Jägermeister Manifest introduce il nuovo payoff “Audacia in bottiglia”. Una dichiarazione di intenti che rispecchia la natura matura e strutturata di questa esclusiva variante dell’iconico amaro tedesco. Distribuito in Italia in esclusiva dal Gruppo Montenegro – azienda al 100% italiana – Manifest è il risultato di un’elaborata reinterpretazione dell’elisir originale, arricchito da una lavorazione che esalta la complessità del gusto e delle sensazioni evocate. Alla base della sua unicità troviamo un processo di produzione che prevede cinque distinte macerazioni, un maggiore utilizzo di erbe in infusione e un periodo di invecchiamento in botti di quercia tedesca e americana. Manifest non è semplicemente un amaro, ma una sfida al convenzionale, un invito a vivere esperienze fuori dall’ordinario, con audacia e autenticità.
GLI INGREDIENTI: COS’È JÄGERMEISTER MANIFEST
Il cuore di Manifest è il distillato di grano, estratto dal chicco intero e aromatizzato durante i 15 mesi di conservazione in botti tostate. Il risultato è un distillato dalle note complesse e ricercate: il bouquet sprigiona profumi intensi e stratificati, mentre al palato si rivela multiforme. L’anice dolce e la frutta secca cedono gradualmente il passo a spezie delicate e una raffinata amarezza, culminando in un persistente finale di vaniglia. Ciò che distingue Manifest dalla versione classica è il maggiore impiego di botaniche, con una quantità 2,5 volte superiore di erbe e ingredienti utilizzati nella quinta macerazione.
Un’attenzione artigianale che eleva Manifesta una nuova dimensione di gusto, rendendolo un unicum nel panorama degli amari. Anche il design della bottiglia contribuisce all’esperienza sensoriale. Il vetro trasparente lascia intravedere il caldo colore ambrato di Manifest, preludio visivo del gusto unico che lo contraddistingue.
TRA MIXOLOGY E DEGUSTAZIONE
Jägermeister Manifest è pensato per adattarsi a diversi momenti di consumo. Può essere gustato liscio o on the rocks, perfetto come fine pasto o distillato da meditazione. Allo stesso tempo, si presta a essere protagonista nella mixology. Tra le creazioni più celebri spicca il Mani First, un cocktail firmato dal mixologist Marian Beke del The Gibson Bar, che unisce Jägermeister Manifest, whisky torbato scozzese, wash di burro bruciato e spezie, miele invernale della Foresta Nera e zucchero filato affumicato. Per chi preferisce una preparazione più semplice, il Manifest Ginger Ale, servito in tumbler alto con scorza di limone, è una scelta fresca e sorprendente.
DOVE COMPRARE JÄGERMEISTER MANIFEST
Jägermeister Manifest è disponibile nella Grande Distribuzione Organizzata presso Esselunga e nei migliori store online di spirits. Un’occasione imperdibile per scoprire una nuova interpretazione dell’amaro tedesco più celebre al mondo, che celebra l’autenticità, la convivialità e il piacere di vivere la vita secondo le proprie regole.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
A Pachino, la tradizione della Mustata, dolce siciliano risalente al XV secolo, continua a essere tramandata di generazione in generazione. Questo dolce a base di mosto, prodotto esclusivamente durante la vendemmia, è al centro di un’iniziativa per il riconoscimento come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT). Il 22 settembre, durante la Festa della Vendemmia 2024, si firmerà un protocollo d’intesa per avviare il processo di riconoscimento. L’evento celebrerà anche la filiera vitivinicola locale con degustazioni, concorsi e manifestazioni culturali.
LA RICETTA STORICA DELLA MUSTATA
Con oltre 500 anni di storia, la Mustata è un dolce siciliano legato alla vendemmia e alla comunità di Pachino, la cui tradizione si tramanda da generazioni. Il 22 settembre, durante la terza edizione della Festa della Vendemmia, si firmerà un protocollo per avviare il riconoscimento della Mustata come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT), sotto il patrocinio del Mipaf. Lo storico Luigi Lombardo e il presidente di Vivi Vinum Pachino, Walter Guarrasi, stanno codificando la ricetta storica. La Mustata si prepara con il “mosto primofiore” e, secondo la tradizione, si consuma calda o fredda, con preparazioni che culminano durante le festività natalizie.
PACHINO, LA MUSTATA PROTAGONISTA DELLA FESTA DELLA VENDEMMIA
La Festa della Vendemmia 2024, organizzata dal comune di Pachino e dall’associazione Vivi Vinum, si terrà dal 20 al 22 settembre presso Piazza Pietro Nenni. Durante l’evento, il maestro ceramista Enzo Forgia realizzerà una formella di ceramica di Caltagirone, parte integrante del rituale di preparazione della Mustata. L’evento celebrerà inoltre la ricca cultura vitivinicola di Pachino con degustazioni e il concorso “La vendemmia nel Piatto”, dedicato a ricette con uva e derivati del vino. Ci saranno anche il tradizionale Palio delle Botti, la pigiatura dei grappoli con danze tradizionali, e la consegna del Premio “La Pampina d’Oro” a chi si è distinto nella comunità vitivinicola.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
EDITORIALE – Prendi un gruppo di personalità del settore più o meno conosciute, certamente più famose di te. Scegli bene, bilanciando ruoli e associazioni. Per ognuno, crea un premio ad hoc, possibilmente così banale da sembrare stupido ed inutile. Nessuno se ne accorgerà. Nessuno lo giudicherà tale. E tu centrerai il tuo unico obiettivo: brillare della loro luce, almeno di riflesso. Tu, che sei un emerito nessuno, premia uno famoso. Così lui parlerà di te, almeno una volta all’anno. Considera l’indotto: anche quelli della sua “cerchia” faranno lo stesso. Parleranno di te sui social. Pioveranno like e cuoricini. Tu sembrerai un fenomeno. Quelli più “famosi” ti diranno «grazie»: diranno «grazie» proprio a te, che sei nessuno.
Semplice, no? Ma non basta, devi fare meglio. Puoi fare meglio, tu che venderesti il ghiaccio agli eschimesi. Fare di più vuol dire essere glamour. Pesca dal cestello della tua regione una location che sia il più fancy e instagrammabile possibile e stabilisci lì il tuo palco. Già, un bel palco. È questo che vuole la gente del settore, al giorno d’oggi (e tu lo hai capito): salire su un palco a farsi premiare, per qualcosa. “Qualcosa” cosa? Non importa. Ciò che conta è che chi premia ti abbia messo lì, a ricevere una pergamena o una targa, in cui ci sia scritto un nome e un cognome, a lettere cubitali: “Pinco Palla miglior Vattelapesca italiano 2024”.
Altra regola da non sottovalutare, nella Ricetta schietta per un croccante ed inutile gala di vino: nell’atto della premiazione del nulla, vesti elegante. Mascherati di glamour. Giacca e cravatta, meglio ancora un papillon. Alla cerimonia invita premiati e colleghi, facendo loro pagare viaggio, vitto e alloggio per partecipare alla loro stessa premiazione (che le sedie di un gala coi gran fiocchi mica si regalano a nessuno, nel 2023 dell’apparire per l’essere). Pagheranno, perché salire su quel palco a ricevere quell’inutile riconoscimento, fine a te stesso, apporterà comunque – per cinque interminabili minuti – il beneficio più bramato dall’uomo medio del vino italiano del 2023: nutrire l’ego. Con chicchessia o qualsivoglia.
Purché ci sia una pergamena, un palco, almeno uno col papillon. E, tra il pubblico in sala, più di un consapevole coglione come quello che stai premiando. Ad applaudire forte al nulla. Ricetta schietta per un croccante ed inutile gala di vino. Prosit.
[Immagine di copertina dell’articolo: Wine o Clowns di Robert Schippnick]
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Hirohiko “Hiro” Shoda, ambasciatore ufficiale della Cucina Giapponese in Italia, dedica la sua ricetta dei Sanshoku Dango al nuovo videogame Monster Hunter Rise per Nintendo Switch.
I giocatori potranno ritrovare questi tradizionali gnocchi di riso anche all’interno del gioco, parte di una saga che fa della cucina una delle sue componenti fondamentali e che da oltre 16 anni impazza nel Paese del Sol Levante.
Caratterizzata da battaglie epiche contro gigantesche creature mostruose, la serie è sempre più amata anche in Occidente, tanto da diventare un blockbuster cinematografico con Milla Jovovich.
Da sempre la cucina giapponese è fulcro di tantissime produzioni di intrattenimento provenienti dal Paese del Sol Levante: dai film, ai manga, passando per gli animee arrivando fino ai videogiochi.
La serie videoludica Monster Hunter, vera e propria istituzione in Giappone, si inserisce in questo solco e ha reso il cibo una parte integrante delle meccaniche di gioco.
Ed è così che i giocatori si ritrovano a scegliere con cura i piatti virtuali da consumare prima di partire all’avventura, per avere i bonus più utili e adatti a portare a termine con successo le proprie missioni.
Il nuovissimo videogame Monster Hunter Rise, disponibile da oggi su Nintendo Switch, rafforza ulteriormente questo legame tra gaming e cucina introducendo nel videogioco un famoso dolce della tradizione giapponese, i dango.
In particolare, lo chef Hirohiko “Hiro” Shoda ha realizzato la sua ricetta dei piccoli gnocchi giapponesi su stecco, con farina di riso glutinoso. Il procedimento prevede la realizzazione di tre palline fatte con un impasto composto da farina di riso mochigome giapponese, zucchero semolato e acqua tiepida, poste poi su uno stecco.
