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Rimarranno solo loro

Rimarranno solo loro comunicazione, pr, uffici stampa nel mondo del vino

EDITORIALE Autoreferenziali, pronti a tutto, estremamente permalosi e vendicativi. Per nulla focalizzati sugli interessi dei clienti. È il ritratto di una certa fetta di pr e addetti stampa del mondo del vino italiano. La fotografia nitida di chi, tra calci in pancia e coltellate alla schiena inferte a quella fetta sempre più anoressica di stampa enogastronomica italiana e internazionale libera – quella di cui ci pregiamo di far parte – continua a farsi strada e a staccare contratti con cantine e Consorzi.

Avanti così, altro che vino e comunicazione: rimarranno solo loro. Iene sugli zombie. Alla faccia dei giornali che arrancano, dei giovani e meno giovani che si aprono un blog per pubblicare (fondamentalmente) solo comunicati stampa, il più delle volte inneggianti a questa o a quell’etichetta mai assaggiata, o ricevuta a casa in omaggio.

Mai una critica, ché se non è tutto bello e tutto buono e tutto giusto, finisci nella lista nera dei polemici. Di quelli da isolare. Gli appestati di libertà intellettuale. Gentaglia che (ancora) si permette di pensare. Di disallinearsi. Rimarranno solo loro, a raccontarsi, tra loro, le balle con cui inzuppano da anni testate compiacenti, che hanno sempre meno lettori ma sempre più follower su Instagram. Sticazzi.

Rimarranno solo loro, tra loro, a prendersi gioco dell’ultimo dei freelance a caccia di inviti ai press tour, da guadagnarsi con la lingua e col sudore che gronda manco sotto al sole del Sahara, quando ci si arrabatta a non far torti a chi conti anche solo un minimo, o che si sia autoproclamato, enoicamente, “qualcuno”. Profeti del nulla.

Rimarranno solo loro, a darsi vicendevoli pacche sulle spalle, affilando le punte degli scovolini, ché i denti si puliscono più facilmente delle coscienze. E con un po’ di bicarbonato risultano pure bianchi e splendenti, mai utilizzati. Illibati. Pronti per il prossimo morso alla giugulare del nemico, prima di sorridere ancora. Dentisti dell’ego.

Rimarranno solo loro, a riempire di parole vuote i rappresentanti di Consorzi e cantine che hanno pure un “nome”, ma sono incapaci di pensare (intimamente) al futuro. Ché i risultati servono oggi, subito, adesso, hic et nunc. Mica a costruire un solido “domani” per tutti. Costi pure caro e qualche strada in salita.

Rimarranno solo loro, o forse no. Ché a fregar loro il lavoro ha iniziato ormai a provarci più d’uno, mixando più d’un deejay collaborazioni con testate e pierraggio per conto di cantine o Consorzi, sapientemente avvicinati e ammaliati durante la presentazione di cataloghi dei distributori, o in occasione di uno dei tanti press tour conquistati dopo aver sopravvissuto ai rigurgiti della propria saliva. Cannucce parlanti.

Rimarranno solo loro. Iene sugli zombie, oppure zombie sulle iene. Soldatini di plastica, in marcia serrata su un mondo della critica enogastronomica italiana che muore male, un brindisi dopo l’altro, ora dopo ora. Colpevole e non vittima, più d’ogni altra cosa, del proprio compiacente, assordante silenzio che sa d’harakiri. Rimarranno solo loro. Ché chi si sente citato qui, di fatto lo è. Cin, cin.

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Etichette per il vino: a chi affidarsi e perché scegliere la stampa online

Etichette per il vino: a chi affidarsi e perché scegliere la stampa online

La stampa online rappresenta, per chi ha bisogno di etichette per il vino, la soluzione più pratica e conveniente. Il mondo digitale, infatti, permette di velocizzare i tempi in ogni fase del processo, dal momento in cui viene inoltrata la richiesta per il preventivo fino a quando i prodotti vengono effettivamente consegnati: online non sono necessari tanti passaggi, poiché è possibile configurare la stampa delle proprie etichette e vedere subito i costi.

Il servizio di LabelDoo

A chi affidarsi, allora, per la stampa online di etichette vino?

Per esempio a LabelDoo, che mette a disposizione della clientela un servizio fondato su una lunga esperienza che, con il trascorrere del tempo, ha permesso di capire o perfino anticipare i reali bisogni dei consumatori. L’etichettificio di LabelDoo, d’altro canto, si dedica a questa attività da più di 40 anni.

La scelta della carta

Il configuratore online permette di impostare tutti i parametri necessari per la realizzazione delle etichette.

Per quanto riguarda i materiali, ad esempio, viene messa a disposizione una guida dedicata alle carte, che offre una panoramica con le peculiarità di ogni soluzione. Vi si accede direttamente dal configuratore: molto utile per chi ha necessità di stampare etichette per vino è la distinzione delle carte in base alla tipologia di vino.

Ogni materiale, infatti, è descritto nei minimi dettagli, con consigli relativi alla destinazione d’uso ideale. Così per un vino biologico è possibile optare per una carta naturale come la Betulla Riciclata, per un vino più elegante per una Tintoretto Gesso, magari impreziosendo il tutto con le nobilitazioni.

Le nobilitazioni

La stampa a caldo è tra le nobilitazioni più usate per le etichette destinate alle bottiglie di vino. Si tratta di una finitura che garantisce un effetto dal notevole impatto visivo, elegante e al tempo stesso brillante, in linea con cantine che intendono comunicare un’idea di prestigio.

Il rilievo serigrafico, invece, rende l’etichetta ben riconoscibile non solo alla vista ma anche al tatto, grazie a uno spessore conferito a un elemento dell’etichetta. Se si tratta del nome del vino, ad esempio, quest’ultimo risulterà in rilievo rispetto al resto dell’etichetta, con l’effetto unico della lacca UV trasparente.

Ancora più esclusiva è la stampa con lamina 3d, una sorta di via di mezzo tra le due lavorazioni precedenti. Questa nobilitazione, garantita da LabelDoo, crea infatti una stampa a caldo tridimensionale, con effetto dorato o argento.

