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Castellinaldo, la (super) Barbera d’Alba dei Vinaioli: i migliori assaggi in Roero

migliori Castellinaldo Barbera d Alba Doc Vinaioli del Castellinaldo Primavera del Castellinaldo 2025 migliori assaggi barbera Roero primavera del castellinaldo 2025Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc
Castellinaldo Barbera d’Alba Doc. Si scrive così. Anzi: solo così. In quest’ordine. E sembra già di bersela tutta d’un fiato. È da (relativamente) giovane che la Barbera d’Alba prodotta nei 7 comuni della sottozona Castellinaldo d’Alba, nel cuore del Roero, tira fuori il meglio di sé. Nei primi 6, 7 anni di vita è unica ed autentica nel suo rivelarsi intensamente sapida. E nel concedersi, generosa, su un frutto carnoso, golosissimo, nel solco della freschezza (alias “acidità”) che distingue il vitigno in lungo e in largo. Legni quasi mai violenti sul varietale si misurano con alcolicità spesso integratissime; importanti, ma comunque inferiori, in media, a quelle del Nizza. Vini, i Castellinaldo Barbera d’Alba Doc, che maturano bene, nel tempo. Mostrando, così, di avere un altro tratto in comune con i grandi vini rossi del Piemonte: la longevità. https://vinaiolidelcastellinaldo.com/

I VINAIOLI DEL CASTELLINALDO: GIOVANI CHE FANNO TERRITORIO

A promuovere questa speciale espressione del Barbera è l’associazione Vinaioli del Castellinaldo. Ventuno cantine che, come poche altre in Italia, sono la rappresentazione perfetta del vino che producono. Tanti i giovani classe 2000, o giù di lì. Molte le aziende alle prese con un ricambio generazionale che si sente nel calice, dalla ricerca esasperata del frutto a un utilizzo dei legni magistrale, mai soverchiante i primari. Un tentativo (ben riuscito) di valorizzazione autentica delle specificità della zona, che si riversa anche nella vita quotidiana. Fuori dalle cantine, tra le piazze e nei vicoli degli spettacolari borghi arroccati sulle colline roerine, dai suoli bianchi e sabbiosi. Messe da parte le beghe di cortile delle precedenti generazioni, in quest’angolo d’Italia si fa squadra. Sul serio. Già a partire dai primi anni Novanta.

BARBERA CASTELLINALDO: VOCE DEL VERBO “TERRITORIO”

A dirlo è il nome stesso di questa sottozona della Barbera d’Alba. Che è quello di un Comune, Castellinaldo. Eletto nel 2021 a furor di popolo, con un referendum plebiscitario nei 54 comuni della Doc, capofila di un territorio che comprende anche Castagnito, Canale, Guarene, Magliano Alfieri, Priocca e Vezza d’Alba. Un passo indietro rispetto al proprio campanile. Per farne cento in avanti, tutti insieme. Nel nome dell’esaltazione di peculiarità comuni, che sono tratti distintivi evidentissimi, pur nel frastagliato – e per certi versi controverso – mondo della Barbera piemontese. Un percorso trentennale grazie al quale potrebbero germogliare nuove sinergie, nei prossimi mesi. La possibilità che la sottozona del Castellinaldo si allarghi ulteriormente, abbracciando altri Comuni peculiari, è tutt’altro che da escludere. Sarebbe un’altra lezione, di bon ton. All’Italia del vino intera. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

LA PRIMAVERA DEL CASTELLINALDO 2025

L’evento clou dell’associazione Vinaioli del Castellinaldo è la Primavera del Castellinaldo. Un evento itinerante, la cui seconda edizione (2025) è andata in scena domenica 30 e lunedì 31 marzo al Palazzo Re Rebaudengo di Guarene (Cuneo), residenza settecentesca e sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Seicento gli ospiti accreditati, tra winelovers e operatori del settore. Un successo, i banchi d’assaggio con i 40 vini dei 21 produttori locali, culminato con la cena preparata per l’occasione dallo chef Davide Odore del ristorante-pasticceria Io e Luna.

Dai tortelli ripieni di gallina faraona e topinambur al cotechino alla Wellington e Salsa Reale, passando per il tiramisù rivisitato in chiave “vino rosso”, il Castellinaldo Barbera d’Alba Doc ha mostrato tutta la sua versatilità negli abbinamenti. «La nostra manifestazione sta crescendo – è il commento di Luca Morra, presidente dell’associazione Vinaioli del Castellinaldo – e per questo c’è molta soddisfazione tra i produttori. Guarene e Palazzo Re Rebaudengo hanno rappresentato la cornice perfetta per accogliere la seconda edizione della Primavera del Castellinaldo. Con questa iniziativa vogliamo affermare sempre più la nostra identità. E valorizzare appieno quella che è una “nicchia” del panorama vitivinicolo di Langhe e Roero».

CASTELLINALDO BARBERA D’ALBA DOC: I MIGLIORI ASSAGGI – TOP 10

  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Allerino Giovanni (Castagnito) – BEST IN SHOW
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Bric Cenciurio (Barolo)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Cerrato (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Az. Agricola Margherita (Castagnito)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Tonino Marchisio – Brjnda (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Ferrero Michele (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Teo Costa (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Cascina Torniero (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2020, Cascina del Pozzo – Flavio Marchisio (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2020, Morra Stefanino (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2019, Vielmin di Gili Ivan (Castellinaldo d’Alba)

LA SCOPERTA: FRANCESCO ALLERINO (GIOVANNI ALLERINO)

Ha preso in mano da poco l’azienda di famiglia che, oltre alle vigne, conserva la tradizione dell’allevamento dei bovini. Si chiama Francesco Allerino, ha 22 anni (è un classe 2003) ed è la seconda generazione della cantina Allerino Giovanni di Castagnito. Uno dei suoi primi vini, tra mille esperimenti ancora in corso (un macerato da uve Arneis e uno spumante da Nebbiolo vinificato in bianco) è un autentico capolavoro: il suo Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021 è il miglior assaggio in assoluto, tra i banchi della Primavera del Castellinaldo 2025. Francesco è figlio d’arte. Come lui, anche il padre Giovanni non ha perso tempo. A soli 18 anni ha avviato l’azienda di famiglia, raggruppando alcuni vigneti e iniziando a metterne in bottiglia i frutti, al posto di continuare solo a vendere le uve. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

«Il mio obiettivo è produrre vini che raccontino le specificità del territorio», racconta Francesco Allerino a Winemag. La sua Castellinaldo è puro succo: tanta freschezza, tannino dolce, speziatura che si tinge di mentuccia ed erbe officinali, sfiorando il balsamico. Il tutto su una spina dorsale sapida, che costituisce la vera ossatura del nettare. È il netto richiamo alle terre bianche che può vantare la cantina a Castagnito. Suoli tra cui non è difficile trovare veri e propri blocchi di cristalli di gesso (foto nella gallery, sopra). La vigna da cui proviene la Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021 Giovanni Allerino ha 55 anni. Ma l’azienda – che in totale conduce circa 8 ettari – ha anche un altro vigneto più “giovane”, con piante di 39 anni. Di Francesco Allerino – è una promessa – si sentirà parlare. Benissimo.

CASTELLINALDO SOTTOZONA BARBERA D’ALBA: TRA CONFERME E NOVITÀ

Su tutti Teo Costa, vecchia conoscenza di Winemag. Ma ci sono anche i barolisti (e lo si percepisce forte, dal calice) di Bric Cenciurio, firmati da Gianfranco Cordero. E poi Tonino Marchisio, Cerrato, Cascina del PozzoMorra Stefanino. Sono le conferme del Castellinaldo Barbera d’Alba Doc, alla Primavera del Castellinaldo 2025. Stili leggermente diversi. Solo sfumature. Chi più goloso e tondeggiante, come Marchisio; chi più “croccante”, gli altri, tra loro più uniformi. Tutti vini che raccontano in maniera autentica suoli, clima e savoir-faire di questa porzione di Roero. Già godibilissimi, pur con decise prospettive di ulteriore maturazione (su tutti, da aspettare Teo Costa). Tra i vini più convincenti c’è anche quello dell’Azienda Agricola Margherita. Una Barbera “di una volta”, quella prodotta a Castagnito dai figli di Serafino Allerino. Ma con tutte le carte in regola per raccontare, in chiave moderna, le caratteristiche pure del Castellinaldo.

Ferrero Michele vira su un frutto rosso (più che nero) più maturo. Pura gioia la sapidità che ci danza sopra, al ritmo un tannino fine, in divenire. Evidente, la grandezza di questa sottozona della Barbera d’Alba, anche nella struttura del 2021 di Cascina Torniero, che non disdegna comunque di sfoggiare uno dei frutti rossi più apprezzabili del panel. Tra le “vecchie” annate spicca il 2019 di Vielmin: vino con le spalle larghe, ancora fresco, sapido e portentoso, su frutto e fiore, più che sui terziari. La ciliegina sulla torta? Da queste parti lavora bene anche la cooperativa. Provare per credere l’annata 2023, non ancora in vendita. Un balzo in avanti deciso, quello della Cantina del Nebbiolo di Vezza d’Alba, rispetto alle precedenti annate. Insomma non manca nulla, a questa “chicca” da 131 mila bottiglie prodotte su 18 ettari, per esplodere davvero. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

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Lambrusco, aggiornati i disciplinari. Sottozona Monte Barello per il Grasparossa


Il 2024 si chiude con rilevanti novità per il mondo del Lambrusco. I disciplinari aggiornati delle Doc del celebre vino emiliano sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, entrando ufficialmente in vigore.
Le aziende associate al Consorzio e interessate dalle modifiche si trovano nelle province di Modena e Reggio Emilia, dove quasi 10 mila ettari sono dedicati alla coltivazione del Lambrusco. Ogni anno vengono prodotte circa 40 milioni di bottiglie di Lambrusco Doc e oltre 100 milioni di bottiglie di Emilia Igt Lambrusco, destinate per il 60% all’export.

MONTE BARELLO, NUOVA SOTTOZONA DEL LAMBRUSCO GRASPAROSSA

Tra le principali novità spicca l’introduzione della sottozona Monte Barello all’interno della denominazione Lambrusco Grasparossa di Castelvetro Doc. Dedicata alla produzione di vini frizzanti, questa sottozona comprende un areale prevalentemente collinare che circonda il borgo di Castelvetro (Modena). Per i vini prodotti in questa zona sono previsti requisiti rigorosi: una resa per ettaro ridotta, la raccolta manuale delle uve e l’uso esclusivo del Lambrusco Grasparossa in purezza. Un passo che punta a esaltare la qualità distintiva della nuova sottozona.

LAMBRUSCO DI SORBARA BIANCO: DEBUTTA LO SPUMANTE

Un’altra novità significativa riguarda il Lambrusco di Sorbara Doc, che potrà ora essere proposto anche in versione bianca spumante. Questo aggiornamento rappresenta il culmine di un percorso intrapreso dai produttori, che da anni sperimentavano con successo questa tipologia. Le risposte positive da parte di consumatori e addetti ai lavori hanno spinto il Consorzio a formalizzare questa innovazione.

NOVITÀ ANCHE PER IL REGGIANO DOC: ECCO LA TIPOLOGIA FOGARINA

Il disciplinare del Reggiano DOC si arricchisce di una nuova tipologia: la “Fogarina”, che punta a mettere in risalto una varietà autoctona, rappresentativa del territorio. Inoltre, è stata aggiunta l’unità geografica “Gualtieri”, contribuendo a una maggiore specificità e riconoscibilità dei vini prodotti in questa area.

