C’è un’anima ancora sconosciuta tra le colline del Romagna Doc Sangiovese della sottozona Modigliana. Rullo di tamburi: è quella del Cabernet Franc. Ne è una riprova Floss 2020, prima annata del Cabernet Franc di Cantina Maurizio Costa di Modigliana. Un vino di razza pura, venduto solo in un (curioso) formato da litro, in tiratura limitata: solo 1.050 bottiglie. Profondo nella speziatura, matura. Molto setoso nel tannino, pur presente e di prospettiva. Polposo nel frutto, che spazia dall’arancia rossa alla prugna, dalla ciliegia alla mora. Floss 2020 sfodera un allungo sapido, teso, che accompagna in una persistenza da campione. Cercando (pur inutili) contraltari, riporta alla mente la Rive Droite di Bordeaux, decisamente più della Loira.https://www.consorziovinidiromagna.it/le-sottozone-del-romagna-sangiovese-doc/#2
E contribuisce, dal canto suo, in maniera esemplare, ad avvicinare due territori che si sono sempre guardati dall’alto al basso: la Toscana e la Romagna (del Sangiovese – Predappio docet – e, ora, persino del Cabernet Franc). Le sottozone volute dal Consorzio Vini di Romagna nel 2011 sono uno dei progetti più riusciti, in campo enologico e viticolo, degli ultimi 20 anni d’Italia. Ma il Cabernet Franc Floss 2020 di Cantina Maurizio Costa mostra come, nel cuore di Modigliana, si possano produrre anche bordolesi di altissima gamma, da varietà in purezza. Pur fuori dalla Doc e dalle sottozone – riservate a vini con un minimo del 95% di Sangiovese – Floss 2020 è l’eccezione che non conferma la regola. Nel quadro (un po’ storto) di una Igt da grandi volumi e prezzi stracciati, come la Rubicone.
CANTINA MAURIZIO COSTA DI MODIGLIANA
Per inquadrare ancora meglio Floss 2020, occorre fare un passo indietro e capire chi lo produce e perché. Cantina Maurizio Costa di Modigliana è il nome scelto per il “rebranding” di Torre San Martino società agricola. Con questa denominazione, l’azienda fondata nel 2001 dal compianto architetto Maurizio Costa ha operato sino al 2019. Le difficoltà della pandemia e, ancor più, la scomparsa stessa del fondatore, avvenuta nel novembre 2022, hanno portato Torre San Martino a uno stop di quattro anni, culminato col passaggio di mano ai figli Angelo e Francesco. Loro l’idea di un “rebranding” che ha del celebrativo. La società agricola continua a chiamarsi Torre San Martino, ma sull’etichetta frontale appare chiara la scritta Cantina Maurizio Costa di Modigliana. Nome, cognome e località, nel segno di quel genius loci – i francesi direbbero terroir – che il fondatore ha sempre voluto valorizzare.
Una missione che spetta ai discendenti, nonché all’enologo Donato Lanati, chiamato a Modigliana proprio da Maurizio Costa, prima della sua scomparsa, per sostituire Francesco Bordini. Accanto a Lanati, l’agronomo toscano Andrea Paoletti. Tra passato e futuro, la cantina ha svolto e intende ancora svolgere un ruolo chiave nella riscoperta e valorizzazione del Sangiovese di Romagna, grazie al recupero di un antico vigneto risalente al 1922, considerato tra i più vecchi d’Italia.Le vigne da cui nasce il nobile Sangiovese oggi chiamato Cento – l’ex Vigna 1922 di Torre San Martino – sonoallevate con la tradizionale forma ad alberello su suoli prevalentemente marnosi. E a 20 anni di distanza dall’avvio dell’avventura enologica, oggi la famiglia Costa coltiva un altro sogno: una catena di ristoranti-pizzeria, Crazy Pizza, in collaborazione con il noto imprenditore Flavio Briatore.https://crazypizza.com/
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Ricerca del frutto, della freschezza, di una beva slanciata ma non banale, che premi la tipicità della varietà, dei suoli e l’espressione dell’annata. È questa l’ottima direzione che sembra aver preso il Sangiovese di Romagna delle Sottozone: qui tutti i punteggi e i migliori a Vini ad Arte 2023. Grazie all’annuale rassegna organizzata dal Consorzio Vini di Romagna il 20 luglio, è stato possibile degustare decine di campioni dell’annata 2022. Protagonisti assoluti, oltre all’Albana (qui i migliori assaggi) i 16 areali in cui è stato suddiviso il Romagna Sangiovese Doc, a partire dal 2011: Serra, Brisighella, Modigliana, Marzeno, Oriolo, Castrocaro, Predappio, Meldola, Bertinoro, Cesena, Mercato Saraceno, Longiano, Imola, Coriano, San Clemente e Verucchio.
Si tratta di una produzione di nicchia, grazie alla quale i produttori romagnoli possono raccontare le specificità dei singoli terroir, che spaziano dalla fascia più vicina al mare Adriatico ai pendii eroici prossimi agli Appennini. Fasce longitudinali in cui cambia la composizione dei terreni, l’esposizione e l’altimetria, dando risultati spesso molto diversi nel calice. Su una superficie totale di 6.235 ettari, nel 2020 sono state prodotte 11,5 milioni di bottiglie di Romagna Sangiovese Doc. Numeri ben più risicati quelli delle Sottozone, ma in decisa crescita: si è passati dalle 363.467 bottiglie del 2019 alle 517.067 bottiglie del 2022.
IL SANGIOVESE DI ROMAGNA DELLE 16 SOTTOZONE: SGUARDO AL FUTURO
La vera sfida per il futuro della denominazione è dunque la massa critica sulle 16 Sottozone, capaci di raccontare – in prospettiva anche sul fronte del turismo e dell’enoturismo – una Romagna lontana dallo stereotipo delle infinite spiagge di sabbia e delle lunghe file di ombrelloni. La Romagna dell’entroterra. Della gastronomia lenta, da contrapporre al mordi e fuggi di una piadineria della Riviera. La Romagna degli scorci mozzafiato sugli Appennini e dei suoli di matrice vulcanica, tanto inaspettati in una regione che fa della sabbia uno dei suoi simboli internazionali. Lo scoglio è quello rappresentato dall’Igt, che in Romagna pesa ancora come un macigno sull’evoluzione () della Doc. A dirlo sono i numeri, che riguardano ovviamente anche il Sangiovese.
La Rubicone Igt è in testa con 87.621.067 milioni di bottiglie. A seguire Ravenna Igt con 600.533, Forlì Igt con 484.933 e Sillaro Igt con 165.867. Vini con prezzi spesso modesti, collocabili alla base della piramide qualitativa romagnola e destinati al mondo della grande distribuzione organizzata e alle promozioni “aggressive” dei discounter. Volumi movimentati in gran parte da imbottigliatori e cooperative che, nel tempo, si stanno avvicinando con curiosità alle espressioni del Sangiovese di Romagna delle Sottozone. Il futuro dirà chi ha ragione. All’orizzonte, una potenziale crescita del valore medio, a cascata, di tutte le tipologie, grazie ad attività di marketing e comunicazione finalizzate a un posizionamento prezzo sempre più elevato delle Sottozone. La qualità? C’è tutta.
LA VENDEMMIA 2022 IN ROMAGNA E I MIGLIORI SANGIOVESE SOTTOZONA A VINI AD ARTE 2023
Tornando ai calici, passando prima dalla vigna, come è stata la vendemmia 2022 in Romagna? In sintesi, secondo quanto riferisce il Consorzio, «una vendemmia concentrata in pochi giorni, non abbondante (- 1% rispetto alla media degli ultimi 5 anni e +3% rispetto al 2021), ma di buona qualità, con vini bianchi spumanti di buona struttura e longevità, se ben posizionati nella raccolta delle uve, e vini rossi che potrebbero uscire con punte di eccellenza per equilibrio ed eleganza». Vediamo dunque i migliori Sangiovese Sottozona a Vini ad Arte 2023.
NOME
ANNO
DENOMINAZIONE
AZIENDA
MENZIONE/ZONA
DESCRIZIONE
SCORE
Moro di Dozza
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
ASSIRELLI
IMOLA
Colore piuttosto carico, ma luminoso. Bel fiore, bel frutto denso, che si conferma anche al palato. Molto tipico, fruttato e con una leggera vena sapida ad accompagnare il sorso. Vino che abbina peso e agilità di beva.
87
Contragrande
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
BRANCHINI
IMOLA
Vino giocato sull’eleganza e una certa austerità, giovane e si sicura prospettiva. Rinuncia alla potenza e alle concentrazioni per esaltare una freschezza e vena sapida.
88
Barone Bartolomeo
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
CANTINA DI CESENA – TENUTA AMALIA
CESENA
Bel colore, tinte violacee. Versione di Sangiovense agile e beverina, semplice.
84
Benedictus
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
CANTINA FIAMMETTA
SAN CLEMENTE
Tanta macchia mediterranea e spezia, un bel frutto, ciliegia appena matura. In bocca corrispondente. Versione easy, beverina, piacevole.
85
Tratti d’Autore
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
CANTINA FORLÌ
PREDAPPIO
PREDAPPIO
Altro bel frutto goloso, tannini vivi ed eleganti, leggera sapidità. Vino che premia beva e agilità, in maniera molto ben congegnata.
87
S zero solfiti aggiunti
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO
IMOLA
Vino di beva molto agile. Fiore, frutto croccante e vena glicerica ad arrotondare, senza squilibri.
85
Tre Rocche
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
FATTORIA NICOLUCCI
PREDAPPIO
Bel colore, rubino con unghia violacea, luminosa. Naso-bocca tra spezia e frutto golosissimo, ciliegia ma anche mora, una leggera percezione di mirtillo. Allungo sapido-minerale, tannini elegantissimi e prospettiva.
88
Petali di Viola
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
MERLOTTA
IMOLA
Primo naso su fiore e frutto molto ben espresso. In bocca mostra di aver bisogno di tempo, con moderata fiducia.
85
NOELIA RICCI – Il Sangiovese
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PANDOLFA – NOELIA RICCI
PREDAPPIO
Bellissimo colore, luminoso. Naso golosissimo, denso e al contempo slanciato. In bocca un’ottima corrispondenza, tannini vivi ad asciugare tanta materia, succosissimo. Finale persistente.
90
PANDOLFA – Federico
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PANDOLFA – NOELIA RICCI
PREDAPPIO
Naso dominato dalla macchia mediterranea (netto il rosmarino) nonché dalla grande precisione del frutto croccante, di bosco. In bocca eleganza da vendere, tannini finissimi che esaltano ulteriormente la perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Vino all’inizio di una vita molto promettente.
91
Mazapegul
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PODERE DELLA GROTTA
CESENA
Note speziate e marine, sin dal naso, sul frutto croccante, elegante. Gran bei tannini al palato, ad asciugare un frutto goloso, denso e al contempo slanciato.
91
Prugneto
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PODERI DAL NESPOLI
PREDAPPIO
Naso sulla frutta matura e su note di terziari di cioccolato, toffee, leggera mou. In bocca goloso, ciliegia e ancor più fragola, al limite della confettura. Vino giovane, buona prospettiva.
89
Gualdo
2022
Romagna Sangiovese Predappio Doc
PODERI DAL NESPOLI
PREDAPPIO
Naso tutto sul frutto, con grande eleganza e precisione. Molta eleganza anche al palato, grazie a tannini lavorati divinamente e di prospettiva. Golosissimo dall’ingresso alla chiusura.
91
Le More
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
RONCHI DI CASTELLUCCIO
MODIGLIANA
Bella progressione naso bocca, su ciliegia e spezie, in chiusura. Beva e prospettiva, anche grazie a tannini vivi.
88
Vigna Palazzina
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
TENUTA CASALI
MERCATO SARACENO
Netta speziatura al naso, oltre a note mentolate al limite del balsamico. Palato che segue a ruota. Vino sull’eleganza, con ritorni di timo e mentuccia sul frutto, preciso, croccante. Al sorso un po’ meno di concentrazione del frutto rispetto al naso.
89
Oddone
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
TENUTA LA VIOLA
BERTINORO
Bel rubino luminoso, invitante. Ciliegia croccante, matura il giusto, lampone, un tocco di mora di rovo. Vino molto semplice, sulla beva, tra i migliori in questo senso.
88
Beato Enrico
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
TENUTA SANTINI
CORIANO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Samore
2022
Romagna Sangiovese Superiore DOC
TENUTA UCCELLINA
RAVENNATE
Non degustato per questioni tempistiche
X
Campo di Mezzo
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
TRE MONTI
SERRA
Non degustato per questioni tempistiche
X
–
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
ZAVALLONI
CESENA
Frutto denso naso-bocca. Vino apprezzabile per la bella vena morbida del frutto e il lavoro sui tannini. Buona eleganza e beva.
87
Sigismondo
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
ROCCHE MALATESTIANE
CORIANO
Non degustato per questioni tempistiche
X
I diavoli
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
ROCCHE MALATESTIANE
SAN CLEMENTE
Frutto goloso e ancora quella bella nota speziata e di macchia mediterranea, avvertita in altri campioni. Gran bell’espressione del frutto, tannini elegantissimi. Chiusura sul frutto e su leggera vena sapida.
90
Tre Miracoli
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
ROCCHE MALATESTIANE
VERRUCCHIO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Crepe
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
CA’ DI SOPRA
MARZENO
Non degustato per questioni tempistiche
X
PANDOLFA – Pandolfo
2022
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PANDOLFA – NOELIA RICCI
PREDAPPIO
Naso pieno, classico “ciliegione”, molto goloso. In bocca agile, beverino, goloso.
89
Cadisopra
2021
Romagna Sangiovese Marzeno Doc
CA’ DI SOPRA
MARZENO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Il Costone
2021
Romagna Sangiovese Bertinoro Doc
CANTINA BRASCHI
BERTINORO
Vino goloso naso-bocca, sul frutto, manca anche qui un po’ di concentrazione del frutto, sapido in chiusura, sin dal centro bocca, ma con ritorni di frutta e di macchia mediterranea (timo) in retro olfattivo, molto precisi. Versione che abbina carattere e gran agilità di beva.
90
Le Case Rosse
2021
Romagna Sangiovese Superiore Doc
CANTINA DI CESENA – TENUTA AMALIA
CESENA
Rubino granato luminoso, molto penetrabile alla vista. Gran bella ciliegia naso bocca, bella vena sapida, bei tannini eleganti. Con un po’ più di polpa in chiusura sarebbe stato perfetto. Molto bello
89
Al Caleri
2021
Romagna Sangiovese Superiore Doc
CONDE’
PREDAPPIO
Naso sul tamarindo, granatina, ciliegia. Un po’ di selvatico al palato, insieme a spezie della macchia e a una cileigia e lampone molto maturi, quasi densi.
89
Chiara Condello
2021
Romagna Sangiovese Predappio Doc
CONDE’
PREDAPPIO
Bellissimo colore, rubino. Naso su ciliegia matura, ricordi di fragola, frutti di bosco, nota zolfata leggera, minerale. Gran bel frutto e tannino al palato. Beva, elegantissima.
91
Notturno
2021
Romagna Sangiovese Predappio Doc
DREI DONA’
PREDAPPIO
Colore piuttosto carico. Espressione di Sangiovese molto tipica sul frutto naso-bocca, con ricordi di liquirizia e menta in chiusura, oltre a burro salato e di arachidi. Vino di prospettiva.
91
Caciara
2021
Romagna Sangiovese SuperioreDoc
ENIO OTTAVIANI
SAN CLEMENTE
Bel colore, granato luminoso. Tanta spezia e macchia mediterranea (alloro, timo) sul frutto croccante, che ricorda la ciliegia. Frutto e tannini molto ben espressi. Gran bel vino anche in prospettiva.
Vino connotato da leggere note selvatiche, d’un Sangiovese ruspante e fruttato, classico nettare romagnolo da tutto pasto.
85
Pietro 1904
2021
Romagna Sangiovese Predappio Doc
PICCOLO BRUNELLI
PREDAPPIO
Splendido frutto, ciliegia, lampone, fragola, ricordi di agrume rosso, tamarindo leggero in retro olfattivo. Spezia, sapidità, tannini elegantissimi.
91
Cesco 1938
2021
Romagna Sangiovese Predappio Doc
PICCOLO BRUNELLI
PREDAPPIO
Naso golosissimo sul frutto, che sfiora la confettura di lamponi e ciliegie. Pregevole speziatura e note di erbe aromatiche più in sottofondo, sin dal naso: timo, rosmarino. Vino che al palato abbina concentrazione e slancio, golosissimo e dai tannini di prospettiva.
93
Canovaio
2021
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PODERI DELLE ROCCHE
IMOLA
Naso molto elegante, va su note goudron. Tannini eleganti, bella ciliegia e chiusura agrumata, rossa (sangionella). Elegante e di prospettiva.
89
Arlesiana
2021
Romagna Sangiovese Brisighella Doc
POGGIO DELLA DOGANA
BRISIGHELLA
Naso dominato da ricordi di ciliegia, o meglio di visciola. Sorso teso, sapido, anche sul frutto. Vino snello e leggiadro, dai tannini rotondi, tutto sulla beva, senza disdegnare un certo carattere.
88
I 4 Bastioni
2021
Romagna Sangiovese Superiore Doc
POGGIO DELLA DOGANA
CASTROCARO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Vigna Baruccia
2021
Romagna Sangiovese Mercato Saraceno Doc
TENUTA CASALI
MERCATO SARACENO
Bel colore. Naso profondo su goudron e spezia, oltre al frutto come la ciliegia, perfettamente matura. In bocca una gran bella vena dolce sui tannini. Frutto maturo, beva ed eleganza. Splendido in retro olfattivo su ritorni goudron e fruttati.
91
Rondo’
2021
Romagna Sangiovese Superiore Doc
TENUTA DE STEFENELLI
BERTINORO
Bel colore luminoso, giovanile, violaceo. Naso tra spezia e frutto rosso maturo (fragola, lampone, la classica ciliegia) Qualche ricordo di frutta secca.
85
Colombarone
2021
Romagna Sangiovese Bertinoro Doc
TENUTA LA VIOLA
BERTINORO
Bel colore, luminoso, vivo. Molto profumato, di violetta, frutta rossa. Balsamico più in sottofondo. In bocca è elegante: classico “ciliegione”, ma su vena sapida e su tannini vivi e di prospettiva. Vino che può decisamente migliorare nel tempo.
90
InTerra Rosso
2021
Romagna Sangiovese Bertinoro Doc
TENUTA LA VIOLA
BERTINORO
Frutto goloso, naso bocca, tanta ciliegia, lampone, fragola. Tannini eleganti che contribuiscono alla bella beva. Vena sapida che domina il palato e accompagna fino al croccantissimo retro olfattivo, su ritorni della frutta avvertita al naso. Vino di assoluta prospettiva.
93
Bacana
2021
Romagna Sangiovese Superiore DOC
TENUTE BACANA
BRISIGHELLA
Bel colore, frutto tendente al maturo, mora più che ciliegia. Bella speziatura di fondo, macchia mediterranea. Tannini eleganti, beva agile
88
Classe 33
2021
Romagna Sangiovese Serra Doc
TRE MONTI
SERRA
Non degustato per questioni tempistiche
X
Papesse
2021
Romagna Sangiovese Modigliana Doc
VILLA PAPIANO
MODIGLIANA
Naso sul frutto croccante (ciliegia) con leggero risvolto rustico-selvatico e una nota minerale e di erbe aromatiche, balsamiche. Buona eleganza e carattere al palato. Vino che privilegia la beva, senza rinunciare a tannini vivi, di prospettiva. Una prova stilistica da incoraggiare.
88
Vigna Beccaccia
2021
Romagna Sangiovese Modigliana Doc
VILLA PAPIANO
MODIGLIANA
Naso splendido, sul frutto, goloso, perfettamente maturo. Prugna, susina, anguria, mora, amarena. Macchia mediterranea in sottofondo. Esemplare anche al palato, lungo, slanciato, sapido. Tannini che giocano meravigliosamente sul frutto e sulla vena glicerica. Ottima persistenza. Sangiovese “vero”, puro.
93
Primo Segno
2021
Romagna Sangiovese Superiore Doc
VILLA VENTI
LONGIANO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Solaris
2021
Romagna Sangiovese Superiore Doc
ZAVALLONI
CESENA
Esordisce al naso su un bel frutto rosso e su note goudron, che si ripresentano anche in un palato denso, in confettura. Tannini eleganti a riequilibrare. Chiusura ricca, polposa. Vino a cui dare tempo.
88
138
2021
Romagna Sangiovese Superiore Doc
TENUTA MASSELINA
SERRA
Non degustato per questioni tempistiche
X
Manano
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
BIONI
CASTROCARO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Bissoni Riserva
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
BISSONI RAFFAELLA
BERTINORO
Colore piuttosto carico, pur luminoso. Gran naso di tamarindo, ciliegia, legno molto integrato. Splendido palato, nell’ottimo bilanciamento di primari e terziari di vaniglia e caramella mou. Gran persistenza e struttura. Vino golosissimo, ancora molto giovane.
91
Vigna Ca’ del Rosso
2020
Romagna Sangiovese Marzeno Riserva Doc
CA’ DI SOPRA
MARZENO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Vigna Montale
2020
Romagna Sangiovese Marzeno Riserva Doc
CA’ DI SOPRA
MARZENO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Pergami
2020
Romagna Sangiovese Riserva Doc
CANTINA DI CESENA – TENUTA AMALIA
CESENA
Naso goloso, sulla ciliegia. Profilo vinoso al palato, con il frutto pur presente da centro a chiusura. Tannino al momento un po’ pungente, di prospettiva.
87
Nero Eron
2020
Romagna Sangiovese San Clemente Riserva Doc
CANTINA FIAMMETTA
SAN CLEMENTE
Bel granato luminoso, mediamente penetrabile. Nota di moro di rovo, molto centrata e riconoscibile, oltre a ciliegia, fragola, lampone e lampone in un quadro piuttosto denso, stratificato tra frutto e spezie. Palato su frutta che si conferma molto golosa e tannini ben svolti. Allungo su arancia rossa, ciliegia e mora, leggermente sapido. Vino di prospettiva.
91
Volo d’Aquila
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
CANTINA FORLÌ
PREDAPPIO
PREDAPPIO
Vino dal colore piuttosto carico. Intensa speziatura al naso, su ricordi di cannella e vaniglia. Il frutto è maturo, tra la ciliegia e la mora Palato in perfetta corrispondenza.
87
Bron & Ruseval
2020
Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc
CELLI
BERTINORO
Naso netto sulla ciliegia e sulla viola mammola. Sapidità e trama tannica a fare da spina dorsale a una bella progressione sul frutto (ciliegia, lampone e fragola). Vino molto elegante, soprattutto sui primari, a denotare una perfetta epoca di raccolta delle uve e un’ottimale valorizzazione in cantina. Bella mano.
90
Predappio
2020
Romagna Sangiovese Predappio Doc
CONDE’
PREDAPPIO
Colore luminoso, giovanile. Leggere note selvatiche perfettamente integrate e gran carattere per questo Sangiovese. Tamarindo, agrume rosso, spezie. In bocca un concerto, in perfetta corrispondenza, su tannini elegantissimi. Chiude sapido, su ritorni golosissimi di frutta fresca. Vino all’inizio di una lunga vita.
93
Le Lucciole
2020
Romagna Sangiovese Predappio Riserva Doc
CONDE’
PREDAPPIO
Tra i migliori “nasi” dell’ampia batteria, polposo, sul frutto croccante, sulle spezie, sulle aromatiche della macchia mediterranea. Al palato più austero di quello che farebbe presagire, ma è solo un peccato di gioventù (da vendere). Un vino giocato sull’eleganza estrema, sulla raffinatezza e sul terroir. Un filo di polpa in più, anche al palato, e rasenterebbe la perfezione.
92
Raggio Brusa
2020
Romagna Sangiovese Predappio Riserva Doc
CONDE’
PREDAPPIO
Colore piuttosto carico ma luminoso, frutto molto maturo. Bel palato teso, su vena minerale zolfata, a fare da spina dorsale all’espressione piena del frutto, sferzata da tannini in cravatta. Lunga chiusura. Vino molto elegante, ancora giovane.
94
Vigna del Pruno
2020
Romagna Sangiovese Predappio Riserva Doc
DREI DONA’
PREDAPPIO
Frutto e importante presenza di terziari al naso. Al palato più equilibrio tra le due componenti, su uno splendido frutto croccante ben controbilanciato dal legno (fondo di caffè e leggera vaniglia bourbon). Gran prospettiva.
91
Sole Rosso
2020
Romagna Sangiovese Superiore Doc
ENIO OTTAVIANI
SAN CLEMENTE
Ciliegia, spezia, erbe aromatiche come l’alloro e il timo, mineralità salina. Un vino che ha tutto, elegante e beverino, oltre a una sicura prospettiva.
92
Frutti Rossi
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO
IMOLA
Frutto molto compiuto al naso, così come al palato. Bello anche il fiore, violetta più che rosa. Vino muscolare al palato, tra tannino e acidità viva. D conservare in cantina.
89
Predappio di Predappio Vigna del Generale
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
FATTORIA NICOLUCCI
PREDAPPIO
Colore splendido. Naso goloso, su ciliegia, lampone. Bel sottofondo speziato, macchia mediterranea in gran vista. Palato straordinariamente aperto, golosissimo, su frutto pieno e tannini di estrema eleganza. Allungo fresco-sapido-fruttato e prospettiva da vendere. Come usare il legno: istruzioni per l’uso.
95
Legio
2020
Romagna Sangiovese Serra Doc
FERRUCCI
SERRA
Non degustato per questioni tempistiche
X
Domus Caia
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
FERRUCCI
SERRA
Non degustato per questioni tempistiche
X
Fiorone
2020
Romagna Sangiovese Castrocaro Doc
FIORENTINI
CASTROCARO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Fermavento
2020
Romagna Sangiovese Superiore Doc
GIOVANNA MADONIA
BERTINORO
Leggermente selvatico al primo naso, poi frutto come mora di rovo, ancor più che ciliegia, ed erbe aromatiche mediterranee e spezie. In bocca molto tipico, tannino lavorato molto bene, bella croccantezza e decisamente ottima la beva. Prova da incorraggiare.
90
Ombroso
2020
Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc
GIOVANNA MADONIA
BERTINORO
Stesso primo naso sulla spezia e su un leggero risvolto selvatico. Ciliegia più matura del precedente e più concentrazione al palato. Cantina sulla strada giusta, verso il bilanciamento tra freschezza e frutto. Per molti versi, la rivelazione di Vini ad Arte 2023.
91
Mammutus Oriolo
2020
Romagna Sangiovese Oriolo Doc
LA SABBIONA
ORIOLO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Fondatori PG
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
MERLOTTA
IMOLA
Colore piuttosto impenetrabile, naso e bocca condizionate al momento dal legno. Frutto polposo, ricco sulle note di goudron, biscotto, mou e fondo di caffè. Un vino di struttura, giovane, all’inizio della sua vita.
