Ugo Bagnoli, della moglie Luisa e dei due figli Luigi e Fausto. E se oggi il giro d’affari si assesta su cifre considerevoli (250 mila bottiglie l’anno), lo si deve alla disubbidienza ostinata dei due figli d’arte agli inviti di papà Ugo e mamma Luisa. “I nostri genitori – ammette Luigi Bagnoli – sognavano un futuro a Milano per noi. Volevano che ci laureassimo e che abbandonassimo questo duro lavoro, anche se sono sicuro che oggi, in cuor loro, sono contenti di quello che abbiamo costruito”. Luigi, 47 anni, ragioniere diplomato, e il fratello Fausto, 53 anni, laureato in Economia e Commercio, sul finire degli anni Ottanta si guardano in faccia e capiscono di avere “molto potenziale tra le mani, senza sapere bene come gestirlo”. Innanzitutto viene eliminata la stalla e raddoppiata la superficie vitata, grazie all’acquisizione di terreni e soprattutto alla riconversione in vite di alcuni appezzamenti già di proprietà. “Fiore all’occhiello – evidenzia Luigi Bagnoli – era e rimarrà sempre la vigna del Sabbione”. Un terreno a forma di cupola che sovrasta la cantina, oggi sviluppata su una superficie di 1200 metri quadrati, che può vantare grazie alla sua forma semisferica un’ottima esposizione solare, la massima ventilazione anche nei periodi inverali (non a caso “qui la neve si scioglie una settimana prima che nel resto dei terreni circostanti”) e una composizione chimica fortemente argillosa, perfetta per la coltivazione della vite e in particolare per l’ottenimento di un altro prodotto di punta della Bagnoli, il Barbera Il Sabbione Igt, anch’esso fermo come il Bonarda Il Giubellino.

“Oltre alla consapevolezza di avere terreni straordinari – commenta Luigi Bagnoli – io e mio fratello ci siamo resi conto sin da subito che per distinguerci nel panorama vitivinicolo dell’Oltrepò avevamo bisogno di introdurre innovazioni tecnologiche in cantina”. L’ossessione dei Bagnoli, come quella di tanti altri viticoltori, diventa ben presto quella dell’ossidazione. “A partire dalla fine degli anni Ottanta – spiega Luigi Bagnoli – abbiamo investito cifre considerevoli in macchinari di appurata qualità mondiale,  che ci hanno consentito di fare uno straordinario salto dalla vendita di vino sfuso praticata dai nostri genitori alla commercializzazione di vino esclusivamente mediante canali professionali di alto livello. Un salto necessario per contrastare la concorrenza spesso sleale di molti competitor, creandoci una platea di clienti di prim’ordine che non chiedono vino da bere, bensì vino di qualità, prodotto peraltro senza diserbanti in vigna”. Una scelta abbracciata in piena coscienza, che ha portato Luigi e il fratello Fausto a declinare addirittura l’invito di entrare nel mondo della grande distribuzione organizzata, avanzato da un noto colosso di supermercati italiani. Oggi l’azienda Agricola Vitivinicola Bagnoli può contare in cantina su un 70 per cento di macchinari per la vinificazione prodotti in Germania. “Perché i tedeschi sappiamo tutti come sono”, sorride Luigi, “precisi e maniacali come posso apparire anch’io”.

