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Roco Winery Oregon entra nel portafoglio di Santa Margherita Usa

Roco Winery Oregon entra nel portafoglio di Santa Margherita Usa

Roco Winery Oregon  entra nel portafoglio di Santa Margherita Usa, società di importazione e distribuzione di vini pregiati attiva dal 2014. La consociata della veneziana Santa Margherita Gruppo Vinicolo abbraccia così una delle storiche aziende vinicole delle Dundee Hills, nella Willamette Valley. Roco Winery ha un’esperienza trentennale nella produzione di spumante, Pinot Nero e Chardonnay dell’Oregon.

Diventano così undici i brand di Santa Margherita Usa, che rappresentava già Ca’ del Bosco, Masi, Kettmeir, Lamole di Lamole, Sassoregale, Torresella, Feudo Zirtari, Fattoria Sardi, Cà Maiol e Cantina Mesa, oltre agli stessi vini targati Santa Margherita. L’acquisizione riguarda la maggioranza della tenuta americana Roco Winery.

«Il vino dell’Oregon – commenta Beniamino Garofalo, amministratore delegato di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – è fiorente. Sapevamo di dover essere in prima linea in una delle regioni vinicole in più rapida ascesa negli Stati Uniti per la nostra prima acquisizione a livello internazionale».

I valori di Roco Winery e di Santa Margherita Gruppo Vinicolo sono armoniosamente allineati, come il focus su terroir regionali e il rispetto per la terra e, in questo quadro, l’esperienza in loco di Rollin e Corby gioca un ruolo importante nella partnership».

«La nostra affinità e ammirazione per gli Stati Uniti – aggiunge Gaetano Marzotto, presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – ha reso la ricerca della nostra prima azienda vinicola all’estero una scelta naturale. Il mercato statunitense è molto dinamico. E noi crediamo nella qualità dei vini dell’Oregon, in particolare nella regione di Willamette Valley».

«Siamo entusiasti di entrare a far parte della famiglia Santa Margherita Usa e di restare nel futuro di Roco Winery. Questa nuova partnership ci consentirà di continuare a produrre vini che siano una vera espressione del loro territorio», sottolinea Rollin Soles, fondatore e winemaker di Roco Winery. Nella negoziazione dell’accordo, Stoel Rives Llp ha rappresentato Santa Margherita Usa e Davis Wright Tremaine Llp ha rappresentato Roco Winery nella negoziazione dell’accordo.

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Vini al supermercato

Il Pinot Grigio Santa Margherita compie 60 anni: storia di un’icona

Compie 60 anni il Pinot Grigio Santa Margherita prodotto in Valdadige, vera e propria icona del Gruppo vinicolo di Fossalta di Portogruaro (VE) fondato nel 1935 dal conte Gaetano Marzotto. Un vino nuovo, elegante e moderno, che rivoluzionò il gusto e la percezione del vino bianco italiano nel mondo. Oggi è reperibile al supermercato, ma anche sugli scaffali di enoteche e carte dei vini di ristoranti di mezzo mondo.

Era la fine degli anni Cinquanta quando, in anticipo sulle future tendenze, il conte Gaetano Marzotto si mise alla ricerca di una nuova tipologia di vino che uscisse dal cliché, «capace di distinguersi per originalità, peculiarità sensoriali e forte richiamo al binomio vitigno-territorio».

Un vino, insomma, capace al contempo di favorire un approccio diverso al vino, diventando vero protagonista del convivio moderno. Il Conte e il suo team di enologi finirono così in Trentino Alto Adige, zona ritenuta ideale per la produzione di uve che contenessero il carattere fresco e fruttato con cui si desiderava caratterizzarne il profilo.

In particolare, l’attenzione ricadde in Valdadige, la Valle del fiume Adige. Un’areale che, ancora oggi, gode di una totale autonomia rispetto al più noto Pinot Grigio delle Venezie, certificata da una Doc “ad hoc”.

La vinificazione in bianco delle delicate uve Pinot Grigio, eliminando ogni contatto tra mosto e bucce, trasformò un vino dal colore ramato in un vino bianco brillante, elegante ed intenso, unico nel suo genere.

