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Taste Alto Piemonte 2023, ovvero l’altro Nebbiolo: i migliori assaggi, anche “in rosa”

Taste Alto Piemonte 2023 Nebbiolo Nebbioli migliori assaggi anche in rosa rosato rosati
Un viaggio tra i vini dell’Alto Piemonte corrisponde ad un tour nelle profondità geologiche dell’antico supervulcano della Valsesia. Ogni collina, ogni zona, ogni Doc, ogni Docg sono caratterizzate da una diversità di terreni e di dislocazioni, di temperature e di consistenze della terra. Di colori e di microclima. Ad unire tutto è il vitigno Nebbiolo, che qui assume la denominazione di Spanna. Una varietà vinificata principalmente in purezza a Gattinara, Ghemme e Lessona. A Boca, Bramaterra, Colline Novaresi, Coste della Sesia, Fara, Sizzano e Valli Ossolane viene corroborato da altri vitigni, come Vespolina e Uva Rara, in percentuale diversa.

Il colore, i profumi e i gusti dei vini sono oltremodo diversi, specifici in alcuni casi, ma al tempo stesso unici per molti tratti. Alla vista i vini non sono molto carichi, rispettando le caratteristiche cromatiche del Nebbiolo. Al naso però risultano generalmente intensi e penetranti, grazie all’affinamento in botte. Al palato, i Nebbioli dell’Alto Piemonte sono forti, sontuosi, appaganti, talvolta tannici, dimostrando la possibilità di affinamento nel tempo e di una evoluzione medio-lunga, verso canoni di eleganza e maggiore morbidezza.

Una terra vocata alla produzione di vini rossi, dunque. Partendo dal Nebbiolo e dagli altri vitigni, i produttori locali danno vita anche ad ottimi rosati e persino a spumanti Charmat. Non mancano i vini bianchi, prodotti per la maggior parte con il vitigno Erbaluce (noto in zona come Greco novarese), che qui esprime molte delle sue potenzialità. Un’occasione unica per degustare questo mosaico è Taste Alto Piemonte, andato in scena il 15, 16 e 17 aprile 2023 al Castello di Novara. Di seguito i migliori assaggi di winemag.it tra i vini delle quarantasei cantine che hanno aderito all’annuale rassegna del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte.

I MIGLIORI ASSAGGI A TASTE ALTO PIEMONTE 2023

Colline Novaresi Doc Nebbiolo 2020, Cantina la Smeralda

Nebbiolo al 100%. Al naso sembra poco intenso, nonostante i sei mesi trascorsi in barrique di rovere francese,  e il colore appare piuttosto scarico, ma al palato esplode in una serie  di gusti di rosa passita e viola, di cuoio e tabacco. Spettacolare. Chissà tra qualche anno…

Colline Novaresi Doc 2019 “La Moja”, Az. Agr. Grossini Alessio

Nebbiolo al 100%. Al naso sono molto evidenti le note di vaniglia e di frutta rossa. In  bocca esplode una sensazione di prugne rosse e ciliegie sotto spirito, è un vino forte e potente che stupisce e che è molto indicato con arrosti o con carni alla brace.

Coste della Sesia Doc Nebbiolo 2015 “Castellengo”, Centovigne – Castello di Castellengo 

Nebbiolo al 100%. Al naso è intenso e molto elegante, il calice sprigiona note floreali e balsamiche in maniera molto intensa. In bocca il vino conferma le premesse olfattive e si conferma vino elegante, con tannini delicati e senza peccati di giovinezza. Austero, signorile, affascinante, davvero molto piacevole.

Boca Doc 2013 Vigna Cristiana, Podere ai Valloni

Nebbiolo70%, Vespolina 20%, Uva Rara 10%.  Vino che al naso già lascia prevedere le sue qualità: intenso, con piacevoli note fruttate e di boisè, di cuoio e di vaniglia, compie 36 mesi in botte di rovere e 12 mesi in bottiglia e l’affinamento porta a realizzare un vino d’autore. Il gusto ricorda frutti rossi e di sottobosco, viola di campo e lampone,  ciliegie sotto spirito. Eccellente.

Bramaterra Doc 2019 Vigna Martinazzi, Antoniotti Odilio

Nebbiolo 70%, Croatina 20%, Vespolina 7%, Uva Rara 3%. E’ un vino che mantiene le premesse e le speranze che vengono riposte in  un prodotto proveniente da uno dei terreni più scoscesi dell’Alto Piemonte. Al naso è un vino fortemente balsamico e floreale, che penetra nel naso con la forza della sua giovinezza e del suo tannino nemmeno troppo tagliente. In bocca conferma le sue peculiarità  e le caratteristiche già espresse al naso, piacevole e decisamente pronto alla beva.

