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Progetto CONCERTO: così il Nobile di Montepulciano «governa la sostenibilità»

Progetto CONCERTO così il Nobile di Montepulciano «governa la sostenibilità» con Morellino di Scansano, Brunello di Montalcino, Bolgheri e Bolgheri Sassicaia
Il Consorzio Tutela Vino Nobile di Montepulciano ha presentato i primi risultati del progetto CONCERTO, di cui è capofila insieme a Morellino di Scansano, Brunello di Montalcino, Bolgheri e Bolgheri Sassicaia. L’obiettivo è
 dimostrare l’efficacia di un «nuovo modello di governance della produzione del vino sostenibile». Tra i partner del progetto, oltre ad aziende pilota, anche le Università degli studi di Siena e Milano-Bicocca.

PROGETTO CONCERTO NOBILE DI MONTEPULCIANO: I PRIMI RISULTATI

Secondo le prime evidenze, il progetto CONCERTO ha portato alla creazione di un sistema per gestire e controllare la sostenibilità delle cantine partecipanti. Il tutto grazie a una piattaforma digitale molto efficiente, che raccoglie i dati dai quaderni di campagna delle aziende vitivinicole e altre informazioni produttive. Con questa tecnologia, le cantine dei Consorzi toscani aderenti possono monitorare in autonomia le loro attività agricole. E assicurarsi di seguire le buone pratiche stabilite dal Consorzio.

Inoltre, è stato sviluppato un sistema di indicatori per valutare l’impatto ambientale delle pratiche agricole, permettendo alle aziende di capire il loro livello di sostenibilità e quali miglioramenti possono fare. Questo strumento aiuterà anche a misurare aspetti come l’impronta idrica e carbonica, cioè il consumo di acqua e le emissioni di CO₂. Infine, sono stati progettati strumenti digitali intelligenti (DSS) per supportare le aziende nelle loro decisioni, aiutandole a rendere le loro attività più sostenibili e a far fronte ai cambiamenti climatici.

ANDREA ROSSI: NOBILE DI MONTEPULCIANO DENOMINAZIONE SIMBOLO DELLA SOSTENIBILITÀ

«Non poteva che partire da Montepulciano il progetto CONCERTO, denominazione già certificata con la norma Equalitas – commenta il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – avere collaborazioni così importanti che credono nella stessa direzione vuol dire anche di poter lavorare insieme per migliorare la viticoltura regionale». Un concetto questo ribadito dalla Regione Toscana, con l’intervento del Direttore Agricoltura e Sviluppo Rurale, Roberto Scalacci. «Come Regione – sottolinea – ci prendiamo sempre più la responsabilità di promuovere iniziative come questa ed estenderle non solo alla viticoltura, ma anche a tutto il sistema agroalimentare regionale. Sul fronte della sostenibilità, infatti, siamo avanti rispetto anche a direttive comunitarie e mettere a sistema progetti congiunti non può che facilitare il raggiungimento di certi obiettivi». https://www.consorziovinonobile.it/

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Esteri - News & Wine

I produttori di Wachau ottengono la certificazione “Sustainable Austria”


Dopo una fase di conversione durata tre anni, circa 1.300 ettari di vigneti della Wachau sono stati certificati con “Sustainable Austria“. Si tratta delle parcelle coltivate dai membri dell’associazione Vinea Wachau, alcune delle quali possono vantare una pendenza a dir poco eroica. 
Più di 150 aziende vinicole contribuiscono così a consolidare il primato assoluto della notorietà della regione vinicola. Oltre alla certificazione “Austria sostenibile”, Vinea Wachau ha intenzione di attivare una serie di iniziative innovative per la biodiversità.

Tra queste, l’uso di diffusori di feromoni sintetizzati per confondere la tignola dell’acino d’uva (confusione sessuale), l’allestimento di posatoi per rapaci e cassette di nidificazione per specie rare di uccelli e un progetto di piantumazione sotto ai filari della vite. La certificazione “Sustainable Austria” potrà essere apposta alle bottiglie di Wachau delle categorie Steinfeder, Federspiel e Smaragd, a partire dall’annata 2023.

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Gruppo Mezzacorona, record fatturato 2022 a 213,4 milioni di euro


Gruppo Mezzacorona
saluta l’anno con il nuovo record del fatturato a 213,4 milioni di euro. Il dato è emerso oggi, in occasione della 118ª Assemblea generale. Sono 66,8 i milioni di euro liquidati ai soci. Numeri che convincono il presidente Luca Rigotti e il direttore generale Francesco Giovannini a parlare di «risultati eccellenti, pur in un contesto generale complicato da numerosi fattori, che hanno messo in seria difficoltà tutta l’economia e quindi anche il settore vitivinicolo».

Il bilancio evidenzia «la forza del Gruppo sia dal punto di vista economico che finanziario». Per il settimo anno consecutivo, Mezzacorona ha poi ottenuto la Certificazione della produzione dei soci secondo il Sistema di Qualità Nazionale per la Produzione Integrata (SQNPI) e la Certificazione dei vini, «a conferma dei grandi risultati sulla strada della sostenibilità». Mezzacorona è stata tra le prime aziende in Trentino negli anni Settanta a puntare sulle Doc e, dagli anni Novanta, a sperimentare con successo le pratiche più avanzate per la produzione integrata.

Il fatturato raggiunge un nuovo record storico. I 213,4 milioni di euro costituiscono un +8,60% sui 196,5 milioni di euro del 2021. Il patrimonio netto del Gruppo è pari a 104,6 milioni di euro, con un utile netto di 1.512.050 euro in ulteriore rafforzamento rispetto ai 104.221.759 euro dello scorso anno. Il valore del conferimento si è attestato sui 66.764.133 euro, «nonostante un’annata produttiva 2021 davvero inclemente a causa dei gravi eventi climatici che hanno condizionato la stagione come il freddo primaverile e le grandinate estive», fa notare il mangement.

MEZZACORONA, BENE LE RESE E L’EXPORT

Le rese per ettaro hanno superato i 18 mila euro di media, in linea con l’anno precedente anche se in presenza del netto calo di produzione. I collaboratori, alla chiusura del bilancio al 31 luglio 2022, sono risultati 491. A spingere il fatturato è anche l’export, che si assesta oltre l’80% delle vendite in 69 Paesi del mondo.

Forte la presenza negli Stati Uniti, il mercato più importante e strategico per il Gruppo, dove Mazzacorona opera da più di trent’anni con la controllata Prestige Wine Imports Corp. In Germania il compito spetta alla controllata Bavaria Wein Import GmbH. Sempre in vetta, tra i mercati chiave, figurano poi Olanda, Austria e Svizzera, Scandinavia, Regno Unito, Canada, Belgio, Europa dell’Est, Estremo Oriente (Giappone, Corea del Sud, Cina). Ma anche mercati nuovi come Australia, Israele, Sud America, Caraibi e Vietnam.

Numerose le iniziative commerciali attuate nel corso dell’anno in tutto il mondo, così come i nuovi prodotti lanciati insieme al restyling di etichette e materiali, «per rendere ancora più interessante per i consumatori l’incontro con i vini Mezzacorona».

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“Amarone e oltre”, il libro di Sandro Boscaini sulla storia di Masi Agricola


«Mi accingo a raccontare la storia di un incontro: quello tra un mio antenato e una località in Valpolicella Classica. Il primo, individuato qui come il capostipite del mio ramo della famiglia Boscaini. La seconda, una terra fortunata come altre, vocate a produrre uve straordinarie e per questo destinate a essere conosciute e apprezzate in Italia e nel mondo». È con questo incipit che Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, si rivolge ai lettori invitandoli a intraprendere un viaggio lungo 250 anni. Quello di “Amarone e oltre“, libro edito da Egea in cui ripercorre la storia dell’azienda di famiglia, dalla prima vendemmia nel 1772 fino ai giorni nostri.

Le vicende della storia si intrecciano con quelle della famiglia, delle cantine e del territorio, dalla Valpolicella fino alle Venezie. La narrazione si snoda tra il rispetto della tradizione e le innovazioni introdotte nei processi produttivi. Lasciando spazio ad aneddoti personali e curiosità tecniche, testimonianze di prima mano e fonti letterarie.

L’andamento cronologico della prima parte del volume cede il passo nella seconda a un punto di vista più manageriale. Lo sguardo si posa sui temi all’ordine del giorno nella gestione dell’azienda.

LA RIFLESSIONE SULLA SOSTENIBILITÀ

«Ritengo che la contestualizzazione delle vicende di famiglia in quelle generali di portata nazionale e territoriale sia di estrema importanza per leggere con un’ottica più ampia il territorio e la sua cultura, il vigneto e la professionalità vitivinicola, la passione e l’imprenditorialità, la cultura d’impresa e la sostenibilità», commenta Sandro Boscaini riferendosi a un tema centrale in “Amarone e Oltre”.

Senza sostenibilità economica – continua Boscaini – non ci sarebbe stato sviluppo e sopravvivenza dell’impresa; senza quella sociale non si sarebbero creati e sviluppati rapporti indispensabili in campo produttivo e distributivo; senza la sostenibilità ambientale e l’amore per la terra e il vigneto si sarebbero distrutte nel tempo le fonti di ricchezza».

E nelle prossime settimane “Amarone e oltre” supererà i confini italiani, dove è già disponibile nei principali canali. L’edizione inglese del volume, curata da Bocconi University Press, sarà disponibile a partire da fine novembre.

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La viticoltura eroica tra qualità e sostenibilità: al via il 7° Congresso internazionale

Ha preso il via oggi e durerà fino al 14 maggio, a Vila Real, in Portogallo, il 7° Congresso Internazionale sulla Viticoltura di Montagna e a Forte Pendenza. Appuntamento a cui partecipano più di 100 iscritti provenienti da 11 nazioni, con 76 lavori scientifici.

Tra gli organizzatori anche il Cervim, insieme all’Università del Tras-os-Montes e Alto Douro di Vila Real, all’Associazione per lo Sviluppo della Viticoltura del Douro (ADVID), alla Facoltà di Scienze e di Enologia e Viticoltura dell’Università di Porto. Congresso che segue quello del 2018 a La Laguna – Tenerife (Spagna), mentre nel 2020 non si è svolto a causa dell’emergenza pandemia.

Quattro le sessioni in cui gli esperti, docenti e viticoltori eroici si confronteranno. Mantenere la sostenibilità e il paesaggio nei vigneti in forte pendenza; Vigneti di montagna e di forte pendenza: pratiche agronomiche attraverso le nuove tecnologie; Fattori di qualità per i “vini”; I vigneti di montagna e di forte pendenza: persone, storia, economia e cultura).

«Confidiamo che i ricercatori possano fornire elementi tecnico-scientifici non solo per la risoluzione di problematiche connesse alla realizzazione ed alla gestione dei vigneti nei contesti estremi – sottolinea Roberto Gaudio, a Porto in rappresentanza del Cda del Cervim – ma anche elementi distintivi a sostegno delle istanze che verranno presentate sia a livello europeo sia a livello di vari stati per ottenere anche specifici riconoscimenti».