LAMBRUSCO, COSA CAMBIA PER ETICHETTATURA E CONFEZIONAMENTO

Un ulteriore aggiornamento riguarda tutte le Doc del Lambrusco, con revisioni nelle sezioni dedicate a etichettatura e confezionamento. L’obiettivo, spiega il Consorzio, è quello di armonizzare i disciplinari e introdurre modifiche sui formati delle bottiglie e sulle tipologie di chiusure ammesse.

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Valpolicella, percorso ad ostacoli per la sottozona Valle di Mezzane


Fare della Valle di Mezzane una sottozona della Valpolicella. È l’obiettivo di 13 cantine veronesi che si riconoscono sotto al nome di Vignaioli Valle di Mezzane. Tutte aziende di filiera, che producono da poche migliaia di bottiglie a un massimo di 140 mila, nell’omonima vallata ad Est di Verona compresa tra Vago di LavagnoMezzane di Sotto. Un percorso, il loro, ricco di ostacoli. Più di tipo “politico” che normativo. A complicare i giochi – non solo ai produttori della “Valpolicella Orientale” ma, più in generale, in vista del possibile riconoscimento della sottozona ad altre vallate della Valpolicella – sono i “diritti acquisiti” dai produttori della Valpantena, unica sottozona ufficiale della denominazione, istituita in simultanea con la Doc Valpolicella. Nel 1968.

Sin da allora, i produttori della Valpantena rivendicano in etichetta la sottozona basandosi sul medesimo disciplinare della Valpolicella. Il Consorzio presieduto da Christian Marchesini vorrebbe invece introdurre limitazioni di carattere produttivo (come rese inferiori e un periodo più lungo di affinamento per l’Amarone) nel disciplinare delle nuove sottozone. Per fare ciò, anche la Valpantena dovrebbe accettare regole più rigide. «Le sottozone – spiega Marchesini a winemag.it – hanno solitamente valori più restrittivi rispetto alle Doc. Per le vallate immaginiamo per esempio un periodo più lungo di affinamento dell’Amarone e rese in vigneto inferiori. Nel 1968 si decise di consentire alla Valpantena di utilizzare lo stesso disciplinare della Doc. E ad oggi, in maniera del tutto lecita, la decina di cantine della sottozona Valpantena produce i propri vini con le stesse regole, rivendicando la sottozona in etichetta».

SOTTOZONE VALPOLICELLA: POSSIBILE IL PASSO INDIETRO DELLA VALPANTENA?

Un passo indietro è possibile? «Una volta stilato un piano chiaro delle nuove sottozone – commenta ancora Marchesini – i produttori della Valpantena saranno chiamati ad accettare un disciplinare più restrittivo, in modo da uniformarsi alle regole delle altre vallate. L’auspicio è che si ragioni in termini di interesse generale. Nel 1968 io non c’ero, ma oggi la vedo come una cosa fattibile. Il percorso, però, sarà molto lungo». Non se ne parla ad alta voce. Ma, oltre alle possibili “resistenze” della Valpantena, potrebbero esserci quelle della Valpolicella Classica. Secondo indiscrezioni, alcuni produttori della zona “storica” non vedrebbero di buon grado l’istituzione di nuove sottozone, che darebbero luce (aka opportunità di mercato) ad altri areali. Segmentando ulteriormente l’offerta di etichette destinate ai mercati più attenti e a una clientela più matura.

Non solo. Con l’istituzione di nuove sottozone, potrebbero anche variare gli equilibri legati ai valori dei terreni. Ad oggi, pur con differenze tra collina e fondovalle, acquistare un terreno in Valle di Mezzane costa circa il 20% in meno rispetto alla Valpolicella Classica. Si parla di 4-500 mila euro contro i 6-700 mila euro di media. La maggior parte dei vigneti della vallata che si candida a diventare la seconda sottozona della Valpolicella è ad oggi in mano alle cooperative, dunque ai loro soci. Ma risulta che anche grandi brand come Quintarelli, Tedeschi e Allegrini raccolgano uve nella cosiddetta “Valpolicella Orientale” (definizione, questa, non particolarmente gradita ad alcuni produttori dell’areale).

Una zona, dunque, già nel mirino di grandi nomi, soprattutto per le specificità dei suoli (di matrice calcarea e addirittura vulcanica) di questa fetta della denominazione. Un aspetto sul quale puntano molto le 13 cantine del gruppo Vignaioli Valle di Mezzane (Benini Alessandro, Marinella Camerani, Falezze di Luca Anselmi, Grotta del Ninfeo, I Tamasotti, Il Monte Caro, Ilatium Morini, Le Guaite di Noemi, Talestri, Massimago, Carlo Alberto Negri, Roccolo Grassi e Giovanni Ruffo) che hanno messo a punto una Carta dei Suoli. A realizzarla, il noto pedologo Giuseppe Benciolini. Un progetto meticoloso, avviato nel 2023, che ha comportato sino a 30 carotaggi per ogni singola aziende. Campionature utili a identificare il profilo pedologico della vallata, attraverso il mosaico di specificità delle singole parcelle aziendali.

SARTORI: «LA VALPOLICELLA COME LA BORGOGNA, TRA 10, 50 O 100 ANNI»

«L’opportunità del riconoscimento della sottozona alla Valle di Mezzane – evidenzia uno dei portavoce dei Vignaioli Valle di Mezzane, Marco Sartori di Roccolo Grassi – è concreta. Il nostro gruppo si è raccolto sin dal 2022 attorno alla necessità di raccontare meglio l’intimità della nostra vallata, in cui si intersecano le denominazioni Valpolicella e Soave, “nero su bianco”. Soave e Bardolino, come altre denominazioni italiane, hanno già portato a compimento il lavoro su sottozone e Uga. I francesi, in questo campo, sono maestri, con una catalogazione molto rigida dei loro “cru”».

«Siamo convinti – aggiunge Sartori – che questa sia la strada anche per la sottozona Valle di Mezzane. Un modo per cominciare a mettere sul tavolo delle pedine utili a un pubblico più sofisticato di quello che cerca genericamente vini della Valpolicella. Ovvero quei professionisti del settore che, in 10, 50 o 100 anni sapranno riconoscere i vini della Valle di Mezzane fra quelli della Valpolicella. Così come oggi sa distinguere, tra loro, i Grand Cru di Borgogna. Senza nulla togliere ai grossi produttori, di cui tutti noi abbiamo un grande bisogno, le sottozone costituirebbero un elemento utilissimo soprattutto per i piccoli produttori. Cantine come le nostre vogliono mettere in bottiglia l’intimità di ogni singola parcella». Buone intenzioni che necessitano tempo. Ancor più, di cesellatura politica.

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Migliori Sangiovese di Romagna Sottozona: tutti i punteggi a Vini ad Arte 2023


Ricerca del frutto, della freschezza, di una beva slanciata ma non banale, che premi la tipicità della varietà, dei suoli e l’espressione dell’annata. È questa l’ottima direzione che sembra aver preso il Sangiovese di Romagna delle Sottozone: qui tutti i punteggi e i migliori a Vini ad Arte 2023. Grazie all’annuale rassegna organizzata dal Consorzio Vini di Romagna il 20 luglio, è stato possibile degustare decine di campioni dell’annata 2022. Protagonisti assoluti, oltre all’Albana (qui i migliori assaggi) i 16 areali in cui è stato suddiviso il Romagna Sangiovese Doc, a partire dal 2011:
Serra, Brisighella, Modigliana, Marzeno, Oriolo, Castrocaro, Predappio, Meldola, Bertinoro, Cesena, Mercato Saraceno, Longiano, Imola, Coriano, San Clemente e Verucchio.

Si tratta di una produzione di nicchia, grazie alla quale i produttori romagnoli possono raccontare le specificità dei singoli terroir, che spaziano dalla fascia più vicina al mare Adriatico ai pendii eroici prossimi agli Appennini. Fasce longitudinali in cui cambia la composizione dei terreni, l’esposizione e l’altimetria, dando risultati spesso molto diversi nel calice. Su una superficie totale di 6.235 ettari, nel 2020 sono state prodotte 11,5 milioni di bottiglie di Romagna Sangiovese Doc. Numeri ben più risicati quelli delle Sottozone, ma in decisa crescita: si è passati dalle 363.467 bottiglie del 2019 alle 517.067 bottiglie del 2022.

IL SANGIOVESE DI ROMAGNA DELLE 16 SOTTOZONE: SGUARDO AL FUTURO

La vera sfida per il futuro della denominazione è dunque la massa critica sulle 16 Sottozone, capaci di raccontare – in prospettiva anche sul fronte del turismo e dell’enoturismo – una Romagna lontana dallo stereotipo delle infinite spiagge di sabbia e delle lunghe file di ombrelloni. La Romagna dell’entroterra. Della gastronomia lenta, da contrapporre al mordi e fuggi di una piadineria della Riviera. La Romagna degli scorci mozzafiato sugli Appennini e dei suoli di matrice vulcanica, tanto inaspettati in una regione che fa della sabbia uno dei suoi simboli internazionali. Lo scoglio è quello rappresentato dall’Igt, che in Romagna pesa ancora come un macigno sull’evoluzione () della Doc. A dirlo sono i numeri, che riguardano ovviamente anche il Sangiovese.

La Rubicone Igt è in testa con 87.621.067 milioni di bottiglie. A seguire Ravenna Igt con 600.533, Forlì Igt con 484.933 e Sillaro Igt con 165.867. Vini con prezzi spesso modesti, collocabili alla base della piramide qualitativa romagnola e destinati al mondo della grande distribuzione organizzata e alle promozioni “aggressive” dei discounter. Volumi movimentati in gran parte da imbottigliatori e cooperative che, nel tempo, si stanno avvicinando con curiosità alle espressioni del Sangiovese di Romagna delle Sottozone. Il futuro dirà chi ha ragione. All’orizzonte, una potenziale crescita del valore medio, a cascata, di tutte le tipologie, grazie ad attività di marketing e comunicazione finalizzate a un posizionamento prezzo sempre più elevato delle Sottozone. La qualità? C’è tutta.

LA VENDEMMIA 2022 IN ROMAGNA E I MIGLIORI SANGIOVESE SOTTOZONA A VINI AD ARTE 2023


Tornando ai calici, passando prima dalla vigna, come è stata la vendemmia 2022 in Romagna? In sintesi, secondo quanto riferisce il Consorzio, «una vendemmia concentrata in pochi giorni, non abbondante (- 1% rispetto alla media degli ultimi 5
anni e +3% rispetto al 2021), ma di buona qualità, con vini bianchi spumanti di buona struttura e longevità, se
ben posizionati nella raccolta delle uve, e vini rossi che potrebbero uscire con punte di eccellenza per equilibrio ed eleganza». Vediamo dunque i migliori Sangiovese Sottozona a Vini ad Arte 2023.