Fara Doc 2020 “Barton”, Boniperti Gilberto

Nebbiolo 70% Vespolina 30%. Questo giovane vino realizzato con Nebbiolo e Vespolina si caratterizza per la sua aromaticità e per l’impatto dei suoi profumi nell’analisi olfattiva. Merito dei 20 mesi trascorsi nella botte grande di Slavonia che ha affinato il tannino, mentre l’analisi del palato fa risaltare tutto il meglio, come le spezie e i sentori di frutti rossi: ciliegie, fragole e more su tutto.

Gattinara Docg 2017, Az. Agr. Vegis Stefano

Nebbiolo 100%. Questo vino si impone subito per il suo profumo intenso e piacevole, corroborante e ricco di sfumature di frutti rossi e vaniglia. In bocca riecheggiano note di mandorla, frutti rossi, viola e lamponi appena colti. Il tannino è delicato e morbido, in bocca scivola con facilità ed appare decisamente persistente, ha le sembianze, nemmeno troppo nascoste, di  un vino da meditazione. O forse lo è.

Ghemme Docg 2015 “Victor”, Cà Nova

Nebbiolo al 100%. Il Nebbiolo in purezza è forte e potente, e si rivela come una chicca da osservare e da pregustare solo con una analisi sensoriale attraverso il calice. Dal quale scaturiscono piacevoli profumi di frutti rossi, intensi e ricchi di sfumataure. La degustazione conferma le speranze riposte nell’analisi olfattiva. Il vino  ha un bouquet ricco ed elegante, tannino morbido, sapienti riferimenti al sottobosco e alle ciliegie sotto spirito. Decisamente intrigante.

Ghemme Riserva Docg 2018 Ronco Maso Riserva, Platinetti Guido

Nebbiolo al 100%. Il  calice dal quale scaturiscono effluvi molto intensi lascia ben sperare per la successiva degustazione. In effetti questo nebbiolo conferma gli auspici ben riposti, e si presenta  con gusti molto avvolgenti di liquirizia e di frutti rossi, confetture di more e gelso, con sfumature leggermente ferraginose.

Lessona Doc 2015, Az. Vitivinicola La Badina

Nebbiolo al 100%. Vino dalla consistenza   aromatica spiccata e piacevole, ricca di riferimenti ai fiori e alla frutta rossa, alla vaniglia e al cuoio, con note speziate che colpiscono nel profondo. È un Nebbiolo che piace, affascina, che in bocca fa scaturire la sua migliore dimensione di vino che ha trascorso quasi due anni in botti di rovere e il resto dell’affinamento in bottiglia. La conseguenza è un vino che piace, e che si beve bene con secondi piatti forti e succulenti, di carne sugosa,  proprio per la sua aromaticità e la sua maturazione.

Sizzano Doc 2015, Vigneti Valle Roncati

Nebbiolo 70%, Vespolina 20%, Uva Rara 10% prodotto da una delle aziende presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Vino maturo, ricco di sensazioni piacevoli e note aromatiche speciali. Qui il Nebbiolo viene integrato con Vespolina e Uva Rara e il risultato si stabilizza verso una sensazione di aromaticità speziata piuttosto evidente. Frutto anche dell’invecchiamento di due anni in botti grandi di rovere francese. Al palato è ricco di belle sensazioni e molto piacevole, gustoso, in cui travalicano i profumi di viola, mammola speziata e frutti rossi.

Valli Ossolane Nebbiolo Superiore Doc 2019 Prunent, La Cantina di Tappia

Nebbiolo al 100%. Nonostante la giovane età questo Nebbiolo a 14,5% sorprende e si fa apprezzare per la sua maturità gustativa. Colore rubino, profumi di frutta rossa e di sottobosco, di boisé nemmeno troppo sfumati frutto di dodici mesi in barrique, questo Prunent (dal nome del clone di Nebbiolo) si distingue per la sua fragranza e per la sua innata capacità di piacere e di farsi ammirare da parte dei suoi stimatori.

TASTE ALTO PIEMONTE 2023: I MIGLIORI VINI ROSATI


Il Nebbiolo e i vitigni utilizzati per la realizzazione dei vini dell’Alto Piemonte ben si prestano per produrre vini rosati. E varie cantine offrono proposte interessanti. Vini molto piacevoli, sia al naso che in bocca. Qualche esempio.

Il Rosato di Ioppa si chiama “Rusin” – Lucca Ioppa ne aveva raccontato qui l’epopea a winemag.it, nel gennaio 2020 – ed è un Nebbiolo tradizionalmente vinificato in rosa, con un colore tenue, delicato, ma ricco di profumi fruttati. Ioppa è una  cantina secolare che ha recentemente sviluppato la sua zona ospitalità e ampliato la zona dedicata alle vasche d’acciaio. Siamo nel cuore del Ghemme, e Ioppa nella sua politica di espansione e rinnovo ha ricreato una gigantesca vasca riservata al rosato, capace di  contenere 1225 ettolitri. Segno che l’azienda punta molto su questa varietà di vino che è molto ricercato proprio per la sua piacevolezza e la sua capacità di accompagnare tutto –o quasi- il pasto.