Significativa è la location del Congresso, nella Valle del Douro, una delle regioni vinicole più antiche del mondo e patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco. Si produce il pregiato vino Porto, realizzato esclusivamente con le uve dei vigneti del Douro.

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Bioetanolo e benzina, stesse accise. Assodistil: «Paghi di più chi inquina di più»

«Paghi di più chi inquina di più». Arriva dal workshop odierno “Bioetanolo: la mobilità sostenibile è ora!”, l’appello di AssoDistil. «Le accise gravanti sul bioetanolo – spiega il direttore Sandro Cobror – sono inspiegabilmente equiparate a quelle della benzina, che sono tra le più alte tra tutti i carburanti in commercio.

Auspichiamo in questo senso una revisione delle accise in modo che tengano conto dell’impatto ambientale dei singoli carburanti: paga di più chi inquina di più. In ultimo, come associazione, chiediamo un supporto agli investimenti in impianti per la produzione di bioetanolo avanzato accanto a uno snellimento burocratico che ad oggi rischia di penalizzare troppo il settore».

Il workshop sul binomio bioetanolo-mobilità sostenibile è stato organizzato proprio da AssoDistil, «per sensibilizzare i decisori politici e l’opinione pubblica su questa importante risorsa».

Per l’Associazione Nazionale Industriale Distillatori di Alcoli e Acquaviti, «la strada da percorrere è l’utilizzo del bioetanolo sostenibile, risorsa già disponibile in Italia e che non necessita di nuove infrastrutture».

«Un biocarburante 100% rinnovabile – ricorda ancora AssoDistil – in grado di ridurre le emissioni di almeno il 75% rispetto ai carburanti fossili». Con la RED II ed il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) del 2020, l’Italia ha infatti introdotto un obbligo progressivo di biocarburante miscelato con la benzina, pari allo 0,5% nel 2023 e al 3% nel 2025.

«Dal momento che oggi il bioetanolo è probabilmente l’unico biocarburante miscelabile con la benzina – sottolinea ancora il direttore Sandro Cobror – AssoDistil stima che l’adozione di questa norma possa tradursi in una quota di questo prodotto pari ad almeno 55k tonn/a nel 2023 ed almeno 320k tonn/a nel 2025 e che sostituirà pari quantità di fonti fossili».

COME SI OTTIENE IL BIOETANOLO

Il bioetanolo può essere ottenuto anche da scarti agro-alimentari (bioetanolo avanzato). Ricorda AssoDistil che è «perfettamente compatibile con le attuali motorizzazioni del parco auto circolante e quindi non presenta alcuna necessità di costose infrastrutture , come invece accade per altri vettori energetici».

Il bioetanolo è infatti miscelabile con la benzina senza alcuna necessità di interventi sulle vetture circolanti fino ad almeno il 10%, che è di fatto lo standard utilizzato nei maggiori Paesi dell’Unione Europea.

Inoltre, il bioetanolo viene prodotto in Italia da filiere certificate sostenibili che utilizzano residui agricoli, come ad esempio vinacce, fecce, biomasse no-food dedicate e scarti agroindustriali».

Questo, sempre secondo l’Associazione Nazionale Industriale Distillatori di Alcoli e Acquaviti, «pone le basi anche per una conversione industriale della petrolchimica verso una chimica verde, che in Italia presenta assolute eccellenze essendo stati i primi al mondo a sviluppare una tecnologia per la produzione di bioetanolo a partire da cellulosa».

BIOETANOLO MISCELATO A BENZINA, MA IL MERCATO STENTA A DECOLLARE

Se introducendo un obbligo minimo di miscelazione di bioetanolo con la benzina è stato fatto un passo avanti importante, considerando la leadership tecnologica italiana, tuttavia il mercato del bioetanolo in Italia stenta a decollare.

«Tutta la produzione nazionale – sottolinea AssoDisil – è stata sino ad ora destinata a mercati europei confinanti, come Svizzera e Francia. Con il doppio svantaggio di non utilizzare la quota di energia rinnovabile nel nostro Paese e riducendo il beneficio ambientale del bioetanolo prodotto qui ed esportato a causa delle emissioni legate ai trasporti».

Uno studio europeo condotto dalla European Climate Foundation ha stimato le ricadute ambientali, economiche ed occupazionali dello sviluppo del bioetanolo in Europa. I carburanti convenzionali possono essere sostituiti con biocarburanti avanzati fino al 16% senza impattare su altre filiere esistenti.

DAI BIOCARBURANTI 160 MILA POSTI DI LAVORO

La produzione di biocarburanti avanzati comporterebbe di conseguenza la costruzione di circa 150 impianti per un investimento di oltre 10 miliardi di euro e la creazione di 160 mila posti di lavoro, tra diretti e indiretti, temporanei e permanenti.

Inoltre, l’immissione in consumo di tali biocarburanti avanzati, consentirebbe la riduzione di almeno il 60% delle emissioni. Oltre a creare 300mila nuovi posti di lavoro nel settore agricolo che beneficerebbe di 15 miliardi di euro/anno di reddito integrativo.

Di conseguenza per l’Italia, a fronte di una domanda certa di almeno il 10% di bioetanolo nella benzina entro il 2030 e di una strategia di incentivi pubblici per la realizzazione degli investimenti, si potrebbero prevedere la realizzazione di almeno 15 nuovi impianti.

Con la conseguente mobilizzazione di circa 1,5 miliardi di euro di investimento – calcola sempre AssoDistil – 16 mila nuovi posti di lavoro nell’industria, oltre a 30 mila nella filiera agricola con un’integrazione complessiva al reddito di circa 1,5 miliardi.

Questo senza considerare la possibilità di utilizzare parte degli oltre 3 milioni di ettari di terreni inattivi in Italia per coltivare la materia prima per la produzione di bioetanolo avanzato».

«In momenti terribili come quelli che stiamo vivendo da un paio di mesi a questa parte a seguito del conflitto tra Russia e Ucraina – dichiara il Presidente AssoDistil Antonio Emaldi – il ricorso a fonti energetiche alternative a quelle fossili, come appunto il bioetanolo, appare oltremodo indispensabile per affrancarci il più possibile da importazioni di petrolio e, nel contempo, migliorando l’impatto ambientale».

«DAL BIOETANOLO UN’OPPORTUNITÀ DI CONTENERE I COSTI»

«È sotto gli occhi di tutti – continua Emaldi – che l’aumento dell’inflazione, dei costi energetici, delle materie prime e della logistica stanno mettendo a dura prova la tenuta del sistema Europa, sia a livello sociale che industriale».

Nella speranza che il conflitto non si estenda e termini nel più breve tempo possibile, è comunque nostro dovere pensare che solo con la costruzione di nuova industria e posti di lavoro si potranno mitigare tutte le negatività prima espresse. E il bioetanolo rappresenta per il nostro Paese una opportunità che va certamente colta».

Proprio in occasione del workshop, AssoDistil ha ribadito e chiesto che «l’Italia, allineandosi a quanto già fatto dai maggiori Paesi europei, adotti finalmente una politica di forte sostegno alla produzione ed al consumo di bioetanolo sostenibile e di sviluppo delle sue filiere per garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea, sia in termini di uso di fonti rinnovabili nei trasporti, sia di decisa e immediata riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti prodotti dal settore dei trasporti».

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Consorzio Vini del Trentino in pole position sul Bilancio di sostenibilità

FOTONOTIZIA – Il Consorzio Vini del Trentino ha presentato a Vinitaly 2022 le linee guida verso il primo bilancio di sostenibilità stilato da un Consorzio di Tutela del vino italiano. «Siamo di fronte ad un momento epocale – ha evidenziato il direttore Graziano Molon – si passa da una sostenibilità di slogan ad una sostenibilità monitorabile, misurabile e calcolabile».

«In Trentino – continua – abbiamo fatto tanto e comunicato poco. Ora è tempo di divulgare l’impegno dei nostri produttori. Il bilancio di sostenibilità è la cartina tornasole del territorio trentino».

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Il disciplinare di certificazione nazionale sostenibilità filiera vitivinicola è realtà

«Con l’approvazione del disciplinare di certificazione nazionale della sostenibilità della filiera vitivinicola da parte del Ministero delle Politiche Agricole, l’Italia è il primo Paese a dotarsi di un sistema all’avanguardia e al passo con i tempi». Lo dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S), presidente della commissione Agricoltura.

Gallinella è il primo firmatario dell’emendamento che ha istituito il sistema unitario di certificazione della sostenibilità della filiera vitivinicola, che utilizza le modalità del Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata).

UN LOGO PER LA SOSTENIBILITÀ DEL VINO

Attraverso un logo distintivo, i vini italiani potranno certificare e comunicare di essere realizzati seguendo specifiche regole di produzione che diano importanza e attenzione ai relativi impatti ambientali.

«Giunge così a compimento – prosegue Gallinella – il percorso tracciato dalla norma che abbiamo voluto introdurre nel Decreto Rilancio, che raccoglie il lavoro compiuto negli ultimi anni dall’intera filiera del vino nel solco delle principali strategie comunitarie Green Deal e Farm to Fork».

Un valore aggiunto per il comparto vitivinicolo nazionale, leader nel mondo, e un fattore rilevante per i consumatori e il mercato, anche in questo momento in cui sembra che le tematiche relative alla sostenibilità ambientale siano passate in secondo piano, dinanzi ai drammatici scenari internazionali».

«ADEGUATO REDDITO AGRICOLO»

Attraverso il lavoro del CoSVi (il comitato della sostenibilità vitivinicola a cui partecipano Mipaaf, Regioni, Crea, Accredia e, a titolo consultivo, i produttori) sono state messe a sistema «le buone pratiche da seguire in campo e in cantina per garantire il rispetto dell’ambiente, la qualità e la sicurezza alimentare, la tutela dei lavoratori e dei cittadini e un adeguato reddito agricolo».

Nell’attesa che si completi il processo di integrazione dei diversi sistemi di certificazione, si utilizzeranno procedure e standard previsti dal Sqnpi.

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Nobile, Rosso e Vinsanto di Montepulciano verso certificazione sostenibilità Equalitas

FOTONOTIZIA – Dopo un 2021 che ha fatto segnare una crescita record delle vendite, il Consorzio Vino Nobile di Montepulciano ha deciso di rafforzare il proprio impegno verso uno sviluppo sostenibile. Come? Affidando a Valoritalia l’incarico di certificare con il protocollo “Equalitas” la sostenibilità delle denominazioni tutelate.

L’iter di certificazione dovrebbe concludersi entro il primo semestre 2022. Consentirà alle denominazioni Nobile di Montepulciano, Rosso di Montepulciano e Vinsanto di Montepulciano, di diventare le prime denominazioni sostenibili italiane.

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Alghe per abbattere le emissioni di Co2: l’idea di un birrificio australiano

Il mondo della birra si fa sempre più green, puntando su sostenibilità e zero emissioni. Il birrificio indipendente Young Henrys di Newtown (Sidney, Australia) in collaborazione con la University of Technology Sydney ha dato via ad un innovativo progetto. Il birrificio ha infatti installato un bioreattore per la coltivazione di alghe allo scopo di assorbire l’anidride carbonica generata dalla produzione della birra.

