La Fondazione Edmund Mach conquista le medaglie d’oro e di bronzo alla 14esima edizione della “EUROPEA Wine Championship”, l’importante rassegna didattica dedicata alla vite e al vino che nei giorni scorsi ha visto sfidarsi a Lussemburgo 64 studenti provenienti da 14 nazioni.
I protagonisti del risultato sono gli studenti del corso per enotecnici Giacomo Saltori e Mirco Pedegani che hanno raggiunto rispettivamente il primo e il terzo posto in classifica. I giovani si sono sfidati, in lingua inglese, sulle conoscenze tecniche, dall’enologia alla viticoltura, dalla potatura alle malattie della vite, dalla microbiologia alla degustazione.
E’ dal 2012 che tutti gli anni, in maniera continuativa, gli studenti della FEM conquistano i primi posti in classifica di questa gara, la più prestigiosa a livello europeo nel settore vitienologico che coinvolge scuole e università. Ampia soddisfazione è stata espressa dai vertici della FEM, dal presidente Andrea Segrè e dal direttore generale, Sergio Menapace, e dal dirigente del Centro Istruzione e Formazione, Marco Dal Rì.
Quest’anno la competizione ha coinvolto le seguenti nazioni: Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Ungheria, Lussemburgo, Slovenia, Croazia, Republica Ceca, Slovacchia, Spagna e Svizzera. In totale hanno partecipato 32 scuole enologiche, ognuna delle quali con due studenti dell’età compresa tra i 17 e i 25 anni.
L’Italia era rappresentata da quattro scuole: Conegliano, Laimburg, Ora e San Michele all’Adige, quest’ultima con i due studenti Giacomo Saltori e Mirco Pedegani accompagnati dal docente Luca Russo.
Nei test di viticoltura era richiesta la conoscenza delle diverse forme d’allevamento, dei portainnesti, delle varietà internazionale e saper eseguire concretamente una potatura della vite. Per la patologia gli studenti dovevano diagnosticare le diverse malattie della vite e distinguere gli insetti dannosi da quelli utili. In enologia era necessario conoscere i diversi processi di vinificazione, e sapere eseguire i vari trattamenti al vino. Nella degustazione bisognava riconoscere i vini varietali e avere competenza sui diversi caratteri sensoriali.
La commissione esaminatrice era composta dagli insegnanti delle diverse scuole partecipanti e della scuola organizzatrice.
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Era il 1958 quando, con una delibera del Consiglio di amministrazione presieduto dall’allora Presidente Bruno Kessler, venne attivato a San Michele l’Istituto Tecnico Agrario.
Sono trascorsi 60 anni e in questo arco temporale la scuola ha saputo mantenere elevata la propria reputazione sia a livello nazionale che internazionale, adeguandosi ai cambiamenti e alle sfide, sempre più incalzanti, della tecnica e della tecnologia.
Questa mattina la Fondazione Edmund Mach ha celebrato l’importante anniversario con una cerimonia che ha visto intervenire, accanto alle autorità in rappresentanza della Provincia autonoma di Trento, i primi primi diplomati, gli ex docenti, gli studenti dei nuovi indirizzi attivati nel corso degli anni.
UN RIFERIMENTO D’ECCELLENZA “E’ un fiore all’occhiello del nostro territorio trentino sul piano della formazione e della ricerca” ha esordito il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, che non ha nascosto la sua emozione di ex studente. “San Michele è un riferimento importante per il settore agricolo trentino, ma è anche una scuola di vita, pratica e concreta. In Trentino abbiamo molte eccellenze e la Fondazione Mach è una di queste. Riteniamo che l’ente di San Michele debba investire ancora, anche con la ricerca, per dare risposte concrete alle esigenze del mondo contadino: una ricerca che dovrà avere ancora di più forti ricadute sul territorio”.
“Quello che si festeggia oggi è un compleanno importante – ha spiegato il direttore generale FEM, Sergio Menapace– all’interno di un percorso caratterizzato da 144 anni di storia. Nel tempo la scuola ha preparato molte professionalità che si sono distinte a livello locale, nazionale e internazionale. Noi oggi portiamo avanti un investimento che ha costruito chi ci ha preceduto, quindi con la responsabilità e l’impegno di mantenerlo alto, aperto e innovativo all’interno del panorama formativo mondiale”.