La fustellatura

Nel novero delle nobilitazioni, la fustellatura può essere garantita in due versioni differenti: quella meccanica e quella laser. La prima è la soluzione tradizionale, e non presenta difetti estetici. La seconda, invece, prevede l’uso di un raggio laser che va tagliare la carta in modo obliquo con possibilità di lasciare un piccolo bordino bianco.

Per la fustellatura è necessario tenere conto del fondo delle etichette adesive: infatti il raggio laser può lasciare sui margini delle etichette un lieve bordo bianco. Questo piccolo difetto si nota per le etichette a fondo a scuro, mentre è pressoché invisibile per le etichette a fondo chiaro e inesistente su quelle a fondo bianco.

La comunicazione attraverso le etichette di vino

Le etichette per bottiglie di vino meritano di essere prese in considerazioni in due parti differenti, vale a dire il davanti e il dietro. La parte posteriore, in genere, contiene le informazioni obbligatorie per legge.

La parte frontale ha maggior peso a livello di comunicazione emotiva e coinvolgente, ragion per cui è quella caratterizzata quasi sempre dalle nobilitazioni più particolari.

A riguardo, particolarmente utile è la possibilità – offerta da LebelDoo – di stampare le due etichette di vino su un solo rotolo, scegliendo il formato fronte-retro. In tal modo, si vanno a commissionare entrambe le etichette con un solo ordine.

Il valore della stampa per il settore enologico

La stampa non ha un compito di carattere prettamente esecutivo, anzi. Si tratta di un’attività strategica, e viene eseguita secondo decisioni, da prendere possibilmente già al momento della progettazione grafica.

L’efficacia di un’etichetta adesiva, in termini di comunicazione e marketing, è correlata infatti non soltanto alle informazioni riportate o all’immagine, ma anche a tutti gli elementi che caratterizzano nell’insieme il suo aspetto estetico, come la carta, ad esempio, e gli effetti ottenuti con le nobilitazioni.

Questo vale sempre, ancor più in settori come quello enologico, in cui la presentazione della bottiglia di vino è essenziale. Scopri di più sulla stampa online di etichette per il vino sul sito web LabelDoo.

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Lettera aperta di un sognatore

In questo periodo difficile per tutti, noi di WineMag.it e Vinialsuper.it abbiamo scelto di confermare in maniera ancora più ferrea la nostra linea di rispetto assoluto nei confronti dei lettori, che si manifesta da sempre nella netta differenziazione tra pubblicità e informazione.

Riteniamo questo punto fondamentale per dare il nostro contributo a un settore, quello della stampa enogastronomica, che soffre di una crisi di autorevolezza e credibilità – al di là della congiuntura economica – proprio a causa del progressivo svilimento etico e deontologico, che genera inaccettabili commistioni tra pubblicità e giornalismo.

Tutti lo sanno, nessuno ne parla: ebbene, abbiamo deciso di rompere il ghiaccio, costi quel che costi, sperando di essere seguiti da altri e di non rimanere soli con le spalle al muro, come spesso capita in Italia a chi alza la mano per primo. In ogni caso, è un rischio che deve assumersi chi ha a cuore l’informazione prima del portafogli.

Non intendiamo dunque partecipare ad alcun “tasting online”, “Splashmob”, “degustazione virtuale” proposta dagli uffici stampa in questi giorni alle nostre testate. Crediamo che qualsiasi cantina che intenda parlare, attraverso i nostri canali, con i nostri lettori, debba consentirci di veicolare correttamente tali attività codificandole come “pubblicità”, al posto di mascherarle da “informazione”.

Non sappiamo come arrivino a fine mese molti colleghi. Di certo, noi di WineMag.it e Vinialsuper.it non siamo in grado di vivere grazie ai campioni gratuiti che le aziende (generosamente) sono abituate ad elargire a testate e blog vari, grazie alla mediazione di uffici stampa lautamente retribuiti.

Intendiamo dunque interrompere il cordone ombelicale, consci che questa scelta ci costerà ulteriori problemi in un settore che vive di ripicche e vendette trasversali, specie nei confronti di chi non cede al paradigma del “do ut des”. Cordiali saluti

Davide Bortone, direttore responsabile WineMag.it -Vinialsuper.it

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Covid-19 e la comunicazione “Postalmarket” del vino italiano, sempre uguale a se stessa

EDITORIALE – Premessa triste: il mondo della comunicazione del vino italiano era malato prima dell’avvento di Coronavirus. In questo senso, l’emergenza Covid-19, poteva “migliorare” o peggiorare le cose. La verità – ecco la tesi di questo editoriale che è più lo sfogo di un “vecchio” cronista, incapace di smettere di alimentarsi di ideali, a 17 anni dal primo articolo di giornale – è che tutto è cambiato, per tornare com’era. Mi spiego meglio, soprattutto per rendere il discorso comprensibile ai non “addetti ai lavori” del settore Wine&Food.

In questi giorni, gli uffici stampa delle cantine hanno cambiato tiro. Arrivano alle caselle di posta elettronica di WineMag.it e Vinialsuper.it decine di email con “cortese preghiera di pubblicazione” di “comunicati stampa” che, in realtà, non sono altro che pubblicità delle cantine. Nulla a che fare con l’informazione, insomma.

Si chiede, per esempio, di pubblicare la “notizia” (?!) che è “sempre attivo l’e-shop della cantina X”. Oppure che l’azienda Y “effettua consegne a domicilio gratuite”, in risposta al Decreto Cura Italia che limita gli spostamenti per fronteggiare l’emergenza Covid-19.

Perché dico che nulla è cambiato rispetto al passato? Anche prima dell’emergenza Coronavirus, solo il 20-30% dei “comunicati stampa” aveva carattere giornalistico o informativo per i lettori. C’era (e c’è ancora oggi) chi chiede addirittura la pubblicazione di note di degustazione di etichette mai degustate dalla redazione, da dare in pasto ai lettori come…pubblicità (appunto) per la cantina Tal dei Tali.

Eppure, eccoli lì: quei “comunicati stampa” pubblicati col copia-incolla, da tutti, senza distinzione: testate, blog, siti, sitarelli di enogastronomia. Quando gli uffici stampa cominceranno a trattare l’informazione come Informazione – e dunque le testate come “testate”, e non come “cataloghi” alla Postalmarket – sarà troppo tardi.