La strana sostanza verde fosforescente contenuta nel serbatoio non sarebbero altro che 20 mila miliardi di cellule di microalghe che hanno la proprietà di assorbire la Co2 prodotta dal birrificio. Le alghe, inoltre, produrrebbero la stessa quantità di ossigeno di un ettaro di bosco. «È come avere una mini foresta nella fabbrica» dicono i ricercatori della University of Technology Sydney.

BIRRA E CO2, UNA SFIDA CHE È POSSIBILE VINCERE

Secondo lo studio di Young Henrys e UTS la produzione di una lattina di birra bionda è responsabile dell’emissione di tanta Co2 quanta ne riesce ad assorbire un albero in due giorni. Se si considera che al mondo vengono prodotti circa 2 miliardi di ettolitri di birra all’anno è ben comprensibile l’impatto ambientale. Impatto che questo progetto vorrebbe idealmente annullare.

«Vorremmo arrivare al punto di avere un sistema interno di cattura dell’anidride carbonica. In sostanza andiamo a formare un circuito chiuso nel birrificio – dice Oscar McMahon, uno dei titolari di Young Henrys -. C’è ancora parecchia strada da fare, ma una volta che ci saremo riusciti ci piacerebbe che anche altri birrifici lo adottassero».

LE ALGHE E LE LORO ILLIMITATE APPLICAZIONI A FAVORE DELL’AMBIENTE

«Le alghe offrono numerose soluzioni. Sono convinto che il potenziale per il loro utilizzo in un futuro sostenibile sia illimitato», dice il professor Peter Ralph del Climate Change Cluster, dipartimento interdisciplinare della UTS.

Gli allevamenti di bestiame sono responsabile del 14% delle emissioni mondiali di metano. Young Henrys e UTS stanno collaborando ad un progetto che prevede di aggiungere alghe ai grani esausti della produzione brassicola utilizzati dagli allevatori come mangime.

Questo dovrebbe contribuire ad abbassare le emissioni di metano da parte del bestiame. Inoltre il Climate Change Cluster sta studiando le alghe come materiale in sostituzione dei prodotti derivati dal petrolio.

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AssoDistil: sostenibilità e packaging 100% green

Il settore distillatorio italiano tra modello di sostenibilità e nuove sfide“. È questo il titolo scelto da AssoDistil per la due giorni in programma il 28 e 29 ottobre a Nogaredo (Trento) nell’auditorium di Distilleria Marzadro.

L’iniziativa – organizzata in collaborazione con Bernadet, Labrenta e Gruppo Saida – sarà l’occasione per approfondire il lavoro portato avanti dalle distillerie italiane sui temi della sostenibilità e dell’economia circolare. Verranno inoltre presentati i primi prototipo di bottiglia, tappo ed etichetta 100% green.

«Finalmente dopo 2 anni – commenta Antonio Emaldi, presidente AssoDistil – torniamo a incontrare in presenza le distillerie associate. Ripercorreremo insieme gli eventi che hanno caratterizzato l’operatività delle nostre imprese in questi ultimi due anni, dal periodo emergenziale alle prospettive per il futuro».

«Questo grazie ai dati presentati da Nomisma e alle tendenze illustrate da Format Research – prosegue Emaldi -. Una delle parole cha abbiamo sentito pronunciare negli ultimi tempi è “resilienza” e ritengo che il nostro settore ne rappresenti un esempio perfetto».

«Sostenibilità ed economica circolare – aggiunge Sandro Cobror, direttore generale AssoDistil – sono da sempre valori fondamentali per le distillerie italiane. Il Report sulla sostenibilità pubblicato lo scorso anno ha evidenziato che il settore distillatorio produce non solo Grappe, distillati e acquaviti di grande qualità ma lo fa mettendo in pratica modelli sostenibili, rispettando e migliorando l’ambiente».

IL PROGRAMMA

I lavori si apriranno giovedì 28 ottobre alle ore 15.30 con l’intervento di Antonio Emaldi che illustrerà il bilancio del settore distillatorio per l’anno 2020 – 2021. Il pomeriggio seguirà con un focus sui dati economici, il clima di fiducia, l’internazionalizzazione e gli effetti dell’epidemia covid-19 sul comparto.

La presentazione sarà supportata dai dati dell’Osservatorio sui distillati a cura di Format Research. Alle ore 16.30 sarà la volta dello studio sullo status e le prospettive di sviluppo della Grappa in Italia a cura di Nomisma.

Venerdì 29 ottobre sarà la giornata dedicata alle best practice sul packaging sostenibile, nuova frontiera per un settore che punta ad essere sempre più green. Si inizierà alle 10.30 con i saluti di Filippo Gallinella, presidente della Commissione Agricoltura Camera dei Deputati e con l’introduzione di Sandro Cobror, direttore AssoDistil.

A seguire sarà l’intervento di Giuseppe Morelli, direttore commerciale Gruppo Saida che presenterà “Il packaging sostenibile: il vetro”. Alle ore 11 sarà Amerigo Tagliapietra, sales director di Labrenta, a parlare del tappo sostenibile.

Alle ore 11.15 sarà la volta di Chiara Bettini, business developer Bernadet Italia, che parlerà delle soluzioni sostenibili per le decorazioni dei distillati. l soci sostenitori AssoDistil – Bernadet, Labrenta e Gruppo Saida – presenteranno inoltre la prima bottiglia con tappo ed etichetta 100 per cento green.

«Questa due giorni rappresenta una nuova tappa di questo percorso che intende sottolineare come la sostenibilità del settore distillatorio si arricchisca del contributo di imballaggi sempre più moderni e sostenibili che riutilizzano materie prime, senza rinunciare al design e all’eleganza necessaria per confezionare prodotti di eccellenza».– conclude Sandro Cobror.

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Viticoltori di Greve in Chianti, parola d’ordine “sostenibilità”

Venticinque aziende unite per la sostenibilità nel territorio del Gallo Nero. Questo l’obiettivo primario della neonata associazione di produttori Viticoltori di Greve in Chianti. Dopo anni di incontri informali, i produttori della zona hanno sentito la necessità di unirsi con un obiettivo comune: la promozione della sostenibilità come strumento di protezione del territorio e leva per una sua ulteriore valorizzazione.

«Il territorio è un valore inestimabile per il Chianti Classico – sottolinea in una nota il gruppo di produttori – e i Viticoltori di Greve si impegnano e si impegneranno a tutelarlo per le generazioni future, attivandosi anche per la riqualificazione di aree ancora non ben integrate nel paesaggio chiantigiano, promuovendo l’enoturismo e tutte le produzioni agricole che favoriscano la biodiversità, vigilando sulla qualità dell’aria, dell’acqua e sull’assetto del suolo, quali elementi imprescindibili per produrre prodotti agricoli di qualità».

IL LOGO DEI VITICOLTORI DI GREVE IN CHIANTI

Il logo scelto dall’associazione rappresenta non a caso i cardini su cui si basa l’attività. In primis il territorio, con la grafica degli archi che caratterizzano la piazza principale di Greve in Chianti, fulcro del paese. Poi la produzione vitivinicola, rappresentata dai bicchieri di vino. Infine, le foglie di una pianta creati dall’intersezione tra gli archi e i bicchieri, per comunicare l’impegno verso la sostenibilità ambientale.

«Greve in Chianti è il nostro territorio, la nostra casa, la nostra famiglia, il nostro lavoro ed è per questo che ci uniamo per promuovere e tutelare il suo prestigio nel mondo», sottolineano i rappresentanti dell’Associazione. Presidente dei Viticoltori di Greve in Chianti, è stata nominata Victoria Matta di Castello Vicchiomaggio.

GREVE IN CHIANTI: LE CANTINE SOCIE DELL’ASSOCIAZIONE

Le 25 aziende socie dell’Associazione viticoltori Greve in Chianti sono Agricola Ottomani, Ambrogio e Giovanni Folonari Tenute Sarl, Azienda Agricola Campriano, Azienda Agricola Corte di Valle, Azienda Agricola Giacomo Grassi, Azienda Agricola La Buca, Azienda Agricola Manetti Leonardo, Azienda Agricola Richiari Porciglia.

E ancora: Carpineto Srl, Castello di Querceto, Castello Verrazzano, Castello Vicchiomaggio, Fattoria La Presura, Fattoria Santo Stefano, Fattoria Toscanella Rimaggio, Podere Poggio Scalette. Infine: Querciabella, Pieve di San Cresci, Sugame Agricola, Terreno, Torraccia di Presura, Triacca, Vignamaggio, Villa Calcinaia e Viticcio.

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Roero, vigne Unesco libere dal diserbo: la proposta del Consorzio ai Comuni

Il Roero punta diventare la prima zona vinicola del Piemonte «libera dal diserbo». Lo comunica il Consorzio di Tutela. L’obiettivo è la «salvaguardia della biodiversità e del paesaggio», da raggiungere attraverso accordi con i Comuni della zona. Un modo per valorizzare il territorio della Docg, patrimonio Unesco.

L’ente che tutela i vini del Roero ha presentato ai sindaci e alle commissioni agricole comunali una proposta per «far inserire nei regolamenti della Polizia Rurale il divieto di utilizzo di prodotti chimici per il diserbo».

«I trattamenti chimici per il diserbo – ammonisce il presidente Francesco Monchiero – mettono a rischio la varietà di specie vegetali e animali che popolano naturalmente l’ambiente e il vigneto, depauperandolo della sua capacità di autoregolarsi e danneggiando il paesaggio».

«In questo momento storico in cui anche il consumatore è più attento alla sostenibilità – continua il numero uno del Consorzio Tutela Vini del Roero – vogliamo assumerci la responsabilità di ridurre il nostro impatto ambientale».

«Sono molto orgoglioso del coraggio che i soci hanno dimostrato nel perseguire un obiettivo non semplice, ma necessario: è una prova del nostro amore per queste terre», conclude Monchiero.

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Decreto Sostenibilità viticoltura, Italia primo Paese in Europa con standard pubblico

L’Italia sarà il primo Paese in Europa con uno standard pubblico sulla sostenibilità in viticoltura. Il provvedimento, inserito nel Decreto Sostenibilità, è stato approvato dal Ministero delle Politiche agricole. Prime reazioni positive da parte della filiera.

«Un passaggio fondamentale in chiave socioeconomica per il vino italiano», commenta il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Ernesto Abbona. L’adozione odierna da parte del Mipaaf del decreto sulla costituzione del comitato della Sostenibilità vitivinicola è solo il primo passo.

«UN MOTIVO DI ORGOGLIO»

«Un motivo di orgoglio per l’Italia – sottolinea Abbona – ma ora serve accelerare con il disciplinare di produzione, per chiudere un quadro giuridico che consentirà alle imprese di applicare il nuovo modello già a partire dalla prossima vendemmia».

Secondo una recente indagine su un campione di 17 mila intervistati in 17 Paesi realizzata da Wine Intelligence, i vini prodotti in modo sostenibile sono al secondo posto tra 13 giovani tipologie produttive che offrono maggiori opportunità di crescita.

