“Prugna, melograno e frutti rossi”. Dopo il Grillo, anche la bella etichetta del Sicilia Doc Nero d’Avola Bio 2020 Settesoli trova conferme nell’assaggio. Si tratta del vino rosso biologico e vegano della cooperativa di Menfi (AG), dall’ottimo rapporto qualità prezzo.
LA DEGUSTAZIONE
Il Sicilia Doc Nero d’Avola Bio Settesoli si presenta di un rosso rubino intenso. Ottima corrispondenza gusto olfattiva, con i ricordi dei frutti a polpa rossa e nera ben evidenziati sull’etichetta frontale: prugna, melograno e frutti rossi” come la ciliegia e il ribes.
Gran facilità di beva e, al contempo, carattere da vendere. Un vino che esalta primi e secondi a base di carne, tanto quanto i formaggi a pasta dura. Perfetto con la pasta alla norma e, in generale, con piatti ricchi di gusto e “sostanza”.
IL CONCEPT “SETTESOLI BIO”
Come sottolinea la stessa cantina siciliana, i vini bio Settesoli possono contare su un “ingrediente” speciale. È il sole della Sicilia, che permette alle uve, coltivate secondo pratiche di agricoltura biologica, di maturare
seguendo gli equilibri della natura.
Il Nero d’Avola Bio Settesoli 2020 è prodotto con uve 100% Nero d’Avola coltivate in biologico nella zona di Menfi (AG), dove ha sede la cantina. Le viti affondano le radici in terreni sabbiosi e calcarei. La coltivazione biologica qui è un fattore naturale.
“Grazie al clima mediterraneo – spiega Settesoli – riusciamo a coltivare i vigneti secondo pratiche di agricoltura biologica, rispettando i ritmi di crescita della pianta. Anche senza l’intervento chimico, garantiamo il benessere alle nostre vigne, grazie a trattamenti naturali a base di rame, zolfo e concimi organici”.
LA VINIFICAZIONE
Importante anche il contenimento delle rese, con una media di 9 mila chilogrammi per ettaro. Le uve vengono vengono raccolte tra la fine di agosto e la metà di settembre. Nel processo di vinificazione, l’utilizzo di anidride solforosa è ben al di sotto dei limiti stabiliti. Si tratta dunque di un vino dal limitato apporto di solfiti.
Inoltre, durante tutto il processo produttivo non vengono utilizzate sostanze di origine animale. Da qui la certificazione vegan, che accosta quella Bio. La fermentazione e la maturazione del Nero d’Avola Bio Settesoli avvengono in silos di acciaio. L’affinamento si protrae in bottiglia per 3 mesi, prima della commercializzazione.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
“Mela bianca, zagara e miele”. L’etichetta del Sicilia Doc Grillo Bio 2020 Settesoli sembra dire tutto sin dallo scaffale del supermercato. Ma è sulla tavola che si completa l’opera: promessa mantenuta, nel calice. Si tratta di uno dei vini certificati Bio (nonché vegan) di Cantine Settesoli, cooperativa di Menfi (AG) che investe da tempo nelle pratiche di viticoltura sostenibile.
LA DEGUSTAZIONE
Il Sicilia Doc Grillo Bio Settesoli si presenta di un giallo paglierino luminoso, con riflessi verdolini. Al naso i ricordi di mela, fiori di zagara e miele promessi dall’etichetta frontale. Perfetta corrispondenza al palato, che abbina freschezza, mineralità e morbidezza, regalando un sorso di piacevole tensione e gusto.
Un vino ottimo a tutto pasto, che trova la propria dimensione ideale in cucina nell’abbinamento con piatti a base di pesce e crostacei. Perfetto anche con primi leggeri e secondi a base di carni bianche, come il pollo.
IL CONCEPT “SETTESOLI BIO”
Come sottolinea la stessa cantina siciliana, i vini bio Settesoli possono contare su un “ingrediente” speciale. È il sole della Sicilia, che permette alle uve, coltivate secondo pratiche di agricoltura biologica, di maturare seguendo gli equilibri della natura.
Il Grillo Bio Settesoli 2020 è prodotto con uve 100% Grillo, coltivate in biologico nella zona di Menfi (AG), dove ha sede la cantina. Le viti affondano le radici in terreni sabbiosi e calcarei. La coltivazione biologica, qui, è naturale.
“Grazie al clima mediterraneo – spiega Settesoli – riusciamo a coltivare i vigneti secondo pratiche di agricoltura biologica, rispettando i ritmi di crescita della pianta. Anche senza l’intervento chimico, garantiamo il benessere alle nostre vigne, grazie a trattamenti naturali a base di rame, zolfo e concimi organici”.
LA VINIFICAZIONE
Importante anche il contenimento delle rese, con una media di 9 mila kg per ettaro. Le uve vengono vengono raccolte tra l’ultima settimana di agosto e la prima decade di settembre. Nel processo di vinificazione, l’utilizzo di anidride solforosa è al di sotto dei limiti stabiliti: si tratta dunque di un vino dal limitato apporto di solfiti.
Inoltre, durante tutto il processo produttivo non vengono utilizzate sostanze di origine animale. Da qui la certificazione vegan, che accosta quella Bio. La fermentazione e la maturazione del Grillo Bio Settesoli avvengono in silos di acciaio. L’affinamento si protrae in bottiglia per 3 mesi, prima della commercializzazione.
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Il volto “rosa” di Cantine Settesoli è il Terre Siciliane Syrah Rosé 2020. Un rosato con cui la cooperativa di Menfi esalta il volto più fresco di un’uva internazionale a bacca rossa molto diffusa in Sicilia. Reperibile in svariate catene di supermercati, brilla per l’ottimo rapporto qualità prezzo. Figura peraltro tra i Migliori vini al supermercato 2022 di Vinialsuper.
LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il Terre Siciliane Syrah Rosé 2020 di Cantine Settesoli si presenta di un rosa tenute, luminoso. Al naso piacevoli sentori di ciliegia matura e piccoli frutti rossi di bosco. Un quadro fragrante e delicato, anche grazie ai ricordi di fiori di gelso.
La corrispondenza gusto olfattiva è perfetta. Il sorso, accompagnato da una vibrante freschezza, è tutto giocato sui ritorni fruttati di ciliegia, ribes e lampone. Accenno salino prima del finale asciutto e altrettanto fresco.
Il Syrah Rosé 2020 di Settesoli accompagna alla perfezione i piatti della cucina italiana, a tutto pasto. Offre grandi soddisfazioni con zuppe di pesce, formaggi erborinati e pizza.
L’ABBINAMENTO SICILIANO CON LA SCIVATA
L’abbinamento territoriale suggerito da Cantine Settesoli è con la sciavata. Si tratta di un piatto povero povero che le donne siciliane preparavano in attesa del ritorno a casa degli uomini, dai campi.
Una via di mezzo tra pizza e focaccia, arricchita da ingredienti come acciughe, cipolle e formaggio caciocavallo. Grazie alle sue caratteristiche, il Syrah Rosé 2020 di Cantine Settesoli è apprezzato anche all’estero. È presente in ben 30 Paesi, tra cui Svizzera, Germania, Stati Uniti e Giappone.