E il macchinario per la pressatura delle uve dotato di puntamento laser di cui dispone la Bagnoli, sembra uscito da un film di fantascienza. Così come è avveniristico il sistema di pompaggio utilizzato per i travasi, sempre tedesco, utilizzato esclusivamente nel settore farmaceutico e chimico. “Viene solitamente utilizzata per il passaggio di sostanze altamente infiammabili – spiega Luigi Bagnoli-. Questa pompa, che assicura dunque la massima delicatezza nel passaggio del mosto durante i travasi, senza alterare minimamente la temperatura, è molto più delicata di quelle utilizzate convenzionalmente nell’industria vinicola e dimostra la nostra particolare attenzione nei confronti della qualità del prodotto finale“. Un prodotto, l’uva, che alla Bagnoli viene accarezzato e coccolato, più che lavorato, sino all’imbottigliamento e al consumo finale. Ed è grazie a questi investimenti che Luigi e il fratello Fausto riescono a portare avanti la cantina, avvalendosi della sola collaborazione di altri tre dipendenti, che si dedicano esclusivamente alle vigne. “Durante la fase di vendemmia – dichiara Luigi – saliamo a circa venti persone, cui chiedo la massima collaborazione ed elasticità, perché da noi non si lavora come dagli altri. Qui si raccoglie manualmente solo al giusto grado di maturazione delle uve, a scalare tra le vigne. Quest’anno, per esempio, quando attorno a me gli altri viticoltori avevano finito di raccogliere, io iniziavo. Ho rischiato molto, ma è obbligatorio rischiare quando il tuo pallino è solo ed esclusivamente il prodotto finale”. La vendemmia 2015, terminata il 13 ottobre, segnerà peraltro l’avvento di un nuovo prodotto.

LE BOLLICINE BAGNOLI
“Si tratta di uno spumante Brut da uve Pinot nero – annuncia Luigi – il cui tratto distintivo sarà l’utilizzo di uve eccezionali, che noi abbiamo deciso di raccogliere piuttosto mature rispetto ai canoni di produzione dello spumante, che richiedendo buona acidità e dunque uve non mature. Per questo spesso si assiste alla smodata introduzione di dosi di solfiti, liqueur de dosage e ‘sciroppi’ vari”. Le bollicine Bagnoli saranno ottenute attraverso il metodo Martinotti Charmat, in autoclave. Ma l’intraprendenza dei titolari li porterà presto a sperimentare, forse già per la vendemmia 2016, lo Champenoise, il metodo classico di rifermentazione in bottiglia, che consentirà di dare una maggiore impronta di unicità alla bottiglia, conferendogli inoltre maggiore longevità. “L’Oltrepò – sostiene Luigi Bagnoli – potrebbe diventare il vero territorio leader del panorama vitivinicolo nazionale, se solo fosse compatto e unito nel lavorare bene. Se ci mettessimo in testa tutti di puntare più sulla qualità che sulla quantità, riusciremmo a creare seri problemi anche a zone rinomate come il Piemonte e la Toscana”. Alla Bagnoli si sogna in grande, insomma. Anche con gli occhi degli altri.

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Vini al supermercato

Barbaresco Docg 2012 Nervo, Cantina Vignaioli Pertinace Treiso

(4 / 5)Un Barbaresco dall’ottimo rapporto qualità prezzo, al supermercato. E’ il Barbaresco Docg Nervo della Cantina Vignaioli Pertinace Sca di Treiso, Cuneo. Nel calice si presenta denso, di un rosso rubino intenso con bordo granato, tendente all’aranciato. Sprigiona note intense di cuoio e tabacco, assieme a note floreali di geranio e viola. Un quadro complesso, che fa presagire una certa sapidità. Al palato le note speziate conferiscono grande eleganza e austerità alla beva. Ma i tannini, perfettamente maturati per l’annata 2012 sotto esame, risultano morbidi, pur nella loro schietta evidenza. Vino caldo, di alcolicità sostenuta (14%), evidenzia un’ottima sapidità anche nel finale, persistente e vanigliato. Sul finire del 2015, insomma, il Barbaresco Docg Nervo di Cantina Vignaioli Pertinace offre il meglio di sé: è pronto per essere l’egregio accompagnamento di grigliate di carne, selvaggina e formaggi ben stagionati. E’ prodotto nel Comune di Treiso, poco più di 800 anime alle porte di Cuneo, in un’area fortemente vocata alla vinificazione delle uve Nebbiolo. L’allevamento viene effettuato dalla Cantina Vignaioli Pertinace col metodo Guyot ad archetto. Le uve vengono raccolte solo a maturazione completa. Particolare attenzione viene riservata alla fase di fermentazione. Il mosto resta a contatto col le bucce tra i 15 e i 20 giorni, con “frequenti rimontaggi” . utili a eliminare i residui ossidativi che potrebbero generare difetti al vino – ed “energiche follature”, come spiega la stessa Cantina. Segue poi la fermentazione malolattica. L’invecchiamento avviene per 12 mesi in botti di rovere di Slavonia e, in parte, in fusti di rovere francese della capacità di 5 ettolitri. Prima della commercializzazione, il Barbaresco Nervo matura ulteriormente in bottiglia per 2 anni.

