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Valpolicella, sede del Consorzio intitolata a Giuseppe “Bepi” Quintarelli

Valpolicella, sede del Consorzio intitolata a Giuseppe Bepi Quintarelli
È stata intitolata a GiuseppeBepiQuintarelli Villa Brenzoni Bassani, sede del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella. Un modo per onorare il decennale dalla scomparsa del grande maestro dell’Amarone (1927-2012). Oltre all’intitolazione del quartiere generale di Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR), anche una statua realizzata dal fabbro d’arte Simone Scapini e dal suo Maestro Claudio Bottero.

«Giuseppe “Bepi” Quintarelli – ha detto il presidente del Consorzio veronese, Christian Marchesini – è stato un pioniere per il mondo del vino, un riferimento per il territorio e un “padre putativo” per la denominazione. Il suo ricordo riesce ad incarnare al tempo stesso la storia e l’evoluzione della Valpolicella, e ancora oggi il suo nome è sinonimo di Amarone in tutto il mondo».

È stato definito da molti un artigiano del vino. Della sua professionalità e umanità – ha concluso Marchesini durante la cerimonia tenutasi il 16 dicembre scorso – vogliamo conservare l’attenzione devota alla qualità, lo sguardo visionario verso il futuro e l’intuito capace di leggere e intercettare il mercato, contribuendo a tracciare la strada dell’internazionalità della denominazione».

CHI ERA GIUSEPPE “BEPI” QUINTARELLI 

Giuseppe Quintarelli è stato un produttore, artigiano, artista e visionario devoto al suo territorio. “Bepi” inizia la propria carriera vitivinicola negli anni Cinquanta, quando subentra nella conduzione dell’azienda familiare a Negrar (località Cerè) continuando la tradizione paterna in vigna e in cantina. Gli anni successivi sono fondamentali per la cantina, con il Recioto protagonista della produzione.

Ma laddove l’annata risulta essere meno generosa, dando un vino più secco, Quintarelli cerca comunque di conservarlo per gli anni successivi. Da questa esperienza nasce il “metodo” che porta ad un vino, l’Amarone, che viene scoperto e apprezzato anche da importanti estimatori, che ne riconoscono l’elevata qualità.

Cultura e passione del vino, la pazienza nel sapere aspettare le diverse fasi di maturazione e la scelta di imbottigliare l’Amarone solo nelle annate in cui esprime il massimo delle proprie caratteristiche sono gli elementi che hanno sempre contraddistinto la filosofia produttiva di Quintarelli.

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Oiv cambia sede in vista del centenario: da Parigi a Dijon

Quasi neppure modo di ambientarsi per il nuovo presidente italiano, Luigi Moio, che è già tempo di cambiare sede. L’Oiv, Organizzazione internazionale della Vigna del Vino, ha stabilito di trasferire il proprio quartier generale da Parigi a Dijon (Digione).

Il provvedimento è stato votato dall’Assemblea generale nelle scorse ore e diventerà effettivo da settembre 2022. Una proposta arrivata dalla Francia e accettata dai 48 Stati membri, nel nome della «stabilità temporale, giuridica e finanziaria dell’Organizzazione». L’Oiv ha sede in Francia dalla sua istituzione, avvenuta nel 1924.

NUOVA SEDE PER L’OIV: DA PARIGI AL DIJON

Il segretario di Stato francese, Jean-Baptiste Lemoyne, è stato ricevuto dal sindaco di Dijon, François Rebsamen, che ha ringraziato il governo francese per il suo impegno e i membri dell’OIV per la loro «fiducia nel progetto portato avanti dalla città di Digione».

«Una città – ha detto Lemoyne – riconosciuta per la sua qualità di vita e classificata tra le metropoli più attraenti della sua categoria all’interno di un capoluogo regionale a vocazione internazionale».