Prezzo: 5,50 euro Reperibile presso: tutte le maggiori insegne, tranne Esselunga
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Nel caos politico delle ultime ore, una notizia che – almeno parzialmente – rassicura gli italiani: il nuovo premier incaricato Mario Draghi non è astemio. Anzi, ama il vino, in particolare quello siciliano di Mandrarossa Settesoli. A confermalo è Maria Isolina Catanese, ex agente della nota cooperativa di Menfi che nel 2016 ha viaggiato in aereo, sulla tratta Roma-Francoforte, proprio con Mario Draghi. In classe Economy.
Un episodio che la 43enne siciliana, originaria proprio di Menfi, la splendida “contea” della provincia di Palermo che ospita la storica cantina della trinacria, ha condiviso sui social per diffondere un messaggio di speranza e fiducia per gli italiani.
«Il mondo non ha bisogno del mio post – si legge – ma io lo scrivo ugualmente. Oggi sono felice di sapere che questo Grande Uomo, allo stesso tempo così semplice e umile, si prenderà cura del nostro Paese. E poi, in fondo in fondo, volevo solo raccontarvi che un giorno ho incontrato Mario Draghi… E mi ha fatto una buona impressione!».
Ben dettagliato il racconto di Maria Isolina Catanese. «Nel 2016 – spiega – in una delle mie trasferte Roma – Francoforte, ho provato lo stupore di trovarmi accanto, in classe Economy, un compagno di viaggio molto particolare: Mario Draghi».
Fila 8. Io 8A, le nostre borse all’8B, lui all’8C. Dopo il decollo ci siamo girati contemporaneamente a prendere i nostri rispettivi iPad. Io sono rimasta in silenzio per un po’, facevo finta di lavorare, ma poi non ce l’ho più fatta e mi sono girata verso di lui a chiedere, quasi sottovoce: “Mi scusi… ma io … ho l’onore di viaggiare con il prof. Mario DRAGHI??” … “Ed in classe economy??”
È stata una domanda così spontanea da suscitare in lui una sincera risata. Infatti mi ha prontamente risposto: “E perché no?”… ed io sgranando gli occhi gli dissi: “Ma Lei ha visto chi è seduto in prima classe?!”
Gli ho strappato un’altra risata e poi, a sorpresa ha messo via l’iPad ed abbiamo iniziato a chiacchierare. Mi ha chiesto innanzitutto se andavo a Francoforte per studio o per lavoro. “Per lavoro”, gli risposi, piena di orgoglio! Quello infatti è stato uno degli ultimi viaggi in cui portavo in giro per il mondo il frutto del lavoro della mia terra natía: Settesoli – Mandrarossa.
Con grande stupore da parte mia, lui conosceva benissimo la storia della cantina. Conosceva altrettanto bene l’opera compiuta da Diego Planeta, fu lui infatti a nominarmelo per primo. Poi con tanta semplicità mi raccontò delle sue vacanze in Sicilia con la moglie l’estate precedente; le impressioni sulla nostra terra e di quanto fosse meravigliosa; e così via… un continuo semplice scambio di racconti fino all’arrivo a Francoforte».
Il racconto dell’ex agente di Mandrarossa Settesoli continua: «Appena atterrati mi disse: “Dunque, riassumendo: se io vado in un ristorante a Francoforte e chiedo una bottiglia di Settesoli sarà opera sua?”… “Non proprio” gli dissi, “comunque vengo qui per far crescere la conoscenza del marchio”».
Così tirai fuori il mio biglietto da visita precisando che non mi sarei aspettata una corrispondenza ma era solo per ricordare ‘eventualmente’ il brand scritto su quel biglietto. Al ristorante ‘eventualmente’ avrebbe dovuto chiedere di quel marchio mentre nella grande distribuzione avrebbe trovato Settesoli. Tutto chiaro».
Ci siamo salutati cordialmente. Lui mi ha augurato buona fortuna, poi sono arrivati degli uomini in abito scuro che lo hanno scortato fino ad una porta secondaria del finger.
Rientrando in Sicilia, dopo il mio viaggio, chiesi il permesso alla direzione di inviare una 3L di Cartagho alla Banca Centrale Europea. Qualcuno mi assecondò. Altri mi risero dietro.
Io però non avevo un indirizzo quindi cercai su Google “BCE contatti” (le mie soluzioni semplici a cose complesse). Mi rispose una segretaria, esposi la mia richiesta e lei mi passò un altro interno.
Mi rispose un’altra segretaria. Lasciai le mie generalità, raccontai del volo e del motivo del regalo; diedi il numero di volo; il n. di sedile; quello mio; quello del Prof. Draghi, e spiegai che a nome della cantina desideravo omaggiarlo con il frutto del lavoro dei nostri agricoltori come da racconto in aereo.
La signorina mi fece attendere qualche minuto al telefono e poi mi disse che potevo inviare il regalo all’indirizzo che mi avrebbe fornito e che il dono non doveva superare il valore certificato di € 50.
Il racconto dell’incontro di Maria Isolina Catanese con il premier Mario Draghi continua: «Chiesi un certificato scritto al magazzino che a sua volta organizzò velocemente la spedizione! Io scrissi due righe di mio pugno facendo riferimento alla sua richiesta in aereo e, a nome di tutti, in carta intestata Settesoli/Mandrarossa, inviammo la Jeroboam di Cartagho. Fine.
Un incontro a lieto fine. «Circa quindici giorni dopo – continua Catanese – al ritorno da un altro viaggio di lavoro, trovai come sempre la posta ammassata sulla mia scrivania. Tutta pubblicità! Stavo per differenziare il contenuto nelle pattumiere quando all’improvviso… Eccola! Una busta BCE… Non mi aspettavo una risposta a dire il vero. Invece, apro la busta e trovo i suoi ringraziamenti. Rigorosamente scritta a mano… Da lui e non da altri, perché quella firma la conosciamo tutti… È su tutte le banconote».
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Scegliere e riconoscere i migliori vini al supermercato diventa più semplice in Italia. A partire da oggi, il bollino di Vinialsuper, aiuterà i clienti a districarsi tra le migliaia di etichette presenti sugli scaffali delle insegne della Grande distribuzione organizzata (Gdo).
Gli sticker, di colore rosso e bianco come il logo della testata, ma personalizzabili a seconda delle etichette, risultano ben visibili su alcune delle bottiglie premiate nella Guida Migliori Vini al Supermercato di Vinialsupermercato.it, edita ogni anno dalla redazione.
Hanno già aderito all’iniziativa diverse aziende italiane. In primis Cantine Settesoli, che si è aggiudicata il premio di Miglior cantina Gdo 2021, grazie soprattutto alla linea di vini “Collezione“, da varietà autoctone siciliane.
Risalendo la penisola ecco Piccini, realtà della Toscana che ha ceduto lo scettro di miglior cantina d’Italia operante in Gdo proprio alla cooperativa siciliana di Menfi: sugli scudi i vini toscani targati “Collezione Oro“.
Al nord, per l’esattezza nel Piemonte delle Langhe, ecco Teo Costa, cantina a gestione famigliare con sede a Castellinaldo d’Alba (CN) che è riuscita a classificarsi nella Guida Migliori Vini al Supermercato 2021 con il Barolo Docg 2015, il Barbaresco Docg 2017 e il Roero Arneis Docg 2019 della linea “Ligabue“.