I sanshoku dango sono un dolce tipicamente primaverile e lo dimostrano i tre colori che li contraddistinguono: bianco, rosa, che rappresenta i fiori di ciliegio che caratterizzano la primavera nipponica, e verde, colore collegato alla natura e alla stagione del “risveglio degli insetti“, come spesso la definiscono i giapponesi.
All’interno di Monster Hunter Rise, i dango sono il piatto tradizionale del villaggio di Kamura e i giocatori potranno gustarli prima di ogni caccia insieme ad altre prelibatezze della capocuoca Yomogi.
L’obiettivo è ottenere nuove risorse per forgiare armi e armature di ogni tipo utili alla prossima caccia, per proteggere così il villaggio di Kamura dalla minaccia definitiva: il temibile mostro Magnamalo.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
L’Amatriciana è stata riconosciuta definitivamente Specialità tradizionale garantita (STG) dell’Unione Europea. Un provvedimento volto a tutelarla da imitazioni e falsi. Lo rende noto la Coldiretti, nell’annunciare la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Ue del 13 marzo l’iscrizione nel Registro europeo delle Denominazioni d’origine e Indicazioni geografiche (Dop-Igp) e Specialità tradizionali garantite (Stg) della celebre ricetta.
Si tratta del riconoscimento definitivo da parte dell’Ue di un piatto simbolo del terremoto del Centro Italia, con la salsa Amatriciana tradizionale ottenuta “secondo il metodo di produzione e la ricetta secolare del comprensorio di Amatrice“.
Un riconoscimento che arriva con consenso unanime visto che nei tre mesi a disposizione per eventuali osservazioni nessuno ha sollevato obiezioni di sorta. Il carattere tradizionale dell’Amatriciana è legato agli ingredienti impiegati e al metodo specifico di preparazione utilizzato tradizionalmente nel comprensorio dei Monti della Laga, dai quali la preparazione trae origine.
“Con l’iscrizione nel registro delle STG – rileva Coldiretti – diventa ancora più importante garantire l’utilizzo di ingredienti al 100% Made in Italy, dal grano nazionale per la pasta al pomodoro, dal pecorino fino al guanciale ottenuto da maiali allevati in Italia”.
Di fatto, si riconosce che la popolazione di Amatrice ha dato vita ad uno dei piatti più conosciuti della tradizione italiana rielaborando ed arricchendo un’antica preparazione pastorale, con l’introduzione del pomodoro intervenuta all’inizio del 1800.
“L’amatriciana – ricorda la Coldiretti – era il pasto principale dei numerosi pastori che vivevano sulle montagne di Amatrice che portavano nei loro zaini, pezzi di pecorino, sacchette di pepe nero, pasta essiccata, guanciale e strutto per preparare la cosiddetta gricia che con l’aggiunta del pomodoro è diventata l’amatriciana”.
Con questo riconoscimento l’Italia consolida il primato europeo nelle produzioni di qualità con 301 denominazioni Dop/Igp e Stg, ma anche 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola.
Leadership italiana che riguarda anche il biologico, con oltre 60 mila aziende agricole biologiche, 40 mila aziende agricole impegnare nel custodire semi o piante a rischio di estinzione e il primato della sicurezza alimentare mondiale. Il tutto a fronte della decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (Ogm).
“La tradizione gastronomica italiana – sottolinea Coldiretti – è il motore di una filiera agroalimentare estesa, dai campi agli scaffali e alla ristorazione, che raggiunge in Italia una cifra di 538 miliardi di euro, pari al 25% del Pil ed offre lavoro a 3,8 milioni di occupati”.
Le dosi per 4 persone: 500 g di spaghetti, 125 g di guanciale di Amatrice, un cucchiaio di olio di oliva extravergine, un goccio di vino bianco secco, 6 o 7 pomodori San Marzano o 400 grammi di pomodori pelati, un pezzetto di peperoncino, 100 g di pecorino di Amatrice grattugiato, sale.
Mettere in una padella, preferibilmente di ferro, l’olio, il peperoncino ed il guanciale tagliato a pezzetti: la proporzione di un quarto, rispetto alla pasta, è “tradizionale e sacra” per gli esperti.
Inoltre, o si mette il guanciale – vale a dire la parte della “ganascia” del maiale – o non sono spaghetti all’Amatriciana. “Solo con esso avranno una delicatezza e una dolcezza insuperabili”, assicurano ad Amatrice.
Rosolare a fuoco vivo. Aggiungere il vino. Togliere dalla padella i pezzetti di guanciale, sgocciolare bene e tenerli da parte possibilmente in caldo, si evita il rischio di farli diventare troppo secchi e salati e resteranno più morbidi e saporiti.
Unire i pomodori tagliati a filetti e puliti dai semi (meglio prima sbollentarli, cosi si toglierà più facilmente la pelle e poi tagliarli). Aggiustare di sale, mescolare e dare qualche minuto di fuoco. Togliere il peperoncino, rimettere dentro i pezzetti di guanciale, dare ancora una rigirata alla salsa.
Lessare intanto la pasta, bene al dente, in abbondante acqua salata. Scolarla bene e metterla in una terrina aggiungendo il pecorino grattugiato. Attendere qualche secondo e poi versare la salsa. Rigirare e per chi lo desiderasse, passare a parte altro pecorino. [*foto dalla ricetta originale dello chef Cristiano Tomei]
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Una nuova veste e il gusto di sempre. Lo storico marchio Cantine Pellegrino presenta la nuova etichetta di Batò, l’amaro siciliano realizzato secondo l’antica ricetta ancora oggi gelosamente custodita in esclusiva.
La ricetta di Batò è ancora la stessa, quella creata da Oscar Despagne per la cantina di Marsala. L’amaro è ottenuto dalla lenta e lunga macerazione in alcool di una selezione di erbe officinali ed essenze.
Al naso sono evidenti le note di arance amare, menta, cacao, liquirizia e caffè tostato. Il gusto invece è morbido e rotondo, con note dolci ma non stucchevoli.
Batò può essere gustato freddo, con ghiaccio o a temperatura ambiente ed eccelle in abbinamento ai dolci di ricotta, al gelato alla vaniglia o fior di latte.
Perfetto come dopo pasto o digestivo, accompagna i momenti di relax della giornata. Ideale per la preparazione di un cocktail piacevole e fresco: basta aggiungere 1/3 di Batò, 2/3 di acqua tonica, cubetti di ghiaccio e servire freddo in un bicchiere da amaro largo.
LA STORIA DELL’AMARO
Il nome Batò deriva dall’italianizzazione della parola bateau (barca in francese) e vuole rendere omaggio a un episodio che ha profondamente segnato la storia della famiglia Pellegrino e il destino di un territorio.
Alla fine del ‘700, un gruppo di intraprendenti imprenditori inglesi (Woodhouse, Ingham e Whitaker) si stabilisce nella costa occidentale della Sicilia per dare avvio a fiorenti scambi commerciali tra l’isola e la madrepatria.
Le navi, cariche di vino siciliano, partivano dal porto di Marsala alla volta dell’Inghilterra. Al ritorno, per ottimizzare i costi di trasporto, venivano poi caricate di pregiati prodotti inglesi come ceramiche e stoffe, tanto richieste dalla nobiltà e dall’alta borghesia siciliana.
Fu proprio una di queste navi, il batò rappresentato nella nuova etichetta dell’amaro, a portare nel suo viaggio di ritorno a Marsala il liquorista francese Oscar Despagne, chiamato da Paolo Pellegrino, fondatore di Cantine Pellegrino, per avvalersi della sue comprovate competenze tecniche.
Così, nel 1895, Despagne s’imbarca con tutta la sua famiglia da un piccolo porto francese, in prossimità di Bordeaux, per trasferirsi in Sicilia. In poco tempo diventa l’uomo di fiducia della famiglia e grazie al suo contributo la Pellegrino diventa una delle aziende siciliane vitivinicole più all’avanguardia dell’epoca.
Su richiesta di Paolo Pellegrino, Despagne crea un amaro ispirato alla grande tradizione liquorista francese, caratterizzato però dalle note calde e avvolgenti tipiche del Mediterraneo.
Il legame tra i due personaggi diventa ancora più forte dopo l’unione di Josephine Despagne, la bella e volitiva figlia di Oscar, con Carlo Pellegrino, primogenito ed erede di Paolo, da cui prende avvio la storia della più longeva dinastia siciliana del vino, oggi giunta alla sesta generazione.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Questo piatto è davvero molto facile da eseguire, come tutti i miei piatti. La differenza è fatta dalla qualità degli ingredienti: pomodori e baccalà di prima scelta anzitutto.
Volendo potreste sostituire le linguine con un altro formato di pasta, ad esempio la calamarata.
INGREDIENTI per 4 persone Baccalà ammollato 800 gr circa
Pomodorini maturi 500 gr
Olive in salamoia
Capperi sotto sale
Olio
Aglio
Prezzemolo tritato grossolanamente
Sale
Peperoncino
LA PREPARAZIONE La prima operazione da compiere è quella di sbollentare il baccalà che precedentemente avremo sciacquato per bene. Una volta fatto lasciamolo raffreddare ed intanto prepariamo il sugo con olio e aglio soffritto. Uniamo i pomodori e dopo qualche minuto i capperi sciacquati e le olive denocciolate.
A questo punto adagiamo in padella i pezzi di baccalà privati della pelle, mescoliamo delicatamente per non farli sfaldare. Dopo 5 minuti possiamo spegnere il fuoco e lasciar riposare il tutto. Intanto ci dedichiamo alla pasta.
Quando le linguine saranno al dente facciamole insaporire e terminare la cottura nel pomodoro e poi serviamo.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
La ricetta di oggi ricorda vagamente un piatto che ho mangiato insieme a degli amici boliviani. Si tratta della spalla di maiale al forno accompagnata con riso, insalata di pomodori e yuca. Vi dirò di come ho preparato il maiale.
