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Barbaresco, Gaja espianta un terzo della vecchia vigna Sorì San Lorenzo (foto-video)

Barbaresco, Gaja espianta un terzo della vecchia vigna Sorì San Lorenzo (video-foto)
Angelo Gaja
ha espiantato circa 1,14 dei 4,34 ettari di vecchie piante di Nebbiolo del suo vigneto Sorì San Lorenzo. Si tratta della parcella dalla quale nasce l’omonimo Barbaresco, tra i vini simbolo della cantina, nonché icona della regione vinicola piemontese. Un vino ricercato da collezionisti di tutto il mondo, entrato nel mito per il suo legame viscerale con il noto produttore. Forse anche per questo, Gaja è restio a commentare la decisione.

«La mia cantina non ha un sito web, figurarsi se voglio comunicare i dettagli sui lavori in corso al vigneto», sono le pochissime parole che l’imprenditore classe 1940 concede al telefono prima di riagganciare, salutando con la fretta di chi non vuole rilasciare alcuna dichiarazione. Un invito (indiretto) ad approfondire ancora più da vicino la notizia. Sul posto, di fatto, il (nuovo) colpo d’occhio del vigneto parla da sé.

Gli 1,14 ettari estirpati di Sorì San Lorenzo, nel cru Secondine, si presentano come la tavola spoglia di un ristorante stellato. Una macchia di colore marrone chiaro, con venature biancastre, tra le verdi file delle piante risparmiate dall’estirpo, e il bosco che scivola a valle. Il suolo si trova da giorni sotto l’assedio di pesanti cingolati. Sono almeno due gli operai intenti a livellare il vigneto, molto ripido, in attesa del probabile reimpianto.

Un cumulo di vecchie viti strappate dalla terra fa mostra di sé prima della fine della strada, a pochi passi dal cartello che indica il Cru Secondine. Una seconda catasta si trova sotto un albero, ai piedi del vigneto. È l’immagine perfetta di un pezzo di storia che se ne va. Un po’ per vecchiaia. Un po’, forse, per via una scelta imprenditoriale che sta facendo certamente discutere in tutta la zona. Senza spiegazioni ufficiali, è solo possibile ipotizzare quali siano le ragioni che hanno portato Angelo Gaja a sradicare un terzo del suo iconico vigneto di Nebbiolo.

GAJA E L’ICONICO BARBARESCO SORÌ SAN LORENZO

Siamo sul versante occidentale della denominazione, a pochi passi dalle sponde del fiume Tanaro, che divide Langhe e Roero. Una zona mitigata dalla presenza del corso d’acqua, in cui le piante di Nebbiolo, con età media di 75 anni, maturavano prima rispetto a molte altre zone di Barbaresco. Qualche vicino racconta come Gaja fosse tra i primi a raccogliere le sue uve in zona, raggiungendo ottimali gradi di maturazione senza il rischio di compromettere la qualità, a causa delle piogge. Quello che anni fa poteva essere un vantaggio, potrebbe poi essere diventato un ostacolo a fronte dei cambiamenti climatici.

Ecco perché è possibile ipotizzare che l’estirpo degli 1,14 ettari di Sorì San Lorenzo possano essere dettati, oltre che dall’anzianità delle piante, anche dalla scelta di impiantare un diverso clone di Nebbiolo, a maturazione tardiva: del resto sono 95 quelli ammessi all’interno della Denominazione. Da escludere, in merito al prossimo colpo d’occhio del vigneto, l’ipotesi del cosiddetto “ritocchino”, non più praticabile nelle Langhe divenute patrimonio Unesco.

Questa tecnica, infatti, prevede sì la disposizione dei filari nel verso della massima pendenza (nel caso specifico si raggiunge almeno il 30%) ma causa tuttavia problemi di erosione. Gli stessi che sono già ben visibili nella parte alta della porzione di vigneto espiantata, di proprietà di proprietà di altri vignaioli, dove è presente una scarpata piuttosto ripida.