91
Il Pertinello
2020
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PERTINELLO
PREDAPPIO
Tanta macchia mediterranea al naso, oltre alla classica ciliegia e al lampone maturo. Bella progressione al palato, a cui manca però un po’ concentrazione. Beva comunque premiata.
87
Il Sasso
2020
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PERTINELLO
PREDAPPIO
Colore leggermente più carico del precedente. Bel naso su ciliegia e tamarindo. Bocca molto ben espressa su un frutto golosissimo e su tannini molto ben lavorati, ad “asciugare” e dare prospettiva. Bella vena sapida che accompagna da apertura a chiusura. Lunghissima la persistenza.
93
Dante 1972
2020
Romagna Sangiovese Predappio Riserva Doc
PICCOLO BRUNELLI
PREDAPPIO
Bel naso su ciliegia e lampone. Frutto che conferisce morbidezza in un palato in cui, tuttavia, ruggisce al momento il tannino. L’ossigenazione apre a leggeri a risvolti selvatici. Vino molto giovane, da attendere con fiducia.
89
Il Nespoli
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
PODERI DAL NESPOLI
PREDAPPIO
Legno e frutto stramaturo, mora di rovo più che ciliegia. Tanta sapidità unita a ritorni di legno che. al momento, condizionano il sorso. Retro olfattivo sul burro salato.
88
Castellano
2020
Romagna Sangiovese Superiore Doc
PODERI DELLE ROCCHE
IMOLA
Vino su note fruttate dolci, dall’ingresso alla chiusura.
86
Ora
2020
Romagna Sangiovese Superiore Doc
SAN PATRIGNANO
CORIANO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Avi
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
SAN PATRIGNANO
CORIANO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Vigna Quartosole
2020
Romagna Sangiovese Mercato Saraceno Riserva Doc
TENUTA CASALI
MERCATO SARACENO
Spezia e macchia mediterranea al naso, oltre al frutto rosso. Particolarmente salino al palato, dall’ingresso alla chiusura. Bel frutto, croccante. Buona espressione di Sangiovese, in fase di amalgama.
87
Cerbiano
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
TENUTA DEL GELSO
BERTINORO
Colore rubino-granato carico, pur penetrabile alla vista. Al naso frutta matura, precisa e senza sbavature: ciliegia, lampone, fragola, mora, prugna. In bocca una gran bella tensione acida e sapida – quasi inattesa – cui fa seguito un allungo elegante, su toni balsamici, mentolati.
90
–
2020
Romagna Sangiovese Superiore Doc
TENUTA FRANZONA
IMOLA
Colore piuttosto carico per questo Sangiovese 2020. Naso sulla liquirizia, oltre che su un bel frutto. Al palato tannini che asciugano elegantemente l’abbondante materia. Vino piacevole, all’inizio del suo percorso di vita.
89
Orione
2020
Romagna Sangiovese Coriano Doc
TENUTA SANTINI
CORIANO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Iko
2020
Romagna Sangiovese Superiore DOC
TENUTE TOZZI
BRISIGHELLA
Granato luminoso alla vista. Leggera nota selvatica al primo naso, che si ritroverà poi al sorso, in maniera meno accentuata. Palato teso, soprattutto sulla sapidità, ma il frutto non manca affatto. Un Sangiovese di Romagna caratteriale, tipico e dalla gran personalità.
91
Thea
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
TRE MONTI
SERRA
Non degustato per questioni tempistiche
X
Petrignone
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
TRE MONTI
SERRA
Non degustato per questioni tempistiche
X
Amarcord d’un Ross
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
TRERE’
BRISIGHELLA
Naso molto intrigante, su mora, ciliegia e potpourri. A convincere ancor più è il palato da Sangiovese di razza, con la sola “pecca” d’essere al momento ancora troppo giovane. Gran carattere e struttura, solo da attendere per una maggiore armonia, soprattutto sul fronte della componente alcolica.
91
Laurento
2020
Romagna Sangiovese Riserva Doc
UMBERTO CESARI
IMOLA
Naso su ciliegia e violetta. Palato al momento un po’ condizionato dai terziari, che comunque non avviliscono il varietale, accompagnandolo.
89
Pre’
2020
Romagna Sangiovese Predappio Doc
VILLA PAPIANO
PREDAPPIO
Colore mediamente carico, luminoso. Vino molto condizionato da sentori selvatici, sotto ai quali si cela un bel frutto di bosco. Necessita tempo per aprirsi e dare il meglio di sé.
87
Longiano particella 10
2020
Romagna Sangiovese Longiano Doc
VILLA VENTI
LONGIANO
Non degustato per questioni tempistiche
Amedeo
2020
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
ZAVALLONI
CESENA
Colore molto carico ma luminoso. Frutta molto matura, amarena. In bocca ottima corrispondenza, tannini molto eleganti. Ottimale utilizzo del legno, integrato ma percettibile su note di vaniglia e toffee. Goloso.
90
Masselina Riserva
2020
Romagna Sangiovese Serra Riserva Doc
TENUTA MASSELINA
SERRA
Non degustato per questioni tempistiche
X
–
2020
Romagna Sangiovese Riserva Doc
BRANCHINI
IMOLA
Naso e bocca su agilità e verticalità, nel segno di una delle versioni più “cruncy” del frutto. Gran beva, senza perdere un millimetro di tipicità. Al corredo dei primari fa eco un agrume rosso (sanguinella) che accompagna dal naso al retro olfattivo.
87
Monte de Re
2019
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
ASSIRELLI
IMOLA
Naso su radice di liquirizia, rintocchi di rabarbaro e frutto rosso maturo, preciso, goloso. Vino in una buona fase evolutiva, molto godibile.
88
Vigna Colecchio
2019
Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc
BISSONI RAFFAELLA
BERTINORO
Frutto tra i più precisi di Vini ad Arte 2023, su gelso, mora di rovo, ciliegia matura, croccante. Tannini lavorati divinamente, ancora una volta a segnare la strada della tipologia. Legno appena percettibile in retro olfattivo. Vino che può certamente dare ancora molto, nei prossimi anni.
94
1502 Da Vinci in Romagna – Rocca di Cesena
2019
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
CAVIRO
FAENZA
Non degustato per questioni tempistiche
X
Le Morine
2019
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO
IMOLA
Bel rubino luminoso, penetrabile alla vista. Gran eleganza naso bocca, frutto golosissimo, tannini splendidi, acidità viva. Giovane e di prospettiva.
91
Mammutus
2019
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
LA SABBIONA
ORIOLO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Le Armi
2019
Romagna Sangiovese Imola Riserva Doc
PALAZZONA DI MAGGIO
IMOLA
Al naso note di confettura di ciliegia e mora, risvolti mielati. Corrispondente al palato, in un centro bocca che si arricchisce di ricordi di rabarbaro sui tannini dolci. Chiusura morbida, nel buon bilanciamento tra primari e terziari. Vino corpulento, ancora molto giovane.
90
Luis
2019
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
PODERE DELL’ANGELO
VERUCCHIO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Cleto
2019
Romagna Sangiovese Cesena Riserva Doc
PODERE DELLA GROTTA
CESENA
Primo naso timido, che presto si apre su un frutto rosso croccante, molto preciso. Al palato una buona corrispondenza gusto olfattiva. Tannini eleganti, ancora una volta sulla ciliegia golosa. Vino molto giovane e di prospettiva.
90
Augustus
2019
Romagna Sangiovese Riserva Doc
PODERE PALAZZO
CESENA
Legno e frutto ben amalgamati al naso. In particolare, frutto golosissimo al naso, molto maturo, senza cedere un filo di eleganza. Bei tannini fitti e sottili. Vino di beva.
88
Signorello
2019
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
PODERI DELLE ROCCHE
IMOLA
Frutto surmaturo almeno parzialmente, un po’ pastoso. In bocca tannini vivi e conferma delle note surmature. Chiusura tendente all’amaricante e sbilanciata sui terziari. Fase complicata, quella attuale, per questo vino che ha comunque tutto per migliorare e armonizzarsi.
86
P.Honorii
2019
Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc
TENUTA LA VIOLA
BERTINORO
Rubino mediamente penetrabile. Bellissimo frutto, balsamicità, allungo, tensione. Sangiovese ruggente, vero, caratteriale e di gran prospettiva.
92
Il Mastino
2019
Romagna Sangiovese Riserva Doc
ROCCHE MALATESTIANE
CORIANO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Michelangiolo
2018
Romagna Sangiovese Oriolo Riserva Doc
CALONGA
ORIOLO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Torre di Ceparano
2018
Romagna Sangiovese Superiore Riserva Doc
FATTORIA ZERBINA
MARZENO
Non degustato per questioni tempistiche
X
Armonia
2018
Romagna Sangiovese Bertinoro Riserva Doc
TENUTA DE STEFENELLI
BERTINORO
Note di fiori secchi al naso, piuttosto invadenti sul frutto. Al palato risulta corrispondente, su un fruttato timido e su note macerative-erbacee. Tannino ruggente. Giusto aspettarsi più equilibrio, anche se l’annata 2018, in Romagna, non è stata delle più semplici.
84
Caesena
2018
Romagna Sangiovese Cesena Doc
PODERE PALAZZO
CESENA
Colore molto carico, ma luminoso. Leggero verde-fenolico al naso, ancora una volta a sottolineare un’annata complicata. Nota che si ritrova anche al palato, a discapito di un frutto rosso piacevolmente croccante. Chiusura tendenzialmente equilibrata, pur leggermente amaricante.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Produzione in crescita al pari della reputazione, anche a livello internazionale, per l’Albana di Romagna. Di seguito tutti i punteggi all’Anteprima Vini ad Arte 2023, andata in scena nella seconda metà di luglio, a Faenza (seguirà nei prossimi giorni il focus sul Sangiovese di Romagna delle Sottozone). Un modo per scoprire le migliori dell’annata 2022 e 2021, pur considerando la visione parziale rispetto al numero di etichette sul mercato. La varietà romagnola a bacca bianca si conferma una delle più versatili presenti in Italia.
Ormai “riadattata” alla perfezione nella versione secca – in passato era nota come passito – copre una superficie di 818 ettari, per una produzione annuale di poco inferiore al milione di bottiglie. L’imbottigliato ha subìto una frenata solo nel 2020, passando a 756.400 rispetto agli 872.533 “pezzi” del 2019. Nuovo exploit nel 2021, con 915.600 bottiglie, sino a giungere al record di 956.133, nel 2022. Ecco dunque le migliori Albana di Romagna, con i relativi punteggi in centesimi.
NOME
ANNO
DENOMINAZIONE
AZIENDA
ZONA
DESCRIZIONE
SCORE
Albena
2022
Romagna Albana Secco Docg
ASSIRELLI
IMOLA
Vena balsamica tra naso e bocca, sapidità e piacevole espressione del frutto.
87
Dutia
2022
Romagna Albana Secco Docg
BRANCHINI
IMOLA
Naso e bocca su frutta perfettamente matura, leggere note mielate, tanto fiore fresco, mandorlo. Beva agile, su una buona concentrazione aromatica.
88
Campo Mamante
2022
Romagna Albana Secco Docg
CANTINA BRASCHI
MERCATO SARACENO
Fresca, agrumata, verde di erbe della macchia mediterranea e dal frutto croccante. Beva agile, al momento afferita ai soli agrumi.
86
Alba Nuova
2022
Romagna Albana Secco Docg
CANTINA DI CESENA – TENUTA AMALIA
CESENA
Vino agile, beverino, corretto.
84
Volo d’Aquila
2022
Romagna Albana Secco Docg
CANTINA FORLÌ
PREDAPPIO
PREDAPPIO
Molto profumata. In bocca tanta mandorla, leggera percezione tannica. Distensione e persistenza sufficiente: vino spensierato.
85
Tratti d’Autore
2022
Romagna Albana Secco Docg
CANTINA FORLÌ
PREDAPPIO
PREDAPPIO
Convince nel finale, per la buona concentrazione aromatica che riequilibra la leggera percezione tannica.
86
I Croppi
2022
Romagna Albana Secco Docg
CELLI
BERTINORO
X
X
A
2022
Romagna Albana Secco Docg
FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO
IMOLA
Tra le più tipiche, dall’espressione del frutto, alla tensione acida, passando per la sapidità. Vino di buona personalità, frutto di un’azzeccata interpretazione stilistica.
89
Bianco di Ceparano
2022
Romagna Albana Secco Docg
FATTORIA ZERBINA
MARZENO
Vino di buona concentrazione sul frutto, con note aromatiche che regalano un sorso pieno, pur slanciato e verticale.
89
Cleonice
2022
Romagna Albana Secco Docg
FIORENTINI
CASTROCARO
La gran aromaticità al naso è confermata al palato, su tinte tropicaleggianti. Parola d’ordine “piacevolezza”.
88
Neblina
2022
Romagna Albana Secco Docg
GIOVANNA MADONIA
BERTINORO
X
X
GioJa
2022
Romagna Albana Secco Docg
GIOVANNINI
IMOLA
Morbidezza assoluta e calore alcolico per un vino piuttosto potente, ma equilibrato.
85
8000
2022
Romagna Albana Secco Docg
GIOVANNINI
IMOLA
Albana macerata in anfore georgiane. Necessita di tempo e pazienza nel calice per regalare le note migliori, di frutta a polpa gialla matura. Buona corrispondenza gusto-olfattiva.
87
Fondatori GP
2022
Romagna Albana Secco Docg
MERLOTTA
IMOLA
Si cambia passo con questa Albana che coniuga aromaticità, frutto goloso, allungo sapido e gran freschezza. Vino di prospettiva.
90
Damadora
2022
Romagna Albana Secco Docg
PODERE DELLA GROTTA
CESENA
Bel naso su erbe aromatiche, frutto bianco (mela) e giallo (pesca, ancor più albicocca). Vino che ha già trovato uno splendido equilibrio tra polpa e verticalità, sale e frutto.
91
Sette Note
2022
Romagna Albana Secco Docg
PODERI MORINI
ORIOLO
Note mielate al naso, oltre al tipico frutto giallo e biancospino. Alcol un po’ invadente, ma si uniformerà rendendo ancora più piacevole il sorso.
87
Valleripa
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA CASALI
MERCATO SARACENO
Mineralità “vulcanica”, polpa, croccantezza. Ottima espressione in termini di tipicità, eleganza e persistenza. Gran profilo gastronomico.
90
Frangipane
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA LA VIOLA
BERTINORO
Vino teso, lungo, concreto, sapido, che non disdegna di mostrare una certa struttura, anche tannica. Vino molto, molto promettente, da aspettare.
90
Amorosa
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA UCCELLINA
RAVENNATE
Buon compromesso tra polpa e sapidità, connotato poi da una dolcezza piuttosto marcata del frutto in retro olfattivo. Vino goloso.
89
Bacana
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTE BACANA
BRISIGHELLA
Naso molto bello, pieno, maturo, tipico, di ottima concentrazione. Al momento pecca di corrispondenza col palato.
84
Vitalba
2022
Romagna Albana Secco Docg
TRE MONTI
SERRA
Note da passito, di frutta stramartura, al naso. Si fa spesso e profondo con l’ossigenazione, virando su ginger e agrumi maturi. In bocca conferma l’espressione varietale e la gran versatilità del vitigno, anche a fronte di interpretazioni stilistiche.
90
Vigna Rocca
2022
Romagna Albana Secco Docg
TRE MONTI
SERRA
Tanta polpa, agrume, pesca e albicocca matura. Bella concretezza e buona struttura al palato.
88
Arlus
2022
Romagna Albana Secco Docg
TRERE’
BRISIGHELLA
Vino che non si trova nella sua curva evolutiva migliore, ma che sembra avere tutto per poter convincere.
85
Colle del Re
2022
Romagna Albana Secco Docg
UMBERTO CESARI
IMOLA
Naso tutto sul frutto esotico. Gran beva oltre a una certa profondità e stratificazione, capaci di chiamare agilmente l’abbinamento gastronomico.
88
–
2022
Romagna Albana Secco Docg
ZAVALLONI
CESENA
Frutta molto matura al naso, così come al palato. Vino equilibrato e giocato su una equilibrata piacevolezza.
87
Masselina Albana
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA MASSELINA
SERRA
Mineralità salina, frutta a polpa bianca e gialla, e poi – di nuovo – un gran allungo sapido, unito a una marcata tensione acida e a una corretta percezione tannica. Vino emblema della varietà e delle sue prospettive sui mercati nazionali e internazionali.
92
Albana di Ca’ di Sopra
2022
Romagna Albana Secco Docg
CA’ DI SOPRA
MARZENO
X
X
Codronchio
2021
Romagna Albana Secco Docg
FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO
IMOLA
Tanto tropicale al naso. Superlativo al palato, dove sfodera l’abbraccio tra sapidità e frutto esotico. Lunga persistenza per un altro vino da non perdere.
92
Alba della Torre
2021
Romagna Albana Secco Docg
LA SABBIONA
ORIOLO
Vino all’insegna dell’equilibrio e di una beva piuttosto agile, su freschezza e frutto.
85
Drusiana
2021
Romagna Albana Secco Docg
PODERI DELLE ROCCHE
IMOLA
X
X
–
2021
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA DEL GELSO
BERTINORO
Il finale piuttosto tannico è ben congeniato: conferisce carattere e invita al sorso successivo.
87
–
2021
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA FRANZONA
IMOLA
Naso che conquista per aromaticità e palato concreto, giocato tra l’espressione del frutto giallo maturo (corrispondente all’olfatto) e una tannicità leggera. Vino giovane, di ottima prospettiva.
91
InTerra Bianco
2021
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA LA VIOLA
BERTINORO
Giallo dorato. Vino macerato in anfore georgiane che mostra toni cupi di brace, oltre ad agrume e ginger. Percezione tannica equilibrata, al palato.
85
Amedeo Bianco
2021
Romagna Albana Secco Docg
ZAVALLONI
CESENA
Piacevole nota aromatica al naso, che poi si conferma al palato. Vino sul frutto maturo, esotico, dotato di una struttura corpulenta, come gli abbinamenti gastronomici che certamente riuscirà a sostenere.
90
G.G.G.
2021
Romagna Albana Secco Docg
GIOVANNINI
IMOLA
Vino al momento sbilanciato sulle dolcezze, che al naso intrigano e al palato chiedono una maggiore integrazione.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Chi può “sfidare” il Sangiovese della Toscana? Ci hanno provato addirittura in Ungheria, con un vino chiamato “Tabunello” (no, non c’è scritto Brunello). A produrlo (tuttora) è un vignaiolo ungherese, Csaba Török, che coltiva poco più di due ettari a nord del Lago Balaton, poco lontano da Budapest. Convincere il Consorzio Vini di Montalcino che si trattasse di una «scelta d’amore per il Sangiovese Grosso» è stata un’impresa fallimentare. Anche perché il sito web della cantina, denominata 2HA, era “brunello.hu”, ed è stato eliminato dopo una causa legale avviata dal Consorzio. Non si è arrivati neppure in Tribunale.
Come documentato qui da winemag.it, l’impressionante lista di avvocati internazionali messa in campo dall’ente toscano ha spento ogni velleità dell’appassionato vignaiolo Csaba Török. Che resta comunque, tutt’oggi, un grande fan del Brunello di Montalcino. Ma la battaglia per la “next generation Sangiovese“, capace di stare al passo della qualità di quelli toscani, non è finita. La nuova sfida per i produttori tradizionali non è più in Ungheria, ma si trova esattamente dall’altra parte della collina, in una sorta di revival delle guerre tra città e città che hanno costellato la storia della Toscana.
LA “NUOVA” ROMAGNA DEL SANGIOVESE
A sfidare il Sangiovese più famoso del mondo – quello toscano, per l’appunto – ci pensano i vicini di casa dell’Emilia Romagna. Il salto di qualità della regione del centro Italia è stato impressionante negli ultimi anni. E sta iniziando a dare i suoi primi frutti, in particolare, a Predappio. Il Comune di 6.200 abitanti della provincia di Forlì-Cesena è tra i più promettenti delle 16 Sottozone del Romagna Sangiovese Doc, create nel 2011 dal Consorzio Vini di Romagna.
Un’opportunità che Predappio – famosa per ospitare la casa natale di Benito Mussolini, oltre alla cripta di famiglia e a un numero ingente di edifici di grande pregio architettonico, alcuni dei quali ancora da riqualificare – sta cogliendo appieno, grazie alle ultime generazioni di viticoltori.
All’interno della sottozona, che si allunga longitudinalmente da nord-ovest a sud-est, dall’areale pianeggiante di Forlì al tortuoso entroterra di Galeata e Strada San Zeno, racchiusa tra le altre tre sottozone di Castrocaro, Bertinoro e Meldola, si producono vini molto diversi tra loro. Ma tutti in grado di mostrare le peculiarità di un’areale che ha le carte in regola per competere con la Toscana.
SANTANDREA: «PREDAPPIO TRA I PRIMI A CREDERE NELLE SOTTOZONE DEL SANGIOVESE»
«Predappio – sottolinea Ruenza Santandrea, presidente del Consorzio Vini di Romagna – è una delle zone che per prima ha manifestato interesse allo status di “sottozona” ed è tuttora una delle più vivaci. Nel futuro della regione c’è il racconto delle peculiarità del Sangiovese dell’entroterra, una zona poco raccontata e ancora poco conosciuta, che vogliamo rendere sempre più nota a turisti e a amanti del vino italiani ed internazionali. Il rigido disciplinare, con il 95% minimo di Sangiovese, aiuta a legare ancor più questa uva al territorio, sottolineando come in Romagna, da sempre, il Sangiovese venga vinificato in purezza, a differenza dei blend più comuni in Toscana».
I Romagna Doc Sangiovese di Predappio, promossi dall’Associazione Terre di Predappio (nella foto sopra i produttori aderenti) risultano più corpulenti e larghi nella zona nord-orientale, per poi tendersi sempre più come la corda di un arco man, mano che ci si avvicina alla dorsale dei monti Appennini. Qui, esattamente “al di là della Toscana”, nascono caratterizzati da venature ancora più minerali e speziate. Cambiano i vini perché cambiano i suoli. E il Sangiovese di Romagna si dimostra, come tutti i più grandi vitigni del mondo, capace di leggere all’ennesima potenza le peculiarità microclimatiche e pedologiche, in una parola del “terroir”.
ROMAGNA DOC SANGIOVESE: I SUOLI DELLA SOTTOZONA PREDAPPIO
All’interno della stessa Predappio possono essere infatti identificati almeno quattro differenti conformazioni di suolo, che tagliano la sottozona da nord a sud, in maniera piuttosto verticale. Spostandosi dalla zona costiera verso gli Appennini, si trovano i Terrazzi di Fondovalle composti da sabbie, ghiaie e argille alluvionali (Olocene) al caratteristico “Spungone“, nome con il quale in Romagna si definiscono le sabbie cementate con vene di calcare arenaceo poroso (Pliocene medio). Il cuore di Predappio è costituito da arenarie tenere, ovvero marne arenacee (Tortoniano).
Di grande interesse, sempre in quest’area, la formazione gessoso-solfifera dei sedimenti evaporitici (Messiniano). Infine, appena al di là della Toscana – o appena al di qua della Romagna, a seconda dei punti di vista – ecco le arenarie a strati che danno vita a una sorta di effetto torta millefoglie (epoca del Tortoniano e del Serralunghiano).
Una geografia, quella delle 16 “Sottozone del Romagna Sangiovese Doc” che stravolge l’immaginario collettivo della Romagna, considerata da molti una terra “piatta”, contraddistinta da forme di coltivazione intensiva, a un passo dalla costiera del mare Adriatico. Nulla di più sbagliato. Il territorio di Predappio è un crocevia di curve che si aprono su paesaggi collinari incantati, in cui regna la biodiversità. Spesso i vigneti, che si spingono fin oltre i 400 metri di altitudine, sono affiancati da oliveti e boschi.
ROMAGNA DOC SANGIOVESE PREDAPPIO: I VINI DA NON PERDERE
E se c’è una cantina su tutte che può mostrare quanto variegato sia il territorio di questa fetta di Italia, quella è l’Azienda agricola Pandolfa, che destina i vigneti “di quota” alla produzione dei vini della linea Noelia Ricci. Il nome rende onore alla donna che, tra le prime, diede impulso alla viticoltura a Predappio, costruendo negli anni Settanta una cantina nei sotterranei della Pandolfa, villa del Settecento situata a Fiumana (FC), nella zona nord-orientale della sottozona. Oggi l’azienda si è dotata di un polo produttivo a sé stante, ai piedi della collina dominata da Villa Pandolfa, ed gestita da Marco Cirese e dalla moglie Alice Gargiullo.
Si raggiunge la vetta, a circa 350 metri sul livello del mare, solo a bordo di un fuoristrada. Qui il territorio pianeggiante lascia spazio a ripidi vigneti e a un pianoro di Sangiovese ad alberello, fortemente voluto da Marco Cirese. L’uva giova di un’escursione termica importante e i vini Noelia Ricci si riconoscono a vista, dal colore meno scuro e dalle note che delineano un Sangiovese d’Appennino. Lo stesso stile che contraddistingue i due vini prodotti dalla giovane Chiara Condello, tra le viticoltrici italiane più dinamiche oggi presenti nel variegato mondo del Sangiovese. Una star emergente, capace di regalare un Predappio 2020 che abbina pienezza del succo e verticalità minerale, con la delicatezza del petalo di viola e di un tannino fitto ma finissimo.
LA SVOLTA GIOVANE DEL SANGIOVESE DI ROMAGNA
Altro giovane da non perdere, in zona, è Pietro Piccolo-Brunelli, che con il suo “Cesco” 2020 da Sangiovese allevato a 350-400 metri sul livello del mare, suggerisce accostamenti concettuali con la stilistica dei grandi Pinot Nero internazionali: eleganza è la parola d’ordine assoluta. Per trovare una mineralità quasi vulcanica, certamente sulfurea, il riferimento è Fattoria Nicolucci: il “Tre Rocche” 2020 di Alessandro Nicolucci fa da degno contraltare alla Riserva “Vigna del Generale”, con ricordi umami a giocare attorno a un succo polposo e ai ricordi di erbe aromatiche.
Tra le cantine da non perdere nell’annata della svolta (la 2020, per l’appunto) utili a comprendere quanto reali siano le chance di Predappio nella “Next generation Sangiovese”, ci sono poi Drei Donà di Ida ed Enrico Drei Donà, con il loro caldo e polposo “Notturno”; Stefano Berti, con l’intrigante e slanciato “Ravaldo”; Rocca Le Caminate di Antonio Fabbri, con il suo “Sbargoleto”, sapido e goloso.
E ancora: Cantina La Fornace delle famiglie Pazzi e Valentini, con il saporito e ben estratto “Cassiano”; Francesco Zanetti Protonotari Campi di Villa i Raggi, col suo “Colmano di Predappio”, che nel suo essere ancora contratto mostra tutta la longevità del Sangiovese di Predappio. E Filippo Sabbatini con “Mezzacosta”, tutto frutto rosso e fiori. La Toscana è avvisata.
