Categorie
news news ed eventi

Marchisio da Vitevis a Cadis: all’orizzonte un maxi gruppo Soave-Bardolino-Valpolicella?

Alberto Marchisio da Vitevis a Cadis: nasce un maxi gruppo Soave-Bardolino-Valpolicella?
La notizia era nell’aria da almeno un mese ed oggi è realtà: Alberto Marchisio lascia Vitevis per Cadis 1898 dove, a partire da maggio, sarà il nuovo direttore generale. L’enologo piemontese, originario di Alba, prende il posto di Wolfgang Raifer, con cui Cadis ha «interrotto il rapporto» nel mese di marzo in maniera inaspettata, tanto da portare molti a parlare di un vero e proprio «defenestramento». All’orizzonte ecco dunque profilarsi la possibile creazione di un maxi gruppo, in grado di stravolgere gli equilibri di mercato del triangolo compreso tra Soave, Bardolino e la Valpolicella. Non si parla al momento di una vera e propria fusione tra Cadis 1898 e il Gruppo Vitevis. Ma le due cantine, che insieme produrrebbero circa 52 milioni di bottiglie controllando 9.200 ettari, inizieranno un percorso comune sotto la guida manageriale di Alberto Marchisio.

Il consiglio di amministrazione di Cadis 1898 non ha solo trovato l’accordo con il manager per la direzione generale ma anche stabilito che possa mantenere «un rapporto di consulenza con Cantine Vitevis, l’azienda di provenienza». Il Cda di Vitevis, inoltre, «con la prospettiva di dare continuità al percorso intrapreso da Marchisio, distribuirà deleghe ai responsabili di diversi settori presenti all’interno della cantina, in una logica di valorizzare delle competenze acquisite e delle risorse interne», si legge in una nota diffusa ieri dallo staff di Marchisio.

CANTINA DI SOAVE E VITEVIS: NASCE UN NUOVO COLOSSO DEL VINO ITALIANO?

L’eventuale formalizzazione della nascita di un gruppo che riunisca sotto a un unico “cappello” i due giganti del vino del Veneto, porterebbe alla leadership assoluta del Soave, nonché della denominazione spumantistica del Lessini Durello. Non solo: esclusa la Valpolicella Classica, il colosso controllerebbe gran parte della produzione della Valpolicella, oltre ad avere la maggioranza quasi assoluta di Custoza e un’ampia fetta dell’areale di Bardolino e del Bardolino Chiaretto (interessato da una vera e propria rivoluzione che ha portato al sorprendente allontanamento di Franco Cristoforetti dal Consorzio, con la presidenza affidata lo scorso anno a Fabio Dei Micheli). L’eventuale influenza sul territorio potrebbe essere paragonabile a quella esercitata da Cavit, in Trentino, riferita però alle maggiori Doc della provincia di Verona.

“Fantavino” o qualcosa di più? Marchisio e Cadis, al momento, non si sbilanciano: «Dopo l’interruzione del rapporto di lavoro con l’ex direttore generale Wolfgang Raifer, avvenuta lo scorso marzo – sottolinea Roberto Soriolo, presidente di Cantina di Soave – il Cda ha maturato la convinzione che la figura di Alberto Marchisio fosse quella più idonea a guidare la nostra realtà. In lui abbiamo riscontrato eccellenti capacità comunicative nel dialogo e nell’ascolto delle persone, abilità nell’individuare strategie commerciali efficienti, nonché doti organizzative, di visione ed enologiche. Questi principi e valori sono le fondamenta su cui intendiamo costruire un solido futuro per Cadis 1898. Lo accogliamo fiduciosi nella nostra grande famiglia e gli auguriamo un avvenire ricco di successi».

LA CRESCITA DI VITEVIS CON ALBERTO MARCHISIO

Marchisio dal 2012 ricopre la carica di direttore generale di cantina Colli Vicentini, oggi Cantine Vitevis, realtà giuridica nata nel 2015 dalla fusione di tre cooperative vicentine (Colli Vicentini di Montecchio Maggiore, Cantina di Gambellara e Cantina di Malo) e a seguire con l’acquisizione di Cantina di Castelnuovo del Garda in provincia di Verona nel 2019. «Un importante percorso di consolidamento sviluppato e diretto personalmente», si legge nella nota stampa con la quale viene ufficializzato il nuovo incarico in Cadis.

«Devo molto a Cantine Vitevis – commenta Alberto Marchisio – per l’esperienza maturata sia dal punto di vista manageriale che umano. Il mio ruolo all’interno della cooperativa è stato quello di individuare una nuova strategia per le realtà vinicole che la componevano, valorizzando le singole cantine, ciascuna per la propria identità e peculiarità senza cancellarne la storia, per organizzare una realtà innovativa e credibile sul mercato attraverso prodotti di qualità rappresentativi del territorio. A mio avviso, il ruolo di un direttore generale è quello di lavorare in una prospettiva di medio lungo periodo, come è avvenuto in Vitevis, tracciando un percorso ben preciso che può proseguire anche assumendo un nuovo incarico».

MARCHISIO A SOAVE: VITEVIS SI RIORGANIZZA

La posizione in Cadis1898 rappresenta per il nuovo direttore generale «una sfida stimolante in una delle più significative realtà del panorama vinicolo nazionale; il confronto costruttivo con il territorio e il dialogo con le persone che lo rappresentano saranno fondamentali, così come il coinvolgimento dei collaboratori e il lavoro di squadra quotidiano», commenta Alberto Marchisio. A continuare il progetto manageriale avviato da Marchisio, in Vitevis ci saranno figure già presenti in azienda a partire dal direttore Guido Allione, che dallo scorso agosto si occupa di ottimizzare i processi produttivi, dell’organizzazione interna e del personale.

Ad affiancarlo per il mercato estero saranno Valeria Quagiotto che, oltre alla vendita si occuperà del coordinamento dei brand aziendali e Roberto Sembenini che si dedicherà anche ai marchi privati. Per il mercato domestico sarà Stefano Argenton a promuovere la vendita del prodotto confezionato, mentre Stefano Lovato, enologo di esperienza, si occuperà di coordinare il comparto enologico e delle vendite dei vini sfusi. Le nuove direzioni opereranno in sinergia all’interno di un consiglio direttivo guidato dal presidente Silvano Nicolato.

«Siamo convinti che la strada individuata sia funzionale alle esigenze di crescita della cantina – evidenzia proprio quest’ultimo – garantendo continuità e valorizzando le risorse interne, figure capaci ed esperte del settore del vino, con una profonda conoscenza dei meccanismi aziendali della nostra realtà. Una squadra che ha dimostrato in questi anni di avere la capacità e di tenere il passo in un mercato in continua evoluzione. Ringraziamo Alberto Marchisio per il suo impegno, apporto e dedizione – conclude Silvano Nicolato – che hanno fatto crescere la nostra cooperativa a beneficio dei suoi soci. Il fattore umano è da sempre al centro della nostra storia e lo dimostra anche questa scelta, siamo una cooperativa del territorio, rappresentiamo oltre mille soci, lavorare in squadra in condivisione è una condizione che conosciamo da sempre».

Categorie
news news ed eventi

Walter Massa e la sua Monleale: «In Piemonte 8 mila ettari di Barbera senza dignità economica»

«In Piemonte abbiamo sulle palle 8 mila ettari di Barbera che non hanno dignità economica. E per di più non esiste l’assessorato all’Agricoltura in Regione, perché un tizio che governa circa 3 milioni di ettolitri di vino prodotti e 15 milioni di ettolitri di vino comprati non può essere chiamato assessore all’Agricoltura, bensì al Commercio». Walter Massa ha appena finito di deliziare gli ospiti del Ristorante Montecarlo di Tortona con uno dei suoi pezzi da novanta – un Monleale 2000 in formato magnum – quando chiede l’attenzione della stampa presente in sala nell’ambito dell’Anteprima Derthona Due.Zero 2023. Il discorso è di quelli che lasciano il segno. Tema: la Barbera piemontese.

«Dobbiamo smettere di chiamarla “Barbera d’Asti” per poi vedere quella prodotta da Caldirola a 1,99 al supermercato, con tanto di fascetta. Se lo Chardonnay a Meursault si chiama “Meursault“, se la Malvasia puntinata a Frascati si chiama “Frascati“, se la Garganega a Soave si chiama “Soave“, un motivo c’è. Smettiamo di chiamare “Barbera” il vino fatto con l’uva Barbera. Diamogli nomi di fantasia, piuttosto. Dobbiamo imparare dalla Borgogna, dalla Francia, non dall’Oltrepò pavese: a Tortona nasce la rivoluzione della Barbera, che qui si chiama “Monleale” e basta». Walter Massa, in sostanza, invita tutti i “barberisti” a seguire l’esempio del Nizza Docg.

Ma anche il vitigno simbolo dei Colli Tortonesi, il Timorasso, è stato oggetto negli ultimi anni di un profondo restyling “concettuale”. I vini prodotti con uve Timorasso sui Colli Tortonesi potranno presto chiamarsi semplicemente “Derthona“, dall’antico nome romano della città capoluogo della regione vinicola, Tortona. Il tutto a partire dalla vendemmia 2022, grazie alla ratifica delle modifiche al disciplinare di produzione della Doc, che già prevedeva la sottozona “Monleale” per i vini ottenuti da Barbera (min. 85%; 72 quintali di resa per ettaro).

Categorie
degustati da noi vini#02

Soave Doc Classico Superiore 2020 “Bucciato”, Ca’ Rugate

Il Soave Classico Superiore 2020Bucciato” di Ca’ Rugate è uno dei vini orange presenti nella Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it. Garganega in purezza, vinificata “sulle bucce”, come suggerisce il nome. Colore aranciato non particolarmente carico.

Naso e bocca sulla cifra stilistica di Ca’ Rugate: quel sussurrare elegante ogni nota, ogni sentore, ogni sfaccettatura, in un ensemble capace di lasciare il segno. Un pugno che si trasforma in carezza. Morbidezza e carattere, dal naso al retro olfattivo.

Guida top 100 – 2023

Categorie
news news ed eventi

Apocalypse wine, attacco frontale alla viticoltura di Soave e al Cervim

Apocalypse wine è il video girato dagli studenti della classe IV Am dell’Isiss Luciano Dal Cero di San Bonifacio (VR) sulla viticoltura a Soave. Un «discorso civile sul paesaggio “incongruo”», come lo descrivono gli alunni coordinati dal prof. Simone Gianesini, in cui vengono mostrate presunte scene di devastazione paesaggistica compiute da alcuni viticoltori locali, a danno della biodiversità.

Oltre al titolo, che richiama l’Apocalisse, è la colonna sonora a comunicare pathos e a spingere gli spettatori allo sdegno. Tra le altre, sono state scelte opere come Danse Macabre di Camille Saint-Saëns, il Confutatis Maledictis di Wolfgang Amadeus Mozart e la Sinfonia n. 4 in Mi minore di Johannes Brahms.

Nessun nome di cantina o istituzione pubblica, nel video. Dalle immagini di Apocalypse wine, girate fra novembre 2021 e gennaio 2022, emerge piuttosto un attacco generalizzato al sistema vino a cavallo tra la zona classica del Soave e la zona allargata della Valpolicella, in provincia di Verona.

Per l’esattezza, viene citato il corridoio – un tempo boschivo, oggi interessato da quella che viene descritta come «viticoltura industriale» – tra la Val Tramigna e la Val d’Alpone. Tra menzioni ed immagini, appaiono le frazioni Castelcerino di Soave e Terrossa di Roncà.

VITICOLTURA A SOAVE: CERVIM NEL BERSAGLIO DEGLI STUDENTI

Ad essere nominato è invece il Cervim, il “Centro di Ricerca, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura di Montagna, in Forte Pendenza e delle Piccole Isole”. L’ente, con sede ad Aosta, viene additato dagli studenti come organismo che premia i vini prodotti nei vigneti oggetto della presunta devastazione paesaggistica, tra le colline di Soave.

«In realtà non volevamo chiamare in causa qualcuno di preciso – commenta a winemag.it il prof. Simone Gianesini – bensì sottolineare come lo sfruttamento dissennato del paesaggio abbia una sua apparente istituzionalizzazione, addirittura con un Premio».

Il punto che magari è sfuggito a molti spettatori è che Apocalypse Wine è un discorso civile, politico, non tecnico. Non scendiamo nel merito di un reato, ma additiamo responsabilità morali».

L’attacco al Cervim, che organizza ogni anno il concorso Mondial des Vins Extrêmes, focalizzato sui vini da “viticoltura eroica”, è feroce. Le frecciate di due studenti si susseguono dal minuto 6,50 al minuto 9,24: «L’autodistruzione avvertita come benessere». «Sette medaglie veronesi? Che culo». «Basta che il falso trovi una volpe o un asino che lo dica e sembrerà vero».

Perché, secondo te, comprare oliveti, prati e boschi a una pipa di tabacco, entrare con le ruspe e con un’enorme disponibilità di schèi da investire, portar via terra, metterne altra, terrazzare dappertutto, è da eroi? È come dire che è un eroe uno che entra con un carro armato in un campo profughi, di notte. A me sembra il contrario: è un vigliacco».

«Quello che è in atto è una guerra alla biodiversità. E questo – continua il dialogo tra i due studenti – da parte di indigenti culturalmente. Compresi quelli che si gonfiano, con questa retorica alla moda, di questa teologia del vino, messa al servizio del potere e della morte». Infine: «Vi dico solo che i vigneti di grande valore paesaggistico ad aver vinto, sono quelli che vi abbiamo fatto vedere noi».

LE CANTINE COINVOLTE: «IN REGOLA CON LE AUTORIZZAZIONI»

Tra le prime cantine ad apparire nel video Apocalypse wine c’è Fattori Wines di Terrossa di Roncà. L’azienda si riconosce in maniera chiara, grazie alle immagini che ritraggono due grandi edifici, descritti come «gigantesche cattedrali atterrate qui da chissà dove», non lontane dalla «innaturale geometria di un enorme vigneto industriale», che avrebbe sostituito la zona boschiva.

Contattata da winemag.it, la cantina afferma di non aver mai ricevuto premi dal Cervim. Evidenti sul sito web, invece, i riconoscimenti ricevuti da Slow Wine e Gambero Rosso. Poi, il commento al video: «Forse questi ragazzi parlano di un argomento che non conoscono, dal momento che l’azienda ha 45 ettari e meno di un terzo è occupato da vigneti. Il resto sono boschi, che rimarranno lì».

Per la realizzazione degli edifici abbiamo ottenuto tutte le licenze necessarie. Abbiamo fatto un lavoro bellissimo, sia dal punto di vista agronomico, sia paesaggistico, sia urbanistico.

Se poi vogliamo dire che il vino non è indispensabile, è un altro discorso. Siamo in un territorio ad altissima vocazione vinicola, che si presenta come tanti altri del genere: dalla Borgogna alla Champagne, dalla Franciacorta alla Valtellina».

LA REAZIONE DEL CERVIM: «APOCALYPSE WINE? AFFERMAZIONI GRAVI»

Apocalypse Wine non è sfuggito al presidente del Cervim, Stefano Celi. «La cosa è molto grave – commenta a winemag.it il numero uno del Centro per la “viticoltura eroica” di Aosta -. Prima di tutto si fa di tutta l’erba un fascio. Non si dice, per esempio, che la la coltivazione della vite possa salvaguardare il territorio da dissesti idrogeologici».

Il concorso, con le accuse mosse ad alcuni produttori, ha poco a che fare. Non è compito nostro indagare sulla natura dei terrazzamenti, o se gli stessi siano stati realizzati con le dovute autorizzazioni. Lo diamo per implicito, anzi siamo certi che le terrazze siano state realizzate in regola con la legge».

«Non ultimo – conclude Stefano Celi – gli studenti forse non sanno che la “biodiversità viticola” esiste. La viticoltura, infatti, preserva piante, ovvero vitigni, che rischiano la scomparsa e contribuisce alla loro salvaguardia. Inoltre, alcuni vignaioli tengono in vita forme di coltivazione ancestrali, anche antieconomiche. A questi giovani voglio dire che l’agricoltura non ruba terreno a nessuno».

Tra le cantine della zona premiate dal Cervim, oltre all’Azienda agricola Accordini Stefano di Fumane, c’è Ca’ Rugate di Montecchio di Crosara, che tuttavia non appare nel video.

Il commento della dirigenza, contatta da winemag.it, è chiaro: «Abbiamo 90 ettari di vigna in tre territori di montagna come Monti Lessini, Soave Classico e Valpolicella. Per questo siamo stati premiati con delle medaglie d’oro nell’ambito del Mondial des Vins Extrêmes 2021 del Cervim, unica azienda veronese a raggiungere questo triplice traguardo».

«Abbiamo vigne da 30 anni nella zona classica del Soave – riferiscono i titolari della cantina – e non ci sentiamo minimamente coinvolti dal video. Anzi, crediamo che il nostro lavoro vada nella direzione opposta. Attraverso la viticoltura di montagna, stiamo facendo un favore alle nuove generazioni, mentre le pianure “cuociono” a causa dei cambiamenti climatici».

SANDRO GINI (CONSORZIO SOAVE): «VENITE A VISITARE LE COLLINE»

Si schiera anche il Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto di Soave. «Abbiamo visto il video realizzato da questi giovani studenti – commenta a winemag.it il presidente Sandro Gini, proprietario di una storica cantina del territorio -. Ne apprezziamo la sensibilità che emerge e gli spunti di riflessione. Tuttavia riteniamo che il contenuto non sia prettamente corretto. E che, in modo del tutto involontario, sia frutto di semplificazioni che rischiano di dare una percezione distorta di quella che, invece, è la realtà del Soave».

Il Soave è stato il primo comprensorio viticolo italiano ad essere inserito nel registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico. Ricordiamo che le nostre colline sono state recentemente insignite del riconoscimento Ghias della Fao, vale a dire quegli “agro-ecosistemi” in cui il lavoro dell’agricoltore ha permesso la salvaguardia e il mantenimento del paesaggio».

«Molte nostre aziende, inoltre – conclude il presidente Sandro Gini – si fregiano di certificazioni ambientali improntate sulla biodiversità. Per tali ragioni siamo ben lieti di ricevere qui, sulle nostre colline, gli autori del video, gli insegnanti, gli studenti e tutti coloro che vogliono conoscere il Soave davvero».

IL VIDEO APOCALYPSE WINE CENSURATO O RIMOSSO DA YOUTUBE?

Il video Apocalypse Wine girato dagli studenti dell’Isiss Luciano Dal Cero di San Bonifacio non è più disponibile sul web o, meglio, su YouTube, nella sua forma originale. «La diffusione del video, ormai virale, sta seguendo una vita tutta sua – spiega a winemag.it il prof. Simone Gianesini – in quanto, a causa di diverse segnalazioni da parte di utenti che restano anonimi, il canale originario che aveva condiviso il video è stato costretto a rimuoverlo».

Si tratta di Healthing, YouTube channel con 142 iscritti. Una sorta di piattaforma multimediale, aperta a diversi contribuiti esterni, tra cui quello di un’associazione del territorio di Soave che si occupa di tutela del paesaggio e organizzazione di tour, eventi e trekking.

Raggiunto da winemag.it, uno dei referenti dell’associazione – che preferisce rimanere anonimo – parla di «clima insostenibile in paese», in seguito alla pubblicazione del video. La piccola associazione locale sarebbe stata infatti presa di mira da alcuni viticoltori e agricoltori.

«Nessuno ha subito minacce – spiega il prof. Gianesini – e il video non è stato “censurato”, nel vero senso della parola, ma è finito vittima delle segnalazioni. Di certo, non lo abbiamo rimosso noi. Attraverso Apocalypse Wine speravamo di ottenere l’appoggio dei tanti piccoli agricoltori che vivono in condizione di debolezza nei confronti dei “grandi” della zona».

«Apocalypse Wine non racconta nulla di nuovo – conclude il docente – e non ce l’abbiamo con nessuno in particolare. Il fatto che sia stato condiviso da personaggi pubblici come Natalino Balasso e Andrea Pennacchi, significa che siamo fuori dal pericolo censura. Moltissimi, infatti, si rendono conto di quello che sta accadendo. Ma, pur parlandone, non hanno peso. Il video è riuscito invece ad averlo».

Categorie
Approfondimenti

Il volume “Soave Terroir” premiato dall’Oiv

L’Oiv, Organizzazione internazionale della vigna e del vino, ha premiato “Soave Terroir” con la menzione d’onore. Il volume, voluto dell’ex direttore del Consorzio Aldo Lorenzoni e scritto a più mani con studiosi e ricercatori, è stato riconosciuto per la sua valenza scientifica. La pubblicazione sul terroir di Soave è inserita nelle 10 menzioni speciali, accanto ai 16 premi assegnati alle migliori opere letterarie del vino edite nel 2020.

«Un doppio obiettivo raggiunto per quest’opera – si legge tra le motivazioni alla base del premio a Soave Terroir – uno studio scientifico e un passo avanti per la valorizzazione della denominazione Soave, con una descrizione dettagliata dei terroirs». La cerimonia di premiazione si terrà il 17 dicembre 2021 a Bordeaux presso la Cité du Vin.

I 33 “Cru” del Soave spiegati bene (compresi i curiosi toponimi)

Categorie
news news ed eventi

Sandro Gini riconfermato presidente del Consorzio Soave: «Il mondo è cambiato»

Sandro Gini è stato confermato presidente del Consorzio di Tutela del vino Soave. Enologo, classe 1958, titolare dell’azienda agricola Gini Sandro e Claudio, resterà in carica dal 2021 al 2023. «Riprendo il mio mandato consapevole che il mondo è profondamente cambiato», sono le sue prime parole.

«Nel futuro – spiega Sandro Gini – ci sarà bisogno di azioni responsabili, mirate e soprattutto efficaci nei confronti dei soci della denominazione. Auspico unione e condivisione degli obiettivi comuni».

Nello specifico, «aumentare il valore dell’imbottigliato della denominazione, una maggiore attenzione all’ambiente e alle pratiche sostenibili e, soprattutto, dialogo con le istituzioni». Una missione che Sandro Gini definisce «ambiziosa, per l’impegno e la passione richiesta a ogni produttore del Soave».

IL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

I vicepresidenti eletti sono Massimino Stizzoli e Matteo Inama. Ad eleggere i massimi vertici è stato il nuovo Cda del Consorzio del Soave, composto da Cristian Ridolfi, Claudio Tamellini, Emanuele Vicentini, Fernando Viviani, Giovanni Verzini, Gaetano Tobin, Giovanni Nordera, Laura Rizzotto, Massimino Stizzoli, Massimo Meneghello Canoso, Matteo Inama, Paolo Fiorini, Roberto Soriolo, Wolfgang Raifer.

Il collegio sindacale sarà guidato da Mauro Pernigotto con il supporto di Paolo Domenico Chignola e Alberto Bellieni. Il lavoro di Sandro Gini e del Cda si incentrerà «su un processo di forte rinnovamento della denominazione, a partire dalle Unità Geografiche aggiuntive (Uga) del Soave e dalle vigne». Altro punto cardine, la preservazione del paesaggio riconosciuto dalla Fao.

Categorie
Approfondimenti

Sartori accoglie il nuovo direttore commerciale generale Francesco De Alessi

Francesco De Alessi è il nuovo direttore commerciale generale e marketing di Sartori, noto marchio del vino veronese. “Siamo entusiasti che Francesco si sia unito al nostro team dove, grazie alla sua esperienza, passione e le sue competenze di vendite e marketing darà sicuramente un grandissimo valore aggiunto per perseguire obiettivi ancora più ambiziosi per il nostro brand”, afferma Andrea Sartori, Presidente della Casa Vinicola Sartori.

