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Alcol e guida, nuovo codice della strada «penalizza produttori vino»

Alcol alla guida, nuovo codice della strada sotto accusa «Penalizza i produttori» sandro bottega prosecco
Il 20 novembre 2024, il Senato italiano ha approvato in via definitiva la riforma del Codice della Strada, introducendo misure più severe per contrastare la guida in stato di ebbrezza. Una misura contestata da alcuni produttori vinicoli. Ad esprimersi apertamente sulle nuove sanzioni per chi guida in stato di ebrezza in Italia è stato il veneto Sandro Bottega, noto imprenditore del Prosecco.

SANZIONI PER LA GUIDA IN STATO DI EBBREZZA IN ITALIA

Le nuove disposizioni prevedono sanzioni incrementate in base al tasso alcolemico rilevato:

  • Tasso alcolemico tra 0,5 e 0,8 g/l: multa da 573 a 2.170 euro e sospensione della patente da 3 a 6 mesi.
  • Tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 g/l: arresto fino a 6 mesi, multa da 800 a 3.200 euro e sospensione della patente da 6 mesi a un anno.
  • Tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l: arresto da 6 mesi a un anno, multa da 1.500 a 6.000 euro e sospensione della patente da uno a due anni.

Inoltre, per i recidivi, è previsto l’obbligo di installare il dispositivo “alcolock” sul veicolo, che impedisce l’accensione del motore se viene rilevato un tasso alcolemico sopra lo zero.

Obbligo di “alcolock” per i recidivi

Per chi è stato sanzionato per guida in stato di ebbrezza con un tasso superiore a 1,5 g/l nei due anni precedenti, scatta l’obbligo di installare l’alcolock. Questo dispositivo impedisce l’avvio del veicolo se il conducente ha un tasso alcolemico superiore a zero, promuovendo comportamenti responsabili alla guida.

Divieto assoluto di consumo di alcol per i recidivi

I conducenti recidivi, oltre all’installazione dell’alcolock, sono soggetti a un divieto assoluto di consumo di bevande alcoliche prima della guida per un periodo di due o tre anni, in base alla gravità dell’infrazione.

Revoca della patente e confisca del veicolo

In caso di recidiva, è prevista la revoca della patente e la confisca del veicolo, salvo che appartenga a persona estranea al reato.

SANDRO BOTTEGA: «SI PENALIZZA CONSUMO MODERATO ALCOL E OPERATORI»

«Così si penalizza il consumo moderato di alcol. Anche se il principio non fa una piega, nella realtà dei fatti temo che per togliere un dente guasto si stia provando a togliere tutti i denti». È il commento di Sandro Bottega, imprenditore veneto a capo del colosso del Prosecco Bottega Spa, in merito alle recenti modifiche al Codice della Strada. Al centro delle critiche del produttore, le nuove disposizioni che prevedono sanzioni molto più severe per la guida in stato di ebbrezza.

«Si rischia di ritirare la patente a chi ha bisogno dell’auto per andare al lavoro – evidenzia Bottega – e non fa assolutamente abuso di alcolici. Sarebbe stato più giusto responsabilizzare i cittadini mantenendo il limite di 0,5 grammi per litro come accettabile e inasprendo le sanzioni solo per chi supera un tasso elevato, ad esempio 1 grammo per litro». Il rischio, sempre secondo Bottega, è che a pagare il prezzo più alto non siano gli incoscienti, che continueranno a trasgredire, ma le persone comuni e gli operatori del settore, come produttori di vino e alcolici, penalizzati da regole che impattano anche chi beve moderatamente, come un calice di vino durante una cena di lavoro.

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Riforma Indicazioni geografiche Ue: nuove competenze per i Consorzi di Tutela


La definizione delle competenze turistiche dei Consorzi di Tutela è una delle novità più importanti giunte ieri con l’approvazione della bozza di Regolamento delle Indicazioni Geografiche dell’Unione europea da parte della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Ue. L’attribuzione di un ruolo istituzionale nella promozione del “Turismo Dop”, ossia del turismo enogastronomico legato a progettualità autentiche sui prodotti a Indicazione Geografica, segna un cambio di passo nelle politiche comunitarie. Un aspetto passato in secondo piano, di fronte ai proclami legati affossamento del vino croato Prošek, che continua – in maniera paradossale – ad essere considerato dalla politica e dall’industria il nemico internazionale numero uno del cosiddetto “sistema Prosecco”.