Prezzo pieno: 12,70 euro
Acquistato presso: Esselunga

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visite in cantina

Grecia, Creta wine tour: tra le vigne dell’isola del Minotauro

“Would you like some coffee?”. Areti Valtadoroll arriva alla Lyrarakis Wines di Iraklion un po’ di fretta e con gli occhi stanchi. Lasciando alle spalle della propria utilitaria una nuvola di polvere. Per giungere alla sala dove dalle 11 di mattina vengono accolti gli ospiti per la degustazione dei vini dell’azienda, ci si immerge a pieni polmoni nelle vigne Lyrarakis. Le strade, disegnate per trattori e mezzi agricoli, non sono certo asfaltate. Areti prepara il caffè (noi preferiamo un bicchiere d’acqua, per non compromettere la degustazione) e lo condisce con le presentazioni di rito. E’ lei che ci guida nella scoperta di alcuni tra i migliori vini degustati sull’isola di Creta. Seconda tappa, dopo Santorini, del tour di vinialsupermercato.it in Grecia. La Lyrarakis winery, fondata nel 1966, è una bella realtà guidata attualmente dalla seconda generazione dell’omonima famiglia. Ci troviamo nel villaggio di Alagni, pressoché al centro dell’isola di Creta, a un’altitudine di 450 metri sul livello del mare. A meno di 30 chilometri dalla ‘capitale’ dell’isola, Herakleio (Iraklion) i Lyrarakis hanno dato nuova linfa a due uvaggi pressoché estinti, Plyto e Dafni, approfittando di alcuni fondi ottenuti dalla Comunità Europea. Ma hanno anche saputo riscoprire e valorizzare enormemente l’uva rossa autoctona Mandilari, piuttosto trascurata prima che i Lyrarakis cominciassero a lavorarla, producendone un vino in purezza. “Tutti aspetti – spiega Areti Valtadoroll – che hanno contribuito alla crescita dell’azienda, attiva dal 1994 nell’export in Europa, ma anche negli Stati Uniti, in Canada, Cina, Giappone e Australia”.

LYRARAKIS WINERY
La degustazione, come di rito, parte dai bianchi. Areti versa il primo: Plyto, annata 2014, dall’omonimo uvaggio in purezza. Di colore giallo evanescente, quasi trasparente, presenta un naso profumato, aromatico. In bocca si fa avanti il limone, poi pera, mela e melone. Un vino molto fruttato, delicato e semplice, che accosteremmo soprattutto agli aperitivi. Secondo assaggio: Dafni, anch’esso ottenuto dall’omonimo uvaggio in purezza, un bianco che fa presagire l’ottimo livello raggiunto dai vini della Lyrarakis. Di colore giallo paglierino, colpisce all’olfatto per l’intensità delle vene erbacee: alloro, lavanda, timo, rosmarino. Tutte caratteristiche che si presentano anche al palato, mixate egregiamente con sentori di frutti a polpa bianca e, se non bastasse, una buona sapidità. Lo definiremmo un vino “erbaceo”, nell’accezione positiva del termine. Perfetto l’abbinamento con piatti di pesce, in particolare se aromatizzati ulteriormente con alloro e rosmarino, cotti al forno. Si passa dunque al rosato Mandilari, annata 2014. Contenuta la percentuale di alcool, che raggiunge il 12%. Frutti rossi, fragola matura, nocciola sullo sfondo. Il meglio dei rosati viene però offerto da Idyll, ovvero Idillio. “Un vino – spiega Areti – che si abbina benissimo ai piatti della tradizione italiana, dalla pasta al pomodoro al risotto ai frutti di mare”. E in effetti è così, con le medesime sensazioni regalate dal Mandilari rosè, ma ancora più intense. Di gran rilievo il finale, lungo e deciso. Dai rosati passiamo dunque ai rossi Lyrarakis.