De Alessi arriva da un’esperienza lunga 14 anni nel gruppo Santa Margherita dove, dopo aver viaggiato tra Europa, Asia e Nord America, ha ricoperto con successo il ruolo di direttore export globale negli ultimi 4 anni.

Casa Vinicola Sartori, fondata nel 1898, è oggi un’azienda dalla vocazione internazionale, situata in Valpolicella. La cantina produce una gamma ampia di vini come Amarone, Ripasso, Valpolicella, oltre a Doc veronesi come Soave e Bardolino.

Categorie
Approfondimenti

Soave: Vendemmia 2020 di qualità ma si selezionano i vigneti

Ottima l’annata 2020 per il Soave. Preceduta da un inverno mite e siccitoso, il germogliamento è partito con sostanziale anticipo rispetto alla stagione precedente. I mesi di aprile e maggio sono stati perturbati e piovosi, e le basse temperature registrate hanno rallentato la corsa delle viti per arrivare alla fioritura in giugno in perfetto stato.

I mesi estivi hanno registrato temperature senza estremi, ventilazione e un perfetto apporto idrico che hanno portato le vigne a essere rigogliose e sane, senza attacchi di peronospora o altre malattie. Un po’ più preoccupante è l’aumento di mal dell’esca e flavescenza dorata che è però costantemente monitorata dai tecnici delle “Sentinelle del Soave” che stanno effettuando interventi puntuali ed efficaci.

Ci stiamo preparando a una vendemmia da un lato estremamente promettente, dall’altro con qualche nuvola all’orizzonte – dice Sandro Gini, presidente del Consorzio – il nostro Consorzio si è dimostrato reattivo e in grado di rispondere alle problematiche che ci si sono poste davanti e siamo sicuri che saprà reagire con prontezza anche in futuro”.

Le vigne di Garganega e Trebbiano di Soave sono quindi in ottimo stato e con un produzione nella media. La scelta del Consiglio di avere prudentemente abbassato le rese per la vendemmia 2020 arriva quindi a sottolineare una grande attenzione in vigneto, selezionando quelli migliori per la produzione del vino Soave che anche quest’anno raggiungerà i 450.000 ettolitri, in linea con le richieste del mercato.

Dati incoraggianti inoltre sono quelli che vengono dagli imbottigliamenti, che stanno recuperando rispetto ai primi mesi dell’anno, segno di una maggiore fiducia e richiesta di prodotto sui mercati di elezione del Soave, in particolar modo la Germania.

La vendemmia per le terre del Soave dunque è prevista per il 20 di settembre, solo qualche giorno di anticipo rispetto agli scorsi anni, con una garganega allungata e spargola e con le acidità che sono aiutate dalle importanti escursioni termiche che si stanno registrando e che sono ottimali per la freschezza ma anche per i profumi floreali di fiori d’acacia e camomilla del Soave.

Categorie
Approfondimenti

Soave riduce le rese per la vendemmia 2020 non bio: da 150 a 130 quintali ettaro

“L’assemblea dei soci del Consorzio del Soave ha prudentemente scelto di diminuire le rese per la vendemmia 2020, passando da 150 qli/ettaro per la Doc a 130 qli/ettaro (-13%) e da 140 qli/ettaro a 130 qli/ettaro (-7%) per la zona Classica e dei Colli Scaligeri”. Lo rende noto il Consorzio di Tutela Vini Soave e Recioto di Soave.

“Deroghe a questa decisione verranno date alle aziende che negli ultimi due anni non hanno caricato il Soave oltre il limite previsto, mentre per le aziende biologiche certificate il limite rimane a 140 qli/ettaro, per dare un forte segnale a favore della sostenibilità in vigneto”, precisa ancora l’ente veneto.

Una decisione in linea con quelle delle più grandi denominazioni italiane, per assicurare da un lato il reddito delle imprese agricole e dall’altro la tenuta del sistema dei prezzi.  “Una scelta condivisa e presa sentendo tutte le parti”, dichiara il Presidente del Consorzio Sandro Gini.

In un anno che ci ha messo alla prova, la natura non ha smesso di andare avanti e valutato l’andamento dell’annata, abbiamo con responsabilità preso questa decisione per tutelare tutte le aziende del territorio e al contempo non creare tensione sul mercato, se il prodotto nel 2021 non fosse sufficiente a soddisfare le richieste”.

“Un equilibrio produttivo costante nel mirino del Consiglio di amministrazione del Consorzio – conclude Gini – dove fondamentale diventa essere reattivi e nello stesso momento valutare anche le prospettive future, in un mercato sempre più competitivo e veloce”.

L’assemblea dei soci ha intanto registrato alcuni dati positivi, come un aumento di consumo di Soave in Canada del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre è in partenza una campagna di promozione in Giappone.

Categorie
Approfondimenti

Soave: “Da studio fertilità delle gemme una migliore gestione della Denominazione”

SOAVE – Scoprire in anticipo la fertilità delle gemme nel vigneto, per intervenire con potature “in grado di regolare la produzione secondo le esigenze di mercato e a tutela del reddito aziendale“. Questa l’ultima sfida del Consorzio del Soave, che ha presentato al Ministero delle Politiche Agricole i risultati di uno studio che consente “una più attenta gestione della Denominazione, anche in prospettiva delle sfide dell’attuale emergenza sanitaria”, Covid-19. Unica controindicazione: l’imprevedibilità del meteo.

Nelle gemme sono già custoditi i grappoli della vendemmia successiva e il loro numero varia di anno in anno, a seconda del clima, dell’età del vigneto e della fertilità del terreno stesso”. Le prime stime riguardano proprio la vendemmia 2020.

Secondo quanto riferito dal Consorzio, si prevede “una fertilità inferiore alla media, tra 1,2 e 1,3 (1,7 era stata la fertilità per la vendemmia 2018) e la produzione potrebbe essere ancora condizionata dal meteo nella fase di fioritura della Garganega“.

“Il nostro obiettivo – spiega Aldo Lorenzoni, Direttore del Consorzio del Soave – è quello di fornire al viticoltore strumenti, semplici, a basso impatto economico e efficaci per potere gestire al meglio il vigneto. Dal viticoltore parte la filiera e il suo ruolo e il suo lavoro è quindi fondamentale per potere prendere decisioni strategiche per l’intera denominazione”.

La tecnica su cui si basa la teoria prevede la raccolta, nel primi giorni di ottobre, di 20 tralci rappresentativi nel vigneto oggetto di studio, ovvero quelli che il potatore terrebbe come capo a frutto futuro.

Questi tralci vengono tagliati a talea e fatti germogliare in serra a una temperatura di 25 gradi. Dopo pochi giorni si possono contare i grappolini che si formano, potendo quindi prevedere agli inizi di novembre, prima della potatura, la produzione dell’annata successiva e anche il peso medio dei grappoli.

“Se si vede un potenziale produttivo sopra media – spiega il Consorzio del Soave – il viticoltore saprà che dovrà intervenire con tralci più corti o diradamenti più frequenti”. La sperimentazione, utile a fornire i primi dati ai produttori, è avvenuta in vigneti rappresentativi della denominazione posti in 9 Unità geografiche aggiuntive (Paradiso, Monte di Colognola, Tenda, Zoppega, Fittà, Foscarino, Castelcerino, Campagnola e Roncà – Monte Calvarina) delle cantine Collis Veneto Wine Group, Cantina di Soave e Cantina di Monteforte.

Categorie
news news ed eventi

Ridurre i solfiti nel vino grazie al calcolo della shelf life: il progetto Simposio Soave

L’ultima frontiera della riduzione dei solfiti nel vino arriva da Soave. Si chiama “Simposio” lo studio finanziato da Regione Veneto che vede protagonista il Consorzio di Soave e i Dipartimenti di Biotecnologie e di Informatica dell’Università di Verona. Grazie allo “Sviluppo di una architettura portatile per l’implementazione di modelli previsionali della shelf-life del vino Soave”, sarà possibile prevedere la capacità di resistenza agli stress della conservazione e del trasporto del nettare, gestendo meglio l’impiego della solforosa in cantina.

“Simposio – spiega il Consorzio – si propone di creare un sistema di classificazione della shelf-life dei vini Soave basato su analisi elettrochimiche e colorimetriche facilmente implementabili in cantina, abbinando a tali approcci soluzioni IoT (Internet of Things) e tecniche di intelligenza artificiale (IA) per lo sviluppo del modello predittivo”.

Parole difficili che hanno, in realtà, un significato molto semplice: il sistema “Simposio” sarà in grado di supportare gli enologi durante le varie fasi della vinificazione, allo scopo di ottenere vini più “sani”, grazie a un migliore impiego dei “conservanti” del vino: i tanto temuti “solfiti“, ovvero l’anidride solforosa (SO2).

“Il Consorzio del Soave – spiega Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave – si conferma uno dei più attenti all’innovazione. In questo momento stiamo seguendo una decina di progetti assieme alle Università venete, da Venezia, a Padova, a Verona, rivolti sia alla viticoltura sostenibile, che alla tutela del paesaggio e all’innovazione nel settore enologico. Stiamo lavorando in sinergia con le nostre imprese, rispondendo alle sfide che devono affrontare ogni giorno. I risultati saranno quindi condivisi e messi a disposizione, perché diventino un patrimonio di tutti”.

A Soave, del resto, si parla di longevità dei vini bianchi già dai primi anni Duemila, con la manifestazione “Tutti i colori del bianco”. Il nuovo strumento sarà utile a capire quali caratteristiche rendono il Soave uno dei vini bianchi italiani più adatti all’affinamento in bottiglia. Sarà utile, inoltre, all’ulteriore valorizzazione dei 33 cru, riconosciuti nei giorni scorsi dall’Unione europea.

Categorie
news news ed eventi

I 33 cru del Soave in etichetta dalla vendemmia 2019: già rivendicate 23 “Uga”

In etichetta dalla vendemmia 2019 i 33 cru del Soave, grazie alla necessaria pubblicazione della modifica del disciplinare sulla Gazzetta Europea. I nomi delle Unità Geografiche Aggiuntive (“Uga”) – 28 cru nella zona classica, 2 nella zona vulcanica di Roncà e 3 nelle colline calcaree della Val d’Illasi e di Mezzane – potranno essere utilizzati dai produttori di Soave per promuovere le tipicità organolettiche delle uve provenienti dai diversi terreni.

I vini con l’indicazione delle Uga e delle vigne, approvate per decreto dalla Regione Veneto, saranno presto sugli scaffali e nei ristoranti. In totale sono 23 le Unità Geografiche Aggiuntive rivendicate sin ora su 270 ettari di denominazione, “segno del coinvolgimento e della condivisione di tutti i produttori di questo percorso”, sottolinea il Consorzio di Tutela del Soave.

Si tratta di Broia, Brognoligo, Carbonare, Castellaro, Castelcerino, Colombara, Costalunga, Coste, Costeggiola, Fittà, Foscarino, Froscà, Menini, Monte Grande, Pigno, Pressoni, Sengialta, Tenda, Volpare, Zoppega, Duello, Paradiso e Roncà – Monte Calvarina.

“Non possiamo che essere contenti del risultato – spiega Sandro Gini, presidente del Consorzio – gran parte dei produttori ha saputo cogliere l’occasione di differenziare la loro produzione di qualità attraverso le Unità Geografiche e le vigne e speriamo ci saranno presto tante occasioni per portare questo racconto in giro per il mondo”.

Il percorso di introduzione delle Unità Geografiche Aggiuntive è iniziato 30 anni fa con un attento lavoro cartografico, sfociato nella zonazione e quindi nello studio dei suoli. “Un lavoro propedeutico fondamentale per la caratterizzazione dei singoli cru – evidenzia il Consorzio – che sono stati definiti sia per le loro caratteristiche pedoclimatiche sia per la loro storia, che in alcuni casi ha radici nell’epoca napoleonica”.

Categorie
news news ed eventi

Registro delle Vigne del Soave, via al decreto della Regione: ecco i primi 25 “Cru”

SOAVE – Sono 25 le prime vigne del Soave, su un totale di 33 Cru – o meglio “menzioni geografiche aggiuntive” (Mga) – identificati dal Consorzio. Con decreto della Regione Veneto sono state istituite le vigne, uno strumento di valorizzazione previsto dalla legge 238/2016 (Testo Unico della Vite e del Vino) che prevede la possibilità di menzionare il nome della “vigna” in etichetta, per i vini che provengono da micro appezzamenti di grande valore storico per la Denominazione. Vini frutto di uve che vengono vinificate separatamente rispetto al resto della produzione aziendale.

Le vigne iscritte nell’apposito elenco regionale si chiamano Albare, Calvarino, Campo Le Calle, Casette, Cavecchia, Cengelle, Cervare, Colbaraca, Colle Sant’Antonio, Contrada Salvarenza vecchie vigne, I Tarai, La Rocca, Le Caselle, Monte Bisson, Monte Ceriani, Motto Piane, Pressi, Roccolo, San Pietro, Val Grande, Vigna della Corte, Vigne della Brà, Vigne delle Fate, Vigne di Sande.

Appartengono alla storia enologica di un territorio come quello del Soave che da più di 200 anni fa della parcellizzazione e della grande differenziazione tra suoli, altitudini ed esposizioni il suo punto di forza.

Si sta chiudendo un anno di grande lavoro per il Consorzio Tutela del Soave – sottolinea Sandro Gini, presidente del Consorzio – che ha visto il team impegnato sia sul fronte della promozione, soprattutto in Giappone e Inghilterra, sia su quello della tutela, intesa anche in senso ambientale/paesaggistico”.

“Il prossimo anno porteremo queste grandi novità in tutto il mondo con un progetto legato alla agricoltura eroica vulcanica assieme a partner internazionali. Siamo quindi pronti ad affrontare il 2020 con grande entusiasmo e una nuova bellissima storia da raccontare”, conclude Gini.

Non a caso il Consorzio ha preso parte, di recente a Budapest, capitale dell’Ungheria, a GoVolcanic 2019: primo summit internazionale organizzato in Europa con focus sui vini prodotti da terroir vuolcanico.

Si completa quindi un iter durato vent’anni dalle prime zonazioni effettuate nel Soave e che proprio nel 2019 si è concluso prima con l’introduzione delle 33 Unità Geografiche Aggiuntive e dopo con le “vigne”.

Una rivoluzione quindi per il comprensorio che vede valorizzata in maniera definita la produzione di premium wines nella denominazione, e che il consumatore potrà apprezzare direttamente sull’etichetta dei prodotti.

Premiato quindi il lavoro del Consorzio del Soave e di tutti i suoi produttori, che dai primi anni 2000 hanno fatto della valorizzazione del paesaggio un cavallo di battaglia e che attraverso progetti specifici di tutela stanno lavorando per migliorarlo e preservarlo.

Dopo il riconoscimento a Patrimonio Agricolo Globale della FAO sono stati attivati infatti diversi progetti di ricerca molto innovativi. In particolare Soilution System che affronta in modo sinergico le problematiche relative all’erosione del suolo e al dissesto idrogeologico.

Itaca invece prevede la realizzazione di impianti fissi per i trattamenti fitosanitari in vigne in forte pendenza. Altri progetti specifici di promozione prenderanno vita nel 2020, sia in Europa che nei Paesi Terzi, dove le Unità Geografiche Aggiuntive e le “vigne” saranno protagoniste del racconto del Soave.

Categorie
degustati da noi news news ed eventi vini#02

GoVolcanic 2019: i vini vulcanici italiani convincono Budapest. I migliori assaggi

BUDAPEST – I vini vulcanici italiani sono ormai una categoria ben definita, riconoscibile anche all’estero. Un movimento capace di riunire i produttori di alcune delle aree vitivinicole più vocate del Belpaese, accomunate dal terroir vulcanico. La conferma è arrivata lo scorso weekend a Budapest con GoVolcanic 2019, prima edizione del summit che si candida a diventare uno degli appuntamenti chiave per i vini vulcanici internazionali, in Europa.

Sotto lo stesso tetto i vignaioli di Soave, Monti Lessini, Etna e Vulture, ospitati da 40 produttori ungheresi delle regioni di Mátra, Tokaj, Somló, Bükk, Balaton, Ménes e Szerémség. Presenti anche diversi vigneron di Isole Canarie, Azzorre, Slovenia, Israele, Francia (Auvergne) e Slovacchia (Tekov, Tekovského regiónu).

Abbiamo avviato la valorizzazione dei vini da suolo vulcanico ormai 10 anni fa – commenta Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave, nonché del Consorzio del Lessini Durello – ed è bello vedere che la nostra idea si sia sviluppata non solo in chiave nazionale, ma anche internazionale”.

“All’evento di Budapest faranno seguito summit in Francia e Germania – annuncia Lorenzoni – ma soprattutto siamo protagonisti come Lessini Durello, assieme al formaggio Monte Veronese e alla cantina Santo Wines di Santorini, del progetto ‘Gli eroi vulcanici d’Europa‘: una misura 1144 dell’Ue che coinvolge 6 Stati, in 3 anni. Momenti, questi, che trasformano i vini vulcanici in una vera e propria categoria”.

Buoni i riscontri in Ungheria, con 738 visitatori registrati in due giorni all’Holdudvar della Margitsziget, l’isola Margherita sul fiume Danubio, tra Buda e Pest. “Siamo entusiasti di aver generato l’interesse internazionale per questo evento – commenta l’organizzatrice Eva Cartwright – e speriamo di aver ispirato il pubblico a visitare di persona gli incredibili paesaggi da cui provengono questi vini vulcanici”.

La macchina organizzativa dell’edizione 2020 è già in moto: “La location sarà più grande – annuncia Cartwright – e accoglierà nello stesso edificio, oltre ai produttori di vino, anche quelli di alcune eccellenze gastronomiche locali. L’intento sarà sempre quello di giocare sul trinomio Vino-Cibo-Esperienza“.

I MIGLIORI ASSAGGI A GOVOLCANIC 2019

SPUMANTI
Lessini Durello spumante Brut “Vulcano”, Zambon: 90/100
La temperatura di servizio non aiuta al momento dell’assaggio, ma l’etichetta in questione è una vecchia conoscenza di WineMag.it. Un Metodo classico che sa abbinare al frutto polposo della Durella la verticalità ed essenzialità tipica dei vini vulcanici.

VINI BIANCHI
Tokaj 2017, Sanzon Rány: 94/100
Furmint, single cru: 6 grammi litro ammortizzati a dovere dall’impronta vulcanica del terreno. Naso che si presenta timido, su note di buccia d’agrumi, per poi esplodere (letteralmente) su frutta esotica, mandarino e macchia mediterranea. Leggera percezione talcata. Spettacolo puro al palato, nel gioco tra larghezza e verticalità, polpa e “vulcano”. Chiusura salina elegantissima, con ritorni leggeri di liquirizia.

Tokaji 2017, Homonna Attila: 93/100
Furmint e Hárslevelű. Minerale da vendere, sia al naso sia la palato. Le note di pietra bagnata si avvicendano col frutto. In bocca una gran verticalità, senza rinunciare ancora al frutto, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva che si arricchisce di accenni di macchia mediterranea. Splendido.

Soave Doc 2017 “Le Cervare”, Zambon: 92/100
Vino bocciato tre volte dalla commissione di degustazione della Doc, forse per l’utilizzo di lieviti indigeni poco standardizzanti. Eppure “Le Cervare” è uno dei Soave più tipici in circolazione, con le sue note agrumate e l’impronta vulcanica che si manifesta su pietra focaia e polvere da sparo, prima di una chiusura sulla mandorla amara.N

Nagy-Somlói Juhfark 2017, Somlói Apátsági Pince: 92/100

Juhfark è il nome del vitigno che corrisponde al Coda di pecora, autoctono della Campania. Evidente la matrice del terroir, affiancata da note di fiori secchi, agrumi e tè nero. Al palato ricordi di frutta secca e gran sapidità, che accompagna verso un finale lungo e corposo.

Rhine Riesling 2017 “Shop Stop”, Villa Sandahl: 91/100
Un Riesling renano prodotto nella zona del Balaton, in cui i 6 grammi litro di residuo aiutano a riequilibrare la gran verticalità e freschezza del vitigno. Tra i vini più “gastronomici” in degustazione a GoVolcanic 2019.

Olaszrizling Single vineyard 2017, Sabar: 90/100
Naso ampio, talcato, mentolato, agrumato. In bocca verticale, molto salato, in un quadro di apprezzabilissimo equilibrio. Gran bevibilità, tipica del vino semplice ma non banale, e ottima persistenza.

Vinho Branco Verdelho Ig Açores 2017 “Magma”, Adega Cooperativa dos Biscoitos: 90/100
La mano degli enologi Anselmo Mendes e Diogo Lopes è leggerissima in questo vino delle Canarie che rispetta al 100% il terroir vulcanico, senza alcun compromesso “di cantina”. Vino verticale e diretto, dalla gran beva.

VINI ROSSI

Cabernet Sauvignon Red Hills Lake Country 2017, Obsidian Ridge Vineyards: 95/100
Uno dei capolavori della viticoltura americana. Al 96% di Cabernet Sauvignon la cantina accosta un 2% di Petit Verdot e un 2% di Malbec. Il gioco fra terra, frutto e terziari incolla il naso al calice.

Dal muschio al sottobosco bagnato, passando per richiami minerali (la classica pietra bagnata), si passa ai frutti rossi e alla mora, prima di sfociare nella spezia. In bocca pieno, elegantissimo, verticale ma equilibrato, tra frutto, terziari. Il tannino è vivo e di prospettiva, ma non disturba. Il rosso che sbanca l’evento di Budapest.

Etna Doc Rosso 2012 “Millemetri”, Feudo Cavaliere: 93/100
Frutto rosso, agrume, mineralità, pietra bagnata e ricordi goudron. In bocca buona verticalità e gran eleganza. Ritorni di agrumi e frutta rossa anticipano una chiusura salina, lunga e precisa. Da provare anche il rosato di questa nobile cantina siciliana.

Do La Palma Vijariego negro, Viñarda: 92/100
Siamo alle Canarie, per un vino manifesto del terroir. Con questo Vijariego negro metti il naso sul vulcano e inspiri a pieni polmoni il “concetto”. Sintesi per il naso di questa etichetta che gioca su sentori di brace, minerali e di erbe, con buon apporto di polpa. In bocca dritto, stretto, fa salvare la parte minerale. Gran bevibilità.

Etna Rosso 2016 “Scalunera”, Torre Mora: 91/100
Frutto rosso croccante, erbe, liquirizia, radice, bella profondità e pulizia. Corrispondente e lungo. Bella prova sull’Etna quella di Torre Mora, la tenuta etnea del colosso toscano Piccini.

Bükki Zweigelt Mályi – Zúgó – dűló 2018 Organikus Szőlőbirtok és Pincészet, Sándor Zsolt: 89/100
Vino semplice, beverino, tutto frutto e terroir vulcanico. Gran facilità di beva e rispetto della tipicità dello Zweigelt.

VINI DOLCI
Recioto di Soave Docg Classico 2013, El Vegro: 94/100
Naso su goudron ed erbe aromatiche. Bocca dolce e tagliente. Un Recioto di Soave da incorniciare.