LOCANDA APPENNINO: OVVERO DOVE MANGIARE (E DORMIRE) A PREDAPPIO
Locanda Appennino (via Strada Nuova, 48) è la location da scegliere ad occhi chiusi come base per la scoperta del territorio di Predappio e del Romagna Doc Sangiovese. Un immobile del 1958 completamente ristrutturato dal titolare, Jacopo Valli, imprenditore che vanta numerosi locali di successo anche all’estero. Locanda Appennino è il frutto della passione per la ristorazione e l’ospitalità di un gruppo di professionisti del settore, che lavorano in grande sinergia per regalare agli ospiti un’esperienza a 360 gradi.
Alla base del progetto c’è il ristorante, che sotto la direzione dello chef Alan Bravaccini offre – ça va sans dire – una cucina tradizionale romagnola con prodotti stagionali e selezionati del territorio. Gettonatissimo anche il “reparto” pizzeria, con forno a legna. La cantina della Locanda, curata dal sommelier Roberto Celli, è il vero cuore pulsante del locale, con ampia scelta di vini delle migliori realtà locali (e non solo).
La panoramica sul Sangiovese romagnolo, in primis su quello di Predappio, è davvero profonda. Non mancano ovviamente le denominazioni italiane ed estere più ricercate, tra cui lo Champagne. Cinque le camere di Locanda Appenino, ognuna pensata per far rivivere un «angolo di casa».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Romagna Doc Trebbiano Vigneti Romio è la nuova referenza dell’omonima collezione di Caviro, ideata per celebrare il patrimonio vitivinicolo romagnolo attraverso i vini Doc più caratteristici.
La linea, come spiega il gruppo di Forlì, è destinata al canale della grande distribuzione , ovvero il mondo dei supermercati. Vuole essere «espressione della Romagna più autentica, intesa non solo come luogo ad alta vocazione vinicola, ma anche come uno stile di vita».
LA WEB-SERIE CON PAOLO CEVOLI
Come tutte le referenze di Vigneti Romio, la bottiglia racconta un tratto distintivo della cultura romagnola attraverso la sua raffigurazione in etichetta, per mano di un’artista del territorio.
Tra i principali archetipi della tradizione di Romagna – il Sognatore, il Romantico, il Leggendario, lo Spensierato, l’Audace – c’è la figura dell’Audace, il soggetto del nuovo episodio di “Ti verso una storia”.
La web-serie, nuovo progetto di comunicazione digitale prodotto da Caviro, vede l’attore romagnolo Paolo Cevoli nella veste di storyteller e gli stereotipi delle etichette della collezione nel ruolo di protagonisti.
Nel nuovo appuntamento, Cevoli conduce lo spettatore in un’officina meccanica, cornice di una storia in cui rock, motori e sentimenti si intrecciano. Un racconto in cui si alternano grandi passioni, aspirazioni e legami autentici che sorprendono lo spettatore sul finale per la loro spontaneità.
È così che l’uomo dei motori, dopo aver intrapreso un viaggio solitario, si rivela nella sua natura più romantica e fa ritorno a casa dove ad attenderlo c’è l’abbraccio della sua musicista. Lo stesso Romagna Doc Trebbiano, grande classico del territorio, diviene un simbolo del legame alla vita e alla terra.
LA LINEA VIGNETI ROMIO
Alla vista si presenta con un colore giallo paglierino deciso e riflessi tendenti al verde. Al naso rivela profumi floreali delicati e persistenti dove prevalgono fresche note di mela seguite da fiori d’acacia.
Sentori familiari e riconoscibili che riportano alla memoria sensazioni conosciute e mai sopite, confortanti e accoglienti, come il sapore di casa. Primo vino della linea Vigneti Romio è stato il Romagna Doc Sangiovese Superiore Riserva, vino iconico della tradizione enologica del territorio.
È stata poi la volta del Romagna Novebolle Doc Spumante Bianco, referenza nata dalla riscoperta e reinterpretazione della tradizione spumantistica romagnola di inizio ‘900, con l’approccio contemporaneo dei viticoltori più esperti della zona.
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Il Consorzio Vini di Romagna ha presentato ieri i dati sulla vendemmia 2020, definita fra le più belle di sempre per la Docg, le 5 Dop, e le 4 Igt che, insieme, raggiungono il 60% dei vigneti dell’intera Emilia Romagna. A brillare, su tutte, è la stella dell’Albana, che sarà in grado di regalare grandi vini.
Più in generale, nell’anno segnato dall’emergenza Covid-19, la regione fa i conti con una flessione del 7,5% rispetto agli imbottigliamenti del 2019. Il prezzo dell’uva, stando alle rilevazioni dell’ente vini, «non ha invece subito contrazioni».
Il Romagna Sangiovese Doc si conferma la Denominazione numericamente più importante, con una superficie totale coltivata di 6235 ettari: nel 2020 ne sono stati prodotti 86.310, pari a 11,5 milioni di bottiglie, in leggero ridimensionamento rispetto all’ottima annata 2019.
Per il Romagna Sangiovese Doc con MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva, ai vertici della piramide della Denominazione), prodotti 3.256 hl (il 4% della produzione romagnola), pari a 434.133 bottiglie. La crescita è significativa ed è giustificata dalle richieste di mercato crescenti.
La produzione di Riserva è di un milione e quattrocentomila bottiglie, in linea agli anni precedenti. Stesso discorso per la tipologia Superiore, che si attesta intorno ai 3 milioni e settecentomila bottiglie.
Buone notizie anche per l’Albana Docg (818 ettari): 5.673 ettolitri nel 2020, pari a 756.400 bottiglie, di cui 230 mila di Albana dolce e 487 mila in versione secca, in crescita. Il Passito, come evidenzia il Consorzio Vini, «continua ad essere estremamente apprezzato anche all’estero».
Il Romagna Trebbiano Doc, allevato su una superficie totale di 14170 ettari, si assesta invece sugli 8.678 ettolitri nel 2020, pari a 1,2 milioni di bottiglie. Significativi anche i dati del Rubicone Igt, che sfiora i 92 milioni di bottiglie, e gli ultimi arrivati del 2020: il Romagna Doc Spumante (bianco e rosato), raggiunge quota 292 mila bottiglie.
Cosa aspettarsi dai vini della vendemmia 2020? Dopo un inverno mediamente freddo e discretamente piovoso in dicembre, la primavera ha visto un alternarsi di giorni di pioggia, con forti gelate tra fine marzo e inizio aprile. La differenziazione a fiore è stata non elevata e il germogliamento anticipato.
Temperature basse fino a fine giugno, con il vero caldo che si è presentato solamente a fine luglio. Al momento della raccolta, mediamente anticipata soprattutto per i bianchi, si sono riscontrate forti contrazioni delle produzioni – diversamente da quanto prometteva la primavera – dovute soprattutto alla siccità abbinata al forte vento di libeccio nell’ultima parte dell’estate.
Per questo motivo, la vendemmia 2020 viene definita dal Consorzio «buona e giusta», con produzioni quantitativamente scarse rispetto alla media ma con uve molto sane e di qualità ottima. I bianchi hanno sofferto per il grande caldo di agosto, che ha sviluppato un corredo aromatico leggermente sottotono. Fa eccezione l’Albana, che con la sua rusticità ed acidità spiccata ha saputo resistere alle traversie.
Per i vitigni rossi c’è stata una forte accelerata nella maturazione dei vinaccioli e dei tannini prima di arrivare alle gradazioni zuccherine desiderate, portando a raccogliere uve mature, senza appassimenti evidenti, ma solo qualche caso di lieve sovra maturazione.
Se è vero che le produzioni hanno subito una discreta flessione rispetto al 2019, la qualità dei vini promette di sorprendere: l’annata 2020 si dispone a farsi ricordare «fra le più belle di sempre per la Romagna».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Si chiama Azienda Agricola Vistamare la cantinadi Carlo Cracco. Il nuovo progetto, che vede protagonista anche la moglie Rosa Fanti, prende vita a Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini. Proprio il paese di origine della consorte del noto chef.
Cinque gli ettari di vigneto sui 16 complessivi dell’azienda agricola, che comprendono anche 4 ettari di uliveti, 6 di frutteto (pesche, albicocche, ciliegie, cachi), d uno di orto. A curare la produzione, l’enologo Luca D’Attoma.
Due i vini di Carlo Cracco e consorte, che saranno imbottigliati prima della prossima vendemmia. Un vino rosso, uvaggio di Sangiovese con piccole percentuali di Cabernet Sauvignon, Lambrusco e Trebbiano. E un vino bianco, da quattro vitigni: Rebola, Pagadebit, Albana di Romagna e Trebbiano della fiamma.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Prosegue in Emilia Romagna il tour di WineMag.it tra le cantine che offrono ospitalità in Italia. Dopo Oltrepò Pavese, Lazio e Campania, tocca alle aziende agricole non lontane dalle città emiliane e romagnole e alle loro proposte di (eno) turismo di prossimità “Covid-free”: Bologna, Reggio Emilia, Forlì Cesena, Parma, Piacenza, Modena e Rimini.
Come emerso durante la presentazione “Piccoli comuni e cammini d’Italia” della Fondazione Symbola con Ifel e da numerose proiezioni Coldiretti, in occasione dell’estate 2020 un italiano su 4 sceglierà come meta delle proprie vacanze una località all’interno della propria regione.
Il turismo nazionale vale 102 miliari di euro all’anno e la vacanza a “km zero” è un faro nella notte per la ripresa del settore. Non fa eccezione l’Emilia Romagna, regione che ha tutte le carte in regola – grazie alle numerose cantine in grado di garantire ottimi vini e un eccellente livello di ospitalità – per offrire soluzioni per tutte le tasche e portafogli.
I vigneti, del resto, sono distribuiti in tutte le province. Dalla “bassa”, alle colline, dall’appenino fino alla riviera romagnola, sono tante le opportunità per concedersi qualche giorno di relax e di degustazioni tra Lambrusco, Gutturnio, Ortrugo, Trebbiano, Malvasia, Albana di Romagna e, naturalmente, Sangiovese, il vino che identifica la romagna.
PROVINCIA DI BOLOGNA
AZIENDA AGRICOLA BONFIGLIO
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A Monteveglio, a metà strada tra Bologna e Modena ha sede l’azienda agricola Bonfiglio. Con la ristrutturazione di un vecchio casolare sono state ricavate cinque camere ed un mini appartamento con cucina, il Baraldesco.
Le “Stanze di Bacco” portano i nomi dei vini prodotti, sono tutte arredate in stile moderno con bagno privato. Comode bici elettriche son ad uso degli ospiti per partire alla scoperta della Valsamoggia.
Monteveglio, dove si trovano anche le colonnine di ricarica delle biciclette, è famosa per l’Abbazia. Luogo di pace e di relax merita una visita. Sarà ristoratrice anche una passeggiata lungo i sentieri natura del Parco dell’Abbazia, adatti anche ai meno esperti.
Presso l’azienda sarà possibile degustare i vini dei Colli Bolognesi con il Pignoletto protagonista anche in versione passita. Non mancano vini rossi fermi e frizzanti a base di Cabernet Sauvignon, Barbera e Merlot anche accoppiati nel Barbarot.
Cantina Bonfiglio – Le stanze di Bacco
via Cassola 20 Valsamoggia
40053 Monteveglio, (Bo) +39 051 830758
+39 3332767030 info@bonfigliovini
FLORIANO CINTI
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La proposta di ospitalità della cantina Floriano Cinti di Sasso Marconi è l’agriturismo l’Isola del Sasso. Quattro camere doppie e tre mini appartamenti con angolo cottura con particolare attenzione alle famiglie con disabili cui è riservata una camera doppia al primo piano.
Tutte le stanze dispongono di bagno privato, aria condizionata, TV led e connessione wi-fi e si affittano colazione inclusa. Dolci, marmellate, salumi e affettati homemade per viziare gli ospiti già dal mattino.
Al ristorante dell’agriturismo la parola d’ordine è territorialità: l’80% delle materie utilizzate in cucina proviene dall’azienda, il resto da fornitori locali.
L’Isola del Sasso è la tappa perfetta per la prima sosta lungo il cammino degli Dei. Si tratta, per chi non lo conoscesse, di un itinerario di media difficoltà lungo 130 km da Emilia Romagna a Toscana. Si cammina per sei giorni, dalla “Piazza Grande” di Lucio Dalla fino a Firenze.
L’agriturismo dista solo 3,5 km dal percorso ufficiale e fa parte delle strutture convenzionate per il timbro della “credenziale”, il passaporto che certifica il tratto compiuto.
Inoltre, se ai vini di Floriano Cinti volete abbinare un po’ di cultura a poca distanza potete visitare Villa Griffone. Casa paterna di Guglielmo Marconi, monumento nazionale ed oggi sede del museo. Lì il premio Nobel diede inizio ai suoi primi esperimenti di trasmissione radio.
Cantine Floriano Cinti
Agriturismo Isola del Sasso Via Gamberi, 50 40037 Sasso Marconi (Bo) +39 0516751646 info@isoladelsasso.it
TENUTA FOLESANO
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Se il Medioevo vi affascina, Tenuta Folesano fa al caso vostro. L’agriturismo si trova proprio all’interno di borgo dell’età di mezzo, appartenuto ai Conti di Panico famiglia di potenti e belligeranti feudatari bolognesi.
Ma l’epoca dei guelfi e dei ghibellini è passata. L’atmosfera adesso è pacifica ed accogliente. Il palazzo, finemente ristrutturato secondo i dettami delle belle arti è un piccolo gioiello che si erge dai vigneti intrisi di storia.
Le camere con pavimento in pietra di Gerusalemme, i soffitti con le travi a vista sono gioia la per la vista, ambienti di una rivista shabby chic. Per la prima colazione una sala da pranzo con cucina hi-tech eventualmente a disposizione. I vini prodotti dalla Tenuta sono cinque e biologici. Tra questi il Balanzone, dedicato alla maschera bolognese più famosa.
La versione rossa, che rientra nella denominazione Bologna Dop è a base di Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese ed affina in piccole botti di rovere. Fa parte invece della Doc Pignoletto quella bianca frizzante a base di Grechetto Gentile con affinamento 3 mesi sur lies.
LA PALAZZONA DI MAGGIO
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Siamo a Ozzano Emilia, comune della città metropolitana di Bologna nella zona della Doc Colli Imola e Romagna. Dagli anni 60 la famiglia Perdisa coltiva Sangiovese e Albana affiancato a vitigni internazionali.
Associati Fivi, con certificazione biologica Icea producono circa 50 mila bottiglie all’anno. Tra le etichette in gamma il vino “Dracone”, un Cabernet Franc anche in versione riserva, “Le Armi” Sangiovese Riserva ma anche lo Chardonnay, “Maleto”.
Il B&B Le Vigne è stato realizzato nell’antica casa del fattore di Villa Palazzona, antica dimora storica che domina la tenuta circondata da un giardino all’inglese che viene utilizzata anche per meeting e matrimoni. Per gli ospiti del B&B sono riservate due camere matrimoniali.
Il salone, la cucina, la sala lettura ed il giardino con barbecue sono di libera fruizione. Anche gli animali sono ben accetti e troveranno una ciotola tutta per loro. La colazione è a km zero ed incontra tutti i gusti, dal dolce al salto.
Tenuta Palazzona di Maggio B&B Le vigne Via Panzacchi 16 40064 Ozzano dell’Emilia (Bo) +39 335 397030 lapalazzona@gmail.com
PROVINCIA DI REGGIO EMILIA
LE BARBATERRE
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Situata nelle terre matildiche ai piedi dell’Appennino Tosco Emiliano, a Bergonzano, le Barbaterre sono un’azienda a conduzione biologica ed ecosostenibile. La cantina è nata nel 200.
In gamma tre rifermentati in bottiglia (Lambrusco dell’Emilia, Marzemino e Sauvignon), spumanti Metodo classico anche con lunghi affinamenti come il Blanc de Noirs Marandalè (oltre i 60 mesi sui lieviti) e vini rossi fermi a base di Pinot Nero e Cabernet Sauvignon.
Sul fronte dell’ospitalità, Le Barbaterre offre tre camere con servizi igienici indipendenti e wifi. La cucina del ristorante propone i piatti della cucina tipica reggiana. Il contesto è poco antropizzato per una full immersion nel verde e un ricongiungimento con la natura.
Le Barbaterre Via Cavour, 2/A – Bergonzano 42020 Quattro Castella (Re) +39 0522 247573 agriturismo@barbaterre.it
VENTURINI BALDINI [metaslider id=”50335″]
Roncolo 1888, dal nome della frazione di Quattro Castella in cui si trova è il wine resort della cantina Venturini Baldini. Nove camere e due suites all’interno di Villa Manodori, edificio del ‘500 che fu dimora di alcune famiglie nobili, tra cui, a fine 800 i Marchesi Manodori. L’azienda propone diversi pacchetti relax ed enogastronomici.
L’azienda Venturini Baldini è stata una tra le prime, in Emilia, ad ottenere la certificazione biologica. Oltre ai Lambruschi, alla Malvasia e ai vitigni internazionali è impegnata nella valorizzazione di vitigni storici ed autoctoni riscoperti, come il Malbo Gentile, la Spergola, il Montericco. Produce anche aceto balsamico nelle 400 botti dell’antica acetaia.
Venturini Baldini Via Filippo Turati, 42 42020 Roncolo di Quattro Castella (Re) +39 0522 249011 info@venturinibaldini.it
CANTINA ROTA – VILLA CASTELLAZZO
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Sita a Castellazzo, frazione di Reggio Emilia, l’azienda vitivinicola Rota possiede circa 33 ettari di vigneti e produce Lambrusco Salamino, Lambrusco Maestri, Lambrusco Marani, Lambrusco Grasparossa e Ancelotta.
Villa Castellazzo, dedicata all’accoglienza, è frutto del restauro di una ex cascina ed è circondata da un elegante giardino all’italiana. La ristrutturazione dell’edificio si è realizzata nel rispetto dell’ambiente circostante ed è stata conservativa poichè molti degli appartamenti erano già presenti nella casa padronale seppur privi di servizi igienici.
La struttura dispone di sei appartamenti con arredi disegnati e costruiti in loco. Varie le metrature disponibili: dal monolocale alla suite, come l’appartamento Alba disposto su due livelli con affaccio su terrazzo coperto vista vigneti.
Nel pieno della food valley, Villa Castellazzo può essere una soluzione conveniente per partire alla scoperta dell’Emilia o per fare e uno shop tour tra i produttori di Parmigiano Reggiano.
Cantina Rota – Villa Castellazzo via Romani 27 42122 Reggio Emilia tel: +39 0522 340.118 info@villacastellazzo.it
PROVINCIA FORLÌ CESENA
FATTORIA PARADISO [metaslider id=”50263″] Ai piedi del “Balcone della Romagna”, il meraviglioso borgo di Bertinoro, sorge l’azienda Fattoria Paradiso. Cinquanta ettari di vigneto di cui 15 con vigne di oltre 70 anni e 10 cru riconosciuti ed inseriti nei vigneti storici dell’Emilia Romagna.
Le due cascine coloniche ristrutturate offronto diverse soluzioni abitative: camere, suite o appartamenti. Per rinfrescarsi in estate due piscine a sfioro tra i vigneti con ampia zona relax.
La proposta enoturistica dell’azienda si completa con un museo del vino, un museo della civiltà contadina e auto e moto d’epoca. Per la ristorazione la Locanda Gradisca di ispirazione artusiana.
BORGO CONDÉ WINE RESORT
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A pochi minuti da Forlì sorge il wine resort Borgo Condé. Una vera e propria oasi isola di pace e tranquillità all’insegna di lusso e charme. Camere familiari, suites, inclusa una presidenziale di 95 mq sono dislocate nelle tre ville che si trovano a 300 e 500 metri di distanza dal Borgo.
Il resort è dotato di tutto quello che serve per godere del benessere a 360 gradi. Dalla palestra alla Spa con piscina all’aperto o coperta e riscaldata, bagno turco, sauna, docce emozionali e trattamenti su prenotazione.
Per la ristorazione la proposta si fa in tre. La cucina è quella tipica del territorio con pasta fresca tirata a mano, specialità romagnole e anche piatti per vegetariani. L’Osteria Forlì è aperta tutto l’anno, mentre al ristorante Sangiovese si può prenotare una sala esclusiva o un tavolino all’aperto in alta stagione.
Il terzo ristorante, “Il Borgo”, è aperto solo su richiesta per un minimo di 15 persone. Ampio il ventaglio di attività proposte ai turisti: dai corsi di cucina all’equitazione. La direzione organizza anche tour nei borghi medievali o nelle località balneari della costa adriatica.
AZIENDA VITIVINICOLA LA CAMINÀ – LA RONDANINA
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Fondata negli anni cinquanta e situata nei pressi di Vernasca in Val d’Arda, l’azienda La Caminà offre ospitalità a Castelnuovo Fogliani in un’altra delle sue proprietà. Una sensazione di pace e tranquillità pervaderà gli enoturisti già dal cancello d’ingresso de “La Rondanina”.
Un bell’edificio ristrutturato circondato da un prato verde di quelli su cui camminare a piedi nudi. Altrettanto graziose le camere, un mix di classico e moderno. Combinazione che regala ambienti piacevolmente eleganti.
Tutte le stanze sono dotate di bagno privato, TV, asciugacapelli, telefono e connessione internet. Molto curato e raffinato anche il ristorante. La cucina è quella tradizionale piacentina parmense. Salumi, gnocchi fritti, paste fatte a mano anche gluten free.
La posizione dell’agriturismo è davvero strategica per visitare i i Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. Irrinunciabile un salto al borgo di Vigoleno. Luogo magico e ben conservato. Un buon incipit per partire anche alla scoperta del Vin Santo di Vigoleno, la doc più piccola d’Italia.
Az. Vitivinicola La Caminà – Agriturismo La Rondanina SP12, Castelnuovo Fogliani, Alseno (Pc) + 39 0523 947541 info@larondanina.it
PODERE CASALE
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A pochi chilometri da Piacenza, nel comune di Vicobarone, si trova l’agriturismo Podere Casale. Comodo anche per chi arriva dalla Lombardia e da Milano.
Le soluzioni abitative sono state ricavate nelle ex scuderie e si affacciano sulla Valtidone: si può scegliere dalla camera doppia, alla superior, dalla suite con camino al trilocale che può ospitare fino a 6 persone. Tutto in stile rustico con pavimenti in cotto e muri in sasso, country style.
Da giugno a settembre è aperta anche la piscina dove rilassarsi sotto l’ombrellone. Non è previsto servizio di ristorazione ma per gli enoturisti c’è una convenzione con l’attigua trattoria.
Lì si potrà godere della cucina tipica piacentina accompagnata dai vini Podere Casale naturalmente in carta. Presso la cantina, nella sala di degustazione si potranno apprezzare i vini bianchi e rossi del Marchesato nell’ambito della Doc Colli Piacentini.
TENUTA LA RATTA [metaslider id=”50291″]
Signori e signore “faites vos jeux”. Tre giorni e due notti con visita alle cantine e degustazione oppure visita alle cantine e cena nell’agriturismo? Sono le due opzioni che la Tenuta La Ratta confeziona nei suoi pacchetti “Ratta Experience”.
Al vostro arrivo sarete ospitati in uno dei tre appartamenti dell’agriturismo tra mattoni e travi a vista, oggetti di design, elettrodomestici di ultima generazione. La tenuta offre anche un ristorante con coperti anche sotto il porticato e vista piscina.
L’atmosfera creata dal gioco di luci serale renderà la cena davvero suggestiva. Lo spumante Negrèr, metodo classico da Ortrugo in purezza, dosaggio zero e con sosta di venti mesi sui lieviti renderà tutto particolarmente frizzante.
Azienda Vinicola Tenuta La Ratta S.Marco di Bacedasco Basso 29010 Vernasca (Pc) +39 0523 895279 info@tenutalaratta.it
PROVINCIA DI MODENA
OPERA 02
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Nata nel 2002, Opera 02 è la tenuta dell’azienda agricola Montanari. Negli anni, gli iniziali 5 ettari sono diventati 45 e la vecchia stalla è diventata resort ed acetaia. Coltivazioni biologiche, rispetto della natura, innovazione e tradizione sono i principi dell’azienda.
Le suites si distinguono volutamente una dall’altra e sono dedicate ai prodotti della terra. Non manca la stanza “Vino” una junior suite soppalcata di 35 mq nei colori del Lambrusco Grasparossa. Completa di tutti i comfort, la vista sui vigneti è assicurata dalla sua terrazza privata.
I letti sono pensati per garantire il riposo anche alle persone più alte e sono lunghi oltre due metri. Tra i servizi offerti la piscina sulla terrazza esterna attrezzata con lettini e zona relax, centro benessere con sauna e bagno turco, ristorante, bar, parcheggio privato e noleggio biciclette.
Copertura wi-fi in tutta la struttura. Il ristorante, fiore all’occhiello di Opera02 affianca la cucina tradizionale a quella creativa ma partendo sempre da prodotti locali e di stagione.
Opera02 di Ca’ Montanari Via Medusia 32 41014 Levizzano di Castelvetro (Mo) +39059 741 019 info@opera02.it
GARUTI VINI – AGRITURISMO [metaslider id=”50264″] Precursori del turismo rurale nel territorio, Garuti vini è stato il primo agriturismo di Sorbara e dintorni nel 1993.
Il pernottamento è possibile nelle 8 camere di cui due con angolo cottura. La colazione è inclusa e volendo si può cenare al ristorante nei giorni in cui è aperto. L’azienda Garuti è nata nel 1920 ed è oggi alla quarta generazione.
Nei 30 ettari vitati produce principalmente il Lambrusco di Sorbara ma anche aceto balsamico, condimenti, grappe e gelatine. A conduzione familiare quest’anno compie un secolo e per celebrarlo ha allestito un piccolo museo da visitare insieme alla cantina e all’acetaia.
TENUTA CARBOGNANO [metaslider id=”50349″]
Situata sui colli di Rimini, la Tenuta Carbognano offre solo pernottamento nelle due camere che possono essere utilizzate anche come mini appartamento. Le stanze hanno ingresso indipendente ed affacciano sul giardino esterno. Completa la struttura una piscina con zona solarium ed un angolo riservato ai più piccoli.
L’azienda è biologica dal 2014 e coltiva Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Syrah oltre ad uliveti ed offre diversi pacchetti di degustazione in cui non manca la mitica piadina romagnola, decantata anche da Giovanni Pascoli.
TENUTA DEL MONSIGNORE
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La Tenuta del Monsignore si trova su un colle di San Giovanni Marignano, sulla strada dei vini e dei sapori dei colli di Rimini. Si estende per 135 ettari di cui 85 vitati ed oltre 15 destinati agli uliveti. Nei campi di proprietà trovano spazio anche arnie per le api da cui si produce miele.
Nella casa della tenuta è possibile affittare due camere matrimoniali con bagno privato e usufruire della cucina comune oltre a godere dell’ampio spazio esterno con pineta.
San Giovanni Marignano è conosciuto per la manifestazione “La notte delle streghe” una rievocazione pittoresca che si tiene solitamente a cavallo del solstizio d’estate e che dal 1988 richiama moltissimi visitatori.
Il borgo è molto grazioso e da lì si può anche visitare la Valconca e l’entroterra riminese alla scoperta dei luoghi dei Malatesta di cui fu il granaio.