GLI ALTRI PRODUTTORI DEL CRU SECONDINE

Di fatto, Angelo Gaja non è il solo a possedere vigneti all’interno del cru Secondine. Oltre a lui, capace di dare notorietà alla zona proprio grazie al suo vino Sorì San Lorenzo, ci sono La Spinona, i Produttori di Barbaresco e, da qualche anno, Stefano Sarotto, che alleva il vigneto di proprietà della moglie, Nora Negri (il primo Barbaresco, secondo indiscrezioni, porterà l’annata 2020 in etichetta).

Piccolissime porzioni sono poi di proprietà di altri privati. Non c’è solo Nebbiolo nel Cru Secondine, situato tra i 170 e i 245 metri sul livello del mare. Del 76% attualmente piantato a vigna, solo il 70% è da iscrivere al vitigno principe delle Langhe del Barolo e del Barbaresco. Il 15% è Barbera, l’8 a Langhe rosso 8% (Freisa, per esempio).

La parte restante è a Langhe Bianco, dunque a varietà di uve a bacca bianca (per esempio Chardonnay). I ben informati sanno che è lo stesso Gaja ad aver prodotto nella storia, in alcune annate, il suo Sorì San Lorenzo come Langhe Nebbiolo, al posto di Barbaresco. Il tutto giustificato con l’aggiunta di un 5% di Barbera al Nebbiolo. Una scelta che, almeno potenzialmente, avrebbe consentito un cospicuo surplus di produzione, calcolabile in media attorno al 25% in più.

Il tutto senza cambiare il prezzo, essendo Sorì San Lorenzo un vino icona, entrato nella storia dei grandi vini rossi italiani capaci di conquistare il mondo. E se è vero che “Sorì”, in piemontese, indica la porzione di vigneto più calda, perché ben esposta al sole, il futuro non potrà che essere luminoso. Anche in seguito all’estirpo.

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Calici di Stelle 2022: in alto i calici per l’Eno-Astronomia

L’Eno-Astronomia è il tema prescelto per l’edizione 2022 di Calici di Stelle. Nulla a che vedere con il vino nello spazio, argomento trattato dall’enologo Donato Lanati in occasione del 15° Forum Internazionale della Cultura del vino di Fis – Fondazione italiana sommelier.

Saranno proprio i “corpi celesti” a dettare il calendario di appuntamenti organizzati come ogni anno da Mtv – Movimento turismo del vino e dall’Associazione Città del Vino. Si parte il 29 luglio con le “Guest Star per la Serata d’Apertura”.

Protagonisti Luna, Marte e Urano che appariranno luminosi nel cielo di Calici di Stelle 2022 e regaleranno momenti suggestivi agli appassionati. Imperdibile poi la “Notte di San Lorenzo“, che il 10 agosto illuminerà i calici con una pioggia di stelle cadenti.

Nella notte del 12 agosto la “Superluna dello Storione“, che prende il nome dal momento migliore dell’anno per catturare questo pesce. Per i winelovers, un’occasione per godersi Calici di stella sotto la supervisione del satellite del pianeta Terra, tra i filari delle vigne.

Lo show di Calici di Stelle 2022 continua nelle notti del 14 e del 15 agosto, quando la Luna si allineerà rispettivamente a Saturno e poi con Giove, regalando agli enoturisti una vera e propria esperienza “stellare”. Programma completo sul sito del Movimento italiano turismo del vino e delle Città del Vino.

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Produttori del Conero, strigliata alla stampa: «I nostri vini? Buoni come toscani, pugliesi e siciliani»

«Conero chiama stampa enogastronomica. Stampa enogastronomica ci sei? Rispondi». Potrebbe essere riassunto così il secondo incontro firmato Marche Tasting!, ciclo di appuntamenti voluto dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) con la stampa di settore per presentare “a distanza” i vini marchigiani, vista l’impossibilità di organizzare incontri sul territorio a causa della pandemia Covid-19.

L’evento digitale andato in scena ieri pomeriggio – dopo quello di lunedì 15 marzo sul Verdicchio dei Castelli di Jesi – si è presto trasformato in una sorta di remake dell’epico colloquio tra l’Apollo 13 e Houston, in cui l’astronauta Jack Swigert segnala alla base, senza mezzi termini: «We’ve had a problem here».