INGREDIENTI per 4 persone
4 tranci di spalla di maiale ( circa 1,2 kg in tutto)
2 peperoni rossi
1 ciuffo di prezzemolo
3 cipolle
Sale quanto basta
1 Peperoncino
Olio extravergine di oliva
LA PREPARAZIONE
La preparazione di questa pietanza è molto semplice. Laviamo i peperoni, il prezzemolo, il peperoncino e le cipolle e tritiamoli aggiungendo olio per ottenere una crema.
Massaggiamo con essa i tranci di spalla, disponiamoli in una teglia e poi saliamo. Lasciamoli riposare un’oretta in frigo. Mettiamo in forno caldo ( 180 gradi) e lasciamo cuocere per circa un’ ora, coprendo il tutto con alluminio.
Infine lasciamo riposare dieci minuti a forno spento e poi serviamo con riso in bianco, pomodori e cipolle in insalata e con yuca sbollentata e condita con olio e sale. E quindi …. buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
I crackers al vino bianco, semi di sesamo ed erba cipollina sono ottimi come snack, ma anche come aperitivo per accompagnare affettati e formaggi. Ecco, la ricetta.
Ingredienti (per circa 30-40 crackers)
300 g di farina
1 cucchiaino di sale
50 ml di olio extra vergine d’oliva
Vino bianco
Erba cipollina a piacere
Semi di sesamo a piacere
PREPARAZIONE
Disponi la farina in una ciotola capiente e aggiungi il sale, l’olio e le spezie.
Unisci il vino bianco poco alla volta fino ad ottenere un impasto omogeneo ed elastico.
Con l’aiuto del mattarello, stendi la pasta (su una spianatoia) in una sfoglia sottile e ricava dei rettangoli con la rotella.
Disponi i crackers in un tegame, bucherella la superficie con i rebbi della forchetta e inforna per 10 minuti in forno già caldo, in modalità statica a 200°C.
IL CONSIGLIO IN PIU’
La superfice deve dorarsi leggermente, quindi fai attenzione, potrebbe volerci qualche minuto in più o in meno, in base alle caratteristiche specifiche del tuo forno.
Per questa ricetta, il consiglio è di utilizzare lo Chardonnay o un vino Moscato, per dare ai crackers un profumo ancora più invitante.
Se non ti piacciono i semi di sesamo o l’erba cipollina, puoi ometterli entrambi o sostituirli con altre spezie, come rosmarino, paprika, pepe, ecc., saranno comunque buonissimi e andranno a ruba!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Moscardini in umido, ovvero l’ennesima facile ricetta da preparare “In cucina con Mary”. Ne esistono molte varianti, perché ognuno può aggiungere un “ingrediente del cuore”.
Io uso spesso olive nere di Gaeta e capperi e lo farò anche stavolta! Ecco come preparo i moscardini in umido.
INGREDIENTI per 4 persone 600 gr di moscardini; 200 gr di pomodorini ciliegino; 200 gr di passata di pomodoro; una manciata di capperi; 1 bicchiere di vino bianco ( secco); 50 gr circa di olio extravergine di oliva; 30 gr di olive nere di Gaeta; 1 spicchio di aglio; 1 ciuffetto di prezzemolo; sale q.b; pepe.
LA PREPARAZIONE Iniziamo col preparare i moscardini, pulendoli per bene sotto acqua fredda corrente.
In una padella alta, mettiamo a soffriggere olio, aglio e parte del prezzemolo. Toglieremo poi l’aglio, una volta imbiondito, per aggiungere il vino che lasceremo evaporare.
A questo punto uniamo i pomodori tagliati in parti più piccole e lasciamo appassire. In seguito aggiungiamo le olive che avremo privato del nocciolo e i capperi. Dopo qualche minuto assaggeremo per valutare se occorre o meno salare.
Lasciamo cuocere per 20 minuti circa, aspettando che il sugo si addensi appena. Infine serviamo in un piatto fondo,aggiungiamo un pizzico di pepe e accompagnamo con del pane raffermo. E … buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
MILANO – Contiene più caffeina un caffè lungo o un espresso? Che sapore ha la caffeina? Quante varietà di caffè esistono, oltre alle note Arabica e Robusta?
Dubbi che si potranno chiarire in un sorso al Milano Coffee Festival, in programma il 19, 20 e 21 maggio. Appuntamento al Base di via Tortona, 54.
Un’occasione per scoprire come la concezione stessa di caffè stia cambiando, anche in Italia. Avvicinandosi al concetto di “slow coffee”. Avete letto bene. Quello che all’apparenza può sembrare un ossimoro, in realtà è l’espressione più moderna della “pausa caffè”. La versione 2.0.
Ad assicurarlo è Francesco Masciullo, campione italiano Baristi 2017 ospitato ieri da Zodio, a Rescaldina (MI). “Città come Londra e Melbourne – evidenzia il 26enne di origini salentine – sono avanti anni luce rispetto all’Italia su un’idea diversa del caffè. Le caffetterie specializzate sono moltissime, nel mondo. Qui da noi se se contano solo una decina”.
Si può trovare Masciullo dietro al bancone di Ditta Artigianale, a Firenze. A Milano i punti di riferimento sono due: Cofficina e Orso Nero. A Brescia c’è Tostato. Il sud è ancora più restio al “cambiamento”. Ma Quarta Caffè di Lecce sta provando a portare vento nuovo, dopo anni di produzione intensiva di caffè base Robusta (meno qualitativa rispetto all’Arabica e dai sentori meno fini, anche se apprezzabilissimi).
“Esistono 150 specialità botaniche di caffè – ricorda Francesco Masciullo – eppure quella che più si adatta per caratteristiche e qualità alla concezione di ‘slow coffee’ è l’Arabica. Quando parliamo di slow coffee ci riferiamo a un modo nuovo di concepire il caffè: quello che tecnicamente viene definito ‘caffè filtro’ e che, nel gergo comune, è noto come ‘infuso di caffè'”.
Per ottenerlo esistono almeno due metodi: il V 60 e la french press. A differenza dell’espresso classico, che finisce in tazza per pressione, il caffè si ottiene per “macerazione” o, meglio, per “infusione”.
Un procedimento simile a quello del the o del vino, se si pensa al contatto – più o meno prolungato – del filtro con l’acqua calda, o del mosto con le bucce, per favorire l’estrazione di sostanze come polifenoli e antociani.
In realtà, c’è una sostanziale differenza anche tra V 60 e french press. Il V 60 è tecnicamente definito “drip”: il caffè si ottiene per percolazione. La “V” ricorda la forma di questo semplice marchingegno, nel quale si poggia il filtro e si versa l’acqua calda. Il numero 60 rappresenta l’ampiezza dell’angolo di questa sorta di piramide rovesciata.
I METODI SLOW A differenza del V 60, il metodo per ottenere un buon caffè attraverso la french press prevede due passaggi: infusione ed estrazione. Cambia dunque il gusto. “L’esame visivo non basta per definire la qualità di un caffè – spiega il campione italiano Francesco Masciullo – occorre infatti assaggiarlo, per definirne l’equilibrio e il corretto bilanciamento”.
Dalla french press possiamo aspettarci un corpo maggiore rispetto al V 60. Prevede infatti una fase di pressione (come l’espresso classico, ma ben più delicata e prolungata) operata dallo stantuffo, definito tecnicamente plunger. In particolare sono tre i passaggi necessari per concedersi un caffè con la french press:
1) Blooming: la pre infusione, che serve a eliminare buona parte della Co2 e dei gas volatili contenuti naturalmente nei chicchi di caffè
2) Infusione
3) Estrazione
Fondamentale il giusto tipo di macinatura. In una scala da uno a dieci:
1) La macinatura 1 è quella del’espresso da bar
2) La macinatura 4 è quella della Moka
3) La macinatura 6 è adatta al V 60
4) La macinatura 8 è perfetta per french press e syphon
Perché è importante la macinatura? “Tra un metodo di estrazione e l’altro – spiega Masciullo – il fattore determinante è il ‘tempo di contatto’ del caffè macinato con l’acqua, all’interno del filtro. Più il metodo richiede tempi lunghi di estrazione, più la grana del caffè dev’essere grande”.
Basti pensare che il tempo di estrazione di un caffè espresso classico è di circa 30 secondi (macinatura fine). Occorrono 2-3 minuti per ottenere un caffè da V 60 (macinatura media). Con il syphon, il tempo di estrazione aumenta, toccando soglia 3-3½ minuti (macinatura media-grossa). Il metodo french press prevede infine 4-5 minuti di contatto (grana grossa).
La prima fase di estrazione è la più delicata, in quanto determina i fattori alla base di un buon caffè:
1) Acidità
2) Dolcezza
3) Amarezza
Anche le dosi di caffè ed acqua sono parte di una vera e propria “ricetta”, utile a ottenere un perfetto slow coffee. Il parametro standard è di 60 grammi di caffè per un litro d’acqua.
Quale metodo privilegiare? “Per una tazza delicata e a suo modo corposa – risponde Masciullo – consiglio di usare il metodo V 60, che trasforma il caffè in un vero e proprio rito. Per una tazza standard, quotidiana e più facile da preparare, sceglierei la french press, che potrebbe tranquillamente prendere il posto della moka, se solo iniziassimo a pensare al caffè in maniera innovativa”.
LA TAZZINA GIUSTA
Fa bene Masciullo a parlare di “tazze”. C’è forse un materiale o una forma migliore per godere appieno degli aromi di un caffè? “Per l’espresso classico – assicura il campione italiano Baristi – fidatevi di tazze con la base convessa, più stretta rispetto alla parte alta”.
