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Cardenal Mendoza: gli “elementi” del Brandy de Jerez

Cardenal Mendoza Elements Edition: gli "elementi" del Brandy de Jerez

Rinaldi 1987 ha presentato, lo scorso 11 settembre presso le stupende sale del Museo Bagatti Valsecchi di Milano (via Gesù, 5), Cardenal Mendoza Elements Edition, edizione limitata dell’iconico Brandy de Jerez.

CARDENAL MENDOZA

Brandy Cardenal Mendoza, fiore all’occhiello della cantina Sánchez Romate fondata nel 1887, è dedicato al personaggio e mecenate Cardinal Pedro Gonzáles de Mendoza. Uomo che con la sua visione e supporto rese possibile il viaggio di Cristoforo Colombo verso il Nuovo Mondo.

Cardenal Mendoza nasce a di Jerez de la Frontera (Spagna) manualmente secondo la tecnica Solera y Criadera. Prodotto con uve Airén e con distillazione discontinua tradizionale, occorrono circa 4 kg di uva e minimo 15 anni di invecchiamento per ottenere una bottiglia.

CARDENAL MENDOZA ELMENTS EDITION

L’idea alla base di Cardenal Mendoza Elements Edition è quella di invertire il processo di creazione. Non più la cantina a “pensare” il prodotto, bensì il consumatore chiamato ad indicare gli “elementi” distintivi del Brandy.

Cantina Romate ha quindi riunito a Jerez alcuni importatori, distributori, bartender e consumatori da tutto il mondo. Persone chiamate, a valle della conoscenza e degustazione di Cardenal Mendoza, ad indicare quali ne sono i tratti distintivi. Gli “elementi” che ne caratterizzano la personalità.

Sono così mersi dodici elementi comuni: mogano, rovere, uva passa, prugne, noci, nocciole, cacao, caramello, miele, vaniglia, cannella, tabacco. Al Master Blender il compito di realizzare una release in grado di evidenziare ed esaltare questi elementi.

CARDENAL MENDOZA ELMENTS EDITION: LA DEGUSTAZIONE

Color mogano brillante con riflessi ramati. Naso pieno, caldo, avvolgente. Note di frutta rossa ed uvetta, tocco di vaniglia, leggera spezia e sentori marcati di frutta a guscio. Gli “Elements” emergono chiaramente, uno ad uno, man mano che il brandy si scalda che si lascia scorrere il naso sui vari lati del baloon.

Al palato è rotondo, elegante, vellutato. Tenendolo un poco più a lungo in bocca emergono note balsamiche e mentolate. Finale lungo, persistente, che riprende tutti i sentori avvertiti al naso.

I DRINK

Due le proposte di drink sviluppate da Rinaldi sulla base di Cardenal Mendoza Elements Edition

MANZANA

(Cardenal Mendoza, succo di mela gasato, succo di limone, fettina di mela golden fresca)

Fresco, beverino, veloce. Un drink tanto semplice da preparare quanto da bere. Ideale come aperitivo e facile da preparare anche fra le mura domestiche si contraddistingue per la freschezza vivace della mela e la leggera spinta speziata del brandy.

12

(Cardenal Mendoza Elements Edition, Cardenal Mendoza Angelus, sciroppo di scorza d’arancia e cannella, Angostura bitter, Chocolate bitter, Orange Bitter, quadratino di cioccolato alla scorza d’arancia)

Profondo e ricco. Questo Old Fashioned sulla base del neonato brandy si contraddistingue per la complessità dei suoi aromi. I bitter amplificano le note distintive di Cardenal Mendoza Elements Edition dando vita ad un cocktail after dinner dai sentori caldi. Il cioccolato si sposa perfettamente con la preparazione e regala una coccola di fine bevuta.

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Esteri - News & Wine news news ed eventi

Liv-ex Power 100 2023: Bordeaux porto sicuro, Italia in bianco e nero


Bordeaux
è emerso come vincitore naturale nella classifica Liv-ex Power 100 2023. Bordeaux si conferma così porto sicuro per collezionisti di vini pregiati. È il mercato meno rischioso che esista, il meglio compreso; i collezionisti sanno cosa aspettarsi da questi vini, ovvero qualità a un certo prezzo e relativa liquidità. Lo dice chiaro l’
ultimo rapporto del London International Vintner’s Exchange (Liv-ex). Nello stesso anno, per l’Italia, perde 33 posizioni il brand Masseto. Il Bel Paese se la cava meglio sul fronte del numero di vini commercializzati, specie tra i produttori del Piemonte.