Con o senza Coronavirus, chi di dovere spieghi – per cortesia – alle cantine clienti la differenza tra informazione e pubblicità. Altrimenti, neppure questa emergenza ci avrà insegnato qualcosa. E continueremo a navigare sul web della marchetta enogastronomica. Col pubblico sempre più confuso tra marinai, pirati e influencer. Che tanto fa lo stesso, no? No. Cin, cin.

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Il silenzio sui dazi Usa di Trump. E i “dazi” della critica enogastronomica italiana

EDITORIALE – Da un lato i dazi di Trump, che potrebbero decimare (se non annientare) le esportazioni di vino italiano negli Usa, soggette al 100% di ricarico. Dall’altro gli attacchi social di qualche produttore di vino del Belpaese alle “testate giornalistiche” italiane, colpevoli di non fare abbastanza informazione sull’argomento: “Tutto tace“, scrive per esempio il vignaiolo Fivi piemontese Gianluca Morino su Facebook. Un quadro che mette a nudo il sostanziale stallo – per non parlare della vera e propria involuzione – dell’editoria enogastronomica italiana. La situazione – se non fosse chiaro – è drammatica. Da una parte e dall’altra della bottiglia. O della penna, s’intende.

Chi chiede alla stampa di schierarsi non sa – o non considera – che il giornalismo (non solo quello enogastronomico) in Italia è sostanzialmente morto. Si scrive in prima persona, si attacca chi prova a cambiare il sistema, si accusa di far marchette chi, nella duplice veste di editore e direttore responsabile di una testata, cerca di tenere in piedi tra mille sacrifici personali gli unici due progetti editoriali “di rottura” presenti in Italia.

Una duplice veste dettata, appunto, dall’assenza di editori puri, interessati a promuovere contenuti più che pubblicità. Un invito spassionato giunga a chi oggi si appella alle “testate giornalistiche” contro i dazi di Trump: chiedete di difendervi – facendo i nomi – a chi vi prospetta premi per portare i vostri vini in giro per il mondo, per cifre che si aggirano attorno ai 30 mila euro.

Chiedete di prendere posizione a chi intasca i vostri soldi per due foto col vostro vino in mano pubblicate su Instagram, col nome dell’account che richiama l’Ais (Associazione italiana sommelier). Chiedete di difendere il Made in Italy enologico a quelle testate a cui pagate fior di redazionali, mai pubblicati come tali.

Perché chi si sorprende del silenzio, spesso, è lo stesso che alimenta forme alternative all’informazione professionale. E non è il caso di Morino. La stampa, insomma, pare tornar buona solo al momento del bisogno.

Potremmo scrivere tutti a Trump, o potremmo averlo già fatto, senza fare troppa pubblicità. Potremmo anche fare tutti fronte comune, ma per cosa? Cosa hanno fatto le istituzioni italiane, sino ad ora, per bloccare Trump?

Troppo poco, se non nulla. L’ultimo comunicato della ministra Bellanova (Mipaaf) riguarda un (seppur nobilissimo) bando Agea per gli indigenti. Non resta che sperare che resti qualcosa di buono sotto al ciuffo di Donald. Cin, cin.

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I vini vincitori di Radici del Sud 2019 per la giuria dei buyer e della stampa


SANNICANDRO DI BARI –
Sono stati ufficializzati i nomi dei vini vincitori di Radici del Sud 2019, per la giuria dei buyer e della stampa nazionale e internazionale. Le degustazioni da parte delle commissioni si sono tenute mercoledì 5 e giovedì 6 giugno nelle sale del Castello di Sannicandro di Bari. Di seguito l’elenco completo dei vini premiati all’edizione numero 14 del Salone dei vini e degli oli del Mezzogiorno.

“Radici del Sud – commenta l’ideatore del format, Nicola Campanile – si conferma anche nel 2019 una grande finestra sull’immenso patrimonio ampelografico del Sud Italia. I giornalisti e buyer invitati, da domani, diffonderanno il verbo nei loro Paesi, contribuendo a far conoscere il nostro patrimonio enologico”.

“Anche questa edizione è stata segnata dal grande entusiasmo di tutti i partecipanti – conclude Campanile – che ci dà fiducia per le edizioni future. Il premio assegnato ai migliori vini va letto soprattutto in questo senso”.

L’evento ora si apre al pubblico. Per tutta la giornata di lunedì 10 giugno si potrà assaggiare i prodotti di oltre 125 realtà enologiche, olearie e gastronomiche meridionali, riunite al Castello di Sannicandro.

Dalle 21.00 alle 24.00 l’appuntamento sarà invece con il grande banco d’assaggio nel cortile del Castello di Sannicandro di Bari, dove ad accompagnare oltre 300 vini ci saranno le specialità preparate dagli chef Nazario Biscotti, Leonardo Vescera, Michele di Palma, Antonio Scalera e Donato Calvi del Ristorante Calvi.

I VINI VINCITORI DI RADICI DEL SUD 2019

Spumanti Bianchi
Wine Writers
Primo Classificato I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi
Secondo Classificato Couvée Brut Millesimato 2017 Cantine Strapellum

Wine Buyers
Primo Classificato  I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi
Secondo Classificato Frenesia Rossovermiglio


Spumanti Rosé
Wine Writers
Primo Classificato Dovi Rosè 2015 Ferrocinto
Secondo Classificato Centocamere Rose’ 2017 Tenute Barone G.R. Macrì

Wine Buyers
Primo Classificato La Stipula 2014 Cantine Del Notaio
Secondo Classificato Leggiadro 2015 Produttori Di Manduria


Greco
Wine Writers
Primo Classificato Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum
Secondo Classificato Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta

Wine Buyers 
Primo Classificato Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta
Secondo Classificato Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum


Fiano
Wine Writers
Primo Classificato Contrada Sant’aniello 2015 Vigne Guadagno
Secondo Classificato Zoe 2018 Terracalò

Wine Buyers
Primo Classificato Contrada Sant’aniello 2015 Vigne Guadagno
Secondo Classificato Biancofiore 2018 Cantine Kandea