Per chi ha il mare dentro, le accoglienti spiagge della riviera romagnola che già si vedono dal colle della tenuta sono raggiungibili in pochi minuti.
Tenuta del Monsignore Via Patarino 154 47842 San Giovanni in Marignano (RN) + 39 0541 955128 bacco@tenutadelmonsignore.com
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Ruenza Santandrea è stata eletta all’unanimità nuovo presidente del Consorzio Vini di Romagna. Lo ha stabilito mercoledì 27 maggio l’assemblea annuale dei soci, riunitasi per il rinnovo delle cariche per il triennio 2020-2022. Santandrea, prima presidente donna nella storia del Consorzio Vini di Romagna, in 58 anni dell’ente. Succede a Giordano Zinzani, che lascia dopo quattro mandati triennali consecutivi.
“Consapevole di andare a ricoprire questo importante ruolo in un momento storico decisamente complicato per il vino romagnolo, e non solo – dichiara la neo presidente – spero nell’impegno di tutti per dare nuovo slancio al nostro settore”.
Tutti possono fornire il proprio contributo e assieme dobbiamo iniziare a ragionare, da subito, su quali azioni e quali strategie mettere in campo per promuovere i nostri vini, figli di un territorio ricco di cultura, tradizioni, gastronomia. Ringrazio quindi per la fiducia espressa dal CdA nei miei confronti e adesso al lavoro, uniti e compatti. Solo così riusciremo a valorizzare i nostri prodotti, ben oltre il Covid-19″.
Ad affiancare la Santandrea nei lavori del Consorzio Vini di Romagna saranno i riconfermati Vice Presidenti Scipione Giuliani (Poderi dal Nespoli, Civitella di Romagna) e Mauro Sirri (Celli, Bertinoro) e il nuovo Consiglio d’Amministrazione.
Gli eletti sono Francesco Bordini (Villa Papiano, Modigliana), Silvia Casali (Tenuta Casali, Mercato Saraceno), Fabio Castellari (Cantina di Faenza, Faenza), Andrea Achille Emiliani (Agrintesa, Faenza), Riccardo Maraldi (Caviro, Faenza), Roberto Monti (Cantina Forlì-Predappio, Forlì), Alessandro Morini (Poderi Morini, Faenza), Marco Nannetti (Terre Cevico, Lugo), David Navacchia (Tre Monti, Imola).
E ancora: Alberto Perdisa (Insia – Palazzona di Maggio, Ozzano dell’Emilia), Enrico Prugnoli (Cantina Sociale di Cesena, Cesena), Daniele Rossi (Cantina dei Colli Romagnoli, Faenza), Sandro Santini (Tenuta Santini, Coriano), Roberto Sarti (Caviro, Faenza), Matteo Vingione (Cavim, Sasso Morelli).
Faentina, classe 1954, sposata, con due figli e due nipoti, Ruenza Santandrea prima di ricoprire il ruolo di Presidente del Gruppo Cevico e delle società controllate dal 2005 al 2017, svolgeva attività professionale soprattutto come consulente di direzione e di sindaco revisore, collaborando alla costituzione di importanti consorzi del mondo produttivo.
Durante la presidenza di Cevico, è anche responsabile del settore vino nazionale dell’Alleanza delle Cooperative, lanciando Vivite, il festival del vino cooperativo, e promuovendo il coordinamento europeo cooperativo del vino con francesi e spagnoli.
Ha partecipato al gruppo dei cinque esperti che hanno lavorato per il Ministero dell’Agricoltura alla realizzazione del padiglione vino di Expo Milano 2015. Inoltre, ha ricoperto diversi ruoli in associazioni di sindacati d’impresa, sia a livello territoriale sia nazionale.
Dopo aver lasciato la presidenza di Cevico al termine del quarto mandato e gli incarichi collegati sia a livello societario sia sindacale, ha ricoperto il ruolo di presidente di “Bolè srl“, società nata per produrre e lanciare lo spumante ottenuto da Romagna Trebbiano Doc, incarico tutt’ora in corso.
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(5 / 5) Non solo il Mercato di Piacenza o le fiere del vino. Alcuni vignaioli Fivi (Federazione italiana vignaioli indipendenti) scelgono il supermercato come canale di vendita per le loro etichette. È il caso di Drei Donà e del suo Romagna Doc Sangiovese Predappio 2018 “Notturno”, disponibile in alcuni supermercati Conad. Un’etichetta dall’ottimo rapporto qualità prezzo, che si aggiudica il massimo dei “cestelli” a disposizione (5 su 5) nella speciale scala di valutazione di Vinialsuper.
LA DEGUSTAZIONE Il Romagna Doc Sangiovese Predappio 2018 “Notturno” di Drei Donà si presenta nel calice del tipico colore rosso rubino intenso, con tinte violacee. Al naso preziosi richiami di frutta rossa, uniti ad accenni erbacei, mentolati. Perfetta la corrispondenza al gusto.
“Notturno” si dimostra un concentrato di frutta e spezie, che ben si bilanciano in un sorso preciso, elegante, fresco. Un vino rosso che si contraddistingue per la piacevolezza della beva, non per questo banale.
Perfetto a tutto pasto, accompagna piatti di salumi, primi e secondi a base di carne. Non ultimo, si tratta di un vino già godibile al momento, ma con la carta d’identità in regola per affinare in bottiglia per i prossimi 3-5 anni.
LA VINIFICAZIONE
Sangiovese al 95%, completato da un 5% di Cabernet Franc. Questa la base ampelografica del Notturno di Drei Donà. Le piante affondano le radici in un terreno di medio impasto, argilloso-limoso, con una presenza di sabbia che si aggira attorno al 3-4%.
I vigneti dedicati alla produzione di questo Romagna Doc Sangiovese Predappio 2018 si estendono per 11,25 ettari e registrano una resa media di 82 quintali (61 ettolitri). La vendemmia delle uve del Notturno avviene generalmente in occasione della seconda o terza decade di settembre.
La vinificazione prevede la fermentazione in vasche di acciaio inox, per un periodo variabile tra i 10 ed i 14 giorni, ad una temperatura controllata tra i 28° e i 30°, con rimontaggi giornalieri. Anche la fermentazione malolattica ha luogo in acciaio inox.
Fondamentale il successivo periodo di affinamento per il Sangiovese Notturno, che avviene in grandi fusti di rovere per circa 7-8 mesi, “al fine di conferirgli quel piacevole equilibrio frutto-legno”, spiega il produttore.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
“Dovete venire a vedere questo”. Cercavano il colpo di fulmine nelle campagne romagnole, i fratelli Aldo e Paolo Rametta. Quello che, di lì a poco, sarebbe divenuto Poggio della Dogana, si è materializzato all’improvviso. Come un miraggio quel cascinale in vendita a Castrocaro Terme e Terra del Sole (FC), circondato dai vigneti. “Amore a prima vista”, per dare vita alla liaison col Sangiovese di Romagna.
“Molto più di una scelta di business”, assicurano i due imprenditori del settore delle energie rinnovabili, che per la loro avventura nel mondo del vino – iniziata 4 anni fa – possono contare sui due soci Cristiano Vitali ed Emanuele Coveri.
In cantina l’enologo Francesco Bordini, uno che al Sangiovese dà del tu, intenzionato a dare un’impronta “naturale” a tutta la produzione: “Lieviti indigeni e fermentazioni spontanee sono le due novità che, pian piano, introdurremmo su tutta la produzione”, annuncia il winemaker a WineMag.it.
La Romagna è il territorio più a nord dove si produce Sangiovese – spiega Bordini – aspetto importante nell’ambito dei cambiamenti climatici. Inoltre, l’individuazione di 12 sottozone, indicabili in etichetta, costituiscono un ulteriore elemento di valorizzazione delle singole peculiarità del terreno, nonché del vitigno”.
L’occasione per scoprire i vini di Poggio alla Dogana è stata ieri, al ristorante Moebius di Milano. Lo chef Enrico Croatti, romagnolo, li ha già scelti per la sua carta dei vini. E ha pensato a un menu ad hoc, in abbinamento.
LA DEGUSTAZIONE
Romagna Doc Sangiovese Superiore 2018 “I Quattro Bastioni”: 92/100
Vino esemplare per la filosofia della cantina. Tutta la succosità del Sangiovese in un calice che esalta l’essenzialità del frutto e, al contempo, il terroir dello “spungone” romagnolo, antica formazione rocciosa “col mare dentro“, che conferisce mineralità ai rossi della zona. Beva facile, ma tutt’altro che banale. Un biglietto da visita di carta patinata.
Romagna Doc Sangiovese Castrocaro e Terre del Sole 2017 “Santa Reparata”: 90/100
Vino che si presenta di un colore più carico e impenetrabile del precedente. Più materia e polpa, sia al naso sia al palato. Un Sangiovese gastronomico, che sfodera un tannino di cacao e una freschezza viva, tali da consentire di osare con piatti strutturati e relativamente grassi, nell’abbinamento a tavola.
Romagna Doc Sangiovese Superiore Riserva 2017 “Poggiogirato”: 87/100
Prima bottiglia sfortunata, si passa alla seconda: meglio, ma l’utilizzo di lieviti indigeni stressa ancor più la gioventù del vino, esaperandone le asperità. “Poggiogirato” ha ancora bisogno di bottiglia per trovare il perfetto equilibrio.
Le zaffate di zolfo iniziali si disperdono con l’ossigenazione, ma il carattere selvatico del Sangiovese romagnolo permane. In bocca il vino si conferma scalpitante come un puledro. Etichetta da attendere ancora.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Bertinoro, Predappio, Meldola, Castrocaro Terme e Terra del Sole. Centri nevralgici della “Romagna da mangiare” e “da bere”. Con la loro gastronomia e i loro vini “lenti”. Così lontani dalla frenesia della Riviera. Eppure così vicini al mare, semplicemente perché ce l’hanno dentro. O, meglio, sotto. Si chiama “Spungone” la formazione rocciosa composta da conchiglie e fossili presente nei vigneti situati fra il torrente Marzeno, nel Comune di Brisighella (RA), e Capocolle, frazione di Bertinoro (FC).
La parola d’ordine, nel calice, è “mineralità“. Una qualità dibattuta tra gli esperti, a colpi di ricerche e contro ricerche, più o meno scientifiche, volte a identificarne l’essenza. Fatto sta che i vini delle “Terre dello Spungone” risultano spesso rispondenti alla percezione di pietra bagnata e “zolfo”.
L’autoctona Albana – prima Docg a bacca bianca d’Italia, nel 1987 – e il rosso Sangiovese, presente con alcuni biotipi come quello di Predappio, sono accomunati anche da un’acidità piuttosto marcata. Caratteristiche legate proprio alla presenza di questa formazione, di natura calcarea.
In alcuni punti, lo spungone riaffiora dal terreno come uno scoglio. In altri si mescola alla terra, ormai polveroso, rivelando la sua natura friabile. Sopra a veri e propri “atolli” di spungone sorgono alcune tra le rocche più belle d’Italia.
Spettacolare, oltre alla nota Rocca di Bertinoro (sede del Museo Interreligioso), la Fortezza di Castrocaro, patrimonio comunale e “casa museo” allestita e gestita dallo studioso Elio Caruso. All’interno, ci si può immergere tra le pareti verticali di spungone: un’area che sarà inaugurate a breve, diventando accessibile al pubblico.
Eppure sono solo 7 mila i visitatori che ogni anno scelgono come meta la Fortezza di Castrocaro, a fronte dei 40 mila attesi dopo la ristrutturazione, avvenuta nei primi anni Duemila. “L’idea di dare lavoro ad alcuni giovani del posto è naufragata”, ammette Caruso.
Un progetto di valorizzazione che non è stato abbandonato, nel rispetto di un edificio costruito prima dell’anno Mille e ultimato in circa 700 anni. Un’eternità. C’è ancora tempo, insomma, prima di dare per persa la battaglia col turismo, dopo anni di incuria che hanno risparmiato una buona parte dell’imponente fortificazione.
A dare fiducia è l’imminente aggiunta del Comune sparso di Castrocaro Terme e Terre del Sole tra le tappe della Via Romea Germanica, tra i più suggestivi pellegrinaggi d’Europa, pensato alla fine del 1200 dall’Abate Alberto del Monastero Benedettino della Santa Vergine Maria di Stade, in Germania, che lo descrive in un’opera.
Ad annunciarlo è Vanessa Petruzzi, Tourism promotion Sales manager dell’ente romagnolo, che potrà così contare presto su un’altra gemma, da affiancare allo stabilimento termale oggetto di un imponente ampliamento e ammodernamento, proprio negli ultimi mesi.
Nelle “Terre dello Spungone”, vino, gastronomia e benessere fanno rima anche con la mobilità sostenibile, legata alla bicicletta. Lo sa bene Luigi Barillari. Col suo “Bike To” (www.biketo.it) si percorre in sella alle e-bike, le biciclette con la pedalata assistita, il Parco fluviale “Giovanni Falcone” di Castrocaro, lungo le sponde del Montone.
I quattro chilometri e mezzo di sentiero – “quasi tutto in pianura”, rassicura la guida – sono una perla per chi ama la natura. Per i più temerari la possibilità di raggiungere Forlì, proseguendo per altri 10 chilometri. In progetto per il futuro il collegamento del Parco fluviale di Castrocaro con Cervia, vera e propria porta verso Venezia.
Stratificata anche l’offerta della ristorazione nelle “Terre dello Spungone”. Per gli appassionati del buon vino o per chi è a caccia del selfie da incorniciare, magari al tramonto, la scelta non può che ricadere sul “balcone della Romagna” di Ca’ de Be, nel cuore di Bertinoro.
Il ristorante è accessibile dalla piazza che ospita la Colonna delle Anella, sede delle celebrazioni del Rito dell’Accoglienza, vera e propria parola d’ordine in tutta la regione del centro Italia.
E Ca’ de Be è solo uno dei progetti di “accoglienza enogastronomica” di Simone Rosetti, owner e sommelier di questo vero e proprio “place to be” romagnolo, per la cura della materia prima (farina da grano locale per la piadina e verdure dell’orto privato) oltre che per la location romantica, simbolica e rigenerante.
Stuzzicante e al limite del provocatorio, sempre a Bertinoro, la cucina dello chef Edoardo Zamagni a “La Svineria“, l’enoristorante di Lorenzo Rossi, ai piedi della salita che porta alla piazza principale del paese.
Ottima anche qui la materia prima, non sempre locale ma di certo selezionatissima. La affianca una carta dei vini di tutto rispetto, che spazia dalle vere e proprie eccellenze romagnole (con attenzione alle cantine di Bertinoro) a quelle nazionali, con particolare predilezione per i rossi della Toscana e del Piemonte.
Un tentativo, quello del giovane imprenditore e dell’altrettanto giovane chef, di alzare l’asticella in una Bertinoro che vive ancora di piatti (e impiattamenti) tradizionali e tradizionalisti. Un tocco di modernità distintiva, tutt’altro che pacchiana. Un “esperimento” da incoraggiare.
Più casereccia, ma proprio per questo meritevole di essere testata, la cucina della Vecia Cantena d’la Prè, a Predappio: tappa fondamentale dopo la visita alla casa diMussolini, costruita appunto con lo spungone, e agli edifici che trasudano Razionalismo.
Qui il must – oltre alla visita delle cantine storiche che si dipanano nei sotterranei – è l’assaggio del Formaggio della Solfatara di Predappio Alta, destinato a diventare quantomeno De.Co. (Denominazione comunale).
A prepararne tra i 5 e i 6 quintali ogni anno è la Pro Loco locale, che si occupa dell’affinamento delle forme da 1,2 chilogrammi, nella cava di zolfo ormai in disuso a Predappio Alta.
La stessa solfatara ogni anno, sin dal 1982, diventa teatro di uno dei presepi più grandi della Romagna. Un altro motivo di attrattiva turistica, dal momento che i presepisti chiamati all’allestimento godono di grande fama. Il presepe 2019 sarà a cura di Andrea Fontana, artista “autoctono”, originario di Lugo di Romagna (RA).
Arte che diventa intrattenimento, sempre nelle “Terre dello Spungone”, a Meldola. Il paesino, caratterizzato dal bel Loggiato Aldobrandini, di epoca rinascimentale, sembra indicare la via per il Teatro Dragoni. Trecento posti a sedere e un loggione da 30 posti, spesso occupati con facilità, grazie a spettacoli dialettali e a una stagione che ha visto, negli anni, salire sul palco interpreti come Gaber.
Accanto al teatro, lungo la salita che conduce alla Rocca di Meldola, l’Arena Hesperia, costruita nel XIX secolo e oggi sede del Museo del Baco da seta “Ciro Ronchi”: “Le filande erano fiorenti e numerose – spiega il direttore Luciano Ravaglioli – e Meldola è l’unico Comune che vanta una razza di baco, che porta lo stesso nome, come testimonia la Stazione Bacologia di Padova”.
Sempre a Meldola, da non perdere il Museo dell’Ecologia diretto dallo studioso Giancarlo Tedaldi nella Chiesa sconsacrata della Madonna del Sasso. Un percorso ideale nella Romagna della biodiversità, con interessanti reperti storici e la presenza di animali imbalsamati, testimoni fedeli della fauna locale.
SETTE VINI DA NON PERDERE NELLE “TERRE DELLO SPUNGONE”
Romagna Doc Sangiovese Superiore Riserva 2016 Predappio di Predappio “Vigna del Generale”, Fattoria Nicolucci: 94/100
In assoluto il miglior Sangiovese degustato in tre giorni di tour nelle “Terre dello Spungone”. Un vino, questo di Alessandro Nicolucci (10 ettari totali per 90 mila bottiglie complessive) che ha tutto per competere a livello nazionale e internazionale con i grandi rossi.
Colore rosso rubino carico, mediamente trasparente. Frutto di grandissima precisione, con ricordi particolari di ribes, lampone. Accenni di inchiostro, riscontrabili anche in grandi Sangiovesi toscani, e richiami all’arancia sanguinella, succosa, matura. Leggera speziatura nera.
Al palato, oltre alla perfetta corrispondenza, il cru di Nicolucci rivela gran complessità, grazie a un utilizzo maestoso del legno e a una freschezza rigenerante. Tannino elegantissimo ma presente coi suoi rintocchi sabbiosi. Poi liquirizia e un accenno leggero di cuoio. In chiusura le erbe aromatiche e una vena sapidità che chiama il sorso successivo.
Romagna Doc Sangiovese Riserva Bertinoro 2014 “P. Honorii”, Tenuta La Viola: 92/100 Splendida esecuzione di Sangiovese romagnolo in un’annata non semplice. Una di quelle in cui i vignaioli hanno però occasione di dimostrare di che pasta sono fatti. Sorprendente l’equilibrato tra la componente fresca e la totale ed assoluta godibilità succosa del frutto, a sua volta colto nella sua piena ma perfetta maturità, senza la minima sbavatura.
Leggerissimo accenno selvatico che porta ancora una volta il confronto su toni alti, coi vicini della Toscana. Non manca il cuoio. Sempre al naso, la balsamicità data mentuccia e macchia mediterranea.
Corrispondenza perfetta per un palato che gode di una gran freschezza, di un tannino elegante e di prospettiva, che si diverte a fare da contraltare a un frutto di gran concentrazione. Lungo e fresco anche il finale, su accenni di macchia mediterranea e iodio.
Romagna Doc Sangiovese Superiore 2017 “Il Prugnolo”, Tenuta Villa Trentola: 91/100
Austero, “territoriale”, ha bisogno di tempo per aprirsi. Concederglielo è un dovere, perché poi lo fa benissimo e diventa uno splendore. Mora, ma ancor più lampone, oltre ad accenni precisi all’arancia sanguinella. In bocca, più che sul frutto, è un Sangiovese giocato sulle durezze, spiegate da un tannino elegante, che parla di prospettive future ottime. Non ne risente al momento la bevibilità, che non potrà che divenire sempre più agile col passare dei mesi.
Romagna Doc Sangiovese Predappio 2017 “Notturno”, Drei Donà: 90/100 Classico rubino mediamente trasparente. Frutto rosso di gran precisione: ribes e fragoline di bosco. Naso che gioca soprattutto su una gran profondità, su note di erbe aromatiche, timo, mentuccia e accenni di spezia nera.
In bocca una gran concentrazione e un tannino che, pur essendo ancora in fase di integrazione, si mostra in cravatta, su note di cioccolato. Corrispondente al palato, dove convince per la grandissima freschezza e parla ancora di una buona prospettiva futura.
Romagna Doc Sangiovese Superiore 2017 “Girapoggio”, Bissoni: 88/100 Avete presente l’estate e quella voglia che ogni tanto t’assale di versarti un rosso fresco “da frigorifero”, che sappia dissetare e, al contempo, far sorridere dalla gioia? Eccolo.
“Girapoggio” è il classico vino che gioca con lo spazio: largo, per la componente data della frutta matura (lampone nettissimo, succoso), ma al contempo profondo al naso, con richiami di macchia mediterranea e spezia.
In bocca l’ingresso è morbido, ancora una volta largo, “piacione” e “femminile” per certi suoi versi sinuosi. Splendido appunto se servito con qualche grado in meno rispetto a quelli canonici per il vino rosso da uve Sangiovese.
Romagna Albana Docg 2018 “Frangipane”, Tenuta La Viola: 87/100
Giallo paglierino acceso. Biancospino netto, salvia, ma naso in generale non esplosivo o particolarmente generoso. La componente fruttata ricorda il melone giallo, giustamente maturo.
Il nettare poi si scalda e dà il meglio di sé. In bocca gran bella freschezza e verticalità. Chiusura che la alleggerisce, senza snaturarla, sempre sul frutto giustamente maturo (pesca gialla). Chiusura asciutta, pulita.
Pagadebit di Romagna Doc 2018 “San Pascasio”, Campodelsole: 86/100
Buona prova sulla Denominazione Pagadebit di questo colosso da 700 mila bottiglie che opera principalmente nella Grande distribuzione, con catene come Esselunga. Il Pagabebit di Campodelsole piace per la sua estrema godibilità, specie alla corretta temperatura di servizio. Il classico vino capace di chiamare il sorso successivo, in maniera “compulsiva”: semplice, beverino ma non banale. Ben fatto.
Giallo paglierino leggermente velato e naso di biancospino, con predominanza minerale. Accenni di nocciola tostata. La componente fruttata si decide su trame esotiche. In bocca sorprende per la gran sapidità e freschezza: caratteristiche che riescono a compensare molto bene (e a riequilibrare) la maturità “morbida” del frutto.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La dinastia Ricci Curbastro diventa ‘maggiorenne’ e guarda già al futuro scommettendo sul giovane Gualberto. E’ lui il primo degli eredi del ‘patrimonio’ di casa: due tenute vitivinicole (l’omonima azienda di Capriolo in Franciacorta e la tenuta Rontana di Brisighella in Romagna), un Museo Agricolo e del Vino e un agriturismo a due passi dal Lago d’Iseo.
A lui, che negli ultimi anni ha girato il mondo (del vino) come un vero globetrotter, spetterà il ruolo di nuovo ‘corridore’ di questa staffetta generazionale che annovera personaggi illustri come Gregorio Ricci Curbastro, matematico a cui si deve il calcolo differenziale assoluto su cui si fonda la teoria della relatività di Einstein, e di Gualberto Ricci Curbastro, tra i fondatori della Doc Franciacorta e antesignano a livello nazionale del turismo enogastronomico.
Rappresentare la 18esima generazione di una famiglia così importante e ricoprire un ruolo di primo piano in una delle realtà vinicole più rappresentative d’Italia – sottolinea Gualberto – è un enorme privilegio ma anche e soprattutto una grande responsabilità che sono felice di condividere con mio padre.
La sua riconosciuta esperienza nel settore insieme all’amore per la terra e all’attaccamento alle proprie radici sapranno sicuramente guidarmi nelle scelte future che continueranno a basarsi sulle logiche della sostenibilità, dell’innovazione e della responsabilità sociale verso il nostro territorio”.
Ad affiancarlo saranno il padre, Riccardo Ricci Curbastro, e presto anche i fratelli Filippo, enologo con alle spalle diverse esperienze in Toscana, Franciacorta, Romagna, Nuova Zelanda e Bordeaux, e Daniele, startupper del settore immobiliare con una forte propensione artistica, al punto da firmare alcune delle più recenti etichette aziendali.
IL CURRICULUM Classe 1991, laureato alla Bocconi di Milano e con all’attivo percorsi di studi presso la EBS Universität für Wirtschaft und Recht in Germania e la Jönköping International Business School di Jönköping in Svezia, Gualberto Ricci Curbastro ricopre dallo scorso anno la carica di vicepresidente della Strada del Vino Franciacorta e di consigliere del Consorzio Vini Franciacorta.
Dal 2014 conduce inoltre l’azienda agricola Giorgio Fortunato della zia Luisa Vezzoli, producendo uve e olio extravergine di oliva Toscano IGP, mentre dal 2016 ha fatto il suo ingresso nella storica e omonima azienda occupandosi principalmente di mercati nazionali e internazionali.
Un impegno svolto sull’esempio del padre Riccardo, che oltre essere amministratore e responsabile marketing e produzione, vanto un lungo corso nel mondo enoico. Attualmente veste i panni di presidente di Federdoc e di Equalitas, la società che propone un modello di sostenibilità unico e condiviso per il settore vitivinicolo italiano secondo i pilastri sociale, ambientale ed economico.
Non a caso, proprio la cantina franciacortina è stata tra le prime a livello nazionale a raggiungere questo standard, confermando così la spiccata sensibilità ambientale che caratterizza da decenni gli investimenti attuati sia in vigna che in cantina.
Risultati tangibili in questo senso sono, ad esempio, la prima vendemmia interamente biologica del 2018, il primo vino prodotto da un vigneto di varietà resistenti alle crittogame (un Sebino Igt “zero trattamenti e zero residui”) e la totale indipendenza dal punto di vista energetico con pannelli solari.
“Malgrado la giovane età – spiega con orgoglio Riccardo Ricci Curbastro – Gualberto dimostra di avere tutte le carte in regola per affiancarmi nel gestire le nostre imprese di famiglia.
Dopo gli studi universitari ha maturato un’evidente passione per l’agricoltura che gli ha permesso di diventare un globetrotter sulle strade del vino di mezzo mondo e soprattutto il primo della 18esima generazione a ripercorrere le orme della nostra famiglia, inserendosi in un momento di forte espansione dell’azienda dal punto di vista economico e dell’innovazione”.
Basti pensare alla crescita a doppia cifra del fatturato registrata negli ultimi due anni, alla recente sperimentazione del racconto del vino attraverso la tecnologia blockchain e alla creazione del primo vigneto urbano nel centro di Capriolo, grazie al progetto “Scopri il vigneto”, dedicato alle scuole e alla scoperta del paesaggio tradizionale della Franciacorta, ormai in gran parte scomparso.
“Sono certo che Gualberto saprà proiettare l’impresa in sfide future ancora più ambiziose, senza mai perdere di vista il solco della tradizione tracciato dai nostri grandi antenati e in ultimo da mio padre che ho affiancato negli ultimi 40 anni”, evidenzia ancora Riccardo Ricci Curbastro.
