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Castellinaldo, la (super) Barbera d’Alba dei Vinaioli: i migliori assaggi in Roero

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Castellinaldo Barbera d’Alba Doc. Si scrive così. Anzi: solo così. In quest’ordine. E sembra già di bersela tutta d’un fiato. È da (relativamente) giovane che la Barbera d’Alba prodotta nei 7 comuni della sottozona Castellinaldo d’Alba, nel cuore del Roero, tira fuori il meglio di sé. Nei primi 6, 7 anni di vita è unica ed autentica nel suo rivelarsi intensamente sapida. E nel concedersi, generosa, su un frutto carnoso, golosissimo, nel solco della freschezza (alias “acidità”) che distingue il vitigno in lungo e in largo. Legni quasi mai violenti sul varietale si misurano con alcolicità spesso integratissime; importanti, ma comunque inferiori, in media, a quelle del Nizza. Vini, i Castellinaldo Barbera d’Alba Doc, che maturano bene, nel tempo. Mostrando, così, di avere un altro tratto in comune con i grandi vini rossi del Piemonte: la longevità. https://vinaiolidelcastellinaldo.com/

I VINAIOLI DEL CASTELLINALDO: GIOVANI CHE FANNO TERRITORIO

A promuovere questa speciale espressione del Barbera è l’associazione Vinaioli del Castellinaldo. Ventuno cantine che, come poche altre in Italia, sono la rappresentazione perfetta del vino che producono. Tanti i giovani classe 2000, o giù di lì. Molte le aziende alle prese con un ricambio generazionale che si sente nel calice, dalla ricerca esasperata del frutto a un utilizzo dei legni magistrale, mai soverchiante i primari. Un tentativo (ben riuscito) di valorizzazione autentica delle specificità della zona, che si riversa anche nella vita quotidiana. Fuori dalle cantine, tra le piazze e nei vicoli degli spettacolari borghi arroccati sulle colline roerine, dai suoli bianchi e sabbiosi. Messe da parte le beghe di cortile delle precedenti generazioni, in quest’angolo d’Italia si fa squadra. Sul serio. Già a partire dai primi anni Novanta.

BARBERA CASTELLINALDO: VOCE DEL VERBO “TERRITORIO”

A dirlo è il nome stesso di questa sottozona della Barbera d’Alba. Che è quello di un Comune, Castellinaldo. Eletto nel 2021 a furor di popolo, con un referendum plebiscitario nei 54 comuni della Doc, capofila di un territorio che comprende anche Castagnito, Canale, Guarene, Magliano Alfieri, Priocca e Vezza d’Alba. Un passo indietro rispetto al proprio campanile. Per farne cento in avanti, tutti insieme. Nel nome dell’esaltazione di peculiarità comuni, che sono tratti distintivi evidentissimi, pur nel frastagliato – e per certi versi controverso – mondo della Barbera piemontese. Un percorso trentennale grazie al quale potrebbero germogliare nuove sinergie, nei prossimi mesi. La possibilità che la sottozona del Castellinaldo si allarghi ulteriormente, abbracciando altri Comuni peculiari, è tutt’altro che da escludere. Sarebbe un’altra lezione, di bon ton. All’Italia del vino intera. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

LA PRIMAVERA DEL CASTELLINALDO 2025

L’evento clou dell’associazione Vinaioli del Castellinaldo è la Primavera del Castellinaldo. Un evento itinerante, la cui seconda edizione (2025) è andata in scena domenica 30 e lunedì 31 marzo al Palazzo Re Rebaudengo di Guarene (Cuneo), residenza settecentesca e sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Seicento gli ospiti accreditati, tra winelovers e operatori del settore. Un successo, i banchi d’assaggio con i 40 vini dei 21 produttori locali, culminato con la cena preparata per l’occasione dallo chef Davide Odore del ristorante-pasticceria Io e Luna.

Dai tortelli ripieni di gallina faraona e topinambur al cotechino alla Wellington e Salsa Reale, passando per il tiramisù rivisitato in chiave “vino rosso”, il Castellinaldo Barbera d’Alba Doc ha mostrato tutta la sua versatilità negli abbinamenti. «La nostra manifestazione sta crescendo – è il commento di Luca Morra, presidente dell’associazione Vinaioli del Castellinaldo – e per questo c’è molta soddisfazione tra i produttori. Guarene e Palazzo Re Rebaudengo hanno rappresentato la cornice perfetta per accogliere la seconda edizione della Primavera del Castellinaldo. Con questa iniziativa vogliamo affermare sempre più la nostra identità. E valorizzare appieno quella che è una “nicchia” del panorama vitivinicolo di Langhe e Roero».

CASTELLINALDO BARBERA D’ALBA DOC: I MIGLIORI ASSAGGI – TOP 10

  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Allerino Giovanni (Castagnito) – BEST IN SHOW
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Bric Cenciurio (Barolo)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Cerrato (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Az. Agricola Margherita (Castagnito)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Tonino Marchisio – Brjnda (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Ferrero Michele (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Teo Costa (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Cascina Torniero (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2020, Cascina del Pozzo – Flavio Marchisio (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2020, Morra Stefanino (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2019, Vielmin di Gili Ivan (Castellinaldo d’Alba)

LA SCOPERTA: FRANCESCO ALLERINO (GIOVANNI ALLERINO)

Ha preso in mano da poco l’azienda di famiglia che, oltre alle vigne, conserva la tradizione dell’allevamento dei bovini. Si chiama Francesco Allerino, ha 22 anni (è un classe 2003) ed è la seconda generazione della cantina Allerino Giovanni di Castagnito. Uno dei suoi primi vini, tra mille esperimenti ancora in corso (un macerato da uve Arneis e uno spumante da Nebbiolo vinificato in bianco) è un autentico capolavoro: il suo Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021 è il miglior assaggio in assoluto, tra i banchi della Primavera del Castellinaldo 2025. Francesco è figlio d’arte. Come lui, anche il padre Giovanni non ha perso tempo. A soli 18 anni ha avviato l’azienda di famiglia, raggruppando alcuni vigneti e iniziando a metterne in bottiglia i frutti, al posto di continuare solo a vendere le uve. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

«Il mio obiettivo è produrre vini che raccontino le specificità del territorio», racconta Francesco Allerino a Winemag. La sua Castellinaldo è puro succo: tanta freschezza, tannino dolce, speziatura che si tinge di mentuccia ed erbe officinali, sfiorando il balsamico. Il tutto su una spina dorsale sapida, che costituisce la vera ossatura del nettare. È il netto richiamo alle terre bianche che può vantare la cantina a Castagnito. Suoli tra cui non è difficile trovare veri e propri blocchi di cristalli di gesso (foto nella gallery, sopra). La vigna da cui proviene la Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021 Giovanni Allerino ha 55 anni. Ma l’azienda – che in totale conduce circa 8 ettari – ha anche un altro vigneto più “giovane”, con piante di 39 anni. Di Francesco Allerino – è una promessa – si sentirà parlare. Benissimo.

CASTELLINALDO SOTTOZONA BARBERA D’ALBA: TRA CONFERME E NOVITÀ

Su tutti Teo Costa, vecchia conoscenza di Winemag. Ma ci sono anche i barolisti (e lo si percepisce forte, dal calice) di Bric Cenciurio, firmati da Gianfranco Cordero. E poi Tonino Marchisio, Cerrato, Cascina del PozzoMorra Stefanino. Sono le conferme del Castellinaldo Barbera d’Alba Doc, alla Primavera del Castellinaldo 2025. Stili leggermente diversi. Solo sfumature. Chi più goloso e tondeggiante, come Marchisio; chi più “croccante”, gli altri, tra loro più uniformi. Tutti vini che raccontano in maniera autentica suoli, clima e savoir-faire di questa porzione di Roero. Già godibilissimi, pur con decise prospettive di ulteriore maturazione (su tutti, da aspettare Teo Costa). Tra i vini più convincenti c’è anche quello dell’Azienda Agricola Margherita. Una Barbera “di una volta”, quella prodotta a Castagnito dai figli di Serafino Allerino. Ma con tutte le carte in regola per raccontare, in chiave moderna, le caratteristiche pure del Castellinaldo.

Ferrero Michele vira su un frutto rosso (più che nero) più maturo. Pura gioia la sapidità che ci danza sopra, al ritmo un tannino fine, in divenire. Evidente, la grandezza di questa sottozona della Barbera d’Alba, anche nella struttura del 2021 di Cascina Torniero, che non disdegna comunque di sfoggiare uno dei frutti rossi più apprezzabili del panel. Tra le “vecchie” annate spicca il 2019 di Vielmin: vino con le spalle larghe, ancora fresco, sapido e portentoso, su frutto e fiore, più che sui terziari. La ciliegina sulla torta? Da queste parti lavora bene anche la cooperativa. Provare per credere l’annata 2023, non ancora in vendita. Un balzo in avanti deciso, quello della Cantina del Nebbiolo di Vezza d’Alba, rispetto alle precedenti annate. Insomma non manca nulla, a questa “chicca” da 131 mila bottiglie prodotte su 18 ettari, per esplodere davvero. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

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40 anni di storia del Blangé raccontati dal suo “papà”: Bruno Ceretto


Galeotti furono una gomma bucata, «due colline a forma di tette», un parroco e un panettiere. La storia del Blangé, vino icona della famiglia Ceretto che nel 2025 compie 40 anni, è un condensato di aneddoti che mescola sacro e profano. Uno spaccato della carta d’identità delle Langhe e del Roero. Due territori diventati grandi insieme a questa etichetta, che ne ha accompagnato le tappe in quattro decenni. Giungendo intatta, rilucente ed esemplificativa, sino ai giorni nostri. Protagonista assoluto della storia del Blangé è Bruno Ceretto.

«Il discorso è molto lungo: lei registra?». Camicia biancoblu, a quadretti. Cravatta d’un giallo sgargiante. Giacca in pendant a quadri beige, blu e arancioni. Del tutto a suo agio nel quartier generale della cantina, ad Alba, il papà del Blangé, 87 anni, tiene a sincerarsi che tutto sia al suo posto, prima del ciak. Un po’ come quei padri e quelle madri che non smettono di trattare i figli adulti come bambini, sistemando le pieghe dei vestiti prima di vederli uscire di casa. La storia del vino che ha reso famoso l’Arneis nel mondo – un figlio per Bruno Ceretto, che l’ha pensato, visto nascere e crescere – dev’essere narrata in maniera impeccabile. Prendendosi il tempo necessario. O, piuttosto, lasciando perdere il discorso. Nell’aria dell’ufficio ad ampie vetrate danzano gli aromi di un buon caffè. Roberta Ceretto siede accanto a Bruno. Pronta a ripercorrere un racconto che sa di fiaba.

DA LA LUNA E I FALÓ AL BLANGÉ

«Negli anni 70 – inizia il patron, con voce ferma ma accogliente – ho conosciuto un grande produttore friulano, Manlio Collavini, che è addirittura padrino di battesimo di mia figlia Roberta. Grazie a lui cominciai a frequentare il Friuli, notando il grande sviluppo che aveva il Pinot Grigio, in quel momento, sul mercato nazionale. A noi, qui nelle Langhe, mancava un bianco così. Di ritorno in treno verso Alba, avendo forato una gomma, mi torna in mente che, ne La luna e i Falò, Cesare Pavese raccontava di due colline a forma di tette, meravigliose, nei pressi di Santo Stefano Belbo. Mi dico: mentre son qui, vado a veder ’ste tette, no?».

«Arrivato alla stazione di Santa Vittoria, leggo su un grande cartellone pubblicitario: “Francesco Cinzano, dal 1850 vini e spumanti”. Tra me e me penso: caspita, ma vedi? Spumanti? Questi qui nel 1850 facevano vini bianchi o qualcosa del genere! L’indomani decido di andare nel Roero per consultare i parroci dei paesi e capire se, per davvero, qualche contadino stesse piantando uve bianche in zona. I parroci, non i postini, sono quelli che ti danno le notizie vere! Infatti scoprii che moltissimi piantavano un vitigno chiamato Arneis. Non avendo il Moscato, avevano scelto quell’uva bianca per farsi un po’ di vino dolce, per Natale».