Il problema, secondo i 6 produttori collegati da Studio Marche, capeggiati dal direttore dell’Imt Alberto Mazzoni, è che la stampa (enogastronomica, s’intende) non darebbe abbastanza attenzione ai vini del Conero, prediligendo altri territori come Toscana, Puglia e Sicilia.

Un concetto espresso a chiare lettere dalla stoccata di Piervittorio Leopardi Dittajuti dell’Azienda Agricola Conte Leopardi di Numana (nella foto, sopra): «Gli operatori del settore sono convinti che nelle Marche si debba spendere poco, a prescindere da nome, qualità, quantità. Lo dico perché, soprattutto all’estero, i commenti sulla mia Riserva sono sempre i più positivi, anche quando viene messa accanto a bottiglie da 60, 70 euro, nell’ambito di degustazioni alla cieca. Poi si scoprono le etichette e mi sento sempre dire: “Ah, Conero Docg Riserva? Non avrei mai pensato che fosse così buono. Quanto costa?”. La risposta è la metà di un toscano o di un piemontese, inferiore di qualità».

Non lo dico perché amo darmi la zappa sui piedi e quindi svendo il mio vino, anzi. Dovrei tirare le orecchie a voi giornalisti: si parla sempre di vini toscani, di vini piemontesi, adesso di grandi vini della Puglia, della Sicilia, di questo e di quell’altro, ma purtroppo le Marche sono il fanalino di coda. Come se noi avessimo imparato ieri a fare vino, o fossimo produttori di vini poco seri o poco interessanti».

Secondo Piervittorio Leopardi Dittajuti la stampa dovrebbe «premiare il grande rapporto qualità prezzo dei vini del Conero»: «Piano, piano vedrete che anche il consumatore comincerà a seguire le vostre indicazioni e i marchigiani cominceranno ad avere una quotazione di mercato giusta, perché oggi sono purtroppo sottovalutati dal punto di vista di economico».

Piccola grande eccellenza regionale, la Doc Rosso Conero è stata la prima denominazione istituita nelle Marche, nel 1967. Risale invece al 2004 il riconoscimento del Conero Riserva Docg, piuttosto in sofferenza sul mercato.

Facciamo purtroppo fatica a vendere il Conero Docg Riserva – ha sottolineato Leopardi Dittajuti – e siamo costretti a puntare su grandi Rosso Conero Doc. Facendoli pagare meno, riusciamo a coprire una fascia di mercato che altri snobbano. Entriamo a spron battuto dove toscani o piemontesi dicono: “Quella fascia di mercato non ci interessa“, grazie a dei vini di grande qualità che cominciano a piacere a molti».

La verità, dall’assaggio dei 6 vini in degustazione, è che i Rosso Conero di Marchetti (“Castro di San Silvestro”), Umani Ronchi (“San Lorenzo”), Moroder, Fattoria le Terrazze e Conte Leopardi Dittajuti (“Fructus”) sono perfettamente posizionati sul mercato, in un range di prezzo indicativo che va dai 9 a 12 euro. A brillare, in ottica value for money, è il Rosso Conero Doc 2018 “Il Cacciatore di Sogni” de La Calcinara (10 euro).

L’azienda agricola di Ancona è tra le più storiche del territorio ed è oggi guidata da Eleonora e Paolo Berluti, fratello e sorella che hanno ricevuto in eredità la cantina dal papà Mario, uno degli artefici della storia della Denominazione marchigiana.

Cerchiamo di portare in bottiglia l’arenaria, il calcare e il gesso che caratterizza i terreni e dà il nome alla nostra azienda – ha spiegato Eleonora Berluti – e siamo convinti che la pianta debba dialogare con il suolo, per questo abbiamo voluto la certificazione biologica».

“Il Cacciatore di Sogni” è un Montepulciano 100% frutto dell’assemblaggio delle uve di diverse vigne di proprietà de La Calcinara. Quella vecchia, con suolo più argilloso rispetto alla media; Vigna della Luna, su arenaria; per finire, gli impianti più giovani, impiantati grazie alla selezione massale dalle piante storiche.