SEMPRE PIÙ RICHIESTA

Tra i Paesi con una maggior sensibilità dei consumatori verso i vini sostenibili, gli Stati Uniti, la Germania e il Regno Unito – che rappresentano anche la top 3 della domanda di vino italiano – ma anche i Paesi del Nord Europa, la Svizzera, il Brasile e l’Australia.

Sempre secondo Uiv, «con il provvedimento a regime, il vino italiano avrà uno standard pubblico unico nel suo genere, attraverso un disciplinare basato sul sistema nazionale di produzione integrata declinato in tutte le regioni italiane».

Unione italiana vini auspica «regole uniche per tutti i produttori in materia di impiego di agrofarmaci e di buone prassi in vigna e in cantina (circa 40), ma anche – una volta raggiunta la certificazione – un logo unico e pubblico riconoscibile ai consumatori».

Unione italiana vini accoglie con favore la possibilità data alle imprese che oggi già vantano certificazioni ambientali di essere inserite – senza costi e per un periodo transitorio di 2 anni – nel nuovo standard della sostenibilità, «evitando così doppi adempimenti».

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Approfondimenti

La Maremma fa rete sul web: nuovo portale nelle terre del Morellino di Scansano

FOTONOTIZIA – È online da oggi il portale visitmorellino.com. Un nuovo sito web che racconta le opportunità turistiche delle terre del Morellino di Scansano.

Il portale, voluto dal Consorzio Tutela Morellino di Scansano, offre la possibilità di organizzare a tutto tondo il proprio soggiorno nell’area della Denominazione.

Su visitmorellino.com si possono consultare attività, luoghi da visitare, percorsi di degustazione. Spazio anche per sport ed escursioni tra i borghi e le campagne della Maremma, con particolare attenzione alla sostenibilità.

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Vini al supermercato

Marca del Distributore: un acquisto su 5 degli italiani è “private label”

La “Marca del Distributore” (Mdd) continua a crescere. Tanto in Italia quanto all’estero le Private Label dei distributori proseguono un trend di crescita legato al carattere distintivo proprio della Mdd, riconosciuto dal consumatore e sempre più vicino ai temi della sostenibilità.

È quanto emerge dal convegno La Marca del Distributore guida il rilancio sostenibile in Italia e in Europa – I distributori e i produttori in azione organizzato nell’ambito di Marca Digital Session durante il quale è stato presentato il XVII Rapporto MarcabyBolognaFiere a cura di Gianmaria Marzoli, Retail Solutions Vice President Iri.

Nel 2020 i risultati del Largo Consumo Confezionato (Lcc) sono stati fortemente influenzati dalla pandemia. Le limitazioni ai movimenti e le chiusure diffuse sul territorio nazionale hanno significativamente incentivato gli acquisti nei negozi di prossimità a discapito degli ipermercati e accelerato la crescita del canale online.

In questo contesto, il Largo Consumo Confezionato ha segnato un +8,7% in valore guidato proprio dalla Marca del Distributore che ha fatto registrare un +9,6% in valore rispetto ai 12 mesi dell’anno precedente, raggiungendo gli 11,8 miliardi di euro di vendite.

«La Marca del Distributore in Italia ha contributo alla crescita della Distribuzione Moderna anche in un anno di fortissima discontinuità come il 2020», afferma Gianmaria Marzoli.

«Questo trend di crescita – prosegue Marzoli – si è consolidato ed accelerato grazie alla capacità delle imprese commerciali di adeguare l’offerta ai nuovi bisogni che stanno emergendo e che la pandemia ha ulteriormente evidenziato. La sfida per i prossimi anni sarà proprio questa: continuare nello sviluppo di un’offerta accessibile, economica ed adeguata ai bisogni dei clienti».

Cresce soprattutto la quota di mercato della Marca del Distributore che con un +0,6% rispetto al 2019 arriva a coprire il 20% del mercato in valore, in pratica un acquisto su 5 all’interno della Gdo tradizionale è ormai costituito da prodotti Mdd.

Nel 2020 la crescita è stata sostenuta dall’aumento dei volumi di vendita e mostra un cambio del posizionamento competitivo della Mdd nelle singole categorie consolidandone il ruolo di leadership. In ben 143 categorie merceologiche la Mdd è leader mentre in 294 (circa 2/3 del Lcc) si posiziona nei primi 3 posti.

La penetrazione del mercato da parte della Mdd è molto forte nei prodotti alimentari (99,3% nell’ortofrutta, 55,2% nel freddo, 50,2% nel fresco) e ben posizionata per quanto riguarda carni, cura della casa e cura della persona (rispettivamente 31,9%, 33,7% e 28,7%). Arranca invece nel comparto del Beverage (14,4%) settore legato ad una differente percezione del valore-qualità da parte del consumatore soprattutto per quanto riguarda vino, birra e spirit.

Il XVII Rapporto MarcabyBolognaFiere contiene inoltre un’analisi, eseguita attraverso gli attributi e le caratteristiche dei prodotti rilevati per ogni singolo articolo, sulla sostenibilità della Mdd declinata secondo 3 macro dimensioni: Sostenibilità per la Comunità, Sostenibilità per la Persona e Sostenibilità per l’Ambiente.

Emerge come gli italiani stiano incrementando la spesa per prodotti sostenibili, in particolare ponendo l’attenzione alla “comunità”, scegliendo prodotti 100% di origine italiana e a denominazione geografica. In questo senso la Mdd  attiva una filiera di quasi 1.400 imprese italiane, di cui circa l’85% è rappresentato da pmi.

Una importante possibilità per tante piccole e medie imprese di entrare nel mass market, contribuendo alla tutela del made in Italy, alla difesa della qualità e varietà della tradizione enogastronomica italiana e sostenendo una rete di 235.000 occupati diretti e indiretti lungo l’intera filiera.

Le scelte dei consumatori premiano la Mdd nell’acquisto di prodotti sostenibili in cui gli ingredienti di base del successo risultano essere due: assortimenti in crescita, in un contesto di generale contrazione dell’offerta a scaffale, e un posizionamento di prezzo in grado di garantire maggiore economicità in tutte le varie declinazioni dei prodotti sostenibili.

La ricerca della sostenibilità da parte della Mdd è un vero e proprio trend europeo, come emerge da una ricerca condotta da Iplc presso più di 50 retailer europei di 10 diversi Paesi: Italia, Paesi Bassi, Germania, Svezia, Danimarca, Inghilterra, Irlanda, Portogallo, Spagna e Francia.

«A partire dal 2020 – dice Paolo Palomba, Managing Partner di Iplc Italia – sono state rilevate quasi 900 iniziative sostenibili della Mdd nel nostro continente, che fanno della sostenibilità e del ruolo della Mdd in questo ambito un elemento di primo piano non solo della reputazione, ma anche della competitività delle imprese distributive».

«È emerso chiaramente – conclude Palomba – che i retailer europei sono consapevoli che la Mdd è oggi un criterio prioritario di valutazione e scelta da parte del consumatore del proprio supermercato di fiducia. Una tendenza che conferma quanto sta accadendo in Italia».

I driver del cambiamento sono stati identificati in alcune modifiche strutturali nella dinamica dei consumi, primo fra tutti l’aumento dei pasti consumati a casa, e sono stati riassunti in quattro elementi prioritari che hanno caratterizzato le scelte dei distributori europei: trasparenza con il consumatore, riduzione dei rifiuti, fornitori locali, stile di vita sano.

Tra gli ambiti di intervento rilevati più frequentemente analizzando i comportamenti delle insegne europee, si segnalano l’impegno per la riduzione della plastica a scaffale (22%), la riduzione dello spreco alimentare (19%), il minor utilizzo di additivi nei cibi (19%), il packaging green (14%), la protezione delle foreste (14%) e la pesca sostenibile (12%).

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Approfondimenti

Il Consorzio Valpolicella accelera sulla transizione “green”

La Valpolicella punta a fare della “sostenibilità” una delle parole chiave del futuro della denominazione accelerando sul fronte green. Solo nell’ultimo anno, infatti, è aumentata del 12% la superficie certificata RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta), il progetto di sostenibilità ambientale, economica e sociale dal vigneto alla cantina del Consorzio vini Valpolicella, arrivando così a totalizzare ad oggi 1210 ettari sul territorio.

Una certificazione, quella targata RRR, che ha l’effetto di spingere il vigneto della prima Dop di vini rossi del Veneto anche verso il biologico, che ora conta su 430 ettari certificati (+14% sul 2019 e raddoppiati rispetto al 2018) e su ulteriori 436 ettari attualmente in fase di conversione bio.

«Le politiche messe in campo dal Consorzio negli ultimi anni hanno avuto il merito di favorire la svolta green della denominazione – commenta Christian Marchesini, presidente del Consorzio vini Valpolicella – che oggi osserva non solo l’incremento degli ettari vitati sostenibili ma anche delle aziende certificate RRR passate da 82 nel 2018 alle 142 di oggi, segnando un +73%».

«La sostenibilità ambientale – aggiunge Marchesini – non è solo un valore del Consorzio, che ha anche modificato i disciplinari di produzione inserendo prodotti fitosanitari a basso o nullo impatto ambientale secondo le rilevazioni scientifiche moderne, ma anche un driver strategico sui mercati internazionali, dove continua a crescere la domanda di vini sostenibili e bio».

«Il percorso tracciato – conclude il presidente – ci consentirà di potenziare il posizionamento dei vini della Valpolicella e di sostenere al contempo le aziende nelle sfide legate al cambiamento climatico».

E proprio le conseguenze del cambiamento climatico sui vini di metodo e su quelli di territorio saranno il fil rouge delle tre sessioni di digital tasting nella prima giornata della Valpolicella annual conference (26 e 27 febbraio), l’evento live ideato dal Consorzio a cui hanno già aderito operatori e stampa da 26 paesi target (Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Cina, Emirati Arabi, Estonia, Germania, Giappone, Grecia, Hong Kong, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Russia, Singapore, Spagna, Svezia, Ucraina, UK, Francia, USA, Svizzera e Ungheria).

Sono quasi 8.400 gli ettari vitati nei 19 comuni della Doc veronese Valpolicella. Nella provincia leader in Italia per export di vino, sono 2.273 i produttori di uve e 272 le aziende imbottigliatrici. Nel 2019 sono state prodotte circa 64 milioni di bottiglie, il giro d’affari medio complessivo è di circa 600 mln di euro annui di cui 350 mln stimati solo per l’Amarone.

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Prosecco Conegliano Valdobbiadene batte Covid. Nardi: “Fatto solo scelte giuste”

Il Prosecco Superiore Docg di Conegliano Valdobbiadene tiene a freno l’emergenza Covid sui mercati, nonostante il peso della riconferma sui livelli record del 2019 (92 milioni di bottiglie per un giro di affari di 525 milioni di euro). Non solo: si rivela terra fertile per l’enoturismo internazionale, con tassi di decrescita inferiori a quelli di altri territori del vino italiano e della stessa media della regione Veneto.

È il frutto di una “programmazione territoriale” che non parte certo da ieri e che riguarda a 360° il mondo del Prosecco Docg, spinto dal riconoscimento Unesco alle Colline patrimonio dell’Umanità.