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A Milano Lambrate la nuova sede dei sommelier Ais

FOTONOTIZIA – Molto più di una nuova sede. Con i primi lavori del Consiglio Nazionale, Ais Italia (Associazione italiana sommerlier) apre la nuova «casa dei sommelier italiani» a Milano, nel quartiere Lambrate (via Ronchi 9). «Un nuovo spazio fisico per Ais – spiega l’associazione – ma soprattutto nuovo spazio per progetti e iniziative, a completa disposizione dei soci».
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Tignanello e Sassicaia falsi in Svizzera senza Iva: pizzicato esportatore italiano

Società italiana ma con sede fittizia in Svizzera, per abbattere i costi e presentarsi sul mercato dell’esportazione del vino con prezzi molto competitivi. Uno stratagemma che non è passato inosservata al Nucleo Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Asti.

La società dovrà rispondere di un milione di euro di imposte non versate e dell’evasione dell’Iva pari a 1,5 milioni di euro. I fatti oggi accertati risalgono al periodo 2018 – 2020.

Si inseriscono nel più ampio sistema di aziende dedite alla falsificazione di vini pregiati italiani come Sassicaia e Tignanello, scoperto nel dicembre scorso in provincia di Asti.

Tra Nizza Monferrato e Canelli era stata individuato il laboratorio-cantina per la falsificazione dei vini di marchi italiani pregiati. Le analisi hanno dimostrato che i vini toscani e della Valpolicella (Amarone), nonché della zona di Barolo, in Piemonte, erano stati sofisticati con dell’uva Barbera.

Vino Gaja, Antinori, Ornellaia e Masseto contraffatto: sgominata la banda

I NUOVI SVILUPPI

La società di commercio all’ingrosso era gestita da due imprenditori italiani. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Asti, hanno portato all’esecuzione della misura degli arresti domiciliari nei confronti di 5 indagati.

Obbligo di dimora per ulteriori quattro persone, accusate a vario titolo di falso e frode in commercio in ambito nazionale e internazionale nel settore vitivinicolo. Contestati anche reati tributari, per riciclaggio ed autoriciclaggio.

Con i dati acquisiti durante le perquisizioni, a fine 2020, è stato possibile accertare la residenza fiscale sul territorio nazionale di una delle società coinvolte nell’esportazione del vino. Aveva sede fittizia in Svizzera, ma sede direttiva, amministrativa e operativa sul territorio italiano.

Con questa operazione, la Guardia di Finanza ha messo fine a una vera e propria forma di concorrenza sleale. Proprio grazie all’indebito risparmio fiscale, le aziende coinvolte potevano permettersi di praticare prezzi fuori mercato. Danneggiando, soprattutto nel momento della pandemia, gli imprenditori che rispettano le regole.

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Roero in ascesa: Francesco Monchiero riconfermato presidente del Consorzio

Il Consorzio Tutela Roero riconferma per un nuovo mandato il presidente Francesco Monchiero, già in carica da sette anni. Una scelta pressoché scontata, motivata dall’ascesa di una Denominazione che ha registrato un aumento delle vendite del 38% in volume e in valore, un diffuso incremento di valore del terreno, l’accorta politica di gestione della crescita, arrivata a 1200 ettari vitati con un piano per gli impianti volto a garantire un aumento controllato e progressivo.

Un approccio che ha portato Monchiero ad affrontare in modo attivo anche un momento difficile come quello determinato dal Covid 19, proponendo e ottenendo dalla Regione il finanziamento di interventi strutturali indirizzati a superare la complessa situazione sui mercati.

Al momento del rinnovo delle cariche, nessun altro associato si è pertanto candidato e la richiesta di restare è stata unanime. Il prossimo triennio si presenta altrettanto intenso: “Il primo obiettivo sarà quello di creare una sede del Consorzio strutturata con un direttore, a cui si affiancheranno i progetti di promozione in Italia e all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in Svizzera”.

La prossima iniziativa in questo senso sarà in autunno il Roero Wine Week, settimana di promozione che coinvolgerà ristoratori del Piemonte e di tutta Italia. Tornerà nel 2021, invece, Roero Days, la più importante manifestazione della denominazione, che si svolgerà alla Reggia di Venaria Reale ad aprile.