 

NOME ANNO DENOMINAZIONE AZIENDA MENZIONE/ZONA DESCRIZIONE SCORE
Moro di Dozza 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc ASSIRELLI IMOLA Colore piuttosto carico, ma luminoso. Bel fiore, bel frutto denso, che si conferma anche al palato. Molto tipico, fruttato e con una leggera vena sapida ad accompagnare il sorso. Vino che abbina peso e agilità di beva. 87
Contragrande 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc BRANCHINI IMOLA Vino giocato sull’eleganza e una certa austerità, giovane e si sicura prospettiva. Rinuncia alla potenza e alle concentrazioni per esaltare una freschezza e vena sapida. 88
Barone Bartolomeo 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc CANTINA DI CESENA – TENUTA AMALIA CESENA Bel colore, tinte violacee. Versione di Sangiovense agile e beverina, semplice. 84
Benedictus 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc CANTINA FIAMMETTA SAN CLEMENTE Tanta macchia mediterranea e spezia, un bel frutto, ciliegia appena matura. In bocca corrispondente. Versione easy, beverina, piacevole. 85
Tratti d’Autore 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc CANTINA FORLÌ
PREDAPPIO
PREDAPPIO Altro bel frutto goloso, tannini vivi ed eleganti, leggera sapidità. Vino che premia beva e agilità, in maniera molto ben congegnata. 87
S zero solfiti aggiunti 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO IMOLA Vino di beva molto agile. Fiore, frutto croccante e vena glicerica ad arrotondare, senza squilibri. 85
Tre Rocche 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc FATTORIA NICOLUCCI PREDAPPIO Bel colore, rubino con unghia violacea, luminosa. Naso-bocca tra spezia e frutto golosissimo, ciliegia ma anche mora, una leggera percezione di mirtillo. Allungo sapido-minerale, tannini elegantissimi e prospettiva. 88
Petali di Viola 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc MERLOTTA IMOLA Primo naso su fiore e frutto molto ben espresso. In bocca mostra di aver bisogno di tempo, con moderata fiducia. 85
NOELIA RICCI – Il Sangiovese 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc PANDOLFA – NOELIA RICCI PREDAPPIO Bellissimo colore, luminoso. Naso golosissimo, denso e al contempo slanciato. In bocca un’ottima corrispondenza, tannini vivi ad asciugare tanta materia, succosissimo. Finale persistente. 90
PANDOLFA – Federico 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc PANDOLFA – NOELIA RICCI PREDAPPIO Naso dominato dalla macchia mediterranea (netto il rosmarino) nonché dalla grande precisione del frutto croccante, di bosco. In bocca eleganza da vendere, tannini finissimi che esaltano ulteriormente la perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Vino all’inizio di una vita molto promettente. 91
Mazapegul 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc PODERE DELLA GROTTA CESENA Note speziate e marine, sin dal naso, sul frutto croccante, elegante. Gran bei tannini al palato, ad asciugare un frutto goloso, denso e al contempo slanciato. 91
Prugneto 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc PODERI DAL NESPOLI PREDAPPIO Naso sulla frutta matura e su note di terziari di cioccolato, toffee, leggera mou. In bocca goloso, ciliegia e ancor più fragola, al limite della confettura. Vino giovane, buona prospettiva. 89
Gualdo 2022 Romagna Sangiovese Predappio Doc PODERI DAL NESPOLI PREDAPPIO Naso tutto sul frutto, con grande eleganza e precisione. Molta eleganza anche al palato, grazie a tannini lavorati divinamente e di prospettiva. Golosissimo dall’ingresso alla chiusura. 91
Le More 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc RONCHI DI CASTELLUCCIO MODIGLIANA Bella progressione naso bocca, su ciliegia e spezie, in chiusura. Beva e prospettiva, anche grazie a tannini vivi. 88
Vigna Palazzina 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc TENUTA CASALI MERCATO SARACENO Netta speziatura al naso, oltre a note mentolate al limite del balsamico. Palato che segue a ruota. Vino sull’eleganza, con ritorni di timo e mentuccia sul frutto, preciso, croccante. Al sorso un po’ meno di concentrazione del frutto rispetto al naso. 89
Oddone 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc TENUTA LA VIOLA BERTINORO Bel rubino luminoso, invitante. Ciliegia croccante, matura il giusto, lampone, un tocco di mora di rovo. Vino molto semplice, sulla beva, tra i migliori in questo senso. 88
Beato Enrico 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc TENUTA SANTINI CORIANO Non degustato per questioni tempistiche X
Samore 2022 Romagna Sangiovese Superiore DOC TENUTA UCCELLINA RAVENNATE Non degustato per questioni tempistiche X
Campo di Mezzo 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc TRE MONTI SERRA Non degustato per questioni tempistiche X
2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc ZAVALLONI CESENA Frutto denso naso-bocca. Vino apprezzabile per la bella vena morbida del frutto e il lavoro sui tannini. Buona eleganza e beva. 87
Sigismondo 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc ROCCHE MALATESTIANE CORIANO Non degustato per questioni tempistiche X
I diavoli 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc ROCCHE MALATESTIANE SAN CLEMENTE Frutto goloso e ancora quella bella nota speziata e di macchia mediterranea, avvertita in altri campioni. Gran bell’espressione del frutto, tannini elegantissimi. Chiusura sul frutto e su leggera vena sapida. 90
Tre Miracoli 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc ROCCHE MALATESTIANE VERRUCCHIO Non degustato per questioni tempistiche X
Crepe 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc CA’ DI SOPRA MARZENO Non degustato per questioni tempistiche X
PANDOLFA – Pandolfo 2022 Romagna Sangiovese Superiore Doc PANDOLFA – NOELIA RICCI PREDAPPIO Naso pieno, classico “ciliegione”, molto goloso. In bocca agile, beverino, goloso. 89
Cadisopra 2021 Romagna Sangiovese Marzeno Doc CA’ DI SOPRA MARZENO Non degustato per questioni tempistiche X
Il Costone 2021 Romagna Sangiovese Bertinoro Doc CANTINA BRASCHI BERTINORO Vino goloso naso-bocca, sul frutto, manca anche qui un po’ di concentrazione del frutto, sapido in chiusura, sin dal centro bocca, ma con ritorni di frutta e di macchia mediterranea (timo) in retro olfattivo, molto precisi. Versione che abbina carattere e gran agilità di beva. 90
Le Case Rosse 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc CANTINA DI CESENA – TENUTA AMALIA CESENA Rubino granato luminoso, molto penetrabile alla vista. Gran bella ciliegia naso bocca, bella vena sapida, bei tannini eleganti. Con un po’ più di polpa in chiusura sarebbe stato perfetto. Molto bello 89
Al Caleri 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc CONDE’ PREDAPPIO Naso sul tamarindo, granatina, ciliegia. Un po’ di selvatico al palato, insieme a spezie della macchia e a una cileigia e lampone molto maturi, quasi densi. 89
Chiara Condello 2021 Romagna Sangiovese Predappio Doc CONDE’ PREDAPPIO Bellissimo colore, rubino. Naso su ciliegia matura, ricordi di fragola, frutti di bosco, nota zolfata leggera, minerale. Gran bel frutto e tannino al palato. Beva, elegantissima. 91
Notturno 2021 Romagna Sangiovese Predappio Doc DREI DONA’ PREDAPPIO Colore piuttosto carico. Espressione di Sangiovese molto tipica sul frutto naso-bocca, con ricordi di liquirizia e menta in chiusura, oltre a burro salato e di arachidi. Vino di prospettiva. 91
Caciara 2021 Romagna Sangiovese SuperioreDoc ENIO OTTAVIANI SAN CLEMENTE Bel colore, granato luminoso. Tanta spezia e macchia mediterranea (alloro, timo) sul frutto croccante, che ricorda la ciliegia. Frutto e tannini molto ben espressi. Gran bel vino anche in prospettiva. 90
Poggio Vicchio 2021 Romagna Sangiovese Marzeno Doc FATTORIA ZERBINA MARZENO Non degustato per questioni tempistiche X
Rosso della Torre 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc LA SABBIONA ORIOLO Non degustato per questioni tempistiche X
NOELIA RICCI – Godenza 2021 Romagna Sangiovese Predappio Doc PANDOLFA – NOELIA RICCI PREDAPPIO Bel colore, naso goloso, ciliegione. Tannini sottili, ben integrati, beva agile, leggiadra, certamente golosa. 88
Il Bosco 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc PERTINELLO PREDAPPIO Vino connotato da leggere note selvatiche, d’un Sangiovese ruspante e fruttato, classico nettare romagnolo da tutto pasto. 85
Pietro 1904 2021 Romagna Sangiovese Predappio Doc PICCOLO BRUNELLI PREDAPPIO Splendido frutto, ciliegia, lampone, fragola, ricordi di agrume rosso, tamarindo leggero in retro olfattivo. Spezia, sapidità, tannini elegantissimi. 91
Cesco 1938 2021 Romagna Sangiovese Predappio Doc PICCOLO BRUNELLI PREDAPPIO Naso golosissimo sul frutto, che sfiora la confettura di lamponi e ciliegie. Pregevole speziatura e note di erbe aromatiche più in sottofondo, sin dal naso: timo, rosmarino. Vino che al palato abbina concentrazione e slancio, golosissimo e dai tannini di prospettiva. 93
Canovaio 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc PODERI DELLE ROCCHE IMOLA Naso molto elegante, va su note goudron. Tannini eleganti, bella ciliegia e chiusura agrumata, rossa (sangionella). Elegante e di prospettiva. 89
Arlesiana 2021 Romagna Sangiovese Brisighella Doc POGGIO DELLA DOGANA BRISIGHELLA Naso dominato da ricordi di ciliegia, o meglio di visciola. Sorso teso, sapido, anche sul frutto. Vino snello e leggiadro, dai tannini rotondi, tutto sulla beva, senza disdegnare un certo carattere. 88
I 4 Bastioni 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc POGGIO DELLA DOGANA CASTROCARO Non degustato per questioni tempistiche X
Vigna Baruccia 2021 Romagna Sangiovese Mercato Saraceno Doc TENUTA CASALI MERCATO SARACENO Bel colore. Naso profondo su goudron e spezia, oltre al frutto come la ciliegia, perfettamente matura. In bocca una gran bella vena dolce sui tannini. Frutto maturo, beva ed eleganza.  Splendido in retro olfattivo su ritorni goudron e fruttati. 91
Rondo’ 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc TENUTA DE STEFENELLI BERTINORO Bel colore luminoso, giovanile, violaceo. Naso tra spezia e frutto rosso maturo (fragola, lampone, la classica ciliegia) Qualche ricordo di frutta secca. 85
Colombarone 2021 Romagna Sangiovese Bertinoro Doc TENUTA LA VIOLA BERTINORO Bel colore, luminoso, vivo. Molto profumato, di violetta, frutta rossa. Balsamico più in sottofondo. In bocca è elegante: classico “ciliegione”, ma su vena sapida e su tannini vivi e di prospettiva. Vino che può decisamente migliorare nel tempo. 90
InTerra Rosso 2021 Romagna Sangiovese Bertinoro Doc TENUTA LA VIOLA BERTINORO Frutto goloso, naso bocca, tanta ciliegia, lampone, fragola. Tannini eleganti che contribuiscono alla bella beva. Vena sapida che domina il palato e accompagna fino al croccantissimo retro olfattivo, su ritorni della frutta avvertita al naso. Vino di assoluta prospettiva. 93
Bacana 2021 Romagna Sangiovese Superiore DOC TENUTE BACANA BRISIGHELLA Bel colore, frutto tendente al maturo, mora più che ciliegia. Bella speziatura di fondo, macchia mediterranea. Tannini eleganti, beva agile 88
Classe 33 2021 Romagna Sangiovese Serra Doc TRE MONTI SERRA Non degustato per questioni tempistiche X
Papesse 2021 Romagna Sangiovese Modigliana Doc VILLA PAPIANO MODIGLIANA Naso sul frutto croccante (ciliegia) con leggero risvolto rustico-selvatico e una nota minerale e di erbe aromatiche, balsamiche. Buona eleganza e carattere al palato. Vino che privilegia la beva, senza rinunciare a tannini vivi, di prospettiva. Una prova stilistica da incoraggiare. 88
Vigna Beccaccia 2021 Romagna Sangiovese Modigliana Doc VILLA PAPIANO MODIGLIANA Naso splendido, sul frutto, goloso, perfettamente maturo. Prugna, susina, anguria, mora, amarena. Macchia mediterranea in sottofondo. Esemplare anche al palato, lungo, slanciato, sapido. Tannini che giocano meravigliosamente sul frutto e sulla vena glicerica. Ottima persistenza. Sangiovese “vero”, puro. 93
Primo Segno 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc VILLA VENTI LONGIANO Non degustato per questioni tempistiche X
Solaris 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc ZAVALLONI CESENA Esordisce al naso su un bel frutto rosso e su note goudron, che si ripresentano anche in un palato denso, in confettura. Tannini eleganti a riequilibrare. Chiusura ricca, polposa. Vino a cui dare tempo. 88
138 2021 Romagna Sangiovese Superiore Doc TENUTA MASSELINA SERRA Non degustato per questioni tempistiche X
Manano 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc BIONI CASTROCARO Non degustato per questioni tempistiche X
Bissoni Riserva 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc BISSONI RAFFAELLA BERTINORO Colore piuttosto carico, pur luminoso. Gran naso di tamarindo, ciliegia, legno molto integrato. Splendido palato, nell’ottimo bilanciamento di primari e terziari di vaniglia e caramella mou. Gran persistenza e struttura. Vino golosissimo, ancora molto giovane. 91
Vigna Ca’ del Rosso 2020 Romagna Sangiovese Marzeno Riserva Doc CA’ DI SOPRA MARZENO Non degustato per questioni tempistiche X
Vigna Montale 2020 Romagna Sangiovese Marzeno Riserva Doc CA’ DI SOPRA MARZENO Non degustato per questioni tempistiche X
Pergami 2020 Romagna Sangiovese Riserva Doc CANTINA DI CESENA – TENUTA AMALIA CESENA Naso goloso, sulla ciliegia. Profilo vinoso al palato, con il frutto pur presente da centro a chiusura. Tannino al momento un po’ pungente, di prospettiva. 87
Nero Eron 2020 Romagna Sangiovese San Clemente Riserva Doc CANTINA FIAMMETTA SAN CLEMENTE Bel granato luminoso, mediamente penetrabile. Nota di moro di rovo, molto centrata e riconoscibile, oltre a ciliegia, fragola, lampone e lampone in un quadro piuttosto denso, stratificato tra frutto e spezie. Palato su frutta che si conferma molto golosa e tannini ben svolti. Allungo su arancia rossa, ciliegia e mora, leggermente sapido. Vino di prospettiva. 91