Roagna, Rinaldi, Vietti e Gaja vedono un elevato numero di etichette, alcune delle quali offrono un buon punto di prezzo rispetto a Conterno e Bartolo, attirando gli acquirenti di valore. Vietti si è piazzato al 21° posto per numero di vini commercializzati e Roagna al 38°, aumentando la sua posizione complessiva dal 158° posto del 2022 al 46° del 2023. Anche Giuseppe Rinaldi figura nella lista dei maggiori incrementi complessivi, passando dall’85° al 15° posto.

Più in generale, l’Italia ha guadagnato un marchio con Vietti, che ha registrato una performance particolarmente positiva per quanto riguarda il numero di vini scambiati. Dominio de Pingus ha raggiunto Vega Sicilia come secondo marchio spagnolo nella Liv-ex Power 100 2023, grazie a una performance positiva dei prezzi e al valore e ai volumi scambiati in borsa, in particolare delle etichette PSI e Flor de Pingus. Anche un marchio svizzero è entrato in classifica, Gantenbein, che ha brillato per la sua performance di prezzo del 10,8%.

PERCHÈ BORDEAUX SBARAGLIA LA LIV-EX POWER 100 2023

«La debolezza del mercato – commenta Justin Gibbs, vicepresidente e direttore di Liv-ex – rende la classifica 2023 particolarmente interessante. I marchi che hanno guidato il mercato fino al suo picco dell’ottobre 2022 stanno ora risentendo maggiormente della correzione. Gli acquirenti hanno affinato la loro attenzione per riflettere una maggiore avversione al rischio: sono alla ricerca di marchi stabili e liquidi, che offrano un valore relativo e che favoriscano il Bordeaux rispetto alla Borgogna e alla California».

La Power 100 è un’istantanea del panorama in continua evoluzione del mercato secondario e la lista di quest’anno ha colto il mercato in piena correzione dei prezzi. Il numero di marchi che si sono qualificati per l’inclusione nella Power 100 è diminuito del 2,1% nel 2023. Il motivo? I collezionisti hanno ristretto la loro attenzione ai vini di qualità più elevata.

Nonostante la quota commerciale della California sia rimasta relativamente stabile, la regione ha perso cinque vini nella Liv-ex Power 100 2023 rispetto all’anno precedente. L’avversione generale al rischio e gli aumenti dei prezzi registrati in Borgogna hanno fatto sì che alcuni dei marchi più “recenti” della regione, che erano entrati nella Power 100 nel 2022, siano usciti dalla classifica, in quanto i collezionisti cercano sicurezza (e profitti) nelle etichette blue chip.

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Non solo vino a Vinitaly 2019: cronaca dei migliori distillati, dal Gin al brandy italiano

VERONAVinitaly 2019 si conferma non solo la più importante fiera italiana dedicata al vino, ma anche una grande finestra per produttori, distributori e professionisti degli Spirit.

Notevole infatti la presenza di stand dedicati ai distillati, tanto da rendere pressoché impossibile visitarli tutti.

GLI ASSAGGI DI WINEMAG
Sull’onda della moda del Gin, Rinaldi presenta Yu Gin. Gin francese che conta nelle proprie botaniche anche Yuzu, agrume giapponese, e pepe di Sichuan.

E proprio da questi trae la sua grande freschezza tanto al naso quanto al palato, morbido e vivace.

Sempre da Rinaldi due Mezcal e due Tequila. I Mezcal di Tier si distinguono per il piacevole ed armonico profumo di brace. Più erbaceo Ensamble I, più tipicamente fruttato Espadin.

I Tequila Viviana, tanto il Blanco quanto il Reposado, si caratterizzano per la grande pulizia, il sorso asciutto e la piacevole persistenza fruttata.

Notevole il Whisky giapponese Kamiki. Blended Malt di whisky giapponesi è l’unico al mondo a riposare in botti di cedro giapponese, il legno tipicamente usato per costruzione dei templi. Equilibrato, regala sentori di frutti rossi maturi, miele ed una piacevolmente marcata nota di tè verde.

Sorprende St. George Spirits da Alameda, California. Una linea di Gin e Vodka artigianali di ottima fattezza. Terroir Gin vuole, nelle intenzioni, raccontare il territorio e ci riesce portando al naso del consumatore i profumi della foresta californiana: abete, alloro, salvia, e freschezza agrumata.