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Campari: la sede legale vola in Olanda

La sede legale di Campari andrà in Olanda. Revocata l’assemblea straordinaria degli azionisti prevista per il 26 giugno, che aveva lo scopo di annullare la delibera per il trasferimento della società. L’operazione dovrebbe concludersi entro il mese di luglio 2020.

Ad annunciare il trasferimento della sede legale del gruppo italiano degli alcolici è Bob Kunze-Concewitz, Ceo di Campari: “Siamo molto felici di annunciare l’esito positivo dell’offerta iniziale e, pertanto, l’avveramento delle condizioni sospensive per il trasferimento della sede legale in Olanda, in linea con gli obiettivi della società”.

La sede fiscale resterà tuttavia in Italia. “Col trasferimento della sola sede legale, che, ribadiamo, non contempla alcun cambiamento riguardo a organizzazione, gestione e operatività aziendale, e soprattutto prevede che la residenza fiscale del gruppo sia mantenuta in Italia – sottolinea Kunze-Concewitz – perseguiamo l’obiettivo chiave di potenziamento del sistema di voto maggiorato a beneficio degli azionisti di lungo termine”.

Una struttura di capitale flessibile, dunque, che possa supportare le opportunità di crescita anche in vista di future acquisizioni. Una strategia di lungo termine poiché, come conclude il Ceo, “la decisione dell’azionista di maggioranza Lagfin di incrementare il proprio impegno a oltre 250 milioni, rispetto all’importo iniziale di 76,5 milioni di euro, costituisce la piena conferma del proprio supporto di lungo termine alla strategia del gruppo e un fortissimo segnale di fiducia per le prospettive future dell’azienda, coerentemente con le ambizioni del management”.

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Trasferimento Campari in Olanda: Lagfin Sca ricompra le azioni a 8 euro

Lagfin Sca conferma “l’impegno di lungo termine” nel Gruppo Campari riducendo i costi che Campari dovrà sostenere per la liquidazione delle azione oggetto di recesso, annunciando la propria intenzione di acquistare fino a un massimo di circa 38 milioni di azioni Campari, pari a circa il 3,2% del capitale azionario di Campari, al prezzo base di 8 euro per azione, minore di quello del prezzo di recesso di 8,376 euro.

Un modo col quale Lagfin, holding della famiglia Garavoglia con sede in Lussemburgo e succursale a Sesto San Giovanni (MI), punta a “supportare il completamento della ridomiciliazione”, ovvero il trasferimento della sede in Olanda. Un’operazione che terminerà non più tardi alle ore 18 di oggi, venerdì 19 giugno 2020.

La transazione Lagfin, azionista di controllo di Davide Campari-Milano, è aperta infatti esclusivamente ad alcuni azionisti Campari che hanno esercitato il diritto di recesso nel contesto del trasferimento nei Paesi Bassi, con la simultanea trasformazione della società in una Naamloze Vennootschap sottoposta alla legge olandese.

“Lagfin – informa la holding lussemburghese – ha assunto Goldman Sachs International (Gsi) e Ubs per identificare gli investitori che vogliano vendere le azioni e fornire assistenza per l’acquisto delle stesse. Il processo comincerà immediatamente e Lagfin intende a propria discrezione chiuderlo in ogni momento”.

Gli azionisti che abbiano esercitato il diritto di recesso e vogliano partecipare alla transazione dovranno rinunciare e revocare il proprio recesso al fine di effettuare la cessione, rimanendo soggetti alla possibilità di Campari di accettare tale rinuncia ed essendo svincolate le azioni. La transazione è condizionata all’acquisto da parte di Lagfin di almeno 20 milioni di azioni.

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Campari, “orange” passion: pronto il trasferimento della sede in Olanda

MILANO – Da rosso italiano ad “orange” olandese, il passo è breve. L’Assemblea degli azionisti di Davide Campari ha deliberato il trasferimento della sede sociale in Olanda, per l’esattezza nella capitale, Amsterdam.