L’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, caccia e pesca, Giulia Zanotelli, ha salutato ex docenti ed ex studenti spiegando è anche grazie a loro se oggi San Michele è un istituto importante, “un luogo che coniuga storia, tradizione, istruzione e ricerca. La vicinanza delle istituzioni– ha assicurato- continuerà ad esserci”.
Il sindaco di San Michele, Clelia Sandri, lo ha definito un polo culturale rinomato con una scuola altamente qualificata, ben integrato nella comunità che lo ospita, mentre il presidente di Udias, nonché consigliere di amministrazione FEM, Lino Lucchi, ha ricordato l’importante ruolo svolto dall’associazione dei diplomati che opera ininterrottamente dal 1946.
“Sono grato a coloro, docenti ed allievi, che ci hanno preceduto – ha evidenziato il dirigente del Centro Istruzione e Formazione, Marco Dal Rì– perché hanno aperto una strada importante ed hanno fin da subito reso importante il nome di S. Michele in tutti gli ambienti dove hanno operato. Ora il nostro impegno è quello di mantenere alto questo “brand” all’insegna dei valori di onestà, passione e professionalità che ci hanno trasmesso.”
Quando la scuola venne attivata il Trentino agricolo aveva bisogno di tecnici diplomati, adeguatamente preparati per affrontare lo sviluppo socio-economico del territorio. I tempi erano maturi per creare un’agricoltura moderna, sostenibile e che potesse garantire un reddito alle famiglie contadine.
Una scuola con una proposta formativa all’avanguardia all’ora, e ancora di più oggi. I suoi diplomati, quasi 3000, sono preparati e competenti. Studenti che parlano inglese e tedesco, utilizzano nuove tecnologie e sensori per il monitoraggio delle colture, sono ben inseriti e raccordati fortemente al territorio grazie alle stage e ai tirocini aziendali, ma soprattutto fortemente indirizzati a praticare una agricoltura sostenibile e questo grazie all’interscambio con gli altri centri della FEM che fanno dell’ente di San Michele un unicum a livello nazionale.
Per l’occasione sono stati premiati gli studenti primi classificati nel concorso “Il miglior erbario” organizzato dai docenti dell’area di scienze; sono seguiti gli interventi dell’enologo Angelo Rossi e del prof. Francesco Spagnolli sul tema “Il ’68 a S. Michele: Come il movimento studentesco influenzò gli studenti dell’Istituto Agrario”. Infine, spazio ai ricordi dei veri protagonisti della giornata: gli ex-allievi e gli ex-insegnanti.
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Nella prestigiosa cornice di Vinitaly, il 52° salone internazionale dei vini e distillati, si è svolta oggi la cerimonia di premiazione del concorso sui vini del territorio organizzato dalla Fondazione Edmund Mach e dedicato quest’anno a Teroldego, Marzemino, Traminer aromatico e Gewürztraminer, concorso che si è svolto il 5 e 6 aprile scorso a San Michele col patrocinio dei Comuni della Piana Rotaliana e la collaborazione delle sezioni trentina e altoatesina di Assoenologi.
Hanno preso parte all’evento il presidente FEM, Andrea Segrè, il presidente del Consorzio Vini del Trentino, Bruno Lutterotti, il direttore generale, Sergio Menapace, e il dirigente del Centro Istruzione e Formazione, Marco Dal Rì.
E’ seguita la consegna degli attestati del 5° corso di wine export management e la presentazione della pubblicazione “Vinum Sanctum, vinum de Xanto” sull’origine della denominazione “Vino Santo”. Infine il brindisi con i vini dell’azienda agricola della Fondazione Mach e l’assaggio dei prodotti (salumi, formaggi e confettura) preparati dagli studenti dell’indirizzo trasformazione agroalimentare della formazione professionale.
L’evento si è svolto nello stand dedicato ai vini della cantina FEM. Il presidente Andrea Segrè ha spiegato che “si tratta di un concorso enologico a tutti gli effetti, ma caratterizzato da una forte valenza didattica, visto il forte coinvolgimento degli studenti che hanno contribuito alla fase organizzativa ma anche di degustazione e valutazione a fianco degli esperti”. Ed ha sottolineato l’importante ruolo svolto dal Centro Istruzione e Formazione, istituto che verrà premiato come “scuola di eccellenza” nell’ambito di Vinitaly al 4° concorso enologico degli istituti agrari d’Italia.