[URIS id=40926]

Categorie
news news ed eventi

GoVolcanic: a Budapest il summit europeo dei vini vulcanici. C’è anche l’Italia

BUDAPEST – Per la prima volta in Europa, gli appassionati di vini vulcanici, geologia, rocce, minerali e gastronomia possono unirsi sotto lo stesso tetto. GoVolcanic, in programma dal 29 novembre all’1 dicembre a Budapest, in Ungheria – più esattamente all’Holdudvar della Margitsziget, l’isola Margherita sul fiume Danubio, tra Buda e Pest – è uno degli eventi più singolari del panorama europeo del 2019, giocato sul trinomio “Vino – Cibo – Esperienza”. WineMag.it seguirà l’evento in presa diretta, nella capitale ungherese.

Il concept dell’evento è del tutto nuovo e si basa su fasce orarie assegnate. Il biglietto di ingresso offre ai partecipanti cinque ore di degustazione, il tempo di passeggiare o partecipare ai seminari (maggiori dettagli sul sito web dell’evento).

Il sistema mira a garantire una distribuzione uniforme delle persone, evitando folle e code e offrendo ai partecipanti un’esperienza, in cui possono concentrarsi sulla degustazione anziché sul bere, mangiare del buon cibo, imparare e divertirsi in un ambiente rilassato.

Oltre alla degustazione di vini, i partecipanti possono incontrare alcuni dei più acclamati esperti europei e ungheresi durante i seminari di geologia. E assistere a un’esibizione accademica su rocce e minerali.

L’obiettivo del team GoVolcanic è quello di “creare un evento che rompesse il circolo infinito delle feste del vino e dei mercati gastronomici prima delle festività natalizie e di fornire una piattaforma di due giorni per coloro che non solo desiderano assaggiare vini o cibi deliziosi, ma anche conoscere i magici paesaggi vulcanici“.

Ci saranno oltre 40 produttori ungheresi presenti all’evento da Mátra, Tokaj, Somló, Bükk, Balaton, Ménes e Szerémség, oltre a un numero di cantine che l’organizzazione descrive come “sconosciute” e “straordinarie”.

Tra queste Obsidian Ridge Wines, nota azienda vinicola dalla California. Spazio anche all’Italia con i vini dell’Etna, del Vulture, di Soave e dei Monti Lessini. Per l’estero: Isole Canarie, Azzorre, Slovenia e Francia. Ampio spazio anche ai vini del Tekov della Slovacchia.

Tra i relatori di GoVolcanic ci saranno alcuni tra i più acclamati esperti di vino mondiali, produttori, ristoratori, scrittori, geologi e scienziati. GoVolcanic si propone come evento di caratura internazionale, con programmi disponibili sia in inglese che in ungherese.

Si potrà assistere ai seminari di John Szabo, Elizabeth Gabay MW, Ágnes Herczeg, David Moore, Sue Tolson, Alder Yarrow, Adam Gollner, Roland Velich, Janos Arvay, Lajos Takacs e Zoltan Balogh. Ospite d’onore sarà Imre Gyorgykovacs, enologo di Somlo.

Categorie
news news ed eventi

Accordo Ue Cina: ecco le 13 Denominazioni del vino italiano tutelate

BRUXELLES – Tra i 100 marchi di origine dell’Unione Europea rientrati nell’accordo Ue – Cina ci sono anche 13 Denominazioni del vino italiano. Si tratta di Asti, Barbaresco, Bardolino superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui, Brunello di Montalcino, Chianti, Conegliano-Valdobbiadene Prosecco, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Montepulciano d’Abruzzo, Soave e Vino Nobile di Montepulciano.

L’intesa è stata sottoscritta oggi fra il Commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan (nella foto, sotto) e dal ministro del Commercio cinese Zhong Shan. Adesso l’accordo deve essere esaminato dal Consiglio e dal Parlamento Europeo. La Commissione prevede che sarà operativo entro la fine del 2020.

La rappresentanza di prodotti enologici Made in Italy è cospicua se si considera che, in totale, sono 26 i marchi Dop e Igp riconosciuti dal Dragone. Nella lista bagnata da alcune tra le eccellenze enoiche italiane sono finiti anche alcuni fiori all’occhiello della gastronomia tricolore.

Si tratta di Aceto balsamico di Modena, Asiago, Bresaola della Valtellina, Gorgonzola, Grana padano, Grappa, Mozzarella di Bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, Taleggio e Toscano.

In “cambio”, l’Ue garantirà la tutela di prodotti cinesi come Pixian Dou Ban (pasta di fagioli di Pixian), Anji Bai Cha (tè bianco Anji), Panjin Da Mi (riso Panjin) e Anqiu Da Jiang (Anqiu Ginger).

La lista finale di vini, formaggi e salumi è stata pubblicata dalla Commissione UE al termine dell’incontro decisivo odierno. L’accordo prevede tuttavia l’estensione della lista per proteggere altri 175 prodotti, entro il 2024.

CHIANTI NELLA LISTA, PARLA BUSI: “UNA BUONA NOTIZIA”
“Quella di oggi – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – è una buona notizia. Il fatto che il Vino Chianti sia stato inserito nella lista delle 100 Dop e Igp che saranno tutelate in Cina è un tassello importante per l’espansione commerciale del nostro prodotto su un mercato importante”.

“L’accordo fra la Commissione europea e il Governo cinese – conclude Busi – definisce un quadro di regole certe che vanno a vantaggio dei nostri imprenditori. La Cina riconosce nel Chianti non solo un brand ma anche una grande Denominazione e le riconosce la protezione che merita”.

Categorie
Approfondimenti

Soave Versus, un format di successo per il grande bianco italiano

Un Soave Versus che ha messo in luce tutta la bellezza e la forza di un grande territorio vitivinicolo. Questo, al di là dei numeri che hanno visto comunque un bis delle presenze dello scorso anno, il messaggio che è uscito dalla manifestazione appena conclusa e che ha visto 48 cantine del territorio raccontarsi al numeroso pubblico accorso.

Un Soave Versus che ha vissuto dentro la città di Verona, grazie alle iniziative organizzate dai ristoranti ed enoteche della città e anche sui social con numerosissimi post, stories e foto di calici e sorrisi del pubblico.

Le 4 giornate di Soave Versus (compresa la prima dedicata ai più giovani) sono stati un evento praticamente non stop di 72 ore che ha coinvolto operatori, stampa specializzata, sommeliers e winelovers in una delle manifestazioni che riesce, con vari registri di linguaggio, a parlare a chiunque del Soave. Linguaggi non solo verbali ma anche sensoriali e in grado di essere anche trasversali, grazie alle incursioni nel mondo dell’arte, della cultura, del turismo enogastronomico.

Un Soave che ancora una volta ha dimostrato di essere un caleidoscopico mondo fatto di storie vere e originali che si trasmettono nel bicchiere. Interessantissimi i risultati che sono usciti dalla degustazione alla cieca di 55 Soave in commercio fatta con la stampa specializzata, che ha dimostrato come il tempo fa bene al Soave e che premia la scelta del Consorzio tutela di avere spostato l’anteprima di 4 mesi.

“Soave Versus si conferma essere una manifestazione molto amata dal pubblico che quest’anno si è dimostrato attento e professionale, forse più degli altri anni – dice Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave – dobbiamo ringraziare tutti coloro che in varie forme hanno collaborato con noi e in particolare il Banco BPM e la Camera di Commercio che ci appoggiano ogni anno e la Strada del Vino con i suoi chef che hanno instancabilmente deliziato i numerosi visitatori con le loro creazioni. La prossima edizione, che si terrà dal 5 al 7 settembre 2020, porterà grandi novità per le quali stiamo già lavorando”

Categorie
degustati da noi news news ed eventi vini#02

Soave 2018, 2017 e 2016: i migliori assaggi all’Anteprima di Verona

VERONA – Si è conclusa da qualche ora, al Palazzo della Gran Guardia di Verona, l’Anteprima 2019 dei vini Soave 2018 e 2017, nell’ambito delle iniziative di “Soave Versus“. In degustazione alla cieca 55 etichette delle annate 2018, 2017 e 2016, tra le quali abbiamo selezionato i migliori assaggi.

Come annunciato dalla referente del Consorzio di Tutela, Chiara Mattiello, potrebbe trattarsi dell’ultima preview dei vini bianchi veronesi. “La natura ha tempi che l’uomo non ha – ha spiegato Mattiello – e la natura di questi vini richiama tempi più lunghi del previsto, che non coincidono con quelli stretti di un’Anteprima”.

Stando all’annuncio, è servito a poco spostare l’Anteprima da maggio a settembre, per la prima volta in questo 2019. Nel territorio di Soave, tante aziende hanno iniziato ad aspettare l’estate per gli imbottigliamenti, prima effettuati a marzo. Alcune cantine attendono più di 10 mesi, col vino ancora in sosta su lieviti.

“Soave sta registrando una trasformazione importante – spiega ancora Chiara Mattiello – una quite evolution che inizia in questo 2019 a mostrare i primi frutti. L’età media dei produttori, ormai alla terza generazione, è diminuita drasticamente. In molti ormai lavorano con lieviti indigeni, anche senza batonnage e i nomi storici continuano a rappresentarla in maniera egregia la Doc Soave”. Ecco i giudizi dei calici.

I MIGLIORI ASSAGGI A SOAVE VERSUS 2019


VENDEMMIA 2018

Soave Doc Classico “Roccolo del Durlo” 2018, Le Battistelle: 94/100
“Obbligatorio dargli fiducia”. Trascriviamo per intero la nota messa nero su bianco durante la degustazione alla cieca, confermata una volta scoperto quale fosse l’etichetta “nascosta” sotto al campione numero 14 della Preview. Il vino mostra grandissime potenzialità, sul filo delle precedenti. Le Battistelle si conferma così una delle cantine “faro” della Denominazione Soave.

Soave Doc Classico 2018 “Cimalta”, Corte Adami: 92/100
Già un bel naso e un bel palato, si potrebbe dire quasi “pronto”. È in chiusura che questo Soave mostra i tratti d’eccellenza della Garganega, nuda e cruda. A un naso largo fa eco una bocca molto equilibrata, dal bell’ingresso sulla frutta a polpa gialla matura e la chiusura sapida e fresca, con leggero accenno di pepe bianco. Gran bella prova.

Soave Doc Classico 2018 “Vigne di Fittà”, Casarotto: 90/100
Uno dei migliori Soave da cru nel rapporto qualità prezzo, inferiore ai 6 euro in cantina. Naso floreale, con accenni di nocciola tostata. In bocca tra la buccia d’agrume, il frutto esotico e la mandorla. Buona la struttura, retta dalla sapidità che gioca con la morbidezza: un binomio che promette ottime cose. Lungo il finale. Vino molto interessante, anche in prospettiva.

Gli altri punteggi elevati – vendemmia 2018
– Soave Superiore Docg 2018 “Motto Piante”,
– Soave Doc Classico 2018, Bennati: 89/100
– Soave Doc Classico 2018 “Montesei”, Le Battistelle: 89/100
– Soave Doc Classico 2018 “Monte Majore”, Le Albare: 88/100
– Soave Doc Classico 2018 “Sassani”, Turra Marcello: 88/100
– Soave Doc Classico 2018 “Brognoligo”, Pasqua: 87/100


VENDEMMIA 2017

Soave Superiore Docg 2017 “Panvinio”, Villa Erbice: 94/100
Positiva evoluzione in corso per questa etichetta, che sfodera un frutto pieno, un alcol dosato e un frutto giallo di gran precisione. In bocca si rivela già gradevolissimo, eppure di grandissima prospettiva. Bello il retro olfattivo sullo zafferano.

Soave Superiore Docg Classico 2017 “Tufaie”, Bolla: 93/100
Un Soave che, anche per forza commerciale della cantina produttrice, può rappresentare a testa alta nel mondo la Denominazione. In questo preciso momento dell’evoluzione ha tutto: frutto, salinità, struttura, lunghezza. Bella prova di una cantina che dimostra di saper bilanciare numeri e qualità assoluta. Un vanto.

Soave Doc Classico 2017 “Foscarin Slavinus”, Montetondo: 92/100
Gran bel lavoro sull’estrazione per il campione numero 46, che si rivela essere un cru della cantina Montetondo. Frutto, sale, gran struttura. Retro olfattivo lungo e di gran precisione. Una bellissima espressione di Garganega, che ha ancora moltissimo da dare.

Gli altri punteggi elevati – vendemmia 2017
– Soave Doc 2017 “Vintage”, Bertani: 89/100
– Soave Superiore Docg “Motto Piane”, Fattori: 89/100
– Soave Doc 2017 “La Broia”, Roccolo Grassi: 89/100
– Soave Superiore Docg Classico 2017 “Verso”, Canoso: 88/100
– Soave Superiore Docg 2017 “I Tarai”, Corte Moschina: 88/100
– Soave Doc Classico 2017 “Le Caselle”, Tenuta Solar: 87/100


VENDEMMIA 2016

Soave Doc Classico 2016 “La Froscà”, Gini: 94/100
Vino più che mai vivo, in piedi, dritto, verticale, dimostrazione delle punte di longevità cui può – anzi deve – aspirare il Soave. Chiusura leggermente amaricante e su un curioso, ma preziosissimo, richiamo al succo dell’arancia sanguinella. Non manca la componente minerale, utile in chiusura a chiamare il sorso successivo.

Soave Doc Classico 2016 “Vigneto Salvarenza”, Gini: 92/100
Bella struttura, bel corpo, bella estrazione. Buona complessità, sin dai primi richiami di frutta matura, che sfiorano in sentori minerali netti. Al palato, rotondità e morbidezza giocano con una vena fresca, balsamica. Chiusura asciutta, tra il frutto maturo e il minerale.

Soave Doc 2016 “Altare”, Portinari: 89/100
Giallo dorato carico. La nota ossidativa rende ancora più complesso il naso, al posto di “appiattirlo”. Sinuoso e morbido al palato, su note varietali e di pasta di mandorle. Bella la vena salina, la struttura e la freschezza, segnali di un nettare che ha ancora tanto da dire.

Gli altri punteggi elevati – vendemmia 2016
– Soave Doc Classico “Sengialta”, Balestri Valda: 88/100

[URIS id=37722]

Categorie
news news ed eventi

I 33 “Cru” del Soave spiegati bene (compresi i curiosi toponimi)


SOAVE –
Si chiamano tecnicamente “Unità geografiche aggiuntive“, abbreviato “Uga” – non fa mai troppo chic il “burocratese” – ma possono essere definiti, più comunemente, i Cru del Soave. Sono ben 33: Castelcerino, Colombara, Froscà, Fittà, Foscarino, Volpare, Tremenalto, Carbonare, Tenda, Corte Durlo, Rugate, Croce.

E ancora: Costalunga, Coste, Zoppega, Menini, Monte Grande, Ca’ del Vento, Castellaro, Pressoni, Broia, Brognoligo, Costalta, Paradiso, Costeggiola, Casarsa, Monte di Colognola, Campagnola, Pigno, Duello, Sengialta, Ponsarà, Roncà – Monte Calvarina.

Tutti in degustazione a Soave Versus…Preview 2018!, che si terrà al Palazzo della Gran Guardia di Verona il 2 settembre 2019. Tre giornate dedicate alla stampa di settore, che vi racconteremo su WineMag.it.

Oltre alla degustazione alla cieca della vendemmia 2018, è in programma un convegno di Assoenologi Veneto Occidentale, guidato da Riccardo Cottarella. Tema: l’andamento della vendemmia 2019, la prima con le Unità geografiche aggiuntive della Doc Soave.

Un percorso avviato nel primo decennio degli anni Duemila dall’allora presidente del Consorzio, Arturo Stocchetti, in collaborazione con il direttore – tuttora in carica – Aldo Lorenzoni.

Molto spesso – sottolinea proprio Lorenzoni – il solo nome del luogo da cui nasce un vino è sinonimo di qualità e basta da solo a fornire le necessarie garanzie al consumatore.

Già nel lontano passato il nome dei vini coincideva con il luogo di produzione. Ancora oggi sono avvantaggiati quei prodotti che si identificano saldamente con un’origine geografica: il vino Soave è tra questi”.


A Soave, alcune aree sono identificate come “cru” da decenni. Una lunga storia che va oltre la toponomastica. Che si concretizzata nei risultati enologici dei produttori della Denominazione, riconosciuti in tutto il mondo.

Recente, tutto sommato, l’approvazione definitiva delle Unità Geografiche Aggiuntive inserite nel 2017 nel disciplinare della Doc Soave, da parte del Comitato Vini del Ministero delle Politiche Agricole: il varo risale a maggio 2019.

I CRU DEL SOAVE (UGA) NEL DETTAGLIO

Le “Uga“, o meglio i Cru, sono distribuiti nell’intera area del Soave: 29 nella zona classica, 2 nei suoli scuri della Val d’Alpone e 3 nei suoli calcarei delle vallate a ovest. Le differenze tra le uve e i vini prodotti anche a poca distanza possono dunque avere un nome.

“Felici combinazioni di morfologia, pedologia e comportamento fisiologico del vigneto – come piace definirle ad Arturo Stocchetti – che garantiscono l’ottenimento di vini che hanno saputo costruirsi una reputazione di particolarità enologica, basata su un complesso organolettico specchio del sito di origine”.

Ecco dunque le particolarità di ogni Unità Geografiaca Aggiuntiva del Soave, dagli ettari complessivi alla dislocazione geografica e digitale (Google Earth), passando per l’altitudine dei cru e i loro curiosi toponomi – tra cui spiccano gli esilaranti Cazzo Bisso e Brogna: non ce ne vogliano i perbenisti, questa è toponomastica! – utili agli abitanti della zona a riconoscere gli areali.

Castelcerino

Ettari complessivi: 426,73
Ettari vitati: 229,34
Percentuale: 53,7
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Sud-Est, Sud-Ovest
Altitudine: 110-380
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 45.30 N 11° 14’ 01.85 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F1-2-3-4-5
Toponimi: F1 Dami, Zotti, Moggie, Danni, Casa Nuova Fanfarini, Calprea,Alberti, Scalette, Locato, Cerroni F2 Moggie, Calprea, Biasi,Fiorani, Fratta, Zotti, Ferraretta, Alberti, Calprea, Maddalene F3 Sponde, Cà Perfetto, Binaghi, Crearoli, Tamellini, Spiagola, Toresella, Tarente, Lavandaro, Crearolo, Pressi F4 Locato, Cerroni, Alberti, Binaghi, Tamellini, Lavandaro, Anguare, Cassetta, Lelli, Cercini, Lavanderia F5 Lavandaio, Lavandaro, Bosci, Piana, Caucciolo, Monteggioli, Schiavette, Letti/Leffi.

Sicuramente una tra le Unità Geografiche più significative della Denominazione (il nome deriva da Castrum Ecerini (1263) ma anche da Castelberto a cui è dedicata la parrocchiale, in passato questa frazione è stata anche comune).

Con la recente proposta questo comprensorio viene allargato, sempre comunque nell’ambito del Comune di Soave, fino a ricomprendere nell’area dei Colli Scaligeri anche la località Recoaretto con le contrade Pressi e Tamellini.

È l’Unità geografica che ha nel Soave Classico più ettari di vigna. Dal punto di vista pedologico possiamo considerare questa unità geografica una sintesi ideale del sistema Soave. Ad est verso Fittà si trovano suoli di origine vulcanica con matrice basaltica moderatamente ripidi sulle sommità ma anche con pendenze vertiginose nei versanti.

Le tessitura è franco-argillosa più limosa in superficie più argillosa in profondità. Le superfici ad ovest sono caratterizzate invece da pendenze tra il 10 e 30 % con suoli moderatamente profondi di chiara origine calcarea. La tessitura è franco-argillosa in profondità. Sono suoli estremamente calcarei e moderatamente alcalini.

Dal punto di vista climatico con la vicina frazione Fittà, Castelcerino si caratterizza per precipitazioni medie annuali sopra la media del territorio (oltre 1000 mm). Le temperature medie sono comunque miti e cosi anche le escursioni termiche giornaliere non sono tra le più elevate.

LE CANTINE DEL CRU
La Cantina di soave seleziona in quest’area le uve per il suo Soave Superiore Docg Castelcerino vinificato nello stabilimento di Rocca Sveva. L’azienda Coffele gestisce qui i suoi 20 ettari di vigneto.

Gli importanti lavori di stabilizzazione dei versanti hanno portato alla luce risorse geologiche e minerali da cui traggono giovamento i propri vini, in particolar modo il Soave classico “Cà Visco”.

L’altitudine più elevata (tra i 300 e i 400 mt slm) caratterizza invece il patrimonio viticolo dell’azienda Filippi. Vigne della Brà, Castelcerino e Monteseroni sono tre differenti interpretazioni di questo terroir. L’azienda Corte Adami, infine, ricava dalla Vigna della Corte, a oltre 350 metri di altitudine, un Soave di carattere e dall’ottimo potenziale evolutivo.


Fittà

Ettari complessivi: 190,43
Ettari vitati: 74,65
Percentuale: 39,2
Posizione: Sommità e versante
Esposizione: Sud, Est e Ovest
Altitudine: 64-325
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 26,42 N 11° 15’ 08,26 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F6-9-12-13
Toponimi: F6 Meggiano, Porcara, Cavecchie Rompizocco, Camilla F9 Camille, Tremenalto, Monte Fondello F12 Becco, Lombelli, Costa, Tebaldi, Padelli, Casetta F13 Becco, Costa, Tebaldi, Casoni, Colombare, Rovaro.

E’ indubbiamente un’unità geografica caratterizzata dalla assoluta presenza di suoli di origine vulcanica. Sono suoli ripidi o molto ripidi moderatamente profondi con presenza di roccia basaltica fratturata nei primi 100 cm.

Tessitura fine con scheletro basaltico. Il pH è neutro o debolmente alcalino. La superficoe complessiva di questo areale è di 190 ettari ma vitato solo per 75, il rimanente sono boschi e scarpate caratterizzate da una notevole biodiversità vegetativa.

L’esposizione dei vigneti è rivolta soprattutto a sud, sud-ovest e le pendenze sono variabili passando dal 10% al 32%. Gli ultimi anni confermano questa come la zona più piovosa del Soave ed anche le temperature medie sono piuttosto sostenute. Molto probabilmente il toponimo deriva da terreni dati in affitto.

LE CANTINE DEL CRU
Qui ha sede l’azienda suavia che da anni ottiene importanti risultati vinificando le uve di questa zona. Il cru “Le rive” ha esposizione a Sud, si distingue per la forte personalità e la spiccata mineralità, oltre ad una buona propensione all’invecchiamento in bottiglia.

La Cantina di soave utilizza le uve selezionate nella collina a Nord-Est della frazione per produrre un Soave classico Fittà ricco di profumi e dalla vivace acidità, grazie alla naturale concentrazione che si ottiene in questa zona.


Tremenalto

Ettari complessivi: 107,23
Ettari vitati: 87,71
Percentuale: 81,8
Posizione: Versante Esposizione: Est e Nord Altitudine: 57-230
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 33.79 N 11° 16’ 27.67 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F1-2
Toponimi: F1 Frassine, Colombaretta, Castellaro Tremenalto, Castellaro, Vienega F2 Castellaro

Ci troviamo in comune di Monteforte d’Alpone e questa unità geografica delimita a Nord l’area del Soave Classico di questo comune. Il toponimo deriva probabilmente dalla parola “termine” infatti confina a nord con il comune di Montecchia di Crosara.

I suoli sono di origine vulcanica profondi e fertili dal colore bruno o comunque rosso scuro ma calcarei e scarsamente alcalini. Tutta la zona è caratterizzata da forti pendenze (20/35%) e l’esposizione è rivolta da nord a nordest. Ne escono vini di grande freschezza e bevibilità.

