Nel pomeriggio, dal palco della sala convegni dell’Area Exp, il noto produttore di Oslavia si è lasciato a andare a frasi pesanti contro il mondo del vino “convenzionale”.
Nell’ordine, Gravner si è scagliato dapprima contro “l’industria del vino”: “Bevi il vino industriale e diventi triste”. Poi se l’è presa con quella fetta di produttori che utilizzano tappi diversi dal sughero (molti dei quali presenti a Cerea, tra l’altro): “Al solo pensiero di assaggiare vino col tappo a vite mi vengono i brividi”.
Infine, il colpo di grazia a intere generazioni di studenti universitari che intendono cimentarsi nel mondo del vino: “Il consiglio che darei a un giovane che vuole fare l’agricoltore e il contadino e fare vino è di non studiare enologia, ma filosofia. Perché è quella che poi porta a un ragionamento giusto e alla differenziazione dai vini tecnologici”.
“Tenete conto – ha aggiunto Josko Gravner – che dal 2001 non mi sono più permesso di controllare un grado zuccherino dell’uva o un’acidità. E tutto questo per il semplice fatto che non aggiungo e non tolgo nulla, perché tutto quello che ho portato a casa è uva di qualità”.
La platea applaude. In realtà, al convegno delle ore 18.30 dal titolo “Dopo 15 anni di Vino secondo Natura: sentimento o opportunismo?”, si assiste a un walzer di contraddizioni.
In mezzo a tanti produttori di “vini naturali”, Gravner difende addirittura l’utilizzo della solforosa, come “unica via per fare vini che abbiano lunga vita”. “Io la utilizzo, in dosi minime ma la utilizzo. Non fa male e c’è pure nell’acqua, che altrimenti sarebbe presto putrefatta”.
Il presidente del Consorzio ViniVeri, Giampiero Bea, incalza sul palco i suoi interlocutori con domande provocatorie, al limite della banalità. Provocazioni che vengono colte dal solo Gravner.
Sergio Circella e Sergio Rossi dribblano il question time con abilità. Nicola Bonera, miglior sommelier d’Italia 2010, fa invece la parte del pesce fuor d’acqua. Un intervento pacato e moderato il suo, con l’invito ai ristoratori “a non fare differenze, sulle carte dei vini, tra etichette convenzionali e di vini naturali”.
Con l’Ais Bonera già fuori dalla sala, parte la raffica di missili. Le dichiarazioni del sommelier vengono criticate prima da Bea e poi da Circella, senza diritto di replica. Bea sottolinea pure l’assenza del sommelier. Ma rincara la dose contro il malcapitato. Tutto lecito? Ai posteri l’ardua, naturale, sentenza.
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Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.