Valigie pronte, insomma, per il Gruppo di Sesto San Giovanni (MI) quotato in Borsa dal 2001, simbolo mondiale dell’italianità con il Bitter e altre storiche etichette. Il mercato, condizionato dall’emergenza Covid-19, sta generando un significativo sconto del prezzo corrente dell’azione, rispetto al prezzo di recesso di 8,376 euro.

L’assemblea di Campari informa il trasferimento in Olanda potrebbe “saltare” solo se “l’ammontare in denaro che Campari dovrà eventualmente pagare agli azionisti che esercitino il diritto di recesso non ecceda complessivamente l’importo di 150 milioni di euro“.

Il Gruppo ha comunque raccomandato ai propri azionisti di revocare la delibera approvata dell’assemblea del 27 marzo 2020, “nel caso il numero di azioni oggetto di recesso non fosse trascurabile“. Gli azionisti verranno convocati nuovamente il 30 giugno 2020, data in cui è stata fissata un’assemblea straordinaria.

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Black Friday flop per l’Amarone: maxi sequestro da Auchan

(Leggi qui gli ultimi sviluppi della vicenda). Il fascino a stelle e strisce del “Black Friday” lascia il segno in Veneto. L’Auchan di Mestre è stato costretto al ritiro immediato di una partita di Amarone della Valpolicella. Il punto vendita della catena francese esibiva interi pallet del più nobile dei vini veneti, al prezzo shock di 8,49 euro per l’annata 2008.

L’etichetta incriminata è quella dell’Amarone della Valpolicella Doc Classico “Argento” di Vini S.C.I.C. Srl, riconducibile alla famiglia produttori Bixio, che controlla tra l’altro Poderi San Bonifacio, azienda distribuita da Mondello Wines Srl di via Villabella nell’omonimo Comune alle porte di Verona.

Tra gli avventori del supermercato, nel venerdì dei prezzi folli che in questo 2016 ha coinvolto anche il Belpaese, forse anche qualcuno interessato a documentare l’ennesimo schiaffo a una Denominazione già maltrattata in Europa e negli Stati Uniti.

Il vino, come dimostrano le foto pubblicate in esclusiva da vinialsupermercato.it, era in vendita al 50% rispetto al prezzo pieno. Immediata la segnalazione a Siquria, Società italiana per la qualità e la rintracciabilità degli alimenti Spa, l’organismo di certificazione riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole nato nel 2009 da un progetto condiviso dal Centro Vini Veneti (CE.VI.VE.), ente impegnato nell’attività di valorizzazione delle denominazioni di origine venete, con C.S.I. Spa, società leader nell’ambito della certificazione e della qualificazione dei sistemi di gestione della qualità e di prodotto, operante anche a livello europeo ed internazionale.

Le indagini sono tuttora in corso sul lotto ritirato e vedono coinvolto il Corpo Forestale dello Stato e la Guardia di Finanza. I militari dovranno stabilire la validità delle certificazioni, oltre alla fattura di vendita della partita di Amarone della Valpolicella al Gruppo Auchan Spa, che ha sede a Rozzano, nel Milanese. A destare sospetti è chiaramente il prezzo stracciato di Argento 2008. Meno di 9 euro risultano al limite del “sottocosto” e più comuni al costo di un Ripasso nella grande distribuzione organizzata. Le rese al 40%, i costi relativi all’affinamento, l’ammortamento, il packaging e i costi del capitale umano necessario alla distribuzione e pubblicizzazione del prodotto risulterebbero così compromessi.

“Non ci risulta di aver distribuito in Auchan alcun Amarone e non produciamo un Amarone denominato Argento”, è il commento di Davide Camarda, che esclude un interessamento della famiglia Bixio nelle operazioni in corso.