Il rosato di Cogo, piccola cantina a Gattico-Veruno (Colline Novaresi) che fa coltivazione biologica, è Nebbiolo al 100% si chiama “Il Sornino” ed ha un colore rosa intenso, quasi rosso, di una potenza visiva davvero superiore alla media. Merito delle 12 ore che passa sulle bucce.  Il naso e il gusto confermano le aspettative: il vino, realmente stuzzica la curiosità e rivela una percezione di profumi e di gusto davvero inimitabile. E’ un vino giovane come Stefania, la sua curatrice, e fa scaturire un ricco bouquet di sensazioni che fa rimanere soddisfatti.

Nelle Colline Novaresi si staglia Il Roccolo di Mezzomerico, cantina che vinifica in bio. Oltre a produrre rossi di grande spessore propone “La chimera”, un freschissimo rosato. Un vino dai profumi di frutta fresca, ribes, mandorla, e violetta, mentre in bocca è ricco di piacevoli sensazioni. Sarà che “La Chimera” è espressamente dedicata al Monte Rosa, che dai vigneti si scorge in lontananza, ma nel calice è un certezza, più che un desiderio lontano. Della stessa cantina, splendido il Gilgamesh, passito di Nebbiolo, per accompagnare adeguatamente tutti i formaggi ed i biscotti della tradizione novarese.

In Val d’Ossola, a Domodossola, la cantina Edoardo Patrone cala il poker con due tipologie di rosati. Il primo è il Rosato “Testa Rϋsa”, vino fermo,  dal colore salmone intenso, e aromatizzato quanto basta per goderne della sua bellezza e della sua bontà. Ha sentori molto evidenti di pesca, albicocca, fiori bianchi e persino di frutti agrumati. Ottimo per accompagnare pesci di lago e formaggi. Il secondo è uno spumante extra dry “Basin”, un’ottima interpretazione di come il Nebbiolo possa trasformarsi in autoclave e diventare speciale. Il colore ricorda il salmone, e si gusta piacevolmente quando sprigiona in bocca sapori di fragole, e di frutti delicati. Perfetto come aperitivo.

I MIGLIORI VINI BIANCHI A TASTE ALTO PIEMONTE 2023

A farla da padrone tra i vini bianchi dell’Alto Piemonte è il vitigno Erbaluce, chiamato l’Innominata o più semplicemente Greco / Greco novarese. Ecco alcune cantine in cui trovare un ottimo bianco che può essere abbinato a pesce di lago o di mare, perfetto anche per gli aperitivi.

La Piemontina è una realtà recentissima, dalla sede si coglie in lontananza la bellezza austera del Monte Rosa e ha una splendida vista sui vigneti della cantina. La Piemontina  è situata a Ghemme, e produce alcuni interessanti prodotti fra cui un bianco delle colline novaresi che fa il paio con un ottimo metodo classico, entrambi con uvaggio Erbaluce che qui fa da padrone. Si tratta di  vini freschi, piacevoli, profumati,  che al palato raccontano una storia fatta di sole, aria fresca, venticello alpino e profumi proveniente dal verde delle colline.

Il bianco fermo della cantina La Smeralda di Eleonora Menaggia a Briona, Colline novaresi doc, è l’esempio che la qualità può essere raggiunta anche da piccole realtà che gestiscono tutta la filiera con un lavoro familiare. La produzione è limitatissima, solo 600 bottiglie, ma i profumi delicati e campestri, oltre al gusto sapido, minerale, e strutturato conquistano al primo sorso.

“Longitudine 8.10” è l’etichetta del bianco di Villa Guelpa. La cantina si colloca nel centro di Lessona, a pochi passi dall’arco alpino, ed è un complesso che abbina la lavorazione dell’uva all’ospitalità,  le visite alla cantina al relax. In un ambiente naturale e tranquillo. Il bianco è notevolissimo, piacevole, fresco, profumato, che dice molto della realtà in cui viene imbottigliato.

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Taste Alto Piemonte 2023: ecco le date per degustare i Nebbioli dell’Alto Piemonte


Sono ufficiali le date di Taste Alto Piemonte 2023, la più grande manifestazione dedicata ai vini dell’Alto Piemonte organizzata dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte. L’evento si terrà sabato 15, domenica 16 e lunedì 17 aprile 2023 al Castello di Novara, con un programma stilato per far conoscere a tutti i partecipanti le 10 denominazioni dell’areale piemontese compreso tra le province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola.