La manifestazione, che si è svolta il 5 e 6 aprile scorso, è stata organizzata dalla Fondazione Edmund Mach col patrocinio dei Comuni di San Michele all’Adige, Mezzolombardo e Mezzocorona, e ha contato sul supporto delle sezioni Assoenologi di Trentino ed Alto Adige-Südtirol.
Centoundici etichette in gara, 55 cantine della regione Trentino Alto Adige-Südtirol, quattro tipologie di vino ovvero Teroldego, Marzemino, Traminer aromatico e Gewürztraminer, tre commissioni e una trentina di esperti tra enologi, enotecnici, sommelier e giornalisti del settore. Un concorso enologico vero e proprio, autorizzato dal Ministero delle politiche agricole ed economiche, che valorizza i vitigni del territorio.
Il concorso è stato curato dal Centro Istruzione e Formazione, in particolare da Salvatore Maulee Andrea Panichi, con l’obiettivo di far conoscere le unicità delle produzioni enologiche di territorio: vitigni autoctoni o interpretazioni territoriali di vitigni internazionali. Quest’anno i vini protagonisti sono Teroldego Rotaliano DOC, Trentino DOC Marzemino, Trentino DOC Traminer aromatico e Südtirol – Alto Adige DOC Gewürztraminer. Sono state premiate le prime tre posizioni di ogni categoria e le categorie in gara erano otto.
CONSEGNA ATTESTATI 5° EDIZIONE COESO WEM
Sono stati consegnati gli attestato ai partecipanti della quinta edizione dell’Executive Master in Wine Export Management che si è svolta dal 26 gennaio al 27 maggio 2017 a San Michele. Al percorso di eccellenza per la formazione vitienologica hanno partecipato 25 corsisti, selezionati da oltre una ottantina di candidati. Fino ad oggi il corso ha formato più di cento manager del vino.
Come ha spiegato il direttore generale, Sergio Menapace, il corso negli anni ha consolidato una sua specifica struttura didattico/formativa, poiché avere competenze di export management è un’esigenza di figure professionali molto diverse nel mondo del vino. Il piccolo produttore, magari vitivinicoltore, l’enologo “tuttofare” della piccola cantina, il responsabile commerciale della piccola e media azienda, il proprietario/imprenditore che si occupa a 360° della gestione, il giovane laureato che desidera acquisire competenze anche nel settore dell’export del vino. Sono tante le figure professionali che hanno bisogno di acquisire le “skill” specifiche dell’export management.
“Vinum Sanctum, vinum de Xanto”.
Michele Pontalti ha presentato la pubblicazione sull’origine della denominazione “vino santo” edita dalla Fondazione Edmund Mach e curata da Marco Stenico. Si tratta di un saggio dedicato all’uva Nosiola e al suo nobile figlio il “Vino santo” della trentina Valle dei Laghi. Il libro è frutto di una ricerca a carattere storico condotta esclusivamente su fonti documentarie e bibliografiche individuate attraverso una ricerca di archivio principalmente in ambito trentino, ma anche lombardo e veneto, che copre un periodo che va dal secolo XIII al primo Ottocento.
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SAN MICHELE ALL’ADIGE – Lunedì 20 novembre, alle ore 14, presso l’aula magna della FEM, l’assessore all’agricoltura della provincia di Trento, Michele Dallapiccola, consegnerà i brevetti a 80 nuovi imprenditori agricoli che hanno frequentato il percorso di formazione biennale 2015-2017 ottenendo i finanziamenti provinciali per il primo insediamento.
Contestualmente partirà una nuova edizione del corso con 64 aspiranti, selezionati tra una rosa di 110 candidati. All’evento interverranno il direttore generale, Sergio Menapace, il dirigente del Centro Istruzione e Formazione, Marco Dal Rì, gli organizzatori del corso, Paolo Dalla Valle e Carlo Micheli.
Dall’anno di attivazione (1986) ad oggi, il corso per la qualificazione professionale dei giovani imprenditori agricoli ha registrato oltre duemila iscritti. L’iniziativa si inserisce nell’ambito dell’attività di qualificazione professionale agricola programmata dal Centro Istruzione e Formazione grazie al finanziamento della Provincia autonoma di Trento.