Così, nel 1961, il Pinot Grigio Santa Margherita faceva il suo debutto sul mercato italiano. Il favore del pubblico fu sorprendente quanto immediato. Abituata fino a quel momento a fare una semplice distinzione tra vini bianchi, rossi e rosati, l’Italia apprezzò fin da subito la straordinaria bevibilità e la fragranza di questo vino-novità, che si distingueva per un nuovo modo di interpretare non solo le uve Pinot Grigio ma anche il vino bianco in genere.

«Grazie al Pinot Grigio – evidenzia Santa Margherita in una nota – si diede avvio a un cambiamento radicale nelle abitudini di consumo, dal vino-alimento al vino-piacere. Il processo favorì la democratizzazione del vino, permettendo a nuovi consumatori, come le donne, di avvicinarsi a questo mondo, scommettendo su un pubblico che nelle decadi a seguire avrebbe giocato un ruolo sempre più determinante nelle scelte di acquisto».

In questo senso il Pinot Grigio Santa Margherita è una vera e propria icona: il primo, originale apripista che ha saputo conquistare il favore dei consumatori, parlando di futuro e innovazione.

Lo strepitoso successo lasciava intravedere ottime opportunità anche oltreconfine, dove venne sapientemente esportato a partire dagli anni ’70. Il nuovo bianco dimostrò al mondo intero che l’Italia poteva offrire vini appetitosi, perfettamente coerenti con l’evoluzione delle società e del gusto moderno.

Un’evoluzione che prosegue anche oggi, con la particolare attenzione del Gruppo Santa Margherita al “chilometro zero“. La produzione di oltre il 90% delle bottiglie nella vetreria a pochi passi dalla cantina si affianca al programma di “carbon neutrality” che certifica da sette anni l’azzeramento dell’impronta di carbonio di quasi 2 milioni di bottiglie di Pinot Grigio prodotte annualmente.

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Mediobanca: Riunite & Civ, Caviro e Antinori confermano leadership del fatturato

Il fatturato pre-consuntivo del 2019 conferma i tre maggiori player italiani: Gruppo Cantine Riunite & Civ a 630 milioni (+2,9% sul 2018) – al cui interno Giv fattura 406 milioni (+4,7%) – seguito da Caviro a 329 milioni (-0,4%) e Palazzo Antinori a 246 milioni (+5,3%).

Lo evidenzia l’Area Studi Mediobanca, nell’ambito dell’Indagine annuale sul settore vinicolo nazionale e internazionale. Lo studio riguarda le 215 principali società di capitali italiane con fatturato 2018 superiore ai 20 milioni di euro e ricavi aggregati pari a 9,1 miliardi di euro, oltre a 14 imprese internazionali quotate con fatturato superiore a 150 milioni di euro che hanno segnato ricavi aggregati pari a 5,7 miliardi di euro.

Seguono il terzetto del podio Casa Vinicola Botter a 217 milioni (+10,9%), Fratelli Martini a 210 milioni (-2%), Casa Vinicola Zonin a 205 milioni (+1,4%), Enoitalia a 199 milioni (+9,7%), Cavit a 191 milioni (+0,5%), Santa Margherita a 189 milioni (+6,8%) e, in decima posizione, Mezzacorona a 187 milioni (-0,8%).

Casa Vinicola Botter è campione di export nel 2019 con il 93,7% del fatturato, seguita da Farnese al 92,0%, Ruffino al 91,4%, F.lli Martini con l’86,1%, Mondodelvino con l’83,3% e La Marca all’82,8%.

Con riferimento alle sole esportazioni, il 60% delle imprese si aspetta per il 2020 una flessione delle vendite e, all’interno di queste, il 37,5% prevede che la flessione sarà superiore al 10%. Un quadro peggiore a quello del 2009, quando il 60,6% delle imprese vinicole subì un calo di vendite con una flessione del fatturato del 3,7% e con cadute oltre il 10% che riguardarono il 24,2% delle imprese.