E lo facciamo partendo dal blend tra Syrah (70%) e Kotsifali (30%), un uvaggio cretese che nella zona di Iraklion offre le ‘prestazioni’ migliori dell’isola. Ma è pure un uvaggio che regala vini da consumare ‘giovani’ e per questo viene spesso mixato con altri uvaggi, come il Syrah. L’annata in degustazione, di fatto, è la 2012. Non lascia il segno questa bottiglia, soprattutto per la poca persistenza, che sfiora il limite dell’evanescenza, nonostante le sufficienti prerogative olfattive. Ecco dunque il rosso di cui si va enormemente fieri alla Lyrarakis, il Mandilari 100%, denominato Plakoura. “A Creta diamo il nome della vigna al vino quando ci regala ottimi risultati – spiega Areti – ed è proprio questo il caso. Plakoura è il nome della vigna nella quale produciamo l’uva per questa bottiglia”. Di colore rosso rubino intenso, al naso presenta chiarissimi sentori di sottobosco, tra cui spicca la fragolina. Al palato è asciutto, con tannini robusti: alle note fruttate si accosta il legno e la vaniglia, conferite da un anno e mezzo di maturazione in barrique. Perfetto con carni come l’agnello. “Potrebbe invecchiare 10 anni”, afferma fiera Areti. Di fatto, l’annata in degustazione è la 2013 e la sensazione che si tratti di un ottimo prodotto, ulteriormente migliorabile negli anni, è palese. Buono anche il blend Cabernet – Merlot di Lyrarkis, con l’utilizzo del 50% per uvaggio. Due anni in botte per ottenere un vino intenso e corposo di quattordici gradi, dai forti richiami olfattivi e gustativi di spezie e liquirizia. Ma il meglio, Areti Valtadoroll, lo sfodera nel finale, con la “chicca” non prevista nella canonica degustazione. Si tratta di Symbolo, il vero ‘pezzo forte’ della Lyrarkis, vincitore tra l’altro della doppia medaglia d’oro ai China Wine Awards 2012. Un vino rosso prodotto solamente nelle migliori annate con uve Syrah, Cabernet Sauvignon e Merlot, arrivato a valere oltre 45 euro per l’annata 2005. Quella degustata è la 2008, 89 punti da Robert Parker sul Wine Advocate Magazine nel 2013. Di colore rosso intenso, presenta al naso sentori di erbe, spezie, liquirizia, frutti di bosco e – appena percettibili – vaghi sentori di miele. In bocca l’equilibrio è perfetto: tannini molto decisi ma non pungenti, mirtilli, more e di nuovo legno, vaniglia e spezie. Eleganza e carattere, per un finale lungo e vellutato.