Per la Lombardia esporrà il bollino-sticker di Vinialsuper una piccola realtà dell’Oltrepò pavese, ovvero la cantina guidata da Giorgio Perego a Rovescala (PV). Il vino premiato è la Croatina “Myrtò” di Perego & Perego. Si tratta dell’unico vino (bio e vegan) venduto al supermercato dall’azienda, in particolare negli store Esselunga.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Torna puntuale la classifica dei Migliori Vini al Supermercato di Vinialsuper.it, che incorona Settesoli “Miglior cantina Gdo” 2021. Quest’anno, la competizione ha riguardato un numero record di campioni, giunti da tutta Italia e degustati rigorosamente alla cieca dalla redazione.
In un momento difficile per il vino italiano, a causa dell’emergenza Covid-19, l’attività di Vinialsupermercato.it non si è fermata neppure per un istante ed è rimasta fedele ai propri canoni editoriali.
“Siamo sempre al fianco dei clienti dei supermercati – dichiara il direttore di Vinialsupermercato.it, Davide Bortone – guidandoli con il nostro sguardo più che mai critico nella scelta dei tanti vini presenti a scaffale, cercando di ‘educare’ sempre più palati ai vini di qualità”.
“La scelta della migliore cantina Gdo 2021 – continua Bortone – è stata anche quest’anno complicata. Sono sempre più, infatti, le cantine che operano con grande coscienza e rispetto delle Denominazioni del vino italiano, in un canale dominato troppo spesso dalla corsa al ribasso dei prezzi, e quindi della qualità, come quello della Grande distribuzione”.
“I vini di Settesoli – continua il direttore di Vinialsupermercato.it – parlano della Sicilia in maniera chiara e diretta e contribuiscono, in larga scala, alla crescita del brand regionale. Anche grazie a cantine cooperative come Settesoli, la Sicilia sta diventando un ‘marchio’ sempre più riconosciuto dai consumatori, compresi quelli attenti alla produzione biologica“.
Più in generale, la classifica dei Migliori Vini al supermercato 2021 di Vinialsuper.it vede ben rappresentate diverse regioni, dall’Alto Adige alla Sicilia, passando per Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Toscana, Marche, Abruzzo, Campania, Puglia e Calabria.
In classifica solo i vini in grado di aggiudicarsi, nella degustazione alla cieca, da 4.5 a 5 “cestelli della spesa”, la speciale scala di valutazione del vino in vendita al supermercato ideata da Vinialsuper.
Tutti vini che fanno dell’ottimo rapporto qualità prezzo, nonché del rispetto della tipicità delle uve e dei territori di produzione, il loro punto forte. Ecco dunque l’elenco dei migliori vini in vendita nella grande distribuzione italiana, secondo il giudizio della redazione di Vinialsuper (Davide Bortone, Viviana Borriello, Giacomo Merlotti, Gabriele Rocchi).
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Non si chiamano a caso “Settesoli Collezione” i due vini di Cantine Settesoli. La cantina di Menfi propone sugli scaffali dei supermercati il riuscitissimo matrimonio tra due varietà autoctone siciliane e due internazionali. Si tratta di Collezione Bianco, ottenuto da uve Grillo e Chardonnay e Collezione Rosso, blend di Nero d’Avola e Syrah. Due vini top di gamma, nel vasto assortimento riservato alla Gdo. Ma le novità in casa Settesoli non finiscono qui. In esclusiva per Penny Market, la cooperativa di Menfi ha dato vita al Perricone “Isoletta”, vino ottenuto dall’omonima varietà autoctona siciliana.
La linea di vini Settesoli Collezione è ottenuta, come suggerisce appunto il nome, dalla “selezione” delle migliori uve autoctone e internazionali vinificate in blend. Dopo una maturazione lenta e costante, le uve Grillo e Chardonnay vengono raccolte in periodi differenti: ad inizio agosto lo Chardonnay, tra l’ultima settimana di agosto e la prima decade di settembre il Grillo.
Collezione Rosso è invece un blend che, in casa Settesoli, viene definito “Caldo come il vento di Scirocco“: un vino che racchiude, in perfetto equilibrio, gli aromi fruttati dell’autoctono Nero d’Avola e il tocco di spezia e freschezza dell’internazionale Syrah.
Ma è il Perricone “Isoletta” l’ultimo nato in ordine cronologico, prodotto in esclusiva per i supermercati Penny Market. Un vino, dunque, reperibile in tutta Italia grazie alla capillare distribuzione dei punti vendita dell’insegna.
LA DEGUSTAZIONE
(5 / 5) Sicilia Doc Grillo Chardonnay 2019 “Collezione”, Cantine Settesoli
Giallo paglierino luminoso. Al naso l’eleganza dello Charodnnay e il frutto esotico e la mineralità del Grillo. Naso prevalentemente agrumato, con richiami tropicali di papaia e ananas perfettamente maturo.
Sorso altrettanto elegante e fresco, in cui le note di frutta giocano con la mineralità. Vino di grande gastronomicità, accompagna piatti a base di pesce (prime e seconde portate) oltre ai formaggi freschi, non stagionati.
VINIFICAZIONE
I vigneti di Grillo prediligono suoli a medio impasto; quelli di Chardonnay i suoli argillosi. L’allevamento a controspalliera e la potatura a guyot consentono il massimo controllo sulla qualità e la resa delle uve.
La fermentazione avviene in silos di acciaio, a temperatura controllata. Sempre in acciaio l’affinamento. Prima dell’immissione in commercio, Collezione Bianco Settesoli riposa in bottiglia per almeno 4 mesi.
Prezzo: 6,49 euro Acquistabile presso: Carrefour, Conad
(4,5 / 5) Sicilia Doc Nero d’Avola Syrah 2018 “Collezione”, Cantine Settesoli 2018
Rosso rubino mediamente trasparente. Al naso i tipici frutti rossi delle due varietà, così come tipiche sono le spezie. Non mancano richiami a erbe mediterranee e a piante come la carruba, che contribuiscono a rendere ancora più complesso l’olfatto, sino a sfiorare percezioni umami.
Il sorso del blend Nero d’Avola Syrah Collezione Settesoli è fresco, prettamente giocato sulla frutta rossa matura, che ben si combina con la mineralità. In chiusura, bel connubio tra le note pepate e la frutta perfettamente matura. Un vino perfetto a tavola, dai primi piatti ricchi di ragù alle grigliate di carne, passando per i formaggi di media stagionatura.
VINIFICAZIONE
I vigneti di Nero d’Avola prediligono i suoli calcarei: le uve vengono raccolte tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre; i vigneti di Syrah prediligono invece i suoli sabbiosi: le uve vengono raccolte tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.
L’allevamento a controspalliera e la potatura a guyot, come nel caso di Grillo e Chardonnay, consentono il controllo sulla qualità e sulla resa delle uve. La fermentazione avviene in silos di acciaio, a temperature controllata. Lo stesso vale per l’affinamento. Il vino riposa poi in bottiglia per 6 mesi, prima della commercializzazione.