Il 53,4% delle cooperative, maggiormente legate al mass market e alla distribuzione attraverso la Gdo rispetto all’Horeca, ha formulato per il 2020 previsioni meno pessimistiche sul fatturato di quelle delle S.p.A. e s.r.l., il 68% delle quali si aspetta un calo nell’anno in corso (la quota di cooperative che attende cali di vendite oltre il 10% si ferma al 26,7% contro il 50% delle altre).

Anche la distinzione per tipologia di prodotto porta ad aspettative differenziate. In questo caso sono i produttori di vini spumanti a esprimere attese meno negative rispetto a quelli di vini non spumanti. Tra i primi, il 55,5% prevede perdite di fatturato con una contrazione dell’export del 41,2%; quota che sale oltre il 65%, sia per perdite di fatturato che export, per i secondi.

Su queste stime incide la maggiore stagionalità dei vini spumanti le cui vendite crescono in misura significativa soprattutto in corrispondenza delle festività di fine anno, periodo entro il quale si auspica il pieno superamento della crisi sanitaria.

In generale, se si assume che le esportazioni italiane di vino si ridurranno in linea con la caduta del commercio mondiale ipotizzata dalla WTO, si stima una contrazione dell’export per i maggiori produttori italiani nel 2020 compresa tra € 0,7 e € 1,4 miliardi.

Quanto al mercato domestico, considerato che circa il 65% delle vendite nazionali è veicolato da canali diversi dalla Gdo, si stima fino alla metà di maggio una perdita di oltre € 0,5 miliardi. Ipotizzando per i mesi a seguire una riapertura dei canali extra-Gdo a ritmi inferiori del 30% rispetto ai livelli dell’anno precedente, si registrerebbe un’ulteriore contrazione del fatturato pari a €0,5 miliardi.

Una fotografia che porta a stimare nel 2020 una contrazione complessiva del fatturato per circa €2miliardi, frutto di minori vendite nazionali e estere, con una riduzione stimabile del settore tra il 20% e il 25% rispetto al 2019.

CRESCITA MODESTA

I dati preconsuntivi relativi al 2019 indicano che i maggiori produttori italiani hanno chiuso lo scorso anno con una crescita del fatturato dell’1,1%, un risultato modesto se confrontato con il quadriennio precedente (2014-2018) in cui le vendite sono cresciute a ritmi compresi tra il 6,7% del 2018 e il 4,7% del 2015.

Il rallentamento del 2019 è attribuibile alla dinamica negativa del mercato interno (-2,1%) in controtendenza rispetto all’export, che ha segnato una crescita del 4,4% rispetto al 2018 anche se lontano dalle crescite oltre il 7% del triennio 2015- 2017.

Il fatturato di S.p.A. e s.r.l. cresce del 3,2% (+5,1% all’estero), mentre le cooperative segnano un decremento sul 2018 (-1,9%) per la contrazione del mercato domestico (-4,4%,) parzialmente compensata dall’espansione di quello estero (+1,8%).

Anche gli spumanti hanno rallentato nel 2019 (-0,2%), mentre i vini non spumanti sono cresciuti dell’1,5%; per entrambi i comparti, importante è stato il contributo dell’export (+3,2% per gli spumanti, +4,6% per gli altri), a fronte di vendite domestiche in regresso (-2,4% per i primi, -1,9% per i secondi).

Gli investimenti materiali nel 2019 registrano un decremento del 15,9% sul 2018, dopo quattro anni di forte crescita. La riduzione più importante è quella degli spumanti (-23,9%) seguiti da S.p.A. e s.r.l. (-16,7%). Tiene l’occupazione, in aumento del 2,6% sul 2018.

L’indice di borsa delle società vinicole Da gennaio 2001 al 3 aprile 2020 l’indice di Borsa mondiale del settore vinicolo, in versione total return (comprensivo dei dividendi distribuiti), è cresciuto del 222,5%, al di sopra delle Borse mondiali (+129%).