Oltre 50 le cantine che proporranno le ultime annate ai banchi d’assaggio. Previste anche cinque masterclass (i dettagli saranno forniti prossimamente dal Consorzio), oltre a una mostra fotografica intitolata “I Volti dell’Alto Piemonte”, un’enoteca in cui acquistare i vini preferiti. Spazio anche per alcuni food trucks, per “spezzare” tra un assaggio e l’altro.

I BIGLIETTI DI TASTE ALTO PIEMONTE 2023

Taste Alto Piemonte 2023 aprirà i battenti alle ore 11 di sabato 15 aprile per la stampa e gli operatori di settore. Dalle 15.00 alle 19.00 è prevista l’apertura de banchi di assaggio anche al pubblico. Domenica 16, dalle 10.00 alle 19.00, l’evento sarà aperto a pubblico, stampa e operatori di settore. Lunedì 17 aprile porte aperte sin dalle 9.30, fino alle 17 (ancora una volta per pubblico, stampa e operatori di settore).

Il biglietto di ingresso a Taste Alto Piemonte 2023 è fissato a 20,00 euro per il pubblico, con riduzione a 15 euro per soci Ais, Fisar, Fis, Onav, Aspi e Slow Food. Ingresso gratuito ai banchi d’assaggio per stampa ed operatori di settore, a cui sarà richiesto di esibire il biglietto da visita. Il costo delle masterclass è fissato a 20,00 euro. Ingresso gratuito all’evento per chi decide di acquistare almeno due masterclass. I biglietti saranno acquistabili sul sito web ufficiale di Taste Alto Piemonte, nella sezione shop.

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Taste Alto Piemonte sbarca a Napoli: degustazione e masterclass all’Hotel Excelsior

Per la prima volta, domenica 29 e lunedì 30 marzo 2020 i Nebbioli dell’Alto Piemonte sbarcheranno a Napoli con la partecipazione di oltre 20 aziende vitivinicole che proporranno le ultime annate delle denominazioni del territorio: Boca Doc, Bramaterra Doc, Colline Novaresi Doc, Coste della Sesia Doc, Fara Doc, Gattinara Docg, Ghemme Docg, Lessona Doc, Sizzano Doc e Valli Ossolane Doc.

Un appuntamento organizzato dal Consorzio di Tutela Nebbioli dell’Alto Piemonte con il sostegno della Regione Piemonte e la collaborazione di Ais Campania. Durante le giornate di domenica 29 e lunedì 30 marzo, i produttori vinicoli delle quattro province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola si ritroveranno nelle eleganti sale dell’Hotel Excelsior di Napoli per presentare i grandi vini dell’Alto Piemonte.

Attraverso un walk around tasting e alcune masterclass dedicate a temi di approfondimento, il pubblico degli addetti ai lavori e dei winelovers avrà la possibilità di incontrare e scoprire le eccellenze dell’Alto Piemonte, in un contatto diretto con produttori ed esperti.

I banchi d’assaggio saranno aperti al pubblico, a stampa e operatori di settore domenica 29 marzo dalle ore 11.00 alle ore 20:30 e lunedì 30 marzo dalle ore 10:30 alle ore 16:00. Le masterclass si terranno nella giornata di domenica e saranno curate da Tommaso Luongo, delegato Ais Napoli e Franco De Luca, coordinatore didattica Ais Campania, con il prezioso supporto di Mauro Carosso delegato Ais Torino, profondo conoscitore dei vini alto piemontesi.

Nello specifico, la prima masterclass “Le morene, i vini plasmati dal ghiaccio e le terre emerse”, dedicato alle denominazioni Ghemme, Fara, Sizzano, Colline Novaresi, Valli Ossolane, si terrà domenica dalle 12:30 alle 14:30; la seconda “I figli del fuoco, le sabbie plioceniche e le rocce vulcaniche” dedicato alle denominazioni Gattinara, Boca, Bramaterra, Lessona, Coste della Sesia, dalle 16:00 alle 18:00. Costo e modalità di accesso sul sito dell’evento.

 A causa delle ultime disposizioni ministeriali in merito al Coronavirus (Covid-19), la manifestazione TASTE ALTO PIEMONTE Napoli Edition, prevista per il 29 e 30 marzo 2020, è stata rinviata a data da definirsi

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Taste Alto Piemonte 2019: i migliori assaggi della terza edizione

NOVARA – Archiviata anche la terza edizione di Taste Alto Piemonte al Castello di Novara, uno dei maggiori eventi dedicati ai vini di questa eccellente zona vinicola.

Grande affluenza ai banchi d’assaggio presidiati da oltre cinquanta vignaioli, che hanno portato le ultime annate delle loro produzioni.