Volo d’Aquila 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc CANTINA FORLÌ
PREDAPPIO
PREDAPPIO Vino dal colore piuttosto carico. Intensa speziatura al naso, su ricordi di cannella e vaniglia. Il frutto è maturo, tra la ciliegia e la mora Palato in perfetta corrispondenza. 87
Bron & Ruseval 2020 Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc CELLI BERTINORO Naso netto sulla ciliegia e sulla viola mammola. Sapidità e trama tannica a fare da spina dorsale a una bella progressione sul frutto (ciliegia, lampone e fragola). Vino molto elegante, soprattutto sui primari, a denotare una perfetta epoca di raccolta delle uve e un’ottimale valorizzazione in cantina. Bella mano. 90
Predappio 2020 Romagna Sangiovese Predappio Doc CONDE’ PREDAPPIO Colore luminoso, giovanile. Leggere note selvatiche perfettamente integrate e gran carattere per questo Sangiovese. Tamarindo, agrume rosso, spezie. In bocca un concerto, in perfetta corrispondenza, su tannini elegantissimi. Chiude sapido, su ritorni golosissimi di frutta fresca. Vino all’inizio di una lunga vita. 93
Le Lucciole 2020 Romagna Sangiovese Predappio Riserva Doc CONDE’ PREDAPPIO Tra i migliori “nasi” dell’ampia batteria, polposo, sul frutto croccante, sulle spezie, sulle aromatiche della macchia mediterranea. Al palato più austero di quello che farebbe presagire, ma è solo un peccato di gioventù (da vendere). Un vino giocato sull’eleganza estrema, sulla raffinatezza e sul terroir. Un filo di polpa in più, anche al palato, e rasenterebbe la perfezione. 92
Raggio Brusa 2020 Romagna Sangiovese Predappio Riserva Doc CONDE’ PREDAPPIO Colore piuttosto carico ma luminoso, frutto molto maturo. Bel palato teso, su vena minerale zolfata, a fare da spina dorsale all’espressione piena del frutto, sferzata da tannini in cravatta. Lunga chiusura. Vino molto elegante, ancora giovane. 94
Vigna del Pruno 2020 Romagna Sangiovese Predappio Riserva Doc DREI DONA’ PREDAPPIO Frutto e importante presenza di terziari al naso. Al palato più equilibrio tra le due componenti, su uno splendido frutto croccante ben controbilanciato dal legno (fondo di caffè e leggera vaniglia bourbon). Gran prospettiva. 91
Sole Rosso 2020 Romagna Sangiovese Superiore Doc ENIO OTTAVIANI SAN CLEMENTE Ciliegia, spezia, erbe aromatiche come l’alloro e il timo, mineralità salina. Un vino che ha tutto, elegante e beverino, oltre a una sicura prospettiva. 92
Frutti Rossi 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO IMOLA Frutto molto compiuto al naso, così come al palato. Bello anche il fiore, violetta più che rosa. Vino muscolare al palato, tra tannino e acidità viva. D conservare in cantina. 89
Predappio di Predappio Vigna del Generale 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc FATTORIA NICOLUCCI PREDAPPIO Colore splendido. Naso goloso, su ciliegia, lampone. Bel sottofondo speziato, macchia mediterranea in gran vista. Palato straordinariamente aperto, golosissimo, su frutto pieno e tannini di estrema eleganza. Allungo fresco-sapido-fruttato e prospettiva da vendere. Come usare il legno: istruzioni per l’uso. 95
Legio 2020 Romagna Sangiovese Serra Doc FERRUCCI SERRA Non degustato per questioni tempistiche X
Domus Caia 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc FERRUCCI SERRA Non degustato per questioni tempistiche X
Fiorone 2020 Romagna Sangiovese Castrocaro Doc FIORENTINI CASTROCARO Non degustato per questioni tempistiche X
Fermavento 2020 Romagna Sangiovese Superiore Doc GIOVANNA MADONIA BERTINORO Leggermente selvatico al primo naso, poi frutto come mora di rovo, ancor più che ciliegia, ed erbe aromatiche mediterranee e spezie. In bocca molto tipico, tannino lavorato molto bene, bella croccantezza e decisamente ottima la beva. Prova da incorraggiare. 90
Ombroso 2020 Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc GIOVANNA MADONIA BERTINORO Stesso primo naso sulla spezia e su un leggero risvolto selvatico. Ciliegia più matura del precedente e più concentrazione al palato. Cantina sulla strada giusta, verso il bilanciamento tra freschezza e frutto. Per molti versi, la rivelazione di Vini ad Arte 2023. 91
Mammutus Oriolo 2020 Romagna Sangiovese Oriolo Doc LA SABBIONA ORIOLO Non degustato per questioni tempistiche X
Fondatori PG 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc MERLOTTA IMOLA Colore piuttosto impenetrabile, naso e bocca condizionate al momento dal legno. Frutto polposo, ricco sulle note di goudron, biscotto, mou e fondo di caffè. Un vino di struttura, giovane, all’inizio della sua vita. 91
Il Pertinello 2020 Romagna Sangiovese Superiore Doc PERTINELLO PREDAPPIO Tanta macchia mediterranea al naso, oltre alla classica ciliegia e al lampone maturo. Bella progressione al palato, a cui manca però un po’ concentrazione. Beva comunque premiata. 87
Il Sasso 2020 Romagna Sangiovese Superiore Doc PERTINELLO PREDAPPIO Colore leggermente più carico del precedente. Bel naso su ciliegia e tamarindo. Bocca molto ben espressa su un frutto golosissimo e su tannini molto ben lavorati, ad “asciugare” e dare prospettiva. Bella vena sapida che accompagna da apertura a chiusura. Lunghissima la persistenza. 93
Dante 1972 2020 Romagna Sangiovese Predappio Riserva Doc PICCOLO BRUNELLI PREDAPPIO Bel naso su ciliegia e lampone. Frutto che conferisce morbidezza in un palato in cui, tuttavia, ruggisce al momento il tannino. L’ossigenazione apre a leggeri a risvolti selvatici. Vino molto giovane, da attendere con fiducia. 89
Il Nespoli 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc PODERI DAL NESPOLI PREDAPPIO Legno e frutto stramaturo, mora di rovo più che ciliegia. Tanta sapidità unita a ritorni di legno che. al momento, condizionano il sorso. Retro olfattivo sul burro salato. 88
Castellano 2020 Romagna Sangiovese Superiore Doc PODERI DELLE ROCCHE IMOLA Vino su note fruttate dolci, dall’ingresso alla chiusura. 86
Ora 2020 Romagna Sangiovese Superiore Doc SAN PATRIGNANO CORIANO Non degustato per questioni tempistiche X
Avi 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc SAN PATRIGNANO CORIANO Non degustato per questioni tempistiche X
Vigna Quartosole 2020 Romagna Sangiovese Mercato Saraceno Riserva Doc TENUTA CASALI MERCATO SARACENO Spezia e macchia mediterranea al naso, oltre al frutto rosso. Particolarmente salino al palato, dall’ingresso alla chiusura. Bel frutto, croccante. Buona espressione di Sangiovese, in fase di amalgama. 87
Cerbiano 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc TENUTA DEL GELSO BERTINORO Colore rubino-granato carico, pur penetrabile alla vista. Al naso frutta matura, precisa e senza sbavature: ciliegia, lampone, fragola, mora, prugna. In bocca una gran bella tensione acida e sapida – quasi inattesa – cui fa seguito un allungo elegante, su toni balsamici, mentolati. 90
2020 Romagna Sangiovese Superiore Doc TENUTA FRANZONA IMOLA Colore piuttosto carico per questo Sangiovese 2020. Naso sulla liquirizia, oltre che su un bel frutto. Al palato tannini che asciugano elegantemente l’abbondante materia. Vino piacevole, all’inizio del suo percorso di vita. 89
Orione 2020 Romagna Sangiovese Coriano Doc TENUTA SANTINI CORIANO Non degustato per questioni tempistiche X
Iko 2020 Romagna Sangiovese Superiore DOC TENUTE TOZZI BRISIGHELLA Granato luminoso alla vista. Leggera nota selvatica al primo naso, che si ritroverà poi al sorso, in maniera meno accentuata. Palato teso, soprattutto sulla sapidità, ma il frutto non manca affatto. Un Sangiovese di Romagna caratteriale, tipico e dalla gran personalità. 91
Thea 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc TRE MONTI SERRA Non degustato per questioni tempistiche X
Petrignone 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc TRE MONTI SERRA Non degustato per questioni tempistiche X
Amarcord d’un Ross 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc TRERE’ BRISIGHELLA Naso molto intrigante, su mora, ciliegia e potpourri. A convincere ancor più è il palato da Sangiovese di razza, con la sola “pecca” d’essere al momento ancora troppo giovane. Gran carattere e struttura, solo da attendere per una maggiore armonia, soprattutto sul fronte della componente alcolica. 91
Laurento 2020 Romagna Sangiovese Riserva Doc UMBERTO CESARI IMOLA Naso su ciliegia e violetta. Palato al momento un po’ condizionato dai terziari, che comunque non avviliscono il varietale, accompagnandolo. 89
Pre’ 2020 Romagna Sangiovese Predappio Doc VILLA PAPIANO PREDAPPIO Colore mediamente carico, luminoso. Vino molto condizionato da sentori selvatici, sotto ai quali si cela un bel frutto di bosco. Necessita tempo per aprirsi e dare il meglio di sé. 87
Longiano particella 10 2020 Romagna Sangiovese Longiano Doc VILLA VENTI LONGIANO Non degustato per questioni tempistiche
Amedeo 2020 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc ZAVALLONI CESENA Colore molto carico ma luminoso. Frutta molto matura, amarena. In bocca ottima corrispondenza, tannini molto eleganti. Ottimale utilizzo del legno, integrato ma percettibile su note di vaniglia e toffee. Goloso. 90
Masselina Riserva 2020 Romagna Sangiovese Serra Riserva Doc TENUTA MASSELINA SERRA Non degustato per questioni tempistiche X
2020 Romagna Sangiovese Riserva Doc BRANCHINI IMOLA Naso e bocca su agilità e verticalità, nel segno di una delle versioni più “cruncy” del frutto. Gran beva, senza perdere un millimetro di tipicità. Al corredo dei primari fa eco un agrume rosso (sanguinella) che accompagna dal naso al retro olfattivo. 87
Monte de Re 2019 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc ASSIRELLI IMOLA Naso su radice di liquirizia, rintocchi di rabarbaro e frutto rosso maturo, preciso, goloso. Vino in una buona fase evolutiva, molto godibile. 88
Vigna Colecchio 2019 Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc BISSONI RAFFAELLA BERTINORO Frutto tra i più precisi di Vini ad Arte 2023, su gelso, mora di rovo, ciliegia matura, croccante. Tannini lavorati divinamente, ancora una volta a segnare la strada della tipologia. Legno appena percettibile in retro olfattivo. Vino che può certamente dare ancora molto, nei prossimi anni. 94
1502 Da Vinci in Romagna – Rocca di Cesena 2019 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc CAVIRO FAENZA Non degustato per questioni tempistiche X
Le Morine 2019 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO IMOLA Bel rubino luminoso, penetrabile alla vista. Gran eleganza naso bocca, frutto golosissimo, tannini splendidi, acidità viva. Giovane e di prospettiva. 91
Mammutus 2019 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc LA SABBIONA ORIOLO Non degustato per questioni tempistiche X
Le Armi 2019 Romagna Sangiovese Imola Riserva Doc PALAZZONA DI MAGGIO IMOLA Al naso note di confettura di ciliegia e mora, risvolti mielati. Corrispondente al palato, in un centro bocca che si arricchisce di ricordi di rabarbaro sui tannini dolci. Chiusura morbida, nel buon bilanciamento tra primari e terziari. Vino corpulento, ancora molto giovane. 90
Luis 2019 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc PODERE DELL’ANGELO VERUCCHIO Non degustato per questioni tempistiche X
Cleto 2019 Romagna Sangiovese Cesena Riserva Doc PODERE DELLA GROTTA CESENA Primo naso timido, che presto si apre su un  frutto rosso croccante, molto preciso. Al palato una buona corrispondenza gusto olfattiva. Tannini eleganti, ancora una volta sulla ciliegia golosa. Vino molto giovane e di prospettiva. 90
Augustus 2019 Romagna Sangiovese Riserva Doc PODERE PALAZZO CESENA Legno e frutto ben amalgamati al naso. In particolare, frutto golosissimo al naso, molto maturo, senza cedere un filo di eleganza. Bei tannini fitti e sottili. Vino di beva. 88
Signorello 2019 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc PODERI DELLE ROCCHE IMOLA Frutto surmaturo almeno parzialmente, un po’ pastoso. In bocca tannini vivi e conferma delle note surmature. Chiusura tendente all’amaricante e sbilanciata sui terziari. Fase complicata, quella attuale, per questo vino che ha comunque tutto per migliorare e armonizzarsi. 86
P.Honorii 2019 Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc TENUTA LA VIOLA BERTINORO Rubino mediamente penetrabile. Bellissimo frutto, balsamicità, allungo, tensione. Sangiovese ruggente, vero, caratteriale e di gran prospettiva. 92
Il Mastino 2019 Romagna Sangiovese Riserva Doc ROCCHE MALATESTIANE CORIANO Non degustato per questioni tempistiche X
Michelangiolo 2018 Romagna Sangiovese Oriolo Riserva Doc CALONGA ORIOLO Non degustato per questioni tempistiche X
Torre di Ceparano 2018 Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc FATTORIA ZERBINA MARZENO Non degustato per questioni tempistiche X
Armonia 2018 Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc TENUTA DE STEFENELLI BERTINORO Note di fiori secchi al naso, piuttosto invadenti sul frutto. Al palato risulta corrispondente, su un fruttato timido e su note macerative-erbacee. Tannino ruggente. Giusto aspettarsi più equilibrio, anche se l’annata 2018, in Romagna, non è stata delle più semplici. 84
Caesena 2018 Romagna Sangiovese Cesena Doc PODERE PALAZZO CESENA Colore molto carico, ma luminoso. Leggero verde-fenolico al naso, ancora una volta a sottolineare un’annata complicata. Nota che si ritrova anche al palato, a discapito di un frutto rosso piacevolmente croccante. Chiusura tendenzialmente equilibrata, pur leggermente amaricante. 85
Cuvéè La Collinaccia 2017 Romagna Sangiovese Riserva Doc FIORENTINI CASTROCARO Non degustato per questioni tempistiche X
Nonno Rico 2017 Romagna Sangiovese Oriolo Riserva Doc PODERI MORINI ORIOLO Non degustato per questioni tempistiche X
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Walter Massa e la sua Monleale: «In Piemonte 8 mila ettari di Barbera senza dignità economica»