La capitalizzazione complessiva delle 52 società che compongono l’indice è migliorata dell’8% tra marzo e dicembre 2019, per poi subire una brusca perdita del 30% nel 1° trimestre 2020 a seguito del Covid-19 scendendo, a fine marzo 2020, a 35,8 miliardi di euro (rispetto ai 47,4 miliardi del marzo 2019), bruciando in tre mesi quasi l’intera crescita dell’ultimo quinquennio.

Tra le maggiori solo il 30% delle imprese fa il bilancio di sostenibilità, il 25% non ne parla Su un totale di 39 imprese con fatturato superiore a 60 milioni (5,2 miliardi di fatturato aggregato), 7 imprese (1,6 miliardi di fatturato, il 31% del totale) redigono un documento di sostenibilità, in 6 casi si tratta del Bilancio di Sostenibilità e in un caso della sola Dichiarazione Ambientale.

In tema di certificazioni di sostenibilità, 5 società hanno aderito al progetto ministeriale V.I.V.A., una società ha conseguito la certificazione Equalitas. Altre 20 imprese (2,3 miliardi, 44% del totale) riportano sui propri siti internet alcune informazioni in materia di sostenibilità.

Si tratta principalmente degli aspetti ambientali e delle certificazioni di qualità, nella metà dei casi in sezioni dedicate. Le restanti 12 società (1,3 miliardi, 25% del totale), di cui il 60% circa sono familiari, non fanno alcun riferimento alla sostenibilità nei propri siti.

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Beniamino Garofalo è il nuovo Amministratore Delegato di Santa Margherita Gruppo Vinicolo

Santa Margherita Gruppo Vinicolo ha un nuovo Amministratore Delegato: Beniamino Garofalo. Cinquant’anni, sposato, una figlia, il manager milanese proviene da una lunga esperienza in multinazionali di largo consumo come Pepsico, Heinz, Danone, successivamente nel mondo del lusso con LVMH e, più recentemente, nel Gruppo Lunelli. Subentrerà a Ettore Nicoletto, che ha annunciato la sua decisione di lasciare l’incarico sul finire del 2019.

“Sono oltremodo orgoglioso di entrare a far parte di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – queste le prime parole del nuovo Amministratore Delegato – una delle realtà italiane che più hanno contribuito a cambiare il posizionamento del vino italiano nel mondo. Un Gruppo caratterizzato da un’intensa stagione di investimenti sulla base di un progetto di lungo periodo che ha portato a risultati straordinari”.

Ora continua viene il momento di consolidare questa fase espansiva, di ottimizzare l’ingresso degli ultimi brand nel Gruppo (Cà Maiol in Lugana e Cantina Mesa in Sardegna), di proseguire nella strategia di ampliamento della superficie produttiva in Italia e di progettare una ulteriore fase di crescita per tutti i marchi alla luce anche dei mutamenti delle abitudini di consumo dei nostri clienti finali”.

“Possiamo però contare su una solida base, un motivato gruppo di lavoro in Italia e nel mondo, che ad oggi conta ben 380 collaboratori, e sulla volontà dell’Azionista di mantenere il massimo impegno nel settore del vino”, conclude il nuovo ad.

Sottolinea Gaetano Marzotto, Presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo: “Con l’arrivo di Beniamino Garofalo si apre una nuova stagione perché l’azienda, che in questi 15 anni ha accelerato gli investimenti (oltre 200 milioni di Euro) in territori vocati, cantine all’avanguardia, vini innovativi e di qualità con collaboratori appassionati e professionali, potrà affrontare meglio le sfide poste dall’emergenza climatica con produzioni sempre più sostenibili in linea con i nostri valori e con i desideri ed i gusti delle nuove generazioni”.

“La missione del Gruppo Vinicolo – aggiunge Marzotto – è di portare il meglio della enogastronomia italiana nel mondo ed il vino è sempre più interconnesso con le eccellenze del Made in Italy. Dando fiducia a Beniamino Garofalo, manager di comprovata esperienza anche in altri settori, vogliamo rendere il Gruppo sempre più globale, verticale e vicino al consumatore finale».