La fermentazione di 15 giorni sulle bucce e la prolungata sosta sulle fecce, oltre alla vinificazione per l’80% in acciaio e il 20% botte grande, regalano un vino dalla beva agile ma dal sorso teso ma pieno, sul frutto, sollecitato da tannini muscolosi ma in cravatta. Una piccola Riserva, insomma. L’identikit del vero vino qualità prezzo, in un territorio in cui spopola il vino sfuso e il Bag in Box da pochi euro.

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degustati da noi vini#02

Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2015 “San Lorenzo”, Sassotondo

Ben più di un Ciliegiolo da incorniciare. Il Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2015San Lorenzo” di Sassotondo, etichetta icona della cantina guidata da Carla Benini ed Edoardo Ventimiglia, è il simbolo di una fetta di Toscana che chiede – e merita – attenzione nel panorama vitivinicolo nazionale.

Il riferimento è non solo alla Maremma, ma soprattutto alla zona vulcanica di Sorano e Pitigliano, in provincia di Grosseto. Un’areale influenzato dagli effetti dal bacino vulcanico dell’attuale lago di Bolsena, in cui il tufo è di casa nel terreno.

LA DEGUSTAZIONE
Il Ciliegiolo 2015 “San Lorenzo” di Sassotondo si presenta nel calice di un colore violaceo. Naso ben giocato sul frutto e sui terziari, con sbuffi netti di spezie. Al palato, freschezza e mineralità vulcanica fanno da “freno a mano” all’incedere esplosivo dei primari, ovvero del frutto, disegnando un sorso di grande precisione e persistenza.

Un vino bello (e buono) da bere oggi, ma con tanta vita davanti. Non a caso si tratta della miglior selezione di uve Ciliegiolo provenienti da un vigneto di circa 60 anni, condotto dal 1994 con metodi di agricoltura biologica.

LA VINIFICAZIONE
Dal vigneto di 4.800 vecchie viti si scorge Pitigliano, tra i borghi simbolo della Maremma. Raccolta e selezione delle uve avvengono in maniera manuale e “naturale” è anche la fermentazione, che avviene grazie a lieviti indigeni.

La macerazione dura da 15 a 20 giorni. Il vino atto a divenire “San Lorenzo” matura per 18/30 mesi in botti di rovere di Slavonia da 10 ettolitri. Viene immesso in commercio solo in seguito a un altro anno di affinamento in bottiglia nelle fresche cantine sotterranee di Sassotondo.

Il Maremma Toscana Doc Ciliegiolo 2015 “San Lorenzo” è tra le etichette presenti nella Top 100 Migliori vini italiani 2021 di WineMag.it, la Guida edita con cadenza annuale dalla redazione della nostra testata.

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Cantine e Ospitalità Food Lifestyle & Travel news news ed eventi

In vacanza in Abruzzo tra vino e relax: sei cantine che offrono ospitalità

Sesto appuntamento con le mete enoturistiche per le vacanze estive 2020. Dopo Oltrepò Pavese, Lazio, Campania, Emilia Romagna ed Etna è la volta dell’Abruzzo, regione ricca di biodiversità, animata da una profonda cultura contadina e montanara.

Una terra che può offrire davvero molto ai visitatori, grazie al connubio tra mare, collina e montagna con diversi  itinerari naturalistici, gastronomici e culturali. Sfruttare la leva dell’enoturismo potrebbe contrastare la flessione di presenze registrata già nel 2019 (-2,5%) contando sui flussi dalle regioni vicine come Lazio, Marche, Umbria, Molise e Campania. Arrivi che potrebbero sopperire alla mancanza di turisti stranieri.

Dal punto di vista del vino, il Montepulciano d’Abruzzo, declinato in rosa con il Cerasuolo d’Abruzzo, è il protagonista assoluto della produzione con l’80% dell’intero raccolto cui si affianca lo “storico” Trebbiano d’Abruzzo, oltre che gli emergenti autoctoni Pecorino, Cococciola e Passerina.

La specializzazione del canale distributivo moderno, ha contribuito alla crescita delle vendite anche nel primo trimestre 2020, con un + 10% per il Montepulciano ed un + 6% per gli altri vini.

