Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Sudtirol Alto Adige Doc Riserva Lagrein 2021 Taber, Cantina Bolzano (14%).
Fiore: 8.5 Frutto: 9 Spezie, erbe: 9 Freschezza: 8.5 Tannino: 7.5 Sapidità: 8 Percezione alcolica: 6 Armonia complessiva: 9.5 Facilità di beva: 7 A tavola: 9.5 Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Südtirol Alto Adige Doc Gewurztraminer Passito 2021 “Cresta”, Rottensteiner (10%).
Fiore: 9 Frutto: 9.5 Spezie, erbe: 8.5 Freschezza: 8.5 Sapidità: 7 Tannino: 0 Percezione alcolica: 5.5 Armonia complessiva: 10 Facilità di beva: 8.5 A tavola: 9.5 Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Cantina Bolzano(Kellerei Bozen) ha presentato a Milano la seconda annata di Tal 1930 e Tal 1908. Vini che – per prezzo, ma ancor più per qualità – si posizionano all’apice della gamma della cooperativa dell’Alto Adige, accanto a un’icona come il Lagrein Riserva “Taber”. Due “Cuvée Superior”, Südtirol-Alto Adige Doc, vendemmia 2021, che restituiscono al calice la fotografia dei vigneti da cui provengono le uve. Chardonnay (80%), Sauvignon (10%) e Pinot Grigio (10%) per il bianco Tal 1930, da piante di età media superiore ai 30 anni allevate tra i 400 e i 700 metri d’altezza, in località Leitach e Renon. Lagrein (83%), Cabernet sauvignon (12%) e Merlot (5%) per Tal 1908, da viti fino a 50 anni di età selezionate nei “cru” di Gries e San Maurizio. Dopo l’ottimo esordio dei due vini nel novembre 2023, l’enologo di Cantina Bolzano, Stephan Filippi, è riuscito a superarsi, ricorrendo a una modifica delle percentuali delle due cuvée.
«Tutto dipende dalla qualità dell’annata – ha spiegato il winemaker di Kellerei Bozen, ormai un veterano della cooperativa altoatesina – ma anche dalla qualità espressa dalle singole uve che andranno a comporre il puzzle finale». Rispetto alla 2020, le condizioni della vendemmia 2021 hanno consentito a Filippi di incrementare dell’11% la percentuale di Chardonnay nella cuvée Tal 1930 (dal 69% all’80%), a discapito del Sauvignon (passato dal 21% al 10%), lasciando invariata la quota del Pinot Grigio (10% in entrambe le annate). Stesso copione per la cuvée rossa Tal 1908, resa ancora più “territoriale” con un 3% in più di Lagrein (83%; era all’80% nel 2020) e un 2% in più di Merlot (passato dal 3 al 5%), a discapito del Cabernet Sauvignon (sceso dal 17% della 2020 al 12% del 2021).
TAL 1930 (95/100 WINEMAG) E LA SCELTA (AZZECCATA) DI UN GRANDE PINOT GRIGIO
Salta all’occhio – sarebbe meglio dire “al palato” – il carattere tipicamente altoatesino della quota di Pinot Grigio presente in Tal 1930. Non sorprende, dunque, che l’unica percentuale a non variare nell’arco delle due vendemmie dei “Tal” sia proprio la sua. «Per i limiti comunicativi di questa varietà – afferma Stephan Filippi – in Alto Adige si preferisce spesso puntare sul Pinot Bianco. Ma a Cantina Bolzano abbiamo tutto Pinot Grigio di collina, tra i 650 e i 700 metri di altitudine. Dunque abbiamo basse rese. E zone selezionate, dove non dobbiamo neppure intervenire per diradamenti».
«Anzi – continua – abbiamo il problema inverso, ovvero che il Pinot Grigio produce troppo poco. Si tratta della selezione effettuata da un vivaista della zona, che è riuscito a fare un lavoro straordinario sul vitigno. L’uva per Tal 1930 arriva in cantina in cassette. Da lontano, gli acini sono di un ramato tanto intenso da poter essere scambiati per Pinot Nero. Per non parlare della gran bella acidità di queste uve. Un altro motivo che mi convince a ricorrere al Pinot Grigio, in una cuvée che deve essere il nostro optimum». Altrettanto efficace lo switch deciso da Filippi dal Sauvignon allo Chardonnay, a cavallo delle due annate. Oggi, Tal 1930 Cuvée 2020 risulta infatti molto condizionato dal primo vitigno. Mentre in Tal 1930 Cuvée 2021, l’equilibrio tra le varietà è già perfetto.
TAL 1908 (94/100 WINEMAG): PIÙ LAGREIN E MERLOT, MENO CABERNET
Ancora più pratica – nonché altrettanto azzeccata – risulta la scelta di ridurre la quantità del Cabernet Sauvignon in Tal 1908, vendemmia 2021. Il 5% complessivo in più tra Lagrein e Merlot, in un’annata (genericamente) dalle acidità più spiccate e dalle alcolicità più moderate rispetto alla 2020, regala un sorso subito più rotondo e goloso rispetto a quello della cuvée rossa d’esordio, dal tannino tuttora “caberneggiante” e giovanile. Il tenore alcolico delle due annate della cuvée rossa di Cantina Bolzano è il medesimo (14%). Ma il salto di qualità in termini di prontezza di beva è netto con l’annata 2021, garantendo al contempo una buona prospettiva di affinamento.
E le vendite? «Produciamo per l’esattezza 1.897 bottiglie di Tal 1930 e 2.989 di Tal 1908 – spiega a Winemag il responsabile vendite Horeca Italia di Kellerei Bozen, Daniele Galler -. A quest cifra vanno aggiunti, rispettivamente, 59 e 99 magnum. I numeri della vendemmia 2021 non si discostano di molto da quelli della 2020, che è stata distribuita solo nell’alta ristorazione e nelle enoteche. È durata sul mercato un paio di mesi». Un successo immediato, dettato anche dalla strategia commerciale della cooperativa altoatesina. «Non abbiamo scelto di procedere con una vera e propria assegnazione – precisa Galler – bensì cerchiamo di distribuire le Cuvée Tal 1930 e Tal 1908 tra i nostri clienti top, in Italia e all’estero, proporzionalmente alle quantità sviluppate anche sulle altre referenze». Selezione, insomma. Dal vigneto alla rete vendita, prescelta per due vini degni dell’Olimpo dei cosiddetti “Super Alto Adige”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(5 / 5) Massimo dei voti, ovvero cinque “cestelli della spesa” su cinque, per il Südtirol Alto Adige Doc Gewürztraminer 2020 di Kellerei Meran. Non a caso figura nella Guida Migliori Gdo 2022 di Vinialsuper.