Santa Margherita Gruppo Vinicolo rappresenta oggi una delle principali realtà italiane del mondo del vino. Presente in 94 mercati in tutto il mondo raggruppa dieci diverse tenute in alcune tra le regioni più belle dell’enologia italiana.

Si tratta di Santa Margherita, Torresella, Kettmeir, Ca’ del Bosco, Cà Maiol, Lamole di Lamole, Vistarenni, Sassoregale, Terrelíade e Cantina Mesa, per una superficie vitata oggi superiore ai 690 ettari e vendite che nel 2019 hanno superato i 22 milioni di bottiglie, per un fatturato di oltre 189 milioni di euro.

Al mosaico nazionale si aggiunge poi Santa Margherita Usa, società controllata d’importazione diretta con sede a Miami e distributrice di tutti i brand del Gruppo così come di altre primarie realtà italiane del settore, destinate ad aumentare in futuro.

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Ettore Nicoletto lascia Santa Margherita: “Fine della liaison in totale armonia”


Ha fatto in tempo a festeggiare da amministratore delegato i 100 anni di Kettmeir, gemma altoatesina del Gruppo Vinicolo Santa Margherita. Ettore Nicoletto lascerà presto il suo incarico nel colosso di Fossalta di Portogruaro (VE). Lo ha comunicato la famiglia Marzotto. Il manager rimarrà in carica “con gli stessi poteri esercitati fino ad oggi, fino all’approvazione del bilancio d’esercizio 2019″. Alcuni rumors lo danno vicino alla Franciacorta, dove Nicoletto registra grande apprezzamento per il lavoro svolto negli ultimi 16 anni.

“Una decisione presa di comune accordo e in totale armonia, che conclude la storia tra una delle famiglie che ha scritto pagine importanti del vino italiano ed uno dei manager più intraprendenti e visionari di questo comparto”, scrive Santa Margherita nella nota ufficiale, scansando qualsiasi ipotesi di divorzio non consensuale.

Il rapporto del manager con la famiglia Marzotto proseguirà comunque, con Nicoletto nelle vesti di presidente del Consorzio di Tutela del Lugana: una denominazione in cui opera Cà Maiol, cantina di Desenzano del Garda (BS) che figura nel portafoglio di Santa Margherita, ormai dal luglio 2017.

Sono stati anni travolgenti ed estremamente gratificanti – dichiara Ettore Nicoletto – per me non parlano solo i risultati, ma anche l’orgoglio di avere creato una community di 400 dipendenti ai quali devo il successo e la qualità del mio lavoro. Il mio ringraziamento va inoltre alla Famiglia Marzotto che mi ha offerto questa opportunità di crescita professionale e sostenuto nelle scelte più complesse”.


“Ringrazio a nome mio e della famiglia Ettore per l’impegno profuso – sottolinea Gaetano Marzotto, presidente di Santa Margherita Gruppo Vinicolo – nonché per gli eccellenti risultati ottenuti nel corso dei suoi mandati. In questi anni assieme ad Ettore e il suo team abbiamo realizzato una gestione operativa organizzata, efficiente ed in perfetta salute”.

Nicoletto, assieme ai Marzotto, ha trasformato ed internazionalizzato il Gruppo fino ai record degli ultimi bilanci. Ha seguito la nascita ed il successo di Santa Margherita Usa: “Un’operazione coraggiosa – evidenzia il colosso veneto – che vale più di 100 milioni di dollari di fatturato”.

Nell’arco dell’ultimo decennio, il Gruppo si è sviluppato sia sul piano geografico che su quello distributivo, attraverso l’acquisizione di nuove aziende a Conegliano Valdobbiadene, in Lugana e in Sardegna, consacrandosi tra i top performers del sistema vino italiano.

“Tutto ciò è stato possibile grazie ad un efficace gioco di squadra – prosegue la nota – e alla capacità di coniugare perfettamente il modello manageriale con l’indirizzo strategico proveniente dalla famiglia”.