«In Piemonte abbiamo sulle palle 8 mila ettari di Barbera che non hanno dignità economica. E per di più non esiste l’assessorato all’Agricoltura in Regione, perché un tizio che governa circa 3 milioni di ettolitri di vino prodotti e 15 milioni di ettolitri di vino comprati non può essere chiamato assessore all’Agricoltura, bensì al Commercio». Walter Massa ha appena finito di deliziare gli ospiti del Ristorante Montecarlo di Tortona con uno dei suoi pezzi da novanta – un Monleale 2000 in formato magnum – quando chiede l’attenzione della stampa presente in sala nell’ambito dell’Anteprima Derthona Due.Zero 2023. Il discorso è di quelli che lasciano il segno. Tema: la Barbera piemontese.

«Dobbiamo smettere di chiamarla “Barbera d’Asti” per poi vedere quella prodotta da Caldirola a 1,99 al supermercato, con tanto di fascetta. Se lo Chardonnay a Meursault si chiama “Meursault“, se la Malvasia puntinata a Frascati si chiama “Frascati“, se la Garganega a Soave si chiama “Soave“, un motivo c’è. Smettiamo di chiamare “Barbera” il vino fatto con l’uva Barbera. Diamogli nomi di fantasia, piuttosto. Dobbiamo imparare dalla Borgogna, dalla Francia, non dall’Oltrepò pavese: a Tortona nasce la rivoluzione della Barbera, che qui si chiama “Monleale” e basta». Walter Massa, in sostanza, invita tutti i “barberisti” a seguire l’esempio del Nizza Docg.

Ma anche il vitigno simbolo dei Colli Tortonesi, il Timorasso, è stato oggetto negli ultimi anni di un profondo restyling “concettuale”. I vini prodotti con uve Timorasso sui Colli Tortonesi potranno presto chiamarsi semplicemente “Derthona“, dall’antico nome romano della città capoluogo della regione vinicola, Tortona. Il tutto a partire dalla vendemmia 2022, grazie alla ratifica delle modifiche al disciplinare di produzione della Doc, che già prevedeva la sottozona “Monleale” per i vini ottenuti da Barbera (min. 85%; 72 quintali di resa per ettaro).

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degustati da noi news news ed eventi vini#02

Amarone della Valpolicella 2018: ritorno al terroir. Verso una nuova sottozona?


Tra le tante certezze di una formula vincente che prende il nome di Amarone Opera Prima, l’anteprima Amarone 2018 andata in scena all’inizio del mese di febbraio a Verona porta con sé un valore speciale: la vittoria del terroir dell’Amarone della Valpolicella, sul “metodoproduttivo. Se da un lato la denominazione fa squadra per vedere riconosciuto a Patrimonio immateriale Unesco la tecnica dell’appassimento delle uve, da cui l’Amarone prescinde, dall’altro sono i 19 Amarone 2018 incoronati dalla degustazione alla cieca a dimostrare dove sta andando il Re dei vini della Valpolicella.

Abbastanza per far pensare che Amarone Opera Prima 2023 sia da ricordare come l’edizione del ritorno al terroir per l’Amarone. Una conseguenza diretta della “Revolution” già chiara lo scorso anno nel timbro di molti produttori, intenzionati a presentare vini sempre meno poderosi e concentrati, a favore della freschezza e di una certa agilità di beva. Il tutto, ovviamente, senza perdere di vista la tipicità della denominazione.

La carta di identità dei vini più “performanti” parla chiaro. A quelli prodotti in Valpolicella Classica risponde sempre più la Val di Mezzane, oltre alla Valpantena e a quella che forse è la vera sorpresa dell’Anteprima Amarone 2018, ovvero la Val Squaranto (o Valle di Squaranto). Più in generale, è la rivincita della Valpolicella Orientale, che sta prendendo sempre più piede sulla cartina geografica di un Amarone di medio-alta collina.

VALPOLICELLA, NUOVA SOTTOZONA? STUDIO DEI SUOLI IN VAL DI MEZZANE

Ed è proprio in Val di Mezzane che tredici cantine hanno deciso di fare squadra, per rivendicare la loro unicità a cavallo tra gli areali vitivinicoli della Valpolicella e di Soave. Ad Amarone Opera Prima 2023 è stato dato il via a uno studio dei suoli della vallata a cura del pedologo Giuseppe Benciolini, già autore di carte dei suoli per la zonazione vinicola di Soave, Prosecco, Cartizze e Lambrusco Reggiano.

A capitanare il team è Luca Anselmi di Tenuta Falezze, che al momento ha trovato l’appoggio di Benini Alessandro, Camerani Marinella, Fraccaroli, ILatium Morini, Il Monte Caro, I Tamasotti, Le Cesete, Le Guaite di Noemi, Le Talestri, Massimago, Negri Carlo Alberto e Roccolo Grassi.

«L’obiettivo – spiega Luca Falezze – è quello di realizzare una Carta dei Suoli della Val di Mezzane, ma anche nelle aree delle singole aziende. Un passo per noi fondamentale per poter aspirare, in un futuro speriamo non troppo lontano, ad ottenere la definizione di una sottozona della Valpolicella. Crediamo fermamente nella valorizzazione della tipicità dei nostri vini in relazione al territorio e per questo abbiamo sempre lavorato».

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Il Cabernet Sauvignon della Napa Valley in 10 vini: occhio alla Stags Leap District Ava

Cabernet Sauvignon e Napa Valley sono sempre più sinonimi per gli amanti internazionali del vino. Situata a 80 chilometri a nord di San Francisco e 56 km ad est dell’Oceano Pacifico, la Napa Valley è delimitata ad ovest dalle Mayacamas Mountains e ad est delle Vaca Mountains.

Nel 1981 questa zona della California è stata riconosciuta ufficialmente come “Ava“, American Viticultural Area, ovvero Area Viticola Americana. Al suo interno, sono state poi individuate 16 sottozone, a loro volta identificate “Ava”.

Solo il 4% dell’uva raccolta nello Stato occidentale degli Usa proviene dalla Napa Valley. Una cifra raggiunta grazie a 182 chilometri quadrati di vigneti, pari al 9% della regione della Napa County.

Un areale in cui la stragrande maggioranza delle cantine produce meno di 120 mila bottiglie all’anno. E in cui il 95% delle aziende agricole – circa 500 – è a conduzione familiare. La produzione complessiva della Napa Valley si assesta attorno ai 110 milioni di bottiglie.