In annate particolarmente calde la zona trae giovamento dalle temperature più fresche che si registrano nel periodo estivo grazie alla brezza che proviene da nord attraversando l’alta valle dell’Alpone e scorrendo in particolare lungo questo versante.

LE CANTINE DEL CRU
In quest’area le Cantine di soave e Monteforte, oltre alle case vinicole lenotti e Fattori, selezionano alcuni vigneti per linee produttive di pregio. L’azienda Dama del rovere ottiene dai propri vigneti nell’area occidentale della zona il Soave classico tremenalto, di grande freschezza e bevibilità e dall’interessante potenziale di affinamento.

In annate particolarmente calde questa zona trae giovamento dalle temperature più fresche che si registrano nel periodo estivo, anche grazie ai venti che provengono da Nord attraverso l’alta val d’Alpone e che raggiungono costantemente questi versanti.


Corte Durlo

Ettari complessivi: 35,67 Ettari vitati: 30,35 Percentuale: 85,1 Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Nord Altitudine: 40-200
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 11.92 N 11° 16’ 52.92 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F3
Toponimi: Crosara, Caussola, Sorte, Batazzi Bosco, Capitello, Motti, Cà Prandi Giazzara del Ponte Sergente, Moschina

Questa unità geografica di fatto diventa un cuscinetto che da nord a sud separa le due unità geografiche di Brognoligo e Costalunga entrambe frazioni del comune di Monteforte d’Alpone. Il nome indica le storiche proprietà dei nobili Montanari acquisite all’inizio dell’800 dalla famiglia Durlo Domenico di Terrossa.

Sono presenti sia versanti che guardano a nord-est con pendenze anche molto significative al limite dell’eroico a versanti a sud, sud-ovest con pendenze più abbordabili del 15-25%. Il suolo è interamente costituito da substrati costituiti da roccia vulcanica (basalti e brecce basaltiche).

Anche qui domina il sistema di allevamento tradizionale a pergola a girapoggio anche se non mancano soprattutto nel versante nord esperienze di impianti a ritocchino coltivati a guyot.


Costalunga

Ettari complessivi: 88,76
Ettari vitati: 63,22
Percentuale: 64,5
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Sud-Est, Nord-Est Altitudine: 40-140
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 15.13 N 11 ° 17’ 38.20 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F8-9-27 28-30-32
Toponimi: F8 Molinetto, Costalunga, Carassa F9 Cà Peraro, Bacco, Ceresare

La matrice basaltica è del tutto evidente in questa zona, muri a secco e materiali di costruzioni per case ed altri manufatti ne sono testimonianza palpabile. Qui le pendenze si fanno più attenuate si tratta di una lingua collinare che si getta nella vallata dell’Alpone puntando ad est.

Proprio da questa sua conformazione allungata prende origine questo toponimo. Costalunga è anche frazione del comune di Monteforte d’Alpone ed è da sempre punto di riferimento per tante aziende di qualità del territorio. I suoli sono piuttosto profondi con tessitura franco-argillosa limosa.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda i stefanini ricava dai propri vigneti a terrazza un Soave Superiore Monte di Fice davvero didattico nell’esprimere il patrimonio aromatico e gustativo estraibile da questi suoli altamente ricchi in basalto e tufo di origine vulcanica.

La vinificazione rispetta lo spettro aromatico primario, concedendo alla struttura un vantaggioso anno supplementare di affinamento. Ha la sua sede in quest’area l’azienda La Cappuccina, che propone un Soave san Brizio prodotto con le uve del vigneto adiacente alla cantina, in prossimità del fiume Alpone.

La scelta produttiva è orientata all’esaltazione del carattere sapido e pieno donato dalla ricchezza di questi suoli, la maturazione del vino prevede l’utilizzo del rovere.


Menini

Ettari complessivi: 38,05
Ettari vitati: 17,23
Percentuale: 45,3
Posizione: Versante Esposizione: Sud, Sud-Est Altitudine: 180-278
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 26.42 N 11° 14’ 39.54 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F8
Toponimi: Lelli, Cercini, Menini, Monteggioli Bassa, Coste, Campagnola

Anche questa zona è caratterizzata da una doppia anima Pedologica. Ad est la componente basaltica è del tutto evidente con suoli più ripidi mentre nei versanti più ad ovest il substrato è chiaramente calcareo. Qui il suolo è moderatamente profondo con presenza di roccia calcarea compatta entro i 100 cm.

La tessitura è franco-argillosa in superficie e da franco-argillosa ad argillosa in profondità. I vigneti sono distribuiti negli areali più a nord di questa unità geografica mentre i versanti a sud più ripidi sono interessati da boschetti costituiti da varie specie vegetali.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda Le Mandolare investe da anni in questa zona che si affaccia sulla dorsale Nord-Sud della zona classica. Nei vini qui prodotti, i Soave classico Corte Menini e Il Roccolo, si riscontrano risultati davvero interessanti, soprattutto a livello di aromaticità e concentrazione.

L’altitudine media tra le più elevate della denominazione e le temperature fresche che si raggiungono durante la notte costituiscono uno dei caratteri distintivi di quest’areale.


Castellaro

Ettari complessivi: 32,03
Ettari vitati: 27,18
Percentuale: 84,9
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Est, Ovest Altitudine: 140-260
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 21.62 N 11° 16’ 05.70 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F4
Toponimi: Anguane, Mezzavilla, Rugate Fondello, Castellaro

Questo cono vulcanico, situato a nord della zona classica è la più esplicita testimonianza di un territorio caratterizzato milioni di anni fa da un’intensa attività vulcanica. Presenta suoli con tessitura moderatamente fine.

Lo scheletro di origine basaltica è molto evidente. Il toponimo ha origine da insediamenti umani che affondano nella notte dei tempi. Potrebbe essere riferito ad un antico castello in rovina ma più probabilmente origina da “castellarium” ovvero il recinto periferico che caratterizzava una costruzione con palizzate.

Questi riferimenti valgono anche per altre analoghe situazioni non solo in Val d’Alpone ma anche in altre zone. Dal punto di vista climatico ci sono precipitazioni sopra la media della denominazione e le escursioni termiche non sono eccessive.

LE CANTINE DEL CRU
Valorizzato fin dagli anni ’70 con il marchio della Bolla, è oggi riproposto dalla Cantina di Monteforte che ha localizzato da anni in questa zona un cru su cui investire, il Vigneti di Castellaro, ricavato dalle uve di vigneti collocato in tutti i versanti del monte.

L’obiettivo è sfruttare appieno il grande potenziale di questa zona rinomata per l’altitudine, il suolo, la ventilazione. L’affinamento in rovere è una scelta coerente con la naturale concentrazione ottenibile in quest’areale tra i più suggestivi del Soave.


Brognoligo

Ettari complessivi: 65,64
Ettari vitati: 50,75
Percentuale: 75
Posizione: Versante Esposizione: Sud, Sud-Est Altitudine: 50-160
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 11.92 N 11° 16’ 52.92 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F5
Toponimi: Saiolle, Vaiola, Chiavica, Chiesa Fontana Nuova, Brognoligo, Fontanella Pradessar, Magnassuto

Sicuramente una delle zone più storiche del Soave Classico. Brognoligo rappresenta quasi un’identità a parte per l’ancestrale attenzione all’appassimento fino ad ottenere vini di grande concentrazione e complessità.

Anche qui pur essendo in presenza esclusiva di suoli di matrice basaltica ci troviamo di fronte a pendenze molto diverse. Andiamo da situazioni estreme con pendenze del 45% da viticoltura eroica dove tutte le operazioni devono essere fatte a mano a comprensori con pendenze più miti comunque coltivate con la classica pergola soavese.

Qui possiamo ancora trovare vigne centenarie allevate su Rupestris du Lot. La tessitura del suolo è mediamente argilloso-limoso con presenza di rocce basaltiche frantumate nel primo metro di profondità. Costruzioni e muri a secco testimoniano questa profonda anima vulcanica di Brognoligo.

Curiosa e misteriosa la storia del toponimo documentata per la prima volta in questa forma nel 1628. Molteplici nella storia le declinazioni (Brollanicus, Brognanici, Brognanigo, Brognanico).

Alcuni studiosi ne attribuiscono l’origine al nome personale latino Berollianus più il suffisso “icu”, senza paraltro escludere anche un’altra ipotesi ovvero l’influsso dal latino Prunea (prugna) declinata in dialetto veronese “Brogna”.

Questa pianta è in effetti in questo areale molto presente. Climaticamente la zona negli ultimi 20 anni è tra quelle meno piovose (sotto gli 800 mm annui) ed è tra le più sensibili ai fenomeni siccitosi.

LE CANTINE DEL CRU
Gli impianti a pergola dell’azienda Portinari sono collocati in un versante ripido contraddistinto da numerosi affioramenti rocciosi. Qui nasce il Soave classico ronchetto, un vino vivace nei profumi, caratterizzato da grande freschezza, sapidità e bevibilità.

Anche l’azienda Le Battistelle di Gelmino e Gloria Dal Bosco possiede in quest’area dei vigneti da cui trae origine il cru aziendale, che prende il nome dalla contrada omonima a pochi metri dalle vigne, in un versante di difficile lavorazione a causa delle pendenze sostenute.

Il risultato finale è il Soave classico Le Battistelle, dal carattere minerale e di buona complessità: una delle etichette imperdibili, al momento, nella Denominazione.


Costeggiola

Ettari complessivi: 160,26
Ettari vitati: 120,15
Percentuale: 74,73
Posizione: Sommità, versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 36-185
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 40.75 N 11° 13’ 42.32 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F7-10-11
Toponimi: F7 Lavandaro, Giare, Ghiselle, Battocchi F10 Cerceni, Cercini, Battocchi, Catti Furbi, Siviero, Carniga, Carcera F11 Cercini, Campagnola, Catti, Mari Preare, Carniga

Costeggiola frazione di Soave si distingue dal punto di vista pedologico per l’origine calcarea molto evidente. Nelle parti più elevate dell’unità geografica troviamo suoli molto inclinati e moderatamente profondi per presenza di roccia calcarea compatta entro i 100 cm.

La tessitura è franco-argillosa in superficie ed argillosa in profondità. Nella parte più bassa dei versanti sono presenti invece depositi dello stesso materiale costituenti suoli ricchi e profondi. Anche qui la vite viene coltivata quasi sempre a pergola veronese con piccoli appezzamenti a girapoggio.

Non mancano comunque anche esperienze di vigneti coltivati con i diversi sistemi a parete. Dal punto di vista climatico gli ultimi 20 anni hanno riservato a quest’area precipitazioni medie molto elevate vicino ai 1000 mm di pioggia all’anno.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda Guerrieri Rizzardi da oltre 30 anni valorizza il cru Costeggiola. La natura calcarea del terreno è all’origine della sapidità distintiva del loro Soave classico. La selezione che l’azienda Tamellini effettua con le uve di questa zona è alla base di un Soave classico le Bine di Costiola di forte impatto e dalla grande personalità. La complessità dei suoli contribuisce ad aumentare il potenziale di longevità dei vini qui ottenuti.


Campagnola

Ettari complessivi: 44,42 Ettari vitati: 28,69 Percentuale: 64,6 Posizione: Sommità, versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 100-180 – CAMPAGNOLA
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 57.92 N 11° 14’ 17.30 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F11
Toponimi: Cercini, Campagnola, Catti, Mari Preare, Carniga

Unità Geografica storica caratterizzata da suoli di origine chiaramente calcarea. Le pendenze sono più o meno accentuate passando dal 5/10% della sommità a 10/30% dei versanti.

La viticoltura ha un’impronta molto tradizionale con la pergola veronese a dominare il paesaggio anche se non mancano suggestive sistemazioni a parete per queste ideali terrazze che aprono la vista sulla cittadina di Soave e sui vigneti del Soave sia pianeggianti che collinari.

I suoli sono moderatamente profondi con presenze evidenti di roccia calcarea entro il metro di profondità con comune scheletro calcareo. La tessitura è franco-argillosa in superficie e più argillosa in profondità, il pH del suolo è moderatamente alcalino.

LE CANTINE DEL CRU
Molte le realtà produttive attive in quest’area, che da anni stanno riversando un grande impegno teso alla valorizzazione di questa zona dalla posizione incantevole.


Sengialta

Ettari complessivi: 31
Ettari vitati: 27,89
Percentuale: 90
Posizione: Versante Esposizione: Sud, Est Altitudine: 48-157
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 46.33 N 11° 14’ 41.38 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F12
Toponimi: Campagnola, Becco, Lombelli, Costa Tebaldi, Padelli, Casetta

La zona di Sengialta la troviamo subito alla nostra destra quando la strada si impenna per salire verso Castelcerino partendo da Soave. Di fatto è attraversata dalla Faglia di Castelvero che divide le due anime del Soave, quella vulcanica e quella calcarea. Sengialta è l’Unità Geografica che porta già nel nome la sua specifica identità.

Pendenze importanti e suolo prevalentemente di origine vulcanica ne definiscono gli elementi più caratterizzanti (Sengia = sasso di basalto). Siamo nel cuore dell’area classica afferente al comune di Soave, qui i suoli sono moderatamente profondi, la roccia basaltica spesso affiora in superficie. La tessitura è argilloso limosa o anche franco-argilloso limosa. Sono suoli non calcarei o poco calcarei neutri o debolmente alcalini.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda Balestri Valda ha da anni individuato le grandi potenzialità di quest’area che vengono espresse nell’omonimo cru. Un carattere minerale derivante dalla forte presenza di “sengi”, ovvero sassi di basalto, che ricoprono i frequenti affioramenti calcarei, portatori a loro volta di grande vivacità aromatica nel Soave classico Vigneto Sengialta.


Colombara

Ettari complessivi: 92,82
Ettari vitati: 84,20
Percentuale: 90,7 Posizione: Versante Esposizione: Ovest Altitudine: 45-140
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 07.09 N 11° 15’ 06.18 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F15-16-21
Toponimi: F15 Casetta, Colombare, Rovaro, Colombara F16 Casetta, Rovaro,Foscarino, Cà Visco, Tovi F21 Rovaro, Tovi, Praisoni,Bognolo Montebasso, Mondello,Pigno, Ponsara

Questa unità geografica fa sintesi di più sottozone storicamente individuate singolarmente. Di fatto disegna tutta la costa esposta a sud/ovest del comune di Soave che da Sengialta scende verso la cittadina medioevale.

Sono quasi 100 ettari di superficie totale quasi interamente vitata caratterizzata da suoli prevalentemente di origine vulcanica soprattutto nelle pendenze più ad est con alcuni affioramenti di chiara matrice calcarea prevalentemente a sud in località Mondello.

Nella parte a nord la tessitura è franco-argillosa con prevalenza di sedimenti di origine basaltica, le pendenze sono variabili ma possono arrivare oltre il 25%. Rocce calcaree compatte stratificate contraddistinguono invece la parte a sud, qui le pendenze sono più miti e variano del 5 al 15 %. Nella media sia la piovosità che le escursioni termiche e le temperature medie.

LE CANTINE DEL CRU
Tante le realtà operanti in quest’area, che stanno manifestando grande interesse per la sua valorizzazione. La zona è tra le più amene e promettenti dal punto di vista qualitativo, anche grazie alla complessità dei terreni e alla posizione favorevole.


Foscarino

Ettari complessivi: 149,00
Ettari vitati: 120,46
Percentuale: 80,9
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Est e Ovest Altitudine: 80-289
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 23.15 N 11° 15’ 35.16 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F10-11-17
Toponimi: F10 Cerceni, Cercini, Battocchi, Catti, Furbi, Siviero, Carniga, Carcera F11 Cercini, Campagnola, Catti, Mari, Preare, Carniga F17 Carbonare, Foscarino

Il nome del toponimo darebbe ragione dell’aspetto della zona con boschetti ricchi di vegetazione fitta e folta (Fuscus). Ma potrebbe anche dipendere dal luogo dove si tagliavano e prelevavano i pali per il sostegno di viti ed ortaggi.

Unità geografica tra le più conosciute di tutto il Soave Classico diviso tra il comune di Monteforte d’Alpone e Soave. Si tratta di 3 coni vulcanici: Foscarinetto che arriva a 282 mslm, la Boccara che raggiunge i 292 metri ed appunto il Monte Foscarino che sale fino a 295 metri slm.

Tutta l’area è caratterizzata da suoli di chiara matrice vulcanica molto inclinati moderatamente profondi con presenze di rocce basaltiche frantumate nel primo metro di profondità.

La tessitura è argilloso-limosa o franco-limosa con pH debolmente acidi e neutri. Precipitazioni, temperature ed escursioni termiche sono perfettamente in linea con le medie di tutta la denominazione quasi a rappresentarne la migliore sintesi.

LE CANTINE DEL CRU
Qui l’azienda Inama coltiva circa 16 ettari di vigneto. Il Vigneti di Foscarino è un Soave classico esemplare nell’espressione di tutti i caratteri minerali, estrattivi e di concentrazione di quest’area di origine vulcanica. La proprietà si estende a ventaglio da sotto la sommità sino a lambire la collina antistante a Sud.

Orientati verso Ovest, troviamo i due vigneti da cui l’azienda Montetondo ricava le proprie selezioni aziendali: il “Casette Foscarin” e il “Foscarin slavinus”. Impianti di moderna concezione in una microzona caratterizzata da evidenti tracce di colate laviche di periodi differenti che conferiscono spessore e struttura ai vini da qui ricavati.


Carbonare

Ettari complessivi: 51,97
Ettari vitati: 41,97
Percentuale: 80,8
Posizione: Versante Esposizione: Est, Nord-Est Altitudine: 120-280
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 55.18 N 11° 15’ 20.88 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F14
Toponimi: Carbonera, Carbonare, Sella

Il toponimo deriva chiaramente da “carbone” materiale presumibilmente presente in zona, o forse un luogo ove si estraeva la lignite. Ma potrebbe più semplicemente essere un rimando al suolo molto scuro sicuramente tra quelli in cui la matrice vulcanica è assoluta.

I suoli sono moderatamente ripidi ma ci sono pendenze anche molto elevate. Sono comunque suoli profondi lavorabili fino a 60-70 cm senza scheletro o con scheletro molto scarso. Hanno una permeabilità bassa a drenaggio mediocre con una capacità d’acqua disponibile per le piante piuttosto scarsa.

L’esposizione è rivolta prevalentemente ad est, con un’altitudine media e buona ventilazione. Le temperature diurne sono inferiori alle medie. Il suolo si presenta discretamente integro ed omogeneo lungo il profilo esplorabile delle radici.

LE CANTINE DEL CRU
Situati in una zona fresca e frequentemente ventilata, i vecchi impianti a pergola utilizzati dall’azienda Suavia garantiscono produzioni equilibrate e naturalmente concentrate a livello di aromi ed estratti.

Il Monte Carbonare è un Soave classico dall’eccezionale impatto olfattivo, sapido e persistente al gusto, altamente identificativo di questo territorio. Le Battistelle produce qui il “Roccolo del Durlo”, un eccezionale cru, di grande espressività e di notevole struttura, ricavato da vigneti a pergola di oltre 40 anni, equilibrati ed ottimamente esposti.


Rugate

Ettari complessivi: 47,74
Ettari vitati: 42,62
Percentuale: 89,3
Posizione: Versante Esposizione: Sud Altitudine: 70-218
Localizzazione Google Earth: 45° 27’ 01.94 N 11° 15’ 52.27 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F4
Toponimi: Anguane, Mezzavilla, Rugate Fondello, Castellaro

Si tratta forse dell’anfiteatro vitato più suggestivo dell’area classica. Areale dalla forma morbida ed avvolgente, ha esposizioni prevalenti a sud/est e nord/est a seconda delle diverse coste. Il nome sembra comunque derivare dall’aspetto rugoso delle rocce che la contraddistinguono.

Il suolo è completamente di origine vulcanica sistemato a ciglioni o piccoli terrazzamenti sostenuti anche da muri a secco. Il terreno è moderatamente profondo con tessitura argillosa in superficie e più limosa in profondità.

Il clima ha parametri medi per quanto riguarda precipitazioni e temperature, nota caratteristica di questa zona è la buona ventilazione per tutto il periodo estivo. Buona anche la componente vegetativa di biodiversità che caratterizza entrambi i versanti con boschetti e siepi di varia natura.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda Cà Rugate da generazioni investe in questa zona traendo grandi soddisfazioni dal cru di casa, il Monte Fiorentine. Si tratta di un vino dalla spiccata personalità, con un ottimo equilibrio tra tradizione, freschezza e complessità aromatica. Qualità preservate nell’attenta e accurata vinificazione.


Coste

Ettari complessivi: 74,19 Ettari vitati: 60,51 Percentuale: 81,6 Posizione: Versante Esposizione: Nord, Nord-Est Altitudine: 90-180 – COSTE
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 46.08 N 11° 16’ 17.79 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F6-7
Toponimi: F6 Sella, Carbonare, Costa, Magnavacche, Boschetto F7 Magnavacche, Casotti, Rogazioni, Ospitale, Palù

L’unità Geografica Coste nelle sua nuova delimitazione includendo anche l’areale precedentemente indicato come Boschetti rappresenta la migliore sintesi di una zona molto omogenea che pur esposta a nord, nord-est si rivela tra le più vitate del Soave Classico e proprio per le sue particolari pendenze ed esposizioni definisce dei vini molto particolari, freschi e dinamici.

Le caratteristiche dei suoli sono molto simili a quelli del cru Costalta che però è caratterizzato da altre esposizioni. L’origine è assolutamente vulcanica, le pendenze non sono molto ripide e la tessitura molto omogenea, è argilloso-limosa. Il pH è neutro e la matrice vulcanica è presente sia in superficie che in profondità.

L’esposizione prevalentemente verso nord ed i numerosi “boschetti” ricchi di essenze autoctone testimoniano una conversione alle vite relativamente recente. La pergola domina dal punto di vista paesaggistico tutto l’areale, una vera icona dell’identità del Soave.

LE CANTINE DEL CRU
La Cantina di Gambellara opera da anni una selezione delle uve provenienti dai soci operanti in quest’area, ottenendo dei Soave classici di grande bevibilità e freschezza.

L’azienda Cà del Vento ottiene dai propri vigneti nella parte più alta di questa zona un Soave Superiore di notevole struttura e carattere, adatto all’affinamento in bottiglia. Gli investimenti in vigna negli impianti più recenti sono alla base del costante miglioramento qualitativo riscontrato nel Soave Superiore i Boschetti.


Monte Grande

Ettari complessivi: 49,42
Ettari vitati: 48,77
Percentuale: 98,7
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 55-190
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 30.94 N 11° 16’ 20.20 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F10
Toponimi: Cerceni, Cercini, Battocchi, Catti Furbi, Siviero, Carniga, Carcera

Dal punto di vista statistico è il cru con la più alta concentrazione a vigneto di tutta la Denominazione. Altitudine, pendenza, suolo ed esposizioni definiscono forse il luogo ideale dove Garganega e Trebbiano di Soave trovano da sempre la loro esaltazione.

Si tratta, ed il nome ne è la migliore sintesi, di un comprensorio storicizzato protetto a nord da venti e gelate ed orientato prevalentemente a sud-est con pendenze molto agevoli tanto da poter essere quasi interamente posto a coltura.

Ricompreso interamente nell’areale collinare del comune di Monteforte ne testimonia quasi ne fosse più l’anima che il cuore la sua dinamica assolutamente vulcanica. Anche il clima beneficia di questa favorevole posizione pronta a raccogliere il calore del sole e a non dispendere velocemente le precipitazioni.