Prezzo: 6,49 euro Acquistabile presso: Carrefour, Conad
(4,5 / 5) Terre Siciliane Igt Perricone 2019 “Isoletta”, Cantine Settesoli
Rosso rubino luminoso, nel calice, per il prezioso autoctono siciliano. Al naso tanta frutta, perfettamente matura: lampone, fragolina, ribes. Pregevole, ancora una volta, il connubio con la macchia mediterranea e con sentori floreali come la rosa e la viola. Al palato il Perricone “Isoletta” risulta morbido e suadente, nel suo incedere fruttato.
Mostra comunque un’ottima freschezza, capace di invogliare il sorso successivo. In chiusura, un tocco salino che contribuisce a rendere la beva instancabile. Un Perricone che accompagna la cucina a tutto pasto, su piatti non troppo elaborati. Da provare in accompagnamento a brodetti di pesce, in alternativa al vino bianco.
VINIFICAZIONE
Il Perricone è un vitigno tipico dell’area mediterranea che predilige suoli argillosi e a medio impasto. I suoi grappoli sono di media grandezza, dalla forma cilindrico-conica allunga. Gli acini sono rotondi, dal colore blu scuro. Le uve di “Isoletta” vengono raccolte tra fine agosto e inizio settembre e vinificate in serbatoi di acciaio inossidabile.
Prezzo: 2,19 euro Acquistabile presso: Penny Market
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“Cantine Settesoli perde certamente una figura carismatica ed un capitolo importante della sua storia, perché Diego Planeta rappresenta la storia di questa cantina”. Così Giuseppe Bursi, presidente di Cantine Settesoli, in merito alla scomparsa a 80 anni di Diego Planeta, fondatore della cantina di Menfi.
“I suoi insegnamenti e la sua lungimiranza – continua Bursi – sono le radici e la traccia del nostro futuro.Grazie alla sua guida ed alla sua lungimiranza, in questo lembo di costa di Sicilia oggi c’è una storia unica da raccontare, fatta di uomini, di vigneti e di idee”.
Questa è la nostra storia, la storia di Cantine Settesoli, una comunità di 2 mila viticoltori che ogni giorno da oltre 60 anni si prende cura di un meraviglioso vigneto di 6 mila ettari, difendendone la biodiversità e producendo vini distintivi dal carattere unico, distribuiti in oltre 45 paesi nel mondo.
Senza la sua visione, le 5 mila famiglie del Distretto delle Terre Sicane non avrebbero contribuito e sostenuto e reso possibile quella metamorfosi.
Diego Planeta – continua Bursi – soleva dire che di tutte le sue creature Cantine Settesoli era la più amata, e dopo aver tradotto le enormi potenzialità del territorio in azienda feconda, investendo, sperimentando e innovando insieme agli uomini ed alle donne della comunità, dopo aver dimostrato che anche grande è bello e può produrre qualità, nel 2011 aveva fatto quello che definiva un “passo di lato”.
“Proprio come un buon padre di famiglia, che ad un certo punto lascia il proprio figlio camminare da solo e viaggiare per il mondo. I risultati oggi raggiunti sono frutto di due elementi: la coesione della compagine sociale, la solidità dell’impostazione gestionale che guarda sempre più alla qualità ed all’internazionalizzazione, la consapevolezza che bisogna lavorare duro per costruire e garantire reddito ai viticoltori”, conclude il presidente di Cantine Settesoli.
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Diego Planeta si è spento ieri all’età di 80 anni. Lo storico fondatore di Cantine Settesoli si trovava nella sua Menfi, comune della Provincia di Agrigento che lunedì 21 settembre ospiterà i funerali.
Nato a Palermo nel 1940, Diego Planeta ha curato dal 1960 l’amministrazione delle aziende di famiglia, impegnate da diverse generazioni in attività agricole nelle province di Agrigento, Ragusa e Siracusa.
Nel 1958 ha conseguito il diploma in viticoltura ed enologia e nel 1960 ha lasciato gli studi universitari per occuparsi dei centinaia di ettari di proprietà. Col pallino delle varietà autoctone, trasforma vigneti e oliveti e avvia la produzione di vini e olio di alta qualità, esportati in oltre 30 paesi.
Nel 1964 ha partecipato alla costituzione di Cantine Settesoli, di cui è diventato presidente nel 1972. Negli anni Sessanta, Settanta e Duemila è stato presidente dell’Unione Provinciale Agricoltori di Agrigento.
Nel 1967 ha costituito a Vittoria la SIS, società per azioni che opera nel campo dei servizi per l’agricoltura, specializzata nelle attività di protezione e disinfestazione dei suoli. L’azienda, oggi presente sull’intero territorio nazionale, è attiva anche in produzioni specializzate, oltre che nella fornitura di assistenza tecnica per la produzione agricola e di servizi di marketing.
Dal 1985 al 1992 è stato presidente dell’Istituto Regionale della Vite e del Vino, di cui ha rivoluzionato l’assetto strutturale e organizzativo. Componente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino e del Consiglio della Confederazione Italiana della Vite e del Vino, dal 2001 ha ricoperto il mandato di vice-presidente di Assovini Sicilia.
Dal 2002 ha fatto parte del Consiglio Scientifico di Agrinnova (Università di Torino) e dal 2003 della Società Italiana di Economia Agro-Alimentare (Università di Parma). Per il contribuito al processo di internazionalizzazione della Sicilia, nel 2003 è stato insignito del Premio Florio, oltre alla nomina a cavaliere del lavoro.
A compimento di una straordinaria carriera nel mondo dell’agricoltura, nel 2004 è stato nominato membro aggregato dell’Accademia dei Georgofili e gli è stata conferita la laurea honoris causa in scienze agrarie dall’Università di Palermo.
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“Settesoli Bio è una linea di vini che nasce dall’accurata selezione di uve coltivate secondo pratiche di agricoltura biologica e vinificate nel rispetto delle normative europee. Grazie al perfetto microclima mediterraneo, qui in Sicilia, preservare gli equilibri presenti in natura e custodirne l’essenza, è naturale!”.
Erika Palminteri, Brand Manager di Cantine Settesoli, sintetizza così il progetto che vede protagoniste – per ora – le due uve simbolo della Doc Sicilia: Grillo e Nero d’Avola.
Le due etichette confermano l’attenzione per l’ambiente della cantina di Menfi (AG), enfatizzata dal recente conseguimento della certificazione VIVA – “La Sostenibilità della Vitivinicoltura in Italia”, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
LA DEGUSTAZIONE
(4,5 / 5) Sicilia Doc Grillo Bio Vegan, Cantine Settesoli
Dal calice, che si tinge di un giallo paglierino luminoso, si sollevano preziose note floreali di zagara, uno dei fiori simbolo dell’isola, oltre a ricordi di macchia mediterranea. Profumi di “terra” ma anche di mare in questo bianco che è capace di portare in tavola la Sicilia, a un prezzo davvero interessante.
Il sorso è pieno, fresco, agrumato: la frutta, perfettamente matura, gioca con una percezione salina che invoglia la beva. Un vino che non teme temperature più alte di quella consona per il servizio (attorno ai 12°). Perfetto l’abbinamento di questo Grillo a tutto pasto, in particolare con antipasti e primi piatti leggeri.