Il vino della cantina cooperativa di Merano si presenta di un giallo paglierino luminoso. Naso dai tratti tipici del vitigno, con le sue note tropicali e di litchi. Ottima la risposta anche al palato.
Il Südtirol Alto Adige Doc Gewürztraminer 2020 di Kellerei Meran si rivela fresco e fruttato, equilibrato. Chiusura leggermente amaricante che invoglia il sorso successivo.
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Alte aspirazioni per il Südtirol Alto Adige Doc Bianco 2020 Laven Bio di Cantina Bolzano. Il nuovo vino di casa Kellerei Bozen, riservato al mercato Horeca, punta a esaltare la lava vulcanica da cui ha avuto origine la piastra porfirica bolzanina. Il nome “Laven” non è infatti un caso.
«Il porfido bolzanino – spiega Cantina Bolzano – è una testimonianza, rossa fiammante, dell’energia vulcanica che l’ha creata. Il magma raffreddato e cristallizzato è stato portato in superficie dalla profondità della terra. Il susseguirsi delle eruzioni ha modellato la conca bolzanina e le colline circostanti, come da un maestro artigiano».
Una storia baciata dalle radici delle piante di Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Grigio, le tre varietà scelte per la prima “edizione” di Laven Bio 2020. «Il nostro nuovo vino bianco biologico racconta questo sottosuolo speciale, su cui crescono le viti. Unisce le tre varietà di punta dell’Alto Adige, allevate a Guyot sui terreni porfirici intorno a Bolzano e sul Renon, a 600 metri sul livello del mare».
Le uve maturano alla luce del sole del sud, prima di essere raccolte a mano e pressate in modo molto delicato. Fermentazione alcolica e malolattica si compiono sulle fecce fini. L’affinamento avviene in contenitori di cemento, rovere (Pyramid) e acciaio.
Le scelte dell’enologo Stefan Filippi e del management di Cantina Bolzano – alla presidenza Michael Bradlwarter e alla direzione Klaus Sparer – sono tutte volte a conferire un carattere unico alla nuova release. «Una cuvée – spiegano all’unisono – che nella sua naturalezza biologica ricorda le origini di Bolzano. Allo stesso tempo, è un vino molto contemporaneo».
Il vino si presenta nel calice di un giallo paglierino, con riflessi verdolini. Al naso è intenso ed elegante, su note molto precise di frutta esotica. Spiccano un’ananas e una papaia di perfetta maturità, per la parte polposa. La croccantezza è tutta appannaggio delle note di mela gialla, pera e pesca nettarina.
Sottofondo vanigliato, con uno sbuffo prezioso di pepe bianco che danza sulle venature minerali, pietrose. Al sorso abbina amabilmente le parti “dure” – freschezza e percezione salina, iodica – a quelle “morbide”, della frutta matura. Un gioco che accompagna tutta la beva: dall’ingresso di bocca, fruttato e salino, alla chiusura, fresca ed elegante. Perfetta la corrispondenza delle note, tra naso e palato.
Il nuovo vino bianco Laven Bio 2020 di Cantina Bolzano si abbina alla perfezione a piatti come zuppe di pesce, insalate e preparazioni a base di verdure. La buona struttura del bianco consente anche il food pairing con formaggi di media stagionatura. Importante la temperatura di servizio, attorno ai 12 gradi centigradi.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Parola d’ordine “matrimonio”. Schiava e Lagrein, due dei vitigni simbolo dell’Alto Adige, si combinano alla perfezione nel Südtirol Alto Adige Doc St. Magdalener 2019 “Moar” di Cantina Bolzano. Un vino che è risultato dell’esclusiva di posizione, età delle viti e conduzione attenta del vigneto, nella zona classica di produzione del Santa Maddalena.
LA DEGUSTAZIONE
Il “naso” di Moar si esprime generoso ed elegante, su note floreali e fruttate. Spiccano violetta, ciliegia e mora, abbinate a note meno mature di fragoline di bosco e ribes. In sottofondo, voluttuosi sbuffi di tabacco dolce e cioccolato. Un quadro morbido e setoso, dotato al contempo di una eccellente tensione.
Un St. Magdalener che conferma il suo equilibrio anche al palato, nel segno della corrispondenza gusto-olfattiva. Ritorni di frutta matura (ciliegia, mora) ben controbilanciati dalla freschezza e da pregevoli accenti salini. Uno di quei vini che, a tavola, finiscono in un batter d’occhio.
Perfetto l’abbinamento con piatti della tradizione dell’Alto Adige, come la Carne Salada. In generale “Moar” 2019 fa il paio con la carne, dai primi ai secondi di media elaborazione. Da provare sulle tagliatelle con ragù di selvaggina, carni affumicate, canederli, speck, pizza, pasta e formaggi di media stagionatura.
LA VINIFICAZIONE
La zona di produzione è quella classica del St. Magdalener, sui pendii a nord di Bolzano. Schiava e Lagrein affondano le radici in terreni ghiaiosi. La vendemmia ha inizio a metà ottobre. Le uve, attentamente selezionate, seguono la tradizionale vinificazione in rosso.
Terminata la fermentazione, il vino atto a divenire “Moar” affina in grandi botti di rovere, per proseguire con l’affinamento in bottiglia che precede la commercializzazione. Certamente uno dei vini simbolo di Cantina Bolzano.
Il Südtirol Alto Adige Doc Lagrein Riserva “Taber” è uno dei vini simbolo di Cantina Bolzano, ma non solo. È anche un’etichetta capace di rappresentare appieno le punte di qualità del Lagrein altoatesino, un vino amato e conosciuto in tutto il mondo. Sotto la lente di ingrandimento, la vendemmia 2017.
LA DEGUSTAZIONE
Il segreto di Taber? Il suo equilibrio, fuori e dentro al calice. Risulta di fatto un vino tipico, capace tuttavia di incontrare, con le sue caratteristiche e i suoi 4 grammi circa di residuo zuccherino, anche il gusto internazionale. Un bilanciamento che si ripercuote nelle note di degustazione, all’insegna dell’armonia.