Botanivore raccoglie in se 19 differenti botaniche bilanciando molto bene note di agrume, di spezie come pepe, cannella, aneto e coriandolo, ed una piacevole nota erbacea. Dry Rye è il più secco e speziato, un gin che non nasconde l’uso di alcool di segale (Rye, appunto). Un gin per gli amanti dei whiskey americani.

Chiude Green Chile, vodka ai peperoncini dolci californiani. Piccante quel tanto da non disturbare è un prodotto originale che può dare spinta in mixolgy. Da Pojer e Sandri è piacevole l’assaggio di Sorbo dell’Uccellatore, acquavite di Sorbus Aucuparia. Profumo dolce che ricorda il marzapane e corpo morbido con sentori fruttati.

Roner, distilleria altoatesina di Termeno, presenta qui un nuovo amaro di erbe. Non ancora etichettato andrà in commercio a giugno 2019. 32% ben integrati nel prodotto, tendenza dolce ed piacevolissimo aroma di erbe aromatiche e bergamotto. I vicini di casa di Psenner oltre alla linea di grappe e distillati di frutta, affiancano un vero e proprio cocktail bar in cui i prodotti di casa diventano ingredienti.

LA CULTURA ITALIANA
Di tutt’altro avviso Bruno Pilzer, della Distilleria Pilzer in Val di Cembra. “Bisogna riuscire a riportare al centro il prodotto italiano principale, cioè la Grappa”. E’ con queste parole che Bruno esordisce sintetizzando in un secondo un pensiero profondo. Pensiero che sfida le mode in nome della tradizione e della cultura italiana.

“Se non sei italiano non capisci l’Italia” e quindi la grappa diviene sia identità nazionale che strumento per spiegare il nostro paese all’estero. Prodotti di altissimo livello qualitativo. Tanto le grappe da vitigno quanto la grappa blend Delmè ed i distillati di frutta (albicocca e pera che abbiamo avuto la fortuna di assaggiare).

Non si può parlare di qualità italiana della distillazione senza fare tappa allo stand di Villa Zarri, dove Guido Fini ci guida nell’assaggio della sua linea di Brandy. Nel 16 anni Assemblaggio Tradizionale ritroviamo tutte le note già incontrate nel 10 anni impreziosite da una maggiore balsamicità e da una più marcata tostatura del legno.

Il 23 anni Millesimo 1994 regala note complesse di cera d’api, crema pasticcera ed agrumi canditi. Particolari il 14 anni Millesimo 2002 affinato in botti ex Marsala Florio, che risulta facile e morbido, ed il 18 anni Selezione Tabacco che risulta molto più erbaceo “verde”.

Chiude il 28 anni millesimo 1998, ricco di terziari ma anche di una nota fruttata di fondo che sa di pesca e rimanda, mentalmente, ad alcuni Single Malt nord irlandesi. Impressiona, davanti a brandy tanto ben fatti, la frase di Guido: “Io sono un bambino. Distillo ormai da decenni ma per i tempi di questi prodotti io non ho certo l’esperienza di certe Maison”.

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ViniVeri 2019: i migliori assaggi a Cerea

CEREA – Si è conclusa domenica 7 Aprile la sedicesima edizione di ViniVeri – Vini secondo Natura a Cerea (Vr). Una manifestazione in crescita costante che si conferma appuntamento fondamentale per winelovers e addetti ai lavori.

L’edizione del 2019  ha rilevato un incremento ingressi del 10% rispetto allo scorso anno ed una folta rappresentanza di importatori da Cina, Far East e Sud Est asiatico.

Il 40% degli operatori presenti nei tre giorni della manifestazione sono giunti a ViniVeri per la prima volta, “come per la prima volta – fanno sempre notare gli organizzatori – si sono aggirati tra gli oltre 120 banchi dei produttori diversi enologi di grandi e note aziende del vino italiano”.

Soddisfazione (confermata dai numeri) anche da parte del Presidente del Consorzio ViniVeri Giampiero Bea che ha così tirato le somme:

L’obiettivo della direzione di ViniVeri non è quello di aumentare i numeri senza qualità  sia essa riferita ai vignaioli (che sono sempre individuati tra quelli che generano vini da agricoltura senza l’uso di chimica di sintesi in vigna – almeno biologica o biodinamica – senza l’aggiunta di sostanze ammesse per uso enologico a esclusione di modeste quantità di solfiti e senza l’uso di stabilizzazioni forzate), sia essa riferita ai fruitori dell’evento che, al fine di permettere un sereno avvicinamento ai vignaioli, devono essere non solo interessati ad assaggiare vino, bensì il vino buono, prodotto secondo natura”.