Si tratta di una filiera che, per l’Abruzzo, rappresenta il traino dell’intero settore agricolo, con l’export che ha segnato, negli ultimi 5 anni, un + 50% su base nazionale.  Quinta regione vinicola italiana per volumi  ha però ancora da fare per la valorizzazione dell’identità territoriale.


PROVINCIA DI CHIETI

MASCIARELLI TENUTE AGRICOLE
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Siamo a Casacanditella, ad una quindicina di chilometri da Guardiagrele, culla dell’enogastronomia regionale abruzzese. Lo scenario è dominato da uno splendido palazzo baronale del 600’ di proprietà della famiglia Masciarelli, il Castello di Semivicoli.

La struttura è stata fortemente voluta dal compianto Gianni Masciarelli, riconosciuto all’unisono come uno dei
pionieri dello sviluppo vitivinicolo regionale moderno e che, nel caso specifico, conferma l’arguta intuizione
avuta negli anni 2000. Voler collegare il vino al territorio con la cultura che esso esprime. Le redini sono oggi nelle mani della moglie, Marina Cvetic.

Il Castello di Semivicoli, “Dimora di Charme” facente parte dell’associazione “Châteaux & Hôtels Collection offre undici incantevoli ed eleganti camere con un panorama senza eguali: direttamente sulle vigne, sugli uliveti,  sul giardino baronale o sulla piscina. Sarà indimenticabile dormire nella  “double servitù”, con vasca idromassaggio a vista.

Il rilassante soggiorno sarà accompagnato da una elegante colazione del territorio servita nelle sale baronali o, a richiesta, in camera nel romantico giardino.  Le degustazioni dei vini Masciarelli  saranno memorabili. Dalla classica linea Villa Gemma alle etichette di Marina Cvetic fino alle bottiglie targate Castello di Semivicoli, in onore della tenuta.

Castello di Semivicoli
Via San Nicola, 24
66010 – Semivicoli
Casacanditella (Ch)
+39 0871890045
info@castellodisemivicoli.it


TENUTA I FAURI

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Più all’interno della provincia teatina, sorge la l’azienda agricola fondata dalla famiglia Di Camillo, immersa tra le colline e i profumi della campagna. Qui, l’incrocio tra la brezza marina e le correnti montane crea il microambiente ideale per la coltivazione delle uve Montepulciano d’Abruzzo,  Trebbiano e Pecorino.

Il progetto di ospitalità della Tenuta, oggi gestita dai fratelli ed enologi Valentina e Luigi, si ispira ad una delle etichette prodotte: “Baldovino“. L’agriturismo è stato ricavato dalla ristrutturazione del casolare di famiglia ad Ari, poco distante dall’azienda e mette a disposizione degli ospiti quattro camere curate nei minimi particolari oltre ad una piscina.

Tra i servizi gratuiti c’è anche la possibilità di utilizzare e-bike per passeggiate in collina o in montagna. Ottima la colazione bio e  con prodotti a chilometro zero. Durante la permanenza di potranno degustare i vini dell’azienda, l’omonima linea Baldovino Doc che comprende Cerasuolo, Montepulciano d’Abruzzo o Trebbiano d’Abruzzo oppure il più caldo Rosso dei Fauri da uve Montepulciano, vino fermentato in cemento ed affinato 18 mesi in botti di rovere.

Tenuta I Fauri
Via Foro, 19
66010 Ari
+39 3478290117
info@baldovino.it


FARNESE GROUP
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In contrada Villa Baccile, nel Comune di Crecchio, si trova l’elegante resort Borgo Baccile by Vini Fantini che si incastona alla perfezione tra vigneti ed uliveti ed è il frutto di un ampio progetto di recupero di un borgo.

Le sei camere e le quattro mini dimore sono dotate di ogni comfort e sono una perfetta combinazione di antico e moderno tra pareti in pietra, soffitti a volta in mattoni o con travi a vista. La bellissima piscina a sfioro sul vigneto poi riflette il paesaggio boschivo.

I nomi delle camere si ispirano alla storia di famiglia. Si potrà optare, ad esempio,  per la camera del Dottore, quella di zia Melina o quella di nonna Felicetta oppure per la casa del Peparo o la villa del Toro. L’ospitalità familiare sarà arricchita da degustazioni di prodotti regionali, accompagnati dall’ampia gamma dei vini Fantini.