Misure come la riduzione delle rese e lo stoccaggio obbligatorio delle vendemmie 2019 e 2020, assieme allo stop alle riserve vendemmiali, alla rinuncia al glifosato e agli investimenti green hanno contribuito, per dirla con il presidente del Consorzio Innocente Nardi (nella foto sopra), “a trasformare Conegliano Valdobbiadene in un laboratorio di sostenibilità ambientale“.

Il tutto – spiega il numero uno dell’ente di Pieve di Soligo (TV) – in una logica di leadership nazionale: il riconoscimento Unesco ci pone nelle condizioni di guidare un percorso di valorizzazione dei nostri prodotti legati alla bellezza del territorio e i numeri di questo 2020, con gli imbottigliamenti in sostanziale pareggio rispetto allo scorso anno, sono la conferma che abbiamo intrapreso la strada giusta”.

Un percorso che si potrà compiere, sempre secondo Nardi, “solo uscendo dalla logica della singola azienda, cercando di consolidare un approccio legato alla comunità di imprese, intendendo per ‘comunità’ l’insieme di soggetti di un territorio che si riconoscono attorno a un’identità culturale e attorno a valori comuni”.

Dall’incontro digitale intitolato “Unicità, autenticità e comunità: la forza del distretto del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg verso il 2021”, è emerso l’andamento positivo della Denominazione, nel 2020.

Come sottolineato dal professor Eugenio Pomarici del Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia (Cirve) dell’Università di Padova, i primi mesi dell’anno si sono contraddistinti per un’alta disponibilità di prodotto, abbinata e prezzi appetibili dai mercati nazionali e internazionali.

Gli imbottigliamenti hanno subito una battuta d’arresto nel mese di maggio, riprendendo un andamento regolare, in alcuni casi addirittura superiore al 2019. Le restrizioni imposte all’Horeca, calata del 30% in volume, hanno riversato nella Grande distribuzione organizzata circa 6-8 milioni di bottiglie tra gennaio e agosto 2020. Due milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2019.

La parte restante, sempre secondo la relazione di Pomarici, è stata rilocata sugli e-commerce, nonché nei negozi di prossimità e nell’importante fenomeno delle consegne dirette, da parte delle cantine ai consumatori finali.

Si confermano stabili i prezzi delle uve nel 2020, seppur al ribasso. La forbice si restringe tra gli 1,70 euro minimi e i 2 euro massimi di media del 2020, rispetto a un più ampio 1,80 – 2,50 euro del 2019. In sostanza, nel 2020 si è riverberata la picchiata del trimestre settembre-novembre 2019, senza ulteriori aggravi.

Interessante, sempre sul fronte delle uve, la tenuta degli spumanti base Glera sul mercato, rispetto agli altri Metodo italiano come Müller-Thurgau, Ribolla Gialla, Pinot.

Un dato ufficiale snocciolato in occasione dell’incontro online dalla Client Growth Delivered Senior Account Manager dell’Istituto di Ricerca Iri, Simonetta Melis, riferito alla grande distribuzione organizzata (cluster Iper+, Super+ e Libero Servizio Piccolo).

La crescita generale degli spumanti, di fatto, è guidata dal buon andamento del Prosecco (Doc e Docg), che ha ripreso la sua corsa dopo la flessione del mese di aprile 2020, segnato da una Pasqua mancata, causa Covid-19.

Il peso a valore delle Denominazioni veneto-friulane è del 53,7%. A seguire gli altri Charmat secchi, con un quota del 20,8%, il Metodo classico italiano al 16,6% e lo Charmat dolce all’8,7%.

Il progressivo al 22 novembre 2020 vede crescere del 16,4% il Prosecco, del 4,1% gli altri Charmat secchi e del 9% lo Champenoise. Crollo per gli Charmat dolci, le bollicine per l’appunto “da ricorrenza”, come appunto la Pasqua: – 8,7%.

Positivo il trend delle vendite a volume del Prosecco (+19,9%), così come degli altri Charmat secchi (+4,2%) e del Metodo classico italiano (7,8%) e conferma del crollo degli spumanti dolci, con un – 9,1%. Doc e le Docg, dunque, consolidano la loro leadership in termini di peso totale sul mercato e sui volumi complessivi.

Non solo. Nei primi undici mesi del 2020, il Prosecco Superiore registra un andamento migliore degli spumanti, sia a valore sia a volume. In aumento, tuttavia, anche la pressione promozionale: sale di 3 punti e si assesta sul 55,4%.

Bene, di conseguenza, le vendite del Conegliano Valdobbiadene: +15% da gennaio a novembre. Cambiano, come attendibile, i canali di acquisto. A crescere maggiormente è l’online, con un + 130%, ma il segno “più” riguarda anche Ipermercati (+ 11,7%), Supermercati (+ 16,8%) e Libero servizio piccolo (+ 8,5%).

Buone, dunque, anche le prospettive per la rinascita del territorio che ospita il vigneto del Prosecco Superiore. “Secondo le stime internazionali ci vorranno dai 2 ai 4 anni per tornare sui livelli precedenti”, riferisce Erica Minotto del Ciset – Consulenza e ricerca su turismo, impatti economici e marketing territoriale per imprese ed enti pubblici.

“Ma il territorio del Conegliano Valdobbiadene – continua – ha retto meglio di altri alla crisi del turismo e dell’enoturismo. Al – 58% degli arrivi in Veneto nei primi nove mesi 2020, con la provincia di Treviso più marcata a – 67%, le colline Unesco rispondono con un -51,5% degli arrivi e un calo nei Comuni del distretto pari al – 48%”.

Nel 2019 il turismo è cresciuto nella zona dell’1,9%, con un ulteriore consolidamento del tasso di internazionalizzazione: circa il 45% degli arrivi sono risultati da Pesi stranieri, soprattutto Germani, Austria, Francia, Regno Unito e Usa.

Il tutto grazie a un aumento dell’offerta ricettiva, verificatasi soprattutto nell’extralberghiero. Lo scorso anno i visitatori delle cantine del Distretto del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene sono stati più di 380 mila, raddoppiati nell’arco degli ultimi 10 anni.

Il consolidamento dell’offerta e dei servizi alla clientela da parte delle aziende vitivinicole, come eventi dedicati, degustazioni tematiche e visite che legano la cantina al territorio, sono i driver da cui la zona può ripartire e guardare il futuro con meno preoccupazione.

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a tutto volume

Diageo presenta un piano decennale per la sostenibilità

Diageo ha lanciato il programma “Society 2030: Spirit of Progress“. Dopo grandi aziende come Unilever o il principale concorrente Pernod Ricard e realtà artigianali come BrewDog anche Diageo, il più grande produttore mondiale di alcolici, fissa nuovi progetti nel tentativo di raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’accordo di Parigi del 2016 per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2 ° C.

In qualità di azienda globale – ha dichiarato Ivan Menezes, amministratore delegato di Diageo – ci impegniamo a fare la nostra parte per proteggere il futuro del nostro pianeta e ad aprire la strada agli altri. Sono molto orgoglioso dei nostri risultati ad oggi in termini di sostenibilità e responsabilità. Per questo abbiamo stabilito un nuovo e ambizioso piano d’azione al 2030. Ci aspetta un decennio particolarmente critico”.

I nuovi obiettivi di Diageo fanno seguito alla riduzione del 44,7% delle emissioni nel periodo 2007-2019, proseguendo così nel suo percorso di sostenibilità “Grain to Glass” (dalla materia prima al bicchiere). In tal senso l’azienda prevede di riuscire a produrre tutte le proprie bevande con un utilizzo medio del 30% di acqua in meno, puntando a ridurre lo stress idrico del pianeta.

Col nuovo piano Diageo si impegna a lavorare per un futuro a basse emissioni di carbonio, sfruttando il 100% di energia rinnovabile per raggiungere “zero emissioni” nette di anidride carbonica nelle operazioni dirette e collaborando con i fornitori per ridurre del 50% le emissioni indirette.

Due delle distillerie scozzesi del gruppo, Oban e Royal Lochnagar, diventeranno entrambe a emissioni zero entro la fine del 2020, mentre in Kentucky si sta già costruendo una nuova distilleria a emissioni zero per Bulleit Bourbon utilizzando tecnologie come caldaie a elettrodi e luci a energia solare. Diageo punterà a raggiungere le emissioni zero anche in India entro il 2025.

È fondamentale agire ora se vogliamo mantenere intatto il meraviglioso mondo in cui viviamo – ha sottolineato Ewan Andrew, Chief Sustainability Officer di Diageo – Abbiamo già dimezzato la nostra impronta di carbonio e ne sono orgoglioso, ma ci spingeremo oltre diventando carbon neutral entro il 2030″.

L’azienda ha inoltre lanciato il “Diageo’s Sustainable Solutions“, una piattaforma globale che fornirà finanziamenti alle start-up e alle società tecnologiche per aiutarle a sviluppare innovazioni “green” utilizzabili nelle varie realtà del gruppo.

Diageo ha inoltre precisato che gli obiettivi climatici non subiranno rallentamenti a causa dell’impatto negativo sui ricavi dovuti alla pandemia, che ha ridotto drasticamente le vendite di alcolici nei bar, nei ristoranti e negli aeroporti.

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Food Lifestyle & Travel

Nuova confezione ecosostenibile per lo yogurt Despar Vital

BOLOGNA – Restyling per lo yogurt da bere Despar Vital che si presenta ora in versione ecofriendly. In linea con l’attenzione che l’Insegna riserva alla sostenibilità ambientale, la nuova confezione da 200 grammi con cannuccia sarà interamente riciclabile, con l’utilizzo del 70% in meno di plastica rispetto alla confezione precedente.

Vital è prodotto con latte 100% italiano raccolto ogni giorno da mucche allevate nelle Alpi dell’Alto Adige secondo l’antica tradizione alpina. Parzialmente scremato e con il fermento Bb-12® Bifidobacterium, il nuovo yogurt contiene fibre che facilitano la digestione e solo aromi naturali.

Disponibile nei gusti banana, fragola, frutti di bosco e pesca, la nuova formula del prodotto presenta il 10% in meno di zuccheri rispetto alla precedente ricetta (da 21.8g a 20g).

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Approfondimenti

Soave riduce le rese per la vendemmia 2020 non bio: da 150 a 130 quintali ettaro

“L’assemblea dei soci del Consorzio del Soave ha prudentemente scelto di diminuire le rese per la vendemmia 2020, passando da 150 qli/ettaro per la Doc a 130 qli/ettaro (-13%) e da 140 qli/ettaro a 130 qli/ettaro (-7%) per la zona Classica e dei Colli Scaligeri”. Lo rende noto il Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto di Soave.

“Deroghe a questa decisione verranno date alle aziende che negli ultimi due anni non hanno caricato il Soave oltre il limite previsto, mentre per le aziende biologiche certificate il limite rimane a 140 qli/ettaro, per dare un forte segnale a favore della sostenibilità in vigneto”, precisa ancora l’ente veneto.

Una decisione in linea con quelle delle più grandi denominazioni italiane, per assicurare da un lato il reddito delle imprese agricole e dall’altro la tenuta del sistema dei prezzi.  “Una scelta condivisa e presa sentendo tutte le parti”, dichiara il Presidente del Consorzio Sandro Gini.