BRUNO CERETTO COMPRA “CHICHIVEL”, LA MIGLIOR COLLINA PER IL SUO ARNEIS

Nel suo girovagare in Roero, il futuro papà del Blangé scopre un’azienda agricola con ben 5 ettari di Arneis. A Canale. «Si chiamava Cornarea – ricorda – una cantina che esiste ancora. Andai lì per comprarla, essendo ormai deciso a produrre un vino bianco. Ma non se ne fece nulla». Bruno Ceretto sa bene che i parroci non dicono la verità solo sui contadini. Sono anche le persone più adatte ad indicare quali siano i migliori vigneti della zona: quelli in cui lo sconosciuto Arneis maturava meglio.

L’assist ecclesiale di don Nino, allora parroco di Vezza d’Alba, suo ex chierico nelle estati trascorse a studiare al posto di divertirsi con gli amici – «da giovane avevo sempre molte materie rimandate a ottobre, quindi finivo in seminario!» –  si rivela vincente: «La miglior collina della zona – rammenta Bruno Ceretto – era quella che chiamavano “Chichivel”. Un appezzamento di circa 30 ettari, con addirittura 42 proprietari. Diedi subito incarico di acquistarla tutta. E da lì iniziò l’avventura». La famiglia, del resto, segue con interesse i viaggi in Roero dell’avventuriero Bruno.

L’ETICHETTA DEL BLANGÉ FIRMATA DA SILVIO COPPOLA

«Parlai con mio fratello Marcello – continua il racconto – e gli dissi che dovevamo studiare un progetto di successo e innovativo per il nostro primo vino bianco. In che senso “innovativo”? Quando vado al ristorante, mi siedo sempre in un cantuccio, in modo da osservare gli altri clienti. Avevo notato che quando arrivavano due fidanzatini, su suggerimento della donna, chiedevano spesso dei vini bianchi con delle caratteristiche molto precise. Profumati, non petillant ma che punzecchiavano leggermente, dando inizio a quelle che oggi chiameremmo “bollicine”. Vini rotondi, morbidi, di grande piacevolezza. Il vino che avevo in mente, dissi a mio fratello, introducendo di fatto quella che è un’altra grande innovazione di questa azienda nel campo dell’estetica, dovrà essere accompagnato dall’etichetta realizzata da un gradissimo designer. Che sappia creare qualcosa di innovativo, di grande bellezza ed eleganza». Quel «qualcuno» fu Silvio Coppola.

Un architetto, designer e grafico già noto, all’epoca, per aver realizzato l’etichetta del Tignanello degli Antinori. Per convincerlo a salire a bordo del progetto Blangé, Bruno Ceretto organizza un evento regale. «Era il 12 ottobre 1985 – spiega – quando lo invitai qui da noi ad Alba, insieme ad altri venti grandissimi designer ed architetti di fama internazionale. Gente che oggi chiameremmo “archistar”. L’idea era quella di un pranzo, utile a introdurre l’argomento dell’etichetta del Blangé. Ad ognuno fu consegnato un foglio bianco, ma nessuno portò a termine il “compito”. Perché? Finirono tutti sdraiati, ubriachi e a pancia piena». Tutti tranne Coppola. Che seppe resistere al fascino irripetibile dei fiumi di Barolo del 1961, serviti dallo staff di Bruno Ceretto. «In 20 si scolarono 36 bottiglie, abbinandole a bistecche di Fassona su cui feci grattare 50 grammi di tartufo per ciascuna. Ricordo ancora quando Coppola si alzò e disse: “Banda di ubriaconi, l’etichetta ce la facciamo io e Bruno Ceretto!”».

PERCHÉ L’ARNEIS DI CERETTO SI CHIAMA BLANGÉ?

Fu del noto designer l’idea di una bottiglia di vetro bianco, trasparente. «Prima di mostrarmi cosa aveva in mente per l’etichetta – prosegue il papà del Blangé – Coppola mi chiese se fossi un credente. Gli risposi con ironia: “A giorni! Oggi, per esempio, davanti al Barolo 1961, alle bistecche di Fassona e a così tanto tartufo, credo eccome!”. La domanda, però, aveva un senso. Mi disse che il suo obiettivo era quello di mostrare l’anima del vino, “perché nessuno vede la sua anima, anche se è credente”. Nacque così l’etichetta forata del Blangé, con le scritte dorate e, soprattutto, la grande “B” che lascia intravedere il colore del vino. La sua anima. Coppola mi chiese un favore: poter scrivere il suo nome, in piccolo, in un angolino. Come una sorta di firma. Lo accontentai, ovviamente. Detto ciò, l’etichetta fu costosissima: 50 milioni di lire! Fu copiatissima. Il vino ebbe un successo immediato, planetario. Lo presentammo in giro per il mondo. Purtroppo, Silvio morì prima della fine di quello stesso anno».

Ma perché l’Arneis di Ceretto si chiama Blangé? «Quando ci siamo presentati dal notaio per acquistare uno dei tanti appezzamenti di Arneis da cui ha avuto inizio la nostra avventura – risponde Bruno Ceretto – tra i venditori c’era un dirigente della Fiat, con la passione per la storia e l’etimologia. Secondo il suo racconto Napoleone, che firmò a Cherasco l’Armistizio del 1796 con Vittorio Amedeo III di Savoia, fece arrivare nella zona diverse migliaia di francesi. “Blangé” deriva dalla contrazione, in piemontese, della parola boulanger, ovvero panettiere. Una delle vigne che stavamo acquistando era di proprietà di un panettiere, nel Settecento. E così veniva identificata dalla popolazione locale, per la quale il termine era diventato una sorta di toponimo. Pane e vino, in definitiva: questo binomio ci convinse subito».

ROBERTA CERETTO E IL BLANGÉ: I NUMERI DI UN ARNEIS ICONA

«Noi siamo “barolisti” e “barbareschisti” per nascita e per convenienza, ma abbiamo gli stessi costi nel produrre una bottiglia di Blangé o di Barolo. Vogliamo che questo nostro Arneis sia un vino consumato dalle famiglie, la domenica. Apprezzandone la bontà, la qualità, la bellezza. E soprattutto il prezzo equilibrato, che dà la convinzione d’aver fatto un affare. Quel che è certo è che, senza una storia alle spalle, un vino non potrà mai avere successo». Ne è convinto Bruno Ceretto, nel commentare la storia visionaria di un’etichetta che si lega, sinuosa, a quella della sua famiglia di Langa. Un tesoro – la prima vendemmia costava già 6 mila lire, oggi il prezzo si aggira attorno ai 20 euro – che è finito tra le mani di Roberta Ceretto.

«Nel tempo – sottolinea – questo vino ha cambiato pelle mille volte. La prima bottiglia di Blangé non era né “Arneis”, né “Langhe”. Non c’era alcuna specificazione. Nel 1985 non era nemmeno Doc. Era semplicemente un “vino bianco”. In questi quarant’anni abbiamo aggiunto “Arneis” e lo abbiamo visto passare da Doc a Docg. Non ultimo, lo abbiamo imbottigliato come Roero e poi come Langhe Doc. Nell’arco di questi quattro decenni, l’etichettatura è cambiata moltissimo. La cosa straordinaria è che un vino che si ricorda per il suo nome, al di là dell’uva che lo compone e delle altre caratteristiche tecniche».

«Sono pochissimi i vini italiani, soprattutto bianchi – evidenzia ancora Roberta Ceretto – che si ricordano col loro nome di fantasia. I vari “Sassicaia” e “Tignanello”, però, partecipano a “campionati” diversi rispetto a quello del Blangé». Un’icona prodotta oggi su una superficie complessiva di di circa 100 ettari di proprietà, per 800 mila bottiglie. Sinonimo di una famiglia delle Langhe. E motore silenzioso di un Roero passato da pochi ettari di Arneis – quelli a cui dava la caccia il giovane Bruno Ceretto, all’inizio degli anni Ottanta – agli attuali 965, su un totale di 1.300. Un pezzo di storia, insomma, il Blangé. Da bere. Ascoltare. Leggere.Ceretto

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Grandi Langhe 2025: aperte le iscrizioni


Grandi Langhe 2025
torna alle Ogr di Torino il 27 e 28 gennaio 2025. Saranno presenti quasi 500 cantine dalle Langhe, Roero e dal resto del Piemonte, pronte a presentare in anteprima le nuove annate delle Docg e Doc. Per tutta la durata dell’evento vi sarà una sala degustazione dedicata alla stampa con le ultime annate rilasciate in commercio di tutte le Docg e Doc del Piemonte. Per partecipare a Grandi Langhe 2025 occorre registrarsi online a questo link. L’elenco delle cantine presenti alla prossima edizione di Grandi Langhe è invece disponibile al seguente link. Per scoprire le cantine da non perdere acquista la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2025.

DOVE: OGR TORINO, Corso Castelfidardo 22, Torino, Piemonte.
QUANDO: 27 e 28 Gennaio, con orario 10-17
COME: l’ingresso è consentito previa prenotazione o invito. Sarà necessario stampare ed esibire il biglietto.
CHI: evento riservato a operatori professionali, buyer, enotecari, ristoratori, agenti commerciali, sommelier professionisti.

(OGR Corso Castelfidardo, 22, 10128 Torino)


Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani

Corso Enotria, 2/c – Ampelion – 12051 Alba (Cuneo)
Tel: +39.0173.441074
Email: info@grandilanghe.com

https://www.winemag.it/barolo-e-roero-tre-cantine-da-non-perdere-grandi-langhe-2023/

Grandi Langhe 2025 è un appuntamento da non perdere nel panorama delle anteprime del vino italiano. Ospitato dalle OGR di Torino, l’evento è dedicato ai professionisti del settore. In assaggio i vini delle Langhe e delle Doc e Docg del Piemonte, serviti dai produttori in persona o da sommelier. Per la prima volta, l’evento organizzato dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani prevede una sala stampa per gli assaggi dei giornalisti del settore, che potranno registrarsi sul sito da oggi, giorno di apertura delle iscrizioni per le giornate del 27 e 28 gennaio 2025.

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Consorzio Roero (ancora) vittima degli hacker: dalle immagini hot alle moto

Nuovo attacco hacker alla pagina Facebook “Consorzio Roero”. Gli ultimi post pubblicati chiariscono, senza ombra di dubbio, come il controllo sia nuovamente sfuggito di mano all’ente presieduto da Massimo Damonte. Se lo scorso maggio gli hacker si divertivano a postare immagini hot che ritraevano donne in “abiti succinti” e pose sexy, questa volta i pirati del web sembrano virare su brevi video divertenti, spettacolari acrobazie in moto da corsa e storie struggenti che vedono protagonisti gli animali.

CONSORZIO ROERO, FACEBOOK SOTTO ATTACCO: 3 POST PUBBLICATI DAGLI HACKER

Tre le pubblicazioni “fasulle” pubblicate nell’arco delle ultime 7 ore. L’ultimo “post reale” pubblicato sulla pagina Facebook “Consorzio Roero” – che conta al momento oltre 46 mila followers e si è dotato di una seconda pagina Fb ufficiale, dal nome “Consorzio Tutela Roero“, con soli 156 followers – risale infatti al 1 agosto. Solo 3 mesi di pace, dunque, tra il primo attacco hacker e quello ora in corso. Ancora una volta, l’invito è quello di segnalare la pagina “Consorzio Roero”, per consentire a Meta di intervenire e bloccare l’azione dei pirati informatici.

Consorzio Roero, hackerato il profilo Facebook: immagini hot nelle stories

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Consorzio Roero, hackerato il profilo Facebook: immagini hot nelle stories


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nelle stories del Consorzio Roero, il cui profilo Facebook è stato hackerato da oltre un anno. Ha scatenato l’ilarità, tra gli utenti del social del gruppo Meta, la pubblicazione di alcune immagini che ritraevano modelle in bikini. Nulla a che fare con l’attività del Consorzio di Tutela del Roero, che promuove e valorizza la Docg Roero. La pagina hackerata conta tuttora 46.951 follower e pubblica da oltre un anno post con spezzoni di video e film tratti da Netflix e da altre piattaforme, ma continua ad utilizzare l’immagine del profilo e le informazioni pubbliche dell’ente piemontese.