Il Grillo Bio Vegan Settesoli cresce su terreni sabbiosi e calcarei, con una densità d’impianto di 4.500 piante per ettaro e una produzione media di 90 quintali per ettaro. Le uve vengono raccolte tra l’ultima settimana di agosto e la prima decade di settembre e vinificate in solo acciaio, al fine di preservarne gli aromi.
(4,5 / 5) Sicilia Doc Nero d’Avola Bio Vegan, Cantine Settesoli Rosso rubino pieno e luminoso, tipico del vitigno. Il naso mostra le due marce del Nero d’Avola, le due sfaccettature che hanno reso così popolare il vitigno-vino siciliano. C’è tutta la precisione del frutto, con l’amarena facilmente distinguibile accanto alla mora matura e a un tocco di prugna.
Ma non manca un tocco erbaceo, che conferisce nerbo alle note di frutta a bacca rossa e nera. Al palato, di fatto, l’ingresso rivela proprio questi ricordi di erbe mediterranee, prima di lasciare spazio a un sorso fruttato, reso elegante da ritorni di spezie nere che giocano con la succosità del nettare.
Vino “serioso”, autentico, semplice ma tutt’altro che banale, perfetto a tutto pasto e in accostamento con piatti della tradizione siciliana, come la Pasta alla Norma. Perfetto anche con antipasti a base di salumi, primi con sugo e ragù e formaggi semi stagionati.
Il Nero d’Avola Bio Settesoli cresce su terreni a medio impasto e calcarei, con una densità d’impianto di 4.500 piante per ettaro e una produzione media di 90 quintali per ettaro. Le uve vengono raccolte tra fine agosto e metà settembre e vinificate in solo acciaio.
Prezzo: 5,49 euro euro
Acquistabile presso: Coop, Conad
***DISCLAIMER: L’articolo è stato richiesto a Vinialsupermercato.it da Cantine Settesoli ma è stato redatto in totale autonomia dalla nostra testata giornalistica, nel rispetto dei lettori e a garanzia dell’imparzialità che caratterizza i nostri giudizi***
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
MENFI – C’è una nuova protagonista sull’Etna. È Settesoli, che nel 2020 metterà sul mercato i primi due vini vulcanici firmati col brand top di gamma Mandrarossa. Uve e cantina sono in affitto, ma lo staff è quello della cooperativa di Menfi (AG) che pensa anche a una nuova linea di vini biologici.
“Stiamo facendo quello che tante altre aziende hanno fatto – commenta Giuseppe Bursi, presidente di Cantine Settesoli – ovvero cimentarci in questa splendida zona della Sicilia che è l’Etna. Grazie alla storia e alla struttura della nostra azienda possiamo indagare altri territori e metterci alla prova“.
“L’idea – spiega Bursi – è di fare un lavoro fatto bene, con etica. Abbiamo affittato un’azienda ma il vino lo facciamo noi, come sempre. Questo ci servirà per dimostrare che sappiamo proporre etichette di livello, che andranno ad affiancarsi a quelle già presenti nella linea Mandrarossa”.
Circa 20 mila le bottiglie a denominazione Etna Doc che saranno immesse sul mercato nel 2020. In particolare, i vigneti si trovano sul versante nord ovest del vulcano. Settesoli ha sottoscritto un contratto di affitto di una cantina con i suoi vigneti.
Uve Carricante per il bianco – l’annata 2017 farà l’esordio a Vinitaly 2020 – e Nerello Mascalese per il rosso, dell’annata 2016. “Facciamo le cose che riteniamo giusto fare e proviamo a proporle in maniera corretta, attraverso le storie che siamo abituati a raccontare”, sottolinea Bursi che rivendica “le azioni volte all’aumento dei prezzi delle uve pagate ai soci durante quest’ultima vendemmia”.
Scelte utili anche a rinforzare il brand Mandrarossa, festeggiato di recente con il rilancio di un’etichetta storica come “Feudo dei fiori“, un bianco da uve Vermentino, Chardonnay e Sauvignon di Menfi. Ma c’è di più.
È infatti in progetto la costruzione di una cantina ad hoc per il brand top di gamma che Bursi non esita a definire “gioiellino”. Un investimento da un milione di euro per la realizzazione di una sala degustazione immersa tra i vigneti, vista mare, e di una barricaia. Il taglio del nastro è previsto a maggio 2020.
Alla partecipata assemblea dei soci della cooperativa, che opera dal 1958 e che coltiva la più ampia varietà di uve in Sicilia, è stato annunciato anche il lancio della nuova linea di vini biologici Settesoli. Si chiamerà “Jummare” e sarà in vendita nella grande distribuzione organizzata, ovvero sugli scaffali dei supermercati.
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A ovest, Marsala. A est, l’Etna. Giù, ancora più a sud, Avola col suo famoso “Nero”. Se avessero una maglia da indossare, le Terre Sicane avrebbero quella del gregario. Lontane dalle rotte più battute dagli enoturisti in Sicilia, si estendono a ragnatela nella provincia di Agrigento. E poi su, fino a lambire Contessa Entellina: unico Comune palermitano di quello che, in realtà, è considerato un triangolo d’oro della viticoltura siciliana.
Per scoprirlo basta leggere l’etichetta dei vini che giungono nei ristoranti di mezza Italia. Non si parla di “Terre Sicane” ma di “Sicilia”, brand più spendibile sui mercati (anche internazionali). La provenienza delle uve, però, è proprio questa. Un’area di circa 20 mila ettari, in cui le varietà autoctone giocano un ruolo fondamentale.
A Grillo, Inzolia (noto anche come Insolia o Ansonica), Grecanico, Catarratto e Nero d’Avola sono state affiancate nel corso dei decenni varietà internazionali come Chardonnay, Viognier, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot. Perfetto il loro acclimatamento nel particolare microclima delle Terre Sicane.
E come in un gioco di prestigio dai risvolti mistici, esoterici, chiunque passi di qui avrebbe voglia di mettere le radici. Già, perché oltre agli orizzonti sterminati e selvaggi, rotti solo da vigneti, agrumeti, uliveti e strisce di asfalto che paiono disegnate con la matita dall’uomo, ci sono le spiagge del “Menfishire“.
Così sono state ribattezzate le coste del Golfo di Menfi, che sembrano fare a gara l’una con altra per la corona di “più bella”, a suon di granelli dorati o ciottoli bianchi come il latte. Angoli di paradiso protetti dalle forme dolci delle colline. Non è un caso che l’Unesco abbia voluto dichiarare l’Itinerario Arabo Normanno – poco lontano da queste meraviglie – “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.
Si parla di monumenti. Di cattedrali, di piazze. Di palazzi e di chiostri. Di ponti e di cappelle, visitabili tra Palermo, Cefalù e Monreale. Tutte realizzate nello stile nato dall’incontro della cultura arabo-musulmana con quella normanno-cattolica.
Luoghi che sembrano ispirati dalla natura incontaminata che regna tutt’oggi attorno alle costruzioni dell’uomo. In un gioco profondo a compiacere Dio, che passa dallo stretto legame con la terra. Ed è proprio in uno dei centri più attivi dell’Itinerario Arabo-Normanno, Monreale, che si concentra una delle nuove frontiere del vino siciliano.