IL GRUPPO SANTA MARGHERITA

Fondato nel 1935 dal conte Gaetano Marzotto, Santa Margherita Gruppo Vinicolo raggruppa dieci diverse tenute in alcune tra le regioni più significative per l’enologia italiana: Veneto Orientale, Conegliano-Valdobbiadene, Trentino-Alto Adige, Lugana, Franciacorta, Chianti Classico, Maremma, Sicilia e Sardegna.

Attraverso i brand Santa Margherita, Torresella, Kettmeir, Ca’ del Bosco, Cà Maiol, Lamole di Lamole, Vistarenni, Sassoregale, Terrelíade e Cantina Mesa, rappresenta uno dei poli più significativi dell’enologia italiana, con oltre 22 milioni di bottiglie vendute nel 2018 in 94 Paesi del mondo.

Il Gruppo è di proprietà di quattro fratelli, terza generazione della famiglia: Gaetano Marzotto alla presidenza del Gruppo, Stefano Marzotto alla presidenza di Zignago Holding, Luca Marzotto alla vice presidenza del Gruppo, e Nicolò Marzotto, membro del Consiglio di amministrazione.

La guida operativa, fino all’approvazione del bilancio d’esercizio 2019, continuerà ad essere affidata all’amministratore delegato Ettore Nicoletto. I prodotti sono distribuiti nei cinque continenti con particolare focus su Italia, Canada, Germania, Australia, Regno Unito e Stati Uniti, dove opera la società d’importazione e distribuzione Santa Margherita USA Inc., con sede a Miami.

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Kettmeir compie 100 anni: brindisi di stile per i pionieri dello spumante in Alto Adige


CALDARO –
I ritocchi in vista della grande festa, come s’addice a una premurosa Dama d’inizio Novecento, sono iniziati ben prima della data fatidica. Tanto che ieri pomeriggio, Kettmeir, si è presentata con l’abito lungo e la “casa” tirata a lucido alle celebrazioni dei suoi primi 100 anni di storia, a Caldaro (BZ).

Un secolo di vita per la cantina fondata nel 1919 da Giuseppe Kettmeir, che produce spumanti dal 1964. Pionieri delle “bollicine” in Alto Adige, insomma. Prima col Metodo italiano (Martinotti). Poi, dal 1992, anche con il Metodo classico (Champenoise), all’insegna di un’etichetta divenuta emblema degli sparkling altoatesini: l’Athesis Brut.

Quanto sia stata azzeccata la scelta compiuta nel 1986 da Franco Kettmeir, che ha individuato in Santa Margherita Gruppo Vinicolo “l’erede ideale per l’impresa di famiglia”, è parso chiaro ieri alle celebrazioni del centenario.

Gli investimenti ricamati attorno al gioiellino altoatesino dal colosso di Fossalta di Portogruaro (VE) – ben 242 milioni di euro spesi nelle dieci tenute sparse per l’Italia nel periodo 2005-2019 – hanno consentito a Kettmeir di dotarsi, negli ultimi anni, di strumentazioni all’avanguardia assoluta.

Dalle presse alle decine di serbatoi di acciaio utili alle micro vinificazioni, passando per l’impianto geotermico che ha abbattuto a un decimo i costi (e le emissioni) di una cantina divenuta sempre più green e attenta alla qualità assoluta.

Strumenti utilissimi nelle mani dell’enologo Josef Romen. Uno con le idee chiare sul senso del proprio lavoro: “Si parla tanto di territorio, e allora noi vogliamo che si senta da quando si mette il naso nel bicchiere. Chi beve Kettmeir deve pensare: ecco l’Alto Adige”.

Un puzzle di 60 ettari, che sarebbe meglio definire microcosmo. La cantina, di fatto, possiede un solo ettaro, interamente allevato a Moscato Rosa. La parte del leone spetta ai 40 soci viticoltori. Sessanta ettari complessivi, estremamente frazionati. Si va dai 326 metri quadrati ai 5 ettari, dislocate in diverse zone vocate.