Un dettaglio, quello dei nuovi “poteri” assegnati ai Consorzi di Tutela, che non è sfuggito però a Mauro Rosati, direttore generale di Fondazione Qualivita, che plaude a una «novità in grado di produrre sviluppo per tutti i prodotti agroalimentari e vitivinicoli europei ed italiani Dop, Igp e per le bevande spiritose a indicazione geografica». Nella mission della Fondazione che ha sede a Siena c’è proprio la valorizzazione del settore dei prodotti Dop Igp Stg agroalimentari e vitivinicoli.

«Qualivita ha sostenuto con forza l’introduzione nel nuovo regolamento negli aspetti legati alla promozione dell’enoturismo e delle funzioni di coordinamento dei Consorzi di tutela – afferma Rosati – dopo aver sostenuto negli anni le numerose esperienze delle filiere Dop Igp italiane, sempre più al centro dell’offerta turistica nazionale. Lo testimoniano numerosi esempi, dai Caseifici Aperti del Parmigiano Reggiano Dop all’emergente esperienza del Cioccolato di Modica, cresciuta fortemente con il riconoscimento Igp».

PIÙ COLLABORAZIONE TRA CONSORZI E MINISTERO DELL’AGRICOLTURA

Siamo convinti che il ‘Turismo Dop’ in questa forma possa rivelarsi, anche per le piccole filiere a Indicazione Geografica, un vero volano per lo sviluppo delle produzioni e soprattutto dei territori, incentivando quelle attività turistiche a agrituristiche intimamente legate con la produzione agricola e agroalimentare italiana».

Il nuovo ruolo dei Consorzi di tutela permetterà loro di «collaborare concretamente» con il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, di concerto con le istituzioni di settore come Ministero del turismo ed Enit, «per prendere parte a iniziative di promozione internazionale che possono essere ulteriore leva di crescita molto importante». Un’iniziativa che, sempre secondo Fondazione Qualivita, può dare «già nel breve periodo dei riscontri tangibili alle DOP IGP italiane, in particolare alle filiere di piccole dimensioni».

Da anni – evidenzia ancora Mauro Rosati – il “Rapporto sul Turismo Enogastronomico” realizzato dalla professoressa Roberta Garibaldi evidenzia una crescita di questo fenomeno, con numeri impressionanti frutto del costante lavoro delle imprese e delle numerose organizzazioni di promozione come Le strade dei Sapori e del Vino, Città dell’Olio, Le Città del Vino, Movimento Turismo del Vino eccetera».

Per quanto riguarda il settore specifico DOP IGP, l’Osservatorio Qualivita, solo nel 2022, ha contato oltre 230 eventi organizzati dai Consorzi di tutela fra degustazioni, visite outdoor, festival e iniziative che hanno risposto alla richiesta dei cittadini di esperienze vere nei territori del cibo e del vino. E in molti casi proprio le piccole filiere, che più di altre hanno subito gli effetti legati alla pandemia e alla contrazione di alcuni canali distributivi, sono riuscite a dare «una riposta concreta attraverso iniziative di vendita diretta e incoming turistico offrendo esperienze enogastronomiche qualificate».

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«Prošek evoca Prosecco»: la riforma delle Ig europee condanna un vino storico della Croazia?


La riforma delle Ig europee condannerebbe un vino storico della Croazia, il Prošek, nome ritenuto «evocativo del Prosecco». È quanto emerge oggi dalle parole di Paolo De Castro, relatore dell’Europarlamento per il nuovo regolamento Ue sui prodotti Dop e Igp. Nel commentare l’approvazione all’unanimità del testo in commissione Agricoltura, l’europarlamentare Pd ha citato proprio il vino dolce tipico della Dalmazia, tra gli esempi di «sfruttamento indebito della reputazione delle nostre Indicazioni geografiche».

«Il Parlamento europeo – evidenzia De Castro – continua a far evolvere un sistema senza eguali nel mondo, capace di generare valore senza bisogno di investire alcun fondo pubblico, rafforzando il ruolo dei consorzi, la protezione di Dop e Igp, e la trasparenza verso i consumatori». Ora l’iter prevede, prima dell’estate, la discussione in sede plenaria del Parlamento europeo e infine, entro l’anno, gli incontri del trilogo Parlamento, Commissione e Consiglio per approvare definitivamente il nuovo testo unico europeo sulle produzioni di qualità.