E’ stato infatti Gualberto Ricci Curbastro (1932-2013) ad avviare un processo di profonda trasformazione aziendale fin dal 1967, anno di istituzione della DOC Franciacorta cui partecipò con altri dieci fondatori.
LA STORIA DELLA CANTINA
Aiutato dal figlio Riccardo, entrato nel management a fine anni Settanta, ha avviato coraggiosi investimenti che hanno permesso di ampliare la cantina di venticinque volte rispetto a quella costruita nel 1946, raggiungendo gli oltre 2500 mq con una profondità di 15 metri, e di accrescere la superficie di vigneti da 2,30 ettari agli attuali 29.
Insieme hanno inoltre realizzato l’agriturismo (12 appartamenti in tutto) e aperto il Museo Agricolo e del Vino, oggi diventato un polo di attrazione unico sulla storia agricola della Franciacorta visitato annualmente da oltre 8 mila persone.
Ciò anche a testimonianza di una tradizione agricola che si tramanda sin dal XIII secolo, da quando il capostipite Pietro decise di dedicarsi alle proprie terre a Lugo e Bagnacavallo in Romagna, dopo l’esilio da Firenze.
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CERVIA – La Romagna dei vini a bacca bianca si presenta a Cervia con The white wine experience: una cinquantina di etichette che rappresentano il meglio della produzione del Club dei Bianchi In Romagna.
Un sodalizio composto da 15 cantine, in rappresentanza dei vari territori romagnoli, nato lo scorso luglio, e sceso in campo per far conoscere e promuovere i bianchi romagnoli. Vini con un ottimo rapporto qualità-prezzo, ma ancora non così conosciuti e diffusi sul territorio.
L’evento The white wine experience, aperto a winelover e operatori horeca, è in programma lunedì 25 febbraio (dalle 17.00 alle 21.00) alle Officine del Sale, uno degli storici magazzini cervesi costruito tra il ‘600 e l’inizio del ‘700 con funzione di deposito e oggi splendidamente recuperato a locale polivalente, testimonial della cultura del cibo e del vino del territorio.
I DETTAGLI
Sui banchi d’assaggio allestiti all’interno delle Officine del Sale si potranno degustare i classici autoctoni romagnoli di grande pregio come l’Albana Docg i cui grappoli dalle colline del Cesenate si rincorrono verso Bertinoro e su su fino a Dozza.
La Rebola (da Grechetto Gentile) del Riminese, il Trebbiano (quasi 15.000 ettari coltivati, più del doppio del Sangiovese) e il Pagadebit (Bombino Bianco). Ma ci saranno anche vitigni meno noti e quelli riscoperti come il Famoso (Rambèla, nella Bassa Romagna), che dopo anni di abbandono sta mietendo successi grazie alla sua elegante aromaticità.
E poi un’infinità di altri vitigni internazionali come il Pinot bianco, il Sauvignon blanc, lo Chardonnay o il Riesling, che crescono a loro agio nei terroir romagnoli. Vini e vitigni che negli ultimi anni, grazie allo sforzo e alla sperimentazione in vigna e in cantina, hanno prodotto vini eccellenti in qualità e piacevolezza di beva.
A completare l’offerta tante bollicine, realizzate con lo Chardonnay e con tanti autoctoni a bacca bianca, ma anche i cosiddetti Blanc de noir, spumanti a base Sangiovese vinificato in banco. In abbinamento ai banchi d’assaggio, per meglio gustare e giudicare i vini, due piattini di tipicità realizzati a cura degli chef delle Officine del Sale.
LA FORMULA
Si degusta in piedi con il calice fornito alla cassa della manifestazione e il braccialetto che permette la degustazione libera dei vini. A servire e raccontare i bianchi di Romagna ci saranno i produttori pronti a spiegare le caratteristiche dei loro vini, il nuovo trend del bere bianco e a consigliare gli abbinamenti.
Per il pubblico costo all’ingresso € 12 con assaggio libero dei vini più due ticket food per abbinare tapas e piattini in assaggio. Per gli operatori Horeca ingresso e degustazione gratuita mostrando l’invito alla cassa.
Al termine dell’evento, per chi volesse continuare la serata, i vini bianchi del Club sposano il pesce dell’Adriatico in una cena a cura delle Officine del Sale: alici marinate, squacquerone e pida, risotto con le cozze, grigliatina nostrana e sorbetta il menù proposto dallo chef del locale cervese (costo € 20).
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
CERVIA – Dal Romagna Doc Spumante Bolé Novebolle, allo spumante Metodo Classico base Viognier, passando per i vitigni resistenti (Piwi). Un mare di novità e conferme a CerviaINbolla 2018. Tutti attorno a calici ribollenti, per un evento che si è rivelato più mondano che tecnico, legato dunque al piacere di condividere il nettare di Bacco senza troppe formalità.
Ben organizzato nella suggestiva location degli storici Magazzini del sale di Cervia, l’appuntamento ha visto una buona affluenza di persone che hanno potuto assaggiare eccellenze spumantistiche da 10 denominazioni diverse. Oltre alle specialità gastronomiche custodite nei vari food corner.
Piccoli produttori ed etichette meno note ad affiancare nomi rinomati delle bollicine italiane. Presenti in degustazione a CerviaINbolla 2018 non solo spumanti, ma anche alcuni vini fermi.
I MIGLIORI ASSAGGI Conferme – e non poteva essere altrimenti – per gli spumanti di montagna. Ferrari (presente con la linea Maximum), Letrari (Brut e Brut Rosè) e Arunda (Pralien e Brut Rosè) non deludono le aspettative confermandosi produttori d’eccellenza, a partire dalle linee base.
Anche la Franciacorta si dimostra in linea con le aspettative. Antica Fratta, Villa Franciacorta, Quadra presentano prodotti senza sbavature.
Stesso discorso per l’Oltrepò pavese – ben rappresentato da Monsupello e Calatroni – e per il Veneto, dove Ruggeri sbanca la concorrenza del Prosecco col suo Valdobbiadene Superiore Docg Giustino B., vecchia conoscenza per i lettori di vinialsuper.
Interessante l’assaggio di BoléNovebolle Romagna Doc Spumante, prodotto dalla joint ventureCaviro-Cevico. Un metodo Martinotti (30 giorni) composto da un 95% di Trebbiano e un 5% di Famoso, 9 g/l di dosaggio.
Floreale e fruttato, con un tocco di frutta esotica, in bocca risulta facile e morbido pur conservando una certa vena di acidità. Un sorso piacevole e poco impegnativo, quasi sbarazzino.
Dicevamo, piacevoli scoperte. Prima fra tutte è Solatio di Tenuta la Pennita. Metodo Classico millesimo 2013, 38 mesi sui lieviti. Solo 2 mila bottiglie: 100% Viognier da meno di 2,5 ettari di vigna.
Un produzione tanto piccola da non essere neppure a catalogo aziendale. Giunto ormai alla quarta vendemmia, questo brut seduce con gentilezza. Naso intenso ma non invadente. La crosta di pane è presente, ma non sovrasta le piacevoli note fruttate.
Albicocca, pesca gialla e prugna bianca mature che si sposano a note fresche di scorze d’agrumi ed una leggera nota speziata. In bocca entra morbido per poi crescere in acidità e sapidità.
Restano impressi nella mente i due prodotti presentati da LieseleHof, cantina altoatesina già incontrata da vinialsuper durante il Merano Wine Festival 2017 e segnalata tra i migliori assaggi. Vino del passo è un bianco fermo da vitigno Piwi Solaris.
Molto complesso, avvolge il naso con note floreali, note di frutta esotica come ananas e litchi ma anche frutti bianchi come pesca, note morbide di miele ed una leggera spezia (pepe bianco). Strutturato, minerale, persistente e con una chiusura leggermente amaricante.
LieseleHof Brut è invece uno spumante metodo ancestrale con sboccatura (“metodo LieseleHof” come ci tiene a specificare la cantina, visto il lavoro di perfezionamento della tecnica). Vitigno Piwi Souvignier gris, 30 mesi sui lieviti. Fresco la naso. Lime, mela renetta, pesca gialla, lievito. In bocca è morbido e setoso con finale elegante.
Interessante la proposta di Azienda Agricola Randi. Quattro vini, due bianchi da uve Famoso (Rambela Bianca e Ramba) e due rosati da uve Longanesi (Bruson Rosè Brut e Rosa per Fred).
Rambela Bianca è un vino fresco ed immediato, frutti a polpa bianca ed agrumi al naso, secco e morbido, con chiusura amarognola del sorso. Ramba è un metodo ancestrale, velato e con buon perlage che accoglie con profumi di mela verde e macchia mediterranea. Piacevolmente fresco al sorso ha nella buona persistenza la stessa vena amaricante di Rambela Bianca.
Bruson Rosè Brut avvolge in naso con piccoli frutti rossi ed accarezza il palato con un bolla non invasiva, ma è Rosa per Fred a sorprendere. Metodo ancestrale senza sboccatura si presenta di colore carico, quasi rubino, e velato.
Naso pulito ed inteso, quasi balsamico, ricco di frutti rossi maturi ed erbe aromatiche. Sorso pieno, secco, fresco e leggermente tannico. piacevolissima persistenza. Elegante e fine l’ormai noto Pertinello Brut Blanc de Noir 2014 da uve Sangiovese.
Vincente anche il trittico presentato da Azienda agricola Nevio Scala, noto per il suo trascorso di successo nel mondo del calcio italiano. Tre vini da Garganega in purezza con raccolta e lavorazione differente ed utilizzo di lieviti indigeni.
Gargante, rifermentato in bottiglia, è fresco e bevernio con bella nota fruttata. Diletto (fermentazione in acciaio) è altrettanto fruttato con una evidente spalla agrumata. Contame è invece un macerato dai profumi più vicini alla frutta surmatura che coinvolge in bocca per la sua grande sapidità.
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Si scrive “Indicazione geografica tipica“, si legge “fate un po’ quello che ve pare”. A tuffarsi nel mondo delle “Igt” del vino italiano (oggi “Igp”) si scoprono più cose che sfogliando Men’s Health.
Quello che potrebbe essere lo scrigno delle “tipicità” enologiche regionali, sembra in realtà il quadro di tanti improvvisati Miró.
Non si spiega altrimenti la presenza di vitigni come il Refosco dal Peduncolo Rosso, allevato in Friuli (dove è pure “Doc”), in un paio di Igt del Centro e Sud Italia, tra cui quella della Valle d’Itria, in Puglia.
Per non parlare della Glera, divenuta ormai il vitigno non autoctono più coltivato in Sicilia, soprattutto nella zona di Palermo, dove è stata introdotta in Igt nel 2009. Che dire, poi, del Primitivo? Un altro vitigno che i comuni mortali accosterebbero alla Puglia.
E invece è presente in alcune Igt del centro Italia (in Basilicata, per esempio), così come il Nebbiolo e la Freisa. Per non allontanarsi idealmente dal Piemonte, ecco la Barbera: in Igt in Campania, Puglia e Calabria.
Non manca neppure il Lambrusco. Scordatevi l’Emilia e la Romagna, pensando che la coltivazione di questa varietà a bacca rossa è ammessa in regioni come la Puglia, nelle Igt Daunia e (ancora lei) Valle D’Itria. Per regolamento del Mipaaf, il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
Che dire del Teroldego in Toscana? L’ammissione alla coltivazione l’ha voluta tanti anni fa un dirigente originario del Trentino, appassionato di quest’uva. E lo ritroviamo, infatti, anche nella Igt Costa Toscana, di recentissima costituzione.
PAESE CHE VAI… Stranezze, stravaganze, o colpi di genio che voler si dica, che non possono trovare una reale giustificazione nella tradizione ampelografica di alcuni areali.
Diciamoci, allora, che le Igt – fin troppo spesso – rischiano di sembrare riuscitissime trovate commerciali.
Tutto tranne che strumenti utili a veicolare la tipicità (e la varietà) del Made in Italy nel mondo, al di là del “lavoro” delle Denominazioni d’origine.
Un campo, quello delle Indicazioni geografiche del vino, che deve aver impegnato tante capocce. Lo si capisce dal numero. Sono ben 181, da Nord a Sud Italia. Veri e propri agglomerati di regolamentazioni e burocrazia, utili più ad occupare cassetti che a favorire la promozione “global” delle eccellenze “local” (ci si accontenterebbe anche del “national”).
Per citarne alcune delle più curiose, in ordine alfabetico: Igt Alto Livenza, Igt Benaco Bresciano, Igt Bettona, Igt Catalanesca del Monte Somma, Igt Colline del Genovesato, Igt del Vastese o Historium, Igt Epomeo.
E andiamo avanti: Igt Fontanarossa di Cerda, Igt Marmilla, Igt Pareolla, Igt Planargia, Igt Quistello, Igt Rotae, Igt Terre del Valeja, Igt Tharros, Igt Valdamato. L’elenco è lunghissimo. Cui prodest?
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FAENZA – “Bollicine e territorio: la Romagna si muove e chiama l’Unione Europea”. Questo il titolo dell’incontro alla Fiera di Faenza domani, lunedì 26 febbraio, alle 20.30.
La serata chiama a raccolta tutto il mondo vitivinicolo della Romagna con particolare riferimento ai produttori di sparkling wine.
Secondo i dati del Consorzio Vini di Romagna lo scorso anno sono stati imbottigliati 5,4 milioni di bottiglie di vini frizzanti Igt con indicazioni romagnole, 900 mila di spumanti sempre Igt, inferiori sono stati i numeri per i vini a denominazione di origine controllata (Doc Romagna): 12mila bottiglie frizzanti, e 38mila spumanti.
Il trend pare destinato a crescere ancora di più, all’orizzonte poi c’è l’aggiornamento della Romagna Doc Spumante. Un progetto (criticato da associazioni come Fivi, la Federazione italiana Vignaioli indipendenti) che nasce “dall’esigenza di traguardare la viticoltura romagnola nei prossimi 20 anni, cercando di generare valore aggiunto attraverso una qualificazione dei disciplinari”.
Sempre secondo il Consorzio, lo spumante Romagna Doc favorirebbe “un forte impegno nell’innalzamento qualitativo delle produzioni e un altrettanto forte impegno nella capacità di intercettare i trend ed i mercati, nazionali ed esteri, maggiormente remunerativi per i produttori”.
Un pensiero rivolto sopratutto alle varietà autoctone, con la seconda fase che dovrà essere dedicata al Sangiovese di collina. Il progetto è promosso dal Consorzio Vini di Romagna con tutti i produttori impegnati a livello di Consiglio di amministrazione, commissioni tecniche e valorizzazione, in stretta sinergia con il coordinamento vino di Alleanza Cooperative Agroalimentari.
Non è un caso, appunto, che all’incontro a Faenza prendano parte i principali protagonisti del mondo vitivinicolo della Romagna e non solo: Paolo De Castro (nella foto) Vice presidente della Commissione agricoltura del Parlamento europeo, Stefano Bonaccini Presidente della Regione Emilia Romagna, Simona Caselli Assessore regionale all’Agricoltura.
Al convegno “Bollicine e territorio: la Romagna si muove e chiama l’Unione Europea” parteciperanno anche Ruenza Santandrea Coordinatrice settore vino Alleanza Cooperative Agroalimentare, Carlo Dalmonte Presidente Caviro, Marco Nannetti Presidente Terre Cevico, Giordano Zinzani del Consorzio Vini di Romagna, Mauro Sirri delle Cantine Celli di Bertinoro. Coordina la serata Antonio Farnè, caporedattore del Tg3 Emilia Romagna.
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“Più tutela del territorio e delle tradizioni e meno desiderio di inseguire le mode”. È questo che chiedono le aziende aderenti alla delegazione FIVI della Romagna, che hanno scritto all’Assessorato all’Agricoltura della Regione Emilia Romagna per esprimere le proprie perplessità sulla proposta di introdurre le tipologie Romagna DOC Spumante bianco e Romagna DOC Spumante Rosé nel disciplinare della DOC.
Secondo FIVI Romagna il panorama delle DOC regionali è infatti già troppo ampio, e le recenti esperienze in altre zone hanno dimostrato come il proliferare di nuove denominazioni non aiuti in alcun modo il consumatore, ma crei piuttosto confusione e faccia nascere dubbi sulla valenza di queste stesse istituzioni.
Inoltre i disciplinari delle DOC sono nati per tutelare il patrimonio ampelografico regionale e per salvaguardare il modo di fare vino di quel territorio. La proposta di modifica sembra essere invece in questo caso un tentativo di inseguire le mode di tendenza, quasi a voler ridurre il disciplinare a mero strumento di marketing.
“Probabilmente la moda delle bollicine ha fatto gola ai grandi imbottigliatori della nostra regione – sottolinea Rita Babini, delegata di FIVI Romagna – che sperano di sfruttare il momento d’oro del Prosecco e di creare facili profitti. A nostro avviso invece questa proposta denota solo l’incapacità di dare valore alle produzioni storiche regionali, quali trebbiano, albana e sangiovese”.
“A nostro avviso – prosegue Babini – avrebbe maggior senso considerare eventuali modifiche in seno alla DOC Trebbiano, dove sono già presenti le versioni Spumante e Frizzante, valorizzando un vitigno che risulta senza dubbio vocato a questi metodi di vinificazione”.
La questione fa emergere ancora una volta il problema del voto nei Consorzi per cui la FIVI chiede da lungo tempo che si proceda ad una modifica. La richiesta è di rivedere il meccanismo di attribuzione dei voti all’interno dei Consorzi di Tutela, in modo da dare più spazio ai Vignaioli, evitando il dominio delle cooperative di primo e secondo grado nei Consorzi più importanti.
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Un paese in Appennino, la storia di un territorio straordinariamente vocato per il Sangiovese e la tradizionale festa, “E zoc ed Nadel”, che raccoglie tutta la comunità attorno a un fuoco acceso in piazza.
Sono gli ingredienti della serata che giovedì 4 gennaio alle ore 18.30 vedrà i produttori di vino di Modigliana (FC) in piazza a raccontare dal vivo i loro Sangiovese per quella che a tutti gli effetti è la prima degustazione del nuovo anno.
Un’occasione unica per conoscerli e capire cosa abbiano di così speciale queste valli che si arrampicano in alto, tra boschi e rocce. La serata è promossa da BCC Credito Cooperativo Ravennate Forlivese & Imolese, in collaborazione con Az. Agr. F.lli Lecca e Coldiretti di Forlì. La degustazione è gratuita, previo acquisto del calice.
AZIENDE PARTECIPANTI: LE DICHIARAZIONI Parteciperanno le aziende: Lu.Va., Mutiliana, Il Teatro, Torre San Martino, Il Pratello, Villa Papiano. Abbinati ai vini vi saranno i prodotti dell’azienda agricola Fratelli Lecca.
“Vogliamo coinvolgere questo paese in un’avventura nuova, quella di un racconto che porta queste valli in giro per il mondo”, a parlare è Luca Monduzzi, titolare insieme alla moglie Stefania Montanari dell’azienda agricola Il Teatro. “Il vino è un’opportunità nuova per Modigliana, la possibilità di un futuro che qualche anno fa neanche si poteva immaginare. Oggi le nostre valli sono conosciute un po’ dappertutto e per me è una soddisfazione enorme, un motivo d’orgoglio e uno stimolo”.
Luciano Leoni, dell’azienda Luva, modiglianese doc, parla del vino con il senso di appartenenza di chi è nato fra questi monti. Modigliana si candida così a diventare la Stella dell’Appennino, il territorio di riferimento di tutta la Romagna del vino. Lo fa con i vini sottili, eleganti e freschi che nascono da suoli, unici in Romagna, di marne e arenarie.
“Siamo convinti che la comunità vada coinvolta, i vini di Modigliana devono essere i vini di tutti e tutti ne devono comprendere la finezza. Scendere in piazza a parlarne tra la gente ci sembra il modo migliore per raccontarli”, così Tommaso Bindi, dell’azienda Torre San Martino, rimarca l’anima militante di questa serata di strada.
“Il carattere del sangiovese di Modigliana è elegante, austero, con un frutto garbato che indugia sui richiami minerali e con una bocca sapida e tagliente. Sono vini da attendere nel tempo, sempre sottili e vibranti, figli dei terreni poveri di questo territorio che si articola su tre valli che salgono in Appennino: Ibola restituisce i vini più sottili e salati, verticali e chiusi; Tramazzo è una valle che consegna i vini più eleganti e delicati, finissimi; Acerreta è invece la valle con i suoli più ricchi e i vini si esprimono su una trama tannica più fitta e sono materici e carnosi”. A raccontare in questo modo il territorio è Giorgio Melandri, wine writer ed esperto, da sempre impegnato in una lettura territoriale del vino, oggi coinvolto in questa terra con una sua piccola produzione firmata Mutiliana. “
È una identità originale, lontana da quella classica romagnola di vini prodotti sulle argille e noi su questa diversità stiamo costruendo un racconto nuovo, che mette il territorio (e non il marchio) al primo posto e “viaggia” in Appennino fino ai 600-700 metri di quota”. A parlare è Francesco Bordini, agronomo, wine maker e titolare di Villa Papiano, che prosegue: “La storia della qualità, già dagli anni ’70 con la incredibile storia dei Ronchi di Castelluccio firmati da Gian Vittorio e Gian Matteo Baldi, è passata di qui. Oggi la stiamo rilanciando, complice una rinnovata sensibilità del mercato per i vini eleganti e freschi, sottili eppure complessi”.
“Quando ho piantato le mie vigne a 500 m s.l.m, negli anni ’90, mi hanno preso per matto e invece oggi quella è stata semplicemente una scommessa vinta. Aprire le bottiglie di quelle prime vendemmie oggi è emozionante, sono ancora vini perfetti” conclude Emilio Placci, dell’azienda Il Pratello.
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BOLOGNA – Il 2017 enologico della Romagna sarà ricordato anche per un importante triplo anniversario: 50 anni della Doc del “Romagna Sangiovese” e del “Romagna Albana” e i 30 anni della Docg “Albana”.
Un traguardo importante per i due vitigni più rappresentativi della tradizione enologica romagnola, che è stato l’oggetto nei giorni scorsi di un evento conviviale organizzato dal Consorzio Vini di Romagna, in collaborazione con l’Enoteca Regionale Emilia Romagna.
All’evento, ospitato all’azienda Palazzona di Maggio di Ozzano dell’Emilia (BO), hanno partecipato i rappresentanti di tutti i Consorzi di Tutela emiliano romagnoli e numerosi produttori.
“Aver ottenuto e poi migliorato le Denominazioni d’Origine per i nostri vini – ha sottolineato Giordano Zinzani, presidente con Consorzio Vini di Romagna – è stato una leva importantissima perché l’enologia della Romagna, e della Regione tutta grazie alle altre Doc, cambiasse notevolmente le proprie abitudini e crescesse gradualmente in qualità”.
“Le denominazioni – ha aggiunto Zinzani – hanno aiutato a migliorare la conduzione dei vigneti e in cantina e, a distanza di 50 anni, sono evidenti le differenze rispetto ad allora. Oggi vantiamo un’enologia più moderna, più vocata all’esportazione e che, pur mantenendo le radici salde alla tradizione e al territorio, si evolve in modo costante”.
Il Consorzio vini di Romagna è stato costituito nel 1962 col nome di “Consorzio per la difesa dei vini tipici romagnoli e denominazione d’origine” anche se, a quell’epoca, la regione non aveva ancora vini a denominazione d’origine.
La prima Doc arrivò 5 anni dopo, nel luglio 1967, ed ha riconosciuto il Sangiovese di Romagna come il quindicesimo vino in Italia a ottenere la denominazione e primo in Emilia Romagna.
Sempre nello stesso mese dello stesso anno, a distanza di qualche giorno, fu riconosciuta la Doc l’Albana di Romagna. Dopo 20 anni, nel 1987, l’Albana di Romagna ha poi ottenuto la Docg, prima denominazione controllata e garantita per un vino bianco in Italia.
Nel 2011, anche per una maggior tutela dei prodotti, sono state poi unificate le varie denominazioni sotto quella unica di Romagna Doc per dare un’identità al patrimonio vinicolo locale e si sono aggiunte anche le menzioni geografiche con 12 sottozone.
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Nuova edizione, stessi obiettivi di sempre. Anche nel 2017 “Enologica – Salone del vino e del prodotto tipico dell’Emilia Romagna”, unirà vino e cibo della regione con le tradizioni, la cultura e l’identità della regione del centro italia. Un “discorso corale, territoriale e popolare che identifica e rende unica l’Emilia Romagna”, assicurano gli organizzatori.
Appuntamento a Bologna, dal 18 al 20 novembre, nel centralissimo Palazzo Re Enzo, con oltre 100 tra produttori, consorzi e cantine. Sono previsti anche seminari e degustazioni tematiche, per raccontare il vino dell’Emilia Romagna, dai principali vitigni ad alcuni autoctoni tutti da scoprire.
Ci sarà inoltre il “Teatro dei Cuochi”, con gli chef che si racconteranno, anche attraverso le proprie creazioni gastronomiche in abbinamento ai vini. Inoltre, “Carta Canta”, il premio rivolto a ristoranti, enoteche, bar, agriturismi e hotel situati in Italia o all’estero, che propongono un assortimento qualificato di vini della regione. E “Panino d’Autore”, con lo chef Daniele Reponi, che realizzerà panini gourmet utilizzando esclusivamente prodotti Dop e Igp made in Emilia Romagna.
IL FORMAT
Quello di Enologica è ormai un format consolidato, frutto dell’esperienza di Enoteca Regionale Emilia Romagna, capace anche quest’anno di offrire una chiave di lettura originale dell’evento. A Enologica 2017 saranno protagoniste anche le creature fantastiche, ovvero la rappresentazione popolare della natura, delle paure, dei sogni, delle “cose inspiegabili” e familiari della storia dell’uomo, un patrimonio di storia e tradizioni tramandato oralmente fino ai tempi moderni.
Come si legge nell’introduzione del catalogo, scritta dal curatore di Enologica Giorgio Melandri: “Noi siamo per un racconto ‘quotidiano’, pieno di cose vere, di gente e storie. Il racconto del vino vive dentro alle giornate della gente e noi abbiamo il dovere di lasciarcelo. Siamo una regione dove è il quotidiano a essere straordinario, dove un fosso può nascondere una creatura fantastica, dove un albero può nascondere un segreto, dove un vino può raccontare tante storie”.
VINO E VITIGNI Ad accogliere i visitatori di Enologica 2017, sotto al loggiato d’ingresso di Palazzo Re Enzo, ci sarà un grande pannello (circa 6×4 metri) con delle originali “sculture di terra”, realizzate da I.TER di Bologna.
Si tratta di rappresentazioni artistico-scientifiche dei principali suoli che ospitano la pianta della vite in Emilia Romagna e che si trovano percorrendo la via Emilia da Sud a Nord, partendo quindi dalla provincia di Rimini per arrivare fino a quella di Piacenza (con una sola piccola deviazione nel territorio ferrarese).