DOULOUFAKIS WINERY
Per giungere alla Douloufakis winery, a Dafnes, si percorrono strade irte tra colline coltivate a vite e ulivo, il paesaggio classico di Creta. La distanza da Iraklion è di circa 40 minuti. E’ il giorno di chiusura della winery in bassa stagione. Ma davanti all’ingresso c’è un uomo, che scopriremo essere il titolare: Nikos Douloufakis. Parla un italiano pressoché perfetto, visti gli studi in enologia portati a termine ad Alba, in Piemonte. “Sono della scuola italiana”, dice fiero, ammettendo di apprezzare particolarmente i visitatori che giungono dall’Italia. Il tour inizia nel cuore pulsante della Douloufakis winery, tra l’acciaio in cui sta macerando e fermentando il vino della vendemmia iniziata ad agosto e pressoché conclusa. Poi ci si sposta nella sala per le degustazioni. Nei supermercati cretesi abbiamo già avuto modo di testare un prodotto della linea “base” di Douloufakis, “Enotria”, subito surclassato dal resto dell’ottima produzione dell’azienda guidata da Nikos. Un uomo che vive dei frutti della propria passione, poco avvezzo dunque alle logiche della grande critica internazionale. “A me del giudizio di Parker non interessa molto – afferma serio Nikos Douloufakis -. Per me questa non è una professione. Ho tre figli, due maschi e una femmina: i primi due hanno già intrapreso gli studi per diventare enologi e la piccola vuole diventare come minimo sommelier. Questa è la mia più grande vittoria”. Eppure, di premi, la Douloufakis Winery fa incetta ogni anno. “Il punteggio che viene attribuito ai miei vini – continua Nikos – è una soddisfazione secondaria. Anche perché non cerco la perfezione in laboratorio, non uso analisi chimiche particolari. I miei vini sono il frutto della mia esperienza e del fatto che vivo tra i miei vigneti e mi fido di loro”. Il più vecchio è del 1985 e di quella che fu la vigna d’impianto della produzione avviata nel 1930 dal padre di Nikos, Dimitris Douloufakis, rimarrà sempre meno. “Dall’88 al 91, a causa della filossera – spiega il coraggioso vignaiolo cretese – abbiamo proceduto con la sostituzione di molti vigneti. Personalmente, dal 1992, ogni anno, pianto nuove viti, giusto per non annoiarmi!”. L’obiettivo della Douloufakis Winery è di raggiungere nei prossimi 3 anni, ovvero entro il 2018, i 15 ettari di superficie vitata. E la scelta dei terreni migliori spetta proprio a Nikos. “Il problema – sostiene – è che qui a Creta è difficile reperire vasti appezzamenti di terreno, che è per lo più frazionato tra vari proprietari. Il cretese è testardo, cocciuto. Soprattutto quando si parla di proprietà privata. Il padre, solitamente, lascia in eredità le proprie terre ai figli, contribuendo così al frazionamento di vasti territori. Al momento dell’acquisto, bisogna dunque interloquire con diversi soggetti”. La crisi che ha colpito la Grecia ha lasciato il segno e ha contribuito a rendere ancora più difficile la compravendita di terreni. “Molte zone precedentemente coltivate a ulivo – dichiara Nikos – stanno subendo una riconversione alla vite, che rende molto di più”. La stessa Douloufakis può contare sulla presenza di oltre 2 mila alberi di ulivo. Ma i progetti di Nikos, vertono ovviamente tutti sul vino. E l’amore per l’Italia trascina l’enologo cretese verso scelte che potrebbero regalare risultati sorprendenti. Come la decisione di impiantare un vigneto sperimentale di Montepulciano. “Tannini morbidi e colori stupendi”, preannuncia il delfino della Douloufakis. “E a gennaio 2016 – aggiunge – sarà pronto il nostro primo Vidiano spumantizzato”.