Un territorio, quello dell’Alto Piemonte, che sta vivendo un vero e proprio rinascimento: produzioni in costante miglioramento, intelligente attività promozionale del Consorzio e fattiva sinergia tra produttori.

Un esempio, insomma, per molte altre realtà italiane. Difficile bere male, livello mediamente alto a tutti i banchi. Ecco una selezione dei migliori assaggi di quest’anno.

I MIGLIORI ASSAGGI A TASTE ALTO PIEMONTE 2019

Boca Doc 2015, Azienda Agricola Barbaglia
Non è che si possa parlare sempre bene di loro, ma non sbagliano un colpo e sono sempre in crescendo. Scherziamo con Silvia, donna del vino dal sorriso contagioso. Bisognerebbe scrivere tra i miglior assaggi “i vini di Barbaglia tutti”. Ma a questo giro parliamo del Boca.

Vino vulcanico, da porfidi rosa, blend 80% Nebbiolo, 20% Vespolina. Una produzione che stanno incrementando a circa 8000 bottiglie. Un matrimonio tra i due vitigni che inizia già dalla vinificazione.

La Vespolina viene raccolta manualmente al giusto grado di maturazione, prima che precipiti e pigiata insieme al nebbiolo. Tre anni di affinamento di cui due in botte grande. Un vino in frac, austero ed elegante con un bouquet di fatto di piccoli frutti scuri, speziature, sbuffi minerali e che al palato è a dir poco sontuoso.

Ricco di estratto ma non pesante. Tannino fitto, un vino dalle ampie potenzialità di invecchiamento, ma in piena armonia tra corpo, alcolicità e sapidità. Un calice che si distingue anche nella veste, la bottiglia deformata piemontese.

Gattinara Riserva 2012 Docg, Luca Caligaris
Azienda nata nel 2002 che ad oggi, a seconda dell’annata, arriva a produrre circa 10.000 bottiglie. La Riserva 2012 è la seconda prodotta da Luca, la prima nel 2007, l’ultima nel 2017.

La riserva si fa se c’è quantità e gradazione, perché va dichiarata subito, ma soprattutto se c’è qualità. Luca è molto rigoroso in questo, un vignaiolo che ci mette testa e cuore, un metronomo alla Demetrio Albertini.

Questo nebbiolo affina 5 anni in botti e fa un altro anno tra acciaio e bottiglia. Naso tipico di frutti rossi, erbe aromatiche, speziatura” sapiente”. Il tannino si fa ancora sentire, scalpitante, ma non troppo. In bocca ampio, grande sapidità,  elegante, grintoso nella progressione al palato. Finale lunghissimo.

Coste della Sesia Nebbiolo Vallelonga 2016, Fabio Zambolin
Fabio Zambolin è davvero un personaggio. Papillon di legno, sguardo da Gian Burrasca, è titolare di una piccola azienda che produce circa 3000 bottiglie. Uno che si è fatto da solo,  un garagista del vino.

Il Coste della Sesia Nebbiolo Vallelogna è ricavato per il 60/70 % da viti vecchie ed il restante da viti nuove. Nebbiolo in purezza, prodotto in parte in acciaio, in parte in legno con fermentazioni naturali e lieviti indigeni.

Regala immediatezza e piacevolezza nel suo tipico varietale senza fronzoli. Bella freschezza, bella mineralità. Il 90% della produzione (circa 1800 bottiglie) però finisce negli States. Una chicca. Well done!

Colline Novaresi Vespolina Il Ricetto 2018, Mazzoni
Una delle migliori Vespolina in purezza offerta ai banchi d’assaggio. Quando si tratta di Mazzoni, la loro fama li precede. L’annata 2018 è fresca fresca di imbottigliamento e fa solo acciaio.

Nel calice rosso rubino ha un naso intenso di fragolina di bosco e di lamponi. Di ottima corrispondenza gusto olfattiva, al palato è tutto frutto e freschezza. Altissima bevibilità. Ci siamo ricascati.

Lessona Doc Pizzaguerra 2015, Colombera & Garella
95% di Nebbiolo e 5% di Vespolina affinate per circa due anni in barriques. Naso intrigante di frutti rossi, a tratti ematico e balsamico. Sorso di spessore, tannino “gengivale” e scia sapida al palato. Ottima persistenza. Il binomio Colombera & Garella è relativamente giovane, le loro prime etichette sono targate 2013.  Due giovani intraprendenti, altro che bamboccioni.

Fenrose 2018, Poderi Garona
Un rosato fresco e beverino blend di Nebbiolo, Vespolina ed Uva rara decisamente in antitesi per leggerezza e semplicità rispetto al Boca 2013 che comunque è un altro dei migliori assaggi.