Falanghina
Wine Writers
Primo Classificato Falanghina Del Sannio 2017 Rossovermiglio
Secondo Classificato Costanza 2017 Cantine Kandea

Wine Buyers
Primo Classificato Civico 2 2018 Tenuta Fontana
Secondo Classificato Levata 2018 Monserrato 1973


Malvasia
Wine Writers
Primo Classificato Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi
Secondo Classificato 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921

Wine Buyers
Primo Classificato 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921
Secondo Classificato Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi


Gruppo Misto Vini Bianchi
Wine Writers
Primo Classificato Pollino Bianco 2018 Ferrocinto
Secondo Classificato Rocci 2017 Cantina Coppola 1489

Wine Buyers
Primo Classificato Grillo Magaddino 2018 Magaddino
Secondo Classificato Adènzia Bianco 2018 Baglio Del Cristo Di Campobello


Rosati
Wine Writers
Primo Classificato Terra Cretosa Aleatico 2018 Borgo Turrito
Secondo Classificato Kreos 2018 Castello Monaci

Wine Buyers
Primo Classificato Ex Aequo Pescarosa 2018 Elda Cantine
Primo Classificato Ex Aequo Cirò Rosato Doc 2018 Librandi
Primo Classificato Ex Aequo Talenti Rosato 2017 Cantina Gentile
Secondo Classificato Rosati Ventifile 2018 Cantine Tre Pini


Taurasi
Wine Writers
Primo Classificato Taurasi Docg 2013 Antico Castello
Secondo Classificato Pentamerone 2012 Cantine Delite

Wine Buyers
Primo Classificato Pentamerone 2012 Cantine Delite
Secondo Classificato Taurasi Docg 2013 Antico Castello


Nero Di Troia
Wine Writers
Primo Classificato Felice Ceci 2012 Giancarlo Ceci
Secondo Classificato Donna Clelia San Severo Nero Di Troia Dop 2013 Leonardo Pallotta

Wine Buyers
Primo Classificato Troqué 2017 Borgo Turrito
Secondo Classificato Exaequo Otre Nero Di Troia 2016 Teanum
Secondo Classificato Exaequo Cherrug 2013 Cantine Kandea


Negroamaro
Wine Writers
Primo Classificato Selvarossa 2015 Due Palme
Secondo Classificato Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna

Wine Buyers
Primo Classificato Salice 2016 Varvaglione 1921
Secondo Classificato Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna


Aglianico
Wine Writers
Primo Classificato Naima 2010 Viticoltori De Conciliis
Secondo Classificato Ex Aequo Irpinia Aglianico Doc 2015 2015 Tenuta Del Meriggio
Secondo Classificato Ex Aequo Nonna Seppa 2013 Cantine Delite

Wine Buyers
Primo Classificato Nonna Seppa 2013 Cantine Delite
Secondo Classificato Valentinia 2013 Viticoltori Lenza


Nero d’Avola
Wine Writers
Primo Classificato Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello
Secondo Classificato Baglio Chitarra Nero D’avola 2018 Cantina Chitarra

Wine Buyers
Primo Classificato Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello
Secondo Classificato Nero D’avola Magaddino 2017 Magaddino


Gruppo Misto Vini Rossi
Wine Writers
Primo Classificato Barbera Del Sannio 2018 Monserrato 1973
Secondo Classificato Gran Tiati Gold Vintage 2013 Teanum

Wine Buyers
Primo Classificato Piscriddi 2015 Tenuta Cobellis
Secondo Classificato Duca Sanfelice 2015 Librandi


Primitivo
Wine Writers
Primo Classificato Papale Oro 2016 Varvaglione 1921
Secondo Classificato Tumà 2017 Masseria Cuturi

Wine Buyers
Primo Classificato Artas 2016 Castello Monaci
Secondo Classificato Tumà 2017 Masseria Cuturi


Aglianico Del Vulture
Wine Writers
Primo Classificato Likos 2015 Vigne Mastrodomenico
Secondo Classificato Forentum 2015 Vitis In Vulture

Wine Buyers
Primo Classificato Il Nibbio Grigio 2013 Cantine Strapellum
Secondo Classificato Exaequo Stupor Mundi 2014 Carbone Vini
Secondo Classificato Exaequo Calaturi 2014 Tenuta I Gelsi


Vini Biologici
Wine Writers
Primo Classificato Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini
Secondo Classificato L’insolito 2018 Michele Biancardi Cantine E Vigne Daune
Terzo Classificato Clara Fiano 2017 Giancarlo Ceci

Wine Buyers
Primo Classificato Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini
Secondo Classificato Segreto Di Bianca 2017 Masseria Cuturi
Terzo Classificato Civico 2 2018 Tenuta Fontana

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Gli Editoriali news

Influencer evade 1 milione di euro. Sicuri di voler cascare nella trappola dei social?

EDITORIALE – E’ come se decideste di accendere la televisione per guardare la pubblicità, al posto di cambiare canale e seguire i vostri programmi preferiti. Il caso dello Youtuber St3pNy che avrebbe evaso un milione di euro al fisco, guadagnati in pubblicità grazie al proprio canale social, forse farà aprire gli occhi a chi ancora crede di poter trovare informazioni super partes e pareri credibili sui canali di Influencer, Youtuber, sgallinate e sgallinati vari. Gente che, per mostrarvi un’etichetta di vino, va prima a fare shopping.

I FATTI
I Finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno individuato il 23enne italiano, residente in provincia di Firenze, che “professionalmente svolgeva la sua attività su portali Internet completamente in nero, con un’evasione di imposte di oltre 1 milione di euro in 5 anni di attività”.

Nello specifico, l’attività investigativa e di intelligence del Nucleo di polizia economico-finanziaria ha permesso di rilevare come il “professionista del web”, tra il 2013 e il 2018, abbia omesso di dichiarare ricavi per oltre 600 mila euro. E di versare Iva per oltre 400 mila euro.

L’influencer era presente sui social da diversi anni. Pubblicava video che parlavano delle sue esperienze, dei suoi viaggi e della sua vita, arrivando ad avere oltre 4 milioni di follower” che lo seguivano assiduamente – riferiscono i finanzieri – risultando il secondo in Italia per numero di seguaci, con 1 milione di visualizzazioni al giorno”.