Piogge che statisticamente arrivano con buona continuità. I suoli ne risultano quindi molto profondi ricchi sostanzialmente neutri ed in grado di trattenere l’umidità anche in stagioni particolarmente siccitose.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda Prà Graziano ricava da quest’area il Soave classico Monte Grande, caratterizzato da una notevole intensità olfattiva e gustativa e da una mineralità tipica della zona di Monteforte. Un vino elegante e dalla forte impronta stilistica che con gli anni evolve in maniera eccellente.

Il carattere vulcanico dell’area si riscontra anche nel Monte sella dell’azienda le Mandolare, che dal vigneto collocato sulla sommità del monte ricava un Soave Classico di eccezionale concentrazione, struttura e finezza olfattiva.

L’azienda Le Albare di Stefano Posenato da anni ricava dalle sue vecchie vigne in quest’area il Soave classico Monte Majore dalla grande personalità.


Pressoni

Ettari complessivi: 14,73
Ettari vitati: 11,54
Percentuale: 78,3
Posizione: Versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 80-190
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 27.36 N 11° 15’ 48.53 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F17
Toponimi: Chiavica, Capitello, Salvarenza Fontana, Palustrello, Pissarotto Monte Riondo, M. Froscà

Si tratta di una unità tra le più piccole del Soave Classico ma posizionata in maniera quasi baricentrica tra i due Comuni Monteforte e Soave. Quasi il vero cuore del Soave Classico testimoniato fin dall’inizio del 1900 da una particolare attenzione dei vinificatori che si contendevano con prezzi particolarmente elevati le uve provenienti dai “Praisoni”.

Dal punto di vista etimologico significa “piccolo prato”, testimonianza di un frazionamento molto spinto in questa parte del comprensorio. I suoli sono profondi e lavorabili fino a 60/70cm argillosi con scheletro molto scarso ed esclusivamente basaltico.

Sono caratterizzati da una pendenza bassa e molto bassa e da un drenaggio mediocre con una relativa disponibilità di acqua per la vite. Questo si ripercuote sui parametri produttivi che si discostano dai valori medi con produzioni e peso dei grappoli più bassi.

Questi valori vengono compensati da valori zuccherini leggermente superiori alle medie. A tutto questo si aggiunge anche l’aspetto paesaggistico che al di la delle armonie delle vigne apre lo sguardo sui vigneti della valle sottostante fino ai lontani colli vulcanici degli Euganei.

LE CANTINE DEL CRU
La selezione operata qui dalla Cantina del Castello, in parte su vecchie vigne, in parte su vigneti rinnovati da pochi anni e separando le varietà Garganega e trebbiano di Soave in impianti distinti, dà alla luce il Soave classico Pressoni.

Un vino fortemente legato alla tradizione stilistica e che si esprime già dopo pochi mesi su standard di carattere e piacevolezza molto elevati. L’immediatezza di beva si accompagna comunque ad una forte propensione all’affinamento in bottiglia, anche per diversi anni.


Costalta

Ettari complessivi: 72,95
Ettari vitati: 67,39
Percentuale: 92,4
Posizione: Versante Esposizione: Sud Altitudine: 40-150
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 21.64 N 11° 16’ 47.03 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F11
Toponimi: Monte Grande, Cost’ Alta, Cassabizza Onare, Cervia, Casa Nuova

Già nel nome questa zona evidenzia una felice sintesi di esposizione ad altimetria. Testimonia infatti nella sua storicità di essere una delle aree più vocate e quindi più ambite per una viticoltura di alta qualità.

I suoli tipici di questa unità geografica sono assolutamente basaltici profondi, lavorabili fino a 60-70 cm argillosi e senza scheletro. Sono comunque suoli di permeabilità bassa con drenaggio mediocre ed una capacità d’acqua disponibile fino a 100 cm di profondità.

Le pendenze non sono particolarmente forti e l’aspetto paesaggistico dettato soprattutto da piccoli appezzamenti a pergola soavese ne definiscono una identità molto omogenea e caratterizzante. Germogliamento anticipato e maturazione lunga sono i due caratteri distintivi del comportamento delle vigne in questo areale.

LE CANTINE DEL CRU
Da questa zona l’azienda Tessari ricava il Soave classico “Le bine longhe di Costalta”, un vino che ha nell’armonia dei profumi e nella nitidezza gustativa il suo carattere distintivo. I vigneti sono collocati nella parte più alta della macroarea e godono quindi di un’esposizione molto favorevole.


Casarsa

Ettari complessivi: 45
Ettari vitati: 40,68
Percentuale: 90,4
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Est, Ovest e Nord Altitudine: 40-70
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 14.62 N 11° 17’ 47.81 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F15
Toponimi: Bosco, Taiola, Case Abbrucciate, Molino

Casarsa costituisce, partendo da nord dopo Duello e Costalunga, la terza “lingua” di collina che si allunga sulla valle dell’Alpone. L’origine pedologica è similare alle precedenti ed omogena tranne che nella sommità dove la pendenza si fa un po’ più ripida.

Presenta infatti in maniera evidente colate laviche di periodi differenti che hanno originato diversi substrati dalla differente composizione minerale. Man mano che si scendono i versanti le profondità dei suoli aumentano.

Anche qui la particolare morfologia consente un investimento in vigna percentualmente tra le più elevate del Soave Classico. Dal punto di vista climatico le precipitazioni sono tra le più basse del comprensorio

Fortunatamente anche le temperature sono piuttosto miti. Le escursioni termiche sono comunque molto significative in fase di maturazione e quindi le attese enologiche sono sempre molto positive.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda tenuta Faltracco ha qui la sua sede e quasi tutta la zona fa parte del patrimonio aziendale. Il Soave classico Monte Casarsa e il Soave Superiore Listone, seppur con stili di vinificazione e affinamento diversi, evidenziano le potenzialità di questo terroir.

Un areale ricchissimo di sostanze minerali di origine vulcanica. L’azienda terre dei Monti da anni propone un Soave classico di grande personalità, molto rappresentativo per quest’area dal grande potenziale.


Pigno

Ettari complessivi: 38,15
Ettari vitati: 37,24
Percentuale: 97,6
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Sud-Ovest Altitudine: 60-150
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 45.33 N 11° 15’ 37.55 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F21
Toponimi: Rovaro, Tovi, Praissoni, Bognolo Montebasso, Mondello, Pigno, Ponsara

Con questa unità interamente compresa nel comune di Soave si definisce forse l’anima vera del Soave Classico. Pendenze importanti ma qualche volta eccessive definiscono piccoli vigneti separati da muri a secco o da ciglioni.

Ciò comunque non ha impedito la sua coltivazione fin dove possibile, il vigneto copre infatti quasi il 97% di tutto l’areale. Ciliegi sparsi, siepi e boschetti completano il quadro di un territorio che da la possibilità di aprire lo sguardo a nord/est sulla Val Ponsara ed a ovest verso la cittadina di Soave.

Ad est troviamo suoli interamente di matrice basaltica mentre verso est si possono notare anche alcuni affioramenti di origine calcarea. La tessitura è argillosa-limosa o franca con scheletro sostanzialmente assente.

Questa area è nota soprattutto sia per il cipresso che ne caratterizza il profilo sia per il capitello che diventa punto di riferimento e crocevia dei diversi percorsi per i tanti escursionisti che decidono proprio al “pigno” verso quale direzione procedere.

LE CANTINE DEL CRU
È una zona di grande interesse per molte realtà produttive. Tra le altre ricordiamo l’azienda Bixio che ottiene dagli impianti in quest’area il suo Soave classico Capitel al Pigno, un vino di corpo, minerale, ricco in profumi.

Anche l’azienda Tessari investe in questo particolare areale, ottenendone un Soave Classico di grande personalità e ambizione. Infine Corte Mainente ricava dalle uve ottenute in questa zona il Soave classico Tovo al Pigno, caratterizzato da note minerali abbinate a una grande bevibilità.


Ponsara

Ettari complessivi: 66,68
Ettari vitati: 64,08
Percentuale: 96,1
Posizione: Versante e piede di versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 40-130
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 56.86 N 11° 16’ 06.31 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F12
Toponimi: Casella, Secchiarello, Ponsara, Casetta

Dal punto di vista etimologico l’evoluzione del termine ci porta a “Pontara” traduzione dialettale di “salita”. Siamo in una località effettivamente collinare anche se le pendenze sono molto basse comprese tra il 5 ed il 20%.

In effetti l’unità geografica Ponsara, collega gli areali pianeggianti della Val Ponsara con i Cru Foscarino, Pigno e Froscà. Si tratta di un anfiteatro molto armonico con diverse esposizioni sia a nord/est che a sud/est.

Dal punto di vista pedologico, l’origine è essenzialmente vulcanica quindi suoli molto scuri con tessitura franco argillosa in superficie a suoli più rossastri e tessitura più franco limosa in profondità.

Dal punto di vista climatico, essendo la valle riparata a nord dai rilievi del Foscarino e da sud dalla Froscà, i dati statistici degli ultimi 20 anni la definiscono come fresca con buone precipitazioni rispetto ad altri areali anche vicini.

LE CANTINE DEL CRU
Tra le aziende private Bogoni Carlo da anni propone un Soave classico che nasce dalla selezione tra i vigneti in questa valle. Con una preferenza per gli impianti più a ridosso del versante Nord, da cui estrae un carattere e una mineralità che rendono il La Ponsara un vino di classe e di intrigante complessità al momento dell’uscita sul mercato, dopo un anno di affinamento.


Froscà

Ettari complessivi: 42,11
Ettari vitati: 38,78
Percentuale: 92,1
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 40-160
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 36.85 N 11° 16’ 13.17 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F17
Toponimi: Chiavica, Capitello, Salvarenza Fontana, Palustrello, Pissarotto Monte Riondo, M. Froscà

Sicuramente uno dei Cru più caratterizzanti e storici del Soave Classico. Il termine probabilmente deriva da “Frasca” e l’accento non aiuta ad individuare altre possibili origini. Circondato quasi completamente da altre unità geografiche, si distingue per un suolo particolarmente vulcanico anche se non manca qualche affioramento calcareo.

Le pendenze vanno dal 10 al 30% ed i vigneti sono stati piantati ricavando piccoli terrazzamenti sostenuti da muri a secco o ciglioni. Si tratta in genere di vigneti storici con vigne molto vecchie che possono arrivare anche a 90/100 anni.

Ciò certifica il livello di elezione di questo comprensorio ben definito che va dai 40 mt ai 150 s/m. I suoli hanno colore da bruno giallastro a bruno grigiastro. La tessitura è argillosa con scarso scheletro di origine basaltica.

Sono scarsamente calcarei o non calcarei e debolmente alcalini. Il substrato basaltico lo troviamo generalmente oltre i 100 cm di profondità. L’esposizione in questo caso è generalmente rivolta a sud- sud/est.

LE CANTINE DEL CRU
In quest’area sandro e Claudio Gini riescono a ottenere un Soave classico Froscà che brilla per ricchezza aromatica e eleganza. Un timbro inconfondibile che col passare degli anni diviene sempre più evidente, acquistando complessità.

Pienezza gustativa, complessità aromatica e persistenza sono alcune delle caratteristiche esaltate anche nel “Salvarenza”, che l’azienda Gini riesce a ottenere da quest’area tradizionalmente molto vocata alla viticoltura di qualità. Nella zona si trovano esemplari di viti risalenti ai primi del ‘900.


Volpare

Ettari complessivi: 18,40
Ettari vitati: 13,13
Percentuale: 71,4
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud e Sud-Est Altitudine: 40-160
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 36.85 N 11° 16’ 13.17 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F13
Toponimi: Omo Morto, Decima, Sopra Decima Santon, Cazzo Bisso, Gallina

Sicuramente una tra le più piccole unità geografiche proposte. Pur godendo della stesse caratteristiche pedologiche e di altitudine della Froscà cui è storicamente legata, Volpare si distingue per l’esposizione più a sud/ovest e dalla presenza di boschetti ed altre piante (oliveti, ciliegi) che ne definiscono il carattere e l’identità.

Il nome origina dalle grotte scavate nella roccia di matrice calcarea, rifugio per tanto tempo di volpi ed altri animali selvatici che popolavano questi areali. Animali che sempre più frequentemente stanno tornando a sottolineare un ritrovato equilibrio ricco di biodiversità nel Soave Classico.

È il Monte Riondo che caratterizza dal punto di vista paesaggistico questa zona. Climaticamente l’areale non si discosta dalla media del territorio con temperature medie nella norma e precipitazioni non abbondanti.


Tenda

Ettari complessivi: 174,45
Ettari vitati: 97,44
Percentuale: 55,9
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Ovest Altitudine: 70-170
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 27.54 N 11° 15’ 16.79 E
Fogli dei comuni interessati: Soave F25-26-32
Toponimi: F25 Calantiga, Mondello, Rocca, Antane, Capitello della Tenda, Pianure, San Giorgio, Cengelle Bassano, Viatelle F26 Ponsara, Rocca, Pigno, Porcara, Capitello della Tenda, Vaccara, Fusello, La Ferra, Santa Croce F32 Pianure, Cengelle,Viatelle, Cengetti, Sengetto, San Lorenzo

Questo nuovo toponimo fa sintesi di due areali precedentemente segnalati distintivamente come Rocca e Monte Tondo. Le condizioni pedologiche e climatiche similari hanno suggerito di unire questo areale in un’unica unità geografica.

È il castello medievale di Soave a sottolineare dal punto di vista paesaggistico la sua identità ma allo stesso tempo questa zona si discosta dalle altre sia per il carattere peculiarmente calcareo (è sicuramente la zona con più muri a secco di tutta la denominazione.

Suggestive le formazioni recentemente riscoperte in località Sereole) e da boschi di aghifoglie tra cui pini e cipressi che definiscono questo come l’unità geografica a più forte biodiversità specifica. I suoli più ad ovest preservano discrete pendenze e modeste profondità.

Lo scheletro è chiaramente di matrice calcarea. Più ad ovest, in località Monte Tondo le pendenze sono meno accentuate con suoli sicuramente più profondi. La tessitura è soprattutto franco argillosa. Climaticamente la zona è tra le più calde ed esposte della denominazione. Fondamentale l’irrigazione di soccorso.

LE CANTINE DEL CRU
Da molti anni ormai il Soave classico La rocca di Pieropan si pone ai vertici qualitativi nazionali (e non solo) nella tipologia. Un vino elegante e fine dal corpo inconfondibile, con un potenziale di invecchiamento davvero sorprendente.

Nei vigneti a pergola veronese di oltre 35 anni di età situati in prossimità del Capitel del tenda l’azienda Fornaro produce un Soave classico di grande personalità e dalla notevole ricchezza gustativa.

Oltre all’azienda Montetondo, anche Bertani da anni investe sul Monte Tondo. Dai vigneti coltivati a pergola veronese e guyot ricava un Soave sereole di grande beva e dall’ottima espressività aromatica. Interessante anche il potenziale di longevità.



Croce

Ettari complessivi: 35,12
Ettari vitati: 31,39
Percentuale: 89,4
Posizione: Versante e piede di versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 70-120
Localizzazione Google Earth: 45° 25’ 08.99 N 11° 16’ 18.54 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F21
Toponimi: Rovaro, Tovi, Praissoni, Bognolo Montebasso, Mondello, Pigno, Ponsara

Questo nuovo toponimo fa sintesi di due areali precedentemente segnalati distintivamente come Rocca e Monte Tondo. Le condizioni pedologiche e climatiche similari hanno suggerito di unire questo areale in un’unica unità geografica.

È il castello medievale di Soave a sottolineare dal punto di vista paesaggistico la sua identità ma allo stesso tempo questa zona si discosta dalle altre sia per il carattere peculiarmente calcareo. È sicuramente la zona con più muri a secco di tutta la denominazione.

Suggestive le formazioni recentemente riscoperte in località Sereole e da boschi di aghifoglie tra cui pini e cipressi che definiscono questo come l’unità geografica a più forte biodiversità specifica. I suoli più ad ovest preservano discrete pendenze e modeste profondità; lo scheletro è chiaramente di matrice calcarea.

Più ad ovest, in località Monte Tondo le pendenze sono meno accentuate con suoli sicuramente più profondi. La tessitura è soprattutto franco argillosa. Climaticamente la zona è tra le più calde ed esposte della denominazione. Fondamentale l’irrigazione di soccorso.

LE CANTINE DEL CRU
Il Gruppo italiano Vini opera in quest’area alcune selezioni di uve per il suo Soave classico “Vigneti di Monteforte”. Un vino che si presenta ricco di profumi e con una notevole sapidità.


Zoppega

Ettari complessivi: 71,83
Ettari vitati: 51,20
Percentuale: 71,3
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Sud-Est Altitudine: 30-100
Localizzazione Google Earth: 45° 24’ 57.37 N 11° 16’ 31.59 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F21
Toponimi: Rovaro, Tovi, Praissoni, Bognolo Montebasso, Mondello, Pigno, Ponsara

Il rimando al toponimo forse indica un andamento altalenante dei profili della collina vista da sud, di fatto definisce il confine del Soave Classico in questa parte del territorio. Quest’area presenta suoli profondi con tessitura argillosa limosa caratterizzata da matrici particolarmente basaltiche ad est.

Scorrendo verso ovest, le testimonianze di origine calcarea diventano sempre più evidenti con i tantissimi muri a secco. Il cru si caratterizza per essere da sempre all’attenzione dei paleontologi per le numerose ed antichissime testimonianze di comunità primitive organizzate.

L’area è caratterizzata da boschetti di varie essenze che rendono il versante molto dinamico. La quasi esclusiva esposizione a sud, dal punto di vista climatico ne condiziona fortemente le caratteristiche dei vini soprattutto in annate molto calde.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda Nardello vede concentrata in questa zona la gran parte del suo patrimonio viticolo, recentemente rinnovato con sistemi a parete che producono uve per un Soave classico.

Si tratta di “Monte Zoppega”, dal grande spessore e potenziale. La scelta produttiva mirata alla concentrazione e all’intensità viene assecondata nei vigneti posti nelle aree più elevate del monte, vicino alla sommità.


Ca’ del Vento

Ettari complessivi: 14,19
Ettari vitati: 5,12
Percentuale: 36,1
Posizione: Sommità e piede di versante Esposizione: Sud, Est Altitudine: 30-45
Localizzazione Google Earth: 45° 24’ 11.59 N 11° 16’ 32.27 E
Fogli dei comuni interessati: Monteforte F18-25
Toponimi: F18 Quarti, Bosco di S. Croce S. Croce, Chiarelle, Ponte Canale F25 Polesan, Morini, Pan

Originariamente chiamato anche “Monticello”, questa unità è la più piccola tra quelle individuate. Si tratta in effetti dell’estrema propaggine collinare della zona classica in comune di Monteforte d’Alpone.

Divisa dall’abitato dagli altri versanti collinari, sulla mappa sembra quasi una piccola isola confinata a sud est del Soave Classico. I terreni chiaramente basaltici ne definiscono però il legame profondo con altri areali del territorio. Hanno orizzonti superficiali di colore bruno scuro a tessitura argillosa limosa e sostanzialmente neutri.

In profondità hanno colore più rossastro con tessitura argillosa limosa e debolmente acidi. La strutture rocciose le troviamo tra i 50 ed i 100 cm di profondità ed è costituita da roccia basaltica, da alterata a compatta. Il nome ne definisce l’identità climatica in quanto esposto per la sua posizione ai venti che provengono dall’alta valle dell’Alpone.

LE CANTINE DEL CRU
La tenuta Cà del Vento ha qui la sua sede aziendale. Sulla sommità della collina troviamo i vigneti da cui ha origine il Cà del Vento, un Soave classico di grande freschezza e intensità aromatica e dal gusto saporito e persistente.


Broia

Ettari complessivi: 63,67
Ettari vitati: 44,05
Percentuale: 69,2
Posizione: Piede di versante Esposizione: Sud Altitudine: 100-110
Localizzazione Google Earth: 45° 28’ 31.65 N 11° 07’ 53.59 E
Fogli dei comuni interessati: Mezzane F22
Toponimi: Ponte di Malavicina, Il Brolo, Fenile Leon Brazzarolo, Paglierino, Casoni, Bellette

Siamo in Comune di Mezzane di Sotto e questa unità geografica, proprio per il suo posizionamento, possiamo definirla come un unicum climatico e pedologico rispetto alle altre della denominazione.

Siamo nelle conoidi terrazzate del progno di mezzane, a 120 mt s.l.m ma le pendenze sono quasi inesistenti. I suoli principali di questa unità sono estremamente calcarei e moderatamente alcalini.

Hanno orizzonti superficiali da 30 a 50 cm di colore bruno giallastro con tessitura franco argillosa e con scheletro scarso. Più in profondità il colore è giallastro scuro con scarso scheletro calcareo non alterato. La tessitura è franco argillosa ghiaiosa.

Dal punto di vista climatico l’area beneficia delle fresche temperature che scendono dalla Lessinia, ma le precipitazioni sono scarse e la capacità di trattenere l’acqua è molto bassa. Importante l’irrigazione di soccorso.

Il toponimo sembra essere derivato da “brolo” di origine celtica, ovvero un orto o parco ma anche da bosco o luogo piantumato afferente ad una casa colonica cinto da un muro o siepe.

LE CANTINE DEL CRU
L’azienda roccolo Grassi ha fin dall’inizio investito moltissimo per valorizzare questo cru di famiglia impostando i nuovi vigneti con impianti orientati al contenimento della produzione e alla concentrazione nell’uva. I risultati, portano ad un Soave “La Broia” di grandissimo spessore e struttura.


Paradiso

Ettari complessivi: 43,86
Ettari vitati: 37,94
Percentuale: 87,1
Posizione: Piano Esposizione: Sud-Ovest Altitudine: 100-110
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 37.85 N 11° 10’ 52.44 E
Fogli dei comuni interessati: Illasi F27-29
Toponimi: F27 Forziello per la Calle, S. Giustina F29 Torcolo

L’unità geografica Paradiso si trova nelle conoidi terrazzate dei torrenti lessinei, in aree interessate da depositi di canale. Le pendenze sono comprese tra il 2 ed il 5% circa; le quote sono comprese tra 70 e 130 m s.l.m circa.

La pietrosità superficiale è generalmente elevata o molto elevata ma sono comuni pratiche di spietramento superficiale per facilitare le operazioni colturali e la percorribilità con mezzi meccanici. Il substrato è costituito da sedimenti alluvionali calcarei a tessitura sabbioso-ghiaiosa. L’uso del suolo prevalente è a vigneto, frutteto, seminativo.

I suoli principali dell’unità geografica sono estremamente calcarei e hanno orizzonti superficiali, spessi 50 cm circa, di colore bruno giallastro scuro, a tessitura franco sabbioso ghiaiosa, talvolta franco ghiaiosa, a tessitura franco sabbiosa, da molto ad estremamente pietrosa, con aumento delle frazioni grossolane e delle pietre all’aumentare della profondità, da moderatamente a fortemente alcalino.

La permeabilità è elevata; il drenaggio è buono ma la capacità in acqua disponibile per le piante è scarsa. La profondità utile esplorabile dalle radici delle piante va da bassa a moderata, ovvero dai 50 ai 100 cm per l’elevato contenuto in scheletro.