In un anno che ci ha messo alla prova, la natura non ha smesso di andare avanti e valutato l’andamento dell’annata, abbiamo con responsabilità preso questa decisione per tutelare tutte le aziende del territorio e al contempo non creare tensione sul mercato, se il prodotto nel 2021 non fosse sufficiente a soddisfare le richieste”.

“Un equilibrio produttivo costante nel mirino del Consiglio di amministrazione del Consorzio – conclude Gini – dove fondamentale diventa essere reattivi e nello stesso momento valutare anche le prospettive future, in un mercato sempre più competitivo e veloce”.

L’assemblea dei soci ha intanto registrato alcuni dati positivi, come un aumento di consumo di Soave in Canada del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre è in partenza una campagna di promozione in Giappone.

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Approfondimenti

Al via la decortica, attività simbolo della rinascita ciclica della quercia da sughero

La decortica assume significati particolarmente profondi in questo 2020, dopo un periodo in cui le attività lavorative hanno subito un freno, mentre la Natura ha continuato il suo corso rigoglioso e insegna a tutti come si possa sempre rinascere.

Ogni anno a cavallo tra la primavera e l’estate la linfa si posiziona tra il fusto della pianta e la sua corteccia ed è quindi possibile toglierla agevolmente, con un abile movimento che può essere praticato solo da mani esperte. La decortica risulta essere proprio per questo tra i lavori agricoli più ben pagati al mondo, poiché sono solo in pochi a possedere le competenze e la manualità necessarie.

Si tratta di persone che vivono nelle zone della foresta per le quali questa attività diventa preziosa opportunità di lavoro e sostentamento. La sostenibilità è naturalmente anche ambientale: la decortica offre un importante contributo contro la desertificazione delle foreste del nord Africa e del sud Europa, dato che la quercia da sughero è l’unica pianta in grado di sopravvivere in un suolo povero e con poca acqua.

Una ottimizzazione naturale delle energie cui Amorim ha contribuito ulteriormente supportando un avanguardistico sistema di irrigazione goccia a goccia, che permette di perfezionare l’erogazione della risorsa idrica e allo stesso tempo di ottenere in 12 anni (a fronte dei precedenti 36) una pianta adulta.

In questa maniera sarà più facile provvedere a un rimboschimento, sostituendo l’eucalipto al momento predominante – oltretutto dal potere di combustione enorme – con le ignifughe querce da sughero, innanzitutto attorno ai centri abitati, così da proteggere anche chi abita nei pressi della foreste.

I progetti di Amorim puntano a coinvolgere investitori che contribuiscano alla piantagione di 50.000 ettari di nuove foreste irrigate, che rappresenteranno un aumento della produzione del 30%. L’attuale densità, di circa 50 piante per ettaro, è spontanea. Con l’intervento di coltivazione intensiva, Amorim vuole arrivare alle 600 piante per ettaro, per poi trapiantarne la metà, quindi 300, in un’altra area.

La coltivazione delle querce, infatti, è sempre più strategica per l’intero bacino del Mediterraneo, la cui macchia rappresenta uno dei 36 santuari di biodiversità del pianeta. Una meraviglia che può mantenersi sana anche grazie ai 2,2 milioni di ettari di foresta da sughero, che consentono la vita a varie specie animali e vegetali e assorbono fino a 76 milioni di tonnellate all’anno di CO2.

La decortica rappresenta un vero e proprio respiro dato alle piante, ma soprattutto, a livello globale al mondo intero. Se consideriamo che la filiera dei tappi in sughero Amorim, dalla decortica fino al finissaggio, è un processo molto delicato oggi certificato scientificamente con impronta di carbonio negativa (detta carboon footprint), dalle due importanti società Ernst & Young e Pwc, ben si individua l’ulteriore valore al percorso che giace in un tappo in sughero.

È stato infatti dimostrato che un singolo pezzo consente di trattenere tra i 309 e i 562 g di CO2. Ciò significa che, per un effetto di compensazione, l’uso di un tappo in sughero attenua l’impatto ambientale delle altre filiere in cui è coinvolto: ad esempio, nell’enologia, l’impronta di carbonio delle bottiglie di vetro, che rilasciano in media tra 300 e 500 g di CO2 durante la produzione a seconda del loro peso, può essere addirittura annullata se per la chiusura si sceglie il sughero.

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Sicilia en Primeur 2020, Planeta: “Siamo l’isola del vino sostenibile nel Mediterraneo”

Il futuro del vino della Sicilia? Sempre più legato alla sostenibilità. Una questione fisiologica, dovuta alle particolari condizioni microclimatiche, che rendono pressoché naturale la coltivazione in regime biologico. “Siamo l’isola del vino sostenibile, al centro del Mediterraneo“, ha detto non a caso il presidente di Assovini Alessio Planeta, nel presentare l’edizione digitale di Sicilia en Primeur 2020, alle 15 odierne sulla piattaforma Zoom.

Collegati da tutto il mondo circa 200 professionisti del settore, tra stampa e addetti al lavoro, per fare il punto sulla vendemmia 2019. Una raccolta che incastona la Sicilia nell’olimpo della viticoltura biologica del Paese. Non solo: l’isola ha la più vasta superficie di viticoltura di montagna in Italia, dopo il Trentino Alto Adige. Ed è la prima regione per viticoltura di collina, seguita da Toscana e Piemonte.

Con il 34% della superficie viticola biologica, a fronte di un totale ormai prossimo ai 110 mila ettari di vigneto bio italiano, la Sicilia conferma la propria leadership sul fronte della sostenibilità. Seconda regione è infatti la Puglia, col 16%: la metà. Un dato che consente alla Trinacria di risparmiare, ogni anno, 750 tonnellate di rame per i trattamenti.

“Nell’ambito della Doc Sicilia – ha sottolineato Antonio Rallo, presidente del Consorzio Doc Sicilia – sono state prodotte 95 milioni bottiglie, il 19% in più rispetto al 2018. Il Nero d’Avola guida la crescita, col +27%, seguita dallo Zibibbo,  con il +17%”.

“Ma quello che ci preme sottolineare è il +11% della menzione Sicilia da parte delle Doc territoriali: un obiettivo che ci eravamo prefissati nel 2012, quando abbiamo dato vita alla Doc Sicilia”, ha aggunto Rallo. Una Denominazione capace, tra l’altro, di reggere il colpo di Covid-19, con un -11% medio “da considerare prezioso, a fronte di un trend nazionale che si assesta sul -35/40%”.

A Mattia Filippi di Uvasapiens il compito di presentare – anche in questa edizione digitale di Sicilia en Primeur – le caratteristiche della vendemmia 2019, nell’ambito del report “L’importanza di essere Isola”. La produzione si è assestata sui 430 milioni di litri, in un trend stabile negli ultimi 5 anni.

La vendemmia 2019, assieme alla 2014 e alla 2011, ha registrato le quantità più basse rispetto alla media degli ultimi 11 anni, con un -13% rispetto alla media delle altre regioni. Le condizioni meteo hanno fatto da spalla ai produttori di vino siciliano.

“Grazie alle condizioni favorevoli del Mediterraneo – ha commentato Mattia Filippi – il climate change, non ha condizionato l’isola dal punto di vista delle temperatura. Basti pensare che, a giugno, le temperature registrate nel Sud Italia erano simili a quelle delle zone alpine e dei Balcani, più basse rispetto media europea”.

Che vini aspettarsi, dunque? La vendemmia 2019, secondo le anticipazioni dei tecnici del Consorzio Doc Sicilia, darà vini bianchi e rossi non eccessivamente alcolici, ma molto ricchi in termini di profumi, freschezza, corpo e struttura.

Ottimi i livelli di polifenoli in tutte le zone di produzione del Nero d’Avola, con medie di 7 tonnellate per ettaro. Bene anche Grillo e Catarrato (Lucido), in un’annata definita senza mezzi termini “eccezionale”. Un discorso che vale anche per l’Etna, dove il Nerello Mascalese è maturato in condizioni microclimatiche pressoché perfette.

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Umbria, alla Arnaldo Caprai un “ventolone” di 7 metri previene le gelate in vigneto

Un “ventolone” di 7 metri, capace di ripiegarsi su se stesso quando non è in funzione, scomparendo tra i vigneti. È entrata in funzione qualche giorno fa l’ultima innovazione tecnologica introdotta alla Arnaldo Caprai, storica azienda di Montefalco, in Umbria. Si tratta della prima ventola installata in un vigneto italiano, per difendere le piante dalle gelate primaverili e dalla brina. Il raggio d’azione è molto vasto: circa 5-6 ettari.

“Il problema delle gelate primaverili – spiega Marco Caprai – è ormai molto frequente. In Umbria è un problema molto più importante della grandine. Questa ventola è una grande elica retrattile che, una volta programmata, parte automaticamente quando i livelli di temperatura scendono sotto la soglia impostata”.

“Abbiamo già avuto modo di testarla durare un paio di notti in cui a Montefalco abbiamo registrato un forte abbassamento della temperatura – spiega Caprai – che ha raggiunto circa – 2 °C. Nell’area in cui abbiamo posizionato il ‘ventolone’, siamo riusciti a innalzare la temperatura di 5-6 °C”.

La ventola anti gelate primaverili ha un degno alleato, nella terra di uno dei più grandi vini rossi italiani, il Sagrantino di Montefalco. “Abbiamo acquistato anche un cannone spara-nebbia – annuncia Caprai – che potremmo dire svolga la stessa azione delle candele antigelo, ma in modo molto più pratico e veloce”. Se i risultati di nuovi test confermeranno il successo del ventolone, l’azienda ne installerà altri 5 nei prossimi anni.

Si tratta solo dell’ultima innovazione prevista nell’ambito del progetto New green revolution, lanciato da Marco Caprai nel 2008 assieme ad altre 8 aziende del Consorzio di tutela dei vini di Montefalco (Adanti, Antonelli, Antano, Colleallodole, Perticaia, Scacciadiavoli e Tabarrini), al Dipartimento di Scienze e tecnologie agrarie dell’Università degli Studi di Milano e al Parco Tecnologico ed Agroalimentare dell’Umbria.

“Le rivoluzioni non si fanno in un giorno – sottolinea Caprai – e per fare la vera sostenibilità bisogna creare una sorta di ventaglio di soluzioni per portare a perfetta maturazione l’uva. Oggi l’ultima arrivata è la ventola antibrina per prevenire le gelate, ma è solo uno degli ingredienti di quello che facciamo in vigneto”.

Alla Marco Caprai sono presenti dei sensori per il controllo della quantità idrica disponibile per la pianta, che in caso di “stress” distribuiscono acqua alle piante, nei mesi di giugno e luglio.

“Oltre a questo – aggiunge l’imprenditore umbro – abbiamo un sistema di raccolta dati attraverso il quale possiamo avere anche la mappatura delle diverse malattie a cui è soggetta la vite, in modo da abbattere la pressione fitopatologica utilizzando meno trattamenti possibili”.