IL PROSEK NON PUÒ ESSERE REGISTRATO

Nel testo adottato – rivendica De Castro – abbiamo introdotto l’obbligo di indicare sull’etichetta di qualsiasi prodotto Dop e Igp il nome del produttore e, per i prodotti Igp, l’origine della materia prima principale. Non solo, su spinta dei nostri produttori di qualità, abbiamo potuto eliminare quelle falle del sistema che consentono di sfruttare indebitamente la reputazione delle nostre indicazioni geografiche, come nel caso dell’aceto balsamico sloveno e cipriota, o addirittura del Prosek made in Croazia».

«In particolare – continua De Castro – è stato chiarito come menzioni tradizionali come Prosek non possano essere registrate, in quanto identiche o evocative di nomi di Dop o Igp. I prodotti Dop e Igp beneficeranno di protezione ex-officio anche online. Nel caso in cui vengano utilizzati come ingredienti, sarà invece necessaria un’autorizzazione scritta da parte dei rispettivi consorzi di tutela, a beneficio dei quali proponiamo anche di semplificare le norme per la registrazione e la modifica dei disciplinari di produzione”.

IL NODO DELL’UFFICIO BREVETTI EUIPO

L’Europarlamento ha preso una posizione anche su uno dei punti più discussi del regolamento, e cioè il ruolo dell’Ufficio europeo dei brevetti, l’Euipo: «Con il testo adottato oggi, con cui andremo al negoziato con i ministri già prima dell’estate – dichiara De Castro – chiariamo che l’Euipo dovrà avere un ruolo puramente consultivo e su questioni tecniche, mentre l’interlocutore principale dei produttori resterà la Direzione Generale agricoltura della Commissione Ue, consolidando il legame tra i marchi della qualità europea e lo sviluppo delle aree rurali».

«La Dop Economy – conclude l’europarlamentare Paolo De Castro – vale, a livello europeo, quasi 80 miliardi di euro. Non si tratta più di una semplice questione culturale di qualche Stato membro, ma di un vero patrimonio economico, sociale e politico europeo. Con questo regolamento creeremo un vero testo unico europeo sulle produzioni di qualità, che rafforzerà la protezione, la promozione e la sostenibilità delle nostre Indicazioni geografiche, conosciute in tutto il modo come sinonimo di qualità ed eccellenza, grazie alla passione e alla competenza dei nostri agricoltori e produttori».

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Gli Editoriali news news ed eventi

Fivi e la riforma dei Consorzi del vino: perché è il momento giusto con Meloni e Centinaio


EDITORIALE – Cosa c’entrano Giorgia Meloni e Gian Marco Centinaio con la riforma dei Consorzi del vino italiano e dei loro meccanismi di rappresentatività? Apparentemente nulla. In realtà, guardando all’esito delle ultime elezioni politiche, potrebbe essere arrivato il momento giusto per le aspettative della Federazione italiana vignaioli indipendenti. Per capire perché, occorre fare un passo indietro, al Mercato Fivi di Piacenza 2021.

In quell’occasione, Gian Marco Centinaio, in veste di Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali del Governo Draghi, fece visita ai vignaioli. Assicurando loro che «il problema della rappresentatività all’interno dei Consorzi di Tutela va affrontato al più presto. Perché troppo spesso pochi decidono per tanti. Serve un tavolo di confronto che coinvolga tutti gli attori della filiera».

Parole messe nero su bianco dall’allora ufficio stampa di Fivi (i veneti di Studio Cru, oggi non più in carica), che a winemag.it confermavano: «Centinaio ha visionato il comunicato prima dell’invio e ha detto che andava bene».

Per i vignaioli, la revisione dei criteri di rappresentatività nei Consorzi di tutela è «una priorità» e ha l’obiettivo di «dare voce a tutti gli attori». Secondo Fivi, «la normativa attualmente vigente (DM 232/2018, art. 8) stabilisce che i voti siano attribuiti in funzione della produzione vitivinicola dell’anno precedente, senza alcuna attenzione al numero di produttori».

CENTINAIO E L’INCONTRO PROMESSO AI VIGNAIOLI FIVI

Non è tutto. In occasione dell’incontro avvenuto al Mercato dei Vini 2021 di Piacenza Expo, domenica 28 novembre 2021, i vignaioli indipendenti hanno presentato al Sottosegretario Gian Marco Centinaio «un dossier d’intervento su alcuni aspetti ritenuti problematici per il lavoro quotidiano della categoria».