LE CANTINE DEL CRU


Monte di Colognola

Ettari complessivi: 714,16
Ettari vitati: 433,69
Percentuale: 87,1
Posizione: Piano Esposizione: Sud-Ovest Altitudine: 100-110
Localizzazione Google Earth: 45° 26’ 37.85 N 11° 10’ 52.44 E
Fogli dei comuni interessati: Illasi F27-29
Toponimi: F27 Forziello per la Calle, S. Giustina F29 Torcolo

Si tratta di un comprensorio piuttosto grande che si sviluppa negli areali collinari del Comune di Colognola ai Colli interessati dalla sottozona Colli Scaligeri. Interessa numerosi toponimi; tra i principali ricordiamo il Casale, Ceriani, Bocca Scaluce, Monte, Cubetta, Orgnano fino alla frazione San Vittore.

Sui versanti i suoli sono mediamente profondi e prevalentemente costituiti da rocce calcaree stratificate di origine marina che troviamo in forma di roccia compatta calcarea entro i primi 100 cm. La tessitura è franco argillosa in superficie e da franco argillosa ad argillosa in profondità.

Il suolo è moderatamente alcalino. Le pendenze sono moderatamente ripide. Sulle sommità invece tutto cambia, con suoli di matrice basaltica con tessitura argillosa in superficie e franco sabbiosa in profondità.

Dal punto di vista climatico l’area è caratterizzata da precipitazioni non eccessive e temperature medie giornaliere nella norma, anche se le escursioni termiche in prossimità della vendemmia sono molto significative.

La superficie a vigneto non è così intensa come nel Soave Classico, lasciando spazio ad altre colture soprattutto olivo e ciliegio ed a formazioni boschive caratterizzate da varie essenze.

LE CANTINE DEL CRU
Le scelte viticole operate dall’azienda Vicentini Agostino ed Emanuele in quest’area, attraverso una gestione rigorosa delle vigne, stanno portando ad ottenere un Soave Superiore il Casale dal profilo aromatico originale e intenso, con un potenziale di affinamento molto interessante.

Anno dopo anno i risultati raggiunti in quest’area dall’azienda Tenuta Sant’Antonio testimoniano la bontà delle scelte produttive operate sia in vigna che in cantina. Il “Monte Ceriani” è un Soave dal profilo aromatico vivace e complesso e dall’eccellente equilibrio gustativo.


Duello

Ettari complessivi: 248,45
Ettari vitati: 108,26
Percentuale: 43,6
Posizione: Versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 60-210
Localizzazione Google Earth: 45° 28’ 55.87 N 11° 16’ 25.16 E
Fogli dei comuni interessati: Roncà F5-9-12-15
Toponimi: F5 Marchiori, Mazzocchetta, S. Margherita,Bartolin, Zamboni, Carbonare, Segna, Poli, Grande, Cima Milan, Motti Rossi dei Marchiori. F9 Quaiotto, Battistocchi, Cimati, Scabora, Cuchetto, Figarolo, Terrossa, Orco, Rive, Montesani, Motto Carbona, Ghiacciaia, Fumani F12 Costa, Castello, Ca Prandi, Sartorello, Veterinaio, Brettoncello, Battivella, Crescenti, Baldisse, Soprano, Tregnaghi della Boccara, Massaro, Rizzetti e Battivello, Prandi Sartoriello, Burati, Vaioleta Granto F15 Fumani, Motto Cadorna, Danesi, Chiesuola, , Momello, Moschina, Banduani, Palazzo Giorgio, Olivani, Rossi, Cacion, Tirapelle, Olivieri, Fumani e Paio, Motto Bisogno, Pistola

Si tratta di un comprensorio molto omogeneo e ben storicizzato. Siamo sul Monte Duello che emerge al centro della Val d’Alpone diventando, dal punto di vista paesaggistico, il luogo ideale per ammirare il versante orientale del Soave Classico ed allo stesso tempo osservare completamente la costa di Roncà con i coni vulcanici di Monte Crocetta e Calvarina.

La componente pedologica è intimamente connessa alla sua matrice completamente vulcanica. I suoli moderatamente ripidi e profondi sono di colore bruno grigiastro e la tessitura argillosa limosa.

Lo scheletro basaltico è scarso in superficie ma molto evidente in profondità. L’area è caratterizzata da un’importante ventilazione anche nel periodo estivo che ne favorisce escursioni termiche importanti contribuendo a preservare la qualità sanitaria delle uve.

LE CANTINE DEL CRU
Diverse le cantine che operano in quest’area, caratterizzata da un’importante ventilazione che favorisce l’escursione termica notturna e contribuisce a preservare le uve di questi vigneti in buone condizioni sanitarie.


Roncà – Monte Calvarina

Ettari complessivi: 1379,4
Ettari vitati: 393,67
Percentuale: 28,5
Posizione: Sommità e versante Esposizione: Sud, Sud-Ovest Altitudine: 90-600
Localizzazione Google Earth: 45° 29’ 32.42 N 11° 17’ 21.71 E
Fogli dei comuni interessati: Roncà F1-2-3-4-5-6-7-8-9-10-11-15-18
Toponimi: F1 Casella, Poliseni, S. Pietro, Calvarina, Nieri, Motti, Fanghi, Costa di Monte Grumolo, Zambon e Prà, Martaro, Pila, Paradiso, Motto Violino, Duello, Pegorara, Pozzo, Zaccoletta. F2 Calvarina, Tadiello, Negretti, Parise, Canonica, Ceola, Gaspari, Campo al Motto, Brenton, Sengio, Bosco Corto, Bosco Lungo, Marti, Costo Cimati, Corvi, Croce, Sotto Calvarina F3 Negretti, Monti Comunali, Viola, Costa, Cunella, Chiesa. F4 Costa Fornaio della Fincara, Bertinelle, Mozzarelli, Posenati, Ravazzini, Motto Alto, Quaiotto, Motto Brune, Fulminanti, Sponton, Motto Tratte Pagello Piane, Mori delle Piane, Sponton, Ca Pagello. F5 Marchiori, Mazzocchetta, S. Margherita,Bartolin, Zamboni, Carbonare, Segna, Poli, Grande, Cima Milan, Motti Rossi dei Marchiori. F6 Evangelista, Busarelli, Val Piccola, Boccara dei Busarelli di Val Tason, Fondello, Omo Morto. F7 Cavazza, Bastianelli, Campanari, Sbera Bastianelli, Smetterli, Macia, Romagine, Marchese, Campazzi Cavazza. F8 Costa, Zamboni, Smetterli, Vaiola, Bizzetti, La Corte, Mulino, Lovato, Fabbrica, Zanetto, Marcazzan, Croce, Carbolaro, Mioto, Pignato, Petanio, Lavandaro, Pastori, Santa Maria, Maso. F9 Quaiotto, Battistocchi, Cimati, Scabora, Cuchetto, Figarolo, Terrossa, Orco, Rive, Montesani, Motto Carbona, Ghiacciaia, Fumani. F10 Figarolo, Montesani, Paio, Mori, Carbognin, Ca Negri, Pradevalle, Barilotti, Fumani e Paio, Fondi, Nibai, Del Santo, Del Negro, Val di Cani, Danesi, Magnaguagni, Motto Tessari, Motto Boccara, Tessari di Micio F11 Magnaguagni, Pinchetto, Larga, Preare Motto Crestan, Ciocco, Pizzolo, Parolo, Castello, Quargentan, Garzetta, Chiesatta, Chiesuola, Palazzo Vecchio, Ca Sili. F15 Fumani, Motto Cadorna, Danesi, Chiesuola, Momello, Moschina, Banduani, Palazzo Giorgio, Olivani, Rossi, Cacion, Tirapelle, Olivieri, Fumani e Paio, Motto Bisogno, Pistola. F18 Pozza, Pezze, Castelletto, Mortina, Donati, Donati, Volpati, Stradella, Cantoni, Crocetta S. Marco, Ciecco, Chiesavecchia, Grandis.

Si tratta dell’unità geografica più consistente sia dal punto di vista della superficie totale, che degli ettari investiti a vigna , ma in questo caso l’incidenza non raggiunge il 30% della superficie totale.

Si tratta quindi, per tutta una serie di fattori anche climatici, di un unicum molto particolare sia per l’esposizione quasi completamente rivolta a sud/ ovest sia per pendenze importanti sia per l’altimetria, con vigneti posizionati anche oltre i 600 mt s.l.m.

Fa sintesi di 2 sottozone già delimitate come il Monte Crocetta ed il Monte Calvarina che con il Monte Duello costituiscono i coni vulcanici più recenti ed evidenti del Sistema Soave. I suoli di questa area sono quindi tutti originati da basalti di varia natura, caratterizzati da profondità e pendenze anche molto diverse.

La stessa colorazione si diversifica molto, passando dal bruno scuro del Monte Calvarina fino a colorazioni più rossastre nella zona del Monte Crocetta (Terrossa). Lo rocce basaltiche le troviamo di solito attorno ai 100 cm e la tessitura può essere da franco argillosa o anche limosa in superficie a più argillosa in profondità.

In questo caso, dal punto di vista climatico, il posizionamento del vigneto è molto importante; esposizioni ed altitudini consentono ai produttori di ottenere vini molto diversi.

LE CANTINE DEL CRU
Corte Moschina produce qui un Soave Doc, “I Tarai”, di grande potenziale evolutivo e di grande carattere. Il Vigneto Runcata di Dal Cero sfrutta appieno l’ottima esposizione per esprimere un Soave Superiore che si distingue per struttura, armonia e piacevolezza.

Il Soave Doc la Capelina dell’azienda Franchetto, ottenuto in prossimità della suggestiva chiesetta che domina Terrossa, trae dalle terre rosse vulcaniche che caratterizzano l’area un vino dal profilo aromatico fruttato ed equilibrato e dalla grande bevibilità.

L’azienda Fattori produce a Monte Calvarina il Soave Motto Piane, pieno, di grande concentrazione, in cui note fruttate e minerali si fondono con grande equilibrio. Sandro De bruno ricava negli areali più elevati di altitudine il Soave Superiore Monte san Piero, che si distingue per la mineralità e per il profilo organolettico intenso e corposo.

Categorie
Vini al supermercato

Soave Doc La Pieve integralmente prodotti Eurospin, Cantina di Soave


(1,5 / 5) Ci sono vini da bere freddi e vini da bere – se proprio necessario – ghiacciati. Da buttare giù senza troppi pensieri e fisime, perché a cercar del buono non sempre si vince. È il caso del Soave Doc “La Pieve”, uno dei vini bianchi della linea “Integralmente prodotti” di Eurospin.

LA DEGUSTAZIONE
Alla vista si presenta di un giallo paglierino classico. Al naso, appena si scalda, il nettare evidenzia sfumature “verdi” che evidenziano una maturazione dell’uva non perfetta, o quantomeno una raccolta di massa in vigneto.

Non mancano accenni salini, seguiti da richiami di buccia d’agrume poco garbati, che riportano la mente ai concetti già espressi sulla maturazione fenolica. L’alcol è di soli 11,5% vol., ma lo si avverte molto: altro elemento disturbante. Anche all’assaggio, il vino mostra la sua fattura più che mai dozzinale.

Il sorso è sbilanciato sulle durezze. In particolar modo sul sale, che unito alla percezione di frutto non maturo risulta ancora più marcato. La chiusura è altrettanto sgarbata, addirittura su ricordi flebili di tannino (ancora una volta il dubbio di una perfetta maturazione della massa d’uva vinificata).

ABBINAMENTI
Abbinamenti? Lo scaffale del supermercato, sul quale vini come questo dovrebbero restare, a riempirsi di polvere. A meno che – ghiacciato – qualcuno possa pensare a questo Soave Doc prodotto integralmente e imbottigliato da Ci.Esse Soave s.a.c., che nient’altro non è che la Cooperativa Cantina di Soave, come alternativa all’acqua. O a una birra industriale.

In sintesi, non certo la migliore espressione di quella straordinaria uva con cui si produce il Soave: la Garganega, originaria del Veneto, che proprio sui suoli vulcanici di Soave dà il meglio di sé. Vino sconsigliato.

Prezzo: 1,79 euro
Acquistabile presso: Eurospin

4.13/5 (8)

Hai assaggiato questo vino? Dagli un voto

Categorie
news

Approvate le Unità Geografiche Aggiuntive della Doc Soave: sono 33


SOAVE –
Il Comitato Vini del Ministero delle Politiche Agricole ha approvato in via definitiva l’inserimento delle Unità Geografiche Aggiuntive nel disciplinare della Doc Soave, un percorso iniziato nel 2017 dall’assemblea del Consorzio che aveva approvato con grande coesione questo ulteriore passo per la valorizzazione della denominazione.

Le unità geografiche aggiuntive sono distribuite nell’intera area del Soave, 29 nella zona classica, 2 nei suoli scuri della Val d’Alpone e 3 nei suoli calcarei delle vallate a ovest. I nomi sono: Castelcerino, Colombara, Froscà, Fittà, Foscarino, Volpare, Tremenalto, Carbonare, Tenda, Corte Durlo, Rugate, Croce, Costalunga, Coste, Zoppega, Menini, Monte Grande, Ca’ del Vento, Castellaro,Pressoni, Broia, Brognoligo, Costalta, Paradiso, Costeggiola, Casarsa, Monte di Colognola, Campagnola, Pigno, Duello, Sengialta, Ponsarà, Roncà – Monte Calvarina.

Possono essere considerate dei veri e propri “cru”, fino a ieri valorizzati dalle singole aziende e dal Consorzio, “per la particolare capacità di produrre vini con una forte caratterizzazione della zona pedoclimatica nella quale nascono”.

Un progetto, quello delle Unità Geografiche Aggiuntive della Doc Soave, che interessa meno del 40% dell’intera superficie vitata della Denominazione. I cru si trovano esclusivamente nell’area collinare. La vinificazione dovrà avvenire separatamente rispetto agli altri vini dell’azienda, assicurando sia la tracciabilità sia una produzione limitata. L’obiettivo è infatti “acquisire una forte riconoscibilità del singolo cru sul mercato”.

L’approvazione delle Unità Geografiche è un altro grande passo avanti per la nostra denominazione – commenta Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio di Tutela – che da sempre ha avuto nella caratterizzazione in etichetta dei luoghi geografici un punto di forza comunicativo nei confronti del consumatore.

Ora siamo sempre più in grado di parlare di ciò che ci rende unici, della nostra forte identità. Potremo ufficializzarle anche all’estero, a New York, Tokyo e Londra: le tappe che ci aspettano nei mesi di giugno del nostro tour promozionale”.

Un lavoro che affonda le radici nel 2000, con la pubblicazione delle “Vigne del Soave“. La puntuale zonazione ha consentito non solo di individuare i differenti suoli ma anche altitudini, pendenze, incidenza della pergola veronese sul guyot e altri dati che hanno permesso di creare quelle che sono le unità geografiche del Soave.

Categorie
Approfondimenti

Approvato il modello di gestione avanzata del vigneto Soave

SOAVE – Approvato all’unanimità da Sindaci e tecnici il Modello di Gestione Avanzata del vigneto Soave che potrà essere recepito nei vari regolamenti comunali già da questa stagione vendemmiale.

Un documento fortemente voluto sia dai vertici del Consorzio Tutela Vino Soave sia dalle amministrazioni comunali, che di concerto con i tecnici agronomi che seguono la denominazione e le associazioni di categoria che rappresentano i viticoltori, hanno lavorato in questi mesi per la condivisione delle regole di utilizzo dei prodotti fitosanitari in vigneto.

IL MODELLO DI GESTIONE AVANZATA
Il modello di gestione avanzata, che diverrà un vero e proprio regolamento personalizzato per ogni comune, pone il focus sull’obiettivo di conciliare le esigenze della difesa fitosanitaria con la tutela della salute pubblica. Attenzione quindi alle misure di protezione dell’operatore e sull’irrorazione dei prodotti, con relativa riduzione dei dosaggi.

Grande spazio infine alla tutela della biodiversità funzionale con l’applicazione del Protocollo Biodiversity Friends (WBA) per la misurazione dello stato di salute del vigneto. Nel regolamento sono state inserite le linee guida per il monitoraggio di suolo, acqua e aria attraverso gli indici BF, come richiesto nell’ultimo documento sulla sostenibilità ambientale emesso dalla Regione Veneto e che è servito come traccia per la stesura finale del modello.

IL “5 MAGGIO” DI SOAVE TRA GRANDINE E MALTEMPO
A Soave si stanno facendo anche i conti con i danni del maltempo del 5 maggio che ha colpito alcune aree della denominazione, in particolar modo nel comune di Soave. Un evento anomalo per il periodo, che ha portato forti folate di vento accompagnate da piccoli chicchi di grandine alternati a precipitazioni intense.

Ancora presto per una stima definitiva dell’entità dell’evento; sebbene l’aspetto quantitativo può in parte essere stato compromesso, il profilo qualitativo non è stato toccato. Si conta sulla capacità di recupero della Garganega, varietà tardiva che aveva appena iniziato la sua fase vegetativa. La valutazione definitiva dei tecnici verrà effettuata comunque nelle prossime settimane.

Le basse temperature inoltre stanno tenendo lontane alcune malattie di carattere fungino e questo facilita le operazioni di protezione dei vigneti.

“Eventi estremi e fuori stagione come l’ultimo accaduto – ha dichiarato  Sandro Gini, presidente del Consorzio – rendono ancora più necessario un controllo e una gestione della denominazione più attenta sia alla salvaguardia dell’ambiente sia a quella della produzione. Avere un gruppo di lavoro così coeso e professionale ci permette di raggiungere obiettivi condivisi importanti come quello dell’applicazione del modello di gestione avanzata del vigneto Soave nei 13 comuni appartenenti alla denominazione”.

Categorie
news

Novità in Veneto: “Soave Stories” anticipa “Soave Versus” e l’Anteprima di settembre


SOAVE –
“Andare oltre il concetto di Anteprima, selezionare con cura i futuri messaggi portanti della denominazione e dare luce alla vera essenza del territorio”. Questi gli obiettivi, “ambiziosi ma del tutto realistici”, del Consorzio del Soave.

Dopo le tradizionali fiere internazionali della prima parte dell’anno, ecco l’annuncio: “Soave Versus“, l’evento dedicato alle migliori interpretazioni del vino Soave, allo stile e ai valori del territorio, convergerà nell’Anteprima di settembre al Palazzo della Gran Guardia di Verona. La vera novità è “Soave Stories“, a maggio.

Si tratta di una due giorni dedicata al “Mondo Soave” e alle sue sfaccettature. “A parlare della Denominazione sono stati chiamati esperti da tutto il mondo – spiega il Consorzio guidato da Sandro Gini – da Sarah Abbott MW a Kerin O’Keefe fino a John Szabo MS”.

“Ognuno di loro approfondirà una tematica comunicativa diversa per approcciare il complesso e straordinario mondo del Soave – continua Gini – Denominazione con una storia tra le più antiche d’Italia, capace di produrre vini di incredibile finezza e qualità, durevoli nel tempo. Ma anche il suo lato moderno fatto di progetti innovativi in chiave sostenibilità e studi sulle caratteristiche organolettiche dei vini a partire dai suoli”.

Dopo molti confronti con i produttori in merito al vero significato dell’Anteprima – spiega ancora Sandro Gini – abbiamo convenuto che a settembre il Soave dava il meglio, a quasi un anno dalla vendemmia.

Abbiamo quindi deciso di unire l’Anteprima a Soave Versus, un contenitore poliedrico che cade proprio alla fine dell’estate e che si adatta perfettamente a ospitare un evento dedicato a stampa, trade e appassionati e lasciare lo spazio di maggio a riflessioni importanti sulla Denominazione, che sta intraprendendo grandi passi avanti sul fronte della valorizzazione qualitativa”.

“Soave Stories” sarà anche il trampolino di lancio delle due campagne promozionali “Summer of Soave” in UK e “Soave Style” in Giappone. L’obiettivo primario è il coinvolgeranno degli operatori dei tanti ristoranti e wine bar inglesi e giapponesi, che ogni giorno hanno la possibilità di parlare del Soave agli appassionati di vino.

Categorie
Approfondimenti

Sandro Gini, un anno dopo: “Soave sempre più unito, pronto alle sfide del futuro”

Un Consorzio del Soave “sempre più unito”, ma soprattutto “pronto ad affrontare il 2019”. Questo quanto emergerebbe dai dati presentati al Consiglio d’amministrazione dal presidente Sandro Gini, al suo primo anno di mandato. Il 2018 è stato per il Soave l’anno del cinquantesimo anniversario, ma non solo. Lo scorso anno è stata rinnovato il vertice, oltre al riconoscimento del territorio a Patrimonio Agricolo di Rilevanza Mondiale.

“Un anno – sostiene in una nota il Consorzio – in cui con un forte senso di responsabilità tutte le aziende del Comprensorio hanno deciso di selezionare alcuni vigneti destinati alla Doc e di indirizzare i più produttivi ad altre denominazioni”.

E i risultati, sempre secondo il Consorzio, “si sono visti, con prezzi stabili o addirittura in crescita, un fermento nei contratti di vendita grazie alla scarsità del prodotto che si traduce in una maggiorazione della remunerazione finale del produttore”.

“C’è ottimismo – evidenzia Sandro Gini, presidente del Consorzio del Soave – quando parlo con i produttori c’è voglia di lavorare verso un obbiettivo comune, un forte orgoglio per le proprie radici e una forte consapevolezza delle proprie possibilità”.

LA PRODUZIONE
Segni importanti per una denominazione che, stando sempre all’ente di governo, avrebbe trovato “uno slancio nuovo e una voglia di partecipare alla promozione comune”, data “dai segnali positivi che vengono dai mercati inglesi e giapponesi dove si stanno concentrando le campagne promozionali”.

La produzione imbottigliata è solida a 50 milioni di bottiglie, le giacenze sono ai minimi e il carico d’uva dell’annata 2018 per 420.000 ettolitri è “perfettamente in linea con quanto richiesto dal mercato”.

Interessante anche il dato riguardante le aziende agricole che passano da 3109 del 2002 alle 3281 del 2017. Con una crescita delle aziende private che hanno iniziato a produrre le proprie etichette.

Il 2018 si è chiuso anche con ottime notizie sul fronte della registrazione del marchio collettivo del Soave, che ora è protetto sia negli Stati Uniti che in Russia e con la ratifica da parte del Parlamento Europeo dell’Accordo di libero scambio tra Giappone e Comunità Europea e che permetterà a 26 DO italiane, tra cui il Soave, di accedere al mercato nipponico senza dazi, creando un vantaggio concorrenziale non indifferente.

IL FUTURO
E’ la terza generazione dei produttori che sta prendendo in mano la denominazione. Giovani con grande entusiasmo e visione del futuro. Il passaggio generazionale sta segnando il 60% delle aziende soavesi e avviene sia con l’apertura di nuovi mercati, come l’Est Europa, la Nuova Zelanda o i Paesi asiatici emergenti come Malesia e Thailandia, sia con il restyling delle etichette, che comunicano l’identità del territorio e richiamano un attaccamento profondo delle nuove generazioni ad esso.

Ed è il Riconoscimento GIAHS-FAO, arrivato alla fine del 2018 a sancire in maniera forte il passaggio del Soave tra i grandi territori agricoli del mondo. Quelli che hanno segnato la storia e lo sviluppo delle comunità attraverso i secoli, attraverso le sfide e le vittorie che hanno affrontato sempre con un occhio verso il futuro.

Categorie
news

Nasce Montresor Heritage: accordo con Terre Cevico, ViteVis e Valpantena


VERONA –
Cantine Giacomo Montresor, storica cantina di Verona, entra in società con Terre Cevico, ViteVis e Cantina Valpantena e diventa “Montresor Heritage“. L’annuncio questa mattina, in occasione di una conferenza stampa indetta ad hoc. L’obiettivo è una crescita del 30% del fatturato nei prossimi anni. Passando soprattutto da un consolidamento dell’export.