L’attività del giovane era svolta in modo professionale: riceveva compensi dalle pubblicità inserite nei video che, quotidianamente, pubblicava sul proprio canale. I pagamenti allo Youtuber erano poi proporzionati al numero di visualizzazioni fatte dai “followers”.

LA RIFLESSIONE
Un fenomeno, quello degli Youtuber e degli Influencer, che non è nato come un fungo in un bosco, dopo una giornata di pioggia. Il dilagare di pagine social sui temi più svariati (dal vino al food, passando all’abbigliamento) che si trasformano presto in vere e proprie “rassegne della marchetta”, nasce (anche) dal vuoto venutosi a creare negli anni tra la stampa tecnica e il consumatore.

Una distanza sempre più vasta, nella quale questi “fenomeni social” hanno trovato terreno fertile per costruire la propria rete di follower, che fisiologicamente è andata ad ampliarsi nel tempo (per chi inizia oggi è difficile raggiungere numeri davvero considerevoli di seguaci, basandosi solo sull’attività social).

Colpa del linguaggio troppo tecnico, dell’autoreferenzialità e – ammettiamolo – anche della pratica sistematica della marchetta anche da parte di testate giornalistiche e giornalisti di settore. Insomma: ogni dieci “influencer” di oggi esiste almeno un giornalista marchettaro di ieri.

Che ancora gira per eventi, a raccoglier bottiglie da bersi a casa, col marito o con la moglie. Magari percependo già la pensione da qualche anno. Alla faccia dei giovani che arrancano per mezzo torsolo di posto in redazione. Cin, cin.

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Il Durello (Charmat o Metodo Classico) e la stampa che si guarda allo specchio


SELVA –
Cambiar nome, (ri)partire da zero, o quasi. E pensare che il mercato stia aspettando proprio te e il tuo (risicato) milioncino di bottiglie. La tavola rotonda “Durello: utopia o la nuova frontiera?” organizzata dall’Azienda agricola Dal Maso di Selva (VI), voleva essere un momento di riflessione sulle prospettive della Denominazione veneta, che di recente ha deciso di dare un nuovo nome agli spumanti Metodo Classico: Monti Lessini.

Un incontro riservato a stampa tecnica e operatori della ristorazione, che si è invece trasformato nel consueto sfoggio elitario di una buona parte dei rappresentanti della critica enogastronomica.

Scatta addirittura l’applauso quando Nicola Dal Maso (nella foto sotto) annuncia che “non produrrà più la versione Martinotti-Charmat del Durello”, per promuovere esclusivamente il Metodo classico “Monti Lessini”. Manco avesse rinunciato al Napalm in vigna, per combattere l’Oidio.

Una versione – tra l’altro – poi corretta dallo stesso produttore ai microfoni di WineMag: “Punteremo tutto sul Durello Metodo classico con la prima Riserva Pas Dosé 2015, in uscita a maggio. Ma in futuro, quando il parco vigneti sarà più ampio, ricominceremo a produrre anche il Durello Charmat”. Game. Set. Match.

Per qualcuno, in particolare per la stampa locale, il Consorzio dovrebbe dimenticarsi della versione Martinotti e virare esclusivamente sul Metodo Classico. Raddoppiando (come per magia, puff!) la produzione di Champenoise (a proposito: da quando la stampa fa i conti con i portafogli dei produttori?) o portandola addirittura a un sostanziale pareggio con la versione Martinotti. Fifty-fifty.

Oggi, invece, i 400 ettari vitati su terreno collinare, garantiscono alle 34 aziende del Consorzio una produzione di circa 1 milione di bottiglie, il 30% delle quali sono Metodo classico. Una cifra in lievitazione, anno dopo anno, ma che non basta a tener botta nei confronti delle grandi Denominazioni della spumantistica, a livello nazionale. Figurarsi nel marasma di bollicine globali.

PARLANO I NUMERI
Proprio per questo dimenticarsi dello Charmat sarebbe un vero e proprio autogol. E a confermarlo sono i numeri snocciolati dal presidente del Consorzio di Tutela, Alberto Marchisio, direttore di ViteVis Cantine. Mille soci, 38 milioni di euro di fatturato, è seconda solo a Cantina di Soave per ettari vitati di Durella (circa 130, in crescita) e numero di bottiglie di Durello prodotte (300 mila).

“Siamo l’azienda della zona che più ha creduto nel Lessini Durello Charmat – commenta Marchisio – e oggi possiamo dire che il cliente lo viene a cercare proprio per la sua precisa identità. Viene letto come uno spumante ottenuto da una buona uva, originale e caratterizzante della zona di produzione”.

“Una bollicina perfetta a tutto pasto – continua Marchisio – che ben si abbina alle abitudini culinarie del territorio. I numeri stanno crescendo, così come la consapevolezza dei consumatori. Del resto, chi cerca uno spumante generico si indirizza ormai senza esitazioni sul Prosecco”.

Ma anche la cooperativa ViteVis produce un Metodo classico da uve Durella. “Negli ultimi due, tre anni – commenta Alberto Marchisio – le vendite sono triplicate per questa tipologia, raggiungendo le 7 mila unità. Si acquista a 9,90 euro in cantina e lo si trova a 18-22 euro al ristorante, a differenza dello Charmat, che nei supermercati è reperibile a circa 5 euro”.

Il cammino da percorrere, secondo Marchisio, è tracciato: “La vera sfida della Denominazione, secondo me, non è eliminare il Durello Charmat, ma fare in modo che il suo prezzo si alzi a scaffale, pian piano, di 60-70 centesimi. Allora sì che potremo dire di avere fatto centro, anche nel nome della versione Metodo Classico, che a sua volta godrebbe di un incremento”.

“Del resto – chiosa il direttore della cooperativa – lo dico sempre: il nostro compito è quello di produrre vino per il consumo dal lunedì al venerdì. Per il sabato la domenica è giusto che i consumatori puntino a produzioni artigianali, di piccoli produttori. Ma non per questo i vini ‘base’ non devono essere perfetti, esprimendo tipicità dell’uva e del territorio, come nel caso del nostro Charmat. Il vino quotidiano non è banale”.