I temi principali su cui i Vignaioli hanno cercato il confronto, oltre alla rappresentatività all’interno dei Consorzi, sono stati la semplificazione burocratica e la legge per il contenimento del consumo del suolo agricolo.

«L’incontro con il Sottosegretario Gian Marco Centinaio qui al Mercato dei Vini è stato un importante momento di confronto, che ci auguriamo avrà presto riscontro concreto nell’apertura del tavolo auspicato dal Sottosegretario», commentava Matilde Poggi, allora presidente della Federazione italiana vignaioli indipendenti.

Un incontro che non è mai avvenuto ma che oggi, forse, è più semplice da immaginare rispetto al passato. Il Governo guidato da Giorgia Meloni vede la Lega, partito di Gian Marco Centinaio, tra i principali attori.

Lo stesso Centinaio è stato eletto vicepresidente del Senato della Repubblica, con Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia) a ricoprire il ruolo di Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare (che fu di Centinaio nel Governo Conte).

FIVI, LE RICHIESTE AL GOVERNO MELONI E L’INVITO A LOLLOBRIGIDA

È proprio a Lollobrigida che il neo presidente Fivi, Lorenzo Cesconi, ha indirizzato nelle ultime ore una lettera contenente «un nuovo appello alla tutela dei piccoli produttori». Tra i punti salienti, proprio la revisione dei meccanismi di rappresentatività dei Consorzi del vino italiano.

«I criteri di voto al momento favoriscono i grandi gruppi e le cooperative sociali, a causa di un’interpretazione troppo ampia del “voto ponderale” e ad un uso spesso problematico delle deleghe. Fivi chiede dunque un intervento sul  decreto legislativo n. 232/2018, in particolare sull’art. 8 relativo alle modalità di voto, per rafforzare l’effettiva rappresentanza di tutti gli attori della filiera».

«I Vignaioli – si legge ancora sulla lettera indirizzata dalla Federazione al ministro Lollobrigida – rappresentano un modello che orienta la propria produzione verso la più alta qualità, nel pieno rispetto e nella completa espressione del territorio. È necessario che in tutti i Consorzi sia riconosciuta loro pari dignità».

Fivi chiude la sua lettera invitando il ministro Francesco Lollobrigida all’Assemblea della Federazione, che si svolgerà lunedì 28 novembre a Piacenza, durante il Mercato dei Vini dei Vignaioli indipendenti 2022.

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Buoni pasto verso la riforma, Castelli: «Commissioni ridotte, più soldi in tasca agli esercenti»

Novità in arrivo sul fronte della riforma dei Buoni pasto. Lo ha assicurato il viceministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, al termine dell’incontro tenutosi questa mattina con i rappresentanti Fipe – Confcommercio, Fida, Fiepet – Confesercenti, Federdistribuzione, Ancc-Coop e Ancd-Conad, organizzazioni di categoria che riuniscono la maggior parte di bar, ristoranti, alimentari, supermercati e ipermercati che quotidianamente accettano i Buoni pasto.

«Nel primo provvedimento utile – ha dichiarato Castelli – inseriremo una norma che ristabilisce equità, ed evita le storture di un settore che, di fatto, penalizzavano solo gli esercenti. Un sostegno concreto con minori commissioni a carico degli esercenti, che si possono stimare in quasi 150 milioni di euro, per le sole gare di prossima emanazione. Risorse che rimarranno quindi agli esercenti».

La disciplina transitoria resterà in vigore fino a fine anno e permetterà alle centrali di committenza – e più in generale a tutte le stazioni appaltanti – di «bandire procedure di gara per l’acquisizione di questi servizi con modalità che consentono di ridurre la misura della commissione applicata agli esercenti».

TETTO MASSIMO ALLA COMMISSIONE SUI BUONI PASTO

Come? «Svincolando l’entità della commissione dallo sconto praticato alla pubblica amministrazione», ha spiegato Castelli. «Una misura – ha proseguito – che fissa anche un tetto massimo alla commissione, riportandolo ai valori precedenti che, peraltro, sono in linea con quello di molti Paesi europei».