Diversi tipi di terreno che corrispondono ai sette vitigni principali della regione, da dove nascono i vini a denominazione: Albana e Sangiovese per la Romagna, Pignoletto per il bolognese, Fortana per il ferrarese, Lambrusco per il modenese, il reggiano e il parmense, Malvasia per il parmense e il piacentino, Gutturnio per il piacentino.
Per ogni vitigno c’è poi la rappresentazione grafica dei profumi e dei sapori principali che connotano i vari vini (attraverso immagini di fiori, frutti, ecc.) per aiutare i visitatori nella ricerca di quelle determinate caratteristiche anche nel momento della degustazione.
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Dopo i commenti sulle previsioni vendemmiali 2017, ecco il quadro regione per regione. A tratteggiarlo è Ismea, Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, in collaborazione con Uiv, Unione italiana vini.
La vendemmia è arrivata dopo un’annata decisamente anomala, segnata da un inverno mite e asciutto e da gelate tardive, mentre la prolungata siccità e le elevate temperature per tutta la stagione vegetativa, hanno indotto stress idrico ai vitigni e importanti anomalie nel ciclo di maturazione delle uve.
“La prima conseguenza – evidenziano Ismea e Uiv – si è concretizzata in un sensibile anticipo della vendemmia che lungo la Penisola passa dalla ‘fisiologica’ settimana alle più anomale due o tre settimane di alcune aree produttive. In Sicilia e Sardegna la vendemmia è stata avviata intorno al 20 luglio, molto prima del tradizionale inizio di campagna dei primi di agosto”.
Allo stato attuale, si stima che nei primi giorni di settembre oltre la metà delle uve sia già stata raccolta e avviata alla vinificazione. “Le perdite delle uve precoci – aggiungono Ismea e Uiv – potrebbero essere parzialmente compensate dalle eventuali piogge di settembre che garantirebbero un miglioramento dello stato vegetativo delle uve più tardive (con particolare riferimento a quelle a bacca rossa”).
In caso contrario, i futuri aggiornamenti delle stime di produzione potrebbero indicare un valore inferiore alla soglia dei 40 milioni di ettolitri. La seconda conseguenza riguarda gli aspetti qualitativi della produzione.
UVE PIU’ SANE DELLA MEDIA
Il clima caldo e secco ha favorito uve molto più sane della media, caratterizzate da una sensibile riduzione di fitopatie, come peronospora e oidio, a cui è seguito un minore numero di trattamenti fitosanitari.
Allo stesso modo, il grado zuccherino risulta superiore lungo tutta la Penisola mentre la ridotta escursione termica tra giorno e notte non ha favorito l’ottimale sviluppo degli aromi. Le uve bianche presentano in generale un’acidità minore della media, mentre le uve rosse mostrano un minore contenuto di antociani e una conseguente non ottimale colorazione della bacca.
Ismea e Uiv tirano così le somme: “La vendemmia 2017, pertanto, presenta alcune anomalie sia quantitative che qualitative che, con le dovute differenze tra zone di produzione, dovranno essere gestite accuratamente in cantina durante la fase di vinificazione”.
SERVE UN NUOVO MODELLO AZIENDALE?
Da un punto di vista più generale, la vendemmia 2017 registra il riaccendersi del confronto tra gli operatori sulle problematiche legate ai cambiamenti climatici e agli strumenti agronomici, organizzativi e finanziari che consentono di mitigare gli effetti negativi sul livello produttivo. Se il dibattito agronomico si incentra sulle varietà più resistenti alla siccità e al corretto utilizzo delle irrigazioni di soccorso, l’annata in corso ha messo in luce le difficoltà e le rigidità dei modelli organizzativi aziendali.
“L’anticipo della vendemmia, con la sovrapposizione di cicli di conferimento di uve raccolte precedentemente in periodi ben definiti – evidenziano Ismea e Uiv – ha costretto le aziende a rivedere sia i piani in vigna che, soprattutto, quelli di gestione della cantina. Mai come quest’anno i fattori di organizzazione aziendale, di adeguamento dei sistemi produttivi e di mitigazione del rischio faranno la differenza sui risultati economici, introducendo un ulteriore elemento di discrimine competitivo. Le previsioni di produzione Ismea-Uiv si inseriscono in un quadro economico che conferma il trend positivo del settore di questi ultimi anni”.
I LISTINI DEI VINI I listini dei vini comuni, storicamente più sensibili dei Doc-Docg alle oscillazioni produttive, mostrano una tendenza all’aumento. Secondo le rilevazioni Ismea, infatti, la campagna si è aperta con i prezzi di agosto in crescita del 4% sui bianchi comuni e del 2% sui rossi comuni rispetto a luglio. Anche su base tendenziale, quindi su agosto 2016, si evidenziano prezzi in aumento, soprattutto per i bianchi.
Si conferma d’altra parte, il buon momento delle esportazioni di vino italiano sui mercati esteri. Elaborazioni Ismea su dati Istat registrano, per i primi cinque mesi del 2017, un incremento del +6,2% in volume, accompagnato dal +6,4% in valore. Se tale valore di crescita venisse confermato a fine anno, le vendite italiane arriverebbero alla soglia dei 6 miliardi di euro per un volume superiore ai 21 milioni di ettolitri.
PIEMONTE Nel 2017 il vigneto del Piemonte è stato esposto, come il resto della Penisola, a caldo e siccità, cui si sono aggiunte anche altre avversità meteo quali le gelate tardive e le grandinate, verificatesi sia in primavera che in estate.
Dopo un inverno contraddistinto da un clima piuttosto mite con rare nevicate e pochi giorni con temperature al di sotto dello zero, anche la primavera è iniziata con il bel tempo, ma poi c’è stata una brusca inversione di tendenza.
Appena dopo la metà di aprile, una ventina di giorni di freddo, anche intenso, hanno determinato infatti un forte abbassamento delle temperature, con numerose gelate tardive e alcune grandinate precoci, in particolare nella zona del Barbaresco, nelle Langhe.
Dopo la prima decade di maggio, la situazione climatica è gradualmente migliorata e le temperature hanno ripreso a salire. Da metà giugno in poi si sono avuti due elementi costanti: temperature elevate, a volte anche esagerate, fino a sfiorare 40 °C, e assenza pressoché totale di precipitazioni.
Il germogliamento è iniziato con circa due settimane di anticipo rispetto alla media e anche fioritura e allegagione sono state anticipate, ma non sempre hanno potuto contare su condizioni climatiche favorevoli, mostrando quindi una certa disomogeneità tra le diverse zone. L’accelerazione dello stato vegetativo si è ripresentata con l’invaiatura, con situazioni di totale eccezionalità: molte delle vigne hanno invaiato nei primi 20 giorni di luglio, con una ventina di giornate di anticipo sul dato medio. L’anticipo della raccolta è stato in alcuni casi anche di 30 giorni rispetto a una vendemmia considerata normale.
È stato fondamentale il monitoraggio costante delle curve di maturazione vigneto per vigneto per raccogliere e portare in cantina le uve nelle migliori condizioni possibili. Se le operazioni di raccolta continueranno con questa cadenza si potrà chiudere la vendemmia prima della fine di settembre.
L’assenza di precipitazioni e il clima caldo hanno però scongiurato l’insorgere di problematiche fitosanitarie, ad eccezione di alcuni attacchi di oidio.
LOMBARDIA (-27,5%)
La stagione vegetativa è iniziata con un anticipo di circa 10 giorni rispetto alla media. Le fasi fenologiche successive si sono svolte regolarmente salvo essere poi bruscamente interrotte da una seria gelata primaverile che ha colpito prioritariamente i vigneti dell’Oltrepò Pavese e della Franciacorta. In quest’ultima zona ha avuto poi impatto negativo anche la grandine, caduta ad estate avanzata.
Altro fattore comune è stato il decorso siccitoso dell’estate. Questi fattori, se pur non egualmente presenti in tutta la regione, hanno determinato un calo produttivo medio stimato nell’ordine del 25-30%, anche se in alcuni areali la percentuale di perdita è stata notevolmente più elevata.
Buona, con punte di ottimo, tuttavia la qualità delle uve. Le uve basi spumante, la cui raccolta è iniziata nei primissimi giorni di agosto, hanno evidenziato corretti valori di tenore zuccherino ed acidità. La vendemmia è entrata nel vivo dalla seconda metà di agosto e ad ora si stima che sia stato portato in cantina circa il 70% del prodotto. Molto bassa l’incidenza di attacchi patogeni.
VALLE D’AOSTA (-32,5%)
La perdita produttiva è imputabile in primo luogo alle gelate primaverili e in seconda battuta alla grandine. L’incidenza di fitopatie è stata mediamente bassa, fatta eccezione per l’oidio la cui presenza è stata superiore alla norma.
LIGURIA (-25%)
La siccità è, invece, alla base della perdita produttiva della Liguria. Cacciata, fioritura e allegagione erano state ottime, ma la prolungata siccità e il caldo estivo, cui si sono aggiunte le grandinate di luglio in provincia di Imperia, hanno complicato il processo di maturazione. Le uve sono comunque sane e con una gradazione dai 3 ai 5 gradi superiore allo scorso anno.
VENETO (-17,5%) Anche in Veneto il calo produttivo è da imputare a un mix di eventi sfavorevoli che hanno preso l’avvio in aprile (gelate) e si sono intensificati con l’estate (stress idrico e alcune grandinate). A questi fattori si è sommata anche la minor produttività fisiologica delle viti, dovuta all’abbondante produzione del 2016, in parte compensata dall’entrata in produzione di nuovi impianti. In definitiva, la flessione, sebbene significativa, dovrebbe attestare la produzione regionale sostanzialmente sui livelli medi.
Anno difficile, comunque, per fare previsioni perché si è registrata una forte variabilità non solo tra i diversi areali della regione, ma anche tra vigneti contigui. A fare la differenza è stato sicuramente il ricorso all’irrigazione di soccorso, ma anche la diversa esposizione del vigneto o l’ubicazione in termini altimetrici. Abbastanza confortanti, intanto, i primi dati sulle rese uva/vino che risultano superiori a quanto ci si aspettasse.
Nel Veronese, ad ora, nella zona del Valpolicella e del Soave si stima una flessione inferiore alla media regionale, mentre potrebbe essere superiore alla media nel Bardolino, dove la gelata di aprile ha interessato circa un migliaio di ettari e la grandine del 10 agosto una zona più ristretta. Più consistente invece la riduzione prevista spostandosi ulteriormente ad est nella provincia di Vicenza (Colli Vicentini, Gambellara), in cui la gelata del 19 aprile ha fatto danni rilevanti. Limitata la flessione delle uve destinate ai “Prosecchi”.
Per il Conegliano Valdobbiadene Docg le quantità sono nella media dello storico. Nel caso del Prosecco Doc i cali di resa in alcuni areali sono stati compensati dall’entrata in produzione dei nuovi impianti stabiliti nel 2016, dallo sblocco della riserva vendemmiale 2016 e dall’ammissione straordinaria di altri 2.000 ettari per la sola annata 2017.
Le uve si presentano complessivamente sane, non essendosi create le condizioni per emergenze fitosanitarie particolari, di buona qualità e caratterizzate da maturazioni tipiche delle annate calde. L’anticipo di vendemmia è di circa una settimana rispetto alla norma.
TRENTINO ALTO ADIGE (-12,5%) Decisamente contenuta, rispetto alla media nazionale, la flessione stimata nella regione. A condizionare il risultato sono state le avversità meteo legate soprattutto alle gelate e alla grandine. L’annata viticola in Trentino è stata caratterizzata da una partenza molto precoce della vegetazione, con un ritorno di freddo nella terza decade di aprile accompagnato da gelate che hanno danneggiato soprattutto i vigneti di fondovalle.
Poi è seguito un periodo di siccità nel mese di maggio che ha richiesto il soccorso degli impianti d’irrigazione a goccia. Il caldo di luglio ha accelerato la maturazione delle uve, ma ad agosto il protagonista è stato ancora il maltempo. Bombe d’acqua accompagnate da venti molto forti e da grandinate hanno colpito in particolare la Piana Rotaliana e la zona di Giovo in Val di Cembra.
La vendemmia, anticipata di circa dieci giorni, rispetto alla media, è iniziata subito dopo ferragosto con le uve base spumante e proseguita con Pinot grigio e Muller Thurgau. Dalla seconda settimana di settembre si inizierà con le uve rosse. La qualità delle uve oscilla tra il buono e l’ottimo e si confida molto nelle tradizionali escursioni termiche tra il giorno e la notte, così da permettere alle uve rosse di raggiungere la completa maturazione anche per quanto riguarda aromi e polifenoli.
In provincia di Bolzano la vendemmia è iniziata piuttosto precocemente (circa 10 giorni rispetto al 2016) nell’ultima settimana di agosto nella zona di Terlano con la raccolta del Sauvignon bianco. Rispetto al Trentino la situazione legata alle gelate di aprile è risultata meno problematica, in quanto i vigneti altoatesini sono principalmente situati a più alta quota.
Di contro, le grandinate di agosto hanno colpito le zone della Bassa Atesina e la Valle d’Isarco. Complessivamente la qualità delle uve è considerata da buona a ottima. Le malattie fungine sono state ben contenute e sono stati minimi i danni da tignola e tignoletta.
FRIULI VENEZIA GIULIA (-11,5%) L’annata meteorologica ha avuto un decorso generalmente favorevole fino alla gelata della seconda metà di aprile, cui sono seguiti caldo e siccità in estate. A creare ulteriori problemi è intervenuta una grandinata nella prima metà di agosto. Il clima secco e caldo ha però contribuito ad avere uve sane: la peronospora ha inciso per il 50% in meno rispetto al 2016 e la botrite ha colpito meno del 5% dei grappoli.
Anche in Friuli il grado zuccherino dell’uva è elevato, il più alto delle ultime cinque campagne. Il peso medio degli acini è superiore del 35% rispetto a quello dello scorso anno (con un rapporto polpa/buccia favorevole alla prima), ma ci sono meno acini per grappolo e meno grappoli per pianta.
La raccolta delle varietà per basi spumante è iniziata il 21 agosto, con un anticipo di circa 6 giorni sulla media storica. Tra i vini bianchi, i primi a essere stati raccolti, quindi quelli che hanno sofferto di più caldo e siccità, si fanno ottime previsioni qualitative per Pinot grigio, Friulano e Sauvignon.
EMILIA ROMAGNA (-25%)
La vendemmia dell’Emilia Romagna arriva dopo diverse vicissitudini climatiche che hanno pesantemente condizionato il risultato produttivo: ai danni da gelate si sono aggiunti quelli da siccità e grandine nei mesi estivi. L’avvio vegetativo ha mostrato un anticipo almeno di una settimana rispetto alla media, poi le fasi fenologiche si sono succedute regolarmente fino alla gelata della terza decade di aprile.
Gli effetti da gelata sono stati molto eterogenei e si sono differenziati per vitigno ed esposizione. L’Ancellotta è la varietà che ha subito più danni, mentre il Lambrusco Salamino è quello che ha avuto meno conseguenze negative. La maturazione è stata buona, ma certamente condizionata dalle alte temperature e da una prolungata assenza di piogge.
In regione ha piovuto meno di quanto non avesse fatto in tutto il 2015, altro anno annoverato come caldo e siccitoso, con danni soprattutto nelle zone collinari. Si è fatto ricorso all’irrigazione di soccorso con gli invasi ridotti spesso ai livelli minimi.
La vendemmia, iniziata con circa due settimane di anticipo sulla media nelle zone collinari e di dieci giorni in pianura, si prospetta con un forte calo produttivo, anche a causa della resa in vino più bassa dello scorso anno. A questo però si affianca una qualità dal buono all’ottimo, dovuta anche alla pressoché totale assenza di fitopatie, e una gradazione delle uve leggermente più alta dello scorso anno.
TOSCANA (-32,5%)
Annata difficile quella del vigneto toscano, segnata in modo importante dalla siccità che ha colpito più o meno tutta la regione, con difficoltà a compensare la mancanza di pioggia attraverso interventi di irrigazione di soccorso. Le gelate di aprile, tra il 18 e il 20, hanno colpito alcune zone del Chianti, del Nobile, della Vernaccia, andando a compromettere parte della cacciata che era stata da buona a ottima in tutta la regione.
Questo ha chiaramente avuto ripercussioni negative su tutte le fasi successive, a partire dalla fioritura. Nelle zone non colpite dalle gelate, invece, fioritura, allegagione e invaiatura sono risultate mediamente buone, con punte di ottimo nella zona costiera a nord della Toscana, dove l’allegagione è avvenuta con circa 20 giorni di anticipo.
Poco significativa l’incidenza di malattie in tutta la regione e le uve si presentano dunque sane e con una gradazione più elevata rispetto agli ultimi cinque anni. Anche in Toscana lo sviluppo vegetativo ha sovvertito un calendario considerato normale, soprattutto laddove gli anticipi si possono conteggiare tra i 18 e i 21 giorni.
Per quando riguarda la quantità delle uve, si prevede una vendemmia generalmente scarsa, con cali contenuti nella zona del Morellino fino ad arrivare anche a punte di -40% nelle zone del Chianti, di Montepulciano e Massa Marittima. Come sempre, per la vendemmia del Sangiovese sono decisivi i primi giorni di settembre anche se molti danni da siccità non sembrano più sanabili
Problema che affligge i vigneti toscani, e che pare un unicum nel panorama nazionale, è la presenza degli ungulati, i cui danni alle vigne devono essere ormai conteggiati nelle cause di riduzione produttiva.
UMBRIA (-35%) Due gli eventi principali che hanno caratterizzato questa annata in Umbria: la gelata di fine aprile e l’eccezionale siccità che si è protratta per tutta l’estate, da giugno ad agosto. La gelata ha colpito in particolare i vitigni più precoci, che in quel momento avevano già germogliato e che hanno dovuto ricominciare il ciclo. Meno problemi per le uve più tardive che erano all’inizio del germogliamento.
L’estate calda, con una scarsa escursione termica tra il giorno e la notte, ha comportato un anticipo di alcuni parametri di maturazione, quali gli zuccheri, di almeno 15 giorni. Una delle sfide di questa vendemmia sarà quella di portare in cantina uve con parametri più possibile equilibrati visto che la raccolta è iniziata nei primi giorni di agosto.
Le uve tradizionalmente precoci, Chardonnay, Sauvignon e Pinot nero, sono risultate sane anche se con una lieve carenza di acidità. Poi toccherà a Sangiovese e Sagrantino e, in particolare per quest’ultimo, un lieve abbassamento delle temperature e qualche pioggia, potrebbero comportare un’evoluzione migliorativa rispetto alle aspettative attuali.
MARCHE (-27,5%) Anche le vigne marchigiane si sono trovate ad affrontare le gelate tardive, giunte il 22 e 23 aprile, che hanno imposto una selezione naturale nei vigneti della regione. Dal freddo si sono salvate diverse zone dei Castelli di Jesi, là dove il mare con i suoi benefici influssi ha mitigato la morsa del gelo. Il maltempo ha segnato ancora, negativamente, le sorti della vendemmia 2017 con la grandine nella terza decade di giugno e ancora nella seconda di luglio.
L’annata meteorologica ha mostrato tutta la sua complessità nel periodo estivo, con siccità e alte temperature che hanno messo a dura prova soprattutto i vigneti collinari, dove l’approvvigionamento idrico risulta più difficoltoso rispetto agli impianti di pianura.
Si registra, in positivo, la pressoché totale assenza di patologie fungine, che ha dato modo alle viti, dopo le dure prove del freddo, di sviluppare uve in ottima salute. Cronologicamente ci si è trovati ad affrontare una vendemmia anticipata di 15 o 20 giorni. La raccolta dei bianchi internazionali e delle basi spumante è già avvenuta, per la vendemmia del Verdicchio si inizierà intorno alla metà di settembre.
Quest’anno i grappoli sono più piccoli della media, la buccia degli acini è più spessa e le uve presentano un minore grado di acidità. La qualità sarà nel complesso buona. Si spera in una normalizzazione del clima e in qualche pioggia che possa far recuperare quantità sul Montepulciano, vitigno tardivo.
LAZIO (-32,5%)
Un inverno mite ha fatto partire il ciclo vegetativo in anticipo rispetto agli anni passati. Poi la gelata primaverile ha interrotto la cacciata delle viti in buona parte dei vigneti di quota e di fondovalle, provocando una riduzione della produzione. L’estate che è seguita è stata caratterizzata da siccità e alte temperature come non si ricordava da molto tempo.
Per circa tre mesi non è mai piovuto, a parte alcune sporadiche piogge nelle denominazioni più interne, e per circa 60 giorni le temperature registrate sono state superiori ai 30°, con punte di oltre 40, e con scarso gradiente giorno/notte. Bassa l’incidenza delle malattie nel vigneto, quasi assente la peronospora, appena più alta la presenza dell’oidio.
Le uve nei vigneti appaiono sanissime, leggermente “abbronzate” le bianche. La loro qualità si preannuncia buona: meno profumi e gradazione molto superiore alla media. Per i vitigni non ancora totalmente vendemmiati, come il Cesanese, il Montepulciano e il Merlot, si ritiene che qualche pioggia di inizio settembre possa ancora riequilibrare la situazione.
ABRUZZO (-30%)
Un inverno che, inizialmente, sembrava avaro di neve si è riscattato in extremis con abbondanti nevicate tardive, che sono risultate una preziosa riserva d’acqua nella torrida estate abruzzese. La seconda decade di aprile ha visto, invece, l’affacciarsi di un gelo tardivo che ha colpito i fondivalle e i vigneti più in quota della regione, intaccando il ciclo vegetativo delle varietà più precoci. Poche, fortunatamente, le grandinate, con qualche piccola eccezione durante il mese di giugno nel sud del territorio regionale.
Poche le difficoltà di ordine fitosanitario, tra cui qualche attacco di oidio mentre sono state praticamente assenti peronospora e altre patologie. Il caldo eccessivamente prolungato, sia nelle altissime temperature diurne, sia in quelle notturne, accompagnato dalla quasi totale assenza di precipitazioni, ha comportato una significativa riduzione della quantità di uve subito evidente nelle più precoci (bianche internazionali e Pecorino) portate in cantina con un anticipo di 15-20 giorni sulle tabelle tradizionali.
Di contro, si registra un perfetto stato sanitario, sia sulle uve convenzionali che bio, sebbene con una leggera disidratazione e un lieve deficit in acidità. Per i restanti bianchi ancora in vigna, Trebbiano in particolare, generalmente resistente alla siccità, si auspica l’assenza di precipitazioni che a questo punto potrebbero risultare più che altro nocive. Discorso a parte merita il Montepulciano, vitigno rosso più importante della regione, molto tardivo, per il quale qualche pioggia potrebbe ancora essere utile all’assestamento di quantità e qualità su valori normali.
CAMPANIA (-12,5%) La situazione regionale appare, in termini percentuali meno problematica rispetto alla media nazionale. Questo però è attribuibile solo al fatto che il confronto viene effettuato rispetto ad un 2016 particolarmente scarso a causa, soprattutto, del cattivo tempo e delle alluvioni.
Le prime fasi vegetative, in realtà, avevano fatto pensare al ritorno ad una produzione nella normalità, ma la scarsità di piogge ed il gran caldo hanno contribuito ad avere un’altra scarsa produzione. Da segnalare che in alcune aree anche le gelate primaverili avevano già compromesso la resa in uva.
CALABRIA (-25%) La siccità ha avuto ripercussioni pesanti anche in Calabria dove, comunque, la vendemmia è ancora all’inizio e si spera nelle piogge per recuperare sia quantità che qualità. Particolarmente scarse anche le vendemmie in Basilicata (-32%) e Molise (-25%).
PUGLIA (-30%) Condizioni climatiche particolarmente anomale durante tutte le fasi vegetative hanno influito sui risultati della vendemmia pugliese 2017. A fine aprile vi sono stati abbassamenti di temperatura che, in alcune zone della Puglia, hanno da subito provocato perdite di prodotto. Il prosieguo della stagione è stato invece caratterizzato da un lungo periodo di alte temperature e siccità.
Da un punto di vista fitopatologico la stagione è stata tranquilla, perché l’assenza di pioggia non ha creato condizioni favorevoli alla proliferazione di patogeni, quali peronospora e botrite. Le uve giunte in cantina sono risultate mediamente più sane rispetto alle passate stagioni e con una gradazione superiore.
Complessivamente, quindi, la stagione in corso sembra caratterizzarsi per due fattori. Da una parte, forti cali produttivi, per i quali notevole è stato il contributo della siccità. Dall’altra, la qualità dell’uva e dei vini bianchi e rosati è considerata ottima. Per i rossi allo stato attuale potrebbe esserci il rischio che non vi sia allineamento tra la maturazione tecnologica (zuccheri e acidità) e quella fenolica (tannini e antociani).
SICILIA (-35%) La vendemmia siciliana del 2017 sarà annoverata come una delle più precoci degli ultimi decenni, tanto che i primi grappoli sono stati portati in cantina il 22 luglio. L’eccessivo caldo ha dato un’accelerata alla fase della maturazione, costringendo a un anticipo delle operazioni in vigna, perfino di 15 giorni, per quasi tutte le varietà, comprese le rosse. Le alte temperature, che non hanno risparmiato neppure le ore notturne, hanno falsato la fase della maturazione portando ad una rapida disidratazione delle uve.
Dopo un inverno e una primavera piuttosto miti, in termini di temperature, e con sufficienti livelli di precipitazioni, l’arrivo dell’estate ha fatto salire vertiginosamente i termometri, con la colonnina di mercurio che, soprattutto nelle aree più interne, si è per più giorni consecutivi attestata anche oltre i 40 gradi.
A questo si è sommata l’assenza totale di piogge. Risultato: rese che si prevedono in netto ribasso, con percentuali variabili in base al ricorso, o meno, all’irrigazione di soccorso dei vigneti. Anche in questa regione comunque, è toccato fare i conti con il problema della capacità degli invasi di rispondere alla domanda dei produttori, non solo viticoli.
Meno problematica rispetto ad altre zone l’area dell’Etna in cui il caldo estivo è stato in parte mitigato dall’effetto altura. In linea generale, a soffrire meno sono stati i vitigni situati nelle aree più vocate e quelli la cui gestione oculata della chioma ha permesso di proteggere i grappoli dai raggi del sole. Le uve che sono riuscite a superare l’ondata di calore senza bruciarsi, mostrano una qualità molto buona e una gradazione piuttosto elevata.
SARDEGNA (-35%) La situazione è simile anche nell’altra grande Isola. Alla flessione della quantità delle uve, a causa delle gelate primaverili, della mancanza di pioggia e dell’eccessivo e prolungato caldo, si aggiunge anche la riduzione delle rese uva/vino. In Sardegna, come in Sicilia, la vendemmia ha avuto inizio l’ultima settimana di luglio, con un anticipo di più di due settimane sul normale calendario.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
(3,5 / 5) Tre parole: colline fertili, lavoro e passione. Da qui nascono i vini di Umberto Cesari, una sfida iniziata negli anni Sessanta con venti ettari di vigneto nei terreni collinari al confine tra l’Emilia e la Romagna.
Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper finisce oggi il Sangiovese Doc di Cesari, vendemmia 2014, in vendita nei supermercati Interspar.