“Per quanto riguarda il materiale – conclude Masciullo – consiglio la ceramica, che trattiene più calore del vetro. Lo spessore della tazza è invece legata più a un fattore di estetica che alle capacità di garantire una perfetta degustazione”. Già, “degustazione”. Altro che le veloci “pause caffè”. Alzi la mano, allora, chi è pronto per per la slow coffee revolution.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Oggi vi racconto un piatto dal gusto molto rustico e, ovviamente, semplice da preparare. Vi descriverò come preparo le casarecce con crema di porri, salsiccia e taleggio.
INGREDIENTI PER 4 PERSONE
350 gr di pasta tipo casarecce; 40 gr di taleggio; formaggio grana grattugiato; 2 porri; un bicchiere di brodo vegetale; 2 salsicce a punta di coltello; 2 cucchiai di panna fresca; sale e pepe quanto basta; 40 gr di olio extravergine di oliva.
LA PREPARAZIONE
Iniziamo col pulire i porri, privandoli della parte esterna. Riduciamoli poi in pezzi piccoli e facciamoli appassire in padella, a fuoco moderato e mescolando di tanto in tanto. Io ho aggiunto un mezzo bicchiere di brodo vegetale, per non far asciugare troppo la preparazione.
Quando i porri saranno ben cotti li triteremo per ottenerne una purea. Adesso dedichiamoci alle salsicce. Priviamole del budello, sminuzziamole e facciamole rosolare nella padella, dove prima abbiamo preparato i porri. Intanto avremo già calato le caserecce in acqua bollente e salata.
Dopo circa 10 minuti , uniamo la purea di porri alle salsicce e, quando la pasta sarà a mezza cottura, scoliamola e continuiamo a farla cuocere in padella, unendo al condimento il taleggio tagliato a pezzetti e la panna fresca. A questo punto, non ci resta altro che impiattare , spolverare con il grana e il pepe e gustare. E buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
BREGANZE – Ancora un mese per partecipare al Premio Maculan, miglior abbinamento salato-dolce, il concorso indetto dalla Cantina Maculan di Breganze (Vicenza), nota per la produzione del Torcolato.
Un Premio rivolto agli chef – professionisti e non – under 40 che si distingueranno per la creazione di un piatto salato pensato per accompagnare un vino dolce.
La serata si terrà alla Cantina Maculan il 26 marzo 2018, ma c’è ancora tempo fino al 28 febbraio per presentare la propria candidatura.
IL REGOLAMENTO
Intanto l’azienda rende noti i dettagli della sfida. I quattro finalisti – che saranno selezionati da un comitato tecnico sulla base delle proposte pervenute – prepareranno in contemporanea i piatti di fronte ad una giuria presieduta da Fausto Maculan. Saranno presenti esperti e critici gastronomici, tra cui Andrea Grignaffini, Luigi Costa, Chiara Giovoni e lo chef Giancarlo Perbellini.
I concorrenti avranno a disposizione un’ora, due piastre a induzione e gli ingredienti necessari, che saranno forniti dall’azienda. Ogni ricetta sarà esaminata dalla giuria attraverso quattro parametri: creatività della proposta, esecuzione, presentazione del piatto e abbinamento al vino.
IL PREMIO
Al vincitore sarà consegnato il Premio Maculan, un’opera figurativa realizzata dall’artista vicentino Pino Guzzonato. Tutte le ricette pervenute saranno pubblicate in un ricettario dedicato all’iniziativa.
Per partecipare è sufficiente inviare una ricetta corredata di foto del piatto, all’indirizzo concorso@premiomaculan.net entro il 28 febbraio 2018.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
La ricetta che vi racconto oggi, mi riporta a quando ero piccola e non aspettavo altro che il Natale per gustare la minestra di cicoria in brodo di pollo (ripieno) fatta dalla mia nonna.
Oggi ve la ripropongo con la faraona. Spero vi possa piacere!
GLI INGREDIENTI
Una faraona media ( circa 1,2 kg) in busto
1 kg di cicoria già pulita e sbollentata
150 gr di pecorino romano
Pepe rosa in grani
Sale quanto basta
Per il ripieno:
Fegatini di pollo ( 150 gr circa)
2 uova
50 gr di grana padano
Pepe nero macinato ( un pizzico)
Prezzemolo tritato
Un pizzico di sale
LA PREPARAZIONE
Innanzitutto puliamo la faraona e sciacquiamola per bene sotto acqua corrente e poi passiamola su una piccola fiamma , per eliminare eventuali residui di piume.
Adesso passiamo al ripieno. Battiamo le uova , unendo poi il formaggio , il sale, il pepe, i fegatini tagliati a pezzetti e il prezzemolo. In una padella leggermente unta e calda caliamo il tutto e cerchiamo di ottenere un rotolo di frittata. Evitiamo che si asciughi troppo!
Imbottiamo con questo ripieno, il busto della faraona e ricuciamo l’apertura con spago da cucina. A questo punto il busto dovrà essere adagiato in una pentola capiente , che poi riempiremo di acqua. Io aggiungo solo sale e dei grani di pepe rosa, ma se volete, potete aggiungere una carota e una costa di sedano. Lasciamo cuocere per due ore circa.
Con il brodo ottenuto, condiremo la cicoria precedentemente sbollentata. Prendiamo una pentola alta e alterniamo strati di cicoria, di pecorino romano e di brodo. Chiudiamo con una ricca spolverata di pecorino e un pizzico di pepe macinato. Lasciamo cuocere a fiamma bassa per una mezz’ora circa e poi possiamo servire.
Dopo la minestra di cicoria possiamo gustare la faraona e il suo ripieno tenuti in caldo e … buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Oggi vi racconto ciò che abbiamo preparato io e mio fratello per la cena della vigilia di Natale.
Lo stesso menù può essere riproposto per la cena dell’ultimo dell’anno. Ecco, quindi, la nostra tavola della vigilia.
ANTIPASTI
Un gustosissimo panettone gastronomico farcito con crema di tonno, crema di prosciutto e rucola e crema al salmone. Poi impepata di cozze e polipo all’insalata (vino in abbinamento: Müller Thurgau Grandi Vigne)
CONTORNO
Insalata di rinforzo e broccoli di Natale conditi con olio e limone
DOLCE
Non potevano mancare gli struffoli e il limoncello
Non vi guiderò in tutte le preparazioni, anche perché molte sono facilissime da eseguire. Ma vi racconterò la storia del primo piatto, eseguito, come vi dicevo, da mio fratello. Vi assicuro che era buonissimo!
RICETTA PACCHERI CON GAMBERI, PEPERONI E VONGOLE Ingredienti per 8 persone: 2 peperoni ( uno giallo e uno rosso) arrostiti e spellati; 80 gr di olive nere di Gaeta denocciolate; 300 gr di gamberi; 1 kg di vongole veraci; 750 gr di paccheri; prezzemolo fresco; 50 gr circa di olio extravergine di oliva; uno spicchio di aglio.
PREPARAZIONE
Le prime due cose che abbiamo preparato sono state peperoni e vongole. Innanzitutto, ho arrostito i peperoni sulla brace e poi li ho tenuti avvolti in carta forno finché non si sono raffreddati. In questo modo è stato più facile spellarli.
Nel frattempo, abbiamo preparato le vongole,sciacquandole ripetutamente in acqua fredda e facendole ricadere su un piatto bianco. In questo modo, si possono scartare quelle che contengono sabbia.
A questo punto le ho adagiate in una pentola alta e, aggiungendo un cucchiaino di olio e coprendole, le abbiamo fatte cuocere a fuoco lento e agitandole di tanto in tanto, per pochi minuti,finché non si sono aperte tutte.
Intanto mio fratello ha preparato i gamberi , pulendoli e privandoli delle teste, pulite anch’esse e usate poi per il soffritto insieme ad olio,aglio e prezzemolo.
Ha poi tolto le teste di gambero e l’aglio e aggiunto i peperoni tagliati a listarelle e le olive denocciolate. Infine sono state aggiunte le vongole e un pizzico di sale grosso.
A quel punto il sugo era pronto. Intanto avevamo già calato i paccheri in acqua bollente e salata, visto che hanno bisogno di circa 15 minuti di cottura. Li abbiamo scolati al dente e fatti saltare in padella con il fondo del sugo, aggiungendo all’occorrenza, acqua di cottura.
Sono stati poi impiattati, aggiungendo i gamberi e le vongole. Spero che questa ricetta di mio fratello vi piaccia, come è piaciuta a noi e vi auguro ovviamente buon appetito, ma soprattutto un sereno anno nuovo.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Oggi vi propongo una semplice, ma gustosissima torta salata. Spesso per me diventa la soluzione ideale per stuzzicare con i miei familiari, davanti alla tv. Spero vi piaccia. Questa torta è per circa 6 persone.
GLI INGREDIENTI
Ingredienti per la pasta brisè: 250 gr di farina 00; 125 gr di burro; 80 ml di acqua; 10 gr di sale. Ingredienti per il ripieno: 3 salsicce a punta di coltello; 100 gr di funghi champignon; 200 gr di funghi porcini; 250 ml di panna liquida fresca; 100 gr di grana padano; 3 uova; 1 tuorlo; sale e pepe; olio (a vostra discrezione); aglio.
LA PREPARAZIONE
Per preparare la pasta brise, impastiamo insieme gli ingredienti , aiutandoci con un mixer. Il burro e l’acqua dovranno essere ghiacciati. Di solito raffreddo anche il boccale del mixer. Poi formiamo una palla, non lavorandola troppo per non riscaldare l’impasto, ricopriamola con una pellicola e teniamola in frigo almeno una mezz’ora.