Il Consorzio di Canale (Cuneo), nato nel 2014 e guidato oggi dal presidente Massimo Damonte, è in realtà reperibile su Facebook da settembre 2023 su un’altra pagina, quella ufficiale, denominata “Consorzio Tutela Roero“. Il consiglio dei tecnici di Meta agli utenti è quello di segnalare il profilo falso per l’utilizzo improprio del nome e del brand dell’ente piemontese. In questo modo la piattaforma riuscirà a bloccare gli hacker, cancellando la pagina fake.

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Massimo Damonte nuovo presidente del Consorzio di Tutela Roero

Massimo Damonte è il nuovo presidente del Consorzio di Tutela Roero. Imprenditore vitivinicolo di Canale, classe 1965, guiderà l’ente piemontese che conta oltre 250 aziende vitivinicole associate, per 8 milioni di bottiglie e una superficie totale di 1250 ettari di vigneti. Prende il testimone di Francesco Monchiero, presidente uscente, rimasto alla guida per tre mandati consecutivi e ora numero uno di Piemonte Land of Wine. Dopo gli studi, Damonte inizia a lavorare nell’azienda di famiglia, Malvirà, occupandosi della parte viticola e del mercato italiano, contribuendo a renderla una delle più rilevanti del territorio.

Siede nel CdA del Consorzio Roero dalla sua fondazione e ricopre la carica di vicepresidente dal 2020. «Ringrazio per la fiducia accordata dall’assemblea – sono le prime parole di Massimo Damonte – e assumo questo ruolo di presidente del Consorzio Tutela Roero con l’entusiasmo e la passione che devo a una denominazione che negli anni è cresciuta e si è consolidata con successo. Sono davvero lieto che il Roero esprima oggi il nuovo presidente di Piemonte Land of Wine, che coordina l’attività dei 14 consorzi vitivinicoli regionali».

«Nei prossimi tre anni – aggiunge Damonte – intendo proseguire con una comunicazione mirata e strategie volte a valorizzare tutta la filiera e a sottolineare l’importanza e il legame con un territorio unico al mondo, riconosciuto Patrimonio dell’umanità Unesco. L’attenzione verso i consumatori italiani ed esteri sarà ancora più alta, con l’obiettivo di far crescere sia la denominazione in termini di volumi e di valore, sia la percezione dell’identità del territorio del Roero Docg».

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Dal Roero al Superconsorzio: Francesco Monchiero nuovo presidente di Piemonte Land of Wine

Francesco Monchiero è il nuovo presidente di Piemonte Land of Wine, il superconsorzio dei vini piemontesi. Già rappresentante del Consorzio Tutela Roero, si è visto affidare il nuovo incarico – occupato in precedenza dal dimissionario Matteo Ascheri – dall’assemblea riunita nel pomeriggio di ieri a Castagnito. A Monchiero il compito di riunire i consensi dei Consorzi di Tutela, guidando e definendo le strategie di promozione del vino piemontese per i prossimi 3 anni. Sul tavolo, i difficili rapporti tra l’Albese e l’Astigiano, ovvero tra le piccole-medie aziende e le cooperative piemontesi.

«Un riconoscimento per il lavoro fatto in questi 3 mandati per la denominazione del Roero – secondo la lettura dello stesso Monchiero, affidata a una nota stampa – per le strategie di valorizzazione e tutela messe in campo che hanno portato a una crescita della produzione del 40% dal 2013, anno di costituzione del Consorzio, e per un incremento del valore costante negli anni».

PIEMONTE LAND OF WINE, «LA CASA DEI CONSORZI PIEMONTESI»

«Sono felice di questa attestazione di sostegno da parte dei Presidenti riuniti in Piemonte Land – sono le prime parole di Francesco Monchiero da nuovo presidente di Piemonte Land of Wine -. Supportato della Regione Piemonte, intendo proseguire con questo spirito di fattiva collaborazione tra le parti coinvolte per far ripartire la promozione internazionale dei vini piemontesi e accrescerne la visibilità».

Piemonte Land è la casa comune dei Consorzi dei vini piemontesi, pur mantenendo ognuno di essi la propria peculiare identità. Al suo tavolo si elaborano e si definiscono le strategie e i programmi per proporsi all’esterno con la compattezza di un unico grande organismo e abbiamo in progetto di realizzare attività coordinate e strutturate per valorizzare tutto il Piemonte vitivinicolo come fatto in Roero».

Nato per offrire ai Consorzi di tutela dei vini piemontesi «un’assise in cui individuare operatività e strategie comuni», Piemonte Land of Wine, come ricorda lo stesso ente nella nota stampa, si pone l’obiettivo di «armonizzare la promozione dei vini, dell’eccellenza agroalimentare e delle bellezze del Piemonte in tutto il mondo, ottimizzando anche l’utilizzo dei fondi comunitari destinati alla promozione».

COS’È PIEMONTE LAND OF WINE

Piemonte Land of Wine nasce il 29 luglio 2011 per offrire ai consorzi di tutela del vino piemontesi un punto d’incontro per confrontarsi, individuare operatività e strategie comuni utili alla promozione del vino piemontese in Italia e nel mondo. Piemonte Land, che rappresenta oggi i Consorzi del vino ufficialmente riconosciuti dal Ministero dell’Agricoltura, promuove gli oltre 44 mila ettari di vigneto piemontesi, che dalle province di Alessandria, Asti e Cuneo si estendono fino ai piedi delle Alpi.

Un grande patrimonio enologico, per l’80% costituito dalle 18 Docg e 41 Doc regionali. Prima esperienza italiana di condivisione delle politiche promozionali tra Consorzi, Piemonte Land opera a favore non solo dei vini, ma anche dell’eccellenza agroalimentare e delle bellezze di una delle regioni vitivinicole più importanti al mondo, i cui territori sono divenuti patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO nel 2014.

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Barolo e Roero: tre cantine da non perdere a Grandi Langhe 2023


Tutto pronto per Grandi Langhe 2023, in programma alle Ogr Torino lunedì 30 e martedì 31 gennaio 2023. Oltre 240 cantine ai banchi di assaggio riservati ai professionisti del settore. Novità di questa edizione – la seconda consecutiva nella nuova, spaziosa location di Corso Castelfidardo, 22 – è la partecipazione del Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte.

Accanto all’anteprima delle nuove annate delle Docg e Doc delle Langhe e del Roero, ecco dunque anche le Docg Gattinara e Ghemme, oltre alle Doc Boca, Bramaterra, Colline Novaresi, Coste della Sesia, Fara, Lessona, Sizzano e Valli Ossolane. Un bel segnale di unità d’intenti dal Piemonte, utile soprattutto per la platea estera.

Buyer, enotecari, ristoratori e importatori italiani e internazionali sono ancora in tempo per iscriversi alla due giorni e assicurarsi un posto alla più importante degustazione dedicata alle denominazioni piemontesi.

TRE CANTINE DA NON PERDERE A GRANDI LANGHE 2023

Per aiutare ad orientarsi tra gli espositori (qui la cartina completa in formato Pdf) winemag.it suggerisce tre cantine da non perdere a Grandi Langhe 2023. Due nella zona di Barolo, una nel Roero. Si tratta di Viberti Giovanni (postazione D 232), Silvano Bolmida (postazione D 218) ed Occhetti Stefano (D 166).

  • VIBERTI GIOVANNI
    (via delle Viole, 30, fraz. Vergne Barolo – CN)

È il Cavalier Antonio Viberti, nel secondo ventennio del Novecento, a dare inizio alla storia della cantina Viberti Giovanni. Galeotto fu l’acquisto di un vigneto e dell’adiacente Locanda del Buon Padre, oggi location gourmet in cui potersi concedere le prelibatezze di Langa. A partire dal 1923, le sale sotterranee diventarono il “parco giochi” di Antonio Viberti. È proprio lì, nello scantinato di quel palazzo in frazione Vergne, che inizia a produrre il vino per gli ospiti della locanda. Oltre a Dolcetto e Barbera propone sin da subito anche il Nebbiolo, che nel 1927 dà vita al primo (antesignano) Barolo “Buon Padre”.

Oggi la cantina è alla terza generazione. Claudio Viberti, nipote di Antonio e figlio più giovane di Giovanni (il fondatore) e Maria, è impegnato nelle operazioni di vinificazione e di gestione della cantina e del ristorante. Una mente brillantissima. Negli anni ha saputo raccogliere il testimone del padre, dando peraltro vita a nuovi vini come la Barbera d’Alba Doc “La Gemella” e arricchendo il patrimonio aziendale con le uve Nebbiolo provenienti da una storica particella del cru Monvigliero di Verduno.

A partire dal 2012 si sono aggiunti all’assemblaggio del Barolo Buon Padre i Nebbioli provenienti da una vigna di Perno (Serralunga d’Alba) e dal cru Albarella (Barolo). Otto, ad oggi, i differenti cru a disposizione della cantina Viberti. Una famiglia che non ha smesso di pensare in grande, tra ristorazione e vino. All’apertura, nel 2018, della Locanda La Gemella in Piazza Eraldo Cabutto, si affiancherà la realizzazione di una nuova, ampia cantina con boutique Hotel e Spa.

  • SILVANO BOLMIDA
    (località Bussia 27/A, Monforte d’Alba – CN)

Schivo ma pronto a darti cuore come solo in Langa, Silvano Bolmida è un vignaiolo d’altri tempi, con gli scarponi per la vigna e la mente fine in cantina e in sala degustazione. Innovatore attento a non ferire la tradizione, per amore sincero per la propria terra più che per questioni di business, è riuscito a mettere assieme i pezzi (tutti da novanta) di una gamma di vini che unisce garbo ed eleganza a una seducente impronta territoriale, che privilegia l’espressione autentica dell’annata alla standardizzazione.

Il tutto partendo dalla precisione tecnica nell’esecuzione del minimo gesto, tanto in campo quanto tra le mura della nuova, maestosa cantina in località Bussia, a Monforte d’Alba. Sembra averla scelta apposta quella curva spremuta a novanta gradi sulla cui parte più “morbida” e “tonda” si erige la nuova struttura. Un modo per palesare, sin dal primo colpo d’occhio, quel metodo, quel rigore e al contempo quella generosità che, poi, sapranno esprimere ad ogni sorso i vini.

Le parole di un vignaiolo valgono più di qualsiasi altro discorso: «Abbiamo una grande fortuna – sostiene Silvano Bolmida -. Credo che a nostro modo siamo artisti anche noi, ma della vigna. Noi vigneron, abbiamo la possibilità di raccontare arte concreta, che è quella che sta nel bicchiere, che viene da questi suoli, che viene da questa terra che della nostra zona è l’eccellenza». Grandi Langhe 2023 sta lì apposta: cantina da non perdere.

  • OCCHETTI STEFANO
    (frazione Occhetti 64, Monteu Roero – CN)

È destinato a far parlare di sé, Stefano Occhetti. Del resto, uno che molla “tutto” e decide di dedicarsi anima e corpo al vino, ha già vinto la sua battaglia con la paura di diventare grande. Specie se “tutto” è pure “tanto”. Classe 1987, è una di quelle classiche persone nate (e cresciute) almeno due volte: diventa adulto a Occhetti, piccola frazione di Monteu Roero; ed è lì che rinasce, tornando a casa stanco d’aver indirizzato la prima vita su binari poco appaganti per un’anima di collina.

Le giornate da ingegnere con un Master in Business Administration al College des Ingenieurs, per conto di una multinazionale, sono più lunghe d’una vendemmia in Sicilia. Viaggia molto. In dieci anni prende casa a Roma, Parigi – fin qui nulla di particolare, vero? – e poi pure a Stavanger – nessun errore di battitura, Stavanger è una città di 130 mila abitanti della… Norvegia sudoccidentale -. Impara cosa significa stare lontano dagli affetti, in primis quello della moglie, Giulia, e del figlio, Ludovico, nato nel 2016. Due anni dopo dice basta. Molla (“tutto” / “tanto”) e inizia – da zero – la nuova vita da wannabe winemaker.