Nel calice, il vino si presenta di un rosso purpureo, ancora molto giovane nonostante i 4 anni sulle spalle. Una Riserva, dunque, molto longeva, che si rivela perfettamente integra anche al naso, con note di frutta matura a bacca nera (mora) e rossa (ciliegia).
Un vino particolarmente indicato per chi ama i frutti di bosco, che qui ritroverà – sia al naso che al palato – in una veste intrigante, ben avvolti in un manto tanto fresco (netti i ricordi di mentuccia selvatica) quanto speziato (polvere di cacao, fondo di caffè, caramellina mou e vaniglia).
Il sorso denota un’ottima lunghezza e persistenza, all’insegna del gioco tra le note fruttate, la bilanciante acidità e i rintocchi salini, che donano nerbo alla beva.
I tannini setosi consentono peraltro di servire il Lagrein Riserva Taber a una temperatura non sempre adatta ai vini rossi: provare per credere a 14-15 gradi, per coglierne le sfumature più “dissetanti”. L’abbinamento perfetto?
Oltre ad essere apprezzabile da solo o in compagnia di un buon libro, il rosso simbolo di Cantina Bolzano sposa armonicamente i piatti a base di carne, dai primi ai secondi, così come i saporiti formaggi stagionati. Ottimi risultati, per esempio, con una bistecca di cervo. Buono oggi Taber, ma con ottime prospettive di ulteriore, positivo affinamento.
LA VINIFICAZIONE Coltivato nella zona di Bolzano, il Lagrein è uno dei vitigni di punta dell’Alto Adige. È una varietà autoctona dalla quale i produttori altoatesini sanno ricavare un vino di grande carattere, in grado di distinguersi.
Le notevoli escursioni termiche tra il giorno e la notte, assieme ai terreni alluvionali sabbiosi e sciolti, consentono a Cantina Bolzano di centrare l’obiettivo. Non a caso, per il Lagrein Riserva Taber vengono utilizzate soltanto uve accuratamente selezionate.
La zona di produzione, nello specifico, è quella di Gries, dove la “Winery al Cubo” di Bolzano può contare su vigneti con piante di oltre 80 anni, a un’altezza di 250 metri sul livello del mare.
La vendemmia viene condotta generalmente da fine settembre a metà ottobre. La vinificazione prevede la fermentazione in botti di legno e l’affinamento per circa un anno in barrique francesi, alternate alle botti grandi.
(4,5 / 5) Cantina Bolzano, nata nel 2001 dalla fusione di Cantina Gries (fondata nel 1908) e Cantina Santa Maddalena (fondata nel 1930), è una delle più importanti realtà cooperative altoatesine. Il suo PinotBianco Weissburgunder 2019 si è aggiudicato 4.5 “cestelli della spesa” nella valutazione di Vinialsuper.
LA DEGUSTAZIONE
Nel calice si presenta di un bel giallo paglierino luminoso riflessi verdolini. Molto espressivo al naso dove emergono subito note di fiori bianchi e gialli freschi e scorza d’agrume. In bocca risaltano la grande freschezza e la bella vena salina. Il sorso chiude pulito, con ritorno di agrumi ed un tocco di spezia.
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“È una cultura di dettagli”. Con questa frase Christophe Roumier definì la Borgogna, ma le stesse parole possono descrivere anche un altro territorio: la Valle Isarco. Siamo in Alto Adige (o per meglio dire in SudTirol) lungo quella valle, percorsa per l’appunto dal fiume Isarco, che da Nord a Sud va dal Brennero a Bolzano.
Circa 80 km in tutto. La zona vitivinicola parte più a sud, presso Bressanone, per terminare all’altopiano del Renon sopra Bolzano. Circa 400 ettari vitati. Esposizioni che variano dalla destra alla sinistra orografica della valle a seconda dell’andamento della stessa.
Conformazioni geologiche che variano dalla fillade quarzifera al porfido quarzifero, al “dioride di Chiusa“, dal pietrisco glaciale ai sedimenti fluviali depositatisi fra le glaciazioni. Grandi escursioni termiche giorno-notte, scarse precipitazioni, molte ore di esposizione solare.
Quota dei vigneti che varia dai 300 ai 970 metri sul livello del mare, dove si coltivano 10 vitigni a bacca bianca (Kerner, Sylvaner, Muller Thurgau, Gewurztraminer, Riesling, Gruner Veltliner, Pinot Grigio, Weissburgunder, Sauvignon, Chardonnay che danno il 90% della produzione) e quattro a bacca rossa (Zweigeilt, Portugieser, Vernatsch/Schiava, Pinot Nero/Blauburgunder).
Diciannove produttori con una media di 1,5 ettari per vitati per azienda agricola. Circa 2.200.000 bottiglie/anno, il 75% commercializzato in Italia, con una media di 31.500 bottiglie a vignaiolo. Questi i numeri.
Questo il perché della “cultura dei dettagli” e del paragone con l’illustre Borgogna. Parliamo di un territorio fatto di equilibrio fra le differenze, dove ogni vitigno torva la sua parcella d’elezione, dove ogni vignaiolo può leggere ed interpretare il suo singolo pezzo di terra nel rispetto del terroir, dove lo stesso vitigno coltivato più a nord o più a sud, più “di qui” o più “di là”, da risultati differenti.
A raccontare questo incredibile mosaico enologico è EisaktalWein, associazione nata del 2015 che raccoglie oltre ai 19 produttori (17 vignaioli più la cooperativa Cantina Valle Isarco e la storica Abbazia di Novacella) anche strutture di accoglienza e promozione per favorire l’interscambio fra i vari attori e far conoscere la realtà “Valle Isarco” al pubblico.
Ed il modo migliore per iniziare ad esplorare una tale complessità è “al calice”. Fermarsi. Sedersi. Chiacchierare con chi quel territorio lo vive e lo conosce. Assaggiarne i vini. Capirne le differenze. In un mondo in cui la comunicazione sempre più passa attraverso canali social fatti di “mordi e fuggi”, di immagini belle ma fugaci che depauperano i contenuti in nome dell’apparire, occorre prendersi il tempo di percorrere idealmente la Eisacktal attraverso la degustazione di vitigni ed areali.