Scommetti sul futuro se il presente ti sorride. E per Nikos, la produzione attuale è già una garanzia di successo. Al di là della linea base “Enotria”, costituita da un bianco, un rosso e un rosé “le cui vendite nei supermercati sono in forte crescita”, Mr Doulloufakis ci guida alla degustazione della gamma medio alta dell’azienda. Dafnios White è un bianco ottenuto da uve Vidiano in purezza – raccolte e selezionate con cura da tre differenti vigneti, uno dei quali lontano dalla zona di Dafnes – che regala un naso profumato di agrumi, pesca e bergamotto. Invecchia fino a 3 anni e ha ottenuto 89 punti dal noto critico Parker, anche se a Nikos non importa. Dafnios Red è invece il perfetto compagno della carne d’agnello, molto consumata sull’isola. Ottenuto al 100% da uve Liatiko, affina per l’80% per 8 mesi in barrique usate e per il 20% in acciaio. Si tratta di una varietà autoctona molto sensibile al caldo e alle malattie, difficile da coltivare. Il che rende il Liatiko un uvaggio prezioso. Alargo, dal veneziano “alla larga”, è invece il nome affibbiato al Syrah in purezza della Douloufakis, affinato per un anno in barrique dopo la fermentazione malolattica. L’annata proposta in degustazione è la 2012, per 14%. Finalmente un Syrah che non ‘scimmiotta’ il gusto internazionale, specie americano e australiano: tannini seri ed eleganti, ottimo corpo e robustezza e finale degno di nota. Alargo prepara alla degustazione di quello che è il meglio della Douloufakis, ovvero il Cabernet Sauvignon Aspros Lagos. Fortissimi sentori caratteristici dell’uvaggio (peperone verde) e grande tono ‘muscolare’. Una bottiglia da ricordare, proposta in degustazione con l’annata 2012 (14%) e premiato nel 2010 in diversi concorsi a livello internazionale. Altra “star” della Douloufakis è Aspros Lagos White, uvaggio Vidiano fermentato in barrique. “Dal 2007 – evidenzia Nikos – finiscono sold out circa 10 mila bottiglie. Nel 2014 ne ho prodotte solo 7 mila, scegliendo come da consuetudine il migliore vigneto di Vidiano”. Ne scaturisce un bianco potente, aromatico, da 14,2%, con un grado di acidità totale del 7,2%. Valido anche Helios, il rosso dolce ottenuto dalla varietà Liatiko: l’uva viene lasciata a seccare al sole per sette giorni, per poi passare alla fermentazione e a un riposo in barrique usate per cinque anni.

DOURAKIS WINERY

Altra winery visitata da vinialsupermercato.it è la Dourakis, situata nel villaggio collinare di Alikampos, a metà tra Chania e Rethimno. Una storia iniziata nel 1986, quando il viticoltore Andreas Dourakis decise di trasferirsi in questi territori da Salonicco, cominciando a coltivare una vecchia vigna di proprietà del padre, a 330 metri sul livello del mare. Oggi la Dourakis è una realtà di respiro internazionale, che esporta i propri vini in Europa, così come in America e in Asia. La degustazione dei vini, guidata da Evie Douraki, comincia dal bianco Rizitis, ottenuto da uve Vilana. Al naso fiori, frutta a polpa bianca e limone. In bocca ricorda vagamente il Vermentino sardo. Si passa poi a Kudos, una Malvasia di Candia. Chiaramente aromatico, profumatissimo e fruttato: fiori di campo, fragola, pera, pesca matura. In bocca una punta di miele condisce la frutta. Non a caso, Kudos è stato insignito della medaglia d’argento al Greek Wine Award 2015. Ecco poi Lihnos, sempre dell’annata 2014, il delicato vino “bio” della Dourakis. All’olfatto dominano le sensazioni erbacee e floreali, con una punta di nocciola e miele. Al palato è leggero, fruttato. Regala un finale lungo, molto bilanciato. Impromptu è invece il frutto della sperimentazione di uve Chardonnay affinate in botti di quercia. Ne scaturisce un vino ancora più esotico di quello ‘tradizionale’, per sentori e note fruttate molto spiccate. Si passa poi alla degustazione dei rossi. Rizitis è il classico rosso da tavola cretese: non banale, ottenuto dal mixaggio tra uve Merlot e Grenache rouge. Naso accattivante di frutti rossi e palato gentile, quasi vellutato, per 12%. Lihnos, altro vino biologico, è un Merlot proposto in degustazione con l’annata 2011. Tredici gradi, naso complesso, ricco, di frutta matura, composta di more, cioccolato amaro. In bocca si percepisce un tannino spiccato, che suggerirebbe la necessità di ulteriore affinamento. Evie Dourakis propone poi Linhos Cabernet Sauvignon, altro biologico dell’annata 2013. Dodici mesi in botti di quercia per offrire un vino pieno, robusto, in cui la vaniglia gioca con i frutti rossi, regalando un finale lungo e persistente. Kudos, ottenuto da uve Carignano, viene invece offerto in degustazione con l’annata 2010. Anche in questo caso tannino troppo evidente. Alla Dourakis chiudiamo con Euphoria, 10,5%, vino da dessert premiato anche al Decanter World Wine Awards.