Maso Reiner, sulla sinistra-Adige, a pochi chilometri dal confine con la provincia di Trento, poggia su un terreno calcareo che è ideale per la coltivazione di Pinot Nero e Chardonnay. Riceve il sole dalla tarda mattinata ed è protetto dalle correnti più fredde grazie alle montagne sovrastanti.

Maso Ebnicher, più a nord, guarda il massiccio del Catinaccio e domina la città di Bolzano. Il terreno qui è sabbioso, d’alta collina, caratterizzato da un’elevata pendenza. Un luogo dove la coltivazione può davvero considerarsi eroica, ma dove cresce il miglior Müller Thurgau di Kettmeir.

Grande rilevanza, specie nella produzione dello spumante Alto Adige Doc, anche al Pinot Bianco. La rinascita di della tradizione spumantistica regionale si deve proprio alla presentazione, del primo sparkling sudtirolese del Dopoguerra, avvenuta nel 1965 alla Fiera del Vino di Bolzano: la “Grande Cuvée” di Pinot Bianco.

Uno Charmat lungo – tuttora in produzione – che costituisce una buona fetta delle 420 mila bottiglie complessive prodotte annualmente da Kettmeir. Ben 85 mila bottiglie sono di Metodo classico, su un totale di circa 350 mila prodotte in Alto Adige. Una parte rilevante, dunque, nell’ambito di quella che resta ancora una nicchia.

Non a caso Gaetano Marzotto, presidente del Gruppo Vinicolo Santa Margherita (vendite per 177 milioni di euro nel 2018), ha definito in occasione del suo discorso per i 100 anni di Kettmeir “un gioiello”. “Un brand che può contare su una forte caratterizzazione e uno stile inconfondibile”, ha aggiunto l’amministratore delegato Ettore Nicoletto.

LA CENA DI GALA: STELLE IN CUCINA

Per celebrare i primi 100 anni di storia, Kettmeir ha pensato in grande. Una cena stellata “a quattro mani”, curata con maestria dagli chef Anna Matscher (“Zum Löwen” di Tesimo) e Claudio Melis (ristorante “In Viaggio” di Bolzano).

Antipasto – Claudio Melis: “Sangue di Rapa” (Rapa rossa affumicata, Kefir, Crescioni)

Un piatto “di terra e territoriale”, rivisitato in chiave estremamente moderna e abbinato al Lago di Caldaro Classico Doc 2017 Kettmeir.


Primo piatto – Anna Matscher: “Risotto ai tre pomodori gialli”

Giallo come l’Alto Adige Doc Chardonnay “Vigna Maso Reiner” 2017 Kettmeir in abbinamento, ancora un po’ troppo condizionato dal legno e degno, a maggior ragione, di piatti ancora più strutturati (secondi a base di carne).


Secondo piatto – Claudio Melis: “Maialino Cinturello Orvietano – New York, Tokyo, Sardegna”

Maialino Cinturello Orvietano, selezione Alfredo Angeli e cinta senese in purezza. Poi, a parte, alcuni ricordi di viaggio dello chef, che delizia con la testina salmistrata di maialino impanata e fritta, servita con maionese e senape.

In abbinamento l’Alto Adige Doc “1919” Riserva Extra Brut 2013, la “novità” del 2019 Kettmeir: il vino del centenario non poteva che essere un Metodo classico. Siamo all’apice della qualità degli spumanti della casa di Caldaro, che con questa etichetta mette nel calice due delle grandi caratteristiche dell’enologia altoatesina: potenza e finezza.


Dessert – Anna Matscher: “Zuppetta alle erbe aromatiche, sorbetto al basilico rosso e all’ananas

Chiusura deliziosa e all’insegna della freschezza per la cena celebrativa dei 100 anni di Kettmeir. Dal piatto si liberano intensi i profumi di mentuccia e delle altre erbe della montagna altoatesina.

Un po’ come stare in un prato, ovviamente con un ottimo calice di vino. In questo caso l’Alto Adige Doc Moscato Rosa 2018 “Athesis” Kettmeir, prelevato da vasca ma già in grado di mostrare tratti dell’equilibrio che sarà, tra potenza, dolcezza e freschezza.

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