“Un progetto che mette a disposizione il capitale cooperativo e tutto il suo sistema di valori per la crescita dell’export e per un ulteriore rafforzamento del legame con il territorio in cui si sviluppano i nostri vigneti Montresor”, spiega Marco Nannetti, presidente Montresor, alla guida del nuovo Cda.

Sono in programma investimenti per circa 2,5 milioni di euro complessivi. Da alcuni mesi sono già stati avviati i progetti sui diversi cru di Amarone, Valpolicella, Soave e Lugana. Da subito alcuni interventi, con un nuovo fruttaio destinato alla produzione dell’Amarone e del Ripasso, una riorganizzazione della bottaia e una linea di imbottigliamento innovativa.

Nell’unità locale “Vidussi” a Capriva del Friuli, nel Collio Goriziano, verranno realizzati circa 10 ettari di nuovi vigneti tra Ribolla Gialla e Sauvignon, portando a 35 quelli complessivi.

Un restyling del marchio aziendale, d’ora in poi “Montresor Heritage”, che riprende la storia ultracentenaria della famiglia Montresor e tanti progetti di marketing per lo sviluppo in grande stile di una realtà che ha fatto la storia della Valpolicella.

“Siamo molto entusiasti del progetto. In questa fase siamo desiderosi di contribuire alla rapida crescita del gruppo”, commenta Luciano Arimini, vicepresidente ViteVis, nata da Cantina Colli Vicentini e Cantina di Gambellara.

Luigi Turco, presidente Cantina Valpantena, aggiunge: “Questa è una bella sfida da affrontare e vincere nel solco della qualità. Da qualche decennio perseveriamo in questo concetto, col nostro lavoro sia in cantina sia in campagna”.

“Non posso che plaudere all’iniziativa, anche perché nel 2000 abbiamo effettuato la stessa operazione con successo, così come Bolla che è entrata in Giv e così come Cesari è stato acquisito da Caviro 5 anni fa. La nuova società sarà un valore aggiunto per Verona”, ha commentato il presidente del Consorzio di Tutela Vini Valpolicella, Andrea Sartori.

Dove incontrare il nuovo corso di Montresor, oltre a quello passato? Al Prowein di Dusseldorf, dal 17 al 20 marzo. Poi a Vinitaly 2019 (padiglione 8, stand E6), dal 7 al 10 aprile, dove sarà allestito lo stand delle linee moderne, senza tralasciare la storia e la tradizione che ha sempre contraddistinto Montresor.

Con Edoardo Montresor, che si occupa del marketing, la cantina veronese è alla quarta generazione. Tra le tappe fondamentali va ricordato il 1906, anno della prima esportazione negli Stati Uniti di Montresor.

Nel 1921 la prima bottiglia satinata per proteggere il vino durante le spedizioni, col nome di “Mula”, probabile soprannome di un’amante del bisnonno. Nel 1946 la prima bottiglia di spumante. Si arriva così al 2019, col 50% delle bottiglie esportate in 56 Paesi nel mondo.

I NUMERI DELLE COOP E IL NUOVO CDA
Degni di nota anche i numeri espressi dalle cooperative della nuova società Montresor Heritage. Terre Cevico – Viticoltori dal 1963 conta 5 mila conferitori e 7.500 ettari di vigneto. ViteVis Cantine ha una base sociale di mille viticoltori e 2.200 ettari di vigneti. Cantina Valpantena fa forza su 330 famiglie e 800 ettari di vigneti.

Un gruppo che, assieme, annovera dunque 6.330 viticoltori, 10.500 ettari di vigneti e 270 milioni di euro di ricavi. Gli ettari complessivi, nell’area produttiva di Montresor Heritage, saranno dunque 3 mila.

Il nuovo Consiglio di Amministrazione, oltre al presidente Marco Nannetti, vede Luciano Arimini vicepresidente. I consiglieri della nuova società sono 6: Paolo Galassi, Alberto Medici, Alberto Marchisio, Massimo Gallina, Luigi Turco e Luca Degani.

Categorie
news ed eventi

Cantina di Soave, +20% di fatturato. Record: 70 milioni ai soci

SOAVE Centoquarantuno milioni di euro di fatturato consolidato e 70 milioni distribuiti ai soci. E’ stato approvato all’unanimità il bilancio d’esercizio 2017/2018 di Cantina di Soave, in occasione dell’assemblea che ha segnato il passaggio di consegne della presidenza da Attilio Carlesso a Roberto Soriolo.

LE CIFRE
La vendemmia 2017, pari a 860 mila quintali di uva conferita, ha determinato un fatturato del 20% superiore rispetto al precedente esercizio. All’interno del venduto complessivo, è di rilievo il +39% in valore del prodotto sfuso, soprattutto grazie alle vendite di vini Dop e Igp che hanno mantenuto buone performance.

L’imbottigliato cresce in volume (+11%) e in valore (+9%). In linea con le strategie aziendali portate avanti negli ultimi anni, le vendite di prodotto imbottigliato rappresentano il 50% dell’intero fatturato, di cui ben il 52% deriva da prodotto a marchio, contro il 48% determinato dalla vendita di prodotti a private label.

La ripartizione tra le vendite Italia ed estero è rispettivamente del 63% e del 37%. Per i vini bianchi, Soave e Pinot Grigio, i mercati di riferimento rimangono Regno Unito, Germania e Austria, mentre per i rossi a più alto valore aggiunto, Ripasso e Amarone, i mercati più importanti si confermano Scandinavia e Svizzera, seguiti dal Regno Unito che ha visto una crescita del +12% rispetto all’anno precedente.

In tema di capitalizzazione aziendale, il patrimonio netto supera i 62 milioni di euro, a fronte di un cash flow operativo di oltre 9,5 milioni di euro e un utile di esercizio di 3,3 milioni di euro. La disponibilità liquida, pur in presenza di investimenti nel corso dell’esercizio per 32,4 milioni di euro, passa da 38,2 a 39,3 milioni di euro.

Il totale dei conferimenti aumenta a 98,5 milioni di euro ed è da record la liquidazione destinata alla remunerazione delle uve conferite dai soci viticoltori. “I nostri 2200 soci – evidenzia Bruno Trentini, Direttore generale di Cantina di Soave – quest’anno hanno visto la liquidazione delle uve salire a 70 milioni di euro e la redditività media per ettaro a sfiorare i 13 mila euro. Risultati straordinari che ci gratificano enormemente: siamo una cantina cooperativa e la soddisfazione dei soci conferitori per noi è fondamentale”.

IL COMMENTO
“La situazione dell’azienda – continua Trentini – appare più che mai solida ed equilibrata in tutte le sue componenti. Abbiamo raggiunto e superato gli obiettivi che ci eravamo prefissati. L’ottima performance dei vini imbottigliati, in particolare quella dei prodotti a marchio aziendale, è un risultato importante”.

“Nel corso dell’esercizio l’azienda ha infatti proseguito nella sua politica commerciale sia in Italia che all’estero, rafforzando i brand già esistenti e creandone di nuovi, al fine di consolidare le attuali posizioni di mercato e conquistarne altre”.

Soddisfazione della dirigenza di Cantina di Soave anche per le operazioni di gestione attuate nel corso dell’esercizio 2017/2018, in linea con quelle degli anni passati, “in un’ottica di valorizzazione delle denominazioni territoriali, al fine di garantire il massimo del reddito alla base sociale”.

“L’80% della nostra produzione – evidenzia Trentini – deriva da vitigni autoctoni. Gestire una denominazione significa stabilire la quantità di prodotto da immettere sul mercato senza creare esuberi e definire il posizionamento più corretto per la stessa”.

LE DENOMINAZIONI
“Questo è quello che stiamo facendo per le tipologie Soave (gestiamo il 48% dell’intera Doc Soave e il 43% della Doc Soave Classico), Valpolicella (gestiamo il 49% dell’intera DOC Valpolicella) e successivamente per il Lessini Durello (gestiamo il 70% dell’intera DOC Lessini Durello) e Garda, con il risultato che queste denominazioni sono oggi tra le più remunerative per il viticoltore nel panorama nazionale: il confronto con il passato parla da sé”, sottolinea ancora il direttore generale.

Nel corso dell’ultimo esercizio sono proseguiti imponenti lavori di ampliamento di tutte le strutture produttive di Cantina di Soave, che si completeranno prossima primavera. Un investimento di 32,4 milioni di euro.

“Un dato estremamente significativo – evidenzia Bruno Trentini – dal momento che a fronte di questo notevole esborso, la disponibilità liquida ha registrato un aumento, seppur leggero, passando dai 38,2 milioni di euro dello scorso esercizio ai 39,3 milioni di euro di quello appena concluso, anche grazie al ricorso al finanziamento bancario. Questo dimostra una grande capacità, da parte dell’azienda, di generare liquidità”.

Categorie
Vini al supermercato

Il vino di Aldi: doppietta Italian Wine Brands – Luca Maroni. La degustazione

Un grande imbottigliatore di vino, Provinco. E un analista sensoriale, Luca Maroni. Questo il binomio con cui Aldi mira a sfondare sul mercato italiano del vino al supermercato.

La multinazionale tedesca ALbrecht DIscount (abbreviato Aldi) ha costruito la propria “cantina” attorno al catalogo di quello che è uno dei maggiori player della Gdo internazionale.

Provinco Italia Spa, ex agglomerato di Cooperative sociali, oggi azienda privata con sede a Rovereto (TN). Un colosso in grado di mettere in bottiglia tutto il Made in Italy vinicolo italiano. Dal Trento Doc al Grillo di Sicilia.

Dal 2015 parte della prima società del Bel Paese quotata in borsa: Iwb (Italian Wine Brands), nata dalla business combination tra Provinco Italia Spa e Giordano Vini, mediante la Spac (Special Purpose Acquisition Company) Ipo Challenger.

“Si tratta di una selezione accurata di prodotti – assicura Aldi – e, proprio per dimostrare la particolare attenzione che riserviamo al vino, collaboriamo con l’analista sensoriale Luca Maroni per la degustazione dei nostri vini, l’assegnazione di un punteggio e la realizzazione della nostra brochure”.

Italian Wine Brands, da sola, vende oltre 48 milioni di bottiglie l’anno, con una quota di export che si assesta sul 75%. Numeri che ne fanno la terza pedina in Italia, escludendo le Cooperative (settimo con le coop).

Impianti di vinificazione, affinamento e imbottigliamento di Iwb si trovano nelle Langhe, in Piemonte. Una seconda cantina è “strategicamente localizzata in Puglia”, a Torricella, in provincia di Taranto.

Ulteriore particolarità: Iwb non possiede vigneti, ma solo le strutture e i macchinari utili per la vinificazione (nella vicina isola di Malta opera così Delicata Winery).

Un “pacchetto” pressoché completo quello che Iwb ha offerto ad Aldi per lo sbarco in Italia, che suona piuttosto rétro in un periodo in cui la Grande distribuzione sta investendo in private label, valorizzando piccoli e medi produttori e cantine sociali, al posto degli imbottigliatori (vedi Iper, la Grande i con “Grandi Vigne” o Coop con “Fior Fiore”).

Va tuttavia considerato che Aldi è un Discount. E quel che emerge dalla nostra degustazione di 20 vini prelevati dal nuovissimo punto vendita di Castellanza, in provincia di Varese, è la sostanziale ricerca di un “every day low price” ulteriormente stressato dal cluster di riferimento.

Curiosa anche la posizione di Luca Maroni nello sbarco di Aldi in Italia. Provinco Italia Spa, di fatto, risulta “secondo miglior produttore italiano” nella Guida 2013 dell’analista sensoriale. Quasi scontato il suggerimento ai tedeschi, forti anche della fama di Provinco sul suo primo mercato di riferimento: la Germania.

LA DEGUSTAZIONE
Tutta un’altra storia quella scritta dalla nostra degustazione. La media dei punteggi da noi assegnati ai vini di Aldi si aggira attorno ai 3/5. Tradotto: sufficienza risicatissima.

Solo tre i vini a cui assegniamo 4 “cestelli” su 5. Si tratta di due etichette della linea “Casteltorre” (proprietà di Schenk Italian Wineries, altra vecchia conoscenza di Maroni che la recensisce a pieni voti nell’assortimento Md Discount): il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2017 (in etichetta Schenk appare come “Cantina del Bacco”) e il Chianti Classico Docg 2016.

Convince anche il Maremma Rosso Toscana Doc “Poggio al Sale”, imbottigliato a Castellina in Chianti da Tenute Piccini Spa: altri 4 “cestelli” della spesa su 5, nella nostra speciale scala di valutazione.

Per il resto è un valzer di 3 e 3,5: vini che, da Nord a Sud Italia, raggiungono una sufficienza supportata soprattutto da un prezzo pieno all’osso, alla portata di tutti i portafogli.

Tra i peggiori assaggi il Metodo Classico Trento Doc (1/5) e il Bonarda dell’Oltrepò pavese (1,5/5).

Deludenti – soprattutto in termini di tipicità – due dei vini più costosi dell’assortimento Aldi Italia: il Barolo Docg 2013 “Giacondi” e, ancor più, l’Amarone della Valpolicella Docg 2015 “San Zenone” (voto 3/5).

Per i più curiosi, ecco l’elenco completo e le valutazioni dei vini di Aldi

1) Prosecco Doc Extra Dry Millesimato 2017, Villa degli Olmi spa: 3,99 euro (2 / 5)

2) Prosecco Superiore Valdobbiadene Docg “Giotti”, Casa Vinicola Bosco Malera srl (C.V.B.M. Salgareda): 4,49 euro (3 / 5)

3) Franciacorta Brut Docg “Duca Diseo”, Cantina Chiara Ziliani: 7,99 euro (3 / 5)

4) Metodo Classico Trento Doc Brut “Pentagono”, Provinco Italia: 6,99 euro (1 / 5)

5) Grillo Doc Sicilia 2017 “Terre di Lava”, Provinco: 1,89 euro (3,5 / 5)

6) Soave Doc Classico 2017 “Villa Alberti”, Cantina Sociale Cooperativa di Soave (Ci.Esse): 1,89 euro (3,5 / 5)

7) Lugana Doc 2017, Cantina Delibori Walter (CDW Bardolino): 5,99 euro (3,5 / 5)

8) Gavi Docg 2017 “Franco Serra”, Tenute Neirano Spa (Te.Ne Cusano Milanino – Giacomo Sperone): 4,49 euro (3,5 / 5)

9) Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2017, Cantina del Bacco (Schenk): 1,99 euro (4 / 5)

10) Trevenezie Igt Traminer Aromatico 2017, Provinco: 4,99 euro (3 / 5)

11) Cerasuolo d’Abruzzo Dop 2017, Cantina di Ortona (Ci.Vi.): 1,99 euro (3 / 5)

12) Lambrusco di Modena Doc Secco “Terra Grande”, Provinco: 1,69 euro (2,5 / 5)

13) Bonarda dell’Oltrepò pavese Doc 2017, Provinco: 2,19 euro (1,5 / 5)

14) Nero d’Avola Doc Sicilia 2017 “Terre di Lava”, Provinco: 1,89 euro (3 / 5)

15) Primitivo di Manduria Doc 2016 “Sasso al Vento”, Provinco: 3,99 euro (2,5 / 5)

16) Puglia Igt Aglianico  2016, “Sasso al Vento”, Provinco: 3,49 euro (3 / 5)

17) Maremma Toscana Doc Rosso 2014 “Poggio al Sale”, Tenute Piccini: 4,99 euro (4 / 5)

18) Chianti Classico Docg “Il Castellare”, Schenk Italian Wineries: 3,99 euro (4 / 5)

19) Barolo Docg 2013 “Giacondi Autentico Italiano”, Mgm Mondo del Vino Forlì (MCQ Srl): 9,99 euro (3 / 5)

20) Amarone della Valpolicella Docg 2015 “San Zenone”, Provinco: 13,99 euro (3 / 5)

degustazione effettuata da Davide Bortone, Viviana Borriello, Giacomo Merlotti

Categorie
news ed eventi

Sorgentedelvino Live 2018: i migliori assaggi

PIACENZA – Che non si tratti di una degustazione di Château d’Yquem al Marina Bay Sands di Singapore, lo si intuisce dal colpo d’occhio iniziale.

E’ un pannello di plexiglass marrone, con la scritta a pennarello “Ingresso Sorgentedelvino Live”, ad accogliere una cinquantina di persone. Un freddo lunedì 12 febbraio segna le ultime 6 ore di fiera, a Piacenza Expo.

Il pannello, poggiato a terra, davanti alla cancellata che si spalanca a mezzogiorno in punto, la dice tutta sulla tre giorni che ha visto protagonisti 150 vignaioli (circa 800 vini) provenienti da ogni angolo d’Italia, oltre che da Austria, Croazia e Francia. Conta più la sostanza della forma.

E di “sostanza” ne troviamo tanta nei calici dei produttori, accomunati dal credo in un’agricoltura “biologica, biodinamica e sostenibile”. “Vino che si affida alla natura, per arrivare dall’uva alla bottiglia”, come piace definirlo agli organizzatori Paolo Rusconi, Barbara Pulliero e Francesco Amodeo, con l’astuzia linguistica di chi ha visto crescere Sorgentedelvino Live sin dalla prima edizione del 2008, 10 anni fa.

Quattromilacinquecento gli ingressi quest’anno, rende noto l’ufficio stampa. Cinquecento in più, nel 2018, rispetto all’edizione precedente. Una manifestazione che cresce. Come cresce l’interesse, in Italia, per i vini cosiddetti “non convenzionali”.

I MIGLIORI ASSAGGI
Ecco, dunque, i nostri migliori assaggi. Parte del leone la fa la Calabria, regione posta appositamente sugli scudi dagli organizzatori di Sorgentedelvino Live 2018. Buona rappresentanza anche per l’Oltrepò Pavese, che si conferma culla lombarda di una viticoltura alternativa, tra i colli del miglior Pinot Nero spumantizzato d’Italia.

Segnaliamo l’attento lavoro di recupero di due autoctoni in Toscana, da parte di una produttrice che, di “autoctono”, ha ben poco (ed è anche questo il bello). Poi qualche realtà emergente che saprà certamente imporsi dalle parte di Soave, in Veneto, ma non solo.

E una conferma assoluta in Liguria, con uno dei produttori più interessanti dell’intero panorama nazionale dei vini naturali. Infine, uno straordinario assaggio in Sardegna. Quello dal quale vogliamo partire per raccontare i migliori calici di Sorgentedelvino Live 2018.

1) Barbagia Igt 2016 Perda Pintà, Cantina Giuseppe Sedilesu. Giallo luminoso come una spada laser il Perda Pintà di Giuseppe Sedilesu, ottenuto dal vitigno autoctono di Mamoiada, paesino 2.500 anime in provincia di Nuoro: la Granazza, allevata ad alberello.

Un vitigno che non risulta ancora classificato ufficialmente. I Sedilesu lo hanno riscoperto e valorizzato, unendo il frutto di alcune viti presenti tra i filari di Cannonau. Al naso un’esplosione di macchia mediterranea, unita a sentori aromatici e avvolgenti che, poi, caratterizzeranno il palato.

L’avvolgenza è quella dei 16 gradi di percentuale d’alcol in volume, che rendono Perda Pintà perfetto accompagnamento per formaggi stagionati e piatti (etnici) speziati, come per esempio un buon pollo al curry o i dei semplici granchietti al pepe.

2) Azienda Agricola I Nadre. Degustare i vini della vitivinicola I Nadre, significa compiere un tuffo nel calcare, sino a respirarlo. Siamo in provincia di Brescia, più esattamente in località Muline, a Cerveno, Val Camonica. Il terroir calcareo e sassoso dei 2 ettari vitati conferisce un fil rouge di grande salinità a tutti gli assaggi di questa cantina.

Ottimo il Riesling che degustiamo in apertura, seguito dall’ancora più sorprendente Metodo Classico Vsq millesimato 2012 “A Chiara”: Chardonnay in purezza, dosaggio zero (tiraggio giugno 2013, sboccatura 19 settembre 2016).

A giugno 2018 sarà messo in commercio il millesimato 2015 e conviene prenotarsene almeno un cartone. Interessante anche la Barbera Igt Vallecamonica Le Muline 2015 “Vigneti della Concarena”, anche se appena imbottigliata.

3) Igt Toscana spumante rosato 2016 “Follia a Deux”, Podere Anima mundi. Altro assaggio memorabile e forse irripetibile. Già, perché Marta Sierota – l’elegante padrona di casa franco polacca di Podere Anima mundi – lo commercializza solo in cantina, per pochi intimi.

Il resto finisce in alcuni wine bar ben attrezzati di Roma, Bologna e della stessa Casciana Terme Lari, paese che ospita la cantina, in frazione Usigliano (Pisa). Centocinquanta bottiglie in totale per questo sparkling, su un totale di 10-15 mila circa complessive per Podere Anima Mundi.

Si tratta di uno spumante metodo ancestrale (non filtrato e non sboccato) base Foglia Tonda, autoctono a bacca rossa che qualche lungimirante produttore sta tentando di valorizzare, nella Toscana dei tagli bordolesi alla vaniglia. Un vino da provare a tavola, per il bel gioco che sa creare al palato tra frutto e salinità.

Di Podere Anima Mundi, interessante anche il Foglia Tonda 2015 “Mor di Roccia”, lunghissimo in bocca. Non delude neppure l’altro autoctono, il Pugnitello: “Venti” 2015 è ancora giovane ma di ottime prospettive, mentre la vendemmia 2014 sfodera una freschezza e una mineralità da applausi, unite a un tannino presente, ma tendente al setoso.

4) Calabria Igt Magliocco 2013 Toccomagliocco, L’Acino. Tutto da segnalare dalle parti di Dino Briglio Nigro. Siamo sulla Piana di Sibari, tra lo Jonio e il Tirreno, tra il Pollino e la Sila. Meglio non perdersi neppure un’etichetta di questo fiero produttore calabrese.

Da Giramondo (Malvasia di Candia) ad Asor (“rosa”-to di Magliocco e Guarnaccia nera) passando per Cora Rosso e Toccomagliocco, il Magliocco in purezza che costituisce la punta di diamante di questa cantina.

Grande pienezza sia al naso sia al palato, per un vino che riesce a esprimere – oltre a classiche note di frutta rossa e rosa – anche curiosi sentori di arancia a polpa rossa matura. Non mancano richiami speziati e minerali e un tannino che lo rende perfetto accompagnamento per piatti a base di carne.

5) Cirò Riserva 2012 “Più vite”, Vini Cirò Sergio Arcuri. Altro giro, altra giostra. Sempre in Calabria. Salire su quella di Sergio Arcuri è come catapultarsi a Cirò. Tra le vigne ad alberello di quel grande vitigno del Meridione d’Italia che è il Gaglioppo, sino ad oggi fin troppo offuscato dalla lucentezza dell’Aglianico.

Se “Aris 2015” è il campione di domani, il Cirò Riserva 2012 “Più vite” è il fuoriclasse di oggi. Ottenuto dal cru Piciara, costituisce la materializzazione in forma liquida della terra argillosa, quasi appiccicosa, della vigna più vecchia di casa Arcuri.

Un vino che ha tutto e il contrario di tutto: frutto, sapidità, tannino (quest’ultimo quasi scontato, presente ma dosato). Un rosso pronto, eppure di grande prospettiva. In definitiva, uno di quei vini da avere sempre in cantina.