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Vini al supermercato

Carignano del Sulcis Doc 2014 Calalonga, Cantina Calasetta

(3,5 / 5)Cantina Calasetta, specialisti del Carignano del Sulcis. Sei versioni: da quella a “piede franco”, ottenuta da vite orginaria, non innestata con vite americana, passando alla Riserva, senza dimenticare il rosato. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it finisce però Calalonga, il Carignano del Sulcis di Cantina Calasetta distribuito nei supermercati Esselunga. Una versione realizzata appositamente per la notsa catena della gdo italian, che non tradisce le attese. Anzi, stupisce nel rapporto qualità prezzo.

Il vino si presenta nel calice di un rosso rubino poco trasparente, scorrevole. Al naso, chiari e tipici sentori di frutta rossa, uniti a una percezione vegetale che richiama il peperone verde. Di facile beva, nonostante il buon corpo e una struttura tutt’altro che esile, gioca col palato sulle note di frutta rossa, pulite, già avvertite al naso. Sfodera solo in un secondo momento anche una bella sapidità, che torna in un finale fruttato e di leggera spezia. Lasciato nel calice qualche minuto, il Carignano del Sulcis Calalonga di Cantina Calasetta muta, grazie all’ossigenazione: si fa più ‘austero’, mostrando in bocca tratti sino ad allora sconosciuti, tra il dattero disidratato e la carruba. Etichetta interessante questo vino rosso di Sardegna, da consumare a tutto pasto. Si sposa, in particolare, con primi ricchi al ragù o con secondi come l’agnello. Noto l’abbinamento con l’agnello con carciofi, ricetta tipica pasquale sarda.

LA VINIFICAZIONE
Cantina Calasetta, realtà che ha sede nell’omonimo comune della provincia di Carbonia-Iglesias, sulla punta settentrionale dell’isola di Sant’Antioco, arcipelago del Sulcis, è stata premiata negli anni scorsi dal Gambero Rosso con i “tre bicchieri”. Dalla sede assicurano che Calalonga sia un Carignano del Sulcis 100%, senza addizione di uve di altri vitigni, pur consentita dal disciplinare per un massimo del 15%. Ma la cantina sarda sceglie di non fornire a vinialsupermercato.it le specifiche richieste sulla tecnica di vinificazione, come sino ad oggi aveva fatto solo un’altra cantina dell’Oltrepò Pavese.

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Approfondimenti

Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa: vendemmia da 300 mila quintali

Vendemmia di qualità per i 450 soci dei Viticoltori Friulani La Delizia di Casarsa, la più grande cantina del Friuli Venezia Giulia e una delle maggiori d’Italia.

Le positive condizioni meteorologiche lungo il mese di settembre hanno portato a uve eccellenti: ora si procederà con la vinificazione. Prime bottiglie, con l’esordio della nuova Doc Friuli, pronte già a dicembre.

“Abbiamo raccolto – ha commentato il presidente de La Delizia Flavio Bellomo – poco meno di 300 mila quintali con una qualità di uve davvero straordinaria: senza timore di smentita possiamo definire questa come un’ottima annata, favorita dal caldo avuto lungo le ore diurne, per grappoli sani anche grazie all’assenza di piogge, e fresco alla sera, elemento che ha favorito il raggiungimento del grado zuccherino ottimale degli acini”.

La struttura lavorativa ha visto per la prima volta l’utilizzo della nuova sede di Orcenico Inferiore a Zoppola insieme a quella storica di Casarsa della Delizia. “Un esordio che è andato per il meglio – ha aggiunto Bellomo – grazie all’impegno di tutti, dai soci fino ai dipendenti: è stato un mese di lavoro davvero intenso ma tutta La Delizia si è mossa in sincronia”.

Ora la ‘parola’ alle bottiglie: se per i vini rossi occorrerà attendere fino alla prossima primavera, per gli spumanti il banco di prova con i consumatori sarà già a dicembre. “I vini della vendemmia 2016 – ha concluso Bellomo – saranno i primi con la nuova Denominazione di origine controllata Friuli, che utilizzeremo insieme a quelle del Prosecco e Grave. Un passaggio epocale per continuare a essere leader della produzione vinicola in Friuli Venezia Giulia, in Italia e sui mercati esteri dove è destinato il 55% della nostra produzione”.

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