IL CABERNET SAUVIGNON IN NAPA VALLEY

Tra le varietà simbolo della zona, promossa e celebrata dalla Napa Valley Vintners, c’è appunto il Cabernet Sauvignon. «Si tratta del re incontrastato delle uve rosse nella Napa Valley – commenta l’associazione di produttori – rappresentando il 50% della nostra produzione totale e il 68% del valore del nostro raccolto.

Questa varietà è coltivata in tutta la Napa Valley e raggiunge un ventaglio di espressioni diverse a seconda della posizione del vigneto. I suoi sapori mostrano un’ampia varietà di frutti neri, tra cui ribes, ciliegia e prugna, e spesso mostrano note di spezie dovute all’invecchiamento in rovere».

«Al palato – continuano i Napa Valley Vintners – questi vini possono essere densi e potenti in gioventù, ma invecchiano con grazia. Quando sono giovani, sono meglio abbinati a piatti di carne rossa robusta come la selvaggina e l’agnello brasato. I Cabernet sauvignon più vecchi sono superbi accompagnatori di arrosti e bistecche semplici, così come dei formaggi stagionati».

NAPA VALLEY, OCCHIO ALLA STAGS LEAP DISTRICT AVA

Tutte impressioni confermate dal tasting di winemag.it. In particolare, a sorprendere e convincere è il campione della Stags Leap District Ava, sottozona della Napa Valley da tenere in assoluto conto per il futuro.

L’areale, posto nel cuore della denominazione, una decina di chilometri a nord della città di Napa, è balzato agli onori dei calici a partire dall’inizio degli anni Sessanta. Nathan Fay, considerato il pioniere dello Stags Leap District, piantò qui i primi vigneti di Cabernet Sauvignon della regione.

Circa 28 ettari, su un terreno vulcanico (peculiarità dello Stags Leap District) lungo il Silverado Trail. Una cifra enorme se si considera che, in quegli anni, in tutti gli Stati Uniti, c’erano appena 323 ettari del vitigno (oggi sono 13.759 in California, 3.965 in Napa Valley).

Fay vendette la maggior parte delle sue uve a un produttore della zona, Joseph Heitz, che diede vita al primo Cabernet Sauvignon a denominazione della Valle: l’Heitz Cellar “Fay Vineyard”. Da allora, il numero di cantine che producono il rosso simbolo della Napa Valley nella Stags Leap District Ava è cresciuto a dismisura.

Il 90% dell’areale è piantato con varietà bordolesi. Una piccola Bordeaux, in cui l’80% dei vini sono a base Cabernet Sauvignon e Merlot. Presenti, ma in cifre molto più risicate, anche piccole produzioni di Petite Sirah (noto anche come Durif) e Sangiovese.

10 CABERNET SAUVIGNON DELLA NAPA VALLEY: LA DEGUSTAZIONE
  • Napa Valley Cabernet Sauvignon Reserve 2019, Raymond Vineyards: 89/100

    Rubino mediamente trasparente. Naso su ciliegia scura, prugna e terziari marcati che ricordano il cioccolato fondente, oltre al fumo di pipa e il fondo di caffè. Palato elegante, con la frutta che prende lo spazio sul palco, in centro bocca, prima che i terziari prendano il sopravvento, in chiusura. Alcol (14,5%) ben integrato nel quadro di un vino che abbina eleganza e potenza.

  • Napa Valley Cabernet Sauvignon Estate 2019, St Supéry Estates Vineyards & Winery: 92/100

    Rubino impenetrabile, dai riflessi violacei. Un colore che denota l’estrema gioventù del nettare, nonostante siano trascorsi 3 anni dalla vendemmia. Al naso risulta inizialmente timido, delicato, con una prevalenza del fiore sul frutto. Note nette di viola mammola si accostano a sentori di ciliegia, prugna e ribes nero, in un olfatto che va via, via aprendosi, stratificandosi ben oltre le impressioni iniziali.

    L’ossigenazione apre lo spettro a ricordi erbacei garbati (netta la foglia di tè), tanto quanto a un frutto che si fa sempre più succoso e denso, spostandosi in maniera marcata dalle tinte scure a quelle rosse. Lo stesso fa il fiore, che vira dalla viola alla rosa. Sempre in sottofondo, pur presenti, i richiami conferiti dall’affinamento in legno: garbatissimi ricordi di fondo di caffè e di burro d’arachidi.

    Il palato è un concerto: tutto quanto avvertito al naso si riverbera al sorso, in perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Il vino è elegantissimo, pur potente (14,5% integratissimi) e ancor giovane. I tannini sono soffici, di cioccolata fusa. La persistenza ottima. Cabernet Sauvignon di livello internazionale.

  • Napa Valley Cabernet Sauvignon 2018 Estate Grown, Silverado Vineyards: 87/100

    Il vino colora il calice di porpora. Ecco una versione di Cabernet Sauvignon tutt’altro che opulenta, anzi giocata sulla godibilità e l’immediatezza, nonostante i 14.3% possano far pensare al consueto “Cab” da accompagnare obbligatoriamente con piatti strutturati.

    Naso e palato si parlano, concordando sul sostanziale equilibrio tra note fruttate intense e terziari composti. La complessità è basica, tanto quanto la persistenza. Un vino spensierato ma non banale.

  • Napa Valley Cabernet Sauvignon 2018 Chateau Buena Vista, Buena Vista Winery: 88/100

    Colore rosso intenso, impenetrabile, dai riflessi purpurei. Primo naso sulla tostatura e su ricordi fumé che non coprono, comunque, la precisa espressione dei primari. La componente fruttata è sulla ciliegia, perfettamente matura, nonché sul ribes nero e sulla prugna. Sorso connotato da una dolcezza stuzzicante, tanto per il frutto quanto per i tannini.

    Dettagli non secondari, che premiano la beva rendendola irresistibile, senza rinunciare alla gastronomicità (15% vol. integratissimi). Nota di contorno, legata all’occasione di consumo: siamo al cospetto di un vino che si presta per essere consumato più fresco della media dei Cabernet. Un’oretta in frigo non gli farà male, specie d’estate.

  • Napa Valley Cabernet Sauvignon 2019 Sky and Vine, S.R. Tonella Cellars: 87/100

    14,3%. Bel porpora dall’unghia violacea. Naso tra frutta e spezia, ancor più che sui terziari. Nette le note floreali, con particolare riferimento al fiore di viola, al pari della liquirizia nera.

    Tannini dolci al palato, con la freschezza a rispondere alla polpa della ciliegia scura, della prugna e del ribes. Gran beva ed alcol ben integrato, per un Cabernet Sauvignon lineare, che abbina modernità a tipicità e potenza.

  • Napa Valley Cabernet Sauvignon 2018, Louis M. Martini Winery: 93/100

    Alla vista di un colore porpora intenso, impenetrabile. Naso e bocca in perfetta corrispondenza, su note di prugna disidratata e amarena. Apporto preciso dei terziari, tra venatura pepate e più marcate note di brace e tostatura di caffè.

    Vino che viene premiato dal contatto prolungato con l’ossigeno, che lo aiuta ad aprirsi e a sfoderare sfaccettature meno evidenti di primo acchito, come la pregevole componente floreale, tra la viola e la rosa bagnata, poco in vista al primo naso.

    Il sorso è teso, pieno ed assolutamente appagante. La frutta croccante è sorretta da tannini finissima, di gran eleganza. Alcol che non deve spaventare in etichetta: i 15% vol. risultano magnificamente integrati. Persistenza da campione e vita lunga davanti. Cabernet (e cantina) di assoluto riguardo.

  • Napa Valley Cabernet Sauvignon 2018, Darioush: 91/100

    Porpora di media intensità, alla vista. 14,8%. Naso e sorso di un fruttato succoso, che ricorda la prugna e la ciliegia, con sottofondo di spezie calde (cannella) e scure (pepe) e venature balsamiche (menta, liquirizia nera). Alcol al momento un po’ troppo esuberante nel retro olfattivo, ma beva lineare e fresca, per nulla compromessa.

    L’ulteriore affinamento non potrà che fare bene a questo nettare che combina in maniera esemplare potenza ed estrema eleganza. Vino che chiama la tavola in maniera netta, in particolare abbinamenti altrettanto opulenti e strutturati. Consigliatissima la selvaggina da pelo; meno quella da piuma.

  • Napa Valley Cabernet Sauvignon 2018 Stags Leap District, Pine Ridge Vineyards: 92/100

    15,2%. Portora dall’unghia violacea, che evidenzia una certa gioventù e potenzialità del nettare, giunto al suo quarto anno di vita. Vino inizialmente un po’ chiuso, che si concede col tempo e con l’ossigenazione nel calice. Fanno quindi capolino le prime sfumature floreali, di viola, unite a un bel corredo di spezie calde (cannella, vaniglia bourbon) e orientaleggianti (curcuma, curry).

    Spinge e riesce a raggiungere la superficie con qualche bracciata (leggi “ulteriore roteazione nel calice”) la frutta: è polposa, golosa, ricca, goliardica, materica. Si tratta di prugna appena colta dall’albero, a perfetta maturazione, ma anche di ciliegia e ribes nero. Non mancano risvolti rossi di fragola e lampone, tanto quanto di ciliegia Ferraiola e sanguinella.

    Ci si aspetterebbe un sorso altrettanto complesso. Invece, specie nel centro bocca, il nettare sfodera una succosità lineare che sposta la bilancia dall’opulenza e stratificazione del naso tipica dei Cabernet della Napa Valley all’eleganza assoluta, resa ancora più intrigante da una unica e rara venatura sapido-minerale non presente negli altri campioni in degustazione.

    Vino emblema della particolare espressione del vitigno in Stags Leap, che si conferma sottozona di pari dignità d’una italiana Docg, a sé stante. Un vino elegante e più che mai godibile oggi, tanto quanto nel medio-lungo periodo.

  • Napa Valley Cabernet Sauvignon 2016 Estate Grown, Long Meadow Ranch Winery: 90/100

    Rubino intenso, con sfumature leggerissime granate. Un Cabernet con qualche anno sulle spalle, evidente anche al naso e al palato. Altra caratteristica, i 13.5% vol. d’alcol che lo rendono un unicum nel panel dei vini in degustazione. Frutto succoso e terziari profondi disegnano il quadro di un vino pienamente vitale, elegante e preciso.

    Meno opulenza e più croccantezza, per uno stile che avvicina questo sample a quello europeo, in voga in diversi territori del vino che stanno superando, col passare degli anni, il concetto che i terziari siano la “cifra” che definisce peso e valore di un nettare (in favore di freschezza e primari).

    Completano il quadro (naso-palato) ricordi erbacei garbati (foglia di tè, ma anche origano, rosmarino), uniti a una speziatura balsamica. Buona la persistenza, per un vino che chiama l’abbinamento con le carni rosse.

  • Spring Mountain District Cabernet Sauvignon 2015, Marston Family Vineyard: 92/100

    Bel rubino intenso, con riflessi granata. Primo naso elegantissimo, che poi si conferma tale, senza scomporsi con l’ossigenazione. Componente floreale fresca (viola, rosa) in gran vista, assieme al frutto preciso e succoso, a polpa rossa (ribes, ciliegia, lampone, sino a rintocchi leggeri di fragola) e nera (mora di rovo, ribes nero, prugna disidratata).

    Il sorso è teso, fresco, con balsamicità e terziari a fare da contraltare all’opulenza del frutto, in centro bocca. In chiusura ecco terziari di caffè e cioccolato fondente, oltre a una speziatura più marcata rispetto all’olfatto, che sposta l’asse dal balsamico al pepato.

    Tannini eleganti e polposi e tenore alcolico richiamano alla mente le prime impressioni, date dal colore ancora giovane. Il nettare ha ancora tanta vita davanti. Perfetto anche oggi, con abbinamenti di pari struttura, dai primi ai secondi a base di carne.