LA DEGUSTAZIONE Il vino si presenta limpido, color rubino vivace, consistente nel calice. Al naso si percepisce intenso e piuttosto complesso, bouquet fruttato e floreale con frutti maturi di ciliegia e frutti di bosco e fiori come la violetta, sentori di marmellata e marasca e spezie tostate come tabacco e caffè.
In bocca, il Sangiovese Iove di Umberto Cesari è caldo, morbido, pieno ed elegante, abbastanza fresco, leggermente tannico. Di corpo, risulta avvolgente e armonico nel complesso. Piuttosto duttile nell’abbinamento, è particolarmente consigliato con piatti saporiti di carne e selvaggina, ma anche con formaggi stagionati, salumi o primi piatti di pasta ripiena.
LA VINIFICAZIONE
Il vino è classificato come Romagna Doc Sangiovese, ottenuto da uve 100% Sangiovese, con titolo alcolometrico di 12,5%. L’affinamento avviene in vasche di acciaio per 3 mesi.
Le uve usate per produrre Iove Sangiovese Doc vengono raccolte interamente nel podere Parolino, che copre due versanti di una stessa collina, con un’esposizione ottimale tutto l’anno. Nel Podere Parolino si coltivano anche Merlot, Trebbiano e Sauvignon Blanc.
La grande ricchezza dell’azienda sono di fatto 6 poderi (Ca’ Grande, Liano, Laurento, Tauleto, Casetta e Parolino). La Umberto Cesari consta di 175 ettari di vigneti, una cantina di 18 mila metri quadrati, nonché una sede aziendale che accoglie il wine shop e la sala degustazione.
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Anche Golia ha un cuore. E batte slow. Very slow. Il gigante romagnolo del Tavernello, lo stesso capace di imbottigliare 2 milioni di ettolitri di vino l’anno, si avvale di due enologi attivisti di Slow Food e Slow Wine.
Il gigante in questione di nome fa Caviro, leader indiscusso del mercato nazionale del vino al supermercato. Tra i primi dieci al mondo per fatturato, con 304 milioni di euro. Nulla a che vedere con la Chiocciola di Carlo Petrini? Solo in apparenza. Pietro Cassani e Giacomo Mazzavillani (nella foto, sotto), rispettivamente responsabile del laboratorio enologico e del processo di lavorazione vino alla Caviro di Forlì, sono lì a dimostrare il contrario.
Il volto meno conosciuto della più grande cooperativa agricola italiana. Un impero fondato sui numeri, ma anche sulla qualità. “La costanza nella riconoscibilità dei nostri prodotti sul mercato – spiega Giordano Zinzani, responsabile Normative e Tecniche Enologiche di Caviro – è per noi il primo sinonimo di qualità, che riusciamo a garantire grazie al confronto trentennale con i nostri conferitori di uve e al lavoro dei nostri enologi. Un aspetto che ci viene riconosciuto da 7 milioni e 200 mila famiglie consumatrici in Italia”.
“I nostri standard qualitativi – precisa Zinzani – sono dettati da frequenti panel di assaggio dei prodotti dei nostri competitor internazionali. A livello operativo, invece, stimoliamo le 34 cantine conferitrici, situate da nord a sud del Paese, con un sistema di liquidazione che invogli a fare sempre meglio in vigna, di vendemmia in vendemmia”.
Tredicimila i viticoltori che fanno parte della famiglia Caviro, in sette regioni d’Italia. Trentasette mila gli ettari di vigneti lavorati, in totale. Tradotto: la cooperativa romagnola produce, da sola, l’11% dell’uva italiana. E’ grazie a questa grande disponibilità che i blend Tavernello riescono ad essere sempre uguali negli anni. “Riconoscibili dal consumatore”, per dirla con Zinzani.
Un puzzle, anzi la sintesi, “del meglio della produzione annuale dei vigneti dei conferitori”, assemblati da uno staff di 6 enologi (cinque di stanza a Forlì, uno a Savignano sul Panaro, nei pressi di Modena), tre analisti di laboratorio e quattro impiegati all’Assicurazione qualità.
“Il numero degli enologi, in realtà – spiega Giordano Zinzani – si aggira sulla cinquantina. I primi controlli vengono effettuati dalle nostre cantine associate, in loco. Le uve arrivano a Caviro già vinificate, secondo i rigidi parametri dettati ai viticoltori. Solo in questa fase, si assiste all’intervento diretto del nostro personale, che degusta e testa i campioni e li assembla, dopo aver identificato il blend più consono alle esigenze del mercato di riferimento, che sia italiano o estero”.
Altra faccia della medaglia, la produzione di vini a Indicazione geografica tipica (Igt) e a Denominazione di origine controllata (Doc), “in cui – commenta Zinzani – puntiamo a garantire, valorizzare e conservare la tipicità dei singoli territori”.
LE UVE CAVIRO: IL SISTEMA DI LIQUIDAZIONE
Dal Friuli Venezia Giulia arrivano principalmente Merlot, Cabernet, Refosco, Pinot Grigio, Glera, Chardonnay e Sauvignon (una cantina associata, 1790 ettari). Dall’Emilia Romagna Sangiovese, Lambrusco (principalmente Sorbara), Merlot, Ancellotta, Trebbiano, Chardonnay, Albana e Grechetto Gentile (14 cantine, 19.002 ettari). Dalla Toscana giungono Sangiovese, Brunello, Merlot, Trebbiano e Vermentino (2 cantine, 1.090 ettari).
Dall’Abruzzo Montepulciano, Trebbiano, Pecorino e Chardonnay (9 cantine, 8.218 ettari). Dalla Puglia Primitivo, Negroamaro, Malvasia Nera, Nero di Troia, Chardonnay, Bombino e Verdeca (3 cantine in Salento, 922 ettari). Dalla Sicilia, infine, Nero d’Avola, Syrah, Grillo, Catarratto, Inzolia e Grecanico (6366 ettari, una cantina: la Petrosino di Trapani, seconda per dimensioni in Italia solo a Settesoli).
Uve che hanno un prezzo. Di fatto, è sul terreno della liquidazione dei conferitori che si gioca una delle partite più importanti per Caviro. “Di anno in anno, verso dicembre – spiega Giordano Zinzani – la cooperativa stabilisce un budget per i vini. Viene stabilito un minimo garantito, che viene corretto in base alla conformità agli standard richiesti”.
Le sorti dei viticoltori è delle cantine associate a Caviro sono nelle mani di uno staff di enologi che si riunisce una volta alla settimana, a Forlì. “Tutte le singole partite – evidenzia Zinzani (nella foto) – sono valutate in funzione della qualità specifica di quel campione. Ogni ritiro viene catalogato e degustato da una commissione composta dagli enologi Caviro e da quelli delle stesse cantine associate. Degustazioni che, ovviamente, avvengono alla cieca, sulla base di schede di valutazione Assoenologi, con punteggio in centesimi. Questo punteggio, assieme alla rispondenza dei caratteri analitici, contribuisce alla modifica del prezzo base garantito ai soci”.
Raffaele Drei, presidente della Cooperativa Agrintesa, non ha dubbi. “Oggi Agrintesa è il socio più grande della compagine sociale Caviro e tramite il Consorzio colloca direttamente al consumatore una quota importante del proprio vino. Siamo fortemente impegnati e interessati alla crescita sia come quota di mercato che come modello di filiera vitivinicola integrata”.
“I fattori di successo per i soci Caviro sono stati ben delineati dai direttori delle Cantine intervenuti all’ultimo incontro con la base sociale: Cristian Moretti, direttore generale Agrintesa, Roberto Monti, direttore della Cantina Sociale Forlì e Predappio, Fabio Castellari, direttore della Cantina Sociale Faenza. Tutti hanno sottolineato, come comuni denominatori di crescita e sviluppo, l’avanguardia qualitativa per una buona liquidazione dei soci, l’innovazione e la capacità di differenziare”.
Rispetto alle zone più lontane dalla “base”, ai soci viene riconosciuta una cifra che si aggira attorno ai 35 centesimi al litro. Per i viticoltori dell’Emilia Romagna, si sale sino a 45 centesimi con il Lambrusco. I picchi si toccano con i vini Igt, 60 centesimi al litro, e a Denominazione di origine controllata, valutati in media fino a 1 euro. Cifre che Zinzani snocciola senza timore.
“Fra i principali tratti vincenti – aggiunge Raffaele Drei – sono stati individuati la concentrazione e specializzazione dei centri di vinificazione, la capacità di realizzare velocemente progetti di produzione per vini con caratteristiche diverse e una buona integrazione di pianura e collina. Per i soci di Caviro è di fondamentale importanza poter ragionare in una logica di mercato fatta anche di liquidazioni differenziate su molteplici variabili, come lo stabilimento, l’area di produzione, le giornate di conferimento e l’effettiva qualità. Merito anche di una base sociale caratterizzata da coesione e ricettività, aperta a un ricambio generazionale in grado di garantire uno sguardo sul futuro”.
IL TOUR E che Caviro sia proiettata al futuro, lo si capisce al primo sguardo dello stabilimento di Forlì. Dall’esterno, gli 82 serbatoi del sito produttivo di via Zampeschi 117 offrono bene l’idea delle dimensioni del business della cooperativa, con i loro 340.578 ettolitri di capacità complessiva. All’interno, altri 133 “silos” contenenti vino, per un totale di 126.670 ettolitri. Caviro, per chi non l’avesse capito, è questo, prima di tutto: una delle maggiori cantine italiane, con serbatoi per un totale di 467.248 ettolitri complessivi. E’ qui che staziona il vino prima delle chiarifiche e delle filtrazioni, che anticipano la stabilizzazione.
Centonovantaquattro milioni di litri le vendite a volume del colosso romagnolo nel 2016, suddiviso tra i brand Tavernello, Castellino, Botte Buona, Terre Forti, Romio, VoloRosso, Salvalai, Cantina di Montalcino, Da Vinci, Leonardo, Monna Lisa e Cesari. Export in 70 Paesi. Due le linee per l’imbottigliamento. Quella nuova, inaugurata a settembre dello scorso anno, ha una velocità di 18 mila bottiglie l’ora. La più vecchia risale agli anni ’90 ed è ancora in funzione, anche se in fase di ammodernamento.
In quest’area dello stabilimento, il prodotto finito viene movimentato su pallet da veri e propri robot. “Le chiamiamo navette – precisa l’enologo Pietro Cassani, che guida il tour -. Si muovono autonomamente su percorsi prestabiliti del magazzino di stoccaggio e sono solo uno degli aspetti all’avanguardia del sito produttivo di Forlì”. In uno degli angoli dello stabile, di fatto, sembra aprirsi una porta temporale sul futuro. Roba da farti sentire – almeno per un attimo – un po’ come Donny Darko, alle prese col suo coniglio gigante.
Un magazzino da 10 mila posti pallet completamente robotizzato, col quale alcune catene della Grande distribuzione (o, meglio, i loro Ce.Di, i centri distributivi delle varie insegne) hanno la possibilità di connettersi via web, emettendo ordini che vengono indirizzati direttamente a una delle 14 “ribalte” del magazzino, in base alla destinazione. Ti pizzichi la guancia mentre osservi quel braccio meccanico, senza il minimo controllo umano, andare a pescare proprio quel pallet, lassù.
La voce dell’enologo Cassani, Cicerone per un giorno, ti riporta alla realtà, poco più in là. Davanti alle bobine di Tetra Pak pronte per la sterilizzazione, prima di essere riempite di vino in impianti simili a quelli utili per “inscatolare” latte. Guardi in faccia i dipendenti uno ad uno, credendo che all’improvviso salti fuori Michael J. Fox. Aguzzi le orecchie per sentire qualcosa d’altro (che so? Johnny B. Good, per restare in tema).
Ma il suono, sottile e monotono, è quello della catena di montaggio dei brik di Tavernello. L’unico elemento che, nel suo piccolo, ricorda quella chitarra rosso fiammante. Altro che quattro quarti. Qui si gira al ritmo di 7-8 mila pezzi l’ora, su un totale di 10 linee. Vino in brik pronto per il consumo, “senza pastorizzazione, bensì con filtrazione sterile”, tiene a precisare Cassani. L’enologo del rock’n’roll di Caviro.
Prima di raggiungere i laboratori d’analisi, dove l’intero staff è all’opera sugli ultimi campioni giunti allo stabilimento, ecco l’unica zona inattiva del magazzino: quella per il confezionamento dei “Bag in Box” da 3 e 5 litri, destinati sopratutto al mercato francese. La grandeur. Come formato, s’intende. Biensûr.
IL FENOMENO TAVERNELLO Italiana, italianissima, anzi romagnola (se no si offende), l’inclinazione (linguistica) di Elena Giovannini (nella foto). “L’upgrade qualitativo dei prodotti – commenta la responsabile Marketing Daily di Caviro – è stato uno degli obiettivi perseguiti dalla nostra azienda sin dal 1983, anno in cui abbiamo dato vita al vino in brik. Inizialmente era soltanto Sangiovese o Trebbiano. Poi, chiaramente, i volumi venduti erano talmente elevati che il sourcing non era più sufficiente a coprire la richiesta. I due vitigni sono ancora parte fondamentale dei nostri blend, vino bianco e vino rosso d’Italia”.
Cosa caratterizza questa marca? “Il fatto di garantire uniformità di gusto e una costanza negli anni – replica Giovannini – un grande pregio per i nostri consumatori”. Chi sono? “Il target è ben definito: è chiaro che si parla di quotidianità, ma anche di garanzia di un certo standard qualitativo”. La diversificazione dell’approccio al mercato del vino da parte dei consumatori, anno dopo anno, ha convinto tuttavia Caviro ad allargare la proposta di referenze, riunite sempre sotto lo stesso marchio.
“Nel 2010 lanciamo i frizzanti bianco e rosato – ricorda Elena Giovannini – come naturale prosecuzione della marca generica Tavernello, sempre a base delle nostre cantine sociali socie. Successivamente il lancio dello Chardonnay e, per la prima volta, vini di provenienza siciliana come il Syrah Cabernet: per la prima volta inseriamo vini di provenienza siciliana. Fino ad arrivare alla prima Doc che è il Pignoletto, proveniente dalle colline di Imola. Un vino non molto conosciuto fuori dai confini regionali, che noi abbiamo contribuito a distribuire sul mercato”.
“Facile dunque intendere come sul mercato internazionale il ‘Red blend’ Tavernello giochi un ruolo fondamentale – evidenzia la responsabile Marketing Daily di Caviro – dato che i tanti vitigni italiani non sono semplici da conoscere e da scegliere, per il consumatore straniero. Red blend, dunque, come sintesi della qualità italiana. Ovviamente abbiamo bene in mente qual è il nostro mestiere e il consumatore al quale vogliamo parlare, sia in Italia sia all’estero. E di conseguenza sviluppiamo prodotti adatti a quel tipo di esigenza: quella quotidiana”.
Un’azienda, Caviro, capace di rispondere col Pignoletto al fenomeno Prosecco. Un botta e risposta che lega il vitigno emiliano a quello veneto, anche dal punto di vista dialettico-ampelografico: Glera-Prosecco, Grechetto Gentile-Pignoletto. Inutile precisare che Caviro produca anche il re delle bollicine Charmat, grazie alle rinnovate sinergie con la Viticoltori Friulani La Delizia, in seguito all’inaugurazione della nuova sede di Orcenico Inferiore di Zoppola, il maggiore polo per la spumantizzazione del Friuli Venezia Giulia.
Tra i blend in degustazione segnaliamo, su tutti, il Trebbiano – Pinot Bianco Rubicone Igt 2016. Un mese e mezzo di legno per il Trebbiano, il resto acciaio. Altro vino dall’ottimo rapporto qualità prezzo al supermercato, tra i varietali, il blend tra Sangiovese e Merlot.
GLI ALTRI SEGMENTI DEL BUSINESS
Caviro, in realtà, non significa solo vino. La cooperativa romagnola è un vero e proprio universo circolare. “Il nostro modello di business – commenta Giordano Zinzani, tra l’altro presidente del Consorzio Vini di Romagna – è tale da iniziare in vigna per poi tornarci, con uno scarto sulla produzione quantificabile in un risicato 1%”.
Oltre al vino, la cooperativa romagnola è leader in Italia nel settore distilleria. Una diversificazione che consente a Caviro di inserirsi nel mercato dei farmaci, con la produzione – su tutti – di acido tartarico e delle “basi” alcoliche già addizionate di mentolo per il colluttorio Listerine, commercializzati dall’altro colosso Johnson & Johnson.
“In Francia vendiamo molti alcoli destinati alle liqueur d’expedition degli Champagne”, rivela Zinzani. Non ultimo il business del recupero degli scarti dell’attività di vigna, che consente a Caviro di produrre – oltre a derivati farmaceutici, alimentari e agronomici – anche energia.
Quella prodotta dal sito produttivo di via Zampeschi 117 sarebbe in grado di illuminare a giorno l’intera città di Forlì (120 mila abitanti). Energia che si tramuta in compost e fertilizzanti, chiudendo il cerchio col loro ritorno nelle vigne italiane dei soci. E allora tutto questo è slow, very slow o rock ‘n’ roll? Ai posteri l’ardua sentenza.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Dopo l’allarme lanciato da Coldiretti e la richiesta, da parte di Fivi, di una conta dei danni ufficiale, è Assoenologi a delineare il quadro delle conseguenze dell’ondata di freddo che si è abbattuta sulle vigne italiane. Il gelo, proveniente dal Nord Europa, ha colpito il Belpaese tra martedì 18 e venerdì 21 aprile. Un “nuovo inverno” per le viti di mezza penisola, in piena maturazione.
“Spesso siamo preda dell’ossessione del clima che cambia – commenta Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi -. Le gelate tardive sono una costante che ha accompagnato le vicende della viticoltura europea fin dalle sue origini. Ma in effetti la gelata dello scorso aprile non può essere considerata il risultato di un fenomeno meteorologico normale. Lo dimostra la dimensione europea dell’evento e la gravità del danno. Molto raramente, infatti, si associano gli effetti di un raffreddamento dovuto allo spostamento di grandi masse fredde dall’Artico, con quelli della perdita di calore dal suolo per irradiamento e, in molti casi, per la caduta di aria fredda lungo le pendici verso le zone più basse. La situazione – precisa Cotarella – è stata poi aggravata dall’avanzato sviluppo dei germogli per le favorevoli condizioni del mese di marzo”.
LA CONTA DEI DANNI
Dalle prime stime, secondo le rilevazioni effettuate da Assoenologi, i danni sembrerebbero ingenti. Si tratta di vigneti colpiti a macchia di leopardo, soprattutto nei terreni a fondovalle e in quelli pianeggianti, oltre che i nuovi impianti, particolarmente sensibili. “Come è facile prevedere – ha detto Cotarella – le conseguenze per la viticoltura italiana saranno, sul piano produttivo, molto gravi, anche perché sono stati colpiti alcuni distretti viticoli i cui vini sono destinati soprattutto all’esportazione. Il risultato degli interventi agronomici per il recupero della produzione dell’annata in corso si prospettano molto aleatori e potranno essere valutati solo dopo la risposta delle piante, tra qualche settimane. È opportuno invece che le scelte dei viticoltori si orientino verso il ripristino della struttura produttiva per la prossima annata”.
LA SITUAZIONE PIEMONTE. In tutto il Piemonte si stima un 5-8% di ettari di vite colpiti dalle gelate e una perdita media del 3-5% della produzione. Nella zona del Gavi i danni sono a macchia di leopardo e sembra che siano stati colpiti il 10-15% degli ettari ma con differenti problematiche, dal 5 al 100%. Mediamente la perdita complessiva non dovrebbe essere di oltre il 7-10% della produzione.
Nei comuni di Nizza, Agliano, Mombaruzzo, zona tipica del Barbera d’Asti, le gelate hanno interessato, in alcuni casi, i vigneti sino a metà collina. La prima stima dà un danno dall’8 al 10% della produzione totale. Per la zona del Barbaresco preoccupante è stata la grandinata del 16 aprile su una parte del comune di Neive.
Le gelate hanno colpito il fondovalle, mentre le posizioni ben esposte, da Nebbiolo, non sono state colpite o solo marginalmente. Stima del danno 5-7% della produzione. Anche nella zona del Barolo le gelate hanno colpito a macchia di leopardo. (Enol. Alberto Lazzarino – Presidente Sezione Piemonte Assoenologi).
LOMBARDIA. In generale i vigneti della Lombardia posizionati in zone pianeggianti o comunque con poco ricircolo d’aria sono state maggiormente penalizzate. Per effetto di inversione termica sono stati molto più limitati i danni in zone collinari e comunque sempre in forme di allevamento con capo a frutto più distante da terra. La Franciacorta è probabilmente la zona più colpita vista la precocità dei vitigni e la posizione.
Si stima dal 40 al 50% di germogli colpiti in particolare in zone pianeggianti e su tutti e tre i vitigni. Sorte migliore ai vigneti allevati a Sylvoz e in prossimità del lago d’Iseo. Per le vigne Lugana e Garda, la vicinanza del lago ha molto limitato i danni che vengono stimati in circa 15/20% dei germogli in particolare sulle varietà a bacca bianca e rossa precoce. Nel comune di Botticino, essendo quasi esclusivamente uve rosse danni limitati a un 10-12%, mentre in Valcalepio sono sati pochi i danni e limitati a posizioni particolari di fondovalle o esposizioni poco soleggiate.
In Oltrepò la situazione risulta molto difforme sia per posizione che per vitigno. Le gelate hanno causato un danno sui germogli pari a circa 20% Ad essere colpiti sono stati in particolare vigneti nelle vallate dove il danno arriva anche al 90- 95%. In Valtellina pochi se non nulli i danni e comunque limitati a posizioni particolare o esposizioni poco soleggiate. Pochi danni anche in Liguria in prossimità di fondovalle: stima 10-15% di germogli persi (Enol. Alessandro Schiavi – Presidente Sezione Lombardia Liguria Assoenologi).
TRENTINO. Nella notte tra il 19 e il 20 aprile si è verificata una gelata che ha colpito varie zone del vigneto Trentino. Dei 10500 ettari vitati in provincia di Trento, ne sono stati in vario modo colpiti circa 2400, di essi circa 1000 hanno avuto danni più importanti. L’entità del danno alla produzione risulta comunque di difficile stima in questa fase, poiché la gelata ha colpito vigneti con stadi fenologici diversificati per zona e varietà.
Si ritiene che in parte dei vigneti colpiti vi sia una ripresa vegetativa anche grazie alle piogge cadute negli ultimi giorni e alla ripresa delle temperature. Attualmente si stima un danno consistente almeno su 1000 ettari pari a circa il 10% della superficie totale. Le zone più colpite sono state il basso Trentino con Ala, la piana di Rovereto, qualche zona della Valle dei Laghi, danni minori a nord di Trento e in Valle di Cembra dove risultano colpiti i vigneti a gouyot rispetto alla tradizionale pergola trentina. (Enol. Goffredo Pasolli – Presidente Sezione Trentino Assoenologi).
ALTO ADIGE. In Alto Adige la superficie colpita dal gelo è di circa il 10% della superfice vitata (5.350 ettari), cioè circa 530 ettari. I danni qualitativi e quantitativi sono attualmente stimabili dal 5-8%. Le zone più colpite sono l’alta Val Isarco e la zona Oltreadige, con qualche zona vicino a Ora (Bassa Atesina). (Enol. Stephan Filippi – Presidente Sezione Alto Adige Assoenologi).
VENETO CENTRO ORIENTALE. Nel Veneto Centro Orientale le basse temperature dell’ultima decade di aprile hanno determinato in alcuni casi solo un arresto della vegetazione, in altri anche danni da gelo a carico dei germogli. La diffusione dei veri e propri danni gravi, ha comunque colpito a macchia di leopardo il territorio, prova ne è che all’interno dello stesso appezzamento si trovano zone con filari con viti danneggiate mentre altre con una vegetazione normale, questo sia in collina che in pianura. In collina risultano colpite solo alcune viti dei filari di fondovalle mentre quelli lungo il crinale risultano indenni.
Le viti allevate con vari sistemi di allevamento sono state indifferentemente colpite, l’unico sistema di allevamento su cui sembra non si segnalano problemi risulta essere il Bellussi probabilmente per la sua forma molto espansa e arieggiata. Quantificare gli eventuali danni da gelata è oggi prematuro, perché il ciclo vegetativo è ancora molto lungo e la vite ha ancora tempo per recuperare, importante sarà l’andamento delle temperature nelle prossime settimane. (Enol. Celestino Poser- Presidente Sezione Veneto Centro Orientale Assoenologi).
VENETO OCCIDENTALE. Dal 1984 non avvenivano gelate , questo ha contribuito a far piantare vigneti in zone poco vocate alla viticoltura specialmente “viti nane” alte 60 cm da terra, la meccanizzazione ha favorito questi sistemi d’impianto, dimenticando che la vite è una pianta rampicante. Danni: a prima vista sembrava un danno enorme, dopo 6 giorni, si nota che la vite riprende la cacciata, siamo ancora in aprile, e sono convinto che oltre a salvare il capo a frutto per l’anno prossimo si riuscirà a fare una vendemmia non di quantità, ma certamente di qualità, con leggero ritardo di maturazione.
Le zone più alte e le colline di tutte le Province di Verona e Vicenza sono intatte e la pioggia di questi giorni è stata una vera manna. Per essere sintetici delle zone colpite, Valpolicella solo parte della bassa, Soave solo parte la pianura a est, e zona Arcole, Vicentino; parte zona nord di Lonigo e Meledo, Brendola, Montebello. Fra 15 giorni si potrà meglio giudicare che il danno non è così enorme di come poteva apparire giorni fa. (Enol. Luigino Bertolazzi – Presidente Sezione Veneto Occidentale Assoenologi).
FRIULI VENEZIA GIULIA. Dobbiamo ritornare al 20 aprile 1981, lunedì di Pasqua, per trovare una gelata così importante in Friuli Venezia Giulia (-2°/3° C). La superficie interessata è stata di oltre duemila ettari, pari al 10% dell’intero “Vigneto Friuli”. Fortunatamente, questo grande freddo, ha colpito i vigneti a macchia di leopardo diluendo i danni sull’intera superficie vitata regionale.
In Friuli l’inverno è stato mite e siccitoso mentre, le alte temperature nelle prime due decadi di aprile, hanno sviluppato anticipatamente l’apparato fogliare della pianta evidenziando, soprattutto nelle varietà precoci, i giovani germogli.
Da qui l’importante danno causato dal gelo improvviso in particolare nelle zone del fondo valle e nelle pianure lungo i corsi d’acqua e nelle varietà di Pinot Grigio, Glera, Refosco e Verduzzo. Occorre attendere sia la ripresa vegetativa della vite, ancora oggi bloccata dalle basse temperature, che lo sviluppo vegetativo del futuro grappolo. (Enol. Rodolfo Rizzi – Presidente Sezione Friuli V. G. Assoenologi).