Intanto possiamo pensare al ripieno. Dopo aver pulito e sminuzzato i funghi, versiamoli in una padella già tiepida, saliamoli leggermente e lasciamoli per qualche minuto a fiamma bassa, in modo da far perdere un po’ di acqua in essi contenuti. A questo punto aggiungiamo un giro di olio e uno spicchio di aglio intero, che poi toglieremo.
Lasciamoli andare per 10 minuti e poi spolverizziamoli con un trito di prezzemolo. Pronti i funghi, passiamo alle salsicce. Sbricioliamole e facciamole rosolare per bene in una padella calda. Io non aggiungo né olio né sale. Prepariamo a questo punto un battuto con le tre uova, il formaggio grattugiato e il pepe. Anche qui non aggiungo sale.
A questo punto foderiamo una teglia con la pasta brise che abbiamo preparato. Per mantenere freddo l’impatto durante la stesura, al posto del matterello in legno, uso una bottiglia pulita e lasciata in freezer. Adesso farciamo con i funghi e le salsicce. Sopra verseremo le uova e infine la panna liquida.
Ricopriamo con strisce di brisè e spennelliamo con il tuorlo per far dorare la pasta. Inforniamo a 180 gradi circa per 30 minuti, stando attenti che la torta sia ben cotta sul fondo. Bene! Gustatela tiepida e… Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Questa torta la prepara spesso mia nonna e io vorrei condividerla con voi. Proprio come lei, ho usato le fragranti e croccanti mele annurche, le mele della mia terra.
GLI INGREDIENTI Per la pasta frolla: 250 gr di farina; 100 gr di zucchero; 150 gr di burro; un tuorlo e un uovo intero. Per il ripieno:
500 gr di mele annurche; una tazzina da caffè di Rum; un limone; 50 gr di zucchero di canna.
LA PREPARAZIONE Prepariamo la pasta frolla lavorando la farina e il burro e poi uniamo lo zucchero e le uova. Impastiamo in fretta e, quando avremo ottenuto un impasto liscio e omogeneo, ricopriamolo con una pellicola e facciamolo riposare in frigo per mezzora almeno.
Nell’ attesa ci dedicheremo alle mele. Quindi, dopo averle pulite e sbucciate, tagliamole a fettine. Fatto questo, sistemiamole in una terrina e ricopriamole con lo zucchero di canna e il succo del limone. Ovviamente, adorando il rum, non potevo non aggiungerlo!
A questo punto prendiamo la pasta frolla, dividiamola in due e stendiamola con un matterello. Per facilitare questo passaggio, stendiamo direttamente su un foglio di carta forno. In questo modo sarà più facile adagiare la sfoglia nella teglia.
Non ci resta che adagiare le mele (ho aggiunto dei kumquat sminuzzati per dare un tocco di profumo in più), ricoprire con l’altra sfoglia e richiudere i contorni aiutandoci con una forchetta. Inforniamo a 180 gradi e per 30 minuti circa. Vi assicuro che è piaciuta molto. Spero piaccia anche a voi. Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Oggi cuciniamo il coniglio in casseruola. È molto semplice, come tutte le mie ricette. Ma vi assicuro gustosissima. Ho azzardato il rum, al posto del vino bianco e ho aggiunto un peperone rosso fresco tritato per dare più sapore. Partiamo dagli ingredienti come al solito per 4 persone.
GLI INGREDIENTI (4 persone)
700 gr circa di coniglio a pezzi; 1 spicchio di aglio; 1 cipolla o scalogno; mezzo bicchiere di rum; 400 gr circa di polpa di pomodoro; un peperone rosso tritato; rosmarino, salvia, menta, basilico, sedano, carota; 3 cucchiai di olio extravergine di oliva; sale a piacere; pepe a piacere.
LA PREPARAZIONE
La prima cosa da fare è preparare un trito con tutti gli aromi ,la cipolla ,l’aglio e la carota, con il quale condiremo i pezzi di coniglio. Uniamo l’olio e il peperone rosso e lasciamo qualche ora a riposare in frigo coprendo con una pellicola.
Scaldiamo una casseruola antiaderente e dai bordi alti per la preparazione. Quindi, mettiamo il coniglio a rosolare rigirandolo con cura e dopo 15 minuti circa uniamo il rum e lasciamo evaporare.
A questo punto uniamo polpa di pomodoro e sale. Lasciamo cuocere per 30 minuti ancora (a fiamma moderata), aggiungiamo il pepe ( se vi piace) e… Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
L’azienda vinicola Maculan di Breganze (Vicenza) lancia il suo Panettone al Torcolato per il Natale 2017. Una ricetta unica, studiata per esaltare gli aromi del vino ed evitarne l’evaporazione.
Il segreto è nell’uvetta: immersa nel Torcolato per lungo tempo, riesce a sprigionare gli aromi quand’è il momento di gustarlo. La lunga lievitazione, la cottura attenta, il lento riposo di raffreddamento dopo l’uscita dal forno ma soprattutto l’aggiunta del Torcolato, sono passaggi che consentono al lievitato di essere leggero, soffice e ricco nel gusto.
Il Torcolato Breganze DOC è un vino dolce prodotto con la Vespaiola, una varietà autoctona di Breganze, i cui grappoli vengono messi da parte e attorcigliati con degli spaghi (da cui il nome: attorcigliato, intorcolato) per essere appesi alle travi delle soffitte per almeno cinque mesi.
Ad appassimento terminato, le uve vengono pressate con un torchio fino a dare un succo a bassissima resa, denso e dolce. Dopo cento giorni di fermentazione il vino presenta ancora un sostenuto residuo zuccherino, circa 150 g/l. Segue un anno di affinamento in piccole botti in legno di rovere o di acacia e una sosta in bottiglia.
Per la preparazione del dolce natalizio, quest’anno è stata scelta l’annata 2012, una vendemmia fortunata, che ha dato un vino particolarmente ricco di sostanze aromatiche. Durante la lavorazione l’uvetta è immersa in una bagna speciale a base di Torcolato (50 ml per ogni chilogrammo di panettone) per preservarne i profumi fino al momento dell’assaggio: è questo che lo rende così buono.
“L’uvetta – rivela Fausto Maculan – è il cavallo di Troia che porta il Torcolato al consumatore, evitando la sua evaporazione nel forno e diventando così il testimone dell’operazione. Oltre a questo l’uso degli aromi è misurato e delicato in modo da non sormontare quelli del vino che noi consigliamo vivamente in abbinamento al panettone”.
Il Panettone al Torcolato è un prodotto della tradizione della casa vinicola, nato nel 2000 dall’incontro con Sonia e Dario Loison della pasticceria Loison di Costabissara. É consigliato gustarlo ad una temperatura non troppo bassa, ideale tra i 25 e i 30 gradi centigradi, per assaporare pienamente gli aromi che sprigiona il Torcolato.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Quella che vi propongo oggi è una ricetta molto semplice nella sua preparazione. Oserei dire “già vista”. Ma potrebbe sorprendervi per il gusto e la consistenza particolare. Si tratta di lasagne. Al posto della classica sfoglia useremo il pane carasau, imbevuto in un buon brodo di carne.
GLI INGREDIENTI (4 persone) Carne trita 400 gr (sarebbe ideale un misto di vitello e suino); passata di pomodoro 1,5 lt circa; una cipolla piccola; olio extravergine, circa 30 gr; 2 carote, una costa di sedano. In più: almeno 5 fogli di pane carasau; 700 ml di brodo di carne; due mozzarelle medie; una provoletta affumicata; formaggio pecorino grattugiato; pepe.
LA PREPARAZIONE
Iniziamo dal classico ragù con carne macinata. Innanzitutto prepariamo un trito con carote cipolla e sedano, che faremo rosolare in una casseruola con l’olio. Aggiungiamo il macinato e, dopo qualche minuto, mescoliamo e uniamo un mezzo bicchiere di vino bianco. Lasciamo cuocere per una decina di minuti e poi aggiungiamo la passata di pomodoro.
Continuiamo la cottura per un’ora circa. La consistenza del ragù dovrà risultare non molto densa, in modo che le lasagne restino morbide. A questo punto assembliamo la lasagna. Sul fondo della pirofila distribuiamo qualche cucchiaio di ragù e poi procediamo alternando pane carasau (che bagneremo con il brodo caldo), ragù, pecorino grattugiato, mozzarella e provola tritate. E così via, chiudendo con uno strato di pecorino e pepe macinato, se volete.
Scaldiamo il forno a 180 gradi e cuociamo per circa 30 minuti, avendo cura di coprire con foglio di alluminio, per evitare che le lasagne si asciughino. Non ci resta che sfornare. Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Finalmente il mio melograno ha dato i suoi primi frutti e ho pensato che alla mia truppa sarebbe piaciuto un risotto al melograno. Risultato? E’ piaciuto a tutti! Vi racconto come l’ho preparato.
GLI INGREDIENTI (4 persone)
Riso integrale 350 gr; Due grossi melograni; 30 gr di olio extra vergine di oliva; un bicchiere di vino bianco; 150 gr di taleggio; uno scalogno; una cipolla rossa di Tropea; 1 litro circa di brodo vegetale; formaggio da grattugiare (facoltativo); sale e pepe a piacere.
LA PREPARAZIONE
Iniziamo subito col preparare un trito di scalogno e cipolla che faremo appassire nella padella con l’olio. Versiamo poi il riso e facciamolo tostare, aggiungendo poi il vino bianco. A questo punto copriamo il riso con brodo vegetale, che aggiungeremo all’occorrenza, per evitare che là preparazione si asciughi troppo.
Intanto sgraniamo i melograni e teniamo da parte qualche chicco per guarnire. Dal resto dei frutti ricaviamo il succo aiutandoci con il classico passaverdure. Proprio questo succo, lo aggiungeremo al riso qualche minuto prima della fine cottura.