Prima vendemmia nel 2019, dall’ettaro e poco più di vigna in affitto a Occhetti (cru Sanche). Viticoltura eroica e pendenze da equilibrista non lo spaventano. Ecco le prime 4 mila bottiglie, mentre la famiglia si allarga con l’arrivo della secondogenita, Virginia. Per lei un nuovo lettino. Per il papà, il garage di casa diventa cantina. Nel 2020 la commercializzazione del primo Nebbiolo.

Si arriva così allo scorso anno, determinante per la cantina Occhetti Stefano. Nel team entrano la moglie Giulia, il padre Domenico (“Meco”) e l’enologo Roberto Nantiat (Gruppo Cordero Consulenze). Oggi una realtà che conta 3 ettari tra Sanche ed Occhetti e 12 mila bottiglie: Langhe Nebbiolo, Barbera d’Alba, Roero Docg Sanche e Roero Arneis Roero con vista sul Roero Docg Occhetti Riserva, in arrivo.


GRANDI LANGHE 2023 – INFORMAZIONI GENERALI

DOVE: Ogr Torin – Sala Fucine (Corso Castelfidardo 22, Torino)
QUANDO: 30 e 31 Gennaio, con orario 10-17
COME: L’ingresso è consentito previa prenotazione o invito. Sarà necessario stampare ed esibire il biglietto.
CHI: evento riservato a operatori professionali, buyer, enotecari, ristoratori, agenti commerciali, sommelier professionisti.

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Grandi Langhe 2022, ecco le nuove date: 4-5 aprile

Nuove date per Grandi Langhe 2022, altro evento che subisce l’impennata di casi Covid-19 in Italia. La manifestazione dedicata a buyer, enotecari, ristoratori e importatori italiani e internazionali è rinviata al 4-5 aprile 2022.

«In seguito al peggioramento della situazione dei contagi e delle misure previste dagli ultimi decreti che impongono importanti limitazioni e capienze ridotte agli eventi che prevedono la somministrazione di cibo e bevande», gli organizzatori hanno deciso di rimandare l’evento.

L’iscrizione, la location e le modalità rimangono invariate. I visitatori che hanno prenotato il proprio ingresso possono utilizzare il biglietto già in loro possesso per la prima o la seconda giornata della manifestazione. Le registrazioni sono momentaneamente sospese in attesa di nuove disposizioni sulle capienze. Riapriranno il 1 marzo.

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Grandi Langhe 2022 a Torino: Barolo e Barbaresco tendono la mano al grande pubblico

Grandi Langhe 2022 si prepara ad accogliere i professionisti del mondo del vino a Torino il 31 gennaio e 1° febbraio 2022. Buyer, enotecari, ristoratori e importatori italiani e internazionali possono iscriversi alla più grande degustazione dedicata alle denominazioni di Langhe e Roero, accedendo al sito web ufficiale della manifestazione.

Per la prima volta anche i privati consumatori potranno accedere alla manifestazione, durante una sessione a loro interamente dedicata, lunedì 31 gennaio dalle 18.30 alle 21.30. In questo caso, l’iscrizione è possibile sul sito di Ais Piemonte.

GRANDI LANGHE 2022: LA NUOVA LOCATION DI TORINO

Con l’apertura ai privati il Consorzio prosegue la sua strategia promozionale volta a stabilire «un filo sempre più diretto con i consumatori finali», che per la prima volta dalla nascita della manifestazione potranno degustare oltre 1500 etichette presso le Officine Grandi Riparazioni – Ogr di Torino.

Saranno accolti a Torino anche 50 buyer selezionati provenienti da Usa, Canada, Regno Unito e Scandinavia. Ben 220 cantine del territorio presenteranno le proprie etichette nei suggestivi spazi di Corso Castelfidardo, 22. Una location scelta strategicamente, «sia per riflettere la crescita della manifestazione che per garantire il rispetto delle normative sul distanziamento».

Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e il Consorzio Tutela Roero, con il supporto della Regione Piemonte, sono i promotori della manifestazione, giunta alla sesta edizione dopo lo stop del 2021.

LE ASPETTATIVE DEI CONSORZI DI LANGHE E ROERO

«Siamo entusiasti di portare Grandi Langhe a Torino per la prima volta. La manifestazione è cresciuta molto negli anni e si è posizionata tra gli appuntamenti imperdibili del calendario enologico italiano», spiega Matteo Ascheri, Presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco.

Il 2021 è stato purtroppo un anno di pausa forzata – continua -. I nostri produttori non vedono l’ora di poter tornare a incontrare i propri clienti di persona. Abbiamo preso tutte le misure necessarie per garantire a espositori e utenti un’esperienza sicura, piacevole e soprattutto di altissimo livello».

«La decisione di portare Grandi Langhe a Torino, città simbolo del Piemonte e già Capitale d’Italia, dimostra l’importanza assunta dall’evento», aggiunge Francesco Monchiero, presidente del Consorzio Tutela Roero.

«Grandi Langhe 2022 sarà l’occasione per incontrare gli operatori del settore – continua – piemontesi e non, che giocano un ruolo chiave nell’identità del nostro vino. Grazie alla partecipazione di 50 buyer provenienti dall’estero, si creeranno nuove opportunità di sviluppo in paesi consolidati o emergenti».

GRANDI LANGHE 2022: INFORMAZIONI IN BREVE

  • Le porte di Grandi Langhe 2022 apriranno per i professionisti di settore il 31 gennaio e 1° febbraio.
  • Dove e quando: dalle 10 alle 17 presso la Sala Fucine di OGR a Torino, in Corso Castelfidardo 22.
  • I privati consumatori e gli appassionati potranno acquistare il biglietto di ingresso sul sito web di Ais Piemonte.
  • I partecipanti dovranno necessariamente iscriversi in anticipo sul sito web. Quindi stampare e presentare il proprio biglietto d’ingresso, unitamente alla certificazione verde Covid-19 (green pass).
  • È obbligatorio indossare la mascherina all’interno durante i momenti in cui non si degusta.
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Grandi Langhe 2022 approda a Torino

Grandi Langhe, la manifestazione dedicata a buyer, distributori, enotecari e ristoratori italiani e stranieri, arriva a Torino il 31 gennaio e 1° febbraio 2022. L’evento, da anni uno dei primissimi appuntamenti del calendario enologico italiano, si terrà negli spazi di OGR Torino.

Dopo un anno di stop forzato dovuto alla pandemia le oltre 200 cantine di Langhe e Roero presenteranno le proprie etichette nell’hub di innovazione, enogastronomia e cultura del capoluogo piemontese. Una scelta strategica orientata alla volontà di farlo crescere sempre maggiormente

«Abbiamo deciso di cambiare la location di Grandi Langhe in primis per permettere il rispetto della normativa sul distanziamento. In secondo luogo per dare un segnale importante che rifletta la crescita che l’evento ha avuto nelle ultime edizioni. Le nostre denominazioni, inoltre, a inizio ottobre hanno registrato un +15% rispetto ai primi nove mesi del 2020». Spiega Matteo Ascheri, Presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco.

GRANDI LANGHE 2022

Il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, insieme al Consorzio Tutela Roero, sono promotori della manifestazione, che nel 2020 ha registrato oltre duemila presenze da 34 paesi.

«In questi anni l’afflusso di operatori è aumentato costantemente. La scelta di portare l’evento presso OGR Torino è dovuta alla volontà di rispondere all’esigenza di accogliere un maggior numero di persone interessate a conoscere meglio i nostri vini». Dichiara il Presidente del Consorzio Roero Francesco Monchiero.

La due giorni sarà dunque la prima occasione dell’anno per assaggiare le nuove annate di Barolo Docg, Barbaresco Docg, Roero Docg e delle altre denominazioni del territorio.

L’elenco delle cantine partecipanti sarà disponibile. Le iscrizioni, riservate esclusivamente agli operatori di settore, apriranno nel mese di dicembre.

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Roero, vigne Unesco libere dal diserbo: la proposta del Consorzio ai Comuni

Il Roero punta diventare la prima zona vinicola del Piemonte «libera dal diserbo». Lo comunica il Consorzio di Tutela. L’obiettivo è la «salvaguardia della biodiversità e del paesaggio», da raggiungere attraverso accordi con i Comuni della zona. Un modo per valorizzare il territorio della Docg, patrimonio Unesco.

L’ente che tutela i vini del Roero ha presentato ai sindaci e alle commissioni agricole comunali una proposta per «far inserire nei regolamenti della Polizia Rurale il divieto di utilizzo di prodotti chimici per il diserbo».

«I trattamenti chimici per il diserbo – ammonisce il presidente Francesco Monchiero – mettono a rischio la varietà di specie vegetali e animali che popolano naturalmente l’ambiente e il vigneto, depauperandolo della sua capacità di autoregolarsi e danneggiando il paesaggio».

«In questo momento storico in cui anche il consumatore è più attento alla sostenibilità – continua il numero uno del Consorzio Tutela Vini del Roero – vogliamo assumerci la responsabilità di ridurre il nostro impatto ambientale».

«Sono molto orgoglioso del coraggio che i soci hanno dimostrato nel perseguire un obiettivo non semplice, ma necessario: è una prova del nostro amore per queste terre», conclude Monchiero.

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Matteo Ascheri rieletto presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani

Matteo Ascheri è stato riconfermato presidente del Consorzio di Tutela del Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. È stato eletto giovedì 17 giugno dall’Assemblea dei produttori, insieme al nuovo consiglio di amministrazione.

Rappresenterà gli interessi di 527 aziende vitivinicole associate al Consorzio (63 milioni di bottiglie) che curano 10 mila gli ettari di vigneti (Barolo 2184 ettari; Barbaresco 725; Dogliani 813; Diano d’Alba 216; Barbera d’Alba 1630; Nebbiolo d’Alba 1020; Dolcetto d’Alba 1013; Langhe 2051 ettari, di cui 734 Langhe Nebbiolo).

CHI È MATTEO ASCHERI

Imprenditore vitivinicolo di Bra, classe 1962, una laurea in Economia e Commercio, guiderà uno dei Consorzi del vino italiano più in vista a livello nazionale e internazionale. Eletto presidente nel 2018, Matteo Ascheri è stato anche vicepresidente del Consorzio dal 1992 al 1994. In passato ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali.

Presidente del Consiglio di amministrazione e poi amministratore unico del Centro di Ricerca Vitivinicolo del Piemonte – Tenuta Cannona dal 1993 al 1999; presidente del Consiglio di amministrazione dell’Unione Produttori Vini Albesi dal 1991 al 1997; vicepresidente dell’Ente Turismo Alba – Bra Langhe e Roero dal 2002 al 2005.

Oggi siede nel Consiglio di amministrazione del Consorzio Turistico Langhe Monferrato Roero. Dal 2020 è inoltre presidente della collettiva dei consorzi piemontesi Piemonte Land Of Wine.

IL SECONDO MANDATO

Il secondo mandato di Ascheri si concentrerà in parte sul consolidamento dei risultati ottenuti nei primi tre anni di presidenza: promuovere le denominazioni Barolo e Barbaresco attraverso il programma europeo che nel 2020 ha portato 200 produttori di Langa a New York per il primo Barolo & Barbaresco World Opening; affrontare le sfide di settore in materia di sostenibilità ambientale ed etica del lavoro.

È inoltre in arrivo una campagna promozionale dedicata alla denominazione Langhe, una DOC che racchiude allo stesso tempo l’unicità e la complessità del territorio, un nome importante da rafforzare sia sul mercato italiano che su quello internazionale.

IL COMMENTO

«Questo secondo mandato – dichiara Matteo Ascheri – sarà un’opportunità importante per concludere il percorso iniziato nel 2018. Se in questi tre anni è stato importante consolidare i marchi Barolo e Barbaresco, da adesso in avanti sarà importante affrontare le sfide di tutte le denominazioni che rappresentiamo».