Borgo Baccile By Vini Fantini
Contrada Villa Baccile, 34
66014 – Villa Baccile, Crecchio (Ch)
Tel. +39 3917220563
Infob@orgobaccile.com


PROVINCIA DI PESCARA

CIAVOLICH
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La famiglia Ciavolich è un etichetta storica della viticoltura d’Abruzzo. Le testimonianze del loro primo insediamento a Miglianico in provincia di Chieti risalgono al 1560. Produttori di vino dal 1700 circa, negli anni Sessanta iniziarono ad impiantare uve Montepulciano, Trebbiano e Cococciola anche nelle campagne di Loreto Aprutino in provincia di Pescara.

Ed è qui, in questo fazzoletto di terra conosciuto in tutto il mondo anche per le eccellenti produzioni olearie, che sorge la struttura ricettiva: una vera e propria masseria del vino nel segno della migliore tradizione.

Quattro le camere disponibili arredate con stile e richiami antichi oltre ad un appartamento. Completa l’offerta la colazione agricola, da consumare nell’ampio giardino esterno oppure al piano terra, sotto l’elegante porticato.

Quotidianamente sarà possibile organizzare degustazioni guidate direttamente da Chiara Ciavolich. Tra le proposte più rappresentative della cantina meritano una menzione il Montepulciano d’Abruzzo Dop Antrum o Divus, oppure la linea Fosso Cancelli frutto di fermentazioni spontanee in terracotta, legno e cemento.

Ciavolich Masseria
Contrada Selmacina, 11
65014 Loreto Aprutino (Pe)
+39 0858289002
+39 3914223837
agricola@ciavolich.com


PROVINCIA DI TERAMO

AZIENDA AGRICOLA EMIDIO PEPE
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Nella stessa casa dove è nato il super attivo Emidio Pepe, a Torano Nuovo, sorge oggi un bellissimo bio-resort, eco sostenibile, circondato da un panorama che solo il massiccio del Gran Sasso può regalare.

L’offerta enoturistica si articola in sette camere doppie e due appartamenti con eleganti decorazioni oltre al ristoro di campagna dove vengono utilizzati in parte i prodotti provenienti dall’orto biodinamico e il menù ruota in base alle stagioni. La bio piscina è stata realizzata con prodotti naturali e quarzo e la sanificazione avviene tramite l’utilizzo di sali minerali.

Le degustazioni sono curate da Sofia, Chiara ed Elisa che sapranno raccontare magistralmente la storia degli iconici Montepulciano e Trebbiano d’Abruzzo Doc spiegando nel dettaglio le singole annate, per far meglio comprendere come il clima ne abbia influenzato caratteristiche e qualità.

L’inconfondibile etichetta dell’azienda Emidio Pepe è famosa in tutto il mondo ed è un simbolo assoluto dell’enologia abruzzeze. Emidio Pepe, precursore dell’invecchiamento dei vini, conserva almeno la metà della produzione in cantina e la rilascia solo quando ritenuta espressiva della filosofia aziendale. Una vera e propria “biblioteca” di annate che oggi conta circa 350.000 bottiglie in affinamento.

Azienda Agricola Emidio Pepe
Via Chiesi, 10
64010 Torano Nuovo (Te)
+39 0861856493
info@emidiopepe.com


SAN LORENZO VINI
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L’azienda vitivinicola San Lorenzo fa parte del Consorzio di Tutela Vini Colline Teramane ed è ubicata a Castillenti nei territori ricompresi in una delle due docg regionali. Qui, di fianco alla cantina si trova il Contado San Lorenzo B&B &Wine  che si compone di due edifici ristrutturati risalenti ai primi del ‘900: la Cascina il Giglio Rosso e  La Masseria.

Tra le soluzioni abitative stanze o abitazioni tra cui spicca l’appartamento Lilium ricavato da un vecchio silos circolare: una location davvero suggestiva. Non manca la piscina, ottimo compromesso in campagna per combattere le temperature più calde.