Chi acquista, invece, il Metodo Classico Monti Lessini? “Lo stesso consumatore che compra il Lessini Durello Charmat – risponde un determinato Marchisio – e non solo in Italia. Abbiamo un importatore scandinavo che da un ordine di 20 mila bottiglie di Charmat, è passato al Metodo classico, proponendo le due etichette una accanto all’altra, raccontandole a dovere per le loro diverse peculiarità”.

Il Durello Martinotti di ViteVis, di fatto, è un prodotto che stacca – qualitativamente – la media espressa dalle etichette di Prosecco presenti in Gdo. L’uva è riconoscibile, con la sua caratteristica acidità e durezza.

CHARMAT NON FA FIGO, “COL FONDO” (FORSE) SÌ
Nella rincorsa alla spumantizzazione cui si sta assistendo in tutta Italia, il Durello Charmat è la bollicina più sensata, tipica e capace di rappresentare il vitigno nel calice, senza le storpiature e gli impersonali scimmiottamenti del Prosecco (mai assaggiato, per esempio, qualche Passerina o Negroamaro vinificato in bianco? Meglio per voi, nel 95% dei casi).

Eppure non fa figo. Non accontenta gli elitari palati di mezza stampa tecnica (specie locale), evidentemente dotata di portafogli più gonfio della media degli italiani che fanno la spesa al supermercato, nel fine settimana.

Il dubbio è che se si trattasse di “rifermentati in bottiglia” o di un torbido “Durello col fondo” – più “radical” e più “chic” dei bistrattati “Charmat” degni del consumatore sfigato della Gdo – tutti (stampa compresa) ne berrebbero e godrebbero amabilmente, consigliandola urbi et orbi. Con buona pace del Metodo Classico e dei Monti Lessini. Cin, Cin.

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Anteprima Amarone 2018: 50 anni dal riconoscimento della Doc

VERONA – Almeno due i motivi per non perdersi la prossima Anteprima Amarone 2018, in programma dal 3 al 5 febbraio al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Degustare in “anteprima”, appunto, l’annata 2014. E festeggiare i 50 anni dal riconoscimento della Denominazione di origine Valpolicella.

Come di consueto sono tre le giornate in calendario. L’evento inaugurale, sabato 3 febbraio 2018, è chiuso al pubblico e dedicato a stampa e media, dalle ore 9 alle ore 17. Domenica 4 febbraio 2018, Anteprima Amarone apre le porte al pubblico, dalle 10 alle 19 (biglietto di ingresso 40 euro, 35 euro con acquisto online).

L’Anteprima chiude lunedì 5 febbraio 2018, con un altro evento riservato agli operatori di settore, dalle ore 10 alle ore 17 (biglietto di ingresso: 35 euro, 30 euro con acquisto online).

IL BIGLIETTO
Il biglietto d’ingresso sarà presto acquistabile sul sito ufficiale dell’Anteprima Amarone. Comprende la degustazione dei vino presso i banchi d’assaggio delle aziende partecipanti (qui l’elenco delle aziende presenti nel 2017 all’Anteprima 2013) e l’assaggio di prodotti gastronomici nell’area dedicata.

Secondo i dati forniti da Assoenologi, nel 2014 la denominazione che ha tratto il maggior vantaggio dal miglioramento climatico di settembre è stato il Valpolicella.

In particolare è stata una buona annata per l’Amarone, ottenuto da uve d’appassimento, “la cui resa alla raccolta è stata ridotta dal 50% al 35%, con resa uva-vino leggermente sotto la media”. “L’andamento fermentativo – continua Assoenologi – si è svolto in maniera ottimale, aiutato anche dalle temperature ambientali più basse rispetto alle annate precedenti”.

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Radici del Sud, tutti i vini premiati

Ecco i vincitori di Radici del Sud 2016. Si sono chiuse le degustazioni dell’XI edizione della rassegna dei vini del Meridione d’Italia. Sono ottanta i vini premiati in occasione della rassegna internazionale, che vede protagonista il Sud Italia. La giuria composta da giornalisti stranieri e da buyer provenienti da 13 Paesi esteri (Svezia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda, USA, Canada, Giappone, Lituania, India, Polonia e Brasile) oltre che da operatori e stampa nazionale, ha decretato i migliori vini da vitigni autoctoni iscritti alla competizione. Nella rosa salita sul podio ci sono quest’anno anche i vini spumanti, nuova categoria inserita che completa il panorama enologico del Meridione. I blind tasting si sono svolti sabato 11 e domenica 12 con quattro sessioni di assaggio e come giudici hanno anche degustato i rappresentanti di AssoEnologi Puglia, Basilica e Calabria. Una edizione da record quella del 2016: sono stati 432 i vini in concorso, 183 le aziende partecipanti (23 produttori siciliani, 18 produttori calabresi, 16 produttori lucani, 32 produttori campani e 94 produttori pugliesi).

Giuria Press 1: Maurizio Valeriani (presidente); Remy Charest; Simon Woolf; Tomasz Prange – Barczyจฝski; Warren Edwardes; William Zacharkiw; Erin Stockton; Maria Grazia Melegari: Francesco  Soleti. Press 2: Pierluigi Gorgoni (presidente); Aneesh Bhasin; Arto Koskelo; Charles Scicolone; James Melendez; Mayumi Nakagawara; Elisabetta Tosi; Davide Sarcinella. Buyer 1: Ole Udsen (presidente); Mariusz Majka; Mehmet Adanir; Steen Højgård Rasmussen; Warren Edwardes; Nana Wad; Giorgio Cotti. Buyer 2: Chiara Giorleo (presidnete); Alessandro Pagano; Andrzej Kostyk; Brian Gwynn; Daiva Mumgaudiene; Erica Nonni; Bernardo Conticelli; Fernando Zamboni; Giuseppe Bino.