“La sostenibilità è il driver del futuro“, sostiene da sempre Marco Caprai: “Da quando abbiamo iniziato a fare sostenibilità a oggi, l’esperienza ci ha portati a modificare il nostro percorso. Quello che dieci anni fa conoscevamo e gli strumenti che avevamo erano diversi da quelli di oggi. Ora in agricoltura c’è la possibilità di attingere a piene mani alla rivoluzione digitale e a degli strumenti che alcuni anni fa erano inimmaginabili”.

Un modello di viticoltura 4.0, quella dell’azienda agricola Arnaldo Caprai, che si traduce non solo in una sostenibilità ambientale a 360 gradi, ma ha anche in effettivi risparmi economici: “Abbiamo i dati di ormai una ventina di vendemmie – fa sapere Caprai –  e i risultati sono evidenti: siamo passati da 600 ore di lavoro all’ettaro a 250-300 ore, e la qualità dell’uva è probabilmente migliorata”.

A dare ragione alle scelte dell’azienda umbra, anche i dati di “Grape assistence” e “Smart meteo” che consentono una riduzione di 1/3 di utilizzo di fitofarmaci in campagna (con punte di -60% in stagioni favorevoli) rispetto agli standard medi di buone pratiche.

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Rinnovato il Cda del Consorzio Vini Doc Sicilia: nuovo rinvio per le fascette di Stato

Eletto il nuovo Consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. Il nuovo Cda resterà in carica nel triennio 2020-2022. I consiglieri eletti sono: Vincenzo Ampola, Gaspare Baiata, Giuseppe Bursi, Salvatore Chiantia, Laurent Bernard De la Gatinais, Paolo Di Maria, Filippo Paladino, Alessio Planeta, Antonio Rallo, Letizia Russo, Alberto Tasca e Nicolò Vinci. L’assemblea si è tenuta a Sambuca di Sicilia, lo scorso 28 febbraio 2020.

Tra le prime iniziative, quella di rinviare all’1 gennaio 2022 l’introduzione delle fascette di Stato sulle bottiglie della Doc Sicilia. La decisione iniziale del Consorzio, comunicata a inizio 2019, era quella di introdurle da gennaio 2021. Un rinvio chiesto dalla filiera produttiva siciliana, evidentemente rinnovata anche a fronte del rinnovo del Cda consortile.

È stato inoltre approvato un progetto per la certificazione della sostenibilità della viticoltura siciliana, che sarà governato da “una fondazione allo scopo costituita”, sottolinea il Cda. Tra le altre novità, l’aumento del numero dei componenti del Cda, che sale a 12.

Una proposta avanzata dal Cda uscente, ratificata dall’assemblea dei soci con la preventiva modifica dell’articolo 15 dello statuto del Consorzio. “Lo scopo di questa scelta – spiega il nuovo Cda – è di dare ulteriormente voce al mondo produttivo rappresentato nel Consorzio”.

L’assemblea ha infine approvato il bilancio di esercizio del 2019 e il bilancio preventivo del 2020. L’elezione del nuovo presidente e dei vicepresidenti avverrà durante la prima seduta del Consiglio.

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Vino: in Valpolicella la rivoluzione green dell’Amarone

VERONA – Il colore simbolo è quello del rosso Amarone, ma nei 19 comuni della Doc Valpolicella si fa sempre più largo il verde, quello della sostenibilità.

È quanto emerge – alla vigilia di Anteprima Amarone – dalle rilevazioni di Avepa (l’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura), che registra una repentina rivoluzione verde nelle aree enologiche simbolo del veronese.

In pochi anni (dal 2012 a fine 2019) il biologico in vigna è infatti cresciuto del 152% in termini di superficie, con un’impennata solo nell’ultimo anno di circa il 14% a fronte di una media nazionale ferma nel 2019 a +1%. “Una tendenza bio – ha detto il direttore del Consorzio tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello – cominciata forse un po’ tardi ma che ora non accenna a rallentare, se si considera che anche gli ettari in conversione sono cresciuti nell’ultimo anno del 10,5%”.

Ma a trainare i vigneti green in Valpolicella è soprattutto il progetto RRR (Riduci, Risparmia, Rispetta), la certificazione voluta per le aziende dal Consorzio a tutela dell’ambiente, che prevede l’adozione di tecniche innovative in vigneto ma anche la sostenibilità sociale e la tutela del paesaggio. Anche qui la crescita è in doppia cifra: +31% gli ettari RRR dall’inizio della certificazione, il 2017, a oggi.

Complessivamente, rileva Avepa, in un’area di poco meno di 8.300 ettari Dop, poco meno di 1/4 sono green o lo stanno per diventare ufficialmente dopo il periodo in conversione (dati Sian, Avepa, Consorzio Valpolicella).

Anteprima Amarone 2016 (Verona, Palazzo della Gran Guardia, 1-2 febbraio) vedrà protagonista una delle annate più promettenti degli ultimi anni per il Re di un territorio che vanta un giro d’affari da circa 600 milioni di euro l’anno, per oltre la metà ascrivibile alle vendite del Grande Rosso.

L’economia dell’Amarone nei 19 comuni della Valpolicella è portata avanti da un microcosmo di 2.273 produttori di uve e 272 aziende imbottigliatrici con 373 fruttai destinati all’appassimento – la tecnica enologica candidata a rientrare sotto la protezione Unesco – per un giro d’affari che, secondo l’indagine interna svolta da Nomisma Wine Monitor, nel 2019 sfiora i 345 milioni di euro. Circa 15 milioni le nuove bottiglie di Amarone che entreranno in commercio quest’anno.

Tra le iniziative del Consorzio in tema di monitoraggio, è in arrivo anche la stipula di un protocollo d’intesa con Avepa per la creazione dell’ “Osservatorio Valpolicella“. Un outlook che consentirà di tenere sotto controllo le dinamiche socioeconomiche della filiera.

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Altagamma, Lunelli: “Internazionalità, sostenibilità e contemporaneità per il futuro dell’industria italiana”

Internazionalità, sostenibilità e contemporaneità sono i pilastri strategici che ispireranno le nostre attività nei prossimi tre anni”. Ha le idee chiare Matteo Lunelli. Il numero uno di Cantine Ferrari, neo eletto presidente di Fondazione Altagamma, ha esordito così all’Assemblea dei Soci della Fondazione che lo ha visto vicepresidente negli ultimi due mandati.

Succede al vertice ad Andrea Illy (Illycaffè), l’uomo che ha portato Altagamma, Fondazione che dal 1992 riunisce le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana, da 76 a 110 iscritti. Lunelli guiderà il nuovo Consiglio di Amministrazione per il triennio 2020-2022.

La mission di Altagamma, ha assicurato il trentino Lunelli, resta quella di “contribuire alla crescita e alla competitività delle imprese dell’industria creativa culturale italiana e, indirettamente, del Sistema Italia”.

Lo scenario di mercato è però profondamente cambiato e “richiede di rispondere a nuove esigenze che coinvolgono tutti i settori in cui opera la Fondazione: moda, design, alimentare, ospitalità, automotive, gioielli, nautica”.

“Nel 2023 – ha ricordato Lunelli – un consumatore su due del lusso sarà asiatico e la crescita sarà quasi totalmente guidata da Millennial e Generazione Z, che stanno ridisegnando l’industria con la loro spiccata sensibilità verso approcci autentici, sostenibili e culturalmente inclusivi”.

Sarà dunque necessario reinterpretare il modo di fare impresa, innovare prodotti e modalità di comunicazione. “Il Made in Italy – ha dichiarato Matteo Lunelli – continua ad avere uno straordinario potere evocativo legato ai nostri territori, al nostro saper fare e al nostro stile di vita”.

“Tuttavia – ha aggiunto il numero uno di Cantine Ferrari – gli scenari macroeconomici richiederanno alle aziende Altagamma di saper intercettare un nuovo consumatore, che sarà sempre più asiatico, giovane, digitale e attento ai valori di cui la marca è ambasciatrice”.

INTERNAZIONALITÀ SOSTENIBILITÀ E CONTEMPORANEITÀ

Per supportare le strategie internazionali dei soci, Altagamma consoliderà e amplierà il proprio network di relazioni nei principali mercati. Dopo Olanda e Cina, proseguirà il progetto degli Altagamma Club, che riunisce nei diversi Paesi i manager delle aziende associate, con l’obiettivo di identificare progetti congiunti e nuove opportunità di narrazione dello stile di vita italiano, in collaborazione con Ambasciate e Consolati.

Sarà inoltre ampliata la rete degli Altagamma International Honorary Members, imprese e istituzioni che promuovono in varia forma il bello, buono e ben fatto del nostro Paese nel mondo.

Infine, per attrarre turisti di fascia alta “affinché si innamorino del nostro stile di vita”, continuerà il progetto Altagamma Italian Experiences, itinerari ed esperienze che includono visite esclusive alle aziende socie.

In linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile individuati dall’ONU (SDG), per Altagamma la Corporate Social Responsibility è un elemento imprescindibile per le aziende di eccellenza, con un impatto economico e non solo reputazionale.

Altagamma offrirà opportunità di scambio di best practice e affiancherà i Soci in programmi di trasformazione verso modelli di business sostenibili dal punto di vista sociale, ambientale e di governance.

La contemporaneità, come ricordato da Matteo Lunelli, deve divenire un elemento intrinseco del Made in Italy tanto quanto la tradizione e l’identità culturale. La sfida del futuro sarà dunque la capacità di innovare e di intercettare le nuove generazioni, in particolare sfruttando i canali di comunicazione digitale.

Altagamma sarà impegnata nell’analisi di questi fenomeni con ricerche e iniziative dedicate come l’organizzazione di un rinnovato Digital Day. Per indagare i futuri trend della creatività e approfondire le opportunità derivanti dai macro-cambiamenti in corso, prosegue anche il progetto Next Design Perspectives, che giunge alla terza edizione.

Continueranno infine le attività strutturali della Fondazione relativamente a Studi e Ricerche e alle Relazioni Istituzionali a livello europeo tramite la European Cultural and Creative Industries Alliance (ECCIA).

Proseguirà anche l’impegno verso il tema del Capitale Umano, con il progetto I Talenti del Fare, finalizzato al riposizionamento delle professioni manifatturiere, e il Premio Giovani Imprese.

IL NUOVO CDA

Accanto alle conferme di Claudio Luti (Kartell) come vice presidente del Design, Lamberto Tacoli (Perini Navi) come vice presidente per la Nautica e Paolo Zegna (Ermenegildo Zegna) vice presidente per la Moda, si segnalano nuovi ingressi.

Sabina Belli (Pomellato) vice presidente per la Gioielleria, Stefano Domenicali (Lamborghini) vice presidente per l’Automotive, Giovanni Geddes da Filicaja (Gruppo Frescobaldi) vice presidente per l’Alimentare e Aldo Melpignano (San Domenico Hotels) vice presidente per l’area Ospitalità.

Vengono introdotte inoltre due vice presidenze trasversali. Una, appunto, per l’Internazionalizzazione, affidata a Dario Rinero (Gruppo Poltrona Frau) e una per i Talenti e il Capitale Umano, affidata a Laudomia Pucci (Emilio Pucci).