Quello che è certo è che nonostante le problematiche di quest’ultimo anno e mezzo partiamo da una base solida: nei primi cinque mesi del 2021 infatti le nostre denominazioni hanno registrato risultati molto buoni, con un +19,7% sull’imbottigliato e punte del 26-28% per Barolo e Barbaresco».

L’elenco completo dei consiglieri, dei vicepresidenti e del comitato di presidenza verrà pubblicato dopo il primo consiglio di amministrazione, previsto per mercoledì 23 giugno.

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Roero in ascesa: Francesco Monchiero riconfermato presidente del Consorzio

Il Consorzio Tutela Roero riconferma per un nuovo mandato il presidente Francesco Monchiero, già in carica da sette anni. Una scelta pressoché scontata, motivata dall’ascesa di una Denominazione che ha registrato un aumento delle vendite del 38% in volume e in valore, un diffuso incremento di valore del terreno, l’accorta politica di gestione della crescita, arrivata a 1200 ettari vitati con un piano per gli impianti volto a garantire un aumento controllato e progressivo.

Un approccio che ha portato Monchiero ad affrontare in modo attivo anche un momento difficile come quello determinato dal Covid 19, proponendo e ottenendo dalla Regione il finanziamento di interventi strutturali indirizzati a superare la complessa situazione sui mercati.

Al momento del rinnovo delle cariche, nessun altro associato si è pertanto candidato e la richiesta di restare è stata unanime. Il prossimo triennio si presenta altrettanto intenso: “Il primo obiettivo sarà quello di creare una sede del Consorzio strutturata con un direttore, a cui si affiancheranno i progetti di promozione in Italia e all’estero, in particolare negli Stati Uniti e in Svizzera”.

La prossima iniziativa in questo senso sarà in autunno il Roero Wine Week, settimana di promozione che coinvolgerà ristoratori del Piemonte e di tutta Italia. Tornerà nel 2021, invece, Roero Days, la più importante manifestazione della denominazione, che si svolgerà alla Reggia di Venaria Reale ad aprile.

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Approfondimenti

Prima edizione del premio annuale del Roero “Vitis – I grandi Bianchi del Roero”

Canale (CN) – I vini bianchi del Roero hanno ora un premio annuale per portare oltre i confini regionali e nazionali la bellezza del loro territorio, già patrimonio Unesco, e la qualità dei suoi vitigni. Si tratta di VITIS – I Grandi Bianchi del Roero che ha visto la sua prima edizione svolgersi al Castello Reale di Govone in provincia di Cuneo.

Promotrice dell’evento l’Enoteca Regionale del Roero 2.0 con i suoi 66 afferenti, tutte aziende agricole vitivinicole, con il sostegno del Consorzio per la Tutela del Roero per la promozione della Docg Roero.

A questo territorio appartengono importanti vitigni, tra cui gli autoctoni Arneis, Roero e Langhe Favorita, riconosciuti con la Docg.

Il numeri del Roero
Il paesaggio roerino è contraddistinto da mille ettari vitati a Roero Docg, ovvero Arneis e Roero, per una produzione di più di 6 milioni di bottiglie, di cui il 60% destinato all’export. La sola Enoteca Regionale del Roero 2.0 vanta la presenza di ben 300 etichette nella sua selezione e ha generato nel 2018 tra vendite e promozione un fatturato di 256mila Euro.

Numeri importanti che si uniscono, a distanza di neanche un anno dalla fondazione dell’Enoteca 2.0 nel febbraio 2017, alle 9.500 bottiglie vendute dalla sola Enoteca nel 2018, con l’interesse da parte dei mercati europei, Paesi Scandinavi in testa e Germania a seguire.

Il terzo mercato più forte per i vini del Roero è proprio l’Italia. Il vino più richiesto è il Roero Arneis e a seguire il Roero Arneis Spumante, Nebbiolo e Roero, con un ruolo importante dei vitigni autoctoni delle terre roerine.

Il progetto di una premiazione annuale è nato proprio per promuovere in modo crescente la valenza e la qualità dei vitigni roerini con i suoi bianchi migliori”, ha dichiarato il Direttore dell’Enoteca Regionale del Roero 2.0 Pier Paolo Guelfo“L’intenzione dell’associazione è di portare il brand Roero all’apice della conoscenza e questo impegno si registra nei numeri che abbiamo generato lo scorso anno e nell’interesse crescente del settore wine&food per le nostre etichette”.

I Premiati
In questa prima edizione sono stati premiati con il titolo onorario di “Vini dell’anno 2019 dell’Enoteca Regionale del Roero” il Soelì Roero Arneis Docg Metodo Classico della Cascina Lanzarotti, la Langhe Favorita Doc 2018 della Cascina Chicco, il Roero Arneis Docg 2018 dell’Azienda Agricola Borgogno Rivata e il Serramiana Roero Arneis Docg 2018 della Cantina Marsaglia, la riserva Sette Anni Roero Arneis Docg dell’Azienda Agricola Negro Angelo & Figli e il Moscato d’Asti Docg Santa Vittoria d’Alba dell’Azienda Agricola Fratelli Rabino.

Nel corso della serata di premiazione, ogni membro della giuria ha raccontato un vino specifico, ricordando la storia el vitigno e descrivendone il terreno di provenienza e le note di degustazione. Ogni vino è stato selezionato da una giuria di enologi e rappresentanti di AIS, ONAV e FISAR: Andrea Dani dell’Associazione Italiana Sommelier, Michele Alessandria per ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino), Luigi Bertini per FISAR (Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori), Gianpiero Cordero giovane maître del ristorante stellato Il Centro di Priocca (CN), Gianfranco Cordero stimato enologo e consulente di prestigiose aziende vitivinicole italiane.

Il Presidente dell’Enoteca, il senatore Marco Perosino, ha rimarcato come “dalla fondazione dell’Enoteca 2.0 questo è solo l’inizio e solo una delle tante iniziative di cui l’Associazione vuole farsi promotrice, portando in autunno il territorio del Roero alla ribalta anche a Roma, in collaborazione con la Langa”.

Innovativi anche i modi in cui l’Enoteca 2.0 promuove e propone di degustare i suoi vini, con la proposta anche di cocktail in cui i bianchi del Roero sono i protagonisti. Un approccio moderno al bere bene, rispettando la tradizione vitivinicola.

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E’ il tempo delle “Barolo Girls”. Grandi Langhe 2019 all’insegna delle “quote rosa”


ALBA –
Pink power. Anzi, “Barolo Girls” power. Sono tanti i Barolo e i Barbaresco delle produttrici piemontesi a convincere a Grandi Langhe 2019. In grande spolvero le etichette di diverse winemaker, tra l’altro giovani e – in qualche caso – alle prime vendemmie, anche se supportate da famiglie di lunga tradizione enologica.

“Quote rosa” e numeri soddisfacenti per l’ultima edizione della kermesse, andata in scena il 28 e 29 gennaio ad Alba. La manifestazione dedicata alle nuove annate di Barolo (2015)Barbaresco (2016)Roero (2016) e agli altri vini Doc del territorio – su tutti un Dolcetto d’Alba in netta crescita qualitativa – ha visto raddoppiare gli ingressi. Il modo migliore per dare il via, in Piemonte, alle Anteprime del vino italiano del 2019.

Siamo molto soddisfatti dall’edizione 2019 di Grandi Langhe – dichiara Matteo Ascheri (nella foto sotto), presidente del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani -. Ci sono state molte novità, prima fra tutte l’anticipo al mese di gennaio che oggi posso dire essersi rivelata decisione assolutamente indovinata”.

I NUMERI
“Dati alla mano possiamo dire che le novità introdotte in questo Grandi Langhe abbiano portato ottimi risultati, ma noi stiamo già pensando al futuro: in particolare ai prossimi eventi del 2019, dichiarato dalla Regione Piemonte ‘Anno del Dolcetto’, e naturalmente alla prossima edizione di Grandi Langhe”.

Duecentosei cantine presenti al Palazzo Mostre e Congressi “G. Morra” di Alba, 21 sommelier under 35 provenienti da dieci nazioni, 150 tra giornalisti e addetti internazionali del settore, oltre a 6 seminari di approfondimento. Questi i numeri che hanno contribuito a rendere l’esperienza di Grandi Langhe memorabile.

Abbiamo lavorato in sinergia con il Consorzio Turistico Langhe Monferrato Roero – evidenzia Andrea Ferrero, direttore del Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani – per offrire un’edizione all’insegna delle novità e di alto livello qualitativo con l’obiettivo di perfezionarci sempre più e affermarci come appuntamento imperdibile per il mondo del vino nazionale e internazionale”.

I MIGLIORI ASSAGGI DI BAROLO E BARBARESCO
Oltre 800 gli assaggi effettuati in due giorni da WineMag ai banchi di 180 produttori, sui 206 presenti a Grandi Langhe 2019. Queste le etichette più convincenti di Barolo e Barbaresco, spaziando tra nuove e vecchie annate.

Barolo Docg 2015 “La Tartufaia”, Giulia Negri – Serradenari (94/100)
Giulia (nella foto) ha 39 di febbre ma tiene duro al secondo giorno di Grandi Langhe. Ed è in gran forma anche la sua batteria di vini, con “Tartufaia” 2015 a spiccare su tutti. Naso generoso, palato succoso e al contempo verticale, di gran prospettiva. Ottima la persistenza. Giulia è diventata grande.

Barolo Docg 2015, Trediberri (93/100)
Altro Barolo dal tocco femminile: Stefania Brocco è il braccio destro del marito Nicola Oberto. La loro prima vendemmia risale al 2010 e di Trediberri si sentirà parlare a lungo. E bene. Ottime prospettive per il Barolo 2015 (assemblaggio delle vigne Berri e Capalot), capace di coniugare in maniera ineccepibile il nuovo corso della Denominazione con quello tradizionale. Old & New style in un solo calice.

Barolo Brunate Docg 2015, Oddero Poderi e Cantine (92/100)
Terzo gradino del podio per il Brunate di un’altra winemaker, Mariacristina Oddero, che nelle vesti di enologa ha raccolto l’eredità del padre Giacomo. Un nettare giocato su una mentolata freschezza, che invita al sorso successivo senza stancare. Eppure mai banale. Ottima, tra le annate meno recenti, anche la Riserva 2012 Bussia, ben più austera, tannica e aristocratica.

Barolo Bussia 2015, Poderi Luigi Einaudi (89/100)
Buon compromesso tra Cannubi e Vigna Costa Grimaldi (Terlo) con il Bussia Einaudi. Frutto, mineralità e tannino di prospettiva per un Barolo molto elegante e verticale, che entro 5-6 anni inizierà a offrire anche una gran beva.

Barolo Scarrone Docg 2010, Bava (89/100)
Il coraggio di rispettare il vino, fregandosene del mercato. Già, perché l’annata di Barolo di Bava in commercio è proprio questa: la 2010. E dopo l’Albarossa (altro vino da provare) ecco il re dei rossi piemontesi a esaltare le scelte di questo validissimo produttore. Il cru di Castiglione Falletto racconta nel calice un’elegante, dolce potenza.

Barolo Docg 2015, Negretti (88/100)
Freschezza, frutto, bella prospettiva. Non manca davvero nulla al Barolo 2015 dei fratelli Negretti, tra i più agili e verticali, nonché minerali, in degustazione a Grandi Langhe 2019. Frutta e alcol trovano perfetti alleati nel terreno in evidenza e nei tannini.

Barolo Docg 2015, Rizieri (87/100)
Gran precisione del frutto per il Barolo di Barbara e Arturo Verrotti di Pianella. Tannino dolce, su eleganti note di cannella e liquirizia. Longevità assicurata da un’ottima freschezza. Un Barolo spensierato, ma fatto con la testa.

Barolo Riserva Docg 2011, Demarie (87/100)
Seimila bottiglie per questa Riserva 2011 che regala una beva agile, su note di agrumi, cacao e tannino integrato.

Barolo Docg del Comune di Serralunga d’Alba 2015, Tenuta Cucco (85/100)
Il Barolo qualità prezzo della manifestazione, poco più di 20 euro in cantina. Siamo a Vughera, cru di Serralunga, per un rosso dalla gran bevibilità, fresco e fruttato.