Ecco quindi l’idea di una cena proprio nel cuore della “città social”, Milano. Più di 20 vini a rappresentare “i dettagli” e ad accompagnare le preparazioni dello chef Stefano Caffarri che dall’aperitivo al dolce ha voluto omaggiare il patrimonio gastronomico italiano proprio a dimostrare la grande versatilità dei vini isarchesi.
Prosciutto di Parma, salame di Nero, gnocco fritto, piadina, spuma d’acciughe, mazzancolle, orecchiette allo zola, plin, sgombro, risotto al graukase, sbrisolona.
Giusto per citare alcune delle preparazioni. Ad esse in abbinamento i Sylvaner, i Kerner, i Gruner Veltliner, i Muller Thurgau, i Riesling, i Pinot Grigio, i Sauvignon. Sempre serviti in coppia da due sotto zone diverse, a mostrare caratteri differenti e differente versatilità nel “paring”.
Non ultima la sfida del tempo. Tre vecchie annate presentate. Weissburgunder 2013 di Ebner; la freschezza che non ti aspetti tanto al naso quanto in bocca.
Riesling Praepositus 2013 di Abbazia di Novacella; perfetto equilibrio fra la frutta matura e l’idrocarburo, fra il “nord” teutonico ed “sud” italiano, un calice nel quale lasceresti il naso ab aeterum. Sylvaner 2010 di Cantina Valle Isarco; si signori, un Sylvaner con quasi 10 anni sulle spalle. Complessità di miele e frutta surmatura, fiori secchi e fieno. Perfettamente godibile al sorso. Sfida vinta!
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(5 / 5) Fa parte della “Prestige Line” di Cantina Bolzano – Kellerei Bozen il Südtirol Alto Adige Doc Lagrein Riserva 2016 Grieser. Non è un nome di fantasia, bensì la menzione geografica di una delle aree più vocate per il Lagrein dell’Alto Adige: Gries-San Quirino, una delle cinque circoscrizioni di Bolzano, la seconda per estensione e la più popolata.
LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Lagrein Riserva Grieser si presenta di un rosso rubino intenso, impenetrabile, con unghia violacea. Al naso salgono immediatamente richiami netti ai frutti di bosco come i mirtilli e le more, ma anche di ciliegia nera e prugna matura.
Un’impronta marcatamente fruttata, intensa, cui fanno eco ricordi di vaniglia e cioccolato bianco, assieme a leggere spolverate di spezia e di resina. Un naso decisamente invitante e preciso nella sua abbondanza e ricchezza di sentori.
La stessa che poi si ritrova al palato, dove il Lagrein Riserva Grieser di Cantina Bolzano riesce ancora a stupire. Perfetta la corrispondenza gusto olfattiva, che si arricchisce di un elemento fondamentale e premiante: una gran freschezza, che dona il perfetto equilibrio a un sorso che, altrimenti, sarebbe stato solo grasso e banale.
La frutta, golosa e succosa, unita a un tannino morbido e setoso, si fa quasi masticare mentre i richiami salini e balsamici accompagnano verso un retro olfattivo lungo, altrettanto preciso ed efficace nella sua capacità di chiamare il sorso successivo.
Un vino perfetto da bere oggi, ma che può essere tranquillamente lasciato in cantina per svariati anni, ad affinare ancora. Oggi si presta in abbinamento a primi e secondi ricchi di sugo di pomodoro, come la carne alla pizzaiola, ma riesce a sostenere senza problemi anche piatti ben più strutturati come la selvaggina. Ottimo anche con i formaggi stagionati.
LA VINIFICAZIONE
Si tratta di un’etichetta ottenuta al 100% da uve Lagrein, tra le varietà più preziose e tipiche di Bolzano e dell’Alto Adige. I terreni, nella zona di Gries, sono di tipo alluvionale e sabbioso. La vendemmia avviene a metà ottobre.
Le uve del Lagrein Riserva Grieser fermentano in botti di legno e affinano per circa un anno in barrique di rovere francese e botti grandi. Cantina Bolzano è una cooperativa nata nel 1908 dall’unione di 30 viticoltori locali. Nel 1930 si uniscono a questo folto gruppo altri 18 produttori della collina di Santa Maddalena. Oggi Kellerei Bozen è una realtà che riunisce 220 famiglie.
La nuova struttura, inaugurata il 5 aprile 2019 in via San Maurizio 36 a Bolzano, è costata 35 milioni di euro, ricavati in gran parte dalla vendita delle due vecchie cantine. Un edificio interamente scavato nella montagna, il cui impatto ambientale è ridotto al minimo.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
L’Alto Adige Riesling DOC 2015 è un elegante vino nato da una preziosa ricerca sul vitigno iniziata oltre trent’anni fa nei vigneti di Montefranco, piccola località di Merano.
LA DEGUSTAZIONE Giallo paglierino con ricordi di oro bianco brillante, dalla consistenza importante complice i 13,5°. Al naso delicato bouquet fruttato, con aromi di pesca, mandarino, kiwi e note minerali di gesso.
Vino di carattere, un perfetto equilibrio tra la morbidezza e la tipica acidità del Riesling, che regala una beva intensa e persistente.
Abbinamento ideale a piatti tipici della cucina mediterranea, come un cous cous di verdure, oppure per un aperitivo importante e piacevole.
LA VINIFICAZIONE
L’Alto Adige Riesling Doc 2015 nasce su un suolo porfirico e sabbioso nel pendio sud occidentale di Montefranco, a 500 metri sopra il livello del mare.
Se ben conservato, il 2015 può attendere qualche anno in bottiglia per essere poi degustato maturo.
Nata nel 1975 come costola del Centro per la Sperimentazione Agraria e Forestale di Laimburg, la cantina di proprietà della Provincia Autonoma di Bolzano rappresenta un fiore all’occhiello del panorama Nazionale.
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E’ in programma lunedì 16 aprile, alle ore 12.30, a Vinitaly, presso lo stand della Fondazione Edmund Mach (Padiglione 3 – Stand F2), la cerimonia di premiazione del concorso “ENOtecnico valorizzazione VINIterritorio” alla presenza del Presidente Andrea Segrè, del Direttore generale, Sergio Menapace, e del Presidente del Consorzio Vini del Trentino, Bruno Lutterotti.