Accantoniamo per un attimo tannini e longevità e ci facciamo affascinare stavolta da questo rosa tenue nel calice,  sofisticato. Agrumi e fiori freschi al naso. Scende una bellezza, si può dire? Il Fenrose dei Poderi Garona strizza l’occhio all’estate: terrazza vista mare e cruditè.

Colline Novaresi Doc Vespolina 2018, Francesco Brigatti
Vespolina in purezza imbottigliata da meno di una settimana. Sia al colore che al naso rivela tutta la sua giovinezza. Rosso violaceo ha un naso fresco, fruttato con leggere sfumature speziate.

Bello, pulito e schietto il sorso centrato sul frutto, ma con la spezia che ritorna. Tannino vivace, ottima bevibilità. Piacevolezza che si ritrova pressochè in tutta la sua gamma.

Gattinara Docg 2014, Mauro Franchino
Sosta obbligata quella da Franchino, dove troviamo Alberto, da poco subentrato allo zio nella gestione. Macerazione di 20 giorni  più 1 anno in cemento e tre anni in botte grande.

Il 2014 è da poco in bottiglia e a breve sarà in commercio. Da questa vendemmia, seppur notoriamente piovosa è nato comunque un Gattinara con la “G” maiuscola. Di struttura, dal tannino irruente e da approcciare con infinita pazienza. Ma che cosa saprà regalare poi?

Prunent Stella 2017, Edoardo Patrone
Entriamo nel territorio delle Valli Ossolane. Edoardo Patrone. E qui la storia è obbligatoria. Giovane enologo con esperienza langarola ed australiana torna in Italia e diventa un moderno startupper. Il progetto è recuperare vigne di cui i proprietari anziani non più in grado di occuparsene.

Lo definiamo il “badante” delle vigne eroiche. Ben 17 gli appezzamenti di questa Monopoli vitata. Edoardo così ha la possibilità di capire quali sono i terreni più vocati per ciascun vitigno. E sperimenta da Archimede (anarchico) qual’è, addirittura un vino da ben 15 vitigni.

Vini tutti piacevoli dal più semplice a quello che rappresenta il “Parco della Vittoria” per restare in tema Monopoli: il Prunent Stella.  Elegante, bel frutto polposo, fine speziatura, mineralità, ruffiano quanto basta. Non gli manca nulla.

Boca 2012, Cascina Montalbano
Un altro Boca tra i migliori assaggi di questa edizione, nell’anno del cinquantesimo della Doc. Anche Cascina Montalbano ha una storia da raccontare. E’ quella di un recupero, di una vigna, di una storia, di un sogno.

Di un progetto che si era purtroppo arenato, perché la vita non è sempre dritta, come certi vini. Ma per fortuna, il progetto è stato recuperato. Due i Boca al banco d’assaggio, annata 2012 e 2013, molto simili.

Nel calice troviamo frutti rossi, note pepate ed un tocco balsamico fresco. Al palato grande pulizia, sorso vibrante, e dinamico. Tannini virili quanto basta. Bell’equilibrio davvero e tanta prospettiva.

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Il Nebbiolo dell’Alto Piemonte conquista i mercati. Grande banco d’assaggio a Novara


NOVARA –
E’ (quasi) tutto pronto al Castello di Novara per Taste Alto Piemonte 2019. Tre giorni di degustazione – da sabato 30 marzo a lunedì 1 aprile – che avranno come protagonista assoluto il Nebbiolo prodotto nelle province di Novara (Ghemme, Colline Novaresi, Boca, Fara, Sizzano), Verbano Cusio Ossola (Valli Ossolane), Vercelli e Biella (Gattinara, Coste della Sesia, Bramaterra, Lessona).

Tutto tranne che la serie B del grande vitigno piemontese. Le 10 Denominazioni, assieme, raggiungono 500 ettari vitati complessivi rivendicati. Anche in quest’area, così come nelle Langhe, è massima l’attenzione al contenimento delle rese. I dati più aggiornati parlano di circa 50 quintali per ettaro nel 2016, scesi a 45 nel 2017.

Un territorio che sta vivendo un momento magico per l’export. “Abbiamo molte realtà che esportano per più del 50% – commenta Lorella Zoppis, presidente del Consorzio di Tutela Nebbioli Alto Piemonte (nella foto) – per arrivare anche al 70-80%.  Oltre a operare in mercati storici quali Usa, Nord Europa, Canada, Germania, Svizzera e Inghilterra, molte aziende sono presenti in Belgio, Olanda, Francia, Russia e Asia”.

Buone anche le performance in Italia, dove i Nebbioli dell’Alto Piemonte stanno cercando di imporsi assieme a quelli delle Langhe e della Valtellina. “Credo di poter affermare che il futuro sia roseo su tutti i fronti – continua Zoppis – anche perché la qualità delle produzioni cresce in modo costante. Quasi tutte le aziende hanno un incremento annuale delle richieste, provenienti da mercati diversi, compreso quello locale”.