Con loro, il presidente fondatore Santo Versace, il presidente onorario Leonardo Ferragamo, insieme al past president Andrea Illy saranno invitati permanenti al Consiglio di Amministrazione.

Consiglieri Nerio Alessandri (Technogym), Marco Bizzari (Gucci), Serge Brunschwig (Fendi), Edoardo Caovilla (René Caovilla), Fabio d’Angelantonio (Loro Piana), Carlotta de Bevilacqua (Danese Milano), Claudio Domenicali (Ducati), Giuseppe Fontana (Villa d’Este), Roberto Gavazzi (Boffi), Bob Kunze-Concewitz (Campari Group).

E ancora: Carlo Mazzi (Prada S.p.A.), Carmen Moretti (L’Albereta e L’Andana), Maria Porro (Porro), Giuseppe Prezioso (Imax – Max Mara Fashion Group), Aurelio Regina (Manifatture Sigaro Toscano), Riccardo Sciutto (Sergio Rossi), Giovanni Tamburi (Presidente e CEO, Tamburi Investment Partners).

Infine: Giovanna Vitelli (Vice Presidente, Azimut Benetti Group), Maurizio Zanella (Presidente, Ca’ del Bosco). Revisori dei Conti: Maurizio Dallocchio (SDA Bocconi), Ezio Simonelli (Studio Simonelli) e Stefano Alessi (Alessi).

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Gambellara, è rivoluzione: alleanza VinNatur ViteVis per la viticoltura sostenibile

GAMBELLARA – Artigiani del vino e grandi cooperative assieme per un progetto triennale dedicato alla viticoltura sostenibile. È quanto accade a Gambellara, dove il Consorzio Tutela Vini ha avviato lo studio sperimentale T.I.Ge.S.Vi – Tecniche innovative di gestione del suolo in vigneto e loro influenza sulla biodiversità e sulla fertilità. Obiettivo: fornire ai viticoltori indicazioni su come coltivare al meglio i vigneti per migliorare il territorio e la vita delle piante.

La ricerca, che coinvolgerà anche il Consorzio Tutela Vini Colli Euganei, verrà condotta nel periodo tra il 2019 e il 2021. Capofila del progetto sarà la cantina La Biancara di Angiolino Maule (nella foto, sopra) patron di VinNatur.

Nel gruppo di lavoro anche la stessa associazione che promuove i vini naturali, assieme alla cooperativa Cantine Vitevis, IreCoop Veneto e il Dipartimento di Agronomia, Animali, Alimenti, Risorse naturali e Ambiente. La presentazione del progetto sarà l’oggetto del convegno in programma lunedì 9 dicembre 2019 a Montecchio Maggiore (VI).

Negli ultimi decenni – spiega Silvano Nicolato, presidente del Consorzio Tutela Vini Gambellara – stiamo assistendo ad una forte riduzione delle risorse naturali negli ecosistemi agricoli, ma anche alla richiesta di un approccio sempre più sostenibile da parte dei consumatori”.

“La Doc Gambellara – conclude Nicolato – ha da sempre una forte propensione ad un pensiero alternativo nella viticoltura, tanto da essere l’avamposto del vino naturale con l’Associazione VinNatur. Per questo siamo felici di far parte di questa sperimentazione triennale che ci vedrà in prima fila per migliorare la salubrità del nostro territorio”.

“Ci auguriamo che questo studio – spiega Angiolino Maule, presidente VinNatur e titolare de La Biancara – sia il primo passo di un proficuo percorso con i produttori del Consorzio, per sensibilizzare maggiormente le aziende verso il tema della sostenibilità e avvicinarle ad una viticoltura sempre più attenta all’ambiente”.

Accanto a Giovanni Ponchia, direttore del Consorzio e moderatore del convegno in programma in provincia di Vicenza, interverranno Silvano Nicolato e lo stesso Angiolino Maule. Con loro ci saranno Lorenzo Tonina di Studio Giannone che introdurrà il progetto, la sua strutturazione e i risultati attesi.

Luca Pizzoli di Cantine Vitevis tratterà il tema della coltivazione ecosostenibile, importante per aiutare l’apparato radicale della vite. Stefano Zaninotti di Vitenova presenterà le misurazioni chimico-fisiche della fertilità biologica del terreno e l’utilizzo di tali analisi a livello agronomico. La partecipazione al convegno è gratuita e aperta a tutti.

L’avvio del progetto a Gambellara può essere considerato il secondo tassello di una “rivoluzione naturale” in corso in tutta Italia, con i “vignaioli artigiani” sempre più coinvolti e interessati a partecipare alla vita dei Consorzi, abbandonando gli estremismi. Lo dimostra, in Toscana, l’elezione di Stefano Amerighi alla presidenza del Consorzio Vini Cortona, avvenuta a maggio 2019.

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Sostenibilità, Ziliani (Berlucchi): “Mangiate meno carne”. Mipaaf: “Certificazione unica”

MILANO – Una certificazione unica per la sostenibilità in viticoltura. Questa la grande riforma annunciata da Michele Alessi, dirigente del Mipaaf, in occasione del convegno “Bollicine e sostenibilità: la risposta di Franciacorta, Cava e Champagne”, andato in scena questa mattina a Simei 2019. In rappresentanza dei produttori bresciani Arturo Ziliani, amministratore delegato di Guido Berlucchi & C. Spa, protagonista di un intervento senza peli sulla lingua.

“Non so voi – ha esordito Ziliani nella sala convegni del padiglione 15 di Rho Fiera Milano – ma io qui sto morendo di caldo. La prima cosa da fare come cittadini, nell’ambito della sostenibilità, sarebbe quella di abbassare di 5, 6 gradi la temperatura in casa e, in seguito, negli ambienti pubblici”.

“La seconda causa globale di emissioni di gas serra è l’allevamento bestiame – ha aggiunto Ziliani – soprattutto bovini. Dobbiamo ridurre il consumo di carne: mangiare la bistecca una volta a settimana, magari pagandola la stessa cifra. Insomma: ridurre i consumi a parità di spesa. Ma così il Pil va giù: come si fa?”.

Il convegno, moderato da Paolo Castelletti, segretario generale di Unione Italiana Vini, ha visto anche l’intervento del presidente Uiv Ernesto Abbona e di Roberta Sardone, ricercatrice Centro Politiche e Bio-Economie del Crea.

Per le testimonianze da Spagna e Francia Eva Plazas Torné, enologa di Caves Vilarnau, storica realtà del Penedès, e Pierre Naviaux, chief de projet développement durable del Comité interprofessionnel du vin de Champagne (Civc).

Al termine degli interventi degli esponenti di filiera, che hanno delineato le metodologie con le quali Franciacorta, Cava e Champagne stanno affrontando il tema della sostenibilità, Michele Alessi ha annunciato l’importante novità che riguarderà le aziende del settore vitivinicolo in Italia.

“Nel nostro Paese – ha sottolineato il dirigente del dipartimento condotto da Giuseppe Blasi – i sistemi di certificazione della sostenibilità sono troppi. Creavano e creano tuttora molta confusione nei consumatori: l’obiettivo principale è dar loro un’informazione corretta, che li tuteli dal proliferare di troppe certificazioni”.

“Per questo – ha proseguito Alessi – il Ministero vuole garantire uno standard unico nazionale, prendendo tutto quello che di buono già c’è, ma facendo una sintesi tra pubblico e privato. I pilastri su cui stiamo lavorando sono il sistema di qualità nazionale di produzione integrata (Sqnpi), già nel Sian, oltre a Equalitas e Tergeo di Uiv”.

Siamo al lavoro da parecchi mesi – ha continuato il dirigente Mipaaf – e siamo in procinto di fare una summa, con l’obiettivo di non sovraccaricare le aziende di piccole dimensioni. Interessante, in questo senso, l’esempio del Cava, in cui si prendono in considerazione i contatori delle aziende per stilare programmi di riduzione delle emissioni”.

In questo quadro si inserisce un’altra opzione al vaglio del Mipaaf: “Vorremmo creare un quaderno di campagna elettronico – ha evidenziato Michele Alessi – dal momento che ora è cartaceo e ha qualche difficoltà di gestione. Mettendo il quaderno ‘in linea’ si diventa più efficienti e controllabili”.

“Più in generale – ha concluso Alessi – puntiamo su un’adesione massiccia delle imprese al nostro progetto, garantito da una certificazione pubblica e da standard nazionali della sostenibilità in viticoltura, senza che questo causi aggravi nelle spese delle piccole aziende o il bisogno di rivolgersi a figure esterne per i nuovi adempimenti”.

Dobbiamo far fronte alle domande degli appassionati – ha confermato il presidente Uiv, Ernesto Abbona – che sempre più spesso vogliono sapere cosa c’è nel bicchiere, oltre alla gioia che ci restituisce. Serve una norma unica che regoli il concetto di sostenibilità. Una soluzione semplice, netta, coerente, che dia serenità a consumatori”.

“Solo in questo modo – ha sottolineato Abbona – i consumatori sapranno quale condizione agraria è stata utilizzata per la produzione del vino che stanno degustando. Ma c’è di più. A differenza di altri comparti, chi produce vino abita generalmente nell’ambito aziendale o nelle immediate vicinanze. Per questo la sostenibilità diventa ancor più motivo di interesse pressante, perché tocca le famiglie di chi produce e i collaboratori, oltre ai consumatori”.

EMISSIONI DI GAS SERRA IN AUMENTO NEL 2019

Il tutto mentre il Centro studi del Ministero dell’Ambiente, l’Ispra, diffondeva le stime tendenziali delle emissioni di gas serra, nel terzo trimestre del 2019. La previsione è di un incremento rispetto all’anno precedente, pari allo 0,6%, a fronte di una crescita del Pil pari a 0,3% rispetto all’anno precedente.

“Non si verifica l’auspicabile disaccoppiamento tra l’andamento delle emissioni e la tendenza dell’indice economico”, commentano i ricercatori dell’Istituto. “L’incremento stimato – continuano – è principalmente dovuto alla crescita dei consumi di combustibili per la produzione di energia elettrica (4,1%), dovuta prevalentemente alla riduzione della produzione di energia idroelettrica e delle importazioni”.

Risultano in decremento i consumi di carburanti – e quindi le emissioni – nel settore dei trasporti (-0,1%) e di combustibili fossili nel settore del riscaldamento domestico (-0,4%). Quello della produzione di vino, in sé, non è comunque uno dei comparti più incisivi in termini di emissioni.

Lo hanno dimostrato anche i dati snocciolati al convegno di Simei da Pierre Naviaux del Comité interprofessionnel du vin de Champagne (Civc). Nell’ambito della regione francese, la carboon footprint della “viticoltura” tocca quota 10% e quella della voce “vino” il 4%.

Ben più imponente sulle condizioni del pianeta l’indotto dello Champagne: i trasporti aerei per raggiungere la regione e movimentare merci al 13%, quelli navali al 17%. Incidono drasticamente sulla carbon footprint il packaging (32%) e le infrastrutture, due degli elementi nel mirino del Comité, che si è dato come obiettivo di medio termine (2025) la riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 25%, fino al 75% entro il 2050.

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