Il gruppo di viticoltori che si riunisce attorno al Consorzio sta dando nuova linfa alla Denominazione. Al punto che, in occasione di Sicilia en Primeur 2019 (qui i migliori assaggi assoluti), otto cantine hanno presentato alla stampa le loro etichette e le prospettive future del territorio.
La Doc Monreale è piccola (appena 50 mila bottiglie potenziali) ma con le idee chiare. Solo Catarratto e Insolia per i bianchi, Perricone e Nero d’Avola per i rossi, con la possibilità di realizzare anche vini spumanti. Un giusto coronamento, quello enologico, all’arte che si respira in ogni angolo di Monreale.
LE CANTINE E I MIGLIORI ASSAGGI
ALESSANDRO DI CAMPOREALE – C.da Mandranova Camporeale (PA)
Una famiglia impegnata in viticoltura sin dai primi del 900, che vede nei fratelli Rosolino, Antonino e Natale, affiancati dai figli Anna, Benedetto (nella foto) e Benedetto, gli artefici di una rivoluzione produttiva centrata sul vigneto e sulle buone pratiche enologiche.
Una viticoltura di alta collina, attenta al rispetto del territorio, che dà vita a vini freschi, eleganti e piacevolmente equilibrati. Vini che nascono in vigna, tra i filari, e dalla passione delle persone che li conducono. Da Alessandro di Camporeale le nuove generazioni riscoprono l’orgoglio della propria identità, condividendo un progetto produttivo che ha solide radici storiche.
Metodo classico 2016 (anteprima)
Prima prova di spumantizzazione per Alessandro di Camporeale, con la varietà Catarratto (varietà extralucido): 24 mesi sui lieviti (l’obiettivo è di arrivare a 36), tiraggio 03/2017, dosaggio zero. Buccia di limone, accenni di pepe bianco e di zenzero, risvolti erbacei pregevoli al naso. Ingresso di bocca verticale, citrico. Centro palato salino e chiusura su ritorni agrumati. Una buona prova.
Bianco Doc Sicilia Catarratto “Vigna di Mandranova”
Bianco con grandi capacità di migliorare nel tempo, come dimostra l’assaggio di diverse annate. In questo caso il biotipo di Catarratto è il Lucido. Colpisce per la capacità di essere al contempo verticale e largo, nel gioco tra note fruttate e minerali saline.
Rosso Doc Sicilia Syrah “Kaid” Senza dubbio il rosso più rappresentativo della cantina. In generale, tra i migliori Syrah in commercio in Sicilia. Vino buono giovane, ma che mostra ottime capacità di affinamento, come dimostra la vendemmia 2012, in stato di grazia. Un Syrah potente, fresco, connotato da note fruttate di gran precisione e tannini eleganti.
CANTINA TENUTA RAPITALÀ – C.da Rapitalà Camporeale (PA)
Nel 1968 Hugues Bernard conte de la Gatinais, nato in Francia nel 1940, sposa Gigi Guarrasi, discendente di una grande famiglia palermitana. Con lei si impegna in una appassionante e coraggiosa avventura: la ricostruzione con criteri moderni della cantina distrutta dal terremoto della Valle del Belice.
La più grande attenzione del conte de la Gatinais viene dedicata alla riconversione varietale e colturale dei vigneti. Già trent’anni fa in Sicilia vengono affiancati ai vitigni autoctoni i grandi vitigni francesi. L’opera iniziata da Hugues de la Gatinais e dalla moglie viene portata avanti dal figlio Laurent (nella foto) con la stessa cura e la stessa passione.
La tenuta (parte del patrimonio del Gruppo italiano vini, Giv) oggi si estende per 225 ettari nel territorio che da Camporeale declina verso Alcamo, su dolci colline fra i 300 e i 600 metri. Una terra dove si alternano argille e sabbie.
La perfetta esposizione e la composizione del suolo la rendono ideale per la coltivazione dei vitigni più pregiati. Dopo la vendemmia, le più moderne tecniche di vinificazione consentono di realizzare vini eccellenti, dalle fasce destinate alla Gdo a quelle premium.
Terre Siciliane Igt Chardonnay 2016 “Grand Cru”
Dodici mesi circa di barrique per questo Chardonnay emblema della filosofia della famiglia fondatrice. Un vino che guarda alla Francia e alla Borgogna, con estrema eleganza. Vino di grande gastronomicità.
Vendemmia Tardiva Alcamo Doc 2016 “Cielo Dalcamo”
Tra i vini “dolci” dal miglior rapporto qualità prezzo in Sicilia. Note di frutta matura e residuo zuccherino importante (150 g/l) per questo blend di Catarratto e Sauvignon Blanc, ben compensate dalla freschezza. Pregevole chiusura, su ritorni di liquirizia e zafferano.
BAGLIO DI PIANETTO – Via Francia Loc. Pianetto, Santa Cristina Gela (PA)
I primi vent’anni di Baglio di Pianetto raccontano la storia di una grande caccia al tesoro. A Santa Cristina Gela, nella tenuta di Pianetto, e nella Val di Noto, nella Tenuta Baroni, il Conte Paolo Marzotto è riuscito a realizzare vini capaci di esaltare due terroir siciliani diversi e unici, attraverso il savoir faire dei grandi chateaux francesi.
Nel 2016 Baglio di Pianetto ha completato la conversione in biologico di tutti i 160 ettari di vigneti delle tenute, con lo scopo di migliorare ulteriormente la qualità dei propri vini e di garantire una produzione in linea con le richieste dei consumatori di tutto il mondo, sempre più preparati ed esigenti.
Oggi Baglio di Pianetto è una realtà produttiva completa e attiva anche sul versante dell’ospitalità e dell’enoturismo. Con L’Agrirelais – a pochi chilometri da Palermo – l’eno appassionato può vivere un’esperienza a tutto tondo, dove vino, buona tavola e quiete concorrono a definire il profilo d’eccellenza voluto dalla famiglia Marzotto.
Monreale Doc Bianco 2018 “Murriali”
Esordio nella Doc Monreale per Baglio di Pianetto. Naso connotato da una impronta minerale netta, unita a una vena floreale. In bocca conferma sapidità e freschezza. Un vino che si presta a un affinamento medio lungo.
Riserva Bianco Sicilia 2016 “Via Francia”
Viognier in purezza, vendemmiato in due passaggi: uno per garantire la freschezza, l’altro per dare al vino rotondità e piacevolezza. Un risultato ottenuto nel calice in maniera ineccepibile.
FEUDO ARANCIO – C.da Portella-Misilbesi Sambuca di Sicilia (AG)
E’ sorta nel 2001, nel territorio di Sambuca di Sicilia (AG), la prima tenuta siciliana del gruppo trentino Mezzacorona. Assai ricca di storia e di fascino, l’azienda si estende per 280 ettari (240 dei quali vitati) attorno ad un meraviglioso baglio che ospita la cantina.