I MIGLIORI ASSAGGI A VINIVERI 2019

Dolcetto “A Elisabeth” 2018 – Cascina delle rose
Prodotto dai vigneti dei cru Tre Stelle e Rio Sordo con vinificazione classica in acciaio. Nel calice si presenta rubino intenso con riflessi violacei, naso fresco di fragolina, violetta oltre nota vinosa. Al palato il sorso è molto coerente, bella freschezza, centro bocca con polpa notevole e suadente. Chiusura fresca e finale appagante. Davvero un dolcetto elegante e piacevolissimo.

Barbaresco Rio Sordo campione di botte 2016 – Cascina delle rose
Rio Sordo è un cru da aspettare, difficilmente si scopre subito. I terreni su cui si trovano i vigneti sono compatti, fatti di marne bluastre e calcaree. La 2016 è stata una annata classica, che darà longevità.  Chiuso e timido all’olfatto ha comunque richiami terrosi e di fungo e poi spezia sul finale. In bocca è ben bilanciato, giusta acidità e grande corpo.  Conquista indubbiamente per la grande intensità del sorso.

Colli Orientali del Friuli  Merlot Riserva 2015 – Ronco Severo
Vendemmia leggermente posticipata per questo Merlot Riserva cui segue fermentazione e macerazione per 4 mesi in tini tronco conici a cappello emerso con follature manuali giornaliere. L’affinamento è di 4 anni  in legno.

Grandissima spezia al naso, pepe, tabacco e liquirizia, erbe aromatiche, frutto scuro maturo, qualche sbuffo di mineralita’ e appena accennate le classiche note verdi. In bocca il tannino è lieve, grande freschezza e rimandi di mineralita’. Completo ed equilibrato è la sintesi di tutto ciò che appaga in un bicchiere di vino.

Paestum Igp Aglianico Rosato Frizzante Fric – Az Agr Casebianche
Siamo a Torchiara in provincia di Salerno, località posizionata tra il monte della Stella, il torrente Acquasanta e il mare del Cilento. Il Fric è un rosato ottenuto da uve Aglianico, con poche ore di contatto sulle bucce e rifermentazione spontanea in bottiglia.

Di colore rosa lampone ha un naso sprizzante di frutti rossi, melograno e fragolina. In bocca la bollicina è vivace, ma non invasiva. Al palato, la componente fruttata unita alla freschezza e alla mineralita’ e sapidità conferite dalle marne e dalle arenarie del sottosuolo regala una bevuta di assoluta piacevolezza.

Meursault 2017 – Philippe Pacalet
Un vino che non ha bisogno di presentazioni ma che tuttavia non può non essere menzionato tra i migliori asssaggi. Chardonnay di uno dei cru di Borgogna più vocati in assoluto lo approcciamo con diffidenza, immaginando di trovare un vino chiuso e marcato dal legno.

Nulla di tutto ciò. La nota boise è appena accennata al naso che “parla” anche di frutta a polpa gialla, pera e lievi note agrumate. In bocca è un concentrato di mineralità e freschezza. Bel corpo, leggera glicerina e lunghissima persistenza. Godibilissimo, “ruffiano” quanto basta.

Arshura 2016 campione di botte  – Valter Mattoni
Non scopriamo certo oggi Valter detto anche “la Roccia” Mattoni, ma questo Arshura 2016 è forse il migliore mai creato. Prodotto con cloni molto vecchi di Montepulciano viene vinificato e affinato in legno piccolo usato.

All’olfatto si presenta con le classiche note di visciola, sottobosco e cacao, Pulito e preciso anche in bocca. Magistrale la capacità di Valter di addomesticare, con i passaggi in barrique, la forza di quest’uva il cui tannino è gia armonizzato nelle sfumature di questo assaggio. Tre aggettivi: ricco, lungo, appagante.

Kupra 2015 – Oasi degli Angeli
Prodotto del vitigno Grenache delle Marche, chiamato in loco Bordò, da una vigna ultracententenaria e fitta (circa 6000 ceppi x ettaro). Qualche centinaio le bottiglie prodotte ogni anno. Limpido nel bicchiere, il Kupra 2015 di Oasi degli Angeli ha un bouquet infinito.