EMILIA. Il danno medio in Emilia è stimabile tra il 20 e il 30% della superficie vitata. Le varietà più colpite sono l’Ancellotta e le uve bianche in generale. Il 90% dei danni hanno riguardato impianti a spalliera con filo di banchina dai 90 ai 120 cm. Pochi invece sui sistemi a Belussi e a doppia cortina con filo di banchina maggiore di 180 cm. Anche nella pianura del bolognese i danni sono significativi, ma manca ancora una stima attendibile. (Enol. Sandro Cavicchioli – Presidente Sezione Emilia Assoenologi).
ROMAGNA. L’avvio di stagione aveva offerto una primavera da manuale in Romagna, con fioriture splendide e anticipi di vegetazione, anche se la siccità iniziava a dare qualche preoccupazione. Poi l’acqua è arrivata, ma con lei anche i guai: tra il 15 e il 17 aprile si sono manifestati due importanti eventi grandinigeni in Emilia-Romagna, che hanno avuto ripercussioni anche sul vigneto. I danni più importanti partono dalla collina faentina (Zattaglia, Casola Valsenio in particolare) per continuare verso quella imolese, fino a devastare le vigne tra Castel San Pietro e Ozzano, scendendo verso la pianura bolognese.
Nell’Imolese si parla di circa 700 ettari coltivati (non solo vite) interessati dall’evento. Come se non bastasse, si è poi assistito ad un ribasso delle temperature che nelle mattine del 20 e 21 aprile sono scese anche leggermente sotto zero. La situazione in merito ai vigneti è variegata: si può supporre che su una superficie vitata di circa 27 mila ettari, compreso l’Imolese, almeno 4 mila ettari siano stati interessati da grandinate e gelate tardive, ma l’incidenza di questi eventi sugli esiti produttivi di questa vendemmia sono tutti da determinare.
Cosa sia successo dentro questi grappolini al momento non è dato saperlo e si attende con ansia il momento della fioritura, ma soprattutto dell’allegagione. (Enol. Pierluigi Zama – Presidente Sezione Romagna Assoenologi).
TOSCANA. Anche la Toscana è stata colpita duramente dal gelo degli ultimi giorni. Si evidenziano danni a macchia di leopardo su tutta la regione, in particolare nei fondovalle mentre si sono salvati i vigneti posizionati in zone più collinari. In alcuni areali i germogli colpiti sono stati completamente “bruciati” compromettendo in modo significativo la produzione 2017 anche se la speranza è nelle gemme di sottocchio.
Fenomeni contenuti si sono registrati nel litorale ( Bolgheri- bassa Maremma). Alcuni dati: Zona Chianti 25-30%; Zona Chianti Classico 20%; Zona San Gimignano 20%; Zona Montalcino 10-15%; Zona Montepulciano 20-25%. (Enol. Ivangiorgio Tarzariol – Presidente Sezione Toscana Assoenologi).
MARCHE. Nelle Marche i danni nelle vigne sembrano piuttosto limitati con una situazione piuttosto variegata. Nel Pesarese/Urbinate non si rilevano danni di rilievo, così come nell’Anconetano, nelle zone del verdicchio e del Conero quantificabile, al massimo, intorno al 10%.
Nel comune di Matelica, le gelate notturne dei giorni scorsi, dopo un marzo eccezionalmente caldo che ha fatto sviluppare in anticipo le gemme, hanno danneggiato in maniera variabile a seconda delle zone, fino ad un 40%. Nel Fermano/Ascolano, qualche danno si è registrato su giovani germogli soprattutto nel fondo valle delle zone più interne dove, in qualche caso, sono stati ingenti, con perdite fino al 50% nella porzione di vigneto adiacente alla valle.
A livello regionale è emerso che questi abbassamenti repentini delle temperature hanno influito sul germogliamento delle varietà tardive (Montepulciano, Trebbiano T. e Passerina) in cui si assiste a livello generale ad un germogliamento disforme, oltre ad un rallentamento vegetativo generalizzato. (Enol. Luigi Costantini – Presidente Sezione Marche Assoenologi).
LAZIO E UMBRIA. Nel Lazio e in Umbria le giornate del 20 aprile e poi del 22 aprile sono state caratterizzate da mattinate con temperature inferiori allo zero e venti freddi. Nella provincia di Latina si ipotizzano danni che vanno da un 10% al 40-50% nelle zone più colpite specie nei fondovalle. Nell’areale dei Castelli Romani si ipotizza in maniera molto generale una perdita del 10-15% anche se i tecnici sono fiduciosi su un possibile recupero, anche per le vigne più colpite. In quest’area infatti, le varietà autoctone, generalmente più tardive, si trovano in una fase fenologica anticipata rispetto ad altre varietà.
In Umbria, ci sono stati ingenti danni sui vigneti di fondo valle e pianura dove si stimano perdite anche oltre il 60% e verosimilmente le varietà a bacca bianca sono le più penalizzate; meglio le zone di media e collina che sono scampate ai danni anche se nella zona di Montefalco (notoriamente più fredda del perugino) alcuni vigneti di Sagrantino, seppur a 300-350 m s.l.m, hanno subito perdite anche oltre il 30%. Si segnala anche una forte difformità dei danni nell’ambito dello stesso vigneto o filare. (Enol. Riccardo Cotarella – Presidente Sezione Lazio Umbria Assoenologi).
ABRUZZO. Poiché in Abruzzo l’andamento vegetativo della vite risulta essere in ritardo di circa 10-12 giorni, a causa di un inverno rigido e temperature al di sotto della media stagionale, i danni da gelo sono stati circoscritti nelle zone del fondo valle e sulle sole varietà precoci: Chardonnay, Pinot Grigio, Pecorino, Passerina. Sul Trebbiano e Montepulciano i danni, nella maggior parte della regione, non sono significativi.
La provincia dell’Aquila e parte dell’entroterra Pescarese, che già lo scorso anno nello stesso periodo hanno avuto danni da gelo molto importanti, hanno subito lo stesso abbassamento di temperatura (-3°C/-5°C) ma con danni minori perché la schiusura delle gemme è avvenuta con ritardo. Occorrerà però aspettare il completo germogliamento per definire eventuali cali di produzione. (Enol. Nicola Dragani – Presidente Sezione Abruzzo Molise Assoenologi).
CAMPANIA. L’inizio del 2017 in Campania è stato contraddistinto da temperature di circa 1°C, inferiori rispetto alla media del periodo e piogge abbondanti. Ciò faceva ben sperare in una campagna vendemmiale “nella norma” e cioè non contrassegnata da altalenanti e disattesi cambiamenti climatici.
Ma non è stato così perché già negli ultimi tre giorni di gennaio si sono registrate impennate termiche anomale con giornate piuttosto calde e soleggiate. Temperature miti (non in linea con le medie stagionali) hanno caratterizzato anche i successivi mesi di febbraio e marzo. Queste condizioni, sull’intero territorio regionale, hanno favorito un germogliamento della vite leggermente anticipato di qualche giorno, nella prima decade di aprile. Nel fine settimana tra il 18 e il 21 aprile pesanti gelate notturne hanno gravemente condizionato le prime fasi vegetative della vite in quasi tutti gli areali di produzione.
L’eterogeneità delle prime fasi di sviluppo dei germogli ha limitato fortunatamente il danno, interessando buona parte dei germogli già accresciuti e risparmiando così le gemme che appena si aprivano. Nei vigneti più giovani la gelata ha fatto più danni. Le viti più vecchie invece hanno mostrato una maggiore resistenza. Al momento si può stimare mediamente un danno pari al 15-20%. (Enol. Roberto Di Meo – Presidente Sezione Campania Assoenologi).
PUGLIA. In Puglia l’accrescimento regolare dei germogli è stato incentivato da alcune giornate di caldo intenso dei primi quindici giorni di aprile. Improvvisamente però, un’ondata di gelo nelle date del 20-23 del mese ha interrotto la crescita della vegetazione, in alcuni casi stroncandola. Di difficile analisi il fenomeno, per la forte eterogeneità delle condizioni territoriali.
Il forte sbalzo termico e le basse temperature hanno colpito in particolare la zona della Valle d’Itria, con un danno sui vigneti stimabile al 40-50%; l’areale compreso tra Cerignola e Minervino Murge, con un danno sui vigneti stimabile al 10- 20% e il Nord Puglia fino ai confini regionali, con un danno sui vigneti stimabile del 5-10%. Il resto della regione è stato sostanzialmente trascurate dal fenomeno, con qualche sporadica eccezione data da zone più fredde o esposte a correnti. In Basilicata e Calabria i danni sono stati molto limitati.
SICILIA. In Sicilia si registrano piccoli focolai in poche zone particolari. Nulla di grave, si è nell’ordine dell’1% di danni (Enol. Giacomo Salvatore Manzo – Presidente Sezione Sicilia Assoenologi).
foto da lanuovasardegna.it
SARDEGNA. L’ondata di mal tempo anomalo, con un improvviso abbassamento delle temperature di molti gradi, con sbalzi di 22-23 C°, hanno danneggiato gravemente i vigneti, dove sono andati distrutti completamente i giovani germogli fruttiferi.
Danni a partire dai fondovalle da 25 m.s.l.m ai 650 m.s.l.m.i che hanno interessato gran parte della Sardegna in modo particolare la Gallura patria del Vermentino Docg, per arrivare alle vigne di Cannonau dell’Ogliastra, Orgosolo, Dorgali, sino ad arrivare ai 650 metri di Mammoiada, nell’Oristanese casa della Vernaccia , nel Sulcis-Inglesiente terra del Carignano.
Danni che arrivano al 100% della produzione sino ad un 20- 50% nelle aree meno colpite . Un vero e proprio bollettino di guerra , che ha messo in ginocchio molte aziende vitivinicole. Ad oggi si stanno stimando ancora i danni che potranno essere più precisi fra una quindicina di giorni, quando la vite ricaccerà e si potrà stimare la nuova produzione. In tutti i casi si ipotizza che siano oltre 3000 gli ettari interessati dal flagello del gelo. (Enol. Andreino Addis – Presidente Sezione Sardegna Assoenologi).
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Il miglior sommelier del mondo presta il volto per pubblicizzare i vini di un discount. Non è una barzelletta. Succede per davvero. A 6 anni dal prestigioso riconoscimento della Worldwide Sommelier Association, Luca Gardini si rimette in gioco. E lo fa con Eurospin. La nota catena di discount italiani ha sottoposto al 35enne di Cervia una serie di assaggi. “Alcuni – spiega Gardini – mi hanno piacevolmente sorpreso al primo sorso. Su altri ci siamo confrontati e siamo giunti alla selezione finale. Da lì il progetto di realizzare una linea ‘garantita’, ma in pieno spirito Eurospin, senza brand per contenere i prezzi”. Così, il ‘mezzobusto’ del sommelier emiliano finisce dritto sulla home page del sito web del colosso di San Martino Buon Albergo (Verona). E sui volantini cartacei. Tra una confezione di prosciutto di San Daniele e quattro cotolette agli spinaci a prezzo stracciato, of course.
“Vini Doc, Igt e Docg integralmente prodotti in alcune delle più vocate zone viti-vinicole italiane”, quelli selezionati da Luca Gardini per Eurospin. Si passa dal Barbera D’Asti Docg Superiore a 2,39 euro al Nero D’Avola Terre Siciliane Igt a 1,85. Spazio anche per i vini bianchi. Come il Muller Thurgau Vigneti delle Dolomiti Igt a 2,99 euro, o il Fiano del Sannio Dop a 4,29 euro. Senza dimenticare rosati come quello del Salento, a 1,99. O vini frizzanti come il Pignoletto del Reno Igt a 2,29 euro, o il Verduzzo del Veneto Igt a 1,69. Gardini si materializza in persona in brevi video, sempre sul web, e ne presenta le caratteristiche. Consigliando gli abbinamenti. E tra un bicchiere e l’altro, trova il tempo per rispondere alle domande di vinialsupermercato.it.
Luca Gardini, miglior sommelier del mondo 2010, presta la sua figura per pubblicizzare i vini di un “discount”: com’è nata l’iniziativa? Credo che tutti abbiano il diritto di bere vino e, anche se non possono o non sono disposti a spendere molto, debbano avvicinarcisi informati, consapevoli, incuriositi
Il miglior vino della cantina Eurospin nel rapporto qualità-prezzo? Nei mesi scorsi, noi abbiamo scovato un buon Aglianico del Salento… A voi la scelta, sono tutti vini che raccontano territori diversi, non ne esiste un preferito, ma di sicuro c’è il preferito per ogni occasione. Potrei comunque fare quello politicamente scorretto e scegliere il Lambrusco della mia Romagna.
Il vino e la Gdo moderna: qual è la sua opinione? Il tempo a disposizione è sempre meno e poter trovare tutto ciò di cui abbiamo bisogno in un unico luogo, il supermercato per l’appunto, è un vantaggio di questi tempi moderni. La Gdo sta crescendo e non si interessa di vini solo a buon mercato, ma è sempre più attenta alla qualità e alla cura del cliente. Quest’esperienza ne è stato un esempio
In Italia esistono ancora vini “da discount” o “da supermercato”, nell’accezione negativa del termine? Esisteranno sempre, ovunque. Penso sia per questo che figure come la mia vengono interpellate
Come si sceglie un buon vino al supermercato? Documentandosi senza dubbio, e poi “sperimentando”. Ognuno ha il suo palato e va rispettato, non finirò mai di ripeterlo. Importantissimi sono anche la presentazione e lo stato di conservazione del vino o del prodotto alimentare che sia
Luca Gardini acquista vini al supermercato? Se sì, quali? Confesso di avere poco tempo per andare al supermercato. Per fortuna ho qualcuno che ci va al posto mio, ma quando sono in viaggio mi soffermo sempre a guardare quali vini (e come) supermercati e Autogrill propongono al pubblico in giro per l’Italia e per il mondo
Vino e marketing: quanto conta oggi l’immagine e quanto la sostanza? Quando l’immagine è sinonimo di garanzia non faccio distinzioni. Ricordiamoci che stiamo parlando di prodotti alimentari, la sicurezza prima di tutto. E poi, senza sostanza, l’immagine sarebbe bidimensionale. Non so se mi spiego…
Lo stato di “salute” del vino in Italia: una fotografia di Luca Gardini. Quali prospettive per il vino italiano nel mondo? Il vino italiano nel mondo non ha ancora la posizione che merita. Dobbiamo collaborare tra italiani, produttori – giornalisti – testimonial, e unire le forze per farlo conoscere sempre di più. Perché chi lo prova, poi non torna più indietro
L’area vitivinicola più sottovalutata d’Italia? Quella, invece, più sopravvalutata Sottovalutata forse la Sicilia. Ho bevuto grandi Nero d’Avola negli ultimi anni. Con mio grande piacere uno è anche arrivato al 4° posto della classifica Tws-Biwa, di cui sono fondatore con Andrea Grignaffini, che vede premiati i 50 migliori vini italiani da parte di una giuria di esperti internazionale. Sopravvalutata non saprei: amo troppo il vino per dire che qualcosa è “troppo”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Tutelare il nome e la produzione del Lambrusco. E’ la richiesta che arriva dal Consiglio regionale lombardo che ha approvato all’unanimità una risoluzione presentata dal Movimento Cinque Stelle per la tutela della denominazione sia nell’etichettatura di vini Dop che Igp. Il documento invita la Giunta a vigilare affinché la Commissione europea ritiri l’atto delegato che prevede la liberalizzazione della produzione di questo vino che ha un forte legame con i territori della provincia di Mantova e dell’Emilia e una filiera che conta 8mila aziende viticole, 20 cantine cooperative, 48 aziende vinicole, oltre 1.000 addetti. L’impegno chiesto alla Giunta regionale con questa risoluzione e’ quindi quello di vigilare che a livello europeo si eviti l’uso improprio della denominazione protetta. “La proposta – spiega il consigliere regionale del M5S Andrea Fiasconaro – è quella di salvaguardare la menzione del vitigno Lambrusco, ancorandola cioè alla produzione delle zone geografiche di cui è tipico, per scongiurare la liberalizzazione del nome Lambrusco. Dalla Ue, come noto, ci sono stati segnali confortanti, con il commissario all’agricoltura Hogan che ha confermato l’intenzione di riaprire la discussione riguardante la tutela dei vitigni senza penalizzare l’attuale modello del sistema vitivinicolo italiano di qualità”. “Ci sono stati accordi politici – prosegue Fiasconaro – e impegni per evitare tale liberalizzazione, però non vi è ancora nulla di scritto e formale. L’obiettivo di questa risoluzione è quello di impegnare anche regione Lombardia a vigilare affinché si formalizzi un accordo che possa tutelare il vitigno e la produzione tipica di Lambrusco”. Il testo del documento è chiaro: si impegna il presidente Maroni e la giunta a vigilare affinché l’atto delegato sulla tutela dei vini identitari venga ritirato, e che comunque non si realizzi una indiscriminata liberalizzazione dell’utilizzo della menzione di un vitigno, proponendo misure volte alla tutela del carattere locale e della peculiarità del vitigno Lambrusco, nonché delle produzioni Dop e Igp che da esso prendono il nome.
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Un concerto gratuito di Elio e le Storie Tese, in piazza del Popolo a Faenza. Ha deciso di festeggiare così, Caviro, i suoi 50 anni dalla fondazione. Appuntamento per mercoledì 29 giugno, alle 21.30. Una scelta originale quella di supportare l’Emilia Romagna Festival per il concerto di Elio e le Storie Tese, “dettata – spiega in una nota il colosso che produce, su tutti, il vino in brik Tavernello – da una forte comunanza di tratti tra Caviro e la famosa band, come lo spirito avanguardista, la genuinità e la trasparenza, ma soprattutto la popolarità, che trasversalmente ha portato entrambi ad avere un vasto successo nel proprio campo”. Una crescita lunga mezza secolo, quella di Caviro, che ha portato il gruppo di Faenza a diventare leader italiano per quota di mercato, distribuzione e awareness dei propri marchi. Dodicimila i viticoltori che costituiscono la più grande filiera vitivinicola in Italia, 34 le cantine in sette regioni. Per un totale di 35 mila ettari e una produzione totale che si assesta su numeri impressionanti: il 10% dell’uva italiana trasformata in vino. “Quest’anno – commenta Carlo Dalmonte, presidente di Caviro Sca – festeggiamo una ricorrenza davvero significativa per il gruppo. Il merito è di tutti coloro che durante la vita della Cooperativa hanno dato il loro imprescindibile contributo: dai fondatori, che per primi hanno avuto la capacità di visione che ha determinato il carattere e la forza di Caviro, a tutti i soci, collaboratori e dirigenti di ieri e di oggi”. “Proprio per celebrare questo storico anniversario – continua Dalmonte – abbiamo deciso di fare un regalo ai cittadini di Faenza: un concerto gratuito in piazza del Popolo di Elio e le storie tese che speriamo possa non solo far divertire, ma anche contribuire a rinsaldare ancora di più il nostro legame con i cittadini, anzi le persone, che come noi vivono e lavorano in un territorio che conferma ogni giorno la sua forte capacità produttiva”. I festeggiamenti iniziano in realtà martedì 28 giugno, in una serata ad hoc organizzata da Caviro con la stampa. Mattatore della serata, rigorosamente a porte chiuse presso il Teatro Masini di Piazza Nenni, a Faenza, sarà Elio, per una volta senza Storie Tese. Sul palco proporrà al pubblico un repertorio eterogeneo e sorprendente. Dallo swing di Fred Buscaglione alle canzoni della mala di Strehler passando per ‘Largo al Factotum’, Cavatina di Figaro, tratta dal Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini. La serata sarà moderata da Federico Fazzuoli, primo testimonial Tavernello e volto storico di Linea Verde. Poi Caviro festeggerà con il territorio che storicamente la ospita: la sera del 29 giugno in piazza del Popolo a Faenza Elio e le Storie Tese al gran completo faranno ballare la città con la tappa di “Energumeni in ferie tour”, concerto-anteprima dell’Emilia Romagna Festival, offerto da Caviro.
I NUMERI DEL GRUPPO Costituita nel 1966, Caviro rappresenta la più grande filiera vitivinicola italiana con 12 mila viticoltori. Tra i 34 soci figurano 31 cantine cooperative, che raggruppano produttori su una superficie di oltre 33 mila ettari e che producono circa 6 milioni di quintali di uva. Del totale soci, 26 cantine cooperative conferiscono vino, 5 cantine e 1 Consorzio conferiscono i sottoprodotti delle loro lavorazioni. Inoltre Caviro comprende una cooperativa del settore ortofrutticolo e si avvale di un socio sovventore. Sono ben 50 gli enologi del gruppo, che esporta in oltre 70 Paesi una vasta gamma di vini italiani, acquistabile in Gdo, nell’Horeca e sul web. “A permettere questa competitività sui diversi mercati – evidenzia Caviro – sono strategie di branding in continua evoluzione e la decisione di operare con partner importatori scelti fra i primi tre di ogni Paese o direttamente tramite proprie strutture. A fare la differenza però sono anche le sinergie attuate in termini organizzativi, logistici e di investimento, un’elevata esperienza tecnica e una conoscenza approfondita dell’enologia italiana e dei suoi trend a livello mondiale”. Il gruppo presieduto da Carlo Dalmonte comprende anche la Divisione Distilleria, seconda in Italia nella produzione di alcool con una quota del 25% e co-leader mondiale nell’acido tartarico naturale. “Caviro – evidenzia Delmonte – opera prestando la massima attenzione non solo al rapporto qualità-prezzo, ma soprattutto all’ecosostenibilità. La tutela dell’ambiente per questa realtà passa attraverso una serie di fattori e di pratiche che interessano ogni fase, dal vigneto al bicchiere. Per garantire l’anima ‘green’ delle proprie etichette l’azienda utilizza fonti rinnovabili per la generazione di energia dagli scarti di lavorazione, valorizza i sotto-prodotti agroindustriali trasformandoli in materie prime per il comparto farmaceutico e beverage. A questo si aggiunge il recupero dell’acqua”.
Con un fatturato 2015 di 300 milioni di euro, Caviro occupa 494 dipendenti. Le vendite di vino a volume nel 2015 sono stimate in 190 l/mln. Il target di riferimento sono le 7,3 milioni di famiglie consumatrici in Italia, con una quota di mercato a valore dell’8,3%. Le 31 cantine del gruppo ricavano 4,8 milioni di ettolitri di vino che conferiscono a Caviro in misura fra il 17% e il 60%. Il gruppo di Faenza imbottiglia circa 2 milioni di ettolitri, di cui l’88% è vino dei soci. Negli ultimi 6 anni Caviro ha investito circa 100 milioni di euro nei suoi stabilimenti produttivi di Forlì (vino), Savignano sul Panaro (vino), Faenza (distilleria ed energia) e Treviso (acido tartarico). La posizione competitiva in Italia vede Caviro sempre sul podio: primo gruppo per quota di mercato a volume e valore, primo nel brik a volume e valore, terzo nel vetro a volume e valore. La posizione competitiva sui mercati esteri vede Tavernello come primo marchio di vino italiano nel mondo. Caviro è inoltre uno dei leader del settore distilleria: secondo produttore alcool in Italia a valore, secondo a volume, secondo produttore mondiale di acido tartarico naturale e primo in Italia per recupero acque reflue aziende alimentari.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Sotto la lente di ingrandimento “Al Ladar“, Bonarda Colli Piacentini Doc Riserva Bosco del Sole dell’Azienda Agricola Montesissa Francesco di Carpaneto Piacentino (Pc). Un rosso non filtrato, vendemmia 2009. Nel calice si presenta di un rosso rubino intenso, impenetrabile, con unghia violacea. Scorre denso, tingendo il bordo di ‘lacrime’ fitte. Al naso libera sentori intensi di viola, prugna, frutta sotto spirito.
Non mancano le note vegetali aromatiche, di rosmarino, salvia e menta. Al palato, Al Ladar Bonarda Riserva Bosco del Sole 2009 Montesissa sfodera un tannino ancora vivo, che fa presagire – assieme a un’acidità e a una sapidità suadente – ancora ottime doti di affinamento in bottiglia. In bocca sembra di poter mordere le note fruttate di prugna matura e piccoli frutti di bosco.
Grande morbidezza, per un vino di 15 gradi di percentuale d’alcol in volume, tutt’altro che fastidiosi. Strepitoso anche il retro olfattivo, intenso, avvolgente, capace di chiudersi su persistenti note balsamiche di menta. Perfetto l’abbinamento con i primi al ragù e i secondi a base di carne, dai bolliti alla cacciagione, oltre ai formaggi stagionati. Per morbidezza accompagna bene anche il cotechino. Da provare come vino da meditazione.
LA VINIFICAZIONE
I vigneti che danno vita al 100% Bonarda Al Ladar Montesissa si trovano a Bacedasco, in provincia di Piacenza. Il vitigno viene allevato a Guyot, con una densità di 4.200 piante per ettaro. Le uve vengono vendemmiate nei primi giorni del mese di settembre. Vengono sottoposte a una fermentazione in acciaio, per 12 giorni circa.
La maturazione avviene invece in barrique per 12 mesi. Altri 6 mesi di affinamento in bottiglia precedono la commercializzazione. La vendemmia 2009 ha consentito la produzione di 1770 bottiglie. Qui il nostro reportage direttamente dall’azienda agricola Francesco Montesissa di Carpaneto Piacentino.
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(3 / 5) Un prodotto di fascia medio bassa come bollicina a tutto pasto, tant’è il Pignoletto Spumante Brut Doc prodotto da Righi a Campegine, Reggio Emilia. Non c’è da aspettarsi chissà quali emozioni, è un vino semplice, fresco e beverino. Il Pignoletto Spumante Brut Righi si presenta con una bella spuma e con una bollicina fine, non a catenella, ma diffusa nel bicchiere, il colore è giallo paglierino scarico e al naso è davvero delicato con leggeri sentori di buccia di mela. Al gusto fruttato con un’effervescenza quasi prepotente che sgrassa, ma che non rimane acidula, un retrogusto leggermente amarognolo, ma non pesante, digeribile, ordinario e leggero, solo 11,5% di alcol in volume. Si abbina ad aperitivi, antipasti, primi piatti, arrosti di carne bianca e formaggi freschi. Quella del Pignoletto Spumante è una moda piuttosto recente, come tipologia di vino lo collochiamo tra un Pinot dell’Oltrepò e un Prosecco del Veneto di pari passo alla posizione geografica, una via di mezzo per gli amanti dei vini frizzanti o fan del Pignoletto che desiderano provare una versione innovativa magari anche in chiave cocktail del quale può essere un buon ingrediente. Il Pignoletto è un vitigno autoctono dell’Emilia Romagna diffuso in particolare nella zona di Modena e Bologna che si sta affermando come il vitigno bianco per eccellenza nella regione. In particolare, le uve utilizzate per il Pignoletto Spumante Brut Doc di Righi appartengono alla Doc Reno.
LA VINIFICAZIONE La vinificazione avviene con il metodo Charmat in autoclave con una fase di maturazione sulle fecce fini di 30 giorni e ulteriori 60 giorni per accentuare le caratteristiche di finezza e aromaticità del vino, prima di essere imbottigliato. Righi appartiene al gruppo Cantine Riunite, Civ, nato nel 1950, che nel 2002 ha acquisito il gruppo Cantine Maschio arrivando ad essere il gruppo italiano leader nella produzione dei vini frizzanti.
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