RADICI DEL SUD 2016, I VINCITORI

SPUMANTI BIANCHI – GIORNALISTI
1) CAPRETTONE, CASA SETARO; 2) RISERVA NOBILE 2012, D’ARAPRÌ

BUYER
1) NOI DUE, TENUTA VIGLIONE; 2) MACCONE SPUMANTE BIANCO BRUT, PUGLIA IGP, ANGIULI DONATO. Ex aequo 2: TIATI METODO CLASSICO, PUGLIA IGP, CANTINE TEANUM

SPUMANTI ROSATI – GIORNALISTI
1, BRUT ROSÈ, D’ARAPRÌ; 2) LEGGIARDO ROSATO, CONSORZIO PRODUTTORI VINI MANDURIA. Ex aequo 2: DOVÌ ROSÈ, FERROCINTO

BUYER
1) LEGGIARDO ROSATO, CONSORZIO PRODUTTORI VINI MANDURIA; 2) BUYER, LA VIE EN ROSE’, PUGLIA IGP, TENUTA COPPADORO. Ex aequo 2: DOVÌ ROSÈ, FERROCINTO

FALANGHINA – GIORNALISTI
1) BENEVENTANO FALANGHINA IGP 2015, SANPAOLO; 2) COSÌCOMÈ 2014, IGP PUGLIA, VALENTINA PASSALACQUA

BUYER
1) CRUNA DELAGO 2014, CAMPI FLEGREI DOC, LA SIBILLA; 2) MAIOR 2012, FALANGHINA DEL SANNIO DOP, CANTINA FOSSO DEGLI ANGELI

CATARRATTO – GIORNALISTI
1) ANTISA CATARRATTO 2015, SICILIA DOC, TASCA D’ALMERITA. 2) VIGNA CASALJ 2015, ALCAMO DOC, TENUTA RAPITALÀ

BUYER
1) TERRE ROSSE DI GIABBASCIO 2014, TERRE SICILIANE IGT, CENTOPASSI. 2) ANTISA CATARRATTO 2015, SICILIA DOC, TASCA D’ALMERITA

GRILLO – GIORNALISTI
1) BLUES 2015, TERRE SICILIANE IGP, PAOLO CALÌ; 2) GRILLO 2015, SICILIA DOC, FEUDO DISISA

BUYER
1) APOLLO 2014, TERRE SICILIANE IGP, FAUSTA MANSIO; 2) ROCCE DI PIETRA LONGA 2014, TERRE SICILIANE IGT, CENTOPASSI

MISTO BIANCHI DEL SUD – GIORNALISTI
1) BIANCO DI SEI 2014, ETNA DOC, PALMENTO COSTANZO: 2) BUCECI BIANCO 2015, TERRE SICILIANE IGT, BUCECI VINI. 3) KORE 2015, TERRE SICILIANE IGT, CANTINE COLOMBA BIANCA

BUYER
1) STRIALE 2015, PUGLIA IGP, TENUTA PATRUNO PERNIOLA; 2) MALVASIA BIANCA 2015, SALENTO IGP, CONTI ZECCA; 3) BIANCO DI SEI 2014, ETNA DOC, PALMENTO COSTANZO

GRECO – GIORNALISTI
1) GRECO DI TUFO DOCG 2015, DI MEO; 2) LE PAGLIE 2015, MATERA DOC, CANTINE CERROLONGO

BUYER
1) JENTILINO 2015, TERRE DI COSENZA DOP, LA PESCHIERA: 2) GRECO DI TUFO DOCG 2015, SOCIETÀ AGRICOLA NATI

FIANO – GIORNALISTI
1) FIANO DI AVELLINO DOCG 2015, DI MEO; 2) BIANCOFIORE 2014, DAUNIA IGP, KANDEA

BUYER
1) TRENTENARE 2015, PAESTUM IGP, SAN SALVATORE 1988; 2) TORRE DEL FALCO 2015, PUGLIA IGP, TORREVENTO

ROSATI DEL SUD – GIORNALISTI
1) CIRÒ DOC ROSATO 2015, SCALA CANTINA E VIGNETI: 2) OSA! 2015, TERRE SICILIANE IGP, PAOLO CALÌ; 3) LE ROTAIE 2015, VALLE D’ITRIA IGP, I PASTINI

BUYER
1) NAUSICA 2015, SALENTO IGP, CARDONE; 2) NERO DI TROIA ROSÈ, ROSSO DI CERIGNOLA DOC, BIOCANTINA GIANNATTASIO; 3) SPEZIALE 2015, SALENTO IGP, TRULLO DI PEZZA

NERO DI TROIA – GIORNALISTI
1) OTTAGONO 2013, CASTEL DEL MONTE DOCG, TORREVENTO; 2) NERO DI TROIA 2014, PUGLIA IGP, VALENTINA PASSALACQUA

BUYER
1) GRAN TIATI GOLD VINTAGE 2010, PUGLIA IGP, CANTINE TEANUM; 2) LUI 2012, PUGLIA IGP, CANTINA MUSEO ALBEA

NEGROAMARO – GIORNALISTI
1) COPERTINO ROSSO DOC RISERVA 2008, CUPERTINUM – ANTICA CANTINA DEL SALENTO 1935; 2) DANZE DELLA CONTESSA 2014, NARDÒ DOC, CANTINA BONSEGNA

BUYER
1) VECCHIO SOGNO 2014, SALENTO IGP, TENUTA GIUSTINI; 2) POSTA PIANA 2014 PUGLIA IGP, CANTINE PARADISO. Ex aequo 2: NERÌO 2013, NARDÒ DOC, SCHOLA SARMENTI

PRIMITIVO – GIORNALISTI
1) PRIMITIVO 2013,PUGLIA IGP, PIETREGIOVANI; 2) IL RACCOMANDATO 2014, PUGLIA IGP, FIORE AZIENDA AGRICOLA

BUYER
1) PAPALE LINEA ORO 2013, PRIMITIVO DI MANDURIA DOP, VARVAGLIONE VIGNE E VINI; 2) PRIMITIVO DI MANDURIA DOP 2012, ANTICA MASSERIA JORCHE

NERO D’AVOLA – GIORNALISTI
1) CURMA 2010, SICILIA IGT, A R M O S A; 2) VUARIA 2010, SICILIA IGT, FEUDO DISISA

BUYER
1) SANTA CECILIA 2011, NOTO DOC, PLANETA; 2) VUARIA 2010, SICILIA IGT, FEUDO DISISA

GRUPPO MISTO VINI ROSSI DEL SUD – GIORNALISTI
1) TAURASI S.EUSTACHIO 2008, TAURASI DOCG, BOCCELLA; 2) GHIAIA NERA 2013, SICILIA DOC, TASCA D’ALMERITA; 3) DON VINCENZO 2013, LACRYMA CHRISTI DEL VESUVIO DOC ROSSO, CASA SETARO