“Molti giovani si stano riavvicinando alla viticoltura ed avviano nuove produzioni – aggiunge la presidente del Consorzio di Tutela Nebbioli Alto Piemonte – e sta crescendo in modo esponenziale anche la richiesta enoturistica. Certo non siamo ancora minimamente paragonabili al movimento enoturistico presente in altre aree, ma raffrontando la situazione attuale con quella di pochi anni fa, direi che abbiamo fatto passi da gigante”.

FOCUS SULLA PRODUZIONE

La Denominazione di maggior peso dell’Alto Piemonte sono le Colline Novaresi (201,61 ettari) che nel 2017 hanno registrato una produzione di 819026,40 Kg di uva (670021 litri imbottigliati). Segue Gattinara con 89,86 ettari, (390176,90 Kg di uva per 378954 litri imbottigliati).

Terzo posto per le Coste della Sesia: 50,29 ettari, 109444,30 Kg di uva prodotti e 155016 litri imbottigliati. Ghemme ha una superficie rivendicata a Doc di 49,79 ettari: sempre nel 2017 sono stati prodotti 175058,00 Kg di uva e imbottigliati 128620 litri.

Al quinto posto, sempre in ordine di dimensioni, si piazza Bramaterra con 24,81 ettari, 46370,00 Kg di uva, 32160 litri imbottigliati. Sesto e settimo posto per Lessona e Boca: 16,74 ettari, 41760,00 Kg di uva, 19443 litri imbottigliati nella prima; 16,07 ettari, 50331,00 Kg di uva e 20213 litri imbottigliati nella seconda.

A seguire i tre areali più di nicchia per l’Alto Piemonte. Le Valli Ossolane (8,31 ettari, 33897,90 Kg di uva, 20000 litri imbottigliati), Fara (7,37 ettari, 36701,70 Kg di uva, 16822 litri imbottigliati) e Sizzano (6,47 ettari, 9427,50 Kg di uva, 4317 litri imbottigliati).

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Taste Alto Piemonte 2018: i migliori assaggi al Castello di Novara

NOVARA – Si è svolta lo scorso weekend, al Castello di Novara, la seconda edizione di “Taste Alto Piemonte”, evento dedicato alle dieci denominazioni delle provincia di Novara, Biella, Vercelli e Verbanio-Cusio-Ossola organizzato dal Consorzio di Tutela Nebbioli Alto Piemonte.

Nessuna nuvola su questa manifestazione in cui, anche nei momenti di maggiore affluenza – duemila presenze registrate complessivamente nei tre giorni di degustazione – si è respirata curiosità e letizia.

Cinquanta produttori presenti, con 150 vini in assaggio. Tutti dritti verso l’obiettivo di valorizzare i prodotti di un territorio che nulla ha da invidiare a zone più “blasonate” del Piemonte.

Vitigni protagonisti principalmente Vespolina, Uva Rara, Croatina e Nebbiolo in tutte le sue sfumature. Espressioni di un terroir unico, diviso tra zone alluvionali e zone vulcaniche, interpretazioni tanto diversamente affascinanti.

I MIGLIORI ASSAGGI
Il nostro tour inizia al banchetto dell’azienda agricola Tiziano Mazzoni di Cavaglio d’Agogna in provincia di Novara con la degustazione del Colline Novaresi Doc Vespolina il Ricetto 2017.

Una Vespolina in purezza che fa solo acciaio. Di un bel colore rosso porpora, ha un naso intenso di fragolina di bosco. Un vino giovane che però resta teso e gustoso fino alla fine. Ha la giovialità di un Grignolino.

Della stessa azienda livello molto interessante anche per il Ghemme 2013 “Ai livelli”, un vino nato nel 2007 con una produzione di  1500 bottiglie. Solo sette mesi dall’imbottigliamento, ma già molto piacevole.

Diciotto mesi di tonneau e altrettanti di botte grande. Un naso fruttato che spazia dalla mora alla fragola, note balsamiche fin da subito e spezie. Freschezza, tannino intenso, ma maturo ed equilibrato. Lungo al retrolfattivo. Interessante il prezzo in cantina di 25 euro.

Poco più in là il banchetto di un’altra azienda di pregio, La Prevostura di Lessona in provincia di Biella. Colline di antiche sabbie marine, limi e argille sulle quali il Nebbiolo è perfettamente a suo agio. Un fuoriclasse il Lessona Doc 2014.

Nebbiolo 100%, fermentato in acciaio ed affinato in legno di secondo passaggio per circa 20 mesi per non snaturarlo. Una produzione di 2900 bottiglie. Non particolarmente intenso al naso, ma in bocca touché. Una mineralità ed una finezza da godere tutta.