Ogni minuto aggiunge qualcosa di sorprendente: china, rabarbaro, rosa canina, erbe aromatiche, buccia di arancia, spezia e poi balsamicità. In bocca è persistente, al limite dell’infinito. Incredibile la coerenza gusto olfattiva. Tra i migliori assaggi assoluti della giornata.

Langhe Doc Nebbiolo 2017 – Rinaldi
Sono circa 23/25 i giorni di macerazione di questo nebbiolo. Dieci in meno del Barolo cui segue affinamento in botte grande da 30 ettolitri. Un vino tutta gioventù e spregiudicatezza. Naso ricco ed ammaliante di rosa e fragolina. Sorso fresco e lungo di bella struttura e polpa. In bilico tra il da bere subito per goderne la golosità o il da aspettare per goderne le evoluzioni.

Coste della Sesia 2016 Antoniotti Odilio
Nebbiolo 100% , due  settimane di macerazione poi passaggio in legno grande per 18 mesi. Non si eseguono travasi, il vino viene decantato naturalmente. Finisce con un passaggio di 6 mesi in acciaio per stabilizzare. Grandissima eleganza per un vino che regala immediatezza, gusto e piacere alle beva.

Un piccolo grande nebbiolo con classiche note varietali ben bilanciate dalla acidità e dalla nota minerale dei porfidi su cui l’apparato radicale si districa. Indubbiamente il “best buy” della fiera.

L’Aura 2016 – Az.agricola Gino Pedrotti
Blend 50% Chardonnay 50% Nosiola prodotto con 15 giorni macerazione e poi 15 mesi in legno misto da piccole barrique fino a botti grandi. Insomma, dove c’è spazio Gino lo sfrutta. Tra i bianchi proposti in gamma certamente il migliore per equilibrio.

Legno appena percettibile in ingresso di sorso, poi nota minerale e di frutta a polpa bianca e gialla. Un vino che  accosta la freschezza della Nosiola alla struttura dello Chardonnay, accontentando tutti i palati. Bella freschezza finale, nota di acidità giusta.

Passito di Pantelleria Decennale 2008 – Ferrandes
Lunga fermentazione  per questo passito. Mesi in cui  l’uva passa viene aggiunta al mosto un poco alla volta. Affina in acciaio dove il vino è rimasto fino al 2018. Di colore dorato carico al naso è un trionfo di uva passa, scorza d’arancia,miele.

Un incredibile altalena tra accenni ossidativi e sale. Mediterraneo fino al midollo. Bocca in equilibrio tra dolcezza e grande sapidità. Salmastro. Tutta Pantelleria in ogni singola sfumatura. Non stanca mai.

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Sicilia, sorpresa Glera: è il vitigno “minore” più coltivato

PALERMO – C’è un po’ di “Veneto” in Sicilia. Centoventisette ettari, per l’esattezza. A tanto ammonta la superficie vitata di Glera sull’isola del Sud Italia.

Un vero e proprio boom per il vitigno balzato agli onori delle cronache per il “fenomeno Prosecco”. Dopo l’avallo della Regione, che ne ha autorizzato la coltivazione tra le Igt nel 2009, gli ettari di Glera si sono moltiplicati a vista d’occhio.

Tanto che oggi, l’ex “Prosecco” è il “vitigno minore” più allevato in Sicilia. Con 127 ettari sui 245 complessivi, riservati alle varietà non autoctone o tradizionali.

Secondo i dati forniti da Marco Perciabosco, a capo dell’Unità operativa Ocm Vino siciliana, a credere nella Glera “Made in Sicily” sono soprattutto i viticoltori della provincia di Trapani. E’ nell’areale a Nord Ovest dell’isola che si concentra la maggior parte della superficie vitata a Glera. Centodieci ettari.

Seguono Agrigento e Palermo, rispettivamente con 17 e 2 ettari vitati circa. Numeri in crescita, che fanno pensare a un incremento costante della richiesta di Glera sul mercato locale. Eppure non v’è traccia di una “Glera mania” tra gli abitanti dell’isola. E trovare cantine che producano e commercializzino vini a base Glera in Sicilia è quasi un’impresa.

Una di queste è l’Azienda Agricola Vitivinicola Tenute Rinaldi. Siamo a Bolognetta, “Agghiastru” in siculo. Un Comune di 4.200 anime, a 25 chilometri da Palermo. Il “Bianco Rinaldi”, di fatto, è un blend tra Glera e Chardonnay. Una vera e propria rarità.