Si tratta di un provvedimento ponte, perché gli incontri di queste due settimane con le organizzazioni di categoria, e le riflessioni fatte con il Gabinetto e gli Uffici del Ministero, mi hanno, anzi ci hanno convinto, dell’esigenza di arrivare, entro fine anno, ad una riforma complessiva  del settore dei servizi sostitutivi di mensa. Anche per questo il tavolo tecnico continuerà a riunirsi e probabilmente verrà allargato anche ad altri attori”.

Prima dell’introduzione della norma, il meccanismo delle gare pubbliche registrava valori della commissione applicata agli esercenti non superiori al 5%. Negli ultimi anni invece hanno visto lievitare notevolmente questa commissione.

«Se guardiamo all’esperienza delle procedure bandite da Consip – sottolinea il viceministro – lo sconto offerto, e quindi la commissione praticata agli esercenti, nelle ultime edizioni della procedura di gara ha avuto valori ricompresi fra il 21% e il 14%. Nella gara BP9 la media ponderata delle commissioni/sconti ottenuti è stata di 16,55%».

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Riforma Indicazioni geografiche, la lettera aperta: «No ad esternalizzazione all’Ufficio Marchi Euipo»

Lettera aperta alle istituzioni europee da parte di Arepo, Arev, Efow e oriGIn Eu. Le quattro associazioni si dicono «estremamente preoccupate per la direzione che la Commissione Europea (CE) sembra aver preso nella prossima riforma della politica delle Indicazioni geografica – IG». Al centro del dibattito, «l’intenzione della CE di esternalizzare la gestione quotidiana delle IG all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), che è responsabile della registrazione di marchi e disegni».

In estrema sintesi, secondo i firmatari «l’attuale politica delle Ig è più di una semplice protezione di un nome, è una parte integrante e di successo della politica agricola comune e dello sviluppo rurale». Per questo motivo «dovrebbe rimanere parte di essa ed essere pienamente gestita dalla Commissione europea».

Arepo, Arev, Efow e oriGIn Eu chiedono «pertanto un continuo e forte coinvolgimento della Commissione europea e, più direttamente, della Dg Agri, nella gestione della politica delle IG, alla luce della sua comprensione globale delle IG dell’Ue, compresa la promozione dello sviluppo rurale, la sostenibilità, la protezione d’ufficio e la negoziazione di accordi bilaterali o multilaterali».

IL DOCUMENTO INTEGRALE FIRMATO AREPO, AREV, EFOW E ORIGIN EU

Winemag.it è in grado di riportare di seguito interamente il documento sottoscritto dalle quattro associazioni, che rappresentano la stragrande maggioranza degli stakeholder europei delle Indicazioni geografiche.

Siamo preoccupati per l’intenzione della CE di esternalizzare la gestione quotidiana delle nostre specifiche IG all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO), che è responsabile della registrazione di marchi e disegni.»

Questo è estremamente sconcertante. La CE ha promosso l’unicità del sistema di protezione delle IG sui generis dell’UE, che è sempre stato gestito a livello nazionale e comunitario dalle autorità responsabili dell’agricoltura come parte della politica di sviluppo agricolo e rurale.

Per decenni, la CE ha investito risorse per promuovere un approccio simile in tutto il mondo insistendo sulle specificità delle IG e sulle loro differenze con altri diritti di proprietà intellettuale, giustificando così un sistema di gestione diverso.

Non solo le IG hanno un regime autonomo diverso dai marchi e dagli altri DPI, ma sono diritti collettivi che svolgono diverse funzioni pubbliche (es. bene pubblico, protezione d’ufficio, deroghe specifiche al diritto della concorrenza). Le IG non sono un’espressione di interessi privati che protegge solo un nome o un segno.

Nel corso degli anni, le IG dell’UE sono diventate un simbolo della qualità degli alimenti e delle bevande europee nel mondo. Investimenti significativi sono stati fatti da tutte le persone coinvolte, attori del settore privato e pubblico, per migliorare la protezione e la promozione delle IG a beneficio di molte regioni rurali in tutta l’UE.

La politica della qualità non ha lo scopo di proteggere solo le denominazioni delle IG, ma anche di valorizzare, difendere e promuovere i punti di forza e le particolarità delle IG.

L’attuale politica delle IG è un successo. Nel 2013 il commercio delle IG dell’UE valeva 54 miliardi di euro all’anno e nel 2017 75 miliardi di euro all’anno. Oggi le IG rappresentano il 15,5% del totale delle esportazioni agroalimentari dell’UE.