#EPCI. E poi c’è Ioppa. Ne abbiamo parlato ampiamente già due anni fa,  durante la manifestazione i Rossi del Rosa. Una tappa pressoché obbligata.

Al banchetto una selezione suddivisa tra vini più semplici, acciaio, fermentazioni veloci e poi vini più importanti: una Vespolina in purezza e tre Ghemme (85% Nebbiolo e 15% Vespolina) fermentazioni naturali, lunghe macerazioniche, quattro anni di legno e un anno / due in bottiglia.

Primo assaggio il Colline Novaresi Doc Rusin 2017. Un rosato da migliaia e migliaia di bottiglie che va all’estero prodotto con uve Nebbiolo.

Ha ancora una certa pungenza, ma resta un vino molto equilibrato e piacevole, comprensibile il suo successo. Siamo certi che in Italia, con una fetta di salame, sarebbe un temibile antagonista del Prosecco.

Il secondo assaggio è il Colline Novaresi Doc Vespolina 2012 Mauletta. Un vino prodotto da un vitigno sul quale Ioppa ha deciso di scommettere. Ampelografia e clima gli sono venuti incontro. Romagnano è il primo paese della Valsesia, gode tutto l’anno di un microclima particolare, di un venticello che giova particolarmente a quest’autoctono.

Tante ore in vigneto per questa uva, il doppio di quelle che servono per il Nebbiolo: foglioline piccole, grappoli che si intrecciano e vanno liberati e defogliati per far prendere luce e aria. Lavoro che regala però tanta soddisfazione in bottiglia. L’annata 2012 ha sei anni sulle spalle non sentiti. Molto giovane, molto fresco.

Sembra un Barbera. L’olfatto regala mirtilli, frutti rossi giovani, ma anche note floreali e spezie. Al palato ha una grande struttura: corpo deciso, tannino presente, ma pulito. Grande equilibrio e finezza. Dimostrazione  che la Vespolina ha un grandissimo potenziale: non è solo un vino aspro, semplice, d’annata o da taglio, ma può regalare emozioni. Tanto di cappello.

Bella sorpresa (ritrovata) il  Ghemme Docg Bricco Balsina e Santa Fe. Entrambi annata 2012. Balsina nasce da un vigneto giovane sito su un terreno sciolto di sabbia e sassi “marci” che si sgretolano, radici che affondano in profondità. Mineralità  e ferrosità dal terroir all’assaggio. Il Balsina è dritto ed austero, con un tannino percepibile: vino “wow” dal finale lunghissimo.  Il Santa Fe è ancora più corposo, rispetto al Balsina  è spostato verso la morbidezza, finale di sottobosco.

Ci spostiamo da Ca’ Nova, azienda di circa dieci ettari ai piedi del Monte Rosa, a Bogogno.  Un battaglione di vini meritevoli, con una menzione speciale per il Colline Novaresi Doc Nebbiolo San Quirico 2010.

Direttamente dalla vigna che l’azienda ritiene più territoriale, un cru. Naso molto sul frutto e sulla spezia, palato  più ferroso e minerale. Un vino ematico. Nonostante gli 8 anni sulle spalle il tannino si fa sentire, non graffiante, ma polveroso.

Estremamente gradevoli anche il Ghemme Docg e Riserva dell’azienda. Azienda da approfondire, con una visita in cantina.

Proseguiamo gli assaggi memorabili di questa edizione di Taste Alto Piemonte. Si fa apprezzare anche la “neonata ” cantina Pietraforata che si trova nell’antico ricetto di Ghemme:, attività cominciata solo nel 2012, un futuro promettente.

Il calice d’entrée è rosè. Si tratta del Colline Novaresi Doc Orezza. Un nebbiolo rosato che con la vendemmia 2016  è stato premiato con la medaglia d’argento all’International Rosè Championship. 5000 bottiglie prodotte per quello che si rivela un ottimo vino estivo, fresco.

Pulito ed agrumato  e con una bella sapidità. Di poca persistenza forse, ma che importa:beva talmente piacevole da immaginarla in cambusa in barca a vela. Sognante.

L’ ultimo assaggio è eccezionale e lo facciamo in provincia di Vercelli da Mauro Franchino, “vestale” al maschile del Gattinara. In degustazione la 2012. Vino fermentato in cemento che fa 4 anni di botte.

Naso sontuoso e sinuoso: un tripudio di frutti e spezie: ribes, fragola, mora, mirtillo cui si aggiungono note speziate di pepe e chiodi di garofano e anche un accenno balsamico. E’ con che ritmo incede al palato! In punta di piedi, elegante come una ballerina. Un crescendo rossiniano. Emozionante.

(articolo di Viviana Borriello e Denis Mazzucato)

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