Come ultimo passaggio, a fuoco spento, mantechiamo il riso aggiungendo il taleggio e una spolverata di formaggio grattugiato. Serviamo il risotto arricchendo il piatto con i chicchi di melograno che avevamo tenuto da parte. E quindi… buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Oggi condivido con voi un primo piatto molto facile e gustoso. Sto parlando della calamarata, un tipo di pasta a forma di anelli di calamaro , che da il nome al piatto. Io aggiungo anche i gamberi per accontentare la mia ciurma! Spero vi piaccia.
GLI INGREDIENTI
Ecco gli ingredienti per 4 persone: 320 gr di pasta calamarata; 400 gr di totano; 300 gr di gamberi; 4 gamberoni; 40 gr di olio extravergine; prezzemolo; aglio; sale; un peperoncino (facoltativo).
LA PREPARAZIONE
Versiamo l’olio in una padella abbastanza alta e uniamo lo spicchio d’aglio (che toglieremo una volta dorato) e i gamberoni ben puliti. Dopo qualche minuto aggiungiamo anche i gamberi e per ultimo i calamari ben lavati e ridotti in anelli e ciuffetti.
Cuociamo per 5 minuti e poi aggiungiamo i pomodorini tagliati a dadini e saliamo con moderazione. Intanto mettiamo sul fuoco anche l’acqua per la pasta, visto che i calamari non devono cuocere molto (risulterebbero gommosi!).
A questo punto avremo già calato la pasta, che scoleremo al dente e verseremo direttamente nel sugo. Una volta raggiunto il punto di cottura desiderato, possiamo servire in tavola. Il piatto, se si vuole, può essere completato con prezzemolo fresco, un accenno di aglio (ma davvero molto poco!) un pizzico di peperoncino, il tutto tritato insieme. E quindi… Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
L’estate è agli sgoccioli e per questo volevo proporvi una delle torte che più amo preparare, quando ho a disposizione tanta frutta fresca e colorata. Faremo insieme una semplicissima crostata morbida ricca di crema e frutta!
GLI INGREDIENTI
Per la base: 180 gr di farina, 50 gr di zucchero, un cucchiaio di miele di acacia, 3 uova intere, 3 cucchiai di latte, 10 gr di lievito in polvere per dolci.
Per la crema: 5 tuorli, 5 cucchiai di zucchero, 5 cucchiai di farina 00, 600 cc di latte circa, buccia di limone non trattato. Per la guarnizione: frutta a vostro gusto, gelatina spray.
LA PREPARAZIONE
Iniziamo dalla base torta. In una ciotola uniamo uova, zucchero e miele e lavoriamoli con energia. Aggiungiamo poi la farina setacciata, il lievito e poi il latte. Una volta amalgamato il tutto, versiamo in uno stampo da crostata con gradino (il famoso stampo furbo!) e mettiamo in forno già caldo a 180 gradi per 15 minuti.
Passiamo alla crema. In un pentolino alto versiamo i tuorli e lo zucchero. Mescoliamo bene con un cucchiaio di legno e aggiungiamo un po’ alla volta la farina setacciata. A questo punto mettiamo su fuoco basso e uniamo il latte un po’ alla volta, sempre mescolando in modo da evitare che si formino dei grumi.
Mettiamo anche la buccia del limone, che toglieremo una volta pronta la crema. Continuiamo a mescolare, finché la crema non sarà pronta. Ultimo passo: fatte la base e la crema, non ci resta che comporre la torta.
In teoria la base sarebbe già pronta, ma alla mia ciurma piace che sia imbevuta. Quindi preparo uno sciroppo con acqua (400 cc), zucchero ( 2 cucchiai) e frutti non trattati (lamponi, more, succo di limone e succo di arancia, per esempio).
Aggiungo anche un bicchierino di rum bianco. Quando i sapori si sono ben amalgamati, filtro il tutto e lascio raffreddare e dopo bagno la torta. A questo punto mettiamo un generoso strato di crema, decoriamo con la frutta e spruzziamo con gelatina spray. Spero vi piaccia e… buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Oggi vi racconto la storia di un piatto semplice, semplice. Ma vi assicuro che piace molto! Vedremo insieme come fare degli involtini di peperoni sfiziosi.
Ingredienti per 4 persone: 3 peperoni rossi lunghi; 50 gr circa di olive taggiasche denocciolate; una manciata di capperi sotto sale; 3 acciughe sotto sale sfilettate; circa 300 gr di mollica di pane; mezzo spicchio di aglio; olio extravergine di oliva q.b.; prezzemolo.
LA PREPARAZIONE
Iniziamo dai peperoni, che dovranno essere lavati e poi asciugati e grigliati. Quando saranno ben abbrustoliti avvolgiamoli in carta forno e chiudiamo ermeticamente . In questo modo, il calore creerà quel giusto grado di umidità che permetterà ai peperoni di ammorbidirsi e di essere spellati più facilmente. Intanto prepariamo il ripieno!
Mettiamo in un mixer tutti gli ingredienti tranne Il pane e tritiamo il tutto. Aggiungiamo la mollica di pane sbriciolata grossolanamente e amalgamiamo ben bene. A questo punto tagliamo i peperoni spellati in filetti da circa 4 cm e farciamoli con il ripieno. L’ultima cosa da fare è arrotolarli e metterli su un piatto da portata. Serviteli come antipasto o contorno e… Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Oggi vi propongo una ricetta ottima per picnic e gite fuori porta. Si tratta della classica pizza di scarola napoletana. Io non uso l’impasto per la pizza, ma il pan brioche, perché risulta più soffice.
Vediamo cosa occorre per 8 persone. Per l’ impasto: latte tiepido 250 cc; olio 40 cc; farina Manitoba 550 gr; sale 10 gr; zucchero (un cucchiaino); una bustina di lievito di birra disidratato; un uovo; un tuorlo per spennellare.
Per il ripieno: 2 ceppi di scarola riccia; un ceppo di scarola liscia; 4 filetti di acciuga sotto sale; uno spicchio d’aglio e olio q.b.; un cucchiaio di capperi sotto sale (facoltativi); 50 gr di noci sgusciate e sminuzzate; 20 gr di uvetta sultanina; olive nere di Gaeta. 40 gr; pecorino romano 30 gr. grattugiato; grana padano 20 gr. grattugiato.
LA PREPARAZIONE
Impastiamo in una terrina tutti gli ingredienti per il pan brioche, fino ad ottenere un impasto elastico, che lasceremo lievitare in un recipiente in plastica o bambù per almeno un’ora, tenendolo coperto. Intanto prepariamo la scarola.
Innanzitutto laviamola per bene e scartiamo il cuore bianco (lo possiamo usare per delle ottime insalate!). Caliamo le foglie verdi in acqua bollente salata e lasciamole per dieci minuti circa, dopodiché le scoleremo.
In una padella versiamo olio e uniamo l’aglio, i capperi, le olive denocciolate e le acciughe. Lasceremo dorare l’aglio, che poi toglieremo e sciogliere le acciughe. Infine caleremo la scarola sbollentata e strizzata (deve perdere l’acqua in eccesso) nella padella.
Dopo qualche minuto uniamo uvetta e noci e infine i due formaggi. Lasciamo il tutto sul fuoco quanto basta, quindi lasciamolo raffreddare. Ora non ci resta che assemblare!
Stendiamo con il matterello l’impasto e formiamo un rettangolo che riempiremo con la scarola. Poi arrotoliamo la sfoglia e chiudiamo a mo’ di ciambella. Riponiamo in una teglia da forno, unta e infarinata, spennelliamo con tuorlo d’ uovo e lasciamo lievitare ancora una mezzora.
A questo punto cuociamo in forno (180 gradi / ventilato) per circa 30 minuti. Appena sfornato il pan brioche, spennelliamolo con acqua. In questo modo resterà morbidissimo. E quindi… buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
La ricetta della lonza alla birra e peperoni alle olive è molto veloce da eseguire, ma davvero gustosa. Gli ingredienti per 4 persone: lonza di maiale a fette (due fettine a testa possono bastare?).
Occorrono anche una birra chiara (suggeriamo l’utilizzo di una classicissima Peroni, visto l’abbinamento proposto); olio extravergine d’oliva (circa una tazzina da caffè); sale; rosmarino, salvia, aglio per insaporire; peperoni rossi (circa tre belli lunghi); olive nere di Gaeta; capperi sotto sale.
LA PREPARAZIONE
Iniziamo dai peperoni. Dopo averli lavati e privati dei semi, tagliamoli in listarelle lunghe e sottili, in modo che si cuociano velocemente. In una padella, metteremo olio (circa due cucchiai) e uno spicchio d’aglio che, una volta dorato, dovremo togliere.
Aggiungiamo i capperi e le olive che avremo denocciolato. E infine i peperoni. Saliamo e lasciamoli cuocere per circa dieci minuti a fiamma… allegra, moderata, andante! Adesso dedichiamoci alla lonza.
A me piace preparare un battuto fatto di erbe aromatiche appena raccolte e una puntina di aglio tritato e olio, per poi “massaggiare” la carne in modo da farla insaporire. Potremmo eseguire questa operazione prima di preparare i peperoni, così da far impregnare per bene la carne.
Ungiamo appena appena una padella e, quando l’olio sarà caldo, adagiamo le fettine di lonza e facciamola dorare su entrambi i lati. E adesso è il momento della birra! Versiamola sulla carne e poi lasciamo sfumare. Dopo pochi minuti la carne sarà pronta. Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Oggi vi propongo un dolce fresco e gustoso. Per questa torta (per 6 persone golose!) ho usato 300 gr di formaggio fresco cremoso; 300 di mascarpone; il succo filtrato di 2 limoni; 200 gr di zucchero; 3 fogli di gelatina; un melone mantovano maturo; biscotti integrali 300gr; burro 80gr. Gocce di cioccolato per guarnire.