Barbaresco Riserva 2013, Manera (92/100)
Un Barbaresco deciso, potente, eppure così preciso e fresco, che si inizia ad apprezzare adesso ma ha una vita lunghissima davanti. Frutto sotto spirito, spezie. E, al contempo, balsamicità per un sorso equilibrato e di gran persistenza.

Barbaresco Docg Asili 2016, Ca’ del Baio (91/100)
Campione di botte in gran spolvero. Vigna esposta a Sudovest pieno. Frutto profondo, scuro. Agrumi, speziatura netta, ma anche petali di rosa e viola secchi. In bocca corrispondente: struttura ben marcata, senza perdere neppure un millimetro in termini di eleganza. Sarà grande.

Barbaresco Docg Rabajà-Bas 2015, Castello di Verduno (90/100)
Un’altra chicca nella “carta dei vini” di Castello di Verduno. La nuova etichetta riflette le caratteristiche del terroir. Bel frutto, sale, mineralità spiccata e una bocca che risulta assieme grassa ed elegante. Solo 1.800 bottiglie. Castello di Verduno, per ora, è l’unica cantina a produrre questa menzione dall’ottimo rapporto qualità prezzo (25 euro).

Barbaresco Docg Asili 2015, Cascina Luisin (90/100)
Ben più concentrato e del “fratello” Paulin, su note esaltanti di frutto di bosco, arancia rossa e giusta vena amara data dal tannino. Giovane, ma diventerà grande alla grande.

Barbaresco Docg Gallina 2016, Francone (88/100)
Un Barbaresco giocato nettamente sull’eleganza, più che sulla potenza. Le armi vincenti sono la gran freschezza, unita alla pulizia e precisione delle note fruttate e dei terziari integrati.


LA SORPRESA DOLCETTO E GLI ALTRI ROSSI
Che i produttori piemontesi stiano tornando a dare centralità al Dolcetto? E’ una speranza di tutti i veri amanti di questo vino e di questo vitigno, espiantato per fare spazio al Nebbiolo e, in alcuni casi, anche ad altri vitigni internazionali. Uno su tutti sorprende Grandi Langhe 2019: eccolo di seguito, assieme agli altri rossi.

Dolcetto di Diano d’Alba Docg Superiore 2016 “Garabei”, Abrigo Giovanni (90/100)
Esposizione diversa per questo Dolcetto rispetto all’altro della gamma, “Sorì dei Crava” 2017, pur ottimo ma con meno prospettiva. “Garabei” è concentrato, potente, di gran struttura, eppure conserva un’ottima bevibilità. Vino dal gran potenziale a tavola.

Nebbiolo d’Alba Superiore Doc 2016 “Sansteu”, Ghiomo Azienda agricola (92/100)
Vini da masticare quelli di Giuseppino Anfossi, che a Guarene (CN) nega di far miracoli racchiusi in bottiglia: “Interpreto solo il terreno”.

Poi, però, una mezza ammissione: “Le cose belle sono quelle diverse, altrimenti faremmo tutti Coca-Cola”. Al limite dei concetti vinnaturisti la produzione di Ghiomo, ma guai a dirlo. Su tutti questo Nebbiolo Superiore 2016 già bellissimo al palato, ma che si può dimenticare in cantina.

Roero Docg Riserva 2015 “Ciabot San Giorgio”, Negro Angelo & Figli (92/100)
Nebbiolo, of course. E di quelli da ricordare. Naso fruttato di gran eleganza e precisione, impreziosito da una vena speziata. Ingresso di bocca verticale, che poi si allarga sul frutto e su una dosata vena salina, chiudendo su agrumi, tannino e mentuccia. Gran prospettiva e ottimo rapporto qualità prezzo, attorno ai 20 euro.

Barbera d’Alba Superiore Doc 2015 “Rocca delle Marasche”, Deltetto 1953 (90/100)
La barrique usata in maniera davvero sapiente conferisce il giusto apporto a questa Barbera giovanissima, di grande prospettiva e davvero tipica, in tutte le sue componenti.

Barbera d’Alba Doc Superiore 2013 “Vigna veja”, Renato Buganza (89/100)
Un rosso capace di unire più anime, dalla vena floreale alla potenza, conservando eleganza. Frutto, spezia, legno molto ben integrato e gran bella struttura per una Barbera dai tratti decisamente gastronomici.

Nebbiolo d’Alba Doc 2015, Rizieri (88/100)
Finalmente un Nebbiolo che è un Nebbiolo vero e non un “piccolo Barolo” o un wannabe Barolo. Nebbiolo preciso, veritiero, ben fatto, elegante. Cinquemila bottiglie complessive.


BIANCHI E SPUMANTI
Non solo rossi, ovviamente, a Grandi Langhe 2019. Ecco la nostra selezione di spumanti e bianchi.

Roero Arneis Spumante Docg 2011, Negro Angelo & Figli (89/100)
Terreno e vitigno in gran evidenza in questo spumante davvero sensato, prodotto solo nelle migliori annate. Ottantaquattro mesi sui lieviti per un Metodo classico da Arneis in purezza. Ottimo rapporto qualità prezzo, attorno ai 18 euro.

Metodo Classico Brut Rosè Vsq “Maria Teresa”, Antica Cascina dei Conti di Roero (86/100)
Trentasei mesi sui lieviti per questo millesimato croccante, ottenuto da uve Nebbiolo in purezza.

Langhe Doc Arneis 2018 “Montebertotto”, Castello di Neive (92/100)
Il vitigno nella sua massima espressione. Ancora da esprimere appieno, ovviamente, trattandosi di un vino in bottiglia da pochissimo, ma già capace di mettere in mostra la stoffa del campione. Tre diverse epoche di maturazione e di raccolta poi assemblate, per un Arneis che in bocca sembra fatto a gradoni espressivi, tra loro sequenziali. Chapeau.

Roero Arneis Docg 2018, Mauro Molino (90/100)
Un Arneis capace di coniugare un naso e un palato allo stesso tempo alpino e marino. In bottiglia da poco, ma già molto espressivo su venature di macchia mediterranea, erbe medicinali, mineralità e frutto.

Langhe Doc Sauvignon 2017, Silvano Bolmida (89/100)
Un Sauvignon giocato sui primari, sulla frutta, ma senza la minima sbavatura. Leggero accenno alla foglia di pomodoro. Un manifesto della grande attenzione in vigna e in cantina di questo viticoltore, che segue scrupolosi protocolli nel segno del rispetto della natura, ma sopratutto del terroir e dell’espressività del vitigno.

Nascetta 2017, Renato Buganza (88/100)
Non molte le espressioni di Nascetta presenti a Grandi Langhe 2019. Questa decisamente la più veritiera e rispettosa del vitigno autoctono piemontese.


LA SORPRESA

Linea vini Az. Agr. Chiesa
Su tutti? Il Roero Arneis Docg 2017 dal naso suadente, ben oltre il frutto, verso la radice di liquirizia, la camomilla, i fiori di campo e un accenno fumé. Ma è tutta ottima, fresca e beverina, la linea di vini dei fratelli Davide e Daniele Chiesa di Santo Stefano Roero, tra le migliori soprese “young” di Grandi Langhe 2019.

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Anteprime del vino 2019: gli appuntamenti di febbraio aperti agli amanti del vino


Buona la prima, anzi l’Anteprima. Italia del vino in fermento per l’avvio delle Anteprime di Toscana, a metà tra quelle di Barolo, Barbaresco e Roero (dedicate solo alla stampa e agli operatori del settore), AmaroneSagrantino di Montefalco, Romagna Sangiovese e Albana. Ecco gli appuntamenti da non perdere dedicati ai winelovers.

AMARONE DELLA VALPOLICELLA
La giornata aperta al pubblico è quella del 3 febbraio. In degustazione l’Amarone 2015, dalle 10:00 alle 19:00 al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Biglietto di ingresso 40 euro (35 euro con acquisto online). Qui l’elenco delle cantine partecipanti, che metteranno a disposizione anche le vecchie annate.

Ma la “Red Week” si apre martedì 29 gennaio con il Valpolicella education program (Vep) 2019, il corso di formazione sulla prima Dop di vino rosso del Veneto, rivolto agli operatori internazionali del settore ideato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella per creare una rete di “Valpolicella wine specialist” nel mondo.

ANTEPRIME DI TOSCANA
Dopo la PrimAnteprima riservata a stampa e operatori del settore, sabato 9 febbraio, dalle 9.30 alle 17.30 alla Fortezza da Basso di Firenze (Padiglione Cavaniglia, viale Filippo Strozzi, 1), il programma delle Anteprime di Toscana aperto al pubblico si apre con Chianti Lovers, il 10 febbraio.

Appuntamento sempre alla Fortezza da Basso, dalle 16.00 alle 21.00, con la degustazione delle nuove annate Chianti Docg 2018 e Riserva 2016, in uscita nel 2019.

Per il prossimo appuntamento dedicato ai winelovers occorre sposarsi a San Gimignano (SI), per la presentazione delle nuove annate in uscita sul mercato nel corso del 2019: la Vernaccia di San Gimignano 2018 e la Riserva  2017.

Due le date utili: domenica 10 febbraio, dalle 14.00 alle 19. al Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada (Via Folgore 11, San Gimignano), i banchi di assaggio con i produttori, a ingresso gratuito. Stessa location mercoledì 13 febbraio, dalle 15.00 alle 17.00.

Tutti a Montepulciano, nel cuore della Toscana, per l’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, aperta al pubblico e agli operatori del settore sabato 9 dalle ore 15.00 alle ore 19.30, domenica 10 dalle ore 11.00 alle ore 18.30 e lunedì 11 dalle ore 10.30 alle ore 18.30.

SAGRANTINO DI MONTEFALCO
L’Anteprima Sagrantino 2015 si svolgerà a Montefalco (PG) dal 18 al 20 febbraio 2019, evento promosso dal Consorzio Tutela Vini Montefalco. Tasting, visite in cantina, approfondimenti, iniziative e masterclass per un focus completo su Montefalco, le sue aziende ed i suoi produttori.

Una panoramica completa sulla nuova annata ma anche sulle capacità evolutive del Montefalco Sagrantino Docg, sugli abbinamenti gastronomici con il coinvolgimento diretto di chef provenienti da tutta Italia, sulla corretta comunicazione all’interno di un ristorante, con il coinvolgimento dei sommelier italiani.

I banchi d’assaggio aperti al pubblico sono in programma al Chiostro di Sant’Agostino, dalle ore 16 del 19 febbraio. Spazio anche per la cucina d’autore, il 18 febbraio. Dalle ore 10.30 si svolgerà la finale del Concorso nazionale “Sagrantino nel piatto” dedicato agli chef di tutta Italia.

Il Concorso ha l’obiettivo di selezionare e premiare il miglior piatto che abbia come ingrediente il Montefalco Sagrantino Docg e che abbia in abbinamento uno dei vini di Montefalco. Le ricette dovranno essere inviate entro il 4 febbraio prossimo (info e modulistica sul sito www.consorziomontefalco.it).

“Quest’anno – ricorda Filippo Antonelli, presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco – celebriamo i 40 anni dal riconoscimento delle denominazioni Montefalco Doc e Montefalco Sagrantino Docg, istituite nel 1979, testimonianza di un lungo ed importante processo di osmosi tra vitivinicoltura e territorio da valorizzare e tutelare sempre di più, da rafforzare evento dopo evento, iniziativa dopo iniziativa”.

“VINI AD ARTE” 2019, ANTEPRIMA SANGIOVESE DOC ROMAGNA
Al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza in scena l’Anteprima della Doc Romagna. L’appuntamento per il pubblico e gli addetti del settore è il 17 e 18 febbraio con 50 produttori che presenteranno le nuove annate di Sangiovese e Albana.

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Grandi Langhe 2019: in assaggio le nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero

ALBA – Edizione ricca di novità quella di Grandi Langhe 2019. L’evento di riferimento per buyer, enotecari e professionisti del mondo del vino è in programma ad Alba, al Palazzo Mostre e Congressi, il 28 e 29 gennaio.