BUYER
1) ERUZIONE 1614 2013, SICILIA DOC, PLANETA; 2) LIBICI 2012, CALABRIA IGP, CASA COMERCI. Ex aequo 2:  TAURASI 2011, TAURASI DOCG, TENUTA SCUOTTO. 3) BOCCA DI LUPO 2011, CASTEL DEL MONTE DOC, TORMARESCA

GAGLIOPPO – GIORNALISTI
1) CIRÒ RISERVA 2012, COTE DI FRANZE; 2) DUCA SANFELICE 2013, CIRÒ RISERVA, LIBRANDI

BUYER
1) ARCANO RISERVA 2009, CIRÒ ROSSO CLAS. SUP. RISERVA, SENATORE VINI; 2) DOM GIUVÀ 2013, CIRÒ ROSSO CLASSICO SUPERIORE DOC, DU CROPIO VINERY. Ex aequo 2: JACCA VENTU SUPERIORE 2012, MELISSA DOP, LA PIZZUTA DEL PRINCIPE

AGLIANICO – GIORNALISTI
1) RASOTT 2012, IRPINIA CAMPI TAURASINI DOP, BOCCELLA; 2) MILES 2012 CILENTO AGLIANICO DOC, CANTINE BARONE

BUYER
1) BORGOMASTRO 2007, COLLI DI SALERNO IGP, LUNAROSSA VINI E PASSIONE; 2) AGLIANICO 2MILA10 2010, COLLI DI SALERNO IGP, MILA VUOLO

AGLIANICO DEL VULTURE – GIORNALISTI
1) LIKOS 2012, AGLIANICO DEL VULTURE DOC, VIGNE MASTRODOMENICO; 2) AQUILA DEL VULTURE 2012, AGLIANICO DEL VULTURE DOC, LAGALA

BUYER
1) IL SIGILLO 2010, AGLIANICO DEL VULTURE DOC, CANTINE DEL NOTAIO; 2) CAMERLENGO 2009, AGLIANICO DEL VULTURE DOC, CAMERLENGO.

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Toscana, il Consorzio Cortona Doc cresce e si presenta al Buy Wine

Sarà presente anche il Consorzio Vini Cortona alla quarta edizione di Buy Wine, il workshop B2B, organizzato dall’Agenzia regionale Toscana Promozione per favorire l’incontro tra la Toscana del vino e il trade internazionale, che si tiene ogni anno a febbraio. Il 13 febbraio, presso lo Star Hotel Michelangelo di Firenze, undici aziende della Cortona Doc avranno modo di incontrare da vicino i 240 buyer stranieri tra importatori, distributori, Gdo e
HoReCa, provenienti da mercati storici, ma anche da piazze nuove, per un totale di 36 paesi rappresentati. Tra questi un ruolo importante è giocato da Stati Uniti (44), Canada (39), Cina (25), Brasile (12), Australia (12), Giappone (11), Danimarca (10), Germania (8), Corea del Sud (7) e Messico (7) che, complessivamente, rappresentano oltre il 72.9% dei buyer internazionali partecipanti. Oltre agli operatori saranno presenti anche circa 150 giornalisti della stampa di settore, anche in questo caso provenienti da tutto il mondo. “Un’occasione importante per una realtà come quella di Cortona – spiega Marco Giannoni, presidente del Consorzio (nella foto sopra) – perché ci permette in una sola occasione di poter presentare la nostra denominazione e il nostro territorio a centinaia di operatori di vari mercati internazionali e proprio promuovere l’internazionalizzazione è uno degli obiettivi di questo consorzio”. A presentare i vini sarà la miglior sommelier d’Italia della Fisar, Anna Cardin, per tutto il giorno di sabato impegnata presso il desk del Consorzio.

UN WORKSHOP NEL TERRITORIO
Dalla giornata di domenica 14 febbraio, 35 operatori in rappresentanza dei principali Paesi del mondo, saranno a Cortona partendo proprio da uno dei simboli della storia del borgo toscano in provincia di Arezzo, il Museo dell’accademia etrusca e della città (Maec). Proprio qui, dopo una visita del museo, potranno degustare i prodotti tipici accompagnati dai vini del territorio nella suggestiva Sala della Roccia. Nel pomeriggio la delegazione sarà divisa in piccoli gruppi che visiteranno alcune aziende vitivinicole. La giornata si concluderà con una cena tradizionale dopo la quale gli operatori avranno modo di soggiornare in alcuni agriturismi di Cortona. Il tour proseguirà il 15 febbraio con la visita ad altre aziende del territorio.

IL NUMERI DEL CORTONA DOC
Il vino a Cortona rappresenta sempre di più un importante indotto economico. Dalla creazione della Cortona Doc le aziende si sono moltiplicate di anno in anno e il settore ha richiamato numerosi investimenti. Attualmente vengono prodotte in media oltre un milione di bottiglie all’anno, mentre il valore economico, con un fatturato medio che supera i 3 milioni di euro. Oltre 500 sono gli addetti ai lavori coinvolti, senza contare l’indotto (tra turismo e aziende artigiane) che rappresenta per questo borgo

toscano. A livello di mercati nel 2015 la bilancia è protesa verso l’estero per il 60% circa. Usa, Nord Europa sono i principali mercati, ma sono in crescita il Canada, Brasile, Cina e Giappone. La restante fetta percentuale va in Italia, Toscana, Lombardia e Lazio in particolare.

IL CONSORZIO CORTONA DOC
Costituito nella primavera del 2000, è il Consorzio che svolge la funzione di controllo e tutela dei vini a Doc Cortona e ne diffonde la conoscenza con un’efficace attività culturale, divulgativa e promozionale. Protegge l’immagine ed il prestigio della denominazione con continui controlli di qualità e intraprende iniziative di carattere culturale tendenti a far conoscere nel mondo Cortona, il suo territorio ed i suoi vini. Attualmente le aziende consociate sono ventinove e rappresentano la quasi totalità dei produttori.

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