La prima cosa da preparare è la base, ma intanto ammorbidiamo la gelatina (2 fogli) in acqua fredda. Quindi tritiamo i biscotti e uniamoli al burro sciolto. Adagiamo il composto in uno stampo di 24 cm circa e livelliamolo bene. Terremo questa base in frigo.
Per preparare la crema invece, uniamo zucchero (150 gr), formaggio, mascarpone e il succo di un limone. Uniamo poi la gelatina che avremo strizzato e fatta sciogliere in un mezzo bicchiere di latte caldo.
Quando la crema sarà pronta aggiungiamo metà del melone tagliato a dadini e poi adagiamo il tutto sulla base, che ormai sarà bella compatta. Riponiamo il tutto in frigorifero e prepariamo la glassa.
Tagliamo a fette il melone, tritiamolo con 50 gr di zucchero e mettiamo sul fuoco la purea ottenuta (io aggiungo anche il succo di un limone). Quando lo zucchero è sciolto, togliamo dal fuoco e filtriamo. Poi di nuovo sulla fiamma per riscaldarlo. Infine aggiungiamo l’ultimo foglio di gelatina strizzata e mescoliamo per bene.
Questa glassa servirà da topping sulla torta, che guarniremo con cioccolato e frutta. Dopo qualche ora in frigo la nostra torta sarà pronta da gustare!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Per questo semplicissimo (ma gustosissimo) piatto occorre davvero poco.
Ecco le dosi per 4 persone: 500 gr di petto di pollo intero; 200 gr di formaggio cremoso fresco; 1 limone non trattato; olio extravergine di oliva; qualche foglia di menta fresca; aglio, sale e pepe a vostra discrezione.
LA PREPARAZIONE
Per iniziare dobbiamo tagliare il petto di pollo in bocconcini. In una padella mettiamo olio e aglio, che toglieremo dopo qualche minuto.
Quindi adagiamo il pollo. Saliamo quanto basta. Dobbiamo stare attenti che cuocia lentamente.
Quando risulterà cotto anche all’interno, spegnete il fuoco e incorporate la crema di formaggio e il succo di limone filtrato. Ecco! Tutto qui! Se volete, aggiungete pepe, menta e scorza di limone grattugiata. Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Iniziamo con una ricetta semplicissima. Stamattina ho raccolto dal mio orticello tanti fiori di zucchina ed ho pensato di preparare delle frittelle (tanto care alla mia prole!).
Ho usato poco più di una dozzina di fiori puliti, lavati e messi a scolare a testa in giù. Ho preparato la pastella con 400 gr di farina, 25 cl di acqua, un pizzico di sale, un uovo, 50 gr di grana e 50 gr di pecorino romano, un pizzichino di pepe nero e un cucchiaino di lievito di birra disidratato.
Dopodiché ho aggiunto i fiori tagliuzzati, lasciando lievitare per un’ oretta circa. Consiglio di scegliere una padella bella alta e di utlizzare olio di arachidi per la frittura.
Una volta caldo l’ olio, aiutandomi con due cucchiai, ho versato la pastella, rigirando di tanto in tanto le frittelle. Quelle pronte le ho adagiate su un foglio di carta per fritti e poi… Buon appetito!
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Anche Golia ha un cuore. E batte slow. Very slow. Il gigante romagnolo del Tavernello, lo stesso capace di imbottigliare 2 milioni di ettolitri di vino l’anno, si avvale di due enologi attivisti di Slow Food e Slow Wine.
Il gigante in questione di nome fa Caviro, leader indiscusso del mercato nazionale del vino al supermercato. Tra i primi dieci al mondo per fatturato, con 304 milioni di euro. Nulla a che vedere con la Chiocciola di Carlo Petrini? Solo in apparenza. Pietro Cassani e Giacomo Mazzavillani (nella foto, sotto), rispettivamente responsabile del laboratorio enologico e del processo di lavorazione vino alla Caviro di Forlì, sono lì a dimostrare il contrario.
Il volto meno conosciuto della più grande cooperativa agricola italiana. Un impero fondato sui numeri, ma anche sulla qualità. “La costanza nella riconoscibilità dei nostri prodotti sul mercato – spiega Giordano Zinzani, responsabile Normative e Tecniche Enologiche di Caviro – è per noi il primo sinonimo di qualità, che riusciamo a garantire grazie al confronto trentennale con i nostri conferitori di uve e al lavoro dei nostri enologi. Un aspetto che ci viene riconosciuto da 7 milioni e 200 mila famiglie consumatrici in Italia”.
“I nostri standard qualitativi – precisa Zinzani – sono dettati da frequenti panel di assaggio dei prodotti dei nostri competitor internazionali. A livello operativo, invece, stimoliamo le 34 cantine conferitrici, situate da nord a sud del Paese, con un sistema di liquidazione che invogli a fare sempre meglio in vigna, di vendemmia in vendemmia”.
Tredicimila i viticoltori che fanno parte della famiglia Caviro, in sette regioni d’Italia. Trentasette mila gli ettari di vigneti lavorati, in totale. Tradotto: la cooperativa romagnola produce, da sola, l’11% dell’uva italiana. E’ grazie a questa grande disponibilità che i blend Tavernello riescono ad essere sempre uguali negli anni. “Riconoscibili dal consumatore”, per dirla con Zinzani.
Un puzzle, anzi la sintesi, “del meglio della produzione annuale dei vigneti dei conferitori”, assemblati da uno staff di 6 enologi (cinque di stanza a Forlì, uno a Savignano sul Panaro, nei pressi di Modena), tre analisti di laboratorio e quattro impiegati all’Assicurazione qualità.
“Il numero degli enologi, in realtà – spiega Giordano Zinzani – si aggira sulla cinquantina. I primi controlli vengono effettuati dalle nostre cantine associate, in loco. Le uve arrivano a Caviro già vinificate, secondo i rigidi parametri dettati ai viticoltori. Solo in questa fase, si assiste all’intervento diretto del nostro personale, che degusta e testa i campioni e li assembla, dopo aver identificato il blend più consono alle esigenze del mercato di riferimento, che sia italiano o estero”.
Altra faccia della medaglia, la produzione di vini a Indicazione geografica tipica (Igt) e a Denominazione di origine controllata (Doc), “in cui – commenta Zinzani – puntiamo a garantire, valorizzare e conservare la tipicità dei singoli territori”.
LE UVE CAVIRO: IL SISTEMA DI LIQUIDAZIONE
Dal Friuli Venezia Giulia arrivano principalmente Merlot, Cabernet, Refosco, Pinot Grigio, Glera, Chardonnay e Sauvignon (una cantina associata, 1790 ettari). Dall’Emilia Romagna Sangiovese, Lambrusco (principalmente Sorbara), Merlot, Ancellotta, Trebbiano, Chardonnay, Albana e Grechetto Gentile (14 cantine, 19.002 ettari). Dalla Toscana giungono Sangiovese, Brunello, Merlot, Trebbiano e Vermentino (2 cantine, 1.090 ettari).
Dall’Abruzzo Montepulciano, Trebbiano, Pecorino e Chardonnay (9 cantine, 8.218 ettari). Dalla Puglia Primitivo, Negroamaro, Malvasia Nera, Nero di Troia, Chardonnay, Bombino e Verdeca (3 cantine in Salento, 922 ettari). Dalla Sicilia, infine, Nero d’Avola, Syrah, Grillo, Catarratto, Inzolia e Grecanico (6366 ettari, una cantina: la Petrosino di Trapani, seconda per dimensioni in Italia solo a Settesoli).
Uve che hanno un prezzo. Di fatto, è sul terreno della liquidazione dei conferitori che si gioca una delle partite più importanti per Caviro. “Di anno in anno, verso dicembre – spiega Giordano Zinzani – la cooperativa stabilisce un budget per i vini. Viene stabilito un minimo garantito, che viene corretto in base alla conformità agli standard richiesti”.
Le sorti dei viticoltori è delle cantine associate a Caviro sono nelle mani di uno staff di enologi che si riunisce una volta alla settimana, a Forlì. “Tutte le singole partite – evidenzia Zinzani (nella foto) – sono valutate in funzione della qualità specifica di quel campione. Ogni ritiro viene catalogato e degustato da una commissione composta dagli enologi Caviro e da quelli delle stesse cantine associate. Degustazioni che, ovviamente, avvengono alla cieca, sulla base di schede di valutazione Assoenologi, con punteggio in centesimi. Questo punteggio, assieme alla rispondenza dei caratteri analitici, contribuisce alla modifica del prezzo base garantito ai soci”.
Raffaele Drei, presidente della Cooperativa Agrintesa, non ha dubbi. “Oggi Agrintesa è il socio più grande della compagine sociale Caviro e tramite il Consorzio colloca direttamente al consumatore una quota importante del proprio vino. Siamo fortemente impegnati e interessati alla crescita sia come quota di mercato che come modello di filiera vitivinicola integrata”.
“I fattori di successo per i soci Caviro sono stati ben delineati dai direttori delle Cantine intervenuti all’ultimo incontro con la base sociale: Cristian Moretti, direttore generale Agrintesa, Roberto Monti, direttore della Cantina Sociale Forlì e Predappio, Fabio Castellari, direttore della Cantina Sociale Faenza. Tutti hanno sottolineato, come comuni denominatori di crescita e sviluppo, l’avanguardia qualitativa per una buona liquidazione dei soci, l’innovazione e la capacità di differenziare”.