Seguirà la consegna degli attestati del 5° corso di wine export management e la presentazione della pubblicazione “Vinum Sanctum, vinum de Xanto” sull’origine della denominazione “Vino Santo”.
Nello stand dedicato ai vini della cantina FEM, seguirà un piccolo rinfresco curato dagli studenti del Centro Istruzione e Formazione.
2° Concorso“ENOtecnico valorizzazione VINIterritorio La manifestazione, che si è svolta il 5 e 6 aprile scorso, è stata organizzata dalla Fondazione Edmund Mach col patrocinio dei Comuni della Piana Rotaliana (San Michele all’Adige, Mezzolombardo e Mezzocorona) e ha contato sul supporto delle sezioni Assoenologi di Trentino ed Alto Adige-Südtirol.
Centoundici etichette in gara, 55 cantine della regione Trentino Alto Adige-Südtirol, quattro tipologie di vino ovvero Teroldego, Marzemino, Traminer aromatico e Gewürztraminer, tre commissioni e una trentina di esperti tra enologi, enotecnici, sommelier e giornalisti del settore.
Un concorso enologico vero e proprio, autorizzato dal Ministero delle politiche agricole ed economiche, che valorizza i vitigni del territorio, ma caratterizzato da una notevole valenza didattica visto il coinvolgimento degli studenti della Fondazione Edmund Mach.
Il concorso è stato curato dal Centro Istruzione e Formazione con l’obiettivo di far conoscere le unicità delle produzioni enologiche di territorio: vitigni autoctoni o interpretazioni territoriali di vitigni internazionali.
Quest’anno i vini protagonisti sono Teroldego Rotaliano DOC, Trentino DOC Marzemino, Trentino DOC Traminer aromatico e Südtirol – Alto Adige DOC Gewürztraminer. Saranno premiate le prime tre posizioni di ogni categoria e le categorie in gara sono otto.
Consegna attestati 5^ edizione corso WEM
La quinta edizione dell’Executive Master in Wine Export Management si è svolta dal 26 gennaio al 27 maggio 2017. Al percorso di eccellenza per la formazione vitienologica hanno partecipato 25 corsisti, selezionati da oltre una ottantina di candidati.
Il coso ha negli anni ha consolidato una sua specifica struttura didattico/formativa, poiché avere competenze di export management è un’esigenza di figure professionali molto diverse nel mondo del vino.
Il piccolo produttore, magari vitivinicoltore, l’enologo “tuttofare” della piccola cantina, il responsabile commerciale della piccola e media azienda, il proprietario/imprenditore che si occupa a 360° della gestione.
E ancora il giovane laureato che desidera acquisire competenze anche nel settore dell’export del vino. Sono tante le figure professionali che hanno bisogno di acquisire le “skill” specifiche dell’export management.
“Vinum Sanctum, vinum de Xanto”
Sarà presentata la pubblicazione sull’origine della denominazione “vino santo” edita dalla Fondazione Edmund Mach e curata da Marco Stenico. Si tratta di un saggio dedicato all’uva Nosiola e al suo nobile figlio il “Vino santo” della trentina Valle dei Laghi.
Il libro è frutto di una ricerca a carattere storico condotta esclusivamente su fonti documentarie e bibliografiche individuate attraverso una ricerca di archivio principalmente in ambito trentino, ma anche lombardo e veneto, che copre un periodo che va dal secolo XIII al primo Ottocento.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Un concorso enologico vero e proprio che valorizza i vitigni del territorio, ma caratterizzato da una notevole valenza didattica visto il coinvolgimento degli studenti della Fondazione Edmund Mach.
Centoundici etichette in gara, 55 cantine della regione Trentino Alto Adige-Südtirol, quattro tipologie di vino ovvero Teroldego, Marzemino, Traminer aromatico e Gewürztraminer, tre commissioni e una trentina di esperti tra enologi, enotecnici, sommelier e giornalisti del settore. Sono i numeri della seconda edizione del Concorso “ENOtecnico valorizzazione VINI territorio” autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che si è aperto oggi a San Michele all’Adige.
I vincitori saranno premiati lunedì 16 aprile, alle ore 12.30, presso lo stand FEM al Vinitaly di Verona (Padiglione 3, stand F2). La manifestazione è promossa e organizzata dal Centro Istruzione e Formazione in collaborazione con i comuni della Piana Rotaliana, San Michele all’Adige, Mezzolombardo e Mezzocorona e conta sul supporto delle due sezioni Assoenologi di Trentino ed Alto Adige.
Obiettivo del concorso è far conoscere le unicità delle produzioni enologiche di territorio: vitigni autoctoni o interpretazioni territoriali di vitigni internazionali. Quest’anno i vini protagonisti saranno Teroldego Rotaliano DOC, Trentino DOC Marzemino, Trentino DOC Traminer aromatico e Südtirol – Alto Adige DOC Gewürztraminer.
“Questo concorso – ha spiegato in apertura il dirigente del Centro Istruzione e Formazione , Marco Dal Rì, intervenuto con gli organizzatori Salvatore Maule e Andrea Panichi – raccoglie l’eredità della rassegna vini territorio e sta assumendo una notevole rilevanza. L’iniziativa risulta inserita all’interno del corso post diploma per enotecnico e gli studenti sono stati coinvolti sia nella parte organizzativa che di degustazione all’interno di una giuria altamente qualificata. Per loro sarà una esperienza molto importante”.
Il concorso si propone come opportunità didattica per gli studenti del Corso Enotecnico per iniziare a prendere confidenza con i vini prodotti nel territorio Trentino – Alto Adige/Südtirol e con le aziende produttrici. Gli studenti potranno osservare come gli esperti del settore enologico valutano i vini e a loro volta essere guidati nelle degustazioni al fine di acquisire una corretta metodica di attribuzione di un valore ai vini del territorio.
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(4 / 5) Il St. Magdalener costituisce uno dei vini bandiera della tradizione enologica altoatesina. In vendita nei supermercati Despar, il Sudtirol Alto Adige Doc St. Magdalener della tenuta Wilhelm Walch risulta opzione validissima per chi cerca un rosso leggero e fruttato, immediato e di pronta beva, con un buon rapporto qualità/prezzo. Un vino scevro di spigoli e ruvidezze, in grado di reggere a tutto pasto.