Che fine fa il resto della Glera prodotta in Sicilia? “Sono noti, ma solo a livello informale – precisa Marco Perciabosco dal palazzo della Regione – i rapporti tra produttori siciliani e del nord Italia in materia di vino. Relazioni in cui non può entrare nel merito l’amministrazione regionale, finché si tratta di operazioni di tipo commerciale, svolte con tutti i crismi“.

“Se qualcuno possiede notizie di reato – commenta Stefano Zanette, presidente del Consorzio Prosecco Doc – ha il dovere di fornirle alle autorità preposte, diversamente devono essere derubricate a illazioni. Non va comunque dimenticato che molti operatori, anche nel nostro territorio, utilizzano la Glera per la produzione di spumanti generici o per l’infustamento”.

IL CASO ERMES
Ma in Sicilia c’è anche chi ha messo su una “filiale”, in Veneto. E’ Cantine Ermes, società cooperativa di Santa Ninfa (Trapani) in mano alla famiglia Di Maria (Rosario ne è presidente, Paolo il direttore generale). Una realtà da 2 milioni di euro di capitale sociale, attiva anche nella Grande distribuzione organizzata.

Con lo stesso nome, Cantine Ermes opera in via Restiuzza 7 a Mansuè, in provincia di Treviso. E allo stesso indirizzo, sempre in Veneto, si trovano le Tenute Di Maria Srl. Società che, a sua volta, dipende dalla “casa madre” siciliana di Contrada Salinella, a Santa Ninfa.

Quella di Mansuè figura ufficialmente come “struttura secondaria” di Cantine Ermes. O, meglio, come “stabilimento”. Diversi magazzini, numerosi silos. E una “Bottega del vino” in cui si organizzano degustazioni delle etichette siciliane di “Tenute Orestiadi”, brand del gruppo Ermes.

Ma è su portali enogastronomici come SicilShop.com che è acquistabile “Taravan”, il Prosecco Doc Extra Dry prodotto da Cantine Ermes. Un filo conduttore che sembra funzionare bene, quello tra la Sicilia e il Veneto del vino.

Un asse su cui Cantine Ermes investe da anni, forte soprattutto di una preziosa partnership con un colosso del posto: Cantina di Soave. Una joint venture stipulata nel 2006. Agli albori, dunque, del vero cambio di rotta di Ermes. Dal vino sfuso al vino imbottigliato, di maggiore qualità.

“Ci tengo a sottolineare che non esiste oggi alcuna partnership o joint venture tra Cantina di Soave e Cantine Ermes”, precisa il direttore generale di Cantina Soave, Bruno Trentini. A distanza di 12 anni, l’operazione pubblicizzata dalla stessa cantina veneta tramite un apposito comunicato stampa, viene minimizzata: “Si trattava di un semplice accordo commerciale con Cantine Ermes, come tanti stretti con altre aziende”.

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Oltre 2000 etichette per l’edizione 2016 del “Milano Whisky Festival”

Dal 5 al 6 novembre nel capoluogo lombardo presso il Marriott Hotel l’undicesima edizione del Festival per la diffusione in Italia della cultura del whisky di malto scozzese.

Ideato da Giuseppe Gervasio Dolci e da Andrea Giannone, e giunto quest’anno alla sua undicesima edizione, il Milano Whisky Festival” si propone come l’unico evento in Italia in grado di riunire i più importanti distributori, le più rinomate distillerie e i principali collezionisti di Scotch Whisky.

L’edizione 2016 del “Milano Whisky Festival” annovera la presenza di oltre 2.000 etichette di Whisky, cui si aggiungono 500 etichette di Rum. Importante è il programma dei masterclass, che consentono ai visitatori di approfondire la conoscenza delle singole distillerie. La location del “Milano Whisky Festival 2016” è ancora una volta il Marriott Hotel (Via Washington 66, Milano).

Fra i partecipanti, la Fratelli Rinaldi Importatori che esporrà la sua gamma di Whisky. Rinaldi vanta uno dei più qualificati assortimenti italiani di Scotch Whisky di qualità (Glenfarclas, Douglas Laing linea Old Particular, Douglas Laing linea XOP, DL Regional Malts, DL Provenance, The Double), ai quali si aggiungono i Whiskey irlandesi artigianali di Teeling.

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