Un po’ come il rosato da Gaglioppo “Il Marinetto”: splendido, per la sua grande consistenza acido-tattile al palato. E, non ultimo, per il suo colore vero, carico del sole di Calabria più che della nebbia di Provenza ormai tanto in voga tra i rosè.

6) Bonarda Oltrepò pavese Doc 2012 Giâfèr, Barbara Avellino. Forse il vino dal miglior rapporto qualità prezzo degustato a Sorgentedelvino Live 2018 (8,50 euro in cantina). Ma non immaginatevi il classico “Bonardino” dal residuo zuccherino piacione.

Giâfèr sta tutto nel nome: giovane, fresco, vivace. Un Bonarda dell’Oltrepò pavese che sfodera un naso e un palato corrispondenti, sulla trama che accompagna i tipici frutti rossi e i fiori di viola: un’esplosione di erbe di campo e liquirizia dolce in cui si esalta il blend di Croatina (85%), Barbera e Uva Rara.

Ma brava e coraggiosa Barbara Avellino non si ferma qui. Ha ancora in cantina qualche bottiglia di Metodo Classico 2005 “I Lupi della Luna”, base Pinot Noir con un 10% di Chardonnay. Uno spumante non sboccato (tiraggio 2008) interessantissimo, la cui commercializzazione è stata avviata solo dal 2014. Più di 110 i mesi sui lieviti.

Naso di erbe (ebbene sì, ancora loro) e palato appagante per corpo e complessità, giocata su tinte balsamiche e elegantemente mielose. Buona anche la persistenza. Le uve utilizzate per questo sparkling provengono dai terreni di Roberto Alessi de “Il Poggio” di Volpara (PV).

7) Pinot Nero Provincia di Pavia Igt “Astropinot” 2013, Ca’ del Conte. Uno di quei Pinot d’Oltrepò che fanno rima con chapeau. Paolo Macconi, titolare con la moglie Martina dell’azienda a condizione famigliare Ca’ del Conte di Rivanazzano Terme (PV) è uno che i vini li sa fare e anche vendere.

Non a caso va forte in Giappone, dove si vanta di vendere “vini che arrivano in perfetto stato, nonostante l’assenza di solforosa aggiunta e 40 giorni di nave”. E “Astropinot” 2013 è tutto tranne che un autogol.

Bellissima l’espressione del frutto “Noir” che riempie di gusto il palato, mentre l’anima animale del Pinot si fa largo con le unghie, espresse (anche) dal tannino vivo ma ben amalgamato. Un cru ottenuto dal vigneto “Il Bosco”, capace di rende merito al meglio della produzione vitivinicola dell’Oltrepò pavese.

Di Ca’ del Conte (azienda che fa delle lunghe macerazioni un credo, con un media di 90 giorni per le annate precedenti alla 2016) ottimi anche i bianchi. Segnaliamo il Riesling renano con un riuscitissimo tocco di Incrocio Manzoni, ma sopratutto lo Chardonnay 2013 Fenice: strepitoso. E aspettiamo il prossimo anno, quando sarà messa in commercio la prima vendemmia (2017) di Timorasso.

8) Insolente Vini. Lo dicevamo all’inizio: “sostanza” più che “forma” a Sorgentedelvino Live. Ecco una giovane cantina che riesce a coniugare entrambi gli aspetti: la sostanza dei vini di Insolente è pari alla loro forma.

Ovvero all’estetica, accattivante e moderna, delle etichette elaborate da Luca Elettri, pubblicitario prestato all’azienda di cui sono titolari i tre figli Francesca, Andrea e Martina. Il risultato sono 6 vini (3 bianchi, due rossi e uno spumante) elaborati in uno dei Comuni roccaforte del Soave Classico, Monteforte d’Alpone (VR).

Per l’esattezza: Bianco PR1, bianco macerato LE1, frizzante RM1 2016, rosso FC1, rosso jat AE1 e spumante ME1 2016, tutti alla prima vendemmia assoluta (2016). Garganega per i bianchi. Tai Rosso, Cabernet e Merlot per i rossi. Ma tra tutti, oltre al Tai, risulta molto interessante la “bollicina” di Durella, da vigneti vocati a Brenton di Roncà (VR), situati a 400 metri sul livello del mare.

Seicento bottiglie in totale, per uno spumante fresco, croccante. Una di quelle bottiglie che non stancano mai. Una bella espressione di uno strepitoso terroir, che sta conquistando sempre maggiore credibilità. E che ora può contare su un altro interprete. Giovane. Ma soprattutto Insolente.

9) Gewurztraminer 2016, Weingut Lieselehof. Una vecchia conoscenza di vinialsuper, già segnalata tra i migliori assaggi del Merano Wine Festival 2017, per lo strepitoso Piwi Julian 2008 e per il passito Sweet Claire (100% Bronner).

A Sorgentedelvino Live 2018 le strade si incrociano per un altro cavallo di battaglia di Weingut Lieselehof: il Gewurztraminer. Uno di quelli da provare, perché si discostano dalla media. Tipico più in bocca che al naso, dove sembra assumere note che lo avvicinano di molto al Moscato Giallo. La spiccata acidità al palato rende questo vino davvero speciale

10) Tra i migliori vini passiti degustati, due calabresi dominano la scena: il Moscato di Saracena di Cantine Viola, vendemmia 2014, è uno di quei vini che riescono ad andare al di là di un calice assoluto valore. Attorno alla riscoperta del Moscato di Saracena, Luigi Viola e la sua famiglia sono riusciti a creare un mondo.

Una sorta di indotto, costituito dalla recente fondazione di una cinquantina di cantine nella provincia di Cosenza. A raccontarlo è lo stesso Alessandro Viola, col garbo dei grandi uomini di vino.

Ottimo anche il Greco di Bianco passito dell’Azienda agricola Santino Lucà di Bianco (Reggio Calabria). Un passito dalle caratteristiche più classiche rispetto al Mantonico passito proposto in degustazione dalla stessa cantina, a Sorgentedelvino Live 2018.

Chiudiamo con un classico per i lettori di vinialsuper: il vino cotto Stravecchio Marca Occhio di Gallo della Cantina Tiberi David. Un unicum nel suo genere, che ancora attende (a differenza del Moscato di Saracena di Cantine Viola) il riconoscimento di “presidio Slow Food” per la definitiva consacrazione. Un aspetto che vi racconteremo presto, in un servizio ad hoc. Straordinaria l’espressione della vendemmia 2003 in degustazione.

Letteralmente “fuori concorso” il Pigato 2003 in versione “Armagnac” di quel santuario ligure che è Rocche del Gatto. A presentarlo è il guru Fausto De Andreis, che nella sua Albenga (SV) è artefice di vini immortali, a base Pigato e Vermentino.

Fausto ha chiamato questa “bevanda spiritosa” da 33% “Oltre Spigau 03”. Un altro passo avanti verso la battaglia irriverente di un vignaiolo d’altri tempi e senza tempo. Come i suoi vini.

Categorie
Vini al supermercato

Vini Eurospin “Integralmente prodotti”: la degustazione non convince

Sufficienza abbondante solo per tre dei 24 vini della linea “Integralmente prodotto” di Eurospin. Questo il responso della degustazione effettuata ieri dalla nostra redazione. In batteria, tutti i vini sponsorizzati per il secondo anno consecutivo dall’ex campione del mondo dei sommelier, Luca Gardini.

Un carrello della spesa pieno di delusioni, anche a fronte di una spesa complessiva di appena 60 euro. Ma allora chi ha bisogno di chi? Gardini di Eurospin? O Eurospin di Gardini? Senza dubbio la seconda delle ipotesi. “Integralmente prodotto” risulta una linea debole alla prova del calice. Il marketing creato ad hoc nei punti vendita e sui social network, attorno alla figura del noto sommelier, solleva (anche se di poco) l’asticella.

A caccia della campionatura necessaria alla degustazione, ci siamo imbattuti peraltro in annate diverse della stessa tipologia di vino. Segno che l’operazione Eurospin-Gardini è utile anche come “svuota magazzino”. Caso esemplare quello del Merlot Doc Friuli Grave “Il Greto” – prodotto dalla Viticoltori Friulani La Delizia Sca di Casarsa – presente a scaffale con diversi cartoni della vendemmia 2013, oltre alla 2014.

La scarsa riconoscibilità della maggior parte dei vitigni inseriti nella linea “Integralmente prodotto”, inoltre, non fa bene al consumatore. Neppure a quello sprovvisto di palato critico: quello a cui immaginiamo si rivolga Eurospin. Il quadro è quello di un pericoloso appiattimento della qualità media espressa sullo scaffale vini dell’insegna.

Eppure non mancano i nomi noti neppure tra i produttori ai quali si è rivolta la catena Gdo per questa sorta di Private label mascherata. Oltre alla già citata “Delizia La Casarsa,” troviamo la cooperativa pugliese Due Palme per Negroamaro e Primitivo, la Cooperativa di Sant’Antioco per il Carignano del Sulcis, Cantina Valpolicella Negrar per il Bardolino e l’onnipresente Cantina di Soave per il Soave. Tutte etichette bocciate.

Escono meglio la siciliana Cantine Settesoli con il Grillo, e la lombarda Cantina di Casteggio (Terre d’Oltrepò), in Oltrepò pavese, con lo spumante Metodo Classico di Pinot Nero Docg. Prodotti che si aggiudicano una stiracchiata sufficienza gusto-olfattiva, visto anche il rapporto qualità prezzo.

Di seguito le nostre note di degustazione dell’intera linea di vini “Integralmente prodotti”, con relativa valutazione in “cestelli della spesa”, anticipate dalla descrizione dell’ufficio marketing-pubblicità di Eurospin.

LA DEGUSTAZIONE
Müller Thurgau Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 “Poderi di Enrico II”

Giallo paglierino scarico con riflessi verdognoli. Il green feeling del colore rimane anche al naso, in cui alla frutta bianca si accompagna una nota leggermente muschiata. Bocca agile, dinamica, agrumata non troppo impegnativa, ma neppure troppo complicata.

(2 / 5) Giallo paglierino scarico, riflessi verdolini. Naso di frutta a polpa bianca matura, litchi, ananas, papaya matura. Ingresso morbido, frutto maturo, che vira su sensazioni talco e mentuccia. Corto di persistenza, chiude leggermente amarognolo.


Soave Doc 2016 “La Pieve”
Agrumi e frutta bianca al naso. In fase di assaggio il refrain non cambia, almeno nella parte iniziale e centrale del sorso. Il finale invece è caratterizzato da toni sapidi che donano al sorso una discreta persistenza post assaggio.

(2 / 5) Giallo paglierino scarico, un po’ velato. Naso morbido, pesca gialla matura. Alla corretta temperatura viene fuori il minerale, qualche nota vegetale, un filo leggero di pepe bianco e buccia di pompelmo. Ingesso morbido al palato, sulla frutta a polpa bianca. Svolta prima acido-agrumata, poi sapida. Persistenza tutta sul sale, comunque corta. Un vino duro.


Verduzzo Veneto Igt frizzante 2016 Meolo
Profumi di frutta bianca e una leggera nota che ricorda la salvia. In bocca le sensazioni paiono decisamente più agrumate. A non cambiare invece è la nota piacevolmente balsamica che si avvertiva anche al naso. Molto versatile in fase di abbinamento.

(2,5 / 5) Bianco carta. Pera kaiser al naso, pesca bianca. Corrispondente in bocca. Grande morbidezza al palato, dovuta a un residuo zuccherino piuttosto evidente.


Pinot Grigio Vigneti delle Dolomiti Igt 2016 “Poderi di Enrico II”
Al naso parte delicato con profumi fruttati, in particolare su quelle tonalità che fanno ricordare la frutta a polpa bianca. Il sorso si muove sulle stesse coordinate del naso, aggiungendo tuttavia sensazioni agrumate e lievemente balsamiche.

(3,5 / 5) Colore giallo paglierino. Naso di banana, non molto intenso, in un contorno leggero di talco e mineralità salina. Qualche richiamo ai profumi terrosi del bosco, dopo la pioggia. Morbido in ingresso, al palato. Fresco, poi sapido. Più che sufficiente la persistenza. Una delle etichette che convincono nella linea di vini “Integralmente prodotti” di Eurospin.


Pignoletto Reno Doc Vino frizzante 2016 “Corte del Borgo”
Paglierino con riflessi verdolini. I profumi ricordano i fiori bianchi e gli agrumi. In bocca ritorna l’agrume, asciutto e non troppo aspro, in questa fase alternato a un certo green feeling che non sa di acerbo ma di aromatico.

(1,5 / 5) Paglierino. Naso di mela gialla matura e uva spina. In bocca disarmonico, a dir poco: lotta continua tra la parte morbida, zuccherina, e la parte salata. Squilibrato.


Falanghina del Sannio Dop 2016 La Guardiense
Profumi freschi di grande pulizia. Ci sono gli agrumi, la frutta bianca, oltre a quelle delicate sensazioni balsamiche e quasi mentolate che in bocca donano, specie sul finale del sorso, una bella verve e una rinfrescante bevibilità.

(3 / 5) Giallo paglierino, riflessi dorati. Naso che ha bisogno della corretta temperatura per esprimersi. Agrumi, talco. In bocca la classica tensione acida della Falanghina giovane. Non molto elegante, ma sufficientemente persistente.


Vermentino di Gallura Docg 2016 “Costa Dorada”
Ti porta ai tropici con i profumi fruttati, tanto mango, per poi farti atterrare, questa volta durante l’assaggio, in un clima più mediterraneo. Il sorso rimane centrato sulla sfera fruttata con agrumi dolci e qualche lampo di macchia mediterranea.

(3 / 5) Calice giallo paglierino. Ananas, miele, un minimo di mineralità al naso. Poco intenso, nel complesso, al naso. Bocca corrispondente, con richiami esotici di papaya e ananas e chiusura amarognola tipica. Voto sufficiente ma stiracchiato.


Grillo Terre Siciliane Igt 2016 “Isola del sole”
Colore giallo paglierino. Attacca, al naso, facendo ricordare gli agrumi mescolati con toni lievemente tropicali, mai troppo dolci. La bocca è una fedele trasposizione del naso a base di agrumi e frutta gialla matura. La sapidità qui ha contorni quasi iodati.

(3,5 / 5) Giallo paglierino. Naso giocato tra iodio, macchia mediterranea, agrume maturo (bergamotto), foglia di pomodoro e the nero. Bocca acida, pulita, sapida, corrispondente sugli agrumi. Sufficientemente persistente. Un Il secondo vino della linea “Integralmente prodotto” Eurospin che si discosta dalla media.


Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot nero Docg Spumante Brut “
Il frutto, nota dominante al naso, ricorda in particolar modo il lampone e la mela. La bocca ritorna sulla sensazione di mela, anche se in questa fase le affianca una nota di susina gialla, completata dalle classiche note di lievito. Sottofondo agrumato.

(3 / 5) Giallo paglierino. Perlage mediamente fine, persistente. Al naso crosta di pane caratteristica dei lieviti, agrumi, frutta a polpa bianca (pesca, mela) e uva spina. Una punta di balsamico. Un naso che perde eleganza nella permanenza nel calice. In bocca bollicina un po’ aggressiva in ingresso, ma pronta a distendersi nel sorso. Palato dominato dagli agrumi. Chiude, sempre “duro”, sull’arancia e sul lime. Retrolfattivo sul pompelmo. Un prodotto che non sfodera certo l’eleganza dei Pinot Nero oltrepadani, ma che neppure sfigurerebbe su una tavola poco pretenziosa.


Prosecco Doc Vino frizzante
Il tris di fiori bianchi, frutta a polpa bianca e note di lievito determinano il bouquet di profumi. In bocca le sensazioni aumentano non tanto di numero, quanto in definizione e realismo. Buone doti di beva.

Non valutato: stock assente


Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Doc 2016 Ccm Montecarotto
Mela verde e agrumi fanno capolino al naso. In bocca ritorna la parte fruttata con sentori esotici portati in dote da sensazioni dolci-acide di ananas fresco. Finale sapido come vuole il vitigno.

(3,5 / 5) Giallo paglierino, riflessi dorati. Bel naso, caratteristico, minerale, erbaceo. In bocca conferma la mineralità, salina. Chiude fresco, acido, e sapido. Terzo vino convincente della linea “Integralmente prodotto” Eurospin.


Orvieto Doc 2016 “Loggia delle Poste”
Leggera nota floreale di fiori bianchi, seguita da più evidenti note fruttate, soprattutto agrumate. Dopo l’identikit dei profumi, il sorso mette in luce una bocca piuttosto snella e tesa, tutta bergamotto, lime e sale.

(3 / 5) Paglierino. Naso di erba giovane, appena tagliata. Un filo di mineralità leggera. Buccia di pompelmo. Bocca tutta sapida e di limone. Un vino che forse troverà nei prossimi mesi un definitivo equilibrio.


Cerasuolo d’Abruzzo Dop Co.ci Ortona
Colore rosa antico. La rosa, in questo caso il fiore, è la prima sensazione che si avverte al naso, insieme a quella parte fruttata che rimanda al frutto rosso. In bocca proprio la ciliegia fresca diventa protagonista, garantendo freschezza e bevibilità.

Non giudicabile: bottiglia difettata (acido acetico)


Barbera d’Asti Superiore Docg 2015 Cantina Sociale di Castel Boglione
La frutta rossa mescolata a tonalità speziate caratterizza il naso. La bocca riparte dalle sensazioni olfattive, anche se il frutto, acido e succoso, domina la prima parte del sorso, mentre la spezia, cannella e pepe rosa, caratterizza il finale.

(2,5 / 5) Rosso rubino impenetrabile, denso. Naso da sondare con la torcia. Sentori poco fini di frutta rossa, tra cui spicca il ribes. Qualche richiamo animale e di straccio bagnato. Al palato note sapide in disarmonia con il quadro fruttato.


Merlot Friuli Doc “Il Greto” La Delizia di Casarsa
Naso quasi vellutato con frutto scuro e qualche nota balsamica per nulla pungente. In bocca ha una bella trama fruttata, supportata da un corpo mai eccessivo. Nel finale si avverte una piacevole nota amarotica, oltre a un tannino di natura sapida.

(2,5 / 5) 2014: Rosso rubino poco trasparente. Naso tipico: vegetale, frutto rosso, nota dolce tra la confettura e il miele, disturbata da una percezione di smalto. In bocca corrispondente.

(3 / 5) 2013: Rosso rubino denso, quasi impenetrabile. Naso di liquirizia, evoluto, erbaceo. Fumè. In bocca manca un po’ di corpo, ma sapidità e frutto sempre presenti. Bottiglia giunta però al culmine della curva evolutiva, senza emozionare.


Chianti Riserva Docg 2014 Loggia delle Poste
Il frutto rosso che mette in evidenza il naso è in prevalenza fresco, anche se non manca qualche tono di confettura di amarena. In bocca è succoso, snello, dotato di una speziatura che ricorda il pepe rosa e il chiodo di garofano. Tannino dolce.

(3 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Altro vino dal naso piuttosto debole. Frutto rosso, macchia mediterranea, talco. Al palato appare corrispondente, ma non è un Chianti da ricordare.


Bardolino Doc 2016 Gran Signoria
Intensi profumi di frutti rossi. In bocca è asciutto e molto realistico, specie su quelle sensazioni, avvertibili fino a metà bocca, che ricordano la ciliegia e l’amarena. Finale delicatamente speziato. Grande facilità di abbinamento.

(2 / 5) Entry level a dir poco. Naso e bocca piatti, su tinte di ciliegia e amarena. Persistenza sconosciuta. Vino da tavola senza minime pretese.


Lambrusco Grasparossa Doc Frizzante 2016 Amabile Corte del Borgo
Bello il colore viola che riprende, cromaticamente, alcune tra le sensazioni (viola e mora) che più fanno capolino sia al naso sia in bocca. Se poi all’assaggio ci aggiungi anche la morbidezza un po’ zuccherosa della confettura di ciliegia, ecco che l’identikit di questo vino può dirsi completo.

(1,5 / 5) Rosso impenetrabile. Naso di mela matura, rossa. Bocca corrispondente. Al limite della bevibilità, se trattato alla stregua del vino.


Morellino di Scansano Docg 2016 Poggio d’Elci
Rosso e nero, parlo di frutto, sono i protagonisti del naso. In bocca il vino si manifesta sulle stesse sensazioni, inserendole in un sorso dal corpo medio. La descrizione dell’assaggio non rimane circoscritta al frutto, mettendo in luce una discreta varietà di piante aromatiche. Tannino potente.

(2 / 5) Rosso rubino piuttosto trasparente. Naso di frutta, lampone e rosa. Un poco di mineralità sapida. Frutto che pecca in finezza, tannino non pervenuto. Corto.


Syrah Terre Siciliane 2016 Poderi Ciacaranni
Profuma in prevalenza di frutto scuro anche se non manca, sempre al naso, un delicato sottofondo speziato di chiodo di garofano e pepe nero. In bocca la parte del frutto scuro, un mix tra mora e ciliegia fresca, lascia spazio alle spezie piccanti specie nel finale del sorso.

(3 / 5) Rosso rubino poco trasparente. Frutto rosso e spezie: pepe nero. Bella bocca piena, di nuovo di frutto rosso. Un filo di troppo di residuo zuccherino, che copre e disturba la sapidità, pur non andando a contrastarla.


Carignano del Sulcis 2016 Isolasarda
Profumi di frutti neri accompagnati da note terrose. In bocca entra con note di gelso, rimanendo poi comunque sul frutto scuro grazie a tonalità che ricordano nitidamente la mora. Finale leggeremente vegetale, completato da note di grafite. Tannino salato.

(2 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Naso flebile frutta rossa, più balsamico ed erbaceo. In bocca il calore tipico del Carignano è smorzato dall’eccessivo residuo zuccherino.


Chianti Classico 2015 Montostoli
Floreale (viola) e fruttato (melograno e ciliegia) al naso. In bocca la parte fruttata prende il sopravvento, grazie a un frutto rosso fresco, succoso, ma anche leggermente alcolico. Dalla seconda metà dell’assaggio compare una sottile trama balsamica. Tannino acido.

(3 / 5) Rosso rubino impenetrabile. Naso di melograno e ciliegia, una punta spezie (pepe nero). Prima volta che si percepisce il tannino in un vino Eurospin. Da abbinare, facile, alla carne.


Primitivo Salento 2016 Solemoro
Floreale (viola) e fruttato (melograno e ciliegia) al naso. In bocca la parte fruttata prende il sopravvento, grazie a un frutto rosso fresco, succoso, ma anche leggermente alcolico. Dalla seconda metà dell’assaggio compare una sottile trama balsamica. Tannino acido.

(2,5 / 5) Rosso rubino poco trasparente, quasi impenetrabile. Frutta matura, erbe. Un residuo zuccherino che piacerà forse alle donne, ma che in fin dei conti appesantisce la beva. Prodotto da relegare alla categoria dei “piacioni”.


Negroamaro Salento 2016 Solemoro
Olfatto fruttato. Nonostante questo sia il tema principale il naso non manca di complessità, per merito di una bella alternanza di frutta a polpa gialla e bacche fresche. Il sorso si discosta da quest’abbondanza di sensazioni fruttate, grazie anche a note di carruba, frutta secca e spezie scure.

(2,5 / 5) Rosso impenetrabile. Naso di marmellata, prugna, ciliegia, amarena. In bocca il classico “dolcione pugliese”. Ma di quelli di una volta. Perché oggi, in Puglia, si beve di gran lunga meglio. Anche senza spendere tanto di più.

Exit mobile version