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Verso il Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini Docg: «Le Langhe come modello»

Prosegue spedito il viaggio verso il Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini Docg. L’associazione di produttori presieduta da Enrico Marramiero porta avanti la richiesta di riconoscimento della Denominazione di origine controllata e garantita per il Montepulciano d’Abruzzo prodotto nell’attuale sottozona Terre dei Vestini.

Un areale compreso tra la fascia collinare litoranea e la collina interna della provincia di Pescara, delimitata dal mare Adriatico ad est e a dal massiccio del Gran Sasso a nord-ovest.

IL PRIMO EVENTO DELL’ASSOCIAZIONE

Domenica 13 febbraio, i venti produttori locali organizzano negli spazi dell’Imago Museum di Pescara “Radici Vestine – Innesti di Cultura e Territorio“, primo evento ufficiale dell’Associazione Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini. Aprirà le danze, alle 10.30, il convegno “La Vocazione Vitivinicola del Territorio dei Vestini”.

Dopo i saluti istituzionali del presidente della Fondazione Pescarabruzzo Nicola Mattoscio, dell’assessore regionale all’Agricoltura Emanuele Imprudente e del Presidente del Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo Valentino Di Campli, interverranno l’agronomo Fabio Pietrangeli, il produttore Francesco Paolo Valentini e il presidente della Cantina Comunale di La Morra Matteo Ellena che porterà l’esempio delle Langhe.

Nel pomeriggio la degustazione di Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini e i vini di quindici cantine delle Langhe. Si tratta di Azienda Marramiero, Cantine Bosco Nestore, Lampato, Tre Gemme, Chiarieri, Contesa Vini, Poderi Costantini Antonio, Marchesi de’ Cordano, Tenuta de Melis, Tenuta del Priore e Torre Raone.

MONTEPULCIANO D’ABRUZZO MODELLO LANGHE

E ancora, per le Langhe: Domenico Clerico, Michele Mascarello, Alberto Burzi, Giovanni Corino, Alberto Ballarin, Giuseppe Ellena, Gianni e Matteo Ramello, Osvaldo Viberti, Flavio Saglietti, San Biagio, Il Chiosso, la Bioca, Christian Boffa e Aurelio Settimo. La degustazione si svolgerà su tre turni da un’ora e mezza, con ingressi previsti alle 16.00 alle 17.30 e alle 19.00.

«Con tutti i 20 amici produttori pescaresi – commenta il presidente Enrico Marramiero – vogliamo lanciare un forte messaggio di condivisione e, allo stesso tempo, di confronto, invitando i rappresentanti di un territorio come le Langhe che per noi rappresenta una vera e propria stella polare nel percorso di crescita non solo associativa, ma anche di tutto il territorio vestino. Una zona in cui affondano le radici della culturali e storiche d’Abruzzo».

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Colli Tortonesi Timorasso: è l’ora della Val Borbera e di Terre di Libarna

DERNICE (AL) – Fossimo su un campo di calcio, saremmo già a metà dell’opera. In panchina Walter Massa. Allenatore d’esperienza. A Ezio Poggio la fascia da capitano. Sinonimo di fedeltà pioneristica ai colori. Col numero 10 Maurizio Carucci. L’artista e uomo immagine. Dopo aver conquistato il mondo col Timorasso, il Basso Piemonte si prepara a sfornare un nuovo fenomeno, chiamato Val Borbera. La cantera è sempre la stessa. Sulle carte ufficiali figura come Terre di Libarna, dal 2011 sottozona della Doc Colli Tortonesi, assieme alla più nota Monleale, caput mundi del movimento tornato alle origini col nome Derthona (antico nome di Tortona).

Il “feudo” del vignaiolo Walter Massa è pronto a raccontarsi in una veste più ampia e con nuovi attori, molti dei quali giovani. Ne è un esempio Carucci, front man degli Ex-Otago “ma ancor prima agricoltore, tornato alle origini per fare vino” con Cascina Barbàn. O ancora Nebraie, la cantina di Andrea Tacchella.

All’appuntamento con lo spin-off dei Colli Tortonesi non vuole mancare la cooperativa Vallenostra, resa nota da Roberto Grattone più per il formaggio Montebore che per il vino. Altra realtà consolidata della valle è l’Azienda agricola di Gianluigi Mignacco, oltre alla cantina simbolo del territorio, la Vinicola Ezio Poggio.

Del resto, la sottozona ha tipicità del tutto esclusive, consegnate al calice da una valle selvaggia, che deve il nome al torrente Borbera, affluente dello Scrivia. Siamo nella parte meridionale della Denominazione. Sempre in provincia di Alessandria. Ma al confine estremo con la Liguria. In piena area appenninica.

Venerdì 15 novembre 2019 il primo ritrovo ufficiale del gruppo di vignaioli, a Dernice (AL). Tutti in un luogo simbolo: la Foresteria La Merlina, ristorante tipico e albergo cult gestito dai coniugi Luciana e Marco Pietranera, da cui si gode di una vista mozzafiato, immersi nella natura, tra daini, cerbiatti e lupi.

“I vini qui sentono il mare, ma ancor più la montagna – commenta Ezio Poggio, primo a credere nella Val Borbera con la sua cantina -. Il valore aggiunto della sottozona sono le condizioni microclimatiche, perfette per produrre spumanti, ma anche vini longevi, in linea col resto dei Colli Tortonesi”.

La differenza – continua Poggio, che a dicembre presenterà il suo primo Metodo Classico da uve Timorasso – risiede nei ph più bassi, condizione ottima per la spumantizzazione. I vigneti si trovano dai 400 ai 600 metri. La vendemmia in Val Borbera inizia circa un mese dopo rispetto al resto della Doc”.

Ci sono venti chilometri, in linea d’aria, tra la cantina di Walter Massa, a Monleale, e quella di Ezio Poggio, a Vignole Borbera. A dividerle, appunto, l’Appennino su cui insistono le Terre di Libarna. Qui i vini risultano meno alcolici. Nella maggior parte dei casi, meno strutturati. Ma eleganti e dalla beva più agile e profonda, balsamica.

“Con i cambiamenti climatici in corso – sottolinea Poggio – la Val Borbera si è dimostrata meno soggetta ai condizionamento delle estati torride. Inoltre beneficiamo delle piogge, che qui cadono con la giusta copiosità”.

Oltre a Vignole Borbera, i Comuni interessati sono Borghetto di Borbera, Rocchetta Ligure, Cantalupo Ligure, Roccaforte Ligure, Cabella Ligure, Albera Ligure, Mongiardino Ligure, Grondona, Stazzano, Carrega Ligure, Dernice e la sponda destra dello Scrivia, ad Arquata Scrivia.

“Per fortuna – commenta Walter Massa – in Val Borbera c’è un bel movimento e non posso che complimentarmi con chi sta contribuendo a far sentire la Val Borbera nel vino. Questa, secondo me, è la valle più bella che c’è in provincia di Alessandria. Ci appartiene ed è giusto che dica in maniera forte che c’è”.

“Oggi – aggiunge Massa – il sistema migliore per fare promozione del turismo è prendere una bottiglia, metterci sopra un’etichetta e farle fare il giro del mondo. Se nella bottiglia c’è un grande prodotto, ottenuto secondo natura e, come nel caso della Val Borbera, grazie a un’uva locale come il Timorasso, le persone arrivano”.

Oggi l’Italia non è più Chianti, Valpolicella, Collio e Langhe, ma va dalla Valtellina fino a Pantelleria e dalla Sardegna fino al Carso. In questo territorio non ci manca niente, né sotto il profilo gastronomico, né paesaggistico, né ambientale. Abbiamo queste uve che parlano in dialetto: ascoltiamole”.

Secondo Massa, la Val Bolbera ha tutte le chance per farsi conoscere – e riconoscere – per i suoi spumanti: “Finché campo, non farò mai una bollicina a Tortona: non ho il mesoclima per fare spumante. I grandi vignaioli di Borgogna, che coltivano Chardonnay e Pinot Nero, non si sognano di imitare i colleghi che fanno Champagne”.

Da Beaune a Eppernay ci sono circa 120 chilometri. Da Monleale a Vergagni c’è solo una cosa: una galleria nell’Appennino: ma vale i 120 chilometri che dividono la Borgogna classica dalla Champagne”.

“La sottozona Terre di Libarna – conclude Massa – se la può giocare su due fronti: quello degli spumanti e quello del Timorasso. Noi, al di là della galleria, andremo avanti con un grande bianco, sempre da uve Timorasso, e un grande rosso, da uve Barbera”.

Eppure non rinuncia ai rossi, la Val Borbera. Lo dimostra il Mostarino di Cascina Barbàn, vero e proprio asso nella manica di Maurizio Carucci. Stefano Raimondi, ricercatore del Cnr intervenuto alla Foresteria La Merlina, ne tratteggia il (raro) profilo ampelografico: “Si tratta della varietà principe della valle, assieme al Timorasso”.

“È presente anche nel Bobbiese, in Val Trebbia – continua Raimondi – ed è citata storicamente nelle zone alte dell’Oltrepò pavese. Si trovava inoltre a Novi, prima che sparisse la viticoltura. È una varietà strana, che invaia molto tardi e, una volta invaiata, matura presto. In questa zona la maturazione è più regolare, proprio per via del microclima più fresco. E forse, proprio qui, potrà dare risultati più interessanti”.

A credere nelle potenzialità della Val Borbera è anche il Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi. “La sottozona Terre di Libarna – sottolinea il presidente Gian Paolo Repetto (nella foto) – è stata per tanti anni piuttosto ferma, ma ora c’è gran fermento, con nuove realtà che si affacciano alla produzione”.

“Siamo qui per fare squadra e continuare a promuovere tutta la zona, in tutte le particolarità che la arricchiscono ulteriormente”, aggiunge Repetto. Nel frattempo, nel futuro del Consorzio c’è un progetto ambizioso, volto a blindare la Denominazione dal punto di vista qualitativo.

“Con l’approvazione del nome Derthona, ormai in dirittura d’arrivo – annuncia Repetto a WineMag.it – distingueremo l’alta valle dalla basse valle e a dirci che questa è la strada giusta è la stessa Val Borbera, dove sussistono differenze sostanziali tra le due aree”.

“Ogni comune – precisa ancora il presidente del Consorzio Vini Colli Tortonesi – avrà un’altitudine minima in cui si potrà impiantare il Timorasso. L’obiettivo è escludere tutte le zone non vocate, che impattano sull’uva sia per la quantità di acqua che drena verso il fondo, sia per l’umidità mattutina e le gelate. Un lavoro certosino, che ci porterà a definire come altitudine minima dai dai 150 ai 450 metri sul livello del mare per la Doc”.

Pronto anche un piano per governare gli ettari vitati. “I 150 attuali – spiega Repetto – potranno arrivare a un massimo di 350 ettari nel 2030, attraverso bandi d’impianto sostenibili. Avremmo corso un po’ troppo se ci fossimo lasciati condizionare dal grande interesse che c’è in zona. Ci fa piacere, ma dobbiamo essere capaci di non rompere il giocattolo”.

I VINI DELLA SOTTOZONA TERRE DI LIBARNA (VAL BORBERA)

– Mostarino 2018, Cascina Barbàn: 89/100
Il nome della varietà è dovuto alla generosità dell’uva in pressa, tale da regalare tanto “mosto”. La macerazione con le bucce per 40 giorni è l’intervento più “invasivo” (si fa per dire) che i quattro giovani di Barbàn (Maurizio Carucci, la compagna Martina Panarese e gli amici Pietro Ravazzolo e Maria Luz Principe) operano nelle cantine di Figino, recuperate per dar vita al progetto enologico.