LA DEGUSTAZIONE
All’analisi sensoriale, il St. Magdalener sfoggia un colore rubino intenso di franca trasparenza. Al naso si apprezzano note abbastanza nitide di ciliegia e fragole, susina rossa e violette. Cenni di pepe nero e humus. Leggero e agile al palato, tenue negli aromi, beverino e dotato di discreta persistenza.
Vino celebrato nel Tirolo meridionale fin dal Medioevo per l’innata fragranza, il St. Magdalener è ideale come aperitivo o in abbinamento a formaggi dolci, speck, arrosti di vitello e grigliate di carne bianca.
LA VINIFICAZIONE
I vigneti della tenuta Wilhelm Walch sorgono nel cuore della zona vinicola fra Tramin e Caldaro, in giacitura collinare fra i 250 e i 750 metri di altezza. Le viti poggiano su terreni calcarei misti a sabbia e argille, ai piedi delle Dolomiti, abbondantemente irradiate dal sole.
Il St. Magdalener prevede un uvaggio dominato almeno per il 90% da Schiava con aggiunta di Lagrein e Pinot noir. Fermenta a temperatura controllata in serbatoi di acciaio inox, svolge quindi la malolattica e affina brevemente in grandi botti di rovere di Slavonia prima dell’imbottigliamento.
L’azienda fondata nel 1869 nel borgo storico di Tramin in Alto Adige-Sudtirol appartiene da cento e cinquant’anni alla famiglia Walch. L’impostazione agronomica privilegia l’ecosostenibilità e la valorizzazione delle uve storiche. I vini tradizionali vengono interpretati in chiave moderna con l’integrazione di varietà internazionali.
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(5 / 5) Etichetta impegnativa per il pubblico non ‘germanofono’, quella del Blauburgunder Kurtatsch. Per chi mastica solo italiano, aiutano le scritte Pinot Nero (Blau burgunder, appunto) e Cortaccia (Kurtatsch), la cantina produttrice.
Disquisizioni linguistiche e di marketing del vino a parte, quel che conta è il contenuto. E il Blauburgunder Pinot Nero 2013 della cantina Kurtatsch, vale proprio la pena d’essere acquistato e stappato.
Si aggira tra gli 8 e i 9 euro, di fatto, il prezzo di questo prezioso nettare della Doc Sudtirol Alto Adige, sugli scaffali dei supermercati. E questo è il momento perfetto per assaporarne l’evoluzione in bottiglia, a tre anni dalla vendemmia e dall’immissione in vetro.
LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Pinot Nero Cortaccia 2013 si presenta del tipico rosso rubino. Meno trasparente, tuttavia, rispetto ad altri vini ottenuti dallo stesso vitigno. Al naso i richiami sono quelli attesi: sottobosco, piccoli frutti a bacca rossa e nera. Sentori intensi, fini, decisi ma delicati.
Un naso, dunque, che disegna un palato capace di confermare le attese: le note fruttate si mescolano a una sensazione di velluto che rende piacevole la beva. Alla delicatezza della frutta fa spazio un’acidità piacevole, rinfrescante. E una sapidità percettibile, ma dosata e pacata.
Una volta deglutito, il Pinot Nero 2013 di cantina Cortaccia si rivela lungo, su note che si fanno vagamente speziate, ad accompagnare i frutti di bosco. Buon vino da meditazione, accompagna al meglio ricchi primi piatti e secondi di carne rossa, alla griglia o arrosto, oltre alla selvaggina e ai formaggi stagionati. La temperatura di servizio deve aggirarsi fra i 16 e i 17 gradi.
LA VINIFICAZIONE
Tra i prodotto di punta della linea “Selection” di Cantina Cortaccia, questo Pinot Nero è ottenuto al 100% dalle omonime uve originarie dalle Borgogna francese, che da oltre un secolo hanno trovato una seconda, accogliente casa nei terreni del Sudtirolo.
In particolare, la zona produttiva si trova nel comune di Montagna, in località Gleno, provincia di Bolzano: uno splendido paesino situato a 500 metri sul livello del mare, ai piedi del Monte Cislon, il cui paesaggio è dominato da vigne e folti boschi. Il terreno è misto sabbioso e argilloso, caratteristiche che in bottiglia si traducono nel giusto compromesso tra una pronta bevibilità del prodotto e una complessità non banale.
La vinificazione del Pinot Nero Cortaccia prevede una fermentazione a temperatura controllata in vasche aperte e un successivo affinamento in legno grande, meno invasivo delle piccole barrique. Cantina Cortaccia conta oggi 190 soci, che coltivano 190 ettari di terreni, dislocati tra i 220 e i 900 metri di altitudine.
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Complesso, armonico, eclettico. Gaudium Kerner Alto Adige Valle Isarco Doc 2015 Abbazia di Novacella è tutto questo. Un vino che nel calice si presenta di un giallo paglierino con chiari riflessi verdolini. Al naso note florali fresche, ma soprattutto fruttate di pesca, albicocca, frutta esotica (papaya), scorza d’arancia e una vena speziata di pepe bianco. Tutti sentori che è possibile ritrovare anche al sorso. Kerner 2015 Abbazia di Novacella è un vino fresco, che denota una certa sapidità abbinata a uno spunto minerale importante. Beverino, nonostante i 13,5% di alcol in volume, si fa apprezzare per il calore e la fluida morbidezza. Non si tratta del prodotto di punta della Stiftskellerei Neustift (Abbazia di Novacella, per l’appunto) di Varna, Alto Adige. Ma è certamente uno dei migliori vini bianchi altoatesini reperibili sugli scaffali della grande distribuzione italiana, nel rapporto qualità prezzo. In cucina accompagna alla perfezione gli aperitivi, le insalate, i primi piatti con condimenti saporiti. Non disdegna, ovviamente, il pesce, con i crostacei in pole position, e i formaggi a latte crudo di media stagionatura. Un consiglio? Provatelo con una vellutata di sedano e patate.