Nel 2003 si è aggiunta la tenuta di Acate (RG) che conta 690 ettari, di cui 450 vitati, e un caseggiato rurale del 1600 che tuttora riflette i fasti della nobiltà dell’epoca. Le uve, in particolare Nero d’Avola e Grillo, vengono coltivate e vinificate mediante tecniche e tecnologie ecosostenibili e all’avanguardia.
Uve che regalano vini di alta qualità a tutti i livelli (sia Gdo che Horeca) capaci di portare i colori e i profumi della Sicilia in 60 paesi del mondo. La sfida per il futuro? I vini senza solfiti aggiunti, con la prima etichetta di Nero d’Avola già in cantiere.
Sicilia Doc Riserva 2015 “Hedonis”
Vigneti a Sambuca per questa Riserva di Nero d’Avola di Feudo Arancio potente, corposa ma al contempo fine ed elegante, anche grazie a un sapiente utilizzo del legno. Alle note di confettura di prugna e frutti di bosco si accosta una vena sapida e fresca. Chiusura su un tannino che parla di futuro. Solo 8 mila bottiglie: una chicca.
Igt Terre Siciliane Bianco Passito 2015 “Hekate”
Zibibbo (Moscato d’Alessandria), Insolia e Grillo per questo vino dolce ottenuto tramite appassimento naturale in pianta. Convince al palato, dove sfodera una consistenza tattile che ben riequilibra l’abbondante residuo zuccherino (120 g/l). Perfetto per accompagnare i formaggi.
MANDRAROSSA (CANTINE SETTESOLI) – SS 115 Menfi (AG)
Cantine Settesoli è una comunità di viticoltori siciliani, un autentico distretto del vino nella provincia di Agrigento: tra Menfi, Montevago e Santa Margherita di Belice. Fondata nel 1958 a Menfi, oggi conta 2 mila soci, una superficie vitata di 6 mila ettari, 32 cultivar in produzione, tre stabilimenti enologici dedicati alla vinificazione.
Oggi Settesoli esporta quasi il 70% della sua produzione in oltre 40 paesi esteri. Mandrarossa ne è il fiore all’occhiello. O meglio “la figlia”, per dirlo con le parole del presidente Giuseppe Bursi. Interessa 500 dei 6 mila ettari complessivi di Settesoli.
Il brand top di gamma si distingue per il suo carattere innovativo e moderno, anche nelle etichette che strizzano l’occhio all’arte. I vigneti crescono lungo la costa sud occidentale della Sicilia, a Menfi. I vigneti crescono su colline caratterizzate da 5 tipologie di suoli e diverse esposizioni.
Grecanico Dorato 2018 “Costadune”
Naso di mandarino maturo, completato da una vena sapida e fresca, mentolata (timo). Perfetta corrispondenza al palato. Un vino che fa della facilità di beva il suo punto di forza, senza scadere nel banale.
Bianco Sicilia Doc 2017 “Bertolino Soprano” e Rosso Sicilia Doc 2016 “Terre del Sommacco” Suoli 100% calcarei per le ultime due etichette top di gamma di Mandrarossa: si tratta dei “Vini di Contrada”. Un Grillo e un Nero d’Avola in purezza, frutto di un particolare microterroir. “Bertolino soprano” è bianco fresco, diretto, senza fronzoli. Così anche “Terre del Sommacco”. Un rosso contraddistinto da una buona verticalità e da note fruttate croccanti.
CENTOPASSI – Contrada Don Tomasi, San Cipirello (PA)
Centopassi è l’anima vitivinicola delle cooperative Libera Terra che coltivano terre confiscate alla mafia in Sicilia. Le vigne sono distribuite nell’Alto Belice corleonese e i suoi vini raccontano la diversità di ogni vigna, dei suoli che le contraddistinguono e dei vitigni che di volta in volta ne esaltano le caratteristiche.
Scenari aperti, incontaminati, con formazioni di origine calcarea che spuntano come megaliti sull’altopiano di Corleone, dall’altitudine media elevata, rendono questo angolo di Mediterraneo il luogo ideale per la crescita ottimale della vite.
Le escursioni termiche, i venti, la composizione del terreno, la simbiosi raggiunta con i vitigni selezionati, portano il terroir nel calice. L’obiettivo di Centopassi è l’eleganza, la freschezza, la massima bevibilità dei vini.
Grillo 2017 “Rocce di Pietra Longa”
Uve provenienti dal Comune di Monreale. Naso d’agrumi ingentiliti da una vena leggera di miele e verbena. Mineralità spiccata che in bocca diventa salina. Un Grillo a due marce, in perfetto equilibrio tra loro: quella dura, verticale e salina; e quella rotonda, fruttata.
Terre Siciliane Igt 2017 “Cimento di Perricone” Gran tipicità per questa etichetta manifesto del Perricone siciliano. Al naso le note tipiche di piccoli frutti di bosco, con accenni selvatici. In bocca la giusta ruvidezza e tannicità, prima di una chiusura leggermente amaricante. Un vino che disegna una Sicilia rustica, diversa da quella degli altri rossi più noti.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
MILANO – Due “storie ritrovate“. Due “Vini di Contrada”. Due etichette a colori, che raccontano una Sicilia in bianco nero ma ancora attuale, nel suo moderno attaccamento alla tradizione. Il rapporto tra Mandrarossa e l’arte è sempre stato stretto. Ma è stato un vero e proprio abbraccio, caloroso e palpabile, quello che ha regalato la cantina siciliana a Milano, in occasione della presentazione di “Bertolino Soprano” e “Terre del Sommacco“.
Un Grillo e un Nero d’Avola in purezza – la scelta è stata quella di catalogarli come “Bianco” e “Rosso” Doc Sicilia – che ieri hanno preso magicamente vita sul palco del Teatro Libero di via Savona. Prima ancora di essere versati nei calici.
Nancy Rossit, grafica e illustratrice che ha realizzato le etichette, non era presente. “E’ una persona molto riservata, ha preferito non intervenire”, ha riferito l’ufficio stampa di Mandrarossa. Ma è come se fosse stata lì anche lei, mentre Francesca Vitale – attrice, autrice e regista formatasi alla scuola del Teatro Stabile di Catania – recitava in versi le due “storie ritrovate” dai soci viticoltori della cantina, raffigurate sulle bottiglie.
La storia “bianca” di Santo, che di ritorno nella contrada Bertolino Soprano non può che ricordare quando, da ragazzo, “percorreva a cavallo queste terre ammantate da vigneti rigogliosi e punteggiate da ulivi”. E la storia rossa come il Nero d’Avola del bisnonno di Antonio, che “assistette al passaggio dei valorosi garibaldini guidati dal Colonnello Orsini”.
A fare gli onori di casa Renato Lombardo, direttore della rassegna “Palco Off – le voci del teatro”, che da sette anni propone al pubblico di Catania e Milano interessanti realtà “off” della scena italiana ed europea. Da qui la rassegna “Autori, attori, storie di Sicilia”, con degustazione dei vini di Mandrarossa in accompagnamento a prodotti tipici.
“Una collaborazione della quale siamo onorati – ha dichiarato il presidente Giuseppe Bursi – con l’obiettivo di diffondere l’eccellenza siciliana dei nostri 2 mila soci e 5 mila ettari di vigneto”.