“Nessun additivo e zero solforosa aggiunta – spiega il cantautore venuto alla ribalta a Sanremo 2019, con gli Ex-Otago – per noi il vino deve rispecchiare il territorio e non vogliamo aggiungerci nulla”. Mostarino si comporta piuttosto bene nel calice, specie dopo qualche minuto di ossigeno. Belle notte di frutto rosso maturo, al palato e grandissima bevibilità. Una bottiglia che rischia di finire in fretta, senza neppure accorgersene.

– Vino bianco “Bolle in Valle”, Nebraie: 87/100
Si tratta del Timorasso rifermentato dell’Azienda agricola condotta da Andrea Tacchella. Anche in questo caso la lavorazione avviene secondo canoni naturali, senza aggiunta di additivi e solforosa. Il vino, non filtrato, si presenta torbido.

Profuma di fiori freschi, agrumi, pesca e albicocca matura. Al palato gran beva, su note corrispondenti. Altra bottiglia che finisce in fretta, ma per il futuro c’è da aspettarsi una maggiore caratterizzazione del vitigno, al momento “coperto” dalla rifermentazione e dai marcatori dei lieviti.

– Colli Tortonesi Doc Spumante Brut Terre di Libarna 2018 “Lüsarein”, Ezio Poggio: 91/100
È il Martinotti (Charmat) di Ezio Poggio. Non un’etichetta a caso, bensì quella che ha dato avvio alla spumantizzazione in Val Borbera, che si evolverà nel Metodo Classico a partire da dicembre 2019. La vigna si trova a 600 metri sul livello del mare, in una posizione spettacolare dal punto di vista paesaggistico.

Nel calice, fa capire subito di che pasta è fatto, con un perlage fine e persistente. Al naso richiami netti di agrumi, tra la polpa e la buccia d’arancia, impreziositi da sbuffi minerali che ricordano la pietra bagnata.

In bocca gran eleganza: la bollicina si fa piuttosto cremosa e avvolgente: serve ad ammansire una freschezza e una sapidità dirette, tanto da riequilibrare alla perfezione il sorso. Finale di buona persistenza, molto asciutto.

– Vino bianco 2018 “Costa di Cesco”, Vallenostra: 84/100
Uve Timorasso completate da un Cortese che tende a fagocitare la scena. Un vino che tende più a Gavi che a Tortona.

– Colli Tortonesi Doc Timorasso Terre di Libarna 2015 “Archetipo”, Ezio Poggio: 95/100
Giallo paglierino di grande intensità, con riflessi dorati. Naso ampissimo, che tende all’infinito col passare dei minuti. Fa tutto tranne che scomporsi col passare dei minuti, quando qualche grado in più nel calice consente al nettare di esprimersi ancora meglio sul palco, proiettandolo (in senso assoluto) tra i migliori vini bianchi italiani.

Un concerto di agrumi, macchia mediterranea, menta, con rintocchi di idrocarburo netti che portano alla mente il Riesling. Non mancano le spezie, che conferiscono ulteriore balsamicità. Al palato sale e freschezza assoluta. Infinita persistenza. Il campione della serata. Al momento, il pezzo da novanta della Val Borbera e della sottozona Libarna.

– Timorasso 2018 “Pian del tè”, Cascina Barban: 89/100
Ricorda per stile, ovvero la lunga macerazione sulle bucce (ancora una volta 40 giorni), il Timorasso di un altro grande dei Colli Tortonesi, Daniele Ricci. Qui però c’è più frutto e materia e meno ricerca della finezza ossidativa. Ottima freschezza, che disegna i contorni del vitigno e dalla Val Borbera.

Scaldandosi, il vino esprime un sentore netto di liquirizia, che ben si coniuga ai ricordi esotici. Palato corrispondente, largo sul frutto e al contempo tagliente, con bella persistenza su una mineralità iodica e un accenno di idrocarburo.

– Colli Tortonesi Doc Timorasso Terre di Libarna 2018 “Battilana”, Gianluigi Mignacco: 91/100
Vigna a Cantalupo per questo Timorasso che racconta in maniera perfetta, didattica, la Val Borber dei vini fini ed eleganti, con grandissime prospettive di evoluzione. Migliacco, del resto, in un gruppo di giovani può essere considerato a pieno titolo tra i veterani della sottozona Terre di Libarna.

Il nonno era maestro bottaio, tradizione andata perduta in zona, assieme al decadimento della viticoltura. Giallo paglierino alla vista. Agrumi e menta a connotare un naso dritto, diretto, minerale, nonostante la buona presenza di frutto maturo. Un vino che potrebbe definirsi “alpino”, montano, destinato a migliorare ancora in profondità e balsamicità, più che in ampiezza.

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Prosecco non è sinonimo di spumante: la campagna di vinialsuper #nonsoloprosecco

Quante volte vi è capitato di ordinare al bar “un Prosecco”? Ma vi siete mai chiesti se in quel calice c’era davvero del “Prosecco”?

Con il termine “Prosecco”, infatti, non si definisce un qualsiasi “spumante” o vino “con le bollicine”. Bensì quel determinato spumante – Doc o Docg – prodotto in Veneto e in Friuli Venezia Giulia.

Vi sognereste mai di chiamare “Chianti” qualsiasi vino rosso? Crediamo (speriamo) di no. Ecco perché occorre fare un po’ d’ordine: mentale, innanzitutto. E poi culturale.

Vinialsuper lancia quindi la campagna “Prosecco non è sinonimo di spumante” e l’hashtag #nonsoloprosecco, che vi invitiamo a utilizzare. Lo facciamo per voi. Perché vogliamo esser certi che, quando ordinate un “Prosecco”, intendiate proprio quel vino. Condividete l’articolo, ditelo agli amici, fatevi un selfie con la scritta “Prosecco non è sinonimo di spumante”! Insomma: inventatevi qualcosa per diffondere la cultura del vino.

I TRE PROSECCO: DOC E DUE DOCG
Sono tre le “versioni” di Prosecco, prodotte in base a disciplinari ben precisi: una a Denominazione di origine controllata (Doc) e due a Denominazione di origine controllata e garantita (Docg). Per tutti vale il metodo di spumantizzazione delle uve denominato Martinotti o Charmat, che prevede la rifermentazione del mosto in autoclave.

E’ questa la differenza principale con il Metodo Classico, che prevede una seconda fermentazione in bottiglia. Con il Metodo Classico (altrimenti noto come Champenoise) viene infatti prodotto lo Champagne, così come gli spumanti italiani più pregiati: Trento Doc, Franciacorta Docg, Alta Langa Docg e Oltrepò Pavese Docg, per citarne alcuni.

IL PROSECCO “MILLESIMATO”
Anche la definizione “Millesimato” è oggetto di grande confusione: di fatto, tutti i “prosecchi” sono “millesimati”. Questo termine, che non ha nessuna valenza relativa alla qualità della bottiglia, serve a evidenziare che tutte le uve con il quale è stato prodotto lo spumante sono state raccolte nella medesima annata. Frutto, dunque, dello stesso anno di vendemmia.

Ovvio, dunque, che un Prosecco sia “Millesimato”. Non sarebbe invece così scontato di fronte a un Metodo Classico italiano o a uno Champagne, che possono essere prodotti con assemblaggi di più annate.

La scritta “Millesimato” su un Prosecco è dunque un escamotage di marketing (pur consentito dalla legge italiana) con il quale il produttore – giocando sull’ignoranza del consumatore – tenta di dare inutile lustro alla propria etichetta, scimmiottando il Metodo Classico e gli Champagne. Anche se è vero che qualche casa vinicola usa miscelare annate differenti di Glera, per uniformare anno di anno in anno il gusto “di cantina”. Vediamo dunque le varie tipologie dello spumante Prosecco.

Prosecco Doc
Citando il disciplinare: “Il vino a denominazione di origine controllata ‘Prosecco’ deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti costituiti dal vitigno Glera; possono concorrere, in ambito aziendale, da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 15%, i seguenti vitigni: Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera, Glera lunga, Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero (vinificato in bianco), idonei alla coltivazione per la zona di produzione delle uve (province di Belluno, Gorizia, Padova, Pordenone, Treviso, Trieste, Udine, Venezia e Vicenza”.

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg
Sempre citando il disciplinare: “La denominazione d’origine controllata e garantita ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco’, o ‘Conegliano – Prosecco’ o ‘Valdobbiadene – Prosecco’, è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti per le seguenti tipologie: ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco’, ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco” frizzante’, ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco’ spumante, accompagnato dalla menzione ‘Superiore di Cartizze’ se ottenuto nella tradizionale sottozona, nei limiti e alle condizioni stabilite”.

La zona di produzione delle uve atte ad ottenere i vini ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco’ comprende il territorio collinare dei Comuni di Conegliano, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, San Pietro di Feletto, Refrontolo – Susegana, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Follina, Miane, Vidor e Valdobbiadene.

Il vino spumante denominato “Cartizze”, ottenuto da uve raccolte nel territorio della frazione di San Pietro di Barbozza del Comune di Valdobbiadene (dove deve avvenire l’intero processo di vinificazione), ha diritto alla sottospecificazione “Superiore di Cartizze” (107 ettari totali di vigneto, il “Cru” del Prosecco).

I vini “Conegliano Valdobbiadene – Prosecco” devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti costituiti dal vitigno Glera. Possono concorrere, in ambito aziendale, fino ad un massimo del 15%, le uve delle seguenti varietà, utilizzate da sole o congiuntamente: Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera e Glera lunga.

Colli Asolani Prosecco (oggi Asolo Prosecco)
Secondo il disciplinare, “la denominazione di origine controllata e garantita ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’ è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie: ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’, ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’ spumante, accompagnato dalla menzione superiore e ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’ frizzante”.

“La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a Docg ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’ comprende l’intero territorio dei comuni di Castelcucco, Cornuda e Monfumo e parte del territorio dei comuni di Asolo, Caerano San Marco, Cavaso del Tomba, Crocetta del Montello, Fonte, Giavera del Montello, Maser, Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, San Zenone degli Ezzelini e Volpago del Montello”, con ulteriori delimitazioni geografiche specifiche.

IL PROSECCO ROSÉ? NON ESISTE
Le norme che disciplinano la produzione del Prosecco sono chiare e non lasciano spazio a interpretazione. Ma la comune richiesta di “Prosecco” come sinonimo di “spumante” porta con sé un altro equivoco: quello del “Prosecco rosé”. Semplice smontarlo: non esiste.

La tecnica di vinificazione delle varie tipologie di Prosecco, infatti, vieta l’utilizzo di uve rosse vinificate in rosa, ovvero con breve contatto delle bucce a contatto con il mosto.

Le uve a bacca rossa come il Pinot Nero (per un massimo del 15%) adatte alla produzione del Prosecco, infatti, devono essere vinificate senza buccia, responsabile del rilascio del colore rosso (o rosato), in base alla durata del contatto con il mosto.

La vinificazione in bianco prevede dunque la fermentazione del solo succo d’uva, senza la parte solida costituita dalla buccia.

Se sulla carta dei vini di un ristorante doveste mai leggere “Prosecco Rosé”, come nel caso clamoroso denunciato da vinialsuper che vede come protagonista il Ricci di Milano (ristorante di Belen e Bastianich) sappiate che si tratta di un (patetico) escamotage per vendere qualcosa che non esiste, approfittandosi della riconoscibilità e notorietà, ormai internazionale del “Prosecco”.

In quel caso: rimbalzate la proposta e chiedete lumi al ristoratore. Oppure, meglio: alzatevi e cambiate ristorante. Magari consigliando di leggere questo articolo. #nonsoloprosecco

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