LA VINIFICAZIONE
Introdotto come vitigno in Alto Adige circa vent’anni fa, il Kerner dell’Abbazia di Novacella viene prodotto nei vigneti situati nei Comuni di Bressanone, Varna e Naz-Sciaves, tutti situati a un’altitudine variabile tra i 600 e i 750 metri sul livello del mare. Le viti affondano le radici in un terreno ricco di ghiaia limosabbiosa di origine morenica. L’esposizione è a sud, sud-ovest, con una pendenza del 25-40%. Il Kerner viene allevato a Guyot, con una densità di 6-7 mila piante per ettaro e una resa media di 65 ettolitri. Le uve vengono vendemmiate all’inizio del mese di ottobre. La vinificazione e la maturazione avvengono in acciaio inox, a una temperatura di fermentazione di 20 gradi circa. I lieviti utilizzati sono naturali e selezionati. Fondamentale l’affinamento di 6 mesi in acciaio inox, prima della commercializzazione. A oltre 850 anni dalla fondazione, l’Abbazia dei Canonici Agostiniani di Novacella conduce oggi 20 parrocchie attraverso l’opera pastorale. Ogni anno migliaia di visitatori vengono accolti nell’abbazia di Novacella, che si sostiene economicamente proprio grazie alla coltivazione e la vendita di prodotti agricoli come erbe aromatiche e frutta. E, ovviamente, attraverso l’attività della Cantina dell’Abbazia, capace di ottenere con i suoi vini grandi riconoscimenti, anche a livello internazionale.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Leggermente fuori stagione, ma ve la proponiamo comunque, con l’auspicio che l’estate e i primi (veri) caldi arrivino presto. “In cucina con Fede” vi conduce oggi in una ricetta davvero alla portata di tutti: la vellutata di carote e latte di cocco. Un tocco esotico, dunque, che contribuirà a rendere unico e particolare un piatto abbastanza classico.
1. Sciogli il burro in una casseruola e fai rosolare la cipolla tagliata finemente.
2. Pela e lava le carote, tagliale a rondelle (o a cubetti, a seconda delle tue preferenze) e aggiungile nella casseruola. Mescola qualche minuto, versa il brodo vegetale, sale e pepe. Lascia cuocere per mezzora circa.
3. Se le carote sono morbide, frullale direttamente nella casseruola con un frullatore a immersione e aggiungi il latte di cocco.
4. Una volta impiattata la vellutata di carote, puoi decorarla con delle chips di alghe e qualche “spaghetto” di carota fritto realizzato con un tempera verdure.
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Anche se per onestà intellettuale dobbiamo ammettere che la vendemmia 2014 è leggermente sotto le precedenti, ci sono certi prodotti che sono sempre una garanzia.
Vini talmente piacevoli, che pur non essendo vini da meditazione, si aprono anche lontano dal pasto, magari mentre si cucina e si sorseggiano che è un piacere. Siamo tornati sullo scaffale dell’Alto Adige con un Sudtirol Alto Adige Lagrein Doc 2014 prodotto dalla Cantina Produttori di Bolzano.
Non è la prima volta che ci imbattiamo in un loro vino, anche perché sono capillarmente distribuiti in gdo ed è veramente facile trovarli.
Il Sudtirol Alto Adige Lagrein Doc 2014, prodotto dalla Cantina Produttori di Bolzano nel calice si presenta di colore violaceo, limpido, molto intenso, poco trasparente, quasi impenetrabile.
I famosi ”archetti” sono abbastanza ravvicinati e scendono lentamente, segno di un vino di una certa densità. La gradazione è di 13% di alcol in volume, non poco, ma sopportabile. Al naso è intenso, ma semplice con sentori di ciliegia e mora e accenni di violetta che al palato si ripropongono tutti in un gusto succoso e morbido. Il tannino c’è, ma non invasivo, come generalmente accade nel Lagrein.
La vena acida è piacevolmente fresca per un finale di una discreta persistenza che chiude sul frutto. Davvero un buon acquisto. Il Sudtirol Alto Adige Lagrein Doc è un vino che va servito giovane, alla temperatura di 16-18 gradi. Si abbina allo speck, il prodotto principe della regione, a piatti di salumi misti, carne rossa e selvaggina.
LA VINIFICAZIONE
Prodotto da uve Lagrein, vitigno tipico dell ́Alto Adige e della Cantina Produttori di Bolzano. Pur essendo coltivato su tutto il territorio del Trentino trova il suo habitat ideale proprio nella conca di Bolzano e nel quartiere di Gries dove si trovano i vigneti dai quali provengono le uve utilizzate.
Le grandi escursioni termiche tra giorno e notte, i terreni alluvionali, sabbiosi e sciolti, danno vita a un vino complesso dai colori intensi e tipica freschezza. La vendemmia viene effettuata a metà ottobre anche perché è un vitigno a maturazione tardiva.
La fermentazione ed anche la malolattica avvengono in acciaio, segue un breve periodo di affinamento in bottiglia prima della messa in commercio. Fondata nel 2001, molto legata alla tradizione, la Cantina Produttori di Bolzano produce vini di qualità e dal carattere regionale. 220 soci che praticano un’agricoltura moderna, legata al rispetto della natura.
Prezzo pieno: 6.90 euro
Acquistabile presso: Bennet /Superdì
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Sabato 30 aprile, al Relais Bellaria Hotel di Bologna, dalle 13 alle 20, i Vignaioli dell’Alto Adige Fws (Freie Weinbauern Sudtirol) presenteranno la loro idea di agricoltura sostenibile e rispettosa della natura. I 24 produttori partecipanti all’evento, provenienti da diverse sottozone dell’Alto Adige presenteranno i loro vini e il loro modo di vivere oggi il mestiere di viticultore. La giornata sarà un’opportunità per provare i 120 vini delle varietà autoctone e internazionali rappresentative della produzione alto atesina portate al banco d’assaggio curato da Onav, ma anche occasione per approfondire la conoscenza del territorio altoatesino e dei suoi produttori. I vignaioli dell’Alto Adige sono aziende agricole a gestione familiare che seguono l’intero ciclo produttivo del vino, secondo standard moderni, ma nel pieno rispetto della tradizione. Il tutto valorizzando le diverse varietà coltivate. Tra i protagonisti dell’evento Werner Morandell, pioniere della viticultura biologica in Alto Adige, esperto delle nuove varietà da ibridazione intraspecifica resistenti alle malattie come peronospora e oidio. Werner Morandell condurrà il seminario ”Piwi wines: i vini del futuro?” raccontando la sua esperienza di viticoltore e winemaker con una degustazione dei propri vini provenienti da vitigni resistenti. L’associazione Vignaioli dell’Alto Adige è nata nel 1999 su iniziativa di 12 produttori e riunisce i vignaioli delle diverse regioni vitivinicole della provincia di Bolzano, dalla Val Venosta alla Valle Isarco fino alla Bassa Atesina. E’ stata nel 2008 tra i fondatori di Fivi, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. L’associazione oggi conta 93 produttori per un totale di di 350 ettari di vigneto, 2.7 milioni di bottiglie commercializzate e una resa media di 86 quintali di uva per ettaro, pari a 60 hl di vino tutti realizzati con passione ed autenticità altoatesina, dalla vigna al calice.