Per la sua quarta edizione, la manifestazione organizzata dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio del Roero è anticipata al mese di gennaio e vedrà per la prima volta protagonisti, oltre alle nuove annate di Barolo, Barbaresco e Roero, gli altri vini a Denominazione di Origine Controllata delle Langhe.

Un focus di due giorni in un’unica location dove i partecipanti avranno la possibilità di degustare in anteprima i vini delle oltre 200 aziende partecipanti in entrambe le giornate e incontrare i produttori ai banchi d’assaggio.

Una due giorni ricca di attività, animata da degustazioni e, per la prima volta, anche da seminari tecnici tenuti da esperti di settore, organizzati con l’obiettivo di offrire ai partecipanti, in accompagnamento alle degustazioni, una vera full immersion e approfondimenti a 360 gradi sulle principali tematiche legate al territorio che dà vita ai vini delle Langhe.

Di seguito la scaletta dei seminari in programma presso il Palazzo Mostre e Congressi, a cui i partecipanti potranno assistere, presentandosi all’orario indicato, senza iscrizione preventiva e fino a esaurimento posti:

  • Le vigne dal fondale marino: la geologia dei terreni di Langhe e Roero – lunedì 28 alle ore 11,00 tenuto da Edmondo Bonelli
  • Nebbiolo, il vitigno autoctono dei grandi rossi – lunedì 28 alle ore 14,00 tenuto da Edoardo Monticelli
  • I mille volti del Dolcetto – lunedì 28 alle ore 16,00 tenuto da Edoardo Monticelli
  • Barbera, la rossa “regina” del Piemonte – martedì 29 alle ore 11,00 tenuto da Edoardo Monticelli
  • I vitigni storici riscoperti tra mito e nuove opportunità di business – martedì 29 alle ore 14,00 tenuto da Edmondo Bonelli
  • Arneis, il bianco autoctono che piace ai millennials – martedì alle ore 16,00 tenuto da Edmondo Bonelli
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Grandi Langhe Doc e Docg 2019: Barolo, Barbaresco e Roero in anteprima

ALBA – Prime anticipazioni sulla quarta edizione di Grandi Langhe Doc e Docg, in programma ad Alba il 28 e il 29 gennaio 2019. Un’occasione per degustare le nuove annate di Barolo (2015), Barbaresco (2016) e Roero (2016).

Oltre 250 cantine, 1.500 etichette in degustazione, buyer, sommelier, enotecari e professionisti del vino provenienti da tutto il mondo. Un’edizione ricca di novità: cambiano infatti location, periodo e numero di giorni.

Grandi Langhe sarà infatti interamente ospitata ad Alba, scelta in quanto cuore pulsante e punto di riferimento di una terra dove la viticoltura è l’anima dell’economia, ormai da secoli. L’altra grande novità introdotta dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio del Roero è la data dell’evento, anticipato al mese di gennaio.

I professionisti di settore e i giornalisti (a cui la rassegna è riservata) potranno così degustare per primi in assoluto le nuove annate, direttamente nei territori che hanno dato loro vita e prima che abbia inizio la stagione delle grandi fiere internazionali.

Una vera e propria anteprima, quindi, che grazie ad un’unica location e alla presenza di tutti i vini in entrambe le giornate, consentirà ai partecipanti di non dover scegliere e di non perdersi nulla di questa nuova “48 ore”.

Ad Alba gli spazi espositivi saranno suddivisi in base ai Comuni di provenienza delle diverse cantine. Una divisione territoriale ordinata, per consentire ai partecipanti di apprezzare la varietà del prodotto, frutto dell’appassionato lavoro sulle colline della zona degli uomini e delle donne delle Langhe.

Un’occasione per cogliere a fondo il valore delle Menzioni geografiche (MGA) di Barolo, Barbaresco, Roero e Diano e di conoscere gli altri vini del territorio.

Come accade dal 2013, sono previste degustazioni di numerose tipologie ed etichette e soprattutto sarà possibile confrontarsi direttamente con i produttori, in grado come nessun altro di raccontare origine, passione, tradizione che si mescolano in ogni singola bottiglia generata nelle “Grandi Langhe”.

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Approfondimenti

Nebbiolo Noblesse, gli spumanti autoctoni piemontesi in degustazione a Torino ed Alba

Torna Nebbiolo Noblesse, l’appuntamento dedicato alle nobili bollicine del Piemonte. Dopo il successo dell’anno scorso, l’edizione 2018 si sdoppia con due date: la prima lunedì 18 giugno al Palazzotto, in centro a Torino, in Via Mazzini 43 e la seconda lunedì 25 giugno al Palazzo Banca d’Alba (via Cavour 4, Alba).

Saranno ventuno i produttori di Piemonte e Valle d’Aosta coinvolti: dalle Langhe a Gattinara, da Acqui Terme ad Arnad, fino al Biellese tutti condividono la passione per le bollicine autoctone a base di uva nebbiolo. La novità è che in degustazione ci saranno solo spumanti Metodo Classico prodotti al 100% Nebbiolo.

«È stata una scelta condivisa da tutto il gruppo – spiegano i produttori di Nebbiolo Noblesse – l’obiettivo è di esprimere al meglio la versatilità del Nebbiolo che si presta bene alla produzione dei grandi rossi, dal Barolo al Barbaresco, dal Roero al Gattinara, fino al Lessona e al Carema, ma anche alla spumantizzazione».

Quest’anno partecipano nuove aziende che hanno iniziato a spumantizzare il nebbiolo, una pratica che in Piemonte è in uso fin dall’800. Il primo documento è datato 1787: si tratta di un resoconto sulla visita a Torino del presidente americano Thomas Jefferson che “alloggiando all’hotel Angleterre beve vino rosso di nebbiolo, trovandolo vivace come lo Champagne”.

Otto anni fa, nel 2010, un gruppo di aziende ha lanciato il progetto Nebbione: un metodo classico 100% nebbiolo che riposa 45 mesi sui lieviti. Anche loro fanno parte di Nebbiolo Noblesse. Oggi la produzione di bollicine di Nebbiolo si attesta intorno alle 200 mila bottiglie all’anno.

In entrambi gli appuntamenti, a Torino e ad Alba, la prima parte della giornata sarà dedicata a ristoratori, enotecari, giornalisti, sommelier e operatori professionali (ore 12-18) con degustazioni di formaggi piemontesi: Bra e Raschera. Dalle 18 alle 22 a Torino e dalle 18 alle 20 ad Alba, è apertura al pubblico con un biglietto a 25 euro che comprende assaggi liberi e una proposta di aperitivo in bolla.

Anche quest’anno i produttori di Nebbiolo Noblesse chiedono ai ristoratori locali di scommettere con loro e di inserire nella loro carta vini una pagina dedicata alle bollicine di Nebbiolo: “Chiediamo di mettere in carta almeno 6 etichette di spumante locale a base nebbiolo. Metteremo a disposizione dei ristoratori una logistica che permetterà loro di acquistare le bottiglie quando e quante ne avranno bisogno”.

Partner dell’evento sono: la Banca d’Alba, Langhe Tv per le foto e i video, i Consorzi del Bra, del Raschera e Joinfruit, Rastal Italia per la fornitura di bicchieri, gli Stralli di Fermo (un “grissino” schiacciato preparato con kamut o farro biologico che viene prodotto dall’azienda Fermo di Neive), la location Il Palazzotto di Torino e Acquaviva Italia per la fornitura dell’acqua.

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Approfondimenti

Roero Days 2018 al Castello di Guarene

GUARENE – Per l’edizione 2018, Roero Days punta su una location d’eccezione: il Castello di Guarene, in provincia di Cuneo. Ma non solo.

Per l’occasione, il Castello ospiterà infatti ben 75 produttori della Denominazione di origine controllata e garantita Roero.

Laboratori di degustazione, banchi d’assaggio e momenti di approfondimento e dibattito completano il programma. Appuntamento per domenica 8 e lunedì 9 aprile, dalle 10 alle 19.

IL PROGRAMMA
La manifestazione del 2018 mette al centro il rapporto tra vini e territorio e si arricchisce quindi di una ricca serie di eventi collegati: il Roero Tour sarà effettuato gratuitamente nella giornata di domenica 8 a bordo dell’Autobus Roero Docg, che collegherà Montà, Canale e Monteu Roero con la sede del Castello di Guarene.

Inoltre, a Montà, a partire da sabato 7 mattina alle ore 10, si terrà una grande mostra di libri, in parte anche acquistabili, sui diversi aspetti turistici, storici e culturali del Roero.

Consigliata anche la visita al Castello di Monteu Roero, che ospita l’avvincente mostra fotografica frutto di 35 anni di scatti di Carlo Avataneo. Da non perdere, tra le proposte culturali, la presentazione del volume “Davide Palluda”, chef stellato del Ristorante All’Enoteca di Canale, realizzato da Luciano Bertello per Sorì Edizioni.

È possibile accreditarsi sul sito: http://www.consorziodelroero.it/acquista-roero-days-2018/. L’ingresso è gratuito per i professionisti del settore (10 euro per i privati). E’ consigliato l’accredito sul sito per evitare code all’ingresso.

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Vini al supermercato

Roero Arneis Docg 2015, Enrico Serafino

(4 / 5) Non tutti gli studiosi sono d’accordo sull’origine della parola Arneis. C’è chi la fa risalire a Renexij, antico nome della località Renesio di Canale. Chi alla parola dialettale piemontese arneis (“indumento”, “veste”).

In seguito arneis ha assunto anche il significato di arnese, attrezzo, e da arneis derivano anche espressioni come mal an arneis, “male in arnese”, ovvero “mal vestito”, “mal equipaggiato”.

LA DEGUSTAZIONE
L’Arneis di Enrico Serafino è di un bel giallo paglierino con riflessi verdolini, cristallino, vivo. Il naso è semplice, fruttato e floreale avvolto in una nota agrumata, delicato e fine. Se i profumi mancano di un po’ di intensità, la stessa cosa non si può dire del sapore. In bocca entra deciso, caldo, morbido, succoso e di buon corpo.

Si consiglia di berlo a una temperatura non superiore agli 8-10 gradi, per smorzare la nota alcolica leggermente sopra le righe. Nel complesso è un vino semplice ma assolutamente godibile, che potrebbe accompagnare molto bene dei ravioli di magro conditi con burro e salvia.

LA VINIFICAZIONE
Dopo la spremitura soffice delle uve (100% arneis), la fermentazione avviene in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata. Anche l’affinamento avviene esclusivamente in vasche d’acciaio. I vini della cantina Enrico Serafino, nata nel lontano 1878, sono divisi tra “Cantina Maestra”, “Vini classici” e spumanti.

Caratteristica che accomuna tutti i vini classici, di cui fa parte questo Arneis, è la bottiglia dalla forma inusuale, via di mezzo tra la classica albesia delle Langhe, e l’anfora di Provenza. Un tocco in più di originalità sulla tavola.

Prezzo: 9,80 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Vini al supermercato

Roero Docg 2013, Teo Costa

(3,5 / 5) Il fiume Tanaro divide due delle zone maggiormente vocate alla viticultura di tutto il Piemonte: le Langhe, sulla riva destra, e il Roero sulla riva sinistra.

Il vitigno principe è lo stesso, il Nebbiolo. Mentre il territorio è molto diverso: calcareo e argilloso nelle Langhe, soffice e sabbioso sull’altra sponda.

LA DEGUSTAZIONE
Il Roero Teo Costa ha un bel colore luminoso, granato con ancora un ricordo rubino. La trasparenza è quella che ci si aspetta dal Nebbiolo. Il naso è intenso, abbastanza complesso, fine. Il frutto resta sullo sfondo per lasciare spazio a sensazioni erbacee un po’ troppo in evidenza, assieme a leggere note floreali e ferrose.

Più sapido che fresco, ha un buon ingresso in bocca, subito scalzato però dal tannino ancora troppo verde. Una caratteristica che andrà ad ammorbidirsi col trascorrere dei mesi in bottiglia, rendendo il Roero Teo Costa più apprezzabile dal prossimo anno. Il finale, ad oggi, risulta quindi non così piacevole. Può essere comunque un buon compagno di una succulenta bistecca.