Le nostre associazioni ritengono che abbiamo un solido quadro giuridico per le IG nell’UE che considera il ruolo delle IG come uno strumento di politica pubblica, uno strumento di sviluppo locale e come una parte fondamentale delle politiche agricole e commerciali dell’UE.

Inoltre, la recente riforma della politica agricola comune (PAC) ha portato a significative misure aggiuntive e positive per i nostri settori, come un’importante semplificazione delle procedure per la modifica dei disciplinari delle IG (standard rispetto agli emendamenti dell’Unione), una migliore protezione, la possibilità di includere volontariamente elementi di sostenibilità nei disciplinari e la possibilità per tutte le IG di fare uso dello strumento del regolamento di fornitura.

Questi importanti cambiamenti alla politica delle IG dell’UE sono in linea con le richieste della società e il Green Deal dell’UE. Sono appena entrati in vigore e snelliranno le procedure a beneficio dei produttori, dei consumatori e della Commissione europea.

Riteniamo che le IG abbiano funzioni pubbliche. Sono molto più che semplici diritti di proprietà intellettuale. Infatti, sono state considerate dai politici fino ad oggi come strumenti di politica pubblica, che forniscono beni pubblici a tutta la società europea, garantendo:

  • Lo sviluppo locale, mantenendo la popolazione rurale e l’occupazione
  • La produzione non delocalizzabile,
  • Prezzi premium per i produttori (in media 2,85 per i vini IG, 2,52 per gli alcolici IG e 1,5 per i prodotti agricoli e alimentari IG),
  • Gestione del paesaggio e della biodiversità,
  • Rispetto delle conoscenze tradizionali e della specificità dei prodotti.

Siamo fermamente convinti che le IG abbiano un ruolo di primo piano nella strategia Farm to Fork e dovrebbero essere utilizzate dai decisori europei e nazionali come uno strumento chiave per garantire la sostenibilità preservando l’equilibrio territoriale a livello regionale.

Questo è il motivo per cui la gestione delle IG dell’UE dovrebbe rimanere nelle mani della Commissione europea e non dovrebbe essere esternalizzata ad alcuna agenzia esterna.

Le nostre associazioni credono fortemente che delegare qualsiasi ruolo in termini di gestione delle IG all’EUIPO invierebbe un segnale negativo. Minerebbe l’opposizione dell’UE all’idea degli Stati Uniti che un marchio collettivo o un regime di marchio di certificazione sia il mezzo più efficace per fornire alle IG una protezione conforme ai TRIPs. Questo sarebbe un’inversione di marcia rispetto alla posizione che l’UE ha difeso strenuamente per anni a livello internazionale.

Inoltre, è fondamentale prendere in considerazione il fatto che i nostri disciplinari delle IG includono sempre più disposizioni che vanno oltre la protezione del nome. Di conseguenza, la Commissione europea è l’unica autorità che ha la competenza per occuparsene, poiché ha la capacità di valutare gli elementi dei disciplinari delle IG che riguardano la sostenibilità (inerente alle IG), la qualità, la concorrenza leale, ecc. tutti elementi che saranno sempre più centrali visto il Green Deal dell’UE.

La Commissione può anche garantire che il sistema delle IG rimanga veramente europeo, assicurando uniformità e coerenza nella sua applicazione in tutta l’Unione.

Infine, respingiamo un argomento della CE che dice che ha bisogno di avere più risorse per affrontare la politica delle IG. Crediamo che le nuove regole sviluppate per semplificare la procedura di modifica dei disciplinari delle IG avranno successo nell’aiutare la Commissione europea a gestire i possibili ritardi e arretrati, come è stato dimostrato quando tali modifiche sono state introdotte per i vini IG qualche anno fa. Il numero di dossier in sospeso è oggi molto più limitato e gli operatori delle IG non soffrono di arretrati.

CHI SONO I FIRMATARI DELLA LETTERA

AREPO, Associazione delle regioni europee per i prodotti d’origine, è una rete di regioni e associazioni di produttori che si occupa di prodotti d’origine e sistemi di qualità dell’UE. Rappresenta 33 regioni europee e oltre 700 associazioni di produttori per oltre il 60% delle IG europee.