Rispetto alle zone più lontane dalla “base”, ai soci viene riconosciuta una cifra che si aggira attorno ai 35 centesimi al litro. Per i viticoltori dell’Emilia Romagna, si sale sino a 45 centesimi con il Lambrusco. I picchi si toccano con i vini Igt, 60 centesimi al litro, e a Denominazione di origine controllata, valutati in media fino a 1 euro. Cifre che Zinzani snocciola senza timore.
“Fra i principali tratti vincenti – aggiunge Raffaele Drei – sono stati individuati la concentrazione e specializzazione dei centri di vinificazione, la capacità di realizzare velocemente progetti di produzione per vini con caratteristiche diverse e una buona integrazione di pianura e collina. Per i soci di Caviro è di fondamentale importanza poter ragionare in una logica di mercato fatta anche di liquidazioni differenziate su molteplici variabili, come lo stabilimento, l’area di produzione, le giornate di conferimento e l’effettiva qualità. Merito anche di una base sociale caratterizzata da coesione e ricettività, aperta a un ricambio generazionale in grado di garantire uno sguardo sul futuro”.
IL TOUR E che Caviro sia proiettata al futuro, lo si capisce al primo sguardo dello stabilimento di Forlì. Dall’esterno, gli 82 serbatoi del sito produttivo di via Zampeschi 117 offrono bene l’idea delle dimensioni del business della cooperativa, con i loro 340.578 ettolitri di capacità complessiva. All’interno, altri 133 “silos” contenenti vino, per un totale di 126.670 ettolitri. Caviro, per chi non l’avesse capito, è questo, prima di tutto: una delle maggiori cantine italiane, con serbatoi per un totale di 467.248 ettolitri complessivi. E’ qui che staziona il vino prima delle chiarifiche e delle filtrazioni, che anticipano la stabilizzazione.
Centonovantaquattro milioni di litri le vendite a volume del colosso romagnolo nel 2016, suddiviso tra i brand Tavernello, Castellino, Botte Buona, Terre Forti, Romio, VoloRosso, Salvalai, Cantina di Montalcino, Da Vinci, Leonardo, Monna Lisa e Cesari. Export in 70 Paesi. Due le linee per l’imbottigliamento. Quella nuova, inaugurata a settembre dello scorso anno, ha una velocità di 18 mila bottiglie l’ora. La più vecchia risale agli anni ’90 ed è ancora in funzione, anche se in fase di ammodernamento.
In quest’area dello stabilimento, il prodotto finito viene movimentato su pallet da veri e propri robot. “Le chiamiamo navette – precisa l’enologo Pietro Cassani, che guida il tour -. Si muovono autonomamente su percorsi prestabiliti del magazzino di stoccaggio e sono solo uno degli aspetti all’avanguardia del sito produttivo di Forlì”. In uno degli angoli dello stabile, di fatto, sembra aprirsi una porta temporale sul futuro. Roba da farti sentire – almeno per un attimo – un po’ come Donny Darko, alle prese col suo coniglio gigante.
Un magazzino da 10 mila posti pallet completamente robotizzato, col quale alcune catene della Grande distribuzione (o, meglio, i loro Ce.Di, i centri distributivi delle varie insegne) hanno la possibilità di connettersi via web, emettendo ordini che vengono indirizzati direttamente a una delle 14 “ribalte” del magazzino, in base alla destinazione. Ti pizzichi la guancia mentre osservi quel braccio meccanico, senza il minimo controllo umano, andare a pescare proprio quel pallet, lassù.
La voce dell’enologo Cassani, Cicerone per un giorno, ti riporta alla realtà, poco più in là. Davanti alle bobine di Tetra Pak pronte per la sterilizzazione, prima di essere riempite di vino in impianti simili a quelli utili per “inscatolare” latte. Guardi in faccia i dipendenti uno ad uno, credendo che all’improvviso salti fuori Michael J. Fox. Aguzzi le orecchie per sentire qualcosa d’altro (che so? Johnny B. Good, per restare in tema).
Ma il suono, sottile e monotono, è quello della catena di montaggio dei brik di Tavernello. L’unico elemento che, nel suo piccolo, ricorda quella chitarra rosso fiammante. Altro che quattro quarti. Qui si gira al ritmo di 7-8 mila pezzi l’ora, su un totale di 10 linee. Vino in brik pronto per il consumo, “senza pastorizzazione, bensì con filtrazione sterile”, tiene a precisare Cassani. L’enologo del rock’n’roll di Caviro.
Prima di raggiungere i laboratori d’analisi, dove l’intero staff è all’opera sugli ultimi campioni giunti allo stabilimento, ecco l’unica zona inattiva del magazzino: quella per il confezionamento dei “Bag in Box” da 3 e 5 litri, destinati sopratutto al mercato francese. La grandeur. Come formato, s’intende. Biensûr.
IL FENOMENO TAVERNELLO Italiana, italianissima, anzi romagnola (se no si offende), l’inclinazione (linguistica) di Elena Giovannini (nella foto). “L’upgrade qualitativo dei prodotti – commenta la responsabile Marketing Daily di Caviro – è stato uno degli obiettivi perseguiti dalla nostra azienda sin dal 1983, anno in cui abbiamo dato vita al vino in brik. Inizialmente era soltanto Sangiovese o Trebbiano. Poi, chiaramente, i volumi venduti erano talmente elevati che il sourcing non era più sufficiente a coprire la richiesta. I due vitigni sono ancora parte fondamentale dei nostri blend, vino bianco e vino rosso d’Italia”.
Cosa caratterizza questa marca? “Il fatto di garantire uniformità di gusto e una costanza negli anni – replica Giovannini – un grande pregio per i nostri consumatori”. Chi sono? “Il target è ben definito: è chiaro che si parla di quotidianità, ma anche di garanzia di un certo standard qualitativo”. La diversificazione dell’approccio al mercato del vino da parte dei consumatori, anno dopo anno, ha convinto tuttavia Caviro ad allargare la proposta di referenze, riunite sempre sotto lo stesso marchio.
“Nel 2010 lanciamo i frizzanti bianco e rosato – ricorda Elena Giovannini – come naturale prosecuzione della marca generica Tavernello, sempre a base delle nostre cantine sociali socie. Successivamente il lancio dello Chardonnay e, per la prima volta, vini di provenienza siciliana come il Syrah Cabernet: per la prima volta inseriamo vini di provenienza siciliana. Fino ad arrivare alla prima Doc che è il Pignoletto, proveniente dalle colline di Imola. Un vino non molto conosciuto fuori dai confini regionali, che noi abbiamo contribuito a distribuire sul mercato”.
“Facile dunque intendere come sul mercato internazionale il ‘Red blend’ Tavernello giochi un ruolo fondamentale – evidenzia la responsabile Marketing Daily di Caviro – dato che i tanti vitigni italiani non sono semplici da conoscere e da scegliere, per il consumatore straniero. Red blend, dunque, come sintesi della qualità italiana. Ovviamente abbiamo bene in mente qual è il nostro mestiere e il consumatore al quale vogliamo parlare, sia in Italia sia all’estero. E di conseguenza sviluppiamo prodotti adatti a quel tipo di esigenza: quella quotidiana”.
Un’azienda, Caviro, capace di rispondere col Pignoletto al fenomeno Prosecco. Un botta e risposta che lega il vitigno emiliano a quello veneto, anche dal punto di vista dialettico-ampelografico: Glera-Prosecco, Grechetto Gentile-Pignoletto. Inutile precisare che Caviro produca anche il re delle bollicine Charmat, grazie alle rinnovate sinergie con la Viticoltori Friulani La Delizia, in seguito all’inaugurazione della nuova sede di Orcenico Inferiore di Zoppola, il maggiore polo per la spumantizzazione del Friuli Venezia Giulia.
Tra i blend in degustazione segnaliamo, su tutti, il Trebbiano – Pinot Bianco Rubicone Igt 2016. Un mese e mezzo di legno per il Trebbiano, il resto acciaio. Altro vino dall’ottimo rapporto qualità prezzo al supermercato, tra i varietali, il blend tra Sangiovese e Merlot.
GLI ALTRI SEGMENTI DEL BUSINESS
Caviro, in realtà, non significa solo vino. La cooperativa romagnola è un vero e proprio universo circolare. “Il nostro modello di business – commenta Giordano Zinzani, tra l’altro presidente del Consorzio Vini di Romagna – è tale da iniziare in vigna per poi tornarci, con uno scarto sulla produzione quantificabile in un risicato 1%”.
Oltre al vino, la cooperativa romagnola è leader in Italia nel settore distilleria. Una diversificazione che consente a Caviro di inserirsi nel mercato dei farmaci, con la produzione – su tutti – di acido tartarico e delle “basi” alcoliche già addizionate di mentolo per il colluttorio Listerine, commercializzati dall’altro colosso Johnson & Johnson.
“In Francia vendiamo molti alcoli destinati alle liqueur d’expedition degli Champagne”, rivela Zinzani. Non ultimo il business del recupero degli scarti dell’attività di vigna, che consente a Caviro di produrre – oltre a derivati farmaceutici, alimentari e agronomici – anche energia.
Quella prodotta dal sito produttivo di via Zampeschi 117 sarebbe in grado di illuminare a giorno l’intera città di Forlì (120 mila abitanti). Energia che si tramuta in compost e fertilizzanti, chiudendo il cerchio col loro ritorno nelle vigne italiane dei soci. E allora tutto questo è slow, very slow o rock ‘n’ roll? Ai posteri l’ardua sentenza.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
We use cookies on our website to give you the most relevant experience by remembering your preferences and repeat visits. By clicking “Accept”, you consent to the use of ALL the cookies.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACQUISTA LA GUIDA e/o SOSTIENI il nostro progetto editoriale
La redazione provvederà a inviarti il Pdf all’indirizzo email indicato entro 48 ore dalla ricezione del pagamento