PNEUMATIKAKI WINERY
Completamente differente dalle altre winery visitate, la Pneumatikaki Winery si trova a Drapanias, nel distretto di Kissamos, non lontano dalle spiagge di Balos, che rendono Creta famosa in tutto il mondo. Parliamo di una realtà differente dalle altre in quanto abbiamo avuto l’impressione, poi confermata, che la Pneumatikaki Winery si concentri soprattutto sulla produzione di massa: dunque, vini in formato da 5 litri o più, destinati a finire nei circuiti dei ristoranti o degli hotel cretesi (e non solo) come “vini della casa”, oltre che nei canali della grande distribuzione organizzata. Un’azienda che non tratta in barrique né i vini bianchi né i rosè, incentrando la propria produzione nettamente sul largo consumo, con vini di medio bassa gradazione che assicurano un giro d’affari di circa un milione di bottiglie all’anno. Difficile trovare con queste premesse vini degni di menzione. La degustazione, peraltro, avviene in una vasta sala ed è in modalità “self service”. Chiunque può maneggiare calici e bottiglie e versarsi il quantitativo desiderato. Si eleva fiaccamente dalla monotonia solamente Kritopelagitis, vino rosso costituito dal blend tra gli uvaggi autoctoni Kotsifali, Romeiko e Mantilari. Ancora meglio, se consumato ghiacciato, il liquore Rakomelo.

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Vini al supermercato

Primitivo di Manduria Dop Sangaetano, Cantine Due Palme

(4 / 5) Un vino del Sud, pluripremiato e apprezzato in mezzo mondo per la sua capacità di combinare tannini decisi a una grande morbidezza. E’ il Primitivo di Manduria Dop Sangaetano di Cantine Due Palme: doppia medaglia d’oro in Cina, al China Wine and Spirits Awards 2013, Gran Menzione al Vinitaly 2015, 89 punti attribuiti da Wine Spectator nel 2014 e 88 punti riconosciuti da Monica Larner sulla guida The Wine Advocate di Robert Parker. Non servono presentazioni, insomma, per questa bottiglia la cui qualità è di gran lunga superiore al prezzo di vendita al pubblico in grande distribuzione. Sangaetano Primitivo di Manduria Dop di Cantine Due Palme si presenta nel calice di un rosso impenetrabile, con riflessi violacei. Il naso è complesso, nell’alternarsi di sensazioni olfattive eteree e speziate: si avvertono la viola, la vaniglia, ma anche legno, cuoio, liquirizia, anice stellato. Al palato esalta per la grande morbidezza, che lo rende beffardamente di facile beva per i richiami fruttati di prugna, amarena e mora. I quattordici gradi prendono forma nelle note speziate e in quelle che strizzano l’occhio al periodo di maturazione in legno, capace di conferire corpo e buona struttura alla bottiglia. Un ottimo bicchiere da abbinare ai primi della tradizione pugliese, come la pasta alle cime di rapa, ma anche a secondi saporiti di cacciagione, selvaggina e alla carne alla griglia o alla brace, nonché ai formaggi, purché ben stagionati. La vinificazione del Primitivo di Manduria Dop Sangaetano di Cantine due Palme prevede l’utilizzo di in purezza di uve di Primitivo di Manduria, la cui raccolta avviene nei primi dieci giorni di settembre. Gli acini, una volta diraspati, vengono lasciati a macerare per 14 giorni a una temperatura non superiore ai 20 gradi, completando così la fermentazione alcolica. Sarà poi sversato all’interno di barriques (Allier e Troncais), che ne favoriranno la fermentazione malolattica. Altri 6 mesi di affinamento a contatto col legno e un ulteriore riposo in bottiglia, prima della commercializzazione. Un processo che Cantine Due Palme, Soc. Coop Agricola con sede a Cellino San Marco, in provincia di Brindisi, adotta anche per altri vini prodotti in Puglia, come l’ottimo nonché raro Susumaniello, il vero prodotto di punta della cantina brindisina in commercio al supermercato.

Prezzo pieno: 6,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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