AREV, Assemblea delle Regioni Europee del Vino, creata 33 anni fa, ha sede a Bruxelles e conta una cinquantina di regioni europee membri, rappresentate da una doppia base: politici regionali eletti e rappresentanti delle organizzazioni professionali viticole. Questo modello dà all’AREV una legittimità statutaria e storica unica (nella foto dell’articolo il presidente Emiliano-Garcia-Page-Sanchez).

EFOW, Federazione Europea dei Vini d’Origine, è l’organizzazione con sede a Bruxelles che rappresenta i vini DOP e IGP presso le istituzioni europee. EFOW rappresenta più dell’80% dei vini IG dell’UE. Come voce dei vini d’origine, la missione dell’EFOW è quella di difendere e promuovere il concetto di vino a indicazione geografica a livello europeo e internazionale.

oriGIn EU è la costola europea della World Alliance of Geographical Indications e rappresenta i singoli gruppi di IG e le associazioni nazionali di IG presso le istituzioni europee. Il settore delle IG dà un contributo significativo all’economia europea, rappresentando un valore di vendita di oltre 75 miliardi di euro e circa il 15,5% delle esportazioni totali di alimenti e bevande dell’UE.

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Da crack Piemonte Land of Wine a riforma Consorzi del vino: pressing di Fivi

«La regione Piemonte deve essere protagonista nella riforma sulla rappresentatività nei Consorzi». Lo affermano le delegazioni piemontesi della Federazione Italiana Vignaioli IndipendentiFivi in una lettera inviata all’assessore regionale Marco Protopapa. La missiva fa riferimento alla decisione del Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani di uscire dal “superconsorzio” Piemonte Land of Wine.

La vicenda, seguita alle dimissioni da presidente annunciate da Matteo Ascheri, ha suscitato infatti preoccupazione nelle delegazioni, che hanno visto estendersi al “Consorzio dei Consorzi” l’annoso problema della rappresentanza all’interno degli stessi.

I vignaioli indipendenti auspicano che la Regione – ai cui rappresentanti si ascrivono le leggi fondamentali della viticoltura italiana, nel 1963, nel 1992 e nel 2010 – proceda a individuare «un meccanismo decisionale per la governance capace di far sentire tutti a casa propria».

«Con la possibilità – aggiunge Fivi in una nota – di contribuire a decisioni condivise, frutto di un mondo del vino coeso, finalmente convinto dei propri mezzi e non più impegnato in guerre locali che poco hanno a che fare con la possibilità di contribuire al progresso del settore». Secondo Fivi, «il problema principale della coesione e visione comune risiede nell’attuale impianto nazionale di governance dei Consorzi».

Il potere è in mano a pochi grandi gruppi e le decisioni conseguono solo ai quintali di uva, agli ettolitri e al numero di bottiglie. Senza criteri di contemperamento che diano anche alle singole teste e alle braccia il ruolo che meritano.

Nessuno di coloro che assumono su di sé i rischi dell’impresa dalla terra al mercato, rinunciando giocoforza al gigantismo degli impianti e delle produzioni, si sente così adeguatamente valutato».

IL CRACK DI PIEMONTE LAND OF WINE

La vicenda di Piemonte Land of Wine è solo l’ultimo degli innumerevoli esempi di questo nodo, sempre più grosso, che è ormai al pettine della politica. Fivi ha proposto già oltre tre anni fa all’allora ministro Centinaio una soluzione equilibrata e soprattutto sperimentata: criteri di votazione che mantengano un ruolo all’entità delle produzioni, ma richiedano altresì una componente democratica basata sulle teste delle imprese.

Questo, sempre secondo la Federazione vignaioli indipendenti, per due ragioni. «In primis – spiegano i vignaioli – perché il favore costituzionale per la cooperazione non può tradursi in una delega permanente di associati che non prendono parte alla vita dei Consorzi e spesso nemmeno a quella delle stesse cooperative, consentendo a pochissimi di decidere per tanti e addirittura per intere denominazioni».

In secondo luogo, «perché la stessa Unione Europea funziona così, richiedendo sempre, per le decisioni, una doppia maggioranza: quella basata sul numero di abitanti (che favorisce i grandi Paesi) e quella basata sul numero dei Paesi Membri (che evidentemente assicura un ruolo anche agli Stati di dimensioni più ridotte)».

Il grido d’allarme di Fivi: «Consorzi del vino in mano a pochi grandi gruppi e coop»

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