LA VINIFICAZIONE
La tecnica di vinificazione è quella tradizionale in rosso e segue i dettami della Denominazione di origine controllata e garantita Roero. Si tratta dunque di un Nebbiolo in purezza, con 20 mesi di affinamento di cui almeno 6 in legno.

Teo Costa è un’azienda storica piemontese, nata verso la fine del 1800. Possiede circa 50 ettari di vigneto su entrambe le rive del Tanaro, potendo quindi offrire due diverse interpretazioni dello stesso vitigno, il Nebbiolo dei comuni di Treiso e Novello, e il Roero di Castellinaldo e Castagnito.

Prezzo: 7,58 euro
Acquistato presso: Ipercoop

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news ed eventi

Unesco, via libera al Prosecco dei record

L’aumento record del 25% delle vendite nel 2016 a livello mondiale dove il Prosecco è il vino Made in Italy più esportato “alimenta la popolarità e sostiene la candidatura nazionale in vista dell’appuntamento per il riconoscimento da parte dell’Unesco nell’appuntamento finale del luglio 2018 a Parigi”.

E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat nel commentare il via libera unanime alla candidatura del sito veneto “Le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” per l’iscrizione nella Lista dei Patrimoni Mondiali dell’Unesco da parte della Commissione Nazionale Italiana.

Il via libera nazionale riconosce l’importanza di un territorio – sottolinea la Coldiretti – dallo straordinario valore storico, culturale e paesaggistico in grado di esprimere un produzione che ha saputo conquistare apprezzamenti su scala mondiale. La candidatura del Prosecco apre un anno storico per il Made in Italy nell’Unesco che, tra il 4 e l’8 dicembre 2017 a Seul, dove si tiene il comitato mondiale, esaminerà la candidatura per l’iscrizione dell’Arte dei Pizzaiuoli napoletani nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco a supporto del quale si sta completando la raccolta di 2 milioni di firme in tutto il mondo con il forte sostegno della Coldiretti.

LA PIZZA NAPOLETANA
L’arte dei pizzaiuoli napoletani sarebbe il settimo “tesoro” italiano ad essere iscritto nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. L’elenco tricolore comprende anche l’Opera dei pupi (iscritta nel 2008), il Canto a tenore (2008), la Dieta mediterranea (2010) l’Arte del violino a Cremona (2012), le macchine a spalla per la processione (2013) e la vite ad alberello di Pantelleria (2014).

Accanto al patrimonio culturale immateriale, l’Unesco ha riconosciuto nel corso degli anni anche un elenco di siti con l’Italia che è la nazione che detiene il maggior numero di siti (51) inclusi in questa lista dove il 22 giugno del 2014 a Doha in Qatar era stato inserito il paesaggio vitivinicolo del Piemonte. Monferrato, Langhe e Roero.

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degustati da noi vini#02

Cisterna D’Asti Doc Superiore 2011, Azienda Vitivinicola Mo

Cisterna d’Asti è una Doc piemontese praticamente sconosciuta, situata tra Asti, Cuneo e il Roero, con pochissimi produttori rimasti a imbottigliare vino con questa denominazione. Per disciplinare, le uve base devono essere minimo 80% Croatina, vitigno autoctono molto presente anche nell’Oltrepò Pavese e nel Piacentino. Una piccola perla nascosta, dunque, capace di emozionare. Ne è un esempio la versione Superiore 2011 prodotta dalla Azienda Vitivinicola Mo.

Nel bicchiere il vino presenta un colore rosso granato di media intensità e trasparenza, con buona consistenza. Il naso è intenso e complesso, con note fruttate di marasca, more e scorza di arancia, floreali di glicine e lavanda; successivamente incalzano sentori balsamici mentolati e di erbe aromatiche, con l’alloro in prima linea. In bocca regna un ottimo equilibrio, grazie alla buona struttura e a soddisfacente morbidezza, ben contrastate da tannino fine e gradevoli acidità e sapidità.

Buona la persistenza, con note finali di frutta e erbe aromatiche. Vino maturo e molto interessante, da degustare a una temperatura di 16°C in calici di media ampiezza e da abbinare a primi con ragù di carne o a formaggi di media stagionatura.

LA VINIFICAZIONE
Il vino è prodotto da uve Croatina in purezza, dai vigneti siti in Cisterna d’Asti e in Canale coltivati su terreni sabbiosi-argillosi. Dopo la fermentazione alcolica e malolattica, affina per almeno 12 mesi in acciaio, per poi venire imbottigliato. L’azienda Vitivinicola Mo è attiva dagli anni ’60 e si è da sempre dedicata alla coltivazione di vitigni quasi esclusivamente autoctoni, con grande passione e dedizione.

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Vini al supermercato

Roero Arneis Docg 2015, Cascina Riveri

Un vino che può essere un buon alleato per l’estate, il Roero Arneis. Tipicamente piemontese  si abbina a formaggi stagionati, piatti a base di carni bianche e pesce. Particolarmente indicato con i piatti tipici della cucina cuneese e delle langhe, si presta  anche ad aperitivi ed antipasti ed offre il meglio di sé servito attorno agli 8-10 gradi.  Di colore giallo paglierino con riflessi verdolini, presenta qualche leggera particella in sospensione. Al naso esprime  le tipicità dell’Arneis: sentori floreali di acacia, note fruttate di frutta fresca a polpa bianca quali pera e pesca, ma anche richiami agrumati e tropicali. La beva è davvero piacevole ed il rapporto qualità prezzo molto buono. Il vino sotto la nostra lente di ingrandimento oggi è il Roero Arneis Docg, annata 2015 prodotto dalla Cascina Riveri, un vino bianco secco dotato di una certa struttura, caldo,  con una gradazione di 13% di alcol in volume, rotondo ed armonioso. La nota acida è fresca anche per una lieve sensazione di “frizzantezza”, ma non spiccata. La sapidità è invece chiaramente distinguibile anche nel finale fruttato, discretamente persistente e ammandorlato. Una buona sorpresa dunque questo Roero Arneis Docg, schietto e fine, prodotto dalla Cascina Riveri che nel 2014 si è anche aggiudicato anche una medaglia di bronzo all’International Wine Challenge.

LA VINIFICAZIONE

Prodotto con uve Arneis da vigneti che si trovano in località  Monteu Roero, Canale (Cn). I terreni sui quali sono allevate le vigne, che hanno una età media di 15 anni, sono di tipo calcareo sabbioso e di medio impasto. La vinificazione avviene con breve macerazione sulle bucce. Le uve per l’80%, vengono crio-macerate a 6°C per 8-10 ore. Segue un affinamento “sur lies” in serbatoi in acciaio con “battonnage” per i primi 3 mesi. La bottiglia, coricata, ha una durata di circa 3 anni. Esistono varie ipotesi circa il nome del vitigno Arneis, ma sono due quelle che vanno per la maggiore. Qualcuno attribuisce il nome del vitigno ad un termine dialettale che sta ad indicare persone ribelli e scontrose, qualcun’altro lo attribuisce all’antico nome del vitigno del bric Arneiso o Reneiso che si trova nei pressi di Canale in provincia di Cunero. Cascina Riveri si estende per circa 40 ettari, nel cuore di Langhe e Roero e si pone quale obiettivo di  proporre vini freschi e di spiccata piacevolezza, ma allo stesso tempo strutturati e importanti, capaci di soddisfare i palati più semplici e i più ricercati. La cura del vigneto rappresenta il punto di forza della qualità dell’uva e del prodotto finale. Cascina Riveri coltiva esclusivamente nobili vitigni autoctoni del territorio dai quali nascono vini con spiccata personalità come il Roero Arneis Docg, il Barbaresco Docg, il Langhe Nebbiolo Docg e il Barbera d’Alba Doc.

Prezzo pieno: 6,90 euro

Acquistato presso: Iper/Finiper

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Approfondimenti

Barolo e Barbaresco conquistano Milano. A Claudio Sadler e Vittoria Della Cia i premi Go Wine

Evento record a Milano per l’associazione piemontese Go Wine. Ben 580 persone hanno partecipato ieri pomeriggio all’evento dedicato al Barolo e al Barbaresco, diventato ormai un punto di riferimento fisso a febbraio per il pubblico milanese. Una straordinaria attenzione del popolo meneghino nei confronti dei grandi Nebbioli di Langa, ma anche del Roero. Nel corso dell’evento, Go Wine ha assegnato uno speciale riconoscimento agli Amici dei Grandi Rossi di Langa e Roero. Nella quarta edizione del premio la scelta è stata riservata alla grande ristorazione e alla comunicazione. Il premio alla ristorazione è stato assegnato a Claudio Sadler, figura di assoluto riferimento della ristorazione di Milano (è anche il presidente dell’Associazione Le Soste dal 2012).

Il premio alla comunicazione è strato assegnato alla Rivista La Cucina Italiana, con in sala la direttrice Vittoria Dalla Cia, che ha portato con sé una copia anastatica del primo numero della Rivista uscito il 15 dicembre 1929. Se la direttrice Dalla Cia ha evidenziato “l’attenzione della sua rivista a comunicare con sempre più attenzione il vino e guardare ai tanti curiosi che a questo mondo si affacciano fra gusti e abbinamenti con i piatti”.

Sadler, sullo slancio degli ultimi mesi di Expo ha auspicato “un anno di successi per i grandi Rossi di Langa e Roero, vini che non tradiscono mai il consumatore che hanno nella ricerca costante della qualità uno dei segreti del loro piacere della loro affidabilità”.

Grande soddisfazione per l’associazione Go Wine con un ringraziamento ai molti produttori “per aver condiviso lo spirito della serata e al grande pubblico di Milano che rappresenta uno dei punti di forza dello sviluppo dell’associazione in Italia”.

IL BANCO D’ASSAGGIO

Un evento, quello che interessa i grandi vini Barolo e Barbaresco, che Go Wine propone da oltre 10 anni nel capoluogo lombardo. Milano da sempre è una piazza di riferimento per i grandi rossi di Langa e rappresenta uno delle aree su cui testare il mercato italiano all’inizio del nuovo anno.

Oltre 40 aziende presenti, a rispecchiare il mix che caratterizza l’enologia di Langa e Roero: aziende storiche, vigneron pluripremiati, realtà che si stanno gradualmente consolidando.

E’ stata l’occasione per la prima uscita ufficiale della nuova annata del Barolo 2012, con molte etichette presentate. Stili e interpretazioni si sono confrontate in sala e la degustazione comparata ha nuovamente esaltato una percezione di gioco di squadra in cui alla base vi è la valorizzazione del nebbiolo, con i suoi profumi, la finezza, ma anche forza e struttura.

Molte aziende hanno presentato riserve o annate anteriori. In qualche desk si è potuta addirittura confrontare una mini verticale su un singolo cru. Insomma, una degustazione di grande qualità che ha pienamente confermato le attese.

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Vini al supermercato

Roero Arneis Portacomaro

(3,5 / 5) Di colore giallo paglierino, il Roero Arneis D.O.C.G. è il “fratello” bianco piemontese (cuneese, per l’esattezza) dei prestigiosi vini rossi prodotti nelle Langhe (Barolo e Barbaresco).All’olfatto appare un vino importante e persistente. La sua buona alcolicità (13 gradi) è subito ben definita. Il bouquet è di frutta bianca – pesca e sambuco -. A sorprendere è il richiamo all’anice e alle erbe di campo. Percepibile anche l’assenzio, richiamato vagamente anche da alcuni riflessi di colore verdognolo.Il gusto è pieno e rotondo, a conferma della prima impressione olfattiva. L’ottimo l’equilibrio tra l’alcolicità e ampiezza, lo rende un importante accompagnamento per piatti di pesce strutturati e gustosi, nonché a carni bianche ben aromatizzate.Personalmente l’ho abbinato con successo a una “grassa” pizza fatta in casa, con base sottile e copertura di salmone, su una leggera spolverata di passata di pomodoro.A sancire la perfetta armonia, un velo di glassa gastronomica all’aceto balsamico I.G.P. Ponti, a condire amabilmente un letto di rucola.

Prezzo pieno: 7,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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