Il B&B offre servizio anche servizio di ristorazione al piano terra della Cascina il Giglio Rosso e propone piatti della cucina tipica abruzzese accompagnati dalle migliori produzioni dell’azienda come il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg Escol Riserva o il Montepulciano d’Abruzzo Doc Aldebaran.

 Contado San Lorenzo B&B & Wine
C.da Casabianca, 21
64035 Castilenti (Te)
+39 0861999325
info@contadosanlorenzo.it

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Vini al supermercato

Toscana Rosso Igt 2013 Hebo, Petra

(4 / 5)Un vino dalla componente olfattiva molto intensa il rosso di Toscana Igt Hebo 2013, oggi sotto la nostra lente di ingrandimento.

LA DEGUSTAZIONE
Rosso rubino intenso e poco trasparente, Hebo è un vino molto denso, con un bouquet aromatico che spazia dalle note di piccoli frutti a bacca rossa, sentori erbacei terrosi e di sottobosco, spezie dolci come la vaniglia, ma anche sentori terziari di cuoio e pelle.

Va assolutamente aperto almeno un’ora prima, se non due, per poter essere degustato e compreso. Davvero complesso. In bocca è molto caldo e di corpo. Il tannino è complessivamente morbido, una buona nota acida (fresca) ne favorisce la beva.

Il retrogusto di Hebo è persistente e fruttato. Non certo il vino per la tavola di tutti i giorni: molto particolare. Un vino dove l’abbinamento culinario può fare la differenza. Si accosta bene, per esempio, a carni rosse e formaggi stagionati. O lo si ama o lo si odia. Il Toscana Rosso Igt Hebo non è un vino dalle mezze misure. Il prezzo non è alla portata di tutte le tasche, ma coerente con la qualità del prodotto.

LA VINIFICAZIONE
Prodotto con un assemblaggio di uve Cabernet Sauvignon per il 50%, Merlot 40% e Sangiovese per il restante 10%. I vigneti si trovano il località San Lorenzo e Riotorto, a 50 mt s.l.m. su terreni di origine franco argillosa mediamente calcarea.

Le uve sono raccolte manualmente a piena maturazione e trasportate per la vinificazione in cassette di massimo 17 kg. La fermentazione avviene in acciaio a temperature controllate.  Successivamente il vino viene affinato in fusti di rovere di Slavonia e, in piccola parte, in barriques, per circa dieci/dodici mesi.

Segue un periodo di affinamento di sei mesi in bottiglia prima della messa in vendita. Il nome rimanda all’origine di Suvereto e ad un antico insediamento etrusco che si trovava su territorio, Ebo appunto. I vitigni dai quali viene prodotto furono introdotti da Elisa Bonaparte Baciocchi, principessa di Piombino dal 1805 e illuminata donna del vino. Petra si trova sulle colline ferrose della Val di Cornia. Una cantina particolare, progettata da Mario Botta e considerata una delle più belle per architettura.

Una forma davvero particolare ed evocativa con una galleria al piano terra che incontra la parete rocciosa della montagna per un percorso misterioso che porta idealmente verso il cuore della montagna, un cordone ombelicale che lega alla terra madre. Le sottozone dei vitigni sono state individuate dal professor Attilio Scienza che ha trovato ben tre suoli distinti.

Prezzo pieno: 10,80 euro
Acquistato presso: Conad

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Vini al supermercato

Cirò bianco Dop Calabria 2013, Senatore

(4 / 5) Dal sapore più “deciso” rispetto ad altri, il Cirò bianco DOP Senatore è sicuramente uno dei migliori prodotti made in Calabria distribuiti
sugli scaffali dei supermercati italiani. L’accurata selezione delle uve dal vitigno Greco viene effettuata direttamente a Cirò, in provincia di Crotone, in località Corfù novu e San Lorenzo. Profumi e sapori ricordano chiaramente la terra d’origine, di natura sia argillosa sia calcarea. Ne risulta un gusto pieno, asciutto. Tendente nel finale all’aspro. Ottimo con piatti a base di pesce e crostacei ma anche con carni bianche, a una temperatura di servizio di 10-12 gradi. Dodici e mezzo, invece, il grado alcolico.Prezzo pieno: 6,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante
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