Due vini, il Bianco Sicilia Doc “Bertolino Soprano” 2017 e il Rosso Sicilia Doc 2016 “Terre del Sommacco”, che raccontano nel calice una Sicilia senza fronzoli. Maturazione in cemento e affinamento in botte grande per entrambi (rispettivamente 11 e 19 mesi), prima del riposo di qualche mese in bottiglia.
Freschezza e morbidezza per il vino ottenuto da uve Grillo, equilibrato e ottimo per l’aperitivo. E una semplice austerità per il Nero d’Avola, verticale e fruttato, perfetto per accompagnare pranzo e cena, a tutto pasto.
Del resto, questi “Vini di Contrada” nascono da una sperimentazione accuratissima effettuata da Mandrarossa a partire dal 2014, condotta dall’enologo Alberto Antonini e dall’esperto di suoli cileno Pedro Parra, insieme al team di enologi e di agronomi Mandrarossa su una porzione di soli 75 ettari della cantina, caratterizzati dalla presenza di calcare.
“Si tratta di due vini ottenuti con il minimo intervento dell’uomo – ha precisato Giuseppe Bursi – in grado quindi di mostrare le particolarità del nostro microclima. Costituiranno il presupposto per un vino ancora più importante, in grado di valorizzare ulteriormente il terroir unico di Menfi”.
IL MADRAROSSA VINEYARD TOUR 2019
La cantina satellite di Settesoli, di cui costituisce il brand top di gamma, sta inoltre mettendo a punto gli ultimi dettagli del Mandrarossa Vineyard Tour 2019. I prossimi 7 e 8 settembre, il borgo di Menfi (AG) ospiterà il tradizionale “weekend tra mare e vigna”, aperto agli appassionati dell’enogastronomia, della cultura contadina, dello sport e della natura.
Dal Welcome Point di Settesoli, percorrendo la pista ciclabile che sorge sulla vecchia linea ferroviaria in mezzo ai rigogliosi vigneti del territorio, si arriva a Casa Mandrarossa, situata in Contrada Bertolino Lagano, cuore di tutte le attività. Qui sarà possibile vivere in prima persona la raccolta delle uve, ascoltare i racconti dei vignaioli e degustare il vino tra i vigneti.
Un’occasione per testare i piatti semplici e autentici della cucina del territorio, preparati dalle Signore della Cucina Mandrarossa, custodi di antichi segreti e ricette di famiglia tramandate da generazioni. In Pineta Pelella, invece, avranno luogo le degustazioni tecniche guidate e gli show cooking.
Proprio di fronte alla splendida distesa di ciottoli bianchi nota come spiaggia delle “Giache Bianche”, Pineta Molinari è la location perfetta per chi preferisce il relax più assoluto. Le escursioni naturalistiche a cavallo, in bici, a piedi, o in barca, consentiranno la scoperta di un territorio incontaminato, fatto di dune sabbiose, riserve naturali e oasi incantate.
La pista ciclabile che si estende per 8,5 km, offrirà invece la possibilità di fare lunghe pedalate e passeggiate in mezzo alla natura. Per i più sportivi ci saranno il MandraCorsa e la Ciclopasseggiata in Mountain Bike. L’edizione 2019 del Mandrarossa Vineyard Tour consentirà agli ospiti di partecipare al corso introduttivo di Kite Surf.
Accompagnati dai volontari del Wwf, si potranno visitare i nidi della tartaruga Caretta caretta, scoprire le caratteristiche delle spiagge e delle specie che le popolano. A conclusione di un weekend tra natura e tradizione, i tramonti mozzafiato e la musica dal vivo. Per iscriversi: https://vineyardtour.it/#prenota-adesso.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(4 / 5) Non è un caso se 135 giurati provenienti da 26 differenti Paesi gli hanno conferito la medaglia d’oro al Gran Premio Internazionale Mundus Vini 2014, Spring edition. Seligo Bianco 2013 della cantina Settesoli è un vino davvero sorprendente, soprattutto considerato il prezzo, che non sfiora neppure i 7 euro.
Non a caso, l’obiettivo della Sca di casa a Menfi, in Sicilia, è da tempo quello di “produrre vini di alta qualità, a un prezzo accessibile a tutti”. E quale modo migliore per se non incanalandoli nella grande distribuzione organizzata?
Il successo di questo vino sta nella sua semplice complessità. Mi rendo conto che è un ossimoro, ma non trovo parole migliori. Al naso emergono chiare le note di albicocca, che fanno da splendida culla ai toni moderatamente acri degli agrumi (con dominanza netta del limone) e alle tinte delicate conferite dal bouquet floreale.
In bocca, Seligo Bianco 2013 è regale. Di nuovo le note di albicocca e di buccia di limone, seguite dall’arancia e da un finale rinfrescante, dominato dalla menta e (a tratti) dalla liquirizia dolce. Un mix perfetto di uve Chardonnay e Grillo, che lo rende un vino particolarmente adatto ad accompagnare il pesce, ma anche i dolci, specie se a base di frutta. Un ottimo passepartout della splendida terra di Sicilia.
Prezzo: 6,50 euro Acquistato presso: Il Gigante, Assago Milanofiori (MI)
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Paul Mas Reserve, Syrah Pays d’Oc 2013. Mi ha incuriosito questa bottiglia, acquistata in promozione a un prezzo davvero accattivante. Un Syrah francese, dunque, ben presentato in una bottiglia ‘vecchio stile’. L’assaggio è avvenuto durante una cena a base di carne rossa, col preciso obiettivo di confrontare la produzione francofona del noto uvaggio, con quella tutta italiana, più precisamente siciliana (Settesoli, per citare una casa vinicola presente sugli scaffali della grande distribuzione). Il risultato? Luci offuscate da una pesante ombra. Tra le note positive, va sicuramente citata la discreta struttura, sostenuta dai 13,5 gradi che fanno capolino, ma senza affatto infastidire. Altra nota di merito, la lunghezza. Il Paul Mas Reserve Syrah Igp è un vino che inizia morbido, caldo, sapido, per chiudersi sbocciando tra note di ribes e viola in un finale di pepe (più verde che nero) e legno. Ma ecco la nota negativa. Ovvero quell’eccessiva “dolcezza” che lascia al palato come ultimo ‘ricordo’, già riscontrabile al naso. Un aspetto che – almeno secondo il mio gusto – rovina tutto il quadro dipinto in precedenza. In ogni caso, bottiglia dal rapporto qualità-prezzo decisamente buono. Aggiungerei infine qualche nota di carattere “geografico”. E’ noto ai conoscitori del vitigno Syrah come la sua origine sia controversa. C’è chi sostiene addirittura che provenga dall’Iran, chi dalla Sicilia, chi dalla Francia. Sull’etichetta di questa bottiglia francese, il dubbio viene apparentemente svelato, ovviamente a favore dei nostri vicini d’Oltralpe. Il Syrah “proviene dalla regione Pays d’Oc, a sud della Francia”. “Gli sorride il Mediterraneo – si legge ancora – su una fascia territoriale estesa dal mare fino ai piedi delle colline, tra la valle del Rodano e i Pirenei”. I ‘cugini’ non si smentiscono mai.
Prezzo pieno: 4,50 euro
Acquistato presso: Esselunga
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
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