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I[Usr 4] Immaginate una rosa gialla che sbocciando, oltre al profumo dei suoi petali, rilascia un bouquet di zenzero candito, litchis, melone, pesca matura e aromi di uve moscato. Sapori che esplodono al gusto come se avessimo mangiato una caramella ripiena di frutta. Aromi marcati, ma che non annoiano e che invogliano continuamente il sorso. Se completiamo il tutto con una bella acidità il binomio è perfetto. ”Tutti sanno dire ti amo, ma non tutti sanno dire Gewurztraminer”, un tormentone social degli ultimi tempi. La cantina Girlan, il Gewurztraminer lo sa dire e lo sa fare. La vendemmia finita sotto la nostra lente di ingrandimento è la neonata 2015. Per dovere di cronaca nel calice c’è rimasta ben poco, ma come diceva Moliere ”Beviamo amici miei, il tempo che fugge c’invita, godiamo della vita quanto per noi si può”. Che altro aggiungere di questo vino? Che è sostenuto da una bella acidità, data la sua giovinezza. Nei primi due anni, il Gewurztraminer riesce a conservare un’ottima acidità pur essendo un prodotto che ha una longevità di tre/cinque anni. E’ un vino di buon corpo , morbido, equilibrato e dotato di una buona persistenza retrolfattiva. L’annata 2015 è la prima che possiamo trovare al supermercato, una delle prime forniture di questa etichetta realizzata da Girlan per la gdo. Un vino prelibato che si abbina a crostacei, pesce, preparazioni a base di carne e paté de foie. La Cantina Girlan si conferma una cantina d’eccellenza. Nella nostra recensione del loro Lagrein abbiamo cercato di sintetizzare il nostro giudizio positivo utilizzando un famoso claim pubblicitario ”un Lagrein Girlan è per sempre”, aggiungiamo che il Gewurztraminer Girlan lo è altrettanto. Segnatelo tra le cose da portare con voi su isola deserta. La cantina Girlan si trova a Cornaiano, borgo vinicolo ormai famoso. I vigneti si estendono ad un’altitudine fra i 250 e i 550 m sul livello del mare, su dei terreni diversi nella loro composizione che costituiscono un ambiente ideale per la coltivazione di numerose varietà autoctone ed internazionali. Dal 1923, la Cantina Girlan ha sede in questo maso tipico dell’Oltradige: accanto al terreno, un fattore molto importante è quello umano, quello del vignaiolo ed enologo Gerhard Kofler, che mantiene uno stretto rapporto con i soci conferitori, scambiando esperienze da cui nascono le basi per ambizioni di qualità.
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La distribuzione della Famiglia Cecchi si arricchisce e diversifica ulteriormente grazie all’inserimento dell’azienda Castelfeder di Egna (Bolzano) che va ad affiancare la maison di Champagne Collard Picard e Castiglion del Bosco di Montalcino. “Crediamo fondamentale intraprendere un percorso di lungo termine con la famiglia Giovanett – dichiara Luca Stortolani, direttore commerciale Italia della Famiglia Cecchi – che produce vini straordinari e con la quale condividiamo visione e filosofia. Allo stesso tempo siamo certi che mettere a disposizione della nostra ormai strutturata forza vendite un’azienda altoatesina con queste caratteristiche, possa essere un ulteriore motivo di crescita”. “Per Castelfeder – aggiunge Ivan Giovanett – è stato fondamentale sapere che dietro a una distribuzione ci fosse non solo un’azienda commerciale in grado di garantire certi risultati, ma anche una famiglia con cui condividere gli stessi valori umani e professionali”. La casa vinicola Luigi Cecchi e figli Srl è tra le aziende toscane maggiormente rappresentate nelle catene della grande distribuzione italiana. Al quartier generale di località Casina dei Ponti 56, a Castellina in Chianti, provincia di Siena, si affianca oggi una realtà altoatesina fondata nel 1970 da Alfons Giovanett.
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(3,5 / 5) Da un vitigno coltivato in Italia esclusivamente in Alto Adige dall’inizio del Settecento, con ottimi risultati nella sottozona della Valle Isarco, ecco Silvaner Sudtirol – Alto Adige Doc della Cantina Produttori Bolzano. Per intenderci, il fratello “minore” dell’aromatico Gewurztraminer, rispetto al quale presenta diverse analogie. La bottiglia sotto esame è dell’annata 2014. Sivaner Sudtirol Alto Adige Doc della Cantina Produttori Bolzano si presenta di colore giallo paglierino scarico, molto trasparente, con riflessi verdognoli. Scorrendo leggermente denso nel calice, regala un olfatto intenso e complesso, molto schietto. Al naso si presentano in successione sentori fruttati di pesca, pera matura, melone e mela verde, assieme a trame erbacee di fieno e mentuccia. In bocca è rotondo, secco, di fresca acidità. Si ripresentano le note fruttate e aromatiche percepite all’olfatto, assieme a una piacevole salinità, che rende l’assaggio ancor più fresco, in contrasto a una vena malinconicamente zuccherina che ricorda l’albicocca sciroppata. Silvaner Sudtirol Alto Adige Doc della Cantina Produttori Bolzano è un vino da bere giovane. Di grande versatilità, può essere bevuto come piacevole aperitivo o in accompagnamento a zuppe di pesce, verdure cotte (ottimo per esempio con gli asparagi), o funghi freschi. Attenzione alla temperatura di servizio, che non deve essere inferiore ai 10 gradi e non superiore ai 12, per godere appieno del florido bouquet. La vendemmia delle uve Sylvaner avviene tra la fine di settembre e i primi quindici-venti giorni del mese di ottobre. La vinificazione prevede una lieve pressatura delle uve accuratamente selezionate, cui fa seguito la fermentazione a temperatura controllata e la maturazione in botti di acciaio.
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