Il percorso formativo è rivolto ai giovani di età compresa tra 18 e 40 anni che intendono insediarsi in agricoltura, e quindi ottenere il premio di primo insediamento in azienda agricola, ma che non sono in possesso di un titolo di studio rilasciato da una scuola superiore agraria.
L’obiettivo è garantire l’acquisizione di una serie di competenze mirate alla corretta gestione di un’azienda agricola ed il conseguimento del brevetto professionale di imprenditore agricolo.
Imprenditori agricoli: iscritti al corso Anno di attivazione 1986: ad oggi complessivamente più di 2000 iscritti
Trend delle iscrizioni degli ultimi 10 anni 2006/08 – 60
2007/09 – 70
2008/10 – 75
2009/11 – 90
2010/12 – 90
2011/13 – 110
2012/14 – 120
2013/15 – 139
2014/16 170 di cui 90 ammessi al corso
2015/17 160 di cui 90 ammessi al corso
2016/18 120 di cui 65 ammessi al corso
2017/19 110 di cui 64 ammessi al corso
La partecipazione femminile, per alcuni anni in costante crescita (fino a punte massime del 35%), si è ormai stabilizzata mediamente intorno al 25/30 % delle adesioni.
Titolo di studio ammessi al corso
diploma di laurea 11%
diploma scuola superiore 47%
qualifica professionale 22%
licenza scuola media 20%
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Saranno consegnati domani venerdì 10 novembre, alle ore 10, presso il Palazzo della Ricerca Conoscenza della Fondazione Edmund Mach, gli attestati ai primi 21 studenti che hanno frequentato il corso post diploma per periti agrari alternativo al praticantato.
Frutto dell’accordo sottoscritto tra il Collegio dei periti agrari e dei periti agrari laureati e il Centro Istruzione e Formazione FEM, il corso, primo a livello nazionale, con 800 ore di studio fornisce una adeguata e solida preparazione tecnico-pratica ai diplomati in agraria consentendogli di sostenere l’esame e abilitarsi come perito agrario, in alternativa ai 18 mesi di praticantato.
Alla cerimonia, interverranno il direttore generale FEM, Sergio Menapace, il dirigente del Centro Istruzione e Formazione FEM, Marco Dal Rì, il presidente nazionale del Collegio dei periti agrari e dei periti agrari laureati, Mario Braga e il presidente del Collegio di Trento, Mario Tonidandel.
Con la consegna degli attestati prenderà avvio anche la seconda edizione del corso.
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Oltre duecento viticoltori presenti e un centinaio in collegamento streaming. Sono i numeri dei partecipanti alla giornata tecnica sulla viticoltura biologica organizzata dalla Fondazione Edmund Mach.
L’evento si è svolto in collaborazione con il Centro di sperimentazione Laimburg. In programma un incontro in aula magna e la visita ai vigneti sperimentali a San Michele, in località San Donà.
La riunione tecnica, che ha visto intervenire il direttore generale Sergio Menapace e il dirigente del Centro Trasferimento Tecnologico, Michele Pontalti, si inserisce all’interno di un contesto di iniziative e attività intraprese dalla Fondazione Edmund Mach a favore del settore biologico, che vanno dal potenziamento della consulenza tecnica e della sperimentazione al perfezionamento di percorsi formativi sull’agricoltura sostenibile.
Di recente è stato anche sottoscritto il protocollo di intesa con Federbio, che prevede di attivare congiuntamente una serie di attività di ricerca, sperimentazione e formazione nel settore dell’agricoltura biologica e biodinamica, quale uno fra i modelli agricoli per uno sviluppo rurale sostenibile.
GLI INTERVENTI Enzo Mescalchin ha illustrato i dati del trend positivo che da anni distingue il settore biologico nella viticoltura trentina. La superficie a fine 2016 ammontava, infatti, a 825 ettari, +20% rispetto all’anno precedente, +362% rispetto al 2010. E’ stata poi la volta degli altri tecnici dell’Unità Biologica della FEM.
Roberto Lucin ha riferito sull’attività di consulenza tecnica a favore del biologico effettuata sul territorio, riferendo che la situazione sanitaria delle viti biologiche risulta paragonabile alla produzione integrata.
Luisa Mattedi ha illustrato le prove sperimentali condotte presso i vigneti della Fondazione Mach in tema di difesa da peronospora e oidio, confermando i buoni risultati ottenuti anche quest’anno utilizzando dosi ridotte di rame.
Sono poi seguite relazioni specifiche sul contenimento di Drosophila suzukii con l’applicazione di reti, sulle possibilità di utilizzo di una spazzolatrice meccanica per la riduzione della compattezza del grappolo, il cui prototipo è stato messo a punto dei ricercatori della Stazione Sperimentale di Laimburg, e sul controllo di Scaphoideus titanus, vettore di flavescenza dorata. Marino Gobber, infine, ha riferito sulle esperienze di una tecnica innovativa per contenere i danni da Esca, pericoloso fungo del legno che provoca la prematura morte delle viti.
Come di consueto, al termine delle relazioni i partecipanti hanno potuto visitare i vigneti sperimentali presso i quali sono state realizzate alcune delle prove presentate nella mattinata. Nel pomeriggio spazio alle prove condotte in frutticoltura biologica presso la Stazione Sperimentale di Laimburg. La giornata del biologico, infatti, nasce dalla collaborazione tra i ricercatori della FEM e i colleghi dell’Alto Adige, impegnati nella sperimentazione a favore del biologico.
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Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (TN) e Banfi società agricola di Montalcino hanno sottoscritto un accordo di sviluppo e cooperazione tecnologica nel campo del miglioramento varietale viticolo, che prevede la creazione di un campo sperimentale in Toscana. Saranno allevati otto prototipi di varietà selezionate dall’attività di miglioramento genetico FEM per la loro tolleranza alla botrite.
Si tratta di 6750 barbatelle che verranno collocate in due impianti di due ettari ciascuno nel comune di Montalcino, dove l’azienda Banfi dispone di 2800 ettari di proprietà. Si tratta di varietà derivanti da incroci di Vitis vinifera tolleranti alla botrite. Nell’impianto saranno messe a dimora anche altre varietà prodotte dalla ricerca di San Michele: precisamente 900 barbatelle di Iasma Eco 1 e 900 barbatelle di Iasma Eco 2 già iscritte nel registro nazionale delle varietà di vite per vino, che Banfi testerà in campo per valutarne le potenzialità enologiche e per ottenere l’iscrizione nell’elenco dei vitigni per l’impianto di vigneti in Toscana.
Il direttore generale di Fem, Sergio Menapace, che ha sottoscritto l’accordo con Banfi, spiega: “Con la firma di questo accordo si consolida un rapporto di collaborazione con un’azienda che ha una forte propensione all’innovazione e ricerca, in un’areale viticolo italiano importante e al contempo si contribuisce a far conoscere e valorizzare la qualità del lavoro di miglioramento genetico e varietale in campo viticolo svolto da FEM”.
“Per noi questo accordo – dichiara Enrico Viglierchio, direttore generale di Banfi – oltre che a rafforzare i rapporti con FEM, rappresenta un passo naturale nel percorso di ricerca e innovazione intrapreso 40 anni fa. Il nostro desiderio di conoscenza è, ed è sempre stato, un forte stimolo per migliorarsi interpretando il cambiamento, sempre nel pieno rispetto del territorio in cui operiamo”.
L’obiettivo è rendere la viticoltura sempre più sostenibile e quindi ridurre l’impatto ambientale. Il responsabile dell’Unità miglioramento genetico della vite di Fem, Marco Stefanini, sottolinea: “Noi ricercatori siamo interessati ad osservare il comportamento di genotipi selezionati in ambienti differenti, arricchendo le nostre conoscenze e trasferirle in altri ambienti”.
“La salvaguardia del patrimonio culturale ed ambientale è sempre stato un punto di riferimento – aggiunge Rudy Buratti, direttore enologo di Banfi – e oggi che il concetto di sostenibilità è molto più sentito da un consumatore sempre più attento ed informato, l’interesse verso queste varietà eco-sostenibili sta crescendo. La sperimentazione permetterà di diversificare le strategie di difesa e definire, quindi, un Protocollo Banfi”. Il progetto sarà ampiamente illustrato a Vinitaly, nell’ambito di una conferenza stampa in programma lunedì 10 aprile 2017, alle ore 11, presso lo stand di Banfi (Pad. 9/D6).
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